Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Le vittime di pedofilia chiedono al nuovo capo dei vescovi di cambiare linea

    Le vittime di pedofilia chiedono al nuovo capo dei vescovi di cambiare linea

    Sul tavolo della 76esima assemblea generale della Cei, oggi in chiusura, c’è un dossier che scotta, quello degli abusi nella Chiesa. Sarà proprio questo il nodo gordiano che il neopresidente dei vescovi, il cardinale Matteo Maria Zuppi, salutato come l’emblema del cambiamento, sarà chiamato ad affrontare. Infatti, mentre nel mondo cattolico deflagra lo scandalo della violenza sui bambini e sulle religiose, in Italia dai vescovi ancora non arriva una chiara ammissione di responsabilità, né tantomento la determinazione a fare chiarezza, aprendo gli archivi vaticani e dando il via a una radicale operazione di trasparenza che finalmente renda giustizia alle vittime.

    Stavolta, però, non basteranno le solite generiche dichiarazioni sulla lotta alla pedofilia nelle parrocchie, come ha fatto lo stesso ex presidente Gualtiero Bassetti nel suo discorso introduttivo ai lavori dell’assemblea, quando ha ripetuto che la Cei conferma il suo impegno per la tutela dei minori e la promozione di «una migliore conoscenza del fenomeno degli abusi per valutare e rendere più efficaci le misure di protezione e prevenzione».

    Parole troppo vaghe, sulla linea di quelle pronunciate dallo stesso Bassetti a inizio anno quando, in seguito ai dati drammatici arrivati dalla Francia e dalla Baviera sulla pedofilia nel clero, aveva magnificato il lavoro dei Centri di ascolto diocesani e aveva ammesso la possibilità di istituire una commissione d’inchiesta sugli abusi, purché interna alla Chiesa. Un’ipotesi che il coordinamento Italy Church Too, la rete di associazioni nata proprio per chiedere che siano dati finalmente ascolto e visibilità ai sopravvissuti alle violenze clericali, rifiuta radicalmente perché non risponde al necessario principio di terzietà, che esclude la possibilità di essere al contempo giudici e imputati.

    Proprio stamattina alle 11 a Roma, nella Sala stampa estera, Italy Church Too tiene una conferenza stampa sulle richieste di giustizia per le vittime dei sacerdoti abusanti, anticipate in una lettera alla Cei diffusa il 23 maggio. I firmatari chiedono «un’indagine indipendente, condotta da professionisti credibili e super partes», e che vengano aperti «canali di fattiva collaborazione con le istituzioni dello Stato italiano». Viene rivendicata anche l’applicazione delle norme prescritte da papa Francesco nel motu proprio Vos estis lux mundi, che stabilisce fra l’altro per preti e vescovi l’obbligo di segnalazione degli abusi alle istituzioni ecclesiastiche. Infine, no alla prescrizione per i reati di abuso sessuale e sì all’obbligatorietà del certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote, anche per il clero e il volontariato nelle istituzioni ecclesiastiche. La lettera ha registrato un fiume di adesioni: a sottoscriverla sono vittime inascoltate, cittadini indignati, sacerdoti, intellettuali, segno di un desiderio di verità che attraversa il paese. Fra le firme anche quella dello storico Mauro Pesce, del filosofo Augusto Cavadi e del teologo Vito Mancuso.

    Intanto lo scorso 5 maggio, nella giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, proprio la Cei in qualità di “invitato permanente” è entrata a far parte dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, istituito presso il Dipartimento per le politiche della famiglia. Sulla spinosa questione degli abusi sui minori, Stato e Chiesa sono andati finora a braccetto: d’amore e d’accordo sulla strada da seguire, che ancora una volta pare essere quella, tutta italiana, di lavare i panni sporchi in famiglia. L’Osservatorio, presieduto dal Capo del Dipartimento, Ilaria Antonini, è per la verità poco più di una stanza vuota senza arredi: istituito nel 2007, non ha funzionato che pochi mesi, senza fornire i dati promessi sulla pedofilia nel nostro paese, e men che meno azioni di prevenzione del fenomeno. Ora viene resuscitato, con un nuovo “Piano nazionale di prevenzione e contrasto dell’abuso e dello sfruttamento sessuale minorile”, un vasto programma di iniziative di sensibilizzazione e formazione che però ancora una volta non contempla il coinvolgimento delle vittime.

    L’assenza dei sopravvissuti agli abusi è il dato più eclatante anche nelle iniziative ecclesiastiche: «La Chiesa si riempie la bocca di solidarietà per le vittime ma non le coinvolge – sottolinea Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso – la stessa commissione d’inchiesta ecclesiastica interna è solo un modo per lavarsi la coscienza; lo stesso vale per gli sportelli diocesani, che i vescovi gestiscono senza rendere conto a nessuno. Quanti sono i casi rilevati? Che cosa succede ai responsabili? Non sappiamo niente».

    All’assemblea nella giornata di mercoledì è giunto un messaggio del cardinale Sean Patrick O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che ha invitato i vescovi a una «conversione pastorale» sulla questione degli abusi, senza cedere alla tentazione di difendere l’istituzione: vedremo se la Cei saprà rispondere all’appello. Ora la palla passa al nuovo presidente: ottimo comunicatore, attento ai poveri e sensibile alla causa della pace, in passato ha già mostrato attenzione per frange marginalizzate nella Chiesa, come le persone lgbt, ma non si è ancora espresso apertamente sugli abusi nella Chiesa. Don Matteo, il momento è arrivato.

  • Conferenza stampa Rete L’ABUSO – #ItalyChurchToo

    Conferenza stampa Rete L’ABUSO – #ItalyChurchToo

    CONFERENZA STAMPA In occasione della 76.ma Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana, in programma dal 23 al 27 maggio p.v., il Coordinamento #ItalyChurchToo chiederà, in una “LETTERA AI VESCOVI”, precise misure necessarie e improrogabili nell’ambito della lotta agli abusi nella Chiesa cattolica, che allineino l’operato della Chiesa italiana a quello di altre Conferenze episcopali e dissolvano i dubbi relativi alle reticenze e alle resistenze dell’episcopato italiano riguardo all’emersione della reale portata del fenomeno in Italia.

    Alla lettera – che verrà inviata alla Conferenza Episcopale Italiana il 23 maggio e contestualmente diffusa sui media nazionali ed esteri – i vescovi sono chiamati a rispondere entro la data della Conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, che avverrà venerdì 27 maggio ore 11,00 Associazione Stampa Estera – ROMA

    Il Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica ItalyChurchToo è espressione delle vittime di abusi, del laicato cattolico, della cittadinanza e di alcuni media sensibili, ed è nato il 15 febbraio 2022 come strumento di pressione sulle istituzioni religiose e laiche per ottenere verità, giustizia e prevenzione per le vittime di abusi – minori, adulti, adulte, persone vulnerabili, religiose – perpetrati da persone a vario titolo impegnate nella Chiesa.

  • “Dati sugli abusi allarmano, 161 nuove segnalazioni”

    “Dati sugli abusi allarmano, 161 nuove segnalazioni”

    ROMA. – In Italia, ci sono “164 sacerdoti indagati, 162 condannati in via definitiva, circa 30 vescovi insabbiatori, 161 nuove segnalazioni da inizio anno”. Sono gli ultimi dati raccolti dalla Rete L’Abuso, ad oggi uno dei punti di riferimento più forti per i “sopravvissuti” di predatori pedofili. A questi numeri si deve aggiungere quello che secondo Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso e membro del Coordinamento di Italy Church Too, è “il dato più importante” e cioè i “471 casi impuniti”, quelli per i quali il reato è andato in prescrizione oppure le cui vittime “non se la sono sentita di andare a denunciare i fatti in un centro di ascolto diocesano per ovvi motivi”.

    Secondo alcuni calcoli di proiezione elaborati in base al caso irlandese, ha fatto anche sapere Zanardi, “in Italia ci sarebbe un milione di vittime potenziali. Se si pensa che la commissione d’inchiesta francese ha messo in luce 216 mila vittime e si fanno le proporzioni tra clero francese e clero italiano – ha aggiunto – ci si rende conto che questo dato presunto è molto credibile”.

    La proposta della nuova Cei targata Zuppi di affrontare il nodo pedofilia e coperture con una “commissione interna che parta dal 2000 e faccia leva sui centri di ascolto diocesani senza aprire gli archivi”, per Zanardi è irricevibile. Il Coordinamento di Italy Church Too è un’associazione di vittime costituitasi negli ultimi mesi dal basso con il dichiarato intento di promuovere la costituzione di una commissione di inchiesta indipendente sugli abusi sessuali commessi dal clero nel nostro Paese su modello di quelle che hanno indagato in Germania e in Francia.

    Per Zanardi restano infatti da sciogliere molti nodi a livello di legislazione nazionale cui fa scudo il concordato, come il fatto che non esista l’obbligo di denuncia e punta il dito, oltre che sugli insabbiamenti dei vertici ecclesiastici, anche, dice, “su una certa omertà che lo stesso stato italiano concede alla Chiesa”.

    Sul nuovo presidente della Cei il Coordinamento Italy Church too, per quanto abbia sottolineato con forza di non aver avuto alcuna risposta formale né dai vertici Cei né dai dicasteri vaticani a cui ha fatto pervenire, anche per via Pec, la propria lettera di richieste, vuole comunque concedere una linea di credito: “La valutazione è sospesa” dice Michelangelo Ventura, uno dei portavoce, ma solo perché si auspica che quanto prima dal cardinale Zuppi arrivino “segnali concreti e puntuali” nel senso di una indagine che “garantisca la terzietà”.

    “Voi capite bene – ha osservato Zanardi – che le vittime non vanno in chiesa cioè proprio il luogo dove sono state abusate e maltrattate a denunciare, innanzitutto perchè temono di non essere credute”. Secondo Zanardi inoltre, non voler indagare prima del 2000 è sbagliato “perchè una vittima di abuso sessuale, è ormai riconosciuto, impiega 30 o 40 anni a fare outing e a prendere coscienza della violenza subita. Si rischia di lasciare fuori centinaia di vittime”.

    (di Nina Fabrizio/ANSA)

  • Abusi. Per Zanardi (Rete L’Abuso) conteggiare i casi dal 2000 in poi è discriminatorio

    Abusi. Per Zanardi (Rete L’Abuso) conteggiare i casi dal 2000 in poi è discriminatorio

    E’ “irricevibile” la proposta di contrasto agli abusi, emersa in questi giorni da ambienti Cei, ha dichiarato Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso, durante la conferenza stampa del Coordinamento Italy Church Too. “Si parla di una commissione interna, e quindi non indipendente, che parta dal 2000 e si basi sui centri di ascolto diocesani”, ha spiegato Zanardi che ha fornito gli ultimi dati riguardo agli abusi da parte del clero in Italia. Nel nostro Paese si stima che la portata degli abusi ha il potenziale per essere il dato più grande di qualsiasi paese. “Si stima che i bambini vittime di abusi negli ultimi anni, siano un milione”, ha sottolineato Zanardi. “Pensate che in Francia il rapporto Sauve’ ha messo in luce 216 mila vittime”. Dai casi monitorati dall’osservatorio permanente della Rete L’Abuso risultano 164 sacerdoti indagati, 162 condannati in via definitiva, 30 vescovi insabbiatori, 161 nuove segnalazioni. E poi 417 casi impuniti “dato a mio avviso più importante”, ha sottolineato Zanardi.

    “Qui stiamo parlando di trattare gli abusi avvenuti solo negli ultimi venti anni e questo è discriminatorio per le migliaia di vittime italiane che rimarranno fuori da questa indagine. Non mi sembra civile e sensibile. Io, per esempio, sono stato abusato negli anni ’80”. Inoltre, ha sottolineato Zanardi, “gli studi scientifici dicono che vi e’ una maturazione del trauma che dura dai 3 ai 35 anni. Vuol dire che negli ultimi vent’anni ben poche vittime hanno denunciato sia alla Chiesa che alla magistratura. La Chiesa italiana quindi uscirà con un dato ben poco verosimile”. Zanardi ha precisato anche di avere i nomi di “tre ex magistrati disposti ad avviare un’inchiesta indpendente. Si sono sempre attivati nel settore, quindi direi super partes e adeguati a fare un’analisi del genere”.

    Abusi. Per Zanardi (Rete L’Abuso) conteggiare i casi dal 2000 in poi è discriminatorio

  • I sopravvissuti italiani chiedono un intervento sugli abusi nella Chiesa cattolica

    I sopravvissuti italiani chiedono un intervento sugli abusi nella Chiesa cattolica

    ROMA, 27 mag. (Reuters) – Attivisti anti-abuso hanno manifestato venerdì vicino all’ambasciata vaticana in Italia per chiedere un’azione sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica italiana, nel mezzo di discussioni in corso su come organizzare tale indagine.

    Un piccolo gruppo di manifestanti si è avvicinato all’edificio della Nunziatura Apostolica, vicino al centro di Roma, portando cartelli con foto di uomini e donne con biancheria intima macchiata di sangue. Uno dei manifestanti aveva in testa un velo da suora.

    Hanno affermato di essersi ispirati a una protesta organizzata ad aprile nella capitale estone Tallinn, che ha cercato di attirare l’attenzione sulle presunte violenze commesse dall’invasione delle forze russe contro le donne in Ucraina. In quella protesta i manifestanti hanno applicato sangue finto sulle mutande e lungo le gambe.

    “Purtroppo ho sperimentato la pedofilia e ogni vittima sa che non può riprendersi da quello che ha passato, ma il desiderio più grande è che gli altri bambini non soffrano quello che abbiamo vissuto noi”, ha detto l’attivista Francesco Zanardi.

    Zanardi, 51 anni, dirige Rete l’Abuso (The Abuse Network) e in febbraio ha formato un consorzio chiamato “Oltre il grande silenzio” insieme ad altri otto gruppi per esercitare pressioni sulla Chiesa italiana affinché accettasse un’indagine imparziale. leggi di più

    I vescovi italiani sono divisi sul fatto che un’eventuale indagine su vasta scala debba essere interna, utilizzando risorse esistenti come i comitati diocesani contro gli abusi, o essere condotta da un gruppo esterno, composto potenzialmente da accademici, avvocati ed esperti di abusi. leggi di più

    Sono anche divisi sul fatto che debba essere limitato al recente passato o tornare indietro di decenni.

    “Serve un organismo ‘super partes’ (imparziale), che in questo caso è lo Stato, per gestire la situazione, ma lo Stato è da anni l’unico grande partito assente in tutta questa questione”, ha detto Zanardi.

    https://www.reuters.com/world/europe/italian-protesters-demand-action-abuses-catholic-church-2022-05-27/

  • La Chiesa italiana sotto pressione per autorizzare le indagini sugli abusi

    La Chiesa italiana sotto pressione per autorizzare le indagini sugli abusi

    Roma, 23 mag. (EFE) .- La Chiesa italiana si riunisce da oggi per rinnovare la sua leadership sotto la pressione delle vittime per autorizzare un’indagine sui casi di abusi sui minori, cosa che finora è stata negata e su cui mantiene un silenzio sorprendente, essendo l’unico in Europa.

    L’assemblea della Conferenza episcopale italiana (CEI) deve rinnovare il suo presidente per un quinquennio, cifra cruciale, poiché i vescovi sono divisi sull’opportunità di svolgere un’indagine su abusi come quelli commessi in Germania , Francia, Portogallo e recentemente in Spagna, affidata ad uno studio legale e che non ha soddisfatto le vittime.

    ASSOCIAZIONI DELLE VITTIME

    Con l’apertura dell’Assemblea della CEI, che si concluderà venerdì prossimo, le associazioni italiane vittime di abusi da parte del clero hanno pubblicato oggi una lettera aperta chiedendo un’indagine indipendente sui casi che vanno avanti da anni e che Accesso agli archivi è permesso perché si possa fare giustizia.

    “Chiediamo la piena collaborazione della Chiesa italiana a un’indagine indipendente, svolta da professionisti e superpartes credibili, per fare luce sugli abusi commessi dal clero in Italia, che unirebbe gli sforzi di diverse e altissime figure professionali e utilizzare metodi qualitativi, quantitativi e documentari allo stesso tempo”, si legge nella lettera.

    Queste associazioni, che da pochi mesi hanno fondato il movimento “ItalyChurchToo”, rifiuterebbero “ogni ipotesi di lavoro svolta con strumenti e risorse all’interno della Chiesa stessa, perché non avrebbe le caratteristiche di terzietà necessarie e non sarebbe credibile. , e in definitiva inutili, se non dannosi”.

    «Chiediamo che siano aperti e messi a disposizione gli archivi delle diocesi, dei conventi, dei monasteri, delle parrocchie, dei centri pastorali e delle istituzioni scolastiche ed educative cattoliche; che siano stabiliti efficaci canali di collaborazione con le istituzioni dello Stato italiano affinché i colpevoli di reati contro i minori sono perseguiti”, aggiungono nella lettera.

    Le vittime chiedono una risposta entro il 27, quando si sarà formata la nuova dirigenza della Cei.

    “Questa lettera indirizzata alla Cei spiega solo le cose elementari da fare. Ma non sembra che sia la linea che riprenderanno i vescovi che agiranno in malafede”, il presidente di Rete L L’associazione denuncia a Efe: ‘Abuso, Francesco Zanardi, vittima di abusi da parte di un prete da bambino e la voce più instancabile su questo tema.

    Zanardi fa riferimento alle indiscrezioni che indicano che i vescovi italiani si preparano ad autorizzare un’indagine ma che copre solo gli ultimi 20 anni, che saranno “un clown”, poiché non darà un’idea dell’entità del fenomeno .

    Mentre, da parte dello Stato, si parla di un’indagine sulla pederastia in generale, che diluirà nuovamente le responsabilità della Chiesa cattolica e delle vittime «con il solito gioco, esse saranno escluse e non avranno alcun tipo di partecipazione diretta aggiunge Zanardi.

    IL LIBRO DI RICERCA DI TRE DONNE

    Alla vigilia dell’incontro episcopale è stato pubblicato in Italia “Agnus Dei. Gli abusi sessuali del clero in Italia”, scritto dalle giornaliste Lucetta Scaraffia, Anna Foa e Franca Giansoldati, che raccolgono in un’esaustiva indagine le storie di abusi raccolti negli archivi che Zanardi ha compilato per tutta la vita e che sono finora gli unici dati disponibili sui preti pedofili.

    Gli autori passano in rassegna alcuni fascicoli che parlano di “circa 320 sacerdoti che hanno commesso abusi, di cui 159 condannati in via definitiva”. La maggior parte degli imputati è stata trasferita in altri luoghi o inviata nelle residenze speciali della Chiesa italiana per sacerdoti in difficoltà, compresi i pederasti.

    Il libro descrive sette storie che la Chiesa italiana non ha preso sul serio e che si sono susseguite per anni. “Non è un libro contro la Chiesa. È un libro per chi ama la Chiesa e la vuole sicura ed evangelica, ma credo che la questione degli abusi sarà chiusa in un cassetto”, uno dei suoi autori, Franca Giansoldati, ha raccontato a Efe.

    “Si dice che i casi di preti abusivi siano circa un centinaio. Ma non si sa cosa abbiano fatto, quante siano state le vittime, quanti di loro siano stati allontanati dal sacerdozio e chi li abbia insabbiati”, aggiunge il giornalista dal quotidiano romano “Il Messaggero”.

    Secondo Giansoldati, dopo questa assemblea della Cei si verificherà che «i vescovi non hanno intenzione di fare un’indagine sul passato, né di aprire gli archivi».

    Cristina Cabrejas

    (c) Agenzia EFE

  • Criminalità minorile: settimana decisiva per i vescovi italiani

    Criminalità minorile: settimana decisiva per i vescovi italiani

    I vescovi italiani, a loro volta, decideranno di avviare un’importante indagine sulla criminalità minorile negli ambienti ecclesiali della penisola?

    La questione si ripropone con nuovo vigore quando i vescovi de La Botte si incontrano nella periferia di Roma per una settimana di plenaria, da lunedì 23 maggio a venerdì 27 maggio. Con l’avvicinarsi dell’incontro, le vittime ei loro sostenitori vogliono aumentare la pressione sui membri della conferenza episcopale italiana

    Questa azione inizia con una lettera aperta di Italy Church Too (anche Chiesa italiana), un coordinamento di associazioni nato a febbraio per dare peso a queste richieste. “Chiediamo la piena collaborazione della Chiesa italiana a un’indagine indipendente, svolta da professionisti credibili e obiettivi, che faccia luce sugli abusi commessi dal clero in Italia”, si legge nella missiva. “Chiediamo l’apertura e la messa a disposizione degli archivi (…), nonché l’istituzione di efficaci canali di collaborazione con le istituzioni dello Stato italiano. »

    Un libro dagli archivi
    Per i firmatari, la messa in luce del passato deve essere accompagnata da un impegno di riparazione. “Chiediamo che le vittime e le loro famiglie siano ascoltate, accolte e risarcite”, chiedono, così come “l’eliminazione della prescrizione per gli abusi sessuali” o che i requisiti relativi ai volontari impegnati con i minori “si estendano al clero e ai laici attivo nella Chiesa”.

    Forse ancor più di questa lettera aperta, si tratta di un libro in uscita giovedì 26 maggio che dovrebbe rafforzare la pressione sui vescovi: intitolato Agnus Dei, Gli abusi sessuali del clero in Italia (“Agnus Dei, Gli abusi sessuali del clero in Italia”), il lavoro è stato sviluppato dagli archivi di Rete L’abuso, una piccola associazione che elenca i vari dati sui casi di pedocriminalità commessi da sacerdoti e sulla gestione da parte dei vescovi. “Emerge un quadro molto inquietante, di fronte al quale la Chiesa sembra non muoversi”, promette la quarta di copertina.

    Oltre ai dati utilizzati, la forza del libro deriva dalla personalità dei suoi autori. In prima fila Lucetta Scaraffia, nota per aver fondato e diretto fino alla fine del 2021 Donne Chiesa Mondo, il supplemento femminile dell’Osservatore Romano, il quotidiano ufficiale vaticano. È stato in particolare sotto la sua guida che il supplemento aveva pubblicato nel gennaio 2020 un articolo straordinario sugli abusi commessi contro le suore.

    La possibilità di un’indagine non indipendente
    Un’altra autrice del libro: Franca Giansoldati. Questo vaticanista italiano lavora per Il Messaggero, il principale quotidiano della città di Roma. Papa Francesco ama ripetere di leggere questo quotidiano, suscitando così indirettamente un particolare interesse per gli scritti del giornalista. Il trio di autori è completato da Anna Foa, docente presso la prestigiosa Università La Sapienza.
    «Non è un libro scandaloso, non è un libro contro la Chiesa», insiste Franca Giansoldati a La Croix. Al contrario, deve servire alla Chiesa per dare uno slancio affinché questi fatti non si ripetano. Chiedendo uno studio indipendente che includa una componente storica – necessaria per “comprendere meglio la realtà per affrontare questa ferita” –, la vaticanista si dice però scettica sulle decisioni a venire. “Temo che i vescovi scelgano di fare un’indagine non indipendente basata solo sui dati degli ultimi anni. »

    La scelta del nuovo presidente della Cei
    Oltre a questo argomento, all’ordine del giorno dell’assemblea c’è la nomina del nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana, che, secondo il suo profilo, sarà determinante nelle decisioni dell’episcopato. Questo nuovo presidente sarà nominato secondo una procedura propria dell’Italia: i vescovi proporranno tre nomi, tra i quali sceglierà papa Francesco. Il papa, però, ha già redatto il ritratto composito del suo candidato ideale, attirando tutti gli sguardi sul cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, e in misura minore sul cardinale Augusto Paolo Lojudice, capo della diocesi di Siena.

    Entrambi conosciuti come figure di “preti di strada”, sembrano corrispondere a priori al profilo di vescovi piuttosto favorevoli a un’indagine sugli abusi sessuali. Ma fino a che punto e secondo quali modalità, questo resta ancora tutto da definire… prima ancora di convincere il resto dell’episcopato a intraprendere questa strada.

    https://www.la-croix.com/Religion/Pedocriminalite-semaine-decisive-eveques-italiens-2022-05-23-1201216536?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NEWSLETTER__CRX_URBI&utm_content=20220523

  • Subito una commissione d’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa e apertura degli archivi segreti delle diocesi: la lettera del Coordinamento ItalyChurchToo alla Conferenza episcopale

    Subito una commissione d’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa e apertura degli archivi segreti delle diocesi: la lettera del Coordinamento ItalyChurchToo alla Conferenza episcopale

    «Chiediamo la piena collaborazione della Chiesa italiana a una indagine indipendente, condotta da professionisti credibili e super partes», che faccia luce sulle violenze di matrice pedofila compiute «dal clero in Italia» che veda uniti gli sforzi di diverse e altissime professionalità e che utilizzi contemporaneamente metodi qualitativi, quantitativi e documentali; in questa prospettiva, rigettiamo anticipatamente qualsiasi ipotesi di lavoro condotto con strumenti e risorse interne alla Chiesa stessa, che non avrebbe le caratteristiche di terzietà necessarie e risulterebbe non credibile, carente e in ultima analisi inutile, se non dannosa».

    È questa la prima delle richieste avanzate dal “Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica – ItalyChurchToo” tramite una lettera recapitata alla Conferenza episcopale italiana – e per conoscenza al segretario di Stato vaticano, card. Parolin – che dal 23 maggio è riunita in assemblea in vista, tra l’altro, della nomina del nuovo presidente (l’unico al mondo scelto direttamente dal papa), successore del card. Bassetti. Le strategie di lotta contro la pedofilia all’interno della Chiesa italiana saranno oggetto di discussione al sinodo della Cei di questi giorni e il Coordinamento “ItalyChurchToo” espressione delle vittime di abusi, del laicato cattolico, di istanze del dialogo interreligioso, della cittadinanza e di alcuni media sensibili (oltre, naturalmente a Left, c’è Adista), chiede ai vescovi italiani di inoltrarsi una volta per tutte sul percorso della verità e della giustizia per le vittime di violenze, abusi e soprusi – minori, adulti, adulte, persone vulnerabili, religiose – perpetrati da persone a vario titolo impegnate nella Chiesa.

    L’Italia è rimasto l’unico grande Paese a tradizione cattolica nel quale a livello istituzionale – laico e religioso – non si è nemmeno mai parlato della possibilità di realizzare un’indagine su scala nazionale per far luce sull’entità del fenomeno criminale della pedofilia di matrice clericale. L’inchiesta non solo restituirebbe giustizia e verità a migliaia di vittime fino a oggi ignorate e inascoltate, ma darebbe fondamentali informazioni alle istituzioni preposte nell’ottica della prevenzione. Chi è il pedofilo? Cos’è la pedofilia? Cosa contraddistingue quella di matrice ecclesiastica? Quali sono le conseguenze per una vittima? Quanti sono i preti pedofili in Italia? Quante sono le loro vittime? Cosa fare quando si viene a conoscenza di una violenza subita da un bambino? A chi rivolgersi e a chi non rivolgersi per denunciare? Sono tutte domande che troverebbero risposta grazie a un’inchiesta seria.

    Alla necessità di realizzare un’indagine indipendente il nostro settimanale ha dedicato negli anni decine e decine di pagine, conducendo questa battaglia di civiltà a fianco delle vittime e dei sopravvissuti. E’ nata così l’idea di realizzare in collaborazione con Rete L’Abuso (onlus che fa parte del Coordinamento ItalyChurchToo) un Database che non si “limita a documentare i casi di violenza su minori nella Chiesa cattolica italiana (ad oggi ne abbiamo accertati 90 – con 269 vittime – in 20 anni).

    Si tratta della prima indagine permanente realizzata da un giornale in Italia per far luce su questo orrendo fenomeno criminale in tutti i suoi aspetti per fornire all’opinione pubblica un quadro d’insieme della situazione italiana e fare pressione sulla politica e le istituzioni affinché pongano in essere tutte le misure necessarie per prevenire ulteriori violenze – la pedofilia è notoriamente un crimine seriale – e per garantire tutta la necessaria assistenza psicologica alle vittime.

    L’archivio è quindi corredato oltre che di un numeratore dei casi accertati e delle vittime, anche da inchieste, interviste, analisi e riflessioni con il contributo di esperti di varie discipline per spiegare con linguaggio chiaro e divulgativo cosa è la pedofilia, in particolare quella di matrice ecclesiastica, chi è il pedofilo, quali sono le conseguenze per la vittima, cosa fare nel caso in cui si venga a conoscenza di una presunta violenza subita da un bambino, a chi rivolgersi e a chi NON rivolgersi per denunciare.

    Un altro punto chiave della lotta contro la pedofilia è la trasparenza. «Chiediamo che siano aperti e resi disponibili gli archivi di diocesi, conventi, monasteri, parrocchie, centri pastorali, istituzioni scolastiche ed educative cattoliche» è scritto al secondo punto della lettera di ItalyChurchToo che implicitamente fa riferimento ai luoghi dove notoriamente vengono custodite le informazioni “personali” sui presunti responsabili di violenze, mai consegnate alle istituzioni laiche. Il Coordinamento chiede inoltre, appunto, «che siano posti in essere canali di fattiva collaborazione con le istituzioni dello Stato italiano perché i colpevoli di crimini contro i minori vengano perseguiti». «Non siamo disposti – scrivono i componenti di ItalyChurchToo – ad accogliere sinergie con istituzioni statali che non contemplino una seria indagine sul passato, un coinvolgimento diretto delle vittime e una riparazione proporzionata al danno arrecato. È necessario che le responsabilità personali dirette, così come omissioni e indebite coperture, causa di rivittimizzazione delle vittime, siano accertate e rese note, a tutti i livelli, ai fini di una corretta presa in carico delle conseguenze delle proprie azioni, alle quali tutte e tutti siamo chiamati».

    Infine il riferimento ai centri diocesani di ascolto, presentati dalla Conferenza episcopale italiana come luoghi di attenzione alle vittime e di sensibilità alle loro necessità quando in realtà, come è stato ricostruito da Left, sono stati istituiti nelle diocesi per intercettare le vittime prima che vadano a denunciare alle autorità laiche quanto subito da un sacerdote: «Chiediamo che si affronti il nodo critico della mancanza di terzietà dei centri diocesani di ascolto esistenti, elaborando una proposta alternativa che offra figure professionali neutrali e competenti, per rendere meno psicologicamente gravosa e più agevole e rigorosa la raccolta di storie e testimonianze». Come è noto ai nostri lettori questi centri sono dei veri e propri sportelli aperti in un centinaio di diocesi presso i quali chi ha subito una violenza da un sacerdote può recarsi per raccontare la propria storia e chiedere “giustizia” (…ai superiori del presunto violentatore…). Per farsi un’idea, nella sola diocesi di Bolzano nell’ultimo decennio sono arrivate un centinaio di segnalazioni di casi di pedofilia e non risulta che una sola di essi sia poi stata inoltrata alla magistratura italiana affinché indagasse concretamente.

    La lettera del Coordinamento ItalyChurchToo alla Conferenza episcopale italiana si conclude con la sollecitazione ad affrontare un altro punto cardine della lotta contro il crimine violentissimo della pedofilia: la prevenzione. Questa, scrive il Coordinamento deve certamente partire dalla «formazione al ministero ordinato» nei seminari, con particolare attenzione all’educazione psico-affettiva dei seminaristi e dei/delle candidati/e alla vita religiosa e al ripensamento delle dinamiche della cura pastorale. Ma quel che è altrettanto importante è l’estensione «anche al clero e al volontariato attivo nella Chiesa l’obbligatorietà del certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote, adottata dal Consiglio d’Europa e ratificata dal Governo italiano, al fine di restituire maggiore trasparenza alle istituzioni ecclesiastiche». Queste richieste – conclude il Coordinamento ItalyChurchToo – sono intese ad allineare l’operato della Chiesa italiana a quello di altre Conferenze episcopali e singole diocesi, e a spazzare via ogni dubbio relativo alle reticenze che l’episcopato italiano potrebbe avere riguardo all’emersione della reale portata» del fenomeno criminale della pedofilia di matrice ecclesiastica in Italia.

    *

    I primi firmatari della lettera alla Conferenza episcopale italiana

    Francesco Zanardi – Rete L’Abuso – ECA
    Mario Caligiuri – avvocato – Rete L’Abuso
    Cristina Balestrini – Sezione Vittime e Famiglie Rete L’Abuso
    Beppe Pavan – Comunità cristiane di base
    Paola Lazzarini – Donne per la Chiesa
    Giovanna Bianchi – Donne per la Chiesa
    Agnès Théry – Donne per la Chiesa
    Michelangelo Ventura – Noi siamo Chiesa
    Vittorio Bellavite – Noi siamo Chiesa
    Angelo Cifatte – Noi siamo Chiesa
    Paola Cavallari – Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le Donne – OIVD
    Clelia Degli Esposti – OIVD
    Marzia Benazzi – OIVD
    Piera Baldelli – OIVD
    Maria Teresa Milano – OIVD
    Marco Campedelli – teologo e narratore – OIVD
    Paolo Cugini – presbitero e teologo – OIVD
    Doretta Baccarini – OIVD
    Ludovica Eugenio – giornalista – Adista
    Eletta Cucuzza – giornalista – Adista
    Giampaolo Petrucci – giornalista – Adista
    Ivana Santomo – Associazione Officina Adista
    Federico Tulli – giornalista – Left
    Federica Tourn – giornalista indipendente
    Comité de la Jupe
    Chantal Götz – Voices of Faith
    Lorita Tinelli – presidente Centro Studi Abusi Psicologici (CeSAP)
    Luigi Corvaglia – CeSAP – direttivo FECRIS
    I membri dell’Organizzazione internazionale Ex Focolari – OREF
    Carlo Bolpin – presidente Associazione Esodo
    Giuseppe Deiana – Associazione Puecher
    Emanuela Provera – numeraria Opus Dei dal 1986 al 2000
    Renata Patti – membro interno del Movimento dei Focolari dal 1967 al 2008
    Giuseppe Lenzi
    Piero Cappelli – giornalista e scrittore
    Francesco Antonioli – giornalista
    Federica Roselli – avvocato
    Maria Armida Nicolaci – biblista
    Mauro Concilio – educatore
    Laura Verrani – teologa
    Ugo Gianni Rosenberg – baccalaureando in Teologia
    Roberto Fiorini – responsabile rivista PretiOperai
    Antonietta Potente – religiosa domenicana e teologa
    Mauro Castagnaro – giornalista
    Francesco Peloso – giornalista vaticanista
    Giorgio Saglietti – Tempi di Fraternità
    Franco Barbero – biblista e teologo
    Giulia Lo Porto – biblista

  • “Una commissione indipendente sugli abusi”: l’appello ai vescovi dal comitato anti-pedofilia. “Aprite gli archivi e aiutate verità e giustizia”

    “Una commissione indipendente sugli abusi”: l’appello ai vescovi dal comitato anti-pedofilia. “Aprite gli archivi e aiutate verità e giustizia”

    “Chiediamo la piena collaborazione della Chiesa italiana a un’indagine indipendente, condotta da professionisti credibili e super partes, che faccia luce sugli abusi compiuti dal clero in Italia, che veda uniti gli sforzi di diverse e altissime professionalità e che utilizzi contemporaneamente metodi qualitativi, quantitativi e documentali”. È la richiesta rivolta alla Conferenza episcopale italiana (Cei) dal Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica – ItalyChurchToo, nato a febbraio scorso per chiedere “una Spotlight italiana” a nome delle vittime di abusi, del laicato cattolico, di istanze del dialogo interreligioso, della cittadinanza e di alcuni media sensibili. L’appello è contenuto in una lettera consegnata il 10 maggio scorso al presidente uscente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, a tutto l’episcopato italiano, al segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, al prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, al prefetto della Congregazione per il clero, Lazzaro You Heung-sik, e al segretario generale del Sinodo dei vescovi, il cardinale Mario Grech.

    Le esperienze in Europa – Il documento viene reso pubblico nel giorno in cui si apre l’assemblea generale della Cei, chiamata a scegliere il nuovo presidente dell’episcopato italiano. Ma durante i lavori – che come ormai tradizione saranno aperti dal Papa – è prevista anche una comunicazione sulle attività e sulle proposte di contrasto agli abusi promosse dal Servizio nazionale per la tutela dei minori. Da mesi, infatti, la Cei discute sulla possibilità di avviare una commissione indipendente sulla pedofilia del clero anche in Italia, sulla scia delle esperienze analoghe realizzate all’estero. Per esempio la commissione Sauvè in Francia, che a ottobre 2021 ha consegnato un rapporto in cui stima 216mila vittime di abusi da parte di 3.200 sacerdoti a partire dal 1950. O il rapporto tedesco choc sull’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, retta dal papa emerito Benedetto XVI tra il 1977 e il 1981: almeno 497 vittime e 235 abusatori nel periodo 1945-2019. O ancora la commissione governativa che sarà istituita in Spagna dopo la maxi-inchiesta di El Paìs, che da sola ha svelato oltre trecento casi di abusi negli ultimi cinquant’anni. In questo senso da ItalyChurchToo mettono le cose in chiaro: “Rigettiamo anticipatamente qualsiasi ipotesi di lavoro condotto con strumenti e risorse interne alla Chiesa stessa, che non avrebbe le caratteristiche di terzietà necessarie e risulterebbe non credibile, carente e in ultima analisi inutile, se non dannosa”.

    “Fino a un milione di potenziali vittime” – “Una vera commissione indipendente sarebbe rivoluzionaria, ma anche molto scomoda. Perché dimostrerebbe che l’Italia è il Paese col più alto numero di preti pedofili al mondo”, dice al fattoquotidiano.it Francesco Zanardi, 51 anni, sopravvissuto agli abusi di don Nello Giraudo – il parroco savonese condannato per violenze su minori – e presidente della Rete l’Abuso, l’associazione delle vittime del clero italiano. “Basta usare la statistica”, spiega: “In Francia i preti sono 22mila e la commissione ha individuato più di tremila pedofili e più di duecentomila abusi. Poiché in Italia i preti sono 52mila, in base a studi indipendenti è ragionevole pensare che i pedofili potrebbero essere il triplo, nove o diecimila. E gli abusati fino a un milione“. Domenica, sul sito di Rete l’Abuso, Zanardi ha criticato la recente partecipazione della Cei all’Osservatorio ministeriale per il contrasto della pedofilia e della pedopornografia, definita “un lifting generosamente offerto dal governo italiano al clero”: “La pedofilia ecclesiastica non si può paragonare a quella delle persone comuni, perché è coperta da una gerarchia potente. Per questo l’Osservatorio non basta, ma serve una commissione d’indagine ad hoc composta da esperti qualificati, a cui partecipino anche rappresentanti delle vittime. E che sia seguita da una commissione parlamentare in grado di predisporre strumenti legislativi di prevenzione, ad esempio l’obbligo di denuncia per chiunque assista a un abuso, che già esiste in Francia, Germania e Svizzera”, afferma.

    Aprire gli archivi – Le richieste del Coordinamento ai vescovi italiani sono in totale sette. “Chiediamo che siano aperti e resi disponibili gli archivi di diocesi, conventi, monasteri, parrocchie, centri pastorali, istituzioni scolastiche ed educative cattoliche; che siano posti in essere canali di fattiva collaborazione con le istituzioni dello Stato italiano perché i colpevoli di crimini contro i minori vengano perseguiti”, si legge nella lettera. “Non siamo disposti ad accogliere sinergie con istituzioni statali che non contemplino una seria indagine sul passato, un coinvolgimento diretto delle vittime e una riparazione proporzionata al danno arrecato. È necessario che le responsabilità personali dirette, così come omissioni e indebite coperture, causa di rivittimizzazione delle vittime, siano accertate e rese note, a tutti i livelli, ai fini di una corretta presa in carico delle conseguenze delle proprie azioni, alle quali tutte e tutti siamo chiamati”.

    L’obbligo di denuncia – E ancora: “Chiediamo che si affronti il nodo critico della mancanza di terzietà dei centri diocesani di ascolto esistenti, elaborando una proposta alternativa che offra figure professionali neutrali e competenti, per rendere meno psicologicamente gravosa e più agevole e rigorosa la raccolta di storie e testimonianze. Chiediamo che le vittime e le loro famiglie siano ascoltate, accolte e risarcite, anche finanziariamente, per i danni biologici, psicologici, morali ed economici subiti, pur nella consapevolezza che nulla potrà mai compensare la sofferenza subita. E che siano contestualmente contemplati percorsi di assunzione di responsabilità degli autori di reato davanti alle vittime, in un’ottica di giustizia riparativa. Chiediamo l’applicazione rigorosa delle norme stabilite da Papa Francesco, in particolare contenute nel motu proprio Vos estis lux mundi, che sancisce in primo luogo l’obbligo, morale e giuridico, di segnalazione degli abusi ai danni di minori e di persone vulnerabili, o contro qualunque persona con violenza, minaccia o abuso di autorità”.

    La prescrizione – Infine, il Comitato chiede ai vescovi di farsi “promotori dell’eliminazione dei termini di prescrizione per gli abusi, come già sta avvenendo in altri Paesi: la maturazione della coscienza dell’abuso richiede alle vittime, come ormai attestato anche in sede scientifica, tempi molto lunghi che fatalmente, oggi, rendono prescritta la maggior parte delle denunce”. Per Zanardi, l’estinzione di questi reati “è in contraddizione con la Convenzione Onu del sui diritti dell’infanzia e l’adolescenza, ratificata dall’Italia: in media le vittime hanno tempi di reazione lunghissimi prima di denunciare, anche venti o trent’anni. Così le gerarchie ecclesiastiche sono incoraggiate a tenere nascosti i casi più a lungo possibile, e quando vengono alla luce i magistrati sono costretti a chiedere l’archiviazione”. Infine, la lettera chiede “di estendere anche al clero e al volontariato attivo nella Chiesa l’obbligatorietà del certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote, adottata dal Consiglio d’Europa e ratificata dal Governo italiano, al fine di restituire maggiore trasparenza alle istituzioni ecclesiastiche”.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/05/23/una-commissione-indipendente-sugli-abusi-lappello-ai-vescovi-dal-comitato-anti-pedofilia-aprite-gli-archivi-e-aiutate-verita-e-giustizia/6600770/
  • Abusi sessuali: in Italia i laici denunciano l’omerta della Chiesa

    Abusi sessuali: in Italia i laici denunciano l’omerta della Chiesa

    LE MONDE – La legge del silenzio che pesa in Italia sulla pedocriminalità nel clero comincia a essere seriamente contestata. Mentre la Conferenza Episcopale Italiana tiene un’assemblea dal 23 al 27 maggio durante la quale si discuterà della sua politica in materia e si nomina il nuovo presidente, un libro accusatorio, in uscita il 26 maggio, cerca di spiegare perché la Penisola italiana è una degli ultimi Paesi occidentali dove la Chiesa cattolica si oppone con successo a qualsiasi tentativo di approfondire questo fenomeno.

    “Questo libro mira a costringerli a fare questa indagine”, ha detto a Le Monde una delle sue autrici, la storica e giornalista Lucetta Scaraffia.

    Intitolato Agnus Dei. Gli abusi sessuali del clero in Italia (“Agnus Dei. Abuso sessuale nel clero in Italia”, Solferino, 224 pagine, non tradotto), scritto da Lucetta Scaraffia, Anna Foa e Franca Giansoldati, l’opera trasse parte della sua materia prima nel archivi accumulati da Francesco Zanardi.

    Aggredito nella sua infanzia da un prete, questo uomo di 51 anni raccoglie da dodici anni informazioni sparse trovate sulla stampa. Molto solo, per molto tempo, a svolgere questo lavoro, questo abitante di Savona (Liguria), nei pressi di Genova, finì per diventare destinatario di informazioni inviategli da altre vittime, o dai loro familiari, che avevano subito la respinte dalla gerarchia cattolica. Questi dati sono online, in blocco, sul sito della sua associazione, Rete L’Abuso.

    Lucetta Scaraffia si è immersa in questi caotici frammenti di drammi e vite spezzate per cercare di raccontare queste storie e spiegare perché l’omerta persiste in Italia più che altrove. Questa cattolica non è alla sua prima puntura nella Chiesa.

    Nel febbraio 2019, quando dirigeva il mensile femminile Osservatore Romano, quotidiano ufficiale vaticano, pubblicava un’inchiesta in cui denunciava le violenze sessuali inflitte dai sacerdoti alle suore. Rimane inesauribile su questo argomento, che considera ancora più nascosto, nel suo Paese, della criminalità minorile. Con questi due scandali, dice, «la Chiesa è seduta su un vulcano».

    Gli autori contano, nell’archivio di Francesco Zanardi, “circa 320” sacerdoti interessati, “di cui 159 condannati in via definitiva”. Notano che molte procedure vengono interrotte poco dopo la conclusione, da parte delle diocesi, di un’operazione con le famiglie colpite, spesso con mezzi modesti. In cambio di un risarcimento da 15.000 a 25.000 euro, la maggior parte delle vittime accetta di ritirare la denuncia. Dal canto loro, le diocesi conservano i servizi di rispettabili avvocati i cui nomi compaiono in diversi casi.

    Modelli noti

    Troviamo, nel libro, modelli che ora sono ben noti per essere stati identificati e supportati in altri paesi. I minori vittime dell’aggressione sono in primis molto poveri, provenienti da famiglie aiutate dalla parrocchia dell’aggressore, e quindi dipendenti da lui; in un Paese in cui la Chiesa mantiene un grande peso economico e svolge la maggior parte dei compiti caritativi, queste situazioni sono particolarmente diffuse.

    La maggior parte dei sacerdoti presi di mira dalle accuse vengono spostati o inviati temporaneamente negli istituti specializzati per chierici in difficoltà di cui dispone la Chiesa italiana. Più che pedofili in senso patologico, sono “predatori” che scelgono le loro prede, ragazze o ragazzi, in base alla loro accessibilità. “Sono gender fluid”, schernisce Lucetta Scaraffia, utilizzando di proposito un’idea a cui la Chiesa si oppone. E quando un caso in pieno giorno si fa di tutto per stabilire l’idea di atti isolati. “Io stesso sono stato vittima di uno stupro e la mia storia è stata spesso raccontata come un caso individuale, ma il prete che ho accusato ha avuto almeno quaranta vittime! », spiega Francesco Zanardi.

    Il libro descrive sette storie per illustrare la situazione italiana. “Nessuno di questi casi è stato preso sul serio dalla gerarchia ecclesiastica mentre l’aggressore continuava, per così dire, a commettere i suoi crimini, notano gli autori. In tutti questi casi è stato necessario un intervento esterno affinché, finalmente, la gerarchia ecclesiastica prendesse in mano la situazione, seppur timidamente e in modo inadeguato. »

    «Questo non è un libro contro la Chiesa», insiste Franca Giansoldati, una degli autori, giornalista del Messaggero, principale quotidiano romano. Mira a far riflettere l’opinione pubblica, a cambiare mentalità in modo che le persone possano ancora una volta avere fiducia nell’istituzione. Ma per questo, abbiamo bisogno di un’indagine indipendente. Qui sta la principale resistenza della gerarchia cattolica italiana, che continua a favorire le procedure interne, a rischio di essere accusata di voler “soffocare” gli scandali.

    La liberazione dell’Agnus Dei spingerà la Chiesa a fare un passo in questa direzione? Sempre più osservatori sembrano essere conquistati da questa idea, anche se gli ostacoli restano notevoli. Infatti, se anche la società italiana si sta secolarizzando a pieno ritmo, la Chiesa gode ancora di una posizione di notevole potere nel Paese, tanto che pochi leader politici osano affrontare questo tema esplosivo. “In cinque anni solo un parlamentare ha fatto domande”, testimonia Franca Giansoldati.

    La stessa giustizia non sembra avere fretta di occuparsi di questi casi. Inoltre, il concordato con l’Italia prevede espressamente che “gli ecclesiastici non sono tenuti a fornire ai magistrati o ad altre autorità informazioni su persone o cose di cui sono a conoscenza in virtù del loro ministero”. Ciò impedisce o rallenta molte procedure. La stampa, infine, non è esente da rimproveri. “I vaticanisti italiani non vogliono parlare di abusi”, sottolinea Lucetta Scaraffia, sottolineando il peso in redazione di questi specialisti in questioni religiose che soprattutto non vogliono offendere la gerarchia cattolica. Quindi, confida, se il signor Zanardi l’ha contattata, è stato “perché non si fida degli altri giornalisti”.

    In effetti, i pochi casi che arrivano al processo sono il più delle volte trattati come notizie isolate e confinate a pagine locali. “Ricordo questo caso di stupro che coinvolse don Ruggero Conti, sacerdote della diocesi di Fiumicino, nel 2010. Il vescovo era venuto a testimoniare, eravamo a 30 chilometri dal Vaticano… In tribunale c’era tutta la stampa internazionale e, su da parte italiana, eravamo pochi giornalisti di agenzia. Il sacerdote è stato condannato a quindici anni di reclusione, ma la vicenda ha interessato più il New York Times che la stampa nazionale», racconta il giornalista Iacopo Scaramuzzi, autore di numerose opere sull’argomento, tra cui un saggio, Il sesso degli angeli (Edizioni dell’ Asino, 2022, non tradotto), e un podcast da pubblicare sul media online Il Post (con Alvise Armellini).

    Al di là di queste iniziative, e anche se questi approcci rimangono molto minoritari, i cattolici che vogliono fare luce iniziano a organizzarsi. Collettivi come Donne per la Chiesa o Noi siamo Chiesa hanno creato un coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica con la parola chiave #Italychurchtoo. La Conferenza episcopale deve decidere la prossima settimana sulla lotta a queste violenze. A gennaio, dopo la pubblicazione del rapporto della Commissione Sauvé sulla criminalità minorile in Francia, essa escludeva ancora un’indagine simile sulla sola Chiesa cattolica. Resta da vedere per quanto ancora riuscirà a prevenirlo.

    le monde Cécile Chaambraud e Jérôme Gautheret – Roma – inviato speciale, corrispondente