Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Lanciano

  • Ferrara, abusi su minori: arrestato sacerdote di Enna

    Ferrara, abusi su minori: arrestato sacerdote di Enna

    Il parroco era stato trasferito nel Ferrarese per seguire un dottorato. Gli inquirenti: le vittime denuncino le violenze

    FERRARA. E’ agli arresti domiciliari a Ferrara il parroco don Luigi Rugolo, accusato di violenza sessuale su minori. Sono tre le presunte vittime, all’epoca tutte minorenni, del sacerdote della Diocesi di Piazza Armerina (Enna) posto agli arresti domiciliari dal Gip della città siciliana ed eseguito dalla polizia di Ferrara dove il prete si è trasferito. Nel Ferrarese il parroco non ha mai celebrato funzioni o fatto vita di parrocchia, quindi non è mai entrato in contatto con la comunità. I fatti contestati risalgono al periodo siciliano. L’indagine, particolarmente articolata e complessa, parte dalla denuncia di un giovane, oggi maggiorenne, che aveva segnalato le violenze prima ad altri sacerdoti e al vescovo della diocesi. Don Rugolo era stato così trasferito in altra sede, ufficialmente per seguire un dottorato. La vittima però a quel punto, dopo avere scritto anche a papa Bergoglio, ha denunciato tutto alla polizia.

    Il giovane ha raccontato ogni dettaglio degli atti subiti tra il 2009 e il 2013, da quando aveva appena compiuto 16 anni e fino ai 20. I pm hanno delegato l’attività investigativa alla Squadra mobile di Enna, che ha sentito decine di persone informate sui fatti, molte delle quali hanno fornito elementi di riscontro a quanto denunciato dalla vittima. Ogni dettaglio raccontato dalla presunta vittima ha trovato riscontro anche sui pc, telefoni e supporti informatici, che nei mesi scorsi erano stati sequestrati al sacerdote, per anni parroco a Enna e alla guida di un’associazione giovanile. L’esame, affidato a un consulente della procura, ha accertato che i contenuti dei numerosi supporti di memoria confermano i fatti. Tra l’altro, le indagini hanno permesso di trovare riscontri sugli abusi che avrebbero subito altri due minorenni dei quali Rugolo era la guida spirituale. Dopo essere stato condotto in questura per la formale contestazione dei capi di accusa e il rilievo delle impronte, il sacerdote è stato posto agli arresti domiciliari. Gli inquirenti lanciano un appello a chiunque avesse subito abusi da lui a farsi avanti e denunciare.

  • Lanciano. Per l’ex parroco di Sant’Agostino cade l’accusa di stalking

    Lanciano. Per l’ex parroco di Sant’Agostino cade l’accusa di stalking

    Crolla l’ultima accusa, quella di stalking, per l’ex parroco di Sant’Agostino a Lanciano.

    Don Andrè Facchini, 46 anni, ideatore della  misteriosa Legio Sacrorum Cordium non può essere infatti processato, per prescrizione di reato. Questa la decisione del pm Serena Rossi che l’altro ieri ha firmato il provvedimento.  L’imputazione era stata decisa dal giudice Andrea Belli lo scorso 30 settembre, giorno in cui è stata emessa la sentenza di assoluzione riguardo alle violenze private su dieci adepti della Legio e di condanna a 6 mesi di carcere per  violazione di domicilio della famiglia Rotondo, con madre e figlio risarciti.
    Durante il processo Belli, in merito ai reati di minaccia e molestie telefoniche contro Sandro Rotondo e la madre  Maria Cristina Lusi, patrocinati dagli avvocati Antonella Troiano e Domenico Cianfrone, aveva stabilito, in base a quanto emerso nelle numerose udienze, l’esistenza degli atti persecutori, reato però non contemplato nell’imputazione originaria. Di conseguenza aveva chiesto alla Procura di incriminarlo per stalking. Fatti avvenuti dall’agosto a ottobre 2011.
    Le parti offese avevano ricevuto innumerevoli telefonate dal telefonino di don Andrè sia sul cellulare di Rondo che all’utenza di casa. Chiamate di pochi secondi  per 12 volte e mute in altre 14 occasioni. Il giudice motivò che “tali condotte, reiterate per un apprezzabile periodo, aveva cagionato a Rotondo e sua madre un perdurante stato di ansia e di paura, certificato dai medici, costringendoli a modificare le abitudini di vita”.
    Ora ci sono 20 giorni per opporsi all’archiviazione ma la prescrizione è cosa fatta. “Le parti offese non potranno avere giustizia – dicono i difensori Troiano e Cianfrone -. Proprio lo stalking è stato il reato per cui all’epoca fu presentata denuncia, ma non è stato mai tenuto conto dalla Procura”. E si vocifera che don Andrè sarebbe pronto a tornare dal Brasile, paese natìo, dove si è rifugiato appena saputo di indagine e processo. Quello diocesano è in corso.

    https://www.abruzzolive.tv/cronaca/don-andre-stalking-it25915.html

  • Gruppi globali uniranno le forze con le vittime degli abusi del clero in Argentina dal 2 al 6 maggio

    Gruppi globali uniranno le forze con le vittime degli abusi del clero in Argentina dal 2 al 6 maggio

    Azioni pubbliche e proteste da tenersi a Buenos Aires e Mendoza.

    I sopravvissuti e gli attivisti inviteranno Papa Francesco a “tornare a casa” e ad applicare “tolleranza zero” per gli abusi.

    L’Argentina, dicono i gruppi, è “ground zero” per la promessa del Papa di “una battaglia a tutto campo” contro gli abusi e le insabbiamenti.

    (Vedi sotto per il programma completo degli eventi pubblici e dei media)

    Buenos Aires, 24 aprile 2019 – Due mesi dopo lo storico summit papale che promette la fine degli abusi e delle coperture del clero in tutto il mondo, due gruppi globali che combattono per la responsabilità nella chiesa cattolica si uniranno alle vittime in Argentina per chiedere a Papa Francesco di tornare nel suo paese d’origine e mettere in atto ciò che dicono “vera tolleranza zero”.

    I due gruppi globali sono Ending Clergy Abuse (ECA) e BishopAccountability.org.

    ECA è una rete internazionale di eminenti sopravvissuti e attivisti provenienti da 5 continenti e 29 paesi. L’ECA ha guidato le proteste dei sopravvissuti globali a Roma durante il vertice di febbraio sull’abuso sessuale del clero del Papa e ha incontrato alti funzionari vaticani.

    Bishop-Accountability.org, è la principale organizzazione di ricerca globale che segue i casi di abuso in tutto il mondo, incluso in Argentina, e ha sede negli Stati Uniti

    La chiamata arriva come cardinale Mario Poli, vescovo Óscar Ojea, e gli altri vescovi argentini si riuniscono a Roma per incontrare papa Francesco. I vescovi hanno detto che chiederanno al Papa di tornare in Argentina, dove è stato arcivescovo, provinciale dei gesuiti e leader della conferenza episcopale. Sia Papa Giovanni Paolo II che Papa Benedetto XVI hanno visitato presto i loro paesi d’origine e spesso nei loro pontificati. Nessun papa ha visitato l’Argentina dal 1987.

    I due gruppi globali si uniranno alle vittime, agli attivisti e ai gruppi argentini in tre eventi a Buenos Aires e Mendoza tra il 2 e il 6 maggio. I leader dei gruppi:

    – Evidenziare ciò che dicono è il “ruolo chiave” dell’Argentina nel risolvere la crisi di abusi globali nella chiesa cattolica

    – Presenta il curriculum di Papa Francesco sulla gestione dei casi di abuso in Argentina

    – Identificare i vescovi argentini che dovrebbero essere indagati per non aver protetto i bambini

    – Annunciare le misure urgenti che Francesco e i vescovi devono adottare per raggiungere la vera tolleranza zero e perché richieda a Francesco di tornare nel suo paese d’origine.

    PROGRAMMA COMPLETO DI EVENTI NEWS PRENDENDO ABUSO CLERGY (ECA), BISHOPACCOUNTABILITY.ORG E GRUPPI DI SOPRAVVIVENZA ARGENTINA

    10:30 Giovedì 2 maggio: conferenza stampa, capitale federale.

    Chi: i leader di BishopAccountability.org e Ending Clergy Abuse Abuse (ECA), insieme alle vittime argentine di abusi sessuali

    Dove: Fuori da Condarco 581, Flores, Buenos Aires (Hogar Sacerdotal de Bs As Mons. Mariano A. Espinosa)

    10:00 Domenica mattina, 5 maggio: Vigilia diurna dei sopravvissuti argentini sui gradini della Cattedrale Metropolitana di Buenos Aires

    Chi: 15-20 vittime argentine, insieme a leader di ECA e BishopAccountability.org

    Dove: San Martín 27, C1004 CABA, Argentina

    13:00 – 16:00 Domenica pomeriggio, 5 maggio: Survivor Forum on Sex Abuse

    Chi: sopravvissuti argentini e attivisti sopravvissuti lanciano una nuova ONG argentina e discutono questioni e strategie per rendere giustizia alle vittime di abusi sessuali nella chiesa e nello stato argentino.

    Dove: En un Auditorio Eva Perón de la Asociación Trabajadores del Estado , Carlos Calvo 1375

    12:00 Lunedì 6 maggio: Dimostrazione e marzo a Mendoza con i sopravvissuti del Próvolo disabili udenti

    Chi: i leader di BishopAccountability.org e Ending Clergy Abuse (ECA), insieme alle vittime di disabilità uditive che hanno subito abusi all’Istituto del Próvolo per i non udenti a Lujan de Cuyo

    Dove: L’ evento inizia ad Arzobispado de Mendoza, San Juan, M5500 Mendoza. A seguito di brevi osservazioni di sopravvissuti e attivisti, i gruppi marciano verso il Poder Judicial de Mendoza, Patricias Mendocinas 441, Mendoza

    CONTATTO

    DA BISHOPACCOUNTABILITY.ORG: 
    Anne Barrett Doyle, 
    condirettore barrett.doyle@comcast.net 
    US mobile e WhatsApp: 001 781 439 5208

    DALLA CCE ( ABUSIONE DEGLI ABUSI CLERGY ) 
    Peter Isely 
    peterisely@gmail.com, contactus@ecaglobal.org 
    +14144297259 (disponibile GMT)

    Denise Buchanan, PhD 
    denise@ecaglobal.org 
    +13109802770

    DALL’ARGENTINA 
    Gabriel Ferrini, sopravvissuto agli abusi di Padre Rubén Pardo 
    ferrinigabriel@live.com

    Sebastián Cuattromo, superstite e fondatore di Adultxs per los Derechos de la Infancia 
    adultxsporlainfancia@gmail.com 
    +54 911 6972 9541

    ANCHE DALL’ARGENTINA: MIEMBROS de ISA: IGLESIA SIN ABUSOS 
    Julieta Anazco 
    almadediamante1972@hotmail.com
    +54 9 221 6743793

    Ricardo Benedetti 
    benedetti.ricardo@gmail.com
    +54 9 11 64994609

    Valeria Regner 
    valeriabregner@hotmail.com
    +54 9221 6743793

    E DA XUMEK ARGENTINA 
    Dr. Sergio Salinas 
    sergiosalinas@gmail.com
    +54 9 2615116963

    Dr. Juan Manuel Lavado 
    juanmanuellavado@hotmail.com
    +54 9 261 609 2297

    https://www.ecaglobal.org/global-groups-will-join-forces-with-clergy-abuse-victims-in-argentina-may-2-6/

  • LANCIANO, IN AULA IL CASO DI DON ANDRÈ LUIZ FACCHINI: SFILANO I TESTIMONI DELLA DIFESA

    LANCIANO, IN AULA IL CASO DI DON ANDRÈ LUIZ FACCHINI: SFILANO I TESTIMONI DELLA DIFESA

    LANCIANO, 19 febbraio – Sfilano i testimoni della difesa, in tribunale a Lanciano, nel processo a carico di don Andrè Luiz Facchini, che secondo la Procura, attraverso le sue imposizioni, avrebbe cagionato la destabilizzazione della psiche di alcuni suoi adepti, finiti in cura.

    “Non abbiamo mai visto frustate sulla schiena con la corona del rosario, né don Andrè ci ha mai imposto ferree regole – hanno detto i sette testimoni ascoltati -. C’era assoluta libertà di ognuno di fare penitenza sia strisciando con le ginocchia a terra o baciare il pavimento come devozione penitenziale. Era una buona guida spirituale”.

    I testimoni hanno contraddetto l’impostazione dell’accusa, che ipotizza i reati di violenza privata aggravata, lesioni personali, violazione di domicilio, ingiurie, minacce e molestie telefoniche.

    L’imputato è fondatore della Legio Sacrorum Cordium, associazione creata all’interno della parrocchia di Sant’Agostino a Lanciano e non riconosciuta dalla Curia.

    La fase dibattimentale, e forse la sentenza, è stata fissata dal giudice Andrea Belli al prossimo 18 luglio.

    Il presbitero è anche parte offesa per le lesioni cagionategli da due fratelli il 28 ottobre 2011, uno di loro era un ex associato alla Legio, che lo avrebbero aggredito alle 2.30 di notte vicino alla loro abitazione, dove don Andrè si era recato.

    Dopo l’apertura dell’indagine don Andrè è tornato in Brasile e lo scorso dicembre è stato sorpreso nella sua città natale Umuarama da una troupe della trasmissione televisiva ‘Le Iene’.

    Lanciano, in aula il caso di don Andrè Luiz Facchini: sfilano i testimoni della difesa

  • “Lo scandalo più grande sarebbe coprire la verità”. I Vescovi lanciano una tre giorni per contrastare gli abusi sessuali e la pedofilia in Italia

    “Lo scandalo più grande sarebbe coprire la verità”. I Vescovi lanciano una tre giorni per contrastare gli abusi sessuali e la pedofilia in Italia

    By Maria Antonietta Calabrò – “Il Vangelo dice che è bene che avvengano gli scandali purché si manifesti la verità perché alla fine lo scandalo più grande sarebbe quello di coprire la verità”. Il cardinale Gualtiero Bassetti, in un’intervista a Tv2000, la televisione della Conferenza episcopale italiana in occasione della messa per i 50 anni dalla morte di San Pio celebrata domenica sera a San Giovanni Rotondo, alla presenza del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha affrontato il tema degli abusi sessuali del clero.

    “Gli scandali nella Chiesa – ha proseguito – ci sono sempre stati e certamente oggi si sono manifestati attraverso i mezzi della comunicazione che una volta non erano così efficaci nella loro crudezza. Sono successe veramente delle cose terribili che fanno accapponare la pelle. Davanti a tutto questo esprimiamo la nostra condanna come la esprimerebbe il Signore”.

    Anche la Chiesa italiana si trova dunque ad affrontare la crisi della pedofilia che sta scuotendo il Vaticano e i fedeli cattolici in ogni parte del mondo (dal Cile, agli Stati Uniti, all’Argentina, il cui caso, che chiama in causa ancora una volta Papa Francesco, è arrivato questa settimana sulla copertina di Der Spiegel) .

    E’ per questo che Bassetti aprendo i lavori del i lavori del Consiglio Episcopale Permanente della Cei(Roma, 24-26 settembre) ha sottolineato ” l’impegno rigoroso a fare dei nostri ambienti luoghi sicuri dove non trovi cittadinanza alcuna forma di abuso”. Già lo scorso anno anno infatti è stata istituita in seno alla CEI, una Commissione per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, guidata da monsignor Lorenzo Ghizzoni : lo scopo quello di migliorare le precedenti Linee guida sul fronte della prevenzione e della formazione (2014). E giovedì sapremo quali saranno i cambiamenti.

    Modifica del Trattato del Laterano? Dalle Alpi alla Sicilia, i fatti di cronaca pullulano di notizie riguardanti abusi da parte del clero su minori anche in Italia. Non abusi cosiddetti “storici”, risalenti cioè a molti decenni fa, ma crimini più recenti, che hanno coinvolto preti e religiosi, e in qualche caso vescovi ( per aver coperto i fatti) .

    Così il caso di don Mauro Galli (dicembre 2011) , un giovane sacerdote milanese. Oppure l’arresto quest’estate (2018) in Sicilia per abusi nei confronti di sei ragazze di un anziano animatore di un gruppo laico ad Acireale, dove l’arcivescovo ha dovuto creare una commissione d’indagine per esaminare tutti gli aspetti “ecclesiastici, morali e dottrinali della vicenda”.

    In Italia, la situazione, dal punto di vista giuridico è complicata dal fatto che in base al Trattato del Laterano, le gerarchie ecclesiastiche non hanno – a differenza dagli Stati Uniti a partire dal 2002 – alcun obbligo di denuncia dei crimini di cui sono venuti a conoscenza. Tanto che la Commissione dell’Onu contro la Tortura a Ginevra nel maggio 2014, ha sollecitato la revisione dei Concordati nazionali (come quello italiano) nella parte in cui sollevano la gerarchia da quest’obbligo: una disposizione che aveva senso ai tempi del regima fascista, ma che oggi può provocare il mancato perseguimento da parte dell’autorità civili di crimini odiosi come pedofilia e pedopornografia.

    Dopo sentenza del Consiglio di Stato, fuga dall’ora di religione? Bassetti ha sottoposto all’attenzione dei vescovi italiani anche una recente sentenza del Consiglio di Stato dello scorso 30 luglio, che riconosce come legittima la richiesta di modificare in qualsiasi momento dell’anno scolastico la scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica. ” È facile immaginare come una simile opportunità possa provocare – per le motivazioni più banali ha sottolineato – un rapido calo delle scelte di avvalersi, con un conseguente grave indebolimento della credibilità dell’IRC, che finora ha potuto contare proprio su un elevato tasso di adesione”.

    Il nuovo segretario della CEI. Entro giovedì prossimo, Bassetti sottoporrà al Papa una lista di nomi di vescovi tra cui scegliere il nuovo segretario generale della CEI in sostituzione di monsignor Nunzio Galantino che prima dell’estate è stato nominato dal Papa presidente dell’APSA , l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/09/24/lo-scandalo-piu-grande-sarebbe-coprire-la-verita-i-vescovi-lanciano-una-tre-giorni-per-contrastare-gli-abusi-sessuali-e-la-pedofilia-in-italia_a_23540321/

  • Parroco accusato di pedofilia: nel paese è calato il silenzio

    Parroco accusato di pedofilia: nel paese è calato il silenzio

    Dopo le proteste e le raccolte di firme online per allontanare il religioso adesso tra gli abitanti pare dominare la voglia di spegnere i riflettori sul caso

    di Emanuela Ambrogi

    L’apprensione tornerà alta tra pochi giorni, alla riapertura delle scuole, a causa di quella fermata del pulmino proprio a pochi passi dall’abitazione in cui è agli arresti domiciliari il prete accusato di pedofilia ai danni di una bambina di Calenzano. Ma dopo l’agitazione e le proteste dei giorni in cui il parroco era arrivato a Fabbriche di Casabasciana, in paese e a Bagni sembra quasi che sulla vicenda la popolazione abbia fatto la scelta del silenzio.

    Nessuno ne vuol più parlare, anche nell’evidente intento di non allarmare i bambini con la paura per “la presenza dell’orco”. Nei bar e per strada le domande del cronista su come vanno le cose non sono accolte con la sollecitudine di qualche settimana fa. Anzi, danno fastidio. Gli unici commenti sottolineano come la presenza dei carabinieri sia costante, e di come, in paese, abbia portato una sicurezza e una tranquillità che prima non c’era. Nessuna preoccupazione, giusta o sbagliata che fosse, c’è più nemmeno per le due donne che, dopo l’arresto del prete e l’arrivo a Fabbriche, avevano seguito don Paolo Glaentzer, sistemandosi in un alloggio vicino. A tutti i carabinieri hanno fatto presente che il parroco, a tutti gli effetti sotto regime di detenzione, non può essere avvicinato.

    Don Raffaello Giusti, parroco di Bagni, informa poi che dalla Curia non ha avuto più notizie su possibili altre destinazioni per il prete agli arresti. Resta a far discutere la petizione comparsa su un sito on-line specializzato, che raccoglie firme ovunque. Dal mondo del web ne sono arrivate più di 800, ma non c’è certezza che ve ne siano anche di persone di Fabbriche o del circondario, sebbene fosse subito circolata in paese l’idea di fare una raccolta di firme perché il sacerdote fosse messo in carcere o in una struttura della chiesa. Nei fatti, però, di fogli per la raccolta di firme non ne sono circolati, né si conosce chi materialmente potrebbe essersi fatto promotore della raccolta. Sconosciuto a Bagni di Lucca è anche il nome (Massimiliano Vintaloro) di chi ha lanciato sul web la petizione perché don Glaentzer finisca in carcere.E c’è chi invita a informarsi bene sul funzionamento di quel sito, citando articoli dei quotidiani nazionali che spiegano come funzionano i siti che lanciano petizioni, invitando anche a stare attenti al destino dei dati sensibili che vengono ceduti. La vigilanza sulla indesiderata presenza del prete agli arresti a Fabbriche comunque rimane alta, anche se pare che la parola d’ordine pare che sia quella di evitare clamori. Gli obiettivi di tutti sono la tutela e anche la serenità dei bambini e si confida che i controlli dei carabinieri restino costanti fino a quando don Glaentzer resterà in paese.

    Il timore che, anche a sentenza definitiva acquisita, il sacerdote possa però rimanere a Fabbriche è forte e la gente vorrebbe che la Curia non chiudesse gli occhi di fronte al disagio dei residenti, valutando l’opportunità di accogliere don Glaentzer in una delle tante strutture della chiesa.

  • VIDEO – LE VITTIME DI DON SILVERIO MURA DIFFIDANO IL CARDINALE SEPE E LANCIANO UN APPELLO AL PAPA

    VIDEO – LE VITTIME DI DON SILVERIO MURA DIFFIDANO IL CARDINALE SEPE E LANCIANO UN APPELLO AL PAPA

    Un inaspettato colpo di scena ha animato il sit-in organizzato dalle vittime napoletane del sacerdote Don Silverio Mura, svoltosi sabato 7 e domenica 8 aprile davanti al Duomo di Napoli.
    Infatti, mentre era in corso la manifestazione civile dei due giovani che hanno denunciato le violenze subite quando erano dei bambini, negli anni in cui a Ponticelli il prete lavorava anche come insegnante di religione, la Curia di Napoli ha diramato un comunicato che rende noto quanto segue: “(in merito al caso dei presunti abusi da parte di Don Silverio Mura) il Santo Padre ha deciso la riapertura del caso, incaricando la Congregazione per la dottrina della fede di procedere a tutti gli adempimenti, per cui, poco prima della Pasqua, alla Diocesi di Napoli è stato affidato il compito di effettuare l’indagine previa, che il cardinale arcivescovo ha immediatamente avviato ed è, quindi, in atto. Una volta completata tale indagine, verrà tutto rimesso, per competenza, alla stessa Congregazione per la dottrina della fede per le valutazioni e le determinazioni”.

    Nel 2016, in verità, la Congregazione Dottrina della Fede, dopo aver visionato tutta la documentazione fornita dalla Diocesi di Napoli, si è già espressa sull’argomento, ritenendo che gli elementi emersi non fossero sufficienti per avviare un processo penale a carico di Don Silverio Mura, lasciando così il sacerdote libero di fare ciò che voleva, andando incontro ad altri scandali, non ultimo quello emerso di recente, quando è stato scoperto nel paesino di Montù Beccaria sotto falso nome.

    Da un lato “i giochi di prestigio” della Chiesa, dall’altro Giuseppe Scognamiglio e Diego Esposito, due ragazzini che quando sono diventati uomini hanno pienamente compreso il senso delle attenzioni “speciali” che quel prete gli riservava e hanno voluto e saputo superare paure, giudizi, pregiudizi e vergogne per far sì che non venga lesa l’innocenza di altri bambini.

    Immediata la risposta di Francesco Zanardi, presidente della “Rete L’ABUSO”, promotore del sit-in in scena a Napoli e da diversi anni volto-simbolo delle vittime dei preti pedofili, che già ha annunciato che nelle prossime ore verrà depositata una diffida nei confronti della Curia napoletana.

    “Il Cardinale Crescenzio Sepe è imputato nel procedimento presso la Santa Sede, procedimento che vede insabbiati da otto anni ormai i casi di don Silverio Mura e don Maurizio Palmieri. Come può essere anche colui che indaga?– si legge nel comunicato diramato da “Rete L’ABUSO, in replica alla nota divulgata dalla Curia di Napoli – Il comunicato stampa rilasciato dalla Diocesi di Napoli suona davvero come l’anticipo dell’ennesima presa in giro alle vittime che, al primo giorno del sit-in di protesta davanti al Duomo di Napoli per gli insabbiamenti commessi proprio dal Cardinale napoletano, apprendono dai mezzi di informazione che il grande insabbiatore, Crescenzio Sepe, sarebbe ancora una volta colui che dovrà rendere giustizia alle vittime.

    Una buffonata oltraggiosa e ridicola che offende tutti, dalle vittime alla stessa Chiesa.

    Crescenzio Sepe: la cui Diocesi è attualmente imputata nel processo penale per diffamazione aggravata ai danni della vittima Diego Esposito, denunciato formalmente dalle vittime anche alla Santa Sede nel settembre 2016 per aver insabbiato il caso Mura nel 2011, nel 2014 e ancora nel 2018. Giusto un mese fa si è scoperto che il prete sotto indagine – Silverio Mura – anziché essere indagato, esercitava addirittura sotto falso nome a Montù Beccaria. Apprendere oggi che sia ancora lui, dopo queste incivili barbarie, che dovrebbe rendere giustizia alle vittime, è francamente inaccettabile.

    Lunedì diffideremo formalmente alla CDF il Cardinale Crescenzio Sepe, nella speranza che il Vaticano si dissoci da questa umiliante e vergognosa vicenda e come è stato per il caso di Milano che vede coinvolto monsignor Mario Delpini, chiederemo l’affidamento dell’indagine canonica ad un tribunale extradiocesano.”

    Anche nel corso della giornata odierna, domenica 8 aprile, Diego e Giuseppe, le due vittime di Don Silverio Mura, e due ragazze hanno distribuito volantini e dialogato con cittadini e turisti, sensibilizzandoli in merito alla loro vicenda, oltre che sul tema della pedofilia nel mondo ecclesiastico.

    Diego Esposito si è avvalso del supporto dei media, anche oggi presenti in massa per documentare il sit-in, per lanciare un appello a Papa Francesco, indicandolo come l’unica persona in grado di assicurare che il suo desiderio di giustizia e quello delle altre vittime, possa essere appagato.

    VIDEO – Le vittime di Don Silverio Mura diffidano il Cardinale Sepe e lanciano un appello al Papa

  • Don Andrè Facchini dovrà essere in aula il prossimo giugno a Lanciano: si presenterà?

    Don Andrè Facchini dovrà essere in aula il prossimo giugno a Lanciano: si presenterà?

    Don Andrea è un prete della Diocesi di Lanciano Ortona, il Vescovo gli ordini di rientrare e di sottoporsi al giudizio del tribunale. Per la procura il prete è irrintracciabile ma tutti, sostengono dalla parte civile, trapela dall’udienza di ieri mattina a Lanciano, sanno dove trovarlo. L’11 giugno prossimo dovrà essere in aula e rispondere, oltre che della sua coscienza, anche di accuse gravi. In tanti lo denunciarono, fu la testata giornalistica Abruzzo Live ad intervistare i fuori usciti dalla setta da lui creata la “Legio Sacrorum Cordium”.

    Storie raccapriccianti dove si raccontava di violenze fisiche, punizioni corporali inflitte con un rosario a grani grossi, oltre che psicologiche, “se non fai come dico io il demonio ti ucciderà”. E poi ancora richieste di denaro, appostamenti sotto la casa di famiglie, che ieri hanno anche raccontato, in aula, come hanno trovato i cani avvelenati, la legnaia data alle fiamme. “Una notte lo abbiamo scoperto in giardino e da li ne è nata una colluttazione”. La colluttazione è quella che ha costretto il prete alle cure del Renzetti e da li venne fuori tutta la macabra storia. Lui si difese dicendo che avrebbe voluto salvare il ragazzo da un giro di droga, ma a distanza di anni la procura ha accertato che le cose andarono in maniera ben diversa.

    Eppure a Don Andrè vennero dati ruoli importanti anche all’interno della Curia, in molti lo ricordano insegnante di morale Cristiana all’interno di un corso di teologia che si faceva in quegli anni, parliamo del 2014, ed ancora responsabile dell’ufficio dove di depositano le richieste di matrimonio, sempre in Curia, e dove ci si rivolge per ottenere documenti importati per ottenere dispense per i Sacramenti…è possibile che la Curia Frentana non si fosse accorta di nulla?

    Respinta, “da cestinare”, ha detto il giudice Andrea Belli la perizia psicologica fornita dalla difesa, perché fatta non sull’accusato ma su certificati medici.

    Invocava i demoni Don Andrea ( André Luiz Facchini classe 1974 nata in Brasile), non i Santi ma i demoni, le persone erano terrorizzate dalle sue farneticazioni circa il potere che il male avrebbe potuto esercitare sulla loro vita. Augurava a chi avesse abbandonato la Legio, malattie, perdita di lavoro ed ogni sorta di disgrazia. Nel caso dei due fratelli presenti ieri in aula non erano bastate “le preghiere” avevano abbandonato comunque il gruppo, che ricordiamo si riuniva nella chiesa di Sant’Agostino in messe, ogni primo venerdì del mese che duravano anche 4 ore, ma Don Andrea li seguiva fino a casa con l’epilogo che tutti sappiamo.

    San’Agostino in quel periodo brulicava di persone entusiaste, la Chiesa era stracolma di fiori, sempre rigorosamente rossi. Pensò bene anche di restituire alla città, il 28 agosto, la processione dedicata al Santo dottore della Chiesa ma, sempre, nessuno, o almeno così sembrava, si accorse che qualcosa non andava.

    Sembrerebbe che ora sia ancora  prete in Brasile, sempre Abruzzo Live lo scovò in una trasmissione televisiva in veste di imbonitore con tanto di Reliquiario esposto in bella vista. Un pò di anni fa venne avvistato in piazza San Pietro mentre si accingeva a salutare il Santo Padre.

    In Italia quindi è rientrato, chissà se lo farà anche il prossimo 11 giugno per rispondere dinnanzi alla giustizia delle accuse, gravissime, che da anni gli vengono fatte. (Clara Labrozzi)

  • Processo prete Sant’Agostino. ‘Eravamo tutti sue vittime’. Tra cori celesti e ragni demoni…

    Processo prete Sant’Agostino. ‘Eravamo tutti sue vittime’. Tra cori celesti e ragni demoni…

    Lanciano (Ch) – Lei soffre di aracnofobia. Allora aveva 15 anni e il prete, per intimorirla, le disse che i demoni avevano preso le sembianze di ragni neri che, a mano a mano, arrampicandosi, stavano affollando i muri della sua stanza, per impossessarsi di lei. E così sarebbe stato per sempre. Valeria C., 24 anni, di Lanciano, a tratti si commuove, a stento trattiene le lacrime, mentre riferisce questi particolari, per lei ancora dolorosi, al giudice del tribunale di Lanciano, Andrea Belli. E’ uno dei tanti testimoni nel processo a carico di Andrè Luiz Facchini, classe ’74, nato ad Umuarama in Brasile, sacerdote – tuttora- della diocesi Lanciano-Ortona e che attualmente si trova nel suo Paese d’origine. Il religioso è sotto accusa per aver plagiato e soggiogato, con “abusi di poteri e violazioni di doveri”, diversi adolescenti iscritti all’associazione “Legio Sacrorum Cordium”, della quale, nel marzo 2009, è stato fondatore e poi presidente e legale rappresentante. Il gruppo operava nella ex parrocchia di Sant’Agostino a Lanciano. L’imputato, secondo il pubblico ministero Rosaria Vecchi, ha “manipolato e destabilizzato la psiche dei ragazzi fino al punto da annullare la loro autonomia di percezione e decisionale”. Alcuni di essi hanno dovuto far ricorso a cure psichiatriche. 

    E i racconti che vengono fuori nell’ultima udienza si sposano perfettamente con le contestazioni dell’accusa. 
    Quella visione dei ragni, visione horror, spaventò molto Valeria, che rimase terrorizzata. Il prete si appropriava delle paure degli adolescenti dell’associazione e le trasformava in incubi, le usava per far sì che loro gli ubbidissero. Che non si opponessero ai suoi ordini. Per Valeria, come per tanti altri giovani, l’avventura nella Legio è cominciata nel 2008, come riferisce in aula. “Con preghiere giornaliere ed esercizi spirituali”. Poi la situazione è cambiata, il prete si è fatto pressante. “Ci diceva come vestirci, chi frequentare, chi conoscere, i luoghi dove andare, a chi scrivere, chi non sentire più”. Bar e discoteche rappresentavano la perdizione. “Vietate le amicizie fuori dalla Legio, le amicizie cosiddette… del mondo, perché erano insane, non portavano nulla di buono. Controllava tutto, la nostra vita, i sogni…”. Se i ragazzi non gli davano retta vietava loro l’uso del telefono, del ciclomotore, del televisore. “E c’erano penitenze e punizioni pubbliche da sopportare, che servivano anche a fortificare la nostra fede”. 
     
    Tra le penitenze ci sono le frustate, sulla schiena nuda, inferte anche a minorenni, durante un pellegrinaggio a Vigolo. Tre frustate, con un rosario dai grani grossi, sarebbero serviti a salvare un’anima. Sei frustate due anime, di vivi o di morti, a scelta. “Come facevano i santi…”. E così in diversi si sono fatti infliggere vergate, provocare lividi. “Allora pensavamo fosse giusto. Avevamo paura di confrontarci con lui. Era un’autorità  nei nostri riguardi, era il padre spirituale, contava persino più dei genitori”. E poi tutte le disposizioni, al sacerdote, venivano suggerite… dal cielo. Da angeli, santi e Madonna. Un tripudio di angeli e cori celesti. Che l’imputato spiegava di vedere costantemente. Soprattutto gli angeli custodierano in contatto colui, ne conosceva i nomi e quello di Valeria si chiamava Krisriel. Quando la teen ager, crescendo, ha iniziato ad opporsi al sacerdote, a metterlo in discussione, non più dimessa e sottomessa, ecco spuntare il diavolo. “L’ho sognato mentre ti agguanta per i capelli e ti trascina via”, ha urlato un giorno a Valeria, per spaventarla. E ci è riuscito. Nel 2011 Valeria ha lasciato la Legio. “Chi usciva dall’associazione veniva additato, vessato, guardato male, ormai preda del demonio. Finita la fratellanza predicata. Noi – sottolinea la teste – siamo stati tutti sue vittime”.
     
    L’angelo custode di Martina C., del ’90, di Lanciano, era invece Shemael. La ragazza, incalzata dal pm e dai legali di parte civile, durante la propria deposizione, si sofferma soprattutto su un episodio avvenuto nell’ottobre del 2011 e che ha avuto per vittima-protagonista il suo ex fidanzato, Sandro R., di Lanciano. Da quando il giovane aveva iniziato a staccarsi dalla Legio, – riferisce la ragazza – nella sua abitazione si verificavano “fatti strani”. Cani avvelenati, auto incendiata, una catasta di legna andata in fumo… Tanto che Sandro e il fratello avevano deciso di alternarsi nei turni di guardia. E una notte, intorno alle 3, davanti a casa scovano il prete. Che ci fa a quell’ora, in quella contrada, in quel posto? Giù paroloni, parolacce, volano botte, don Andrè ingiuria tutti. Sul posto arrivano i carabinieri, salta fuori anche una bustina di droga… Insomma un dramma. “In quell’occasione – racconta Martina – Sandro venne apostrofato come spacciatore internazionale e delinquente”. A queste parole seguirono invettive come: “Vi rovinerò la vita”. Una notte infernale che, sostanzialmente, troncò anche la storia sentimentale dei ragazzi. Legame che, per essere ufficializzato, per diventare fidanzamento, aveva richiesto l’autorizzazione del prete che aveva imposto ai due innamorati tempi e modi per sentirsi e vedersi. “Numero di sms da inviare e limite di chiamate da effettuare”.  Il prete “condizionava tutto e ciò per volontà di Dio”. Aveva persino obbligato Sandro R. a lasciare il proprio lavoro per un altro impiego, mai arrivato, nell’azienda di trasporto Mazziotti di Lanciano”.
     
    Il sacerdote – evidenzia ancora la teste – “privilegiava le persone facoltose, quelle che potessero aiutarlo a portare avanti l’iniziale progetto: di aiutare  donne in difficoltà, tossicodipendenti, emarginati… Ma in realtà non ha mai aiutato alcuno”. Anche per Martina, nel 2011, arriva il tempo della “ribellione” all’autorità del prete. “Stai perdendo la retta via, ti stai allontanando da Dio per andare verso il demonio”, sentenzia allora lui annichilendola. Prossima udienza a giugno. “Bisogna accelerare – fanno presente gli avvocati delle parti civili – perché questo processo rischia la prescrizione”. 10 marzo 2017
    http://www.abruzzolive.tv/Processo_prete_Sant_Agostino.__Eravamo_tutti_sue_vittime_._Tra_cori_celesti_e_ragni_demoni…_-_-_a_11636.html
  • «Don Andrè? Ne parlai con il vescovo»

    «Don Andrè? Ne parlai con il vescovo»

    di Teresa Di Rocco

    LANCIANO. «Vivevamo una realtà che solo dopo mi sono reso conto non essere “normale”. Ho cominciato ad avere dubbi dopo il ritiro spirituale con flagellazione a Vigolo nel 2009, poi quando continuava a imporre le sue volontà sulle nostre vite. Mi diceva che il mio angelo custode gli aveva detto in visione che dovevo diventare un prete. C’erano troppi obblighi. Sono uscito dalla Legio dopo l’aggressione che don Andrè ha subito nel 2011». È la testimonianza di L.G., 32 anni, nel processo ad Andrè Luiz Facchini, ex parroco di Sant’Agostino accusato di violenza privata aggravata, lesioni personali, violazione di domicilio, ingiurie, minacce e molestie telefoniche perché avrebbe «fatto credere ai giovani della Legio Sacrorum Cordium, associazione da lui fondata, di avere un filo diretto con la Madonna e gli angeli custodi che tramite lui inviavano disposizioni su come gestire la loro vita». Avrebbe fatto subire ai ragazzi penitenze di tipo corporale quando questi “violavano” le regole che lui imponeva. Al prete, che è anche parte offesa per le lesioni ricevute da due fratelli (M.R., 35 anni, e S.R., 31), nei mesi scorsi è stato vietato di celebrare messa ad Umuarama, in Brasile, dove si è rifugiato dal 2012 quando è scattata l’inchiesta a Lanciano.

    Nella nuova udienza del processo, ieri, a testimoniare è stato L.G., uno dei fondatori della Legio. Un racconto freddo e distaccato, come a far capire che quanto accaduto apparteneva ad un passato che ha voluto e dovuto rimuovere. «C’erano regole da seguire», racconta al giudice, «pregare, confessarsi, la castità per chi non era sposato, messe da seguire, e se non le rispettavi non potevi far parte della Legio. I rimproveri di don Andrè erano all’ordine del giorno, come le umiliazioni che provava chi non rispettava le regole nei confronti degli altri non perché Don Andrè ci offendesse». Poi c’erano le penitenze da fare, come strisciare in ginocchio sul pavimento della chiesa, baciarlo, inginocchiarsi con le nocche delle mani rivolte sul pavimento e pregare. «Dopo la preghiera di guarigione che si faceva una volta al mese», riprende il 32enne, «c’erano le penitenze da fare. Don Andrè non ci obbligava, diceva però che erano gesti graditi a Dio, ai santi e alla Madonna. Non le imponeva ma era implicito l’obbligo, perché se non le facevi eri emarginato». Si è arrivati anche alle frustate. «Ci siamo sottoposti alla flagellazione nel 2009 durante un ritiro a Vigolo (Bergamo, ndc)», spiega L.G., «era un ritiro spirituale e don Andrè ci disse di fare una penitenza corporale per salvare le anime del purgatorio. Tre frustate con il rosario sulla schiena nuda per ogni anima da salvare. Io ricevetti sei frustate, pregai per due anime. Il dolore lo ricordo ancora e ricordo che non mi sono offerto: ero stato spinto a farlo». Per il ragazzo il sacerdote era un manipolatore. Con la scusa delle visioni degli angeli diceva agli adepti cosa fare. «A me aveva detto che dovevo fare il prete», continua L.G., «che glielo avevano detto gli angeli e che se non l’avessi fatto non avrei compiuto la volontà di Dio, che il diavolo si sarebbe impossessato di me. Si è opposto al fatto che avessi una ragazza, che oggi è mia moglie». A differenza di altri L.G. si è anche rivolto alla Curia e al vescovo per denunciare tutta la situazione. «Era il capo della chiesa frentana, doveva agire, rimuovere il prete», dice in aula il giovane. La Curia è stata tirata in ballo nel processo per una eventuale responsabilità civile nella vicenda, sull’assunto che è il vescovo a nominare i sacerdoti -quindi anche don Andrè- a valutare la loro idoneità all’incarico e a vigilare sulla loro condotta. La prossima udienza è fissata al 17 novembre.