Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Jordi Bertomeu

  • Preti pedofili, commissariata la diocesi di Adelaide

    Preti pedofili, commissariata la diocesi di Adelaide

    Serena Sartini

    L’operazione tolleranza zero nella lotta alla pedofilia all’interno del clero continua senza tregua. L’ultima mossa di Papa Francesco riguarda il commissariamento dell’arcidiocesi di Adelaide, con la nomina di monsignor Gregory O’Kelly come amministratore apostolico. L’annuncio è avvenuto tramite un insolito bollettino domenicale e tre semplici righe che indicano la nomina del commissario, a due settimane dalla condanna dell’arcivescovo Philip Wilson, accusato di aver coperto casi di abusi sessuali di un sacerdote su alcuni minori.

    La diocesi di Adelaide era stata infatti travolta dallo scandalo con la condanna, lo scorso 22 maggio, di monsignor Wilson, 67 anni, che continua a dichiararsi innocente, ma che rischia fino a due anni di carcere. La sentenza verrà resa nota il 19 giugno e al momento il vescovo resta libero su cauzione. Ma si tratta del più alto prelato cattolico al mondo ad aver ricevuto una condanna del genere. L’accusa è di insabbiamento e copertura di casi di pedofilia commessi da sacerdoti della sua diocesi: Wilson sarebbe stato a conoscenza senza comunicarlo alla polizia di crimini commessi negli anni ’70 nella regione di Hunter da parte di padre Jim Fletcher, abusatore seriale morto in carcere nel 2006.

    All’indomani della decisione del tribunale contro Wilson, il vescovo aveva annunciato di autosospendersi temporaneamente dai suoi compiti, mentre il 25 maggio aveva assunto la guida della diocesi di Adelaide il suo vicario, padre Philip Marshall. Ieri la decisione del Papa con la nomina di un commissario. Sintetico il commento della Conferenza episcopale australiana, alle prese da decenni con lo scandalo pedofilia: «La Conferenza apprezza sia la sollecitudine pastorale del Santo Padre per l’arcidiocesi sia la generosità del vescovo O’Kelly nell’accettare l’incarico».

    In Australia pende anche la vicenda del rinvio a giudizio del cardinale George Pell, ex braccio destro di Bergoglio per le questioni economiche, autosospesosi dall’incarico in Curia e tornato in Australia per subire il processo che lo vede imputato con l’accusa di abusi su minori.

    Sabato si sono conclusi gli incontri del Papa con i sacerdoti cileni per discutere della piaga della pedofilia in Cile. A giorni partiranno per una nuova missione nel Paese sudamericano gli inviati di Bergoglio, monsignor Charles Scicluna e il reverendo Jordi Bertomeu. Si attende, infine, la decisione di Francesco sulle dimissioni in blocco dei 34 vescovi cileni.

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/preti-pedofili-commissariata-diocesi-adelaide-1536196.html

  • Dimissioni in blocco dei vescovi cileni dopo lo scandalo pedofilia

    Dimissioni in blocco dei vescovi cileni dopo lo scandalo pedofilia

    “Rimettiamo l’incarico nelle mani del Papa. In comunione con lui, vogliamo ristabilire la giustizia e contribuire alla riparazione del danno causato”

    “Vogliamo comunicare che tutti noi vescovi presenti a Roma, per iscritto, abbiamo rimesso i nostri incarichi nelle mani del Santo Padre, affinché decida lui liberamente per ciascuno”. Lo fanno sapere i vescovi cileni al termine degli incontri avuti con papa Francesco in Vaticano dopo la crisi della Chiesa cilenaper lo scandalo pedofilia.

    “Ci mettiamo in cammino – continuano i vescovi cileni -, sapendo che questi giorni di dialogo onesto hanno rappresentato una pietra miliare di un profondo processo di cambiamento guidato da papa Francesco. In comunione con lui, vogliamo ristabilire la giustizia e contribuire alla riparazione del danno causato, per dare nuovo impulso alla missione profetica della Chiesa in Cile, il cui centro sarebbe sempre dovuto essere in Cristo”.

    “Desideriamo – concludono – che il volto del Signore torni a risplendere nella nostra Chiesa e ci impegniamo per questo. Con umiltà e speranza chiediamo a tutti di aiutarci a percorrere questa strada”.

    “Dopo tre giorni di incontri con il Santo Padre e molte ore dedicate alla meditazione e alla preghiera – affermano i vescovi cileni in una dichiarazione alla stampa -, seguendo le sue indicazioni, desideriamo comunicare che anzitutto ringraziamo papa Francesco per il suo ascolto paterno e la sua correzione fraterna. Ma soprattutto vogliamo chiedere perdono per il dolore causato alle vittime, al Papa, al popolo di Dio e al nostro Paese per i gravi errori e le omissioni da noi commessi”. “Ringraziamo – continua la nota – anche mons. Scicluna e il rev. Jordi Bertomeu per la loro dedizione pastorale e personale, nonché per lo sforzo investito nelle ultime settimane per cercare di sanare le ferite della società e della Chiesa dl nostro Paese”. “Ringraziamo le vittime – prosegue il testo – per la loro perseveranza e il loro coraggio, nonostante le enormi difficoltà personali, spirituali, sociali e familiari che hanno dovuto affrontare, unite spesso all’incomprensione e agli attacchi della stessa comunità ecclesiale. Ancora una volta imploriamo il loro perdono e il loro aiuto per continuare ad avanzare sul cammino della guarigione delle ferite, perché possano rimarginarsi”.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/05/18/dimissioni-in-blocco-dei-vescovi-cileni-dopo-lo-scandalo-pedofilia_a_23437801/?ncid=fcbklnkithpmg00000001

  • Scandalo pedofilia, da lunedì il faccia a faccia tra Papa Francesco e i vescovi cileni

    Scandalo pedofilia, da lunedì il faccia a faccia tra Papa Francesco e i vescovi cileni

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il redde rationem con l’episcopato cileno è arrivato. Al centro della convocazione di lunedì in Vaticano da parte di Papa Francesco (fino al 17 maggio) c’è la mala gestione dei casi di pedofilia da parte di alcuni vescovi e cardinali. Il caso del vescovo di Osorno, Juan Barros scoppiato all’inizio di gennaio, quando era in corso il viaggio del pontefice a Santiago del Cile, e accusato di avere protetto un pedofilo seriale, è stato l’inizio di una valanga. Uno dei due cardinali cileni – Ezzati ed Errazuriz – invitati a fare chiarezza a Roma ha fatto sapere che non si presenterà all’appuntamento, causando ulteriori polemiche in Cile dove la Chiesa è letteralmente spaccata. La testata cilena La Tercera conferma, invece, che il vescovo di Osorno Barros, al centro delle vicende arriverà a Roma in compagnia del gesuita Germán Arana, personaggio chiave nella storia di Barros  subito dopo che nel 2014/2015 è stato costretto a lasciare la carica di Vescovo delle Forze Armate del Cile

    Questo incontro fa seguito alla precedente convocazione dell’episcopato cileno l’8 aprile scorso. Il Papa, richiamato dalle circostanze e dalle sfide straordinarie poste dagli abusi di potere, sessuali e di coscienza che si sono verificati in Cile negli ultimi decenni, ritiene necessario esaminare le cause e le conseguenze, così come i meccanismi che hanno portato in alcuni casi all’occultamento e alle gravi omissioni nei confronti delle vittime. In un comunicato il Vaticano informa che il Papa vuole parlare apertamente con i vescovi dei risultati delle indagini fatte da monsignor Charles Scicluna, Arcivescovo di Malta e da don Jordi Bertomeu, della Congregazione per la Dottrina della Fede, inviati a fare una inchiesta supplementare in Cile due mesi fa. Intanto il Papa ha continuato a ricevere nelle ultime settimane altre testimonianze di abusi.

    «L’obiettivo di questo lungo processo sinodale – si legge in una nota- è discernere insieme, alla presenza di Dio, la responsabilità di tutti e di ciascuno in queste ferite devastanti, nonché studiare cambiamenti adeguati e duraturi che impediscano la ripetizione di questi atti sempre riprovevoli. È fondamentale ristabilire la fiducia nella Chiesa attraverso dei buoni pastori che testimonino con la loro vita di aver conosciuto la voce del Buon Pastore e che sappiano accompagnare la sofferenza delle vittime e lavorare in modo determinato e instancabile nella prevenzione degli abusi». Non è previsto che Papa Francesco rilasci alcuna dichiarazione né durante né dopo gli incontri, che si svolgeranno in assoluta confidenzialità.

    Il sito cattolico Il Sismografo, diretto dal cileno Luis Badilla che in questi mesi ha seguito con precisione e accuratezza il delicato caso scoppiato tra il Vaticano e il Cile, ha analizzato il «difficile momento: Papa Francesco avrà di fronte un episcopato molto diviso in gruppi e cordate dove, curiosamente, non mancano anche le interferenze esterne, alcune delle quali hanno origine in stanze e palazzi della Santa Sede».

    «Sono gruppi o cordate – scrive Badilla – che normalmente fanno riferimento, e così hanno agito per anni, ad una sorta di leader coordinatore e, in quanto tali, sono cordate che vorrebbero incarnare una propria visione della crisi, della comunità ecclesiale, del rapporto con il clero e con i laici e dei rapporti con la Sede Apostolica. Si tratta di gruppi o cordate che, oltre al loro linguaggio apparentemente fraterno e amichevole, in realtà si  guardano e rapportano con sfiducia e sospetto e ognuno crede di essere interprete e garante dell’opzione ecclesiale migliore per il Cile di oggi, anche se poi – a giudicare dai fatti – nessuno ha un ascolto nazionale rilevante neppure tra i fedeli cattolici.  Poche volte nella storia delle chiese particolari dell’America Latina si era visto un Episcopato, come quello del Cile odierno, così verticistico, staccato dalla realtà, autoreferenziale e arrugginito».

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/scandalo_pedofilia_da_lunedi_il_faccia_a_faccia_tra_papa_francesco_e_i_vescovi_cileni-3726945.html

  • Il Papa conclude i colloqui con le vittime cilene: “Commossi e soddisfatti, incontri costruttivi”

    Il Papa conclude i colloqui con le vittime cilene: “Commossi e soddisfatti, incontri costruttivi”

    Oggi l’ultimo appuntamento a Santa Marta. L’episcopato del Cile pubblica una nota: «Non è piacevole ricevere un invito del Pontefice perché come Chiesa non stiamo agendo bene»

    Ieri mattina due di loro erano affacciati da una terrazza del Palazzo Apostolico vaticano a seguire il Regina Coeli di Papa Francesco, sorridendo e salutando i fotografi. Già questo un segno che il muro ha iniziato a sgretolarsi, che quella Santa Sede considerata per decenni come un riflesso in scala più ampia di una Chiesa che non ha saputo e voluto ascoltare il loro dolore può essere da oggi una “casa” anche per loro. Juan Carlos Cruz e James Hamilton, due delle tre vittime cilene di padre Fernando Karadima invitate a Roma dal Papa (il terzo, José Andrés Murillo era ieri assente), sembravano a loro agio insieme a padre Jordi Bertomeu, officiale catalano della Congregazione per la Dottrina della fede e “braccio destro” dell’arcivescovo maltese Charles Scicluna durante la missione speciale di febbraio in Cile.

    Merito dei recenti colloqui con Francesco a Santa Marta, voluti dallo stesso Pontefice che, dopo la lettera “penitenziale” all’episcopato cileno in cui ha chiesto nuovamente perdono e ribadito la sua vergogna per i casi di abuso, ha convocato tutti in Vaticano per provare a chiudere questo drammatico capitolo della Chiesa in Cile, deflagrato a livello internazionale con il viaggio di gennaio.

    Colloqui «positivi», «intensi», «costruttivi», «rispettosi», «sinceri», quelli avvenuti da venerdì sera a domenica tra il Papa e i tre principali accusatori di Karadima e delle gerarchie ecclesiastiche cilene, colpevoli – a loro dire – di aver insabbiato le violenze, a cominciare dal vescovo di Osorno Juan Barros. Almeno in questi termini gli stessi Cruz, Hamilton e Murillo hanno definito i dialoghi con il Papa in dei post (peraltro molto simili fra loro) pubblicati sui profili social.

    Attualmente sono solo questi tweet ad offrire uno scorcio di quanto avvenuto in queste tre giornate. Come informava infatti una nota del portavoce vaticano Greg Burke, non c’è e non ci sarà una versione o un resoconto ufficiale. Le conversazioni sono state private e così resteranno per sempre. Per volontà del Papa, anzitutto, che ha voluto dare ai colloqui un carattere di immediatezza, sincerità, spontaneità, senza alcuna scaletta prestabilita né pressioni esterne. Qualche dettaglio o contenuto, forse, sarà rivelato pubblicamente il prossimo 2 maggio durante la conferenza che si prevede affollatissima nella sede della Stampa Estera a Roma. I tre cileni parleranno allora con i giornalisti; da quando sono giunti nella capitale, nessuno di loro ha voluto rilasciare dichiarazioni e interviste mantenendo un rapporto anche molto cauto con i giornalisti. Soprattutto Cruz, che giornalista è anche lui negli Stati Uniti dove vive da decenni e dove ha pubblicato il libro “La fine dell’innocenza” sulla esperienza di abuso tra il 1981 e il 1995, ha mostrato grande riserbo.

    Probabilmente il più conosciuto fra le vittime considerando il suo impegno per far emergere la verità da oltre otto anni, Cruz era finora l’elemento maggiormente critico nei confronti di Francesco e del suo pontificato, specie dopo il viaggio in Cile e le dichiarazioni del Papa sulle responsabilità di Barros. L’iniziale freddezza con il Pontefice si è tuttavia dissolta già dalla prima stretta di mano. «È durato più di due ore e mezza il mio incontro oggi con il Papa. Sono commosso. Mi ha ascoltato con grande rispetto, affetto e vicinanza, come un padre. Abbiamo approfondito molti argomenti», ha twittato ieri pomeriggio, pochi minuti dopo l’incontro nella Domus vaticana. «Oggi ho più speranza nel futuro per la nostra Chiesa anche se il compito è enorme».

    «È terminato il colloquio con il Santo Padre abbiamo parlato per più di due ore in una conversazione sincera, accogliente ed enormemente costruttiva», scriveva invece Hamilton, apprezzato medico gastroenterologo, la sera di sabato 28, poco dopo un primo stringato cinguettio post udienza: «Molto contento e soddisfatto». Quasi ventiquattr’ore prima c’era stato il tweet di Murillo del venerdì 27 : «Oggi ho parlato per due ore con il Papa in modo molto rispettoso e franco gli ho espresso l’importanza di intendere l’abuso come un abuso di potere. Della necessità di assumersi le responsabilità, la cura e non solo il perdono».

    Le vittime, che fino a qualche tempo fa dimostravano una certa ritrosia alla mano tesa da Bergoglio anche dopo la succitata lettera, tanto da mettere in dubbio la loro eventuale partenza per Roma, tornano oggi tutti insieme a Santa Marta. Con loro probabilmente ci sarà anche monsignor Scicluna che, durante la sua missione di febbraio, li ha incontrati a lungo per dialogare e farsi riportare elementi, dettagli, ricordi, documenti. Tutto materiale che, insieme a quello fornito dalle 60 persone ascoltate durante i circa quindici giorni di indagine, è andato a compilare buona parte del corposo dossier di oltre duemila cartelleconsegnato al Papa una volta tornato a Roma. È probabile pure che all’incontro possano esserci – ma solo per un saluto al Papa – alcuni parenti delle vittime: il figlio di Andrés Murillo, la seconda moglie di James Hamilton e altri amici e familiari.

    Alcuni interlocutori hanno osservato in queste ore che Papa Francesco è apparso sempre molto sereno e rilassato ma al tempo stesso attentissimo e concentrato, e in numerosi momenti dei colloqui ha preso appunti. Affabile, a volte scherzoso, disponibile, Bergoglio si è interessato anche alla vita attuale dei tre uomini, alle loro famiglie, al loro lavoro e alle proposte su come agire di fronte ai casi di abuso e come prevenirli.

    Intanto, mentre le vittime sono a Roma, giunge dal Cile un documento dal titolo “Verso un cammino di rinnovamento ecclesiale”. È una nota dalla Conferenza episcopale cilena, firmata dal presidente dei vescovi, monsignor Santiago Silva Retamales, e pubblicata sul sito dell’episcopato cileno che si prepara anch’esso al viaggio per Roma. «Non è affatto piacevole ricevere un invito del Papa perché come Chiesa in Cile non stiamo facendo bene», si legge nel testo. «Come Vicario di Cristo – osservano i presuli – ci aiuterà a discernere come accompagnare le vittime, come riparare al male causato e le misure da adottare per aiutare a ricostruire la comunione ecclesiale».

    Comunione minata dalla grave «manipolazione delle coscienze», dagli ancor più gravi crimini di pedofilia e gli abusi di potere. «La soluzione non passa attraverso decisioni superficiali o solo con misure a breve termine», scrivono i vescovi, senza nascondere però che la strada verso il rinnovamento sarà lunga ed «una sfida per tutto il popolo di Dio». «Le vittime ci stanno mostrando con la loro testimonianza la sofferenza profonda a causa di questi atti deplorevoli, difficili da curare», affermano. E ribadiscono che, di base, c’è però una nuova consapevolezza: «Che gli abusi di potere e gli abusi sessuali nella Chiesa non possono mai più accadere».

    http://www.lastampa.it/2018/04/30/vaticaninsider/il-papa-termina-i-colloqui-con-le-vittime-cilene-commossi-e-soddisfatti-incontri-costruttivi-WhBAYmdfzgemagm4INBRUL/pagina.html

  • Il primo giorno in Cile dell’inviato papale Scicluna, in programma oltre 20 udienze

    Il primo giorno in Cile dell’inviato papale Scicluna, in programma oltre 20 udienze

    L’arcivescovo ascolterà due vittime di Karadima, José Andrés Murillo e James Hamilton. Breve incontro con la stampa cilena: «Grazie a chi vorrà aiutarmi». In programma una riunione con una delegazione di Osorno che contesta Barros

    L’inviato di Papa Francesco in Cile, monsignor Charles Scicluna, che sta già indagando dal 17 febbraio scorso su possibili nuovi elementi nella vicenda “Karadima-Barros”, è arrivato ieri in mattina a Santiago del Cile. Oggi, nella sede della Nunziatura (e fino a venerdì 23 febbraio) l’inviato darà inizio alla sua delicata missione nel Paese: per prima cosa incontrerà e ascolterà le altre due persone, delle tre, che accusano monsignor Juan Barros di aver coperto gli abusi sessuali commessi dal sacerdote Fernando Karadima, di cui era discepolo nella Fraternità della parrocchia di El Bosque.

    Scicluna ha già incontrato, sabato 17 scorso a New York, nella canonica della Chiesa del Santo Nome di Gesù, il testimone e vittima Juan Carlos Cruz. Oggi alle ore 16 locale (sarà sera in Europa), l’arcivescovo della diocesi maltese de La Valletta, insieme padre Jordi Bertomeu, ufficiale spagnolo della Congregazione per la Dottrina della Fede, vedrà le altre due vittime José Andrés Murillo e James Hamilton.

    Juan Pablo Hermosilla, avvocato di Cruz, Hamilton e Murillo, conversando con alcuni giornalisti ha dichiarato che i suoi assistiti attendono di «essere ascoltati come è già accaduto con Juan Carlos Cruz». «Ascoltare è già un aiuto per loro, può sembrare strano dire una cosa di questo tipo ma è così», ha osservato il giurista. E ha augurato a Scicluna un «buon lavoro con un’ampia raccolta d’informazione e l’ascolto di tanti testimoni» perché «ciò permetterà poi di consegnare al Vaticano un rapporto completo» sulla vicenda di monsignor Barros.

    Hermosilla ha spiegato inoltre che, in rappresentanza dei suoi assistiti, ha già inviato per posta elettronica all’arcivescovo Scicluna «documentazione importante»; Murillo e Hamilton «consegneranno agli inviati del Vaticano oggi altri documenti. Tra questi c’è il registro di tutti i casi giuridici che si sono aperti sul caso di padre Fernando Karadima».

    «Occorre ricordare – ha aggiunto l’avvocato – che non si tratta solo di testimoni. Ormai si sono realizzate due inchieste da parte dello Stato cileno da dove si evincono prove associate a numerosi testimoni. In alcuni casi si tratta di situazioni che i coinvolti hanno riconosciuto».

    Monsignor Charles Scicluna – che dovrebbe ascoltare almeno 20 persone in questi giorni – si riunirà inoltre con una delegazione di fedeli della diocesi di Osorno che contestano il vescovo Barros. L’incontro si terrà vicino alla Nunziatura presso la Casa delle Pontificie Opere Missionarie.

    E proprio nella sede delle Pom, il presule – al contrario di quanto aveva detto giorni fa a diversi giornalisti che lo avevano contattato – ha deciso di incontrare in mattinata (ora locale) la stampa cilena prima di dare inizio alle udienze. Scicluna non ha risposto ad alcuna domanda ma ha letto un comunicato. «Sono venuto in Cile inviato da Papa Francesco per raccogliere informazioni utili riguardo monsignor Juan Barros Madrid, vescovo di Osorno – ha detto -. Voglio esprimere la mia gratitudine alle persone che si sono dichiarate disponibili per incontrarmi nei prossimi giorni. Ringrazio il personale della Nunziatura, per la loro accoglienza e collaborazione e in modo speciale a monsignor Ivo Scapolo, nunzio Apostolico in Cile». L’arcivescovo ha trasmesso «il saluto affettuoso» di Papa Francesco «che ancora ricorda con emozione la calda accoglienza che ha ricevuto durante il suo viaggio apostolico in questo paese».

    http://www.lastampa.it/2018/02/20/vaticaninsider/ita/vaticano/il-primo-giorno-in-cile-dellinviato-papale-scicluna-in-programma-oltre-udienze-clRl6e0WixPGyrMCWKYKOL/pagina.html

  • Caso Barros, a New York inizia bene la missione di Scicluna

    Caso Barros, a New York inizia bene la missione di Scicluna

    Cruz (vittima di abusi): «Per la prima volta mi sono sentito ascoltato. L’inviato del Papa ha pianto ascoltando i miei racconti sugli abusi di padre Karadima»   

    LUIS BADILLA ROMA

    È durato quasi quattro ore l’incontro a New York tra il giornalista cileno Juan Carlos Cruz e monsignor Charles Scicluna, inviato del Papa per la vicenda cosiddetta «Karadima-Barros», molto presente durante il recente viaggio di Francesco in Cile dal 18 al 21 gennaio. Ieri, sabato 17 febbraio, in una parrocchia di New York (Holly Name of Jesus di Manhattan), l’inviato speciale di papa Francesco ha parlato a lungo, senza limiti e senza fretta, con la vittima principale degli abusi del sacerdote cileno Fernando Karadima, processato e condannato sia in sede civile che in sede canonica. «Si è trattato di una riunione lunga e difficile», ha detto Cruz, e poi ha osservato piangendo: «Sono felice di aver potuto parlare con monsignor Charles Scicluna e con il padre Jordi Bertomeu, della Congregazione per la Dottrina della Fede. Si sono comportati molto bene con me. È la prima volta che sento che ci ascoltano».

    «Ci sono altre vittime, sino a oggi sconosciute. Non hanno mai parlato. Ecco alcuni nomi».

    Il giornalista cileno, la più nota vittima di Karadima, sacerdote che come è ben noto abusò inoltre anche di James Hamilton e Juan Andrés Murillo, che Scicluna ascolterà in Cile a partire del 20 febbraio, ha aggiunto visibilmente commosso: «Lui (Scicluna, ndr) ha pianto quando raccontavo le cose accadute. Ho sentito la sua grande compassione. Mi auguro che coloro che saranno da lui ascoltati in Cile sentano, alla sua presenza, lo stesso che ho sentito io».

    Juan Carlos Cruz, nelle brevi dichiarazioni rilasciate dopo l’incontro, ha precisato di aver consegnato a Scicluna i nomi di persone che a suo avviso hanno preso parte nelle tattiche dell’occultamento degli abusi così come una lista di altre persone vittime di questa tragedia e che non hanno mai consegnato un resoconto. Scicluna avrebbe detto a Cruz che farà di tutto per ascoltare anche queste nuove testimonianze sino a oggi completamente sconosciute.

    Infine, il giornalista ha raccontato che l’inviato del Papa non solo lo ha interrogato sulle «mie informazioni su Juan Barros», il vescovo di Osorno accusato di aver coperto quanto faceva padre Karadima, «ma anche sul cardinale Francisco Javier Errázuriz – arcivescovo emerito di Santiago del Cile – e su di tutto ciò che ha fatto; sul cardinale Ricardo Ezzati – attuale arcivescovo della capitale in regime di proroga – e su tutto ciò che non hanno mai fatto i vescovi, i responsabili della parrocchia El Bosque (luogo dei reati e crimini di Karadima). Abbiamo parlato anche di altri vescovi. Insomma, penso che la missione Scicluna stia andando oltre il caso Barros. L’inviato papale è molto empatico. Mi sembra un uomo buono che desidera portare a compimento un’indagine trasparente e indipendente. Vuole evitare qualsiasi interferenza. Ha letto le cose che ho scritto. Conosce bene il mio libro “La fine dell’innocenza”», documento in cui Cruz racconta la sua orrenda esperienza tra il 1981 e il 1995.

    http://www.lastampa.it/2018/02/18/vaticaninsider/ita/nel-mondo/caso-barros-a-new-york-inizia-benela-missione-di-scicluna-Ksx35epNYkzvGnS4bNR94M/pagina.html

  • Lezioni di anti-pedofilia

    Lezioni di anti-pedofilia

    Vi assisteranno i vescovi dell’America Latina e si terranno a Bogotá in Colombia dal 3 al 5 febbraio

    ALVER METALLI
    La tolleranza zero contro gli abusi in ambito ecclesiastico, intendendo con il termine quelli che si consumano nel chiuso di chiese, cappelle, istituti religiosi e scuole cattoliche è stata adottata – pur con diversità di rigore e di area geografica – da tutti gli episcopati dell’America Latina. I casi di abuso che hanno nei sacerdoti gli autori sono diminuiti drasticamente rispetto al passato, anche recente. Ma non scomparsi, come dimostrano casi recenti registrati in Argentina, Cile, El Salvador, Paraguay e Messico. Anche per questo la Conferenza episcopale latinoamericana ha deciso di mettere a tema il «protocollo» da seguire in presenza di denunce di comportamenti sessualmente vessatori su minori che interessano il clero.

    Il corso si svolgerà a Bogotá, dove il Celam ha la sua sede centrale, nei giorni dal 3 al 5 febbraio, prima che inizino i lavori dell’assemblea plenaria dell’episcopato già in agenda. Nei tre giorni di lezioni – si legge nel sito dell’organismo ecclesiale continentale – si «affronterà il tema di come affrontare e gestire casi di abuso su minorenni».

    Guiderà le lezioni il sacerdote Jordi Bertomeu, della Congregazione per la Dottrina della Fede, inviato da Roma «per illustrare ai vescovi latinoamericani il lavoro della Chiesa per la protezione dei minori».

    http://www.lastampa.it/2017/01/31/vaticaninsider/ita/nel-mondo/lezioni-di-antipedofilia-gn3JM2M7FAfTa0XR8g0I4N/pagina.html