Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: La Plata

  • COME FUNZIONA IL MANUALE DI INSABBIAMENTO DELLA CHIESA CATTOLICA

    COME FUNZIONA IL MANUALE DI INSABBIAMENTO DELLA CHIESA CATTOLICA

    Lo scorso lunedì il tribunale di Mendoza commisurò delle pene esemplari a due sacerdoti e ad un giardiniere, per la loro reiterata e accurata azione pedofila. I condannati lavoravano nella scuola per bambini audiolesi conosciuta come “Istituto Provolo”. Il prossimo grado di giudizio sarà a La Plata, dove i testimoni hanno cominciato a moltiplicarsi. In questo articolo si analizza fino a che punto la Chiesa Cattolica non solo pratica sistematicamente abusi, ma li nasconde e garantisce persino la loro ripetizione su scala globale. Fino a quando?

    “Scoprirai cose brutte e molte sono vere”, Robert Frainer avvisò così Gustavo Ariel Chamorro nel 2007. Il primo ha diretto l’Istituto Provolo in tutto il mondo fino al provvedimento del Vaticano nel luglio 2017; il secondo invece era direttore della succursale situata a La Plata. Frainer aveva ragione.

    In seguito alle condanne esemplari pronunciate a Mendoza lo scorso lunedì 25 novembre, il procuratore Cecilia Corfield ha due certezze: le sentenze hanno provocato un effetto domino che ha suscitato nelle vittime il desiderio di testimoniare; e che, tuttavia, l’appoggio del sistema politico di Buenos Aires rimane scostante in questa causa ad alta tensione. “Sono sola” afferma.

    Se sono già state emesse le condanne nel primo dei tre gradi di giudizio in cui è divisa la causa, è in gran parte dovuto al fatto che il vicegovernatore Laura Montero si è resa disponibile personalmente a garantire la sicurezza dei sopravvissuti e dei testimoni.

    A La Plata, sebbene il fascicolo sia stato inviato nella stessa data, il processo è ancora in fase di indagine, in questo caso il governatore Maria Eugenia Vidal ha omesso qualunque riferimento al caso e tanto meno ha contattato le vittime per offrire risorse o supporto.

    Il caso nella capitale di Buenos Aires ebbe un primo procuratore, Fernando Cartasegna, che fu espulso quasi due anni fa a causa di gravi irregolarità. Quando il procuratore Corfield vide le azioni del suo predecessore, la prima cosa che fece fu perquisire l’edificio della 47esima Strada. Stava cercando ciò che il testimone Lisandro Borrelli aveva denunciato: la stanza all’interno del seminterrato dove era stato legato e torturato.

    Borrelli studiò nell’istituto Provolo tra il 1989 e il 1993. Lì era legato per ore ad una ringhiera che era nel seminterrato della cucina. Inoltre lo hanno rinchiuso in una gabbia per conigli.

    Ha aggiunto anche un altro particolare: l’istituto Provolo ha in Valeria del Mar, zona di Pinamar, una casa situata in via Pietro Mendoza 2287, dove Borrelli fu trasferito durante un’estate. Lo hanno costretto a occuparsi delle pulizie e lo hanno legato ad un albero per punirlo.

    Quell’indirizzo fu menzionato anche nella causa di Mendoza e se i due casi non sono correlati, il giudizio rimarrà aperto. Sulla scia dello scandalo internazionale, oggi le case vengono tenute chiuse in stato di abbandono.

    Nel caso di La Plata, l’ex direttore Chamorro ha segnalato nella sua deposizione che il sacerdote italiano Corradi ha portato i bambini nella casa di Valeria del Mar, negando la possibilità di essere accompagnati dai loro genitori. A Mendoza, una delle madri ha affermato che, durante un viaggio in quella località costiera nel 2015, una studentessa ha riferito di aver visto come uno degli insegnanti ha portato un ragazzo a Horacio Corbacho, uno dei sacerdoti condannato a 45 anni di prigione.

    L’altro testimone chiave nel fascicolo platense è Daniel Sgardellis, che vive a Salta. Già nel 2013 ha avuto il coraggio di raccontare, attraverso la lingua dei segni e attraverso un video caricato su YouTube, ciò che aveva subito tra il 1980 e il 1991. In quella registrazione chiede ad altre vittime di denunciare come aveva già fatto lui. Solo tre anni dopo, la seconda testimonianza, quella di Borrelli, giunse alla giustizia nel 2016. Dopo le condanne a Mendoza, ne arrivarono altre due.

    Tuttavia, la procura ha appena riconosciuto che al massimo sarà in grado di portare in tribunale Corradi e il professore di informatica José Britez, dal momento che l’Italia non era disponibile a rispondere alla richiesta di estradizione che pesa sull’ottantenne Eliseo Primatti, che è fuggito quando sono iniziati gli arresti.

    Il manuale di copertura della chiesa indica che si deve sempre agire dopo che gli abusi sono stati resi pubblici. Il caso del Provolo non era un’eccezione.

    BIGLIETTO PER L’ARGENTINA

    Nel 2003, l’Istituto Provolo ha ricevuto il premio “Juntos Educar” dall’allora arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Bergoglio. Il premio è stato assegnato per il suo esemplare lavoro educativo “nell’istruzione, nell’educazione e nell’assistenza ai sordomuti e ai giovani bisognosi”. A quel tempo si parlava poco dell’opera, ma ogni volta che veniva nominata nei media era per la sua nobile missione.

    Fondato nel 1840 a Verona, l’istituto deve il suo nome al vescovo Antonio Provolo, che si dedicò all’educazione dei sordi con i metodi orale e mimico-gestuale. La sede situata nella strada 47 di La Plata, nota come “Casa Provinciale della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordi e dei muti”, fu il primo in Argentina, diretta dal sacerdote Albano Mattioli, un italiano naturalizzato Argentino. Quindi fu aperta la filiale di Mendoza a Luján de Cuyo, che fu ufficialmente inaugurata nel 1998 come “Casa locale della compagnia di Maria” di Mendoza.

    L’Argentina era una delle destinazioni prese da diversi sacerdoti che erano diventati incontrollabili a Verona, dove abusavano di bambini con problemi di udito tra gli anni ‘60-‘70. Il mondo lo ha scoperto il 22 gennaio 2009, attraverso il settimanale L’Espresso, quando Paolo Tessadri ha pubblicato un articolo dal titolo: “Noi, le vittime dei preti pedofili”. L’articolo menzionava che il numero di bambini maltrattati era incalcolabile, gli abusatori hanno agito per tre decenni fino al 1984, ma rilevava anche che una dozzina dei quasi 25 sacerdoti accusati sono rimasti nell’istituto. Tessadri ha fornito un’informazione che spiegava, in parte, il processo di selezione delle vittime: “Il Provolo di Verona accoglie famiglie povere”, principalmente dal nord-est italiano.

    Fu allora che 67 persone furono incoraggiate a inviare una lettera al giornale in cui raccontavano ciò che avevano sofferto. “I sacerdoti e i fratelli religiosi hanno abusato sessualmente di noi”, hanno detto. Molti furono sorpresi di non aver cercato alcuna soluzione giudiziaria, poiché i crimini erano andati in prescrizione, ma ciò che volevano era che la situazione fosse conosciuta in modo tale che i bambini che erano rimasti nel Provolo non subissero ciò che avevano passato loro. Le testimonianze raccolte sono arrivate il 20 novembre 2008 a monsignor Giampietro Mazzoni, giudice della corte ecclesiastica della diocesi di Verona, che ha ignorato il caso. In quella lettera, tra le altre cose, fu informato che nella stanza usata come confessionale nella Chiesa di Santa Maria del Lamento dell’Istituto Provolo, i sacerdoti facevano masturbare alcune ragazze sorde. Lo hanno anche avvertito che gli abusi, spesso accompagnati da percosse, si sono verificati sistematicamente nelle camere da letto dei sacerdoti, sotto l’altare, nelle docce e nei bagni dell’Istituto.

    Nel tentativo di calmare le vittime, è stata avviata un’indagine interna e il 14 dicembre 2012 è stata rilasciata una risposta. Monsignor Mazzoni era incaricato di inoltrare “un’umile richiesta di perdono” alle vittime, dopo aver comunicato che l’inchiesta era stata ritardata dalla sovrapposizione di denunce, perché alcuni preti accusati avevano già lasciato l’istituto o erano morti. Proprio in quella occasione, la Santa Sede ha condannato alcuni sacerdoti a dedicarsi alla preghiera e alla penitenza, impedendo qualsiasi contatto con i minori. Tuttavia, i sacerdoti che erano in Argentina non hanno ricevuto alcuna sanzione. Il manuale di copertura della Chiesa indica che si deve sempre agire dopo che gli abusi sono stati resi pubblici. Il Provolo non faceva eccezione.

    Da quando fu eletto nel marzo 2013, Papa Francesco è stato informato in almeno tre occasioni che quindici sacerdoti italiani, accusati di aver abusato di bambini con problemi di udito in Italia, sono stati inviati ad altre destinazioni in Argentina.

    Io insabbio, tu insabbi.

    Per anni, attraverso ciascuna delle loro testimonianze, i sopravvissuti hanno rivelato come funziona il manuale di copertura che la Chiesa Cattolica utilizza in tutto il mondo ogni volta che un prete molesta, abusa e/o tortura un bambino.

    Il caso dell’istituto Provolo si adatta perfettamente:

    1. alle prime rimostranze, tende a minimizzare il problema;
    2. zittisce e minaccia la vittima, che di solito è minorenne, ma mettendo in disparte la famiglia;
    3. fa pressione su quelli che potrebbero rompere con questa linea e presentare una denuncia, come nel caso di un altro sacerdote;
    4. se il carnefice diventa ingestibile, lo trasferisce;
    5. se il caso viene reso pubblico, rilascia una dichiarazione che simula dolore e afferma il desiderio di accompagnare la vittima e la sua famiglia, mentre le porte sono completamente chiuse agli stessi che affermano di voler sostenere;
    6. iniziano un processo interno, inutile e senza fine che si chiuderà in un cassetto della Santa Sede.

    Papa Francesco sapeva cosa stesse succedendo all’Istituto Provolo e non ha fatto nulla. Questa è la certezza dell’italiano Francesco Zanardi, presidente della Rete italiana dei sopravvissuti all’abuso ecclesiastico. Su cosa si basa? Da quando è stato consacrato nel marzo 2013, il Sommo Pontefice è stato informato in almeno tre occasioni che quindici sacerdoti italiani, accusati di aver abusato di bambini sordomuti in quel paese, sono stati inviati tra le altre destinazioni in Argentina.

    Nel maggio 2014, Zanardi ha inviato al Segretario di Stato Vaticano un video in cui appaiono 17 vittime che raccontano ciò che avevano vissuto e un elenco di sacerdoti accusati con il luogo in cui risiedevano. In Argentina, inclusi Giovanni Granuzzo, Nicola Corradi, Luigi Spinelli ed Eliseo Pirmati. Non ha avuto risposta.

    Il 20 ottobre dello stesso anno, l’Associazione dei sordi del Provolo di Verona, inviò una lettera indirizzata al vescovo Giuseppe Zenti, alla Congregazione per la Dottrina della Fede, e a Papa Francesco: “In quella lettera – ha detto Zanardi – nuovamente appaiono il nome di Corradi e altri quattordici sacerdoti accusati di abuso, quattro dei quali nascosti in Argentina”. Infine, è stato consegnato, ancora una volta, il 28 ottobre 2015, ora direttamente nelle mani del Papa da una delle vittime del Provolo di Verona, Giuseppe Consiglio, momento che è stato fotografato. Faccia a faccia, nell’aula Paolo VI, Consiglio disse al Papa, come poté, dopo ciò che aveva sofferto, al quale il Papa rispose con una richiesta di scuse e le sue solite “pregate per me”. In nessuno dei casi c’è stata alcuna risposta.

    Solo più di un anno dopo, venerdì 25 novembre 2016, quando si sono esposte le prime vittime argentine, sono state effettuate irruzioni presso la sede di Luján de Cuyo, sono stati arrestati i sacerdoti Nicola Corradi e Horacio Corbacho e si è scoperto uno scandalo internazionale, il Vaticano nominò un commissario apostolico e si preoccupò del caso “Provolo”. La prima espressione pubblica della Chiesa fu una menzogna: “Voglio chiarire guardandoli negli occhi, con le mani pulite e una coscienza tranquilla, che mai fummo informati prima delle accuse che pesano su nessuno dei sacerdoti imputati”, ha detto l’arcivescovo di Mendoza, Mons. Carlos Maria Franzini.

    Quello che non sapevano era che avevano appena scoperto il caso che avrebbe dimostrato fino a che punto i meccanismi di insabbiamento all’interno della Chiesa Cattolica sono internazionali. Un altro 25 novembre, questa volta nel 2019, sono state conosciute le condanne (45 anni per Corbacho, 42 per Corradi e 18 per il giardiniere Armando Gómez) e si è conclusa la prima delle tre parti del lungo processo di Mendoza. Contemporaneamente, un senso di sollievo attraversò il corpo dei sopravvissuti di La Plata e Verona. Non per niente: per la prima volta da quando sono iniziati gli abusi nell’Italia degli anni 60, poi a La Plata negli anni 80 e a Mendoza negli anni 90, erano riusciti ad avere credibilità.

    Gli investigatori di La Plata e Mendoza hanno concluso che:

    a) le vittime preferite erano quelle i cui genitori non conoscevano il linguaggio dei segni;

    b) gli amministrativi e i religiosi fungevano come un filtro per misurare attraverso la tortura e giochi di ruolo chi consegnavano;

    c) gli arcivescovi di La Plata e Mendoza hanno voltato le spalle alle denunce internazionali.

    POETICA DELL’ABUSO

    Nel 2002 Julio García, un membro dell’ordine di La Plata, ha osato chiedere a Nicola Corradi, attraverso una lettera, di “agire sulla questione” per le irregolarità e le perversioni sessuali che stavano accadendo. Questa lettera fu trovata quando furono razziati gli uffici del Provolo di Mendoza, insieme a un fax stampato in cui erano spedite due comunicazioni. Il primo fu inviato al vicario generale in Italia; il secondo a Corradi. In entrambi, Garcia si riferiva a ciò che aveva vissuto all’interno dell’istituto Provolo di La Plata. Ha accusato un novizio ed ex seminarista di nome Gerardo Risso per “comportamenti devianti” e ha segnalato la complicità di altri sacerdoti per proteggerlo, sostenendo queste azioni. Ha anche sottolineato che Risso era stato respinto dall’ordine di Buenos Aires proprio a causa di questo comportamento, al contempo chiedeva a Corradi di non voltare le spalle perché un gruppo di sacerdoti della stessa sede lo proteggeva a spada tratta e sosteneva la possibilità che tornasse al Provolo.

    Garcia ha allegato una copia di una poesia scritta da un interno. “Il cantico di Gerardo” non solo aveva un alto contenuto sessuale nella sua lingua, quando identificava le pratiche dell’ex seminarista nell’intimità del gruppo, ma esponeva anche la naturalizzazione dell’abuso.

    Il cantico di Gerardo
    Sto uscendo con un ragazzo
    L’ho incontrato nella cappella
    Mi ha accarezzato e non ho resistito
    E volevo andare nella sua stanza
     
    Sto uscendo con un ragazzo
    È religioso e di grande ardore
    Quando mi abbraccia mi da calore
    E mi fa esplodere il cuore
     
    Sto uscendo con un ragazzo
    Mi sono sdraiato sul suo letto
    È venuto come un camion
    E in quella notte mi ha consacrato
     
    Sto uscendo con un ragazzo
    Fu molto bello quello che ho sentito
    Mi ha puntato il suo grande cannone
    E l’ho ricevuto nel mio garage
     
    Sto uscendo con un ragazzo
    È insaziabile nel suo procedere
    Non vuole altro che cogliere
    Ho già il culo come un vaso
     
    Sto uscendo con un ragazzo
    E ora cammino con un bastone
    Scorreggio e inizio a gridare
    E piango quando vado a cagare
     
    Sto uscendo con un ragazzo
    Ho promesso di essere sempre fedele
    Mi sono già vestito da religioso
    E di notte gettava le mutande
     
    Sto uscendo con un ragazzo
    Ho già trovato la mia vocazione
    Voglio vivere in congregazione
    Aprire il culo è la mia religione.

    In un altro paragrafo della lettera, l’autore ha anche fatto riferimento a irregolarità nell’amministrazione di indumenti e alimenti che avrebbero dovuto essere date ai bambini che erano nel rifugio di La Plata. Ha accusato le suore, che avevano quel compito, di lasciare 578 pullover immagazzinati per “riempirsi di falene” e “vendere i vestiti che abbiamo donato per 2 o 3 pesos”. Infine, ha sottolineato che ai ragazzi è stato servito cibo ormai scaduto, aggiungendo che “è un miracolo che nessun bambino si sia ammalato”.

    Sebbene il legame tra i poteri giudiziari di Buenos Aires e di Mendoza sia praticamente nullo, sia gli investigatori di La Plata che quelli di Mendoza hanno raggiunto conclusioni simili:

    a) le vittime preferite erano quelle i cui genitori non conoscevano il linguaggio dei segni;

    b) gli amministrativi e i religiosi fungevano come un filtro per misurare attraverso la tortura e giochi di ruolo chi consegnavano;

    c) gli arcivescovi di La Plata e Mendoza hanno voltato le spalle alle denunce internazionali.

    Per comprendere la portata istituzionale del caso Provolo, è necessaria una visione integrale che colleghi ciò che è accaduto a Verona, La Plata e Mendoza. Dopo i processi che hanno rappresentato la prima serie di condanne, il processo di La Plata dovrebbe andare in quella direzione.

    manual de encubrimiento de la iglesia católica


    (traduzione con Google, articolo del 4 dicembre 2019)

  • Il cortometraggio che racconta i retroscena della vicenda, che parte da Verona

    Il cortometraggio che racconta i retroscena della vicenda, che parte da Verona

    Caso Provolo, il cortometraggio che racconta i retroscena della vicenda, che parte da Verona (Italia) per esplodere finalmente, ma 30 anni dopo, in Argentina.

    Qui si documenta uno dei due casi, quello di Mendoza ma a La Plata, nell’istituto omonimo, la magistratura sta conducendo un’altra indagine in cui don Corradi è nuovammente coinvolto e dietro la quale, ha chiesto all’Italia l’estradizione di Eliseo Pirmati, un sacerdote dell’istituto rientrato in fretta e furia dopo l’apertura del caso.

    Per il momento l’Italia ha rigettato la richiesta dei magistrati argentini.

    Contiene anche contributo della Rete L’ABUSO.

  • «Zenti chieda scusa alle vittime del Provolo»

    «Zenti chieda scusa alle vittime del Provolo»

    Una lettera aperta al vescovo di Verona per sollecitare le scuse alle vittime di abusi all’Istituto Provolo. L’ha scritta la deputata pentastellata, Francesca Businarolo, presidente della Commissione Giustizia della Camera, dopo la condanna a pesanti pene detentive da parte di un Tribunale argentino di due sacerdoti di due sedi dell’Istituto Provolo di Mendoza e La Plata, di cui uno italiano, padre Nicola Corradi, 83 anni, ora agli arresti domiciliari per provata responsabilità in sei episodi di violenza, per gravi e ripetuti abusi sessuali su bambini e minori sordi o ipoacusici.

    «Mi rivolgo a Monsignor Zenti e a tutte le Autorità ecclesiastiche veronesi – dice Businarolo – vi prego, chiedete scusa alle vittime degli abusi dell’Istituto Provolo, chiudiamo questa ferita inflitta a loro e alla città». «I fatti argentini – prosegue – ci sbattono in faccia l’attualità delle denunce di diversi ex ospiti dell’Istituto per l’educazione dei sordomuti di Verona, nato nella nostra città e rimasto attivo per un secolo e mezzo: allora bimbi disabili, poi diventati adulti furono in grado di sentire e parlare grazie a speciali supporti, dunque capaci di ricordare e denunciare gli abusi subiti».

    «È lecito pensare – aggiunge – che al Provolo sia esistito un buco nero nel quale è stata affogata la dignità di tanti bambini, un orribile “sistema collaudato” di abusi, con vittime preferenziali, i sordomuti, che non erano in grado di difendersi o di andare a raccontare quanto accadeva. Ed è lo stesso motivo per cui, anche a Verona, gli abusi sono emersi con decenni di ritardo». «Ora io chiedo a voi, autorevoli rappresentanti di una Chiesa che Francesco vuole nuova e trasparente, di non dimenticare le vittime del Provolo. Non diteci che non ci sono sentenze – conclude Businarolo nella missiva -. Il diritto farà il suo corso. Noi abbiamo bisogno di un atto di coraggio, di una parola di scuse verso le vittime. Solo così i fantasmi del Provolo non ci tormenteranno e noi saremo una comunità migliore».

    https://www.larena.it/territori/citt%C3%A0/zenti-chieda-scusa-alle-vittime-del-provolo-1.7812580

  • Non mentirai? – Provolo: Francesco non getterà dalla Chiesa i preti abusatori condannati a Mendoza

    Non mentirai? – Provolo: Francesco non getterà dalla Chiesa i preti abusatori condannati a Mendoza

    ¿NO MENTIRÁS? – Provolo: Francisco no echará de la Iglesia a los curas abusadores condenados en Mendoza

    Pur conoscendo le testimonianze di Corradi dal 2002 e nonostante le prove inconfutabili, in Vaticano affermano di non poter ancora “valutare i fatti” per decidere cosa fare del prete italiano e del suo favorito Corbacho.

    Questo lunedì la notizia delle dure e storiche condanne a due sacerdoti e un giardiniere dell’Istituto per i bambini non udenti Antonio Provolo de Luján de Cuyo (Mendoza) per aver abusato e corrotto tra il 2005 e il 2016, undici studenti tra 7 e 17 anni, hanno girato il mondo.

    Alla gravità dei fatti, al modus operandi criminale dimostrato nel processo e ai comportamenti abietti di Nicola Corradi (84) e Horacio Corbacho (59) durante il processo, si aggiunge che molti degli eventi si sono verificati nel paese di Jorge Bergoglio e durante il periodo in cui era la massima autorità della Chiesa in Argentina.

    Tuttavia, né la forza delle condanne (42 anni per Corradi, 45 per Corbacho e 18 per il giardiniere Armando Gómez) né la conferma che la curia conoscesse i fatti da molto tempo prima di essere processati, sembrano essere motivi sufficienti per Il Vaticano per prendere la decisione di eliminare entrambi i sacerdoti dell’istituzione religiosa.

    Al contrario, è come se la “notizia” avesse attivato i lati più offensivi di una gerarchia cattolica piuttosto abituata al silenzio, a mentire e a coprire tutti i suoi crimini.

    Ipocrisia e tonache

    All’ipocrita rassegna stampa dell’arcivescovo di Mendoza, rilasciata ore dopo la sentenza, sono state aggiunte nelle ultime ore dichiarazioni di fonti vaticane che mostrano il disprezzo dell’istituzione per le vittime e la volontà di continuare a proteggere i criminali di tonaca.

    Il quotidiano La Nación (compagnia diretta a Roma) riferiva che “dalla Santa Sede accusano la Giustizia” di Mendoza perché, secondo “fonti religiose dall’Italia”, sarebbe stato impedito alla curia “l’accesso agli atti giudiziari” del caso.

    Secondo La Nación, l’argomento del Vaticano è che “attendono la conclusione del caso nella giustizia civile argentina. Inoltre, hanno indicato che il processo canonico (cioè il processo interno contro Corradi e Corbacho, NdR) procederà solo con una frase definitiva, in modo che solo dopo tale istanza si discuterà della possibile espulsione dei sacerdoti condannati ”. Cioè, praticamente mai.

    Sembra così vaga la risposta vaticana che la stessa corte di Mendoza ha risposto. “Quello che dicono è molto brutto. Parlano di giustizia civile e quello che abbiamo fatto è una condanna penale, in primo luogo. In secondo luogo, dovrebbero mostrare le richieste di informazioni. Terzo, quello che hanno detto è che non avvieranno il processo fino a quando non ci sarà un giudizio finale. C’è il segreto: un giudizio deciso su dove; può essere nel tribunale provinciale, nel tribunale nazionale o nella corte interamericana dei diritti umani. Sono ipocriti. È davvero un pezzo di carta”, riproduce La Nación come “una fonte del tribunale provinciale”.

    D’altra parte Sergio Salinas, avvocato a nome delle vittime e referente dell’organizzazione Xumek, ha anche condannato la posizione del Vaticano e ha affermato che sono direttamente “complici, nascondendo prove che sono obbligati a dare. Siamo stanchi del suo cinismo.”

    Questo lunedì, in dialogo con La Izquierda Diario, l’avvocato della Rete dei sopravvissuti all’abuso ecclesiastico Carlos Lombardi, ha anche fortemente criticato la gerarchia cattolica, ricordando che “entrambi, Dante Simón (vicario giudiziario dell’arcidiocesi di Cordova inviato da Bergoglio a Mendoza interverrà nel caso) come Alberto Bochatey (il commissario apostolico e l’attuale arcivescovo ausiliare di La Plata) vengono denunciati penalmente non solo per non aver collaborato con la giustizia di Mendoza ma per aver ostacolato le indagini ”.

    Sapevano tutto

    Dal Vaticano insistono nel nascondere l’invisibile. “Non siamo stati in grado di procedere nel processo canonico perché non abbiamo mai avuto più informazioni di quella dei media, dal momento che le autorità giudiziarie argentine non ci hanno dato accesso ai documenti e alle prove del processo civile”, hanno detto a La Nación fonti apostoliche e romane.

    Ma la bugia ecclesiastica non può essere più grande. La Curia argentina sapeva, almeno dal 2002, dell’esistenza di denunce nel Provolo de La Plata. Una volta scoperto lo scandalo, in un raid nel quartier generale della capitale di Buenos Aires, fu trovata una lettera (datata quell’anno) che Julio García, “tesoriere” di Provolo, aveva inviato a Mendoza raccontando tutto ciò che sapeva di Corradi. Non sapevano davvero niente?

    Inoltre, come riportato dettagliatamente da questo giornale, nel 2014 Francesco stesso ha ricevuto denunce da parte dei sopravvissuti del Provolo di Verona che andarono a trovarlo in Piazza San Pietro. Lì nominarono Corradi e altri chierici stupratori. La risposta ufficiale non fu altro che il silenzio papale.

    Come se ciò non bastasse, l’arcivescovo di La Plata (attraverso il vescovo ausiliare Bochatey) alla fine del 2017 ha portato Eliseo Pirmati fuori dall’Argentina e lo ha “rimpatriato” nel Provolo de Verona (dove era partito decenni fa) quando erano già consistenti sospetti su di lui in merito ad abusi e torture commessi su bambini nella sede dell’Istituto di Buenos Aires.

    La Chiesa non può nascondere il sole con la mano. E tanto meno i loro stessi crimini con bugie.

    Oggi, con le condanne di Corradi e Corbacho, hanno un nuovo significato le parole espresse l’anno scorso da Sergio Buenanueva, vescovo di San Francisco (Córdoba), che si pone pubblicamente come “autocritico” e cerca di separarsi dalle ali più reazionarie dell’episcopato.

    Buenanueva è di Mendoza e afferma di conoscere il caso Provolo “da vicino”. In un’intervista rilasciata nel 2018, Buenanueva ha affermato che questo è stato “il caso più grave che l’Argentina ha” insieme a quelli di Julio Grassi e ai casi di Paraná. Ha anche affermato che “la crisi in Argentina è appena iniziata”, poiché casi come il Provolo “hanno incoraggiato molte vittime a mettere in luce ciò che hanno sofferto e ciò che hanno vissuto”. E ha anche riconosciuto che le vittime “potrebbero richiedere decenni per mettere in luce” le loro testimonianze.

    Per il vescovo di San Francisco, ciò che è accaduto all’Istituto Provolo “è la cosa più grave che è accaduta in Argentina, ma è un esempio di tutto il male che abbiamo fatto nella Chiesa nella gestione di tutti questi casi”.

    Ma allo stesso tempo ha cercato di togliersi ogni responsabilità, quando si parla di “persone che con i registri sono state inviate senza che il vescovo del luogo lo sapesse, posso dire che sono stato vescovo ausiliare di Mendoza e non avevamo la minima idea”.

    La cantata di Buenanueva, dei suoi colleghi della Conferenza episcopale argentina e dei suoi elettori del Vaticano non resiste a un minimo di archivio. Peggio ancora, questo canto ha l’effetto di una copertura eterna su innumerevoli stupratori e torturatori. Soprattutto quelli che hanno ancora la “fortuna” di non essere stati denunciati dalle loro vittime.

    http://www.laizquierdadiario.com/Provolo-Francisco-no-echara-de-la-Iglesia-a-los-curas-abusadores-condenados-en-Mendoza?fbclid=IwAR0tFX6pSSJzBM-eyiDeAncr7OkaJBGJqS8vJThHDUR1mvJmHnErtsJPurc
    (traduzione con Google)

  • Provolo: il Vaticano chiede “perdono”, ma anni fa conosceva gli abusi e li copriva

    Provolo: il Vaticano chiede “perdono”, ma anni fa conosceva gli abusi e li copriva

    Provolo: el Vaticano pide “perdón”, pero hace años sabía de los abusos y los encubrió

    Il vescovo Bochatey, incaricato di “indagare” sui sacerdoti condannati a Mendoza, ha pubblicato una dichiarazione di scusa per le condanne di lunedì. Ma lui stesso ha manipolato le prove a La Plata e nel 2017 ha inviato uno dei sospettati in Italia.

    Il vescovo ausiliare di La Plata, Alberto Germán Bochatey Chaneton, nominato a maggio 2017 come “commissario apostolico” dal Vaticano per “investigare internamente” sui crimini presso l’Istituto Provolo, ha rilasciato una dichiarazione mercoledì cercando di scusarsi per conto di la Chiesa prima delle storiche condanne a 42 e 45 anni per i sacerdoti Nicola Corradi e Horacio Corbacho.

    Il lungo testo è pieno di (incredibili) espressioni di papa Francesco riguardo al “dolore”, alle “ferite profonde” e alla “pace” necessaria per le vittime di abusi e torture da parte di sacerdoti. Le poche parole di Bochatey nella dichiarazione cercano solo di coprire le spalle di una gerarchia cattolica affondata al collo sotto mentite spoglie e complicità con quei crimini.

    Noi Signore? No signore

    Bochatey afferma che la Chiesa “rispetta la decisione giudiziaria di Mendoza” e “si aspetta che porti pace alle vittime”. Il chiarimento sul rispetto della sentenza giudiziaria può sembrare ovvio. Ma non lo è. La Chiesa è un’istituzione abituata a “fare da sé”, dispensando le leggi dello Stato e generando altri parallelismi che prevalgono persino sulle costituzioni e sui codici penali.

    Ad esempio, in Argentina è ancora in vigore il Concordato (firmato nel 1966 tra la dittatura di Onganía e il Vaticano), che offre alla Chiesa ampio spazio di manovra con la propria “giustizia” in casi che non raggiungono mai la giustizia civile, tra questi molti abusi sessuali di sacerdoti su parrocchiani. Casi che non trascendono mai e finiscono sempre nell’impunità. L’annullamento del Concordato è una delle richieste fondamentali della Campagna Chiesa e Stato soggetto separato.

    Nella sua dichiarazione, Bochatey cita Francesco quando afferma che “se in passato l’omissione poteva diventare una forma di risposta, oggi vogliamo che la solidarietà, intesa nel suo senso più profondo e più stimolante, diventi il nostro modo di fare la storia presente e futuro”. Quella “omissione” di cui parla il Papa è precisamente quella che lo stesso Bochatey e i suoi colleghi argentini hanno esercitato ampiamente negli ultimi anni.

    Il vescovo ausiliare di La Plata afferma che, quando è stato nominato commissario apostolico con Dante Simón, ha assunto il compito di indagare per “cercare di discernere se le accuse sono credibili o meno e avere una buona certezza morale che gli eventi potrebbero essere accaduti “. Sulla base di ciò, afferma, hanno concluso che “i fatti erano plausibili e avrebbero potuto accadere”. E aggiunge che la curia “non ha mai nascosto informazioni o rimosso la collaborazione” con la magistratura.

    Se è come dice Bochatey, bisognerebbe chiedergli perché crede che nel processo che si è appena concluso a Mendoza, le denunce hanno addebitato direttamente a lui e Simon le coperture degli imputati.

    Il vescovo aggiunge che “la Chiesa non ha mai nascosto i sacerdoti in questione e il processo canonico continua il suo corso nella Congregazione della Dottrina della Fede”. E con ciò crede di poter comunicare alla società e al mondo che tutto è in ordine e che Corradi e Corbacho sono solo un inciampo all’interno dell’istituzione. Ma lo stesso Bochatey è intimamente legato alla copertura di sacerdoti abusatori, e al disprezzo e agli attacchi alle vittime.

    Sì, hai nascosto

    Lo stesso mercoledì l’arcivescovo reazionario emerito di La Plata Héctor Aguer ha dichiarato alla radio che “è un orrore quello che è successo” nel Provolo Mendoza. “Conosco bene questo istituto perché ha una casa qui a La Plata e fortunatamente qui non sono successe cose”, ha aggiunto.

    Ha anche affermato che mentre era a capo dell’arcidiocesi di Platense (fino a giugno 2018) “non c’è mai stata una denuncia presso la sede dell’arcivescovo” e che, sopra, il Provolo “è un’istituzione che non dipende dal vescovo del luogo, quindi che è un problema che deve essere risolto a Roma ”.

    Da giugno 2000 a giugno dell’anno scorso Aguer è stato a capo della Chiesa Platense. E nel marzo 2013 Bochatey ha assunto il ruolo di suo assistente, una posizione che ricopre fino ad oggi, ora sotto gli ordini di Víctor “Tucho” Fernández. Significa che per molti anni Aguer e Bochatey hanno gestito “come una squadra” tutto ciò che riguarda la chiesa regionale.

    Come già riportato in questo giornale, nel 2002 Julio García, un membro anziano del Provolo de La Plata, ha inviato una lettera al Provolo de Mendoza avvertendo dei comportamenti violenti e offensivi del sacerdote Corradi (che era stato inviato a Luján de Cuyo dal Capitale di Buenos Aires per rilevare la sede centrale di Mendoza dell’istituto per bambini non udenti). Mons. Aguer potrebbe dire che non lo sapeva, ma è davvero incredibile, conoscendo il livello di verticalità dell’istituzione religiosa.

    A sua volta, nello stesso edificio del Provolo c’è un ramo dell’Università Cattolica di La Plata, che è sotto l’orbita dell’Arcivescovado e di cui Aguer è stato per anni uno dei suoi massimi referenti. È innegabile che il rapporto tra Provolo e l’Arcivescovado è più che stretto da decenni.

    Ma non è tutto. Quando alla fine del 2016 lo scandalo è saltato nel quartier generale di Mendoza dalla tortuosa e coraggiosa denuncia di famiglie di bambini sordi, a La Plata Aguer ha attivato gli allarmi e ha lanciato la copertura operativa, cercando di non rimanere bloccato verso le destinazioni di Corradi e Corbacho.

    Quando, nel maggio 2017, Jorge Bergoglio ha nominato Bochatey “commissario apostolico” incaricato di “indagare” su ciò che è accaduto nel Provolo de Mendoza, Aguer lo ha immediatamente nominato “controllore” presso la sede di La Plata. Il doppio gioco di essere un “ricercatore” e di avere in mano molte prove incriminanti dell’indagine ha facilitato molte cose.

    A ciò si sono aggiunti i servizi forniti dall’ex procuratore della Repubblica Plata Fernando Cartasegna, che era allora responsabile della causa aperta dalle testimonianze di ex studenti dell’istituzione che, commossi dallo scandalo aperto a Mendoza, hanno denunciati gli stessi sacerdoti per crimini commessi nella sede di Platense anni prima. Cartasegna (oggi in disgrazia e con alcune caratteristiche di follia) non ha indagato su nulla e ha persino approvato ciò che è stato fatto dalla gerarchia cattolica.

    Da luglio 2017 Alberto Bochatey (prima sotto gli ordini di Aguer e poi di Tucho Fernández) ha fatto tutto nel Provolo de La Plata, al punto che oggi quel quartier generale non ha nulla a che fare con quello che era. Oltre a modificare la struttura dell’edificio, cambiare le dipendenze e persino dare un ampio spazio all’UCALP, rimuoveva i sacerdoti che vivevano lì e avevano condiviso anni con Corradi e Corbacho.

    Pagheranno per i loro “peccati”?

    Bochatey ha alterato, falsificato e persino eliminato le prove che non sono state incorporate nel caso, nonostante gli sforzi della procura Cecilia Corfield, che ha ricevuto il fascicolo a metà 2018 dopo il fallimento di Cartasegna. Inoltre, il vescovo ausiliare aveva molto da fare affinché altri due preti abusatori andassero in Italia, cercando di liberarli dalle indagini in Argentina.

    Nel 2014, quando sembrava che al Provolo “non stesse succedendo nulla”, Aguer e Bochatey mandarono a Verona il sacerdote ottantenne Giovanni Granuzzo, che non era ancora stato accusato in Argentina ma era stato accusato in patria da vittime già adulte ( sebbene senza prove aperte).

    E alla fine del 2017 Aguer e Bochatey hanno fatto lo stesso con il sacerdote Eliseo Pirmati. La differenza con il trasferimento di Granuzzo è che era passato un anno da quando Mendoza aveva aperto la causa contro Corradi e Corbacho, la suora Kosaca Kumiko e due impiegati. E anche molto tempo fa  Pirmati era stato menzionato da diverse vittime come membro della banda criminale.

    A metà di quest’anno il procuratore Corfield ha richiesto l’estradizione del “fuggito” Pirmati, che ha perseguito insieme al sacerdote Corradi e un ex insegnante di informatica, José Britez, per i crimini di abuso sessuale aggravato e corruzione di minori.

    Secondo l’indagine di Corfield, le testimonianze delle vittime indicano che i crimini dei sacerdoti e dei loro collaboratori erano sistematici tra i decenni degli anni ’70 e ’90, sfruttando i loro posti di potere e con la copertura totale delle più alte autorità ecclesiastiche di La Plata.

    Il quadro è sufficiente. Aguer, Tucho Fernández, Bochatey e compagnia non solo conoscono i crimini del Provolo da anni, ma hanno fatto tutto il possibile per nascondere i loro protagonisti. Tanto che meritano già di essere accusati e perseguiti per aggravamento occulto dei crimini commessi dai condannati Corradi e Corbacho e da altri protetti.

    E poiché la Chiesa è precisamente un’istituzione in cui la verticalità e la segretezza sono ragioni di Stato, nessuno nel suo corretto giudizio può credere che Bergoglio e i suoi impiegati della Congregazione per la Dottrina della Fede siano ignari delle stesse informazioni (e anche di più) su questi crimini molto gravi commessi nel corso di decenni contro centinaia di ragazze, ragazzi e adolescenti.

    “Non nascondiamo mai informazioni né rimuoviamo la collaborazione”, afferma Bochatey dopo la dura condanna della sua protezione da Mendoza. “La Chiesa non ha mai nascosto i sacerdoti in questione”, aggiunge il vescovo ausiliare di La Plata a nome del Vaticano. Bugie. E ci sono quelli che fingono di dare alle loro parole un bagliore di verità.

    L’anno prossimo Bochatey, Aguer e Fernández saranno nei guai. Il 2020 sarà l’anno in cui due processi rilevanti contro sacerdoti stupratori, corruttori di minori e torturatori avranno probabilmente luogo a La Plata. Uno, per gli eventi accaduti nella sede locale di Provolo. Un altro, per i crimini commessi dal cappellano del servizio penitenziario di Buenos Aires, Eduardo Lorenzo, oggi in attesa di essere perseguito che, secondo fonti giudiziarie, è imminente.

    In entrambe le prove, verranno alla luce testimonianze, prove e perizie che non solo condanneranno Corradi, Pirmati, Britez e Lorenzo, ma dimostreranno il livello di complicità e di copertura dei loro superiori. La magistratura sarà incoraggiata a trattare anche arcivescovi e vescovi ausiliari?

    https://www.laizquierdadiario.com/Provolo-el-Vaticano-pide-perdon-pero-hace-anos-sabia-de-los-abusos-y-los-encubrio
    (traduzione con Google)

  • Pedofilia sui sordomuti al Provolo in Argentina, 42 anni al prete veronese

    Pedofilia sui sordomuti al Provolo in Argentina, 42 anni al prete veronese

    Condannato don Corradi. E ora su di lui incombe l’inchiesta bis

    VERONA Colpevole di 6 pesantissimi capi d’accusa. Responsabile di violenze ai danni di bambini e ragazzi sordomuti dell’istituto Provolo di Luján de Cuyo (succursale argentina della sede madre di Verona) talmente gravi da essere punite con 42 anni di reclusione. Ma la condanna inflitta ieri dalla Giustizia argentina al sacerdote veronese Nicola Corradi equivale all’ergastolo, al «fine pena mai», per chi come lui ha già compiuto 83 anni.

    Per l’anziano prete finito in arresto tre anni fa e tuttora detenuto ai domiciliari per ragioni d’età e di salute, il rischio era di un verdetto ancora più pesante: contro di lui, due settimane fa, dai banchi dell’accusa il procuratore Alejandro Iturbide aveva chiesto 45 anni di reclusione.

    All’uscita dalla camera di consiglio, 24 ore fa, la seconda Corte penale collegiale composta dai giudici Carlos Díaz, Aníbal Crivelli e Mauricio Juan ha inflitto, oltre che 42 anni a Corradi, 45 anni (esattamente la pena chiesta dalla Procura) all’altro religioso imputato, Horacio Corbacho, mentre l’ex giardiniere Armando Gómez dovrà scontare 18 anni, a fronte dei 22 anni e 6 mesi di carcerazione sollecitati dall’accusa. Contro gli imputati, in totale, venivano ipotizzati 28 capi d’accusa per abusi sessuali e corruzione di minori aggravati dall’aver approfittato del proprio ruolo di educatori e dalla convivenza con le vittime al Provolo di
    Luján de Cuyo. Nel dettaglio, 16 le imputazioni che vedevano coinvolto Corbacho, 6 Gómez e 6 Corradi, già sospettato nei decenni scorsi con altri religiosi delle presunte molestie denunciate da alcuni ex alunni del Provolo di Verona (indagine penale, quella, finita poi in archivio per prescrizione).

    A difendere a Mendoza i tre imputati è l’avvocato Alicia Arlotta che, a coronamento di una lunghissima arringa che si è protratta per tre giorni, aveva invocato alla Corte «l’assoluzione o la dichiarazione di nullità del processo per violazione del diritto di difesa». Invece i giudici, a conclusione di un processo che aveva preso il via il 5 agosto scorso, hanno confermato con la loro sentenza il pugno di ferro giù usato dal procuratore nella requisitoria.

    Ad attendere l’ultimo atto del processo, che in questi 4 mesi si è tenuto a porte chiuse ed è stato tradotto in tempo reale da interpreti della lingua dei segni, si erano radunate all’esterno con i loro parenti numerose vittime. «Questo dolore al cuore non guarisce. Ma vederli condannati mi fa credere nella giustizia», ha commentato colui che per primo, con la sua denuncia, ha rotto il silenzio e dato il via all’inchiesta: si tratta di un testimone protetto con problemi d’udito, ha 28 anni e una figlia piccola.

    Un verdetto destinato a lasciare il segno, quello appena pronunciato dalla magistratura sudamericana, non solo per l’ammontare delle pene inflitte ma anche perché i giudici hanno imposto al Ministero della Salute di pagare le spese necessarie all’assistenza psicologica delle vittime e a quello dello Sviluppo sociale di garantire sussidi, formazione e tirocini lavorativi in modo che possano reintegrarsi nella società.

    «In Italia ci sogniamo condanne così esemplari» è il commento di Francesco Zanardi, presidente dell ’ associazione Rete L’Abuso.

    Quello andato in scena ieri in Argentina, è però solo il primo atto di due inchieste ben più ampie:quella
    di Mendoza, che coinvolge 14 indagati tra cui una suora, e quella di La Plata, che vede nuovamente sotto accusa don Corradi insieme a un altro prete veronese del Provolo, don Eliseo Pirmati, di cui è stata chiesta all’Italia l’estradizione.

    da Il Corriere del veneto del 26-11-19

  • Próvolo: richiesta di estradizione e tre nuovi testimoni

    Próvolo: richiesta di estradizione e tre nuovi testimoni

    Il ministero degli Esteri argentino ha inviato la richiesta di arresto per un prete italiano. Com’è stato il processo di selezione delle vittime a La Plata? Quali suggerimenti non sono ancora stati esaminati?

    Di Julián Maradeo

    “ Scoprirai cose brutte e molte sono vere “, Robert Frainer, ex superiore del Itituto Provolo, ha avvertito Gustavo Ariel Chamorro, all’epoca direttore del quartier generale di Plata. Aveva ragione.

    Dopo il lungo ritardo nella traduzione dell’esortazione, il Ministero degli Esteri argentino ha finalmente inviato in Italia la richiesta di estradizione del sacerdote Eliseo Pirmatti (82), che ha lasciato il Paese nel 2017 dopo che le accuse di abuso contro i non udenti sono state rese pubbliche. Oltre due decenni.

    Pirmatti compare nell’elenco che il commissario apostolico Alberto Bochatey ha consegnato a Cecilia Corfield, capo del 15 ° procuratore di La Plata. In esso c’è anche Giovanni Granuzzo, che, sebbene molti lo considerassero morto, è vivo a Verona. Granuzzo, nominato dalle vittime italiane come uno dei suoi aggressori sessuali, era, insieme a Corradi e Luiggi Spinelli, nel fascicolo distribuito dai sopravvissuti al Provolo di Verona.

    Per quanto riguarda la causa di Planse , Cordfield ha spiegato a Scope che sono comparsi tre nuovi testimoni che prenderanno testimonianza nei prossimi giorni . Finora ha ascoltato otto testimoni e tre imputati. Gli imputati sono l’ex precettore José Brítez e i sacerdoti Nicola Corradi ed Eliseo Primatti.

    D’altra parte, la richiesta di prescrizione presentata dagli avvocati di Brítez è stata respinta con un voto diviso dalla Corte penale d’appello, motivo per cui l’ascesa al processo orale è più vicina. In linea con le dichiarazioni in processi con caratteristiche identiche avvenute in altre province, i magistrati Carlos Arguero e Fernando Mateos hanno sottolineato i trattati internazionali che stabiliscono che i crimini contro l’integrità sessuale di bambini e adolescenti non prescrivono. Da parte sua, Ricardo Szelagowsky ha votato in dissenso, sostenendo che l’articolo 18 della Costituzione nazionale stabilisce “l’irretroattività del diritto penale”.

    Daniel Sgardellis, che attualmente risiede a Salta ed era nel Próvolo de La Plata tra il 1981 e il 1995, è uno dei sopravvissuti che hanno denunciato Brítez, detenuto a Posadas, Misiones, alla fine di aprile di quest’anno. Sgardellis è stato il primo a testimoniare all’inizio del 2017, quando il file è stato istruito dall’ex procuratore Fernando Cartasegna.

    Dalle testimonianze raccolte in quella prima fase, è stata creata una rete di reclutamento di minori, le cui strategie sono state modificate in base all’età. La metodologia comprendeva l’applicazione di un “gioco di ruolo” da parte degli autori, alcuni dei quali si sono comportati come “buoni” e altri erano “cattivi” nel modo appropriato per “infrangere la volontà dello studente”.

    I più piccoli, li hanno catturati nel bagno e hanno usato alcuni studenti più grandi per presentarli al mezzo da tentare e quindi sapere chi potrebbe essere più vulnerabile agli abusi. D’altra parte, coloro che erano resistenti hanno subito abusi di estrema violenza. Un altro modo per raggiungere i ragazzi era la chat di notte, con la quale veniva chiesto loro del loro umore o delle loro famiglie, presumibilmente per sondare la loro vulnerabilità. Tuttavia, tra gli eletti preferivano quei bambini i cui genitori non conoscevano il linguaggio dei segni, quindi erano praticamente in isolamento.

    Pinamar

    Da quando gli abusi che sacerdoti, suore e laici hanno inflitto ai non udenti sono esplosi pubblicamente a Luján de Cuyo, Mendoza e La Plata, si sapeva che molti dei preti accusati erano stati inviati per lo stesso motivo da Verona, Italia; che hanno scelto quei bambini i cui genitori non erano sordi in modo da non poter dire cosa soffrivano; che la suora giapponese Kumiko Kosaka li ha selezionati per primi per notare chi ha resistito e chi potrebbe ribellarsi; che Nicola Corradi è stato accusato di vendere lotterie di trote per trattenere i soldi e che un procuratore di Mendoza aveva ignorato una denuncia nel 2008, tra molte altre rivelazioni

    Tuttavia, se si presta attenzione e le testimonianze delle cause che si sviluppano in entrambe le province si intersecano, la trama continua a diventare complessa.

    Un riferimento alla colonia di vacanze che il Próvolo ha in Valeria del Mar, la festa di Pinamar, appare in uno dei file in elaborazione a La Plata. Situato a Pedro de Mendoza N ° 2287, quella casa oggi, sulla scia dello scandalo internazionale, rimane chiusa e in uno stato di abbandono.

    Nel caso di La Plata, colui che ne parlò fu il già citato Gustavo Chamorro, che, nella sua testimonianza, fece notare che il prete italiano Corradi portò i bambini, negando la possibilità di essere accompagnati dai loro genitori, alla casa di Valeria del Mar. Questo è accaduto anche a Mendoza, dove una delle madri ha detto che, durante un viaggio in quella delegazione costiera, nel 2015, una delle studentesse ha riferito di aver visto come uno degli insegnanti ha portato un ragazzo a Horacio Corbacho, oggi arrestato e processato per corruzione aggravata di minori nella provincia di Cuyana.

    Ma la storia più difficile è stata raccolta dal procuratore Corfield. Fu quando rese testimonianza al sopravvissuto Lisandro Borrelli, che era nel Próvolo tra il 1989 e il 1993. Nel quartier generale della capitale di Buenos Aires, fu legato per ore a un binario che si trovava nel seminterrato della cucina e, a volte, lo tenevano anche rinchiuso nella gabbia per conigli. Un’estate è stato trasferito nella casa di Próvolo a Valeria del Mar, dove è stato costretto a prendersi cura di pulirlo e legato ad un albero per punirlo. Un fatto che sembra aneddotico, ma potrebbe non esserlo: quando lo portarono in spiaggia, i sacerdoti gli proibirono di identificarli come tali.

    Un altro elemento che appare nelle testimonianze di diversi testimoni, ma, a causa della mancanza di risorse, non è stato approfondito, è che gli imputati hanno fatto riferimento al quartier generale del Próvolo ad Asunción, in Paraguay. Lì è diretto dal ramo femminile.

    Tradotto con Google

    https://www.ambito.com/provolo-pedido-extradicion-y-tres-testigos-nuevos-n5051271

  • Caso Provolo, l’Argentina chiede l’estradizione di Pirmati

    Caso Provolo, l’Argentina chiede l’estradizione di Pirmati

    Emergono novità dall’Argentina sul caso Provolo. Nelle scorse settimane, ad inizio agosto, la magistratura locale aveva ripreso il processo per gli abusi sui bambini sordomuti dell’Istituto Provolo, che ha sede a Verona.

    Tra i tre imputati, c’era anche il sacerdote veronese Nicola Corradi, 83 anni, accusato assieme ad Horacio Corbacho e all’impiegato Armando Gómez, di aver abusato di minori tra il 2005 e il 2015. E lunedì il presidente della Corte Suprema di Giustizia di Buenos Aires ha inviato al Ministero degli Esteri del governo il mandato di arresto e la richiesta di estradizione per un altro prete, che ora vive e gira per Verona.

    E’ Eliseo Pirmati, anche lui accusato di aver abusato di bambini sordomuti nella decade tra il 1980 e il 1990 nell’Istituto Provolo a La Plata. L’indagine era cominciata a fine 2016, si apprende da fonti argentine, quando emerse che i sacerdoti Nicola Corradi e Horacio Corbacho avevano lavorato insieme nella sede dell’Istituto a La Plata.

    A completare il quadro poi la testimonianza di una delle presunte vittime di Pirmati, che riferì di essere arrivato al Provolo all’età di 10 anni, nel 1989, per poi rimanerci fino al 1993, quando fu «ridotto alla schivitù e abusato sessualmente.»

    Caso Provolo, l’Argentina chiede l’estradizione di Pirmati

  • Preti pedofili, in Argentina comincia il processo per gli abusi sui bimbi sordi

    Preti pedofili, in Argentina comincia il processo per gli abusi sui bimbi sordi

    La magistratura argentina sarà la prima nel mondo a fornire una verità giudiziaria su caso Provolo, travolto da da oltre dieci anni da uno dei più gravi scandali nella Chiesa cattolica, denunciato  per la prima volta dall’Espresso e rimasto fino ad ora totalmente impunito

    DI ANDREA TORNAGO

    Si è aperto in Argentina, a Mendoza, il primo processo nei confronti dei religiosi dell’Istituto Provolo per l’educazione dei sordomuti – con sede a Verona ma presente in vari paesi nel mondo – travolto da ormai più di dieci anni da uno dei più gravi scandali internazionali di pedofilia nella Chiesa cattolica, denunciato nel 2009 per la prima volta dall’Espresso e rimasto fino ad ora totalmente impunito.  Il dibattimento verrà tradotto integralmente e in simultanea nella lingua dei segni.  Davanti al giudice Carlos Díaz, in un processo celebrato a porte chiuse per via della crudezza delle testimonianze e della minore età delle vittime, i tre imputati si sono rifiutati di rispondere alle domande e hanno chiesto che i minori tornino in aula per testimoniare sui fatti contestati, istanza rigettata per evitare di rinnovare inutilmente la sofferenza alle vittime: verranno utilizzate le testimonianze acquisite nel corso delle audizioni protette. Il sacerdote veronese Nicola Corradi, 83 anni, l’argentino Horacio Corbacho, 59, e l’impiegato Armando Gómez, 57, sono accusati di abusi sessuali aggravati nei confronti di minori, avvenuti tra il 2005 e il 2015. L’inchiesta di Mendoza però è più ampia e riguarda in totale 14 indagati, tra cui una suora e undici civili, e ha già portato a una condanna a dieci anni con rito abbreviato per il religioso Jorge Luis Bordón, accusato in parte degli stessi fatti oggetto del processo di Mendoza.

    La magistratura argentina sarà dunque la prima nel mondo a fornire una verità giudiziaria su caso Provolo, i cui raccapriccianti abusi ricostruiti dalle testimonianze delle vittime iniziarono a Verona negli anni ’60, e proseguirono nelle sedi sudamericane dell’istituto, in cui i sacerdoti venivano di volta in volta trasferiti. Questo sistema alla “Spotlight” trova riscontro anche nelle carte giudiziarie italiane. Le «tendenze pedofile» di Nicola Corradi, secondo la Procura di Verona che nel gennaio del 2018 ha archiviato le indagini per favoreggiamento dei sacerdoti arrestati in Argentina, erano note all’interno delle congregazione del Provolo già dal «gennaio del 1970», data in cui il prete «si trasferì (o fu fatto trasferire?)» – si legge nella richiesta di archiviazione firmata dal pm veronese Valeria Ardito – e in cui «avrebbe dovuto effettuarsi un oculato controllo sulla sede presso la quale il sacerdote sarebbe stato destinato».

    Ma le autorità ecclesiastiche non fecero nulla. Nemmeno quando, in occasione della denuncia collettiva davanti alle telecamere dell’Espresso nel 2009,  una delle vittime degli abusi fece proprio il nome di don Corradi: nell’inchiesta ecclesiastica che seguì, conclusa nel 2011, la posizione di Corradi non fu nemmeno esaminata. Poco dopo, nel novembre del 2016, Corradi viene arrestato in Argentina per le violenze denunciate a Mendoza.

    La causa di Mendoza è solo la prima. Le indagini si sono presto estese anche all’altra sede argentina del Provolo nella città La Plata, capoluogo della provincia di Buenos Aires. Anche in quell’inchiesta, Nicola Corradi è accusato di violenze sessuali sui minori sordomuti commesse in anni precedenti, insieme al religioso veronese Eliseo Pirmati, tornato a vivere nel 2017 nella sede centrale del Provolo a Verona e su cui pende una richiesta di estradizione in Argentina, e al guardiano José Britez. A La Plata, i pm argentini contestano agli indagati  in alcuni casi anche la «riduzione in schiavitù» dei bimbi e l’esercizio di una violenza che «in nulla si differenzia dalla tortura». Non mancano le frizioni con le gerarchie cattoliche locali e con il Vaticano, da cui dipende direttamente la congregazione di cui fa parte il Provolo: «Nessuna collaborazione da parte della Chiesa cattolica – ha denunciato il pm argentino Gustavo Stroppiana -, il vescovo Alberto Bochatey, commissario designato da Papa Francesco nel caso Provolo, non ha mai chiesto di parlare con me né ha fornito informazioni utili all’indagine».

    http://espresso.repubblica.it/attualita/2019/08/07/news/preti-pedofili-in-argentina-comincia-il-processo-per-gli-abusi-sui-bimbi-sordi-1.337586
     

  • ‘Sono demoniaci’: parlano le vittime sorde dei preti pedofili argentini

    ‘Sono demoniaci’: parlano le vittime sorde dei preti pedofili argentini

    La testimonianza delle vittime scuote il processo contro i sacerdoti cattolici di Mendoza accusati di abuso sessuale.

    Ezequiel Villalonga ha trascorso gran parte della sua vita presso l’Istituto Provolo di Mendoza, una scuola cattolica per bambini non udenti. Ma ora il diciottenne, che è sordo e muto, ha perso ogni fiducia nella Chiesa.

    Lui e i suoi compagni di classe affermano di essere vittime dei preti pedofili che gestivano l’istituzione, parte di uno scandalo radicale che ha scosso l’Argentina, la patria di papa Francesco.

    “Penso che tutto nella Chiesa sia falso. Tutto ciò che ci hanno fatto leggere, recitare, come (hanno detto) le persone dovrebbero vivere”, ha detto in lingua dei segni, poco prima dell’inizio del processo dei sacerdoti lunedì.

    “Penso che mentano e che siano demoniaci”, ha aggiunto.

    Ezequiel imparò la lingua dei segni solo da adulto, perché nonostante la missione specializzata dell’Istituto, la scuola situata ai piedi delle Ande non gli insegnò come parlare.

    Aveva solo sette mesi quando sua madre si rese conto che era sordo. Quando Ezequiel aveva quattro anni, lo mandò al Provolo, che fu fondato nel 1995, 621 miglia (1.000 chilometri) a ovest di Buenos Aires.

    Fino a quando Ezequiel aveva 16 anni, quando finalmente lo scandalo scoppiò, trascorse le sue giornate all’interno del massiccio edificio con un tetto verde. Una volta dentro i suoi muri di mattoni rossi, gli era permesso di tornare a casa solo nei fine settimana.

    “La vita lì è stata terribile. Non abbiamo imparato nulla, non potevamo parlarci perché non conoscevamo la lingua dei segni”, ha detto.

    “Scrivevamo senza sapere cosa dicesse, e quando chiedevamo ad altri compagni di classe, nessuno capiva nulla”, ha aggiunto, parlando al quartier generale della ONG Xumek (che significa “sole” nella lingua indigena di Huarpe), che gli ha fornito con un avvocato.

    Le sue testimonianze, e quelle di altre 20 vittime, sono al centro di un processo per i sacerdoti Nicola Corradi, 83 anni, e Horacio Corbacho, 59 anni, nonché l’ex giardiniere della scuola Armando Gomez, 49 anni.

    “Voglio che vadano tutti in prigione. Corbacho, Corradi e Gomez, in modo che possiamo risolverlo”, ha detto Ezequiel.

    Corradi arrivò in Argentina nel 1970 dall’Istituto Provolo originale di Verona – che è stato anche scosso da uno scandalo della pedofilia negli ultimi anni – per gestire il Provolo a La Plata.

    Nel 1998, si trasferì a soli 42 miglia a nord di Mendoza, dove lavorò come capo dell’Istituto fino al suo arresto nel novembre 2016.

    L’ex chierichetto Jorge Bordon, che ora ha 50 anni, è stato condannato l’anno scorso a 10 anni di prigione come parte dell’affare, dopo aver ammesso di aver abusato di cinque vittime. Quindici altri sono anche accusati e saranno giudicati nel corso di altre due prove.

    “Come hanno potuto?” 

    Paola Gonzalez si è interrotta ricordando il momento in cui ha appreso che sua figlia Milagros, che ora ha 16 anni, era stata maltrattata mentre frequentava l’Istituto.

    Prima dello scandalo, la scuola libera era stata considerata piuttosto prestigiosa.

    “Avresti dovuto vedere il suo corpicino quando entrò (nel Provolo). Era così piccola”, ha detto Gonzalez, seduto nella sua casa a Mendoza.

    “Non capisco, non riesco a immaginare un tale male. Come hanno potuto fare così tanto male a una creatura così fragile?” chiese lei.

    Quando le prime testimonianze delle vittime furono rese pubbliche, Gonzalez chiese a sua figlia se fosse stata maltrattata al Provolo.

    “Era seduta proprio lì”, ha detto la donna delle pulizie, indicando il punto in cui sua figlia “ha mimato che le avevano sbottonato (vestiti) e tirato giù i pantaloni.”

    “Poi ha guardato di nuovo in basso”, ha ricordato Gonzalez, che afferma di aver trasformato il suo “dolore in combattimento”.

    “È una grande vittoria che ci sia una prova”, ha aggiunto.

    “Non ci sono abbastanza parole per entrare in empatia con l’orrore che hanno vissuto e che li ha feriti così tanto”, ha detto mons. Alberto Bochatey, vescovo ausiliare di La Plata.

    “Dobbiamo chiedere perdono e cercare di guarire il meglio che possiamo, senza odio.”

    Nel luglio 2017, Papa Francesco ha nominato Bochatey Commissario Apostolico per esaminare la Compagnia di Maria, il gruppo che gestisce gli istituti di Provolo.

    “Quando sono stato nominato, la prima cosa che ho fatto è stato cercare di avvicinare le vittime e chiedere loro perdono, e mi hanno mandato a fare i bagagli”, ha detto Bochatey.

    “Fino ad oggi, non sono stato in grado di farlo”, ha detto, aggiungendo che è “molto felice che il processo sia iniziato.”

    – AFP

    https://www.batimes.com.ar/news/argentina/theyre-demonic-the-deaf-victims-of-argentinas-pedophile-priests-speak-out.phtml