Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: italia

  • Le Iene, accuse di pedofilia a Don Silverio: “Subivo passivamente e mi regalava 20mila lire”

    Le Iene, accuse di pedofilia a Don Silverio: “Subivo passivamente e mi regalava 20mila lire”

    Se le accuse si dimostrassero fondate, quello di Don Silverio potrebbe essere il più grande caso di pedofilia in Italia. Le Iene tornano a parlare del religioso e dei presunti abusi su cui sta indagando la Chiesa intervistando anche le vittime. Il Papa ha riaperto il caso di Don Silverio Mura, sacerdote a Ponticelli.

    Il servizio di Pablo Trincia con le varie testimonianze prova a far luce sulla vicenda. L’inchiesta vaticana si era conclusa nel 2016 con un’archiviazione e ora è stata riaperta. Un quarantenne ha rivelato di aver subito delle violenze dal prete quando aveva 13 anni e un’altra persona ha confermato e condiviso molti dettagli, tra cui il ricordo di una malformazione dell’organo sessuale del sacerdote in erezione. “Mi accarezzava ed ero in posizione passiva, poi mi faceva regali e mi dava 20mila lire”, il racconto di un intervistato.

    L’uomo che ha fatto riaprire l’inchiestaha raccontato di aver segnalato più volte i fatti alla Curia di Napoli, ma Don Silverio avrebbe continuato a insegnare religione in una scuola.

    https://www.leggo.it/spettacoli/le_iene/le_iene_don_silverio_pedofilia_8_marzo_2018-3592287.html

  • La Nuova BQ  sul caso Massaferro “Prete non pedofilo: lezione della Chiesa allo Stato”

    La Nuova BQ  sul caso Massaferro “Prete non pedofilo: lezione della Chiesa allo Stato”

    Malafede, giornalismo becero o cos’altro? Non saprei dire, ma lascia basiti quanto scrive Andrea Zambrano su la Nuova Bussola Quotidiana, nell’articolo dal titolo “Prete non pedofilo: lezione della Chiesa allo Stato”.

    E si, secondo Zambrano, con l’assoluzione di don Luciano Massaferro la chiesa avrebbe dato una lezione allo Stato che a suo dire, a seguito di una serie di errori commessi in primo grado, in appello e persino in cassazione, avrebbe condannato ingiustamente il parroco a 7 anni di reclusione.

    Certo quella civile non è la stessa pacchia di una condanna canonica, che al massimo prevede qualche Ave Maria e un pò di penitenza, ma va ricordato che, al di la del fatto che il pedofilo in questo caso faceva di mestiere il sacerdote, i reati li ha commessi sul suolo italiano e qui bisogna rispettare la legge dello Stato italiano, come prevede l’articolo 7 della Costituzione che riguardo ai Patti Lateranensi recita “Lo stato e la chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”.

    Premesso ciò trovo davvero forviante l’intera esposizione dei fatti: per prima cosa il giornalista omette una differenza di sostanziale importanza per una corretta valutazione, parla di tribunale (ovviamente ecclesiastico) lo condisce con dichiarazioni di avvocati accreditati, ma gli sfugge di chiarire quali siano i due ben differenti principi sui quali si fondano i processi civili e quelli canonici. Bene ovvierò io alla lacuna, nel tribunale civile la vittima è colei che ha subito il danno, in questo caso la ragazzina 12enne, in quello canonico, che nei crimini come la pedofilia si basa sul 6° comandamento, la parte lesa non è la ragazzina, ma Dio.

    Oltre a questo non indifferente dettaglio, leggiamo nell’articolo che la giustizia della chiesa “dopo un’attenta analisi della vicenda iniziata nel 2009”, “dopo diversi anni di udienze, perizie, testimonianze e incidenti probatori” si è giunti all’assoluzione del sacerdote, ma qui mi sfugge qualcosa, per esempio di quali testimonianze e perizie parla, forse la ragazzina si è presentata al processo canonico, ha deposto e si è fatta periziare?

    Se no, allora, gli incidenti probatori tra chi sarebbero avvenuti?

    Tutto molto lacunoso e sommario direi,  oltre a non fornire prove concrete a sostegno dell’assoluzione, l’affermazione che la chiesa abbia dato una lezione allo Stato, onestamente sfugge su cosa si basi: forse sul principio fondamentale esposto nell’articolo, secondo cui “la Chiesa è capace di assumersi il coraggio e la responsabilità della verità”?

    Bene, allora per “la responsabilità” la dimostri risarcendo la vittima, come sentenziato dai giudici; per la “verità”, invece, faccia un processo serio e non basato sul 6° comandamento e, magari, questa volta preveda l’audizione della vittima, naturalmente con tutte le dovute cautele previste dalla legge e dai vari trattati in vigore in Italia e non in processi sommari e metodi barbari che riducono la vittima a non poter essere assistita dal proprio avvocato di fiducia.

    Francesco Zanardi

  • FRUTTIVENDOLO CON LE FINTE STIGMATE/ Video Montecorvino, ‘santone’ accusato di molestie: condanna del Vescovo

    FRUTTIVENDOLO CON LE FINTE STIGMATE/ Video Montecorvino, ‘santone’ accusato di molestie: condanna del Vescovo

    Il fruttivendolo con le finte stigmate: video presunto veggente di Montecorvino sarebbe accusato di molestie su alcuni ragazzi del Sud America. La chiesa indaga, l’arcivescovo condanna

    Si torna a parlare del presunto “santone” a Pomeriggio 5 dopo che ieri alcuni testimoni che hanno conosciuto Giulio Massa a Montecorvino (dove è una vera e propria star) aveva lanciato delle accuse “misteriose” contro quel veggente che fino a qualche anno fa si professava un “novello” Padre Pio. Oggi la stessa trasmissione di Barbara D’Urso conferma quanto noi del Sussidiario avevamo detto già ieri rispetto alle presunte accuse di molestie sessuali contro alcuni minori sudamericani e non: l’inchiesta è partita, la stessa Chiesa da anni indaga su questa figura strana a bizzarra, venerata in tutto il Salernitano. Nei prossimi giorni si avranno novità maggiori, ma intanto è lo stesso parroco che aveva sostenuto in passato Giulio Massa – dopo la severa condanna dell’Arcivescovo – ad aver chiesto in una recente omelia quanto segue. «l’Arcivescovo mi ha convocato e mi ha detto che gli sono arrivate prove certe sul caso di G.M, con video e foto dall’estero e da varie parti d’Italia. Lo stesso presunto veggente mi ha scritto un messaggio giorni fa in cui riconosce i suoi sbagli chiedendo perdono pubblicamente. I Cenacoli si continueranno a fare in riparazione dei Sacratissimi cuori di Gesù e Maria e preghiamo anche per la sua conversione. Vi chiedo solo silenzio e preghiera». CLICCA QUI PER IL PRIMO VIDEO SERVIZIO DI POMERIGGIO 5 SUL PRESUNTO SANTONE

    LE INDAGINI DELLA CHIESA

    Era conosciuto da tutti come il “fruttivendolo” con le stigmate, una sorta di “nuovo Padre Pio” venerato in tutto il Salernitano: e oggi è accusato di molestie sessuali e quant’altro. Giulio Massa, conosciuto dagli anni Duemila come “lo stigmatizzato di Montecorvino”, è finito nel vortice di accuse gravissime e infamanti che ovviamente dovranno essere confermate dalla magistratura: vi è un forte imbarazzo della Curia di Salerno dopo che per anni si è studiato il caso di Montecorvino per capire se vi fossero davvero degli elementi non spiegabili scientificamente e dei possibili accenni di nuovi miracoli, nel leggere invece oggi le accuse mosse da un giovane del Sud America che ha raccontato il tutto alla stampa e alla magistratura (anche se per ora non sono chiari le decisioni in merito). Come riporta il quotidiano “Il Roma”, Massa non solo sarebbe stato “sbugiardato” dal suo stesso vescovo per aver inventato in tutti questi anni la storia delle stigmate; «il ragazzo del Sud America. Quest’ultimo racconta di essere stato molestato dal veggente in più riprese. Mentre l’accusato si è sempre difeso raccontando di essere stato calunniato per secondi fini e di essere estraneo ai fatti. Il giovane, però, ha raccolto video e messaggi scambiati con l’uomo di Montecorvino e li ha pubblicati su Facebook, inondando il web da mesi, e inviando i messaggi soprattutto alle persone che da sempre seguivano il veggente nei suoi incontri di preghiera», si legge sul portale online de “Il Roma”.

    IL PRESUNTO VEGGENTE DI MONTECORVINO

    Fino ad oggi il sindaco di Montecorvino e un sacerdote direttore del Santuario della Madonna dell’Avocatella avevano sempre difeso il presunto veggente. Ma ora, dopo le ultime novità sulle accuse sessuali mosse contro quello strano personaggio quasi venerato da tanti paesi del Salernitano (fino a Montecorvino accorrevano per le sue “dimostrazioni” di estasi e le sue presunte anche qui stigmate), è lo stesso Arcivescovo ad aver vietato le uscite in pubblico dello “stigmatizzato” e le “preghiere” che fino agli scorsi mesi venivano consegnate dal fruttivendolo di Montecorvino a tutti i fedeli-seguaci. «Il presunto mistico non è mai stato ripreso dalle tv, ma era possibile dialogare con lui mediante Facebook, il socialnetwork sul quale pubblicava le foto delle sue ”stimmate”, preghiere, presunti messaggi che affermava di ricevere dalla Madonna e da Gesù, durante le sue estasi. Poi lacrimazioni di sangue e di olio da una statua della Madonna e di un Crocifisso che si trovano nella sua casa», riporta ancora “il Roma”. In questo momento a Pomeriggio 5 un lungo servizio dedicato proprio alla figura di questo presunto veggente sta intervistando una serie di persone che si è imbattuto in lui e sono tutti unanimi nel considerare quell’uomo come un “falso profeta”. «Ci abbiamo creduto per tanto tempo, ma ora basta: è un molestatore»: sul caso indagano sia le autorità ecclesiastiche (come in tutti questi anni) e la magistratura. Nei prossimi giorni saranno disponibili di certo nuovi aggiornamenti su questo caso oscuro e dai tratti alquanto inquietanti.

  • Isernia, prete accusato di abusi: inchiesta vicina alla svolta

    Isernia, prete accusato di abusi: inchiesta vicina alla svolta

    Entro un paio di giorni la procura si pronuncerà sul caso. Intanto ‘Le iene’ hanno chiesto chiarimenti al vescovo

    È attesa a breve la svolta nelle indagini sul caso di presunta pedofilia che ha travolto la diocesi di Isernia. Nella giornata di mercoledì la procura potrebbe mettere un punto sulla questione denunciata da Giorgio Babicz, il 34enne polacco che in gioventù ha vissuto in un piccolo centro della provincia pentra insieme a un sacerdote, suo connazionale. Il prete in questione, dopo un periodo trascorso di recente nella città natale, è tornato in Molise e sta svolgendo normalmente il suo ministero. Continua a celebrare la messa e a insegnare catechismo ai bambini.
    «Mio nipote segue le sue lezioni e lui ha e, a dire il vero, ha sempre avuto, un comportamento ineccepibile», ha dichiarato a Primo Piano Molise un cittadino. «È molto tranquillo e tutti qui siamo certi che la faccenda si chiuderà in suo favore», le parole di un altro parrocchiano.
    Dopo le testimonianze rese dalle persone che risiedono nell’altro Comune in cui precedentemente il sacerdote svolse il ruolo di parroco, anche altre voci si uniscono al coro degli ‘innocentisti. I fedeli difendono il prete accusato da Babicz di molestie e abusi e ora non resta che aspettare l’esito dell’inchiesta aperta dalla procura di Isernia.
    Intanto il clamore mediatico sul caso non accenna a spegnersi.
    Domenica mattina Matteo Viviani, volto noto del programma ‘Le iene’ di Italia 1 ha raggiunto il piccolo centro alle porte del capoluogo pentro, per cercare di raccogliere la versione del prete accusato. Il diretto interessato non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione e ha chiesto l’intervento dei carabinieri per ‘sbarazzarsi’ della ‘iena’.
    Viviani però, nella stessa giornata, è riuscito a parlare con monsignor Camillo Cibotti. Il vescovo stava presiedendo una celebrazione nella cattedrale di Venafro quando è stato intercettato dalla troupe televisiva. L’incontro è avvenuto al termine della messa e tra il giornalista e Cibotti c’è stato un lungo colloquio. L’inviato delle Iene ha chiesto delucidazioni in merito al caso che è scoppiato ormai da più di un mese e il contributo registrato andrà in onda in una delle prossime puntate del programma.
    Com’è noto il vescovo ha chiesto perdono alla presunta vittima e più volte ha ribadito che è nell’interesse di tutta la Chiesa arrivare alla verità. All’epoca dei presunti fatti, il sacerdote deteneva la tutela del ragazzo. Lo aveva portato in Italia, col placet dei genitori, per concedergli un’opportunità di vita più agiata e così lo ha ospitato nella casa canonica. Secondo la versione di Babicz quello si sarebbe trasformato nel luogo degli abusi. È lì infatti che, sulla base di quanto riferito dal 34enne a Primo Piano Molise, il prete avrebbe cercato e ottenuto, in molte occasioni, un contatto intimo con lui. Tesi contrastata dal sacerdote che, anche se mai pubblicamente, ha sempre rigettato ogni accusa.

    VC Jan Mazurkiewicz

    Isernia, prete accusato di abusi: inchiesta vicina alla svolta

  • Pontificia commissione a tutela della “pedofilia aggravata”

    Pontificia commissione a tutela della “pedofilia aggravata”

    Qualcuno ricorda la Pontificia commissione per la tutela dei minori? Probabilmente non molti, visto che in effetti non si tratta certo di un organismo dall’attività frenetica. Non uno di quelli, per intenderci, di cui ci si ritrova a leggere spesso sugli organi d’informazione. A suo tempo, nel 2014, venne istituita e lanciata in pompa magna dall’attuale papa con l’obbiettivo di risolvere il problema della pedofilia ecclesiastica, concependo proposte di azione da sottoporre agli altri organi ecclesiastici e allo stesso pontefice. Quindi un organismo con funzione consultiva. Fu subito un tripudio di consensi: “Giro di vite contro la pedofilia”! “Tolleranza zero”! “Protezione dei minori fra le priorità più alte”!

    Dopo allora, la prima volta che questa commissione fece parlare di sé fu a seguito della defezione di Peter Saunders, attivista contro gli abusi ed egli stesso già vittima di abusi da parte di un sacerdote. Saunders si era espresso molto duramente contro il cardinale Pell, in quel momento al vertice del dicastero economico vaticano (mica pizza e fichi) e sotto indagine nel suo paese d’origine, l’Australia, con l’accusa di aver coperto dei casi di pedofilia nel periodo in cui era stato vescovo. Ciò di cui Saunders accusava Pell era l’aver risposto alle richieste della giustizia australiana inviando certificati medici, in modo da giustificare formalmente la sua assenza. Saunders lasciò la commissione dopo che all’interno della stessa si dibatté della questione, non è quindi chiaro se sia andato via di sua sponte o se sia stato cacciato. In seguito le accuse contro Pell si sarebbero fatte perfino più gravi: adesso il cardinale, che nel frattempo è stato convinto ad andare a difendersi in Australia, è indagato per abusi sessuali che lui stesso avrebbe commesso. A breve dovrà affrontare un’inchiesta preliminare da cui potrebbe uscire fuori il suo rinvio a giudizio.

    Dimissioni esplicite sono state invece, a distanza di un anno, quelle di Marie Collins, altra sopravvissuta a un pedofilo in abito talare voluta all’interno di questa fantastica commissione. Che tanto fantastica però non si è dimostrata, semmai proprio l’opposto visto che alla base delle dimissioni di Collins c’è proprio la sua (della commissione) sostanziale inutilità. In particolare Collins prendeva atto che gli altri organi della Chiesa, invece di collaborare con la commissione per aiutarla a raggiungere i suoi scopi, le mettevano i bastoni tra le ruote. Prima fra tutte la Congregazione per la dottrina della fede, precedentemente nota come Sant’Uffizio (ancora prima come Santa inquisizione). Le parole di Collins non lasciano dubbi su come viene presentata la commissione all’esterno: «avevo detto che se avessi trovato un conflitto tra quello che stava accadendo dietro le quinte e ciò che veniva detto pubblicamente, non sarei rimasta. Ecco, questo è accaduto».

    Adesso, dopo un anno dalle dimissioni di Collins (ci si potrebbe regolare l’orologio con questa cadenza), arriva la notizia delle dimissioni di Catherine Bonnet, psichiatra infantile specializzata in violenze sessuali. Le ragioni di Bonnet non sono molto diverse da quelle di Collins. In più Bonnet rileva che l’organismo di cui faceva parte non è neanche in grado di deliberare una cosa semplicissima: chi viene a conoscenza di abusi deve segnalarlo alle autorità civili. Sembrerebbe una cosa perfino banale in qualunque altro contesto, tutti concordano nel ritenere almeno eticamente corretto riportare alle autorità notizie di abusi, quando non legalmente obbligatorio per esplicita richiesta delle autorità. Il problema, almeno in Italia, è che la Chiesa è qualcosa di diverso da “tutti”. È un ordine indipendente e sovrano per dettato costituzionale e in forza del Concordato abbiamo da un lato una deroga specifica per gli ecclesiastici, che “non possono essere richiesti da magistrati o da altra autorità e dare informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del sacro ministero”, dall’altro il principio che la giustizia civile deve invece, lei sì, “informare immediatamente l’ordinario della diocesi, nel cui territorio egli esercita giurisdizione”.

    Purtroppo le dichiarazioni di Bonnet, così come quelle di tutti gli altri pezzi della commissione che si sono persi per strada, non sono affatto necessarie per capire che non c’è realmente alcuna volontà della Chiesa di affrontare il dramma della pedofilia ecclesiastica, alla quale andrebbe aggiunto l’aggettivo “aggravata” visto che può contare su forme di insabbiamento che non sono possibili in altri contesti. Basta aprire i giornali e leggere. A volte tra le righe, come quando si parla appunto di questa inutile commissione, altre volte senza neanche spendersi troppo in interpretazioni. Come nel recente caso di don Massaferro, pedofilo condannato in via definitiva a sette anni e otto mesi dalla giustizia italiana, ma assolto e dunque da riabilitare completamente per la giustizia (?) ecclesiastica. O come in quello meno recente del vescovo di Palestrina, secondo il quale i casi di pedofilia non potrebbero essere denunciati per via della normativa sulla privacy. E meno male che fu lo stesso garante a smentirlo pubblicamente.

    Alla fine, quella che nelle intenzioni, millantate o meno che siano, doveva essere una commissione a tutela dei minori, si è rivelata essere una farsa a tutela di chi quei minori li abusa. A tutela degli insabbiamenti, a tutela dell’immagine della Chiesa in generale e di Bergoglio in particolare. A tutela del marciume che c’è sempre stato, e che ci sarà verosimilmente per parecchio tempo ancora. E a dispetto di chi chiede giustizia. Ora e nei secoli dei secoli mai abbastanza secolarizzati.

    Pontificia commissione a tutela della “pedofilia aggravata”

  • La Chiesa evangelica in Germania si interroga sulle violenze al proprio interno

    La Chiesa evangelica in Germania si interroga sulle violenze al proprio interno

    Nel bel mezzo delle campagne mondiali contro la violenza sulle donne, esemplificate al meglio dall’ hashtag #MeToo, anche la Chiesa evangelica in Germania (Ekd) decide di fare la propria parte ammettendo «l’esistenza di problemi legati alla sfera sessuale anche all’interno delle proprie istituzioni». Sono parole di Kristin Bergmann, responsabile dell’ufficio Pari Opportunità della chiesa protestante tedesca.

    L’Ekd conta in Germania circa 23 milioni di membri di chiesa, all’incirca gli stessi numeri dei fedeli cattolici nel paese. «Tuttavia a differenza degli atti di violenza criminale, i casi di molestie sono spesso difficili da riconoscere – ha continuato in un’intervista pubblicata sul mensile “Zeitzeichen” – . Possono presentarsi infatti in un’ampia varietà di forme: molestie verbali, insulti che toccano le questioni di genere o l’identità di genere. Non ci sono statistiche a livello nazionale in quanti questi incidenti si accumulano in contesti molto diversi senza mai essere denunciati pubblicamente».

    Nel frattempo centinaia di donne che hanno subito aggressioni o atti di violenza in ambito religioso hanno iniziato a pubblicare su Twitter le loro storie attraverso l’hashtag #ChurchToo: testimonianze provenienti da tutto il mondo, da ogni denominazione e chiesa. Eske Wollrad, presidente della Federazione tedesca delle donne protestanti nello stesso articolo ha evidenziato il grande silenzio che il tema incontra negli ambienti ecclesiastici, perché rappresenta ancora un vero e proprio tabù, in un luogo che dovrebbe garantire asilo e sicurezza: «ho l’impressione che le cifre siano maggiori di quelle che conosciamo oggi».

    In Italia è stato appena realizzato dalla rete “L’abuso, l’Associazione italiana che raccoglie i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, uno spot sull’argomento. Realizzato da Simone Padovani, giornalista, fotografo e corrispondente di alcune tra le maggiori testate della stampa estera tra cui il New York Times e la BBC, vede due bambini e due bambine rivolgersi direttamente a papa Francesco per chiedere garanzie e chiedere che sia resa obbligatoria per i vescovi la denuncia all’autorità giudiziaria dei casi che dovessero emergere.

  • Oltre un centinaio di aggressioni, prete pedofilo condannato

    Oltre un centinaio di aggressioni, prete pedofilo condannato

    Un 53enne è sconterà 8 anni e mezzo di carcere per aver commesso oltre un centinaio di aggressioni sessuali in diversi Paesi. Anche in Svizzera

    BERNA – Un ex prete di 53 anni è stato condannato oggi da un tribunale tedesco a otto anni e mezzo di reclusione per aver commesso oltre un centinaio di aggressioni sessuali su cinque bambini e una 18enne. I fatti sono avvenuti negli anni ’90 in Germania e in diversi altri Paesi, tra cui la Svizzera.

    Prima di scontare la pena, l’uomo dovrà sottoporsi a un trattamento psichiatrico in un’istituzione chiusa. La durata di questo internamento non è stata fissata. Secondo il tribunale di Deggendorf (Baviera) sarà di diversi anni.

    Gli abusi, stando a quanto riferisce il tribunale in un comunicato citato dalla Dpa, sono durati sette anni. I fatti sono avvenuti in Germania, Austria, Italia, Polonia e Svizzera.

    L’uomo aveva già scontato cinque anni e mezzo di carcere tra il 2003 e il 2009 per reati sessuali. In una sentenza risalente al 2008, un tribunale ecclesiastico di Friburgo in Brisgovia aveva escluso l’uomo dalla Chiesa cattolica, ricorda l’agenzia di stampa tedesca Dpa.

  • Libera Chiesa. Di ignorare le sentenze di pedofilia dello Stato

    Libera Chiesa. Di ignorare le sentenze di pedofilia dello Stato

    Marco Preve

    Un prete di Alassio don Luciano Massaferro venne condannato in Cassazione a sette anni e otto mesi per atti di pedofilia, ovvero di violenza sessuale, nei confronti di una bambina della sua parrocchia.

    Ieri nei suoi confronti si è concluso il processo canonico celebrato dal Tribunale ecclesiastico regionale presieduto al cardinale Angelo Bagnasco. Le conclusioni sono opposte e secondo i giudici del clero don Luciano «deve essere completamente riabilitato in quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti». Quindi tornerà a dire messa e celebrare.

    Se il processo penale non fu per nulla controverso, con sentenze confermate nei tre giudizi, le udienze furono invece accompagnate da una mobilitazione di alcuni fedeli della parrocchia che sostenne l’innocenza del prete ignorando del tutto le ragioni della vittima.

    La Cassazione ha stabilito che quel prete è stato, almeno in una parte della sua vita, un pedofilo. Le regole del vivere civile, non le regole religiose, ci dicono che scontata la pena a chiunque deve essere consentito di riallacciare i fili delle sua esistenza. Naturalmente con le precauzioni del caso e nel rispetto delle vittime.

    L’oblio a cui avrebbe diritto don Luciano gli viene negato in primis dallo schiaffo alla Stato italiano, ma soprattutto alla bambina vittima di violenza, contenuto nelle parole scritte dal cardinale Bagnasco.

    Il perdono cristiano è una cosa, la negazione di tre sentenze pronunciate dal paese con cui intrattieni relazioni diplomatiche porterebbe in altre situazioni a una crisi internazionale.

    Si può essere convinti dell’innocenza di una persona, ma rispettare una sentenza è dovere di ogni cittadino. Il cardinale Bagnasco che utilizza milioni di soldi pubblici per costruire il suo nuovo ospedale Galliera dovrebbe essere il primo a ricordarlo. Il cardinale Bagnasco che esprime giudizi sulle leggi dello Stato, sul fine vita e sui diritti dei gay, ignora una sentenza che certifica davanti agli uomini uno degli atti più infamanti concepiti da mente umana (o dal maligno per chi ci crede). Ma oggi abbiamo scoperto che in Italia esiste il quarto grado di giudizio: quello davanti a dio.

  • Diffidato il Governo Italiano per non essere intervenuto per contrastare la pedofilia ecclesiastica in Italia.

    Diffidato il Governo Italiano per non essere intervenuto per contrastare la pedofilia ecclesiastica in Italia.

    Condotte omissive del dovere di protezione dei minori dagli abusi nel clero, violazione della Convenzione ONU per i diritti del fanciullo, violazione della Convenzione di Lanzarote oltre alle inosservanze più elementari direttamente riferibili alla Costituzione Italiana, queste alcune delle accuse che il Presidente della Rete L’ABUSO,  Francesco Zanardi, tramite il legale dell’Associazione,  Avv.  Mario Caligiuri del foro di Roma, ha raccolto in una diffida inviata oggi al Governo Italiano . (Testo integrale diffida 19 feb 2018 RETE L’ABUSO DIFFIDA L. 241 1990)

    Tra i destinatari in epigrafe diffidati – ed in base alla legge che regola i rapporti tra i cittadini ed istituzioni obbligati a rispondere entro 30 gg – non c’è solo la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma anche il Comitato Onu per i diritti del fanciullo, la 12° Commissione Affari Sociali, Il Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, la Presidenza del Parlamento Europeo e l’Unicef, Garante Nazionale per Infanzia e Adolescenza.

    A conoscenza della diffida anche il Presidente della Repubblica Italiana (Garante della Costituzione), l’ISTITUTO INTERREGIONALE PER LA RICERCA ( UNICRI) SULLA CRIMINALITÀ E LA GIUSTIZIA DELLE NAZIONI UNITE,  il CENTRO DI RICERCA INNOCENTI.

    Si tratta di gravi violazioni di legge nei fatti ben documentati in questi anni dall’Associazione Rete L’ABUSO, commessi dalla Santa Sede sul suolo italiano che vedrebbero anche sulla base del 2° comma dell’art. 40 c.p. decine di omissioni che hanno realizzato  le Istituzioni Italiane, con la propria inerzia, a consentire la perpetrazione di crimini a danno delle/dei  cittadine/i più deboli, i minori costringendo anche le vittime divenute adulte, a vedersi negati i più basilari diritti costituzionali, aggiungendo a questo anche la violazione dei diritti di quella che conosciamo come Carta dei Diritti Umani.

    Tra le pesantissime accuse formulate nelle 20 pagine di diffida, troviamo anche le violazioni della Convenzione di Lanzarote , sulla base della quale il Governo Italiano dovrebbe vietare tassativamente e soprattutto prima dello svolgimento di un processo civile, quelli che conosciamo come processi canonici e che sono alla base della così detta campagna di “tolleranza zero” voluta proprio da papa Francesco.

    L’avvocato Caligiuri spiega che «In questo modo viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante».

    «Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote».

    «Pensando al controesame, il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali.

    La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire prima dell’eventuale processo italiano la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva».

    Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma l’avvocato -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano».

    A sconvolgere ancora di più il quadro generale dei processi canonici, il fatto che la vittima, spesso a sua insaputa, non è la parte lesa, ma oltre al sacerdote, è il secondo imputato perché la reale vittima, in un processo canonico, non è il fanciullo molestato, ma Dio.

    Un aspetto che da anni l’Associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero Rete L’ABUSO, denuncia ma che invece, ancora oggi viene impropriamente pubblicizzata dai mezzi di informazione come fosse risolutiva per le vittime, le quali purtroppo, si rendono conto del contrario solo quando oramai è troppo tardi.

    Tra gli altri punti importanti l’immobilità del Governo Italiano, che a differenza degli altri, in questi anni di consapevolezza del problema, non solo non ha ancora avviato come negli altri paesi una commissione di inchiesta che quantifichi l’entità del fenomeno, ma addirittura non ha ancora calendarizzato alcun provvedimento in proposito, assistendo passivamente a quella che dati i numeri, potremmo tranquillamente definire una mattanza di cittadini minori.

    L’unica iniziativa avviata in Parlamento fino ad ora è quella tanto voluta dall’Associazione Rete L’abuso, che ha trovato l’appoggio del deputato Matteo Mantero, grazie al quale – anche se passata sotto il silenzio dei media – lo scorso 27 novembre, ha depositato la prima Interrogazione Parlamentare a risposta scritta specificatamente formulata sul pericolo dei preti pedofili, nella quale si contestano inoltre, le recenti normative introdotte dal così detto certificato anti pedofilia, che tragicamente esonera tutte le categorie da sempre più a rischio, il mondo del volontariato che vede non solo gli allenatori sportivi, scout ecc. ma anche l’intera categoria dei sacerdoti.

    Attendiamo una risposta  esaustiva entro il termine previsto di 30 giorni, dopo di che, in difetto,  non escludiamo di richiedere alla Procura Generale della Repubblica una valutazione circa la sussistenza di eventuali ipotesi di reato desumibili sia  dalle condotte realizzate all’interno dell’amministrazione dello Stato, che da  ecclesiatici negli ambiti di vita sociale frequentati.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO

  • Pedofilia, il Papa rinnova la Commissione per la Tutela dei Minori

    Pedofilia, il Papa rinnova la Commissione per la Tutela dei Minori

    O’Malley confermato presidente. Ci sono anche «vittime/sopravvissuti di abusi sessuali clericali», che hanno scelto di non rivelarsi. Nove membri su 16 quelli nuovi

    DOMENICO AGASSO JR17/02/2018
    CITTÀ DEL VATICANO

    Era molto atteso, soprattutto dopo il viaggio papale in Cile e Perù e l’esplosione del «caso-Barros». Ora, come aveva assicurato lo stesso Francesco sul volo di ritorno da Lima, è arrivato il rinnovo della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori (Pctm), i cui membri erano scaduti al termine del mandato di tre anni.  Il Pontefice conferma il cardinale Seán O’Malley presidente, e nomina 16 membri di cui nove nuovi. Il Papa inserisce anche «sopravvissuti di abusi sessuali clericali», come afferma lo stesso O’Malley, che poi spiega: queste vittime hanno scelto di non rivelarsi.

    Il Pontefice ha scelto per questo organismo consultivo, come si legge nella nota della Santa Sede, nove nuovi commissari: suor Jane Bertelsen, F.M.D.M. (Gran Bretagna); suor Arina Gonsalves (India); Ernesto Caffo (Italia, fondatore e presidente del Telefono azzurro); Neville John Owen (Australia); Benyam Dawit Mezmur (Etiopia); Nelson Giovanelli Rosendo dos Santos (Brasile); Myriam Wijlens (Paesi Bassi); Sinalelea Fe’ao (Tonga); Teresa Kettelkamp (Stati Uniti d’America).

    I sette membri riconfermati sono: Gabriel Dy-Liacco (Filippine); monsignor Luis Manuel Alì Herrera(Colombia); padre Hans Zollner, SJ (Germania); Hanna Suchocka (Polonia); suor Kayula Lesa, RSC (Zambia);suor Hermenegild Makoro, CPS (Sud Africa); monsignor Robert Oliver (USA).

    In tutto dunque sono otto donne e otto uomini.

    Queste le prime dichiarazioni del presidente cardinale O’Malley, arcivescovo di Boston: «Il nostro Santo Padre, Papa Francesco, ha prestato molta considerazione e preghiera nel nominare questi membri. I commissari appena nominati aggiungeranno una prospettiva globale nella protezione dei minori e degli adulti vulnerabili». Il Vescovo di Roma «ha assicurato la continuità del lavoro della nostra Commissione, che è quello di assistere le chiese locali di tutto il mondo nei loro sforzi di proteggere dalle ferite tutti i bambini, i giovani e gli adulti vulnerabili».

    Per O’Malley il Papa ha «scelto questi otto uomini e queste otto donne nell’ambito multidisciplinare degli esperti internazionali della tutela dei minori e degli adulti vulnerabili dal crimine degli abusi sessuali». 

    Rappresentanti di vari nuovi Paesi «offriranno la loro saggezza e le loro esperienze alla Commissione, riflettendo l’abbraccio globale della Chiesa e la sfida di creare in diversi contesti culturali strutture per la tutela».

    E vittime/sopravvissuti di abusi sessuali clericali «sono inclusi tra i membri annunciati oggi».

    Sin dalla fondazione della Commissione, «persone che hanno sofferto per gli abusi e genitori di vittime/sopravvissuti sono stati membri».

    Poi il Porporato evidenzia che «come è sempre stato prassi della Commissione, la Pctm supporta il diritto di ogni persona che sia stata abusata a rivelare o non rivelare pubblicamente le proprie esperienze. I membri nominati oggi hanno scelto di non farlo pubblicamente, ma solo all’interno della Commissione. La Pctm crede fermamente che la loro privacy sia un valore da rispettare».

    Il primo compito che si dà la rinnovata commissione è ascoltare le persone che sono state abusate, affermando che la Chiesa ha bisogno di sentire le loro voci. Come deciso dai membri fondatori «nell’Assemblea Plenaria di settembre 2017 – si legge nel comunicato – la nuova membership della Pctm e lo staff inizieranno il nuovo mandato ascoltando e imparando da persone che sono state abusate, da membri delle loro famiglie, e da coloro che li supportano. L’approccio “prima le vittime/sopravvissuti” continua a essere centrale in tutte le politiche e programmi educativi della Commissione». La Pctm vuole fermamente ascoltare direttamente le voci delle vittime/sopravvissuti, «in modo che il consiglio offerto al Santo Padre sia realmente permeato dalla loro saggezza ed esperienze».

    La sessione di apertura della «Plenaria di aprile inizierà con un incontro privato con diverse persone che hanno avuto esperienza dell’abuso. I membri, quindi, discuteranno varie proposte per promuovere un dialogo continuativo con vittime/sopravvissuti da tutto il mondo». 

    Nella nota si legge che sono state intraprese consultazioni per diversi mesi allo scopo di «creare un “Gruppo Consultivo Internazionale di Sopravvissuti” (Isap), una nuova struttura definita dalle voci di vittime/sopravvissuti e fondata sull’esperienza del Survivor Advisory Panel della Commissione Nazionale Cattolica per la Tutela in Inghilterra e Galles. La Baronessa Hollins, un membro fondatore della Commissione, ha presieduto il gruppo di lavoro per ricercare e sviluppare una proposta sull’Isap e guiderà la presentazione negli incontri della Plenaria di aprile».

    Gli scopi di questo gruppo includono lo studio della prevenzione degli abusi dalla prospettiva dei sopravvissuti e la «proattività nell’accrescere la consapevolezza del bisogno di cura e riconciliazione per ciascuna persona ferita da un abuso».

    Poi, la grande sfida futura della Commissione è creare una «cultura della tutela». Il compito specifico dell’Organismo voluto da papa Francesco è «fare proposte al Santo Padre legate alle migliori iniziative pratiche per proteggere i minori e gli adulti vulnerabili dai crimini dell’abuso sessuale e di promuovere la responsabilità locale nelle chiese particolari per la protezione di tutti i bambini, dei giovani e degli adulti vulnerabili». Dunque «inculturare la prevenzione e la protezione dagli abusi nella vita e nell’azione delle chiese locali rimane l’obiettivo futuro della Pctm e la sua più grande sfida».

    Negli ultimi quattro anni, la Pctm ha lavorato con «quasi 200 diocesi e comunità religiose di tutto il mondo per accrescere la consapevolezza e per educare le persone sulle necessità di tutelare nelle nostre case, parrocchie, scuole, ospedali come nelle altre istituzioni».

    Èrilevante la conferma di O’Malley presidente, dopo che il Cardinale aveva espresso il suo rammarico in merito alle parole del Papa sul «caso Barros», ossia la polemica sul vescovo di Osorno i cui fedeli – sacerdoti e laici – chiedono la rimozione immediata da più di tre anni, da quando Bergoglio lo ha posto alla guida della diocesi cilena. Le accuse nei confronti di Juan Barros sono di avere insabbiato i crimini dell’abusatore seriale padre Fernando Karadima, suo mentore. Incalzato da alcuni giornalisti cileni che chiedevano conto del Pastore di Osorno, il Pontefice rispondeva: «Il giorno che avremo una prova contro il vescovo Barros, parlerò. Non c’è una sola prova d’accusa. Le altre sono tutte calunnie, chiaro?». Sull’aereo di ritorno dal Perù Francesco ha poi detto: «O’Malley ha detto che il Papa ha sempre usato la “tolleranza zero”… Poi c’è quella espressione non felice, ho parlato di calunnia, per dire di qualcuno che afferma qualcosa con pertinacia senza averne l’evidenza. Se dico: lei ha rubato, e lei non ha rubato, allora sto calunniando, perché non ho l’evidenza. Era un’espressione infelice. Ma io non ho sentito alcuna vittima di Barros. Non sono venuti, non si sono presentati, non hanno dato l’evidenza in giudizio. È rimasto per aria. È vero che Barros era nel gruppo dei giovani di Karadima. Ma dobbiamo essere chiari: se si accusa senza evidenze con pertinacia, questa è calunnia. Se però arriva una persona e mi dà delle evidenze io sarò il primo ad ascoltarla. La dichiarazione di O’Malley è stata molto giusta, l’ho ringraziato. Ha detto del dolore delle vittime in generale».

    I passi successivi sono stati l’invio da parte del di Charles J. Scicluna in Cile per indagare sul caso Barros: l’arcivescovo maltese, esperto di inchieste canoniche sugli abusi di chierici sui minori, ascolterà le testimonianze delle vittime. E poi, quello di oggi: il rinnovo della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori con la conferma della presidenza O’Malley.

     http://www.lastampa.it/2018/02/17/vaticaninsider/ita/vaticano/pedofilia-il-papa-rinnova-la-commissione-ci-sono-vittime-di-abusi-omalley-confermato-presidente-Dx1h7pOE97q9A6ZviDE9CP/amphtml/pagina.amp.html