Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Vi conviene parlare di numeri?

    Vi conviene parlare di numeri?

    Padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano, ha ritenuto opportuno ricordare che la pedofilia non alligna soltanto nella Chiesa, ma pure in altri ambienti; e a riprova di tale affermazione (della quale peraltro nessuno dubitava) si è premurato di fornire alcuni dati riguardanti l’Austria, in cui in un determinato periodo di tempo

    i casi accertati in istituzioni riconducibili alla Chiesa sono stati 17, mentre ve ne sono stati altri 510 in altri ambienti.

    Ecco, io finora mi sono astenuto dal parlare di cifre, giacché mi pareva sufficiente rilevare che gli abusi perpetrati da uomini di chiesa sono comunque più gravi degli altri, a prescindere dal loro numero, in quanto commessi da individui che per il loro ruolo dovrebbero assumere ben altri atteggiamenti.

    Però, siccome Padre Lombardi mi ci tira per i capelli, mi rassegno a prendere in esame i numeri che cita, rilevando in prima battuta che 17 : (510 + 17) ≈ 0,03 il che equivale a dire che gli abusi sessuali sui minori commessi in Austria dai preti in un certo periodo di tempo sono stati circa il 3% del totale.

    Ebbene, se i sacerdoti austriaci rappresentassero circa il 3% della popolazione maschile adulta vorrebbe dire che la percentuale di preti pedofili è più o meno analoga alla percentuale di pedofili nel resto della popolazione; mentre se la quota di preti sul totale della popolazione fosse inferiore, significherebbe che tra i preti, in termini percentuali, ci sono più pedofili che tra gli altri.

    Non dispongo del numero di sacerdoti austriaci, ma credo si possano tranquillamente utilizzare come pietra di paragone i dati del nostro paese, in cui i preti, nel 2000, erano circa 35.000, mentre nello stesso anno i maschi adulti in tutta la popolazione ammontavano a circa 20 milioni; siccome 35.000 : 20.000.000 ≈ 0,002 se ne deduce che i preti (almeno in Italia, ma non c’è ragione per ritenere che in Austria le cose debbano stare diversamente) rappresentano circa il 2 per mille della popolazione maschile adulta; dal momento che il 3% dei casi di pedofilia sono messi in opera dai preti, che i preti rappresentano il 2‰ della popolazione maschile adulta, e che 0,03 : 0,002 = 15 se ne deduce, stando ai dati di Padre Lombardi, che la percentuale di pedofili nei sacerdoti è quindici volte superiore alla percentuale di pedofili nel resto della popolazione; il che equivale a dire, se non mi sbaglio, che non parliamo di una differenza minima, ma proprio di un altro ordine di grandezza, che risalta in modo evidente nonostante il fatto che l’analisi sia stata fatta davvero in modo grossolano e, per così dire, “a spanne”.

    Non sono stato io, ripeto, a tirare in ballo le cifre, che per come la vedo lasciano comunque il tempo che trovano: sta di fatto, però, che se fossi il portavoce del Vaticano ci penserei due o tre volte prima di impelagarmi nel magico mondo dei numeri.

    http://metilparaben.blogspot.com/2010/03/vi-conviene-parlare-di-numeri.html

  • Gli attivisti americani, aderenti all’associazione contro gli abusi Snap, sono stati fermati da agenti della Polizia

    Gli attivisti americani, aderenti all’associazione contro gli abusi Snap, sono stati fermati da agenti della Polizia

    http://roma.corriere.it/roma/notizie/crona…716722179.shtml

    Pedofilia, alcune vittime distribuiscono volantini davanti a San Pietro
    Gli attivisti americani, aderenti all’associazione contro gli abusi Snap, sono stati fermati da agenti della Polizia

    ROMA – Alcuni americani vittime di preti pedofili e due altri attivisti dell’associazione statunitense Snap, che organizza quanti denunciano abusi sessuali commessi da sacardoti, hanno distribuito questa mattina volantini contro Papa Ratzinger proprio al confine tra l’Italia e la Città del Vaticano, cioè al limite tra piazza Pio XII e piazza San Pietro. Sono stati subito fermati dalla Polizia.

    CARTELLI E FOTO DI RATZINGER – Gli attivisti della Snap (Survivors network of those abused by priests) hanno protestato contro Benedetto XVI (uno indossava un cartello con la foto di Ratzinger) ricordando il ruolo che ebbe in qualità di Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede nella copertura degli abusi compiuti dal sacerdote Lawrence Murphy. «Benedetto XVI, quando era Capo della congregazione per la dottrina della fede – si leggeva su uno dei cartelli esposti – ha ignorato ripetute richieste provenienti da parte di tre vescovi di rimuovere dal sacerdozio il molestatore seriale Lawrence Murphy». Il riferimento è alla vicenda di Lawrence Murphy, un prete del Wisconsin, accusato di abusi su almeno 100 bambini sordi e che non fu processato dalla Congregazione della Dottrina della Fede in base alla richiesta dell’arcivescovo di Milwakee, mons. Rembert Weakland (poi costretto alle dimissioni perchè reo confesso di una relazione omosessuale con uno studente di teologia).

    NEW YORK TIMES – Proprio oggi, il portavoce vaticano Federico Lombardi ha risposto in merito al New York Times che il presule avrebbe potuto e dovuto denunciare a suo tempo Murphy alle autorità civili, in quanto le norme del diritto canonico non lo hanno mai impedito. E invece ha messo a conoscenza del caso il Vaticano «solo nel 1996, cioè molti anni dopo la fine delle indagini». In quel momento «la precaria salute di padre Murphy» impediva che potesse difendersi e si ritenne di non procedere con un giudizio. Il sacerdote, vecchio e malato, è morto subito dopo. Agenti della Polizia di Stato hanno poi identificato i quattro esponenti dello Snap chiedendo loro di seguirli al Commissariato Borgo.

    Fatemi capire perchè le vittime americane di abusi di preti pedofili che distribuivano volantini davanti a Piazza San Pietro sono state fermate dalla polizia. Che facevano di male? Perchè i poliziotti non sono stati mandati a fermare qualche spacciatore di droga nei pressi delle scuole o qualche ristoratore che serviva cibi avariati a prezzi altissimi? Che reato hanno commesso quei manifestanti?

  • PEDOFILIA: DUE VITTIME USA DIFFONDONO VOLANTINI A S. PIETRO

    PEDOFILIA: DUE VITTIME USA DIFFONDONO VOLANTINI A S. PIETRO

    www.agi.it/news/notizie/20100325114…tini_a_s_pietro

    PEDOFILIA: DUE VITTIME USA DIFFONDONO VOLANTINI A S. PIETRO

    (AGI) – CdV, 25 mar. – Due americani vittime di preti pedofili e due altri attivisti dell’associazione statunitense Snap, che organizza quanti denunciano abusi sessuali commessi da sacardoti, hanno distribuito questa mattina volantini contro Papa Ratzinger proprio al confine tra l’Italia e la Citta’ del Vaticano, cioe’ al limite tra piazza Pio XII e piazza San Pietro. Uno di loro indossa un cartello con una foto di Ratzinger. I testi si riferiscono alla vicenda di Lawrence Murphy, un prete del Wisconsin, accusato di abusi su almeno 100 bambini sordi e che non fu processato dalla Congregazione della Dottrina della Fede la richiesta dell’arcivescovo di Milwakee, mons. Rembert Weakland (poi costretto alle dimissioni perche’ reo confesso di una relazione omosessuale con uno studente di teologia). Proprio oggi, il portavoce vaticano Fdeerico Lombardi ha risposto in merito al New York Times che il presule averebbe potuto e dovuto denunciare a suo tempo Murphy alle autorita’ civili, in quanto le norme del diritto canonico non lo hanno mai impedito. E invece ha messo a conoscenza del caso il Vaticano “solo nel 1996, cioe’ molti anni dopo la fine delle indagini”. In quel momento “la precaria salute di padre Murphy” impediva che potesse difendersi e si ritenne di non procedere con un giudizio. Il sacerdote, vecchio e malato, e’ morto subito dopo.z .

    www.asca.it/news-PEDOFILIA__POLIZIA…04561-ORA-.html

    25-03-10

    PEDOFILIA: POLIZIA FERMA SIT-IN VITTIME DAVANTI SAN PIETRO. 5 FERMATI

    (ASCA) – Citta’ del Vaticano, 25 mar – La polizia italiana ha interrotto un sit-in di vittime dei preti pedofili che stavano parlando con decine di giornalisti in piazza Pio XII, di fronte piazza San Pietro. Quattro membri dell’associazione statunitense di vittime di abusi sessuali da parte di preti Snap – piu’ una loro assistente – stavano raccontando la loro storia davanti alle telecamere, tenendo in mano cartelli con le loro foto all’eta’ degli abusi, quando alcune auto della polizia sono arrivate e hanno interrotto il sit-in improvvisato, portandoli in questura.

    http://roma.corriere.it/roma/notizie/crona…716722179.shtml

    IL BLITz

    Pedofilia, due vittime distribuiscono volantini davanti a san Pietro
    I due americani sono stati fermati dalla Polizia

    ROMA – Alcuni americani vittime di preti pedofili e due altri attivisti dell’associazione statunitense Snap, che organizza quanti denunciano abusi sessuali commessi da sacardoti, hanno distribuito questa mattina volantini contro Papa Ratzinger proprio al confine tra l’Italia e la Città del Vaticano, cioè al limite tra piazza Pio XII e piazza San Pietro. Sono stati subito fermati dalla Polizia.

    I CARTELLI E FOTO DI RATZINGER – Gli attivisti della Snap (Survivors network of those abused by priests) hanno protestato contro Benedetto XVI ricordando il ruolo che ebbe in qualità di Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede nella copertura degli abusi compiuti dal sacerdote Lawrence Murphy. «Benedetto XVI, quando era Capo della congregazione per la dottrina della fede – si leggeva su uno dei cartelli esposti – ha ignorato ripetute richieste provenienti da parte di tre vescovi di rimuovere dal sacerdozio il molestatore seriale Lawrence Murphy». Uno dei manifestanti di loro indossa un cartello con una foto di Ratzinger. I testi si riferiscono alla vicenda di Lawrence Murphy, un prete del Wisconsin, accusato di abusi su almeno 100 bambini sordi e che non fu processato dalla Congregazione della Dottrina della Fede la richiesta dell’arcivescovo di Milwakee, mons. Rembert Weakland (poi costretto alle dimissioni perchè reo confesso di una relazione omosessuale con uno studente di teologia).

    NEW YORK TIMES – Proprio oggi, il portavoce vaticano Federico Lombardi ha risposto in merito al New York Times che il presule averebbe potuto e dovuto denunciare a suo tempo Murphy alle autorità civili, in quanto le norme del diritto canonico non lo hanno mai impedito. E invece ha messo a conoscenza del caso il Vaticano «solo nel 1996, cioè molti anni dopo la fine delle indagini». In quel momento «la precaria salute di padre Murphy» impediva che potesse difendersi e si ritenne di non procedere con un giudizio. Il sacerdote, vecchio e malato, è morto subito dopo. Agenti della Polizia di Stato hanno poi identificato i quattro esponenti dello Snap chiedendo loro di seguirli al Commissariato Borgo.

    Redazione online
    25 marzo 2010

  • Pedofilia, “La Caramella Buona” chiede di indagare su due monsignori a Roma e Milano

    Pedofilia, “La Caramella Buona” chiede di indagare su due monsignori a Roma e Milano

    http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/…a_e_Milano.html

    12/03/2010 –
    Italia-Mondo

    Pedofilia, “La Caramella Buona” chiede di indagare su due monsignori a Roma e Milano

    «Il Papa fa bene a prendere posizione contro i preti pedofili nel mondo, ma ora dovrebbe andare oltre e chiedere ai vescovi italiani di fare chiarezza su troppi episodi oscuri a casa nostra». Lo scrive in una nota Roberto Mirabile, presidente dell’associazione antipedofilia La Caramella Buona, dopo la condanna da parte di Benedetto XVI degli ultimi episodi di abusi sessuali su minori compiuti da sacerdoti in Irlanda e Germania.
    «Lungi da me condannare a priori la Chiesa cattolica – sostiene Mirabile – ma chiedo formalmente al Papa di indagare sulle eventuali gravissime responsabilità di alcuni prelati in Italia, in particolare un vescovo di Roma e un monsignore decano nel Milanese, insistentemente chiamati in causa in questi mesi nel processo che si svolge nella capitale a carico di un ex parroco accusato di pedofilia».
    Nel processo citato dall’associazione, La Caramella Buona è parte civile e difensiva di diverse vittime. «Mi rivolgo umilmente al Papa – continua Mirabile – affinché verifichi se il vescovo e il decano abbiano taciuto sulle segnalazioni ricevute negli anni dai ragazzi che denunciavano abusi compiuti dal sacerdote ora agli arresti. Personalmente posso dire di avere forti sospetti che questi alti prelati fossero a conoscenza di notizie di atti punibili senza far nulla di concreto. Come associazione offriamo la massima collaborazione alla Santa Sede per debellare questo problema, certo non esclusivo dell’istituzione cattolica, basti pensare a come l’Islam accetti i matrimoni combinati fra bambine e adulti».

  • In Italia un’ondata di scandali travolge la chiesa cattolica. Ma nessuno se ne accorge

    In Italia un’ondata di scandali travolge la chiesa cattolica. Ma nessuno se ne accorge

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    Pedofilia clericale – Articolo della stampa estera
    Il papa affronta una nuova ondata dello scandalo degli abusi sessuali sui minori in italia

    Un articolo di The Guardian in una nostra traduzione dall’inglese a cura di Stefania Salomone

    Il capo della chiesa cattolica si prepara per il nuovo round di accuse da parte delle vittime di preti pedofili – in Italia.
    Il cardinale Joseph Ratzinger ha affrontato casi di abusi sessuali per 24 anni prima di diventare papa Benedetto XVI.
    Papa Benedetto XVI deve fronteggiare crescenti pressioni sulla sua gestione dei preti pedofili, ora che sono venuti alla luce nuovi casi di copertura in Italia, il paese con la più alta concentrazione di clero cattolico romano.
    Dopo le ultime accuse – relative al fatto che Benedetto non avrebbe intrapreso azioni negli Stati Uniti quando era a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’organo Vaticano preposto – la chiesa è “terrorizzata” mentre altre vittime in Italia si stanno facendo avanti, secondo quanto affermato da Roberto Mirabile, responsabile de La Caramella Buona, un gruppo italiano anti-abusi. “Dopo che gli scandali sono venuti alla luce all’estero, sorgeranno in Italia un numero crescente di gruppi di vittime nelle prossime settimane”, ha dichiarato ieri Mirabile.
    Quando era ancora il cardinale Joseph Ratzinger, Benedetto ha gestito i casi di abuso in Vaticano per 24 anni prima di diventare papa nel 2005.
    “Scopriremo presumibilmente che il Vaticano ha lavorato in Italia ancor più alacremente con i vescovi per nascondere i casi, rispetto all’estero, semplicemente perché il contatto era più vicino e la chiesa è così potente in Italia”, ha aggiunto Mirabile.
    Anche Sergio Cavaliere, un avvocato italiano che ha documentato 130 casi di pedofilia clericale, ritiene che i cortili Vaticani potrebbero seguire l’Irlanda, gli Stati Uniti e la Germania sull’onda delle rivelazioni di abusi sessuali. “I casi che ho trovato sono solo la punta dell’iceberg a causa della riluttanza di molte vittime a uscire allo scoperto fino ad ora”, ha dichiarato Cavaliere. “In nessuno dei casi il vescovo locale ha avvisato la polizia del sospetto abuso”.
    Altro sviluppo sorprendente è che la maggior parate delle denuncie sono recenti, a differenza dei casi del passato a Monaco o a Milwaukee, per i quali Benedetto è stato accusato la scorsa settimana di non aver intrapreso azioni.
    Mons. Charles Scicluna, che indaga sulle accuse di abusi arrivate in Vaticano, nel mese ha negato che gli abusi abbiano raggiunto ‘proporzioni drammatiche’ in Italia, ma ha dichiarato di essere preoccupato per “una certa cultura del silenzio” tra i 50.000 preti italiani.
    In febbraio, il Vaticano ha avviato un’indagine per le accuse di 67 ex-allievi di una scuola per sordi di Verona secondo cui ben 24 preti, frati e religiosi laici maschi hanno abusato degli alunni tra il 1950 e il 1980. Tre degli accusatori hanno ripetuto le loro rivendicazioni in televisione, in prima serata venerdì scorso.
    In un caso che richiama le accuse fatte contro P. Lawrence Murphy a Milwaukee, che sembrerebbe aver abusato di oltre 200 bambini sordi, un ex-allievo italiano ha dichiarato che i preti lo hanno sodomizzato così spietatamente da farlo sentire “come morto”.
    Un secondo studente ha accusato il precedente vescovo di Verona, Mons. Giuseppe Carraro, attualmente sotto processo per la causa di beatificazione, di averlo molestato.
    In Irlanda, il leader della chiesa cattolica è stato nominato in più di 200 azioni civili da parte di vittime di abusi clericali, facendo pressioni affinché si dimetta. Le vittime sostengono che il Cardinale Seàn Brady si sia reso complice negando loro la protezione dai preti pedofili o altri perpetuatori di abusi sessuali. Non ci sono indizi che egli abbia preso parte a nessun abuso.
    Fonti legali repubblicane hanno confermato che 230 singole vittime di abusi clericali stanno per trascinare la chiesa in tribunale. Affermano inoltre che queste comprendono le cinque vittime di P. Brendan Smyth, uno dei più noti pedofili d’Irlanda.
    La condanna e l’arresto di Smyth hanno aperto i boccaporti a dozzine di casi di preti che hanno abusato di bambini nelle diocesi di tutta l’Irlanda, nonché abusi diffusi e sistematici avvenuti in orfanotrofi e scuole gestiti da religiosi.
    Brady ha confermato di essere stato presente durante un processo canonico chiuso per le attività di Smyth, morto in prigione 13 anni fa, mentre scontava 12 anni per i 74 abusi commessi su minori.
    “Le vittime di Smyth sosterranno che la chiesa sapesse già dal 1975 che egli commetteva abusi sui bambini. Ma aver gestito in segreto due di queste giovani vittime in quell’anno, ha fatto sì che Smyth abusasse liberamente di molte altre negli anni successivi”, ha dichiarato all’Observer una fonte legale.
    “Il cardinale ora si ritrova nominato in centinaia di casi, alcuni dei quali arriveranno in tribunale”.
    Alla domanda se la chiesa sapesse che Brady fosse coinvolto in così tante azioni civili nei tribunali irlandesi, un portavoce dell’Ufficio Stampa Cattolico irlandese ha risposto: “Il vescovo che occupa la posizione di primate d’Irlanda (Brady) viene spesso nominato quale co-difensore nei procedimenti giudiziari da coloro che pensano erroneamente che sia “l’Amministratore Delegato” della chiesa cattolica d’Irlanda. In risposta alla sua domanda, non conosco il numero esatto dei casi di vittime di abusi sessuali da parte del clero che abbiano nominato il cardinale Seàn Brady nelle loro azioni legali”.
    Voice of the Faithful, una organizzazione cattolica che lotta per le riforme nella chiesa, ha dichiarato che “è stato significativo” che Brady abbia affermato di voler riflettere fino a Pasqua sulla sua posizione.
    Seàn O’Connaill, il coordinatore del gruppo irlandese ha dichiarato: “La situazione della chiesa d’irlanda e la posizione del cardinale Brady sono molto confuse e mutevoli”
    “I problemi che la chiesa cattolica si trova ad affrontare, tuttavia, non verranno risolti solo facendo saltare delle teste. La gente e la leadership devono rendersi conto che è necessario un grande programma di riforma della chiesa per dare una svolta a questa questione”.

    http://www.guardian.co.uk/world/2010/mar/2…e-priests-italy

    Testo originale
    Pope faces fresh wave of child abuse scandals in Italy
    The head of the Catholic church is bracing himself for a new round of allegations by victims of paedophile priests — in Italy
    Cardinal Joseph Ratzinger handled abuse cases for 24 years before becoming Pope Benedict XVI. Photograph: Max Rossi/REUTERS
    Pope Benedict XVI is facing growing pressure over his handling of paedophile priests as new cover-ups come to light in Italy, the country with the greatest concentration of Roman Catholic clerics.
    After the latest allegations – that Benedict took no action in the US when he was head of the Congregation for the Doctrine of the Faith, the Vatican’s enforcer – the church is now “terrified” as more victims stand up to be counted in Italy, according to Roberto Mirabile, head of La Caramella Buona, an Italian anti-abuse group. “With the scandals erupting abroad, we will see a huge growth in victims’ groups in Italy in coming weeks,” said Mirabile yesterday. As Cardinal Joseph Ratzinger, Benedict handled abuse cases at the Vatican for 24 years before he became pope in 2005.
    “We are likely to discover that the Vatican worked even harder in Italy with bishops than elsewhere to hide cases, simply because the contact was closer and the church is so powerful in Italy,” Mirabile added.
    Sergio Cavaliere, an Italian lawyer who has documented 130 cases of clerical paedophilia, also believes that the Vatican’s backyard could follow Ireland, the United States and Germany in producing a wave of abuse revelations. “The cases I have found are just the tip of the iceberg given the reluctance of many victims to come forward until now,” said Cavaliere. “And in no single case did the local bishop alert police to the suspected abuse.”
    Another startling development is how recent most of the allegations are, unlike the decades-old cases in Munich and Milwaukee that Benedict was last week accused of failing to act on.
    Monsignor Charles Scicluna, who investigates abuse accusations passed on to the Vatican, denied this month that abuse had reached “dramatic proportions” in Italy, but he was concerned about “a certain culture of silence” among Italy’s 50,000 priests.
    In February, the Vatican opened an investigation into allegations by 67 former pupils at a school for the deaf in Verona that 24 priests, brothers and lay religious men abused pupils from the 1950s to the 1980s. Three of the accusers repeated their claims on Italian prime-time television on Friday.
    In a case recalling the accusations against Father Lawrence Murphy in Milwaukee, who was claimed to have abused up to 200 deaf children, one Italian former pupil claimed that priests had sodomised him so relentlessly that he came to feel “as if I were dead”.
    A second pupil has accused Verona’s late bishop, Monsignor Giuseppe Carraro, who is being considered for beatification, of molesting him.
    In Ireland, the leader of the Catholic church has been named in more than 200 civil actions by victims of alleged clerical abuse, putting him under further pressure to resign. The victims claim that Cardinal Seán Brady failed in his duties by neglecting to protect them from paedophile priests and other sex abusers. There is no suggestion that he took part in any abuse.
    Legal sources in the republic confirmed that 230 separate victims of alleged clerical abuse are taking the church to court. They said these include five victims of Father Brendan Smyth, one of Ireland’s most notorious paedophiles.
    Smyth’s arrest and conviction opened the floodgates for dozens of cases concerning priests abusing children in dioceses all over Ireland, alongside widespread and systemic abuse in church-run orphanages and industrial schools.
    Brady has confirmed that he was present at a closed canonical tribunal into the activities of Smyth, who died in jail 13 years ago while serving 12 years for 74 sexual assaults on children.
    “Smyth’s victims will argue that the church knew as far back as 1975 that he was abusing children. But the hierarchy’s secret deal with two of his young victims that year left Smyth free to abuse others many years afterwards,” one senior legal source told the Observer.
    “The cardinal now faces being named in hundreds of cases, some of which will go through the courts.”
    Asked if the church was aware that Brady had been named in so many civil actions through the Irish courts, a spokesman for the Catholic Press Office in Ireland said: “The bishop who occupies the position of primate of all Ireland [Brady] is often named as co-defendant in judicial proceedings by people who mistakenly presume him to be the ‘CEO’ for the Catholic church in Ireland. In answer to your query, I do not know the exact number of cases taken by alleged victims of clerical sex abuse who have named Cardinal Seán Brady in their actions.”
    Voice of the Faithful, an international lay Catholic organisation campaigning for reforms in the church, said it was “deeply significant” that Brady has said he is spending the run-up to Easter reflecting on his position.
    Seán O’Connaill, the group’s Irish co-ordinator, said: “The situation regarding the church in Ireland and Cardinal Brady’s position is very confused and fluid.
    “The problems facing the Catholic church, however, will not be resolved alone by heads rolling. Both the people and the leadership have to realise that there has to be a major reform programme within the church to turn this around.”

    http://www.guardian.co.uk/world/2010/mar/2…e-priests-italy

    http://www.corrierediaversaegiugliano.it/i…11477&Itemid=66

    Sergio Cavaliere la law firm antipedofili intervistato dal Guardian PDF Stampa E-mail
    Scritto da s.p.
    martedì 30 marzo 2010
    L’avvocato Sergio Cavaliere di San Cipriano d’Aversa è stato intervistato dal Guardian, il famoso giornale inglese lo ha contattato in quanto la law firm sancprianese è uno dei massimi esperti italiani nella difesa delle vittime di preti pedofili, una piaga presente nella chiesa cattolica che in questi giorni sta venendo alla ribalta in maniera eclatante. Infatti il Guardian ha scritto che Cavaliere ha documentato ben 130 casi di pedofilia clericale. Cavaliere ha detto al giornalista Tom Kingdom:
    “I casi che ho trovato sono solo la punta di un iceberg dato la riluttanza di molte vittime a farsi avanti per denunciare”. Sergio Cavaliere recentemente si è occupato del caso di Don Marco Cerullo, parroco di Casal di Principe, trovato dai carabinieri in flagranza di reato mentre abusava di un bambino ed arrestato dopo un inseguimento. Cerullo è stato condannato a 6 anni e 8 mesi in appello.
    s.p.

  • Vescovo di Lecce. In Puglia 10 preti pedofili. Fuori i nomi!

    Vescovo di Lecce. In Puglia 10 preti pedofili. Fuori i nomi!

    Vescovo su preti pedofili:
    «Anche in Puglia
    una decina di casi»
    di ONOFRIO PAGONE

    La carne è debole, perciò avvengono questi casi di preti pedofili. Mons. Cosmo Francesco Ruppi, arcivescovo emerito della diocesi di Lecce, lo ripete senza esitazione. «Tutto questo – spiega – succede per la debolezza della carne e perché il sacerdote non è consapevole della sua responsabilità e si lascia andare ad effusioni affettuose in maniera disordinata».

    Eccellenza, lei è stato vescovo in Puglia per trent’anni, ed ha anche presieduto la Conferenza episcopale pugliese: mai neanche un caso di pedofilia da noi? «Non mi sono mai occupato direttamente di pedofilia. Mi sono occupato e preoccupato di qualche prete che non si comportava molto bene e l’ho richiamato. Da noi so di pochi casi di pedofilia accertati, e parecchi casi dubbi o chiacchierati».

    Pochi che vuol dire? Quanti sono? «Non più di una decina di casi su milleottocento preti in Puglia, una percentuale minima rispetto al fenomeno esistente in altre categorie diverse dai sacerdoti».

    E voi vescovi cosa avete fatto, come siete intervenuti? «Siamo stati molto severi. Quei preti sono stati ridotti allo stato laicale o sono stati avviati alle case di redenzione o trasformazione, sono tre-quattro strutture che abbiamo in Italia dove vengono inseriti i sacerdoti in difficoltà: o si redimono o sono fuori dal sacerdozio. La pedofilia è incompatibile col sacerdozio».

    E i preti pedofili pugliesi si sono redenti? «Non posso dire più di tanto. Ci sono stati casi di recupero, ed altri in cui il sacerdote ha chiesto la dispensa».

    Insomma avete applicato la linea dura, giusto? «È la linea della Chiesa, dura ma anche paterna. Il buon padre rimprovera il proprio figlio e lo punisce, e però deve occuparsi non solo dei minori oltraggiati ma anche di colui che ha sbagliato».

    Eccellenza, il celibato imposto ai sacerdoti c’entra con queste storie di pedofilia? «Non c’entra per niente con la pedofilia. Tanto è vero che questa abitudine, questo reato esiste anche fuori dal presbiterio, anche tra coloro che svolgono altre attività. Questo avviene anche nelle scuole, nelle residenze universitarie, in altri luoghi della vita. I giornali sono pieni di storie analoghe».

    E questo riduce la responsabilità della Chiesa? «La Chiesa è sempre stata molto ferma. Sia Benedetto XVI sia Giovanni Paolo II sono stati sempre molto duri per i reati sui minori: hanno sempre criticato quelle conferenze episcopali che non avevano esercitato l’opportuna vigilanza sul clero. Proprio Papa Wojtyla aveva utilizzato l’espressione “tolleranza zero” a proposito degli scandali negli Stati Uniti. E Benedetto XVI è stato sempre molto deciso e ha chiesto ai vescovi di essere più vigilanti sulla vita del prete e sulla sua formazione».

    Ma adesso il fenomeno è aumentato o semplicemente se ne parla di più? «Credo che se ne parli, ora, in un momento in cui si vuole aggredire la Chiesa mettendo in luce questa debolezza. Benedetto XVI ha precisato che c’è un clima di ostilità nei confronti della Chiesa cattolica, e questa ostilità nei confronti dei presbiteri ne è la conseguenza. Però bisogna anche sottolineare un altro aspetto: insieme con i preti che sbagliano e che vanno puniti con fermezza, bisogna guardare a quelli che non sbagliano e si dedicano alla carità. Nel mondo ci sono 400mila presbiteri e alcune migliaia di religiosi: quelli che sbagliano sono la minoranza».

    E non è un bene guardare a questa minoranza? «Certo che lo è! Lo aveva già detto l’allora cardinale Ratzinger che nella Chiesa ci sono sporcizie, ma anche santità e sacrifici di una moltitudine di preti che lavorano nel nascondimento».

    Da cosa nasce l’ostilità verso la Chiesa? «La Chiesa è forte, ha parecchio da dire e si vorrebbero tagliare le ali alla Chiesa per ridurne la credibilità. Invece la Chiesa che reprime questi difetti, questi errori, questi peccati, merita maggiore rispetto e amore. Benedetto XVI e i vescovi si stanno impegnando molto per riportare la santità del clero al disegno del Signore. In questo “anno sacerdotale”, perché il Papa ha voluto indirlo per il 150° anniversario di San Giovanni Maria Vianney, sta avvenendo questo “scoppiettìo” di infamia contro la Chiesa, ma sono profondamente convinto che questo momento è salutare e provvido perché la Chiesa e il prete riacquistino la meta della santità».

    Eccellenza, ma da chi è creato questo clima di ostilità? «Soprattutto dalla forza del male, il demonio, e dalla situazione della storia. Ma la forza della Chiesa dipende dallo Spirito Santo, non dagli uomini». Non è anche questione di formazione del clero? «Il clero di oggi è migliore di quello di cento o 200 anni fa, che era meno colto e molto dedito alla caccia, alle opere terrene e a molti peccati morali. Oggi, nonostante i preti cattivi, la maggior parte risponde al disegno di Dio e alla volontà della Chiesa. E i vescovi scelgono con oculatezza i formatori».

  • Una vittima: abusi prima su di me, dopo su mio fratello e su altri ragazzini «Quel prete e le molestie durate tredici anni»

    Una vittima: abusi prima su di me, dopo su mio fratello e su altri ragazzini «Quel prete e le molestie durate tredici anni»

    I racconti-appello dopo l’iniziativa del vescovo Karl Golser.
    Una vittima: abusi prima su di me, dopo su mio fratello e su altri ragazzini
    «Quel prete e le molestie durate tredici anni»
    Bolzano, le segnalazioni e-mail alla Curia
    Di Giuseppe Sarcina Corriere della Sera 16 marzo 2010
    DAL NOSTRO INVIATO BOLZANO — Le prime e-mail «anti-pedofilia» sono arrivate sabato scorso, nella casella di posta elettronica appena aperta dalla Curia di Bolzano («molestie@bz.net»). Un lungo messaggio scritto da un professionista, ora in pensione. Più che una denuncia è un racconto-appello al vescovo Karl Golser e al suo vicario Josef Matzneller, incaricato di seguire questo particolare dossier. La vicenda risale molto indietro, agli anni della guerra, e ripercorre la storia di un ragazzine sfollato con la sua famiglia a Nova Ponente, un paese a 30 chilometri dalle bombe di Bolzano. Il protagonista di allora vive ancora in città e accetta di parlarne, ma a condizione di mantenere l’anonimato. «Ho raccontato nei dettagli le molestie che ho subito tanti anni fa da parte di un giovane sacerdote, sulla trentina, biondo e molto dinamico. Mi toccava sui pantaloncini, cercava di baciarmi, mi chiedeva di accarezzarlo. Insomma un classico. Non era violento, ma il suo comportamento era chiaramente inaccettabile. Ne sono disgustato ancora adesso. So con certezza che ha continuato a insidiare i ragazzini, specie gli studenti della scuola media: c’è passato anche mio fratello, tredici anni dopo di me. Ma oggi, dopo tanto tempo, quello che mi interessa è cogliere l’opportunità offerta dal vescovo e offrire un contributo per un’operazione trasparenza che è arrivata con grande ritardo, ma che comunque, finalmente, è arrivata». Per il momento Matzneller non ha ancora risposto alle e-mail. In questi giorni fa sapere di essere molto impegnato e di confermare le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi al Corriere. Nelle palazzine della Curia, alle spalle del Duomo, c’è solo il presidio del portavoce Martin Pezzei. Risponde a scatti, anzi farebbe volentieri a meno delle domande suscitate da un’iniziativa che non ha precedenti, a sentire gli esperti, nella storia recente della Chiesa cattolica in Italia. Tra l’altro la gestione un po’ approssimativa della comunicazione ha già provocato un mezzo pasticcio in città. Domenica scorsa un quotidiano locale aveva titolato: «Molestie, molte segnalazioni alla Curia», e ora il portavoce è costretto a inseguire, a precisare che «nessuno ha detto che sono molte», che lui non può e non vuole «dare numeri», perché «ogni abuso è di troppo», come recita lo slogan diffuso via Internet. In realtà i vertici della Diocesi vogliono misurare i passi con grande cautela. L’invito a denunciare molestie sessuali e comportamenti scorretti esisteva già da qualche anno sul sito della Curia. Ma era praticamente invisibile, relegato nelle ultime schermate, quasi nei titoli di coda. È stato il vescovo Golser a ordinare di collocarlo, con grande rilievo grafico, nella prima pagina del sito. L’iniziativa anti-pedofilia fa parte di una più ampia campagna di apertura in una Diocesi (Bolzano-Bressano-ne) di 400 mila abitanti solcata dal bilinguismo italo-tedesco, ma ora disorientata soprattutto dall’impatto dell’immigrazione (nord-africani e molti cinesi). Golser, da neanche un anno al vertice della Curia, segue con grande attenzione tutto ciò che si muove in Austria e Germania (qualcosa di più che buoni vicini di casa), dove da anni il tema della pedofilia nella Chiesa viene dibattuto apertamente sui siti di parrocchie e vescovadi. Naturalmente sono state fondamentali anche le raccomandazioni del Papa (tedesco) Joseph Ratzinger rivolte a tutte le Comunità ecclesiali. Nei prossimi giorni la Curia si muoverà su due piani, il vescovo terrà alto il profilo, perché ormai Bolzano può diventare un modello per le altre diocesi italiane. Monsignor Golser insisterà, dunque, sull’aspetto «pastorale», riassorbendo l’azione di contrasto agli abusi sessuali nel grande capitolo della «riconciliazione tra gli uomini e con Dio». Domenica scorsa, 14 marzo, ha già colto l’occasione della «Giornata del seminario» a Bressanone per mettere in guardia seminaristi e studenti, citando apertamente l’insidia delle molestie sessuali. Matzneller, invece, agirà con la massima discrezione, ma senza cestinare alcuna e-mail, alcuna telefonata. In una prima fase il vicario ricostruirà i fatti denunciati, accertandosi che non vi siano gli estremi per una denuncia penale. Poi contatterà le «vittime», confronterà le loro versioni con i dati raccolti e, infine, se sarà il caso, interverrà con un provvedimento disciplinare a carico dei preti colpevoli. «Io spero che facciano sul serio – dice ancora il firmatario della prima denuncia – ho scritto al vescovo che non basta trasferire un sacerdote da una parrocchia all’altra. Lo dico sulla base della mia esperienza: significherebbe solo spostare un grave problema da una comunità all’altra».

  • Prete pedofilo, la verità di Vecchi “La Curia non era al corrente”

    Prete pedofilo, la verità di Vecchi “La Curia non era al corrente”

    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/…rrente-2666545/

    Prete pedofilo, la verità di Vecchi
    “La Curia non era al corrente”
    Sull’inserto di Avvenire la replica di via Altabella alla ricostruzione del caso giudiziario fatta da Repubblica. Il vescovo: “Fino alla denuncia mai avvisati dei sospetti sul parroco”
    di MICHELE SMARGIASSI

    Prete pedofilo, la verità di Vecchi “La Curia non era al corrente” Monsignor Ernesto Vecchi

    Cinque anni dopo i fatti, due anni dopo la sentenza, un mese dopo le ricostruzioni di Repubblica, la Curia informa finalmente i suoi fedeli che un sacerdote della diocesi fu condannato in primo grado (a sei anni e dieci mesi) per molestie pedofile ai danni di dieci bambine dai tre ai sei anni che frequentavano il suo asilo nido parrocchiale. Lo fa con un articolo non firmato su Bologna Sette (l´inserto bolognese di Avvenire) di ieri, che è in realtà la lunga autogiustificazione personale di monsignor Ernesto Vecchi, vicario generale della diocesi, riguardo ai rapporti da lui intrattenuti con le insegnanti dell´asilo che sporsero denuncia o testimoniarono contro il sacerdote.

    L´articolo di Avvenire si presenta infatti come «la ricostruzione puntuale degli incontri avvenuti presso la Curia di Bologna con rappresentanti delle famiglie dei minori, tratta dagli appunti del vescovo ausiliare mons. Vecchi redatti all´epoca dei fatti». Il diario di Vecchi prende le mosse dal luglio del 2004, quando tra il parroco e le insegnanti scoppiarono forti contrasti di natura didattico-amministrativa che portarono al licenziamento delle maestre, poi riassunte grazie alla mediazione della Curia. In quell´occasione, ricorda Vecchi, nessuno fece cenno a sospetti di altra natura. Quando poi, il 15 novembre, la nuova coordinatrice dell´asilo gli chiese via fax un incontro, Vecchi annota di averla convocata per la settimana dopo, ma che la coordinatrice non si presentò «per malattia»; in realtà perché già «sotto segreto istruttorio», essendo intanto scattata la denuncia. Un incontro tra Vecchi, la coordinatrice e un genitore si tenne però l´8 gennaio, e anche dagli appunti del vicario ne trapela la tensione. L´incontro si concluse, secondo i due ospiti, con una frase pronunciata da Vecchi: «Questo incontro non è mai avvenuto», che l´interessato ha sempre smentito d´aver detto, ma che nei suoi appunti riemersi improvvisamente viene ora «collocata nel suo contesto: la preoccupazione della psicologa di mantenere il silenzio su questo incontro».

    La ricostruzione di Vecchi rivendica la propria sincerità rispetto alle «opinioni di parte», come vengono definite le deposizioni rilasciate dai testimoni al tribunale di Ferrara, che per Vecchi «stravolgono la verità dei fatti». Effettivamente fra le versioni del vicario e quelle dei testimoni ci sono alcune divergenze: Vecchi nega che prima del fax del 15 novembre ci fossero state altre richieste telefoniche d´incontro senza esito, come invece messo a verbale dalla coordinatrice. Vecchi nega poi che quel fax contenesse accenni allarmati «alla questione morale», mentre (ma qui c´è un documento che lo prova) la coordinatrice vi scrisse di «un problema che può portare, vista la gravità delle accuse, a estreme conseguenze: denunce alle autorità, stampa ecc.».

    Il vicario non contesta altro della ricostruzione ben più ampia di Repubblica, che parte da prima della cronologia del suo “diario”, cioè dalla primavera del 2004, quando la Curia venne informata per la prima volta dei sospetti a carico del sacerdote, e arriva al processo diocesano recentemente svolto, ma tenuto rigorosamente segreto. Di questi e di altri aspetti dell´atteggiamento tenuto dalla Chiesa bolognese sulla vicenda, Avvenire non si occupa.

    (15 marzo 2010)

    http://retelaicabologna.wordpress.com/2010…giornalistiche/

    Bologna, prete pedofilo. Nome svelato da inchieste giornalistiche | J marzo 2010

    Comunicato stampa, 15 Marzo 2010
    (Scarica e diffondi)

    PRETE PEDOFILO. CECCONI: “NOME SVELATO
    DA INCHIESTE GIORNALISTICHE. CURIA DICA
    DOVE E’ STATO TRASFERITO DON ANDREA AGOSTINI”

    Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica Bologna,
    in merito al prete pedofilo protetto dalla Curia di Bologna
    e condannato per molestie sessuali su bambine.

    “Come Rete Laica abbiamo più volte chiesto alla Curia di rivelare il nome del prete pedofilo, condannato per molestie sessuali su bambine di un asilo. Non per morbosità, bensì per trasparenza e per tutela dei minori che in futuro potessero venirne in contatto; come avviene negli USA, come è avvenuto in Irlanda, in Austria e in Germania. Non abbiamo mai ricevuto risposta, né noi né, ancor peggio, le molte famiglie che affidano i loro figli alle scuole gestite da religiosi”, così Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica Bologna, che continua: “Il nome è stato finalmente rivelato non dalla Curia, che continua a trincerarsi dietro un muro di bugie e di silenzi, bensì dalle inchieste giornalistiche condotte dal quotidiano “La Repubblica”, che ieri, a pagina 15 dell’edizione nazionale, riportava un elenco di vari casi di preti pedofili in tutta Italia, tra cui quello del prete sotto la responsabilità dell’Arcidiocesi di Bologna, indicandolo per nome e cognome”.

    Questo il passo dell’articolo: “Altre storie riemergono, descritte in dettaglio nel libro “Il peccato nascosto” (Editore Nutrimenti, curato da Luigi Irdi) in uscita mercoledì. L’autore, che si firma come Anonimo — sigla che comprende il contributo di più mani fra cui quella di un sacerdote che ha preferito non comparire in prima persona — raccoglie le tante denunce arrivate di recente in varie Procure d’Italia. C’è la vicenda di un gruppo di bambine di un paese vicino a Cento, diocesi di Ferrara [in realtà, di responsabilità della Diocesi di Bologna, ndr], abusate da don Andrea Agostini, condannato nel 2008 a 6 anni e 10 mesi di reclusione, e al risarcimento di 28mila euro. Il loro avvocato, Claudia Colombo, aveva anche scritto al cardinale di Bologna, Carlo Caffarra, chiedendo una presa di responsabilità della curia locale. Nel dispositivo della sentenza i giudici di primo grado hanno denunciato “il silenzio dei vertici ecclesiastici e la loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano””.

    Il libro citato uscirà nelle librerie Mercoledì 17 Gennaio e Rete Laica lo presenterà in anteprima a Bologna Martedì 23 Marzo, alle ore 18.00, presso la Libreria Melbookstore. Insieme a Maurizio Cecconi, sarà presente Luigi Irdi, curatore del libro. Nel testo, un capitolo è dedicato alle molestie compiute da don Andrea Agostini.

    “Abbiamo fatto delle ricerche anche per conto nostro”, spiega Cecconi, “E abbiamo scoperto, sfogliando l’archivio elettronico di BolognaSette, un fatto curioso che vale la pena ricordare. Sul numero di Domenica 8 Febbraio 2004, interamente dedicato all’arrivo in città del nuovo Cardinale, Carlo Caffarra, si può leggere che il primo prete incontrato è stato proprio don Andrea Agostini”.

    Questo l’articolo apparso su BolognaSette (e rintracciabile a questo indirizzo web):

    “Gallo Ferrarese: il primo incontro con la diocesi (L.T.) – Sarà Gallo Ferrarese la prima parrocchia in territorio bolognese, sulla strada da Ferrara, ad accogliere domenica prossima il nuovo Arcivescovo. Un corteo di auto proveniente dalla città estense farà sosta alle 14.50 davanti alla chiesa parrocchiale di Santa Caterina de’ Vigri. Qui un momento di accoglienza da parte dei fedeli della zona sarà aperto dalle parole di benvenuto nella diocesi petroniana da parte del provicario generale della diocesi di Bologna monsignor Ernesto Vecchi. Saranno presenti inoltre – oltre al parroco di Gallo Ferrarese don Andrea Agostini – i parroci dei paesi confinanti e il sindaco di Poggio Renatico. Un bambino e una bambina della comunità, con semplici parole e un mazzo di fiori, renderanno omaggio a monsignor Carlo Caffarra a nome dei presenti. “Un po’ tutte le realtà parrocchiali saranno presenti quel giorno – spiega don Agostini – e con impegno stanno organizzando questo momento straordinario per la nostra piccola comunità. I bambini del catechismo, i giovani che di solito animano la Liturgia domenicale, e anche una piccola banda, stanno facendo del loro meglio per questo semplice ma bellissimo incontro”. I preparativi per domenica non sono solamente esterni: il ricordo nella Celebrazione eucaristica quotidiana e altri momenti di preghiera dispongono la comunità ad una accoglienza del nuovo Arcivescovo a 360 gradi. Terminata la breve cerimonia di saluto, il corteo riprenderà poi la via Ferrarese alla volta di Bologna per l’ingresso da Porta Galliera alle 15.30 circa. L’antica chiesa parrocchiale, dinanzi alla quale monsignor Caffarra bacerà la terra bolognese, è un antico oratorio costruito nel 1712 in onore di santa Caterina de’ Vigri, scelta ufficialmente come patrona di Gallo nel 1792”.

    “Come possiamo vedere, sono presenti fin dal primo giorno d’insediamento di Caffarra tutti i protagonisti di questa triste vicenda fatta di omissioni di intervento e di omertà: Vecchi, Caffarra, Agostini, i bambini e le bambine”, conclude Cecconi, “Per Caffarra e Vecchi, don Andrea Agostini rappresenta la nemesi della loro cattiva coscienza: appare sulla scena fin dal primo giorno di attività del nuovo Arcivescovo e qui rimane. E non se ne andrà finché non risponderanno alle legittime richieste di trasparenza e di giustizia: dove è stato trasferito don Andrea Agostini? Lavora ancora a contatto con minori?”.

  • Pedofilia. Corte d’appello prima dimezza la pena poi arresta ex prete

    Pedofilia. Corte d’appello prima dimezza la pena poi arresta ex prete

    Si è visto dimezzare la condanna in appello, ma non ha potuto evitare le manette per lo stupro di un ragazzo riminese di 14 anni. E’ un ex prete sudamericano di 39 anni sospeso ‘a divinis’, che era stato condannato in primo grado a 8 anni. Il sacerdote è stato arrestato subito dopo la sentenza della Corte d’Appello di Bologna, mentre era ai domiciliari dopo la prima condanna e probabilmente contava di evitare il carcere fino alla pronuncia della Cassazione.

    Ma non è andata così: i giudici bolognesi gli hanno dimezzato la condanna da 8 a 4 anni, confermando il pagamento di 350.000 euro alla famiglia del bambino che aveva violentato, ma lui, presente in aula, è stato subito ammanettato e portato in carcere.

    Gli episodi per cui dovrà scontare la pena risalgono al periodo 2006-2007, quando il prete, che pure non ha mai esercitato in una parrocchia riminese, aveva accompagnato la famiglia del minorenne in un pellegrinaggio a Medjugorie. Durante la gita era entrato in confidenza anche con il giovanissimo poi diventato la sua vittima. Era stato denunciato nel 2008, arrestato e condannato nel 2009 in primo grado, ottenendo poi i domiciliari in attesa dell’appello.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/pedofilia-corte-dappello-prima-dimezza-la-pena-poi-arresta-ex-prete-293070/

  • Le bugie di don Di Noto. Pedofilia: “Coinvolti 80 preti e alcune suore”, In realtà sono molti di più

    Le bugie di don Di Noto. Pedofilia: “Coinvolti 80 preti e alcune suore”, In realtà sono molti di più

    In internet sono reperibili quasi 130 casi di preti accusati/processati/condannati per pedofilia negli ultimi anni.

    E sono solo i casi noti tramite internet, non le indagini e e i processi coperti dall’omertà della stampa, non i casi che non vengono alla luce perché nessuno denuncia.

    Don Di Noto mente spudoratamente per proteggere la sua casta.

    www.agi.it/cronaca/notizie/20100218…_e_alcune_suore

    PEDOFILIA: DI NOTO, COINVOLTI 80 PRETI ITALIANI E ALCUNE SUORE

    (AGI) – CdV, 18 feb. – “L’Italia non e’ immune dal triste fenomeno dei preti pedofili”. Lo afferma il sacerdote Fortunato Di Noto chiamato da Radio Vaticana a commentare la linea della “tolleranza zero” imposta dal Papa ai vescovi dell’Irlanda.
    “Attualmente – spiega il fondatore dell’associazione antipedofili Meter – in questi ultimi 10 anni, circa 80 sacerdoti sono stati coinvolti. O perche’ denunciati, gia’ processati e condannati riguardo al fenomeno. E’ un fenomeno che esiste, e’ un fenomeno che c’e’, nessuno puo’ dire che non e’ cosi’”. In Italia, concede don DI Noto, “forse e’ piu’ gestito e controllato, anche se ci sono stati dei casi affrontati con imprudenza”. A una domanda su eventuali casi di suore che abbiano compiuto abusi, Di Noto risponde che “questi fenomeni negli istituti religiosi femminili accadono in maniera molto piu’ blanda anche se non c’e’ stato un monitoraggio molto serio riguardo a questi fenomeni. Pero’ esistono, ci sono stati e credo che dobbiamo saperli affrontare”. Credo – spiega don Di Noto alla Radio Vaticana – che anche da noi bisogna fare un lavoro sui seminari, molto, molto lavoro di formazione, di discernimento nei Seminari. Bisogna fare un attento monitoraggio ma anche affrontare le situazioni delicatissime che si vengono a creare con molta oculatezza, prudenza e soprattutto efficacia”. “E credo – scandisce – che noi non dobbiamo mai piu’ permettere che qualcuno ci dica : Tu sei rimasto in silenzio. Tu non vuoi fare niente. Tu non vuoi affrontare il problema. Io credo che ognuno di noi deve assumersi le responsabilita’”. “Umilmente – aggiunge il sacerdote – mi appello ai vescovi: credo sia necessaria una azione pastorale molto piu’ decisi”. Alcuni vescovi, spiega, “hanno aperto Sportelli Meter, dove divengono un luogo pastorale per implantare l’azione per l’infanzia, l’impegno quotidiano nella promozione dei diritti dell’infanzia e nella capacita’ di coordinare con l’azione della pastorale familiare”. Secondo don Di Noto, insomma, gli strumenti ci sono. Non siamo piu’ all’anno zero”. Vogliamo, sintetizza, “una Chiesa che serve l’uomo che sta dalla parte dei poveri, che sta dalla parte dei piccoli, che evita lo scandalo. Perche’ lo scandalo e’ qualcosa di molto serio. del resto lo scandalo, la parola scandalo non e’ altro che un cappio e chi fa il cappio e’ colui che ha la volonta’ di accalappiare qualcuno e quindi di farlo cadere, di farlo incianpare per appropiarsene. Ecco – rileva Di Noto – la Chiesa non puo’ permettersi piu’ di fare questa azione o di coprire questa azione”. All’indomani delle decisioni del Papa e dei vescovi irlandesi, il sacerdote siciliano, dunque, si dice “molto commosso soprattutto per le vittime, per il dolore del Papa e anche per il silenzioso e quotidiano servizio dei mie volontari che ormai da 20 anni si occupano di questo fenomeno e di tanti altri sparsi nel mondo e nel silenzio si adoperano affinche’ questi fatti non accadano e soprattutto nel senso dell’accoglienza delle vittime, che sono ferite profondamente nel cuore, nell’animo che coinvolgono le famiglie e dunque le comunita’ parrocchiali”. “Quando accadono fatti perpetrati da sacerdoti – conclude – e’ un danno enorme a tutta la comunita’ ecclesiale, a tutte le parrocchie e anche alla Chiesa universale: credo che il Santo Padre abbia lanciato un appello, anche un impegno perche’ come e’ vero che dall’alta autorita’ che riveste fara’ una Lettera agli irlandesi, ma credo che da questa lettera pastorale dovremmo attingere un po’ tutti affinche’ questi piu’ in silenzio e soprattutto ancora far si’ che questa sia una azione pastorale quotidiana, dove i bambini devono essere accompagnati, dove i bambini devono essere educati ma dove gli adulti devono imparare a non offendere mai l’infanzia”. (AGI) .