Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • BEIRUT-VERONA. SOLA ANDATA

    BEIRUT-VERONA. SOLA ANDATA

    L’AUTORE

    Robert El Asmar è nato in Libano nel 1973 e cresciuto tra Beirut, Monaco di Baviera e Parigi dove ha ultimato i suoi studi. Attualmente vive sul lago di Garda e lavora nel campo aeronautico. Grazie al suo lavoro viene a contatto con molte differenti e complesse realtà che gli danno spunti per i suoi romanzi. Questo è il suo primo lavoro letterario pubblicato.

    DESCRIZIONE

    Dopo essere stato testimone di indicibili orrori, il giovane Marwan riesce a fuggire dal suo paese natale, il Libano, segnato da una guerra che va avanti da anni. A regalargli la speranza di una vita nuova, lontana dalla guerra civile, dal caos di Beirut e dalle rappresaglie dei guerriglieri, è una borsa di studio per stranieri, che lo porta in Italia, a Verona.

    Qui, pur perseguitato dai fantasmi di un passato traumatico e dai terribili ricordi della sua infanzia, troverà accoglienza in una comunità religiosa, i cui padri paiono fin da subito cordiali e accoglienti. In particolare, Marwan stringerà un forte legame di amicizia con il quarantenne padre Nicola, il padre superiore, che lo affiancherà negli studi, lo sosterrà e si farà carico di portarlo in viaggio a conoscere le bellezze dell’Italia. Tutto cambia quando Nicola, una sera, confessa a Marwan il suo amore per lui. Da questo momento per il giovane inizierà un calvario del tutto nuovo…

    Beirut-Verona. Solo andata

  • Vittime: l’arte di Rupnik non può essere separata dalle accuse di abuso

    Vittime: l’arte di Rupnik non può essere separata dalle accuse di abuso

    TORINO, Italia (OSV News) — Per il rettore della seconda chiesa più grande del mondo dopo la Basilica di San Pietro, il Santuario di Nostra Signora di Aparecida in Brasile, l’11 maggio sarà un giorno in cui si celebrerà l’inaugurazione dei mosaici della facciata sud, tutti creato da Padre Marko Rupnik .

    Ma le presunte vittime dell’ex gesuita caduto in disgrazia e molti fedeli non sono in vena di festeggiamenti. Nel mezzo di un acceso dibattito su cosa si dovrebbe fare con i mosaici di padre Rupnik in tutto il mondo, OSV News ha chiesto se quest’arte possa essere separata dai presunti atti di abuso da parte del prete-artista sloveno e cosa si dovrebbe fare con i suoi mosaici che decorano le chiese iconiche di tutto il mondo. il globo.

    Accuse contro padre Rupnik

    Nel dicembre 2022, il quartier generale dei gesuiti di Roma, in seguito alle notizie dei media riguardanti presunti abusi da parte di padre Rupnik, ha ammesso che le indagini preliminari avevano ritenuto credibili le accuse già nel 2019, e nel 2020 è stato scomunicato per “assoluzione di un complice”, riferendosi a quando un sacerdote fa sesso con qualcuno e poi assolve la persona in confessione. La scomunica è stata revocata dopo solo poche settimane, sulla base del fatto che padre Rupnik si era pentito, cosa che non si è mai verificata, hanno riferito fonti a OSV News.

    Nel dicembre 2022, sotto la pressione dei media, i gesuiti hanno ammesso che, all’epoca, erano già in vigore delle restrizioni (incluso il divieto di celebrare la messa in pubblico o di condurre esercizi spirituali). Il fatto non era mai stato reso pubblico prima. I gesuiti hanno annunciato ulteriori restrizioni dopo le denunce di abusi sessuali del dicembre 2022.

    Nel 2023, i gesuiti hanno vietato a padre Rupnik, nato in Slovenia, di continuare il suo lavoro artistico, prima di annunciare la sua dimissione dall’ordine nel giugno 2023, con effetto a luglio. Ma ad Aparecida i lavori sui colonnati della facciata sud sono proseguiti, nonostante un dossier di 150 pagine di accuse credibili contro padre Rupnik, che si ritiene coinvolgano tra le 20 e le 40 donne.

    Le presunte vittime di padre Rupnik hanno riferito a OSV News che l’inaugurazione della nuova facciata di Aparecida prevista per l’11 maggio sembra essere per loro una provocazione, soprattutto quando altrove negli ambienti ecclesiastici è in corso la discussione sullo smantellamento delle opere dell’artista caduto in disgrazia.

    Impatto sul patrimonio artistico

    In uno dei santuari mariani più famosi al mondo a Lourdes, una commissione istituita nel 2023 dal vescovo Jean-Marc Micas di Tarbes e Lourdes dovrà decidere se i mosaici di padre Rupnik sulla facciata della Basilica di Nostra Signora del Rosario, installati nel 2008, debbano essere rimosso.

    Secondo fonti intervistate da OSV News, la commissione avrebbe già preso la decisione, ma mons. Micas si è riservato di comunicarla entro la fine di giugno.

    Il Consiglio 11302 del Cardinale Patrick O’Boyle dei Cavalieri di Colombo, con sede a Washington, avrebbe adottato una risoluzione il 9 aprile che sollecitava la leadership esecutiva dell’organizzazione fraterna a rimuovere e sostituire i mosaici creati da Padre Rupnik per il Santuario Nazionale di San Giovanni Paolo II, che il Knights si è stabilito nella capitale della nazione nel 2011. La risoluzione è stata resa pubblica il 16 aprile da The Pillar, che ha dichiarato di aver ottenuto una copia del documento.

    Le vittime parlano

    Lo stretto legame tra l’opera artistica di padre Rupnik e gli abusi da lui presumibilmente commessi è confermato da una delle sue vittime, Gloria Branciani, ex religiosa della Comunità di Loyola in Slovenia.

    È stata Branciani che, in una prima intervista in assoluto di una presunta vittima di padre Rupnik, pubblicata dal quotidiano italiano Domani il 18 dicembre 2022, ha parlato di una “discesa agli inferi” vissuta per nove anni. Ha ricordato come “padre Marko all’inizio si è infiltrato lentamente e delicatamente nel mio mondo psicologico e spirituale facendo appello alle mie incertezze e fragilità mentre usava la mia relazione con Dio per spingermi ad avere esperienze sessuali con lui”.

    Alla conferenza stampa di febbraio a Roma, ha confermato ai giornalisti di aver subito abusi da parte di padre Rupnik per nove anni, quando il gesuita era direttore spirituale della Comunità di Loyola, quella che aveva contribuito a fondare con Ivanka Hosta all’inizio degli anni ’90 in Slovenia. Le vittime hanno testimoniato che gli abusi includevano la sua passione per il sesso a tre “a immagine della Trinità”.

    “In Rupnik, la dimensione sessuale non può essere separata dall’esperienza creativa”, ha detto Branciani a OSV News, quando gli è stato chiesto dei suoi progetti artistici. «Nel ritrarmi mi ha spiegato che rappresentavo l’eterno femminile: la sua ispirazione artistica nasce proprio dal suo approccio alla sessualità», ha spiegato.

    Branciani fu la modella di padre Rupnik quando era ancora studentessa di medicina e assidua ospite del suo atelier in Piazza del Gesù a Roma.

    “Sosteneva che la sessualità viene trasformata e purificata nell’opera d’arte”, ha detto Branciani a OSV News.

    Storie di manipolazione

    “Le mie aspettative spirituali per una riflessione sul rapporto tra arte e liturgia sono state la porta che ha permesso a Rupnik di manipolarmi”, ha detto a OSV News un’altra presunta vittima, suor Samuelle.

    Suor Samuelle è un’eremita diocesana in una diocesi francese. Dal 2008 al 2014, suor Samuelle ha lavorato presso il Centro Aletti , un luogo dedicato alla vita religiosa e alla creatività artistica, fondato da padre Rupnik quando si trasferì dalla Slovenia a Roma.

    È proprio al Centro Aletti che suor Samuelle ha esercitato il suo mestiere di mosaicista nell’atelier guidato dall’ex gesuita.

    “Da un lato mi disse che avevo un grande talento artistico, dall’altro mi fece capire che se non avessi fatto quello che voleva lui avrebbe potuto mandarmi via da un momento all’altro”, ha ricordato.

    Una “tortura psicologica”, secondo le sue stesse parole, “ha cancellato ogni fiducia” in lei. “Ero così malata che non sapevo più cosa volevo dalla vita, se abbandonare l’abito religioso o smettere di fare arte”, ha detto a OSV News.

    Suor Samuelle ha spiegato che padre Rupnik ha approfittato della sua confusione per oltrepassare i limiti.

    “Mi invitava nel suo appartamento a tarda notte per dei colloqui e alla fine mi abbracciava forte”, ha ricordato. “Se mi tiravo indietro, mi sgridava, dicendomi che non c’era niente di sbagliato perché lui era un prete e io ero una suora e tutto tra noi era puro”.

    Cantieri utilizzati per molestie e abusi

    La pressione è continuata anche durante i lavori nei cantieri, in corrispondenza della ragnatela di impalcature montate per completare l’allestimento dei mosaici.

    “Mi mandava baci mentre eravamo in mezzo alla gente, cercava di restare da solo con me, di accarezzarmi la schiena e di giocare con il mio reggiseno, anche quando eravamo sull’impalcatura”, ha detto suor Samuelle a OSV News.

    “Aveva trovato un modo per controllarmi e vivevo in costante tensione”, ha detto.

    Per Suor Samuelle il cantiere era il luogo in cui padre Rupnik si avvicinava sessualmente alle persone. “In Italia e all’estero, le donne coinvolte nella realizzazione dei mosaici potrebbero subire molestie”, ha detto suor Samuelle.

    “Oggi che ne abbiamo la consapevolezza, come possiamo pregare davanti alle opere realizzate dalle sue vittime?” lei chiese.

    “I mosaici di oggi affondano le loro radici nel tempo in cui usava le donne come modelli e mezz’ora dopo abusava di loro”, ha detto a OSV News.

    Suor Samuelle ha anche sottolineato che padre Rupnik “ha imparato a realizzare i suoi disegni 40 anni fa, grazie alle violenze sessuali su Gloria”, ha detto.

    Come risponderà la Chiesa?

    Per Branciani, però, la questione della rimozione delle opere di Rupnik non è di facile soluzione. “L’atto di distruggere la sua opera aggiunge violenza alla violenza”, ha spiegato.

    “Se ammettesse la sua responsabilità e la Chiesa riconoscesse il danno arrecato alle vittime, forse i credenti guarderebbero le sue opere in modo diverso”, ha detto.

    “Non è solo un problema personale ma anche ecclesiale”, ha sottolineato Branciani, aggiungendo però che “nessuno ha chiesto scusa alle vittime per quanto accaduto”.

    “Sto ancora aspettando una risposta dalla Chiesa”, ha detto.

    Intanto, il 3 aprile, l’avvocato delle presunte vittime, Laura Sgrò, ha presentato denuncia al Dicastero per la Dottrina della Fede da parte di cinque donne, tra cui Gloria Branciani, Mirjam Kovac e suor Samuelle, riguardo all’entrata in giudizio e alle richieste risarcitorie.

    Victims: Rupnik’s art cannot be separated from abuse claims

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 34 del 27 aprile

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 34 del 27 aprile

    Francesco Zanardi – Pedofilia, al via a Tivoli il processo bis all’ex dirigente di Azione Cattolica

    Altri guai giudiziari per Mirko Campoli, l’ex dirigente dell’Azione cattolica condannato lo scorso marzo a nove anni in primo grado.

    Mercoledì presso il Tribunale di Tivoli il secondo rinvio a giudizio per Campoli difeso dagli avv.ti Antonio Todero e Attilio Piacente.

    Durante la discussione in udienza preliminare, forse valutata la precedente condanna, ha scelto la via del giudizio abbreviato, beneficiando così della riduzione di un terzo della pena prevista, sulla base delle gravi imputazioni formulate a suo carico per il reato di violenza sessuale – in base agli atti – inflitto ai danni di due ragazzini.

    La Giudice dott.sa Sabrina Lencioni ha anche ammesso come parti civili la Regione Lazio, rappresentata dalla Garante per i diritti dell’infanzia dott.sa Monica Sanzoni, rappresentata dall’avvocato Pasquale Lattari, la Rete L’ABUSO – Associazione sopravvissuti agli abusi del clero, rappresentata dall’avvocato Mario Caligiuri e l’Associazione No child abuse APS rappresentata dall’avvocato Michele De Stefano.

    La Giudice ha rinviato per l’esame dell’imputato e la discussione al prossimo 11 settembre.


    Federica Tourn – Irruzione in centro Italia in casa di un abate svizzero

    Il vescovado di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF) ha informato, il 29 settembre 2023, che un sacerdote attivo nel cantone di Neuchâtel era stato sospeso per sospetto di abuso sessuale e che contro di lui era stato avviato un procedimento canonico. Il caso si è sviluppato il 13 aprile 2024, quando è avvenuta una grande irruzione della polizia nella casa di proprietà del sacerdote di origine italiana nel piccolo comune di Sant’Angelo in Vado (Marche).

    Ricerca importante

    Secondo ArcInfo , quasi dieci agenti della polizia scientifica sono scesi da tre auto e sono entrati in casa con le loro tute bianche e le loro valigette. Hanno perquisito tutti e tre i piani e hanno posto i sigilli. A interessare gli investigatori erano soprattutto il garage e i locali interrati. Secondo i media neuchâteliani, la polizia italiana sospetta il sacerdote di abusi sulla figlia minorenne dell’assistente medico che si prendeva cura di sua madre.

    Il caso è stato denunciato alle istituzioni della Chiesa oltre che alla giustizia italiana. Questa denuncia, fatta nel settembre 2023, è stata trasmessa anche a mons. Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF), perché il sacerdote risiede attualmente nel cantone di Neuchâtel. Il vescovado ha comunicato il 29 settembre la sospensione del sacerdote e l’avvio di una procedura canonica. La diocesi ha precisato di aver informato la procura di Neuchâtel.

    Nessuna procedura di Neuchâtel

    Il pubblico ministero del Cantone di Neuchâtel, Pierre Aubert, ha dichiarato ad ArcInfo di non poter pronunciarsi sull’opportunità di aprire un’indagine penale su questi fatti. Spiega di aver chiesto ulteriori informazioni alle autorità ecclesiastiche italiane. Hanno confermato l’apertura di un procedimento interno, precisando che la presunta vittima e la sua famiglia non avevano ancora presentato denuncia alle autorità civili. Nel cantone di Neuchâtel non è stata quindi aperta alcuna procedura.

    La diocesi della LGF ha affermato di collaborare con il sistema giudiziario e di essere consapevole che chiunque sia indagato non dovrebbe andare via.

    Da notare che il sacerdote in questione è già stato condannato per appropriazione indebita nelle parrocchie vodesi.


    Francesco Zanardi – Prete di 89 anni rinviato a giudizio, accusato di abusi su un 14enne

    Sarebbe un prete accusato di abusi su un 14enne, don Giuseppe Bacchion, 89 anni nativo di Mirano e residente a Noale nella Diocesi di Treviso. Il prelato, difeso dall’avvocato Niccolò Zampaolo del foro di Padova, l’altro giorno è finito davanti al Gup Laura Alcaro, e il giudice ha deciso di rinviarlo a giudizio. Le prove a suo carico sarebbero schiaccianti.

    L’episodio risale al 30 gennaio del 2023 quando due ragazzini si sono dati appuntamento sul sagrato della chiesa per giocare con gli skate. E mentre si divertivano accanto a loro si è fermata un’automobile, da dove è sceso l’anziano prete. I due adolescenti, senza minimamente sospettare quello che sarebbe accaduto di lì a poco, si sono fermati pensando che il conducente avesse bisogno di un’informazione. Invece nel giro di pochi minuti si è consumata la violenza sessuale. Il sacerdote avrebbe rivolto al ragazzino più piccolo, quello di soli 14 anni, alcuni apprezzamenti inequivocabili, allungando una mano e toccandolo nelle parti intime.

    Lo studente ha immediatamente reagito scacciando la mano del religioso e, insieme all’amico, lo ha preso a male parole intimandogli di andarsene immediatamente e di lasciarli in pace. Cosa che il don avrebbe fatto, risalendo in auto e allontanandosi.


    Alessio Di Florio – Violento attacco informatico contro Rete L’Abuso

    In Italia esiste, ormai da molti anni, l’unica associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, Rete L’Abuso. Dovrebbe essere una battaglia comune a tanti quelle di vittime e sopravvissuti, dovrebbe scandalizzare ogni abuso contro l’infanzia. Francesco Zanardi può, invece, raccontare quante censure, quante verità di comodo, quanta omertà e quanti intrighi e trame per nascondere, occultare, difendere gli abusatori proliferano in Italia. Rete L’Abuso è online, ha un sito strutturato che è una potente fonte di informazione e conoscenza. La mattina del 23 aprile il sito di Rete L’Abuso è andato offline diverse ore per un violentissimo attacco informatico. Che giunge a distanza di poche settimane da segnalazioni e censure sui social a post e pubblicazioni di denunce di abusi e di sistemi di omertà, connivenza, difesa dell’abusatore. Questo non è il primo attacco subito da www.retelabuso.org negli anni. Ma è il più violento e devastante.

    «È una realtà che conosciamo fin troppo bene, avendo subito un attacco che fece crollare il nostro sito tre anni fa. E ricordiamo i silenzi, le omertà, i volti girati dall’altra parte – si sottolinea su WordNews.it nell’articolo in cui è stata pubblicata la notizia – Per questo esprimiamo oggi tutta la nostra solidarietà a Francesco Zanardi e a Rete L’Abuso. Contro ogni censura, ogni squadrismo, ogni violenza siamo al loro fianco e continueremo a sostenere ancor di più ogni denuncia, lotta, battaglia, preziosa informazione di Rete L’Abuso. Le nostre pagine, il nostro sito erano, sono e resteranno a totale disposizione della Rete».

  • Violento attacco informatico contro Rete L’Abuso

    Violento attacco informatico contro Rete L’Abuso

    Ci sono temi, denunce, lotte, tabù per l’italiota media. Non se ne deve parlare, omertà assoluta pena lo scandalo, l’isolamento, la delegittimazione, i rutti dei branchi servili. Martin Luther King disse di temere il silenzio degli onesti più della violenza dei malvagi. Di onesti, soprattutto intellettualmente, ne vediamo sempre meno, rari più delle mosche bianche. Mentre i silenzi abbondano.

    Al di là di chiacchiere, propagande e menzogne la difesa dei bambini, la lotta contro gli orchi e le reti strutturate e consolidate della pedocriminalità è patrimonio di pochi. Si toccano fili pericolosi, nervi scoperti, potentati e colletti bianchi. Dovrebbe scandalizzare, se questo fosse un Paese che conosce la parola dignità, la violenza, l’abuso, lo stupro. Invece scandalizza chi denuncia, scatena orde e branchi chi non si piega e non tace. E più si sale nelle alte sfere più queste complicità di fatto e queste squallide vigliaccherie aumentano.

    In Italia esiste, ormai da molti anni, l’unica associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, Rete L’Abuso.

    Dovrebbe essere una battaglia comune a tanti quelle di vittime e sopravvissuti, dovrebbe scandalizzare ogni abuso contro l’infanzia. Francesco Zanardi può, invece, raccontare quante censure, quante verità di comodo, quanta omertà e quanti intrighi e trame per nascondere, occultare, difendere gli abusatori proliferano in Italia. Rete L’Abuso è online, ha un sito strutturato che è una potente fonte di informazione e conoscenza. Nel settembre scorso è ripartito Tg L’Abuso, una news settimanale in cui vengono riportate notizie e denunce di abusi in Italia e nel mondo.

    WordNews.it è nata per scrivere quel che non si può scrivere, perché eravamo (e siamo) stanchi di una informazione omologata, prona, omertosa.

    Che non informa ma si piega servile ed accondiscendente. Per questo, sin dalla prima edizione, siamo al fianco di Francesco e della Rete.

    E sulle nostre pagine stiamo, ogni settimana, rilanciando tutte le edizioni.

    La mattina del 23 aprile abbiamo ripubblicato l’ultima edizione, la numero 33. Nelle stesse ore un’amara e gravissima notizia: il sito di Rete L’Abuso è andato offline diverse ore per un violentissimo attacco informatico. Che giunge a distanza di poche settimane da segnalazioni e censure sui social a post e pubblicazioni di denunce di abusi e di sistemi di omertà, connivenza, difesa dell’abusatore.

    Questo non è il primo attacco subito da www.retelabuso.org negli anni. Ma è il più violento e devastante. È una realtà che conosciamo fin troppo bene, avendo subito un attacco che fece crollare il nostro sito tre anni fa. E ricordiamo i silenzi, le omertà, i volti girati dall’altra parte.

    Per questo esprimiamo oggi tutta la nostra solidarietà a Francesco Zanardi e a Rete L’Abuso.

    Contro ogni censura, ogni squadrismo, ogni violenza siamo al loro fianco e continueremo a sostenere ancor di più ogni denuncia, lotta, battaglia, preziosa informazione di Rete L’Abuso.

    Le nostre pagine, il nostro sito erano, sono e resteranno a totale disposizione della Rete.

    https://www.wordnews.it/violento-attacco-informatico-contro-rete-labuso

  • Abusi sessuali, pressing del governo spagnolo sui vescovi: pronto un piano per risarcire le vittime della pedofilia

    Abusi sessuali, pressing del governo spagnolo sui vescovi: pronto un piano per risarcire le vittime della pedofilia

    Mentre in Italia è ancora impossibile conoscere con precisione il numero delle vittime degli abusi sessuali da parte di sacerdoti e religiosi nell’arco di settant’anni, in altri paesi Europei non solo sono state promosse importanti inchieste governative o parlamentari ma in alcuni casi si parla pubblicamente di come risarcire le persone.

    E’ il caso della Spagna, per esempio, il cui governo sta studiando un pacchetto di misure per i risarcimenti di casi andati penalmente in prescrizione. L’approvazione è avvenuta oggi da parte del Consiglio dei Ministro di Madrid. Il governo pare intenzionato a procedere con o senza il benestare dei vescovi. Il ministro della giustizia socialista Felix Bolanos spera di essere in grado di convincere la Chiesa spagnola a contribuire al fondo di compensazione statale anche se l’ipotesi non è affatto piaciuta ai vescovi che si sono riservati di decidere prossimamente. Naturalmente la questione è delicatissima e in questi anni di dibattiti serrati non sono mancate aspre critiche verso la Chiesa cattolica per essere stata inadeguata nelle risposte alla piaga degli abusi, spesso negando le vittime o banalizzando il problema sistemico. Ora si apre la grande questione della giustizia riparativa.

    Il ministro Bolanos presume che ci siano fino a 440.000 vittime che potrebbero avere diritto ad essere risarcite per la cifra monstre di 70 milioni di euro.

    La cifra si basa sulla relazione di una commissione parlamentare pubblicata ad ottobre. La Chiesa cattolica, in parallelo (e in ritardo) ha condotto un proprio studio interno registrando “solo” 2.056 minori abusati sessualmente da preti o religiosi negli ultimi 40 anni.

    Nel frattempo, il governo socialista del primo ministro Pedro Sanchez sta anche pianificando un atto politico per fare in modo che le vittime di violenza possano finalmente ricevere le scuse pubbliche dopo decenni di silenzio e insabbiamenti.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_sessuali_preti_pedofilia_chiesa_vaticano_papa_francesco_spagna_notizie-8075543.html

  • Italia: irruzione della polizia nella casa di un prete di Neuchâtel

    Italia: irruzione della polizia nella casa di un prete di Neuchâtel

    Il vescovado di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF) ha informato, il 29 settembre 2023, che un sacerdote attivo nel cantone di Neuchâtel era stato sospeso per sospetto di abuso sessuale e che contro di lui era stato avviato un procedimento canonico.

    Il caso si è sviluppato il 13 aprile 2024, quando è avvenuta una grande irruzione della polizia nella casa di proprietà del sacerdote di origine italiana nel piccolo comune di Sant’Angelo in Vado (Marche).

    Ricerca importante

    Secondo ArcInfo , quasi dieci agenti della polizia scientifica sono scesi da tre auto e sono entrati in casa con le loro tute bianche e le loro valigette. Hanno perquisito tutti e tre i piani e hanno posto i sigilli. A interessare gli investigatori erano soprattutto il garage e i locali interrati. Secondo i media neuchâteliani, la polizia italiana sospetta il sacerdote di abusi sulla figlia minorenne dell’assistente medico che si prendeva cura di sua madre.

    Il caso è stato denunciato alle istituzioni della Chiesa oltre che alla giustizia italiana. Questa denuncia, fatta nel settembre 2023, è stata trasmessa anche a mons. Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF), perché il sacerdote risiede attualmente nel cantone di Neuchâtel. Il vescovado ha comunicato il 29 settembre la sospensione del sacerdote e l’avvio di una procedura canonica. La diocesi ha precisato di aver informato la procura di Neuchâtel.

    Nessuna procedura di Neuchâtel

    Il pubblico ministero del Cantone di Neuchâtel, Pierre Aubert, ha dichiarato ad ArcInfo di non poter pronunciarsi sull’opportunità di aprire un’indagine penale su questi fatti. Spiega di aver chiesto ulteriori informazioni alle autorità ecclesiastiche italiane. Hanno confermato l’apertura di un procedimento interno, precisando che la presunta vittima e la sua famiglia non avevano ancora presentato denuncia alle autorità civili. Nel cantone di Neuchâtel non è stata quindi aperta alcuna procedura.

    La diocesi della LGF ha affermato di collaborare con il sistema giudiziario e di essere consapevole che chiunque sia indagato non dovrebbe andare via.

    Da notare che il sacerdote in questione è già stato condannato per appropriazione indebita nelle parrocchie vodesi. (cath.ch/arcinfo/arch/rz) Roberto Pellizzari 

    https://www.cath.ch/newsf/italie-descente-de-police-dans-la-maison-dun-pretre-neuchatelois/

  • Predazione sessuale, silenzio della Chiesa, e poi?

    Predazione sessuale, silenzio della Chiesa, e poi?

    Qui l’introduzione a questo testo.

    Pascal Hubert (PH): Ci ritroviamo per un nuovo scambio di opinioni, stavolta sul caso Rupnik. Prima di affrontare l’argomento, vorrei che tu dicessi in poche parole qual è la ragione della tua presenza qui oggi.

    Renata Patti (RP): Ho risposto due settimane fa a un’intervista apparsa il 21 febbraio sul giornale Dimanche. In questa intervista, che è stata molto importante per me, Christophe Henning mi ha posto domande molto precise, sapendo che avevo partecipato alla redazione del libro Dall’abuso alla libertà. Ero molto contenta di poter usare la parola emprise, in francese, perché in italiano non c’è traduzione. L’emprise non è l’abuso: succede prima. E parlando del Movimento dei Focolari, dal quale io provengo, abbiamo parlato degli abusi spirituali, di coscienza, psicologici, finanziari e sessuali.

    L’ultima domanda era: «Ha qualcosa da aggiungere?». Ho risposto: «Sì». Perché per il fatto di aver testimoniato in questo libro, non da sola logicamente, Renata Patti era ritrovabile sia con un numero di telefono, sia con un indirizzo mail su Internet. E altre vittime, questa volta di don Marko Ivan Rupnik e della ex suora – perché la Comunità Loyola è stata sciolta e le religiose laicizzate – Ivanka Hosta, hanno preso contatto con me. La domanda mi ha dato l’occasione di parlare di questi contatti. Importante per me sottolineare che dialogando con queste vittime abbiamo trovato il denominatore comune di tutti i fondatori e le fondatrici. Loro, uomini fondatori e donne fondatrici, hanno voluto prendere il posto di Dio e penetrare nella coscienza di noi vittime, che cercavamo Dio con sincerità. Il fatto che quello stesso 21 febbraio ci fosse a Roma la conferenza stampa di due vittime di Rupnik che conoscevo è stata per me una coincidenza sconvolgente. Non so se in Belgio, in Francia, questa notizia ha veramente spaccato. Fatto sta che non ho parole per definire questo evento.

    PH: Parleremo infatti di questa conferenza stampa del 21 febbraio 2024. Magari prima torniamo brevemente sugli antecedenti di questo fatto. Ricordiamo che inizialmente, in un’altra vicenda, Rupnik è stato accusato di aver avuto rapporti sessuali con una donna prima di darle l’assoluzione. Dopodiché, nel 2020, Rupnik è stato scomunicato dal Vaticano per un breve periodo di tempo, cosa che di fatto rappresenta la sanzione più grave sul piano canonico, ma lui, si dice, ha riconosciuto i fatti, si è pentito e la sanzione è stata revocata. In seguito, a giugno 2023, l’Ordine dei gesuiti, dal quale proviene anche papa Francesco, ha espulso Rupnik. Il Vaticano aveva invocato la prescrizione dei fatti per chiudere il caso nel 2022 senza indagini.

    Altro evento di estrema importanza in questa vicenda è che due giorni dopo l’incontro del 15 settembre 2023 tra il papa e la direttrice del Centro Aletti, la diocesi capitolina parla di vita comunitaria sana e senza problemi particolari. È evidente che purtroppo le donne maltrattate sono completamente assenti da questo dibattito. Quindi forse per questo motivo a un certo punto i principali interessati, cioè le vittime di Rupnik, decidono di prendere la parola ed ecco che arriviamo, Renata, a questa famosa conferenza stampa del 21 febbraio 2024, durante la quale Gloria Branciani, ex membro della Comunità Loyola, si mostra stavolta a viso aperto e parla a lungo degli abusi subiti per mano dell’ex gesuita. Stessa cosa per l’altra vittima di cui parleremo, ossia Mirjam Kovac. Puoi illustrarci come si sono svolti i fatti durante questa conferenza stampa? Cosa è stato detto esattamente?

    RP: Allora, io spero che le persone interessate possano leggere un articolo, che è quello che mi sembra aver colto ciò che occorre oggi denunciare. Allora, detto che in Italia il Corriere della Sera ha pubblicato e subito dopo The Guardian, giornale che è mondialmente considerato come uno dei più obiettivi, anche altri giornali hanno pubblicato, ma, alla conferenza stampa, di italiani ce n’erano ben pochi. Su circa 35 o 40 giornalisti, 4 o 5 erano italiani, il resto stranieri. L’articolo italiano che io tengo a sottolineare è quello della Bussola Quotidiana di Luisella Scrosati, la quale, dato atto della presenza di un avvocato, e dell’introduzione in inglese fatta dall’organizzatrice, Anne Barrett Doyle, copresidente di BishopAccountability, ha sottolineato che Mirjam Kovac (che era la segretaria personale della fatidica Ivanka Hosta, prima sorella, alla quale ancora molte sono legate), era lì garante di ciò che Gloria Branciani raccontava nei dettagli. Ci sono stati dettagli commoventi in almeno tre momenti: Mirjam è garante del fatto che Gloria è fuggita dalla comunità e ha tentato il suicidio. Mirjam ha lasciato la comunità tre anni dopo. Il percorso spirituale di Gloria è il suo personale e lei ha tenuto a dire questo travaglio. Era presente l’avvocatessa Laura Sgrò, che è colei che porta anche avanti l’inchiesta su Emanuela Orlandi come legale della famiglia. Ma a parte questo, per il percorso fatto Gloria ha tenuto a dire: «Io ho perdonato me stessa, ho perdonato anche Rupnik. Cerco la verità e attendo la giustizia». Questa frase, che per Gloria è essenziale, perché dice quello che lei sta vivendo, è stata presa da Vatican News, testata ufficiosa del Vaticano, come unico punto di citazione virgolettata di questa enorme conferenza stampa, durata quasi due ore. Come ha sottolineato con il suo humour Luisella Scrosati, guarda caso Vatican News si è svegliato proprio quel giorno, perché era stato in silenzio dal momento in cui il Santo Padre, papa Francesco, aveva tolto la prescrizione per questi reati, delitti, e non peccati.

    Perché dico questa cosa del peccato? Perché in Italia, non so in Francia o in Belgio o in altri parti, è apparso un titolo: “Le vittime si devono vergognare”. Un gesuita sloveno di nome Roblek, che è stato il maestro dei novizi al tempo di Rupnik, ha accusato le vittime non solo di avere peccato con don Marko Ivan Rupnik dicendo che si dovevano vergognare per questo, ma che peccavano la seconda volta e ancor più mettendo in pubblico tutto ciò che hanno raccontato.

    Allora: da una parte c’è un’avvocatessa, Laura Sgrò, che porta due vittime a denunciare dei reati. Sono delitti, non sono peccati. Dall’altra, un gesuita che si permette, pur con l’età e tutte le scusanti che si potrebbero trovare, di essere una mina vagante e colpire queste creature. Basta! Io non posso più permettere, in quanto vittima di abuso spirituale e a conoscenza di tutto ciò che è ormai pubblico, che non ci sia una reazione pubblica dei gesuiti, il gesuita provinciale sloveno o anche il generale dei gesuiti. Per favore, fatevi sentire!

    PH: Di certo, alla Chiesa non piace quando le vittime si esprimono, perché preferisce che gli abusi siano per così dire risolti al suo interno, è una questione di reputazione da tutelare. Il problema qui è che Gloria aveva già denunciato le violenze che aveva subito da parte di Rupnik nel 1993 alla sua superiora Ivanka, e all’epoca ovviamente non è stato fatto niente.

    RP: Certo, è così.

    PH: Oggi Rupnik, all’età di 69 anni, è accusato di aver perpetrato violenze sessuali e psicologiche su almeno una ventina di donne, per un periodo di 30 anni, soprattutto all’interno della comunità di cui era mentore, che è stata sciolta. Ora, è chiaro che se le vittime non prendono la parola in prima persona, all’interno della Chiesa non succede niente. Vorrei un po’ parlare, Renata, dei fatti di cui Rupnik si sarebbe reso colpevole, perché non sono fatti di poca importanza, tutt’altro, sono fatti estremamente gravi. In particolare, Gloria ha fatto questa dichiarazione alla conferenza stampa del 21 febbraio 2024: «Mi portava nei cinema pornografici per aiutarmi a crescere spiritualmente. Diceva che non sarei potuta crescere spiritualmente se non avessi soddisfatto i suoi bisogni sessuali. E per raggiungere i suoi scopi, padre Rupnik invocava la Trinità per obbligare le religiose ad avere rapporti sessuali a tre con lui». Dal canto suo, Mirjam Kovac, che ha abbandonato la Comunità Loyola nel 1996, ha dichiarato durante questa stessa conferenza: «Eravamo giovani, ma i nostri ideali sono stati sfruttati medianti abusi di coscienza, di potere, spirituali, fisici e spesso sessuali». Questo è per capire anche l’impatto estremamente profondo sulla vita di queste religiose che hanno dovuto subire abusi sessuali con il silenzio complice del Vaticano. Cosa evoca in te questo genere di episodi che arriva adesso a conoscenza del grande pubblico? Perché da un lato si dice alle vittime: “Avreste dovuto tacere”, e allo stesso tempo sappiamo che il fatto di tacere può sfociare, come hai detto tu, in tentativi di suicidio o in suicidi.

    RP: Comunicando tra noi c’è un dialogo, ciascuna di noi arriva da esperienze diverse. Anche per esempio con Fabrizia Raguso, che forse un mese fa, ha risposto a delle domande fatte proprio attraverso di te. Ciò che noi rimarchiamo e che io voglio sottolineare stasera per fare la mia parte è che questo abuso di potere ecclesiale diventa abuso spirituale di coscienza e piano piano, non sempre come nel mio caso, arriva all’abuso sessuale. Non dimentichiamo che in questo momento in cui tutte queste cose vengono alla luce, Ivanka Hosta conduce la sua vita placidamente a Braga, in Portogallo, come se niente fosse. Ci sono una parte di ex sorelle che sono talmente fuse con la fondatrice che non riescono nemmeno a capire che la Chiesa ha pronunciato un giudizio. Le si vede in prima o seconda fila in cattedrale ogni domenica e ricevono la comunione dal vescovo. Questo con anche i saluti – o prima o dopo, come funziona quando si va alla messa la domenica – dei gesuiti e tutti le conoscono. Allora, queste si aggrappano alla fondatrice; altre sono disperate. Perché? Perché hanno un anno per reinserirsi nella vita diciamo “normale” con l’aiuto di tre persone a loro presentate come gli aiuti psicologici, morali, eccetera. Ma quelle sono 45, queste sono 3. Ciascuna di quelle 45 ex sorelle avrebbe bisogno di una psicoterapia, a volte psichiatrica. Voglio specificare che non sto parlando a vanvera, perché anche noi, ex focolarini e focolarine (ormai esiste l’Oref, organizzazione di ex focolari, anche se io non ne faccio parte), ci siamo trovati in un disequilibrio quando siamo usciti dal focolare. Faccio un esempio. Ero in Belgio, a Bruxelles, Nunziatura Apostolica. Non ci sono più religiose, perché sono state ritirate dalla loro congregazione e il nunzio attende delle nuove religiose di un’altra congregazione. Ne arrivano quattro dalla Polonia, non conoscono né il francese, né il fiammingo, né il tedesco. La prima cosa di cui il nunzio ha bisogno è: «Andate a fare la spesa, abbiamo bisogno di riempire il frigorifero». Queste religiose si sono ritrovate dalla Polonia in un supermercato di Bruxelles incapaci di fare la spesa. Perché? Troppa scelta, troppa scelta. Non sapevano scegliere. Quattro tipi di mele! Panico! Cosa scegliamo?

    PH: È un altro mondo.

    RP: Esattamente. Dunque le sorelle che si sono trovate malgrado loro in questo… come chiamarlo? mulino di pietra, macinate, durante tutti questi anni, perché non hanno mai dovuto fare nulla per conto loro, era tutto dettato dalla religiosa superiora. Ecco, adesso, la Comunità Loyola non esiste più: viva la libertà, no?

    PH: Per concludere, Renata, un’ultima domanda. Sappiamo che anche nel Movimento dei Focolari si sono verificati abusi sessuali. C’è stata una relazione implacabile che ha denunciato l’inerzia dei dirigenti. Parlavamo della scomunica di Rupnik nel 2020. Qui, per quanto riguarda i Focolari, nell’ottobre del 2020, più o meno nello stesso periodo, il più alto responsabile francese si dimette in seguito alla rivelazione di abusi sessuali perpetrati all’interno del movimento da uno dei membri più carismatici. Qui non si parla di religiose, ma di una trentina di bambini e adolescenti che sarebbero state vittime di aggressioni sessuali da parte di Jean-Michel Merlin, figura di spicco dei Focolari. Riprendo un articolo di Christophe Henning pubblicato su La Croix. Quindi è evidente, come dicevo prima, che se la presa di coscienza non proviene dall’esterno della Chiesa, non si mette in moto niente. Quindi ti voglio fare questa domanda, Renata: le vittime della Chiesa, di una comunità o di un movimento ecclesiale, cosa devono aspettarsi dalla Chiesa per quanto riguarda la denuncia, dal momento che la Chiesa stessa non fa assolutamente niente?

    RP: Niente. Niente. Le vittime che hanno veramente capito questo devono andare dalla polizia, alla questura, dalla magistratura. Allora, c’è una cosa che è uscita in questi giorni ed è proprio una francese che l’ha postato su Facebook, MarieJo Thiel, per quanto riguarda il cardinale canadese Lacroix, del Quebec, che fa parte del C9, cioè il circolo ristretto di papa Francesco. Sembrerebbe che il papa abbia firmato che l’indagine su questo cardinale, accusato di abusi, deve essere fatta da un giudice esterno al Vaticano. Se veramente papa Francesco ha capito che non si muove nulla negli ingranaggi vaticani, noi attendiamo che ci si muova attraverso anche una firma sua autorevole, che solo lui può mettere e che mette da parte tutte le amicizie, tutti i ricordi che riguardano persone che hanno commesso delitti. Se il padre Roblek, sloveno, ha questa affinità di affetto con Rupnik (d’altra parte metà dei gesuiti in Slovenia è dalla parte di Rupnik e l’altra metà è contro di lui), per lui la Chiesa e il Vaticano non esistono! Siamo arrivati al punto di dirci, noi che veniamo dalla Chiesa cattolica, che resta la nostra coscienza.

    Ricordo perfettamente un gesuita, p. Jean-Marie Hennaux, che ha avuto qualche cosa da dire fin dall’inizio del mio risveglio, per così dire, alla verità, e ha messo nero su bianco, ha scritto l’accusa contro Chiara Lubich. Lui ha detto a una mia amica che ho condotto da lui, ex Opus Dei, «L’importante è la fedeltà alla propria coscienza, se lo ricordi, la fedeltà alla propria coscienza».

    PH: Sono belle parole, certo, ma se fosse realtà non saremmo qui a denunciare abusi che vanno avanti da oltre 30 anni. Vorrei citare brevemente qualche frase di un articolo pubblicato sulla rivista Golias del 13 gennaio 2023. E del resto anche questa rivista è stata aspramente criticata all’epoca, accusata di complotti, mentre avrebbe dovuto tacere come tutti gli altri. In questo caso penso si possa dire che la coscienza ha avuto la meglio sul silenzio. L’articolo si intitola: “Caso Rupnik: scandalo al livello più alto”. E tra le altre cose, l’articolo dice: «Quello che emerge adesso è terribile. Marko Rupnik è un predatore sessuale che opera tra le religiose da più di 30 anni. È gesuita e tutto lascia credere che a questo titolo abbia beneficiato di una protezione totale». Penso che sia chiaro che in questo caso la coscienza non si sa bene dove potremmo ritrovarla.

    RP: Sai, Pascal, quello a cui padre Hennaux si riferiva, è che questa persona aveva già deciso di abbandonare la Chiesa, perché diceva: la stessa deriva settaria che trovo nell’Opus Dei, nei Focolari, nei Legionari è palese nella struttura ecclesiale. Con una differenza… Cioè: i Focolari, Opus Dei, Comunione e Liberazione dicono: siamo i migliori, guardate a noi! E la Chiesa cosa fa? Parla ma non agisce secondo le parole che dice. Proprio l’altro giorno, il Vangelo diceva: fate quello che dicono, ma non quello che fanno. Io non mi posso mettere al posto di Gesù, ma queste sono le sue parole!

    PH: Beh, di certo, in generale si chiede alle persone di essere fedeli alla propria parola e non viceversa, è una questione di credibilità!

    RP: Certamente, è così. Questo però è importante: che le vittime parlino e denuncino e non attendano giustizia e verità dalla Chiesa. Occorre andare alla polizia! In ogni Paese c’è qualcuno che ha una divisa! Quando è stato rilanciato un appello della polizia di Nanterre che chiedeva alle vittime di Jean-Michel Merlin di farsi avanti, perché il rapporto di GCPS Consulting non era soddisfacente, mi sono sentita spinta in quattro e quattr’otto a fare una mail; due minuti dopo, esattamente due minuti dopo la spedizione di questa mail, il telefono è suonato e avevo al telefono il questore, che si occupava del caso, che non aveva capito bene la mia mail e voleva delle spiegazioni. Questa è stata la più bella telefonata di 40 minuti che io ho potuto avere per dire ciò che sapevo, ciò che pensavo ed esprimere le derive settarie del Movimento dei Focolari non all’interno della Chiesa, ma alla polizia. Pensate un po’: sono loro che mi hanno telefonato! Quindi la situazione è la seguente: questa è la Francia, Golias è in Francia, ci sono dei libri – come La Trahison des Pères di Céline Hoyeau – che, portati in Italia, grazie a Dio (Il tradimento dei padri), fanno riflettere. Guardate: siete partiti voi francesi, eh! La Francia è avanti mille miglia!

    PH: Certo, l’Italia è un’altra storia rispetto alla Francia.

    RP: Proprio così, è veramente tutta un’altra triste storia.

    PH: Volendo quindi concludere magari con una nota di speranza, Renata, la morale di questa storia, se possiamo ricavarne una da quello che è stato detto brevemente sul caso Rupnik, è che le vittime non devono aspettarsi niente dalla Chiesa e che dovrebbero comportarsi come qualsiasi altra vittima in un caso civile classico. Quindi, da un lato osare far sentire la propria voce senza più sentirsi in colpa, e poi in secondo luogo denunciare i fatti sapendo che saranno ascoltate e che devono andare fino in fondo con una denuncia che sarà poi oggetto di una vera e propria sentenza in sede di tribunale.

    https://www.adista.it/articolo/71742

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 32 del 13 aprile

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 32 del 13 aprile

    Francesco Zanardi – I sopravvissuti agli abusi sessuali raccontano le loro storie nel tribunale fallimentare alla presenza dell’arcivescovo di Baltimora

    L’arcivescovo William E. Lori era seduto in silenzio lunedì mentre i sopravvissuti ad abusi sessuali violenti per mano di sacerdoti e personale impiegato dall’arcidiocesi di Baltimora, raccontavano le loro storie.

    Una donna ha raccontato che i suoi abusi sono iniziati in prima elementare. Un altra che un prete la minacciava abitualmente con una pistola e che una volta le ha tenuto la testa sott’acqua vicino alle eliche di una barca, per farla tacere sui suoi ripetuti stupri. Un uomo ha descritto come gli abusi subiti da adolescente lo abbiano portato su un percorso di distruzione che lo ha perseguitato per anni. Tutti hanno affermato di vivere ancora oggi con la depressione e gli incubi legati agli abusi subiti.

    I sopravvissuti agli abusi sessuali hanno combattuto per questa opportunità da quando l’ arcidiocesi di Baltimora ha dichiarato bancarotta, lo scorso autunno, pochi giorni prima che entrasse in vigore una legge del Maryland chiamata Child Victims Act. La legge consente ai sopravvissuti di fare causa indipendentemente da quando è avvenuto l’abuso.

    Lori ascoltava attentamente mentre i sopravvissuti raccontavano le storie di come le loro vite e, in alcuni casi, la loro volontà di vivere, furono portate via per mano dei leader della chiesa di cui si fidavano.

    “Sono venuto come sacerdote e pastore e come qualcuno che spera che, questo possa contribuire in qualche modo alla guarigione”, ha detto l’arcivescovo.


    Alessio Di Florio – La Chiesa italiana non accetta indagini indipendenti sugli abusi

    In Italia, paese a maggioranza cattolica, lo scandalo degli abusi all’interno della Chiesa ha avuto un impatto deflagrante per la popolazione che ha dovuto prendere coscienza della vastità del fenomeno. Secondo i dati diffusi nel 2022 dall’Osservatorio permanente della Rete L’Abuso, in Italia sono 325 i sacerdoti denunciati per pedofilia e 161 sono stati condannati in via definitiva, ma sarebbero migliaia le vittime di violenza sessuale da parte di membri del clero. A differenza di quanto accaduto in Francia nel 2018, in Italia non è mai stata avviata una indagine indipendente che potesse far luce sulla reale portata del fenomeno degli abusi nella Chiesa ma sono stati pubblicati, sempre nel 2022, solo i risultati di un rapporto che si basa su alcuni casi segnalati alla Chiesa stessa tramite i suoi Centri d’ascolto, fra il 2020 e il 2021. Secondo tale report vi sarebbero state 89 segnalazioni di molestie a carico di prelati e 613 fascicoli aperti, ma i dati forniti dalla Cei sono ben lontani dalla realtà.  Bisogna sottolineare, infatti, che in Italia non vi è l’obbligo da parte di sacerdoti o vescovi, di denunciare i pedofili alle competenti autorità italiane e, per tale motivo, molti sacerdoti denunciati per abusi sono stati semplicemente trasferiti di sede, lasciando loro la libertà di reiterare i propri comportamenti.

    È un passaggio di un articolo pubblicato dalla testata Tio.Ch dal titolo “Quella Chiesa che odia i bambini”, report sulla situazione in vari Stati europei. Nel 2022 citato nell’articolo, in occasione della presentazione del report della CEI, mons. Ghizzoni (presidente del Servizio nazionale per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili del Consiglio dei vescovi) disse esplicitamente che la CEI non accetterà mai una commissione indipendente per indagare sugli abusi. Per Ghizzoni e la conferenza dei vescovi italiani solo loro possono “indagare”, solo loro possono occuparsene, solo loro possono esprimersi. In sostanza la posizione dei vescovi italiani è che gli unici autorizzati o dotati delle competenze necessarie per svolgere indagini sulla Chiesa sono gli stessi chierici – ha sottolineato in un articolo già citato in una precedente edizione del tg worldcrunch.com – in questa prospettiva la prevenzione, di per sé giusta e necessaria, serve soprattutto come alibi per non fare luce sul passato.


    Federica Tourn – In Polonia un terzo degli abusi è commesso da preti

    La Chiesa cattolica in Polonia è precipitata in una crisi ancora più profonda dopo che un nuovo rapporto, che ha rivelato che quasi il 30% dei recenti casi di abusi sessuali su minori sono stati commessi da preti.

    Tra il 2017 e il 2020 sono stati segnalati 345 casi di pedocriminalità e di questi la commissione “si sta occupando di 100 casi in cui un membro del clero è stato segnalato come autore di violenza sessuale su un bambino sotto i 15 anni”.

    La percentuale è tanto più scioccante perché equivale quasi alla percentuale di abusi sui minori commessi da familiari delle vittime, che la commissione valuta pari al 35%.

    “È davvero una cosa enorme”, ha detto Stéphane Joulain, sacerdote e psicoterapeuta francese specializzato nel trattamento degli abusi sessuali sui minori.

    “Ciò dimostra tutta la portata del problema in Polonia”, ha affermato.

    Inoltre, la commissione ha rivelato di aver inoltrato 55 richieste di rinvio a giudizio alla magistratura polacca.

    Di questi, 36 riguardavano la mancata denuncia di casi di abusi sessuali su minori di cui erano sospettati membri del clero.

    La commissione ha lamentato che la Chiesa non le ha fornito una serie di documenti richiesti.

    “Finora abbiamo ricevuto ripetute assicurazioni sulla disponibilità a collaborare. Ne siamo molto soddisfatti, ma non abbiamo ancora visto la realizzazione di questa assicurazione”, ha detto il presidente della commissione Blazej Kmieciak.

    “Anche se è costretta ad andare avanti su questi temi, l’istituzione polacca resiste e persevera in un sistema di copertura di questi scandali”, ha detto Joulain.

    È convinto che le cifre appena annunciate siano solo la punta dell’iceberg.

    “Nel mondo laico, così come in quello religioso, gli abusi sessuali sono largamente sottostimati”, ha sottolineato.

    “Ciò è particolarmente vero in una società radicata nella tradizione in cui la Chiesa e la famiglia svolgono un ruolo importante: nessuno vuole offuscare l’immagine di queste istituzioni”, ha detto il sacerdote-terapeuta.

    La Chiesa polacca è scossa da quasi due anni da una grave crisi di fiducia nella sua gerarchia.

    Il documentario del giornalista Tomasz Sekielski sulla questione nel 2019 ha suscitato indignazione tra i cattolici polacchi.

    La Conferenza episcopale polacca ha poi pubblicato lo scorso giugno un rapporto da cui sono emerse diverse centinaia di nuove denunce dal 2018 contro membri del clero.

    A causa di questi scandali molti cattolici polacchi si allontanano dalla Chiesa.

    “Ci sono sempre più atti pubblici di apostasia”, constata padre Joulain.

    “In un Paese marcatamente di destra, con una forte presenza della Chiesa nel tessuto sociale, e che è oltretutto il paese natale di Giovanni Paolo II, queste rivelazioni sono un enorme schiaffo in faccia”, ha ammesso.

    Papa Francesco, solo nell’ultimo anno, ha sanzionato otto vescovi polacchi per aver insabbiato casi di abusi sessuali da parte del clero.

    “Ma se non saranno assicurati alla giustizia, ciò favorirà un sentimento di imputazione”, ha lamentato Joulain.

    Ha detto che non escluderebbe uno scenario in Polonia simile a quello verificatosi nel giugno 2019, quando tutti i vescovi del Cile presentarono le loro dimissioni al papa.

    Fonte: La Croix


    Ludovica Eugenio – Decapitato il Vicariato di Roma

    Decapitato il Vicariato di Roma: il cardinal vicario Angelo De Donatis è stato nominato da papa Francesco a penitenziere maggiore in Vaticano e il gesuita mons. Daniele Libanori finora vescovo ausiliare per il settore di Roma centro, diventa «assessore del Santo Padre per la vita consacrata», un ruolo che non ha precedenti. Siluramenti o promozioni? Libanori, nominato ausiliare nel 2017,

    Libanori ha maturato molta esperienza nella sua veste di commissario di comunità religiose problematiche: dalla slovena Comunità Loyola, co-fondata dall’ex gesuita abusatore Marko Rupnik, alla Famiglia di Maria. Nella gestione del caso Rupnik, Libanori ha sempre ascoltato le sopravvissute agli abusi, e non ha mai difeso Rupnik, che invece gode ancora adesso di grandi protezioni in Vaticano e presso il cardinale, ormai ex vicario, De Donatis, di cui è stato mentore e guida spirituale, che lo ha sempre spalleggiato. Di Libanori è l’indagine che ha portato allo scioglimento della comunità Loyola, dove il teologo artista ha perpetrato a partire dagli anni ‘90 abusi psicologici, spirituali e sessuali su diverse consacrate. In un’intervista al quotidiano francese La Croix del 16 febbraio 2023, Libanori smentì che Rupnik si fosse mai pentito, smentendo di fatto quanto affermato dal generale dei gesuiti p. Arturo Sosa, che in un’intervista aveva affermato il contrario. Libanori ha poi sempre sostenuto le vittime dell’ex gesuita nel loro diritto a un processo e aveva messo in luce che a impedirlo era intervenuta la prescrizione». Il papa, che ha sempre protetto Rupnik, tanto da incontrare non le vittime, ma la presidente del Centro Aletti di Rupnik, lo scorso ottobre, quella prescrizione l’ha tolta, per rendere possibile il processo. Forse ha cominciato forse a nutrire dubbi sull’innocenza di Rupnik, forse ha capito e apprezzato la posizione di Libanori e lo ha voluto valorizzare ora con un incarico di rilievo, al suo fianco. Si capirà solo con il tempo.

    Quanto alla rimozione del cardinal vicario De Donatis, quasi certamente si tratta di un siluramento. La Penitenzieria apostolica è infatti un organismo antico e prestigioso di scarsa rilevanza su un piano “politico”. Se è vero che il papa sta cambiando idea su Rupnik, potrebbe aver punito De Donatis, con cui il rapporto è sempre stato teso, per la sua posizione ultragarantista nei confronti del mosaicista, poi espulso dalla Compagnia di Gesù, o per il comunicato del vicariato dai toni compiaciuti e ben poco formali che lo scorso autunno dava conto delle conclusioni positive della visita canonica al Centro Aletti definendone la vita comunitaria «sana e priva di particolari criticità», che sembra aver messo in imbarazzo i vescovi della Diocesi.

  • Mercoledì 1 al Kenisa presentazione del podcast “La Confessione”

    Mercoledì 1 al Kenisa presentazione del podcast “La Confessione”

    Mercoledì prossimo, 10 aprile, al Kenisa, ore 18:30 , si terrà la presentazione del podcast “La Confessione” che ricostruisce come la Chiesa italiana silenzia le denunce delle vittime, copre i preti sotto accusa e nasconde lo scandalo. Il lavoro firmato da Stefano Feltri, Giorgio Meletti e Federica Tourn racconta, con audio originali, la vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo, condannato lo scorso 5 marzo a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale .  Gli autori ripercorrono la storia con una visione un po’ più ampia ponendo l’interrogativo del  perché soltanto in Italia non è ancora scoppiato il caso degli abusi nella Chiesa cattolica. E così dal racconto emerge che il sistema di copertura degli abusatori è ancora in piedi ed efficace, coinvolge decine e decine di preti e vescovi ed è tacitamente approvato dai vertici del Vaticano.

    Il podcast La Confessione ricostruisce come la Chiesa italiana silenzia le denunce delle vittime, copre i preti sotto accusa e nasconde lo scandalo. E sono loro, i preti, a raccontarlo.

    “Ho insabbiato tutto”, dice il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, intercettato al telefono mentre parla con il prete accusato di violenza sessuale, don Giuseppe Rugolo.

    Per la prima volta possiamo ascoltare direttamente i protagonisti di una vicenda di abusi spiegare come funziona il sistema per insabbiare e depistare, come si usano le risorse della Chiesa per tacitare le vittime e lasciare gli abusatori impuniti. Secondo Gisana, le accuse di violenza sessuale per Rugolo sono un dono di Dio, “per diventare santo”.

    Antonio Messina, il giovane archeologo che ha denunciato, è un ragazzo di Enna che per anni è stato abusato da don Rugolo, fin da quando era minorenne. Nel 2014 inizia a chiedere giustizia alle strutture ecclesiastiche, dieci anni dopo arriva la sentenza dalla magistratura ordinaria.

    Grazie alla sua denuncia, sono emersi i documenti audio su cui si basa questo podcast: intercettazioni telefoniche e dialoghi registrati dai protagonisti all’insaputa l’uno dell’altro.

    Possiamo sentire così monsignor Gisana, vescovo tuttora in carica, che propone di comprare il silenzio della vittima con soldi tolti ai poveri della Caritas, e che ammette di usare i fondi dell’otto per mille per sostenere il prete abusatore e mandarlo a Ferrara, al riparo dalle accuse, sempre per occuparsi di ragazzini, con l’appoggio del vescovo locale, monsignor Gian Carlo Perego.

    La Confessione è un podcast che sviluppa l’inchiesta di rilievo internazionale che conduce ormai da due anni Federica Tourn sugli abusi nella Chiesa e che già ha fatto esplodere il caso del gesuita Marko Rupnik.

    Federica Tourn ha seguito tutte le fasi dell’inchiesta e del processo, ha intervistato i protagonisti e gli esperti. Con Stefano Feltri e Giorgio Meletti ha costruito un atto d’accusa che per la prima volta racconta le responsabilità dei vertici della Chiesa italiana e del Vaticano, incluso papa Francesco che ha pubblicamente elogiato il vescovo insabbiatore Gisana.

    All’evento, moderato dalla giornalista Pierelisa Rizzo, partecipano, oltre agli autori Meletti e Tourn, Antonio Messina,  e la sua avvocata Eleanna Parasiliti Molica mentre collegato in videoconferenza ci sarà Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso, unica associazione italiana che si occupa di sopravvissuti agli abusi clericali.  

    La Confessione

    è un podcast di giornalismo investigativo in 7 puntate disponibile su Spotify e tutte le principali piattaforme

    Autori:

    Stefano Feltri

    Giorgio Meletti

    Federica Tourn

    Con la collaborazione di

    Carmelo Rosa

    Consulenza musicale e sonora

    Stefano Tumiati

    Produzione:

    Il podcast La Confessione è possibile grazie al sostegno degli abbonati alla newsletter Appunti

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 31 del 6 aprile

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 31 del 6 aprile

    Francesco Zanardi – Ben quattro persone avrebbero coperto gli abusi di Frateschi

    Sarebbero state a conoscenza dei presunti abusi sessuali di cui è accusato Alessandro Frateschi almeno quattro persone, sulle quali indaga la Procura della Repubblica di Latina. Si tratta di due suore e due psicologi, che avrebbero saputo cosa faceva il professore di religione, ma che non lo hanno denunciato.

    Per l’avvocato delle parti civili, Nicodemo Gentile, gli abusi sessuali al liceo Majorana potevano essere evitati se si fossero presi subito provvedimenti nei confronti del docente.

    Secondo quanto ricostruito finora in sede d’indagine ad essere a conoscenza dei presunti abusi sessuali compiuti dal professore erano almeno quattro persone, due suore e due psicologi, i quali avrebbero taciuto tutto. Il docente pare sia infatti stato contattato da una prima religiosa, che non lo ha denunciato. Stesso discorso per un’altra suora, che frequentava la stessa casa famiglia del professore.

    Una ragazza, che viveva in una casa famiglia insieme al fratello, ha raccontato gli abusi che quest’ultimo avrebbe subito e di aver conosciuto il professore. Un rapporto quello dei due fratelli e il docente, che è proseguito a casa sua, dove il ragazzo ha trascorso le vacanze di Natale, mentre la sorella, positiva al Covid, no.

    E proprio in quel frangente si sarebbero consumate le violenze denunciate dal ragazzo e dalla sorella ai carabinieri. Il giovane infatti si era confidato con una psicologa, esprimendo l’intenzione di rivolgersi alle forze dell’ordine, cosa che non gli è stata permessa. Il ragazzo poi avrebbe raccontato la stessa cosa allo psicologo di un’altra casa famiglia, il quale si sarebbe confrontato con una suora e anche in quel caso non è partita alcuna denuncia. Poi sono arrivate le denunce dal liceo Majorana, che hanno acceso i riflettori della Procura sul caso e il professore è stato arrestato.

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    Ludovica Eugenio – È morto a 94 anni mons. Thomas Gumbleton

    È morto a 94 anni mons. Thomas Gumbleton, già vescovo ausiliare di Detroit, campione dell’attivismo per la giustizia sociale e la pace, membro fondatore di Pax Christi USA. Gumbleton era spesso sulla scena dei luoghi più problematici del mondo e negli Stati Uniti fu arrestato per disobbedienza civile durante le proteste contro le armi nucleari e la guerra in Iraq del 2003. Prese anche posizione su questioni dottrinali controverse della chiesa come l’ordinazione delle donne e i diritti dei gay. Tutto ciò gli impedì di diventare vescovo ordinario, ma l’episodio che gli costò la carriera riguarda l’ambito degli abusi sessuali nella Chiesa, nel quale assunse una posizione impopolare che lo rese ancora più inviso alle gerarchie.

    L’impegno coerente e rigoroso di Gumbleton riguardo alla gestione degli abusi si intensificò dopo che scoprì che il prete che aveva abusato di Barbara Blaine, fondatrice di Snap, associazione di vittime, era ancora in circolazione e che il vescovo competente, al quale si era rivolto per un’azione efficace, non aveva fatto nulla.

    Nel gennaio 2006, fornì una testimonianza scritta ai legislatori dello stato dell’Ohio appoggiando l’estensione dei termini di prescrizione per le cause civili nei casi di abuso sessuale a vent’anni dopo il compimento dei 18 anni di età della vittima, e in particolare la clausola che proponeva l’apertura di una ulteriore finestra di un anno per consentire alle persone di farsi avanti con accuse che avessero già superato i termini di prescrizione. In quell’occasione rivelò anche di essere stato vittima di abusi sessuali da parte di un prete, all’età di 9 e 10 anni. La Conferenza episcopale e i vescovi dell’Ohio si erano espressi invece contro il disegno di legge; infuriati per la posizione di Gumbleton, lo denunciarono formalmente per aver violato la “communio episcoporum” (la comunione dei vescovi) presso il nunzio apostolico che si recò immediatamente a Roma.

    Di conseguenza, fu obbligato a dare le dimissioni da vescovo ausiliare e fu anche rimosso dal suo incarico di parroco presso la chiesa di San Leone, che esercitava dal 1983. Nel 2011, Gumbleton affermò che oltre a ricevere la notifica ufficiale che avrebbe dovuto dimettersi da pastore, nessuno dei suoi colleghi vescovi lo contattò personalmente quando si espresse a sostegno del disegno di legge e rivelò l’abuso di cui era stato vittima.

    Gumbleton ha continuato ad amministrare nelle parrocchie locali e ha continuato a scrivere e parlare su questioni di giustizia sociale fino alla sua morte. La benedettina suor Anne McCarthy, ex membro dello staff di Pax Christi USA che ha lavorato e viaggiato all’estero con lui ha detto che “quando arrivava il momento critico, Gumbleton sceglieva sempre il Vangelo rispetto all’istituzione”.

    Fonte ADISTA


    Alessio Di Florio – Blasfemia e ipocrisia, il doppio standard delle alte sfere e dei suoi

    Andrea Saltini è un artista, “Gratia Plena” è una sua mostra allestita nell’ex chiesa di Sant’Ignazio di Carpi (Modena), sede del Museo Diocesano. Fin qui appare una notizia come migliaia ogni anno compaiono nelle cronache locali. E questo probabilmente sarebbe stato il destino della mostra di Saltini se non ci fosse stato un improvviso polverone scatenato contro di lui da parte dell’integralismo cattolico italiano, locale e persino nazionale.

    Secondo loro la mostra “Gratia Plena” sarebbe blasfema perché le opere avrebbero delle allusioni sessuali. Tra queste addirittura un uomo chinato accanto a Gesù deposto dalla Croce è diventato una rappresentazione di sesso orale. Simile situazione per tutte le altre opere. Saltini ha chiarito la realtà e qualunque persona guardi senza malizia le opere si renderebbe conto della verità.

    Ed invece si è scatenata una campagna contro di lui e chi ospita la mostra. Ora, potremmo anche fermarci qui, “sessualizzare” anche ciò che nulla c’entra, vedere delle attività sessuali anche dove non ci sono, si commenterebbe da solo. Non possiamo fermarci perché Saltini lo scorso 28 marzo è stato ferito in maniera grave, aggredito nel luogo di esposizione della mostra.

    Movente l’indignazione e la rabbia verso la “blasfemia”. Un certo mondo “cattolico” si è, in questo caso, indignato, arrabbiato, sdegnato, mobilitato. In nome della lotta alla blasfemia lì dove la blasfemia non c’è. Nulla di tutto questo è mai accaduto, soprattutto in Italia, di fronte a ben altre vicende che dovrebbero scandalizzare, indignare, scatenare coscienze e masse.

    Non si potrebbe trovare nessun riferimento evangelico per la mobilitazione contro la mostra “Gratia Plena”, nei Vangeli invece è ampiamente riportata la frase che se si scandalizza un bambino sarebbe meglio per il colpevole mettersi una macina al collo e gettarsi in mare. Eppure non è mai stata considerata blasfema la pedofilia. Di denunce di abusi è piena la storia degli ultimi decenni della Chiesa. Tra gli accusati più noti Rupnik, ex gesuita non si capisce più fino a che punto ex.

    «La prima volta mi ha baciato sulla bocca dicendomi che così baciava l’altare dove celebrava l’eucaristia, perché con me poteva vivere il sesso come espressione dell’amore di Dio», l’uso del biblico Libro della Sapienza e della Trinità per costringere a rapporti sessuali, sono la denuncia di una suora intervistata da Federica Tourn. Articolo pubblicato nel dicembre 2022 sul quotidiano Domani e parte dell’inchiesta sulla pedofilia clericale portata avanti da ormai due anni. Questa sarebbe blasfemia ma della mobilitazione contro la “blasfemia che non c’è” nelle opere di Saltini (e di una “sessualizzazione” della Passione di Cristo vista solo da certi ambienti integralisti) nessuna traccia.

    Fonte: Avvenire, Domani