Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Intervento di Federico Tulli – Settimanale LEFT – #ItalyChurchToo

    Intervento di Federico Tulli – Settimanale LEFT – #ItalyChurchToo

    Nel corso della conferenza stampa, Federico Tulli di Left ha presentato l’iniziativa del settimanale di pubblicare, con la collaborazione della Rete L’Abuso, un database di tutti i casi italiani.

    «Il nostro settimanale ha sempre dato attenzione al problema degli abusi su minori e donne», ha detto Tulli. «Proprio questa settimana verrà inaugurato il database di Left che raccoglierà i casi di abusi su minori nella Chiesa cattolica in Italia, il primo realizzato nel nostro Paese da una testata giornalistica in collaborazione con la Rete l’Abuso.

    Questo per sopperire a una grave mancanza, quella di una mappatura, mai realizzata né dalla chiesa né dallo Stato, su questo fenomeno criminale. Una inaccettabile disattenzione da parte della politica e delle istituzioni nei confronti della sicurezza e della salute psicofisica dei bambini». «Abbiamo lavorato – ha continuato – su fonti originali, su fonti d’agenzia e giornalistiche e ci avvaliamo del contributo di esperti di varie discipline, avvocati, magistrati, psichiatri, psicoterapeuti e anche di storici.

    Per poter affrontare seriamente questa piaga è determinante essere chiari, soprattutto con l’opinione pubblica, su cosa sia la pedofilia, su quali siano le radici di questo fenomeno diffuso non solo nella Chiesa ma anche nella società laica. Si tratterà dunque di una mappatura in tempo reale. Stanno già arrivando segnalazioni di nuovi casi, ma anche di un viaggio a ritroso nel tempo per capire cosa sia la pedofilia e poterla affrontare. Left dà la propria massima disponibilità a contribuire al lavoro del Coordinamento».

  • Mio padre è un prete. Storie e segreti tra conventi e sacrestie

    Mio padre è un prete. Storie e segreti tra conventi e sacrestie

    “Figli della colpa, concepiti fra parrocchie e conventi. Nascite occulte, frutto di relazioni proibite e perfino di violenze sessuali. È un esercito, sparso per il mondo, formato da “irregolari”. Chi sono? Quanti sono? Migliaia o forse decine di migliaia. Centinaia in Italia. Cifre approssimative, raccolte da associazioni impegnate a svelare un fenomeno antico e sommerso, che travolge la regola (contestata) del celibato e i voti di castità, vigenti nella Chiesa Cattolica Romana. Più che le statistiche qui interessano le vite difficili dei protagonisti: figli di preti, per lo più. E di monache che, forzatamente o non, hanno ceduto ai desideri di maschi prepotenti. Persone segnate nel profondo, spesso psicologicamente fragili, inseguite dalla vergogna delle proprie origini. Ma in queste pagine vi sono anche figli che hanno superato il trauma. Combattivi, a testa alta rivendicano verità e diritti. Di più: alcuni di loro si mostrano orgogliosi nell’affermare “mio padre è un sacerdote”.” Prefazione di Ernesto Miragoli. Postfazione di Lucetta Scaraffia.

  • ABUSI, LA CHIESA VA A PROCESSO (MA NON IN ITALIA)

    ABUSI, LA CHIESA VA A PROCESSO (MA NON IN ITALIA)

    FQ –  Marco Grasso e Maddalena Oliva – “In ricordo dei due giorni trascorsi al freddo delle montagne ” riportava la scritta aggiunta a mano sul poster regalo. Era un ricordo, un “dono”, per lasciare inciso nella mente, oltreché nel corpo, la data e il luogo dove tutto avvenne per la prima volta.

    “Ricordo quella camera, il letto singolo. E poi il dolore, il sangue… Il Don mi diceva di tenere il segreto, un segreto tra lui, me e Gesù”. Inizia così Mario, nome di fantasia, a raccontare davanti alle telecamere della Bbc per la prima volta la sua “schiavitù sessuale”.

    Quella che per 16 lunghissimi anni – dal 1996, quando lui di anni ne aveva otto – gli ha rubato l’anima. Il suo prete d’infanzia era l’allora parroco di Ceprano: Don Jean “Gianni Bekiaris, ancora oggi sacerdote nella diocesi di Frosinone, nonostante sia stato considerato colpevole dal diritto canonico come dal Tribunale di Frosinone. Il pm aveva chiesto una condanna a sette anni di reclusione, ma il processo è finito nel 2019 perché per i reati accertati è scattata la prescrizione.

    “Quello che mi ha sconvolto di più – racconta il giornalista della Bbc Mark Lowen che ha firmato l’inchiesta – è pensare che Mario oggi potrebbe entrare in chiesa con suo figlio e ritrovarsi padre Bekiaris, il suo violentatore, a officiare messa: il prete è rimasto prete e pure nella stessa diocesi… Questo non potrebbe più avvenire in altri Paesi”.

    “Italy’shidden sin: The true scale of clerical sex abuse in Italy” è il titolo dell’inchiesta durata oltre tre mesi che Lowen ha condotto in Italia, e che è andata in onda ieri sera sulla tv inglese. “C’è un pantano che irretisce i casi di abusi sessuali in Italia e priva i sopravvissuti come Mario di giustizia. Alcuni degli intervistati lo addebitano anche all ’assenza di un vero e proprio movimento MeToo nel vostro Paese: sessismo e patriarcato sono ancora dominanti qui. E così manca quell’attenzione e quella spinta che altrove ha portato la Chiesa, come pure la società, a doversi occupare del tema dell’abuso sessuale compiuto dai preti.

    Anche quando il Pontefice è andato in tv, su questo tema non gli è stata rivolta nemmeno una domanda: è significativo . . .”.

    GLI ALTRI. In Francia la commissione Ciase ha stimato dal 1950 330mila vittime di pedofilia nella Chiesa, 216mila a opera di almeno 3.200 sacerdoti. In Germania, prima un vecchio rapporto aveva contato, dal 1946 al 2014, 1.670 sacerdoti abusatori e 3.677 minori vittime.

    Poi sono arrivati i numeri choc del report nell’arcidiocesi di  Monaco e Frisinga, a cavallo degli anni 70-80. Quelli per cui lo stesso papa emerito Benedetto XVI, chiamato in causa per aver coperto i responsabili in almeno quattro casi, ha scritto di provare “profonda vergogna”e“sincera domanda di perdono”.

    In Spagna, dopo la pubblicazione di un’inchiesta alla Spotlight di El País (durata oltre tre anni e che ha portato alla luce oltre trecento casi di abusi degli ultimi 50 anni), è stata accettata la richiesta di tre partiti, Partito Socialista spagnolo in testa, di istituire la prima grande commissione d’inchiesta governativa sugli abusi sui minori commessi dal clero spagnolo.

    LA SPOTLIGHT ITALIANA. In Italia, è tutto fermo. E anche la decisione su una commissione indipendente – già sollecitata diversi anni fa dalle Nazioni Unite – sembra essere rimandata per l’ennesima volta, almeno fino all’elezione del nuovo presidente della Cei a maggio.

    Così qualche giorno fa, il 15 febbraio, è nato il Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia: sotto la sigla #ItalyChurchToo , si sono riunite Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, Donne per la Chiesa, Noi siamo Chiesa, Rete L’Abuso, Comitato vittime e famiglie, Voices of Faith, Comité de la Jupe, assieme alle due riviste Adista e Left.

    Perché “è ora di una Spotlight italiana”, come dice Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso. “L’Italia sembra essere su un altro pianeta… Siamo lontani anche dall ’Europa. C’è una chiara mancanza di volontà da parte dello Stato italiano di interferire con la Chiesa, a spesa dei bambini.

    E c’è anche un problema culturale, in un Paese in cui oltre l’80% delle persone si definisce cattolico la Chiesa per molti resta un’autorità a cui mostrare deferenza, da non poter rimettere in discussione”.

    Secondo dati non ufficiali, l’Italia è il secondo Paese al mondo per numero di accuse di abusi su minori perpetrati da sacerdoti. Si parla potenzialmente di un milione di vittime.
    Ma gli unici casi emersi sono quelli censiti da Zanardi: 360, negli ultimi 15 anni. Solo una punta dell’iceberg. Ne è da sempre convinto anche l’attivista irlandese Mark Vincent Healy, che, di fronte alla Commissione Onu per i diritti del fanciullo, ha presentato uno studio che ipotizza la dimensione del fenomeno in Italia, tenendo conto di quel 4% di preti pedofili stimato dal John Jay Report, la maggiore indagine sul tema condotta negli Usa.

    Percentuale confermata anche dal gesuita padre Hans Zollner, teologo e psicologo della Pontificia Università Gregoriana a cui papa Francesco ha affidato la prevenzione degli abusi sessuali nella Chiesa. In un’intervista alla Stampa, padre Zollner ha affermato: “Ormai il fenomeno è chiaro, nel mondo in ogni regione tra il 3 e il 5% dei preti è un abusatore.

    Abbiamo dei criminali fra noi. Per questo dobbiamo fare ancora dei passi in avanti per purificare la Chiesa”.
    “Per la Chiesa italiana è arrivato il momento di avviare una commissione indipendente sugli abusi sessuali commessi dal clero”, dicono dal movimento #ItalyChurchToo.

    E respingono al mittente la proposta del cardinale Gualtiero Bassetti, presentata in un’intervista al Corriere: “Bassetti propone sostanzialmente la raccolta di dati in possesso delle diocesi, – spiega Zanardi – ma questa non può dirsi una commissione indipendente. Gli effetti della pedofilia all ’interno della Chiesa sono moltiplicati proprio per effetto delle coperture garantite dalle gerarchie ecclesiastiche.

    Non mettiamo in dubbio la buona volontà di Papa Francesco, ma se in Italia i vescovi continuano a fare quello che vogliono non cambierà niente”.

    Anche lo Stato “è invitato a rimuovere tutti quegli ostacoli che impediscono lo svolgimento dei processi”, spiegano sempre dalla rete di associazioni. Un dato su tutti: da un’interrogazione del 2018 al Ministero della Giustizia, è emerso che su 162 condanne penali di sacerdoti, nelle carceri italiane ci fosse solo un solo prete detenuto per quei fatti. “Le Procure spesso lasciano cadere le denunce perché ormai prescritte, ma una vittima mediamente impiega anni prima di elaborare e spingersi a fare una segnalazione”, dice ancora Zanardi.

    “La prescrizione è in palese contraddizione con i trattati internazionali firmati dall’Italia a tutela dei minori”. Ed è proprio su questo punto che la rete anti abusi italiana ha chiesto l’intervento dell ’Onu, perché faccia di nuovo pressione sull’Italia per istituire una commissione indipendente e per modificare la prescrizione.

    Ora quel fascicolo è in mano alle Nazioni Unite: “Prima di noi non c’era niente, e questo la dice lunga sul clima di omertà che avvolge il tema della pedofilia nella Chiesa nel nostro Paese”.

    Da Il Fatto Quotidiano di domenica 20 febbraio 2022

  • «Perché un abusatore è ancora prete?»: il documentario Bbc e il caso di don Jean Bekiaris, a Frosinone

    «Perché un abusatore è ancora prete?»: il documentario Bbc e il caso di don Jean Bekiaris, a Frosinone

    CITTÀ DEL VATICANO — Domanda: «Perché un abusatore lavora ancora come prete?».

    Un documentario della Bbc affronta la questione degli abusi su minori nella Chiesa italiana, ricorda che nel nostro Paese non è stata ancora mai fatta un’indagine com’è avvenuto altrove e cita, tra i casi emersi negli ultimi anni, quello di don Jean «Gianni» Bekiaris, 60 anni, tuttora sacerdote nella diocesi di Frosinone.

    Una storia di violenze andata avanti per 16 anni e cominciata nel 1996, quand’era parroco a Ceprano e la vittima ne aveva otto.

    La vicenda riguarda anche, nota l’emittente britannica, «il macchinoso sistema legale italiano».

    Il pm aveva chiesto una condanna a sette anni di reclusione ma il processo è finito nel 2019 perché i reati «accertati» erano caduti in prescrizione.

    Don Bekiaris ha pagato un risarcimento alla famiglia della vittima di 112 mila euro.

    Nelle motivazioni, i giudici del Tribunale di Frosinone ne avevano riconosciuto la colpevolezza, dopo aver acquisito anche la sentenza del tribunale ecclesiastico.

    Perché nel frattempo anche la Chiesa aveva messo sotto processo e condannato il prete, ed è qui che la faccenda si complica.

    La Bbc mostra le immagini, reperibili in Rete, di Messe celebrate in pubblico da Bekiaris, anche pochi mesi fa.

    In alcune si vedono dei bambini tra i fedeli.

    Nel documentario si intervista la vittima, «sono nauseato dalla Chiesa», e viene avvicinato lo stesso don Bekiaris: «Lei è un pedofilo?». E lui: «Questo è quello che sta dicendo». «No, è quello che dice la sua vittima», ribatte il giornalista. Lui chiude la porta, «addio».

    Il vescovo di Frosinone, Ambrogio Spreafico, dice alla Bbc di aver seguito le procedure indicate dalla Congregazione per la Dottrina della fede, «hanno deciso in questo modo, non dipendeva da me».

    L’ex Sant’Uffizio ha deciso di vietargli «a vita» qualsiasi attività con minori.

    La Bbc riporta la risposta della Congregazione vaticana: il divieto aveva lo scopo di «guarire ed espiare», si potrebbe permettere di celebrare una messa pubblica con i minori «purché non siano mai lasciati soli».

    Al Corriere, il vescovo Spreafico spiega che era appena arrivato in diocesi quando fu informato del caso: «Ho saputo nel 2009 e l’ho immediatamente tolto dalla parrocchia, in attesa del processo è stato mandato in una comunità religiosa. Com’era mio dovere, ho istruito il processo canonico. Poi è la Congregazione per la Dottrina della fede che stabilisce sentenza: è stato condannato “ad vitam” a un ministero lontano dai minori. Di fatto la situazione è rimasta quella. Lui non può avere né avrà mai alcun incarico pastorale in parrocchia o altrove».

    Nelle pubblicazioni diocesane, ancora a luglio dell’anno scorso, Bekiaris viene indicato come «amministratore del Seminario di Veroli e responsabile della Casa di riposo del Clero». Ma il vescovo dice che non ha più questo incarico e comunque «il Seminario non esiste più da anni, rimane solo la denominazione dell’ente ma è una struttura vuota». Ora Bekiaris vive là, «in una stanza dell’edificio in cui gli altri locali sono in affitto». E «celebra Messa da solo». E le Messe pubbliche? «È capitato che mancasse un sacerdote e fosse chiamato per celebrare, finita la Messa rientrava a casa. D’altra parte, non è stato dimesso dallo stato clericale».

    Intanto è in corso una causa civile.

    Resta da stabilire perché sia ancora un prete.
     Le norme più severe stabilite da Benedetto XVI hanno accelerato le procedure fin dal 2010, la Congregazione non ha mai fornito dati precisi ma si è parlato di «centinaia» di sacerdoti in tutto il mondo che sono stati «ridotti allo stato laicale» in casi simili.

    «Centinaia? Possono dire quello che vogliono, in Italia ne hanno spretati ben pochi», dice Francesco Zanardi, vittima per tre anni di un prete pedofilo da quando ne aveva undici, che nel 2010 ha fondato «Rete l’abuso» e pochi giorni fa, con altre otto associazioni, ha dato vita al «Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica» per chiedere un’indagine indipendente anche in Italia, sul modello di Paesi come la Francia o la Germania. «Come Rete l’abuso abbiamo censito altri casi simili. Il problema è enorme. Non c’è controllo, zero. Un letamaio».

    https://www.corriere.it/cronache/vaticano-news/22_febbraio_18/bbc-don-jean-bekiaris-frosinone-82cd99c4-9028-11ec-990d-642ea57e6940.shtml

  • Parroco abusò di minore in Ciociaria: lo scandalo Bekiaris su Sky

    Parroco abusò di minore in Ciociaria: lo scandalo Bekiaris su Sky

    Va in onda oggi su Sky la scandalosa vicenda del parroco di Ceprano, don Gianni Bekiaris, che abusò di un minore del luogo e che, finito sotto accusa, dopo un processo durato oltre dieci anni, non ha scontato alcuna pena in quanto il reato è andato in prescrizione. Ad accendere i riflettori sulla buia vicenda consumatasi a Ceprano questa volta è la storica emittente inglese Bbc, che ha contattato il legale difensore della vittima, l’avvocato Carla Corsetti, e l’ha intervistata riportando il caso scioccante di Ceprano come esempio in cui «gli abusatori della Chiesa possano sfuggire alla giustizia».

    All’intervista pubblicata ieri su Bbc News, seguirà a mezzanotte e trenta di oggi un documentario su Sky, in cui è ricostruito con dovizia di particolari il caso Bekiaris, con la testimonianza diretta della vittima che nel 1996, all’epoca della violenza, aveva soltanto 8 anni e che ha ricostruito con i giornalisti inglesi gli orrori di quella da lui stesso definita, come riportato nel servizio della Bbc. «la sua “schiavitù sessuale” per mano del suo prete d’infanzia».

    Il parroco, dopo che la vittima riuscì a confessare la violenza subita si rivolse al Vescovo, subì il processo secondo il diritto canonico e versò 112mila euro quale risarcimento. Successivamente, la vittima e il suo avvocato presentarono una denuncia penale alla polizia italiana, ma alla fine il caso è andato in prescrizione. L’avvocato Carla Corsetti, come dichiarato alla Bbc, ha evidenziato che «il limite di tempo ha ostacolato innumerevoli casi di abusi sessuali, a causa degli anni che i sopravvissuti possono impiegare per elaborare mentalmente il crimine».

    Inoltre, ha osservato che «il problema è più profondo, riconducibile alla Costituzione italiana e al Patto Lateranense del 1929, che conferisce al Vaticano autonomia giuridica dall’Italia. Questo dà al clero il ricorso alla legge vaticana rispetto a quella italiana, proteggendo potenzialmente dalle conseguenze della giustizia italiana. Conservando il Patto Lateranense, siamo un Paese con sovranità limitata ha dichiarato alla Bbc la Corsetti Paghiamo per questo ogni giorno, ma quelli che pagano per primi sono proprio le vittime degli abusi sessuali».

    ciociariaoggi.it/news/cronaca/214850/parroco-abusa-di-minore-in-ciociaria-lo-scandalo-bekiaris-su-sky

  • La vera portata degli abusi sessuali da parte dei clericali in Italia – Anteprima – BBC News

    La vera portata degli abusi sessuali da parte dei clericali in Italia – Anteprima – BBC News

    La BBC ha scoperto come una cultura di complicità e negazione nasconda la vera portata degli abusi sessuali da parte dei preti cattolici in Italia.

    Nonostante abbia il più alto numero di sacerdoti di qualsiasi paese e la sede della Chiesa cattolica nel suo cortile, l’Italia non mantiene statistiche ufficiali sugli abusi sessuali da parte dei clericali e non c’è stata alcuna inchiesta pubblica.

    La BBC ha visto documenti che illustrano la portata degli abusi e della copertura da parte della Chiesa cattolica e dello Stato italiano. Questo video contiene descrizioni che gli spettatori potrebbero trovare sconvolgenti.

    Si prega di iscriversi QUI http://bit.ly/1rbfUog

    BBC Our World: I peccati nascosti dell’Italia – VIDEO COMPLETO di cui avete visto un estratto

  • Impedire che altri sacerdoti violentino bambini, un impegno di civiltà. Nasce l’archivio di Left

    Impedire che altri sacerdoti violentino bambini, un impegno di civiltà. Nasce l’archivio di Left

    Chi è il pedofilo? Cos’è la pedofilia? Cosa contraddistingue quella di matrice ecclesiastica? Quali sono le conseguenze per una vittima? Quanti sono i preti pedofili in Italia? Quante sono le loro vittime? Cosa fare quando si viene a conoscenza di una violenza subita da un bambino? A chi rivolgersi e a chi non rivolgersi per denunciare?

    Sin da quando è nato Left – oggi, 17 febbraio sono esattamente 16 anni – dare una risposta a queste domande è stato uno dei nostri impegni prioritari. E lo abbiamo fatto con inchieste giornalistiche, dando voce alle vittime inascoltate e ignorate dalle istituzioni, oltre che con articoli divulgativi avvalendoci della competenza di esperti in varie discipline – avvocati, psichiatri, psicoterapeuti, storici, magistrati, psicologi. Siamo infatti convinti che uno degli errori più grandi del giornalismo in Italia consista nel raccontare il fenomeno criminale della pedofilia di matrice clericale come fosse una “semplice” somma di vicende di cronaca isolate, che accadono per caso all’interno delle parrocchie.

    Una delle conseguenze è che, soprattutto dai grandi media e dalla tv, viene restituita all’opinione pubblica un’immagine falsata, parcellizzata di un crimine violentissimo che invece purtroppo è diffuso ovunque ed è malamente affrontato sia dalle istituzioni ecclesiastiche che da quelle laiche. Come se non ci fosse nulla da fare. Come se fosse inevitabile. La pedofilia è divenuta ormai un fenomeno endemico alla Chiesa cattolica. È stato accertato dalle inchieste realizzate negli ultimi 15 anni in Paesi come gli Stati Uniti, Olanda, Belgio, Irlanda, Germania, Francia, Australia. Ma è falso che non ci sia nulla da fare. Le stesse inchieste hanno dimostrato che solo affrontando la pedofilia clericale senza tare ideologiche, con l’obiettivo di mettere definitivamente la parola fine e avendo chiaramente presente cosa comporti per un bambino essere stuprato da un adulto di cui è stato indotto a fidarsi, solo così, dicevamo, si può iniziare a pensare di poter sradicare questo crimine da un ambiente culturale che per decenni, o meglio per secoli, ha sempre pensato a preservare l’istituzione religiosa da scandali che difficilmente avrebbe saputo giustificare, e mai si è preoccupato di tutelare i bambini dalla violenza. Una violenza omicida.

    Chi legge Left sa che per noi questo è un punto cardine. Sulle nostre pagine più volte la violenza di un adulto su un bambino è stata definita da psichiatri e psicoterapeuti «un omicidio psichico». Tanto basterebbe, a nostro avviso, per mettere in allarme le autorità laiche preposte alla prevenzione e alla repressione di questi reati. Tanto dovrebbe bastare per non tollerare nemmeno una violenza in più e fare di tutto per impedirla. Invece nulla di tutto ciò. E questa intollerabile indifferenza è una delle concause che hanno reso endemica la pedofilia negli ambienti ecclesiastici.

    Ormai l’Italia è rimasto l’unico Paese in cui la Chiesa e lo Stato non hanno mai voluto realizzare un’indagine su scala nazionale. Come leggerete nell’articolo di Marina Turi persino la “cattolicissima Spagna” si sta attivando per realizzare un’inchiesta indipendente. Una svolta storica resa possibile dall’eccellente lavoro d’inchiesta del quotidiano El Pais che nel 2018 ha preso le mosse dalla realizzazione di un database pubblicato sul proprio sito.

    Da tempo noi di Left chiediamo che sia istituita una commissione parlamentare d’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa italiana come quella importantissima, già attiva, sul femminicidio. Ma il nostro appello fino a oggi è rimasto incredibilmente senza riscontro. Vogliamo pertanto sopperire a questa grave mancanza di informazioni con un nostro archivio online, il primo in Italia realizzato da una testata giornalistica. Una mancanza che è anche una inaccettabile disattenzione da parte della politica e delle istituzioni nei confronti della sicurezza e della salute psicofisica dei bambini.

    Realizzato in collaborazione con l’associazione di vittime Rete L’Abuso che da anni gestisce un proprio archivio, lavorando su fonti originali, su fonti d’agenzia e giornalistiche, il database indica, laddove è possibile renderlo noto, il nome del sacerdote condannato o sotto inchiesta, il tipo di reato contestato, il numero conosciuto delle vittime, l’anno in cui è stato compiuto il reato, la data in cui il caso è divenuto noto, la diocesi di appartenenza. Un numeratore terrà aggiornato il conteggio dei sacerdoti coinvolti e delle loro vittime, mentre una parte del sito sarà dedicata all’archiviazione delle fonti giornalistiche e dei documenti. L’archivio è online dal 18 febbraio mostrando i primi 60 casi censiti e accertati (chiesaepedofilia.left.it). Sarà aggiornato costantemente e vi anticipiamo sin da ora che sono almeno 300 le “situazioni” documentate negli ultimi 20 anni, con centinaia e centinaia di vittime; sarà inoltre implementato da inchieste originali, interviste, analisi e riflessioni di esperti per dare un’interpretazione dei risultati ottenuti, con linguaggio chiaro e divulgativo.

    L’obiettivo è fornire all’opinione pubblica un quadro d’insieme della situazione italiana per fare pressione sulla politica e le istituzioni affinché pongano in essere tutte le misure necessarie per prevenire ulteriori violenze – la pedofilia è notoriamente un crimine seriale – e per garantire tutta la necessaria assistenza psicologica alle vittime. Ci pare il minimo sindacale in un Paese civile.

    https://left.it/2022/02/17/impedire-che-altri-sacerdoti-violentino-bambini-un-impegno-di-civilta-nasce-il-database-di-left/

  • Il Coordinamento anti-abusi nella Chiesa in Italia: “Serve inchiesta ma inutile senza leggi”

    Il Coordinamento anti-abusi nella Chiesa in Italia: “Serve inchiesta ma inutile senza leggi”

    Una commissione d’inchiesta indipendente può aprire il vaso di Pandora dei casi di pedofilia nella Chiesa in Italia, ma per rendere efficace la sua azione serve un intervento Parlamentare e legislativo. Lo ha detto a Fanpage.it Francesco Zanardi, fondatore e presidente della Rete L’Abuso per i sopravvissuti alle molestie in ambito ecclesiastico. Rete L’Abuso fa parte del Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia che comprende anche l’Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, Donne per la Chiesa, Voices of faith,  Adista, Comité de la jupe, Comitato vittime e famiglie e Noi siamo Chiesa. Tramite la campagna #ItalyChurchToo, il Coordinamento chiede non solo l’istituzione di una commissione d’inchiesta governativa sui casi di pedofilia nella Chiesa, ma un intervento strutturale a modifica delle leggi.

    Perché ritiene che la situazione dell’Italia sia diversa da quella di altri Paesi che hanno istituito commissioni d’inchiesta indipendenti?

    Perché qui non solo serve una commissione d’inchiesta terza, ma anche l’intervento legislativo. Mi spiego: in Francia esiste l’obbligo di denuncia per tutti i cittadini. Se un qualunque cittadino fosse a conoscenza di un qualunque abuso su un minore nell’ambito della sua parrocchia, per esempio, sarebbe tenuto a denunciare. Può scegliere di non farlo, ma non risponde a un obbligo penale. Se dovesse essere aperta un’inchiesta e dovesse emergere la mancanza, dovrebbe risponderne davanti alla legge in quanto complice. In Italia quest’obbligo riguarda solo i pubblici ufficiali. La mancanza dell’obbligo di denuncia ostacola anche i vescovi: se domani di presentassero davanti alle autorità per fornire informazioni su casi di pedofilia, mancherebbe la querela di parte per far partire gli accertamenti. Qui non basta far solo luce su quanti e quali sono i casi.

    Come si potrebbe ovviare al problema?

    In modo molto semplice, in realtà. Una legge esiste e riguarda il pubblico ufficiale, basterebbe cambiare la dicitura estendendola a tutti i cittadini.

    Quindi per essere efficace l’azione deve essere su tre punti: ecclesiastica, indipendente e legislativa?

    Esatto. Il problema però è che la Chiesa rappresenta un argomento blindato sul quale nessuno osa intervenire. Quello che la riguarda non è neppure oggetto di discussione tra parti politiche. Fino a ora si è puntato sui tribunali canonici che però rispondono al Codice Canonico e basta. Certo, è giusto che anche la Chiesa abbia i suoi tribunali, ma alla vittima di abusi questo non basta. Serve una sinergia con lo Stato. Le persone non vengono risarcite dal punto di vista legale, per intenderci.

    La nostra magistratura però è indipendente come quella spagnola, per esempio

    Certo. In Spagna per esempio il quotidiano El Pais ha pubblicato un elenco riguardante 250 casi di pedofilia in 70 anni. La magistratura poi ha acquisito autonomamente i dati e ha aperto un’indagine. Il governo l’ha seguita nell’inchiesta e ora partecipa. In Italia con Rete L’Abuso abbiamo contato 360 casi in soli 15 anni. La magistratura potrebbe seguire lo stesso iter, ma abbiamo comunque carenze legislative importanti.

    La proposta della sola Cei non è sufficiente quindi

    Per niente. Se la Cei domattina istituisse una commissione d’inchiesta sulla cosa, risulterebbe comunque poco credibile visto quanto accaduto negli ultimi anni. Abbiamo parlato per anni di tribunali per processare i vescovi, ma c’è stato un nulla di fatto. Ci sono casi noti sui quali non si agisce: ci sono vescovi che denunciano di avere in diocesi preti accusati di pedofilia provenienti dall’estero, ma perché non si indaga su chi ha mandato questa persona in Italia probabilmente per nasconderla? Così sono solo belle parole. Ribadisco però che l’inchiesta indipendente non basta se non si toccano le leggi perché così le catene non si spezzano. In questo modo tra 20 anni dovremmo creare una nuova commissione d’inchiesta.

    Certo, i bambini. Nel 2008 siamo riusciti a portare la cosa in un’interrogazione parlamentare, ma nessuno ha risposto. Nel 2019 abbiamo portato il tutto alle Nazioni Unite, segnalando una violazione della Convenzione della tutela dell’infanzia. Le Nazioni Unite ci hanno dato ragione sottolineando inoltre grande preoccupazione per il numero bassissimo di denunce e di provvedimenti penali su questo tipo di casi. L’Italia ha sottoscritto la Tutela dell’infanzia, ma dal ’91 al 2019 le leggi dovevano essere adeguate.

    https://www.fanpage.it/attualita/il-coordinamento-anti-abusi-nella-chiesa-in-italia-serve-inchiesta-ma-inutile-senza-leggi/

  • #Italychurchtoo: le associazioni cattoliche chiedono un’indagine indipendente

    #Italychurchtoo: le associazioni cattoliche chiedono un’indagine indipendente

    Le associazioni cattoliche chiedono un’indagine che quanto prima anche in Italia faccia definitivamente luce su quantità e qualità del fenomeno degli abusi sessuali commessi dal clero svolta da una commissione indipendente.

    https://it.euronews.com/2022/02/16/italychurchtoo-le-associazioni-cattoliche-chiedono-un-indagine-indipendente

  • Pedofilia: Gli abusi ad opera dei preti. La pedopornografie. Il vuoto legislativo

    Pedofilia: Gli abusi ad opera dei preti. La pedopornografie. Il vuoto legislativo

    La trasmissione di Nadia Donato in questa puntata affronta lo scottante tema della pedofilia. La Calabria non è regione virtuosa e mentre se ne discute arrivano nella trasmissione web, Pandora di Nadia Donato, messaggi di denuncia che indicano luoghi e nomi di presunti Orchi legati alla Chiesa.

    Report francese 216 mila vittime di 3000 sacerdoti, 72 bambini per ogni prete. In Italia il vuoto legislativo fa sì che le associazioni che si occupano di violenza sui minori siano unico baluardo a favore delle vittime.

    Preoccupala crescita della pedopornografia in rete e sconcerta ancora di più il reato delle pedommame.Intervista a Francesco Zanardi, presidente dell’associazione, Rete Abuso, fondatore di ECA Global, presente in 42 paesi in 4 continenti riconosciuta dalle Nazioni Unite, Don Fortunato di Noto, presidente punto di riferimento in Italia ed è riconosciuta nel mondo (dalla Cina al Giappone, dagli USA all’Europa) come una delle massime autorità nella prevenzione del disagio infantile e nella progettazione di interventi mirati ad un aiuto concreto alle vittime degli abusi sessuali, l’avvocata Annalisa Gioiello di Meter Calabria ed il giornalista Vincenzo Brunelli.