Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Con il fallimento annunciato della CEI in Italia il Governo perde la lotta agli abusi sessuali in Europa, la chiesa nel mondo

    Con il fallimento annunciato della CEI in Italia il Governo perde la lotta agli abusi sessuali in Europa, la chiesa nel mondo

    Un gigante con i piedi di argilla e un fallimento negato solo dai media nostrani che fanno spalla, ma quanto sta accadendo in Italia, il paese che suo malgrado ospita da sempre e finanzia lo Stato della Città del Vaticano, dove la religione cattolica, il numero dei preti e dei fedeli è il più alto nel mondo.

    Come verosimilmente il numero di bambini stuprati nelle parrocchie italiane. Un dato di cui lo Stato non si interroga ma che terrorizza la CEI che per questo oggi più che mai invoca ai media la censura.

    Il paese con il Governo più compiacente da sempre e che malgrado l’indicazione degli altri paesi e dell’UE; i più richiami da parte degli organi sovrannazionali che nella sostanza lo accusano di favorire la pedofilia non solo ecclesiastica nel paese, non adempiendo a quegli interventi (l’Italia è stata nuovamente denunciata all’Onu per inadempienza totale alle raccomandazioni del 2019) che sono non solo il fondamento dei vari concordati, ma necessità strutturali alle quali adeguare le norme per il fine che è l’interesse superiore della salute dei minori.

    Tolto il grande pubblico che apprende quanto riportano i media italiani – che in tutti questi anni non hanno mai fatto una sola inchiesta –  i sopravvissuti sono gli unici oggi a fare da ago della bilancia sui fallimenti della Giustizia e alle dichiarazioni della chiesa, soprattutto sulla veridicità dei fatti dichiarati. Sono quelli che ad essa si sono rivolti e vedendosi sbattere puntualmente la porta in faccia in barba ai proclami mediatici degli ultimi anni, sanno concretamente quanto valgano le iniziative dietro alla campagna di Tolleranza ZERO avviata da papa Francesco, una campagna che come Chiesa italiana ha ottenuto nei confronti dei sopravvissuti una Credibilità ZERO.

    Il fatto che non esista un solo sopravvissuto che ringrazia, credo sia drammaticamente significativo.

    Ma quanto è credibile oggi la CEI che da mesi sta avviando in occasione della nomina del nuovo Presidente, una vera e propria campagna mediatica fatta di proclami non ingenui, ma certosinamente ragionati ed in totale malafede, oltre che ingannevoli e indignitosi per l’informazione pubblica che li riporta senza un doveroso contraddittorio, privando di fatto i sopravvissuti italiani, di qualunque possibilità di parola.

    Denunciamo con forza quanto è accaduto qualche giorno fa nella più violenta forma di censura da parte di Avvenire, SIR, Chiesa Cattolica e Italia Viva, relativamente alla ministra Elena Bonetti.

    Con un comunicato congiunto il Governo ha annunciato di aver lanciato un salvagente alla CEI per uscire dal problema della pedofilia. Diciamo “uscire” in quanto il tutto emerge sotto forma di un LIFTING generosamente offerto ancora una volta dal Governo Italiano al clero, nessun accenno a indennizzi o aiuti ai sopravvissuti o pene per i colpevoli e qui la gravità dell’annuncio, contestato dagli stessi che hanno chiesto il diritto di replica all’infausto comunicato, ricevendo il solito silenzio di chiesa e redazioni giornalistiche.

    Un ottimo inizio in perfetto “stampo italiano” che parte con il preoccupante silenzio, non tanto del clero – classico e a cui noi sopravvissuti siamo abituati – ma delle Istituzioni, la Ministra Bonetti, che spero ci scusi se ci permettiamo di far notare, ma non dovrebbe reggere nella sua funzione la tonaca al clero, ma ai cittadini vittime. Le ricordiamo che non siamo a una festa col clero dove si pasteggia a tarallucci e vino, qui si parla dello stupro di bambini, cittadini della Repubblica Italiana.

    Se non si sente all’altezza da Ministro di fare fronte alla situazione può anche cedere la poltrona perché il Popolo italiano non ha bisogno al momento di rappresentanti del clero al Governo, ma di rappresentanti dello Stato, come quelli che stanno reclamando i diritti dei sopravvissuti nel resto d’Europa.

    Purtroppo in Italia la Rete L’ABUSO è l’unica realtà che in questi 12 anni di sistematica latitanza dello Stato, più volte si è trovata a dover fare anche le sue veci.

    L’unica realtà esistente in Italia che in una questione che la riguarda, viene censurata ed estromessa dagli stessi organi del Governo che sostengono di volerla tutelare.

    Credo una ignoranza di Stato non trascurabile.

    Zanardi

  • Lucetta Scaraffia, Anna Foa e Franca Giansoldati indagano sugli abusi del clero in Italia. “Agnus Dei” esce alla vigilia dell’Assemblea Cei

    Lucetta Scaraffia, Anna Foa e Franca Giansoldati indagano sugli abusi del clero in Italia. “Agnus Dei” esce alla vigilia dell’Assemblea Cei

    “Agnus Dei. Gli abusi sessuali del clero in Italia”. Si intitola così un saggio prossimamente in uscita con la casa editrice Solferino a firma di Lucetta Scaraffia, Anna Foa e Franca Giansoldati, mentre la Conferenza episcopale italiana affronta la questione nella sua assemblea plenaria della prossima settimana. “Negli ultimi decenni gli abusi sessuali del clero sono stati occasione di scandalo in quasi tutti i paesi cattolici, che hanno avviato inchieste indipendenti per misurare l’ampiezza del problema”, si legge in una nota dell’editore. “Solo in Italia e in Spagna le conferenze episcopali si rifiutano di collaborare, all’interno di una Chiesa in cui l’abuso e’ tuttora considerato una trasgressione del sesto comandamento senza tuttavia che il diritto canonico ne consideri l’effetto e le conseguenze per le vittime”.

    Le autrici di questo libro “per la prima volta cercano di capire la situazione italiana, confrontandola anche con quella degli altri paesi, a partire dall’unico archivio sugli abusi disponibile in Italia, quello della ‘Rete L’Abuso’, fondata e diretta da una vittima”. “Ne emerge un quadro molto preoccupante, di fronte al quale la Chiesa sembra non muoversi. Quali sono state le posizioni dei papi degli ultimi anni, Benedetto XVI e Francesco? E da dove possiamo ripartire? Occorre anzitutto l’esplicita condanna degli abusi e un ripensamento della sessualità, cui segua una riconciliazione con le vittime che passi anche da indennizzi economici per aiutare le persone a ricostruire la propria integrità. Solo così la Chiesa potrà riacquistare credibilità di fronte ai fedeli”.

    Negli ultimi decenni gli abusi sessuali del clero sono stati occasione di scandalo in quasi tutti i paesi cattolici, che hanno avviato inchieste indipendenti per misurare l’ampiezza del problema.
    Solo in Italia e in Spagna le conferenze episcopali si rifiutano di collaborare, all’interno di una Chiesa in cui l’abuso è tuttora considerato una trasgressione del sesto comandamento senza tuttavia che il diritto canonico ne consideri l’effetto e le conseguenze per le vittime.

    Le autrici di questo libro, redattrici o collaboratrici di «Donne Chiesa Mondo», mensile dell’«Osservatore Romano», per la prima volta cercano di capire la situazione italiana, confrontandola anche con quella degli altri paesi, a partire dall’unico archivio sugli abusi disponibile in Italia, quello della «Rete L’Abuso», fondata e diretta da una vittima.

    Lucetta Scaraffia, Anna Foa e Franca Giansoldati indagano sugli abusi del clero in Italia. “Agnus Dei” esce alla vigilia dell’Assemblea Cei

  • Agnus Dei. Gli abusi sessuali del clero in Italia

    Agnus Dei. Gli abusi sessuali del clero in Italia

    Anna Foa – Lucetta Scaraffia – Franca Giansoldati – Solferino – Negli ultimi decenni gli abusi sessuali del clero sono stati occasione di scandalo in quasi tutti i paesi cattolici, che hanno avviato inchieste indipendenti per misurare l’ampiezza del problema.

    Solo in Italia e in Spagna le conferenze episcopali si rifiutano di collaborare, all’interno di una Chiesa in cui l’abuso è tuttora considerato una trasgressione del sesto comandamento senza tuttavia che il diritto canonico ne consideri l’effetto e le conseguenze per le vittime.

    Le autrici di questo libro, redattrici o collaboratrici di «Donne Chiesa Mondo», mensile dell’«Osservatore Romano», per la prima volta cercano di capire la situazione italiana, confrontandola anche con quella degli altri paesi, a partire dall’unico archivio sugli abusi disponibile in Italia, quello della «Rete L’Abuso», fondata e diretta da una vittima.

    Ne emerge un quadro molto preoccupante, di fronte al quale la Chiesa sembra non muoversi. Quali sono state le posizioni dei papi degli ultimi anni, Benedetto XVI e Francesco? E da dove possiamo ripartire?

    Occorre anzitutto l’esplicita condanna degli abusi e un ripensamento della sessualità, cui segua una riconciliazione con le vittime che passi anche da indennizzi economici per aiutare le persone a ricostruire la propria integrità. Solo così la Chiesa potrà riacquistare credibilità di fronte ai fedeli.

  • La Chiesa cattolica italiana al bivio sulle indagini sugli abusi sessuali

    La Chiesa cattolica italiana al bivio sulle indagini sugli abusi sessuali

    Di  – SAVONA, 19 mag. (Reuters) – Francesco Zanardi ha passato gli ultimi 12 anni a documentare abusi sessuali su minori da parte di preti cattolici in Italia, colmando un vuoto che secondo lui è causato dal rifiuto della Chiesa del Paese finora di avviare un’indagine importante .

    Quando i vescovi italiani si incontreranno la prossima settimana per eleggere un nuovo presidente, Zanardi spera di vedere l’inizio di una resa dei conti attesa da tempo per la Chiesa, i cui leader discuteranno se commissionare un’indagine indipendente sugli abusi simili a quelli condotti in Francia e Germania. leggi di più

    Dal suo appartamento nel centro di Savona, nel nord Italia, Zanardi, 51 anni, gestisce Rete l’Abuso, che possiede uno dei più grandi archivi digitali sugli abusi sessuali d’ufficio nel Paese.

    Trascorre gran parte del suo tempo a cercare documenti giudiziari, rintracciare dove si trovano i sospetti abusatori, parlare con avvocati che lo aiutano con i casi e controllare i suggerimenti delle vittime.

    “Il filo conduttore che ho trovato tra le vittime è che non vogliono che succeda ad altri perché solo una vittima sa cosa ti fa dentro, anche se fuori sorride e sembra normale”, ha detto Zanardi.

    A febbraio, Zanardi e altri otto gruppi hanno formato un consorzio chiamato “Oltre il grande silenzio” e hanno lanciato l’hashtag #ItalyChurchToo per fare pressione sulla Chiesa italiana affinché accettasse un’indagine imparziale.

    La scelta del suo prossimo presidente per un mandato di cinque anni è cruciale perché i vescovi sono divisi sul fatto che un’eventuale indagine su vasta scala debba essere interna, utilizzando risorse esistenti come i comitati diocesani contro gli abusi, o da un gruppo esterno, potenzialmente composto da accademici , avvocati ed esperti di abusi.

    Sono anche divisi sul fatto che debba essere limitato al recente passato o tornare indietro di decenni.

    Un portavoce della Conferenza episcopale italiana ha detto che discuteranno su come procedere quando si incontreranno.

    La crisi mondiale degli abusi sessuali ha causato alla Chiesa cattolica romana un danno enorme alla sua credibilità ed è costata centinaia di milioni di dollari in insediamenti, con alcune diocesi che hanno dichiarato bancarotta.

    La Chiesa italiana, come gruppo, non ha emesso scuse formali e radicali per gli abusi, sebbene i singoli vescovi lo abbiano fatto.

    GIOVANI IN DIFFICOLTÀ

    I gruppi di vittime affermano che per decenni la Chiesa italiana ha affrontato abusi come la maggior parte delle altre Chiese nazionali, trasportando preti predatori da una parrocchia all’altra, riponendo fiducia in una terapia psicologica di dubbi effetti, screditando la vittima e usando il suo potere con le autorità civili per mettere a tacere le cose.

    In un caso, circa 20 anni fa, un vescovo inviò al Vaticano una lettera e un dossier su Nello Giraudo, allora sacerdote accusato di aver molestato adolescenti in un campo e in una casa per minori in difficoltà. Lui e il suo avvocato hanno negato tutte le accuse contro di lui.

    Nella lettera, vista dalla Reuters insieme ad altra corrispondenza e atti processuali, il vescovo ha detto che cercherà “per quanto possibile” di assicurarsi che il sacerdote non abbia più contatti con bambini e adolescenti.

    Ma circa due mesi dopo, il vescovo nominò Giraudo a dirigere una parrocchia in un’altra zona. Gli furono affidati i compiti di celebrare la Messa, visitare i malati, visitare le famiglie e insegnare la religione agli adulti. Ma la lettera di incarico non menzionava il fatto di stare lontano dai bambini.

    Una nota interna diocesana scritta più o meno nello stesso periodo diceva che c’erano sospetti che Giraudo risalisse a più di due decenni fa.

    Il sacerdote è stato sottoposto a terapia psicologica. Un’altra lettera rivelava di aver confidato le sue “tendenze pedofile” a un confratello. Nonostante tutti gli avvertimenti non è stato svincolato.

    Ha lasciato il sacerdozio nel 2010 e nel 2012 un tribunale lo ha condannato a un anno con la sospensione della pena in un patteggiamento per l’accusa di aver molestato un ragazzo di 17 anni in un campo nel 2005.

    Giraudo ha rifiutato di parlare con un giornalista della Reuters che si è avvicinato a lui fuori dalla sua casa di Savona per discutere le accuse contro di lui.

    Zanardi ha detto di essere stato abusato da Giraudo quando aveva 12 anni e in seguito è caduto in anni di depressione e abuso di droghe.

    MIGLIORI INTENZIONI

    Vittime come Zanardi affermano che ci sono centinaia di casi in cui le autorità della Chiesa non sono intervenute, hanno insabbiato o hanno agito troppo tardi per impedire che gli abusi si ripetessero.

    Dicono che un’indagine completa sarebbe un atto di purificazione per la Chiesa in Italia, che storicamente ha avuto un grande potere sulla vita ed è stata considerata intoccabile.

    Padre Hans Zollner, tedesco che dirige il dipartimento di tutela e prevenzione degli abusi sessuali presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, da anni sollecita la Chiesa italiana ad accettare un rapporto indipendente.

    “Possiamo avere le migliori intenzioni, ma finché lo facciamo internamente nessuno ci crederà”, ha detto Zollner.

    I fautori di un’indagine interna affermano che la Chiesa ha le risorse, rilevando che circa il 62% delle 226 diocesi italiane ha istituito “centri di ascolto” dove le vittime e altri possono registrare denunce di abusi, passati o presenti.

    I vescovi, riuniti per cinque giorni a porte chiuse in un albergo fuori Roma, voteranno tre candidati alla presidenza della conferenza e li proporranno a papa Francesco di sceglierne uno tra di loro.

    Francesco ha espresso vergogna per l’incapacità della Chiesa cattolica mondiale di affrontare casi di abusi sessuali e ha affermato che deve rendersi una “casa sicura per tutti”.

    Il mese scorso, ha chiesto un audit annuale per valutare come le Chiese cattoliche nazionali stessero attuando misure per proteggere i bambini dagli abusi sessuali del clero.

    Nel 2019 Francesco ha emesso una direttiva papale che ordina a ciascuna diocesi del mondo di istituire “sistemi pubblici, stabili e facilmente accessibili per la presentazione” delle denunce di abusi sessuali.

    Alcuni paesi, come gli Stati Uniti, hanno stabilito procedure anche prima della direttiva, ma altri sono stati lenti a conformarsi.

    Zanardi dice che non gli importa chi viene eletto presidente della conferenza episcopale “purché faccia un minimo di quanto fatto all’estero”.

    https://www.reuters.com/world/europe/italys-catholic-church-crossroads-over-sexual-abuse-investigation-2022-05-19/

  • Le vittime di abusi in Italia vogliono essere processate

    Le vittime di abusi in Italia vogliono essere processate

    Negli ultimi anni e decenni, commissioni d’inchiesta indipendenti in paesi dal Cile all’Australia, dall’Irlanda alla Germania, hanno chiarito la portata degli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica. Ma proprio nel Paese che è inevitabilmente il vicino a tutto tondo del Vaticano – l’Italia – finora non c’è stata alcuna indagine indipendente sugli abusi nella Chiesa cattolica.

    https://tvthek.orf.at/profile/Orientierung/1366/Orientierung/14135522/Missbrauchsopfer-in-Italien-wollen-endlich-Aufarbeitung/15164929

  • Il dossier abusi per il nuovo presidente Cei

    Il dossier abusi per il nuovo presidente Cei

    Ci siamo. La 76.ma Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana è alle porte, nell’attesa, quasi messianica, di un nuovo vertice che finalmente si lasci alle spalle l’inazione sul tema degli abusi nella Chiesa della gestione Bassetti e intraprenda azioni efficaci e credibili, prima di tutto con la decisione di aprire cassetti e archivi e vedere cosa c’è dentro. A segnare la strada, per fare l’esempio a noi più vicino, anche se non scevro da farraginosità e lentezza, il percorso avviato dalla Chiesa francese con la Commissione CIASE che, per usare un efficace slogan coniato dai collettivi di vittime d’Oltralpe, molto attivi e partecipi nelle rivendicazioni e molto focalizzati nelle loro richieste, viene riassunto nelle “4R”: Riconoscimento, Responsabilità, Riparazione, Riforme.

    Ad oggi in Italia nulla di tutto questo è lontanamente in vista. Gli accenni di Bassetti alla possibilità di effettuare un’indagine interna (ipotesi già viziata concettualmente da un peccato originale e dunque irricevibile: un “imputato” non può giudicarsi da solo) sono stati rinforzati dalla resistenza di mons. Ghizzoni, presidente del Servizio Tutela Minori della CEI, quando ha detto, in un’intervista a un giornale svizzero, che «La stragrande maggioranza delle Chiese nazionali non ha fatto nulla. Devo dire la verità: il presente e il futuro ci interessano più del passato».

    Insomma, non c’è da aspettarsi molto dalla libera iniziativa della CEI, soprattutto alla luce del suo recente coinvolgimento nell’Osservatorio antipedofilia del Ministero per la Famiglia, nel quale la Chiesa italiana assume addirittura un ruolo di consulente. Un grande aiuto da parte dello Stato a mostrare all’opinione pubblica il suo impegno.

    Del resto, che la Conferenza episcopale italiana non mostri di volersi assumere le proprie responsabilità rispetto alla conoscenza e alla gestione degli abusi perpetrati dal clero è più che evidente nel mancato controllo dell’applicazione dei dispositivi prescritti da papa Francesco nel motu proprio Vos estis lux mundi del 2019, come l’obbligo di denuncia canonica per preti e vescovi, o la creazione di uffici dedicati in ogni diocesi entro il giugno 2020; a tre anni di distanza, in un sondaggio sulla conformità a tali richieste delle Conferenze episcopali condotto dal quotidiano francese La Croix (v. articolo a pag. 3), la CEI comunica candidamente di non essere «a conoscenza di questi elementi perché rientrano nella competenza dell’Ordinario diocesano». Dopo tre anni e con l’assemblea generale alle porte, non è un segnale confortante.

    Oltre all’inerzia dei vescovi poi, in Italia bisogna fare i conti con i gap legislativi e le problematiche giuridiche derivanti dal Concordato, che rappresentano un grave ostacolo alla giustizia. Se il papa, nel motu proprio, “obbliga” i preti a segnalare ai vescovi, e i vescovi a segnalare alla Santa Sede, siamo pur sempre all’interno di un contesto giuridico canonico e dell’istituzione ecclesiale. All’obbligo, invece, di denuncia alle autorità civili, i “dipendenti” della Chiesa continuano a non essere tenuti: in Italia solo i pubblici ufficiali lo sono, a differenza, ad esempio, della Francia, dove tutti i cittadini sono perseguibili qualora non riportino all’autorità civile la notizia di un reato. E il clero non ha le funzioni di pubblico ufficiale: afferma l’art. 4 comma 4 del Concordato: «Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero». I vescovi italiani hanno avuto buon gioco, finora, di ripararsi dietro a questo scudo giuridico; nelle loro Linee guida contro la pedofilia, aggiornate nel 2019, rimarcano che «l’autorità ecclesiastica non ha l’obbligo giuridico di denunciare», pur insistendo sull’«obbligo morale» di procedere all’esposto quando sussista il fumus delicti.

    In Italia, il Coordinamento #ItalyChurchToo – di cui Adista fa parte – sta provando a porre l’episcopato davanti alle sue responsabilità e ai suoi doveri, a dimostrare da che parte sta, se da quella dei perpetratori di abusi o da quella delle vittime. Gli strumenti che la Chiesa finora ha messo in campo e ai quali fa riferimento per mostrare la propria sollecitudine nella lotta agli abusi, come i centri d’ascolto diocesani, non hanno la terzietà e le competenze necessarie per convincere le vittime che vogliono farsi avanti di trovarsi in un luogo sicuro, neutro, qualificato. Se la Chiesa italiana vuole tornare a essere un punto di riferimento, dovrà fare molto più del minimo indispensabile. E cominciare dalla prima delle “4R”: il Riconoscimento delle vittime. Con un’operazione di trasparenza senza sconti e senza scorciatoie. Perché ascolto e giustizia per chi è sopravvissuto all’abuso, in tutta questa vicenda, sono la priorità.

    https://www.adista.it/articolo/68045

  • “CHIEDIAMO AI VESCOVI VERITÀ, GIUSTIZIA e PREVENZIONE” – CONFERENZA STAMPA

    “CHIEDIAMO AI VESCOVI VERITÀ, GIUSTIZIA e PREVENZIONE” – CONFERENZA STAMPA

    In occasione della 76.ma Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana, in programma dal 23 al 27 maggio p.v., il Coordinamento #ItalyChurchToo chiederà, in una “LETTERA AI VESCOVI”, precise misure necessarie e improrogabili nell’ambito della lotta agli abusi nella Chiesa cattolica, che allineino l’operato della Chiesa italiana a quello di altre Conferenze episcopali e dissolvano i dubbi relativi alle reticenze e alle resistenze dell’episcopato italiano riguardo all’emersione della reale portata del fenomeno in Italia.

    Alla lettera – che verrà inviata alla Conferenza Episcopale Italiana il 23 maggio e contestualmente diffusa sui media nazionali ed esteri – i vescovi sono chiamati a rispondere entro la data della Conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, che avverrà

    venerdì 27 maggio ore 11,00

    Associazione Stampa Estera via dell’Umiltà 83/c – ROMA

    Il Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica ItalyChurchToo è espressione delle vittime di abusi, del laicato cattolico, della cittadinanza e di alcuni media sensibili, ed è nato il 15 febbraio 2022 come strumento di pressione sulle istituzioni religiose e laiche per ottenere verità, giustizia e prevenzione per le vittime di abusi – minori, adulti, adulte, persone vulnerabili, religiose – perpetrati da persone a vario titolo impegnate nella Chiesa.

    Per informazioni o accrediti:

    Francesco Zanardi

    e-mail portavoce@retelabuso.org

    tel. 392 703 0000

    Ludovica Eugenio

    e-mail ludo@adista.it

    tel. 335 345469

  • IL GATTO E LA VOLPE: CEI E STATO A BRACCETTO NEL “NUOVO” OSSERVATORIO SULLA PEDOFILIA

    IL GATTO E LA VOLPE: CEI E STATO A BRACCETTO NEL “NUOVO” OSSERVATORIO SULLA PEDOFILIA

    Ludovica Eugenio – 41069 ROMA-ADISTA. «La nostra partecipazione a questo tavolo per parlare insieme di prevenzione degli abusi è una pagina nuova che si apre nella prospettiva di un cammino consapevole in sinergia, volto a costruire una comunità educante e sicura»: così ha esordito mons. Stefano Russo, segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), a un incontro dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pedopornografia minorile, organismo statale istituito presso il Dipartimento per le politiche della famiglia, il 5 maggio; incontro svoltosi alla presenza della ministra per le pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, durante il quale è stato approvato il “nuovo Piano nazionale di prevenzione e contrasto dell’abuso e dello sfruttamento sessuale minorile” e che ha svelato, così, con l’ingresso della Cei in un’istituzione dello Stato, la strategia dei vescovi per fare fronte alla questione improcrastinabile degli abusi nella Chiesa.

    Tutto bene? No. La netta impressione è che la Cei voglia minimizzare la suddetta questione aderendo a una operazione preventiva che non prevede, come prerequisito, una rigorosa indagine sul pregresso: «Alla Chiesa che è in Italia – afferma il segretario Cei – stanno a cuore la sicurezza e la salvaguardia dei piccoli e dei vulnerabili. Ci adoperiamo a ogni livello per una responsabilizzazione attiva, avviando una serie di misure, di prassi e di attività formative, volte a contrastare possibili abusi in ambito ecclesiastico». “Possibili”, quindi non riconosciuti come reali. La Chiesa italiana, insomma, sembra prendere le distanze dalla piaga sistemica che la abita, e non è certamente un buon segnale.

    Un ufficio fantasma

    L’Osservatorio, istituito nel 2007, non ha mai realizzato la banca dati promessa per il monitoraggio del fenomeno e le azioni di prevenzione e repressione ad esso collegate», ha scritto su Left a dicembre 2021 Federico Tulli. E nemmeno la «relazione tecnico-scientifica annuale a consuntivo delle attività svolte». Dal 2007 al 2021, riferiva Tulli, «l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia ha funzionato di fatto solo pochi mesi nel 2020 e al momento non è possibile sapere quando riprenderà l’attività dato che anche il sito è offline».

    Il 5 maggio viene rianimato. Presieduto dal Capo del Dipartimento, Ilaria Antonini, è composto da rappresentanti designati dall’Autorità politica con delega alla famiglia e alle pari opportunità, da rappresentanti delle amministrazioni centrali, delle forze dell’ordine e delle associazioni nazionali operanti nel settore. Partecipano, inoltre, come invitati permanenti, l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e, ora, la Conferenza episcopale italiana.

    «La Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia – ha enfatizzato la ministra Bonetti, che ammette il non brillantissimo, fin qui, cammino dell’Osservatorio, riconoscendo di averlo ora «ricostituito» – ricorda a tutto il Paese la responsabilità urgente, per la nostra comunità nazionale, di contrastare crimini odiosi contro l’infanzia, che prosperano nella solitudine, nell’esclusione sociale e nel silenzio delle comunità e dell’opinione pubblica». E parla di «potenziare la prevenzione, investire con ancora più coraggio nell’educazione, garantire il monitoraggio e la condivisione dei dati, mettendo in campo tutte le competenze e gli strumenti necessari per intercettare abusi e violenze sin dai primi segnali e attivare subito percorsi di sostegno per le vittime».

    L’Osservatorio, «che ho ricostituito», oggi compie un «passo nuovo nel contrasto alla pedofilia, rafforzando le sinergie tra i diversi livelli istituzionali per riuscire insieme a garantire con concretezza i diritti delle bambine e dei bambini». E vengono illustrati metodi e obiettivi: l’integrazione, tramite il lavoro di 4 gruppi tematici («iniziative di sensibilizzazione e formazione; interventi in favore di vittime e autori; sicurezza nel mondo digitale; sviluppo e condivisione banche dati»), del Piano nazionale per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva predisposto dall’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, avvalendosi per questo della partecipazione di «un gruppo di circa 70 ragazzi e ragazze, provenienti da istituti scolastici, strutture di accoglienza per minori, associazionismo ricreativo e sportivo, che hanno formulato le proprie raccomandazioni sui temi dei gruppi di lavoro».

    E le vittime di abusi? Non pervenute. D’altronde, nell’ottobre 2016, a seguito di un’istanza nella quale si chiedeva l’inserimento della Rete di vittime L’Abuso all’interno dell’Osservatorio, l’ufficio rispondeva rigettando la richiesta, spiegando che i posti previsti per le tre associazioni di settore (Telefono Azzurro, Terre des Hommes e Save the Children) erano già tutti occupati. Tranne poi trovare una collocazione a una quarta, la METER onlus di don Fortunato Di Noto, su designazione diretta dell’allora ministra per le Pari Opportunità Maria Elena Boschi, e in deroga allo “statuto”: le associazioni che comparivano sul sito del ministero erano quattro.

    Le vittime: «Il salvagente del Governo alla Cei»

    Tanti gli “slogan” – prevenzione, protezione, promozione; educazione, equità, empowerment – ma sia nel comunicato stampa della Cei quanto in quello del Ministero è del tutto assente il termine “giustizia”. «Auspichiamo – ha concluso mons. Russo – che questo comune cammino di accompagnamento e formazione non si limiti alla sola supervisione o alla fase iniziale, ma si consolidi come esperienza formativa permanente».

    Il tutto è complessivamente indigeribile per le vittime: «Lo Stato annuncia di aver lanciato il salvagente alla Cei per uscire dal problema dei preti pedofili», commenta amaramente Francesco Zanardi, fondatore e presidente della Rete L’Abuso. D’altronde, «le inadempienze dello Stato sono state negli anni contestate a gran voce dai sopravvissuti che, trovando nel governo un costante muro di gomma, in quanto nonostante un’interrogazione parlamentare e la successiva diffida del 19 febbraio 2018, si videro costrette a rivolgersi agli organi sovrastatali come le Nazioni Unite.

    Queste condannarono le criticità e raccomandarono all’Italia gli adempimenti da apportare alle norme (punto 21 del testo). Ma l’Italia, che lo scorso febbraio è stata denunciata la seconda volta per inadempienza all’ONU, non ha mai messo mano negli anni a quelle raccomandazioni». Dunque, per Zanardi il governo sta «tradendo ancora una volta i cittadini vittime per salvare la Chiesa»: perché «non compaiono, in un’iniziativa apparentemente rivolta alle vittime, le stesse vittime e le associazioni che le hanno rappresentate in oltre un decennio, una “svista” che già di suo dà chiara l’immagine di mera operazione di facciata».

    E compare invece la Conferenza episcopale, l’istituzione che, in tutti gli altri Paesi, «era quella su cui il governo indagava e non colei che dopo decenni di fallimenti in materia che hanno costretto i Governi a un intervento, tutto a un tratto, come sta accadendo in Italia, diventa la “consulente” dello Stato, al quale invece dovrebbe rendere conto».

    https://www.adista.it/articolo/67999

  • ITALIA – Il Governo corre in soccorso alla chiesa e abbandona i sopravvissuti ancora una volta

    ITALIA – Il Governo corre in soccorso alla chiesa e abbandona i sopravvissuti ancora una volta

    Con un comunicato congiunto lo Stato annuncia di aver lanciato il salvagente alla CEI per uscire illesa dal problema dei preti pedofili che da inizio anno la sta attanagliando in tutta Europa con commissioni di inchiesta governative. Un annuncio che porta la memoria dei sopravvissuti a 12 anni fa quando il Consiglio dei ministri in un comunicato ha «confermato la solidarietà del governo per l‘inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa», scaricando così le vittime italiane, moltiplicate a centinaia nei 12 anni di silenzio che seguirono quella dichiarazione.

    Una situazione oggi grottesca perché quelle inadempienze dello Stato negli anni contestate a gran voce dai sopravvissuti che trovando nel governo un costante muro di gomma, in quanto nonostante una interrogazione parlamentare e la successiva la diffida del 19 febbraio 2018 si videro costrette a rivolgersi agli organi sovrastatali, le Nazioni Unite, le quali condannarono le criticità e raccomandarono all’Italia gli adempimenti da apportare alle norme (punto 21 del testo). Ma l’Italia non ha mai messo mano negli anni a quelle raccomandazioni, lasciando invariate le criticità. Lo scorso febbraio è stata denunciata la seconda volta per inadempienza all’ONU.

    Perché affermiamo che il Governo stia tradendo ancora una volta i cittadini vittime per salvare la chiesa?

    Uno dei motivi è quello che non compaiano in un’iniziativa apparentemente rivolta alle vittime le medesime e le associazioni che le hanno rappresentate per anni, tra cui il neonato COORDINAMENTO italiano #ItalyChurchToo, una “svista” ultra decennale che si ripropone come mera operazione di facciata.

    Paradossalmente compare la Conferenza Episcopale, quella che in tutti gli altri paesi invece, era oggetto su cui i governi indagavano a seguito dei decennali fallimenti in materia, tutto ad un tratto in Italia invece, diventa la “consulente” dello Stato al quale dovrebbe rendere conto.

    Da quanto si apprende dal comunicato del Dipartimento per le politiche della famiglia, è stato “riesumato” per l’ennesima volta all’evenienza, l’Osservatorio per il contrasto alla pedofilia e alla pedopornografia,  un ufficio fantasma che negli anni, malgrado le molteplici richieste dell’associazione e dei giornalisti, non è mai stato in grado di restituire informazioni.

    Come ricorda su LEFT di dicembre 2021 Federico Tulli “Nel 2007 è stato istituito l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile presso il ministero per le Pari opportunità. Nello stesso anno in quella sede sarebbe dovuta entrare in funzione una banca dati – si legge sul sito del ministero – «volta ad organizzare in modo sistematico il patrimonio informativo proveniente dalle diverse amministrazioni per il monitoraggio del fenomeno e delle azioni di prevenzione e repressione ad esso collegate». L’Osservatorio avrebbe anche dovuto redigere «una relazione tecnico-scientifica annuale a consuntivo delle attività svolte per il monitoraggio e il contrasto degli abusi su bambini e adolescenti nel nostro Paese». Usiamo il condizionale perché dal 2007 al 2021 l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia ha funzionato di fatto solo pochi mesi nel 2020 e al momento non è possibile sapere quando riprenderà l’attività dato che anche il sito è offline.”

    Una risposta decisamente poco esaustiva e lacunosa da parte della Ministra per le pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, che fa vergognare il paese nel contesto europeo attuale, dove l’Italia ancora una volta pare voler glissare sul problema.

    Francesco Zanardi – Presidente Rete L’ABUSO


    P.S. Ci rammarichiamo con la Ministra Elena Bonetti ricordandoLe che i sopravvissuti italiani agli abusi sessuali del clero rinnegano da sempre e non riconoscono l’ipocrita “Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia” promossa da uno Stato di cui sono cittadini non riconosciuti.

    Giornata che puntualmente viene ricordata per/in quello Stato che è il carnefice inadempiente di quelle stesse persone oggi ancora in cerca di giustizia presso due Stati latitanti.

    Per completezza Signora Ministra, i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero cattolico italiani, riconoscono il 3 novembre come Giornata della memoria. #AllSurvivorsDay

    Con ossequio

  • I vescovi italiani lottano contro gli abusi

    I vescovi italiani lottano contro gli abusi

    Francesco Zanardi aveva undici anni quando tutto ebbe inizio. Quando fu maltrattato per la prima volta da un prete della sua città natale, Savona. L’abuso è continuato per quattro anni. Nel 1985 lo spettro era finito. Successivamente, Zanardi è stato temporaneamente dipendente dalla droga. Il risultato del suo trauma, dice.

    Solo anni dopo è riuscito ad affrontare il suo passato: con “Rete l’abuso” ha fondato una rete di persone colpite che vuole attirare l’attenzione sugli abusi nella Chiesa italiana. Perché c’è “un problema abbastanza grosso” in questo senso, Zanardi si lamenta: “Perché è come se il problema non esistesse affatto: la stampa non ne parla, la televisione non lo riporta da anni, soprattutto la stato uno”.

    320 sacerdoti italiani imputati o condannati

    Zanardi e colleghi elencano 320 sacerdoti italiani che sono stati condannati per abusi sui minori o che sono attualmente indagati sul sito di Rete l’abuso – con i loro nomi e spesso con una foto. Ma questa è solo una piccola parte, crede Zanardi. La maggior parte delle vittime non voleva parlare, dice, perché temeva di non essere ascoltata, che gli sarebbe stato chiesto perché ci sono voluti anni prima che ne venisse fuori.

    Hans Zollner ritiene inoltre possibile che il numero di casi di abuso non denunciati in Italia sia elevato . Il sacerdote gesuita della diocesi di Ratisbona dirige il centro di protezione dell’infanzia “Istituto di Antropologia” presso la Pontificia Università Gregoriana. Nel complesso, tuttavia, l’Italia è “molto indietro quando si tratta di affrontare gli abusi in un’ampia varietà di settori, non solo nella chiesa”.

    La magistratura italiana scoraggia le persone colpite

    Dal punto di vista di Zollner le ragioni sono diverse: gli italiani, per esempio, non volevano fare brutta figura, non volevano fare brutta figura. Pertanto, la società tende a nascondere tali incidenti.

    Anche il sistema giudiziario in Italia non rende facile per le vittime testimoniare in un ambiente protetto, i processi richiedono molto tempo e questo scoraggia le persone colpite. Inoltre, a nessuno interessa parlare di violenza sessualizzata. L’argomento è stato brevemente nei media, ma è scomparso di nuovo dopo pochi giorni, afferma Zollner.

    Francesco Grana è uno di quelli che vogliono continuare a portare l’argomento sui media italiani. Il giornalista è un esperto vaticano del quotidiano “Il fatto quotidiano”, per il quale scrive anche di abusi ecclesiastici. Tuttavia: “Nei pochi casi di abusi sui minori che sono stati sui media, si è sempre trattato di preti. Quindi non c’è mai stato un arcivescovo o cardinale pedofilo”, dice Grana.

    Scandalo abusi italiani come a Ettal o al Collegio Canisius

    Anche i genitori italiani sono poco sensibili all’argomento, anche se c’è anche un caso in Italia che ricorda i grandi scandali di abusi tedeschi come quello di Ettal o del Collegio Canisius: in un istituto per sordomuti a Verona, bambini e giovani detenuti da preti pedofili da anni subiscono abusi. “Si è scoperto che molti di questi sacerdoti sono stati trasferiti in Argentina con la conoscenza della Chiesa e anche di questo istituto”, racconta Grana. “Là fondarono istituti simili, dove continuarono a insegnare ai bambini sordi”.

    Uno degli autori è stato condannato in Argentina. Secondo la legge italiana, le aggressioni più note in Italia sono prescritte. Ma ci sono anche casi di abusi più recenti, dice Zanardi. Fondamentalmente si lamenta che la Chiesa non affronta davvero il problema, né la Conferenza episcopale italiana né il Vaticano.

    Causa prete pedofilo: “Ratzinger non ha mai risposto”

    Secondo Zanardi, questo vale anche per Joseph Ratzinger durante il suo incarico di capo della Congregazione per la Dottrina della Fede (1981-2005). Secondo Zanardi, Ratzinger è stato informato nel 2003 dal cardinale Domenico Calcagno, allora vescovo di Savona, del sacerdote che aveva abusato di Zanardi. “Calcagno ha scritto a Ratzinger: abbiamo questo prete pedofilo, cosa dobbiamo fare? Ratzinger non ha mai risposto al vescovo”.

    Il sacerdote, che lo ha abusato negli anni ’80, ha abusato di nuovo di un ragazzo nel 2005. Dopotutto, è stato condannato per questo.

    Mancanza di personale nell’autorità vaticana responsabile

    Zollner del centro per la protezione dell’infanzia conferma anche che le cose non vanno sempre lisce quando si denunciano casi di abuso: “Fino a circa cinque anni fa, l’autorità competente presso l’ex cosiddetta Congregazione per la Dottrina della Fede aveva pochissime persone . E non potevano davvero rispondere a tutte le lettere a causa del carico di lavoro e non potevano nemmeno tenere informate le persone”. Ora c’è un po’ più di personale, oltre a tentativi di strutturare meglio il lavoro.

    Ma resta la domanda su cosa stia facendo la Conferenza episcopale italiana per prevenire e affrontare gli abusi in Italia. L’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni, che alla Conferenza episcopale è responsabile della protezione dei minori, afferma di essere impegnata da diversi anni per una maggiore prevenzione. Fa riferimento a nuove linee guida per trattare con autori e vittime, che mettono al centro il benessere delle vittime. Inoltre, nelle diocesi è stata istituita una rete di referenti.

    I vescovi italiani voteranno sulla rivalutazione a fine maggio

    In un’assemblea generale di fine maggio, la conferenza episcopale vuole decidere se ci debbano essere inchieste anche sui casi di abuso del passato: in un primo momento, si vuole guardare agli ultimi due anni, per poi tornare più indietro nel tempo – fino agli anni ’60. Sono previsti questionari per le diocesi, da valutare accademicamente. “Per rendere la nostra indagine trasparente e scientifica”, dice Ghizzoni.

    Tuttavia, non è ancora chiaro se i vescovi siano davvero favorevoli a un’indagine. Secondo il giornalista vaticano Francesco Grana, la proposta era già stata presentata all’Assemblea Generale lo scorso novembre ed è stata respinta.