Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Joseph Ratzinger

  • Attesa per il dossier sugli abusi compiuti nella diocesi di Ratzinger

    Attesa per il dossier sugli abusi compiuti nella diocesi di Ratzinger

    AGI – Sarà pubblicato giovedì 20 gennaio il rapporto sugli abusi commessi dal clero in Germania, nella diocesi di Monaco di Baviera, in un periodo molto vasto dal 1945 al 2019.

    Un dossier choc che la stessa arcidiocesi tedesca, che l’ha commissionato, definisce “una pietra miliare nell’ulteriore processo di gestione degli abusi sessuali nell’arcidiocesi”.

    In rassegna quindi la gestione dei vari arcivescovi che si sono susseguiti alla guida della diocesi, tra questi anche Joseph Ratzinger, dal 1977 al 1982.

    Ma il report riguarderà anche i ministeri di Michael von Faulhaber, Joseph Wendel, Julius Doepfner, Friedrich Wetter e Reinhard Marx.

    Proprio il cardinale Marx l’anno scorso presentò le sue dimissioni a Papa Francesco (che le rifiutò) proprio riguardo alla “catastrofe” degli abusi sessuali compiuti da uomini di Chiesa nei decenni scorsi in Germania.

    L’arcidiocesi di Monaco e Frisinga ha organizzato una conferenza stampa per il 27 gennaio per commentare il report.

    Il dossier è stato commissionato dall’arcidiocesi allo studio legale Westpfahl Spilker Wastl nel febbraio 2020 e dovrebbe anche indicare se i responsabili hanno soddisfatto i requisiti legali e le linee guida della Conferenza episcopale tedesca e se hanno agito in modo appropriato nel trattare casi sospetti e possibili autori.

    Nel dicembre 2010 l’arcidiocesi di Monaco e Frisinga è stata la prima diocesi tedesca a pubblicare un primo report. Ora però, sottolinea, si sono aggiunte nuove denunce.

    E con la pubblicazione del nuovo dossier sugli abusi nell’arcidiocesi di Monaco, nasce un nuovo centro di contatto e consulenza per le vittime.

    Psicologi e psicoterapeuti, con molti anni di esperienza nei servizi di consulenza dell’arcidiocesi, alcuni dei quali specializzati sulle questioni relative agli abusi sessuali, saranno disponibili dal lunedì al sabato nelle prime due settimane dopo la pubblicazione, a partire dal 20 gennaio, dalle ore 9 alle ore 20.

    La pubblicazione del dossier dovrebbe far luce sull’operato di Joseph Ratzinger, negli anni in cui era arcivescovo di Monaco e Frisinga.

    Il settimanale tedesco Die Zeit in questi giorni ha accusato il Papa emerito di aver coperto le azioni di Peter H., prete pedofilo che ha abusato, tra il 1973 e il 1996 di 23 ragazzi dagli 8 ai 16 anni, in veste di cappellano e di parroco.

    Le accuse a Ratzinger riguardano anche gli anni in cui era prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede (1982-2005), organismo vaticano che si occupa proprio di casi di delicta graviora.

    Die Zeit scrive di un decreto extragiudiziale del tribunale ecclesiastico dell’arcidiocesi di Monaco datato 2016. Padre Peter H. fu condannato a pagare una somma alla fondazione per bambini Tabaluga.

    Ma il suo agire non fu fermato. Anzi, secondo il settimanale tedesco nel 1980, Peter H. venne trasferito dalla diocesi di Essen a Monaco.

    Il decreto della diocesi menziona direttamente il Papa emerito spiegando che, sebbene conoscesse la storia del sacerdote che aveva commesso le violenze, “lo accettò e lo insediò nella propria arcidiocesi”.

    Monsignor Georg Gaenswein, segretario di Benedetto, ha risposto però alle accuse di Die Zeit facendo sapere che la ricostruzione del settimanale è errata. 

    “L’affermazione che fosse a conoscenza dei precedenti al momento in cui è stata presa la decisione di ammettere il sacerdote H. nell’arcidiocesi di Monaco, è falsa”, ha affermato monsignor Gaenswein.

    https://www.agi.it/estero/news/2022-01-18/pedofilia-attesa-per-dossier-su-abusiin-diocesi-di-ratzinger-15276186/

  • Monaco di Baviera: in arrivo il rapporto sugli abusi. Ratzinger nella bufera

    Monaco di Baviera: in arrivo il rapporto sugli abusi. Ratzinger nella bufera

    Ludovica Eugenio 40929 MONACO-ADISTA. Joseph Ratzinger, quando era vescovo di Monaco, non sapeva nulla del caso del prete pedofilo Peter H., attivo nella sua diocesi, quindi non è responsabile: lo afferma il suo segretario personale, mons. Georg Gänswein. Ma secondo gli esiti di un’inchiesta del settimanale tedesco Die Zeit (2/2022) la verità è un’altra: Ratzinger sapeva eccome, ma non ha fatto nulla. E poco o nulla hanno fatto i suoi successori a Monaco, compreso il card. Reinhard Marx: la parola definitiva verrà dalla ormai prossima pubblicazione (prevista per il 20 gennaio) dei risultati di un’indagine indipendente dello studio legale di Monaco Westpfahl Spilker Wastl, svolta con lo scopo di chiarire se gli arcivescovi di Monaco e Freising e i loro dipendenti tra il 1945 e il 2019 abbiano insabbiato casi di abusi sessuali, permettendo che gli autori continuassero indisturbati o trattato le vittime in modo non adeguato. L’indagine, voluta dall’attuale arcivescovo di Monaco card. Reinhard Marx, riguarda ovviamente anche quest’ultimo, così come il suo predecessore, il card. Friedrich Wetter, e il predecessore di questi, Joseph Ratzinger, a capo della diocesi dal 1977 al 1982. D’altronde, Marx nel giugno scorso aveva dato le dimissioni da vescovo – poi rifiutate da papa Francesco (v. Adista online, 4/6/21) – perché sapeva di non essere stato impeccabile nella gestione dei casi di abuso: intendeva «assumersi la corresponsabilità relativa alla catastrofe dell’abuso sessuale perpetrato dai rappresentanti della Chiesa negli ultimi decenni». Le indagini e le perizie degli ultimi dieci anni, dichiarava, «mi dimostrano costantemente che ci sono stati sia dei fallimenti a livello personale sia errori amministrativi, ma anche un fallimento istituzionale e “sistematico” ». Tutto sembrerebbe dargli ragione, e non è affatto escluso, come egli stesso ha anticipato accettando di continuare il suo mandato, che in futuro, non potendo più «svolgere questo servizio», possa decidere «per il bene della Chiesa e di presentare nuovamente le mie dimissioni» (v. Adista online 25/7/21). A giudicare dalle anticipazioni nell’inchiesta di Die Zeit, si sta preparando il prossimo terremoto nella Chiesa tedesca.

    Il caso Peter H. e le responsabilità della gerarchia

    In questo contesto, il caso del prete Peter H. è di particolare rilevanza: costui, tra il 1973 e il 1996, come giovane cappellano e poi parroco nella zona della Ruhr, ha abusato di almeno 23 ragazzi dagli 8 ai 16 anni; godeva di particolare credito e fiducia, e la gerarchia non ha fatto nulla per fermarlo.

    Die Zeit racconta come la Chiesa abbia condotto un suo procedimento penale amministrativo nei suoi confronti del prete, conclusosi con un “decreto extragiudiziale” di 43 pagine del tribunale ecclesiastico dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, emesso il 9 maggio 2016 e firmato dal capo del tribunale ecclesiastico di Monaco, Lorenz Wolf. Peter H. fu condannato a pagare una somma alla fondazione per bambini Tabaluga. Gli fu risparmiata la pena massima, il “licenziamento” dal clero.

    Il documento del tribunale afferma che vescovi e vicari generali a Monaco ed Essen – diocesi originaria del prete – non sono stati all’altezza della loro «responsabilità verso i bambini e i giovani affidati alla loro cura pastorale». Il nome di Ratzinger viene fuori più volte, poiché durante il suo mandato come arcivescovo, Peter H. si trasferì da Essen nell’arcidiocesi di Monaco, dove abusò di nuovo di ragazzi. Dal decreto si evince che pur essendo l’allora arcivescovo e cardinale Joseph Ratzinger e il suo Consiglio episcopale a conoscenza della situazione relativa all’ammissione a Monaco di Peter H, non fu avviata da Ratzinger né dal suo successore un’indagine preliminare, e nemmeno un procedimento penale ecclesiastico. Ma Gänswein, alla domanda di Die Zeit se Ratzinger fosse a conoscenza del caso, risponde: «L’affermazione che fosse a conoscenza dei precedenti (accuse di violenza sessuale) al momento in cui è stata presa la decisione di ammettere il sacerdote H. è falsa. Non era a conoscenza del suo background». Il che, se fosse vero, sarebbe comunque grave. Ma alla domanda se Ratzinger non abbia fatto nulla dopo l’ingresso in diocesi di Peter H., nel 1980, Gänswein non risponde. Eppure, quando nel 1982 divenne prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Ratzinger, che doveva ormai essere a conoscenza del caso, non fece nulla e non chiese nulla al suo successore. Insomma: se Ratzinger non aveva denunciato il caso a Roma da Monaco, avrebbe dovuto almeno richiederlo da Roma a Monaco.

    Peter H. fu inviato da Essen a Monaco nel 1980 con una diagnosi di “Disturbo narcisistico di base con pedofilia ed esibizionismo”. Venne assegnato a una scuola femminile, su consiglio dei superiori, dal Consiglio episcopale. Nel 1982 venne spostato a Grafing e salutato con grandi elogi per aver «triplicato il numero dei chierichetti in due anni». Anche nella nuova destinazione compì abusi, ma venne sostenuto dal successore di Ratzinger, Wetter, e dal suo vicario generale Gruber, che con un’espressione contorta affermo che «senza pubblicità particolare, il suo riutilizzo altrove non è assolutamente impossibile». Ciononostante, nel 1986 H. fu dichiarato colpevole di aver abusato di undici ragazzi di età compresa tra 13 e 16 anni. Il tribunale distrettuale di Ebersberg lo condannò a 18 mesi di libertà vigilata e a una multa di 4.000 marchi tedeschi. Una settimana dopo, il cardinale Wetter e il vicario generale Gruber decisero di reintegrarlo: nel 1987 è viceparroco nel paesino di Garching an der Alz, dovrà continuerà a vivere per i successivi 21 anni. Nuove accuse di abusi arrivano nel 2006 da un ex chierichetto abusato 30 anni prima, Wilfried Fesselmann, ma solo nel 2010 emerge che gli atti per cui è accusato, prescritti dal diritto penale, sono ancora perseguibili dal diritto canonico. Peter H. rilascia una confessione parziale; nel frattempo, Monaco ha dal 2008 un nuovo arcivescovo: Reinhard Marx.

    Il sacerdote venne nuovamente esaminato da uno psichiatra dalla fama piuttosto controversa, Friedemann Pfäfflin, secondo il quale H. non era un pedofilo, ma un efebofilo che dopo il 1986 non aveva più avuto ricadute: un errore, come poi si scopre. Il decreto di Wolf afferma: «In conclusione, l’esperto non vede restrizioni necessarie per quanto riguarda l’ulteriore utilizzo del pastore H. nel servizio ecclesiastico».

    Salvate papa Ratzinger

    Nel 2008 l’arcidiocesi era dunque pienamente a conoscenza della confessione parziale di H., ma invece di applicare il diritto canonico e avviare un’indagine, Marx trasferisce il prete nella cittadina bavarese di Bad Tölz: è il terzo cardinale a non fermarlo. Nel 2010, quando lo scandalo degli abusi sessuali perpetrati dal clero esplode in Germania in tutta la portata, la Congregazione per la Dottrina della Fede – guidata dal prefetto card. Gerhard Ludwig Müller – incarica Marx di «indagare scrupolosamente» le accuse contro H. Prende dunque l’avvio un’indagine preliminare canonica, ma l’investigatore, scrupolosamente, evita di andare a fondo: Wolf in seguito espresse il sospetto, nel decreto del 2016, che ci fosse stata «una notevole pressione politico-ecclesiale» sulle indagini. Nel 2010, l’arcidiocesi incaricò per la prima volta lo studio legale Westpfahl Spilker Wastl di condurre un’inchiesta, i cui dati furono sintetizzati sulla stampa in forma anonima. Responsabile, in quel momento, era già un nuovo vicario generale, Peter Beer, ora professore a Roma presso il Centro per la protezione dell’infanzia della Pontificia Università Gregoriana. E mentre Marx chiedeva alla Chiesa pentimento, purificazione e rinnovamento, a Essen, formalmente ancora la diocesi natale di Peter H., sin dal suo insediamento nel 2009 il vescovo Franz-Josef Overbeck ha cercato di affrontare i casi di abusi in modo responsabile. È lui che finalmente ordina l’allontanamento temporaneo di H., l’11 marzo 2010; nel 2012, insieme a Marx, raccomandò alla Congregazione per la Dottrina della Fede di rimuovere Peter H. dal sacerdozio. Ma anche qui, senza totale trasparenza: con un semplice atto amministrativo, senza alcun procedimento di diritto canonico. Perché? Perché il caso H. era una bomba a orologeria per Ratzinger, allora papa: lo scriveva candidamente Marx l’8 novembre 2012 in una nota di cui Die Zeit è entrata in possesso. Il caso, affermava Marx, «ha suscitato scalpore mondiale nei media perché si sospettava che l’allora arcivescovo di Monaco e Frisinga, oggi papa Benedetto XVI, avesse almeno condiviso la responsabilità della sua gestione». E «sebbene queste accuse siano state invalidate, c’è da aspettarsi che vengano riprese in caso di procedimento penale da parte della Chiesa». In sostanza: facciamola breve, in modo tale che sulla responsabilità di Ratzinger cali il silenzio.

    Il card. Müller rifiutò la scorciatoia proposta dai due vescovi tedeschi, scegliendo un’altra strada che tuttavia aveva la stessa finalità: l’arcidiocesi di Monaco, disse, deve condurre «procedimenti extragiudiziali con mezzi amministrativi». Ossia, senza sentire testimoni.

    La procedura arrivò sulla scrivania di Lorenz Wolf, che nel febbraio 2015 iniziò a lavorarci. Il 9 maggio 2016 il decreto è pronto. Soddisfatta anche la Congregazione per la Dottrina della Fede: «Il caso è chiuso e sarà archiviato», scrisse Müller il 10 aprile 2017 in una lettera a Marx contrassegnata come “strettamente confidenziale”. Il decreto non sarà pubblicato.

    La dimostrazione del fallimento

    Die Zeit ha sottoposto il decreto a due professori di diritto canonico, Norbert Lüdecke di Bonn e Bernhard Anuth di Tubinga. La loro valutazione è che esso sia stato elaborato «con cura in termini di diritto canonico. Ma in questa veste formale rappresenta anche di più, ovvero la documentazione del palese fallimento di diversi vescovi nel trattare gli atti di abuso». E Benedetto? Le sue azioni non mostrano un senso di responsabilità commisurato alla dignità dell’episcopato: «Nessun buon pastore si comporta così», dice Anuth.

    Nell’attesa della pubblicazione del rapporto Westpfahl Spilker Wastl, resta la domanda se Wolf sia stato indulgente con Peter H., recidivo e dunque meritevole della pena più grave, la dimissione dallo stato clericale. Sta di fatto che nel frattempo, l’anno scorso, il prete pedofilo ha dovuto lasciare Monaco ed è tornato nella zona della Ruhr. 74enne, ora viene regolarmente visitato da un sessuologo, uno psicoterapeuta, un assistente sociale e uno psicologo pastorale; «Si dice che raramente osi uscire per strada», scrive Die Zeit. Ma a pochi chilometri dalla casa di Peter H., l’ex chierichetto Wilfried Fesselmann ha un solo desiderio: «Suonare il campanello di H. e affrontarlo».

    https://www.adista.it/articolo/67361

  • Pedofilia: “Ratzinger coprì 23 abusi su minori tra 8 e 16 anni” l’accusa al Papa emerito

    Pedofilia: “Ratzinger coprì 23 abusi su minori tra 8 e 16 anni” l’accusa al Papa emerito

    Una nuova bufera sulla pedofilia nella Chiesa travolge il Vaticano, dopo lo scandalo dei 3200 sacerdoti francesi sotto accusa per aver commesso decine di migliaia di abusi su minori dal 1950 ad oggi nella sola Francia.

    Il Papa emerito Benedetto XVI, all’epoca arcivescovo Joseph Ratzinger, avrebbe coperto 23 casi di abusi su minori tra gli 8 e i 16 anni tra il 1976 e il 1993. È quanto emergerebbe da un documento del 2016 del tribunale ecclesiastico dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga. Joseph Ratzinger sarebbe corresponsabile, insieme ad altri prelati, di non aver messo fine agli abusi e di aver taciuto, pur essendone a conoscenza.

    La notizia è stata svelata dal settimanale tedesco Die Zeit, che riporta i misfatti di pedofilia a carico del sacerdote Peter H della diocesi di Essen e di Monaco.

    “Non sono stati all’altezza delle loro responsabilità verso i giovani e i bambini affidati alle loro cure pastorali. Il cardinale Joseph Ratzinger lo accettò e lo insediò nella propria arcidiocesi”

    Questo è quanto riportato dal documento, secondo il Die Zeit. Documento che viene definito “extragiudiziale” perché di fatto contenente una sorta di patteggiamento. Peter H. infatti, per l’ipotesi di aver abusato 23 volte di minori tra gli 8 e i 16 anni, è stato “punito” con l’obbligo di versare tre mensilità di stipendio alla Fondazione per bambini Tabaluga e il divieto di esercitare il sacerdozio. Tuttavia non è stato destituito dal clero.

    Georg Gänswein, segretario particolare del Papa emerito Benedetto XVI, ha smentito qualsiasi coinvolgimento di Joseph Ratzinger, affermando che l’allora arcivescovo e futuro Papa non era a conoscenza degli abusi perpetrati da Peter H. ai minori.

    Il prossimo 17 Gennaio è attesa la pubblicazione di un rapporto sugli abusi compiuti nella diocesi di Monaco e Frisinga, richiesto dal cardinale Reinhard Marx, arcivescovo dal 2007. Lo stesso Marx lo scorso Giugno si era dimesso, proprio perché venuto a conoscenza delle gravi omissioni di cui si era resa responsabile la Chiesa in passato, ma Papa Francesco aveva respinto le dimissioni.

    Sin dall’inizio del suo papato, Francesco I ha promesso chiarezza sui crimini di pedofilia della Chiesa. Lo stesso aveva fatto Benedetto XVI. Ci auguriamo che, oltre alle legittime smentite in prima battuta, arrivino presto segnali di chiarezza e trasparenza da parte del Vaticano e dell’entourage del Papa emerito Benedetto XVI. Auspicabile anche un punto di chiarezza sulla vicenda da parte di Papa Francesco I.

    Ratzinger era già stato sfiorato da accuse di copertura a preti pedofili negli Stati Uniti. Gay.it nel 2010 riportò la notizia di una lettera inviata alle diocesi della Chiesa dall’allora capo della Congregazione per la dottrina della fede. Leggi qui >

    Fonti: Il Fatto Quotidiano, Libero, la Repubblica, L’Unione Sarda, La Stampa

    https://www.gay.it/ratzinger-copri-decine-di-abusi-su-minori-laccusa-al-papa-emerito

  • Die Zeit, Ratzinger sapeva di abusi sua diocesi

    Die Zeit, Ratzinger sapeva di abusi sua diocesi

    (Keystone-ATS) – Il Papa emerito Benedetto XVI sarebbe accusato di non aver messo fine agli abusi di un sacerdote della sua diocesi. È quanto riferisce la testata tedesca Die Zeit.

    Secondo queste ricerche esiste un “decreto extragiudiziale” del tribunale ecclesiastico dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga del 2016 che critica il comportamento degli alti prelati che non avrebbero fermato l’operato di un ecclesiastico, Peter H., accusato di 23 casi di abusi sessuali di minori tra gli 8 e i 16 anni tra il 1973 e il 1996. Tra questi alti prelati c’è anche Joseph Ratzinger, arcivescovo di Monaco e Frisinga dal 1977 al 1982.

    Il Papa emerito Benedetto XVI, insieme ai vicari generali, non sono stati “all’altezza delle loro responsabilità verso i giovani e i bambini affidati alle loro cure pastorali”, riporta il documento. Nel testo si scrive inoltre che il sacerdote Peter H. si era macchiato di abusi nella diocesi di Essen, proseguendo poi in quella di Monaco e Ratzinger ne era al corrente.

    “Il cardinale Josef Ratzinger aveva accettato Peter H. con piena conoscenza dei fatti”, si scrive nel testo. Nel 2016, i giudici ecclesiastici hanno deciso di punire l’ecclesiastico con un pagamento di tre mesi di stipendio alla Fondazione per bambini Tabaluga. Inoltre, in pensione, non gli è stato più permesso di esercitare il sacerdozio. Gli è stata risparmiata invece la massima pena, cioè la destituzione dal clero.

    https://www.swissinfo.ch/ita/tutte-le-notizie-in-breve/die-zeit–ratzinger-sapeva-di-abusi-sua-diocesi/47238146

  • “Ratzinger da vescovo coprì un prete pedofilo”. Ma il Vaticano smentisce

    “Ratzinger da vescovo coprì un prete pedofilo”. Ma il Vaticano smentisce

    CITTA’ DEL VATICANO — L’ombra delle coperture dei preti pedofili tocca anche Joseph Ratzinger. Il Papa emerito è infatti accusato di non aver messo fine agli abusi perpetrati da un sacerdote tedesco quando era arcivescovo di Monaco e Frisinga. È quanto riferisce la testata Die Zeit, anche se l’attuale segretario particolare di Ratzinger, Georg Gänswein, smentisce categoricamente: Benedetto XVI non era a conoscenza degli abusi commessi dal religioso.

    A sostenere la tesi del settimanale tedesco c’è un decreto extragiudiziale del tribunale ecclesiastico dell’arcidiocesi di Monaco datato 2016. Qui si critica il comportamento delle gerarchie ecclesiastiche che non avrebbero fermato l’operato di padre Peter H., accusato di ventitré casi di abusi sessuali su minori tra gli 8 e i 16 anni commessi tra il 1973 e il 1996. Tra questi alti prelati c’è appunto anche Ratzinger, arcivescovo di Monaco e Frisinga dal 1977 al 1982. Nel 1980, Peter H. venne trasferito dalla diocesi di Essen a Monaco e, come avveniva spesso in quel periodo in diverse diocesi del mondo, nessuno avrebbe adempiuto al dovere di proteggere bambini e giovani perseguendo il religioso. In sostanza, pur di non sollevare scandali, le gerarchie di entrambe le diocesi avrebbero preferito non parlare e semplicemente spostare il religioso da una sede all’altra.

    Il decreto della diocesi menziona direttamente il Papa emerito spiegando che, sebbene conoscesse la storia del sacerdote che aveva commesso le violenze, «lo accettò e lo insediò nella propria arcidiocesi». Per Gänswein , tuttavia, la ricostruzione del Die Zeit è «errata»: Ratzinger non sapeva dei crimini commessi dal sacerdote. Il 17 gennaio prossimo verrà pubblicato un rapporto sugli abusi del clero commessi nell’arcivescovado di Monaco e Frisinga e redatto dallo studio legale Westpfahl Spilker Wastl su commissione del cardinale Reinhard Marx, titolare dell’arcidiocesi dal 2007. Sarà probabilmente in quest’occasione che molto verrà chiarito. Il rapporto, infatti, prende in esame gli anni che vanno dal 1945 al 2019.

    Lo scorso giugno, per le inadempienze della Chiesa nel trattare gli abusi, Marx si era dimesso dal suo incarico di arcivescovo. Evidentemente si era accorto di mancanze che non hanno scuse. Ma Francesco respinse le sue dimissioni. Per Papa Bergoglio il modo con cui la Chiesa ha affrontato gli abusi in passato è stata una catastrofe. Ma «dobbiamo assumerci la proprietà della storia, sia personalmente che come comunità. Non puoi rimanere indifferente di fronte a questo crimine. Assumerlo significa mettersi in crisi». Il Papa ha sempre messo al primo posto le vittime. Anche Benedetto XVI ha agito in questo modo da Pontefice. Ma quanto avvenuto in passato dovrà essere presto chiarito. La Chiesa, oggi, vuole fare luce e nelle sue più alte autorità non ammette insabbiamenti.

    https://www.repubblica.it/esteri/2022/01/04/news/ratzinger_da_vescovo_copri_un_prete_pedofilo_ma_il_vaticano_smentisce-332674112/

  • I Legionari di Cristo hanno diffuso i nomi dei preti responsabili di abusi

    I Legionari di Cristo hanno diffuso i nomi dei preti responsabili di abusi

    I Legionari di Cristo, una congregazione interna alla Chiesa cattolica, hanno diffuso pubblicamente i nomi dei propri sacerdoti accusati di abusi sessuali dagli anni Quaranta, cioè dagli inizi della congregazione, fino al 2019. La serie di documenti è stata diffusa al termine di un percorso iniziato nel 2009 con cui la congregazione – nota anche per la spregiudicatezza con cui in passato ha gestito il proprio ingente patrimonio – ha affrontato insieme al Vaticano le estese accuse di abusi nei confronti dei propri leader, compreso il fondatore Marcial Maciel Degollado, morto nel 2008.

    Dopo anni di accuse, oggi i Legionari di Cristo hanno riconosciuto la loro omertà nei confronti dei propri sacerdoti e di Maciel Degollado – che la Chiesa aveva costretto a dimettersi da capo della congregazione nel 2005 – decidendo di compensare economicamente le persone abusate. Per evitare nuove violenze hanno messo in piedi una struttura per agevolare nuove eventuali denunce.

    I Legionari di Cristo nacquero in Messico negli anni Quaranta come una congregazione di missionari di idee piuttosto conservatrici, senza essere eccessivamente connotati politicamente. Furono riconosciuti quasi subito dalla Chiesa cattolica, e negli anni si espansero sia nel Sud America sia in Occidente. L’origine del loro nome non è chiarissima ma fa probabilmente riferimento a una zelante attività “sul campo”, dato che i legionari erano i soldati semplici dell’esercito romano.

    «La Congregazione si è impegnata a correggere i suoi errori e ha riconosciuto degli alleati nelle autorità civili ed ecclesiastiche, nella società, nei mezzi di comunicazione e negli organismi specializzati in prevenzione di abusi e riparazione della giustizia» si legge nel documento (PDF) in cui spiegano l’approccio degli ultimi anni. Anche la pubblicazione dei nomi dei sacerdoti coinvolti, si legge nel documento, «vuole contribuire alla creazione di percorsi con cui vogliamo fare verità, fare giustizia e contribuire a sanare le vittime e consolidare una cultura di abusi zero nella Congregazione e nella società».

    L’elenco si può leggere sul sito 0abusos.org nella sezione casos de abuso ed è diviso per paese dove sono stati attivi i sacerdoti coinvolti. Di tutti loro sono stati diffusi nomi e cognomi, a meno che la legislazione locale lo proibisca: in quel caso sono stati indicati col nome oppure con un numero. In Italia è stato attivo un sacerdote coinvolto, il messicano Vladimir Reséndiz Gutiérrez, che fra il 2003 e il 2008 visse a Novara, in Piemonte. Reséndiz Gutiérrez fu sospeso dal suo lavoro dopo le prime accuse, nel 2008, e nel 2013 la Chiesa lo espulse dal sacerdozio.

    In totale i sacerdoti responsabili di abusi sessuali sono 27, mentre le persone abusate sono circa 170, in buona parte maschi di età compresa fra 11 e 16 anni. Circa un terzo delle persone abusate ha ricevuto violenza proprio da Maciel Degollado, su cui circolavano moltissime accuse già negli anni Novanta. Nel 1999 però le accuse nei suoi confronti furono archiviate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, un organo interno al Vaticano guidato dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, che poi diventò papa col nome di Benedetto XVI.

    I Legionari di Cristo ci tengono a sottolineare che le accuse riguardano soltanto il 2 per cento dei sacerdoti che hanno fatto parte della congregazione in tutta la sua storia, cioè 1.380. Dei 27 sacerdoti coinvolti, soltanto due sono stati condannati dalla giustizia penale, mentre 16 sono stati sanzionati dalle autorità del Vaticano e 8 risultano ancora sotto processo ecclesiastico. L’indagine interna ha anche individuato 60 novizi accusati di abusi, e che alla fine non sono mai diventati sacerdoti. Non è chiaro se anche le accuse nei loro confronti siano state segnalate alle autorità civili o ecclesiastiche.

    L’iniziativa dei Legionari di Cristo è stata presa in accordo col Vaticano, che però adotta standard meno rigorosi sui casi che riguardano tutti gli altri sacerdoti: ancora oggi, nonostante le nette prese di posizione di Papa Francesco, non sono rari i casi di sacerdoti accusati di abusi che vengono semplicemente sospesi o trasferiti dalle autorità ecclesiastiche, senza che il pubblico venga messo a conoscenza delle vicende.

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  • ENG – Webinar ECA Global – avv. Mario Caligiuri

    ENG – Webinar ECA Global – avv. Mario Caligiuri

    First of all, I would like to greet and thank all those who, with their participation, have made possible the realization of this important occasion of confrontation and expansion of knowledge. From those who have been involved in the numerous contacts, to those who will continue to take care of the translation of the speeches.

    A special greeting and thank you goes to the victims, the survivors and their families who, with the courage that I have witnessed, continue to contribute to ensuring that what they have suffered will never be repeated.

    o=O=o

    The first reflection on which I would like to involve you concerns the emphasis with which it was propagandized at the end of 2019 by news agencies close to the Vatican the decision of Pope Bergoglio to abolish, after a good forty-five years, the pontifical secret on serious crimes committed by Catholic religious, including the rape of minors.

    In fact, it has been since 1974, with the pontificate of Paul VI, that absolute secrecy was imposed on all members of ecclesiastical authority regarding particular pontifical documents, including the unconditional prohibition of access to evidence concerning cases of sexual abuse of priests kept in the archives of Vatican departments and dioceses. However, since this is actually an order updated in 2001 by the will of Pope Wojtyla, signed by the then Monsignors Joseph Ratzinger and Tarcisio Bertone, I think it is interesting to learn from accredited sources on this ugly subject what exactly the mysterious “papal secret” is: that wall made of compulsory silence about religious pedophiles and/or lureers in the confessional, as we read in the appendix of the book “Emanuela Orlandi – La Verità: dai Lupi Grigi alla banda della Magliana”, published in 2008 by Baldini-Castoldi-Dalai, written by the acute journalist Pino Nicotri, published in full on micromega-online.

    It must be acknowledged that today’s rescriptum, at least in the abstract, represents the possibility of being able to free oneself from the wall of obligatory silence for all those involved, or who can be involved, in canonical criminal proceedings – complainants, victims, witnesses, etc. – and that this is the only way to be able to do so. It would seem that this reform, and I repeat, it would seem, could even concretize that transparency that too many times in the past has failed to conceal the repetition of violence against children with the criminal participation of the hierarchies and in particular of the bishops.

    Few people will have failed to notice that the Catholic media, in announcing the beginning of a new era, were concerned to repeatedly reassure the community of the Catholic faithful and its pastors around the world that, by the express will of the Pope, the new rules would never, ever be able to undermine the secret learned during confession and that the mandatory silence would remain absolute and unassailable.

    Moreover, shortly before, in May 2019, Pope Francis with the Motu proprio Vos estis lux mundi had introduced into the canonical order new procedural norms to combat sexual abuse and ensure that bishops and religious superiors would be held accountable for their actions by making it mandatory for clerics, religious men and women to promptly report (denounce) to the ecclesiastical authority all news of abuse of which they become aware, as well as any omissions and cover-ups in the handling of cases, but, again, with effect only within the Vatican’s territorial jurisdiction.

    Since these are laws, norms and instructions that concern a very circumscribed territorial sphere, conceived for a unique reality in the world composed of priests and religious, with very few children, it is impossible to be convinced that, despite the good intentions of its legislator, the objectives set can be reached, despite the fact that the lack of collaboration between civil and ecclesiastical authorities has been globally ascertained.

    On closer inspection, it is not only a question of this, because with his reform the Pontiff implicitly addresses to all foreign states the legitimate claim of autonomy of the right of the governing state to commit itself to healing the domestic scourge of pedophilia.

    It must be acknowledged that the purpose of the concern with which the protection of the secret learnt during confession was intended was clearly political because, in order to safeguard the image of the Church in the world, it was necessary to dissuade those forces sensitive to human rights within other States that could have made operative in their respective legal systems norms to ensure the identification of priests and their protectors responsible for the solicitation and sexual violence perpetrated on children.

    In fact, already in the summer of 2017, the absolute obligation was called into question and made known by the laws of countries such as India and Australia, which would have liked to impose on priests confessors to report to public authority cases of abuse revealed by penitents. The results were very poor and the coactive effect of the new rules, promulgated with enormous delay, despite the fact that the spread of child abuse in the world had exposed the responsibility of the diocesan curia where the same authority has too often taken the direction, or offered cover to concealment and deception, helping to encourage the irrepressible urge of pedophile priests to replicate the violence.

    In any case, for them, especially for the bishops, who are concerned to present the facade of good governance of the diocese where they are installed, they put in the background to get away with the safety of boys and girls, unlike in the past, at least in theory they can no longer count on the obligation of subordinates – priests, nuns, brothers, etc.. – to have to keep their mouths shut, whatever the predictable devastating consequences of abuse.

    But, in fact, despite the efforts made by the Vatican legislature, the obscene representation of this situation remains threateningly active and in many ways still unchecked, thanks to the consolidated influence of the function assumed over the centuries by the bishops both in the hierarchy of the Church and in the community of the faithful.

    In addition to this situation, all dioceses have started to set up diocesan help-desks to assist victims of sexual abuse by clergy, not only in terms of listening to them, but also to protect their rights and provide psychological support. There remain, therefore, many perplexities and grey areas, and therefore Rete l’Abuso has deemed it necessary to investigate the effective observance of constitutional guarantees and international conventions for the protection of victims and their families.

    However, it should be kept in due consideration that, despite the good intentions of Pope Francis and the promulgators, these initiatives do not have the requirements of efficiency to stem the abuses of criminal parish priests, unlike how the ordinary judiciary could do it both on the operational side, of technical specialization and means of investigation and coordination that can be used by police personnel. The most critical problems for the civil authorities and for the police forces arise from the scarce or non-existent collaboration, at the limits of the concurrent hypothesis of reticence or personal aiding and abetting, in the reconstruction of the abusive conduct on the part of the persons informed about the facts, who, availing themselves of the right not to testify or to make available documents regarding what is held or known by reason of their ministry, do not contribute to the identification of the presumed culprits.

    Certainly with better formulated or integrated norms, far more satisfactory results could be achieved, especially in terms of prevention. In any case, the distinction in the efficiency and qualitative reliability of civil justice, with all the known limits, is indisputable if compared to the culture and customs of the Church-institution and to the absurd claim that it should be left free to deal with problems in its own way, especially because in this framework is inscribed pedophilia as its obscene secret appendix, considered – and it could not be otherwise – a sin against morality in violation of the sixth commandment of the Decalogue, rather than a serious crime against the person.

    In this regard, I cannot help but recall the reflection made by Slavoj Zizek, in response to the reluctance of the Church, not having to limit itself to the fact that we are faced with horrendous crimes and that, by not cooperating fully with the investigations initiated by the prosecutors, it becomes an accomplice.

    “The Church as such, as an institution, must also be investigated with regard to the way in which it systematically creates the conditions for such crimes to occur. To argue that it should be the only one to deal with the crimes of pedophilia that occur within its ranks is problematic not only from a legal point of view, since this would imply a kind of extraterritorial right on its part even for common crimes that fall under criminal law; as if the very fact that these scandals have broken out is not proof that it is incapable of solving them.”

    The Italian State, with the persistent inertia of the executive and politics, seems to pretend not to know, despite the raging of the phenomenon and the warnings addressed to it by the UN in the sessions of January 2019 with the participation of Rete L’Abuso and its complaint, having instead to react promptly and prevent, with the introduction of new rules, that the criminal and civil judiciary would be robbed by a foreign state what the Constitution requires it to guarantee: the psychophysical protection of boys and girls.

    Our penal system suffers heavily from the intolerable denial of the state’s right to effectively repress crimes of pedophilia, especially ecclesiastical. Strictly speaking, the executive branch could be held responsible even for the violation of international conventions and provisions regarding the protection of the rights of minors. Consequently, legislative initiatives must be taken with extreme urgency to adapt Italian legislation to the pressing demand for intervention, because a structural element of justice, especially when the victims are boys and girls, is like a time-dependent disease that attacks their lives that must be eradicated soon and definitively.

    Following is the simple and clear proposal, perhaps preceded by a parliamentary commission of inquiry on the subject, but without any need to put hands on the Concordat between the Italian State and the Catholic Church, keeping intact the sacramental seal.

    In practice, the norm ex art. 364 c.p., limited to crimes against the personality of the State, should only be integrated for the reasons stated by inserting the crimes indicated in the 10 articles as named, shown in italics and highlighted in bold. There would be no antinomy either with the other norms of the penal code or conflict with the provisions of the entire system.

    Art. 364 c.p. FAILURE TO REPORT A CRIME BY THE CITIZEN

    The citizen, who, having had notice of a crime against the personality of the State (241-313) for which the law establishes life imprisonment, as well as the crimes of sexual violence against a minor (art. 609 bis, 609 ter, 609 octies), sexual acts with a minor (art. 609 quater) when prosecuted ex officio, corruption of minors (art.609 quinquies), solicitation of minors (art.609 undicies), child prostitution (art.600 bis), child pornography and possession of pornographic material (art.600 ter, 600 quater and 600 quater1) does not immediately report it to the Authority indicated in article 361 is punished with imprisonment of up to one year and a fine of between €103 and €1032.

    Nothing more or different.

    I remain available for any questions.

    Many thanks for your attention and good continuation

    Mario Caligiuri

  • Webinar ECA Global – Avv. Mario Caligiuri

    Webinar ECA Global – Avv. Mario Caligiuri

    WEBINAR ECA Global Justice Project
    (Intervento di Mario Caligiuri, avvocato di Rete l’Abuso)

    Innanzitutto vorrei salutare e ringraziare tutti coloro che con la loro partecipazione hanno reso possibile la realizzazione di questa importante occasione di confronto e di ampliamento di conoscenza. Da chi si è impegnato nei numerosi contatti, fino a chi continuerà ad occuparsi della traduzione degli interventi.
    Un saluto ed un particolare ringraziamento va alle vittime, ai sopravvissuti ed ai loro familiari che con il coraggio di cui sono diretto testimone continuano a contribuire affinché ciò che hanno subito non si debba mai più ripetere.

    o=O=o

    La prima riflessione su cui vorrei coinvolgervi riguarda l’enfasi con cui veniva propagandata alla fine del 2019 dalle agenzie di informazione vicine al Vaticano la decisione di Papa Bergoglio di abolire, dopo ben quarantacinque anni, il segreto pontificio sui reati gravi commessi dai religiosi cattolici, compresi gli stupri di minorenni.

    Difatti, è dal 1974, con il pontificato di Paolo VI, che venne imposta a tutti gli appartenenti all’autorità ecclesiastica la segretezza assoluta su particolari documenti pontifici, tra cui il divieto incondizionato di poter accedere alle prove concernenti i casi di abuso sessuale di sacerdoti custoditi negli archivi dei dicasteri vaticani e nelle diocesi. Ma, trattandosi in realtà di un ordine aggiornato nel 2001 per volontà di papa Wojtyla, a firma degli allora monsignori Joseph Ratzinger e Tarcisio Bertone, ritengo interessante apprendere da fonti accreditate su questo brutto argomento cosa sia esattamente il misterioso “segreto pontificio”: quel muro fatto di silenzio obbligatorio sui religiosi pedofili e/o adescatori in confessionale, come si legge nell’appendice del libro “Emanuela Orlandi – La Verità: dai Lupi Grigi alla banda della Magliana”, edito nel 2008 da Baldini-Castoldi-Dalai, scritto dall’acuto giornalista Pino Nicotri, pubblicata integralmente su micromega-online.

    Bisogna riconoscere che l’odierno rescriptum, almeno in astratto, rappresenti la possibilità di potersi liberare dal muro fatto di silenzio obbligatorio per tutti i soggetti coinvolti, o coinvolgibili, nel procedimento penale canonico – denuncianti, vittime, testimoni ecc. Sembrerebbe che questa riforma, ripeto sembrerebbe, possa addirittura concretizzare quella trasparenza che troppe volte in passato è venuta meno celando la ripetizione delle violenze su bambini e bambine con il concorso criminale delle gerarchie ed in particolare dei vescovi.

    A pochi sarà sfuggito come gli organi di informazione di matrice cattolica nell’annunciare l’avvio di una nuova era si fossero preoccupati nel rassicurare ripetutamente la comunità dei fedeli cattolici ed i suoi pastori sparsi nel mondo che, per espressa volontà del pontefice, le nuove norme mai e poi mai avrebbero potuto ledere il segreto appreso durante la confessione e che il silenzio obbligatorio sarebbe rimasto assoluto ed inattaccabile.

    Peraltro, poco prima, nel maggio 2019, papa Francesco con il Motu proprio Vos estis lux mundi aveva introdotto nell’ordinamento canonico nuove norme procedurali per combattere gli abusi sessuali e garantire che i vescovi e i superiori religiosi fossero ritenuti responsabili delle loro azioni rendendo obbligatoria a chierici, religiosi e religiose la tempestiva segnalazione (denuncia) all’autorità ecclesiastica di tutte le notizie di abusi di cui vengano a conoscenza, come pure le eventuali omissioni e coperture nella gestione dei casi, ma, ripeto, con efficacia solo interna alla giurisdizione territoriale vaticana.

    Trattandosi di leggi, norme e istruzioni che riguardano un ambito territoriale molto circoscritto ideate per una realtà unica al mondo composta da sacerdoti e religiosi, con pochissimi bambini, è impossibile convincersi, che nonostante le buone intenzioni del suo legislatore possano raggiungersi gli obbiettivi prefissati, nonostante fosse acclarata a livello globale la scarsa collaborazione tra le autorità civili e quelle ecclesiastiche.

    A ben vedere non si tratta solo di questo perché il pontefice con la sua riforma indirizza implicitamente a tutti gli Stati esteri la legittima rivendicazione di autonomia del diritto della Stato che governa di impegnarsi per sanare la piaga interna della pedofilia.
    Bisogna riconoscere che lo scopo della premura con la quale si intendeva tranquillizzare la protezione del segreto appreso durante la confessione fu chiaramente politico perché per poter in primis salvaguardare l’immagine della Chiesa nel mondo occorreva dissuadere quelle forze sensibili ai diritti umani interne ad altri Stati che avrebbero potuto rendere operative nei rispettivi ordinamenti norme per assicurare l’individuazione dei sacerdoti e dei loro protettori responsabili degli adescamenti e delle violenze sessuali agite su fanciulli/e.

    Difatti, già nell’estate del 2017, l’obbligo assoluto venne messo in discussione e reso noto da ordinamenti di Paesi come l’India e l’Australia i quali avrebbero voluto imporre ai sacerdoti confessori di denunciare alla pubblica autorità i casi di abusi svelati dai penitenti. Gli esiti furono assai scarsi e l’effetto coattivo delle nuove regole, promulgate con enorme ritardo, nonostante il dilagare degli abusi su fanciulli/e nel mondo avesse messo a nudo la responsabilità delle curie diocesane ove la stessa autorità troppe volte ha assunto la regia, o offerto copertura ad occultamenti e depistaggi, contribuendo a favorire l’incontenibile pulsione dei preti pedofili a replicare le
    violenze.

    Ad ogni modo per costoro, soprattutto per i vescovi, che preoccupati a presentare la facciata del buon governo della diocesi ove sono insediati, ponevano in secondo piano per farla franca la sicurezza dei bambini e delle bambine., diversamente dal passato, almeno in teoria non potranno più contare sull’obbligo dei subordinati – preti, sacerdoti, suore, frati, confratelli ecc. – a dover tenere la bocca cucita, quali che fossero le prevedibili conseguenze devastanti degli abusi.
    Ma, in effetti, nonostante l’impegno profuso dal legislatore Vaticano la rappresentazione oscena di questa situazione resta minacciosamente attiva e per molti versi ancora incoercibile, grazie alla consolidata influenza della funzione assunta nel corso dei secoli dai vescovi sia nella gerarchia della Chiesa che nella comunità dei fedeli.

    A questa situazione si congiunge l’avvio in tutte le diocesi dei c.d. sportelli diocesani per dare assistenza alle vittime di abusi sessuali da parte del clero non solo in termini di ascolto ma anche per tutelarne i diritti ed interessarsi del loro sostegno psicologico. Restano, quindi, molteplici perplessità e zone d’ombra, perciò Rete l’Abuso ha ritenuto di dover approfondire l’effettiva osservanza delle garanzie costituzionali e delle convenzioni internazionali poste a tutela delle vittime e dei loro familiari.

    Tuttavia è da tenere nella dovuta considerazione che, nonostante le buone intenzioni di papa Francesco e dei promulgatori, queste iniziative non hanno quei requisiti di efficienza per arginare gli abusi dei parroci criminali, diversamente da come potrebbe farlo la magistratura ordinaria sia sul versante operativo, della specializzazione tecnica e dei mezzi di investigazione che di coordinamento utilizzabili dal personale di polizia. I problemi di maggior criticità per le autorità civili e per le forze di polizia subentrano per la scarsa o inesistente collaborazione, ai limiti dell’ipotesi concorsuale della reticenza o del favoreggiamento personale, nella ricostruzione della condotta abusante da parte delle persone informate sui fatti, le quali, avvalendosi della facoltà di non deporre o di rendere disponibili documenti in merito a quanto detenuto o conosciuto in ragione del proprio ministero, non contribuiscono all’individuazione dei presunti colpevoli.

    Sicuramente con norme meglio formulate o integrate si potrebbero conseguire risultati di gran lunga più soddisfacenti, soprattutto sul versante della prevenzione. Ad ogni modo la distinzione nell’efficienza ed affidabilità qualitativa della giustizia civile, con tutti i limiti risaputi, è indiscutibile se rapportata alla cultura e alle consuetudini della Chiesa-istituzione ed all’assurda pretesa che debba essere lasciata libera di trattare i problemi a modo suo, soprattutto perché in questa cornice si inscrive la pedofilia come sua oscena appendice segreta, reputata – e non potrebbe essere diversamente – un peccato contro la morale in violazione del VI comandamento del decalogo, anziché un delitto gravissimo contro la persona.

    A tal proposito non posso fare a meno di ricordare la riflessione fatta da Slavoj Zizek, in risposta alla riluttanza della Chiesa, non dovendosi questa limitare al fatto che siamo di fronte a degli orrendi delitti e che, non collaborando appieno alle indagini avviate dalle procure, essa ne diventa complice.

    “La Chiesa come tale, come istituzione, deve anche essere indagata riguardo al modo in cui crea sistematicamente le condizioni perché tali crimini avvengano. Sostenere che essa debba essere la sola a trattare i reati di pedofilia che si verificano tra i suoi ranghi è problematico non solo da un punto di vista legale, dato che ciò implicherebbe una sorta di suo diritto extraterritoriale anche per i reati comuni che ricadono sotto la legislazione penale; come se il fatto stesso che questi scandali siano scoppiati non fosse una prova che essa non è in grado di risolverli.”

    Lo Stato italiano, con la perdurante inerzia dell’esecutivo e della politica, sembra faccia finta di non sapere, nonostante l’imperversare del fenomeno e le ammonizioni indirizzategli dall’ONU nelle sedute di gennaio del 2019 con la partecipazione di Rete L’Abuso e della sua denuncia, dovendo invece reagire prontamente ed impedire, con l’introduzione di nuove norme, che alla magistratura penale e civile venisse scippato da uno Stato straniero ciò che la Costituzione gli impone di garantire: la protezione psicofisica di bambini e bambine.

    Il nostro sistema penale risente pesantemente dell’intollerabile negazione del diritto statuale a voler reprimere efficacemente i reati di pedofilia, soprattutto ecclesiale. L’esecutivo, a rigor di logica, potrebbe essere ritenuto responsabile finanche per la violazione delle convenzioni e delle disposizioni internazionali in materia di protezione dei diritti dei minori. Di conseguenza devono essere assunte con estrema urgenza iniziative legislative per adeguare la normativa italiana alla pressante domanda di intervento, perché un elemento strutturale della giustizia, specialmente quando le vittime sono i bambini e le bambine, è come se si trattasse di una malattia tempodipendente che attenta la loro vita da sradicare presto e definitivamente.

    Segue la proposta semplice e chiara, magari preceduta da una Commissione parlamentare di inchiesta sul tema, ma senza necessità alcuna di dover mettere mano al Concordato tra Stato italiano e Chiesa cattolica, mantenendo integro il sigillo sacramentale.

    In pratica la norma ex art. 364 c.p., limitata ai delitti contro la personalità dello Stato, andrebbe solo integrata inserendo per le ragioni enunciate i reati indicati nei 10 articoli così come denominati, riportati in corsivo ed evidenziati in grassetto. Non si determinerebbe alcuna antinomia né con le altre norme del codice penale né conflitto con le disposizioni dell’intero sistema.

    Art. 364 c.p. OMESSA DENUNCIA DI REATO DA PARTE DEL CITTADINO

    Il cittadino, che avendo avuto notizia di un delitto contro la personalità dello Stato (241-313) per il quale la legge stabilisce l’ergastolo, nonché dei delitti di violenza sessuale in danno di minore (artt. 609 bis, 609 ter, 609 octies) di atti sessuali con minorenne (art. 609 quater) quando procedibili d’ufficio, di corruzione di minorenne (art.609 quinquies),di adescamento di minorenni (art.609 undicies), di prostituzione minorile (art. 600 bis), di pornografia minorile e di detenzione di materiale pornografico (art. 600 ter, 600 quater e 600 quater1) non ne fa immediatamente denuncia all’Autorità indicata nell’articolo 361 è punito con la reclusione fino ad un anno e con la multa da euro 103 a euro 1032.

    Nulla di più o di diverso.”

    Resto disponibile per eventuali domande.
    Molte grazie per l’attenzione e buona prosecuzione
    Mario Caligiuri

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/02/20/eng-webinar-eca-global-avv-mario-caligiuri/

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/02/20/webinar-eca-global-justice-project-avv-mario-caligiuri/

  • WEBINAR ECA Global Justice Project – Mario Caligiuri, abogado de Red L’Abuso

    WEBINAR ECA Global Justice Project – Mario Caligiuri, abogado de Red L’Abuso

    (Discurso de Mario Caligiuri, abogado de Red L’Abuso)

    En primer lugar, quisiera saludar y agradecer a todos aquellos que, con su participación, han hecho posible la realización de esta importante oportunidad de comparación y ampliación de conocimientos. Desde quienes entablaron numerosos contactos, hasta quienes continuarán ocupándose de la traducción de las intervenciones.

    Un saludo y un agradecimiento especial para las víctimas, los supervivientes y sus familiares que, con el coraje del que soy testigo directo, siguen contribuyendo para que no se vuelva a repetir lo que han sufrido.

    o = O = o

    La primera reflexión en la que me gustaría involucrarlos se refiere al énfasis con el que se publicitò a finales de 2019 por agencias de informaciones cercanas al Vaticano la decisión del Papa Bergoglio de abolir, después de cuarenta y cinco años, el secreto papal sobre los delitos graves cometidos por religiosos católicos, incluidos las violaciones de menores.

    De hecho, es desde 1974, con el pontificado de Pablo VI, que se impuso a todos los miembros de la autoridad eclesiástica el secreto absoluto sobre determinados documentos pontificios, incluida la prohibición incondicional de acceder a las pruebas relativas a los casos de abuso sexual de sacerdotes custodiadas in los archivos de los dicasterios del Vaticano y en las diócesis. Pero, siendo en realidad una orden actualizada en 2001 por voluntad del Papa Wojtyla, firmada por los entonces Monseñores Joseph Ratzinger y Tarcisio Bertone, considero interesante aprender de fuentes acreditadas sobre este feo tema qué es exactamente el misterioso “secreto papal”: ese muro de obligado silencio sobre los religiosos pedófilos y/o seductores del confesionario, tal y como se lee en el apéndice del libro “Emanuela Orlandi – La verdad: de los lobos grises a la banda de Magliana”, publicado en 2008 por Baldini -Castoldi-Dalai, escrito por el agudo periodista Pino Nicotri, publicado íntegramente en micromega-online.

    Hay que reconocer que el rescriptum de hoy, al menos en abstracto, representa la posibilidad de poder liberarse del muro hecho de silencio obligatorio para todos los involucrados, o que puedan ser involucrados, en el proceso penal canónico – denunciantes, víctimas, testigos, etc. Parecería que esta reforma, repito, parecería, incluso podría concretar esa transparencia que demasiadas veces en el pasado ha fallado al ocultar la repetición de la violencia contra niños y niñas con la concurrencia criminal de las jerarquías y en particular de los obispos.

    A pocas personas se le habrá escapado cómo a los medios de información de matriz católica, al anunciar el comienzo de una nueva era, estaban preocupados por asegurar repetidamente a la comunidad de fieles católicos y a sus pastores esparcidos en todo el mundo que, por la precisa voluntad del pontífice, las nuevas reglas nunca, nunca podrían dañar el secreto aprendido durante la confesión y que el silencio obligatorio quedaría absoluto e inexpugnable.

    Además, poco antes, en mayo de 2019, el Papa Francisco con el Motu proprio Vos extis lux mundi había introducido en el ordenamiento canónico nuevas reglas de procedimiento para combatir los abusos sexuales y garantizar que los obispos y los superiores religiosos fueran considerados responsables de sus acciones, haciendo obligatorio a clérigos, religiosos y religiosas, la pronta comunicación (denuncia) a la autoridad eclesiástica de todas las noticias de abusos de los que tengan conocimiento, así como cualquier omisiones y coberturas en la gestión de los casos, pero, repito, con eficacia sólo dentro de la jurisdicción territorial del vaticano.

    Dado que se trata de leyes, normas e instrucciones que conciernen a un ámbito territorial muy limitado y diseñado para una realidad única en el mundo compuesta por sacerdotes y religiosos, con muy pocos niños, es imposible estar convencido de que a pesar de las buenas intenciones de su legislador, los objetivos marcados pueden alcanzarse, a pesar de que la escasa colaboración entre las autoridades civiles y eclesiásticas quedó clara a nivel mundial.

    En una inspección más cercana, no es solo esto, porque el pontífice con su reforma dirige implícitamente a todos los Estados extranjeros el reclamo legítimo de autonomía del derecho del Estado gobernante a comprometerse a curar el flagelo interno de la pedofilia.

    Hay que reconocer que el propósito de la preocupación con la que se pretendía tranquilizar la protección del secreto aprendido durante la confesión fue claramente político porque para poder en primer lugar salvaguardar la imagen de la Iglesia en el mundo necesitaba disuadir a aquellas fuerzas sensibles a los derechos humanos dentro de otros Estados que podrían haber puesto en vigencia normas en sus respectivos sistemas legales para asegurar la identificación de los sacerdotes y sus protectores responsables de la seducción y de las violencias sexuales contra los niños.

    De hecho, ya en el verano de 2017, la obligación absoluta fue cuestionada y dada a conocer por los ordenamientos jurídicos de Países como India y Australia que querían obligar a los sacerdotes confesores a denunciar a las autoridades públicas los casos de abuso revelados por los penitentes.

    Los resultados fueron muy escasos y el efecto coercitivo de las nuevas reglas, promulgadas con enorme retraso, a pesar de que la propagación del abuso infantil en el mundo había puesto al descubierto la responsabilidad de las curias diocesanas donde la misma autoridad asumía con demasiada frecuencia la dirección u ofrecía cobertura para el ocultamiento y el desvio, ayudando a fomentar el impulso irreprimible de los sacerdotes pedófilos de replicar las violencias.

    En cualquier caso, para ellos, en especial para los obispos, que se preocuparon por presentar la fachada de buen gobierno en la diócesis donde tienen su sede, colocaron la seguridad de los niños y niñas en un segundo plano para salirse con la suya, a diferencia del pasado, al menos en teoría, ya no podrán más contar con la obligación de los subordinados – sacerdotes, monjas, frailes, cohermanos, etc. – de tener que mantener la boca cerrada, independientemente de las previsibles y devastadoras consecuencias de los abusos.

    Pero, de hecho, a pesar de los esfuerzos realizados por el legislador vaticano, la representación obscena de esta situación sigue siendo amenazadoramente activa y en muchos sentidos aún incoercible, gracias a la influencia consolidada del papel asumido a lo largo de los siglos por los obispos tanto en la jerarquía de la Iglesia y en la comunidad de los fieles.

    A esta situación se suma el lanzamiento en todas las diócesis de las llamadas ventanillas diocesanas para brindar asistencia a las víctimas de abusos sexuales por parte del clero, no sólo en términos de escucha, sino también para proteger sus derechos e interesarse en su apoyo psicológico. Quedan, por tanto, muchas perplejidades y áreas grises, por lo que la Red de Abuso ha considerado necesario investigar el cumplimiento efectivo de las garantías constitucionales y los convenios internacionales establecidos para proteger a las víctimas y sus familiares.

    Sin embargo, hay que tener en debida consideración que, a pesar de las buenas intenciones del papa Francisco y de los promulgadores, estas iniciativas no cuentan con los requisitos de eficiencia para frenar los abusos de los párrocos criminales, a diferencia de como lo podría hacer el Poder Judicial ordinario tanto en el lado operativo, de la especialización técnica y de los medios de investigación como de coordinación que puede utilizar el personal policial. Los problemas más críticos para las autoridades civiles y para las fuerzas policiales surgen por la escasa o nula colaboración, en los límites de la hipótesis concursal de reticencia o complicidad personal, en la reconstrucción de conductas abusivas de personas informadas sobre el hechos, quienes, haciendo uso del derecho a no declarar o poner a disposición documentos sobre lo detenido o conocido por razón de su ministerio, no contribuyen a la identificación de los presuntos culpables.

    Ciertamente, con reglas mejor formuladas o integradas, se podrían lograr resultados mucho más satisfactorios, especialmente en el lado de la prevención. En todo caso, la distinción en la eficiencia y confiabilidad cualitativa de la justicia civil, con todos los límites conocidos, es indiscutible si se la compara con la cultura y costumbres de la Iglesia-institución y con la absurda pretensión de que debe ser dejada libre para tratar el problemas a su manera, sobre todo porque en este marco se inscribe la pedofilia como su obsceno apéndice secreto, considerada -y no podía ser de otra manera- un pecado contra la moral en violación del sexto mandamiento del decálogo, más que un delito gravísimo contra la persona.

    Al respecto, no puedo dejar de recordar la reflexión realizada por Slavoj Zizek, en respuesta a la reticencia de la Iglesia, ya que esta no debe limitarse a que nos enfrentamos a crímenes horrendos y que, no colaborando plenamente en las investigaciones lanzadas por los fiscales, se convierte en cómplice.

    “La Iglesia como tal, como institución, también debe ser investigada sobre la manera de cómo crea sistemáticamente las condiciones para hacer que ocurran tales delitos. Argumentar que debería ser la única que se ocupe de los delitos de pedófilia que se produzcan entre sus filas es problemático no solo desde el punto de vista legal, ya que esto implicaría algún tipo de su derecho extraterritorial también para delitos comunes que se encuadran en la legislación penal; como si el hecho mismo de que estos escándalos estallaron no fuera una prueba de que no puede resolverlos”.

    El Estado italiano, con la persistente inercia del ejecutivo y la política, parece fingir no saber, a pesar del desencadenarse del fenómeno y las amonestaciones que le dirigió la ONU en las sesiones de enero de 2019 con la participación de Rete L’Abuso y de su denuncia, debiendo en cambio reaccionar con prontitud y prevenir, con la introducción de nuevas reglas, que el poder judicial penal y civil fuera robado por un estado extranjero de lo que la Constitución le exige garantizar: la protección psicofísica de niños y niñas.

    Nuestro sistema penal se ve muy afectado por la intolerable negación del derecho estatal a reprimir eficazmente los delitos de pedófilos, especialmente los eclesiales. Lógicamente, el ejecutivo podría ser considerado responsable incluso por la violación de convenciones y disposiciones internacionales sobre la protección de los derechos del niño. En consecuencia, iniciativas legislativas deben tomarse con extrema urgencia para adaptar la legislación italiana a la apremiante demanda de intervención, porque un elemento estructural de la justicia, especialmente cuando las víctimas son niños y niñas, es como si fuera una enfermedad dependiente del tiempo que atenta su vida para ser erradicado pronto y definitivamente.

    La propuesta simple y clara sigue, quizás precedida por una Comisión parlamentaria de investigación sobre el tema, pero sin necesidad alguna de tener que lidiar con el Concordato entre el Estado italiano y la Iglesia católica, manteniendo intacto el sello sacramental.

    En la práctica, la regla ex art. 364 del Código Penal, limitado a los delitos contra la personalidad del Estado, sólo debe complementarse con la inserción, por las razones expresadas, de los delitos señalados en los 10 artículos nombrados, señalados en cursiva y resaltados en negrita. No habría antinomia con las demás disposiciones del código penal ni entraría en conflicto con las disposiciones de todo el sistema.

    Art. 364 del código penal OMITIDA DENUNCIA DE DELITO POR PARTE DEL CIUDADANO

    El ciudadano, que habiendo recibido noticia de un delito contra la personalidad del Estado (241-313) por el cual la ley establece la cadena perpetua, así como los delitos de violencia sexual en perjuicio de menores (artículos 609 bis, 609 ter, 609 octies) de actos sexuales con un menor (art. 609 quater) cuando puedan ser perseguidos de oficio, de cohecho de menores (art. 609 quinquies), de solicitación de menores (art. 609-undécimo), de prostitución infantil (art. 600 bis), de pornografía infantil y posesión de material pornográfico (art.600 ter, 600 quater y 600 quater1) no lo denuncia de inmediato a la Autoridad indicada en el artículo 361 es sancionado con pena privativa de libertad de hasta un año y multa de 103 € a 1032 €.

    Nada más ni diferente.

    Quedo disponible para cualquier consulta.

    Muchas gracias por su atención y buena continuación.

    Mario Caligiuri

  • Altri angeli dovrebbero cadere

    Altri angeli dovrebbero cadere

    La-croix – @robinrome “È la grande mostruosità. È più grave di ogni altra cosa”. “Così ha descritto la pedofilia Papa Francesco in un nuovo documentario presentato mercoledì a Roma, in cui ripercorre alcuni episodi chiave del suo pontificato”. Erano le righe introduttive che Loup Besmond de Senneville, il nuovo corrispondente vaticano di La Croix, ha usato per iniziare il suo articolo sul film “Francesco”. Ma i commenti del papa sugli abusi sessuali sui minori da parte del clero e tutto il resto che dice in questo documentario ( di immigrati, povertà, ambiente, ecc …), sono stati appena citati dalla stampa. La sensazione delle unioni civili gay. Questo perché quasi tutti, a quanto pare, hanno parlato di una frase che ha fatto notizia in tutto il mondo: “Papa Francesco viene a favore delle unioni civili gay “.

    Ovviamente questa è una grande notizia. Dopo tutto, il Vaticano si è ufficialmente opposto alle unioni civili – e ha istruito i cattolici che devono farlo anche loro – dal 2003, quando la Congregazione per la dottrina della fede, sotto la direzione del cardinale Joseph Ratzinger, ha pubblicato un documento che ha paragonato l’approvazione delle unioni civili alla “legalizzazione del male”. Il futuro Benedetto XVI ha insinuato che le persone dovrebbero essere abbastanza felici da sopportare anche la convivenza di coppie omosessuali. L’ha chiamata la semplice “tolleranza del male”. Quindi, sì, questa è una notizia abbastanza grande. E anche per molte altre ragioni. La grande mostruosità Ma che dire delle parole che Papa Francesco ha usato per descrivere la pedofilia o – cosa probabilmente intendeva – l’abuso sessuale dei minori da parte del clero? L’ha chiamata “la grande mostruosità” e il crimine che è “più grave di ogni altra cosa”. E nel documentario descrive come ha rimosso un vescovo in Cile per aver coperto gli abusi perpetrati da un prete che faceva da mentore a questo particolare vescovo.

    Non è chiaro quanti altri vescovi Francesco abbia chiesto di ritirarsi per insabbiamento degli abusi perché, come quasi tutto nella Curia romana, non c’è una vera trasparenza. I vescovi sono spesso costretti a dimettersi per “cattiva salute o per altri gravi motivi “disposizione del codice di diritto canonico. Non ci viene mai detto che cosa, semmai, affligge questi uomini, ci resta solo da indovinare o supporre il motivo, mentre il vescovo che è stato costretto a rassegnare le dimissioni può giustificare il proprio diniego aggrappandosi all’illusione che si trattasse effettivamente di una domanda di stress. Dopotutto è una cattiva salute.

    Andare dietro ai grossi uccelli. Quanti cardinali sono stati costretti a lasciare o sono stati puniti per aver nascosto abusi sotto il tappeto? Sembra che non ce ne siano affatto, forse leggeremo i nomi di alcuni che avrebbero dovuto esserci, se il rapporto promesso sull’ex arcivescovo di Washington e pedofilo, Theodore McCarrick, sarà mai pubblicato. ha dimostrato di non aver paura di fare il duro con i cardinali. Ha rimosso McCarrick dal College of Cardinals nel luglio 2018 e poi lo ha “scongelato” sette mesi dopo. E nel 2015, il papa gesuita ha tolto i diritti cardinalizi al defunto Keith Patrick O’Brien, sebbene – stranamente – abbia permesso allo scozzese rimanere cardinale. Il crimine di O’Brien è stato quello di aver molestato sessualmente o di aver avuto rapporti sessuali con seminaristi e preti adulti. 

    Apparentemente, è stato perché Becciu è stato sorpreso a appropriarsi indebitamente, ma, naturalmente, il Vaticano non l’ha mai effettivamente detto. Altri angeli dovrebbero cadere. Un cardinale che non ha diritti è simile a essere un’anatra zoppa – o, certamente, molto strano. il papa non ha applicato la stessa pena ai cardinali che hanno insabbiato gli abusi sessuali?

    E tra loro c’è una coppia che – come il cardinal Becciu – si chiama “Angelo”. Uno di loro, ex segretario di Stato vaticano, è noto per aver protetto lo stupratore seriale e fondatore psicopatico dei Legionari di Cristo. Questo Angelo in particolare sarà probabilmente citato nel rapporto McCarrick, ma c’è un altro cardinale italiano di nome Angelo di cui recentemente sono venuti alla luce i tentativi di coprire gli abusi sessuali di uno dei suoi preti diocesani: il cardinale Angelo Bagnasco, l’arcivescovo in pensione di Genova e ex presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI) .

    Bagnasco accusato di insabbiamento ed esortazione a mentire a un prete. Questa settimana il quotidiano italiano Il Fatto Quotidiano ha riferito che il cardinale 77enne, andato in pensione solo lo scorso maggio, ha cercato di fermare il processo canonico a un sacerdote accusato di abusi sessuali minorenni e sollecitazione del sesso nel confessionale, lo ha fatto solo l’anno scorso, nel marzo 2019, un mese dopo che Papa Francesco aveva convocato a Roma tutti i presidenti delle conferenze episcopali nazionali del mondo per il grande vertice su come affrontare gli abusi sessuali del clero I funzionari della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) sanno esattamente cosa ha tentato di fare il cardinale Bagnasco perché sono stati loro (in particolare, è stato il cardinale Luis Ladaria SJ, prefetto della CDF) che ha ordinato a Bagnasco di condurre il processo.

    Ma Bagnasco ha cercato di fermare il processo canonico, proponendo invece, in una lettera alla CDF, che il religioso venisse semplicemente mandato via. E, sorprendentemente, ha persino suggerito al sacerdote di mentire ai suoi parrocchiani sulle ragioni per cui. Una proposta in 4 punti per evitare un processo Secondo documenti recentemente pubblicati dalla rete delle vittime di abusi italiani, “Rete l’Abuso”, il cardinale genovese ha cercato di persuadere la CDF ad accettare una proposta in 4 punti.

    1)Invece di un procedimento giudiziario, potrebbe essere sufficiente un intervento diretto del vescovo con l’assistenza del vicario giudiziario

    2)Allontanare il sacerdote dalla parrocchia dove ha lavorato bene per 21 anni

    3)Sospenderlo dall’ascolto delle confessioni

    4)Inviarlo a una comunità religiosa dove sia presente un clima di regolare preghiera comunitaria e affidarlo alle cure di un ottimo psicoterapeuta (a Milano), N., ben noto a me e al mio seminario.

    Il cardinale Bagnasco ha avuto addirittura la faccia tosta di suggerire che questo prete credibilmente accusato fosse autorizzato a rimanere parrocchia per altri due mesi (fino alla fine di maggio 2019) in modo che potesse essere presente alle cerimonie di Prima Comunione e Cresima precedentemente programmate. A questo punto non pensi che il papa avrebbe dovuto intervenire?

    Invece, la congregazione dottrinale si è semplicemente fermata la farsa. Nel luglio 2019 ha detto a Bagnasco che gli toglieva di mano il processo canonico e lo inviava al tribunale arcivescovile della vicina Torino.

    Agirà il papa? Bagnasco non è un vescovo motto, lasciando da parte le credenziali conservatrici (viene dalla stalla del defunto cardinale Giuseppe Siri che lo ordinò presbiterio nel 1966), divenne uno dei vescovi più influenti d’Europa all’epoca di Benedetto XVI.

    Nel 2006 il papa bavarese nominò Bagnasco, allora capo dell’esercito italiano ordinariato, a Genova e lo ha nominato cardinale nel 2007. Quello è stato lo stesso anno in cui Benedetto lo ha nominato personalmente presidente della Cei, carica che ha ricoperto fino al 2017 quando papa Francesco lo ha rimosso. Tuttavia, i membri del Consiglio conservatore dei vescovi ‘ Le Conferenze d’Europa hanno eletto Bagnasco loro presidente nel 2016, che è stata vista come una sfida diretta all’attuale papa.

    Le rivelazioni del suo tentativo di bloccare un processo canonico su mandato della CDF a un sacerdote accusato credibilmente hanno appena menzionato sulla stampa italiana. Se Papa Francesco crede davvero che l’abuso sessuale sui bambini sia “la grande mostruosità” e “più grave di ogni altra cosa”, allora coprire tali crimini deve essere certamente peggio dell’appropriazione indebita. E la pena per fare il primo dovrebbe essere severo almeno quanto il secondo.

    Seguimi su Twitter @robinrome