Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Forteto, la comunità degli abusi e le amicizie a sinistra: tra i pellegrinaggi dei candidati e le relazioni eccellenti

    Forteto, la comunità degli abusi e le amicizie a sinistra: tra i pellegrinaggi dei candidati e le relazioni eccellenti

    La struttura in provincia di Firenze accoglieva ragazzi in affidamento dal tribunale dei minori ed era guidata dal “Profeta” Rodolfo Fiesoli (condannato a oltre 15 anni di pena). Da qui sono passati numerosi dirigenti del centrosinistra. Ma era con sindaci e dirigenti locali, hanno dimostrato le commissioni d’inchiesta, che Fiesoli e i suoi assistenti sono riusciti a intessere rapporti

    L’immagine della comunità del Forteto alla fine è stata oscurata da una condanna esemplare: i 15 anni e 10 mesi che la Cassazione, nel dicembre 2017, ha inflitto a Rodolfo Fiesoli,che si faceva chiamare il Profeta e che è stato ritenuto responsabile degli abusi psicologici e sessuali avvenuti nella struttura nei confronti di minori e disabili dati loro in affidamento dal tribunale dei minori. Ma per anni la comunità, tra Vicchio e Dicomano, è stata un fiore all’occhiello della sinistra, un’esperienza economica e sociale all’avanguardia.

    Basti il fatto che sul Forteto il consiglio regionale toscano ha dovuto dedicare addirittura due commissioni di inchiesta per capire quali e quanti fossero i rapporti della comunità con la politica. La prima ha lavorato dal 2012 al 2013 per verificare le numerose storie di abusi. “Uscì fuori un vaso di Pandora”, ricorda il presidente della commissione Stefano Mugnai, Forza Italia. Prima di iniziare il lavoro, il presidente del consiglio regionale Alberto Monaci (ex Dc e poi Pd) gli raccomandò prudenza e cautela. La commissione andava infatti a toccare i fili di un’inchiesta scottante e il rischio di bruciarsi e di non portare a termine con efficacia i lavori poteva essere alto. Dal 2015 al 2016 è entrata in azione invece la seconda commissione, stavolta presieduta dal democratico Paolo Bambagioni per capire quali connessioni politiche abbiano consentito uno scandalo come quello del Forteto.

    Chi ad esempio si candidava nel Mugello veniva portato dai dirigenti locali del centrosinistra a visitare il Forteto. Come ad esempio l’ex pm Antonio Di Pietro e l’ex senatrice Vittoria Franco. Ma non solo loro. Dal Forteto sono passati, tra gli altri, anche Piero Fassino, Rosi Bindi, Susanna Camusso e  Livia Turco. Sindaci e dirigenti locali del centrosinistra invitavano i big per mostrare loro il Forteto e i suoi prodotti agricoli. Nella relazione conclusiva della seconda commissione si parla di “turisti per caso”: politici che venivano portati a visitare “un’esperienza comunitaria e cooperativistica di valore”, ma senza conoscerla o avere legami.

    Tuttavia la lunga processione di politici, dirigenti regionali e sindacalisti della sinistra al Forteto, che si trova tra Vicchio e Dicomano, in provincia di Firenze, rende l’idea della capacità gelatinosa di Fiesoli e dei suoi compari nello stabilire relazionieccellenti. “Politica e Forteto hanno interagito lungo due binari distinti – si legge nella relazione della commissioneconsiliare -: un primo, più superficiale, che vede protagonistipolitici nazionali e qualcuno di livello regionale come i vertici della Regione; un secondo più profondo e articolato che riguarda quanti hanno esercitato ruoli politici e nelle istituzioni a livello locale, comunale o metropolitano”.

    Esemplare l’audizione di Di Pietro che racconta come nel 1997, quando era candidato nel Mugello per l’Ulivo, fu il comitato elettorale locale a pianificargli l’incontro con Fiesoli e sodali. Di Pietro in seguito scriverà la prefazione al libro di Lucio Caselli, Il Forteto. Storie e realtà raccontate dal medico di famiglia, edito proprio dal Forteto. E grazie ai buoni uffici dell’allora senatrice Vittoria Franco i responsabili del Forteto ottennero di presentare nella sala Spadolini di Palazzo Madama un proprio libro, Una scuola per l’integrazione.

    Ma non solo la politica è stato il terreno di accreditamento della banda di Fiesoli. Anche il mondo sindacale, soprattutto di sinistra, e persino il mondo cattolico. Molti i personaggi contattati dal Fiesoli che coltivava rapporti ossequiosi con una certa sinistra cattolica. Così sfruttando i rapporti con nomi altisonanti, il Forteto ha potuto mettere in scena, dentro le sue stanze e le sue mura, gli abusi più osceni. In nome di Dio(cattolicissimi Fiesoli e i suoi amici) e contro Dio.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/21/forteto-la-comunita-degli-abusi-e-le-amicizie-sinistra-tra-pellegrinaggi-dei-candidati-e-le-relazioni-eccellenti/4483507/

  • L’ITALIA DEFERITA ALL’ONU PER I PRETI PEDOFILI

    L’ITALIA DEFERITA ALL’ONU PER I PRETI PEDOFILI

    “Favoreggiamento della pedofilia clericale per motivi di realpolitik e di diplomazia con il Vaticano”.

    Per l’Italia all’Onu da tempo è stato aperto un fascicolo che, se dovesse tradursi in un’accusa formale, rischierebbe di coprirci di ridicolo oltre che metterci in enorme imbarazzo. E questo con buona pace della campagna di immagine anti preti pedofili a suo tempo avviata da Papa Francesco. Tutto questo accade a causa delle reiterate denunce della “Rete L’Abuso”, una onlus di oltre 500 ex vittime di abusi sessuali da parte di preti in Italia, nonché di altre organizzazioni similari che già da tempo esistono all’estero. Particolarmente quelle che sono state costituite in Paesi come Usa, Messico, Francia, Congo, Cile, Canada, Svizzera, Belgio, Polonia, Germania, Spagna, Inghilterra, Equador, Argentina. Tutte riunite tra il 4 e l’8 giugno scorso in gran segreto a Bernex (Francia) per mettere a punto le strategie diplomatiche contro il Vaticano. E, pare, anche contro l’Italia stessa. Accusata di aver avuto un ruolo di copertura e favoreggiamento verso la “pedofilia clericale”.

    Nel febbraio del 2018, l’associazione di cui sopra, tramite il proprio avvocato Mario Caligiuri, aveva diffidato il Governo italiano per una serie di gravi omissioni nella ratifica di convenzioni internazionali; diffida che aveva inviato anche al Comitato Onu per la tutela del fanciullo. Nella seduta di inizio giugno le Nazioni Unite hanno confermato l’apertura di una indagine di verifica nei confronti dello Stato italiano, che proseguirà per tutto l’anno 2018 e che vedrà il suo report finale il 18 gennaio 2019. Proprio ai primi di giugno inoltre Francesco Zanardi, presidente della “Rete L’Abuso”, era stato ricevuto presso le Nazioni Unite di Ginevra insieme ad altri rappresentanti delle suddette associazioni di sopravvissuti arrivate da tutto il mondo. Più precisamente è stato sentito dai funzionari della commissione Crc (Children Right Connection) e aveva confermato le accuse alla base dell’apertura del fascicolo sul “caso italiano”.

    Uno degli episodi più spinosi documentati da Zanardi riguarderebbe la presunta “continuità della linea omissiva della Santa Sede”. Condotta evidenziata in un report riguardante la vicenda di don Mauro Galli, che dimostrerebbe la continuità dei tradizionali insabbiamenti delle denunce e la promozione degli insabbiatori. Sembra infatti – secondo le accuse depositate dalla “Rete L’Abuso” e rilanciate in un comunicato stampa – che i due protagonisti, monsignor Mario Delpini e il collega Pierantonio Tremolada, malgrado la Santa Sede sia stata da tempo messa al corrente delle accuse ben argomentate di omissione in vigilando nei loro confronti, nel luglio 2017, anziché essere puniti secondo gli assunti della campagna comunicativa di pretesa tolleranza zero avviata da Papa Francesco, sarebbero stati entrambi promossi. Il primo a capo della diocesi più grande al mondo, quella di Milano, il secondo in quella di Brescia.

    Per l’Italia il capitolo spinoso è quello secondo il quale, “per motivi di diplomazia con il Vaticano”, spesso le autorità competenti avrebbero chiuso un occhio. Non tanto sui fatti di pedofilia e sui loro protagonisti, ma su chi li avrebbe coperti dall’alto delle proprie cariche arcivescovili all’interno della Chiesa. Una brutta gatta da pelare in sede Onu anche per il nostro ministro degli Esteri.

    http://www.opinione.it/societa/2018/07/17/rocco-schiavone_italia-onu-fascicolo-favoreggiamento-pedofilia-clericale-rete-abuso-papa-francesco/

  • Chiesa e omosessualità: “Io, iniziato al sesso dal mio superiore”. Storie di seminario su FqMillenniuM in edicola

    Chiesa e omosessualità: “Io, iniziato al sesso dal mio superiore”. Storie di seminario su FqMillenniuM in edicola

    Sul mensile del Fatto il sociologo Marco Marzano racconta che cosa accade in un mondo poco accessibile. La storia di Carlo, entrato 14enne e subito vittima di attenzioni, nell’indifferenza di compagni e sacerdoti. Il legame fra la vita in queste “istituzioni totali” e i frequenti scandali sessuali, pedofilia compresa. E la rivoluzione di papa Bergoglio che qui non arriva.

    Stanza di un seminario del Nord Italia, pomeriggio d’autunno, subito dopo la ripresa della scuola. Il quattordicenne Carlo e il suo padre spirituale sono sdraiati vicini sul letto, quando il don si alza di scatto e si precipita verso il bagno, in fondo al lungo corridoio del suo appartamento. Dopo qualche istante, Carlo decide di seguirlo, teme che non si senta bene, che possa aver bisogno di aiuto. Quando arriva dinanzi alla porta spalancata del bagno però, lo spettacolo che gli si para davanti non è quello di un adulto che sta male, ma di un uomo in preda a una furiosa eccitazione.

    Comincia così una delle tante storie di seminario, sesso e omosessualità repressa raccolte negli anni da Marco Marzano, sociologo dell’università di Bergamo e collaboratore del Fatto Quotidiano, che sul numero di Fq Millennium attualmente in edicola offre uno spaccato inedito su un mondo per lo più inaccessibile. Il seminario, scrive Marzano “è un’istituzione totale che, al pari della caserma o del carcere, ha come obiettivo non la semplice formazione teologica del clero, ché questo potrebbero farlo anche le Università o le facoltà teologiche, ma la costruzione del carattere e dell’identità dei futuri sacerdoti”. Ma è anche un luogo in cui, all’esatto contrario di quanto predicato dalla Chiesa cattolica, i rapporti intimi tra sacerdoti e giovani aspiranti tali sono spesso noti e tollerati: l’“amicizia particolare” fra Carlo e don Mario “è nota a tutti in seminario e suscita non poche gelosie e battutine maliziose tra i compagni. Anche i superiori se ne accorgono, ma nessuno se ne scandalizza, nessuno pensa che sia il caso di intervenire”.

    Una questione che in Italia resta sotto silenzio, ma che secondo diverse ricerche internazionali ha un nesso forte con i frequenti scandali a sfondo sessuale, pedofilia compresa. E’ il “sexual underworld”, il sottomondo sessuale dei seminari e della vita clericale in genere, di cui ha scritto lo studioso australiano Barry M. Coldrey. E’ la subcultura clerico-omosessuale, così come l’ha descritta Mary Gail Frawley-O’Dea (il suo libro Atti impuri. La piaga dell’abuso sessuale nella chiesa cattolica è stato pubblicato in Italia da Raffaello Cortina Editore nel 2008). E così via. Una questione che, sottolinea Marzano nel suo ultimo libro La Chiesa Immobile-Francesco e la rivoluzione mancata (Laterza), neanche Papa Bergoglio è riuscito ad affrontare.

    Così, scrive il sociologo rievocando le storie raccolte per i suoi studi, “ciascuno può trovare, nel tempo, una sua via: c’è chi decide di avere una doppia vita, un amore segreto e stabile, c’è chi decide di saltabeccare di fiore in fiore cogliendo tutte le opportunità che gli si presentano, c’è anche chi, e non sono pochi, decide di risolvere il problema con una eroica automutilazione della propria sessualità”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/30/chiesa-e-omosessualita-io-iniziato-al-sesso-dal-mio-superiore-storie-di-seminario-su-fqmillennium-in-edicola/4459653/?-twitter

  • Botte e urla ai bimbi dell’asilo, sospese quattro suore: ma tra le mamme c’è chi le difende

    Botte e urla ai bimbi dell’asilo, sospese quattro suore: ma tra le mamme c’è chi le difende

    Botte e urla ai bimbi dell’asilo che dovevano accudire. E se non finivano presto di mangiare li chiudevano in stanze buie come punizione. Un nuovo caso di maltratatmenti a scuola che stavolta però non riguarda insegnanti ma quattro suore che sono state sospese dall’insegnamento in una scuola paritaria per l’infanzia di San Marcellino, nel Casertano.  I carabinieri di San Marcellino hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli Nord su richiesta della Procura aversana nei confronti delle quattro suore, rispettivamente di 76, 54, 47 e 34 anni, per le quali è stata disposta la sospensione dal servizio pubblico di insegnamento per la durata di 12 mesi.

    Tra le mamme però, c’è chi difende le suore e la scuola, sostenendo che si trattasse di una scuola di prim’ordine.

    Le suore, responsabili della gestione e delle attività didattiche della scuola paritaria, dovranno rispondere di maltrattamenti aggravati ai danni di alunni minori. Le indagini, condotte tra i mesi di aprile e maggio di quest’anno, sono scaturite dalle denunce presentate ai carabinieri di San Marcellino da parte dei genitori di cinque bambini, alunni della scuola, che, all’interno delle mura domestiche, avevano manifestato disagio e cambiamenti di umore chiaramente riconducibili a comportamenti subiti presso l’istituto scolastico. L’attività di indagine, condotta anche mediante l’utilizzo di videocamere, ha permesso di documentare diversi episodi ai danni dei bambini.

    I Carabinieri hanno installato le telecamere nella scuola accertando le violenze ai danni dei bimbi, in particolare schiaffoni, strattoni, capelli tirati; i piccoli – secondo quanto riferito dagli investigatori – venivano anche chiusi in una stanza buia se non finivano presto di mangiare.

    https://www.ilgazzettino.it/italia/cronaca_nera/bambini_maltrattati_asilo_suore-3824278.html

  • Los Legionarios de Cristo volvieron   a las andadas

    Los Legionarios de Cristo volvieron a las andadas

    ROMA.- Los Legionarios de Cristo están otra vez en líos legales: varios de sus miembros son acusados en Italia de “intento de extorsión” y uno de ellos, el exsacerdote Vladimir Reséndiz Gutiérrez, de pederastia. Al parecer de poco sirvió el proceso de refundación que, a instancias del Vaticano, esta congregación realizó tras los escándalos de abusos sexuales contra menores en que se vio envuelta; tampoco habría sacado provecho del indulto que Jorge Bergoglio, el papa Francisco, le brindó en 2015. El legionario Reséndiz G utiérrez –a quien el Vaticano despojó de los hábitos en 2013– es actualmente juzgado en la ciudad italiana de Novara por abusar sexualmente de varios menores, según revelaron diversas fuentes y decenas de páginas de documentos que Proceso pudo revisar. “El juicio en Italia contra Reséndiz Gu
    Los Legionarios de Cristo volvieron a las andadas tiérrez es emblemático, puesto que las demandas en su contra se refieren a abusos que ocurrieron entre 2007 y 2008”; es decir “poco después de la condena pública” que Benedicto XVI lanzó en 2006 contra Marcial Maciel, el fundador de los Legionarios, la cual “dio inicio al proceso de renovación de este grupo”, observa Francesco Zanardi, fundador de la asociación Rete L’Abuso, que apoya a las víctimas del antiguo sacerdote. Según la demanda penal contra Reséndiz, éste habría abusado sexualmente y de manera reiterada de dos menores: uno austriaco y otro italiano, de madre española. Ambos afirman que los hechos ocurrieron cuando Reséndiz era responsable de la disciplina en el seminario que la Legión de Cristo tiene en Gozzano, un reposado pueblo de 5 mil habitantes en la región de Piamonte, en el norte de Italia. Reséndiz –de 42 años, originario de Zamora, Michoacán– ejerció ese cargo hasta septiembre de 2008, cuando repentinamente fue trasladado a algún país de
    América Latina, para luego instalarse en México, país en el cual, según los investigadores italianos, está en la actualidad. Proceso entrevistó a la madre del menor italiano, quien explicó que éste aún no se recupera del abuso del que fue objeto. Confiesa que más de una vez su hijo ha intentado suicidarse. Pide por ello mantener en reserva su nombre y apellidos y los de su familia. Accede a que sólo se le identifique por las siglas PJL. Explica que en el caso de su hijo, los abusos se conocieron después de que un sacerdote, quien además es psicólogo, presentó en marzo de 2013 una denuncia ante la comisaría de la policía de Porta Ticinese, en Milán. De acuerdo con este sacerdote, el joven le contó en varias sesiones terapéuticas que Reséndiz abusó sexualmente de él. Ello habría ocurrido cinco años antes, cuando PJL tenía 12 años y era alumno del seminario de Gozzano. La policía inició de inmediato una investigación. Como parte de ella realizó redadas y operativos en los que obtuvo mensajes de correos electrónicos, conversaciones telefónicas y otros documentos pertenecientes a la cúpula de los Legionarios en Italia. A partir de esta investigación, la policía descubrió que Reséndiz habría abusado sexualmente de otros dos adolescentes: el joven austriaco mencionado anteriormente y otro más, cuyo caso, sin embargo, prescribió en 2017. “Todo empezó en 2006, cuando una amiga me presentó a un legionario español. Yo andaba buscando un campamento de verano para mi hijo y él me habló de uno en las cercanías de Novara. Fuimos a visitarlo y mi hijo volvió entusiasmado. Sabe, somos una familia humilde, muy católica, y allí había salas con videojuegos, pistolas de pintura para jugar… Fue así que, dos años después de aquello, accedimos a que nuestro hijo acudiese a ese lugar”, cuenta la madre de PJL a Proceso.
    “Ignoraba completamente que Reséndiz Gutiérrez había abusado de él, hasta que, con 17 años, empezó a comportarse de manera extraña. Se veía que no estaba bien; andaba deprimido y triste, y con dificultades en la relación con su novia. Fue entonces que se encontró con ese psicólogo, al que le confesó que había sido abusado reiteradamente, de manera muy fea, brutal”, explicó.
    Comprar el silencio
    En el caso de PJL existe otro procedimiento judicial abierto ante el tribunal de Novara: el de intento de extorsión por parte de miembros de los Legionarios de Cristo en Italia. Y es que éstos enviaron a la familia del joven dos “acuerdos” por escrito donde le prometían dinero a cambio de su silencio, explica la abogada Daniela Cultrera, quien defiende a las víctimas. “Uno de los aspectos más graves de estos acuerdos es que, aprovechándose de las dificultades financieras de la familia, los Legionarios de Cristo le propusieron a ésta 15 mil euros a cambio de que el joven y sus padres negasen los hechos denunciados por el psicólogo, así como toda implicación de la congregación en los hechos”, dice la abogada. Pero “la familia se negó a firmar los escritos y pidió nuestra ayuda a finales de 2013”, añade. “Las partes se avienen para que el presente acuerdo se considere sujeto a un vínculo de confidencialidad que deberán respetar PJL y sus padres. En caso de violación (del acuerdo), los mismos serán de manera sólida obligados a entregar a la congregación (…) el doble de la suma de dinero pactada”, se lee en una versión del acuerdo, del cual Proceso tiene copia. Con base en ello, Cultrera presentó una denuncia contra Vladimir Reséndiz Gutiérrez, Luca Gallizia, Manuel Cordero Arjona, Óscar Nader Kuri, Víctor de Luna y Corrado D’Agostino, quienes, según el acta número 3790/2017 presentada por la abogada al juez por las indagaciones preliminares de Novara, habrían participado en el delito de intento de extorsión. Pederasta conocido
    Cultrera llama la atención de un hecho: los “acuerdos” fueron entregados a la familia en octubre y diciembre de 2013; es decir, cuando los Legionarios ya conocían la denuncia del psicólogo contra Reséndiz Gutiérrez y cuando éste ya había sido reducido al estado laico. De hecho, de acuerdo con el acta n. 425/2011, firmada por Gerhard Muller, prefecto de la Congregación de la Doctrina de la Fe, Reséndiz Gutiérrez fue despojado de los hábitos el 5 de abril de 2013 por haber violado el sexto mandamiento del Decálogo sobre los Menores, que considera al abuso sexual como uno de los delitos más graves, de acuerdo con las últimas reformas del derecho canónico. “Además, se trata de acuerdos ilegítimos, pues están vinculados a la promesa de negar lo declarado por el psicólogo y los abusos sufridos por las víctimas; es decir, a cambio de mentir. Eso es un delito en Italia”, explica Cultrera. Para Alberto Athié, exsacerdote que sufrió los abusos de Maciel y que se ha transformado en un combativo activista que denuncia los casos de pederastia en la Iglesia católica, esta estrategia de encubrimiento de la Legión no se ha interrumpido con el paso de los años. “Tengo conocimiento directo de exlegionarios a quienes se les ofreció dinero a cambio de mantener su reserva. Esto continúa al día de hoy”, afirma. “No hubo borrón y cuenta nueva. Eso es una mentira. La Legión está dañada estructuralmente”, señala Athié, quien ha anunciado el nacimiento de Ending Clerical Abuse, una red de movimientos antipederastia en el mundo con el propósito de intercambiar información. Entre las organizaciones que participan en esta red se encuentra Rete L’Abuso, que se ha constituido en parte civil del juicio contra Reséndiz Gutiérrez. De acuerdo con una declaración hecha por la familia y ratificada por un testimonio realizado por una profesora de la Universidad Gregoriana de Roma, el comisario a cargo de la refundación de los Legionarios, el hoy fallecido cardenal Velasio de Paolis, desconocía los tejemanejes de éstos para ocultar los abusos de Reséndiz Gutiérrez. “Tras las gestiones de una profesora universitaria y del cardenal (Karl Josef
    Becker), finalmente logré hablar con De Paolis, quien me dijo que no firmara nada (del acuerdo enviado por la Legión). De Paolis no había sido informado y conoció el caso sólo después de que nos pusimos en contacto con él”, explica la madre de PJL. Su testimonio coincide con el realizado por la profesora universitaria, el cual se anexó a las pruebas presentadas ante el tribunal de Novara. La profesora dijo saber “con certeza” que Becker se reunió con De Paolis el 29 de octubre de 2013 en el Vaticano. Durante ese encuentro, “De Paolis se mostró indignado (…) El acuerdo había sido preparado sin que fuera de su conocimiento”, explicó. De hecho, los Legionarios sabían del comportamiento de Reséndiz desde por lo menos una década antes. El 9 de enero de 1994 el sacerdote Antonio León Santacruz, instructor de los Novicios de Salamanca, en España, escribió una carta en la que señala que el entonces “hermano” Reséndiz “posee fuertísimos impulsos sexuales y una bajísima capacidad para controlarlos”. Agrega: “Por su tipo de carácter psicológico, se inclina por no respetar las reglas (…) Cumple si está bajo control. Sin embargo, si puede, evita (las reglas) y no se arrepiente por esos hechos”. En julio de 1995 Luis Garza, uno de los directivos de los Legionarios, envió un documento a Maciel, fundador de esta congregación, en el que señala que el entonces joven Reséndiz confiesa que “muy a menudo tiene tentaciones”, lo que él interpretaba como “una oportunidad que Dios le estaba dando” puesto que “sólo los que luchan y aman pueden perseverar”. Ante preguntas de la reportera sobre los juicios de abuso sexual e intento de extorsión que se siguen en Italia, Aaron Smith, vocero de los Legionarios en Roma, se limitó a decir que Reséndiz Gutiérrez ya no es sacerdote ni legionario. “Vladimir ya no es legionario y tampoco sacerdote. Dado que está en curso el juicio civil, no tengo más que añadir por el momento”, respondió Smith.

    Los legionarios de Cristo volvieron a las andadas(1)

  • Condannato monsignor Capella per il reato di pedopornografia, sentenza storica

    Condannato monsignor Capella per il reato di pedopornografia, sentenza storica

    Prima applicazione in Vaticano della riforma del codice penale del luglio 2013. Pende l’esame del Comitato diritti umani dell’Onu

    Una condanna pesante, in linea con le richieste del Promotore di giustizia, Giampiero Milano, giunta al termine di sole due udienze pubbliche, visto che il reato contestato è stato ammesso dallo stesso imputato l’ex diplomatico vaticano monsignor Carlo Alberto Capella.

    E’ la prima volta che viene applicata in Vaticano la riforma del codice penale del luglio 2013 che ha introdotto il reato di pedofilia e pedopornografia, visto che un altro imputato nel 2015, l’ex Nunzio Jozef Wesolowski è morto prima dell’inizio del processo.

    Quella di oggi è una decisione che va ben al di là dell’esito processuale, soprattutto in un momento nuovamente molto delicato per la Santa Sede e il Vaticano in rapporto alla pedofilia del clero cattolico. Un incubo che ritorna.

    Un membro del C9, il cosiddetto consiglio della Corona, di papa Francesco, il cardinale George Pell è sotto processo in Australia con accuse personali di abusi sessuali, che lui però ha sempre negato. Un altro, il cardinale Errazuriz è accusato dai fedeli in Cile di essere tra coloro che hanno insabbiato per anni il caso del vescovo di Osorno, in Cile, Juan Barros, di cui Francesco ha accettato pochi giorni fa le dimissioni, dopo che la sua vicenda ha scatenato accuse contro l’intera chiesa di quel Paese e ha messo in difficoltà lo stesso Papa che aveva continuato a difenderlo sulla base di informazioni sbagliate che gli erano state fornite . Un terzo cardinale americano, l’ ex arcivescovo di Washington, Theodore McCarrick, è stato sospeso dal Papa dall’esercizio pubblico del sacerdozio, nei giorni scorsi.

    Mentre tra appena un mese il Vaticano e a Santa Sede dovranno essere nuovamente valutati dal Comitato per i diritti umani dell’Onu a Ginevra (Comitato contro la Tortura) dopo che nel 2014 erano stati richiesti 9 cambiamenti sulla pedofilia, pena una pesante sanzione internazionale.

    L’imputato Capella, oggi, è stato ritenuto colpevole di “divulgazione, trasmissione, offerta e detenzione” di materiale pedopornografico di qualcosa come 40 – 55 files , comprendenti foto,films, animazioni giapponesi, di cui si è esclusa la ricerca casuale od occasionale sul web , ma il cui reperimento e molto complesso, e il cui uso – è stato sottolineato dal Promotore di Giustizia – comporta lo sfruttamento dei minori.

    Una condanna in cui – come spiega il dispositivo della sentenza – la pena base quattro anni di reclusione ed euro 4.000 di multa, sono stati aumentati per la continuazione del reato nella misura finale di cinque anni e cinquemila euro di multa.

    La condanna non è stata ancora più pesante solo perché il Tribunale presieduto da Giuseppe Dalla Torre ha operato il bilanciamento dell’ aggravante dell’ingente quantità (prevista dall’art. 10, comma 5, della legge n. VIII del 2013) con le attenuanti generiche (art. 59 c.p., così come modificato dall’art. 26 della legge n. L del 1969), concesse anche in ragione del comportamento processuale dell’imputato che si è dichiarato colpevole.

    Capella ha cercato di spiegare anche in aula, che la sua condotta è stata generata da un periodo di crisi, dovuta ad una forte insoddisfazione professionale. Un’insoddisfazione seguita al suo trasferimento a Washington come numero quattro della Nunziatura, dopo cinque anni passati (2011- 2016) all’interno della sezione rapporti con gli Stati della segreteria di stato e poi presso la nunziatura in Italia, anni in cui aveva seguito tutti i dossier economici vaticani più importanti dall’antiriciclaggio, alla creazione dell’AIF, fino alla firma del Trattato fiscale con l’Italia, che ha permesso il rientro dei capitali detenuti presso lo IOR da soggetti italiani per circa un miliardo di euro.

    Una “giustificazione” che è stata contestata non solo dal rappresentante dell’accusa, ma anche dal Presidente del Tribunale. Tra l’altro, risulta dagli atti processuali, che monsignor Capella ha continuato ad accedere e scaricare il materiale pedopornografico anche dopo che era stato richiamato in Vaticano, a seguito di una notifica del Dipartimento di Stato americano e di un mandato di arresto spiccato contro di lui dalle autorità canadesi appunto per dettesione e distribuzione di materiale pedopornografico .

    L’avvocato di Capella, Roberto Borgogno, si è soffermato sul profilo psicologico del suo assistito: «Questi comportamenti – ha detto – non sono indice di pericolosità ma di un disagio: non si può sempre parlare di detenzione, ci sono terapie e percorsi riabilitativi che le autorità ecclesiastiche ben conoscono. C’è la possibilità di un cammino terapeutico».

    Capella , adesso, però dovrà affrontare anche il processo canonico, e potrebbe essere anche spretato.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/06/23/condannato-monsignor-capella-per-il-reato-di-pedopornografia-sentenza-storica_a_23466377/

  • Abusi sessuali, gli inviati del Papa nuovamente in Cile

    Abusi sessuali, gli inviati del Papa nuovamente in Cile

    Scicluna e Bartomeu questa volta si recheranno a Osorno

    Roma, 13 giu. (askanews) – “Ringraziamo ancora una volta l’amato popolo del Cile che ci accoglie – a Monsignor Jordi Bertomeu e me – in questa nostra seconda visita al Paese”. Così mons. Charles Scicluna, inviato dal Papa nel paese latino-americano per affrontare lo scandalo degli abusi sessuali del clero. Scicluna (arcivescovo della Valletta, Malta, ed ex procuratore generale della congregazione vaticana per la Dottrina della fede) e Bartomeu (officiale della stessa congregazione vaticana repsonsabile dei processi canonici nei casi di abuso) sono in Cile, dopo una prima visita per ascoltare le vittime, per recarsi a osorno, città-simbolo della vicenda, da pochi giorni senza il vescovo dopo le dimissioni dell’ordinario, mons. Juan Barros, accusato di insabbiamento delle denunce contro il prete pedofilo Fernando Karadima. “Ringraziamo anche il Santo Padre Francesco per la sua fiducia e Sua Eccellenza, il Nunzio, Monsignor Ivo Scapolo, per la sua collaborazione”, ha detto Scicluna ieri pomeriggio (notte in Italia).

    “Cerchiamo – in primo luogo – di essere un segno della vicinanza del Papa al popolo e alla Chiesa in Cile. Inoltre, vogliamo fornire un’assistenza tecnica e legale concreta alle curie diocesane del Cile, in modo che possano dare risposte adeguate a ciascun caso di abuso sessuale su minori commesso da sacerdoti o religiosi. Infine, questa visita ha il compito di esprimere la particolare vicinanza del Papa con la diocesi di Osorno e il suo amato popolo, nel segno del servizio (Diakonia) e comunione (Koinonia), in un contesto di preghiera, di celebrazione liturgica , ascolto reciproco e cordialità”.

    Scicluna ha poi letto un passaggio della recente lettera del Papa ai cileni: “Con voi si potranno fare i passi necessari per un rinnovamento e una conversione ecclesiale che sia sana e a lungo termine. Con voi si potrà operare la trasformazione necessaria di cui tanto c’è bisogno. Senza di voi non si può fare nulla”, e ancora: “Esorto tutto il santo popolo fedele di Dio che vive in Cile a non aver paura di coinvolgersi e di camminare, spinto dallo Spirito, nella ricerca di una Chiesa ogni giorno più sinodale, profetica e piena di speranza; meno abusiva perché sa mettere Gesù al centro, nell’affamato, nel carcerato, nel migrante e nell’abusato”.

    “Per concludere questo messaggio”, ha detto Scicluna nel messaggio tradotto in italiano dal sito Il Sismografo, “ancora una volta grazie per accoglierci in questa missione pastorale, grazie per l’opportunità che – in comunità – ci offrirete in questi giorni di grazia per continuare a lavorare per ristabilire la giustizia e la comunione ecclesiale in Cile, come ha chiesto a tutti noi Papa Francesco”.

    Ska MAZ

    http://www.askanews.it/esteri/2018/06/13/abusi-sessuali-gli-inviati-del-papa-nuovamente-in-cile-top10_20180613_091322/
  • Il silenzio dei pastori – Schweigen der Hirten

    Il silenzio dei pastori – Schweigen der Hirten

    Con un documentario pluripremiato trasmesso per la prima volta sui casi di abuso nella Chiesa cattolica e altri tre documentari ZDF sul Vaticano, mercoledì 16 maggio 2018 ZDFinfo offrirà approfondimenti sull’era di Papa Francesco e sul pontificato del suo predecessore. , dalle 19.30 alle 22.30 Benedetto XVI e Papa Giovanni Paolo II.

    Alle 20:15, ZDFinfo trasmetterà il documentario francese “Il silenzio dei pastori – Abusi nella Chiesa” (titolo originale: “Chiesa: Codice del silenzio”), vincitore del Prix Europa 2017 nella categoria Attualità, in la sua prima trasmissione. Il film di Martin Boudot segue le orme dei sacerdoti pedofili – dal Camerun all’Argentina, dagli Stati Uniti alla Francia e all’Italia. Documenti segreti rivelano come i leader della Chiesa proteggessero i preti pedofili inviandoli in missione in terre lontane. Si dice che anche papa Francesco sia stato coinvolto nella “soluzione geografica”: durante il suo periodo da vescovo a Buenos Aires, ha cercato di influenzare il sistema giudiziario argentino per coprire un prete pedofilo.

    Quello che Papa Francesco ha realizzato nei cinque anni di pontificato fino ad oggi sarà evidenziato subito dopo “Il silenzio dei pastori” alle 21:00 nel documentario “ZDFzeit” “Mensch Franziskus! – Il Papa imprevedibile”. Non da ultimo nella lotta agli abusi sessuali, papa Francesco ha dovuto rendersi conto di quanto sia difficile cambiare qualcosa: l’iter dei casi è in stallo perché la Curia non è d’accordo.

    Come Papa Francesco denuncia la corruzione e l’abuso d’ufficio nella Chiesa cattolica è anche un argomento in “ZDF History: The Dark Secrets of the Vatican” alle 21:45. Si tratta anche degli scandali e degli intrighi che il pontificato di Benedetto XVI. messo in ombra. La serata documentaria a tema chiesa su ZDFinfo inizia alle 19.30 con l’elaborazione filmica dell’attentato a Papa Giovanni Paolo II del 13 maggio 1981: “Scatti in Piazza San Pietro – Chi voleva uccidere il Papa?”

    Il documentario “Il silenzio dei pastori – Abusi nella Chiesa” sarà riproposto da ZDFinfo martedì 22 maggio 2018 alle ore 01:15 e mercoledì 23 maggio 2018 alle ore 07:15.

    https://www.presseportal.de/pm/105413/3943003

  • Presunti abusi sessuali in Vaticano sui chierichetti del papa; la Rete L’ABUSO avvia l’azione legale in Italia

    Presunti abusi sessuali in Vaticano sui chierichetti del papa; la Rete L’ABUSO avvia l’azione legale in Italia

    INTERVENTO DELLA RETE L’ABUSO SUI PRESUNTI ABUSI SESSUALI REALIZZATI IN VATICANO SUI CHIERICHETTI DEL PAPA

    Nota legale / inizio

    L’Associazione rende noto che a fronte dell’inerzia della Santa Sede, circa i presunti abusi sessuali commessi da Don Gabriele Martinelli a realizzati nel preseminario minorile S. Pio X in Vaticano, intende avviare ogni opportuna iniziativa legale ritenuta utile soprattutto in senso preventivo volta  ad evitare che dallo stesso sacerdote siano poste in essere eventuali recidive.

    In realtà appare che né il Vaticano, né la Procura della Repubblica per lo Stato italiano, abbiano avviato indagini a riguardo, nonostante la notizia abbia avuto notevole risonanza ed interessato sia la trasmissione condotta da Gian Luigi Nuzzi che quella de le Iene con i tre servizi  effettuati da Gaetano Pecoraro.

    Tale condizione ci preoccupa molto; nel senso che i presunti insabbiamenti emersi chiamano in causa, oltre al presunto abusante, sia il Vescovo di Como Diego Coletti che l’ex rettore dell’Opera Don Folci, monsignor Enrico Radice, situazione per la quale il Vaticano aveva promesso l’avvio di una nuova scrupolosa indagine del tutto inattuata.

    Questo perché, dalle verifiche compiute dalla Rete l’Abuso, Don Martinelli risulta lavorare a fianco dell’attuale prefetto dell’organo vaticano che dovrebbe, invece,  indagare sul caso e vede lo stesso sacerdote,  Don Martinelli, finanche raccogliere prenotazioni per gli esercizi spirituali 2018, organizzati dall’Opera Don Folci.

    Nei giorni scorsi l’Associazione, anche a tutela della posizione di una delle due vittime, ha provveduto, tramite il proprio difensore, a formalizzare la messa in mora sia nei confronti del presunto molestatore, il sacerdote Don Gabriele Martinelli, che verso mons. Enrico Radice, l’ex Vescovo di Como Diego Coletti, oltre alla Diocesi di Como e l’Opera Don Folci  struttura sita anche nello Stato della Città del Vaticano.

    Nota legale / fine


    Il 5 giugno scorso, i partner della neonata associazione internazionale ECA (Ending Clerical Abuse) si sono recati presso le Nazioni Unite di Ginevra ed hanno incontrato Gianni Magazzeni, rappresentante dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani.

    Tra il gruppo internazionale di ECA che raccoglie 15 paesi in 4 continenti, anche Francesco Zanardi, presidente della Rete L’ABUSO, il quale nel suo intervento ha sollevato il caso italiano.

    Va ricordato che nel report delle Nazioni Unite del 2014, il Vaticano fu messo sotto accusa dall’Onu per le molteplici violazioni alla Convenzione per la Tutela Del Fanciullo alla quale avrebbe dovuto adeguarsi e relazionare le  modifiche entro il primo settembre 2017, ma ad oggi non ha ancora risposto.

    In quel report la Commissione chiedeva all’Italia, oltre all’applicazione della stessa, di superare in particolare tutti quegli ostacoli imposti dai Patti Lateranensi che sollevano i vescovi dall’obbligo della denuncia.

    Ad oggi il Governo Italiano resta inadempiente, favorendo di fatto l’impunità delle gerarchie ecclesiastiche, attualmente inconcludenti di fronte al problema.

    A fine novembre 2017 il governo è stato informato, sulla base delle contestazioni Onu il Deputato Matteo Mantero ha depositato una interrogazione parlamentare, ad oggi ancora in corso.

    Lo scorso 19 febbraio, per mano di uno dei legali della Rete L’ABUSO, Mario Caligiuri del Foro di Roma, l’associazione aveva diffidato, in copia alle Nazioni Unite, il Governo Italiano, contestando sempre sulla base del report CRC/C/VAT/CO/2, le gravi inadempienze dell’Italia, che non ha ancora risposto a quella diffida.

    Nell’incontro del 5 giugno scorso con il rappresentante dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani Gianni Magazzeni, lo stesso, nell’intervento di Francesco Zanardi, ha reso noto che è in corso un’indagine in proposito sull’Italia (notizia censurata nel paese), e che il report definitivo sarà reso pubblico il 19 gennaio prossimo. Nel frattempo ha invitato l’Associazione, tramite Zanardi, ad integrare ulteriore materiale oltre a quello fornito in quell’incontro.

    Questo caso sarà proprio uno dei prossimi ad essere rapportati alle Nazioni Unite in quanto solleva la problematica della revisione del concordato, un ostacolo all’applicazione della giustizia in favore dell’impunità, sul quale lo staff legale della Rete ha lavorato mesi per attuare una strategia procedibile, in quanto c’è la complicazione che la competenza territoriale del reato è uno Stato estero, il Vaticano.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Nasce ECA, l’associazione internazionale di cui è partner anche la Rete L’ABUSO

    Nasce ECA, l’associazione internazionale di cui è partner anche la Rete L’ABUSO

    Dal 4 all’8 di giugno si sono riuniti in un meeting a Bernex (Francia) i rappresentanti delle associazioni di tutto il mondo tra cui anche il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi. Il meeting aveva l’obbiettivo di creare un’associazione globale che connettesse tra loro le diverse realtà associative nazionali per permettere una una maggiore incisività nel contraso alla pedofilia clericale.

    Poche ore fa, in una conferenza stampa che si è tenuta a Ginevra i rappresentanti di 15 paesi in 4 continenti hanno annunciato la nascita di ECA Ending Clerical Abuse, un’istituzione a livello mondiale che pochi giorni fa, il 5 giugno si è presentata e accreditata anche alle Nazioni Unite.

    Tra i fondatori e i partner di ECA troviamo Adalberto Méndez López e Alberto Athie – Mexico, Alexandre Hezez, Françoise Devaux, Aymeri Suarez-Pazos, Jacques Nuoffer, Nadia Debbache – France, Anne Barret Doyle,, George Mead, Peter Isely, Timothy Law- USA, Benjamin Kitobo – Congo, Catalina Venegas, Jaime Concha, José Andrés Murillo, Juan Carlos Claret Pool – Cile, Denise Buchanan – Jamaica, Evelyn Korkmaz – Canada, Francesco Zanardi – Italia, Jean-Marie Fürbringer – Switzerland, Lieve Halsberghe – Belgium, Marek Lisinki, Michal Czykmicha – Polonia, Matthias Katsch – Germani, Miguel Hutado – Spagna, Nadia Debbache – Francia, Peter Saunders – Inghilterra, Sara Oviedo – Equador.

    Gli attivisti si sono presentati al mondo con questo video.

    Incontro dei partners di ECA con il rappresentante dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite Gianni Magazeni.