Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia clericale, indagini in corso tra Italia e Sudamerica

    Pedofilia clericale, indagini in corso tra Italia e Sudamerica

    Un altro caso di pedofilia dove il presunto orco è un sacerdote e che vede in prima linea l’avvocato sanciprianese Sergio Cavaliere in difesa della vittima di turno, questa volta a denunciare un sacerdote è stato un giovane sudamericano, i dettagli sono ancora riservati. I sospetti emersi fino ad oggi sono molto pesanti, si tratterebbe di abusi compiuti su più bambini, la turpe vicenda di sarebbe consumata all’interno di una parrocchia e solo dopo anni uno di quei bimbi, oggi cresciuti, ha deciso di parlare.
    Indagini sono state aperte nel Paese dove ciò sarebbe avvenuto ed altre saranno avviate in Italia, in Liguria dove il sacerdote vive. La Rete l’Abuso ha messo a disposizione i soldi per permettere al ragazzo di arrivare in Italia e formalizzare la denuncia anche nel nostro Paese.

    http://www.corrierediaversaegiugliano.it/component/content/article/1-notizie/24465-pedofilia-clericale-indagini-in-corso-tra-italia-e-sudamerica

  • Pedofilia: dalla Liguria all’America Latina, un altro caso scuote la Chiesa

    Pedofilia: dalla Liguria all’America Latina, un altro caso scuote la Chiesa

    La Spezia – L’ombra della pedofilia si allunga, ancora una volta, su un sacerdote italiano: un sacerdote che ha a che fare con la Liguria. I dettagli della vicenda, sono tenuti doverosamente riservati: sia per tutelare la presunta vittima, un giovane che si trova in America Latina, sia per tutelare il sacerdote, che dovrà poter chiarire in tutta serenità le accuse che gli vengono rivolte. Si tratta di un caso delicatissimo: che riguarda presunti abusi, ripetuti nel tempo, su più bambini.

    Il Secolo XIX ha parlato a distanza con il giovane che ha sporto denuncia, nel suo paese. Ha raccolto la sua testimonianza. Le sue parole, sono pesantissime. “Non c’è assolutamente posto, nel ministero, per coloro che abusano dei minori”: l’ha detto Papa Francesco. E Fernando testimonia: “Yo estoy terriblemente mal de vida, esos sacerdotes de la iglesia ensucian la religion, no pueden representar a Dios”. Gli abusi sarebbero avvenuti in una parrocchia, dove opera il sacerdote italiano, uno dei tanti che prestano la propria missione in mezzo ai bambini.

    Anni e anni di passione: che gli sono valsi attestati, ufficiali, di merito, per l’opera di solidarietà. L’ombra, che oggi è comparsa a velare tanto altruismo, va spazzata via. Va cancellata, se è ingiusta. Oppure va chiarita: se dietro, c’è qualcosa di vero. C’è un ragazzo, che ha deciso di parlare, e che racconta di aver vissuto un calvario: e che denuncia, ora che non è più un bambino, perché nessun altro bambino soffra quanto ha sofferto lui. Per poter raccontare la sua verità, deve arrivare in Italia. Per Fernando, è una questione di vita o di morte: interiore.

    E non solo. Denunciare, può diventare, in certe aree dell’America Latina, anche una questione di vita o di morte: materiale. Ci sono equilibri che è bene non toccare. «Nessuno. Non avevo nessuno, quando ho conosciuto quel sacerdote. Sono credente, ed ero solo un bambino. Mi fidavo: tanto, tantissimo. E quando ha cominciato a toccarmi, non mi piaceva. Però non ero in grado di dire basta». E’ solo qualche stralcio, della sua lunga confidenza. Racconta di come fosse la missione, di giorno, e di come si trasformasse di notte. Quando calava il silenzio, e il sacerdote si avvicinava. Scherzava, sorrideva. “Ti sono piaciuti i regali, eh?”. “Sei contento?”. Era contento, il bambino. Era contento, di avere un adulto che si preoccupasse per lui. Un adulto gentile. “Era come un padre…”. Un padre che abusa, però.

    Racconta, Fernando, della freddezza, nei momenti di sesso. “Mi chiamava bastardo. Io da bambino non sapevo il significato della parola”. E l’ossessione del prete, che avrebbe continuato a chiamarlo “il suo bambino”, negli abusi commessi quando già iniziava a diventare adolescente. Solo la giustizia potrà chiarire se l’accusa sia fondata, oppure no. Fernando ha già deposto, al suo paese. Ora, deve raggiungere l’Italia, per completare la denuncia. C’è chi, in Liguria, lo sta aiutando a mettere insieme i soldi del biglietto aereo. C’è una raccolta fondi, fatta attraverso una onlus, senza scopo di lucro, Rete L’Abuso . L’ha fondata Francesco Zanardi, che è stato abusato, da ragazzino, da un prete ligure: e lo ha denunciato. «La Rete non ha niente contro la chiesa – premette – al contrario. E’ nata come forma di auto terapia, di ascolto reciproco, con altre vittime. Poi, in tanti, ci hanno chiesto aiuto, da tutta Italia. E noi, piccola onlus di volontari, cerchiamo di fare tutto il possibile».

    Sulla storia di Fernando, Zanardi dice: «Non sta a noi, verificare, ma alla giustizia. Posso solo dire che mi ritrovo nelle sue parole. Ricordo le stesse sensazioni. E’ come rivivere il mio passato. Ogni volta che una vittima si rivolge a noi, per me è dura, è molto dura. Il passato riaffiora. Ogni volta che un pedofilo è condannato, significa però salvare tanti altri bambini. Per questo Fernando va ascoltato. Se dice il vero, va posta fine alla sofferenza di bambini che non hanno voce, non possono difendersi da soli». Specie nelle piccole parrocchie dell’America Latina, dove vengono raccolti bambini senza famiglia, del tutto soli.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/08/29/AR0wVJiF-pedofilia_america_liguria.shtml

  • Pedofilia: S. Sede approva rigorose linee guida Chiesa Argentina

    Pedofilia: S. Sede approva rigorose linee guida Chiesa Argentina

    (AGI) – CdV, 6 ago. – I delitti sessuali contro i bambini sono “un peccato grave che grida al cielo”. Lo afferma la Conferenza episcopale argentina scrive nelle Linee-guida per i casi di abusi sessuali sui minori, perpetrati da alcuni sacerdoti un documento ispirato a grande rigore che nei giorni scorsi ha ricevuto l’apprvazione della Santa Sede. Il testo ribadisce che l’abuso sessuale sui minori e’ un delitto tanto nell’ordinamento giuridico canonico tanto in quello dello Stato e assicura da parte dell’Episcopato “la massima disponibilita’ a collaborare con la societa’ e con le autorita’ competenti a livello nazionale e provinciale” per affrontare tale questione.
    L’obiettivo delle Linee-guida, si legge, e’ “quello di orientare i vescovi nel caso in cui debbano intervenire nelle loro rispettive giurisdizioni, dopo aver ricevuto notizie verosimili riguardanti i delitti di abuso sessuale sui minori, commessi da sacerdoti” delitti che assumono “una particolare gravita’ perche’, oltre a ledere la dignita’ e l’integrita’ della vittima, implica la profanazione del ministero sacerdotale conferito tramite il sacramento dell’ordinazione”.
    I vescovi argentini assicurano dunque di voler condividere la preoccupazione del Papa per questo tema, con il desiderio esplicito di “aderire senza riserve ai criteri di trasparenza e responsabilita’ stabiliti, in numerose occasioni, dalla Santa Sede”. Il documento, presentato oggi dalla Radio Vaticana, e’ diviso in due parti. La prima e’ a carattere giuridico ricorda che e’ affidata alla Congregazione per la Dottrina della Fede la competenza per trattare e giudicare, nell’ambito dell’ordinamento canonico, una serie di delitti particolarmente gravi, come la profanazione dei sacramenti dell’Eucarestia e della Penitenza, e gli abusi sessuali commessi da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di eta’. La seconda parte delle Linee-guida, invece, presenta alcuni orientamenti pastorali che si raccomanda di tenere in conto, “sommati alle esperienze acquisite dai vescovi e dai loro collaboratori, insieme alla Dottrina della Chiesa”.
    Infine, i presuli argentini esprimono riconoscenza ed apprezzamento per “i sacerdoti che servono con zelo apostolico il Popolo di Dio”. “La condotta immorale di pochi – concludono i vescovi – non squalifica, ne’ sminuisce l’abnegazione con cui la maggioranza dei sacerdoti porta avanti tale servizio”. Di qui l’auspicio affinche’ tali Linee-guida contribuiscano ad “un migliore esercizio del ministero sacerdotale nella missione della Chiesa”.
    Le linee guida equiparano ai minori coloro che non hanno un uso perfetto della ragione e raccomandano che ciascun ordinario faccia in modo che tutti i fedeli sappiano qual e’ l’iter da seguire in caso di abusi. Secondo quanto stabilisce il documento approvato dalla Santa Sede, riporta il Servizio Informazione Religiosa della Cei, “venuto a conoscenza di un possibile abuso, l’ordinario, dopo averne valutato la verosimiglianza, procedera’ con un’indagine preliminare e, al tempo stesso, fara’ in modo che sia salvaguardato il buon nome di tutte le persone coinvolte. L’ordinario potra’ anche decidere misure cautelari, se lo ritenesse conveniente.
    L’ordinario offrira’ anche sostegno spirituale e psicologico alle presunte vittime. Se l’accusa si rivelera’ falsa, il caso sara’ archiviato; se, al contrario, ci sono elementi per iniziare un procedimento penale, la fase preliminare si concludera’ con un decreto dell’ordinario, che inviera’ una copia autenticata del dossier preparato sul caso alla Congregazione della dottrina della fede, dalla quale si attendera’ una risposta su come procedere”.
    Nella parte dedicata agli orientamenti pastorali, si chiarisce che “le vittime presunte o provate di abusi sessuali e le loro famiglie devono essere ricevute e ascoltate personalmente, e con carita’ pastorale, dai vescovi e dai superiori maggiori degli istituti di vita consacrata e societa’ di vita apostolica. Si tratta di un impegno delicato che richiede una particolare attenzione in virtu’ della gravita’ della questione e anche per le forti reazioni affettive ed emotive che causa”. In tema di prevenzione le linee guida raccomandano, riporta il Servizio Informazione Religiosa, di “adottare misure pratiche, come non consentire a un religioso di occupare la stessa tenda da campo dei minori in occasione di escursioni o campeggi o evitare di restare solo con un minorenne in luogo chiuso. Si avvertono inoltre i sacerdoti sulla necessita’ di evitare espressioni di affetto che possano essere fraintese”. “Non sara’ mai facile, ma sempre un obbligo gioioso, armonizzare nella missione della Chiesa, segno e strumento del Signore, l’esercizio della prudenza, la giustizia, la misericordia e l’amore”, si legge nell’ultimo punto delle linee guida. In una dichiarazione diffusa in Italia dal Sir, il segretario dei vescovi argentini, monsignor Carolos Malfa, osserva che le linee guida indicano “il dovere di una risposta adeguata” alla problematica degli abusi sessuali sui minori perpetrati da alcuni sacerdoti. “L’applicazione di queste linee – afferma il presule – ci mette in sintonia con la tolleranza zero dettata da San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco”. Monsignor Malfa esorta soprattutto a “non sottovalutare mai una denuncia” e ad avere piena coscienza del ruolo e della missione di pastore che compete a chi riceve una denuncia e deve porta a essere prudenti e a lavorare nella prevenzione senza aspettare che ci sia una denuncia contro un sacerdote per assicurare l’integrita’ dei minori”. (AGI) .

    https://www.agi.it/estero/notizie/pedofilia_s_sede_approva_rigorose_linee_guida_chiesa_argentina-201508061705-est-rt10127

  • Abusò di un minore: il parroco don Rutigliano ha scontato la condanna. Quale futuro per il suo sacerdozio?

    Abusò di un minore: il parroco don Rutigliano ha scontato la condanna. Quale futuro per il suo sacerdozio?

    di Antonio Baldari

    BIVONGI – “Con il presente Decreto, il Rev. Rutigliano è dichiarato colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio”, commesso “nel periodo fra il 2006 e il 2008”. Era questa è la dicitura per esteso posta al capo a) del punto 4., dell’ultima pagina del documento, licenziato dal Palazzo del Sant’Uffizio in data 20 giugno 2011 con cui si portò a conclusione il processo a carico di don Francesco Rutigliano, ex parroco di Bivongi e Pazzano,  cittadine dell’Alto jonio calabrese ed insistenti nell’area ecclesiastico-giurisidizionale della diocesi di Locri-Gerace, nella provincia di Reggio Calabria; una sentenza di condanna per l’allora 36enne sacerdote, originario di Altamura, in provincia di Bari, di cui si venne a conoscenza quattro anni orsono, ottobre 2011, proprio nelle ore immediatamente precedenti la visita del Santo Padre, Benedetto XVI, in terra di Calabria. 

    Oggi, a distanza di oltre mille giorni da quel provvedimento adottato dal tribunale apostolico, ci si chiede cosa farà la Chiesa in merito a quello che fu uno dei casi più eclatanti registrati in Italia e configurabili tra gli oltre trecento finiti sotto la lente di ingrandimento della commissione giudicante formata proprio per dirimere le controversie coinvolgenti tanti rappresentanti del clero ed ancor’oggi molto attiva grazie alla spinta propulsiva di papa Francesco nel voler fare chiarezza su tali vicende…

    Gli abusi ebbero inizio già intorno al 2004 prima dell’ordinazione diaconale… 

    Tra le quali quella relativa a don Rutigliano fu sin da subito destinata a segnare ulteriormente un limpido spartiacque nella lotta alla pedofilia per quanto riguarda il Vaticano, con quella sentenza il cui numero di protocollo è il 197 del 2009, recante l’intestazione ufficiale della “Congregatio Pro Doctrina Fidei”, e che prende l’abbrivio con il punto 1, capo a), con il quale si attesta che “Il Rev. Francesco Rutigliano, del Clero della Diocesi di Locri-Gerace, nato il 13 dicembre 1974 ed ordinato sacerdote il 30 settembre 2006, venne accusato davanti a questo tribunale per abuso di minore in data 12 giugno 2009” per fatti accaduti “nel periodo fra il 2006 e il 2008”. “Gli abusi avrebbero avuto inizio già intorno al 2004, prima dell’ordinazione diaconale dell’accusato”.

    Affermazioni forti sottoscritte dal delegato,  Carlo Dezzuto; Monsignor Robert Deeley, in qualità di assessore e Mons. Krzysztof Nykiel, anch’egli assessore, nel porre il caso de quo. Che poi comincia a sciorinarsi sostenendo che si è dato “luogo ad un processo amministrativo penale mediante la raccolta e l’esibizione di prove documentali e testimoniali, nonché con l’audizione diretta e il confronto fra presunta vittima e accusato – si apprende – nell’esame degli atti, anche senza considerare le testimonianze raccolte il denunciante è coerente e concorde nel descrivere in modo preciso i comportamenti del Rev. Rutigliano nei propri confronti, ribadendo particolari anche minuti”…

    Divieto assoluto ad esercitare qualunque ministero pubblico per il periodo di quattro anni… 

    Nel corso del processo sono risultati “Chiaramente dimostrate la fragilità e l’instabilità emotiva, psicologica ed esistenziale della presunta vittima, che attraversava una fase adolescenziale resa particolarmente delicata dal contesto famigliare e culturale in cui si collocava la sua esistenza – si asserisce al capo c) del punto 3. – che la difesa non smentisce ma anzi ne conferma la vulnerabilità, conferendo credibilità al quadro in cui gli abusi possono essersi verificati”.

    Da cui si è di riflesso addivenuti alla conclusione che “Si impone dunque al Rev. Rutigliano – sotto la diretta responsabilità del Vescovo diocesano – il divieto per anni quattro, a partire dalla notifica del presente Decreto, di esercitare qualunque ministero pubblico. Rimane unicamente consentita la celebrazione in forma privata della S. Messa – si prosegue – nello stesso periodo in cui egli si sottoponga ad un adeguato percorso psicologico di durata quadriennale, di cui verrà data tramite il Vescovo diocesano relazione annuale a questa Congregazione, mirante al consolidamento della maturità psico-affettiva e vocazionale del chierico”.

    Ma non solo, come per la famosa “legge del contrappasso” di dantesca memoria, nel paragrafo conclusivo del testo licenziato dalla Congregazione della Dottrina e della Fede, si dice ancora che “Egli è tenuto alla celebrazione di dodici S. Messe (con cadenza mensile, per un anno) a favore della vittima e della sua famiglia – si epiloga con il sopraccitato documento – in caso di inosservanza delle misure sopra indicate, al reo potranno essere inflitte pene più gravi, non esclusa la dimissione dallo stato clericale”.

    Quel 17 febbraio del 2010 quando lasciò per sempre Bivongi e Pazzano… 

    A margine della predetta sentenza di colpevolezza di don Francesco Rutigliano balzò particolarmente alla mente quel 17 febbraio 2010, giorno in cui il giovane prete lasciò per sempre le comunità dei fedeli di Bivongi e Pazzano: un addio nato nella mestizia, a fare da contraltare al giubilo di cinque anni prima, l’8 ottobre 2006, allorché ad una settimana dall’ordinazione sacerdotale venne intronizzato quale nuovo parroco dei due sodalizi socio-religiosi.

    Quel giorno di 5 anni e mezzo fa, ironia della sorte, era il “Mercoledì delle Ceneri” notoriamente rivolto alla conversione, ed al pentimento, invitando a “credere al vangelo”. Quel giorno, egli se ne andò nella più completa solitudine, senza che nessuno dei suoi superiori fosse presente. E senza che venisse indicato alla comunità il suo sostituto, don Enzo Chiodo, che arrivò “soltanto” nove mesi dopo. Cosa che, col senno di poi, fece riflettere, e non poco, sulla piega che l’amara vicenda stava nel frattempo prendendo…

  • Forteto: quegli abusi ai minori protetti dal Pd

    Forteto: quegli abusi ai minori protetti dal Pd

    UNA FOLLE SPERIMENTAZIONE SOCIALE
    Quella del “Forteto” è una delle più allucinanti vicende italiane. Per decenni, tra le colline del Mugello si è consumata una storia di orrori, abusi, violenze, potere e ideologia sulla pelle di ragazzi e bambini, sotto gli occhi distratti delle istituzioni, in alcuni casi addirittura complici.
    Il Forteto è l’incarnazione di una folle sperimentazione sociale nata alla fine degli anni ’70 nella tempesta della contestazione ideologica all’autorità, della liberazione sessuale e delle prime teorie gender fondate sui postulati della neutralità uomo-donna.
    La vicenda è raccontata in un libro inchiesta di due giornalisti toscani, Francesco Pini e Duccio Tronci, dal titolo emblematico: “Setta di Stato”.

    Forteto viene fondata nel 1978 da Luigi Rodolfo Fiesoli, poi conosciuto come il “Profeta”, sessantottino di Prato inquietante e carismatico.
    La comunità, che si struttura come cooperativa agricola, diventa subito un modello per la sinistra toscana; il simbolo realizzato dell’opposizione ai valori della società borghese e della famiglia tradizionale, un’esperienza concreta di nuove relazioni tra i sessi, un riferimento ideale per politici e intellettuali.
    Pur non essendo una struttura d’accoglienza, al Forteto vengono inviati in affidamento disabili fisici e psichici, minori con problemi d’inserimento; il modello educativo appare, ai tanti esperti, funzionale e valido.

    LA PRIMA CONDANNA
    Eppure, fin dall’inizio, circolano strane voci sulle pratiche adottate in quella comunità: si parla di abusi sessuali, violenze e intimidazioni. Il “Profeta” imponeva l’omosessualità come mezzo per la purificazione, e il rifiuto della famiglia d’origine come strumento di liberazione individuale.
    Arrivano le prime denunce di genitori picchiati dai figli su ordine di Fiesoli e di ex seguaci riusciti a fuggire dai violenti condizionamenti psicologici e sessuali. Nel 1978 un coraggioso magistrato toscano, Carlo Casini, apre l’inchiesta; Fiesoli ed il suo braccio destro Luigi Goffredi vengono arrestati e nel 1985 condannati in via definitiva per “libidine violenta, corruzione di minorenne e maltrattamenti”. Non sono provate le spedizioni punitive contro genitori e fuoriusciti ma confermati gli abusi sessuali su due disabili affidati e violenze psichiche contro un ragazzo di quindici anni.

    In un paese civile la storia finirebbe qui: i due sarebbero in galera e Forteto sarebbe chiusa. Ma nella Toscana rossa la storia continua, incredibilmente.
    Nonostante la condanna di Fiesoli, i giudici minorili ricominciano ad affidargli “direttamente” ragazzi minorenni e bambini; il primo (un bimbo down di tre anni) dopo appena sei mesi dall’arresto con il processo in corso. Goffredi riesce persino ad avere due bambini in adozione dopo la sua condanna.
    Per decenni gli abusi sessuali e le violenze psicologiche continuano sotto l’occhio distratto delle Istituzioni preposte a proteggere quei ragazzi.
    Tutti sapevano che anche i meccanismi di affidamento erano irregolari. All’interno della comunità venivano create “famiglie funzionali”, nuclei fittizi che servivano per ottenere l’affidamento del bambino ma che poi veniva seguito da uno dei “discepoli”. Nessuno controllava.
    I racconti dell’orrore che uscivano da quel luogo non distoglievano i giudici minorili, gli psicologi dell’infanzia, gli assistenti sociali dagli elogi sperticati al modello educativo del Forteto.

    NUOVE CONDANNE
    Nel 2000 arriva una condanna contro lo Stato italiano addirittura dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per le gravi anomalie riscontrate nelle procedure di affidamento al Forteto.
    Nel 2002 Bruno Vespa dedica, al caso Forteto una puntata di Porta a Porta; dichiarerà di non aver mai subito così “tante pressioni quotidiane sistematiche e sconcertanti” per impedire che l’inchiesta andasse in onda.
    Poi, nel 2012 nuove denunce e un nuovo processo concluso nel giugno 2015 con la condanna di Fiesoli a 17 anni, Goffredi a 8 e di altre 14 persone della cooperativa a pene fino a 8 anni, per violenze sessuali e maltrattamenti ai danni di ragazzi e bambini affidati.

    Il libro di Pini e Tronci raccoglie un elenco infinito di racconti di orrori consumati in quella comunità, ricostruisce la storia ed elenca nomi e cognomi di politici, magistrati, intellettuali che hanno coperto o sono stati irresponsabilmente superficiali.

    UN FIORE ALL’OCCHIELLO
    La comunità del Forteto era un fiore all’occhiello delle cooperative rosse toscane e tappa obbligata di tutti i leader della sinistra italiana in campagna elettorale, sia locali che nazionali: da D’Alema a Bersani, fino a Renzi. Antonio Di Pietro, eletto al Mugello, andò oltre; firmò la prefazione ad un libro sull’esperienza comunitaria descrivendolo come uno spazio “di amore reale che trova suggerimenti nel Vangelo e in un’attenta osservazione dell’altro”.
    D’altronde la Comunità era anche un serbatoio di tessere e voti.

    La Regione Toscana (da sempre governata dalla sinistra), fin dal 1980 quando acquistò per 300 milioni di lire la prima fattoria che poi assegnò a Fiesoli, ha continuato ininterrottamente a finanziare la cooperativa nonostante le denunce e le condanne; milioni di euro in contributi di cui l’ultimo nel 2014, di 700 mila euro. Un fiume di denaro pubblico non solo alla cooperativa ma anche alla Fondazione, presieduta da Goffredi, che organizzava cicli didattici per le scuole e corsi per educatori; un condannato per abuso ai minori che insegnava come educare i minori.

    Fiesoli e Goffredi hanno continuato fino in tempi recenti ad essere invitati nei convegni pubblici per parlare dell’esperienza del Forteto, a scrivere libri pubblicati da importanti case editrici.
    Nelle loro testimonianze educative nessun accenno all’omosessualità minorile imposta come pedagogia, alle violenze, alla pedofilia e alla zoofilia (secondo alcune testimonianze) indotte come azioni terapeutiche.

    Uno dei primi fuoriusciti dalla comunità la definì un luogo “dove il sesso agisce da parafango per la pazzia”.

    L’ULTIMA VERGOGNA
    Qualche giorno fa l’ultima vergogna. In Parlamento, una mozione unitaria delle opposizioni (da Forza Italia al M5S, da Sel alla Lega a FdI) ha chiesto il commissariamento della cooperativa e l’Istituzione di una Commissione d’inchiesta per accertare i livelli di complicità e connivenze. La mozione è stata bocciata dal Pd.
    Chissà cosa sarebbe successo se Forteto fosse stata una parrocchia e Fiesoli un sacerdote cattolico. Ma il pedofilo, quando è di sinistra, va protetto.

    Il caso Forteto rimane tuttora una delle pagine più nere e immorali della sinistra italiana.

    Forteto: quegli abusi ai minori protetti dal Pd

  • Pedofilia, arriva il vescovo ispettore

    Pedofilia, arriva il vescovo ispettore

    Monsignor Tanasini ascolta le accuse di don Lupino che potrebbe essere a sua volta punito

    SILVIA CAMPESE SAVONA. Un ispettore di curia, inviato da Roma, non si può escludere da papa Francesco in persona, sta ascoltando e raccogliendo testimonianze tra i sacerdoti e i laici della diocesi di Savona. La notizia, ufficiosa, era nell’aria da mesi, anticipata dal gruppo dirigente degli scout di Lavagnola, che non aveva lesinato esternazioni pubbliche, anche durante le messe nella Parrocchia di San Dalmazio. Solo in questi giorni, però, la notizia è emersa in tutta la sua evidenza: si tratta del vescovo di Chiavari, monsignor Alberto Tanasini, a Savona da diverse settimane,impegnato in una serie di incontri sotto traccia. In curia nessuno aveva intenzione di rendere nota la visita, che resta tutt’ora avvolta da un alone di mistero.

    Rimandando, per forza di cose, a un altro episodio recentissimo, che ha coinvolto sempre la Liguria:l’invio dal Vaticano del nunzio Adriano Bernardini, chiamato a rimettere a posto le vicende che hanno caratterizzato una delle diocesi più chiacchierate d’Italia,quella di Albenga-Imperia. Qui l’epilogo non è ancora stato scritto: dopo il commissariamento, al vescovo Mario Oliveri, è stato affiancato il coadiutore Guglielmo Borghetti, protagonista ora di una vera rivoluzione. Sul perché tocchi ora a Savona la visita di un nunzio apostolico, si possono solo avanzare ipotesi. Due sarebbero le piste accreditate. C’è chi individuerebbe, in questa visita, un approfondimento “devisu” delle numerose segnalazioni giunte in Vaticano, sulle drammatiche vicende legate alla pedofilia.

    Non ultima, ormai più di un anno fa, Luisa Bonello, morta suicida nel settembre2014, aveva consegnato nelle mani di monsignor Angelo Becciu, della segreteria di Stato vaticana,un dossier dedicato alla vicenda pedofilia savonese, incontrando lo stesso papa Francesco. Sarebbero insistenti, però, anche le voci su una missione finalizzata a verificare e porre sotto la lente d’ingrandimento il ruolo del parroco di Lavagnola, don Giovanni Lupino, contestato da una parte degli scout perché considerato eccessivamente autoritario. Se fosse vera la seconda ipotesi, non potrebbe comunque restare fuori dal dossier, che Tanasini dovrebbe restituire, la vicenda pedofilia.

    Don Lupino è stato uno tra i sacerdoti che, più duramente, ha puntato il dito contro l’omertà con cui la curia avrebbe gestito gli episodi. Raggiunto telefonicamente dal Secolo XIX, il vescovo di Chiavari non ha voluto commentare. Silenzio totale anche da parte di don Lupino. «Se necessario, le questioni verranno rese pubbliche a tempo debito – l’unica dichiarazione rilasciata da don Antonio Ferri, vicario del vescovo di Savona-. Si tratta di percorsi riservati. Spiace sapere che,alcuni, abbiano diffuso notizie che hanno aumentato la confusione». Sui motivi della presenza del nunzio, il tema pedofilia o un’analisi del ruolo di don Lupino, dal vicario Ferri una sola battuta: «Escluderei il primo argomento».

    Da il Secolo XIX Cartaceo del 17-7-2015

  • Pedofilia, Wesolowski ricoverato, stop al processo. Il prelato piantonato in ospedale

    Pedofilia, Wesolowski ricoverato, stop al processo. Il prelato piantonato in ospedale

    L’ex arcivescovo, ridotto allo stato laicale, si sarebbe sentito male ieri pomeriggio. Tra le accuse a suo carico anche la pedopornografia. E’ la prima volta per un presule viene giudicato in Vaticano da tribunale composto da soli laici.

    CITTA’ DEL VATICANO – Non ha fatto in tempo ad iniziare che è stato subito sospeso, dopo appena 6 minuti, il processo all’ex nunzio apostolico a Santo Domingo Jozef Wesolowski: il prelato, ridotto allo stato laicale dall’ex Sant’Uffizio per le accuse di pedofilia e pedopornografia a suo carico, è stato ricoverato ieri, in seguito ad un malore, in una struttura ospedaliera di Roma e si trova in terapia intensiva.

    Wesolowski, secondo quanto riferito dal vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede padre Ciro Bendettini, è piantonato dalle forze dell’ordine italiane, in base ad accordi di collaborazione tra Vaticano e Italia in materia di giustizia penale.

    Cinque i capi di accusa contro di lui: detenzione di materiale pedopornografico; pedofilia in concorso con il diacono Francisco Occi Reyes; ricettazione di materiale pedopornografico; lesioni gravi alle sue vittime adolescenti; condotta che offende la religione e la morale cristiana per aver visitato siti pornografici. La prima udienza è durata appena sei minuti giusto il tempo di decidere il rinvio senza una data precisa “dovendosi attendere la cessazione della causa che ha dato luogo al rinvio”. Per volontà di Papa Francesco, il giudizio a Wesolowski è affidato a tre laici, il presidente del Tribunale Vaticano Giuseppe Dalla Torre, e i giudici a latere Antonio Bonnet e Paolo Papanti-Pellettier, mentre il giurista Venerando Marano è supplente. E’ la prima volta che un presule viene sottoposto in Vaticano ad un processo penale in un tribunale composto solo da laici.

    L’arresto di Wesolowski, avvenuto lo scorso settembre su disposizione di Papa Francesco, aveva destato grande scalpore. I vescovi dominicani e il loro primate, cardinale Lopez Rodriguez, avevano inviato numerosi documenti circa i reati commessi dal nunzio apostolico, ottenendone solo successivamente prima la rimozione e poi, dopo l’intervento delle magistrature dominicana e polacca, anche l’arresto.

    La misura cautelare è stata decisa in considerazione della spiccata attitudine criminale dell’imputato, che, secondo quanto emerso nel processo canonico di primo grado presso la Congregazione della Dottrina della Fede, che lo ha condannato in primo grado alla riduzione allo stato laicale, si è dimostrato capace di condurre per anni una doppia vita.

    Nei giorni scorsi il presule polacco, consacrato da San Giovanni Paolo II, era stato notato passeggiare in buona forma nei Giardini Vaticani. E solo ieri avrebbe subito un attacco cardiaco, dovuto forse allo stress della vigilia del processo penale. Il malore, secondo fonti vaticane, sarebbe da attribuire ad un grave calo pressorio dovuto al caldo, alla tensione, all’età, tale comunque da obbligare i medici al ricovero in una clinica.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2015/07/11/news/wesolowski_ricoverato_processo_rinviato_il_prelato_piantonato_in_terapia_intensiva-118877290/

  • Il Brasile scelto dal Vaticano per nascondere preti pedofili italiani

    Il Brasile scelto dal Vaticano per nascondere preti pedofili italiani

    Lo scandalo della pedofilia nella Chiesa Cattolica si allarga e arriva anche in Brasile . A tracciare una mappa esatta di quali sacerdoti con precedenti in materia sono stati messi e dove, una sorta di who’s who dell’orrore è stata l’agenzia di notizie statunitense Associated Press .

    Su 30 casi di padri accusati di abusi sessuali passati al setaccio dall’AP si è così venuto a sapere che il Vaticano in passato aveva scelto come soluzione il trasferimento in altri paesi, 21 per l’esattezza, e che proprio il Brasile ha giocato un ruolo significativo perché ne ha ospitati almeno due come denunciato dal più importante quotidiano brasiliano Folha de Sao Paulo.

    Il primo è padre Mario Pezzotti accusato nel 1993 dall’americano Joseph Callander di stupri e abusi avvenuti nel 1959presso l’ormai chiuso Xaverian Missionary Faith High School di Holliston nel Massachusetts. In una lunga intervista alla Folha Callander racconta dell’indennizzazione che ricevette dalla Chiesa, 175 mila dollari Usa, per chiudere la vicenda e di come padre Pezzotti fosse stato poi inviato in Brasile “per trovare la cura” presso gli indios nel Parà, nel nord del paese sudamericano. Rispedito in Italia è poi ritornato in Brasile.

    Il secondo è il gesuita Clodoveo Piazza , italiano, naturalizzato brasiliano residente per molti anni a Salvador de Bahia, diventato per la sua opera meritoria presso le popolazioni più misere e l’infanzia addirittura segretario dello Stato di Bahia per lo sviluppo sociale e la lotta alla povertà. Nel 2009 le autorità brasiliane lo hanno accusato insieme a un membro di una Ong non solo di abusi sessuali ma anche di istigazione alla prostituzione perché, secondo le accuse, entrambi spingevano stranieri in visita a compiere abusi sessuali su minorenni. Padre Piazza è stato recentemente trasferito in Mozambico e nega di aver compiuto qualsiasi abuso.

    http://archivio.panorama.it/mondo/latinoamericana/Il-Brasile-scelto-dal-Vaticano-per-nascondere-preti-pedofili-italiani

  • Turismo sessuale: gli italiani in vetta alla classifica

    Turismo sessuale: gli italiani in vetta alla classifica

    Padri di famiglia (e non solo) alla ricerca di bambini da sfruttare sessualmente.

    In un’Italia divisa tra sostenitori e oppositori delle unioni civili, ecco spuntare una ricerca che lascia cadere il mito della famiglia tradizionale. Padri di famiglia, genitori amorevoli che diventano in breve tempo delle proprie e vere belve disumane. Accade nel mondo, non direttamente in Italia. Una vacanza al sud del mondo, li nei posti più disperati dovebambine e bambini di ogni età vengono venduti (spesso dai stessi genitori) in cambio di denaro. E ad acquistare questo sesso privo di morale e di umanità sono per lo più italiani, circa 80.000 volte all’anno.

    Sono piccole, leggere e truccate come se andassero ad una festa di carnevale le vittime di questo mercato che non trova fine

    Sono bambini lontani dai cortili di casa, bambini a cui è negata un’infanzia serena. E a stuprarli ( più di tutti) sono gli stessi uomini che puoi incontrare una mattina al bar, in ufficio o semplicemente per strada. Che sia in Brasile, in Colombia o a Santo Domingo, il mercato è sempre lo stesso. Puoi acquistare una bambina a ore, puoi volerla per tutto un giorno o per tutta la notte, non importa! L’importante è il denaro, l’importante è pagare per quello che acquisti. Del sesso dai bambini in questo caso.L’allarme arri dall’Ecpat, che ha sedi in oltre 70 paesi nel mondo, che da sempre lotta contro questo mercato che ha per vittime fanciulli venduti come se fossero stracci.

    Sempre più giovani sono anche i carnefici che spesso hanno solo 20 anni

    Ormai non si parla di più di malattia, basti pensare che solo al 5% di loro viene riconosciuta la malattia patologica. Divertimento? Emozione? Nuova esperienza? Potere? Quale potrà mai essere la ragione che spinge queste persone a mandare avanti un mercato così disumano? Depravazione è la risposta più ovvia. Ad oggi sono oltre 2 milioni i bambini sfruttati (con un guadagno che supera i 5 miliardi di dollari l’anno) ma il numero potrebbe drasticamente salire con l’arrivo di eventi calcistici ( come già accadde nel 2010 in Ucraina e nel 2012 in Sudafrica ).

    http://it.blastingnews.com/cronaca/2015/06/turismo-sessuale-gli-italiani-in-vetta-alla-classifica-00448693.html

  • Pedopornografia, arresti in tutta Italia da parte della Postale. Coinvolti anche un sacerdote e un maestro delle elementari

    Pedopornografia, arresti in tutta Italia da parte della Postale. Coinvolti anche un sacerdote e un maestro delle elementari

    Scacco matto alla pedopornografia da parte della Polizia Postale e delle Telecomunicazioni di Roma. Nel deepweb un traffico di foto e filmati. Coinvolte nell’indagine più di 100 persone, anche un sacerdote e un maestro delle elementari.

    “La maggior parte dei video e delle immagini trovati sono particolarmente efferati e scabrosi, raffiguranti bambini in tenera età abusati, umiliati e talvolta seviziati”, riferiscono gli stessi investigatori.

    Aygor

    L’indagine, di portata internazionale, è iniziata nel 2013 dalla collaborazione tra il Bundeskriminalamt, l’ufficio federale della Polizia criminale tedesca e il compartimento di polizia postale e delle comunicazioni di Roma, coordinata dal servizio polizia postale e dal pool ‘reati sessuali’ della Procura di Roma e il coinvolgimento dello Scip (Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia della Direzione Centrale della Polizia Criminale) della Criminalpol. L’Operazione Aygor della Polizia di Stato ha portato all’ arrestato di 17 persone e di altre 92 denunciate, su tutto il territorio nazionale. Come dichiarato più volte, la Polizia Postale per compiere questo tipo di operazioni si avvale di agenti sotto copertura. Nella rete ardita dagli investigatori sono caduti uomini tra i 25 e i 75 anni, pensionati, disoccupati, professionisti, impiegati, operai, artisti ed anche un sacerdote ed uno psicologo. Inoltre anche un maestro delle elementari di 56 anni residente a Trepuzzi, paese sito nella provincia di Lecce. Nella sola abitazione dell’uomo sono stati trovati 950 dvd e cd, contenenti foto e filmati di bambini.

    Il Deepweb

    Le indagini sembrano essere state assai complicate. Per avere un’idea di cosa sia il deepweb ne diamo una breve spiegazione: Come è (oramai) noto il web profondo, la rete nascosta ai normali motori di ricerca è accessibile attraverso vari protocolli. Quella più conosciuta utilizza le estensioni .onion, raggiungibili solo attraverso la configurazione della rete Tor (The Onion Router), scaricandone il Bundle; poi troviamo la rete I2P, i cui siti hanno estensione .i2p e che ha servizi di siti web nascosti, bittorrent anonimi, email, proxy di connessione a internet e molti altri servizi; Freenet, che comprende l’archiviazione di file di grandi dimensioni e forum decentrati e utilizza un hosting statico;  l’ Anonet, una rete decentralizzata della darknet (parte del deepweb), i cui servizi “sono appoggiati sulla rete IPv4 (ICANN) – specifica un esperto della rete nascosta, che vuole mantenere l’anonimato -, ma inseriscono una sovrastruttura di controllo per anonimizzare le comunicazioni. Nel fare questo, praticamente, creano tutti dei “mondi” paralleli” . In questi luoghi oscuri di internet, tutte le connessioni sono criptate e vige, quindi, l’anonimato.  Le varie estensioni dei siti danno l’idea della vastità del deepweb, che a detta di una ricerca condotta nel 2000 da Bright Planet,  “il Web è costituito da oltre 550 miliardi di documenti mentre Google ne indicizza solo 2 miliardi, ossia meno dell’uno per cento”. Tutto ciò rende chiaro quanto siano complicate le indagini che vengono effettuate in questi meandri oscuri della rete e quanto, i pedofili stessi, abbiano livelli altissimi di conoscenza della navigazione in internet e di utilizzo di esso. Ricordiamo, inoltre, che internet e web non hanno la stessa spiegazione, ovvero, il web sono i documenti, ovvero le pagine, i siti, che si aprono normalmente, internet, invece è tutto, quindi server, email, chat, siti, etc.

    Tutto questo ricercare l’anonimato da parte dei pedofili, sembra marcare la grande paranoia che hanno di essere scoperti, non solo per perpetrare il reato, ma (ipotiziamo), per le regole adottate dai galeotti nei penitenziari. I pederasti sono una delle categorie più odiate e,  una volta in carcere, non solo rischiano di subire, da parte degli altri detenuti, lo stesso tipo di tortura che loro stessi hanno inflitto ai bambini, ma rischiano la morte. L’articolo 41bis dell’Ordinamento Penitenziario, difatti, prevede un’apposita sezione per gli individui accusati di pedofilia.

    La tecnica dei pedofili

    La tecnica usata dai pedofili, era quella del file sharing, ovvero la condivisione attraverso una rete di computer dei files contenenti immagini e video. Durante le perquisizioni ne sono stati ritrovati decine di migliaia, tutti sui computer e sugli altri dispositivi sequestrati, quali smartphone, tablet e hard disk esterni, protetti “da un sistema sofisticato di crittografia”. Ora le indagini sul materiale saranno affidate agli analisti forensi.