Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La Chiesa cattolica italiana subisce pressioni per un’indagine indipendente sugli abusi

    La Chiesa cattolica italiana subisce pressioni per un’indagine indipendente sugli abusi

    ROMA, 11 feb (Reuters) – Di Filippo Pullella e Angelo Amante – Al processo in corso in Sicilia, un italiano di 28 anni chiede giustizia contro un uomo che accusa di averlo costretto a compiere atti sessuali prima di diventare sacerdote.

    La vittima afferma che i presunti abusi, commessi più di un decennio fa quando era minorenne e l’accusato era un seminarista alla guida di gruppi giovanili, includevano la masturbazione forzata e il sesso orale nelle sacrestie e nelle aule scolastiche. L’imputato nega le accuse.

    La vittima si è rivolta alla polizia solo dopo che la Chiesa non ha dato seguito alle sue accuse, che ha esplicitato a due sacerdoti e durante un incontro con un vescovo che ha coinvolto i suoi genitori.

    I gruppi di vittime affermano che ci sono migliaia di casi simili nascosti negli archivi della Chiesa e stanno aumentando la pressione affinché un’indagine indipendente in Italia rispecchi le recenti mosse in Francia e Germania.

    Nove gruppi italiani hanno formato un consorzio e martedì annunceranno una campagna chiamata “Beyond the Great Silence” e sveleranno un hashtag #ItalyChurchToo.

    Mira a esercitare pressioni pubbliche sul governo italiano affinché indaghi sugli abusi passati e presenti nella Chiesa o affinché la Chiesa commissiona un’indagine imparziale da parte di estranei.

    La campagna è l’ultima mossa mondiale per costringere la Chiesa cattolica a stabilire l’intera portata degli abusi sessuali da parte del clero che le sono costati milioni di dollari come risarcimento alle vittime.

    “Lo Stato e il governo devono prendere l’iniziativa in merito”, ha detto a Reuters Francesco Zanardi, il capo di uno dei gruppi, Rete l’Abuso (The Abuse Network), che traccia gli abusi dei clericali in Italia.

    “Se la Chiesa indaga su se stessa, il suo primo obiettivo sarà proteggersi”, ha detto Zanardi, vittima di abusi sessuali da parte del clero.

    ‘UNA POLVERIERA’

    Gli attivisti non hanno detto quanti reati di abuso sessuale sospettano siano stati commessi in Italia, ma Rete l’Abuso ha documentato centinaia di tali casi, la maggior parte dei quali attuali o recenti.

    Lo studio tedesco , pubblicato nel 2018, ha mostrato che 1.670 sacerdoti hanno abusato di 3.677 minori dal 1946 al 2014. L’ indagine francese pubblicata lo scorso anno e che copre sette decenni, ha affermato che oltre 200.000 bambini sono stati maltrattati nelle istituzioni cattoliche.

    Papa Francesco ha espresso vergogna per l’incapacità della Chiesa di affrontare i casi di abusi sessuali e ha affermato che la Chiesa deve rendersi una “casa sicura per tutti”. L’ex papa Benedetto ha riconosciuto che si sono verificati errori nella gestione dei casi di abusi sessuali quando era arcivescovo di Monaco e ha chiesto perdono.

    I risultati di un’indagine indipendente che risale a decenni fa potrebbero essere devastanti in Italia, dove circa il 74% della popolazione è cattolica.

    “La Chiesa non lo vuole perché sarebbe una polveriera”, ha detto Zanardi.

    I vescovi in ​​Italia sono divisi sul tipo di indagine da fare.

    Alcuni dicono che la Chiesa ha le risorse, come i comitati diocesani contro gli abusi, per fare il lavoro da sola.

    Il cardinale Gualtiero Bassetti, favorevole a un’indagine interna, ha spiegato la sua posizione in un’intervista al giornale. Paola Lazzarini, responsabile di Women in the Church, che fa parte del consorzio, ha detto a Reuters che la posizione di Bassetti “non ci soddisfa per niente”.

    Altri vescovi, tra cui Erio Castellucci di Modena e Paolo Lojudice di Siena, hanno segnalato il sostegno alla commissione di un’indagine esterna.

    Gruppi di vittime e alcuni esperti di abusi all’interno della Chiesa hanno avvertito che un’indagine interna non sarà convincente.

    “Possiamo avere le migliori intenzioni, ma finché lo facciamo internamente nessuno ci crederà”, ha detto a Reuters padre Hans Zollner, che dirige il dipartimento di tutela e prevenzione degli abusi sessuali presso l’Università Gregoriana di Roma.

    A maggio in plenaria dovrebbe essere presa la decisione di eleggere il nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana perché qualsiasi indagine sarà svolta durante il suo mandato quinquennale.

    https://www.reuters.com/world/italys-catholic-church-faces-pressure-independent-abuse-inquiry-2022-02-11/

  • Vaticano, i preti pedofili e gli scandali da silenziare

    Vaticano, i preti pedofili e gli scandali da silenziare

    I panni sporchi si lavano in famiglia. È questo il senso della lettera che il cardinale Luis Ladaria, attuale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (l’ex sant’Uffizio), nel febbraio 2015 inviò al cardinale Philippe Barbarin, allora vescovo di Lione, che chiedeva come comportarsi con don Bernard Preynat, sul cui conto erano arrivate in diocesi diverse denunce per pedofilia.

    «Questa Congregazione, dopo aver accuratamente studiato il caso di Preynat, ha deciso di affidarvi il compito di prendere gli adeguati provvedimenti disciplinari, evitando scandali pubblici», si legge nella lettera di Ladaria, riportata ieri sul quotidiano Domani da Emiliano Fittipaldi. «Fermo restando – conclude la lettera – che in queste condizioni non può essere affidato un altro ministero pastorale che includa eventuali contatti con i minori».

    Barbarin obbedì, e tutto rimase nascosto ancora per un anno. Nel 2016, infatti, in seguito alle denunce penali di alcune vittime, Preynat fu processato e nel 2020 condannato a cinque anni di reclusione per abusi sessuali su minori. Barbarin invece – che nel marzo 2020 si è dimesso da vescovo -, dopo essere stato condannato in primo grado per omessa denuncia, l’anno scorso è stato definitivamente assolto.

    Quella a Barbarin non è stata l’unica lettera scritta da Ladaria, nel 2008 nominato da papa Ratzinger segretario della Congregazione per la dottrina della fede, promosso prefetto dello stesso dicastero nel 2017 da papa Francesco, il quale l’anno successivo lo ha creato cardinale. Ve ne è un’altra pressoché identica, datata 2012, inviata all’allora vescovo di Lucera (Foggia), a proposito di don Giovanni Trotta, dimesso dallo stato clericale perché pedofilo, ma con la raccomandazione che la destituzione del prete restasse in penombra, per non «generare scandalo ai fedeli». Così accadde anche stavolta, ma le conseguenze della consegna del silenzio furono ben più gravi: da laico, Trotta iniziò ad allenare una squadra di calcio giovanile e commise abusi sessuali su diversi piccoli atleti, venne denunciato dalle famiglie di alcune vittime e due anni fa è stato condannato in appello a venti anni di carcere.

    Le lettere «fotocopia» di Ladaria testimoniano che non si tratta di due casi, ma di una prassi che vuole coprire i preti pedofili per difendere l’istituzione. Non quindi un «sistema Ladaria», ma un «sistema vaticano» che, come rileva Luis Badilla, direttore del Sismografo (sito di informazione indipendente, ben accreditato in Vaticano), obbedisce a un articolo del Codice di diritto canonico: «Per una trasgressione occulta non si imponga mai una penitenza pubblica».

    A questo punto papa Francesco, se vuole davvero dare concretezza alla «tolleranza zero» nei confronti della pedofilia clericale, non può non prendere tre decisioni: rimuovere Luis Ladaria, modificare il Codice di diritto canonico e imporre l’obbligo di denuncia alle autorità civili dei preti pedofili (per scongiurare nuovi casi Trotta).

    In Italia intanto qualcosa si muove. Se la Cei è ferma nel non volere una commissione di inchiesta indipendente sulla pedofilia (come quella della diocesi di Monaco che ha messo sotto accusa Ratzinger, o quella della Chiesa francese), prendono l’iniziativa dal basso le associazioni che martedì prossimo daranno vita al Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica. «L’Italia è rimasto praticamente l’unico Paese dove non si è nemmeno pianificata un’indagine indipendente sugli abusi», spiega al manifesto Ludovica Eugenio, direttrice dell’agenzia di informazioni Adista, promotrice dell’iniziativa (insieme, fra gli altri, a Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, Noi siamo Chiesa e le associazioni delle vittime L’abuso e Comitato vittime e famiglie).

    «Poiché tutto fa ritenere che il numero di casi in Italia sia molto elevato, un’indagine indipendente è urgente e necessaria come primo passo di un cammino di giustizia soprattutto nei confronti delle vittime, le cui vite sono devastate anche dall’omertà e dagli insabbiamenti».

    https://ilmanifesto.it/vaticano-i-preti-pedofili-e-gli-scandali-da-silenziare/

  • Quanti sono i preti pedofili in Italia? Quante sono le loro vittime?

    Quanti sono i preti pedofili in Italia? Quante sono le loro vittime?

    Curato dal giornalista Federico Tulli in collaborazione con Rete L’Abuso, l’archivio sarà messo online venerdì 18 febbraio su mostrando i primi 50 casi censiti e accertati, con più di 140 vittime. Tuttavia sono oltre 300 le vicende già sottoposte a verifica e in via di pubblicazione.

    Queste sono le informazioni sui singoli casi contenute nel database: il nome del sacerdote (laddove è stato reso noto) condannato o sotto inchiesta, il tipo di reato contestato, il numero conosciuto delle vittime, l’anno in cui è stato compiuto il reato contestato, la data in cui il caso è divenuto noto, la diocesi di appartenenza, l’eventuale sanzione canonica subita dall’ecclesiastico.

    Un numeratore terrà aggiornato il conteggio degli ecclesiastici coinvolti e delle loro vittime, mentre una parte del sito sarà dedicata all’archiviazione delle fonti giornalistiche e dei documenti che certificano la denuncia, l’inchiesta, l’eventuale iter processuale e l’eventuale condanna in via definitiva del reo.

    Tulli, autore di numerose inchieste su Left e di diversi libri sul tema è uno dei massimi esperti in Italia. Per la cura del database si avvale di testimonianze dirette, di documenti originali, di fonti giornalistiche, della collaborazione di esperti in varie discipline – avvocati, psichiatri, psicoterapeuti, storici, magistrati, psicologi – e della collaborazione dell’unica onlus esistente in Italia che si occupa della tutela dei diritti delle vittime e dei sopravvissuti a stupri di matrice ecclesiastica – Rete L’Abuso.

    È grazie al prezioso archivio dell’associazione fondata da Francesco Zanardi nel 2010 se oggi esiste una prima mappatura dei crimini pedofili nelle diocesi italiane dalla quale emerge che sono almeno 300 i sacerdoti denunciati negli ultimi 20 anni. È nostra ferma intenzione andare fino in fondo a queste storie e verificare se ce ne siano altre, cosa che purtroppo sappiamo già di non poter escludere.

    La violenza di un adulto su un bambino è definita da psichiatri e psicoterapeuti «un omicidio psichico», tuttavia il nostro Paese è l’unico al mondo in cui la Chiesa e le istituzioni laiche (Governo, Parlamento) non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta su scala nazionale per far luce su un fenomeno criminale che purtroppo è diffuso in tutta la Penisola quanto meno da decenni.

    Da tempo su Left chiediamo che sia istituita una commissione parlamentare d’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa italiana come quella importantissima, già attiva, sul femminicidio. Ma il nostro appello fino a oggi è rimasto incredibilmente inascoltato.

    Vogliamo pertanto sopperire con il nostro database a questa grave mancanza, che è anche una inaccettabile disattenzione nei confronti della sicurezza e della salute psicofisica dei bambini.

    L’obiettivo è fornire all’opinione pubblica un quadro d’insieme della situazione italiana per fare pressione sulla politica e sulle istituzioni affinché pongano in essere tutte le misure necessarie per prevenire ulteriori violenze – la pedofilia è notoriamente un crimine seriale – e per garantire tutta la necessaria assistenza psicologica alle vittime.

    LEFT

  • Cancellare LA MEMORIA dei sopravvissuti agli abusi del clero, le anime, l’impegno civile e i loro risultati

    Cancellare LA MEMORIA dei sopravvissuti agli abusi del clero, le anime, l’impegno civile e i loro risultati

    Un doveroso minuto di silenzio, per riflettere come società civile se è mai possibile che in Italia chi ha subìto abusi e oggi ha una missione nella vita: quella di dare trasparenza, debba essere anche usato dal sistema e poi lasciato solo e senza giustizia dallo Stato.

    A questo punto siamo arrivati?!  A chiedere alle vittime di sostituirsi allo Stato, alla società?!  Vi rendete conto come è straziante?

    Ma noi come comunità, il Vaticano e soprattutto il Governo italiano: non c’è un vago senso di vergogna rispetto a questo? per i bambini, i sopravvissuti e anche per chi, in Italia, non ce l’ha fatta, i non sopravvissuti?

    Sono tante le occasioni in cui si commemorano gli avvenimenti del passato, di quella storia che ha segnato in particolare il popolo italiano ma non solo.

    C’è però una MEMORIA scomoda in Italia che nessuno vuole, forse perché il principale responsabile è lo Stato e certo, ricordare che con la sua inerzia ha lasciato per decenni – e continua a lasciare – migliaia di minori italiani senza alcuna tutela neppure preventiva, in virtù di uno Stato estero, non fa un grande onore allo stesso Stato, ma forse sarebbe utile ricordarlo ugualmente, solo per la peculiarità del caso, così da poter vedere qualora ci siano anche i progressi.

    Come avrete notato in Europa, Francia, Spagna, Portogallo e Germania si parla per l’ennesima volta della pedofilia nel clero cattolico. Sarebbe bene parlare di pedofilia anche in Italia, in quanto i vuoti legislativi – vero problema dietro al quale si nasconde anche la chiesa – sono gli stessi dietro i quali si nascondono anche i pedofili laici e questi certo non li potrà mai colmare la chiesa, dovrà per forza, come accade altrove, farlo lo Stato.

    Grandi assenti nel panorama Italiano, come di consueto, i sopravvissuti, così imbarazzanti da spingere a un genuino atto di masochismo persino Fabio Fazio e la RAI, che pur di cancellarci DALLA MEMORIA e tirandosi addosso le scontate critiche della Stampa Estera, si sono prestati nell’intervista al Papa a tacere proprio l’argomento che da settimane scuote – tranne in Italia – la chiesa cattolica e la stampa di tutta Europa, quasi a intendere che qui sia una penisola felice.

    Certo, all’occorrenza i sopravvissuti “della penisola” anche in Italia sono protagonisti di interviste e testimonianze, però quasi come attrazioni utili più che altro all’occhio dello spettatore. La Rete L’ABUSO che non è Francesco Zanardi ma i sopravvissuti italiani, più di 1.400 persone che fanno squadra da dodici anni, malgrado sia l’unica in Italia ad occuparsi della materia, in questi giorni è la grande esclusa dal dibattito pubblico, almeno quello italiano. Differente la situazione all’estero dove invece l’opinione dei sopravvissuti italiani, i rilievi dell’Associazione e dei suoi avvocati stimolano curiosità e non vengono sostituiti da chi fa cronaca o dall’opinionista di turno.

    Un paese il nostro dove in qualche modo, anziché pensare al problema e a come risolverlo, non si è mai andati oltre al solo scrivere storie sui sopravvissuti e giustificazioni delle gerarchie senza mai citare, per esempio, la connessione tra i casi, o i vuoti legislativi che ne disegnano chiaramente il sistema italiano. Si è scritto per vendere, giornali, libri, sciacallando l’anima, il lavoro di chi, superando il dolore e la vergogna, si è fatto avanti, ci ha messo la faccia ed è stato a sua volta spesso querelato dai suoi stessi carnefici per aver denunciato il fatto.

    L’annullamento della memoria che ha più volte visto depredare il lavoro decennale prodotto dai sopravvissuti, che spesso neppure vengono citati, riproponendo gli esiti di quelle loro sudate battaglie; quasi a volerne negare non solo l’operato immenso, soprattutto alla luce delle carenze italiane, ma quasi persino a negarne l’esistenza. Dall’altro lato gli opinionisti che rispondono a volte per il Governo, altre volte per il Papa, altre ancora per pubblicizzarsi o pubblicizzare i propri libri, ma mai per chi è poi vittima del problema. Mai una volta anche solo dicendo al Governo quello che i sopravvissuti chiedono, tirandolo in causa e magari esigere risposte. Invece no, in Italia oggi non si fanno più inchieste serie da anni, si chiedono risposte e soluzioni al problema allo stesso imputato, alla chiesa, alle sue gerarchie e a chi ha tutto l’interesse a rassicurare “che in Italia non c’è un problema”. Non si chiede mai ai sopravvissuti come realmente vadano le cose, ecco perché il problema non esiste.

    L’Italia, quel bel paese dove politica, nella sua totale assenza, è riuscita a farsi sostituire dai giornali e a produrre il business umanamente più squallido d’Europa, direttamente sulla pelle bambini italiani sopravvissuti agli abusi sessuali commessi dal clero e non, persino sui loro stessi figli e nipoti.

    Un business, che vede sulla pelle dei sopravvissuti quello di molti studi legali che però in Italia, a differenza degli altri paesi, fanno a gara non per difendere le vittime, ma le diocesi ed i preti accusati. Per fortuna, se pur pochi, altri si accontentano del patrocinio a spese dello Stato e si fanno carico delle vittime e di molte spese che il patrocinio in Italia non copre.

    L’editoria, che oramai è ridotta a monologhi privi di contraddittorio alle dichiarazioni delle gerarchie accusate che invece dovrebbero dare risposte, ma non glielo contesta nessuno.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO – ECA Global Italy

  • Pressioni sulla Chiesa cattolica italiana per far fronte alla resa dei conti sugli abusi sessuali su minori

    Pressioni sulla Chiesa cattolica italiana per far fronte alla resa dei conti sugli abusi sessuali su minori

    Cresce la pressione sulla Chiesa cattolica italiana per affrontare una resa dei conti sugli abusi sessuali su minori tra le stime non ufficiali secondo cui il Paese potrebbe avere il più alto numero di vittime di preti pedofili al mondo.

    Indagini schiaccianti sulla portata degli abusi sessuali e delle accuse di insabbiamento hanno inferto un duro colpo alla reputazione della chiesa cattolica negli Stati Uniti, in Irlanda, in Cile, in Francia e, più recentemente, in Germania. Ma in Italia la questione è stata per lo più sepolta.

    Un gruppo di associazioni religiose e laiche si sono ora riunite per spingere per un’indagine indipendente e per sollecitare lo stato italiano ad emanare leggi più severe per assicurare alla giustizia sacerdoti pedofili e elaborare un piano per proteggere i bambini dagli abusi sessuali da parte del clero. Il gruppo ha lanciato l’hashtag #ItalyChurchToo e il 15 febbraio illustrerà i propri obiettivi durante un evento online.

    “Il problema in Italia è enorme ma è stato nascosto”, ha detto Cristina Balestrini, che guida un gruppo per le vittime di abusi e le loro famiglie. “Ad esempio, due dei sacerdoti che hanno celebrato il mio matrimonio si sono rivelati pedofili. Poi c’era il prete che… ha violentato mio figlio. Quindi sono tre preti pedofili, proprio nel mio piccolo mondo“.

    Il loro appello è stato dato impulso dalla pubblicazione di rapporti indipendenti in Francia e Germania, dove l’ ex papa Benedetto è stato criticato per non aver preso provvedimenti contro quattro sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori quando era arcivescovo di Monaco tra il 1977 e il 1982. Benedetto questa settimana si è scusato per “gravi colpe” nella gestione di quei casi di abuso sessuale, ma il suo team legale ha negato qualsiasi illecito personale, provocando la furia delle vittime.

    Hans Zollner, sacerdote tedesco su incarico di papa Francesco per la tutela dei minori, ha più volte chiesto in questi mesi di puntare i riflettori sull’Italia. “Abbiamo bisogno che queste indagini siano fatte e pubblicate in modo obiettivo“, ha detto a La Stampa. “E ne abbiamo bisogno anche in Italia, così possiamo guardare in faccia la realtà e non continuare a negare qualcosa che viene continuamente negato“.

    Nonostante la questione sia discussa dalla Chiesa italiana, i vescovi sono divisi sulla questione se l’indagine debba essere commissionata in modo indipendente. Gualtiero Bassetti, che a maggio sarà dimesso da presidente della Conferenza episcopale italiana, si è espresso a favore di un’indagine, così come due dei suoi potenziali successori, anche se interna.

    “Il motivo per cui ora dicono ‘oh, stiamo pensando di fare qualcosa’ è perché vogliono controllare la vicenda“, ha affermato Robert Mickens, editore con sede a Roma dell’edizione in lingua inglese del quotidiano cattolico La Croix . “L’iniziativa delle associazioni li sta spaventando a morte, e stanno pensando ‘facciamo qualcosa che possiamo contenere’, perché sanno che se lo aprono al mondo esterno, sono fregati“.

    Non ci sono dati ufficiali sul numero delle vittime di abusi del clero in Italia, ma la principale associazione delle vittime, Rete L’Abuso, ha registrato 360 casi di sacerdoti accusati o condannati negli ultimi 15 anni. Un trattato tra il governo italiano e il Vaticano significa che la maggior parte delle indagini sugli abusi sui minori in Italia sono condotte dietro un muro di segretezza all’interno della giurisdizione della Santa Sede. Se giudicati colpevoli da un tribunale vaticano, la maggior parte dei sacerdoti finisce per essere trasferita in una nuova diocesi piuttosto che essere allontanata o incarcerata. E se giudicati colpevoli da un tribunale italiano, pochi sono effettivamente incarcerati.

    L’indagine della Francia ha rilevato che 216.000 bambini sono stati maltrattati dal clero in sette decenni. Confrontando il numero dei sacerdoti in Francia, circa 21.000, con i 52.000 italiani, Francesco Zanardi, fondatore di Rete L’Abuso, ha affermato che il numero delle vittime in Italia potrebbe essere tre volte quello della Francia.

    «È ovvio che l’Italia è il Paese dove lo scandalo potrebbe essere peggiore, perché è uno dei Paesi con il più alto numero di sacerdoti al mondo», ha detto Zanardi, che racconta di essere stato maltrattato da un parroco dagli 11 anni fino a 15. “Ci sono anche molti sacerdoti stranieri accusati di pedofilia che hanno trovato rifugio in Italia. Abbiamo bisogno di un’indagine indipendente; se la Chiesa ne fa uno interno, non sarà credibile».

    Nel frattempo, il governo italiano deve ancora soddisfare la richiesta di una commissione delle Nazioni Unite, che nel 2019 lo accusava di essere complice nella protezione dei preti pedofili dalle accuse penali, di ideare un piano nazionale per prevenire gli abusi sessuali sui bambini. Gli attivisti chiedono al governo di emanare una legge, simile a quella francese, che obbliga i cittadini a denunciare la conoscenza di abusi da parte del clero.

    Sebbene il numero dei fedeli in Italia sia in costante calo, la Chiesa cattolica esercita ancora una notevole influenza nella società. Il tema degli abusi sessuali da parte degli impiegati, almeno quando si parla di Italia, è raramente trattato dalla stampa. Un talk show televisivo italiano è stato criticato per non aver interrogato papa Francesco sulla questione durante la prima intervista del pontefice alla tv italiana la scorsa settimana.

    “Penso che gli italiani potrebbero accettare un’inchiesta, ma i media avrebbero più difficoltà perché c’è questo tipo di timore reverenziale, soprattutto nella tv di stato, sul Vaticano e in generale sul pontificato”, ha affermato Emiliano Fittipaldi, giornalista il cui libro del 2017, Lussuria, ha accusato papa Francesco di non fare “quasi nulla” per fermare gli abusi sessuali del clero in Italia. “L’unico modo per un’indagine sarebbe se Francesco lo ordinasse“.

    Il Vaticano è stato contattato per un commento.

    https://www.theguardian.com/world/2022/feb/11/pressure-on-italy-catholic-church-face-child-sexual-abuse-reckoning

  • Etica-vaticana, Paglia contro la commissione sugli abusi indipendente

    Etica-vaticana, Paglia contro la commissione sugli abusi indipendente

    Titolo originale: Vatikan-Ethiker Paglia gegen unabhängige Missbrauchskommission

    ROMA, 11/02/2022 (KAP) Il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mons. Vincenzo Paglia, si è espresso contro una commissione indipendente per indagare sugli abusi nella Chiesa italiana. Bisogna stare attenti a non credere che ci sia un terzo potere al di fuori della chiesa che può giudicare dall’interno, ha detto Paglia giovedì a Radio 24.

    Il Presidente dell’Accademia ha invece sottolineato l’importanza della Congregazione per la Dottrina della Fede. Nessuna diocesi è autosufficiente, ma ne è direttamente controllata. L’indipendenza si basa sulla responsabilità e sulla separazione dei poteri, e questo esiste anche nella chiesa, secondo il 76enne. “I tribunali nella Chiesa hanno funzionato fin dal Medioevo”.

    Paglia ha aggiunto che ci sono da tempo luoghi in Italia a cui le persone colpite potrebbero rivolgersi. Tuttavia, ha ammesso che la velocità con cui vengono risolti i casi di abuso varia da diocesi a diocesi. Questo deve essere cambiato e accelerato.

    Dopo le indagini sugli abusi in Germania e Francia, si sono levate voci anche in Italia chiedendo un’indagine indipendente sui casi di abusi nella chiesa italiana. Il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti, ha recentemente affermato che gli sforzi in questa direzione vanno avanti da tempo.

    Le associazioni delle persone colpite in Italia intanto ampliano la propria rete. Martedì prossimo numerose iniziative costituiranno un centro di coordinamento congiunto sotto l’hashtag #ItalyChurchToo.

    (traduzione con Google)

    https://www.kathpress.at/goto/meldung/2111576/vatikan-ethiker-paglia-gegen-unabhaengige-missbrauchskommission

  • Pedofilia nella Chiesa, i segreti nascosti dal cardinal Ladaria a Piazzapulita

    Pedofilia nella Chiesa, i segreti nascosti dal cardinal Ladaria a Piazzapulita

    A Piazzapulita, su La7, questa sera – giovedì 10 febbraio – è intervenuto il giornalista di Domani, Emiliano Fittipaldi, per parlare di pedofilia nella Chiesa. Il quotidiano, infatti, nell’edizione dell’11 febbraio pubblicherà una lettera scritta dal cardinal Ladaria, “nome poco conosciuto, il numero 3 o 4 della Chiesa – ha detto Fittipaldi – E’ il prefetto della congregazione della dottrina della fede, che deve gestire i casi di pedofilia all’interno dei procedimenti canonici che vengono aperti”. La lettera in questione risale al 2015, ed è indirizzata all’ex Vescovo di Lione, Barbarin. “E’ una risposta a una richiesta di Barbarin: lui ha un grosso problema, segreto. Ha un prete, Preynat, un orco seriale, che è stato condannato l’anno scorso dopo che ha confessato di aver violentato tutti i weekend 3 o 4 bambini degli scout”, prosegue il giornalista di Domani.

    Ma nel 2015 lo sapevano in pochi. “Lo sapevano Barbarin e Ladaria – spiega Fittipaldi – Il Vescovo di Lione chiede cosa fare a Ladaria”, che dice: “Eminenza, questa congregazione, dopo aver accuratamente studiato il caso del prete della vostra diocesi che le avete sottoposto, Bernard Preynat, ha deciso di affidarvi il compito di prendere gli adeguati provvedimenti disciplinari, evitando lo scandalo pubblico, fermo restando che, a queste condizioni, non può essergli affidato un altro ministero pastorale che includa il possibile contatto con dei minori. Vi raccomando inoltre di prendere adeguate misure per la cura pastorale delle vittime. La prego di accettare, eminenza, l’espressione dei miei sentimenti devoti in Cristo“, si legge nella lettera.

    Fittipaldi spiega il vescovo avrebbe dovuto denunciare i fatti alla polizia. “La questione chiave è etica: Ladaria nel 2012 in Italia scrive la stessa cosa per un decreto su un prete italiano, don Trotta, un orco seriale, che viene in qualche modo spretato perché beccato a commettere atti impuri con un minore – prosegue il giornalista di Domani – Ladaria manda una lettera a Lucera, un comune in provincia di Foggia, utilizzando le stesse parole che utilizzerà tre anni dopo. Ma nessuno a Foggia sapeva che don Trotta fosse un orco seriale, e don Trotta diventa allenatore di una squadra di calcio giovanile e nel 2014 e 2015 violenta 10 bambini: oggi è stato condannato a 20 anni. Probabilmente, se le autorità religiose e vaticane avessero denunciato ciò che sapevano, avrebbero evitato queste violenze“.

  • Paglia: “Ratzinger si carica colpe di tutti”/ “Abusi, no commissione fuori Chiesa”

    Paglia: “Ratzinger si carica colpe di tutti”/ “Abusi, no commissione fuori Chiesa”

    Niccolò Magnani – MONS. PAGLIA E L’ESEMPIO DI RATZINGER

    «Nella sua Lettera Ratzinger si carica delle colpe di tutti ed è da ricordare che è stato il primo a parlare di questa ‘sporcizia’ nella Chiesa e, una volta diventato Papa, ha immediatamente avviato procedimenti in questo senso»: lo ha detto Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, nella sua intervista a ‘24Mattino’ su Radio 24 in merito alla lettera di Benedetto XVI sullo scandalo della pedofilia in Germania.

    Attaccato da parte della Chiesa (progressista), il Papa Emerito ha respinto le accuse di aver “mentito” sulla presunta copertura di un prete pedofilo nella Diocesi di Monaco ai tempi del suo mandato da Arcivescovo; nello stesso tempo, come ha ben ricordato il Cardinal Angelo Scola, Ratzinger «è un testimone clamoroso della verità che si è donato a Dio chiedendo scusa a nome di tutta la Chiesa». Mons. Paglia sottolinea come proprio quel documento pubblicato l’8 febbraio dal Vaticano è frutto di un «grande credente e un grande umanista. Ha voluto allontanare l’accusa di bugiardo e sappiamo che il principe della menzogna è il diavolo, di fronte alla svista che lui riconosce». Ratzinger sia dunque preso da esempio per tutta la Chiesa, sottolinea ancora il prelato, «ma anche per tutta la società perché questo male così drammatico della violenza sui bambini è trasversale, investe tutte le istituzioni della società».

    “COMMISSIONE ABUSI IN ITALIA? C’È GIÀ IL SANT’UFFIZIO”

    Nel merito della polemica sulle commissioni indipendenti fuori dalla Chiesa – come avvenuto a Parigi, Monaco e negli Usa – Monsignor Paglia ritorna sulle parole delle scorse settimane del Presidente Cei Card. Bassetti: «La Chiesa italiana già da tempo ha aperto nelle diocesi delle porte, dei luoghi, dove poter denunciare gli atti di pedofilia e in genere abusi commessi dal clero». Papa Francesco, sulla scia di Wojtyla e Ratzinger, ha imbracciato la via della tolleranza zero sul fronte abusi, ora serve però accelerare anche nelle realtà ecclesiali locali: «controllo e giudizio, ogni vescovo in ogni diocesi lo metta in pratica». Quello che però non viene ritenuta utile è proprio la commissione “indipendente”, spiega Paglia sulla stessa “scia” di Bassetti e del Cardinal Ruini: «non ce n’è bisogno perché nessuna diocesi è autarchica e viene controllata direttamente dal Sant’Uffizio (Congregazione Dottrina della Fede, ndr)». Il vescovo contesta poi la dicitura stessa del concetto di “indipendenza”, permettendosi un paragone con la situazione della magistratura italiana, «ecco sappiamo quello che è successo al Consiglio Superiore della Magistratura e dintorni…». La garanzia dell’indipendenza, conclude Mons. Paglia in radio, «basata sulla responsabilità e la divisione dei poteri e questo c’è anche nella Chiesa, all’interno della Chiesa ci sono gli stessi poteri indipendenti che ci sono nelle altre istituzioni, i tribunali nella Chiesa funzionano dal medioevo e il Sant’Uffizio è l’organo centrale della Chiesa che funziona da organo di controllo anche dei tribunali diocesani».

    Paglia: “Ratzinger si carica colpe di tutti”/ “Abusi, no commissione fuori Chiesa”

  • La commissione d’inchiesta per gli abusi dei preti in Italia

    La commissione d’inchiesta per gli abusi dei preti in Italia

    Non solo la Germania, non solo l’operato del Papa emerito Ratzinger sotto i riflettori. Il rapporto sugli abusi sessuali nell’arcidiocesi di Monaco dal 1945 al 2019, che ha fatto emergere con drammaticità lo scandalo pedofilia nella Chiesa, potrebbe avere ripercussioni anche in altri Paesi. Spagna e Italia, da sempre “resistenti” a questo tipo di indagini, in primis.  Mentre echeggiano ancora le parole di Ratzinger – che ha parlato di vergogna e dolore ma ha anche respinto ancora una volte le accuse di avere taciuto su casi di pedofilia – l’ipotesi di un’indagine tra le nostre canoniche scuote e divide la Chiesa. Tra i dubbi sul se e come procedere, tra opposizioni interne e passi in avanti, tutto è rimandato a dopo l’elezione (a maggio) del nuovo presidente della Cei, il successore del cardinale Gualtiero Bassetti.

    “Già da qualche tempo stiamo riflettendo sull’avvio di una ricognizione approfondita e seria della situazione italiana. Intanto, vogliamo raccogliere le informazioni che arrivano dai nostri Servizi diocesani per la tutela dei minori, per avere un riscontro dell’attività di questa rete del tutto nuova in Italia”, aveva detto al Corsera lo stesso Bassetti, nelle scorse settimane. Bassetti spiegava di volere adotatre un approccio metodologico ”dal basso” per non avere proiezioni o statistiche “ma arrivare ai numeri reali”.

    I tempi per un’inchiesta potrebbero quindi essere maturi, anche su sollecitazione di Papa Francesco. “La Chiesa, con l’aiuto di Dio, sta portando avanti con ferma decisione l’impegno di rendere giustizia alle vittime degli abusi operati dai suoi membri, applicando con particolare attenzione e rigore la legislazione canonica prevista”, ha annunciato lo stesso Bergoglio nel corso di un incontro con i partecipanti all’Assemblea plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede. “In questa luce ho recentemente proceduto all’aggiornamento delle Norme sui delitti riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede, con il desiderio di rendere più incisiva l’azione giudiziaria – ha aggiunto – . Questa, da sola, non può bastare per arginare il fenomeno, ma costituisce un passo necessario per ristabilire la giustizia, riparare lo scandalo, emendare il reo”.

    Pro indagine anche il cardinale Paolo Lojudice, presule di Siena, e l’arcivescovo di Modena Erio Castellucci, entrambi candidati alla successione di Bassetti. Lojudice, che è presidente dell’Osservatorio per la tutela dei minori “Fonte d’Ismaele”, ha detto al Resto del Carlino che “un’indagine in Italia serve”.

    Netto anche il gesuita tedesco padre Hans Zollner, teologo e psicologo, presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana, a cui papa Francesco ha affidato la prevenzione degli abusi sessuali nella Chiesa. “Siamo devastati – ha detto dopo la pubblicazione del rapporto sulla Germania – dalla dimensione numerica e dal proseguimento nel tempo, per decenni, di queste violenze. Siamo sotto choc per il report sulla pedofilia nell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga”. Queste inchieste per Zollner “servono, e ne occorrerebbe una anche in Italia”. Anche se “ormai il fenomeno è chiaro: nel mondo in ogni regione tra il 3 e il 5% dei preti è un abusatore. Abbiamo dei criminali fra noi. Per questo dobbiamo ancora fare passi avanti per purificare la Chiesa”.

    Numeri spaventosi sono quelli snocciolati da Francesco Zanardi, fondatore e presidente della “Rete l’Abuso”, l’associazione italiana vittime di preti pedofili, all’indomani del dossier sugli abusi commessi dal clero in Germania: “In 15 anni sono 160 i sacerdoti condannati in via definitiva in Italia per pedofilia. Ed è solo la punta dell’iceberg del fenomeno, le vicende emerse”. Il 15 febbraio vedrà la luce il  Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia #ItalyChurchToo.

    Mentre in Italia si inizia a ragionare sul tema, in Spagna l’iter sembra più avanti. L’attenzione mediatica è stata alzata anche dal racconto dello scrittore Alejandro Palomas – noto per alcuni suoi libri e per riconoscimenti letterari ottenuti – il quale si è dichiarato, in interviste con diversi media, vittima di pedofilia da parte di un religioso. Secondo l’agenzia Ansa, la Procura generale dello Stato, che coordina le azioni delle procure territoriali, ha chiesto ai vari pubblici ministeri di inviare dati sulle inchieste aperte in materia, in modo da conoscere in termini globali in quali casi si è attivata la giustizia spagnola. Dall’altro è al vaglio dell’organo di gestione della Camera dei deputati l’ammissione di una richiesta avanzata da tre partiti di aprire una commissione d’inchiesta parlamentare sugli abusi nella Chiesa, informa la stampa iberica.

    https://www.today.it/cronaca/preti-pedofili-abusi-inchiesta-italia.html

  • Ratzinger: La Rete L’Abuso, chieda scusa anche per l’Italia  L’associazione promuove un coordinamento per inchiesta su Paese

    Ratzinger: La Rete L’Abuso, chieda scusa anche per l’Italia L’associazione promuove un coordinamento per inchiesta su Paese

    (ANSA) – ROMA, 09 FEB – Joseph Ratzinger, con la sua Lettera sugli abusi a Monaco, “non mi sembra sincero: chieda scusa anche per l’Italia perché c’è stato un caso a Savona che lui ha coperto”.

    Lo dice il presidente de La Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, che darà il via ad un coordinamento di associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia #ItalyChurchToo. Gli obiettivi e la campagna verranno presentati il 15 febbraio.

    “L’idea è partita dopo i fatti recenti”, come il rapporto presentato in Francia dove “si parla di 216mila vittime e 3mila preti abusatori, il che vuol dire che mediamente ognuno di quei preti ha stuprato 72 bambini, un numero enorme”.

    “E’ un momento storico, tutte le nazioni in Europa hanno avviato commissioni d’inchiesta e l’unica grande assente è l’Italia, l’obiettivo è dunque raggiungere questi risultati anche qui”. Per Zanardi “non va bene neanche l’ipotesi della commissione annunciata da Bassetti, una commissione interna.

    Anche se facessero tutto in maniera precisa non sarebbero credibili fuori”. Per La Rete L’Abuso uno degli elementi da superare è il fatto che in Italia l’obbligo di denuncia spetta solo ai pubblici ufficiali (e i vescovi non lo sono).

    “Estendere l’obbligo di denuncia a tutti consentirebbe di far emerge i casi che oggi in Italia restano insabbiati”, conclude Zanardi.