Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: irlanda

  • DIECI DOMANDE A PAPA BERGOGLIO. Facciamola semplice: i fatti sono veri o no?

    DIECI DOMANDE A PAPA BERGOGLIO. Facciamola semplice: i fatti sono veri o no?

    Il pontefice snobba il dossier e la stampa amica infanga l’accusatore. Per le opinioni, però, oltre un certo limite non c’è più spazio. La dura denuncia contiene date, avvenimenti, nomi e cognomi. È quella la realtà? Abbiamo scelto 10 punti sui quali non si scappa

    di Maurizio Belpietro

    Ventiquattro ore. Tante ne sono servite perché anche i principali quotidiani si accorgessero dell’atto d’accusa contro il Papa pubblicato dal nostro giornale. Per l’intera giornata di domenica la grande stampa nazionale aveva preferito ignorare il dossier reso noto in esclusiva dalla Verità,  preferendo dare spazio alle notizie del viaggio di Bergoglio in Irlanda piuttosto che alle clamorose rivelazioni dell’ex nunzio in America, Carlo Maria Viganò, sulle coperture papali di cui avrebbe goduto un arcivescovo omosessuale e sulla lobby gay all’interno della Chiesa. Poi, forse anche per via del fatto che la lettera era stata ripresa con grande eco dai principali mezzi d’informazione internazionali, in America e in Europa, anche nelle redazioni italiane si devono essere rassegnati e quella che non era tata ritenuta degna d’attenzione per tutta la domenica è diventata notizia da prima pagina il lunedì.

    La faccenda però è stata ripresa cercando di smontare le accuse. E siccome non era possibile sostenere che La Verità si fosse inventata la testimonianza di Viganò sulle coperture che il Papa avrebbe dato all’arcivescovo Theodore Edgar McCarrick nonostante fossero note le sue frequentazioni sessuali con i seminaristi, la stampa se l’è presa direttamente con il monsignore, cercando di delegittimarlo. Secondo tanti augusti colleghi, l’ex nunzio negli Usa sarebbe mosso da rancore nei confronti di papa Francesco in quanto, giunto a 77 anni, non sarebbe stato nominato cardinale. Qualcuno fa riferimento anche a un appartamento che sarebbe stato nelle disponibilità del prelato e che il Pontefice gli avrebbe tolto o per lo meno non avrebbe fatto nulla per impedire che gli venisse tolto.

    Altri ancora, tra i quali Francesca Immacolata Chaouqui, la pr finita nei guai per l’affare Vatileaks, veicola la notizia di un presunto esaurimento nervoso del monsignore, con relativi ricoveri in ospedale. Il senso è evidente: se Viganò non ha agito per ritorsione è pazzo o poco ci manca.

    La linea adottata per rispondere alle accuse, e di cui si sono fatti interpreti tanti organi di stampa nazionali, è dunque quella del discredito. La testimonianza dell’ex nunzio non è degna di essere presa in considerazione in quanto colui che l’ha resa non è attendibile. Del resto, questo è anche ciò che ha detto il Papa durante il viaggio di ritorno dalla visita in Irlanda. Sull’aereo che domenica lo riportava in Italia, Bergoglio ha consegnato ai giornalisti una risposta di poche righe al dossier di Viganò, che riportiamo: “L’ho letto questa mattina. Devo dirvi questo: leggete voi attentamente e fatevi un giudizio. Non dirò una parola su questo. Credo che il comunicato parli da sé. Avete al capacità giornalistica per fare le conclusioni. È un atto di fiducia in voi. Vorrei che la vostra maturità professionale facesse questo lavoro”.

    In pratica, secondo il Papa, l’accusa non meriterebbe risposta. I giornalisti dovranno farsi da soli un’idea sul contenuto del documento, perché il Pontefice non dirà una sola parola su ciò che dice Viganò. È ovvio che quelle frasi sono state studiate e ristudiate prima di essere consegnate agli inviati delle principali testate. Bergoglio doveva uscire dal silenzio che si era autoimposto sulla faccenda e, vista l’eco avuta da dossier, lo ha fatto, pur senza citarlo, puntando il dito sulla credibilità dell’autore. Argomento chiuso?

    Eh no, perché dire “Giudicate voi”, “Ho fiducia in voi”, sottintendendo in realtà “Abbiate fiducia in me”, non è sufficiente. Non dossier che abbiamo pubblicato sono citati alcuni fatti che, a prescindere da Viganò, o sono veri o non lo sono. Li riassumiamo qui per praticità.

    • È vero che dell’arcivescovo di Washington, McCarrick, in Vaticano erano note le tendenze pedofile, al punto che presso la Congregazione dei vescovi esisterebbe un dossier sugli abusi da lui commessi nei confronti di giovani seminaristi?
    • Corrisponde al vero che papa Benedetto XVI tra il 2009 e il 2010 decise di togliere a McCarrick la berretta cardinalizia, ordinando gli di lasciare il seminario in cui viveva e di non avere contatti con l’esterno e intimandogli una sorta di isolamento?
    • È vero che nel 2013 le fu consegnato un dossier fatto redigere da papa Benedetto XVI sulla cosiddetta lobby gay all’interno della Chiesa? Che fine ha fatto quel dossier?
    • Le risulta che Carlo Maria Viganò nel corso degli anni abbia segnalato le gravi accuse contro McCarrick a vari cardinali, tra i quali il prefetto della Congregazione della fede, cardinal William Levada, e il segretario di Stato, cardinal Tarcisio Bertone?
    • È vero che i nunzi apostolici negli Stati Uniti che precedetterò Viganò, ossia Gabriel Montalvo e Pietro Sambi, informarono immediatamente la Santa Sede dei comportamenti “gravemente immorali” con seminaristi e sacerdoti dell’arcivescovo McCarrick?
    • È vero che lo stesso Viganò parlò con lei, in un colloquio che avvenne domenica 23 giugno 2013, del dossier in cui erano raccolte le accuse contro McCarrick?
    • Corrisponde al vero che quello stesso giorno egli le disse che McCarrick aveva corrotto generazioni di seminaristi e sacerdoti e lei “non mostrò sul volto alcun segno di sorpresa, come se la cosa le fosse nota da tempo”, e cambiò subito argomento, come sostiene Viganò?
    • È vero che invece di dare corso alle disposizioni di Benedetto XVI, che aveva deciso di destituire McCarrick, nonostante le gravi accuse contro l’arcivescovo, lei non lo costrinse a lasciare l’incarico e a rinchiudersi in preghiera in un convento, ma gli rinnovò gli incarichi?
    • È vero che il 10 ottobre 2013 Viganò le parlò del cardinale Donald Wuerl e delle “deviazioni aberranti alla Georgetown University”, oltre che di un incontro organizzato dell’arcidiocesi di Washington per aspiranti al sacerdozio e tenuto da McCarrick?
    • È vero che il cardinale McCarrick ha avuto influenza sulle nomine di molti alti prelati e ha concorso anche alla sua elezione?

    Le domande sono dieci, ma sull’onda di quanto rivelato potrebbero essere di più. Un’ultima che le riassume tutte però ci preme: se è vero che in Vaticano sapevano delle pratiche omosessuali di McCarrick fin dai tempi della segreteria del cardinale Angelo Sodano, e se nonostante le molte coperture di cui ha goduto, l’arcivescovo di Washington stava per essere destituito nel 2010, perché lei, quando divenne Papa, pur esistendo così tante accuse nei confronti di McCarrick lo lasciò al suo posto, salvo poi ricredersi solo pochi mesi fa, quando a distanza di altri cinque anni, gli scandalosi comportamenti del cardinale furono resi noti?

    In Cile, dove pure altri prelati sono stati coinvolti in accuse di pedofilia, papa Francesco prima difese i vescovi, parlando di pettegolezzi, poi quando l’evidenza fu portata alla luce, si ricredette dicendo di essere stato informato male. Nel caso del cardinal McCarrick le informazioni sembrerebbero esserci state, perché dunque Bergoglio lo lasciò al suo posto?

    Chiedere scusa alle vittime degli abusi è giusto, ma non basta. Non bastano neppure le parole consegnate a una stampa adorante che alle domande preferisce il megafono.

    (trascrizione da La Verità del 28 agosto 2018)

  • Pedofilia, monsignor Viganò: “Papa Francesco si dimetta. Ha seguito consigli dei perversi e operato il male”

    Pedofilia, monsignor Viganò: “Papa Francesco si dimetta. Ha seguito consigli dei perversi e operato il male”

    A La Verità l’ex nunzio apostolico negli Usa – allontanato da Benedetto XVI per volontà del cardinale Bertone – rivela di aver comunicato personalmente a Bergoglio, tre mesi dopo la sua elezione, gli abusi sessuali commessi dall’arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick, al quale recentemente il Papa ha tolto la porpora

    “In questo momento estremamente drammatico la Chiesauniversale riconosca i suoi errori e in coerenza con il conclamato principio di tolleranza zero, Papa Francesco sia il primo a dare il buon esempio a cardinali e vescovi che hanno coperto gli abusi di McCarrick e si dimetta insieme a tutti loro”. A chiederlo è monsignor Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico negli Usa, in un lungo e durissimo atto di accusa contro Bergoglio pubblicato su La Verità. Il diplomatico vaticano rivela di aver comunicato personalmente a Francesco, appena 3 mesi dopo la sua elezione al pontificato, ovvero nel giungo 2013, gli abusi sessuali su minori commessi dall’arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick, al quale recentemente il Papa ha tolto la porpora.

    Secondo Viganò, Francesco “nel caso di McCarrick non solo non si è opposto al male ma si è associato nel compiere il male con chi sapeva essere profondamente corrotto, ha seguito i consigli di chi ben sapeva essere un perverso, moltiplicando così in modo esponenziale con la sua suprema autorità il male operato da McCarrick. E quanti altri cattivi pastori Francesco sta ancora continuando ad appoggiare nella loro azione di distruzione della Chiesa! Francesco sta abdicando al mandato che Cristo diede a Pietro di confermare i fratelli. Anzi con la sua azione li ha divisi, li induce in errore, incoraggia i lupi nel continuare a dilaniare le pecore del gregge di Cristo”.

    Parole durissime e inequivocabili. Ma c’è di più. Viganò mette nero su bianco i nomi di tutti i cardinali e vescovi che, a suo giudizio, si sono resi complici coprendo la pedofilia di McCarrick. La lista è lunghissima. “Vescovi e sacerdoti, – scrive il nunzio apostolico – abusando della loro autorità, hanno commesso criminiorrendi a danno di loro fedeli, minori, vittime innocenti, giovani uomini desiderosi di offrire la loro vita alla Chiesa, o non hanno impedito con il loro silenzio che tali crimini continuassero ad essere perpetrati”.

    Nelle parole di Viganò, che ripercorre in maniera precisa tutti gli avvenimenti del caso McCarrick, si legge anche, però, il suo forte risentimento per essere stato allontanato da Roma da Benedetto XVI per volontà del cardinale Bertone con il quale era entrato in forte contrasto. Il diplomatico, infatti, come è emerso quando furono pubblicati alcuni documenti riservati di Ratzinger nello scandalo Vatileaks 1, nutriva la certezza che sarebbe diventato cardinale presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Un desiderio che neanche Francesco ha esaudito limitandosi a mandarlo nel 2016 al compimento dell’età canonica delle dimissioni.

    Nel suo atto di accusa il diplomatico rivela che già “Papa Benedetto aveva comminato al cardinale McCarrick sanzioni simili a quelle ora inflittegli da Papa Francesco: il cardinale doveva lasciare il seminario in cui abitava, gli veniva proibito di celebrare in pubblico, di partecipare a pubbliche riunioni, di dare conferenze, di viaggiare, con obbligo di dedicarsi ad una vita di preghiera e di penitenza”. Sanzioni, però, che, come l’ex nunzio negli Usa riporta di aver costatato personalmente, non erano state minimamente rispettate. “Papa Francesco – scrive Viganò – ha chiesto più volte totale trasparenza nella Chiesa e a vescovi e fedeli di agire con parresia. I fedeli di tutto il mondo la esigono anche da lui in modo esemplare. Dica da quando ha saputo dei crimini commessi da McCarrick abusando della sua autorità con seminaristi e sacerdoti. In ogni caso, il Papa lo ha saputo da me il 23 giugno 2013 ed ha continuato a coprirlo, non ha tenuto conto delle sanzioni che gli aveva imposto Papa Benedetto e ne ha fatto il suo fidato consigliere insieme con Maradiaga”.

    La lettera di Viganò arriva mentre il Papa è in Irlanda dove, nel 2010, scoppiò in modo sconvolgente lo scandalo della pedofilia del clero. Una vicenda talmente grave che fu perfino chiusa per 4 anni l’ambasciata della Santa Sede nel Paese, poi riaperta nel 2014. Francesco, sulla scia della lettera che aveva scritto nel 2010 Benedetto XVI ai cattolici irlandesi, ha voluto chiedere perdono per “il fallimento delle autorità ecclesiastiche, vescovi, superiori religiosi, sacerdoti e altri, nell’affrontare adeguatamente questi crimini ripugnanti che ha giustamente suscitato indignazione e rimane causa di sofferenza e di vergogna per la comunità cattolica”.

    Proprio alla vigilia del viaggio, Bergoglio, che in Irlanda ha incontrato anche 8 vittime degli abusi, aveva indirizzato una lettera ai fedeli di tutto il mondo sulla piaga della pedofilia del clero. Lettera scritta di getto dopo l’ennesimo scandalo avvenuto proprio negli Stati Uniti, in Pennsylvania, dove 301 sacerdoti hanno abusato di oltre mille minori dagli anni ’40 in poi.

    Non a caso, Viganò scrive che “ora negli Stati Uniti è un coro che si leva specialmente dai fedeli laici, a cui ultimamente si sono uniti alcuni vescovi e sacerdoti, che chiedono che tutti quelli che hanno coperto con il loro silenzio il comportamento criminale di McCarrick o che si sono serviti di lui per fare carriera o promuovere i loro intenti, ambizioni e il loro potere nella Chiesa si devono dimettere. Ma ciò non sarà sufficiente per sanare la situazione di gravissimi comportamenti immorali da parte del clero, vescovi e sacerdoti. Occorre proclamare un tempo di conversione e di penitenza. Occorre ricuperare nel clero e nei seminari la virtù della castità. Occorre lottare contro la corruzione dell’uso improprio delle risorse della Chiesa e delle offerte dei fedeli. Occorre denunciare la gravità della condotta omosessuale. Occorre sradicare le reti di omosessuali esistenti nella Chiesa”.

    Da qui l’appello del diplomatico vaticano: “Imploro tutti, in particolare i vescovi, a rompere il silenzio per sconfiggere questa cultura di omertà così diffusa, a denunciare ai media ed alle autorità civili i casi di abusi di cui sono a conoscenza”. E aggiunge: “Voglio ricordare questa verità indefettibile della santità della Chiesa ai tanti che sono rimasti così profondamente scandalizzati degli abominevoli e sacrileghi comportamenti del già arcivescovo di Washington, Theodore McCarrick, dalla grave, sconcertante e peccaminosa condotta di Papa Francesco e dall’omertà di tanti pastori, e che sono tentati di abbandonare la Chiesa deturpata da tante ignominie”.

    @FrancescoGrana

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/26/pedofilia-monsignor-vigano-papa-francesco-si-dimetta-ha-seguito-consigli-dei-perversi-e-operato-il-male/4582449/

  • Le parole non bastano più. Clamorose proteste in Irlanda per la pedofilia, insufficienti le scuse del Papa

    Le parole non bastano più. Clamorose proteste in Irlanda per la pedofilia, insufficienti le scuse del Papa

    I drammi della pedofilia nella Chiesa rimbalzano da Australia a Cile, da Usa a Irlanda, ma poco è stato fatto. Anzi emerge una formidabile opera di occultamento

    Le parole non bastano più. Neppure le parole di scusa e di vergogna. Ci vogliono azioni, precise, contro la pedofilia del clero cattolico. È questa la cifra dell’impatto del rinnovato ribollire in tutto il mondo (dall’Australia al Cile, dagli Stati Uniti all’Irlanda) dei drammi della pedofilia nella Chiesa. La “protesta delle scarpe “lasciate sul selciato di Dublino da un gruppo di vittime era accompagnata dallo striscione “no words”.

    Pairs of baby shoes are hung from black ribbons on Gardiner Street in Dublin in memory of the children who died at the Bon Secours Mother and Baby Home in Tuam, Co Galway, during the visit of Pope Francis to Ireland. (Photo by Niall Carson/PA Images via Getty Images)

    La stessa cosa ha chiesto direttamente rivolgendosi al Papa il primo ministro irlandese Leo Varadkar, nel suo messaggio di benvenuto. “Usi il suo ufficio e la sua influenza”. L’ufficio ha che fare con le competenze e la giurisdizione, l’influenza con la guida religiosa e morale. L’ufficio con l’azione, l’influenza con le parole, l’insegnamento. E Varadkar ha parlato prima di ufficio e poi di influenza, forse non a caso. Ma lo stesso primate d’Irlanda Eamon Martin, arcivescovo di Armagh, ha dichiarato in una serie di interviste televisive che “la gente vuole qualcosa di più di espressioni di dispiacere”.

    Due luoghi e due tempi sono uniti in questa visita di Papa Francesco In Irlanda. La presenza del Pontefice alle giornate mondiali delle famiglia, che ha preceduto quella di oggi e domani a Dublino, si era svolta tre anni fa durante la visita ufficiale negli Stati Uniti, a Philadelphia. E paradossalmente proprio da lì è arrivato nelle scorse settimane il Rapporto del Gran Giurì che ha nuovamente inchiodato la Chiesa cattolica al suo passato carico di abusi sessuali su minori.

    Il Papa nella lettera di lunedì scorso si è rivolto a tutto il popolo di Dio, ha paradossalmente sottolineato la sua solitudine di Pastore. Nel testo nessun riferimento ai vescovi e alla loro responsabilità. Ma il richiamo a quanto già ebbe a scrivere Benedetto XVI proprio agli irlandesi. Nel 2010. Cioè otto anni fa.

    Due date, due tempi, distanti quasi un’infinità. E non sembra essere cambiato molto. Anzi. Due cardinali hanno dovuto dare forfait a Dublino, il cardinale di Washington Wuerl, chiamato in causa dal rapporto del Gran Giurì della Pennsylvania, e il presidente della Commissione pontificia per la tutela dei minori, Seán O’ Malley, impegnato in un’indagine urgente su abusi commessi nel seminario della sua Diocesi. Un cardinale è imputato in Cile (Ezzati) e uno è sotto processo in Australia (Pell).

    L’Attorney General della Pennsylvania Josh Shapiro, in una lettera che ha indirizzato a Francesco esattamente un mese fa, il 25 luglio, ha ricordato di aver incontrato il Papa a Philadelphia nel 2015 all’incontro mondiale delle famiglie, di aver condiviso le sue parole contro gli abusi, ma tre anni dopo gli ha chiesto conto del perché non abbia fatto niente in relazione alla responsabilità dei vescovi. Già di per sè una lettera del genere, scritta su carta intestata, dovrebbe sollevare molti interrogativi, e certamente non può essere valutata con leggerezza.

    Nei giorni scorsi “dall’entourage papale” è stato negato ufficiosamente che sia in preparazione una seconda lettera del Papa ai vescovi cattolici. Ma intanto una nuova inchiesta è partita nel Missouri, da parte di un altro Gran Giurì. E tra gli arcivescovi che allora avevano responsabilità ci sono il cardinale di New York Dolan e il cardinale conservatore Burke.

    Se è vero che quasi la totalità dei casi denunciati di recente nel mondo (317 in Irlanda, nel 2017 ) risalgono a prima dell’anno Duemila, tuttavia tale ritardo nelle denunce dimostra che il sistema di occultamento è stato formidabile.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/08/25/le-parole-non-bastano-piu-clamorose-proteste-in-irlanda-per-la-pedofilia-insufficienti-le-scuse-del-papa_a_23509327/

  • I cattolici contro il Papa. La protesta dei biglietti per boicottare la Chiesa

    I cattolici contro il Papa. La protesta dei biglietti per boicottare la Chiesa

    Francesco da oggi in visita nell’isola. Ma i fedeli lo disertano in polemica con i casi di pedofilia

    Londra L’Irlanda si ribella al Papa. Non inizia certo sotto i migliori auspici la visita di Papa Francesco in uno dei Paesi più cattolici d’Europa.

    Lo aspetta infatti un’iniziativa che non ha precedenti e che si preannuncia come una delle proteste più eclatanti contro la Chiesa, colpevole nel passato, soprattutto in Irlanda, di centinaia di reati di pedofilia nei confronti di minori innocenti.

    Non è Papa Francesco a essere messo sotto accusa, anzi questo Pontefice è stato forse il primo a voler condannati i sacerdoti che si erano macchiati di una simile colpa, ma quello che Francesco rappresenta: una Chiesa che ha sempre saputo e che ha sempre coperto ogni misfatto e i relativi colpevoli. Così in molti hanno deciso di «dire di no al Papa», boicottando la sua udienza a Knock e la messa a Dublino in un modo alquanto originale. Chi vuole esprimere il suo dissenso ha richiesto un biglietto per partecipare e invece non si presenterà. «Si tratta di una protesta silenziosa e pacifica», hanno spiegato gli organizzatori della campagna chiamata appunto Say Nope to the Pope, che sulla pagina Facebook conta 9mila sostenitori. «Come cittadini irlandesi abbiamo diritto a ricevere un biglietto per essere presenti all’udienza papale ha spiegato Michael Stewart . I contribuenti hanno finanziato questa visita e il governo non ha tenuto conto della loro fede. Questo dettaglio è stato la ciliegina sulla torta che ha fatto esplodere un malcontento già molto forte».

    Ci sono mezzo milione di biglietti disponibili per la messa e altri 45mila possono essere richiesti per la visita a Knock. Ma sembra che saranno in molti a disertare. C’è chi afferma di aver richiesto 1.312 biglietti, mentre un altro ne ha ottenuti 800 usando indirizzi mail differenti. Quando Mary Coll ha visto l’annuncio della messa nel grande parco di Dublino non ha avuto esitazioni. Ne ha richiesto uno a nome suo e un secondo con il nome di sua madre, che l’aveva data in adozione nel 1962: nessuna delle due si presenterà all’appuntamento. Mary invece guiderà fino a Limerick per presenziare a una veglia nel luogo in cui lo scorso anno è stata scoperta una fossa comune nei pressi di una casa per ragazze madri gestita dalla Chiesa cattolica. Furono trovati i resti di almeno 800 neonati. La signora Coll ha raccontato al quotidiano britannico The Guardian che la maggioranza degli irlandesi non sono contenti di questa visita. Molti sono furiosi per i tanti scandali sessuali che hanno visto protagonisti i sacerdoti e per come tutto sia stato insabbiato per un tempo così lungo. Inoltre Dublino ricorda bene anche l’inumano trattamento di tante giovani madri sole, cacciate dal Paese e costrette a dare i figlioletti in adozione contro la propria volontà.

    Troppo dolore, troppe vite rovinate, troppi colpevoli lasciati impuniti. Gli irlandesi hanno detto «basta», e domenica preferiranno unirsi ai sopravvissuti agli abusi perpetrati dai servitori del clero piuttosto che recarsi ad ascoltare Sua Santità. Non raccogliere la sua chiamata è l’unico modo che conoscono per far sentire la loro voce. «Non esistono canali di dissenso all’interno della Chiesa spiega ancora Mary Coll , loro non sono interessati al nostro riscontro. Non è un’organizzazione dove puoi riempire un questionario e dare un giudizio sui loro servizi. La Chiesa agisce a modo suo e non si interessa a come uno la pensi». La protesta è stata invece criticata dal primo ministro Leo Varadkar. «Negare la possibilità di ottenere un biglietto a chi vuole essere presente all’evento – ha dichiarato il premier irlandese è un’azione meschina, da poveri di spirito».

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/i-cattolici-contro-papa-protesta-dei-biglietti-boicottare-1567919.html
  • Le vittime di abusi del clero chiedono una nuova guida per la Pontificia Commissione Tutela dei Minori

    Le vittime di abusi del clero chiedono una nuova guida per la Pontificia Commissione Tutela dei Minori

    ECA NOTIZIE DAL MONDO #ECAinIreland

    Conferenza stampa ECA OGGI a Dublino: Le vittime di abusi nel clero chiedono una nuova guida della Commissione papale

    QUANDO: L’incontro inizierà alle 12.00 di venerdì 24 agosto. Il notiziario conferenza / tavola rotonda inizierà circa alle 12:15.

    DOVE: Redwood Suite 4, Ballsbridge Hotel, Pembroke Road, Ballsbridge, Dublino 4

    CHI: Setteimportanti leader e attivisti sopravvissuti che sono membri di ECA (Ending Clergy Abuse), un progetto di giustizia mondiale volto a ritenere la chiesa cattolica responsabile per porre fine agli abusi sessuali del clero. Vedi i dettagli di seguito.

    CHE COSA: Primi sopravvissuti da tutto il mondo si riuniranno a mezzogiorno venerdì 24 agosto per rispondere all’unica sessione del World Meeting of Families sulla tutela dei bambini, prevista per venerdì mattina. Vedi notiziario:

    https://www.ecaglobal.org/leading-survivors-activists-to-react-to-safeguarding-discussion-at-wmof/

    Il gruppo solleciterà inoltre il Papa a nominare un nuovo leader per la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori.

    PERCHÉ: Nei quattro anni in cui il cardinale Seán O’Malley, arcivescovo di Boston, ha guidato la Pontificia Commissione per la protezione dei minori, il lavoro della commissione non ha prodotto alcuna riforma significativa.

    O’Malley non è riuscito a persuadere il Papa a mettere in atto nessuna delle raccomandazioni meritevoli della commissione. Il tribunale per vescovi complici e insabbiatori non è mai decollato. La “tolleranza zero” per i preti pedofili non è ancora praticata dalla maggior parte dei vescovi e dei superiori religiosi del mondo.

    O’Malley ha fallito persino nell’attuare la raccomandazione della commissione secondo cui ogni vittima che contatta il Vaticano riceve una risposta.

    Sotto O’Malley, tutti i membri molto determinati e incentrati sulle vittime hanno lasciato la Commissione o sono stati licenziati.

    “Chiaramente, la commissione ha bisogno di un nuovo leader: qualcuno che è più deciso e determinato, con la volontà di rischiare” dice Peter Saunders.

    Un esempio di quel tipo di leadership, dice il gruppo, potrebbe essere l’arcivescovo Diarmuid Martin di Dublino. Martin sembra essere l’unico Vescovo al mondo a consegnare volontariamente alle autorità civili l’archivio di documenti della Diocesi, circa 65.000 pagine. La Diocesi di Martin è una delle poche al mondo al di fuori degli Stati Uniti a decretare volontariamente la “tolleranza zero” e rimuovere i sacerdoti, con resoconti credibili di abusi sessuali su minori, dal loro ministero. Recentemente e ripetutamente, Martin ha anche identificato e definito correttamente il problema degli abusi sessuali su minori da parte del clero come un sistema istituzionale o “meccanismo” che “consente o facilita l’abuso”. Ha dichiarato che queste strutture “devono essere abbattute e distrutte per sempre”.

    Ian Elliot, uno dei veri e propri osservatori interni assunti dalla chiesa nella storia della crisi degli abusi, ha detto questo su Martin, “non poteva, nella sua coscienza, fare i conti con il fatto che qualsiasi membro del clero potesse abusare di una giovane persona “.

    QUESTI PRINCIPALI SOGGETTI E ATTIVISTI PARLANO:

    * Pete Saunders del Regno Unito, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, membro attivo della Pontificia Commissione per la protezione dei minori dal 2014 al 2016. È stato messo in congedo dopo aver criticato pubblicamente il Papa per aver difeso un vescovo cileno insabbiatore e il cardinale George Pell per il  trattamento crudele delle vittime. Pete ha fondato il NAPAC, l’Associazione nazionale per le persone maltrattate nell’infanzia.

    * Rev. Thomas P. Doyle, O.P. degli Stati Uniti, un prete domenicano e avvocato canonico, noto informatore che ha diffidato i vescovi degli Stati Uniti nel 1985. Tom ha svolto attività di perito in migliaia di casi di abuso in tutto il mondo.

    * Mark Vincent Healy di Dublino, sopravvissuto agli abusi sessuali di due preti irlandesi, uno dei primi sopravvissuti ad incontrare papa Francesco

    * Lieve Halsberghe del Belgio, leader attivista e ricercatore il cui lavoro ha portato molti abusatori alla giustizia

    * Matthias Katsch della Germania, sopravvissuto all’abuso di clero, portavoce di ECKIGER TISCH (Organizzazione di auto-aiuto delle vittime della violenza sessuale nelle istituzioni gesuite in Germania n.d.r.) e membro del Consiglio dei sopravvissuti tedesco

    * Peter Isely degli Stati Uniti, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, membro fondatore ed ex direttore del Midwest (1992-2017) di Survivors Network degli Abusati dei Sacerdoti (SNAP). Peter ha fondato l’unico programma mondiale di ricovero ospedaliero per i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

    * Margaret McGuckin dell’Irlanda del Nord, una sopravvissuta di abusi sui minori e membro fondatore del gruppo di sostegno dei Sopravvissuti e delle vittime di abusi istituzionali (SAVIA). Una sopravvissuta di anni nella famigerata casa dei bambini di Nazareth House, aiutò a portare avanti le indagini sugli abusi istituzionalizzati.

    CHI SIAMO:

    Ending Clergy Abuse (ECA) è un’organizzazione mondiale di sopravvissuti e attivisti per i diritti umani che forza la Chiesa cattolica romana a porre fine all’abuso del clero, in particolare agli abusi sessuali su minori, al fine di proteggere i bambini e cercare giustizia per le vittime. I membri dell’assemblea di ECA rappresentano oltre 18 paesi e 4 continenti. http://ecaglobal.org – @ENDCLERGYABUSE – contactus@ecaglobal.org

  • LA COMPLICITÀ COI PRETI PEDOFILI – il caso Pennsylvania

    LA COMPLICITÀ COI PRETI PEDOFILI – il caso Pennsylvania

    di Marco Marzano

    Vaticano – Il report del governo Usa conferma che gli abusi ci sono ovunque nella Chiesa e vengono sempre coperti. Ma il Papa, anche nella sua lettera ai fedeli, continua a trattare le molestie come un problema spirituale invece che penale

    Il report del Grand Jury della Pennsylvania sugli abusi sessuali commessi dal clero cattolico in sei diocesi di quello Stato americano è un catalogo di orrori a danno di minorenni, ripetuti nel tempo e aggravati dal riguardare un’intera organizzazione: quella di cui facevano parte sia gli abusatori che i loro complici, tutti coloro che li hanno aiutati a sottrarsi alla giustizia.

    Il documento somiglia agli altri analoghi prodotti in tutti i luoghi in cui si sia tentato di far luce sui delitti sessuali commessi da membri del clero cattolico. Ovunque si indaghi, a Boston come a Ratisbona, in Australia come in Irlanda, si scopre lo stesso marciume. Come si legge nelle prime righe del rapporto: “Sapevamo che queste storie accadevano qui e là. Ora conosciamo la verità e sappiamo che accadeva dappertutto”.

    Quel che colpisce in questo caso sono le dimensioni del lavoro investigativo, le centinaia di migliaia di pagine di documenti riservati (che le diocesi sono state costrette a consegnare) esaminate con cura, le testimonianze raccolte e il fatto che i sacerdoti coinvolti siano più di 300, le vittime identificate sono almeno un migliaio, anche se tutto fa ritenere che, come si legge nel rapporto, siano in realtà tante di più, che di molti crimini si siano perse le tracce o che tante vittime abbiano deciso di non rivelare quel che hanno subito. Molti degli abusati sono maschi di tutte le età, ma non mancano anche le bambine. Tutti costoro hanno subito violenze sessuali di ogni genere da parte di abusatori più o meno seriali. Le loro storie vengono ricostruite nel rapporto con meticolosa precisione.

    E tuttavia quel che impressiona di più è la descrizione del comportamento dei responsabili delle diocesi, dei vescovi. Nel report si legge che, malgrado qualche piccola differenza di stile, in tutte le diocesi prevaleva un codice di comportamento standardizzato. Grazie anche alla collaborazione di alcuni agenti del FBI esso è stato finalmente portato alla luce. Il codice consiste di sette norme: a) far sempre uso di eufemismi nel descrivere i crimini, non parlare mai di “stupro”, ma di “condotta inappropriata”; b) non far condurre indagini approfondite da personale qualificato e preferire ad esse le testimonianze degli amici e dei colleghi del carnefice; c) al fine di fornire un’apparenza di integrità, inviare il prete abusatore presso un centro di trattamento psichiatrico nel quale venga però considerata valida esclusivamente la sua versione dei fatti; d) se si rivelasse proprio necessario rimuovere un prete dal proprio incarico, non precisare mai le cause e parlare di “malattia” o “esaurimento nervoso”; e) anche se un prete è uno stupratore, continuare a fornirgli il pieno sostentamento, ignorando il fatto che possa continuare a stuprare; f) se si viene a sapere che un prete è un abusatore, trasferirlo ad un’altra parrocchia dove nessuno lo conosca; g) non riferire nulla polizia, non denunciare mai.

    Il “codice” è stato applicato ovunque e ha comportato la sistematica sordità alla sofferenza delle vittime, la costante protezione dei carnefici e soprattutto, almeno fino a qualche tempo fa, la tutela della reputazione dell’istituzione ecclesiastica. Il fatto che oggi ne venga rivelata l’esistenza testimonia che la società civile, insieme alla stampa e alle istituzioni pubbliche americane, non sono più disposte a tollerare le implicazioni criminali dell’operato della Chiesa Cattolica. Gli autori del report fanno mostra di un cauto ottimismo. E tuttavia la malattia non è certo estinta (nel report ci sono casi molto recenti), deve rimanere alta la pressione sulla Chiesa affinché essa non torni ai vecchi vizi si sa che quasi sempre (le vittime hanno bisogno di tempo per far emergere il ricordo delle violenze subite), vanno introdotti cambiamenti nella legislazione degli Stati al fine di rendere più facile individuare e perseguire i preti autori di violenze sui minori.

    Soprattutto sarebbe necessario che venissero avviate in tutto il mondo iniziative giudiziarie come questa della Pennsylvania, così come sarebbe vitale che al stampa facesse quel che ha fatto il Boston Globe nel caso Spotlight, il vero avvio della lotta ai crimini sessuali della Chiesa cattolica americana. Sarebbe anche necessario che da Roma giungessero segnali meno ambigui e reticenti. Da questo punto di vista, la recente “lettera al popolo di Dio” di papa Francesco è inadeguata. E lo è in particolare laddove si concentra su una lettura degli abusi come difetto spirituale e sull’esercizio della preghiera e del digiuno come principale pratica riparatoria. Ma preghiera e digiuno sono proprio i farmaci più di frequente somministrati nel passato da vescovi e pastori ai loro confratelli colpevoli di aver compiuto qualche azione esecrabile nei confronti di un minore. Quell’atto, una molestia o addirittura una violenza carnale ai danni di un bambino, veniva interpretata precisamente come una mancanza spirituale, come un peccato, un’offesa a Dio, che richiedeva, come riparazione, preghiera e digiuno. Due pratiche compatibili con il segreto attorno al reato, con la protezione del chierico peccatore dalle grinfie della giustizia civile e con l’indifferenza verso la sofferenza della vittima.

    Da vertici della Chiesa davvero interessati a combattere il fenomeno e a cambiare verso ci aspetteremmo tutt’altro. Ci attenderemmo, in luogo di una generica richiesta di perdono, un invito solenne rivolto a tutte le vittime del mondo di reati commessi da membri del clero a presentarsi dinanzi alle autorità ecclesiastiche e a quelle civili per denunziare i loro carnefici. O un ordine tassativo rivolto ai vescovi di tutto il pianeta a fare ciò che quelli della Pennsylvania sono stati costretti a fare: aprire i loro archivi, rendere pubblici i documenti che attestano le responsabilità che tantissimi dirigenti della Chiesa hanno avuto nel coprire, aiutare, sostenere gli autori di crimini sessuali.

    Infine, ci attenderemmo l’indizione di un sinodo straordinario dedicato al tema del ministero sacerdotale, nel corso del quale potesse essere indagata, con l’ausilio di scienziati e ricercatori esperti nel campo, l’analisi della relazione tra la formazione seminariale, il celibato obbligatorio, il profilo sacrale del sacerdozio, da un lato e la commissione di reati sessuali sui minori e la protezione di casta accordata al clero dai dirigenti ecclesiastici dall’altra. Si tratterebbe di un passaggio doloroso, ma di un epocale momento di parresia, nel quale la Chiesa potrebbe davvero iniziare una stagione nuova, rifondando su basi nuove i propri rapporti con la comunità dei fedeli e con la società civile. Sarebbe qualcosa di davvero rivoluzionario e di ben diverso dai balbettii di scuse che si sentono pronunciare in questi giorni di fronte ai racconti dell’orrore che giungono dalla Pennsylvania.

  • Lettera di Papa Francesco al Popolo di Dio; parole di un bugiardo o più semplicemente di un leader religioso con grossi problemi di dissociazione dalla realtà? (Contiene video e posizioni di Gianluigi Nuzzi)

    Lettera di Papa Francesco al Popolo di Dio; parole di un bugiardo o più semplicemente di un leader religioso con grossi problemi di dissociazione dalla realtà? (Contiene video e posizioni di Gianluigi Nuzzi)

    Un salto al ribasso della qualità quello di Bergoglio che da populista di “alto livello”, se così si può dire, si trasforma in leader dell’inciviltà più meschina, barbara e ripugnante.

    Nella sua lettera al Popolo di Dio, dalla quale anche se molti giornali non lo scrivono si dissocia in primis proprio  il Popolo di Dio tra cui Patrick McCafferty di Belfast che nel suo magazine parrocchiale ha chiesto a Francesco di rimanere a Roma: “Chiederei al nostro Santo Padre il papa di non venire in Irlanda”. Tra l’ennesimo insulto alle vittime dei preti cattolici, emergono diversi aspetti inquietanti.

    Il grave ed evidente ritardo mentale delle gerarchie cattoliche che dopo più  di vent’anni di accuse da parte delle vittime e delle associazioni che le tutelano, toh, tutto a un tratto si accorge per la terza, quarta, quinta volta, di non aver fatto abbastanza (per non dire nulla) per affrontare il problema e per tutelare le vittime e le potenziali nuove.

    Questo lo squallidissimo teatrino di Bergoglio, che per tirarsene fuori dagli scandali che continuamente emergono testimoniando il fallimento della chiesa nell’affrontare l’endemico problema, e grazie alla complicità criminale di quella stampa che lo favoreggia, promette per la terza, quarta, quinta ecc. volta tolleranza zero con la proverbiale promessa che tutto ciò non accadrà più.

    Nel suo incivile concetto, nel frattempo, chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato.

    Nella sostanza, uscendo dal concetto religioso e facendo un paragone più alla portata di tutti, Begoglio chiede alla vittima/pedone di un ubriaco che, in stato di alterazione da alcol l’ha investita e l’ha costretto ad usufruire a vita di una sedia a rotelle, che si accontenti delle scuse senza pretendere un aiuto per comprarsi una sedia a rotelle che gli permetta di muoversi.

    Un concetto ripugnante e di una violenza inaudita che varrebbe a dire che se le vittime, questa volta legittimamente, facessero violenza ai propri aguzzini, basterebbe poi chiedere scusa.

    In conclusione, un bugiardo o un leader religioso con gravi problemi di dissociazione dalla realtà?

    Potremmo forse trovare la risposta se riflettessimo sulle aspettative che Bergoglio ha lanciato per l’ennesima volta al Popolo di Dio, aspettative che non è neppure riuscito a risolvere in uno staterello di un km quadrato con al suo interno solo una quindicina di bambini.

    Parlo del caso di don Martinelli e dei chierichetti del papa che hanno denunciato le presunte molestie subite in vaticano, che per la terza volta va verso l’insabbiamento al punto tale che poco più di un mese fa vedevamo il Martinelli, anziché sospeso, raccogliere prenotazioni per gli esercizi spirituali dell’Opera don Folci, esercizi ai quali paradossalmente presenziava niente popò di meno che il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Francisco Ladaria.

    Bergoglio, il papa dalla credibilità ZERO.

    Di Francesco Zanardi

  • Papa Francesco: “Con vergogna e pentimento ammettiamo di aver abbandonato i piccoli”. Lettera del Papa sulla pedofilia

    Papa Francesco: “Con vergogna e pentimento ammettiamo di aver abbandonato i piccoli”. Lettera del Papa sulla pedofilia

    Il pontefice ha scritto direttamente ai fedeli: “Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono”

    RIMINI. “Con vergogna e pentimento, come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite. Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli”. Dopo le parole di ieri del nunzio a Washington, Christophe Pierre, che al Meeting di Rimini ha detto che in merito allo scandalo della Pennsylvania – un’indagine che mette impietosamente sotto accusa 301 sacerdoti e riporta alla luce violenze inaudite su minori – il Papa è preoccupato, è direttamente Francescoa prendere la parola in una “Lettera al Popolo di Dio” pubblicata oggi e interamente dedicata alla pedofilia da parte del clero. Un’iniziativa che ricorda la lettera di Benedetto XVI nel 2010 scritta direttamente ai cattolici d’Irlanda dopo gli scandali degli insabbiamenti, parole drammatiche che non nascondono l’omertà della Chiesa in merito.

    La pedofilia, scrive Francesco, è “un crimine che genera profonde ferite di dolore e di impotenza, anzitutto nelle vittime, ma anche nei loro familiari e nell’intera comunità”. E ancora: “Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare il danno causato. Guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi”.

    Papa Bergoglio da tempo ha scelto di stare dalla parte delle vittime. Molte ne ha incontrate in Vaticano, anche in via riservata: “Le vittime devono sapere che il Papa è dalla loro parte”, ha dichiarato la sala stampa vaticana tre giorni fa in un comunicato dedicato alla Pennsylvania. Ieri, tuttavia, era stato l’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, a chiedere qualcosa di più: “Non è sufficiente chiedere scusa – ha detto -. La mia speranza è che Francesco voglia sfidare la Chiesa in Irlanda a essere diversa”. E oggi Francesco scrive: “Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore, perciò urge ribadire ancora una volta il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilità”. Per poi proseguire: “Il dolore di queste vittime è un lamento che sale al cielo, che tocca l’anima e che per molto tempo è stato ignorato, nascosto o messo a tacere. Ma il suo grido è stato più forte di tutte le misure che hanno cercato di farlo tacere o, anche, hanno preteso di risolverlo con decisioni che ne hanno accresciuto la gravità cadendo nella complicità”.

    Francesco punta il dito contro le omissioni della Chiesa: “Oggi – scrive – siamo interpellati come Popolo di Dio a farci carico del dolore dei nostri fratelli feriti nella carne e nello spirito. Se in passato l’omissione ha potuto diventare una forma di risposta, oggi vogliamo che la solidarietà, intesa nel suo significato più profondo ed esigente, diventi il nostro modo di fare la storia presente e futura, in un ambito dove i conflitti, le tensioni e specialmente le vittime di ogni tipo di abuso possano trovare una mano tesa che le protegga e le riscatti dal loro dolore. Tale solidarietà ci chiede, a sua volta, di denunciare tutto ciò che possa mettere in pericolo l’integrità di qualsiasi persona. Solidarietà che reclama la lotta contro ogni tipo di corruzione, specialmente quella spirituale”.

    Francesco cita direttamente il report della Pennsylvania. Scrive: “Negli ultimi giorni è stato pubblicato un rapporto in cui si descrive l’esperienza di almeno mille persone che sono state vittime di abusi sessuali, di potere e di coscienza per mano di sacerdoti, in un arco di circa settant’anni. Benchè si possa dire che la maggior parte dei casi riguarda il passato, tuttavia, col passare del tempo abbiamo conosciuto il dolore di molte delle vittime e constatiamo che le ferite non spariscono mai e ci obbligano a condannare con forza queste atrocità, come pure a concentrare gli sforzi per sradicare questa cultura di morte”. Secondo il Papa, infatti, “le ferite non vanno mai prescritte”. E in proposito cita la promessa contenuta nel Magnificat: “Ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote”. “Proviamo vergogna – confida Francesco – quando ci accorgiamo che il nostro stile di vita ha smentito e smentisce ciò che recitiamo con la nostra voce. Con vergogna e pentimento, come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite. Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli”.

    Francesco ripete anche le parole dell’allora cardinale Ratzinger quando, nella Via Crucis scritta per il Venerdi’ Santo del 2005, si unì al grido di dolore di tante vittime e con forza disse: “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo Corpo e del suo Sangue è certamente il più grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore. Non ci rimane altro che rivolgergli, dal più profondo dell’animo, il grido: Kyrie, eleison – Signore, salvaci”.

    http://www.repubblica.it/esteri/2018/08/20/news/papa_francesco_con_vergogna_e_pentimento_ammettiamo_di_aver_abbandonato_i_piccoli_lettera_del_papa_sulla_pedofilia-204511557/

  • Pedofilia, visita Papa in Irlanda: si mobilitano vittime

    Pedofilia, visita Papa in Irlanda: si mobilitano vittime

    Il Papa sarà il 25 e il 26 agosto in Irlanda per l’Incontro Mondiale delle Famiglie. Ma il dossier pedofilia rischia di pesare come un macigno e anche di oscurare il primo obiettivo che è appunto l’incontro con le famiglie che arriveranno a Dublino da tutto il mondo, già a partire da martedì 21. L’eco dell’ultimo scandalo, quello della Pennsylvania, arriva infatti fino a Dublino. Due sono i cardinali americani che hanno già cancellato la loro presenza all’evento, Donald Wuerl e Sean O’Malley, per seguire le vicende che stanno mettendo in grande difficoltà la Chiesa cattolica negli Stati Uniti. Ma anche dalla stessa Irlanda arriva l’appello affinché la questione degli abusi del clero sui minori sia tra i temi trattati dal Papa. Pronta per domenica 26 una manifestazione al Garden of Remembrance, nel pomeriggio, quando Francesco si appresterà a celebrare la messa conclusiva. “La verità conta. Senza la verità, non può esserci giustizia”, afferma il direttore esecutivo di Amnesty International Irlanda, Colm O’Gorman. Il timore è che la visita del Papa in Irlanda “ignorerà la necessità di riconoscere onestamente e rispondere al grave danno causato a molte persone dalle azioni e dai fallimenti delle istituzioni della Chiesa Cattolica Romana. Grave danno che è riverberato attraverso le generazioni, e che in qualche modo tocca ogni persona in Irlanda”, sottolineano gli organizzatori di ‘Stand for Truth’, come è stata chiamata l’iniziativa di domenica prossima. Ha già annunciato la sua partecipazione Marie Collins, ex vittima di pedofilia del clero ed ex componente della Pontificia Commissione per la Protezione dei minori, che si era dimessa in polemica con il Vaticano, soprattutto la Congregazione per la Dottrina della Fede, all’epoca guidata dal card. Gerhard Mueller, per la lentezza con cui procedevano le decisioni contro i preti pedofili. A chiedere una parola del Papa è anche l’arcivescovo di Dublino, mons. Diarmuid Martin. “Non è sufficiente chiedere scusa”. “La mia speranza è che Papa Francesco – ha detto il vescovo – voglia sfidare la Chiesa in Irlanda a essere diversa. Il Papa deve parlare francamente del nostro passato, ma anche del nostro futuro. Abbiamo bisogno di una Chiesa che ispiri fiducia”. Il Nunzio a Washington, mons. Christophe Pierre, a margine del Meeting di Cl a Rimini, ha invece commentato la situazione negli Usa: “Vedo una preoccupazione seria dei vescovi e anche da parte del Papa. Dobbiamo aiutare questa Chiesa e il Santo Padre a superare questa crisi e questo scandalo”. Dall’America c’è poi la posizione del vescovo di Madison, Wisconsin, mons. Robert Morlino: “+ ora di ammettere che esiste una sottocultura omosessuale all’interno della gerarchia della Chiesa cattolica che sta devastando grandemente la vigna del Signore”. Ma lo scandalo della pedofilia non è l’unico problema che incombe sulla visita del Papa in Irlanda. Forti sono le polemiche sulla questione delle famiglie ‘arcobaleno’, con uno dei relatori, il padre gesuita James Martin, molto vicino alla comunità Lgbt. I tradizionalisti sono sul piede di guerra ed è stata lanciata una petizione on line per evitarne la partecipazione; secondo gli organizzatori sarebbero state già raccolte 10mila firme.

  • «Basta chiedere scusa per gli abusi, bisogna cambiare le cose»

    «Basta chiedere scusa per gli abusi, bisogna cambiare le cose»

    È la perentoria richiesta del vescovo di Dublino a Papa Francesco, che sarà sull’isola il 25 e il 26 agosto

    DUBLINO – «Non è sufficiente solo chiedere scusa. Le strutture che consentono o facilitano l’abuso devono essere scomposte e suddivise per sempre. Perché non succede? Perché un’affermazione così semplice deve essere ripetuta così spesso?».

    A parlare senza mezzi termini contro lo scandalo pedofilia della Chiesa cattolica è l’arcivescovo di Dublino, mons. Diarmuid Martin, alla vigilia della visita del Papa, che il 25 e 26 agosto sarà in Irlanda per l’Incontro Mondiale delle Famiglie.

    «La mia speranza è che Papa Francesco – ha detto il vescovo nell’omelia della messa di oggi – voglia sfidare la Chiesa in Irlanda a essere diversa, ad essere più autenticamente la Chiesa di Gesù Cristo con una cultura diversa».

    «Il Papa – dice il vescovo – deve parlare francamente del nostro passato, ma anche del nostro futuro. Abbiamo bisogno di una Chiesa che ispiri fiducia: non la fiducia della popolarità o dell’arroganza, ma la fiducia che proviene da uomini e donne affascinati dal messaggio di Gesù».