Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • VIAGGIO NELLA CHIESA DELL’OMERTA’

    VIAGGIO NELLA CHIESA DELL’OMERTA’

    di Maurizio Belpietro

    L’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, nello scorso mese di agosto ha puntato il dito contro le gerarchie vaticane, colpevoli a suo dire di aver coperto l’opera di “corruzione morale” portata a termine su giovani seminaristi dal cardinale di Washington Theodore Edgar McCarrick. Il memoriale, pubblicato in esclusiva da La Verità, era un vero e proprio atto d’accusa contro la Chiesa, e faceva nomi e cognomi di alti prelati che da anni erano a conoscenza del comportamento del porporato, il quale dormiva abitualmente con i giovani a lui affidati. Ma nonostante le denunce dei ragazzi abusati, nessuno fece nulla e solo quando la faccenda finì sul New York Times il cardinale fu destituito.

    La Procura della Pennsylvania, sempre nello scorso mese agosto, ha reso noto un dossier di 1.300 pagine sugli abusi sessuali compiuti in sei delle otto diocesi dello Stato americano: un’indagine condotta in due anni dal gran giurì e che ha portato sul banco degli imputati 301 sacerdoti, i quali avrebbero approfittato di oltre mille minori. Anche in questo caso con le coperture di vescovi e arcivescovi i quali, pur avendo ricevuto diverse segnalazioni, hanno preferito rivolgere lo sguardo altrove. Casi analoghi sono venuti alla luce in Cile, in Paraguay, a Santo Domingo, in Irlanda, in Australia, in Germania, in Belgio, in Olanda. L’elenco è lungo e quasi sempre dalle carte delle inchieste spunta il silenzio dei vertici, di chi aveva la possibilità di rimuovere il predatore sessuale in tonaca e non lo ha fatto.

    E in Italia? Mentre all’estero si riflette sul comportamento della Chiesa nei casi di abusi su minori compiuti da sacerdoti, nel nostro Paese che cosa è avvenuto? Panorama è andato a rileggersi le carte delle inchieste che hanno visto coinvolti preti che invece di consacrare la propria vita a Dio l’hanno consacrata agli abusi, approfittando dei minori che avevano intorno,.

    Gli atti dei processi sono sconvolgenti, perché non solo si scopre che quasi mai le vittime sono state risarcite per ciò che hanno subito, private di un qualsiasi indennizzo sia dal colpevole sia dai superiori, i quali, pur sapendo, hanno preferito l’omertà alla denuncia. Ma si scopre anche che mentre la Giustizia faceva il proprio corso, accertando gli abusi, il tribunale ecclesiastico assolveva il pedofilo in tonaca consentendogli di continuare a esercitare il suo magistero e, dunque, spesso anche di commettere altre violenze. Le storie che leggerete nell’inchiesta che comincia con questo numero di Panorama sono agghiaccianti. Ci sono altri prelati, tutt’ora in servizio, in qualche caso hanno fatto anche carriera, che non solo non sono intervenuti per impedire che un prete accusato di abusi proseguisse l’opera di predatore sessuale, ma addirittura sono stati accusati di aver fatto sparire sms compromettenti o, incredibile, di aver avvisato il prete dell’esistenza delle indagini e di intercettazioni disposte dalla magistratura.

    Grazie alla prescrizione le vicende sono spesso restate impunite anche perché, a causa della minore età delle vittime, le denunce sono state presentate anni dopo i fatti, proprio come è successo in America o in Cile. Ma, a differenza di quanto capitato negli Stati Uniti o in America Latina, da noi nessuno paga e soprattutto nessuno parla. Gli arresti sono confinati nelle cronache e le carte dei processi con le responsabilità dei vertici vaticani sono seppellite negli archivi dei tribunali. Con l’articolo della diocesi di Firenze, Panorama comincia oggi un’inchiesta a puntate dedicata ai tanti Spotlight (dal nome del film, premiato con l’Oscar, che ha svelato le coperture dei vertici della Chiesa sugli abusi commessi nelle diocesi di Boston) italiani. Quello dei nostri inviati è un viaggio nella Chiesa dell’omertà. Buona lettura.

    (Trascrizione da Panorama del 21 novembre 2018 – Editoriale)

  • LE PENOSE COMUNICAZIONI INGANNEVOLI DELLA CURIA MILANESE NELL’ESTREMO TENTATIVO DI SALVARE IL SALVABILE

    LE PENOSE COMUNICAZIONI INGANNEVOLI DELLA CURIA MILANESE NELL’ESTREMO TENTATIVO DI SALVARE IL SALVABILE

    Un comunicato per aiutare a comprendere le “false verità dei fatti” della Diocesi di Milano, ricostruite dal quotidiano Avvenire.

    Ancora una volta, le artefatte conclusioni di alcune testate giornalistiche che tentano, in tutti i modi, di difendere il comportamento omissivo dell’Arcivescovo Delpini nel celebre caso di don Mauro Galli, sacerdote condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi per abusi sessuali aggravati, ai danni di un minore, risultano sorprendentemente imbarazzanti.

    Tali ricostruzioni e conclusioni offrono, per altro, come se non bastasse, una ulteriore occasione per dimostrare la banalità con cui cercano di liquidare la questione pensando che tutti i fedeli siano privi di intelletto, risultando per altro sfacciatamente offensive.

    Analizziamo bene i termini della questione su cui si fondano le “loro” artefatte verità, costruite anche grossolanamente per darle in pasto all’opinione pubblica.

    La questione in gioco è fondamentale: ne va anche della credibilità della Santa Sede, la famosa questione della “Tolleranza Zero”, i proclami tanto condivisibili di Papa Francesco.

    Procediamo per Gradi:

    • È ormai certo che don Mauro Galli nel 2011 portò nel suo letto un minore (lo ha testimoniato persino l’imputato);
    • È un dato di fatto che allo stato attuale, su don Mauro Galli, pende una sentenza di condanna di primo grado per sei anni e quattro mesi di reclusione per aver commesso il reato di abuso sessuale aggravato ai danni di un minorenne, in quella notte del dicembre 2011 (ci sarà poi l’annunciato ricorso in Appello e la sentenza di Cassazione che, come sappiamo, potrebbero anche modificare o ribaltare la sentenza di primo grado);

    Tuttavia è certo che i Giudici hanno ritenuto che non vi è alcun dubbio circa la colpevolezza:

    “Ritiene il Collegio che l’effettiva verificazione dei fatti sintetizzati in rubrica e la loro riferibilità soggettiva a don Mauro Galli siano risultate provate al di là di ogni ragionevole dubbio”

    • E’ un fatto certo e non contestato, anzi ammesso persino da Delpini stesso direttamente alla Procura, che il Monsignore (oggi Arcivescovo di Milano), all’epoca dei fatti Vicario di Zona, [I] ha saputo immediatamente, dal parroco don Carlo Mantegazza, della notte e dei presunti abusi sessuali, [II] ha parlato subito con il Galli che gli ha confessato di aver portato nel suo letto il quindicenne, [III] ha deciso in pochi giorni il suo trasferimento, dalla parrocchia di Rozzano alla vicina parrocchia di Legnano, ancora a contatto con i minori inserendolo nella Pastorale Giovanile.

    Questi tre fatti, sono ormai certi e cristallini, sviscerati in ogni minimo dettaglio nel processo, dalle testimonianze, interrogatori, intercettazioni, registrazioni ecc.

    Fatti ormai non più contestati da nessuna delle parti, persino la difesa di don Mauro, l’avvocato Mario Zanchetti ribadiva in aula, nella sua arringa finale, la gravità di tale comportamento, non una leggerezza: “aver preso nel letto un ragazzo di 15 anni e averlo abbracciato perché non cadesse dal letto non è una leggerezza, è una violazione estremamente seria della condotta che un educatore e un sacerdote deve tenere, è una cosa grave”.

    Don Mauro, secondo la terna dei Giudici, presieduta dal Giudice Ambrogio Moccia, è colpevole, ha ritenuto il suo comportamento “abominevole”, come si legge nelle motivazioni della sentenza:

    “la preventiva preparazione di un letto unico per quella notte altrimenti non può interpretarsi se non come preordinazione dell’iniziativa abominevole poi attuata”

    E’ stato, quindi, ben altro rispetto al già grave “aver preso nel letto un ragazzo”.

    Tuttavia è comunque certo che mons. Delpini sapeva della grave circostanza che il prete, quantomeno, aveva passato la notte con il minore condividendo lo stesso letto a casa del sacerdote.

    Arriviamo dunque alle motivazioni della sentenza, 21 pagine per descrivere tale comportamento “abominevole” e una postilla a piè di pagina, pagina 18 per l’esattezza, come riporta il quotidiano Avvenire, per accennare al comportamento del Vescovo, e al clima mediatico intorno alle aule del processo.

    Questi passaggi sono da analizzare bene, uno ad uno, nel dettaglio. Solo chi è estremamente distratto o superficiale, può essere ingannato da una banale conclusione, non a caso articolata.

    Il quotidiano nell’articolo titolato: “Milano. Prete condannato per abusi, totale estraneità della Curia”

    (Firmato da Davide Re, mercoledì 21 novembre 2018)

    e sottotitolato:

    “Le motivazioni della sentenza a carico di don Mauro Galli –  condannato a 6 anni e 4 mesi per violenza sessuale su un minore –  evidenziano la totale estraneità alla vicenda della Curia”,

    descrive con precisione quanto affermato dai giudici omettendo però alcuni piccoli passaggi tra le righe, un bieco gioco di ritaglio finalizzato a lasciar intendere un’altra “verità”.

    Già il titolo, e il relativo sottotitolo, alludono ad una totale condotta impeccabile delle autorità diocesane (anni fa lo stesso quotidiano definiva l’agire della curia “scrupoloso e coscienzioso” riportando una nota stampa della Diocesi), condotta che sappiamo essere riconducibile all’attuale Arcivescovo Mario Delpini.

    Non viene tuttavia e volutamente precisato il quadro di riferimento!

    Estraneità rispetto a quale sistema di riferimento? Le leggi Italiane? Il diritto canonico? La morale cristiana?

    Estraneità generica, estraneità punto e basta! La gente si accontenti!

    Nessuno si ponga domande dato che viene persino sancito da un autorevole Giudice.

    Il Giudice, in effetti, è decisamente autorevole, si tratta del Presidente della Quinta Sezione Penale del Tribunale di Milano: imparziale, corretto e, soprattutto, conosce bene le leggi, quelle Italiane, quelle del diritto penale, e questo è garanzia ulteriore di una giusta sentenza.

    Sempre l’avvocato Zanchetti in qualche modo elogiava, nella sua arringa finale, il lavoro scrupoloso della magistratura: “è stato un processo molto complicato, che ha avuto un’istruttoria completa e complessa”.

    Istruttoria completa, non sono stati trascurati dettagli, molte testimonianze, indagini meticolose, intercettazioni ecc.

    I Giudici nella postilla parlano di un clima di “anticlericalismo tematico” che “è parso materializzarsi nell’intorno del processo” nonostante “non sembra trovare nell’attualità alcuna legittimazione storica” visto “l’atteggiamento da tolleranza zero della massima impersonificazione della Chiesa militante, cioè il Papa, verso i casi accertati di pedofilia”.

    Questo riportava il quotidiano estrapolando alcune frasi.

    Il Giudice nei fatti, scrivendo anche la postilla, dimostra ulteriormente la serietà della terna giudicante, capace di non farsi assolutamente condizionare da eventi esterni ed estranei all’oggetto del processo, nell’aula del tribunale non si stava giudicando la “morale cristiana” oppure “l’etica di un Vescovo” ma il comportamento di un uomo che ha abusato di un minore.

    Il clima all’intorno del processo che si è celebrato a porte aperte è riferito ai media, giornali e televisioni che hanno seguito e riportato i fatti di cronaca.

    Ma perché allora i Giudici si sentono in dovere di scrivere questa nota?

    Avvenire purtroppo si è dimentica di riportare qualche passaggio della stessa:

    “Il Tribunale, in quanto non chiamato a pronunziarsi in merito alle condotte delle Autorità della Chiesa milanese/Istituzione, evita doverosamente di farlo”.

    Dunque il Giudice non esprime nessun giudizio: né di colpevolezza né di assoluzione della Curia Milanese o delle relative autorità come mons. Delpini. L’imputato rinviato a giudizio è don Galli, non altri, il Tribunale pertanto evita doverosamente di giudicare la curia.

    Dunque l’estraneità della curia rispetto allo specifico procedimento è palese essendo lo stesso processo volto ad accertare il comportamento del prete.

    Tuttavia i giudici si sentono comunque in dovere di scriverlo per qualche motivo che però, non a caso, è correttamente riportano nella stessa nota, anche se viceversa anche questo omesso da Avvenire:

    “…evita doverosamente di farlo. Ma – essendo l’argomento stato ripreso in sede di escussione di testi sentiti in aula, nonché in sede di arringa [e di redazione delle note di udienza] dalla Difesa – non può rinunziare a dare atto che nell’«intorno» del processo è parso materializzarsi un avvertibile clima di «anticlericarismo tematico»”

    Di cosa si tratta? Quale il clima di avvertibile di “anticlericalismo tematico”? cosa avrà mai detto la Difesa nella sua arringa?

    L’avvocato Zanchetti probabilmente temendo che i Giudici si potessero suggestionare o potessero essere condizionati dal “clima” derivato dal diritto di cronaca in qualche modo esprimeva la sua preoccupazione e dispiacere:

    “Sappiamo benissimo, e me ne dispiace, che invece questo processo è stato già giudicato dal Tribunale dell’opinione pubblica, dalla stampa e dalla televisione che del sano esercizio del dubbio non sembra farsene niente, non sembra fondare la propria professione sul sano esercizio del dubbio”.

    Ma i Giudici sono integerrimi applicano la legge con estremo rigore, nessuna forzatura, nessun condizionamento, tutto motivato e precisato per iscritto incluso la citata postilla anche se non inerente rispetto all’oggetto del processo.

    Gli stessi autorevoli Giudici, per mettere a tacere qualsivoglia arbitraria interpretazione, mettono quindi nero su bianco, precisandolo con estrema chiarezza, che il Pubblico Ministero non ha ravvisato alcuna ipotesi di reato da parte delle autorità ecclesiastiche: “Il fatto che il comportamento delle Autorità ecclesiastiche milanesi non ha suscitato nel pubblico ministero alcun impulso ad esercitare l’azione penale”.

    Il quotidiano, pertanto, indirizza ad una semplice deduzione logica: “E quindi non sono state trovate nella condotta di allora della Curia (che appena apprese di contatti, poi negli anni successivi diventati prima molestie e poi violenze, tra don Galli e un giovane, lo spostò di parrocchia) delle anomalie e alcuna protezione nei confronti del sacerdote”.

    Apparentemente non fa una piega, si spiega perfettamente la sintesi del  titolo: “prete condannato per abusi, totale estraneità della Curia”.

    Quindi? I Giudici si sono sbagliati?… Impossibile contraddirli!

    I giudici non si sono affatto sbagliati, come non si è sbagliato il Pubblico Ministero Lucia Minutella, dal punto di vista del codice di procedura penale: mons. Mario Delpini non ha commesso alcun reato, è un fatto! Non andrà in galera per questo!

    Ma, purtroppo per il monsignore, la questione non è affatto chiusa: troppo semplice e banale, troppo ingenuo il quotidiano per sperare di aver fugato definitivamente ogni dubbio.

    La questione assai seria e grave risiede da tutt’altra parte, non è competenza del Tribunale di Milano.

    Il tema riguarda la Chiesa, riguarda il fatto che non si sta parlando di giudicare un Vescovo che nemmeno era chiamato in giudizio. Dal punto di vista del codice di procedura penale delle leggi Italiane, è pacifico che i giudici non hanno sbagliato, sia loro che il PM conoscono bene la legge e la applicano nella procedura e nelle sentenze.

    Il Concordato tra Stato e Chiesa in Italia prevede che non ci sia l’obbligo di denuncia da parte del Vescovo in caso di presunto abuso sessuale: che piacciano oppure no, le leggi sono leggi e devono essere rispettate da tutti, in primo luogo dai Giudici.

    Ma il diritto canonico prevede le stesse regole? La “Tolleranza Zero” proclamata da papa Francesco (citata anche dal Giudice nella nota della sentenza) prevede che sia accettabile, “tollerabile” che un Vescovo che certamente sa (per ammissione stessa del prete), che un sacerdote si porta a letto i minori, non avvii alcuna indagine canonica interna, detta indagine previa?

    “Can. 1717 – §1. Ogni qualvolta l’Ordinario abbia notizia, almeno probabile, di un delitto, indaghi con prudenza, personalmente o tramite persona idonea, sui fatti, le circostanze e sull’imputabilità, a meno che questa investigazione non sembri assolutamente superflua”.

    Il Giudice, il processo, la Magistratura, il Pubblico Ministero, la polizia, i testimoni: hanno semplicemente offerto un servizio alla Chiesa, al Santo Padre, cioè hanno accertato i fatti. Hanno scoperto che mons. Delpini sapeva perfettamente che il prete aveva portato a letto il minore e quindi, a causa di questo grave fatto, lo ha personalmente spostato da una parrocchia all’altra, ancora a contatto con i minori.

    E’ un fatto certo, ormai cristallizzato nelle prove giudiziarie inconfutabili.

    Non sta poi a loro (i Giudici) giudicare se questo comportamento è per la Chiesa “Tollerabile”, se risponde alla morale cristiana, al diritto canonico, se è compatibile con l’esercizio episcopale…

    Ora questi fatti, il comportamento della curia milanese, dell’Arcivescovo Delpini è scolpito nero su bianco nei documenti processuali, è pubblico.

    Lo stesso Pontefice ora non potrà dire, come per il Vescovo Barros in Cile, che era stato male informato: non servono nemmeno le indagini dell’Arcivescovo Scicluna, il lavoro complesso di ricerca della verità è già stato raccolto da un’autorevole Consiglio di Giudici milanesi.

    Ora il supremo giudizio spetta dunque al Papa, esula dalla competenza del Giudice Moccia che, per altro, ha in qualche modo riconosciuto nella sentenza il valore della famosa “Tolleranza Zero”.

    Cosa prevedono pertanto le linee guida della CEI “LINEE GUIDA PER I CASI DI ABUSO SESSUALE NEI CONFRONTI DI MINORI DA PARTE DICHIERICI”

    “I. PROFILI CANONISTICI

    1. Notizie di condotte illecite e giudizio di verosimiglianza

    Quando il Vescovo abbia notizia di possibili abusi in materia sessuale nei confronti di minori ad opera di chierici sottoposti alla sua giurisdizione, deve innanzitutto procedere ad espletare gli accertamenti di carattere strettamente preliminare di cui al can. 1717 del codice di diritto canonico relativi alla verifica della verosimiglianza della notitia criminis”

    E’ un fatto che Delpini non avviò nessuna indagine previa. Delpini si limitò a spostare frettolosamente il prete da una parrocchia all’altra ancora in oratorio con i minori (l’indagine previa prevista dal diritto canonico fu avviata solo nel 2015, quattro anni dopo il fatto).

    Cosa pensa il Santo Padre? La certezza che il prete si fosse portato a letto il minore, si poteva considerare una notizia “almeno probabile” di possibili abusi sessuali?

    Il fatto certo, che il parroco don Carlo Mantegazza avesse telefonato a mons. Delpini due giorni dopo l’accaduto, segnalandogli testualmente “presunti abusi sessuali”, come giurato dallo stesso mons. Delpini alla Polizia, si può considerare una notizia “almeno probabile”?

    Certo il Giudice Moccia e i suoi colleghi non hanno alcuna competenza in materia, non stavano svolgendo alcun processo canonico, non spetta a loro… Avvenire questo preferisce non menzionarlo ovviamente!

    Cosa ha precisato proprio questo pontefice nel merito, legiferando in forma di Motu Proprio:

    “Art. 1

    • 1. Il Vescovo diocesano o l’Eparca, o colui che, anche se a titolo temporaneo, ha la responsabilità di una Chiesa particolare, o di un’altra comunità di fedeli ad essa equiparata ai sensi del can. 368 CIC e del can. 313 CCEO, può essere legittimamente rimosso dal suo incarico, se abbia, per negligenza, posto od omesso atti che abbiano provocato un danno grave ad altri, sia che si tratti di persone fisiche, sia che si tratti di una comunità nel suo insieme. Il danno può essere fisico, morale, spirituale o patrimoniale.
    • 2. Il Vescovo diocesano o l’Eparca può essere rimosso solamente se egli abbia oggettivamente mancato in maniera molto grave alla diligenza che gli è richiesta dal suo ufficio pastorale, anche senza grave colpa morale da parte sua.
    • 3. Nel caso si tratti di abusi su minori o su adulti vulnerabili è sufficiente che la mancanza di diligenza sia grave”.

    Cosa diceva il Papa incontrando le vittime:

    “SANTA MESSA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE
    CON ALCUNE VITTIME DI ABUSI SESSUALI DA PARTE DI ESPONENTI DEL CLERO

    OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO (Lunedì, 7 luglio 2014)

    Davanti a Dio e al suo popolo sono profondamente addolorato per i peccati e i gravi crimini di abuso sessuale commessi da membri del clero nei vostri confronti e umilmente chiedo perdono.

    Chiedo perdono anche per i PECCATI DI OMISSIONE da parte dei capi della Chiesa che non hanno risposto in maniera adeguata alle denunce di abuso presentate da familiari e da coloro che sono stati vittime di abuso. Questo, inoltre, ha recato una sofferenza ulteriore a quanti erano stati abusati e ha messo in pericolo altri minori che si trovavano in situazione di rischio.

    D’altra parte, il coraggio che voi e altri avete dimostrato facendo emergere la verità è stato un servizio di amore, per aver fatto luce su una terribile oscurità nella vita della Chiesa. Non c’è posto nel ministero della Chiesa per coloro che commettono abusi sessuali; e mi impegno a non tollerare il danno recato ad un minore da parte di chiunque, indipendentemente dal suo stato clericale. Tutti i vescovi devono esercitare il loro servizio di pastori con somma cura per salvaguardare la protezione dei minori e renderanno conto di questa responsabilità…

    Per tutti noi vale il consiglio che Gesù dà a coloro che danno scandalo, la macina da molino e il mare (cfr Mt 18,6)”.

    Cosa diceva sempre Francesco alle vittime incontrate recentemente a Dublino:

    “IL MESSAGGERO:”

    “Dublino –  «Shit». «Caca». «Merda». Il Papa in persona sdogana una parolaccia. Il termine insolito è affiorato durante la conversazione avuta in nunziatura con le vittime della pedofilia. Una parola decisamente inusuale e solitamente bandita dalle conversazioni o dai colloqui perché considerata volgare e poco appropriata. Eppure stavolta ha reso bene l’idea del giudizio papale su quei vescovi o quei cardinali che in Irlanda (e altrove) hanno coperto e insabbiato casi di preti pedofili, spostandoli da una parrocchia all’altra, proteggendoli invece che denunciarli alla autorità ecclesiale e provvedere di conseguenza a farli ridurre allo stato laicale”.

    Cosa dice il Santo Padre nella recente lettera al popolo di Dio

    “Se in passato l’omissione ha potuto diventare una forma di risposta, oggi vogliamo che la solidarietà, intesa nel suo significato più profondo ed esigente, diventi il nostro modo di fare la storia presente e futura…  E’ imprescindibile che come Chiesa possiamo riconoscere e condannare con dolore e vergogna le atrocità commesse da persone consacrate, chierici, e anche da tutti coloro che avevano la missione di vigilare e proteggere i più vulnerabili.”

    Si potrebbero citare molteplici interventi del Santo Padre che a parole (a suon di proclami), condanna inequivocabilmente il comportamento dei  Vescovi omissivi, “mi impegno a non tollerare… Tutti i vescovi… renderanno conto di questa responsabilità…”

    Francesco spiega bene che spostare i sacerdoti da una parrocchia all’altra, in caso di segnalazioni di presunti abusi, era un’antica pratica oggi non più accettabile e tollerabile (“tolleranza zero”… il discorso sull’”ermeneutica”…): non lascia spazio di interpretazione quando definisce tali vescovi “CACA”, “STERCO”…

    Ora è proprio in gioco la credibilità della Chiesa, non l’ipotesi bizzarra che mons. Delpini possa essere condannato da un giudice “Civile” come, per esempio, il rigoroso dott. Ambrogio Moccia, per un reato che non esiste, almeno fino a quando la chiesa, anche in Italia (come già avvenuto in altri Stati) non rinunci al Concordato, imponendo comunque l’obbligo di denuncia da parte dei Vescovi Italiani, in caso di sospetto di abuso sessuale da parte dei sacerdoti a loro affidati.

    Non basta “l’assoluzione” del PM per risolvere la questione morale…

    Purtroppo “la questione” è ben più seria e profonda. Oltre al dramma delle vittime, al suicidio di talune, alla sofferenza gratuita inflitta ai familiari, in ballo c’è la credibilità del Pontefice rispetto alla sua stessa “Tolleranza Zero”, non bastano delle semplici scuse, se pur reiterate, per risolvere la questione né, tanto meno, un banale articolo come quello di Avvenire.

    I fatti sono accertati e Francesco lo sa bene, ora aspettiamo solo il suo giudizio, aspettiamo solo di capire se corrisponde a quanto proclama.

    Se mons. Delpini (che, per correttezza di informazione, non ha nemmeno mai pensato fosse il caso di scusarsi con la vittima bensì, attraverso il suo avvocato, – o meglio l’avvocato della Diocesi Milanese – ha invece ritenuto più corretto intimare la richiesta del maggior danno alla stessa vittima e i familiari) potrà continuare a fare il Vescovo, è una questione molto seria.

    Ora la parola passa al Papa, che potrà decidere di rispondere o non rispondere, agire o far finta di nulla, tuttavia in ogni caso sarà una risposta.

    Risulta alquanto evidente, e facile da comprendere a tutti, incluso al citato quotidiano che diversamente il Papa renderebbe, nei fatti, assolutamente accettabile e “Tollerabile” che un qualsiasi prete possa dormire nello stesso letto con un bambino. Risulterebbe accettabile e “Tollerabile” che il Vescovo può  semplicemente spostare il prete presunto abusatore in un altro contesto di bambini (senza per altro avvisare nessuno, men che meno i genitori).

    Solo qualora si scoprisse, per altre vie, che il prete non aveva portato a letto il bambino perché aveva paura del buio ma bensì per abusare di lui (“abominevole”), allora il prete sarà abbandonato al suo destino, mentre il Vescovo continuerà a gestire analogamente i successivi spostamenti a prescindere dai finti e inutili proclami.

    Altro che macina da Mulino! Questa è la madre chiesa? grazie Papa Francesco.

    La Redazione

  • LA TERRIBILE STORIA DELLE CASE MAGDALENE

    LA TERRIBILE STORIA DELLE CASE MAGDALENE

    Fabio Casalini – Le Case Magdalene erano istituti femminili che avevano il compito di accogliere ragazze orfane oppure donne la cui condotta era considerata peccaminosa ed in contrasto con i pregiudizi di una società benpensante. In questi istituti, però, le ragazze erano trattate come schiave. Queste le loro storie.

    La maggior parte di questi istituti era gestita da suore, appartenenti a vari ordini religiosi, per conto della Chiesa cattolica.
    Ricostruiamo la storia di questi istituti.
    Le Case Magdalene sorsero in Inghilterra ed in Irlanda nel corso del XIX secolo, avendo come scopo la riabilitazione di donne che avevano lavorato come prostitute. In Irlanda le Case prendevano il nome da Santa Maria Maddalena.

    In breve tempo l’amministrazione delle Case Magdalene passò sotto il controllo della Chiesa cattolica, che ne favorì la diffusione. Le Case, inizialmente concepite come ricoveri di breve termine, si trasformarono in luoghi di rifugio di lungo periodo. Con il trascorrere del tempo, la ragione d’essere di questi istituti si allontanò sempre più dall’intento iniziale, in altre parole togliere dalla strada le prostitute nel tentativo di riabilitarle alla società, aiutandole a trovare un impiego fisso. Alle donne ospitate in questi istituti era richiesto di lavorare, spesso come lavandaie, anche contro la loro volontà.

    BNPS.co.uk (01202) 558833Picture: Peter WillowsSt Mary’s Training School, Dublin, 1935-1938, where Kathleen worked (pic supplied by Pat Cotton 01142372710)Kathleen Legge (77), who was forced to work at the Magdalene Laundry in Dublin, pictured at her house in Bournemouth, Dorset.

    Le suore, che curavano la gestione degli istituti, spesso attuavano regole severe e provvedimenti decisi contro le ragazze che non svolgevano diligentemente i compiti loro assegnati. Nell’accettazione delle pazienti non vi era alcuna discriminazione religiosa o razziale. Dopo il ricovero, le donne erano chiamate le sorelle di Santa Margherita, ma non pronunciavano alcun voto religioso. Un fattore importante da tenere in considerazione nell’analisi di questi istituti attiene al fatto che, nella maggior parte dei casi, le donne erano trattenute contro la loro volontà. Questa “segregazione” avveniva grazie alla complicità dei familiari delle ragazze, preoccupati, nella maggior parte dei casi, di mantenere “integro” l’onore e la reputazione della famiglia. La prostituzione non era l’unica causa d’inserimento in uno di questi istituti. Tra gli altri motivi ritenuti validi per il viaggio in una Casa Magdalene vi era il fatto d’essere una madre nubile, essere considerata troppo brutta oppure l’essere stata vittima di uno stupro. Come abbiamo visto in precedenza, la maggior parte delle donne rinchiuse in questi istituti svolgeva delle mansioni quotidiane, spesso attinenti al lavoro della lavandaia. Le dure condizioni lavorative, e le rigide regole imposte dalle suore, furono i motivi che portarono alla nascita di feroci critiche alle Case Magdalene. Inoltre, fattore da non dimenticare, le ragazze prestavano manodopera non retribuita, motivo che permetteva proficui guadagni agli istituti (in Irlanda questi istituti erano conosciuti come Magdalene Laundries – Lavanderie Magdalene).

    L’esistenza delle Case Magdalene non fu tenuta in gran considerazione sino al 1993, quando un ordine di suore a Dublino, quelle di Nostra Signora della Carità, vendette una parte dell’istituto ad un imprenditore immobiliare, poiché avevano perso denaro con la compravendita di azioni in Borsa. Le operazioni d’ampliamento volute dall’imprenditore consentirono la scoperta di una fossa comune contenente 133 cadaveri. Le suore fecero in modo che i resti fossero cremati e seppelliti presso il cimitero di Glasnevin, dividendo il costo della sepoltura con l’imprenditore immobiliare. Più tardi emerse che vi erano altri 22 cadaveri che le sorelle chiesero di riesumare. In tutto furono riesumati e cremati 155 cadaveri. Con il tempo questa situazione generò uno scandalo pubblico.
    Nel 1998 all’interno del documentario Sex in a cold climate furono intervistate ex detenute delle Case Magdalene, che riferirono di aver subito abusi sessuali, fisici e psicologici da parte di suore e preti. Ammisero altresì d’essere state completamente isolate dal mondo esterno durante il periodo di ricovero presso le strutture.

    Nel 1999 due ragazze internate presso l’istituto Mary Norris, Josephine McCarthy e Mary-Jo McDonagh, fornirono resoconti sui maltrattamenti subiti dai collaboratori della struttura.
    Le accuse sulle condizioni nei conventi e sul trattamento dei detenuti furono trasformate in un film nel 2002, The Magdalene sisters, scritto e diretto da Peter Mullan.
    Nel giugno del 2011, Mary Rafferty scrisse sul giornale The Irish Time che all’inizio degli anni quaranta del secolo scorso alcune istituzioni statali irlandesi, tra cui l’esercito, passarono dall’utilizzo di lavanderie commerciali alle Magdalene laundries. La risposta fu abbastanza sconcertante poiché riferiva che i contratti contenevano un’equa clausola salariale, sebbene le ragazze delle Case Magdalene non percepissero compensi.
    Ricordando la forte connotazione cattolica dell’Irlanda, come si comportò il governo?
    Dal 2001 il governo irlandese riconobbe che le donne ospitate nelle Case Magdalene erano vittime d’abusi. Pur tuttavia resistette alle richieste d’indagini ed alle proposte di risarcimento poiché, secondo il governo irlandese, le lavanderie erano gestite privatamente e gli abusi avvenuti al loro interno non erano di competenza governativa. Nel frattempo era nata un’associazione a difesa delle ragazze che avevano vissuto all’interno delle istituzioni cattoliche, Justice for Magdalenes. L’associazione sosteneva che le condizioni all’interno delle lavanderie e lo sfruttamento delle lavoratrici erano palesi violazioni dei diritti umani. Non ottenendo risposta dal governo irlandese, Justice for Magdalenes presentò il caso al Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura che, il 6 giugno del 2011, invitò il governo irlandese ad indagare sulle accuse di tortura all’interno delle Case Magdalene. Il governo fu obbligato ad istituire una commissione d’inchiesta. Il 5 febbraio del 2013 il comitato pubblicò i risultati delle indagini: furono trovate prove di una rilevante collusione tra stato ed istituti cattolici.
    La commissione d’inchiesta rilevò significativi abusi verbali nei confronti delle donne-lavoratrici, ma non vi erano evidenze d’abusi fisici o sessuali regolari. Il 19 febbraio dello stesso anno, il primo ministro Enda Kenny rilasciò formali scuse di stato definendo le lavanderie come la vergogna della nazione: “Io come primo ministro, a nome dello Stato, dichiaro che il governo si pente profondamente e si scusa incondizionatamente con tutte quelle donne per il danno che è stato fatto loro e per ogni dolore che hanno sofferto come conseguenza del tempo che hanno trascorso all’interno di una lavanderia Magdalene”. Il primo ministro dichiarò altresì che lo stato aveva in previsione il risarcimento da offrire alle vittime delle lavanderie cattoliche. Le reazioni del mondo cattolico non si fecero attendere. Sorvolando sulle interviste rilasciate, in forma anonima, da diverse suore – che manifestavano disappunto per l’inchiesta poiché convinte di aver servito il paese – e da alcune associazioni sorte a difesa delle Case Magdalene, importante fu la presa di posizione che giunse dagli Stati Uniti dove era sorta un’associazione a tutela delle suore e degli istituti cattolici. Il presidente di tale istituzione cattolica dichiarò “che nessuna donna era stata imprigionata, ne costretta contro la propria volontà a rimanere”. Altresì affermò che “si tratta di una bugia” e che le donne alloggiate, presso tali istituzioni, “erano prostitute o candidate a per la professione più antica del mondo”.
    Le istituzioni religiose che si occupavano delle Case Magdalene si rifiutarono categoricamente di partecipare alla creazione del fondo per il risarcimento delle vittime della loro opera caritatevole.
    L’ultima Casa Magdalene è stata chiusa il 25 settembre del 1996.
    A tutt’oggi non esiste una statistica esatta di quante donne siano state ospitate all’interno delle istituzioni cattoliche divenute lavanderie nel corso del tempo.
    https://www.viaggiatoriignoranti.it/2018/11/la-terribile-storia-delle-case-magdalene.html
  • Denunciamo Chiesa e Stato, complici dei preti pedofili

    Denunciamo Chiesa e Stato, complici dei preti pedofili

    L’associazione Rete L’Abuso onlus ha depositato un esposto presso sei procure italiane, documentando diversi casi di insabbiamento e di violazione delle leggi che obbligano le istituzioni laiche e quelle ecclesiastiche a vigilare sull’incolumità dei bambini prepuberi

    di Federico Tulli

    Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero”. E ancora: “La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”.

    Sono due passaggi chiave del Nuovo Concordato tra l’Italia e il Vaticano firmato il 18 febbraio 1984, in seguito ratificato con la legge 121/85. Poche righe dietro le quali si cela, nel nostro Paese, l’orrendo mondo della pedofilia di matrice clericale e la sua continua espansione di cui sono responsabili in solido Stato e Chiesa che poco o nulla fanno per prevenire questo fenomeno criminale. Ne è convinta la onlus Rete L’Abuso che il 17 ottobre ha depositato un esposto-denuncia presso le procure di Savona, Pavia, Milano, Verona, Roma e Napoli, in cui si contesta da un lato una prassi consolidata di insabbiamenti delle denunce per abusi attuata dalla Santa sede e dalla Conferenza episcopale italiana – portando come prova quattro gravissimi casi (vedi Left del 21 settembre 2018) -, e dall’altro si accusa il governo italiano di omesso controllo nei confronti delle autorità ecclesiastiche e si evidenziano una serie di vantaggi determinati dal Concordato per i sacerdoti presunti responsabili di violenze su minori, a danno delle loro vittime, e in caso di depistaggi, per coloro che li proteggono.

    Vantaggi che mal si combinano con la Convenzione di Lanzarote sulla protezione dei minori dagli abusi sessuali, ratificata dall’Italia il 1 ottobre 2012, e con la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, ratificata dalla Santa Sede nel 2013 e dall’Italia nel 1991. «Il Concordato si può cambiare se le due parti si mettono d’accordo ma Stato e Chiesa non hanno mai manifestato questa intenzione, eppure sarebbe un segnale inequivocabile in direzione di una concreta lotta contro  la pedofilia tanto sbandierata a parole» ci dicono da Rete L’Abuso.

    L’associazione – che è parte per l’Italia di Ending clergy abuse (Eca), un’organizzazione mondiale di sopravvissuti e attivisti per i diritti umani, i cui membri rappresentano 18 Paesi e 4 continenti – nell’esposto sottolinea anche la necessità improrogabile di realizzare nel nostro Paese una inchiesta su scala nazionale come quelle che altrove (Irlanda, Usa, Germania, Belgio, Olanda, Australia etc) hanno portato risultati innegabili soprattutto in termini prevenzione della pedofilia clericale. «Ma nemmeno da questo orecchio Stato e Chiesa vogliono sentire».

    Eppure seri campanelli d’allarme non mancano. Ci riferiamo sia al numero dei sacerdoti pedofili che in percentuale supera centinaia di volte la più pessimistica stima relativa agli ambienti “laici” (papa Bergoglio ha riferito che i preti pedofili sarebbero il 2%, la Australian Royal Commission arriva addirittura al 7% e la Nsac sostiene che nella sola Diocesi di Boston si giunga all’8,9%), sia al numero delle vittime. A tal proposito Rete L’abuso nell’esposto cita due studi: quello di Andrew Greeley (docente di sociologia all’Università di Chicago) che calcola una media di 50 vittime per sacerdote pedofilo e quello di A. W. Richard Sipe (ex assistente psicoterapeuta e psichiatra nello stato del Maryland) che moltiplica di cinque volte questo dato di per sé già mostruoso: 250.

    In Italia la popolazione ecclesiastica conta circa 30mila unità. Prendendo per buona la percentuale più bassa (quella di Bergoglio) e il dato più basso (Greeley) staremmo parlando di 600 serial killer e almeno 30mila vittime. Forse non a caso il 21 agosto scorso padre Hans Zollner, psicologo alla Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori, ha detto chiaro e tondo in un’intervista alla Sir, l’agenzia stampa dei vescovi: «La Chiesa italiana affronti il tema degli abusi sui minori o ne verrà travolta». Anche il governo faccia altrettanto, aggiungiamo noi.

    LEFT del 19 ottobre 2018 pag. 45

    https://left.it/

  • Quanti sono i preti pedofili in Italia? Dalle proiezioni l’Italia ha il potenziale più alto di qualsiasi paese.

    Quanti sono i preti pedofili in Italia? Dalle proiezioni l’Italia ha il potenziale più alto di qualsiasi paese.

    Secondo la proiezione del collega irlandese Mark Vincent Healy, che in assenza di un dato italiano che il governo ancora oggi rifiuta di produrre, sulla base dei dati emersi dalle commissioni governative di inchiesta effettuate in tutto il mondo, ha prodotto una proiezione del dato italiano dalla quale emerge che la portata degli abusi in Italia ha il potenziale per essere il più grande di qualsiasi paese.

    Livello stimato di abusi sessuali da parte del clero sul livello stimato di preti pedofili

    Le seguenti figure riflettono la percentuale stimata del sacerdote pedofilo che usa determinate fonti per qualificare quelle figure;

    1. Varie fonti hanno affermato che la percentuale di sacerdoti religiosi che sono pedofili è approssimativamente:

    a. 2% come sostenuto da Papa Francesco (intervista con Eugenio Scalfari ) in linea con il dott. Richard Sipe nel 1990, John Jay Report all’indirizzo pagina 216 .

    b. 4% come sostenuto da Bryan T. Froehle nel 1997, John Jay Report su pagina 27.

    c. Il 6% come rivendicato da Spotlight in linea con le referenze di Dr. Richard Sipe fatte nel film in cui 90 sacerdoti sono la stima di una popolazione di 1.500

    d. 7% secondo quanto affermato dalla Australian Royal Commission http://jrnl.ie/3224627 Rapporto basato su accuse tra il 1950 e il 2010.

    e. Variazioni sulla percentuale sono anche note dove NSAC sostiene che Boston in realtà ha l’8,9% dei religiosi cattolici pedofili

    Ciò che è chiaramente dimostrato da queste cifre per gli abusi sessuali su minori cattolici è che l’Italia come paese ha il potenziale per superare il numero riportato in altri paesi in tutto il mondo.

    La portata degli abusi in Italia ha il potenziale per essere il più grande di qualsiasi paese. Non ho idea di quali siano le cifre su quanti sopravvissuti agli abusi sessuali di bambini clericali si siano fatti avanti in Italia.

    Ho svolto la seguente ricerca sulla base delle statistiche correnti sulla popolazione cattolica e sul numero totale di sacerdoti in Italia in questo momento. A seconda della percentuale di sacerdoti considerati pedofili, 2%, 4%, 6%, ecc. sono stato in grado di stimare il numero di preti pedofili in Italia in base a tale percentuale.

    Ho poi moltiplicato il numero di preti pedofili per il numero stimato di vittime per sacerdote pedofilo per stimare il numero di sopravvissuti. Se solo il 10% dei sopravvissuti si fosse fatto avanti in Italia, dove il 7% dei preti italiani erano pedofili, la stessa proporzione dell’Australia, ci sarebbero stati da 17.500 a 87.700 sopravvissuti denuncianti abusi sessuali da parte del clero.

    Attualmente il numero totale di sopravvissuti segnalati in Irlanda e negli Stati Uniti è di 18.500, o 4.444 sopravvissuti in Australia, o 3.677 in Germania, con molti altri ancora da includere. La scala dei sopravvissuti segnalati è in aumento poiché più persone trovano la forza e il coraggio per farsi avanti.

    I seguenti dati forniscono stime di percentuali variabili di sacerdoti che potrebbero essere pedofili in questo momento. Le cifre risultanti che rappresentano il numero stimato di preti pedofili in un certo numero di paesi diversi sono quindi moltiplicate per il numero stimato di vittime per sacerdote pedofilo. Da questo possiamo stimare il numero totale di vittime non dichiarate.

    Alcuni esperti ritengono che solo il 10% delle vittime si faccia avanti. Dalla seguente tabella è facile stimare il numero atteso di vittime che potrebbero aver denunciato il loro abuso in paesi come l’Italia dove non è stata condotta alcuna indagine governativa sugli abusi sessuali di bambini clericali.

    Fr Andrew M. Greeley, Professore di sociologia all’Università di Chicago, che crede che ci siano 50 vittime per sacerdote.

    A. W. Richard Sipe era assistente psicoterapeuta e psichiatra nello stato del Maryland. Se leggi il Rapporto Sipe (http://archives.weirdload.com/sipe.html) RAPPORTO SIPE – afferma: “Studi ben consolidati mostrano che il pedofilo medio ha 250 o più vittime nel corso della sua vita”.

    IT – Estimated percentage of paedophile priest using sources to qualify the figures

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webp2022/04/12/italia-nelle-stime-e-il-primo-paese-in-europa-per-gli-abusi-del-clero-su-minori-doppia-la-polonia-al-secondo-posto/

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  • Mons. Delpini è “CACA” Sterco: parola di papa Francesco!

    Mons. Delpini è “CACA” Sterco: parola di papa Francesco!

    Sabato 25 agosto 2018 il Santo Padre Papa Francesco, durante il suo viaggio apostolico in Irlanda incontra alcune vittime di abusi sessuali, un incontro privato che avviene presso la nunziatura.

    Al termine dell’incontro, le vittime riferiscono che Francesco ha definito i Vescovi insabbiatori, cioè coloro che spostano i sacerdoti accusati di reati di pedofilia da una parrocchia all’altra, “caca” sterco, merda.

    La definizione non lascia margini di interpretazione, papa Francesco oltre a chiedere ancora una volta scusa (l’ennesima volta si può dire), scusa per i gravi crimini commessi dalla chiesa, giudica tutti i vescovi omissivi e insabbiatori “caca” pronunciando il termine nella sua lingua d’origine: sembra essere determinato nella lotta alla pedofilia, la famosa “TOLLERANZA ZERO”…

    Diversi quotidiani riportano la notizia in tutto il mondo, i vescovi insabbiatori sono “merda”, in Italia per esempio il messaggero.it riporta il seguente articolo:

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_vaticano_pedofilia_merda_shit_parolaccia_irlanda_abusi-3933477.html

    Dunque per il Santo Padre un Vescovo che viene a conoscenza del fatto che un proprio sacerdote si porta a letto un minore, lo sposta semplicemente dalla parrocchia dove è avvenuto il fatto ad un’altra parrocchia, allora questo Vescovo è un uomo di merda, è “caca”! Questo sostiene con forza il Pontefice e lo svela al mondo per tramite di alcune vittime, alle quali ha appena chiesto scusa a nome della chiesa e che, certamente, non intende prendere in giro per farle soffrire ulteriormente, nemmeno intende prendere per i fondelli il mondo intero, oggi particolarmente attento e sensibile alla tematica, agli abusi nel clero, alla “tolleranza zero”.

    Ora il Santo padre ci deve dunque spiegare come si concilia la nomina di mons. Delpini ad Arcivescovo di Milano e recentemente da lui elogiato ed invitato a rappresentare l’Italia al Sinodo dei Giovani che inizierà il prossimo ottobre 2018.

    Andiamo con ordine:

    1 – E’ CERTO CHE MONS. DELPINI SAPESSE (DAL GIORNO DOPO 21.12.2011) CHE NEL DICEMBRE 2011 (21.12.2011) DON MAURO GALLI AVEVA PORTATO NEL SUO LETTONE UN MINORE NELLA PARROCCHIA DI ROZZANO (MI)

    La vicenda è inconfutabile, provata da decine di testimonianze, registrazioni, intercettazioni, indagini della Procura della Repubblica… ma ancora più eloquente e chiarificatrice è la testimonianza diretta dell’attuale Arcivescovo Mario Delpini che, sotto giuramento, rilascia alla Polizia, nel 2014, quando viene interrogato nell’ambito delle indagini preliminari relative al caso.

    Delpini confessa di avere saputo subito che don Mauro aveva portato a letto un minore, riceve immediatamente, uno o due giorni dopo i fatti, la telefonata dell’autorevole parroco di Rozzano dell’epoca, don Carlo Mantegazza. Il monsignore racconta alla polizia che in quella telefonata il Parroco gli riferisce esplicitamente dei presunti abusi sessuali avvenuti quella notte.

    Il Vescovo, prosegue il suo racconto sotto giuramento, si precipita a Rozzano e convoca il prete abusatore, il quale ammette al suo Vescovo Mario Delpini di aver portato a letto, nel suo letto in canonica, il ragazzino.

    La polizia gli chiede dunque se ha preso dei provvedimenti e quali, Delpini riferisce di aver spostato immediatamente il prete (don Galli) da Rozzano alla parrocchia di Legnano, sempre nel milanese a pochi chilometri di distanza.

    I poliziotti increduli domandano al Vescovo chi avesse preso la decisione del semplice trasferimento e se era al corrente della mansione del sacerdote nella nuova destinazione.

    Delpini risponde con fermezza: la decisione è sua e il nuovo incarico che ha scelto per il prete è il medesimo, ovvero seguire la pastorale giovanile, ancora a contatto con i minori, ma questa volta non più di due oratori, bensì di quattro dell’oltre Sempione.

    Delpini sapeva perfettamente e ha semplicemente spostato il prete esattamente come la “merda” definita da Francesco.

    Ecco il verbale della polizia firmato da mons. Delpini acquisito in tribunale (MILANO V SEZIONE PENALE – GIUDICE AMBROGIO MOCCIA) datato 24 Ottobre 2014:


    2 – E’ CERTO CHE LA SANTA SEDE SAPESSE DEL COMPORTAMENTO DEL VESCOVO INSABBIATORE “CACA”, MONS. DELPINI PRIMA DI NOMINARLO ARCIVESCOVO DI MILANO

    La Santa Sede era certamente informata circa il comportamento del Vescovo Delpini già dal 2015: i familiari del ragazzino avevano infatti esplicitamente denunciato il comportamento dei vescovi coinvolti, collaboratori dell’allora Arcivescovo di Milano Cardinale Scola oggi in pensione.

    Più volte avevano scritto sia al Cardinale Scola, sia al Cardinale Muller, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, sia direttamente a Papa Francesco.

    Le risposte non si fecero attendere, solo il Santo Padre tacque!

    Il Cardinale Muller, poi licenziato da papa Francesco, rispose in meno di ventiquattro ore accusando la ricezione della copiosa documentazione a sostegno della denuncia del comportamento omissivo dei due vescovi Mons. Delpini e mons. Pierantonio Tremolada (successivamente promosso anch’egli da papa Francesco a Vescovo di Brescia) il quale aveva gestito insieme al Vescovo Delpini la vicenda in quanto allora responsabile della formazione dei neo sacerdoti come don Galli.

    Muller ricevette anche la copia della lettera inviata al Santo Padre Papa Francesco.

    Di seguito lo scambio di documenti con la Congregazione per la Dottrina della Fede datata 5-6 Maggio 2015:

    Il Cardinale Scola, perfettamente a conoscenza del fatto certo che il prete (don Galli) avesse portato nel suo letto il minore, definisce le scelte di Delpini “IMPROVVIDE”, ovvero il semplice spostamento da una parrocchia all’altra, ancora a contatto con i minori, esattamente quell’atteggiamento, quelle decisioni definite dal Santo Padre ad opera di Vescovi “CACA”, uomini di merda!

    Ecco la lettera della Cardinale Angelo Scola datata 23 Aprile 2015:

    La Nunziatura Apostolica (per conto del Santo Padre per ruolo ed istituzione) risponde ufficialmente, la prima volta nel marzo 2016, ovvero più di un anno prima che mons. Delpini fosse nominato Arcivescovo di Milano e mons. Pierantonio Tremolada fosse nominato Vescovo di Brescia:

    … “circa le accuse da voi mosse ai collaboratori dell’Arcivescovo (l’arcivescovo di Milano era il Cardinale Scola e i suoi collaboratori esplicitamente denunciati erano Mons. Delpini e Mons. Tremolada ndr) – esse saranno debitamente esaminate a tempo debito, al termine dell’istanza in corso e raccolte le necessarie informazioni.”…

    Ecco la lettera della Nunziatura Apostolica datata 22 Marzo 2016

    3 – E’ CERTO CHE IL SANTO PADRE SAPESSE DEL COMPORTAMENTO OMISSIVO DELL’ARCIVESCOVO DI MILANO MARIO DELPINI BEN PRIMA DI INVITARLO AL SINODO DEI VESCOVI SUL TEMA DEI GIOVANI, QUALE MEMBRO AUTOREVOLE PER ARRICCHIRE IL DIBATTITO SINODALE

    Nella comunicazione ufficiale inviata dal Santo Padre, Papa Francesco, all’Arcivescovo di Milano  Mario Delpini per convocarlo quale membro del gruppo di Vescovi che parteciperanno all’importante Sinodo sul tema dei giovani dal 3 al 28 Ottobre 2018 si legge:

    … “La ringraziamo fin d’ora per la disponibilità all’invito del Santo Padre”

    Papa Francesco nomina Delpini membro del Sinodo

    Il Santo Padre nomina Delpini per l’importante Sinodo sui giovani, la fede e il discernimento vocazionale?!?

    Dunque al sinodo parteciperanno Vescovi che il Papa invita e allo stesso tempo definisce “caca”?

    E’ lo stesso papa Francesco? Il sinodo rappresentato dalla merda? Oppure sono le solite quattro “fregnacce” di circostanza che Francesco ha dovuto dire alle vittime di abusi sessuali a Dublino, i Vescovi insabbiatori come Delpini sono “caca”, dimenticandosi poi di dire che la stessa “caca” li rappresenta bene al sinodo dei Vescovi… ?

    PAPA FRANCESCO SAPEVA: ecco la lettera della Nunziatura Apostolica datata 11 Maggio 2018:

    Tutti in Vaticano sanno del caso don Mauro/Delpini: è stato persino recepito all’ONU un Dossier  completo sulla vicenda e il sistema di insabbiamento, la Pontificia Commissione per la tutela dei Minori, come anche il Santo Padre, hanno da tempo a disposizione  una copia del Dossier recepito alle Nazioni Unite che ha ufficialmente annunciato a Ginevra il 7 Giugno 2018 che ha avviato un’indagine sul caso Italiano.

    Tutti erano certamente a conoscenza degli eventi prima dell’invito del Santo Padre rivolto all’Arcivescovo Delpini per la partecipazione al Sinodo dei Vescovi.

    Ecco la lettera della Pontificia commissione per la tutela dei minori presieduta dal Cardinale O’Mallay datata 16 Luglio 2018:

    In tutto questo, dove sta la credibilità? Ora il Papa deve dare una risposta ferma, se i  Vescovi che insabbiano sono “caca” se era sincero con le vittime, se erano autentiche le scuse, allora la stessa “caca” non può rappresentare la Chiesa al sinodo dei Vescovi… non si può servire due padroni: affermare la “tolleranza zero”, quando mediaticamente conviene, e poi bellamente rinnegarla pubblicamente nei fatti

    …e nemmeno si può rubricare chiunque denunci con prove e testimonianze come “coloro che danno scandalo” dunque secondo il Pontefice non meritevoli di risposte…

    Ma non era Francesco che esortava ad avere il coraggio di denunciare con nomi e cognomi?
    (Papa Francesco – 22 giugno 2017, Omelia S. Messa – Casa Santa Marta)

    Forse è giunto il tempo in cui c’è da domandarsi seriamente: “chi sta veramente dando scandalo in tutta questa vicenda?

    Mt 6,24-34                               

    In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «24 Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro

  • Pedofilia, 20 cardinali olandesi su 39 sono coinvolti nella copertura delle violenze

    Pedofilia, 20 cardinali olandesi su 39 sono coinvolti nella copertura delle violenze

    A riportarlo è il quotidiano olandese Nrc in un lungo lavoro in cui sono elencati nomi e cognomi dei religiosi coinvolti. Stando al rapporto, quasi tutte le persone indicate come colpevoli (tra il ’45 e il 2010) non sono più in vita e quattro di queste hanno commesso violenze in prima persona

    Più della metà dei cardinali cattolici olandesi è stata coinvolta nella copertura di abusi sessuali nei confronti di minori, commessi tra il 1945 e il 2010. A riportarlo è il quotidiano olandese Nrc in un lungo lavoro in cui sono riportati i nomi e i cognomi dei 20 porporati coinvolti – su 39 presenti nel territorio. Stando al rapporto, quasi tutte le persone indicate come colpevoli non sono più in vita e quattro di queste hanno commesso violenze in prima persona. La portavoce della Chiesa olandese Daphne van Roosendaal – riferisce il Guardian, che riprende la notizia – sostiene che parte del rapporto potrebbe essere confermata. Il caso scoppia a poche settimane di distanza dalla lettera dell’ex nunzio Carlo Maria Viganò che accusava il Papa di essere a conoscenza delle coperture dei casi di pedofilia a Washington.

    “I nomi di diversi vescovi corrispondono a quelli citati in un rapporto commissionato dalla Chiesa nel 2010” spiega la portavoce. Il quotidiano olandese, nella pubblicazione, sostiene di aver contattato i religiosi coinvolti ancora in vita, senza però ottenere risposte. Brigitte Kicken, una delle vittime che ha sporto denuncia e che ora ha 62 anni, sostiene che sono almeno nove, tra ragazzi e ragazze, i giovani come lei che hanno subito violenza dallo stesso uomo nella diocesi di Roermond . E l’avvocato Noor Geraads, che assiste alcune delle vittime, sostiene plausibile che il numero di chi ha subito violenza sia più elevato. “In molti villaggi del Limburgo, la gente è ancora silenziosa”, spiega Kicken al giornale olandese.

    Nrc ha messo insieme tutti i dettagli che collegano gli amministratori anziani della chiesa a denunce e casi di trasferimento. Perché le modalità di intervento è quasi sempre quella: una volta scoperte le violenze, il religioso veniva trasferitoin un’altra parrocchia. Nel caso in cui venisse a ripetersi la violenza, si procedeva a nuovo trasferimento, in alcuni casi anche all’estero. Dalle testimonianze è emerso che almeno quattro vescovi hanno commesso violenze in prima persona: Jan Niënhaus, vice vescovo di Utrecht, Jo Gijsen, vescovo di Roermond, Philippe Bär, vescovo di Rotterdam e Jan ter Schure, vescovo di Den Bosch. I casi hanno iniziato ad emergere dopo lo scandalo del 2010: i dati raccolti dal quotidiano provengono principalmente dai dati raccolti della Commissione Deetman, istituita ad hoc nel 2010-2011.

    Il quotidiano olandese mette però le mani avanti, sostenendo che “la panoramica non è completa”: non tutti i casi di pedofilia infatti, secondo il giornale, sono stati denunciati dalle vittime. Il caso scoppia a poche settimane di distanze dalle dichiarazioni di Papa Francesco a Dublino in occasione del “Meeting delle famiglie”. “Crimini ripugnanti”, così Bergoglio ha definito i casi di pedofilia scoperti negli Usa e in Irlanda, di fronte ai quali ha sostenuto di “aver fallito”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/09/16/pedofilia-20-cardinali-olandesi-su-39-sono-coinvolti-nella-copertura-delle-violenze/4629771/

  • Olanda, Chiesa cattolica coinvolta in “scandalo pedofilia”

    Olanda, Chiesa cattolica coinvolta in “scandalo pedofilia”

    Per le associazioni a difesa delle vittime degli abusi, l’inchiesta sui misfatti della Chiesa olandese sarebbe “di portata storica”

    Gerry Freda

    Dopo la Germania, anche i Paesi Bassi entrano a fare parte dell’elenco di nazioni europee nelle quali la Chiesa cattolica è coinvolta in “scandali pedofilia”.

    Le gerarchie ecclesiastiche olandesi sono infatti accusate di avere occultato e perpetrato abusi su minori verificatisi nelle diocesi del Paese tra il 1945 e il 2010.

    Un’inchiesta condotta dal quotidiano Nrc Handelsblad ha svelato molteplici crimini attribuibili a eminenti figure della Chiesa cattolica. Vescovi, cardinali e personale ausiliario delle diocesi olandesi avrebbero fornito, in tale periodo, protezione a sacerdoti “predatori sessuali”. I prelati si sarebbero rifiutati di informare la polizia e la magistratura circa il dilagare della pedofilia all’interno delle parrocchie e dei seminari del Paese. I vertici diocesani avrebbero addirittura distrutto centinaia di segnalazioni inviate dalle vittime dei parroci pedofili. Gli stessi importanti esponenti della comunità cattolica avrebbero personalmente commesso violenze e abusi ai danni di minori. Sarebbero più di una dozzinai vescovi e i cardinali olandesi oggetto dell’inchiesta giornalistica. Per il momento, il quotidiano non ha rivelato l’identità degli alti prelati coinvolti in questo ennesimo “scandalo sessuale” esploso ai danni della Chiesa cattolica.

    Le associazioni a difesa dei minori abusati hanno definito “di portata storica” l’inchiesta condotta dall’Nrc Handelsblad sui crimini e le connivenze ascrivibili al clero nazionale. Esse hanno accusato le gerarchie ecclesiastiche di avere adottato, nel contrasto alla pedofilia, misure “inefficaci”, se non, addirittura, “dannose”. I vertici della ong Child Rights Connect, in una nota, hanno infatti affermato: “In quasi settant’anni, i vertici diocesani non hanno varato alcun provvedimento adeguato a cancellare la piaga della pedofilia. I vescovi olandesi, invece di rimuovere da ogni incarico i chierici sospettati di reati sessuali, hanno semplicemente trasferito da una diocesi all’altra i religiosi responsabili di abusi. A causa di tale misura, la pedofilia non si è arrestata, ma, al contrario, ha iniziato a dilagare in tutti i Paesi Bassi. ”

    Papa Francesco ha ripetutamente condannato la piaga dei crimini sessuali nella Chiesa, definendola un “flagello”. Durante il viaggio in Irlanda, lo scorso agosto, il Pontefice ha usato parole durissime nei confronti dei chierici che si sono macchiati di gravi reati ai danni di minori: “Nessuno di noi può restare impassibile dopo avere ascoltato i racconti di giovani che hanno subito violenze da membri del clero. Questi giovani hanno subito il furto della propria innocenza, il quale ha lasciato profonde cicatrici nella memoria delle vittime.”

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/olanda-chiesa-cattolica-coinvolta-scandalo-pedofilia-1576956.html

  • Pedofilia, nuove accuse alla Chiesa in Olanda/ L’inchiesta: “Abusi coperti dai vescovi per 65 anni”

    Pedofilia, nuove accuse alla Chiesa in Olanda/ L’inchiesta: “Abusi coperti dai vescovi per 65 anni”

    Pedofilia in Olanda, nuove accuse contro la Chiesa: l’inchiesta di Nrc, “abusi coperti da alcuni vescovi per oltre 65 anni”. Le parziali conferme e la preoccupazione del Vaticano

    Non bastavano i casi “incendiari” dal Cile all’Irlanda, passando ai più recenti e gravissimi scandali esplosi in Pennsylvania e Germania: dall’Olanda giungono nuove accuse alla Chiesa sempre sul fronte pedofilia. Nello specifico, secondo una inchiesta choc del quotidiano olandese Nrc ci sarebbero oltre metà dei vescovi e cardinali attivi in Olanda tra il 1945 e il 2010 ad aver coperto diversi casi di abusi interni alla Chiesa. Nel corso di 65 anni, «20 dei 39 cardinali, vescovi e vescovi ausiliari olandesi hanno coperto abusi sessuali, permettendo ai responsabili di fare molte altre vittime», attacca duramente l’inchiesta con l’ennesimo macigno “scaricato” contro il Vaticano in un periodo già piuttosto delicato in merito. Il segretario di Papa Benedetto XVI Mons. Georg Gaenswein, pochi giorni fa aveva spiegato come «gli abusi sono l’11 settembre della Chiesa. È rimasto inascoltato il grido di Papa Ratzinger»: e in effetti, gli effetti sono davvero sempre più tremendi.

    CHIESA OLANDA CONFERMA “PARTE DELLE RIVELAZIONI”

    L’attacco dei media olandesi spiegano che, dei 20 coinvolti, «quattro hanno abusato di bambini e altri 16 hanno permesso il trasferimento in altre parrocchie dei preti pedofili, che avrebbero così potuto causare nuove vittime». Ora, in attesa di avere reali conferme con le dovute indagini che andranno svolte, la portavoce della Chiesa olandese Daphne van Roosendaal ha spiegato all’AFP come «possiamo confermare solo una parte delle rilevazioni. I nomi di diversi vescovi corrispondono a quelli che cita un rapporto ordinato dalla Chiesa nel 2010», spiega la portavoce sottolineando come però sono quasi tutti morti o in prescrizione i possibili responsabili. Secondo ancora Nrc, «Nessuno dei vescovi messi in discussione dall’inchiesta del nostro giornale è ancora attivo e quelli ancora in vita non hanno voluto commentare». Impossibile non essere d’accordo, se si ha veramente a cuore la Chiesa e il messaggio di pace e libertà del Signore Gesù, con quanto affermato ancora pochi giorni fa dal segretario di Ratzinger, che conferma l’impegno attuale di Papa Francesco nel continuare l’opera del suo predecessore «la gravità del crimine della pedofilia è paurosa. Gli abusi del clero sono come un attacco alla stessa Chiesa dal suo interno».

  • Esorcismi e abusi, il giallo delle minacce a don Barone

    Esorcismi e abusi, il giallo delle minacce a don Barone

    Occorrerà aspettare altri dieci giorni per entrare nel vivo del processo a don Michele Barone. L’interrogatorio del teste chiave, la sorella della piccola che avrebbe subito percosse e maltrattamenti «camuffati» da esorcismi, verrà sentita a fine mese. Cambiano i difensori del prete: all’avvocato Carlo Taormina subentrano i penalisti Maurizio Zuccaro e Camillo Irace. Che hanno chiesto i termini a difesa, ma non li hanno ottenuti, tuttavia il tribunale ha accordato il rinvio dell’interrogatorio della ragazza alla prossima udienza per consentire al nuovo collegio lo studio del voluminoso fascicolo agli atti. D’altro canto, l’escussione della sorella della vittima rappresenta il punto cruciale del processo: è stata lei a denunciare sia il sacerdote che i suoi stessi genitori, nonché il commissario di polizia Luigi Schettino, accusandoli di avere per più di un anno sottoposto a sevizie la ragazzina all’epoca dei fatti a malapena tredicenne.

    Si è appreso con certezza, nel corso della breve permanenza in aula, che il sacerdote – detenuto dal giorno dell’arresto, nel febbraio scorso – è stato trasferito dal carcere di Vallo della Lucania a quello di Secondigliano. Gli avvocati non si sbilanciano, ma pare che il Dap abbia deciso di trasferire il prete in seguito a situazioni di pericolo che si sarebbero verificate nel penitenziario salernitano. Un piccolo giallo se si considera che in una trasmissione tv si è fatto riferimento a una lettera scritta dal prete, nella quale si parlava di minacce e altro, ma del manoscritto la polizia giudiziaria non avrebbe trovato traccia.

    A ogni modo, ieri, per la seconda volta da quando è in corso il processo a porte chiuse a Palazzo di Giustizia di Santa Maria Capua Vetere, Barone era presente in aula. Barba incolta, solito piglio deciso, il sacerdote di Casapesenna ha potuto contare, sebbene solo a distanza, sul solito gruppo di adepti che si è presentato davanti al tribunale per sostenere moralmente colui che è considerato una guida spirituale.

    Come si ricorderà, don Barone è sotto processo per maltrattamenti su una minorenne e per abusi sessuali nei confronti di due ventenni, ex sue parrocchiane. Tutte considerate indemoniate. Nel corso delle indagini e dopo l’arresto sono emersi altri profili sui quali la Procura diretta da Maria Antonietta Troncone, con l’aggiunto Alessandro Milita e i sostituti Alessandro Di Vico e Daniela Pannone, stanno tutt’ora lavorando. Affari legati ai pellegrinaggi a Medjugorie e Cracovia, un business sul quale Barone contava molto e dal quale aveva un certo introito dal momento che prima dei guai giudiziari era un prete stimato tanto in Italia quanto in Irlanda. Nel corso delle indagini sono state ascoltate decine di persone e la Procura ha acquisito diversi video in cui si vedono quelli che sembrano violenti rituali esorcistici. In un caso un uomo viene brutalmente colpito al capo con un pesante crocifisso. Una coppia di giovani residente a Desenzano sul Garda ha raccontato di essere stata a sua volta vittima di angherie da parte del prete. Nel corso dei mesi, agli atti sono finite anche le dichiarazioni del pentito Michele Barone, ex dei Casalesi e cugino omonimo del religioso.

    https://www.ilmattino.it/caserta/esorcismi_e_abusi_il_giallo_delle_minacce_al_don_barone-3973709.html