Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Perché l’hai fatto?” Il faccia a faccia tra l’ex seminarista e il prete degli abusi

    “Perché l’hai fatto?” Il faccia a faccia tra l’ex seminarista e il prete degli abusi

    di MARCO ANSALDO

    VERONA – Un abusato e il suo presunto carnefice. Un ex seminarista, che ha smesso di credere nella Chiesa, e il sacerdote, oggi anziano, che indossa ancora la veste talare. Uno di fronte all’altro. Per la prima volta. 45 anni dopo. Che cosa può accadere? Che cosa si può provare?

    La scena è avvenuta nei giorni scorsi a Verona, nella Casa dei padri Comboniani. Mark Murray, 59 anni, di Sant’Asaph, nord del Galles, dopo decenni in cui aveva chiesto  –  senza successo  –  di poter incontrare l’uomo che nel seminario di Mirfield, Yorkshire, in Inghilterra, aveva più volte abusato sessualmente di lui, ha deciso di bussare a sorpresa alla sua porta. Ha chiesto di padre Romano Nardo, 73 anni, friulano di Pordenone. Di sé ha dato il proprio secondo nome, Christopher. “Altrimenti  –  spiega  –  mi avrebbero fermato”. È stato fatto entrare.

    Il prete pedofilo e l’ex seminarista, faccia a faccia dopo 45 anni: “Chiedo scusa al Signore se ho sbagliato”

    Quello che è accaduto nella cappella è documentato in un video-reportage esclusivo di repubblica.it, curato da chi scrive e dai colleghi Francesco Gilioli e Antonio Nasso. E, come si vede nella registrazione, i primi momenti non sono facili. “Ti ricordi di me?”, chiede l’ex seminarista al prete conosciuto nel 1970. E in un lampo, quasi mezzo secolo di dolore, pensieri, frustrazioni, notti insonni, sedute dallo psicologo, rapporti matrimoniali irrisolti, si scaricano in una frase: “Tu hai avuto un impatto devastante sulla mia vita!”.Il sacerdote è shockato. Appare confuso. È a testa bassa. Prima nega di ricordare. Poi, in inglese, dice: “Se ho causato quello che tu dici, mi dispiace. Sono veramente dispiaciuto”. Mark aggiunge: “Sono venuto qui per perdonarti. Vai per favore a chiamare il padre superiore”. Il prete lascia la cappella.

    Dal Galles a Verona: il lungo viaggio dell’ex seminarista abusato in cerca della verità

    L’ex seminarista, oggi sposato con due figli, impiegato in un’associazione che si occupa di persone disabili, è venuto appositamente dal Galles, dopo anni di riflessione e dinieghi ottenuti. Chiede ora di incontrare il responsabile della Casa di Verona. Ma la replica non è affatto amichevole. Il superiore della struttura è a Bari, rientrerà anzi in tutta fretta. A Mark viene dato un appuntamento per il giorno successivo. Al ritorno, però, troverà visi torvi. Sono stati chiamati i carabinieri, pronti ad arrivare. Murray è sconvolto. Non si aspettava tanta acrimonia e una simile reazione. Quasi fugge, torna in albergo, vuole ripartire. Passa una notte insonne, con le pillole sul comodino. Poi decide: torna alla Casa dei Comboniani. Il superiore questa volta lo accoglie. Lo ascolta. Gli dice: “Noi preghiamo per te”. Padre Romano Nardo, fa sapere intanto il suo amministratore di sostegno, è stato spostato in una struttura protetta. “È parzialmente incapace  –  aggiunge  –  . E poi non è mai stato processato né condannato”.

    Mark Murray, piuttosto, viene querelato per essersi “introdotto” nella Casa dei Comboniani. Non è così. Ha bussato alla porta. Viene accusato di essere ubriaco. Non è vero nemmeno questo. Da buon gallese, prima di incontrare dopo decenni il suo presunto abusatore, si è fatto un bicchiere di birra per darsi coraggio, come per noi un caffè. È anche tacciato di volere dei soldi. “Questa è la mia ultima preoccupazione  –  spiega a Repubblica  –  io, come altri ragazzi del seminario di Mirfield, abbiamo ottenuto in passato risarcimenti economici dai Comboniani, da 7mila a 30mila sterline (da 10mila a 40mila euro circa). Cifre risibili a fronte della nostra sofferenza. Quello che in realtà desidero adesso è dare a padre Nardo la possibilità di essere perdonato da me. Lo devo anche a me stesso. E poi, avere le scuse dai padri Comboniani, che per anni hanno protetto lui e gli altri sacerdoti pedofili”. Transazioni sono dunque avvenute. Per una colpa che evidentemente viene ammessa.

    La vicenda risale agli anni Settanta. Un’inchiesta interna ai Comboniani stabilì nel 1997 che il loro confratello “aveva agito in modo inappropriato”. E la polizia dello Yorkshire, competente sulla regione, chiese l’estradizione di padre Nardo per interrogarlo. Sempre rifiutata per motivi di salute. All’epoca il seminario di Mirfield era una sentina di abusi sessuali commessi da parte di alcuni sacerdoti e un insegnante laico nei confronti di un gruppo di ragazzi.

    Quei giovani di allora, oggi tutti sessantenni, si sono costituiti in un’associazione, “I 12 di Mirfield”, che da tempo reclama giustizia. I media inglesi ne hanno parlato più volte, dalla Bbc al Guardian. Ma almeno due preti, si scopre ora, erano italiani. E solo uno di loro rimane oggi in vita. Padre Romano Nardo, il quale a quel tempo, dopo essere stato scoperto anche da un suo confratello quando il 14enne seminarista Mark usciva furtivamente dalla sua stanza, in una delle tante notti di abusi, fu trasferito in Uganda. Dopo appena 4 mesi di permanenza a Mirfield.

    Poi, dopo il 1995, a seguito delle circostanziate accuse di Murray, che aveva elaborato lo shock della sua adolescenza, Nardo fu fatto rientrare in Italia, nella Casa di Verona. La Congregazione dei Comboniani, fondata nel 1867 da Daniele Comboni, beato e canonizzato da Giovanni Paolo II nel 2003, ha una tradizione di grandi missionari. E un patrimonio di opere di bene in tutto il mondo, particolarmente in Africa. Padre Romano Nardo lo si può vedere ancora in un video dire messa, anche se solo per i degenti anziani della struttura dove vive. Continua a vestire l’abito talare.

    I comboniani non possono istituzionalmente togliergli i voti, e il suo caso non è stato mai affrontato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, organo deputato a investigare sui casi di abusi sessuali nella Chiesa. A suo tempo, tra le persone contattate, Mark Murray aveva scritto al grande inquisitore della Santa Sede sulle questioni di pedofilia, monsignor Charles Scicluna, oggi vescovo e presidente del Collegio per l’esame dei ricorsi alla Sessione Ordinaria del dicastero, senza tuttavia ottenere risposta. Ancora di recente, Papa Francesco ha criticato senza mezzi termini e con grande fermezza coloro che nella Chiesa danno scandalo. Le voci del passato  –  Mark Murray e il gruppo di Mirfield, seminario poi chiuso  –  tornano. E chiedono, adesso, di essere ascoltate.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2015/05/13/news/_perche_l_hai_fatto_il_faccia_a_faccia_tra_l_ex_seminarista_e_il_prete_degli_abusi-114228998/
  • Violenza sessuale sui ragazzini, parroco arrestato nel Cagliaritano

    Violenza sessuale sui ragazzini, parroco arrestato nel Cagliaritano

    Li seduceva promettendo regali e quando non bastava li sedava. Così don Pascal riusciva ad abusare dei ragazzini che frequentavano la parrocchia di Villamar: dodicenni e sedicenni che a lungo avevano subito le sue attenzioni morbose. Da quando è scoppiato lo scandalo lui ha sempre negato, ma questo pomeriggio i carabinieri lo hanno arrestato con l’accusa di violenza sessuale su minori.

    L’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla procura di Cagliari ricostruisce diversi episodi e si basa principalmente sul pericolo di reiterazione del reato. Perché don Pascal Manca, 43 anni, è già recidivo: le prime contestazioni risalgono al 2012, quando era parroco a Mandas, altro paese della provincia di Cagliari.

    La storia allora era arrivata alle orecchie del vescovo ma era stata tenuta sotto silenzio e così il sacerdote era stato semplicemente trasferito a Villamar, 2800 abitati a una cinquantina di chilometri da Cagliari. Qui ci è cascato di nuovo e proprio da qui è partito l’esposto anonimo che ha fatto scattare l’indagine. La denuncia è arrivata ai carabinieri della stazione del paese e gli accertamenti hanno consentito ai militari di scoperchiare una storia orribile.

    Tutti gli episodi si sarebbero svolti nella canonica, ma i dettagli venuti fuori dagli interrogatori sono rigorosamente coperti dal segreto istruttorio. Anche per tutelare i ragazzini vittime degli abusi. Dalle indagini emerge solo un altro dettaglio: ai giovani corteggiati, don Pascal forniva spesso alcuni video porno che avevano come protagonisti atri ragazzini.

    Il sonnifero utilizzato per sedare le sue vittime, secondo i carabinieri, don Pascal se lo procurava nella farmacia di una casa di riposo gestita da una comunità di suore. Fingeva di avere problemi di insonnia e poi utilizzava quei farmaci per abusare dei ragazzini che frequentavano la parrocchia.

    Quando è scoppiato lo scandalo, nelle scorse settimane, l’arcivescovo di Cagliari, Arrigo Miglio, aveva deciso di sospendere il sacerdote e don Manca era stato costretto a lasciare in tutta fretta la parrocchia e il paese. Era sparito nel nulla e tutti erano convinti fosse andato via dalla Sardegna per evitare l’arresto ma questo pomeriggio i carabinieri lo hanno trovato a casa della famiglia in un altro paese della provincia.

    http://www.lastampa.it/2015/05/06/italia/cronache/violenza-sessuale-sui-ragazzini-parroco-arrestato-nel-cagliaritano-PtFDVCHFYZJ9R1QeOGSmQK/pagina.html

  • Messina, il frate accusato di pedofilia è stato trasferito

    Messina, il frate accusato di pedofilia è stato trasferito

    La scelta della Chiesa è stata probabilmente dettata dalla necessità di evitare la caccia all’uomo, nell’attesa che la giustizia faccia il suo corso

    Il frate messinese accusato di pedofilia è stato trasferito in un convento del Sud Italia: la decisione è stata presa dal priore provinciale dei frati predicatori della Provincia, FrateFrancesco Giovanni La Vecchia. La località non è stata comunicata proprio per scongiurare il rischio di finire nell’occhio del ciclone dei media locali. Intanto la Procura ha raccolto il dossier fornito dall’autotrasportatore veneto sull’uomo: un cd dove, fra screenshot e foto osé, l’uomo di Chiesa ammetteva di avere baciato e accarezzato diversi bambini, fra cui il figlio di un tossicodipendente, convinto coi 100 euro necessari per comprarsi la coca. Fra le altre rivelazioni oscene, l’ammissione che le offerte siano servite in passate allo stesso per organizzare orge fra uomini.

    http://www.strettoweb.com/2015/04/messina-prete-accusato-pedofilia-trasferito/273736/

  • Organizzavano ritiri spirituali,  ma era soltanto «per fare sesso»

    Organizzavano ritiri spirituali, ma era soltanto «per fare sesso»

    Nel mirino della magistratura anche sacerdoti di Grottaglie. Nel fascicolo d’inchiesta trascrizioni di conversazioni Social di uno di loro e fotografie di un bimbo di 6 anni nudo

    di Nazareno Dinoi

    Dopo il caso del parroco di Taranto, costretto a dimettersi per lo scandalo delle orge tra omosessuali e lo scambio di foto via internet, a scuotere la chiesa tarantina è una nuova inchiesta su un presunto giro di pedofilia tra religiosi. Le indagini sono condotte dai carabinieri del comando provinciale di Messina destinatari di una denuncia nei confronti di un frate della città siciliana che attraverso Facebook avrebbe diffuso immagini e racconti espliciti di sesso con minorenni.

    La denuncia

    Dalla Sicilia, l’ombra della pedofilia si allunga su Taranto e Grottaglie dove, secondo le confidenze del parroco siciliano, vivono tre preti che hanno preso parte ad incontri con minori a base di sesso e droga. A denunciare tutto alla Procura di Rovigo che per competenza ha trasmesso gli atti alla magistratura messinese, è stato Andrea Baldon, lo stesso che, sempre sul social, aveva smascherato il parroco di Taranto.

    Le trascrizioni

    Nella trascrizione delle chat finite nel fascicolo d’inchiesta, c’è un passaggio che coinvolge uomini di chiesa che operano sullo Ionio. Confidandosi con l’amico che si spacciava camionista e gay, il frate descriveva i finti ritiri spirituali tra religiosi e ragazzi. «L’ultimo incontro – è scritto nella chat – due settimane fa in un appartamento in affitto a Genova, ci hanno raggiunto metà preti di quasi tutta Italia e sti due di Taranto». Alla domanda se ci fossero stati minorenni, il frate continua: «Si uno l’ho portato io mentre altri due hanno portato due ragazzi, uno ne aveva 18 l’altro appena 17, di Grottaglie, più un prete di Grottaglie». E ancora. «Con la scusa di un incontro spirituale, invece si fa sesso… se ci stanchiamo paghiamo qualche escort ragazzo, andiamo sul sito che si chiamapianetaescort.com e ci facciamo le cavalcate pazzesche».

    I documenti

    Tra le carte finite nelle mani degli inquirenti siciliani anche la foto di un bimbo nudo di 6 anni che avrebbe subito abusi dal frate presunto pedofilo. «Sono in contatto continuo con il superiore provinciale dell’ordine dei Padri domenicani – scrive in una nota l’arcivescovo di Messina Calogero La Piana – che sta valutando la situazione con assoluta serietà in vista di eventuali provvedimenti canonici da prendersi dopo aver accertato i fatti».

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/cronaca/15_aprile_29/pedofilia-bufera-investe-sacerdoti-taranto-grottaglie-c0358e74-ee37-11e4-a732-07efc0e5301d.shtml

  • Così i Testimoni di Geova proteggono gli abusi

    Così i Testimoni di Geova proteggono gli abusi

    Marta è una ex testimone di Geova. È uscita dopo che sua figlia, allora di solo cinque anni, aveva subito violenze sessuali dal nonno paterno. Violenze, però, che all’interno della congregazione si è preferito silenziare. Nessuna denuncia, né penale né tantomeno morale. Nessuna espulsione. Tutto insabbiato, come se niente fosse mai accaduto. Anzi: alla fine ad essere stata ostracizzata è stata proprio Marta, “rea” di essersi rivolta alle autorità competenti denunciando gli abusi che sua figlia aveva subito.

    C’è un amore profondo verso i fratelli finché sei dentro. Ma se mini la stabilità interna, viene fatto in modo che tu non possa fare altro di uscire

    Questa, però, è solo una delle tante storie che si potrebbero raccontare. E che narrano di una volontà, all’interno dei testimoni di Geova, di mettere a tacere qualsiasi voce, atto, denuncia che possa macchiare il buon nome dell’associazione religiosa che – almeno secondo molti e, soprattutto, secondo i fuoriusciti – tanto ricorda quella di un’organizzazione settaria. «I tratti sono quelli – racconta Rocco Politi, un ex anziano, la massima autorità all’interno delle varie congregazioni – c’è un amore profondo verso i fratelli finché sei dentro. Ma se mini la stabilità interna, viene fatto in modo che tu non possa fare altro di uscire. E a quel punto tutti coloro che prima erano tuoi genitori, figli, o semplicemente amici, non ti rivolgono più nemmeno la parola. Tu per loro semplicemente non esisti più».

    Ecco perché all’interno delle varie congregazioni si bada bene ad evitare denunce che possano toccare un fedele e il buon nome dei tesitmoni. Niente autorità giudiziaria o forze dell’ordine. Meglio risolvere tutte le questioni, anche le più delicate e penalmente rilevanti come può essere la pedofilia, all’interno della congregazione, inter nos.

    Il documento riservato

    Semplici fantasie? Accuse campate in aria? No. Linkiesta ha potuto visionare un documento interno, riservato non solo ai non iscritti, ma anche ai fedeli. Il documento in questione, infatti, è accessibile solo al corpo degli anziani. Il monito è da subito più che evidente: “Se gli anziani vengono a sapere di un’accusa di abusi su minori – si legge nel documento – due anziani della congregazione dovrebbero chiamare immediatamente il Reparto Servizio, che eventualmente inoltrerà la chiamata al Reparto Legale per ricevere indicazioni di natura legale”. Insomma, la prima cosa da fare non è rivolgersi alle autorità competenti, ma è contattare il “Reparto Servizio” che, secondo quanto ci racconta un anziano che è ancora all’interno, è l’organo dei cosiddetti “sorveglianti viaggianti” che, oltre a dare consigli spirituali, si occupano anche dei casi più delicati e si riuniscono per dare consigli alla congregazione. Come si legge nel documento, poi, tali sorveglianti, qualora lo ritengano opportuno (ma solo in quel caso), contatteranno il Reparto Legale per indicazioni di natura, appunto, legale.

    E così capita che quando un bambino confessa al genitore di essere stato vittima di abusi, tutto venga insabbiato, come se mai fosse accaduto nulla

    «È molto difficile, se non impossibile – chiosa però il nostro anziano – che si arrivi a questo punto. Il discorso, infatti, è che nemmeno viene minimamente intavolato un discorso di ordine giudiziario». Il motivo va ritrovato, ancora una volta, in un passaggio del documento in cui si fa riferimento ad un passo biblico, un passo però che, come ci dice ancora la nostra fonte, «viene estrapolato, tolto dal contesto. Ma così non ha alcun senso». E infatti, nonostante si precisi che «gli anziani dovrebbero continuare a fare ogni sforzo per proteggere tutti nella congregazione, specialmente i più piccoli, dalle malsane pratiche del mondo», è anche vero che bisogna tenere a mente la norma scritturale del Deuteronomio, ribadita poi anche in un passo del Vangelo, secondo cui «nessun testimone singolo deve levarsi contro un uomo rispetto a qualunque errore o a qualunque peccato […] La questione dev’essere stabilita per bocca di due testimoni o per bocca di tre testimoni».

    Pertanto, si legge nel documento, «anche se esamineranno qualunque accusa, gli anziani non sono autorizzati dalle Scritture a intraprendere alcuna azione a livello di congregazione fino a che non ci sarà una confessione o la testimonianza di due testimoni credibili». Cosa vuol dire questo? Che qualunque accusa, all’interno dei testimoni di Geova, ha senso e validità soltanto se ci sono due testimoni oculari o nel caso in cui l’abusante si penta e, per così dire, si autodenunci. «Ma è ovvio – commenta l’anziano a Linkiesta – che un atto di pedofilia non avrà mai alcun testimone. Non sono mica atti che si fanno in pubblico!».

    Solo otto anni

    E così capita che quando un bambino confessa al genitore di essere stato vittima di abusi, tutto venga insabbiato, come se mai fosse accaduto nulla. Con la conseguenza che il presunto colpevole rimane tranquillamente all’interno della congregazione. Senza, ovviamente, che pubblici ufficiali e forze dell’ordine vengano messi al corrente di nulla. Perché, come detto e come ci conferma l’anziano, «non bisogna mai chiamare la polizia, ma solo l’ufficio interno». Ed è proprio quanto accaduto in una filiale di Bari.

    Qui, secondo quanto ci racconta la nostra fonte, «un ragazzo di 27 anni, dopo un ritrovo con i fratelli, si è isolato in macchina con un bambino di 8 anni e lì lo ha spinto ad avere un rapporto orale con lui». Il bambino, appena liberatosi, è corso dai genitori e ha raccontato loro quanto accaduto. «È successo il putiferio», tanto che è stato necessario chiamare un anziano direttamente da Roma, di modo che tornasse ordine e, soprattutto, silenzio. «Alcuni nostri anziani – continua – sono stati spostati e uno che premeva affinchè si denunciasse alle forze dell’ordine l’accaduto anche perchè lavorava in questura, non sappiamo che fine abbia fatto e dove sia. Sono settimane che io provo a contattarlo senza avere mai una sua risposta. In pratica, tutto è stato sottaciuto. Gli stessi genitori del bambino, che prima chiedevano giustamente che la cosa venisse denunciata, ora d’improvviso non ne parlano più. Non escludo la possibilità che il loro silenzio sia stata pagato». Insomma, mai un procedimento, mai una denuncia. Non ci sono testimoni, non si fa nulla.

    Il comitato giudiziario

    Tante sono le storie come quella appena raccontata. Eppure, come ci conferma Rocco Politi, ci sono anche casi in cui scatta l’indagine interna alla congregazione. Quasi sempre, però, perché c’è un’autodenuncia ovviamente, e non perché ci siano due testimoni oculari. Ma anche in questo caso non si arriva mai ad una segnalazione alle forze dell’ordine. «No, le norme interne prevedono, a questo punto, la formazione di un comitato giudiziario composto da tre anziani che si pronuncerà sul presunto colpevole». Insomma: giustizia interna parallela a quella “ufficiale”. Sarà solo e soltanto questo comitato a pronunciarsi.

    Ma allora la domanda nasce spontanea: quale potrebbe essere la condanna? Le parole di Rocco sono raggelanti: «È praticamente impossibile che si giunga ad una condanna: considerando che l’unico caso in cui si possa arrivare al comitato giudiziario è l’autodenuncia, ovviamente il colpevole si pentirà, si metterà a piangere dicendo che si è reso conto del suo “errore”. Agli anziani basta questo. E quindi verrà “assolto” poiché pentito. Tutto finirà lì». È, d’altronde, esattamente quanto capitato in una filiale del Sud Italia. Secondo quanto riferisce l’anziano ancora all’interno della congregazione a Linkiesta, «mi sono trovato davanti ad un caso per cui un signore ha confessato al corpo degli anziani di aver abusato di un ragazzino di 13 anni, costringendolo a fare sesso anale. Si sentiva turbato da quanto accaduto. Contro di lui non è stato fatto nulla, proprio perché diceva di essersi pentito». Tanto basta.

    È scritto, d’altronde, nero su bianco sul documento riservato: “Quando un comitato giudiziario stabilisce che un individuo che ha abusato sessualmente di un minore è pentito, […] gli sarà concesso di continuare a essere un componente della congregazione cristiana”. Mettiamo caso, allora, che un pedofilo non si ravveda, pur confessando, dei suoi atti e dunque non si penta? «Il massimo della condanna – ci conferma Rocco Politi – è la dissociazione, viene cacciato dalla congregazione. Punto, finisce tutto lì». Non solo: nel documento, infatti, si fa riferimento anche alla possibilità che un disassociato per pedofilia, possa sempre e comunque tornare nella congregazione qualora si penta, anche se in un secondo momento. Porte aperte a tutti, dunque. L’importante è che si professi pentimento.

    Le precauzioni per le “debolezze”

    Quali sono, allora, le uniche precauzioni che vengono prese nella consapevolezza (taciuta) che all’interno dei testimoni di Geova (e anche nella vita quotidiana) girano a piede libero pedofili? Semplice: sarebbe “appropriato”, si legge, che gli anziani “parlassero in modo gentile ma molto schietto a chi nel passato ha manifestato tali debolezze (repetita iuvant: si parla di semplici debolezze, ndr), avvisandolo energicamente che dovrà astenersi dal manifestare affetto ai minori ed evitare di abbracciare o prendere in braccio bambini”. E ancora: non dovrà mai trovarsi da solo con un minore (che non sia suo figlio), né permettere che dei minori passino la notte in casa sua; non dovrà uscire in servizio da solo (dovrà essere sempre accompagnato da un altro adulto) e non dovrà fare amicizia con dei minori. Tanto basta. I minori possono dormire sonni tranquilli.

    Chi denuncia è fuori

    C’è, però, anche chi ha deciso di andare contro quanto prescrivono i documenti interni della congregazione. Torniamo a Marta, fuoriuscita dai testimoni, e alla figlia di cinque anni. Di ritorno dalle vacanze, Marta si rende conto che la figlia comincia ad avere atteggiamenti violenti, «in un modo in cui prima non lo era mai stata». E i dubbi diventano certezze quando, una notte, «mia figlia mi chiede di dormire assieme perché così, quella notte, nessuno l’avrebbe toccata». Marta, allora, comincia a chiedere conto alla figlia che, alla fine, confessa: il nonno paterno, tuttora testimone di Geova, aveva abusato di lei. Subito si reca allora dagli anziani. Ma la risposta è raggelante: «Mi dicono che probabilmente la storia era inventata dalla bambina, che non c’erano i due testimoni previsti dalla Bibbia per acclarare quelle accuse e che è normale che a quell’età la bambina potesse inventare racconti del genere. Ho risposto solo “non so che figli avete voi che raccontano queste cose a cinque anni” e sono andata via».

    Marta si ritrova da sola: nessuno le crede, nemmeno il marito, padre della bimba, anche lui (tuttora) testimone di Geova. Ma lei non si arrende e decide, nonostante tutto e nonostante al tempo ancora testimone, di denunciare l’accaduto alle autorità giudiziarie. «Le indagini – continua Marta – hanno accertato che la bambina è stata vittima di un abuso sessuale. Purtroppo però il nonno non ha pagato perché nella sentenza c’è scritto che non è stato possibile identificare l’autore dell’abuso. Certo, avrei potuto fare ricorso, ma purtroppo l’avvocato che avevo era testimone di Geova, poiché non ne conoscevo altri. Sarà un caso ma ha preferito non dirmi nulla sulla possibilità di presentare un ricorso ed io l’ho saputo solo quando i termini erano ormai già scaduti».

    Lei oggi è fuori, dopo essere stata, secondo quanto racconta a Linkiesta, pesantemente ostracizzata. Il suocero, invece, così come anche l’ex marito, continua ad essere un testimone, a partecipare alle congregazioni, insieme spesso ad una marea di bambini. «È assurdo – ci dice sconsolato l’anziano con cui abbiamo parlato e che ha deciso di raccontare la sua storia – Gli insegnamenti biblici dicono tutt’altro. Qui si commettono reati e io, in coscienza, mi sento colpevole quando sento storie del genere. Parliamo di creature innocenti e mettere tutto a tacere è un vero e proprio orrore». Orrore. Appunto.

  • Orge e pedofilia, il Priore provinciale sul caso del confratello: “lo apprendo dalla stampa, era un laico non un sacerdote”

    Orge e pedofilia, il Priore provinciale sul caso del confratello: “lo apprendo dalla stampa, era un laico non un sacerdote”

    Dopo le dichiarazioni dell’Arcivescovo Monsignor La Piana, giungono quelle del Priore Provinciale dei Frati Domenicani, Fra Francesco Giovanni M. La Vecchia che in un comunicato dichiara di aver appreso solo dalla stampa la notizia, sottolineando che Fra Adriano è un laico e non un sacerdote.  Ecco il testo integrale:

    “Il Priore provinciale dei Frati Predicatori (Domenicani) della Provincia San Tommaso d’Aquino in Italia apprende con dolore e sconcerto, e solo dalla stampa, la notizia che un’indagine giudiziaria riguarderebbe un proprio confratello, laico non sacerdote, appartenente alla comunità presente nella città di Messina, circa suoi presunti comportamenti incompatibili con la vita cristiana e religiosa.

    Si tratterebbe certamente di fatti di estrema gravità, la quale medesima, però, non può indurre a giudizi sommari o a confondere le doverose indagini con l’accertamento della verità.

    I fatti, come rappresentati dalla stampa, imporrebbero, se veri, la loro più severa censura in ogni sede; proprio in dipendenza di ciò si auspica un celere ed approfondito accertamento da parte delle autorità competenti alle quali va tutta la incondizionata fiducia dell’Ordine domenicano.

    Nel frattempo, questa Provincia ha già adottato ogni specifica cautela per scongiurare qualsiasi rischio di corruzione dell’azione pastorale e sociale quotidianamente e generosamente svolta dai membri dell’Ordine, attivando per altro i propri rigorosi meccanismi di controllo canonico.

    Ora il rispetto dell’attività di indagine in corso e di tutte le persone interessate, necessita riserbo e riflessione; ben ferma la costante e tenace professione del canone di trasparente fiducia in Dio e negli uomini che, anche in momenti di difficoltà, non devono mai abbandonare chi ha fede”.

    Orge e pedofilia, il Priore provinciale sul caso del confratello: “lo apprendo dalla stampa, era un laico non un sacerdote”

  • «Sulla pedofilia non bisogna nascondersi, ma parlarne»

    «Sulla pedofilia non bisogna nascondersi, ma parlarne»

    «La Chiesa ha le sue colpe,ma lo Stato è indifferente»

    «IO ci sono passato. Per questo, ho creato l’associazione L’abuso. E già siamo a 400 vittime. E solo uno su dieci denuncia. Perché è difficile. Specie se il pedofilo è un prete». Toni pacati, mai sopra le righe. Parole chiare. Francesco Zanardi, ospite ieri all’Equilibrio di via Napoli, è il simbolo di chi non china la testa, ed esce dal silenzio. A 11 anni subì attenzioni morbose da un sacerdote. Lo disse. La chiesa non intervenne. E così, da adulto,ha scelto di denunciare.

    Come mai? «Perché se ne deve parlare. Perché il bimbo abusato, non riconosce subito cosa sta succedendo, ma il trauma, poi, è grave». Il bimbo si fida dell’adulto. «Che invece sa bene il vero senso di quelle attenzioni». E se ne parla, può essere frainteso. «Sì. Perché c’è omertà su questo tema. E le famiglie stesse, tendono a far finta di non capire». L’abuso imbarazza? «Si preferisce nascondersi dietro il dubbio di un errore». Perché non si fa informazione. «E non si fa prevenzione, mentre si dovrebbe parlare di pedofilia conle famiglie e con i bimbi. Con parole giuste, far capire cosa l’adulto non deve fare». I genitori, conoscendo i “metodi” dei pedofili, potrebbero difendersi? «Sì. Mettendo dei paletti, si possono individuare i campanelli d’allarme». Mentre se non se ne parla… «L’abuso resta nascosto e crei quasi un senso di colpa, nella vittima». Perché la sessualità in Italia è ancora tabù? «Per abitudine, cultura, influenza della chiesa: c’è chi scopre come si trasmette l’Aids, quando ce l’ha già».Papa Francesco sembra aperto, ma c’è chi è ancora oggi rigido, nei confronti degli omosessuali. «Di fatto, un ragazzo che matura e si scopre gay, in Italia è intimidito, traumatizzato». Cosa ci rende diversi dal resto d’Europa? «Serve un salto culturale, che rispetti le diversità». Come ritiene possa avvenire? «Informandosi: assumendo la propria parte di responsabilità civica, come cittadino». Senso civico ce n’è poco, in giro. «Sì. La gente delega. E così, siamo unici in Europa, anon tutelare le famiglie omosessuali. E non è giusto». E’ “colpa” della chiesa? «No. E’ colpa della politica. La chiesa ha le sue idee. Lo stato, che è laico, deve garantire i diritti di tutti i cittadini». Lei è stato abusato, ma ci tiene a dire sempre che non ce l’ha conla chiesa? «È troppo facile puntare il dito contro una sola istituzione: qui lo stato ha le sue colpe, eicittadini, spesso assenti, le loro». Chi sono i preti pedofili?«Persone che usano il proprio ruolo educativo, per avvicinare ragazzini indifesi. Specie quelli fragili. E vanno denunciati e fermati». E alla chiesa cosa chiede? «Di smettere di coprirli: idati sono inquietanti. Solo dal 2000, abbiamo avuto 150 condanne definitive di preti pedofili. Un prete, che opera a contatto con i giovani ha occasione di perpetrare abusi 80 volte più di un laico».

    SONDRA COGGIO Il Secolo XIX La Spezia

     

  • Zanardi, simbolo della lotta alla pedofilia, ospite a La Spezia

    Zanardi, simbolo della lotta alla pedofilia, ospite a La Spezia

    La Spezia – «Non ce l’abbiamo con la chiesa. Dovrebbe essere chiaro, ma ci tengo a specificarlo. L’obiettivo sono quei religiosi che utilizzano il proprio ruolo educativo, per avvicinare ragazzini indifesi. Il problema, è che se il pedofilo è il vicino di casa, viene denunciato subito. Se è un prete, no: perché c’è tutta una struttura, che finisce per coprire il suo operato, e c’è una sorta di resistenza culturale, ad ammettere che un sacerdote faccia certe cose».

    Francesco Zanardi è il simbolo della denuncia contro gli atti di pedofilia ed abuso, da parte di religiosi: e oggi, giovedì 2 aprile, alle 17.30, interverrà al locale Equilibrio, appena inaugurato in via Napoli 17, per raccontare la sua storia. Ad introdurlo, sarà Claudia Bertanza. Zanardi è stato vittima di abusi. C’è passato. E proprio per usta ragione, ha scelto di denunciare: ha creato una rete, L’Abuso, in cui è possibile trovare ascolto, far uscire allo scoperto le storie di violenza, ed avere la garanzia della tutela. «Noi – precisa – non divulghiamo mai nomi o dettagli: ma ci siamo, accanto alle vittime, perché trovino la forza di uscire dall’incubo». In questi anni, Zanardi ha ottenuto dei risultati: non sul suo caso, perché il prete che lo molestò da bambino non ha mai pagato. Ha ottenuto però che se ne parli, e che si denunci: anche se c’è – sottolinea – una grave carenza normativa, che rende tutto difficile. Solo dal 2000 ad oggi – spiega – ci sono state 150 condanne definitive, in Italia, e si sono fatte avanti 460 vittime.

    E’ stato calcolato che un prete, per il suo costante contatto con i giovani, abbia occasione di perpetrare abusi 80 volte più di una persona che non indossa l’abito. Sul territorio spezzino, solo qualche anno fa aveva trovato il coraggio di parlare, un uomo di 65 anni, che da ragazzino aveva dovuto subire le attenzioni di un chierico, in seminario, a Sarzana. L’uomo si infilava nei letti dei più giovani, e si guadagnava poi la fiducia dei familiari, scegliendo le sue vittime fra i bambini più fragili, con genitori meno presenti, per difficoltà sociali o economiche. Anni e anni dopo, ancora quell’uomo ha raccontato di soffrire per quelle molestie, e di non aver mai trovato il coraggio di parlare Aveva però voluto consegnare una lettera alla Curia, perché sapesse cosa accadeva. E chissà quanti altri ragazzini, che oggi si sono fatti adulti, hanno subito all’epoca la stessa sorte: ma non hanno mai parlato.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/la_spezia/2015/04/02/ARGMvQ0D-zanardi_simbolo_pedofilia.shtml

  • Commissione CEI anti-pedofilia, tra i membri forse le vittime

    Commissione CEI anti-pedofilia, tra i membri forse le vittime

    Lo ha reso noto il segretario generale della stessa CEI, mons. Nunzio Galantino. La struttura sarà guidata dal Cardinal Bagnasco su esempio di commissione vaticana. La Conferenza episcopale e il Sinodo: «Con le famiglie misericordia senza scorciatoie»

    CITTÀ DEL VATICANO (askanews) – La Conferenza episcopale italiana creerà una commissione per la protezione dei minori, guidata dal cardinale presidente Angelo Bagnasco. Lo ha reso noto il segretario generale della stessa Cei, mons. Nunzio Galantino, in una conferenza stampa che ha concluso il consiglio episcopale permanente (23-25 marzo).

    Il «parlamentino» della CEI ha approvato la proposta di indicare come referente per la Pontificia Commissione per la tutela dei minori, ente vaticano di prevenzione degli abusi sessuali del clero sui minori guidato dal cardinale statunitense Sean O’Malley, il card. Angelo Bagnasco, presidente della stessa Cei. E sul modello della commissione vaticana dovrebbe nascere la commissione Cei, per la quale non sono ancora stati stabiliti, ha detto Galantino, i criteri per la scelta dei suoi membri. Non è escluso, come per la commissione O’Malley, che ne facciano parte alcune vittime di preti pedofili: «E’ un elemento che non va ignorato», ha detto Galantino.

    La CEI e il Sinodo: Con le famiglie misericordia senza scorciatoie
    E’ necessario «un approccio accogliente e misericordioso, capace – più che di proporre facili scorciatoie – di impegnarsi nella condivisione del cammino» delle famiglie, anche quando esse attraversano il «fallimento matrimoniale»: così la Conferenza episcopale italiana in vista del sinodo ordinario di ottobre prossimo voluto da Papa Francesco sul tema della famiglia.

    Dopo un primo questionario inviato dalla Santa Sede a tutte le diocesi del mondo in vista del sinodo straordinario di ottobre scorso, il Vaticano ha inviato un secondo questionario al fine di consultare ulteriormente la«base» cattolica, prima della assemblea ordinaria (4-25 ottobre 2015), su una ampia serie di questioni, compreso il controverso tema della comunione ai divorziari risposati.

    «Nelle risposte al questionario predisposto dalla Segreteria del Sinodo e inviato dalla Segreteria Generale della Conferenza Episcopale Italiana a tutte le Chiese locali, si sottolinea che – proprio per l’importanza dell’alleanza tra sacerdoti e sposi – i candidati al ministero ordinato facciano esperienza reale di pastorale familiare», si legge nel comunicato conclusivo del consiglio episcopale permanente che si è svolto da lunedì a mercoledì scorso. Più in generale, «le risposte delle diocesi dimostrano come il cammino sinodale abbia suscitato un notevole entusiasmo sui temi della famiglia, riconoscendo in essa non solo un ambito pastorale, ma una dimensione irrinunciabile per la vita della Chiesa e della società». Inoltre, «in un contesto culturale segnato da relazioni fragili, conflittuali o di tipo consumistico, il questionario fa registrare un nuovo desiderio di famiglia, quale fattore di felicità che dà qualità alla vita. Nel contempo, evidenzia l’importanza di una comunità che di questa possibilità ne sia testimone e sappia porsi con un approccio accogliente e misericordioso, capace – più che di proporre facili scorciatoie – di impegnarsi nella condivisione del cammino: si tratti di itinerari di preparazione alle nozze come di situazioni segnate dal carico della malattia o del fallimento matrimoniale».

    Il consiglio permanente, infine, «ha concordato di proporre anche alla vigilia del prossimo Sinodo una veglia di preghiera in piazza San Pietro: l’appuntamento è per sabato 3 ottobre».

    http://italia.diariodelweb.it/italia/articolo/?nid=20150327_337275

  • Augusta. Insegnante di religione arrestato: “atti sessuali con minorenni extracomunitari”

    Augusta. Insegnante di religione arrestato: “atti sessuali con minorenni extracomunitari”

    Lo hanno sorpreso mentre stava “consumando” con due minorenni extracomunitari. Ha provato a balbettare qualche spiegazione che certo non gli ha risparmiato l’arresto in flagranza di reato. In manette un insegnate di religione di Augusta, Giuseppe Abbate, cinquant’anni.

    Si sono chiuse così le indagini coordinate dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, con la collaborazione della Squadra Mobile di Siracusa.

    Tutto comincia con le dichiarazioni rese alla Mobile di Roma da un migrante minorenne egiziano, giunto in Italia con uno sbarco diversi mesi addietro. E’ il primo ad accusare Abbate, nominato tutore di diversi minorenni: “era solito consumare rapporti sessuali con giovani migranti ricompensandoli con regali o denaro”, racconta.
    Verificata l’attendibilità delle dichiarazioni del giovane egiziano, la Mobile di Siracusa ha chiesto alla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, competente in materia di prostituzione minorile, l’autorizzazione a svolgere una serie di attività tecniche.

    Fino ad ieri, quando hanno sorpreso l’indagato nella flagranza del reato con due minorenni migranti, in atteggiamento inequivocabile.

    I due minori, ascoltati dagli agenti, hanno fornito importanti elementi di prova a carico dell’insegnante di religione. Che è stato arrestato con l’accusa di prostituzione minorile e atti sessuali con minorenni.

    Si trova a Cavadonna, a disposizione della Procura della Repubblica di Siracusa per la convalida dell’arresto.

    https://www.siracusaoggi.it/augusta-insegnate-di-religione-arrestato-atti-sessuali-con-minorenni-extracomunitari/?print=print