Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Clamoroso in Cassazione. Nuovo rinvio per don Mauro

    Clamoroso in Cassazione. Nuovo rinvio per don Mauro

    Clamoroso in Cassazione. Nuovo rinvio per don Mauro
    Sabato 21 Gennaio 2012
    Vicenda surreale – A ottobre il problema era stato creato da una agenda troppo fitta. Non si conosce ancora la prossima data di convocazione
    Anche ieri niente udienza: questa volta si tratta di un difetto di notifica
    Incredibile ma vero. Anche ieri, come già avvenuto a inizio ottobre, la Corte di Cassazione non ha chiuso la vicenda legata a don Mauro Stefanoni.
    I giudici del “Palazzaccio”, infatti, hanno terminato la mattinata con un rinvio a nuovo ruolo (il secondo consecutivo) spostando tutto nella migliore delle ipotesi di almeno un paio di mesi.
    Si prolunga dunque oltre il tollerabile l’attesa delle parti per definire, in un senso o nell’altro, una vicenda che ha fatto discutere non solo la provincia di Como.
    Di fronte ai giudici romani, come detto, avrebbe dovuto essere discusso il caso dell’ex parroco di Laglio accusato da un ragazzo dell’oratorio (all’epoca dei fatti minorenne) di violenza sessuale.
    Un fascicolo delicato, con il prete condannato sia in primo grado a Como sia in secondo grado a Milano alla pena di otto anni. L’ultima parola spettava ieri alla Cassazione. Data che era stata fissata dopo il precedente rinvio di ottobre, quando i giudici romani si trovarono in agenda ben 28 cause riuscendo a discuterne poco più della metà. Tra queste, già allora, non c’era il caso di don Mauro Stefanoni rinviato appunto al 20 gennaio.
    Così, ieri mattina, gli avvocati delle parti si sono ritrovati di nuovo di fronte ai giudici della Terza sezione della Corte di Cassazione. Tutti tranne uno, ovvero Massimo Martinelli, uno dei legali di don Mauro. La difesa, con l’avvocato Guido Bomparola, ha infatti eccepito in apertura di udienza un difetto di notifica in quanto la convocazione per il 20 gennaio, all’avvocato Martinelli, era giunta solo il 9 gennaio mentre avrebbe dovuto arrivare almeno un mese prima, quindi il 20 dicembre.
    Inevitabile per la corte, a questo punto, prendere atto della situazione e rinviare tutto a nuovo ruolo, con una nuova data, nuove notifiche e, ovviamente, una nuova convocazione a Roma sperando che sia la volta buona.
    «Ecco perché i tempi della giustizia sono così lunghi», si è limitato a sbottare il presidente della Terza sezione.
    Decisamente contrariati ovviamente anche gli avvocati di parte civile, Nuccia Quattrone e Leonardo Ortelli, giunti nella Capitale per nulla, con l’unico compito di riferire alla vittima e alla famiglia che rappresentano, che ancora una volta tutto era stato rinviato. «Come ci sentiamo? Presi in giro – dicono in coro Ortelli e la Quattrone – Questa è la macchina della giustizia in Italia. Una volta che la difesa ha eccepito il difetto di notifica, i giudici non hanno potuto fare altro che rinviare tutto a nuovo ruolo».
    «I diritti fondamentali della difesa devono sempre e comunque essere garantiti – commenta invece l’avvocato Bomparola, sul treno di ritorno dalla Capitale – C’è l’obbligo di notificare la convocazione dell’udienza almeno un mese prima e al mio collega è arrivata solo 11 giorni prima, il 9 gennaio. Lo stesso presidente ha detto in aula che si trattava non di un ritardo, ma di un “ritardissimo”». Rimane il fatto che le parti dovranno ora sobbarcarsi l’ennesimo viaggio verso Roma. «Io credo che le cose debbano essere semplificate – conclude Guido Bomparola, l’avvocato di don Mauro – Nell’epoca di Internet, dove con un click si inviano messaggi in tempo reale a migliaia di chilometri di distanza, non è possibile non riuscire a notificare per tempo degli avvisi. Le procedure dovrebbero essere semplificate».
    Nessun commento invece dalla famiglia della vittima, che ha appreso la notizia rimanendo sul Lario. A filtrare è stata solo una grande rabbia che però non ha lasciato spazio alle parole.

    Mauro Peverelli

  • «Non ho avuto rapporti, solo qualche carezza»

    «Non ho avuto rapporti, solo qualche carezza»

    18/01/2012

    «L’ho accarezzato, ma non ho commesso nei suoi confronti alcuno stupro». Don Sergio Rappo, 59 anni, originario di Nanto, dal 2001 a S. Croce di Schio, è stato interrogato dal pubblico ministero Antonella Toniolo. Come previsto dal Concordato fra Stato e Chiesa, il sacerdote è stato ascoltato non in procura ma in Curia a Vicenza. Con lui il suo difensore. Da quanto è trapelato l’indagato avrebbe ammesso dei contatti con il giovane, ma avrebbe negato qualsiasi forma di violenza sessuale. Sarà l’indagine a delineare meglio i contorni di quanto è accaduto. I carabinieri, infatti, proseguono gli accertamenti e non è escluso che nei prossimi giorni ci possano essere sviluppi nell’inchiesta. Se la Curia non avesse spostato il coparroco, probabilmente sarebbe stata la procura a sollecitare qualche misura del genere per evitare che il religioso non solo potesse tornare in contatto con il ventenne, ma anche con altri suoi amici che vengono ascoltati in questi giorni in caserma. Fra l’altro, pare che sia stato proprio uno degli amici del giovane a indicargli l’oratorio come luogo in cui poter svolgere qualche lavoretto retribuito. «Ma mi disse anche – ha spiegato il denunciante – che a lui non pareva una buona idea, perchè il prete avrebbe preteso dei massaggi non meglio definiti». Don Sergio, davanti al magistrato, sarebbe parso molto provato per quelle accuse, e profondamente turbato. Da molti anni il sacerdote lavora a fianco dei giovani, meritandosi la stima di tanti ragazzi e delle loro famiglie, oltre che delle associazioni con le quali collabora. Educatori, animatori e laici che frequentano la parrocchia, oltre a tanti amici sacerdoti, sono rimasti increduli alla notizia di un’indagine nei confronti del prete. Il compito degli inquirenti sarà tutt’altro che semplice. Nel frattempo, è probabile che il giovane si rivolga ad un legale che lo assista nel corso delle indagini e dell’eventuale processo. D.N.

    www.ilgiornaledivicenza.it/stories/…ualche_carezza/

    IL CASO

    Prete accusato di violenza sessuale
    Allontanato dalla parrocchia
    Lo denuncia un ventenne. Il religioso avrebbe preteso massaggi, carezze e rapporti

    SCHIO— Aveva bisogno di un lavoro e lo ha trovato in parrocchia, accolto da un sacerdote che poi però avrebbe voluto da lui massaggi, effusioni, carezze intime, molto intime, e rapporti sessuali. Un incubo vissuto a dicembre da un ventenne di Schio e raccontato alla famiglia e agli amici che hanno convinto il ragazzo a rivolgersi ai carabinieri per far sapere cosa era successo in quella canonica e per presentare denuncia. La querela è dei primi giorni dell’anno. Uno dei preti che era alla parrocchia di Santa Croce ora è indagato. Interrogato dal pubblico ministero Antonella Toniolo che coordina l’inchiesta – in un confronto che avrebbe portato il religioso a qualche parziale ammissione – il sacerdote è già stato allontanato dalla sua parrocchia. L’intera vicenda spiegata dal giovane ai militari di Schio sarebbe accaduta lo scorso dicembre, dopo aver saputo da un amico che la parrocchia di Santa Croce cercava un aiutante per pulire la chiesa e la canonica. Il ventenne, disoccupato, a quel punto ha pensato di proporsi nonostante l’amico gli avesse riferito di ventilate tendenze omosessuali del prete e ha preso contatto con il religioso 59enne, ottenendo un posto di lavoro che gli mancava da tempo e dieci euro l’ora per le pulizie.

    I primi giorni non ci sarebbero stati problemi. Il sacerdote si era addirittura preoccupato di andarlo a prendere con la sua auto, gli aveva mostrato cosa fare, lo aveva pagato regolarmente. Presto però, il religioso si sarebbe offerto per massaggi al giovane che sarebbe anche stato pagato di più per questo. Massaggi subiti, racconta il ventenne, senza avere la forza di reagire. Ma i massaggi, poi, non sarebbero più stati sufficienti. Il sacerdote avrebbe infatti chiesto con insistenza carezze intime, sopra i pantaloni e poi dentro. La avrebbe pretese e ricambiate. Ma non bastava ancora. La vigilia di Natale le avances più pesanti. Il religioso avrebbe chiesto al giovane (che agli amici e alla famiglia ha detto di sentirsi soggiogato da quel prete) di recarsi in oratorio al pomeriggio per spostare alcune sedie, assieme ad un secondo ragazzo.

    La violenza si sarebbe verificata nel momento in cui il prete è riuscito a rimanere solo con il 20enne. Il religioso lo avrebbe immobilizzato, costretto ad essere sodomizzato e poi obbligato a non dire nulla a nessuno.Quella violenza, però, avrebbe dato la forza al ventenne di interrompere il lavoro in canonica e di raccontare quello che gli stava succedendo. Dopo la denuncia, sono iniziate le indagini per capire cosa sia successo al ragazzo e se ci siamo altre vittime di quel sacerdote accusato di violenza sessuale. Nelle scorse settimane al comando dei carabinieri di Schio sono stati sentiti numerosi residenti del quartiere, sia famiglie che ragazzini, alla ricerca di eventuali testimonianze su episodi simili. La parrocchia, dal canto suo, non ha voluto commentare.

    Andrea Alba
    18 gennaio 2012

    http://corrieredelveneto.corriere.it/venet…912682154.shtml

    mercoledì 18.01.2012 ore 11.06


    «Già da tempo giravano strane voci Ora si faccia chiarezza sul suo conto»

    LE REAZIONI. Parrocchiani increduli. Stupore fra gli animatori dell’Azione cattolica ma c’è anche chi non si sorprende

    18/01/2012

    Un uomo alto e dal fisico possente. Aspetti che uniti al colletto sacerdotale potevano per certi versi offrire un’immagine rassicurante, come lo è stato per parecchi decenni di servizio sacerdotale. Un’immagine positiva che il religioso dava di sè e che è compromessa (la verità emergerà dall’aula) alla luce della clamorosa inchiesta. Don Sergio Rappo, sacerdote presente nella parrocchia di Santa Croce da una decina d’anni, avrebbe avuto un lato “oscuro” che nessuno poteva immaginare. Ma su questo punto le posizioni divergono, perché c’è chi sostiene che il sacerdote si è sempre comportato correttamente.
    Certo, dalle testimonianze raccolte tra i residenti, fedeli e commercianti del quartiere, è emerso che già da un paio d’anni circolavano voci sul suo conto, ma erano rimaste tali, senza che vi fosse mai stata una segnalazione da parte di presunte vittime. In più di un’occasione il sacerdote sarebbe stato gentile nei confronti di alcuni giovani parrocchiani, avvicinandoli con una certa facilità, e questo aveva dato adito a qualche sospetto subito però rientrato. Anche perché tra i suoi incarichi c’era anche quello relativo alla gestione dei gruppi dell’azione cattolica (Acr e Acg), oltre a quelli dei chierichetti e dell’organizzazione della sagra annuale. Per questo quelle indiscrezioni negative erano rimaste allo stato di chiacchiera.
    Come la presunta violenza sessuale subita la vigilia di Natale dal ragazzo ventunenne, anche le altre ipotizzate molestie, sulle quali i carabinieri stanno raccogliendo testimonianze per verificare l’attendibilità, si sarebbero verificate all’interno delle mura dell’oratorio, in un ambiente ritenuto da genitori e fedeli teoricamente “protetto”.
    Il sospetto, da provare, è che il sacerdote avrebbe allungato le mani in altre occasioni, come durante i campi estivi organizzati ogni anno dalla parrocchia. «Era ora che questa faccenda saltasse fuori – ha dichiarato un parrocchiano accigliato -. Già da qualche tempo si sentivano strane voci, speriamo che ora venga fatta chiarezza e soprattutto giustizia».
    «Sapevamo di qualche divergenza d’opinioni con l’altro parroco, don Alessandro Burati – hanno affermato alcuni clienti in un negozio di via Strasseggiare – ma su questioni organizzative, non certo per cose così gravi, di cui onestamente non sapevamo nulla».
    Da alcuni giorni don Sergio non è più presente in parrocchia e dal consiglio pastorale di Santa Croce fanno sapere che è partito per degli esercizi spirituali. Tra le ultime attività svolte dal sacerdote ce n’è anche una relativa alla 26^ Giornata mondiale della gioventù di agosto. In quell’occasione il prete accompagnò una quarantina di giovani del vicariato di Schio per una veglia di preghiera al Santuario del Summano.
    Stupore da parte del mondo dell’Azione cattolica. «Ci sembra incredibile – affermano alcuni animatori -. Abbiamo sempre lavorato bene con don Sergio, e si è sempre dimostrato affidabile. Questa notizia ci lascia davvero sbigottiti»

    Silvia Dal Ceredo

    www.ilgiornaledivicenza.it/stories/…_sul_suo_conto/

    Cappellano militare e responsabile dei gruppi giovanili
    IL PERSONAGGIO. La figura del sacerdote

    18/01/2012

    Il capitano Massimo Ferrari e il luogotenente Sergio Asciolla| Don Rappo benedice il Famila

    Don Sergio Rappo, sacerdote di 59 anni, prestava servizio pastorale nella chiesa di Santa Croce da una decina d’anni, al fianco dell’altro parroco della comunità, don Alessandro Burati di una decina d’anni più vecchio, ma già da circa un anno si vociferava su un suo presunto spostamento dovuto ad una redistribuzione voluta dalla Diocesi.
    Tra le varie attività parrocchiali di cui si occupava c’erano anche quelle relative ai settori giovanili, come i gruppi dell’azione cattolica in oratorio, quelli per l’organizzazione della sagra annuale o ancora i chierichetti per le celebrazioni delle messe.
    Dai fedeli viene descritto come un uomo energico, preciso,dai modi a volte un po’ duri e diretti. Caratteristica particolare sarebbe la sua attenzione, definita da alcuni “maniacale”, per la pulizia e l’igiene, manifestata più volte e con toni severi in occasione della preparazione di pranzi parrocchiali.
    Da diversi anni inoltre don Sergio Rappo era entrato in contatto con il Famila Basket, per il quale benediceva la squadra ad ogni inizio stagione, visto che il Palacampagnola si trova nella parrocchia di S.Croce.
    Risulta inoltre iscritto all’Associazione nazionale cappellani militari d’Italia. S.D.C.

    http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/…uppi_giovanili/

  • Lo scorso maggio il parroco di Quezzi (Genova) divenne padre…

    Lo scorso maggio il parroco di Quezzi (Genova) divenne padre…

    Lo scorso maggio il parroco di Quezzi (Genova) divenne padre… fu consigliato alla madre di allontanrsi dalla parrocchia, dove faceva appunto la perpetua… la donna accettò ed andò a partorire addirittura a Santo Domingo….

    Quando rientrò in Italia la piccola le fu tolta e venne assegnata (almeno credo) ad una casa famiglia… il padre, prete, fu inviato invece in un convento sulle alture di Varazze…

    Ci furono proteste da parte della madre er la risoluzione presa dal cardinale di genova, ma evidentemente, il cuore del cardinal Bagnasco, così severo nei confronti del bunga bunga berlusconiano, non accettava il delitto d’amore compiuto dal parroco di Quezzi…

  • Il Vaticano ammette: abusi sui minori, ma nessuno paga. A tre anni dalle denunce prime verità sull’Istituto Provolo di Verona

    Il Vaticano ammette: abusi sui minori, ma nessuno paga. A tre anni dalle denunce prime verità sull’Istituto Provolo di Verona

    di Paolo Tessadri da il Fatto quotidiano

    Il Vaticano ora ammette: ci furono abusi sessuali su molti bambini sordi. A commetterli furono preti pedofili, in un numero ancora imprecisato. Il più grande scandalo di pedofilia nella Chiesa in Italia imbocca la strada della verità. La sentenza di condanna della Santa Sede arriva a tre anni dalla denuncia di 67 ex allievi dell’Istituto religioso Provolo di Verona contro 25 religiosi appartenenti alla Congregazione della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti, che dipende direttamente dalla Santa Sede. Quindici vittime ebbero anche il coraggio di testimoniare gli abusi in video e alcuni li raccontarono senza coprirsi il viso. Rivelazioni sconvolgenti, in cui descrivevano mezzo secolo di sevizie, perfino sotto l’altare, in confessionale, nei luoghi più sacri della fede.

    CON LA LETTERA, inoltrata attraverso la Curia di Verona, e firmata da monsignor Giampietro Mazzoni, vicario giudiziale, ossia il magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi, il Vaticano riconosce la verità delle accuse dei sordi e chiede esplicitamente scusa e perdono. E informa dei provvedimenti adottati dalla Congregazione per la dottrina della fede nei confronti dei religiosi. Punizioni, per voce delle vittime sordomute, un po’ troppo blande e contraddittorie. “Il sentimento che prevale di fronte a questa triste vicenda – si legge nella missiva – è innanzitutto di profonda solidarietà nei confronti delle vittime di abuso, che anche in ragione della loro particolare condizione, hanno portato dentro di sé lunghi anni in silenzio una sofferenza difficilmente descrivibile. A loro e alle loro famiglie va una umile richiesta di perdono. La vicenda suscita nello stesso tempo una grande amarezza: alcuni di coloro che erano chiamati a custodire e proteggere dei ragazzi particolarmente provati dalla vita ne hanno vergognosamente abusato”.

    SCONFESSA di fatto il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, che in un primo momento si era scagliato contro i sordomuti, parlando di menzogne e anche chi aveva retto il suo gioco, vale a dire il giornale dei vescovi, Avvenire, che aveva alimentato ulteriori dubbi sulla vicenda. Zenti aveva parlato di “cattiverie, strumentalizzazioni e ricatto di carattere economico”, costretto poi a fare retromarcia in seguito alla presentazione di una querela da parte dei sordomuti. Ciononostante, “non ha impedito, pur con lentezze forse eccessive, che la Chiesa prendesse in seria considerazione le accuse”, scrive oggi il Vaticano. Implicitamente si fa riferimento a un cambio di rotta di Papa Ratzinger rispetto al suo predecessore sui tempi degli abusi nella Chiesa: “Un segno inequivocabile dell’impegno della Chiesa nel fare piena luce su questa vicenda”. Si fa poi riferimento ai provvedimenti della Santa Sede. Si citano i vari religiosi coinvolti e identificati, circa una decina, ad altri non identificati, o deceduti oppure dimessisi nel corso degli anni.

    Per nessun sacerdote in vita è stato previsto la riduzione allo stato laicale. A don E.P., “vista l’età è stato sanzionato dalla Santa Sede con precetto penale che comporta una vita dedita alla preghiera e alla penitenza e il divieto di qualsiasi contatto con minori e l’assidua sorveglianza da parte dei responsabili individuati dal vescovo di Verona”. A un altro, quello che davanti alle telecamere aveva sconfessato ogni abuso, “ha formulato una formale ammonizione canonica che comporta una stretta vigilanza da parte dei responsabili sui suoi comportamenti”. Per il Vaticano pare sia solo una prima tranche d’indagine di una più ampia che riguarda altri ecclesiastici, per i quali la “Santa Sede ha richiesto documentazione, tuttora in esame presso la Congregazione per la dottrina della fede”. Per alcuni, come per L.G., “ricoverato in una casa di riposo. Nessun provvedimento stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti”. Riguardo alle accuse di un sordomuto si scrive che sono “affette da incoerenza e contraddizione e non sono attendibili”.

    Poco dopo, però, si legge che “ciò non toglie che lui abbia subito degli abusi”. Perché si mette in dubbio la testimonianza di questo sordomuto, che oggi ha circa 60 anni? Perché ha coinvolto negli abusi l’ex vescovo di Verona, Giuseppe Carraro, per il quale è in atto la beatificazione. E anche in quel caso il vescovo di Verona si era scagliato duramente contro le vittime: “La beatificazione non sarà bloccata” aveva fatto trapelare da un monsignore della sua diocesi veronese. Tuttavia la Congregazione della fede “aveva disposto di sospendere il processo di beatificazione” in un primo momento e adesso il via libera.

    MA OLTRE alla prima vittima, ce n’è una seconda che accusa il vescovo Carraro. Un uomo di 62 anni, sordomuto, che ha frequentato l’istituto Provolo di Verona e di Chievo dal 1956 al 1968.

    Ecco la sua testimonianza. “All’età di 15 anni, durante le lezioni, don D.S. mi fece uscire dall’aula e mi accompagnò in infermeria, che si trovava all’ul – timo piano dell’istituto, dicendomi che doveva medicarmi. Mi fece entrare e se ne andò e in infermeria c’era il vescovo Giuseppe Carraro, lo stesso che mi aveva cresimato. Mi offrì delle caramelle e mi accarezzò, poi mi disse di togliermi i pantaloni e le mutande. Mi toccò i genitali e mi masturbò. La stessa cosa si è ripetuta a distanza di qualche mese. In istituto ho avuto rapporti sessuali anche con i miei compagni. Uno di questi, P.D., mi disse che don D.S. lo aveva portato in infermeria dove c’era il vescovo Carraro, che lo aveva sodomizzato. Mi ha detto che gli aveva fatto molto male… P.D. ha avuto due incontri, mi aveva detto, con Carraro. Lui è stato violentato anche da preti del Provolo, prima che se ne andasse nel 1966. Ha avuto molti problemi, era depresso e alcolizzato. È stato trovato impiccato a casa sua nel gennaio del 1991”.

    http://www.infonodo.org/node/35175

  • Slovenia. Prete violentò bimba. Chiesa dovrà risarcirla, Invece in Italia le vittime restano senza un €

    Slovenia. Prete violentò bimba. Chiesa dovrà risarcirla, Invece in Italia le vittime restano senza un €

    3 dicembre 2011
    Il prete abusò di una bambina, la Chiesa deve risarcirla

    LaChiesa cattolica dovrà pagare 50mila euro di risarcimento a una donna che, quando era ancora ragazzina, è stata molestata dal parroco di Artice, Karl Jost. Lo ha deciso in una sentenza storica per la Slovenia il Tribunale di Maribor che ha così ritenuto la Chiesa cattolica responsabile del comportamento del proprio pastore di anime. E così l’Arcivescovato di Maribor, la diocesi di Celje e la parrocchia di Artice dovranno in soldio versare 50mila euro, come detto, alla vittima degli eccessi sessuali del parroco Jost. «Se questa sentenza diventerà definitiva – spiega l’avvocato Rok Cefrin, legale della parte lesa nel procedimento – rappresenterà un importantissimo precedente giuridico che sancisce l’oggettiva responsabilità della Chiesa cattolica in caso di violenza sessuale per mano di uno dei suoi sacerdoti. Così anche le altre vittime di casi di pedofilia riusciranno a ottenere giustizia e risarcimento per i danni subiti ». Oltre al caso Jost c’è un altro procedimento civile a carico di unsacerdote sloveno. Si tratta di padre Albin Znidaric che sta scontando una pena di 5 anni e mezzo per i suoi misfatti. Alla Chiesa, in questo caso, ciascuna vittima chiede un risarcimento di 43mila euro. Alprocedimento civile sta pensando anche la vittima di padre France Frantar. Nel caso di padre Jost i casi accertati di violenza sessuale nei confronti di adolescenti avrebbe toccato quota sedici.Mail sacerdote è morto nel 2007 prima della conclusione del processo a suo carico che si è quindi fermato e così nessuno saprà con certezza quante anime innocenti pesavano sulla sua coscienza. Mauna delle vittime non si è arresa e ha fatto causa in sede civile alla Chiesa per la quale Jost lavorava ai tempi della violenza sessuale. La richiesta è stata di 140mila euro per i gravi danni morali. Così il Tribunale civile ha concluso, a porte chiuse, il procedimento a carico di Jost condannado la Chiesa al risarcimento.

  • Ma come si fa a essere così ingenui da raccontare ai preti le violenze subite?

    Ma come si fa a essere così ingenui da raccontare ai preti le violenze subite?

    I monsignori proteggono i propri simili!

    Presunti abusi da un sacerdote: «Ecco cosa mi ha fatto il prete in comunità»
    Racconto choc di uno dei ragazzi che ha presentato querela. Con Le Iene ricevuti in Curia

    Scritto il 21/11/11
    La Iena Giulio Golia parla con il vicario generale dell’Arcidiocesi di Perugia don Paolo Giulietti

    di Francesca Marruco

    Gesticola nervosamente con le mani mentre racconta cosa dice di aver subito una notte di un anno e mezzo fa in una comunità di recupero di Perugia in cui era andato per disintossicarsi. La sigaretta non ancora accesa passa da una mano all’altra. La voce è incerta. Forse raccontarlo a una donna è ancora più imbarazzante. Imbarazzante sì, perché lui che dice di essere stato molestato dal sacerdote perugino che gestiva la comunità in cui era ospite, si è sentito anche in colpa. Ha provato vergogna per quello che gli era capitato. Come accade spesso alle vittime di abusi.

    Attenzione alle parole E il senso di colpa e la vergogna, misti alla paura di uscire allo scoperto e doverlo raccontare a tutti, lo ha spinto ad andarsene dall’Italia, appena uscito dalla comunità. Anche perché dice a Umbria24.it: «Mi avevano ‘suggerito’ di fare attenzione a quanto dicevo su quel sacerdote. Mentre ero via cercavo il suo nome in Internet. Pensavo che qualcuno intanto lo avrebbe denunciato». Le parole di Francesco (lo chiameremo così ma è un nome fittizio) scorrono via troppo veloci davanti a un caffè caldo, ma lasciano intravedere un dolore grande. Di cui forse all’esterno trapela solo la punta dell’iceberg.

    Quella terribile notte Francesco racconta di come una sera gli venne proposto di andare a casa del sacerdote accusato di abusi per fare dei lavori manuali il giorno seguente. «Si è messo nel letto accanto a me, avevo visto mezz’ora del film Gran Torino e mi ero messo a dormire. Andare a lavorare fuori dalla comunità significava riposarsi . Invece, poco dopo si è messo nel mio stesso letto. Ha iniziato a toccarmi, io l’ho allontanato e mi sono girato dall’altra parte. Ma lui ha continuato lo stesso. Si è calato le mutande e ha iniziato a masturbarsi. Per ore. Eravamo nello stesso letto. E’ stato tremendo».

    Un mese ancora Francesco racconta anche che subito dopo quella notte aveva pensato di fuggire, ma non lo ha fatto per paura di ritorsioni: «Se in tre ospiti affermano che tu spacci all’interno della comunità è la fine». E questa, a quanto pare, era una minaccia più o meno velata, che gli avrebbero rivolto. E allora aveva deciso di stringere i denti e resistere un altro mese. Il tempo che gli mancava per uscire dalla comunità. Poi via dall’Italia per un annetto.

    Ascoltato in commissione in Curia Oggi ( lunedì 21 novembre) Francesco insieme a un ragazzo africano, che ha raccontato anche lui di aver subito una molestia sessuale dallo stesso sacerdote, ha raccontato tutto alla commissione d’inchiesta aperta dalla Curia Arcivescovile di Perugia il 24 ottobre scorso. Lo ha fatto, aveva detto prima di entrare, sperando che la Chiesa indaghi e prenda provvedimenti. «Perché voglio che quello che è successo a me non succeda a nessun altro». Lo ha fatto dopo ore di viaggio.

    Il tentato incontro con il vescovo Prima di entrare al tribunale ecclesiastico regionale, Francesco e il ragazzo africano avevano tentato, accompagnati da una troupe de “Le Iene” e dalla volontaria Claudia Stefanelli che li ha sempre sostenuti, di parlare personalmente con il vescovo, monsignor Gualtiero Bassetti, al termine di una celebrazione religiosa a Perugia. Incontro non andato a buon fine perché il vescovo ha ritenuto di allontanarsi senza doverli incrociare.

    Il confronto con il vicario della Curia Prima di entrare al tribunale ecclesiastico, i ragazzi e la troupe de “Le Iene” hanno anche avuto un lungo confronto con il vicario generale dell’arcidiocesi, don Paolo Giulietti, che ha fatto da intermediario per convocare la commissione d’inchiesta in poco tempo. Intervistato sull’accaduto, ha sostenuto tra l’altro che «è nostro interesse far chiarezza sulla vicenda e conoscere la verità», ma precisa anche che, «le presunte vittime sarebbero potute venire in Curia anziché essere portate in tribunale».

    Nuova denuncia in procura In mattinata invece Francesco, aveva depositato una denuncia contro il prete in procura a Perugia. La terza di questa brutta storia. Una querela in cui, oltre al tremendo episodio di molestie, lo stesso ragazzo dice anche di aver subito altri tipi di violenze: in una occasione era stato picchiato da alcuni ragazzi responsabili della comunità: «Uno mi teneva e l’altro mi dava schiaffi». Ha raccontato anche di come, un’altra volta, «con delle piccole forbici infuocate mi hanno cancellato un tatuaggio che avevo sul braccio». Tutte accuse che la magistratura perugina dovrà verificare.

    Una nuova vita Francesco adesso vuole rifarsi una vita. Ha un progetto da realizzare. Per questo chiede di non finire nuovamente in video, dopo essere già stato ripreso in una precedente puntata della trasmissione di Italia Uno. Perché non vuole farsi riconoscere dalle persone che attualmente abitano la sua vita. Ma la sua voce risuona nelle orecchie. E la sua indignazione, empaticamente, diventa anche un po’ la tua.

  • Pedofilia, l’Abuso: “L’ipocrita direttiva UE rafforza l’omertà del Vaticano”

    Pedofilia, l’Abuso: “L’ipocrita direttiva UE rafforza l’omertà del Vaticano”

    Negli ultimi anni, in tutto il mondo è esploso lo scandalo della pedofilia clericale. Sono all’ordine del giorno i nuovi casi venuti in luce,  fino ad ora tutti sistematicamente insabbiati dai membri del clero. Un sistema che attualmente non vede fine poiché le leggi non incentivano il clero alla denuncia ma continuano ad incentivare la cultura del silenzio che, ad oggi, ha prodotto milioni di vittime e migliaia di pedo-criminali in abito talare lasciati in condizioni di continuare a delinquere e produrre altre vittime.

    La pedofilia non è una malattia, ma un disturbo della personalità a carattere recidivante. Il nostro non è un pregiudizio ma un dato di fatto: non esiste un solo Vescovo che abbia mai denunciato un sacerdote pedofilo.

    Ho personalmente incontrato il Presidente della CEI, il Cardinal Angelo Bagnasco, al quale ho fatto precise denunce ma, purtroppo, nemmeno lui è voluto intervenire. Abbiamo quindi provato a chiedere l’intervento del Papa ma non ha voluto riceverci. Sono migliaia le lettere raccomandate inviate allo Stato estero del Vaticano da vittime, privati cittadini e associazioni, nessuno ha mai ricevuto risposta.

    Dal 31 ottobre scorso due cittadini europei, uno dei quali è il sottoscritto Francesco Zanardi Rete L’Abuso, hanno cominciato uno sciopero della fame, una contestazione non violenta contro la mancata applicazione delle linee guida antipedofilia emesse dalla stessa Santa Sede, che però fino ad oggi risultano essere menzogne perché, di fatto, il Vaticano sta continuando ad applicare pesanti ritorsioni su cittadini europei, vittime e testimoni di crimini sessuali commessi dai membri del clero.

    Nella “Carta dei diritti fondamentale della U.E.” troviamo;

    Articolo 1

    Dignità umana

    -La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata.

    Articolo 2

    Diritto alla vita

    -Ogni individuo ha diritto alla vita.

    Articolo 3

    Diritto all’integrità della persona

    -Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica.

    Articolo 24

    Diritti del bambino

    -1. I bambini hanno diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere. Essi possono esprimere liberamente la propria opinione; questa viene presa in considerazione sulle questioni che li riguardano in funzione della loro età e della loro maturità.

    -2. In tutti gli atti relativi ai bambini, siano essi compiuti da autorità pubbliche o da istituzioni private, l’interesse superiore del bambino deve essere considerato preminente.

    Articolo 41

    Diritto ad una buona amministrazione

    1. Ogni individuo ha diritto a che le questioni che lo riguardano siano trattate in modo imparziale, equo ed entro un termine ragionevole dalle istituzioni e dagli organi dell’Unione.

    Quello che lo Stato extracomunitario del Vaticano sta commettendo nei paesi membri dell’UE, invalida quella che è la “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea”. Il Parlamento ha il dovere di intervenire di fronte ai cittadini che stanno subendo crimini e ritorsioni da parte di uno stato estero, che non fa e non farà mai parte dell’Unione Europea, perché per sua natura non è conforme a tutti i principi sui quali si basa la democrazia. Recentemente il Parlamento Europeo ha varato una direttiva in tema di pedocriminalità, ma purtroppo non è applicabile nel caso dei pedocriminali in abito talare.

    Pedofilia: il Parlamento Europeo dispone sanzioni più severe per abusi, il Vaticano ringrazia.

    Nel corso del dibattito nell’Aula del Parlamento Europeo, la relatrice (PDL) Roberta Angelilli  vicepresidente del Parlamento europeo, (PPE, IT) ha dichiarato che “la nuova direttiva per combattere gli abusi sui minori, lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia rappresenta uno strumento legislativo innovatore e un passo avanti per la protezione dei nostri bambini. Il testo sarà a disposizione delle autorità competenti e delle ONG per assicurare la tolleranza zero per tutti i crimini contro i bambini”

    Perché non siamo d’accordo su questa direttiva Europea che, vista così, potremmo chiamarla

    “Direttiva salva Vaticano”

    Teniamo a ricordare che non vogliamo attaccare in nessun modo le Religioni. All’interno delle nostre associazioni collaborano cattolici, appartenenti ad altre religioni, confessioni e anche atei.

    Nonostante le statistiche dicano che la percentuale di “pedofili laici”  sia equivalente ai “pedofili chierici”, quest’ultima categoria ha un impatto devastante sulle fasce di popolazione più esposte (bambini/e ragazzi/e) che spesso frequentano parrocchie, gruppi o attività ad esse associate.

    La fiducia che diamo ad un sacerdote è, per nostra cultura, infinitamente maggiore, ma non teniamo mai conto della cultura del clero, una cultura che insegna il silenzio, insegna a lavare i panni sporchi in casa propria, una costante che emerge in moltissimi, più o meno recenti casi di pedofilia clericale. Possiamo quindi affermare con certezza che esiste un problema specialmente per le gravi omertà, le omissioni e i continui tentativi di insabbiamento che caratterizzano le gerarchie della Chiesa cattolica.

    In riferimento alla direttiva approvata nella sessione plenaria dell’U.E. dal 24 al 27 ottobre con 541 voti a favore, 2 contrari e 31 astensioni, riteniamo esistano delle preoccupanti inesattezze e grossolane superficialità che ritroviamo poi nelle stesse domande della gente. La domanda più frequente è: “Perchè la vittima denuncia solo dopo tanti anni?”. Questa domanda è frequente e insidiosa perché tende a far passare la vittima,  che finalmente ha trovato il coraggio per denunciare, come poco credibile.

    Proprio questo è il perno principale sul quale ruota l’enorme diversità tra “pedofilia laica” e “pedofilia clericale”: quando l’abuso sessuale avviene in famiglia, non è improbabile che qualche componente della famiglia stessa si accorga di ciò che accade. Non è difficile, anche se purtroppo ancora troppo limitato, che i genitori o qualche componente della famiglia scoprano l’abuso osservando irritazioni nelle zone intime o strani comportamenti del figlio e della figlia, come chiusure o alterazioni improvvise del carattere, strane reazioni quando la vittima è in particolari situazioni o vicina al carnefice o ai luoghi in cui sono avvenute le violenze. Questi e altri segnali esistono e sono evidentissimi. In questi casi è possibile che il crimine venga  scoperto e successivamente denunciato.

    La “pedofilia clericale” è molto diversa. La figura del Prete ha un’influenza maggiore e un credito di credibilità praticamente illimitate nella cerchia dei fedeli. Difficilmente le persone che frequentano la chiesa mettono in discussione la lealtà e la correttezza del prete. Tendenzialmente, potremmo dire nella totalità dei casi, la vittima non viene creduta. Si ritrova da sola ad affrontare pressioni enormi e spesso persino più o meno velate minacce.

    Un altro problema è la scelta da parte del prete della “tipologia” di vittima che, generalmente, è un soggetto con una famiglia problematica e in cui la comunicazione è difficoltosa, dove la potenziale preda è, generalmente, poco seguita. Di conseguenza difficilmente si manifestano le condizioni per accorgersi che la vittima ha cambi di umore o evidenti modifiche nelle abitudini. Non cogliendo questi segnali nessuno si metterà al fianco della vittima per sostenerla nell’analisi del trauma e per denunciare. La vittima, se troverà le condizioni favorevoli, denuncerà solo in età adulta.

    E qualora trovasse la forza per denunciare verrebbe immediatamente isolata nell’ambito parrocchiale e fatta passare con estrema facilità per bugiarda, facendo leva proprio sui suoi problemi familiari o sociali. Proprio le condizioni che il “pedofilo prete” utilizza per scegliere la propria preda.

    Questi sono alcuni dei motivi per i quali riteniamo dannosa e inutile la direttiva U.E.  che solo appesantisce la pena ai pedofili.

    Ma ci sono altre ragioni.

    Il concordato tra Stato e Chiesa, che è  differente nei vari Stati membri, in Italia è particolarmente dannoso. Nel protocollo addizionale, revisione del 1984, firmato dall’allora presidente del consiglio Bettino Craxi troviamo la clausola 2. In relazione all’articolo 4 paragrafo B la quale recita:

    b) “La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio (Il Vescovo) dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”.

    Credo che non ci sia bisogno di commenti, poiché la norma è sufficientemente chiara. Permette ai Vescovi di correre ai ripari. E non solo nei casi di pedofilia.

    Per questi motivi riteniamo sia fondamentale modificare quanto segue:

    1)     Tempi di prescrizione: Difficilmente un minore denuncerà gli abusi se non molto dopo aver raggiunto l’età adulta e superato i traumi. Il pedofilo ringrazierà per la prescrizione del reato, per questo motivo è fondamentale togliere i tempi di prescrizione che sono una costante che permette nella maggior parte dei casi l’impunibilità dell’abusatore.

    2)     Apertura degli archivi del Vaticano alla Giustizia Italiana ed Europea: i sacerdoti hanno una funzione educativa che li mette spesso a stretto contatto con i minori. È di fondamentale importanza conoscere la storia del sacerdote. Anche questa mancanza è stata una costante che, fino ad oggi, ha permesso la reiterazione dei reati, semplicemente per il fatto che il pedo-criminale viene spostato in una parrocchia lontana da quella dove aveva commesso gli abusi e nessuno sa niente.

    3)     Inserimento di pesanti sanzioni penali a chi non denuncia: Ossia a chiunque fornisca qualsiasi genere di copertura al “pedofilo” in quanto gravemente corresponsabile in un atto criminale.

    4)     Risarcimenti alle vittime: I traumi da “pedofilia” richiedono lunghi tempi lunghi per raggiungere la necessaria consapevolezza e tempi altrettanto lunghi per affrontare un percorso psicologico, normalmente molto costoso. Attualmente le vittime sono condannate a subire i traumi a vita, soprattutto quando sono vittime del clero dato che in questi casi difficilmente si arriva a una condanna del pedofilo.

    Le strutture pubbliche non sempre garantiscono questi trattamenti di recupero. Le vittime prendono coscienza di quanto gli è accaduto in età adulta e con una serie di problematiche che si trascinano dal passato proprio perché nessuno è intervenuto. Il “pedofilo prete” in queste condizioni continua indisturbato a commettere abusi, protetto dai Vescovi che non hanno obbligo di denuncia e dalla Legge, la quale difficilmente riesce ad intervenire. Nella grande maggioranza dei casi, per non dire la totalità, il prete verrà spostato di parrocchia in parrocchia, dove nessuno lo conosce: ecco qui la giostra della pedofilia.

    RicordandoLe che due cittadini Europei sono in sciopero della fame dal 31 ottobre, chiediamo che una delegazione dei portavoce delle vittime del clero venga ricevuta da Lei al più presto possibile per poter esporre nel dettaglio le ragioni della nostra protesta in quanto cittadini Europei che si trovano di fronte alle gravi problematiche presenti in tutta Europa e nel mondo in tema di pedofilia.

    Riteniamo che questo sia un problema urgente in quanto molte di queste vittime, cittadini europei, stanno attualmente subendo pesanti ritorsioni da parte di questo stato estero, il Vaticano, Stato che rifiuta per sua natura qualunque tipo di dialogo a danno dei cittadini dell’Unione e della democraticità dell’Unione stessa.

    Alleghiamo un testo tradotto in varie lingue sottoscritto da associazioni nazionali ed internazionali, le quali chiedono a gran voce un intervento di modifica della recente direttiva in tema di pedofilia emessa dal Parlamento Europeo. Lo stesso testo verrà utilizzato per raccogliere firme a sostegno di questo reclamo, firme che Le saranno presentate in occasione di questo incontro che cortesemente Le sollecitiamo.

    In attesa di una Sua certa risposta, cogliamo l’occasione per presentarLe cordiali saluti

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO

     


    Di seguito il testo di richiesta sottoscritto dalle associazioni e inviato all’Unione Europea

    Al presidente del Parlamento Europeo  Jerzy Buzek
    Al presidente della Commissione Europea Josè Barroso
    Ai Sig. Europarlamentari

    Noi sostenitori delle vittime degli abusi sessuali dei membri della Chiesa cattolica esprimiamo il nostro fermo disappunto riguardo la direttiva antipedofilia, approvata nella sessione plenaria dell’U.E. dal 24 al 27 ottobre con 541 voti a favore, 2 contrari e 31 astensioni.

    La direttiva è dannosa oltre che inutile. L’inasprimento delle pene diventa utile qualora venga rimosso l’ostacolo della prescrizione e venga imposto l’obbligo di denuncia dei crimini sessuali per ogni individuo. E’ necessario individuare la responsabilità penale per coloro che non denunciano questi crimini o che, peggio, proteggono chi commette questi crimini.

    La direttiva troverà difficilmente bambini che denunceranno gli abusi subiti fino a che non avranno elaborato il trauma e raggiunto l’età adulta. Nel frattempo la prescrizione avrà salvato il criminale e coloro che sapevano, ma non hanno denunciato, continueranno ad invocare questa direttiva che non erano obbligati a farlo.

    Niente sui trattamenti sanitari obbligatori da imporre al pedofilo, dato che la pedofilia è un disturbo della personalità a carattere recidivante.

    Un altro punto: è troppo poco imporre ai datori di lavoro di informarsi sulle precedenti condanne dei propri dipendenti. Senza uno schedario internazionale accessibile a tutti, dei criminali che non hanno seguito un percorso di recupero psicoterapeutico nessuno potrà proteggere i propri bambini.

    I limiti di questa direttiva sono stati immediatamente colti dalle autorità del Vaticano. Mons. Scicluna il 03 novembre 2011, davanti al Senato della Repubblica Italiana ha rivendicato la regola dell’omertà dichiarando che “Il dovere e il diritto di denunciare gli abusi alle autorità superiori spetta ai genitori o ai tutori dei minori interessati”. Rivendicando il diritto all’omertà, il Vaticano scarica sui bambini indifesi e sui loro genitori, spesso inconsapevoli, l’onere di chiedere giustizia. Il tutto anche quando, come spesso accade, le autorità ecclesiastiche sono a conoscenza dell’abuso e preferiscono trasferire il criminale anziché denunciarlo alle autorità civili.

    Se non si vuole far da spalla a chi da decenni nega verità e giustizia alle vittime degli abusi sessuali c’è bisogno di un radicale cambiamento di rotta.

    Ci auguriamo che le autorità europee , comunitarie e nazionali, comprendono le esigenze che noi esprimiamo.

  • Perugia: depositata denuncia per presunti abusi di sacerdote

    Perugia: depositata denuncia per presunti abusi di sacerdote

    Perugia, 16 nov. (Adnkronos) – Una denuncia querela e’ stata depositata stamane alla procura della Repubblica di Perugia da uno dei ragazzi camerunensi che ha sostenuto in un servizio della trasmissione televisiva Le Iene di aver subito molestie sessuali da un sacerdote perugino. A presentare la denuncia gli avvocati Alessandro e Fratini e Federico Mazzi che in una nota stampa affermano di aver depositato l’atto “al fine di esperire l’azione penale sui fatti e circostanze narrate nel servizio televisivo”.

    Nessun altro particolare e’ stato fornito sul contenuto dello stesso. A parlare di presunti abusi sessuali in una comunita’ erano stai alcuni ragazzi, due camerunensi e due italiani in piu’ puntate della trasmissione televisiva di Italia Uno. La Curia arcivescovile di Perugia ha aperto una commissione il 24 ottobre scorso, ma ha reso noto di non aver raccolto alcun elemento concreto oltre a voci di scarsa consistenza. Fino ad ora nessuna inchiesta era stata avviata invece dalla magistratura.

    16/11/2011

    http://www.libero-news.it/news/870604/Peru…-sacerdote.html

  • Molestie da parte della suora «Cercate altre vittime»

    Molestie da parte della suora «Cercate altre vittime»

    Il prete invece di denunciare la suora la fece trasferire

    Molestie da parte della suora «Cercate altre vittime»

    16 novembre 2012

    Busto, venerdì la verità della suora accusata di molestie

    Busto Arsizio Sarà interrogata questa mattina in Procura a Busto Arsizio suor Mariangela Farè, la religiosa di 52 anni accusata di aver abusato per quasi 15 anni di una giovane bustese poi suicidatasi l’anno scorso all’età di 26 anni. Mentre la polizia sta passando al setaccio i contatti della suora sul suo pc e sul suo cellulare, don Giovanni Mariano, parroco di Sant’Edoardo dal 1992 al 2000, alza il velo su un drammatico sospetto: «Mi accorsi di quanto stava succedendo e chiesi alla superiora di allontanare suor Mariangela, cosa che puntualmente avvenne – racconta oggi il sacerdote – Il mio sospetto è che possa aver fatto del male anche ad altri giovani».

    http://www.ilgiorno.it/varese/cronaca/2012…iche-choc.shtml

    L’ora dell’interrogatorio con il gip nella casa di cura e custodia Amiche della religiosa sotto choc
    Molestie sessuali, suora sotto accusa
    Commenti

    Busto Arsizio, accusata di violenze sessuali a una ragazza. Le parole delle conoscenti della religiosa: “Ricordiamo la sofferenza nelle sue parole quando raccontò della giovane che si era suicidata. Fummo colpite da quel dolore. Ci disse che aveva cercato di aiutarla. Adesso si è aperto questo abisso”

    di Rosella Formenti
    Una suora (De Pascale)
    Una suora (De Pascale)

    Busto Arsizio, 16 novembre 2012 – Sarà interrogata stamane alle 11 dal gip Alessandro Chionna a Busto Arsizio la suora salesiana di 52 anni indagata con l’accusa di abusi sessuali e atti persecutori ai danni di una ragazza suicidatasi l’anno scorso a 26 anni. La suora alla fine degli anni ’90 per alcuni mesi aveva prestato servizio nella parrocchia di Sant’Edoardo e lì aveva conosciuto la ragazzina, allora tredicenne che, secondo l’accusa, fino al momento del suicidio sarebbe stata vittima di perverse attenzioni. La religiosa, assistita dall’avvocato Raffaella Servidio, di fronte al gip fornirà la sua versione della scabrosa vicenda. Gli inquirenti stanno ancora lavorando sul materiale, lettere, diari, video, acquisito dopo il suicidio. Altri elementi utili potrebbero emergere dagli effetti personali della religiosa sottoposta a misura di sicurezza in ospedale psichiatrico giudiziario a Castiglione dello Stiviere.

    Sotto choc non è solo Sant’Edoardo ma l’intera città. Sconvolte dalla terribile vicenda alcune amiche della religiosa. «Siamo un gruppo affiatato – raccontavano ieri – Ci conosciamo dall’asilo, poi siamo state compagne di scuola e l’amicizia è continuata rafforzandosi negli anni.Ha sempre partecipato agli eventi importanti delle nostre vite, matrimoni, nascite dei figli. Per noi era come una sorella. E noi a lei avremmo affidato con tranquillità i nostri bambini. Aveva sempre le parole giuste per aiutarti. Siamo sconvolte. È un incubo». Il gruppo ha seguito l’amica in tutto il percorso che l’ha portata alla consacrazione. Andava anche a trovarla nei luoghi dove svolgeva il suo servizio.

    Quando poteva non mancava alle cene che durante l’anno le amiche organizzavano. «Ricordiamo la sofferenza nelle sue parole quando raccontò della giovane che si era suicidata – dicono – Fummo colpite da quel dolore. Ci disse che aveva cercato di aiutarla. Adesso si è aperto questo abisso». Sul telefonino un’amica ha conservato le parole di conforto ricevute per la morte del padre, avvenuta di recente. «Com’è possibile – dice – che sia accaduto tutto quello che abbiamo sentito? La nostra amica, religiosa dalla fede sicura, mai vacillante, una persona capace di fare tanto male?».

    di Rosella Formenti

    http://www.ilgiorno.it/varese/cronaca/2012…a-suicida.shtml

    Molestie sessuali, suora sotto accusa Nel 2009 i primi sospetti sulla “sister”

    Il termine inglese «sorella» è nei diari della ragazza suicida

    Busto Arsizio, 15 novembre 2012 -Sarà interrogata domani nella casa di cura e custodia di Castiglione delle Stiviere, nel Mantovano, dove è ricoverata da martedì pomeriggio la suora di 52 anni accusata di aver molestato sessualmente per 13 anni una ragazza che poi si tolse la vita l’anno scorso. Gli addebiti nei suoi confronti sono pesantissimi: dalla violenza sessuale agli atti persecutori, passando per la violenza privata. La religiosa, che fino all’esecuzione dell’ordinanza del gip del tribunale di Busto Arsizio era in servizio in una struttura educativa di Cinisello Balsamo, nel Milanese, dovrà provare a chiarire la sua posizione con l’assistenza dell’avvocato Raffaella Servidio. Intanto, seppur nel riserbo dovuto a una vicenda tanto delicata, filtrano altri particolari.

    L’indagine partì a fine del 2009 (anche se i presunti abusi sarebbero scattati ben prima, addirittura nel ’98, quando la giovane aveva solo 13 anni) quando la famiglia della ragazza, notate alcune stranezze nel suo comportamento, si rivolsero alla Polizia. La ragazza – che viveva sola – fu interrogata, ma negò di aver subìto abusi, allontanando qualsiasi ombra dalla religiosa.

    Essendo maggiorenne le forze dell’ordine si limitarono a garantire la loro disponibilità in caso di «ripensamenti». Poi nel 2011 il tragico epilogo con il suicidio. A quel punto, anche sulla scorta dei diari della giovane, in cui sarebbero illustrati anche gli incontri a luci rosse e i tentativi di liberarsi di queste attenzioni («vorrei avere il coraggio di denunciarla e dire basta», scrive in un passaggio), gli investigatori hanno ricostruito la vicenda. Fra il ’98 e il 2000 la suora, trasferita a Catania, avrebbe comunque effettuato vari viaggi a Busto Arsizio per incontrare la giovane nel suo appartamento. Poi, con il ritorno al Nord, a Cinisello Balsamo, per la suora – che nel diario la presunta vittima chiama «sister» – sarebbe stato facile intensificare l’ipotetico rapporto morboso.

    Fra botte e colpi proibiti (in un’occasione avrebbe addirittura rischiato di soffocarla), umiliazioni e approcci sessuali che sarebbero andati oltre palpeggiamenti e carezze pesanti, l’equilibrio psichico della ragazza si sarebbe via via minato. Il tutto mentre la presunta aguzzina continuava a sostenere come tutto quello che sarebbe accaduto nel chiuso di quelle stanze fosse assolutamente normale. Di ordinario, purtroppo, a quanto pare non ci sarebbe stato nulla. Gli investigatori, intanto, intendono approfondire l’eventualità di altri episodi.

    di E.C.

    www.nadirpress.net/suorapedofila1.html

    PEDOFILIA: OGGI GIUDICE INTERROGA ‘SISTER PORK’ BUSTO ARSIZIO
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    “Vorrei avere il coraggio di denunciarla e dire basta”. Purtroppo quel coraggio non lo trovò e nel luglio dello scorso anno scelse la via del suicidio dopo aver subito per 13 anni, stando alle accuse che lei stessa scrive nei sui diari, le morbose attenzioni di una suora che aveva conosciuto quand’era 13enne e frequentava l’oratorio della parrocchia di Sant’Edoardo di Busto Arsizio. Fino a 23 anni ha tenuto dentro se quel terribile segreto. Poi, nel 2009 cominciò a manifestare i primi segnali colti dai genitori che corsero dalla Polizia. La ragazza fu convocata ma non disse nulla. Essendo maggiorenne non si poteva fare nulla se lei non avesse fatto una regolare denuncia. Tuttavia da quel momento qualcosa si è mosso. In via precauzionale la suora fu trasferita al Centro di formazione professionale di Cinisello Balsamo dove era ancora in servizio l’altro giorno quando i poliziotti sono andati a prelevarla per portarla in regime di custodia cautelare all’ospedale psichiatrico di Castiglione delle Stiviere (Mantova) dove oggi sarà sentita dal Giudice preliminare in sede di interrogatorio di garanzia. Intanto emergono nuovi dettagli sulla sconcertante vicenda che ancora una volta vede un rappresentante della chiesa al centro di presunti episodi di abusi e violenze sessuali ai danni di minorenni.
    Giusto ieri a Como è stato condannato a soli tre anni e mezzo l’ex economo della Diocesi lariana, don Marco Mangiacasale, reo confesso di aver molestato per alcuni anni cinque ragazzine che frequentavano l’oratorio di San Giuliano quando lui era parroco di quel rione della città ma anche dopo il suo cambio di incarico voluto dal Vescovo non appena avuto il sentore che qualcosa non andava. Assistita dall’avvocatessa Raffaella Servidio, la religiosa 52enne dovrà convincere il Gip che mai si è macchiata di quelle porcate descritte nei diari della ragazza. Che mai dal 1998 ha rivolto attenzioni morbose, che mai da quell’anno al 2000, mentre era in servizio a Catania, è periodicamente tornata a Busto Arsizio per molestare la ragazza. Nei diari di quest’ultima però sono descritti incontri a luci rosse, pressioni psicologiche, una serie di atteggiamenti tali da indurre la Procura bustocca a contestare alla suora non solo le violenze sessuali ma anche atti persecutori, una sorta di stalking per costringere la sua presunta preda a sottostare a laidi desideri. ‘Sister’, viene chiamata in quei diari nei quali si racconta di botte, umiliazioni, approcci sessuali andati ben oltre a palpeggiamenti e carezze nelle parti intime. Si racconta di un episodio nel corso del quale la ragazzina avrebbe rischiato addirittura di soffocare per un colpo che le avrebbe inferto la presunta ‘Sister Pork’. Il tutto giocato approfittando, sostiene l’accusa, della fragilità psicologica della giovane che giorno dopo giorno sarebbe stata costretta a soccombere mentre la presunta aguzzina continuava a sostenere come tutto quello che sarebbe accaduto nel chiuso di quelle stanze fosse assolutamente normale.

    www.nadirpress.net/suorapedofila.html

    RAGAZZINA SUICIDA DOPO ABUSI, SUORA INDAGATA BUSTO ARSIZIO
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    Solitamente le cronache consegnano squallide vicende di pedofilia con un prete nelle vesti di porco. In questo caso ad essersi macchiata del reato di abusi sessuali nei confronti di una ragazzina sarebbe stata una suora originaria di Busto Arsizio, da oggi sottoposta a regime di ‘sicurezza’ attraverso il ricovero in una casa di cura su disposizione del Gip di Busto Arsizio. La religiosa, attualmente domiciliata nel Milanese e che dirige un Centro di Formazione professionale, è indagata anche per violenze private ed atti persecutori. I fatti contestati sarebbero iniziati nel 1997 quando, secondo quanto emerso dalle delicatissime indagini, la 52enne avrebbe avuto modo di incontrare in un oratorio bustocco, dove prestava la sua missione di fede e carità, una ragazzina all’epoca minorenne e con difficoltà a relazionarsi.

    Il Pm Roberta Colangelo
    Da una prima semplice amicizia, la suora avrebbe ben presto travalicato nei suoi comportamenti fino a giungere ad atti persecutori con un crescendo di violenze per indurre la ragazzina a sottostare alle sue morbose attenzioni. Un incubo per la minorenne che la portò nel giugno dell’anno scorso a togliersi la vita, all’età di 26 anni, ormai in preda ad una profonda crisi esistenziale acuita dalla sua fragilità psicologica. Le indagini sono scattate proprio alla luce di questo suicidio. Condotte dalla Polizia del Commissariato cittadino e dirette dal Sostituto Roberta Colangelo (nella foto) della Procura di Busto, hanno avuto negli ultimi tempi una notevole accelerazione grazie anche al ritrovamento fra i suoi effetti personali di diari e lettere, nonché materiale informatico, video e foto. La suora è stata sottoposta ad una perizia dalla quale risulterebbe affetta da disturbo bordeline di personalità incidente parzialmente sulla capacità di volere e socialmente pericolosa. Da qui la decisione di applicare la misura di custodia cautelare attraverso il ricovero in una casa di cura dove è stata accompagnata dai poliziotti del Commissariato di Busto e della Squadra Mobile di Varese prelevandola dal centro di formazione professionale del Milanese dove ancora prestava servizio.

    www.laprovinciadivarese.it/stories/Cronaca/740420/

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    Busto, suor Mariangela
    si trincera nel silenzio

    16 novembre 2012
    Cronaca
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    Suor Mariangela Farè in Procura a Busto (Foto by daniele belosio/varese press srl)

    Molestie da parte della suora «Cercate altre vittime»

    Busto Arsizio Si è avvalsa della facoltà di non rispondere suor Mariangela Farè, la religiosa di 52 anni accusata di aver abusato di una ragazza di sant’Edoardo per quasi 15 anni. Arrivata questa mattina in Procura a Busto Arsizio per essere interrogata dal gip, suor Mariangela si è invece trincerata nel silenzio. Dopo pochi minuti è uscita dall’ufficio del magistrato scortata dagli agenti di polizia penitenziaria.

  • Pedofilia. L’ipocrita direttiva UE rafforza in Italia l’omertà del Vaticano

    Pedofilia. L’ipocrita direttiva UE rafforza in Italia l’omertà del Vaticano

    Al presidente del Parlamento Europeo Jerzy Buzek
    Al presidente della Commissione Europea Josè Barroso
    Ai Sig. Europarlamentari

    Noi sostenitori delle vittime degli abusi sessuali dei membri della Chiesa cattolica esprimiamo il nostro fermo disappunto riguardo la direttiva antipedofilia, approvata nella sessione plenaria dell’U.E. dal 24 al 27 ottobre con 541 voti a favore, 2 contrari e 31 astensioni.

    La direttiva è dannosa oltre che inutile. L’inasprimento delle pene diventa utile qualora venga rimosso l’ostacolo della prescrizione e venga imposto l’obbligo di denuncia dei crimini sessuali per ogni individuo. E’ necessario individuare la responsabilità penale per coloro che non denunciano questi crimini o che, peggio, proteggono chi commette questi crimini.

    La direttiva troverà difficilmente bambini che denunceranno gli abusi subiti fino a che non avranno elaborato il trauma e raggiunto l’età adulta. Nel frattempo la prescrizione avrà salvato il criminale e coloro che sapevano, ma non hanno denunciato, continueranno ad invocare questa direttiva che non erano obbligati a farlo.

    Niente sui trattamenti sanitari obbligatori da imporre al pedofilo, dato che la pedofilia è un disturbo della personalità a carattere recidivante.

    Un altro punto: è troppo poco imporre ai datori di lavoro di informarsi sulle precedenti condanne dei propri dipendenti. Senza uno schedario internazionale accessibile a tutti, dei criminali che non hanno seguito un percorso di recupero psicoterapeutico nessuno potrà proteggere i propri bambini.

    I limiti di questa direttiva sono stati immediatamente colti dalle autorità del Vaticano. Mons. Scicluna il 03 novembre 2011, davanti al Senato della Repubblica Italiana ha rivendicato la regola dell’omertà dichiarando che “Il dovere e il diritto di denunciare gli abusi alle autorità superiori spetta ai genitori o ai tutori dei minori interessati”. Rivendicando il diritto all’omertà, il Vaticano scarica sui bambini indifesi e sui loro genitori, spesso inconsapevoli, l’onere di chiedere giustizia. Il tutto anche quando, come spesso accade, le autorità ecclesiastiche sono a conoscenza dell’abuso e preferiscono trasferire il criminale anziché denunciarlo alle autorità civili.

    Se non si vuole far da spalla a chi da decenni nega verità e giustizia alle vittime degli abusi sessuali c’è bisogno di un radicale cambiamento di rotta.

    Ci auguriamo che le autorità europee , comunitarie e nazionali, comprendono le esigenze che noi esprimiamo.