Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: italia

  • Pedofilia Vallo della Lucania: Salerno. Suor Soledad aveva 25 anni ed era una confessa semplice delle ancelle di Santa Teresa….

    Pedofilia Vallo della Lucania: Salerno. Suor Soledad aveva 25 anni ed era una confessa semplice delle ancelle di Santa Teresa….

    marzo 26th, 2010 at 18:27
    Pedofilia Vallo della Lucania: Salerno. Suor Soledad aveva 25 anni ed era una confessa semplice delle ancelle di Santa Teresa….
    » by Lucignolo in: SUOR MARIA SOLEDAD BAZAN, Vallo della Lucania
    Dal Mattino del 26 marzo 2010
    Salerno. Suor Soledad aveva 25 anni ed era una confessa semplice delle ancelle di Santa Teresa quando arrivò alla scuola materna Paolo VI di Vallo della Lucania in provincia di Salerno, nel settembre del 2005. Ieri, presso il tribunale della città cilentana, si è aperto il processo che la vede imputata di abusi sessuali nei confronti dei bambini dell’asilo. Di origini peruviane, suor Soledad Bazan Verde, è ormai in Italia da quasi dieci anni. Alla scuola di Vallo aveva il compito di tenere d’occhio i bimbi se si trovavano nei corridoi, accompagnandoli all’occorrenza nello spogliatoio e in bagno, e aiutandoli a lavarsi.
    Nel maggio del 2006, contro di lei vennero presentate una ventina di denunce da parte di genitori che sospettavano attenzioni morbose da parte della suora nei confronti dei loro bambini. La procura aprì un’inchiesta e ascoltò innumerevoli testimoni. Il 17 giugno dello stesso anno la suora, mentre si trovava nella Capitale, venne arrestata su richiesta dell’allora procuratore capo Alfredo Greco e su ordine del gip Roberta Zizanovich. Nell’ordinanza si faceva riferimento al pericolo di reiterazione del reato o di commissione di altri delitti. Il 21 giugno fu interrogata in carcere e il suo legale chiese per lei gli arresti domiciliari presso l’istituto romano del suo ordine religioso. Quasi 300 i testimoni presentati dalle parti, tra persone informate dei fatti, familiari dei bambini, consulenti tecnici, organi di polizia e ris. Con suor Soledad sono imputati le due suore Giuseppina De Paola e Agnese Cafasso per concorso in favoreggiamento, il muratore Aniello Labruna per molestie sessuali e il fotografo Antonio Rinaldi per produzione di materiale pornografico.

    ottobre 16th, 2009 at 19:08
    Abusi sessuali materna Vallo della Lucania, tre suore a processo, coinvolti anche il muratore e il fotografo
    » by Lucignolo in: SUOR MARIA SOLEDAD BAZAN, Valerio Apolloni, Vallo della Lucania, avv.Guglielmo Gullotta, francesco bruno
    Per chi non avesse seguito dal principio la triste storia dell’asilo di vallo della Lucania ripropongo i link agli articoli, per chi sa già, mi segua……

    Incominciamo dalla fine.

    Racconti dei bimbi proprio su quella «suora con la faccia color cocciolato», come ce l’ha suor Soledad : -“Ci hanno fatto le foto in una casa, c’era anche la suora che sembrava un pò uomo e un pò donna”

    -“Suor Soledad ci portava al bagno dove ci faceva giocare al lupo. Una volta mi ha anche fatto male il mio ditino. Il gioco del lupo non mi piaceva perché era brutto. Non voglio raccontare cosa mi faceva. Se suor Soledad torna a scuola io non ci voglio più andare.”

    -“Suor Soledad è cattiva e dà botte ai bambini. Li picchia sul… Ci accompagna in bagno e mi tocca…con il dito (la bambina, scrivono i consulenti nel verbale, fa segno con la mano destra passandosi la mano sulle parti intime). Poi ci fa giocare al lupo mangia frutta che ci mangia.”

    -“Vado all’asilo. La mia suora si chiama Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che è molto cattiva. Lei mi faceva fare un gioco molto brutto perchè mi toccava e mi faceva il solletichino (la bambina fa il segno con la mano sinistra passandosela sulle parti intime). Suor Soledad ci faceva fare anche il gioco del lupo e mi diceva che doveva essere un segreto.”

    -Il bimbo vede il cavalletto con la macchina fotografica e si rivolge al papà e allo zio: “Questo è uguale a quello usato nella stanza dei mostri”………. “C’erano i mostri e ci toccavano…”

    • “Vado all’asilo da suor Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che mi accompagna in bagno per fare la pipì. Lei quando andiamo al bagno mi fa male… Infila il dito (il bambino utilizzando una bambola fa vedere che infila il dito indice e passa la mano sui genitali). Lei mi faceva fare un gioco molto brutto che chiamata il gioco del mostro-femmina che consisteva nel nascondersi e quando lo trovavo mi faceva scappare nel salone delle feste o nel bagno da solo. Nel salone delle feste o nel bagno, quando eravamo da soli, mi toccava… Suor Agnese, invece, è brava e non mi fa mai male.»

    1° luogo degli abusi la materna “Paolo VI”

    SUOR MARIA SOLEDAD BAZAN, nell’udienza preliminare che è durata 6 ore il Tribunale l’ha rinviata a giudizio, la prima udienza ha avuto luogo presso il tribunale di Vallo della Lucania ieri, 15 ottobre 2009, dopo che l’ex-procuratore della Repubblica Alfredo Greco ha avviato l’inchiesta nel 2006. La suora affronterà il processo che la vede come imputata, (ma non la sola) per reati infamanti quali abusi e violenza sessuale nei confronti di 27 bambini che vanno dai 3,4 e 5 anni!!!!!
    Tutti i piccoli coinvolti erano iscritti alla materna “Paolo VI” dove la religiosa coadiuvava le maestre per un anno con compiti esterni alle aule. Alla scuola di Vallo aveva il compito di tenere d’occhio i bimbi quando uscivano nel corridoio, accompagnandoli nello spogliatoio o in bagno e aiutandoli a lavarsi. Ed è proprio lì che, come avrete letto nelle testimonianze dei bambini si sarebbero consumati parte degli abusi. Suor Maria Soledad Balzan “dovrebbe essere” una delle ancelle di Santa Teresa, oggi ha 25 anni, ed è venuta in Italia da 5. A metà giugno 2006 suor Soledad, che si trova a Roma, è raggiunta da un’ordinanza cautelare ed è associata al carcere di Fuorni, ma dopo pochi giorni, interrogata dal gip Roberta Zizanovich, viene trasferita agli arresti domiciliari presso l’istituto di Roma. Passa un anno e per scadenza dei termini di custodia torna in libertà. Da fonti giornalistiche sembra che la suora avesse anche tentato di TORNARE in Perù ma fu fermata appena in tempo. Quando un giorno suor Soledad fu sorpresa da una consorella mentre palpeggiava un bimbo e all’esclamazione esterrefatta della suora sul cosa stesse facendo a quel bambino, suor Soledad usò prontamente, di nuovo, quelle mani che già avevano fatto tanto male e schiaffeggiò la sorella.

    2° luogo degli abusi

    IL MURATORE, Aniello La Bruna figlio di un conosciuto e stimato artigiano del paese di Vallo indagato per gli stessi abusi sessuali che avrebbe commesso la suora. Il suo appartamento dista una decina di metri dalla materna, un seminterrato all’interno di una villetta in Via Varducci sarebbe il luogo in cui i bambini venivano portati e abusati. Questa casa è quella che viene descritta dai bambini che raccontano anche di essere stati costretti a guardare la suora Soledad mentre aveva rapporti sessuali con il muratore. In questa stessa abitazione i bambini raccontano di essere stati ripresi con una telecamere e di essere stati i soggetti di foto che nessuno mai vorrebbe per il proprio piccolo, ma non solo……

    IL FOTOGRAFO, anche lui una persona stimatissima. Come l’appartamento del muratore, anche lo studio fotografico, che è uno dei più noti della città cilentana è stato perquisito con l’intervento dei RIS. Avrebbe ripreso e fotografato i bambini con la suora e il muratore in atti sessuali.

    DUE SUORE, Agnese Cafasso e Giuseppina De Paola, due consorelle di suor Soledad, indagate per il reato di favoreggiamento (avrebbero tentato di deviare le indagini in corso a carico della suora). Questa è l’unica nota che non mi stupisce, non sarebbe la prima volta che uomini o donne di DIO o presumibilmente di DIO si dimentichino chi è più vicino a Dio…la suora 25enne o i bambini che sono angeli interra? Se solo i bambini avessero le ali qui non tornerebbero….qui ci sono solo (o quasi) animali!!!!!

    LA TESTIMONIANZA DEI BAMBINI, il gip Lariccia che confermò l’inchiesta condotta fin dal 2006 dall’ex procuratore della Repubblica Alfredo Greco: “Bambini attendibili, perizie credibili”. Il pm chiede e ottiene dal giudice per le indagini preliminari lo svolgimento di un’audizione assistita dei 34 bambini che si presume siano stati vittima degli abusi. L’ascolto dei minori avviene al tribunale di Vallo in audizione assistita, tra il 22 settembre e il 13 ottobre 2006. I consulenti della procura: «In definitiva, quasi tutti i soggetti ascoltati hanno riferito di maltrattamenti ed abusi perpetrati dall’indagata e a lei l’hanno attribuiti. Tutte le dichiarazioni sono risultate attendibili e coerenti, per cronologia e modalità». Nel colloquio dei consulenti della procura viene utilizzata una bambola per una più precisa e dettagliata descrizione dell’accaduto da parte dell’intervistato.

    L’AVVOCATO GUGLIELMO GULLOTTA, difensore della suora: “Una sorta di psicosi collettiva, un virus tra le famiglie” questa è una delle affermazioni del noto avvocato ritenuto uno ei legali di maggiore esperienza in tema di reati contro la persona a sfondo sessuale. Alcuni dei casi che l’avvocato ha difeso sono: Alessandro Riva, condannato, Valerio Apolloni condannato, uno degli imputati nel caso giudiziario Le Bestie Di Satana…condannato.

    FRANCESCO BRUNO, noto psichiatra a cui si sono rivolti i legali della suora indagata per abusi sessuali su bimbi piccolissimi. Lo stesso psichiatra fu presente ed intervenne nel teatro Comunale di Rignano Flaminio “Paladino”nel convegno a sostegno delle maestre indagate per pedofilia, il 21 febbraio 2008. Consulente della difesa, il Professore in diverse dichiarazione: “I bambini a quell’età non riescono a travisare i fatti a seconda delle proprie emozioni, della propria convenienza e dell’influenzamento di chi ha potere su di loro”.

    Ma ci sono ventisette bambini che, sentiti separatamente, concordano unanimemente nell’accusa tanto da far accapponare la pelle……ma se fosse successo ad uno, e dico uno solo dei vostri figli, avreste pensato ugualmente a quanto è bugiardo e fantasioso vostro figlio? Io vi auguro vivamente di no…
    Poi sarei veramente curioso di sapere se lo stimatissimo Avv.Gullotta condivida l’assurdo VADEMECUM ANTE DENUNCIA di Vittorio Apolloni, (padre di Valerio Apolloni condannato per abusi in una materna) se approvi il diffondersi di questa sorta di regolamento che comprende “evitare al massimo ogni contatto fisico con i bambini, anche semplici gesti affettuosi come carezze, coccole, dare una caramella” e il divieto di raccontare fiabe ai bambini; “evitate assolutamente ogni rappresentazione di personaggi fantastici legati ai tradizionali universi fiabeschi (Cappuccetto Rosso e il lupo cattivo, Biancaneve e i sette nani, la perfida strega, Robot Pallino…
    Chiunque sia un buon genitore ama i figli e darebbe anche la vita per loro, quindi rassegnatevi, perché non c’è buon genitore che regga davanti a chi gli tocca un figlio, non si ferma, lo sbaglio lo fece quella o quelle persone che pestarono la dignità del fanciullo e neanche si rendono conto cosa hanno innescato……..

    L’articolo dal Il Mattino
    DALL’INVIATO ANTONIO MANZO Vallo della Lucania. Di tutto, di più: presunte violenze sessuali su ventisette bambini dell’asilo, foto e filmati delle violenze, drammatiche testimonianze dei bimbi, una presunta casa degli orrori dove una suora avrebbe fatto l’amore insieme ad un muratore e in presenza dei bambini. C’è tutto questo nel processo a suor Soledad, che inizia in mattinata e che nel pomeriggio si irrobustirà con il rinvio a giudizio di altri quattro imputati. Ci sarà ancora di più nel processo che farà contare, dal ventuno gennaio prossimo, cinque quattro imputati per le presunte violenze nell’asilo Paolo VI. Una sola imputata, la suora, in mattinata, altri quattro imputati che arrivano nel pomeriggio dal secondo filone dell’indagine che spacca Vallo della Lucania, la fa a fette tra innocentisti e colpevolisti. Suor Soledad, accusata di aver violentato ventisette bambini dell’asilo Paolo VI, non sarà sola sul banco degli imputati. Il meccanismo procedurale porterà ad unificare i due filoni di indagine in un solo processo. Insieme alla suora ora sono imputati anche il muratore che avrebbe avuto rapporti sessuali con lei in presenza dei bambini, e nella presunta casa dei mostri proprio come la chiamavano i bimbi, un giovane fotografo che avrebbe ripreso e fotografato atti sessuali e due consorelle della suore che avrebbero testimoniato per deviare le indaginie portare la consorella peruviana fuori dal fuoco delle accuse. La drammatica svolta del processo a suor Soledad è del tardo pomeriggio. La cronaca della giornata inizia poco dopo le dieci quando il presidente Tringali, con i giudici Bove e Di Filippo, «chiama» il processo a porte chiuse. L’imputata non c’è. Le presunte vittime, sì. La suora, arrestata prima e poi rinviata a giudizio con l’accusa di aver violentato ventisette bambini ha preferito rimanere a Roma. I genitori dei bambini che hanno denunciato le violenze sono qui, al secondo piano del palazzo di giustizia. La suora non c’è. Ma ci sono, naturalmente i suoi avvocati, Gullotta e Cannavacciuolo. Le presunte vittime sì, anche loro con gli avvocati, un lungo elenco. Al bar centrale del paese continuano a sparare contro «l’isteria delle mammine» pronte a raccontare le fantasie dei bambini e scaricarle contro la «povera» suora. Pronte, quelle mammine a creare un «contagio», con un virus peggio della febbre suina, Racconti dei bimbi proprio su quella «suora con la faccia color cocciolato», come ce l’ha suor Soledad. «Ci hanno fatto le foto in una casa, c’era anche la suora che sembrava un pò uomo e un pò donna» disse uno dei bambini nel corso dell’udienza dell’incidente probatorio che «cristallizzò» l’accusa contro la religiosa. A Vallo si oscilla in piazza tra giustizialismi preconcetti ma anche ipocrisie ad oltranza, una realtà della provincia italiana improvvisamente schiaffeggiata da una storia di ordinaria violenza sui minori. In piazza, ieri sera, la notizia del rinvio a giudizio del fotografo, figlio di un noto artigiano del paese ben voluto e stimato, è stata come l’ennesima raffica di vento gelido che non riesce, però, ancora a spazzare via gli ultimi «giapponesi» rimasti a fare la guerra per difendere il cosiddetto onore del paese. E per i quali non sono altro che fantasie quei verbali relativi all’audizione di ventisette bambini, tutti di 3,4 e 5 anni, con le drammatiche testimonianze. «Suor Soledad ci portava al bagno dove ci faceva giocare al lupo. Una volta mi ha anche fatto male il mio ditino. Il gioco del lupo non mi piaceva perché era brutto. Non voglio raccontare cosa mi faceva. Se suor Soledad torna a scuola io non ci voglio più andare.» La seconda: «Suor Soledad è cattiva e dà botte ai bambini. Li picchia sul… Ci accompagna in bagno e mi tocca…con il dito (la bambina, scrivono i consulenti nel verbale, fa segno con la mano destra passandosi la mano sulle parti intime). Poi ci fa giocare al lupo mangia frutta che ci mangia.» La terza: «Vado all’asilo. La mia suora si chiama Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che è molto cattiva. Lei mi faceva fare un gioco molto brutto perchè mi toccava e mi faceva il solletichino (la bambina fa il segno con la mano sinistra passandosela sulle parti intime). Suor Soledad ci faceva fare anche il gioco del lupo e mi diceva che doveva essere un segreto.». La quarta: «Vado all’asilo da suor Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che mi accompagna in bagno per fare la pipì. Lei quando andiamo al bagno mi fa male… Infila il dito». «Sono suggestionabili i bambini testimoni a quell’età» continua a ripetere il professor Gullotta. Ma per i genitori il processo è solo l’inizio della scoperta di altre verità sconvolgenti.

    ottobre 16th, 2006 at 23:58
    Pedofilia: asilo Vallo della Lucania: «Così suor Soledad ci faceva giocare al lupo cattivo».
    » by Lucignolo in: Senza categoria, Suor Soledada, Vallo della Lucania, chiesa

    di Antonio manzo«Così suor Soledad ci faceva giocare al lupo cattivo».

    I ventisette bambini hanno tutti testimoniato le violenze nel corso dei colloqui con i consulenti della Procura della Repubblica. Il criminologo Bruno, noto al grande pubblico per il caso Cogne, difende la suora. Lui sostiene che i bambini, tra i 3 e e i 5 anni, sono suggestionabili. «Ma non ventisette bambini che sentiti isolatamente hanno denunciato violenze» ribattono i consulenti della Procura.
    Sono le dieci del mattino del 7 giugno scorso quando i due consulenti della procura – Stefano Caruso, psicologo e esperto in psicodiagnostica docente all’università di Napoli e Annamaria Nazzaro, medico chirurgo e neuropsichiatra infantile – iniziano a lavorare negli uffici della direzione del complesso fieristico di Vallo della Lucania. I verbali relativi all’audizione di 27 bambini, tutti di 3,4 e 5 anni, contengono le drammatiche testimonianze. Sono state rese nel corso dei colloqui con i bambini alla presenza di almeno un genitore. I consulenti partono dai disegni, quelli della propria classe e poi cominciano i bambini stessi a raccontare. Scegliamo quattro drammatiche testimonianze. La prima: «Suor Soledad ci portava al bagno dove ci faceva giocare al lupo. Una volta mi ha anche fatto male il mio ditino. Il gioco del lupo non mi piaceva perché era brutto. Non voglio raccontare cosa mi faceva. Se suor Soledad torna a scuola io non ci voglio più andare.» La seconda: «Suor Soledad è cattiva e dà botte ai bambini. Li picchia sul… Ci accompagna in bagno e mi tocca…con il dito (la bambina, scrivono i consulenti nel verbale, fa segno con la mano destra passandosi la mano sulle parti intime). Poi ci fa giocare al lupo mangia frutta che ci mangia.» La terza: «Vado all’asilo. La mia suora si chiama Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che è molto cattiva. Lei mi faceva fare un gioco molto brutto perchè mi toccava e mi faceva il solletichino (la bambina fa il segno con la mano sinistra passandosela sulle parti intime). Suor Soledad ci faceva fare anche il gioco del lupo e mi diceva che doveva essere un segreto.». La quarta: «Vado all’asilo da suor Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che mi accompagna in bagno per fare la pipì. Lei quando andiamo al bagno mi fa male… Infila il dito (il bambino utilizzando una bambola fa vedere che infila il dito indice e passa la mano sui genitali). Lei mi faceva fare un gioco molto brutto che chiamata il gioco del mostro-femmina che consisteva nel nascondersi e quando lo trovavo mi faceva scappare nel salone delle feste o nel bagno da solo. Nel salone delle feste o nel bagno, quando eravamo da soli, mi toccava… Suor Agnese, invece, è brava e non mi fa mai male.» Concludono i consulenti della procura: «In definitiva, quasi tutti i soggetti ascoltati – scrivono i consulenti della procura – hanno riferito di maltrattamenti ed abusi perpetrati dall’indagata e a lei l’hanno attribuiti. Tutte le dichiarazioni sono risultate attendibili e coerenti, per cronologia e modalità». Sul versante della difesa, suor Soledad incarica il criminologo Francesco Bruno (noto al grande pubblico come il criminologo di Cogne) di stilare una consulenza tecnica di parte. Cita Piaget, compie una serie di analisi, legge gli atti processuali e ritiene inattendibili i bambini. Secondo lui a quell’età, tra 3 e 5 anni, c’è una ridotta attitudine dei bambini a testimoniare. «I bambini a quell’età non riescono a travisare i fatti a seconda delle proprie emozioni, della propria convenienza e dell’influenzamento di chi ha potere su di loro». Ma ci sono ventisette bambini che, sentiti separatamente, concordano unanimemente nell’accusa tanto da far dire ai consulenti della procura che non è possibile «alcuna istruzione dei bambini da parte dei genitori, anche perchè non si rilevano discordanze ed incongruenze nelle risposte di ciascuno e nel confronto con quelle degli altri». Nel colloquio dei consulenti della procura viene utilizzata una bambola per una più precisa e dettagliata descrizione dell’accaduto da parte dell’intervistato. E, fanno notare i consulenti, nel momento che vogliono intervenire i genitori vengono cortesemente invitati a tacere. «Sono suggestionabili i bambini testimoni a quell’età» continua a ripetere Francesco Bruno, il criminologo che ha aiutato Vespa nel processo televisivo del caso-Cogne.(Il Mattino)

  • Usa, sacerdote abusò di 200 bambini Ratzinger e Bertone occultarono il caso

    Usa, sacerdote abusò di 200 bambini Ratzinger e Bertone occultarono il caso

    Padre Lombardi: “Non fu punito perché malato e non ci furono nuove accuse”. L’Avvenire: “La diocesi
    si mosse, un giudice archiviò tutto”. L’Osservatore: “Tentativo ignobile di colpire il papa”

    ROMA – I vertici del Vaticano, tra cui il futuro Papa Benedetto XVI, occultarono gli abusi di un prete americano, sospettato di aver violentato circa 200 bambini sordi di una scuola del Wisconsin. Lo scrive il New York Times, sulla base di alcuni documenti ecclesiastici di cui è venuto in possesso. La corrispondenza interna tra vescovi del Wisconsin e l’allora cardinale Joseph Ratzinger, scrive il New York Times, mostra che la priorità era, a quel tempo, quella di proteggere la Chiesa dallo scandalo.

    ECCO LA DOCUMENTAZIONE DEL NEW YORK TIMES

    La notizia arriva all’indomani delle dimissioni del vescovo irlandese John Magee, che ha lasciato l’incarico perché travolto da un’inchiesta su presunti casi di pedofilia. E in mattinata, a Roma, due cittadini americani vittime di preti pedofili, insieme ad attivisti dell’associazione statunitense Snap, che raccoglie coloro che denunciano abusi sessuali commessi da sacerdoti, hanno distribuito questa mattina volantini contro Papa Ratzinger proprio al confine tra l’Italia e la Città del Vaticano, cioè al limite tra piazza Pio XII e piazza San Pietro. Sui volantini, la storia del prete del Wisconsin del quale parla oggi il New York Times.

    La vicenda in questione riguarda il reverendo Lawrence C. Murphy, che aveva lavorato nella scuola dal 1950 al 1974. Nel 1996, riferisce il quotidiano americano, l’allora cardinale Joseph Ratzinger non fornì alcuna risposta a due lettere che gli furono inviate dall’arcivescovo di Milwaukee, Rembert G. Weakland, mentre solo otto mesi più tardi il cardinale Tarcisio Bertone diede istruzioni ai vescovi del Wisconsin di avviare un processo canonico segreto che avrebbe potuto portare all’allontanamento di padre Murphy.

    LE FOTO DI PADRE MURPHY

    Secondo la documentazione del New York Times gli unici a preoccuparsi di Murphy sono stati i vertici della diocesi americana e la Congregazione per la Dottrina della Fede, mentre le autorità civili avevano archiviato il caso. In particolare la Congregazione della Dottrina della Fede che si occupò del caso solo tra il 1996 e il 1997, ha dato indicazione di procedere nei confronti di padre Murphy malgrado la lontananza temporale dei fatti costituisse un impedimento a norma di diritto canonico.

    Bertone, precisa il New York Times, fermò questo processo dopo che lo stesso padre Murphy scrisse al cardinale Ratzinger ricordando che il caso era sostanzialmente caduto in prescrizione. “Voglio solo vivere il tempo che mi resta nella dignità del mio sacerdozio. Chiedo il vostro aiuto in questa vicenda”, chiese il sacerdote. Nei documenti, ottenuti dal quotidiano dai legali di cinque uomini che hanno fatto causa alla diocesi di Milwaukee, non c’è traccia della risposta di Ratzinger a questa lettera. Ma secondo quanto si legge, padre Murphy non ricevette mai alcuna punizione o sanzione e fu trasferito in segreto in alcune parrocchie e scuole cattoliche, prima di morire nel 1998.

    Diversa in parte la versione fornita da Avvenire: sul sito il quotidiano dei vescovi italiani sostiene però che dopo la prima denuncia ( 15 maggio 1974) di un ex studente della St. John’s School per i sordi sugli abusi compiuti su lui e altri ragazzi da padre Lawrence Murphy tra il 1964 e il 1970, un’indagine ci fu. Ma il giudice incaricato archiviò il caso. La diocesi di Milwaukee invece allontanò subito padre Murphy, con un permesso temporaneo per motivi sanitari (fino a novembre 1974) che però divenne definitivo. Nel frattempo però le denunce presso la diocesi di Milwaukee si moltiplicarono e tra il luglio e il dicembre del 1993 padre Murphy venne sottoposto a quattro lunghi interrogatori dai responsabili dell’arcidiocesi assistiti da psicologi esperti di pedofilia.

    Il quadro che ne emerse fu quello di un ‘pedofilo tipico’. Il trattamento raccomandato fu quello psicologico per maniaci sessuali oltre a un accompagnamento pastorale/spirituale e una restrizione nell’attività ministeriale. Dalla relazione degli interrogatori si evince che ci furono 29 denunce di ragazzi. Dai documenti successivi si ha poi la dimostrazione che l’arcidiocesi di Milwaukee proseguì nelle indagini cercando di appurare la realtà e l’ampiezza dei fatti. Il 17 luglio 1996 il vescovo Rembert Weakland scrisse all’allora prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, cardinale Joseph Ratzinger, chiedendo lumi sul caso di padre Murphy e su quello – non collegato – di un altro prete, accusato di crimini sessuali e finanziari. Dai successivi documenti non sembrerebbe che la lettera sia mai arrivata sul tavolo del cardinal Ratzinger e dell’allora monsignor Bertone, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi, con un comunicato citato dal New York Times spiega che elementi determinanti nella decisione di non punire padre Murphy furono la sua salute precaria e l’assenza di nuove accuse nei suoi confronti. Il sacerdote ha certamente abusato di bambini “particolarmente vulnerabili” e violato la legge e si tratta di “un caso tragico”, osserva Lombardi, sottolineando però che il Vaticano è stato messo a conoscenza del caso solo nel 1996, anni dopo la fine delle indagini. Sui motivi per i quali padre Murphy non sia mai stato punito riducendolo allo stato laicale, il portavoce ha risposto che “il diritto canonico non prevede punizioni automatiche”.

    Anche l’Osservatore Romano replica all’articolo del New York Times, definendolo in un editoriale intitolato “Nessun insabbiamento” un “evidente e ignobile intento di arrivare a colpire a ogni costo Benedetto XVI e i suoi più stretti collaboratori”. “La tendenza prevalente nei media è di trascurare i fatti e di forzare le interpretazioni al fine di diffondere un’immagine della Chiesa Cattolica quasi fosse l’unica responsabile degli abusi sessuali, immagine che non corrisponde alla realtà”, denuncia il quotidiano della Santa Sede.

    (25 marzo 2010)

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/03/25/news/pedofilia_vaticano_nyt-2883760/

  • APRE IL PROCESSO CONTRO LA SETTA ARKEON: PROMETTEVANO DI CURARE I GAY

    APRE IL PROCESSO CONTRO LA SETTA ARKEON: PROMETTEVANO DI CURARE I GAY

    Ordine degli psicologi e Arcigay parti civili per la vicenda del ragazzo fermano
    venerdì 19 marzo 2010 , di il Resto del Carlino

    di FABIO CASTORI

    UMILIAZIONI, manipolazioni mentali, violenze di gruppo, conti bancari prosciugati ed esperienze terrificanti per trovare la strada’ per guarire da tumori, Aids, infertilità, problemi spirituali, affettivi e matrimoniali. Erano più di diecimila le persone pronte a sopportare tutto questo in nome del metodo Arkeon, la più grande piscosetta mai esistita in Italia fino ad oggi. Si è aperto ieri, davanti al collegio penale del tribunale di Bari, il processo agli 11 guru finiti alla sbarra dopo anni di indagini della Digos. Tutti dovranno rispondere, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza sessuale, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza. Gli imputati hanno preferito non presentarsi in aula, inviando a rappresentarli gli avvocati difensori. Presenti, invece, associazioni e privati che si sono costituti parte civile per il risarcimento dei danni causati dalla setta. Tra questi il Centro studi abusi psicologici Cesap, l’associazione dei familiari delle vittime delle sette Favis, il Codancons e la psicologa Lorita Tinelli. A loro si sono aggiunti ieri anche l’Ordine degli psicologi e l’Arcigay. Quest’ultimi sono entrati in ballo dopo il caso del 18enne fermano che il padre avrebbe fatto curare dalla setta per la sua omosessualità. Tra le vittime di Fermo anche un uomo, deceduto a causa di un tumore, che avrebbe abbandonato la famiglia e le cure mediche per seguire il percorso di Arkeon. Il primo colpo di scena del processo è arrivato quando gli avvocati difensori hanno presentato la lista dei testimoni: ben 275 persone, tutti adepti di Arkeon. Momenti di tensione all’ingresso in aula delle telecamere di Striscia la Notizia’ e delle moltissime televisioni presenti. Gli avvocati di Arkeon, infatti, sostenendo di voler evitare che il processo si trasformasse in un fenomeno mediatico, hanno chiesto l’allontanamento dei cameraman e dei fotografi. I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 1999 e il 2008, durante il quale, secondo l’accusa, la setta truffava gli adepti (tra loro anche moltissime persone del Fermano) costringendoli a partecipare a costosi seminari, convincendoli che solo in questo modo sarebbero guariti da tumori, aids, infertilità, disagi di qualsiasi genere oppure da problemi spirituali. Tra gli esercizi’ richiesti c’era quello di travestirsi e andare a chiedere l’elemosina per strada o sottoporsi a percorsi no limits’, durante i quali, sempre secondo le denunce presentate, si sarebbero consumate violenze di gruppo.

    www.gaynews.it/view.php?ID=84310

    Diffamarono i testimoni, 47 indagati
    Sotto accusa gli adepti dell’Arkeon
    La setta psico-satanica prometteva attraverso i suoi corsi di poter risolvere problemi psichici e malattie gravissime
    Investigatore. Il dirigente della Digos di Bari, Stanislao Schimera.

    Investigatore. Il dirigente della Digos di Bari, Stanislao Schimera.

    BARI — Quarantasette avvisi di garanzia sono stati notificati dai poliziotti della Digos di Bari ad adepti dell’associazione «Arkeon» responsabili di diffamazione in concorso. Il pm inquirente Francesco Bretone ha accertato che gli indagati hanno denunciato, pur sapendo della loro innocenza, coloro che pubblicamente avevano segnalato gli abusi subiti dai responsabili di «Arkeon». In particolare le vittime intervenute durante alcune trasmissioni televisive. Il leader del gruppo, Vito Carlo Moccia, – secondo la Digos – avrebbe convinto i suoi seguaci a denunciare i loro accusatori fornendo addirittura un modello di denuncia da utilizzare.

    La setta psico-satanica radicata in mezza Italia che prometteva attraverso i suoi corsi a pagamento di poter risolvere problemi psichici, malattie gravissime, ricongiungimenti con la persona amata, è stata smascherata nel 2007 dalla Digos di Bari e nei giorni scorsi è iniziato il processo. Secondo gli inquirenti il maestro Moccia (aveva fondato l’associazione «The sacred Path» il 4 giugno del ’99) era un truffatore che utilizzando tecniche ispirate alle filosofie orientali del Reiki, reinventate da lui e dal suo gruppo, in dieci anni è riuscito a ingannare migliaia di persone, tra cui anche professionisti. Per partecipare ai seminari di «Arkeon», il costo minimo si aggirava sui 260 euro fino a 20 o 30 mila euro (a seconda del livello), ma una coppia del nord Italia per risolvere la crisi coniugale ha sborsato 200 milioni delle vecchie lire. Nei seminari il Maestro faceva fare esercizi terapici che portavano alla spersonalizzazione e alla accettazione di qualsiasi indicazione venisse dal maestro.

    Angela Balenzano
    26 marzo 2010

  • Pedofilia, “L’ex sacerdote non deve essere scarcerato”

    Pedofilia, “L’ex sacerdote non deve essere scarcerato”

    Il religioso, condannato a 12 anni per abusi sessuali su bambini è stato espulso dalla chiesa, ma secondo l’associazione che fece aprire l’indagine si rischia la scarcerazione per cavilli giudiziari. “Potrebbe tornare in Nicaragua per regolare i conti con i testimoni”

    Pedofilia, “L’ex sacerdote non deve essere scarcerato”

    L’Associazione Solidando Onlus di Cagliari ha diffuso una nota nella quale esprime il timore che Marco Dessì, ex sacerdote missionario in Nicaragua, torni in libertà. Il religioso, dopo una lunga inchiesta partita proprio da Parma, era stato condannato in primo grado a 12 anni di reclusione, con rito abbreviato, per abusi sessuali su minori accolti nella missione sudamericana affidata alla sua responsabilità. Recentemente era stato espulso dalla Chiesa con un decreto di Benedetto XVI (la vicenda). L’associazione, dalla quale era partita la denuncia degli abusi, teme che Dessì possa essere rimesso in libertà per una serie di cavilli giudiziari e possa, quindi, ritornare in Nicaragua per ”regolare” i conti con quanti hanno testimoniato contro di lui e con i loro familiari.

    http://parma.repubblica.it/cronaca/2010/03/18/news/condannato_per_pedofilia-2750238/

    Don Marco: nessun perdono
    Trasparenza e rapidità per il preete

    Don Marco: nessun perdono Trasparenza e rapidità per il preete DON MARCO DESSI’
    Previsioni meteo

    Sardegna comune per comune
    Guarda l’Agenda

    Tutto su trasporti e appuntamenti
    Guida Spiagge

    La guida alle spiagge della Sardegna

    Il caso del prete pedofilo di Villamassargia ha fatto da apripista alla lettera di Benedetto XVI sugli abusi sessuali del clero. Una nota ufficiale inviata dal Vaticano anche a quelli che denunciarono la vicenda.

    di LUCIO SALIS

    Domani il Papa divulgherà una lettera sulla pedofilia. È destinata a tranquillizzare i fedeli della Chiesa d’Irlanda, dopo lo scandalo, illustrato nel Murphy commission report , per il quale lo stesso Ratzinger aveva pubblicamente espresso «vergogna». Ma, indirettamente, riguarderà tutti gli altri Paesi nei quali è esploso il fenomeno dei preti pedofili. Compresa la Germania, dove schizzi di fango hanno sfiorato la stessa figura del Pontefice, (o meglio, il fratello Georg, direttore del coro di Ratisbona).

    TRASPARENZA Ormai è un’onda montante che la Chiesa affronta mostrandosi aperta, pronta a discutere pubblicamente, per arginare l’accusa di aver fatto finta di non vedere anche i casi più scabrosi e di averne insabbiati altrettanti. È in corso una strategia della trasparenza che, insieme a Ratzinger, ha visto scendere in campo cardinali (ultimo monsignor Rino Fisichella) e dignitari della Chiesa abituati a operare in silenzio. Come monsignor Charles J. Chicluna, severo Promotore di giustizia (Pm) della Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio), capo degli 007 in tonaca, custode dei più scabrosi segreti della Santa sede. Il quale ha addirittura rilasciato un’intervista (tradotta in quattro lingue, la prima e unica che si ricordi) al quotidiano L’Avvenire , in cui ha citato 3000 casi, fra efebofilia, attrazione per adolescenti dello stesso sesso, rapporti eterosessuali e vera e propria pedofilia.

    IL CASO SARDO Con una franchezza un tempo impensabile, oggi indispensabile per difendere l’immagine della Chiesa cattolica nel mondo. Per coincidenza di tempi, l’operazione non abbiamo niente da nascondere investe anche la Sardegna. Uno degli ultimi casi di cui si è dovuta occupare la Congregazione per la dottrina della fede riguarda infatti Marco Dessì, l’ex missionario di Villamassargia ridotto dal Papa allo stato laicale dopo aver abusato, per anni, dei bambini del Coro del Getsemani (ancora una volta un coro) nell’Hogar del nino (orfanotrofio) di Chinandega (Nicaragua). Nei giorni scorsi, la Congregazione ha comunicato, con una lettera ai volontari sardi ed emiliani che lo avevano denunciato, di aver cacciato Dessì dalla Chiesa. Una nota ufficiale, intestata Congregatio pro doctrina fidei , sormontata dallo stemma vaticano, numero di protocollo 239/2006-31234, inviata alle associazioni Solidando, di Cagliari e Rock no war di Modena.

    IL MESSAGGIO Firmata dal segretario della Congregazione, Luis F. Ladaria, arcivescovo titolare di Thibica, spedita per posta, come quelle che partono dai palazzi di giustizia di tutta Italia. E, a parte un tocco di solennità tipico del mittente (accanto al protocollo: in responsione fiat mentio huius numeri) si nota lo stile burocratico «A riscontro della Sua pregiata…» e sbrigativo col quale si liquida «il signor Marco Dessì, una volta sacerdote della Pia Associazione Gesù divino operaio , condannato per abuso di minori dalla competente autorità italiana». Ma è il significato più profondo della missiva a colpire. Mentre in tutte le parti del mondo la Chiesa cattolica viene accusata di occultare e sopire gli scandali, in questo caso dà testimonianza di aver ricevuto da un gruppo di cittadini una denuncia contro un suo ministro, di aver svolto le opportune indagini e di aver fatto giustizia.

    LA CONDANNA Tutto alla luce del sole. Con la necessaria prudenza, ma in tempi accettabili: meno di cinque anni, fra la denuncia e la sentenza. Intanto la magistratura italiana arranca, fra Cassazione e appelli. Dalla lettera emerge inoltre la severissima procedura applicata nei confronti di Dessì, “dimesso dallo stato clericale ex officio et in poenam” con un decreto della Congregazione autorizzato dal Pontefice in persona. Come lo stesso Chicluna dichiarò al cronista (e poi ha confermato nell’intervista ad Avvenire) «nel 10 per cento dei casi, quelli particolarmente gravi e con prove schiaccianti, il Santo Padre si è assunto la dolorosa responsabilità di autorizzare un decreto di dimissione dallo stato clericale». Non si è ritenuto opportuno neppure celebrare un processo penale o amministrativo, com’è avvenuto nel 20 per cento delle vicende su preti pedofili. Per accertare le responsabilità di Dessì, infatti, nel 2005 Chicluna inviò in Nicaragua il suo vice, padre Pedro Funes Miguel Diaz. Al suo rientro, emise un precetto che intimava al prete sardo di tornare immediatamente in Italia, ritirarsi in una casa di preghiera e di astenersi dalla celebrazione dei sacramenti.

    LE PAURE Anche oggi il Vaticano teme che, una volta scontata la pena (8 anni), l’ex prete possa rientrare in Nicaragua dove, coi soldi dei benefattori, ha realizzato scuole, ospedali, e istituti di ricovero. Patrimonio di valore che, mentre era confinato in Italia, si premurava di far intestare a parenti. Da qui, l’emissione, il 13 gennaio scorso, di un decreto penale, a pena di interdetto, col quale «per il bene delle anime e per impedire la reiterazione dei delitti denunciati», si inibisce a Dessì di rimettere piede in Nicaragua senza il permesso scritto della Congregazione. Anche l’associazione Solidando, in un comunicato, esprime la preoccupazione che «Marco Dessì possa tornare in Nicaragua per regolare i conti con quanti hanno testimoniato contro di lui e con i loro familiari, già pesantemente minacciati», ma soprattutto «che possa riprendere le sue pratiche illecite ai danni dei minori».

    LA MORALE Dopo aver richiamato i termini della triste vicenda, Solidando scrive: «La Santa Sede ci ha incoraggiato nel nostro proposito di denunciare il fatto alla magistratura italiana». Successivamente, la stessa Congregazione per la dottrina della fede ha contribuito all’assistenza dei giovani arrivati in Italia dal Nicaragua per deporre in Tribunale e si è preoccupata di tutelarli al rientro nel loro Paese. Riguardo alla dolorosa esperienza nel paese del centro America, Solidando precisa di aver agito contro Marco Dessì «con il solo scopo di pervenire alla verità e come responsabilità morale nei confronti di tutte le persone che hanno sostenuto e sostengono i nostri progetti».

    Giovedì 18 marzo 2010 08.25

  • Il fratello riconosce il corpo di Elisa

    Il fratello riconosce il corpo di Elisa

    Ripartono le indagini su Restivo

    Trovato ieri il corpo di Elisa Claps, ragazza di Potenza scomparsa il 12 settembre del 1993. Il fratello: “Ho riconosciuto gli oggetti, è lei”

    “Gli oggetti – gli occhiali, la maglia che aveva intrecciato mia madre – sono stati riconosciuti”. Così Gildo Claps ha comunicato di aver riconosciuto, in quel corpo trovato ieri nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità a Potenza, quello di sua sorella Elisa, scomparsa il 12 settembre 1993. Il riconoscimento segue quello avvenuto ieri sera, da parte della madre di Elisa, Filomena. Sì, quella maglia, quei sandali, quella medaglietta sono proprio quelle della figlia.

    “L’unico messaggio, inequivoco, che vogliamo mandare è che se qualcuno pensava che la famiglia Claps si accontentasse di ritrovare il corpo si sbagliava. Ora la famiglia Claps comincia una nuova battaglia, che è quella di inchiodare i responsabili alla giustizia”, ha detto il fratello di Elisa. “Lei ra esattamente dove tutti sospettavamo che fosse, nell’ultimo posto dove, con certezza, era stata vista. C’era stato più di un sopralluogo nei locali sotterranei, ma nessuno aveva pensato di vedere nel sottotetto”.

    Un caso, quello del ritrovamento del corpo di Elisa Claps, che ha riaperto ferite e filoni d’indagine. Non solo in Italia.La polizia di Bornemouth, nel sud dell’Inghilterra, sta seguendo “con attenzione” gli sviluppi: Perché? Gli inquirenti britannici vogliono capire se esistano legami con l’omicidio di Heather Barnett, avvenuto nel 2002 e per il quale fu fermato due volte, ma mai accusato formalmente di nulla Danilo Restivo, principale sospettato per il caso Claps.

    Restivo, giovane rampollo potentino, ha oggi 37 anni. Si trasferì in Inghilterra poco dopo la scomparsa di Elisa. E in città era noto come “il parrucchiere”, perché si divertiva a tagliare ciocche di capelli a ragazze. La Barnett, vicina di casa di Restivo, venne trovata morta con due ciocche di capelli nelle mani. Non erano sue, né di Restivo. Ma il particolare destò grande impressione. Restivo è tornato nelle cronache il 27 ottobre dello scorso anno quando ricevette una lettera con dentro due proiettili. Della vicenda, dice il giornale, si occupò la polizia italiana, in quanto la minaccia sembrava legata alla vicenda di Elisa Claps. E oggi la famiglia ha chiesto l’immediato rimpatrio dell’uomo.

    E mentre si svolgono gli accertamenti sui resti di Elisa, torna alla memoria degli abitanti di Potenza anche don Domenico Sabia, parroco della Trinità dal 1963, morto il 10 marzo di un anno fa all’età di 84 anni. Un sacerdote conosciuto da tutti in città. E nella casa del quale era necessario passare per forza, per giungere al sottotetto della chiesa dove è stato trovato il corpo di Elisa. Il sacerdote è morto portando con sé qualche segreto? È una domanda alla quale gli investigatori dovranno rispondere.

    18 marzo 2010

    http://city.corriere.it/2010/03/19/milano/documenti/sparita-17-anni-fa-ritrovata-morta-una-chiesa-20711393846.shtml

  • Ricordiamo che già in passato ci fu uno scandalo, quello di don Italo Casiraghi, da Gordola, diocesi di Lugano, trasferito di nascosto in Italia

    Ricordiamo che già in passato ci fu uno scandalo, quello di don Italo Casiraghi, da Gordola, diocesi di Lugano, trasferito di nascosto in Italia

    Ricordiamo che già in passato ci fu uno scandalo, quello di don Italo Casiraghi, da Gordola, diocesi di Lugano, trasferito di nascosto in Italia

    In Svizzera, subito dopo la denuncia degli abusi a Ratisbona, 60 persone si sono fatte avanti puntando il dito contro membri del clero. A renderlo noto Martin Werlen, abate di un monastero benedettino nel centro della Svizzera.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/preti-pedofili-casi-pera-ratzinger-288497/

    SVITTO
    Luci e ombre sul prete pedofilo

    Il racconto choc delle vittime: “Di notte ce lo ritrovavamo sotto le nostre coperte”. Il prete svittese è reo confesso

    Monsignor Grampa: “Grande tristezza e sofferenza, si faccia chiarezza una volta per tutte”
    Articolo

    SVITTO – “Un uomo piccolo. Non più alto noi che avevamo 10 anni. Parlava con uno strano accento svizzero, che tuttavia comprendevamo molto bene. Padre G. mi chiamò nella sua stanza. Mi afferrò pe ri capelli e tentò di baciarmi. Gli morsi il viso e inizia ad urlare. Lui mi picchiò col bastone”. È la confessione choc di una delle vittime del prete svittese che ha abusato sessualmente di alcuni minori. Il caso è venuto alla luce dopo la denuncia di una vittima, secondo cui i fatti sono avvenuti negli anni Settanta in Germania, a Birnau, e nei pressi di Bregenz, in Austria.

    Ed è proprio in Austria che una delle vittima ha deciso di parlare. “Di notte era ancora peggio – raccontato alla tv austriaca – era solito sedersi vicino ai nostri letti. Eravamo terrorizzati dalla paura e non riuscivamo a prendere sonno. Non parlava. Stava lì seduto in silenzio. Ci svegliavamo e ce lo ritrovavamo sotto le coperte che si strusciava sui nostri corpi”.

    Un racconto che ha scosso la comunità cattolica austriaca, dove negli scorsi giorni sono stati riportati dai media diversi i racconti di alcune vittime di abusi sessuali da parte di preti. Un racconto che ovviamnete ha avuto ripercussioni anche nel mondo cattolico in Svizzera.

    Il prete svittese ha confessato di aver abusato sessualmente di alcuni minori. Fino al 15 marzo il vescovo di Coira Vitus Huonder non era a conoscenza dei fatti, ha indicato all’ATS il vicario Christoph Casetti. Su raccomandazione del vescovo, il prete 69enne si è dimesso subito dopo la confessione e si è denunciato alle autorità di Bregenz, che hanno già avviato un’inchiesta. Nel Voralberg, in Austria, le querele si stanno nel frattempo moltiplicando: alla fine della scorsa settimana, 16 vittime si erano rivolte alle autorità, portando a 27 le denunce contro presunti preti pedofili.

    I media d’oltralpe oggi sono andati a scavare nel passato del prete, e riferiscono di feste di carnevale all’interno della parrocchia. Feste che furono ad un certo punto fermate direttamente dal vescovo di Coira. Un divieto che il prete svittese non gradì affatto, tanto da esprimere pubblicamente sui media svizzeri contrarietà alla decisione del vescovo.

    http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=539989&idsezione=9&idsito=1&idtipo=290

    Pedofilia, Chiesa svizzera pronta a far luce, lo ha dichiarato l’abate di Einsiedeln

    L’abate di Einsiedeln Martin Werlen
    L’abate di Einsiedeln, Martin Werlen, in un’intervista apparsa oggi sulla stampa svizzerotedesca, ha affermato che la Chiesa cattolica svizzera si impegna a fare piena luce su eventuali abusi sessuali compiuti da religiosi elvetici. Le diocesi finora hanno ricevuto una sessantina di denunce, ancora tutte da verificare.

    Anche in casi di rilevanza penale, la Chiesa non sporgerà denuncia, specie se rivelati in un confessionale. Avvierà però inchieste interne e raccomanderà alla vittima di rivolgersi alla giustizia. La questione della sospensione dei colpevoli rimane per ora aperta.

    http://info.rsi.ch/home/channels/informazione/svizzera/2010/03/13/abusi-chiesa.html

  • Elisa Claps/ Trovato corpo in una chiesa, forse e’ il suo

    Elisa Claps/ Trovato corpo in una chiesa, forse e’ il suo

    Mercoledi, 17 Marzo 2010 – 15:59

    Il corpo di Elisa Claps, studentessa 16enne scomparsa a Potenza il 12 settembre 1993, potrebbe essere quello rinvenuto nella chiesa Santissima Trinita’, nel centro della citta’. Ad avvertire la polizia sono stati gli operai di un’impresa che sta eseguendo dei lavori di manutenzione all’edificio. Sul posto sono stato fatti arrivare anche i genitori di Elisa Claps per cercare di individuare particolari utili al riconoscimento. Si parla in particolare di un occhiale che sarebbe appartenuto alla ragazza e trovato vicino al corpo. La polizia scientifica di Bari ha prelevato un campione dei resti per confrontare il Dna.

    Il presunto colpevole potrebbe aver ucciso ancora: in gran bretagna nel 2002
    Caso Claps, un mistero lungo 17 anni
    Elisa Claps scomparve a Potenza nel ’93: si pensava fosse stata uccisa e c’era anche un sospettato, Danilo Restivo

    il presunto colpevole potrebbe aver ucciso ancora: in gran bretagna nel 2002

    Caso Claps, un mistero lungo 17 anni

    Elisa Claps scomparve a Potenza nel ’93: si pensava fosse stata uccisa e c’era anche un sospettato, Danilo Restivo

    La madre di Elisa Claps con la foto della figlia (Today)
    La madre di Elisa Claps con la foto della figlia (Today)
    MILANO – Un mistero lungo quasi 17 anni quello di Elisa Claps, la ragazza di Potenza che scomparve nel nulla, senza lasciare tracce, il 12 settembre del 1993. Le ricerche scattarono subito ma della giovane, che allora aveva 16 anni, non sono mai approdate a nulla. Quel giorno – era una domenica – Elisa fu vista viva l’ultima volta nella chiesa della Santissima Trinità, in via Pretoria, intorno a mezzogiorno. Poi su di lei calò il più fitto mistero. Ed è proprio dalla chiesa della Ss. Trinità che a distanza di tanto tempo sono ripartiti gli investigatori, arrivando alla clamorosa scoperta di resti umani mummificati, ed effetti personali, tra cui un paio di occhiali. Resti che saranno sottoposti ad esami e sofisticatissimi test dagli esperti della polizia scientifica di Bari.

    LA RICERCA – L’ultimo ad aver visto in vita la giovane fu il potentino Danilo Restivo. Un particolare importante che emerge dalle carte processuali del giudizio che si celebrò dopo la scomparsa della ragazza, nei confronti di un’amica di Elisa, Eliana De Cillis, di un altro giovane, Eris Gega, e dello stesso Restivo, che poi fu condannato per falsa testimonianza. L’inchiesta sul caso Claps ripartì da zero due anni fa. Così negli scorsi mesi sono state effettuate delle ricerche anche con apparecchiature tecnologiche che sono in grado di leggere all’interno di corpi compatti cementizi la presenza di cavità o di nicchie, un radar utilizzato per trovare i covi dei latitanti e dei criminali, ma anche per trovare anfratti dove occultare un cadavere. La stessa famiglia Claps da tempo non ha più la speranza di trovare viva Elisa e concentra tutti i suoi sforzi nel tentativo di fare giustizia e di dare un nome ed un cognome a chi l’ha fatta sparire. Il caso-Claps è un’indagine complessa perchè troppi elementi, a volte contrastanti, sono sul terreno. Nemmeno questi accertamenti tecnologici avevano dato riscontro. Fino ad oggi.

    IL SECONDO OMICIDIO – Negli ultimi anni la vicenda di Elisa Claps si è intrecciata da un punto di vista investigativo con l’omicidio di una sarta, Heather Barnett, avvenuto a Bournemouth, nel Dorset, 200 km a sud di Londra. Fu trovata morta il 12 novembre del 2002 dai figli che rientravano a casa da scuola. Era nel bagno, con la testa fracassata, il seno mutilato e due ciocche di capelli non suoi nelle mani. Per questo omicidio tempo dopo è stato fermato ed interrogato il potentino Danilo Restivo che nel frattempo si era trasferito oltre la Manica per rifarsi una nuova vita, lontano da Potenza. Le indagini della polizia del Dorset sono sempre aperte e non hanno ancora portato ad un’incriminazione. La polizia inglese ha fatto un sopralluogo anche in Basilicata a conferma del legame che viene attribuito al caso di Elisa Claps. Nonostante tutta questa attivita, anche l’inchiesta inglese finora non ha portato a degli esiti.

    Redazione online
    17 marzo 2010

    http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_17/mistero-claps_0b91cc46-31d9-11df-b03c-00144f02aabe.shtml

    Elisa Claps: dopo 17 anni si cerca il cadavere sotto la chiesa. Due omicidi, tanti indizi e un grande sospetto mai provato

    Diciotto anni dopo la scomparsa di Elisa Claps le ricerche riprendono esattamente da dove sono cominciate il 12 settembre 1993. Si scava, infatti, nella chiesa della Santissima Trinità, nel centro storico di Potenza per cercare i resti della studentessa. Stando alle prime informazioni, alcuni operai, mentre lavoravano nella chiesa, hanno trovato un corpo mummificato e alcuni effetti personali, compreso un paio di occhiali e un orologio che potrebbero appartenere proprio alla Claps.

    Il giorno della sua scomparsa la ragazza aveva 16 anni. Quella domenica mattina Elisa esce di casa per andare a messa e ad una sua amica racconta di dover incontrare una persona, proprio nella chiesa dove adesso si scava. Elisa da quel momento svanisce nel nulla e gli inquirenti, quasi subito, identificano la persona con doveva vedersi. È Danilo Restivo, all’epoca dei fatti studente di giurisprudenza di 21 anni, innamorato e non ricambiato dalla Claps.

    Restivo conferma l’incontro ma dice di aver scambiato con Elisa solo due parole. Qualcosa, però, nelle sue dichiarazioni non convince gli inquirenti che incriminano il ragazzo per falsa testimonianza. Passano cinque anni e per Restivo arriva una condanna in appello a due anni e 8 mesi. Restivo, quindi, mente ma gli investigatori non trovano prove sufficienti di un suo coinvolgimento diretto nel delitto.

    Finita qua? No. Lo studente va a vivere a Bernemouth, un paese nel sud dell’Inghilterra. E nel 2002 gli investigatori inglesi bussano a casa dei genitori di Elisa. Nella cittadina inglese, infatti, è stata uccisa una donna di 48 anni, Heather Barnett. Un omicidio brutale: la donna viene colpita a martellate e poi l’assassino la mette nella vasca da bagno, le asporta i seni e le mette in mano una ciocca di capelli di un’altra donna. Cosa c’entra con Elisa Claps? Apparentemente nulla ma il principale sospettato è ancora una volta Danilo Restivo, che nel frattempo si è sposato e vive proprio di fronte all’appartamento della vittima.

    Gli indizi a suo carico non mancano: la Barnett prima di morire ha raccontato ad una sua amica che credeva le fossero state rubate le chiavi di casa da un vicino italiano. Non solo: Restivo è certamente stato a casa della vittima per chiederle di confezionargli una tenda. Ma c’è di più: diversi testimoni, fin dai tempi di Potenza, accusano il ragazzo di andare in giro sugli autobus a tagliare ciocche di capelli alle ragazze. E a Potenza, dai suoi coetanei, Restivo è soprannominato il “parrucchiere”. Per completare il quadro c’è una denuncia, risalente a quando “il parrucchiere” aveva 14 anni: Restivo, senza motivo apparente, lega e sevizia nel cortile della Biblioteca nazionale di Potenza due giovanissimi ragazzi, ferendoli con il coltello.

    A lasciare perplessi, però, sono anche le prime fasi delle indagini sulla scomparsa della Claps, caratterizzate da ritardi inspiegabili. Il giorno della scomparsa di Elisa, per esempio, Restivo non viene sentito dagli investigatori. Il giorno successivo, addirittura, se ne va da Potenza a Napoli per un concorso. Gli inquirenti non lo interrogano neanche lì e decidono di aspettarlo il giorno successivo alla stazione di Potenza ma il ragazzo scende prima e si presenta in Questura in compagnia del padre e del suo avvocato.

    E proprio il padre di Restivo gioca un ruolo ambiguo nella vicenda. Nipote di un importante ex ministro della Democrazia Cristiana, Maurizio Restivo è stato a lungo Direttore della Biblioteca nazionale di Potenza, oltre che pittore e saggista. Oggi Restivo senior vive a Erice nel Trapanese, ma a Potenza lo ricordano come un appassionato di Nietzsche superbo e fanatico del culto del “superuomo”.

    Protezioni o meno, Restivo, nonostante i sospetti, è ancora a piede libero. A Potenza non mette più piede anche perché più di una volta ha raccontato di aver ricevuto minacce. Il fratello di Elisa si è rivolto anche alla trasmissione televisiva “Chi l’ha visto” e qualche anno fa ha tentato la strada del blitz in Inghilterra per far parlare Restivo. Senza nessun risultato.

    Nel profilo psicologico di Restivo, oltre alla questione dei capelli, ci sono diverse zone d’ombra. Racconta un suo ex collega, Nicola, che Restivo durante l’orario di lavoro faceva continuamente la doccia, a tratti diceva frasi sconnesse e che un giorno, a Roma, ha avuto un attacco di panico dopo aver visto una volante della polizia. Un’altra conoscente, Paola, racconta che il ragazzo un giorno le disse: «Se mi arrabbio, sono capace di fare qualsiasi cosa di male a una persona».

    Nella storia della scomparsa di Elisa Claps, non mancano neppure i retroscena legati a criminalità organizzata e Servizi segreti. Nel 1999, per esempio, un pentito della malavita locale, Gennaro Cappiello punta il dito contro Michele Cannizzaro, il marito del Pm Felicia Genovese, titolare delle indagini.

    Cappiello accusa Cannizzaro di essere coinvolto nella scomparsa di Elisa Claps. Ma Cappiello non ha le idee troppo chiare. Prima afferma che Maurizio Restivo avrebbe dato un assegno di 100 milioni di lire a Cannizzaro affinché lo aiutasse a far scomparire il corpo di Elisa Claps . Poi tira fuori un’altra versione: Maurizio Restivo si sarebbe rivolto a Cannizzaro affinché intercedesse presso la moglie, titolare delle indagini sulla scomparsa di Elisa. Nel 2004, poi, dall’Inghilterra arriva alla redazione de Il Riformista dove Andrea Di Consoli segue il caso da anni, una mail in cui si dice che Danilo Restivo non può parlare perché è sotto ricatto dei Servizi segreti italiani. Che ci sia o meno il corpo di Elisa Claps sotto quella chiesa, insomma, le cose da chiarire restano ancora tante.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/elisa-claps-cadavere-chiesa-restivo-288125/

  • Molestie, molte segnalazioni alla Curia

    Molestie, molte segnalazioni alla Curia

    Alto Adige — 14 marzo 2010 pagina 17 sezione: CRONACA
    BOLZANO. Piovono le segnalazioni alla curia riguardo alle molestie subìte da parte di religiosi. Dopo il caso emerso nei giorni scorsi, l’Alto Adige ha avuto notizia di altre due denunce. E la diocesi ammette: «Naturalmente abbiamo ricevuto numerose e-mail; ora contatteremo i molestati per aiutarli». Prima testimonianza raccolta ieri dall’Alto Adige, dopo che l’interessato aveva spedito una e-mail alla curia: «Ho frequentato l’istituto bolzanino […] nella prima metà degli anni Settanta. Tre anni di scuole medie in tutto, dal 1972 al 1975. In quel periodo sono stati ben due gli insegnanti, due religiosi, che sono stati allontanati per molestie o abusi di tipo sessuale. Un insegnante di ginnastica mandato poi a fare il cappellano militare a Verona e un insegnante di italiano e geografia. Il secondo caso mi è noto nei minimi dettagli, perché la vittima fu mio cugino». Secondo caso segnalato, prima alla curia, poi al nostro giornale: «Era il 1944, ero sfollato a Nova Ponente per via dei bombardamenti. Avevo nove anni. Il cooperatore del vicario mi dava lezioni di latino, e almeno due volte mi toccò nelle parti intime. Altre due volte mi propose di andare oltre, ma io rifiutai. Anche mio fratello, tredici anni più giovane di me, ebbe la sua razione quando frequentava le medie in un noto istituto religioso bolzanino». Ovviamente le testimonianze qui vengono citate in forma anonima, ma sono state presentate da due noti professionisti bolzanini, il secondo dei quali è oggi in pensione. Prima in Italia, la curia altoatesina guidata dal vescovo Karl Golser ha deciso di attivarsi via web per un’operazione trasparenza senza precedenti. Che pare stia dando i suoi primi frutti. La richiesta di denuncia via posta elettronica per i presunti abusi subìti, lanciata soltanto pochi giorni or sono, è stata raccolta da molti. «Naturalmente abbiamo ricevuto numerose segnalazioni, era prevedibile», precisa il portavoce della curia Martin Pezzei, che però preferisce non specificare la quantità. «Non ci interessano le statistiche, li consideriamo tutti come dei casi singoli, da trattare separatamente». Gli abusi segnalati verranno analizzati singolarmente e il responsabile diocesano, il vicario generale Josef Matzneller, «si premurerà di contattare singolarmente tutte le persone che ci scrivono. La nostra unica preoccupazione è di trovare il modo di supportarle, perché chi ha subìto episodi così brutti ha il diritto di essere aiutato». I due casi qui citati risalgono però ai decenni passati. «È corretto fare chiarezza, ma bisogna stare attenti, perché si potrebbe accusare chi magari non può più difendersi, perché è morto», ammonisce il parroco dei Tre Santi don Jimmy Baldo. Ma la curia, come conclude Pezzei, «considererà tutte le segnalazioni che, sicuramente, riguarderanno per lo più il passato. Perché chi ha subìto certe molestie ha bisogno di anni, a volte di decenni, per trovare il coraggio di parlare. L’importante, per la diocesi, è fare chiarezza, e muoversi attivamente per supportare le vittime».

    Davide Pasquali

  • Pedofilia in Germania, Der Spiegel: il Papa sapeva

    Pedofilia in Germania, Der Spiegel: il Papa sapeva

    http://www.vitadidonna.org/in-primo-piano/…apeva-4048.html

    Pedofilia in Germania, Der Spiegel: il Papa sapeva

    Sabato 13 Marzo 2010 14:10

    Pedofilia in Germania, Der Spiegel: il Papa sapevaLa questione è delicata e di difficile gestione. Ci sono due elementi che da soli bastano ad innalzare l’allarme: abusi sessuali e Chiesa.

    E’ il 1980 a Monaco di Baviera, in quel periodo Papa Benedetto XVI è l’arcivescovo di Monaco e Freising. Succede che un prete tedesco, con precedenti abusi sessuali ai danni di minori, viene assegnato a lavorare nella comunità della chiesa locale.

    In Baviera il prete pregiudicato, secondo la stampa, cede di nuovo a violenze pedofile, ma non durante il periodo di Ratzinger.

    E’ un quotidiano tedesco a scriverlo. Il caso, si legge, assume una forza particolarmente esplosiva poiché vede coinvolto l’attuale Papa.

    Bemedetto XVI sarebbe stato coinvolto nella decisione di sostituire il prete sospettato di pedofilia per una cura presso la sua diocesi, pur non sapendolo. Ma non era d’accordo che lavorasse in una parrocchia locale. Questa è la precisazione della diocesi di Monaco e Freising: il sacerdote venne trasferito nella diocesi di Monaco nel gennaio del 1980, su richiesta di quella di Essen.

    I documenti mostrano che verosimilmente la ragione di un trasferimento per la cura in una canonica, fosse l’aver intrattenuto relazioni sessuali con minori, hanno spiegato le autorità religiose.

    L’allora arcivescovo partecipò alla decisone, ha spiegato la diocesi in una nota, aggiungendo che l’allora vicario generale Gerhard Gruber, assegnò poi il prete alla parrocchia di Monaco senza restrizioni.

    Gruber ha la piena responsabilità per le decisioni sbagliate, precisa la nota che segue di poco un’altre precisazione della Santa Sede. Ed è padre Federico Lombardi ha spiegare che l’allora vicario generale, mons. Gruber, ha riconosciuto l’errore di avere affidato il sacerdote a nuovi incarichi pastorali e si è assunto la piena responsabilità di quel che è accaduto.

    E padre Lombardi attacca, “falliti tutti i tentativi di coinvolgere il Papa nella questione degli abusi”. Il caso sembra chiuso, ma in realtà non è così, perché solo ad avvicinare le due parole genera un terremoto.

    I giornali tedeschi rilanciano le notizie con diverse interpretazioni. Il Der Spiegel attacca pesantemente il Papa: sapeva. Più morbido invece il Rheinische Post: Papa profondamente scosso dalla vicenda.

    13-03-2010

    PEDOFILIA: ”FALLITI I TENTATIVI DI COINVOLGERE IL PAPA”

    Il direttore della Sala Stampa vaticana Padre Federico Lombardi, ha criticato gli sforzi di chi ”negli ultimi giorni” ha cercato ”con un certo accanimento, a Regensburg e a Monaco, elementi per coinvolgere personalmente il Santo Padre” nello scandalo pedofilia che non accenna a placarsi in Germania e che ha sfiorato anche papa Benedetto XVI in riferimento al periodo in cui era arcivescovo di Monaco di Baviera, sottolineando come sia evidente che tali tentativi siano ”falliti”.

    In una nota alla Radio Vaticana, Lombardi ha affermato che la linea di Papa Ratzinger di fronte ai casi di pedofilia dei preti, sia da pontefice che quando era alla guida della Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede, e’ ”stata sempre quella del rigore e della coerenza nell’affrontare le situazioni anche piu’ difficili”.

    Il direttore della Sala Stampa vaticana ha evidenziato la ”importante e ampia intervista concessa dal promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede, mons. Charles Scicluna” che ”spiega dettagliatamente il significato delle norme canoniche specifiche stabilite dalla Chiesa negli anni scorsi per giudicare i gravissimi delitti di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di ecclesiastici”.

    ”Diventa assolutamente chiaro – ha osservato Lombardi – che tali norme non hanno inteso e non hanno favorito alcuna copertura di tali delitti, ma anzi hanno messo in atto un’intensa attivita’ per affrontare, giudicare e punire adeguatamente questi delitti nel quadro dell’ordinamento ecclesiastico”. ”E’ giusto ricordare – ha spiegato – che tutto cio’ e’ stato impostato e avviato quando il cardinale Ratzinger era prefetto della Congregazione. La sua linea e’ stata sempre quella del rigore e della coerenza nell’affrontare le situazioni anche piu’ difficili”.

    ”Nonostante la tempesta, la Chiesa vede bene il cammino da seguire, sotto la guida sicura e rigorosa del Santo Padre”. ”Come abbiamo gia’ avuto modo di osservare – aggiunge padre Lombardi -, speriamo che questo travaglio possa essere alla fine di aiuto alla societa’ nel suo insieme per farsi carico sempre meglio della protezione e della formazione dell’infanzia e della gioventu”’.

    Nell’intervista ad Avvenire, segnalata dalla Sala Stampa vaticana, mons. Scicluna, ha definito ”un’accusa falsa e calunniosa” quella secondo cui il card. Joseph Ratzinger, oggi papa, e’ stato il responsabile oggettivo di una politica di occultamento dei reati di pedofilia dei preti da parte della Santa Sede quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Secondo Scicluna, Promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede, ovvero il pubblico ministero del tribunale dell’ex sant’Uffizio che ha il compito di indagare sui cosiddetti delicta graviora, in Italia, il fenomeno della pedofilia dei preti ”non sembra abbia dimensioni drammatiche”, anche se ”preoccupa” una ”certa cultura del silenzio che vedo ancora troppo diffusa nella Penisola”.

    PROCURATORE VATICANO, 3000 CASI IN 9 ANNI, SOLO 300 SU BAMBINI

    Dal 2001 al 2010 sono state complessivamente 3000 le segnalazioni di ‘delicta graviora’ commessi negli ultimi 50 anni da preti arrivate alla Congregezione per la Dottrina della Fede, ha spiegato Scicluna.

    I ‘reati piu’ gravi’, per cui il Sant’Uffizio ha la competenza esclusiva, comprendono non solo la pedofilia ma anche i reati contro l’Eucaristia, quelli contro la santita’ del sacramento della penitenza, oltre ai crimini contro il sesto comandamento (”non commettere atti impuri”) di un chierico con un minore di diciotto anni.

    Dei 3000 casi segnalati, mons. Scicluna sottolinea che solo per una minoranza del 10% si tratta di casi di ”vera e propria pedofilia, cioe’ determinati da una attrazione sessuale per bambini impuberi”. C’e’ poi un 60% di casi di efebofilia, ”cioe’ dovuti ad attrazione sessuale per adolescenti dello stesso sesso”, e un 30% di rapporti eterosessuali. ”I casi di preti accusati di pedofilia vera e propria sono quindi circa trecento in nove anni – ha sottolineato il procuratore vaticano -. Si tratta sempre di troppi casi – per carita’! – ma bisogna riconoscere che il fenomeno non e’ cosi’ esteso come si vorrebbe far credere”.

    Di questi casi, ”un processo vero e proprio, penale o amministrativo, si e’ svolto nel 20% dei casi e normalmente e’ stato celebrato nelle diocesi di provenienza – sempre sotto la nostra supervisione – e solo rarissimamente qui a Roma. Facciamo cosi’ anche per una maggiore speditezza dell’iter”. In un 60% dei casi, invece, per l’eta’ avanzata degli accusati, non c’e’ stato processo, nei cui confronti sono stati emanati dei provvedimenti amministrativi e disciplinari, come l’obbligo a non celebrare messa coi fedeli, a non confessare, a condurre una vita ritirata e di preghiera. ”E’ bene ribadire – ha precisato mons.

    Scicluna – che in questi casi, tra i quali ce ne sono alcuni particolarmente eclatanti di cui si sono occupati i media”, come quello del fondatore dei Legionari di Cristo Marcial Maciel Degollado, ”non si tratta di assoluzioni. Certo non c’e’ stata una condanna formale, ma se si e’ obbligati al silenzio e alla preghiera qualche motivo ci sara’…”. In un 10% di casi particolarmente gravi e con prove schiaccianti,il papa ha firmato la dimissione dallo stato clericale del prete accusato, ”un provvedimento gravissimo, preso per via amministrativa, ma inevitabile”, mentre nel restante 10% ”sono stati gli stessi chierici accusati a chiedere la dispensa dagli obblighi derivati dal sacerdozio”, ”prontamente accettata”.

    Quanto alla provenienza delle segnalazioni di abusi, negli anni 2003-2004 quelle proveniente dagli Usa rappresentavano circa l’80% del totale di casi, mentre nel 2009 lo ‘share’ statunitense e’ sceso a circa il 25% dei 223 nuovi casi segnalati da tutto il mondo. ”Negli ultimi anni (2007-2009), infatti, la media annuale dei casi segnalati alla Congregazione dal mondo e’ stata proprio di 250 casi”, spiega mons. Scicluna, a fronte di un numero complessivo di sacerdoti diocesani e religiosi nel mondo e’ di 400mila: ”Questo dato statistico – ha aggiunto – non corrisponde alla percezione che si crea quando questi casi cosi’ tristi occupano le prime pagine dei giornali”.

    Nella maggior parte dei casi, i processi ”sono finiti con una condanna dell’accusato. Ma non sono mancati quelli dove il sacerdote e’ stato dichiarato innocente o dove le accuse non sono state ritenute sufficientemente provate”. Ingiusto, quindi, accusare la giustizia vaticana di lentezza: smaltita la valanga di segnalazioni arrivate dagli Usa nel 2003 e 2004, ”negli ultimi anni, grazie a Dio, il fenomeno si e’ di gran lunga ridotto. E quindi adesso cerchiamo di trattare i casi nuovi in tempo reale”, conclude Scicluna.

    PEDOFILIA: DER SPIEGEL, ABUSI IN CORO RATISBONA FINO AL 1992

    Stamane il settimanale tedesco Der Spiegel rivela che sarebbero durati fino al 1992 gli abusi all’interno del coro Domspatzen, i ‘Passeri del Duomo’ di Ratisbona, diretto per 30 anni, dal 1964 al 1994, dal fratello di papa Benedetto XVI, mons. Georg Ratzinger. Der Spiegel ha raccolto la testimonianza di un ex corista, Thomas Mayer, che racconta di essere stato abusato da colleghi piu’ anziani, mentre anche nell’abitazione di uno degli educatori del convitto avrebbero luogo sodomizzazioni tra i coristi stessi.

    Sarebbero stati proprio gli alunni piu’ grandi a costringere i piu’ giovani a subire ”la pressione di un sistema totalitario”.

    La diocesi di Ratisbona, riferisce Der Spiegel, non ha voluto rilasciare dichiarazioni su queste nuove accuse, cosi’ come l’ex-direttore, mons. Georg Ratzinger. Secondo gli ex-membri del coro interpellati dal settimanale, il fratello del papa era una persona ”estremamente collerica e irascibile”. Ancora alla fine degli anni, avrebbe lanciato sedie contro i cantanti durante degli eccessi di rabbia.

    Intanto il dibattito sul celibato nella Chiesa cattolica, dopo il crescere degli scandali di pedofilia, si allarga e il presidente dell’influente Comitato centrale dei cattolici tedeschi, che riunisce tutte le associazioni laiche cattoliche della Chiesa in Germania, ha chiesto una revisione dell’obbligo di non sposarsi per i preti cattolici di rito latino.

    In una intervista alla Sueddeutsche Zeitung di oggi, il presidente Alois Glueck, politico del partito conservatore bavarese Csu, ha invitato la Chiesa a trarre le conseguenze ”strutturali” della crisi legata agli abusi sessuali. A questo tema, spiega, ”e’ legato senza dubbio il confronto con tutto il tema della sessualita’, cominciando dal rapporto che si ha con essa fino alla scelta del personale ecclesiastico”. Anche l’allentamento dell’obbligo del celibato potrebbe essere ”una strada” per affrontare il problema, anche se non basterebbe questo solo per risolverlo.

  • Le Iene. Ex parroco denuncia: “violentato da un prete pedofilo”

    Le Iene. Ex parroco denuncia: “violentato da un prete pedofilo”

    L’ntervista: www.youtube.com/watch?v=N6Pn-bE_q8A

    www.monopoli.info/2010/03/le-iene-s…usato-da-prete/

    Le Iene Show, confessione shock di un ex parroco abusato da prete

    Mercoledì 31 marzo 2010 alle ore 21.10 su Italia 1 nel nuovo appuntamento con “Le Iene Show”, le Iene raccolgono la sconvolgente confessione di Salvatore Domolo, 44 anni, primo prete nella storia della Chiesa Cattolica che ha chiesto e ottenuto di essere “sbattezzato” e che da bambino è stato vittima di pedofilia da parte di un religioso.

    Salvatore, ex parroco della diocesi di Roma e prima ancora di quella di Novara, racconta di aver subito ripetuti abusi sessuali da parte di un prete durante la sua infanzia, dagli 8 agli 11 anni, quando faceva il chierichetto nella parrocchia vicino casa. Dopo avergli fatto bere dei liquori fatti in casa e con la scusa di rammendare suoi slip, il sacerdote abusava del ragazzo presso la propria abitazione. Salvatore, da allora, si chiude in un silenzio “paralizzante” e non riesce a parlarne con nessuno per anni. Racconta, inoltre, di non essere stato l’unico tra i chierichetti ad aver subito questo tipo di attenzioni.

    Per dimostrare a se stesso che si può essere preti diversi dal suo molestatore, a 11 anni decide di entrare in seminario a Novara; da allora il prete, ai tempi sessantenne, smette di abusare sessualmente di lui. A 14 anni racconta la sua terribile storia al suo padre spirituale in seminario, il quale, invece che denunciare l’accaduto, gli chiede di confessare gli abusi subiti come fossero peccati da lui commessi, tutto all’interno del sacramento della confessione, e poi lo invita a non raccontare il fatto a nessuno. Con il segreto di confessione infatti – spiega Salvatore – il padre spirituale del seminario poteva salvaguardare il religioso pedofilo non essendo autorizzato a parlarne più con nessuno. Il ragazzo continua, così, a convivere con il suo dramma interiore per svariati anni senza poterne parlare con nessuno.

    A 19 anni, mentre è ancora in seminario, scopre, inoltre, di essere omosessuale e consuma il suo primo rapporto durante un pellegrinaggio a Lourdes. Da allora, afflitto da uno spaventoso senso di colpa, non ha più avuto rapporti. A 25 anni, dopo essere diventato prete nel 1990, non riesce più a vivere castamente il celibato e a trattenersi dal vivere liberamente la sua omosessualità. Nonostante sia divenuto un sacerdote, ricomincia ad avere rapporti omosessuali, sempre vissuti con grandi sensi di colpa e, poi, confessati al proprio padre spirituale. Alla presenza del proprio padre spirituale, inizia allora un percorso psicologico di analisi, in seguito al quale riemerge il trauma della violenza subita da bambino. Nonostante il padre spirituale gli consigli nuovamente di non parlarne a nessuno e affidare il proprio dramma e il proprio carnefice alla misericordia di Dio, Don Salvatore, per l’immenso senso di angoscia, di colpa e di tradimento che lo invade, decide di raccontare tutto al proprio Vescovo, che si prende del tempo per capire cosa fare. Passano mesi e allora nel 2005 don Salvatore decide di auto-sospendersi e di ritirarsi nella provincia di Milano come “prete operaio”.

    Ad ottobre 2009, però, dato che la Chiesa non prende alcun provvedimento ufficiale e non lo sospende come sacerdote, don Salvatore chiede di essere “sbattezzato” (nello specifico che il proprio nome venga tolto dall’elenco dei battezzati presso la propria parrocchia).

    Attualmente, Salvatore, racconta di “essere felice, di credere profondamente in Dio e di aver perdonato il prete gli ha fatto del male quando era bambino”, ma non riesce a fare lo stesso con la Chiesa, per il modo in cui ha gestito il suo caso di violenza sessuale quando era minorenne.

    Quando gli viene chiesto in merito ai recenti scandali sui preti accusati di pedofilia, dichiara: “Io non mi meraviglio. Io dico solo che abbiamo scoperto la punta dell’iceberg” e aggiunge: “I crimini vanno denunciati all’autorità giudiziaria. La Chiesa giustamente deve condannare il gesto, ma condannarlo in modo definitivo. Senza se e senza ma.”

    Alla domanda su come la Chiesa può risolvere il problema della pedofilia al suo interno, ammette: “Se la Chiesa non ha il coraggio di ritornare al Vangelo, quindi ad una visione di servizio e non di controllo delle coscienze, i preti pedofili ci saranno per tutta la storia dell’uomo”.

    Infine, ai preti pedofili dice: “Abbiate il coraggio di parlarne con qualcuno che non sia all’interno della Chiesa. Con uno psicologo cioè con persone che vi aiutino non a nascondere ma ad uscire allo scoperto”. E poi , aggiunge: “Un prete pedofilo assolutamente deve finire in galera, perché solo in quel modo il prete pedofilo si troverà con se stesso. Si troverà con una rieducazione fatta in modo serio”.