Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Joseph Ratzinger

  • Lo scandalo dei preti pedofili: tutte le ombre su Papa Ratzinger

    Lo scandalo dei preti pedofili: tutte le ombre su Papa Ratzinger

    Ombre sempre più pesanti si allungano sul Papa emerito Ratzinger. Il sospetto è sempre lo stesso: che abbia coperto casi di pedofilia quando non era ancora capo della chiesa cattolica e svolgeva il suo ministero a Monaco. Sapeva? Ha taciuto? Ha scelto di non agire? Tra dichiarazioni ufficiali, smentite e l’intervento della Santa Sede che ne difende l’operato la polemica non si spegne.

    I dubbi

    Le parole di padre Hans Zollner, teologo e psicologo presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana, a cui Papa Francesco ha affidato la prevenzione della piaga degli abusi sessuali sui minori nella Chiesa sono inequivocabili:”Nel mondo in ogni regione tra il 3 e il 5% dei preti è un abusatore. Abbiamo dei criminali fra noi. Per questo dobbiamo ancora fare passi avanti per purificare la Chiesa”.

    Nelle ultime settimane i dubbi sull’operato di Ratzinger sono aumentati. Sono stati alimentati da una dichiarazione fornita in occasione della presentazione del rapporto sulla pedofilia nel clero dal 1945 al 2019 redatto dallo studio legale Westpfahl Spilker Wastl per dare una misura del fenomeno nell’arcidiocesi di Monaco e valutare se i funzionari della chiesa abbiano gestito correttamente le accuse. Inizialmente viene riportata una frase secondo la quale il Papa emerito negava di avere partecipato alla riunione del Ordinariato il 15 gennaio del 1980 durante la quale si parlò di un prete della diocesi di Essen che aveva abusato alcuni ragazzi ed era andato a Monaco per una terapia. Poi la rettifica: “Ho partecipato”.

    Ratzinger spiega che l’errore “non è stato commesso in malafede” ma “il risultato di un errore nell’elaborazione editoriale della sua affermazione”. È “molto dispiaciuto” per questo e si scusa. E comunque, tiene a precisare, in quella sede non venne “presa alcuna decisione circa un incarico pastorale del sacerdote interessato”. Piuttosto, la richiesta è stata avanzata solo per “consentire una sistemazione per l’uomo durante il trattamento terapeutico a Monaco di Baviera”.

    “Benedetto XVI è vicino alla sua ex arcidiocesi e diocesi di origine in questi giorni – recita una nuova dichiarazione ufficiale – ed è molto vicino ad essa nei suoi sforzi per chiarire. Pensa soprattutto alle vittime che hanno subito abusi sessuali e indifferenza”. Ma il dietrofront non passa inosservato e rinfocola i sospetti.

    Preti pedofili

    Secondo il rapporto almeno 497 persone avrebbero subito danni nell’ambito di abusi pedofili nell’arcidiocesi di Monaco. Vittime delle attenzioni morbose prevalentemente maschi tra gli 8 e i 14 anni. Coinvolti come presunti artefici almeno in 235, fra cui 173 preti, 9 diaconi, 5 referenti pastorali, 48 persone di ambito scolastico. Josef Ratzinger è accusato di comportamenti erronei in 4 casi (era arcivescovo).  Il rapporto documenta centinaia di casi di abusi commessi durante quasi otto decenni, e punta l’indice sui vertici dell’arcidiocesi che si sono succeduti in questo lungo lasso di tempo. A seconda dei casi ci si sarebbe regolati secondo una gamma di comportamenti che vanno dall’irresolutezza al vero e proprio tentativo di insabbiamento. Nel corso dei cinque anni in cui a Monaco c’era Ratzinger alcuni abusi sarebbero stati commessi da due religiosi che prestavano assistenza spirituale ai giovani e nei confronti dei quali non si presero provvedimenti.

    “Da Papa Ratzinger norme durissime contro gli abusatori”

    Dalla Santa Sede arriva la difesa di Benedetto sedicesimo. “Da parte del Papa emerito è stata sempre ribadita la condanna dei crimini (legati agli abusi ai danni di minori)”, sottolinea il direttore editoriale dei media vaticani, Andrea Tornielli.

    “Non si può dimenticare che Ratzinger, il quale già da prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede aveva combattuto il fenomeno nell’ultima fase del pontificato di san Giovanni Paolo II di cui era stato stretto collaboratore, una volta diventato Papa ha promulgato norme durissime contro gli abusatori clericali, vere e proprie leggi speciali per contrastare la pedofilia – scrive Tornielli in un editoriale su Vatican News – Inoltre, Benedetto XVI ha testimoniato, con il suo esempio concreto, l’urgenza di quel cambiamento di mentalità così importante per contrastare il fenomeno degli abusi: l’ascolto e la vicinanza alle vittime a cui va sempre chiesto perdono”.

    “Per troppo tempo i bambini abusati e i loro parenti, invece di essere considerate persone ferite da accogliere e accompagnare con percorsi di guarigione, sono state tenute a distanza. Spesso purtroppo sono state allontanate e persino additate come ‘nemiche’ della Chiesa e del suo buon nome. È stato proprio Joseph Ratzinger – ricorda Tornielli – il primo Papa a incontrare più volte le vittime di abuso durante i suoi viaggi apostolici. È stato Benedetto XVI, anche contro l’opinione di tanti sedicenti ‘ratzingeriani’, a proporre, nel mezzo della bufera degli scandali in Irlanda e in Germania, il volto di una Chiesa penitenziale, che si umilia nel chiedere perdono, che prova sgomento, rimorso, dolore, compassione e vicinanza”.

    “Proprio in questa immagine penitenziale sta il cuore del messaggio di Benedetto. La Chiesa non è un’azienda, non si salva soltanto con le buone pratiche o con l’applicazione, seppure indispensabile, di norme severe ed efficaci. La Chiesa – osserva – ha bisogno di chiedere perdono, aiuto e salvezza all’Unico che può darli, a quel Crocifisso che è sempre stato dalla parte delle vittime e mai dei carnefici. Tornielli riferisce poi le parole pronunciate da Benedetto XVI sul volo che lo portava a Lisbona, nel maggio 2010: “con estrema lucidità riconobbe che ‘le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia’. Parole precedute e seguite da fatti concreti nella lotta alla piaga della pedofilia clericale”. “Tutto questo – ammonisce il direttore editoriale dei media vaticani – non può essere né dimenticato né cancellato. Le ricostruzioni contenute nel rapporto di Monaco, che, va ricordato, non è un’inchiesta giudiziaria né tantomeno una sentenza definitiva, aiuteranno a combattere la pedofilia nella Chiesa se non verranno ridotte alla ricerca di facili capri espiatori e di giudizi sommari. Solo evitando questi rischi potranno contribuire a una ricerca della giustizia nella verità e a un esame di coscienza collettivo sugli errori del passato”.

    Il “mea culpa”

    E solo oggi, 27 gennaio, a sette giorni dalla presentazione del rapporto arriva anche il “mea culpa” dell’attuale arcivescovo di Monaco, Reinhard Marx. “Ho una responsabilità morale”, dice. E aggiunge: “La più grande colpa è l’aver trascurato le persone colpite. Questo è imperdonabile. Non avevamo alcun reale interesse per la loro sofferenza. A mio parere, questo ha anche ragioni sistemiche, e allo stesso tempo io ho una responsabilità morale per questo come arcivescovo facente funzione”. Marx chiede “personalmente e anche a nome dell’arcidiocesi” perdono alle persone colpite. E lo stesso ha fatto con i fedeli “che dubitano della Chiesa, che non possono più fidarsi dei responsabili e che si sono visti danneggiati nella loro fede”.

    Preti pedofili nelle sacrestie italiane

    In 15 anni sono 160 i sacerdoti condannati in via definitiva in Italia per pedofilia. “Ed è solo la punta dell’iceberg del fenomeno, le vicende emerse. Una nostra mappa segnala anche i casi attualmente in attesa di giudizio, quelli indagati all’estero e nascosti in Italia. La cifra quindi si amplia: in tutto sono circa 320. Ma pur tenendo conto solo del numero dei 160 condannati, e se pensiamo che con il caso Spotlight in 50 anni sono saltati fuori una settantina di preti pedofili, allora ci si può rendere conto della portata del fenomeno nel nostro Paese”, dice Francesco Zanardi, fondatore e presidente della “Rete l’Abuso” l’associazione italiana vittime di preti pedofili, all’indomani del dossier sugli abusi commessi dal clero in Germania. Un’inchiesta, spiega all’Adnkronos, che non lo sorprende più di tanto.”La pedofilia all’interno della Chiesa cattolica è un problema complesso, di doppia gestione: da una parte lo Stato italiano, dall’altra la Chiesa che ultimamente, riconosco, passi avanti ne ha fatti. Mentre lo Stato da più di dieci anni fa scena muta. Il Papa può fare anche la sua parte ma non ha autorità in Italia, è lo Stato che deve muoversi. Un’inchiesta nel nostro Paese andrebbe certamente avviata”, conclude Zanardi.

    https://www.today.it/cronaca/pedofilia-chiesa-papa-ratzinger-contraddizioni.html

  • Abusi a Monaco: p. Zollner, “nella testimonianza di Ratzinger manca il lato umano”

    Abusi a Monaco: p. Zollner, “nella testimonianza di Ratzinger manca il lato umano”

    ludovica eugenio – BERLINO-ADISTA. Joseph Ratzinger, con la correzione, il 24 gennaio, della sua testimonianza resa durante l’indagine sugli abusi a Monaco dello studio legale WSW, sembra aver seguito il parere espresso il 22 gennaio, in un’intervista all’agenzia cattolica tedesca KNA, da p. Hans Zollner, membro della Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori sin dalla sua creazione e presidente dell’Istituto di Antropologia: Studi Interdisciplinari sulla Dignità e la Cura della persona umana della Pontificia Università Gregoriana di Roma. «Dovrebbe fare una dichiarazione semplice e personale», aveva auspicato Zollner; «In essa, potrebbe dire “Non ricordo di aver preso parte all’incontro in questione. Se c’ero, ho sbagliato e mi scuso. Anche se gli psicologi in quel momento hanno dato una valutazione diversa di quei casi, io avrei dovuto dedicare maggiore attenzione alla questione. Mi scuso per questo”».

    La dichiarazione tardiva di Ratzinger, tuttavia, è piuttosto carente dal punto di vista dell’assunzione di responsabilità, in quanto attribuisce a un errore redazionale la sua originaria affermazione di estraneità al famoso incontro dell’ordinariato del 1980 in cui si decise il trasferimento a Monaco da Essen del prete pedofilo Peter H., già condannato.

    Nell’intervista, Zollner, che è stato interrogato dallo studio legale di Monaco Westpfahl Spilker Wastl durante la preparazione del rapporto, afferma di aver offerto la sua valutazione «sulla base delle conclusioni teoriche degli esperti». «Ciò che rende così prezioso questo ultimo rapporto – ha osservato – è il suo approccio globale. Perché non si occupa solo degli aspetti legali, ma misura anche ciò che è accaduto contro l’immagine di sé della Chiesa». Non solo ma dimostra «che un rapporto di esperti assegnato e finanziato dalla Chiesa può benissimo essere indipendente. Le questioni sono affrontate in modo chiaro e la metodologia ha funzionato: non solo i documenti sono stati valutati, ma anche le vittime sono state incluse e i testimoni contemporanei interrogati».

    Quanto alla memoria di 82 pagine consegnata da Ratzinger e allegata agli atti dell’indagine, «mi ha sorpreso – afferma il gesuita – che si limitasse solo agli aspetti giuridici, testimoniali e canonici. Manca la consapevolezza che vi fosse coinvolto anche il lato umano e la percezione esterna. Lo si può vedere nell’esempio del prete che si masturba davanti a ragazze minorenni: siccome non c’è stato alcun contatto fisico, non costituisce un abuso, secondo la dichiarazione firmata da Benedetto. Per inciso, ho sentito esprimere grande stupore in Vaticano per il fatto che questa affermazione non sia stata concordata con altre parti».

    Ora, dopo la pubblicazione del rapporto, «va lentamente riconquistata la fiducia di chi è stato danneggiato, possibilmente ampliando l’ufficio di un difensore civico, che è più di un interlocutore diocesano. Bisogna andare nelle comunità e nelle famiglie dove ci sono state, e ci sono tuttora, irritazione e divisioni. Per creare un clima in cui le ferite possano rimarginarsi».

    Quanto ai responsabili ecclesiastici indicati come responsabili nel Rapporto, secondo Zollner «ognuno individualmente dovrebbe assumere una posizione concreta, percepibile e comprensibile e segnalare che ha capito. L’avvocato (Marion) Westpfahl ha detto una cosa che ho notato anche nelle mie discussioni con i teologi: i rappresentanti della Chiesa danno l’impressione di non credere al potere del sacramento della riconciliazione – la confessione – quando si occupano dei peccati e dei fallimenti di chi è in posizione di responsabilità. Esame di coscienza – in questo caso: la perizia – confessione, pentimento e atto di riparazione: tutto questo, secondo l’insegnamento cattolico classico, è una condizione per il perdono. Questo vale per i singoli, ma anche per le diocesi e le Conferenze episcopali».

    https://www.adista.it/articolo/67422

  • Abusi sessuali nell’arcidiocesi di Monaco, Ratzinger si corregge e si scusa

    Abusi sessuali nell’arcidiocesi di Monaco, Ratzinger si corregge e si scusa

    AGI – Benedetto XVI si corregge e chiede scusa. Dopo la pubblicazione di un report sugli abusi sessuali avvenuti nell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, il Papa emerito ha corretto una sua precedente affermazione ammettendo di aver partecipato all’epoca in cui era arcivescovo di Monaco, a una riunione dell’Ordinariato avvenuta il 15 gennaio del 1980, nella quale venne discusso il caso di un sacerdote pedofilo in arrivo da un’altra diocesi tedesca.

    Lo dichiara l’agenzia cattolica Kna (Catholic News Agency), poi ripresa da Vatican News in tedesco. Joseph Ratzinger, in una dichiarazione diramata dal suo segretario particolare Georg Gaenswein, chiede scusa per l’errore della precedente dichiarazione, non fatta “in malafede” ma “risultato di un errore nella redazione della sua dichiarazione”. È “molto dispiaciuto” per questo e si scusa.

    Nella riunione in questione però non fu presa alcuna decisione su una eventuale assegnazione pastorale del sacerdote, continua la dichiarazione di Ratzinger. “Piuttosto, è stata accolta solo la richiesta di fornirgli un alloggio durante il suo trattamento terapeutico a Monaco”.

    “Da giovedì pomeriggio, il Papa emerito Benedetto XVI ha a disposizione la perizia dello studio legale Westpfahl-Spilker-Wastl di Monaco, presentata lo stesso giorno, come file Pdf”, riferisce monsignor Gaeswein che sottolinea che Ratzinger “sta leggendo attentamente le dichiarazioni” che “lo riempiono di vergogna e di dolore per le sofferenze inflitte alle vittime”.

    In considerazione della sua età e della sua salute, precisa Gaeswein “ci vorrà del tempo per leggerlo nella sua interezza” (il report è di 1.900 pagine, ndr) ma “ci sarà una dichiarazione sulla perizia”. “Tuttavia, egli desidera chiarire ora che, contrariamente a quanto dichiarato all’udienza, ha partecipato alla riunione dell’Ordinariato del 15 gennaio 1980. L’affermazione contraria era quindi oggettivamente errata”, continua Gaeswein.

    “Ci tiene a sottolineare che questo non è stato fatto in malafede, ma è stato il risultato di una svista nella redazione della sua dichiarazione. Spiegherà come si è arrivati a questo nella dichiarazione che deve ancora essere rilasciata. È molto dispiaciuto per questo errore e chiede di essere scusato”.

    “Benedetto XVI – conclude la nota di monsignor Gaeswein – è vicino alla sua ex arcidiocesi e diocesi di origine, soprattutto in questi giorni, ed è molto vicino a essa nei suoi sforzi per chiarire la situazione. Pensa soprattutto alle vittime che hanno subito abusi sessuali e indifferenza”.

    Il 20 gennaio è stato presentato dallo studio legale Westpfahl-Spilker-Wastl il report, commissionato dalla stessa arcidiocesi di Monaco, sugli abusi commessi dal clero negli anni tra il 1945 e il 2019. Un report choc che, oltre a mettere in rassegna l’operato dei ministeri di Michael von Faulhaber, Joseph Wendel, Julius Doepfner, Friedrich Wetter e Reinhard Marx, getta pesanti ombre sulla gestione del Papa emerito, Joseph Ratzinger, che fu arcivescovo di Monaco dal 1977 al 1982 per poi diventare Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede (1982-2005), organismo vaticano che si occupa proprio di casi di delicta graviora.

    Sono almeno 497, di cui il 60 per cento minori tra gli 8 e i 14 anni di età, le vittime di abusi sessuali nell’arcidiocesi nel periodo preso in esame. Secondo il dossier sono 235 i responsabili degli abusi: 173 sacerdoti, 9 diaconi, 5 referenti pastorali e 48 persone dell’ambito scolastico. Delle quasi cinquecento vittime, 247 sono di sesso maschile. In una settantina di casi l’identità della vittima non è stata accertata.

    Quattro sono i casi contestati a Ratzinger. Quello a cui fa riferimento il Papa emerito è relativo al sacerdote della diocesi di Essen, padre Peter H., che nel 1980 fu trasferito a Monaco, perché accusato di pedofilia. Il settimanale tedesco Die Zeit nei giorni scorsi aveva accusato Ratzinger di aver coperto le azioni del prete che avrebbe abusato, tra il 1973 e il 1996, di 23 ragazzi dagli 8 ai 16 anni, in veste di cappellano prima e di parroco dopo. Die Zeit scrive di un decreto extragiudiziale del tribunale ecclesiastico dell’arcidiocesi di Monaco datato 2016. Padre Peter H. fu condannato a pagare una somma alla fondazione per bambini Tabaluga. Ma il suo agire non fu fermato.

    https://www.agi.it/cronaca/news/2022-01-24/abusi-sessuali-arcidiocesi-di-monaco-ratzinger-si-corregge-e-si-scusa-15342524/

  • “Non c’ero, anzi sì”: Ratzinger corregge la sua memoria sul caso di un prete pedofilo a Monaco

    “Non c’ero, anzi sì”: Ratzinger corregge la sua memoria sul caso di un prete pedofilo a Monaco

    ludovica eugenio – MONACO-ADISTA. Con un comunicato, Joseph Ratzinger ha corretto un’importante dichiarazione contenuta nella sua memoria all’interno del rapporto sugli abusi di Monaco, riguardante la sua partecipazione all’incontro presso l’Ordinariato di Monaco che si svolse il 15 gennaio 1980, durante il quale vennero decise le modalità di trasferimento del prete Peter H., il cui curriculum pedofilo era ai tempi già noto. È uno dei casi di comportamento inadeguato imputati a Ratzinger, nella sua memoria di 82 pagine allegata al rapporto sugli abusi in diocesi pubblicato il 20 gennaio scorso, negava di aver partecipato a quell’incontro, mentre i verbali dimostravano la sua presenza. Ora, secondo una dichiarazione fatta dal suo segretario personale, mons. Georg Gänswein, di cui dà notizia l’agenzia tedesca KNA (24/1), Ratzinger sta leggendo «attentamente le dichiarazioni ivi rese, che lo riempiono di vergogna e dolore per la sofferenza che è stata inflitta alle vittime. Anche se cerca di leggerlo velocemente, chiede la vostra comprensione perché, a causa della sua età e salute, ma anche per la corposità del rapporto, ci vorrà del tempo per leggerlo per intero. Ci sarà un commento sulla relazione. Tuttavia, desidera ora chiarire che, contrariamente a quanto affermato nella sua testimonianza, ha partecipato all’assemblea ordinaria del 15 gennaio 1980».

    «L’affermazione contraria – scrive Gänswein – era quindi oggettivamente errata. Ci tiene a sottolineare che ciò non è stato fatto in malafede, ma è stato il risultato di un errore nella redazione della sua dichiarazione. Spiegherà come ciò sia avvenuto nella dichiarazione che rilascerà. È molto dispiaciuto per questo errore e se ne scusa».

    Tuttavia, la sua affermazione secondo cui l’incarico pastorale del sacerdote in questione non venne deciso in questa riunione «rimane oggettivamente corretta, come documentato dagli atti», riguardando soltanto «l’alloggio durante il suo trattamento terapeutico a Monaco».

    «Benedetto XVI – è sempre il segretario a scrivere – in questi giorni è vicino alla sua ex arcidiocesi di origine ed è molto legato ad essa nei suoi sforzi di trasparenza. Pensa soprattutto alle vittime che hanno subito abusi sessuali e indifferenza».

    https://www.adista.it/articolo/67408

  • Abusi, Ratzinger si corregge: presente a una riunione-chiave nel 1980

    Abusi, Ratzinger si corregge: presente a una riunione-chiave nel 1980

    Città del Vaticano, 24 gen. (askanews) – Dopo la pubblicazione, la settimana scorsa, di un rapporto sugli abusi sessuali avvenuti in passato nell’arcidiocesi di Monaco, che contestava una sua precedente dichiarazione, il papa emerito Benedetto XVI si corregge e ammette di aver partecipato, all’epoca in cui era arcivescovo della capitale bavarese, ad una riunione-chiave, avvenuta il 15 gennaio del 1980, nella quale venne discusso di un sacerdote pedofilo in arrivo a Monaco di Baviera da un’altra diocesi tedesca. Joseph Ratzinger, in una dichiarazione diramata dal suo segretario particolare, chiede scusa per l’errore della precedente dichiarazione, sottolineando che non si è trattato di malafede ma di un errore nel corso della sua redazione, e precisa che, ad ogni modo, a quella riunione venne discusso non già – come poi avvenne – l’assegnazione al prete in questione di una parrocchia, dove continuò per anni ad abusare sessualmente di minorenni, ma la sola decisione di accogliere il sacerdote per un trattamento psicoterapeutico che gli era stato raccomandato proprio per affrontare gli abusi sino ad allora commessi.
    Il caso è uno dei quattro che vengono contestati a Ratzinger nel rapporto di oltre mille pagine presentato giovedì scorso a Monaco di Baviera dalla studio legale Westpfahl Spilker Wastl, incaricata dalla stessa arcidiocesi di Monaco di svolgere, in modo indipendente, un esame degli abusi sessuali avvenuti nell’ambito della chiesa della capitale bavarese dal 1945 al 2019, dunque anche durante il ministero di Joseph Ratzinger (1977-1982).

    Il sacerdote in questione – la Sueddeutsche Zeitung ne aveva svelata l’esistenza anni fa – si chiama Peter H. era incardinato nella diocesi di Essen, dove abusò di diversi minorenni, e venne inviato a Monaco per sottoporsi ad una psicoterapia. Qui, nel 1980, l’arcidiocesi di Monaco e Frisinga non solo lo assunse, ma lo impiegò in compiti pastorali: nonostante una condanna presso la giustizia penale gli fu affidata dalla Curia una parrocchia e fino al 2008 continuò ad abusare sessualmente di minorenni che gli erano affidati. Il punto dirimente è chi prese questa decisione, ignorando il palese pericolo che egli rappresentava.

    La questione del suo arrivo a Monaco venne discussa in una riunione del cosiddetto ordinariato diocesano del 15 gennaio 1980. In passato, in particolare con un primo rapporto commissionato dall’arcidiocesi già nel 2010, l’allora vicario generale Gerhard Gruber si prese tutta la responsabilità. Joseph Ratzinger dichiarò che egli “non era presente” alla riunione dell’ordinariato.

    Ma la commissione ha studiato gli archivi scoprendo che è “poco credibile” che egli fosse assente. Molti gli indizi portati a dimostrazione di questa tesi, ma l’argomento dirimente è che durante quella riunione del gennaio 1980 a un certo punto – così recita il resoconto della seduta – “il cardinale riferì” sia del funerali del cardinale Bengsh che si era svolto a Berlino e sia “circa gli ultimi tentativi del vescovo Moser e di papa Giovanni Paolo II di mettere in regola il caso del professor Kueng”, evidentemente il teologo ribelle Hans Kueng, ex collega di Joseph Ratzinger con il quale il futuro papa ebbe dissaporti teologici durati per decenni. Ratzinger era dunque presente, secondo la commissione, alla riunione che decise l’arrivo a Monaco del prete pedofilo.

    Ska/Int9

    https://www.askanews.it/cronaca/2022/01/24/abusi-ratzinger-si-corregge-presente-a-una-riunione-chiave-nel-1980-top10_20220124_120651/

  • “Ratzinger coprì i pedofili persino in Italia. Non fermò un prete di Savona: ecco le carte”

    “Ratzinger coprì i pedofili persino in Italia. Non fermò un prete di Savona: ecco le carte”

    L’allora cardinale Joseph Ratzinger avrebbe coperto casi di pedofilia e abusi sessuali commessi da uomini della chiesa anche in Italia. E precisamente a Savona. «Ratzinger non intervenne e proprio nell’anno in cui diventava Papa, uno dei sacerdoti pedofili savonesi a lui denunciati, don Nello Girando stupra un altro adolescente a un campo scout».

    La denuncia arriva da Francesco Zanardi, vittima di un abuso da parte di un sacerdote e presidente dell’Associazione Rete L’Abuso che raccoglie le testimonianza di decine e decine di vittime. Il documento che pubblichiamo è una lettera inviata dall’allora vescovo di Savona, oggi cardinale Domenico Calcagno – nominato da Ratzinger – che, secondo Zanardi «incastra Ratzinger».

    «Nessuno, né dalla diocesi di Savona, né dal Vaticano – dice Zanardi – fermò quel prete. Chiese lui stesso la riduzione allo stato laicale, ma 5 anni dopo, nel 2010, trascinando nell’indagine della procura non solo Ratzinger, ma anche chi per anni lo aveva protetto».

    Cosa pensa dell’inchiesta in Germania che ha portato alla luce quasi 500 casi? E del possibile coinvolgimento di Ratzinger?

    «Non stupisce ciò che è emerso in Germania. Il coinvolgimento di Ratzinger non è una novità. È avvenuto anche in Italia. Non solo a Savona. Ma anche all’istituto Provolo per sordomuti di Verona. In quel caso, la Commissione d’inchiesta nel 2010 fu proprio voluta da Ratzinger.

    Peccato che su 27 preti indagati, gli unici due condannati erano in fin di vita. Gli altri vennero insabbiati e furono in grado di fare altri danni. Come don Nicola Corradi che nel 2016 verrà indagato e condannato a 42 anni. C’è poi il caso di Erik Zattoni di Ferrara, figlio di un prete pedofilo. Malgrado un esame del Dna che confermava la paternità del prete, Ratzinger non intervenne».

    Dopo Francia, Spagna e Germania, quando avremo un’inchiesta sugli abusi anche in Italia?

    «La stiamo chiedendo a gran voce da tempo, anche tramite le Nazioni Unite. Stiamo sollecitando un intervento sia al cardinale Bassetti sia allo stato. Purtroppo il Papa da solo non può muoversi. Anche se lui inserisse l’obbligo di denunciare da parte dei vescovi, non c’è un automatismo. E in questo senso credo ci sia una reticenza da parte dei vescovi italiani».

    La vostra associazione riceve ogni giorno segnalazioni di casi. Quanti sono quelli in Italia?

    «Documentati almeno quattro: oltre a Savona e il Provolo di Verona, abbiamo documenti su Napoli e Ferrara. Ma i casi sono purtroppo tantissimi: ci arrivano segnalazioni ogni giorno. Ratzinger è stato 25 anni a capo della Congregazione per la dottrina della Fede, prima di diventare Papa. È inverosimile pensare che non sia coinvolto ovunque. Nel 2004 fu portato alla sbarra anche negli Usa dall’avvocato Daniel Shea, che assisteva una vittima. Fu accusato di aver insabbiato dei casi, da prefetto dell’ex sant’Uffizio. Si salvò chiedendo l’immunità».

    Come mai ieri nemmeno una parola di Bergoglio in difesa del Papa emerito?

    «C’è poco da difendere. I dati parlano. Non era il caso di intervenire».

    Vi aspettate delle scuse da Ratzinger?

    «Lo dico da vittima e da rappresentante dell’associazione: non ci bastano più le scuse. Sono arrivate tante volte. Vogliamo i fatti, i processi, che i preti non siano più difesi. Ci sono 23 comunità, in Italia, dove i preti pedofili sono curati. La chiesa ha avuto questa sensibilità verso i suoi criminali, non mi sembra però tanto pentita con le vittime».

    https://www.ilgiornale.it/news/politica/ratzinger-copr-i-pedofili-persino-italia-non-ferm-prete-2004286.html
  • Ratzinger da Papa non intervenne anche in Italia. Il caso di Savona che finì a LE IENE

    Ratzinger da Papa non intervenne anche in Italia. Il caso di Savona che finì a LE IENE

    E’ un documento inviato proprio dall’allora vescovo di Savona, oggi cardinale Domenico Calcagno (nominato da Ratzinger) ad incastrare anche in Italia, l’allora cardinale Joseph Ratzinger.

    Poi diventato papa, che però non intervenne neppure ai vertici dei tre poteri e proprio lo stesso anno in cui diventa Benedetto XVI, uno dei tre sacerdoti pedofili savonesi a lui denunciati, don Nello Giraudo, stupra un altro adolescente in un campo scout dall’AGESCI. Stupro che patteggiò.

    Tuttavia nessuno, ne dalla diocesi di Savona, ne dal Vaticano fermò quel prete. Chiese lui stesso la riduzione allo stato laicale, ma cinque anni dopo, nel 2010, trascinando nell’indagine della procura di Savona non solo Ratzinger, ma anche chi per anni lo ha protetto.

    Il vescovo Dante Lafranconi, le cui parole del gip Fiorenza Giorgi, costretta ad archiviare per prescrizione, comunque restano lapidarie e pesanti come un macigno.

    “la disposta archiviazione nulla toglie alla pesantezza della situazione palesata dalle espletate indagini dalle quali è emerso come la estrema gravità delle condotte criminose del Giraudo non fosse stata per nulla considerata; dai documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento omissivo del Lafranconi, risulta – è triste dirlo – come la sola preoccupazione dei vertici della Curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima e come principalmente (per non dire unicamente) per tale ragione l’allora vescovo di Savona non aveva esercitato il suo potere-dovere  di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli. Altrettanto triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del Giraudo e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”.

    Oggi, non solo a Savona, gli organi di informazione italiani sembrano caduti in un buco nero ed essersi dimenticati la recentissima storia sulla quale scrissero per settimane, finita persino al noto programma LE IENE.

  • Pedofilia, Zollner: “Tra noi si nascondono criminali, serve un’inchiesta anche in Italia”

    Pedofilia, Zollner: “Tra noi si nascondono criminali, serve un’inchiesta anche in Italia”

    CITTÀ DEL VATICANO. «Siamo sotto choc per il report sulla pedofilia nell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga». Queste inchieste «servono, e ne occorrerebbe una anche in Italia». Anche se «ormai il fenomeno è chiaro: nel mondo in ogni regione tra il 3 e il 5% dei preti è un abusatore. Abbiamo dei criminali fra noi. Per questo dobbiamo ancora fare passi avanti per purificare la Chiesa». È l’analisi del gesuita tedesco padre Hans Zollner, teologo e psicologo, presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana, a cui papa Francesco ha affidato la prevenzione degli abusi sessuali nella Chiesa.

    Qual è stata la sua reazione al dossier di Monaco di Baviera?

    «Come dopo le altre pubblicazioni di dati del genere siamo choccati. Siamo devastati dalla dimensione numerica e dal proseguimento nel tempo, per decenni, di queste violenze».

    Che cosa la inquieta in modo particolare?

    «L’occultamento e le coperture dei casi, le omissioni e l’indifferenza da parte delle gerarchie e dei responsabili delle diocesi, i quali non hanno compiuto gli interventi che il Diritto canonico prevedeva e prevede».

    Il coinvolgimento di Joseph Ratzinger nel report che significato assume?

    «Aggrava l’immagine della vicenda».

    La Chiesa che cosa sta facendo concretamente per debellare questa piaga al suo interno?

    «Sta lavorando molto nell’ambito della prevenzione. Innanzitutto nella formazione di sacerdoti, religiosi, religiose, catechisti e altri collaboratori. Però dobbiamo imparare a essere più responsabili».

    In che senso?

    «Le nostre strutture non hanno ancora cambiato metodo e sistema rispetto alla trasparenza sulle responsabilità: mentre diventa chiaro chi abusa, non è altrettanto semplice far assumere la responsabilità a chi lo ha coperto per “salvare la faccia dell’istituzione”, a chi avrebbe dovuto vigilare, a chi avrebbe dovuto intervenire secondo le indicazioni delle varie leggi e anche secondo la nostra missione di uomini di Chiesa: l’atteggiamento evangelico di proteggere i più deboli».

    Inchieste come quella di Monaco possono portare a qualcosa di buono? Ne occorrerebbe una così anche in Italia?

    «Sì queste indagini condotte in modo oggettivo e pubblicate servono assolutamente. E servirebbe anche in Italia, certo, così si guarderebbe in faccia la realtà e non si continuerebbe a negare qualcosa che viene continuamente smentito, e cioè che in Italia non ci sono abusi sessuali nella Chiesa. Anche se in generale paradossalmente ormai tutto è chiaro dal punto di vista della diffusione del fenomeno: nel mondo il numero di preti abusatori si aggira tra il 3 e il 5% in ogni regione. Dopo l’uscita di queste inchieste bisognerebbe innanzitutto avviare un’opera di ascolto delle vittime. E poi, modificare i rapporti di potere nella Chiesa, che dovrebbero essere più condivisi e meno autoritari, e aprirsi alle verifiche con la possibilità di essere giudicati anche da altri esperti fuori dal recinto cattolico. E poi dovremmo porci un interrogativo cruciale».

    Quale?

    «È più importante l’immagine che non corrisponde alla realtà, o ammettere che non siamo santi, che abbiamo peccato e che abbiamo tra noi anche criminali? Disse Gesù: la verità vi renderà liberi. Solo dopo la confessione può arrivare l’assoluzione e il perdono».

    https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2022/01/21/news/pedofilia_zollner_tra_noi_si_nascondono_criminali_serve_un_inchiesta_anche_in_italia_-2837199/

  • No dei vescovi all’indagine in Italia: l’ira del Papa

    No dei vescovi all’indagine in Italia: l’ira del Papa

    «È inutile fare i mea culpa istituzionali, dobbiamo concentrarci realmente sulle vittime di pedofilia, altrimenti non faremo altro che continuare a morderci la coda». Nei palazzi del Vaticano non si parla d’altro: si respira rabbia, vergogna, ma si usa anche un tono polemico, come chi deve lottare contro l’immobilismo di troppe persone che sulla questione degli abusi stanno ancora a braccia incrociate.

    Dopo l’ennesima bufera sulla Chiesa, questa volta quella tedesca che con una commissione indipendente ha scoperchiato 497 casi di pedofilia nella diocesi di Monaco e Frisinga tra il 1945 e il 2019, tra la residenza di Papa Francesco e i vari uffici preposti della Santa Sede, si studiano i prossimi passi in avanti da fare, per evitare che sul tema «Chiesa e abusi», tutto rimanga ancora fermo per troppo tempo. Le parole d’ordine su cui il Pontefice chiede di concentrarsi sono «vicinanza e tenerezza», soprattutto verso chi è stato abusato. Con una raccomandazione importante: non siano parole da utilizzare soltanto in un sermone, ma che siano messe in pratica davvero, senza indugi. Soprattutto da quei preti che pubblicamente parlano di pedofilia come una piaga ma poi non fanno nulla per combatterla. «A che cosa serve che il Santo Padre continua a invocare questi atteggiamenti teneri e vicini se poi questi non vengono esplicitati in gesti concreti verso chi ha subito abusi?», si interroga un alto prelato vicino a Bergoglio, «Dobbiamo passare a una sorta di «Fase 2», in cui le vittime diventano il centro di tutto e non siano viste soltanto come delle persone da cui scappare e di cui aver paura».

    In effetti, dicono in Vaticano, che c’è ancora tanto lavoro da fare, soprattutto perché, anche in Italia, si fatica a seguire il cammino intrapreso da Francia e Germania per tirare finalmente fuori i propri scheletri dell’armadio. La proposta di istituire una commissione indipendente sugli abusi anche per la Chiesa italiana era stata sollevata nel corso dell’Assemblea Generale straordinaria dei vescovi del novembre 2021 ma la maggioranza dei presenti ha espresso parere negativo: niente commissione per il momento, con grande rammarico, raccontano, del presidente del Servizio Nazionale per la Tutela dei Minori, monsignor Lorenzo Ghizzoni. «Forse è successo per una questione di paura o forse perché ancora non siamo pronti, come lo sono i confratelli francesi e tedeschi, ad affrontare un peso così importante», confida adesso a Il Giornale uno dei vescovi che era presente a quella riunione, «è chiaro che dobbiamo scrollarci di dosso ogni possibile tentazione a essere omertosi e scoprire cosa è successo anche in passato; il Papa e soprattutto i fedeli sarebbero felici se lo facessimo».

    In effetti Francesco, da diverso tempo, ha chiesto e sta ancora chiedendo che si faccia pulizia, che si dialoghi con le vittime e che si possa lavorare insieme a loro per scoperchiare il marcio che ha colpito la Chiesa.

    In occasione della pubblicazione del rapporto sugli abusi in Francia, lo scorso ottobre, il Pontefice aveva usato parole molto chiare, incoraggio e invitando i vescovi e i superiori religiosi a continuare a compiere tutti gli sforzi «affinché drammi simili non si ripetano». E aveva parlato di «prova salutare», invitando i cattolici francesi ad assumersi le proprie responsabilità per garantire che la Chiesa sia una casa sicura per tutti. Per quanto riguarda il rapporto pubblicato ieri in Germania, Papa Francesco, da quanto spiegano in Vaticano, attenderà la prima occasione utile per manifestare vicinanza alle vittime.

    Intanto alcune copie del dossier che conta mille pagine ed è suddiviso in tre tomi, sono già state recapitate in Vaticano, anche perché il 94enne Papa emerito Benedetto XVI, Joseph Ratzinger, tirato in causa nel report, possa analizzarlo e fare tutte le valutazioni del caso.

    https://www.ilgiornale.it/news/politica/no-dei-vescovi-allindagine-italia-lira-papa-2003820.html

  • Rapporto sulla pedofilia nell’arcidiocesi di Monaco: almeno 497 vittime. Coinvolti 173 preti e 9 diaconi negli abusi

    Rapporto sulla pedofilia nell’arcidiocesi di Monaco: almeno 497 vittime. Coinvolti 173 preti e 9 diaconi negli abusi

    Terremoto all’arcidiocesi di Monaco di Baviera. Sono almeno 497 le persone che hanno subito danni nell’ambito degli abusi pedofili nell’arcidiocesi di Monaco. Lo ha spiegato Martin Pusch leggendo il rapporto a Monaco. Per lo più si tratta di giovani vittime di sesso maschile, il 60% dei quali in età compresa fra 8-14 anni. Le persone coinvolte negli abusi sessuali come artefici sono almeno 235, fra cui 173 preti, 9 diaconi, 5 referenti pastorali, 48 persone dell’ambito scolastico.

    I dati sono emersi oggi dal rapporto indipendente sugli abusi commessi dal clero. L’indagine è stata condotta dallo studio legale Westpfahl Spilker Wastl e riguarda oltre 70 anni, dal 1945 al 2019. È compreso il periodo in cui fu arcivescovo della diocesi Joseph Ratzinger. La piaga della pedofilia e degli abusi aveva portato l’attuale arcivescovo, il cardinale Reinhard Marx, a dimettersi lo scorso mese di giugno. Dimissioni che, nel giro di qualche giorno, furono respinte da Papa Francesco.

    L’arcidiocesi tedesca farà la sua valutazione non direttamente oggi, giovedì 20, ma in una conferenza stampa convocata per il 27 gennaio, una settimana dopo la presentazione del rapporto.

    L’indagine scandaglia l’operato di preti e religiosi dal dopoguerra fino ai nostri giorni e tocca anche il periodo, dal 1977 al 1982, in cui a guidare l’arcidiocesi fu Joseph Ratzinger. Nelle settimane scorse un’inchiesta di Die Zeit aveva chiamato in causa l’operato di Benedetto XVI, ai tempi in cui era arcivescovo di Monaco e Frisinga. Il giornale sostiene che ci sono prove del fatto che abbia coperto un prete pedofilo. Ma dal Monastero Mater Ecclesiale in Vaticano è arrivata secca la smentita del suo segretario, mons. Georg Gaenswein: «L’affermazione che egli fosse a conoscenza degli antefatti», ovvero accuse di abusi sessuali, «al momento dell’ammissione del padre H. è falsa. Di tali fatti precedenti non aveva alcuna conoscenza».

    La vicenda tornata sotto i riflettori era quella di Peter Hullermann, il prete che il Papa emerito, quand’era arcivescovo a Monaco di Baviera, aveva accettato nella diocesi nel 1980. Nonostante le accuse di pedofilia, il religioso fu anche impiegato in attività pastorali in un’altra parrocchia, dove commise altri abusi. Ma il Vaticano allora, e mons. Gaenswein in questi giorni, ribadiscono che Ratzinger non era a conoscenza delle accuse contro il sacerdote in questione. Un singolo caso che potrebbe essere una ‘goccia’ rispetto al report. Dati che potrebbero minare la stabilità della Chiesa tedesca già alle prese con una serie di punti che la allontanano da Roma, dalle unioni gay al ruolo delle donne nella gerarchia ecclesiastica. E che ha visto negli anni una progressiva emorragia di cattolici rispetto alla quale sembra difficile una inversione di tendenza.

    https://www.lastampa.it/cronaca/2022/01/20/news/rapporto_sulla_pedofilia_nell_arcidiocesi_di_monaco_almeno_497_vittime_di_abusi_-2836536/