Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Larino

  • Caso Jean-Michel Merlin – La Prefettura di Nanterre (Francia) ha emesso un appello per la ricerca di testimoni

    Caso Jean-Michel Merlin – La Prefettura di Nanterre (Francia) ha emesso un appello per la ricerca di testimoni

    Martedì 2 gennaio 2024, la Prefettura di polizia di Nanterre (Francia) ha lanciato un appello per la ricerca di testimoni in seguito alla denuncia di abusi sessuali all’interno del Movimento dei Focolari in Francia a carico dall’ex focolarino Jean-Michel Merlin. Sul documento si legge che la Prefettura è alla ricerca di “chiunque possa fornire informazioni rilevanti per l’indagine o voglia denunciare fatti di cui potrebbe essere stato vittima”.

    Jean-Michel Merlin – spiega l’appello – è stato accusato di abusi sessuali su minori e adulti commessi nel corso degli anni all’interno del Movimento dei Focolari. Molte delle vittime si sono fatte avanti e hanno denunciato gli atti commessi nei loro confronti.

    I Focolari esprimono la propria completa disponibilità per facilitare il lavoro delle autorità giudiziarie e per far conoscere tale appello. Offrono il proprio sostegno alle vittime e l’impegno a continuare a mettere in atto misure di protezione e tutela dei minori e della persona affinché il Movimento possa essere sempre di più un luogo sicuro per tutti.

    Chiunque disponga di informazioni d’interesse per l’indagine o voglia denunciare fatti di cui è stato/a vittima in Francia o altrove, è invitato a mettersi in contatto con le autorità giudiziarie francesi tramite il seguente indirizzo:

    appelatemoin-btpf92@interieur.gouv.fr

  • Focolari-Francia: rapporto finale sugli abusi

    Focolari-Francia: rapporto finale sugli abusi

    Con qualche mese di ritardo – la consegna era prevista entro la fine del 2021 – è stato pubblicato il 30 marzo 2022 il rapporto finale dell’inchiesta indipendente condotta dalla GCPS Consulting sulla vicenda riguardante «i casi di violenza sessuale su minori commessi da JMM [Jean-Michel Merlin], ex focolarino consacrato residente in Francia» (cf. qui su SettimanaNews).

    Le vittime al centro

    «Il compito di questa indagine indipendente – si legge nella sintesi del rapporto, che è pubblicata e disponibile anche in italiano (qui) – era ascoltare le vittime e raccogliere ulteriori testimonianze, oltre a indagare se ci fossero state omissioni, insabbiamenti o silenzi da parte dei responsabili del Movimento».

    GCPS Consulting – a cui l’inchiesta era stata affidata il 23 dicembre 2020 dai responsabili del Movimento dei Focolari – è un organismo indipendente «la cui missione è da sempre quella di aiutare le istituzioni a migliorare i loro sistemi di prevenzione e segnalazione degli abusi», si legge nel comunicato pubblicato sul sito ufficiale dei Focolarini (qui). «Su richiesta delle vittime» – si legge ancora nel comunicato – l’inchiesta è stata affidata a un organismo indipendente, seguendo la decisione e lo spirito della Conferenza episcopale francese, che nel 2019 ha incaricato la CIASE, «con il solo obiettivo di porre le vittime al centro delle priorità e del lavoro dell’inchiesta».

    Il Movimento ha voluto – quale ulteriore forma di garanzia per le vittime – che l’inchiesta e la stesura del rapporto fossero supervisionate da una figura terza e indipendente, senza alcun rapporto col Movimento, nella persona dell’alto funzionario di stato Alain Christnacht (la cui relazione è disponibile qui in italiano).

    Le conclusioni

    Oltre al rapporto completo (di un centinaio di pagine, disponibile qui), GCPS pubblica anche una sintesi del lavoro svolto, del metodo seguito e dei risultati raggiunti. I quali – per il caso specifico oggetto d’indagine – sono perentori: attraverso racconti «credibili e affidabili» di vittime di abuso e di altri testimoni che coprono un arco temporale di oltre 30 anni (1963-1998), «l’Indagine Indipendente è giunta alla conclusione che JMM è stato un prolifico abusatore seriale di minori, responsabile di molteplici casi di abuso sessuale e tentato abuso sessuale su minori, includendo quelli di cui abbiamo informazioni e, molto probabilmente, molti altri».

    Le vittime direttamente accertate per via di denuncia sono 26 (di altre 11 si sospetta, avendone ricevuta notizia indiretta). La commissione indipendente si è preoccupata di ascoltare anzitutto i loro racconti e di verificarne la credibilità. L’inchiesta è giunta alla conclusione che «tutti gli abusi denunciati hanno avuto luogo in condizioni che l’Indagine indipendente etichetta come “ascendente psicologico”», dove appunto l’abuso psicologico (di coscienza) ha accompagnato quello sessuale in un contesto di relazioni «caratterizzate da significativi squilibri di potere».

    Il tratto manipolatore di Jean-Michel Merlin emerge dai racconti sia delle vittime, sia delle loro famiglie sia anche dei suoi responsabili all’interno del Movimento, «che per anni furono a conoscenza della situazione soltanto in minima parte». Le responsabilità del Movimento vengono però chiaramente riconosciute nel rapporto: non diversamente da quanto accadeva in altri ambiti ecclesiali, anche il Movimento dei Focolari – scrive la commissione – «per molto tempo si è preoccupato più di proteggere gli abusatori e la propria reputazione piuttosto che sostenere le vittime», contribuendo talora «a far sentire in colpa le vittime» e lasciando per anni Jean-Michel Merlin «nella stessa posizione di autorità, permettendogli di abusare del suo potere».

    Per delineare il contesto nel modo più completo possibile, la commissione ha raccolto anche altre denunce di abuso interne ai Focolari (non collegate al caso Merlin) – di carattere non solo sessuale, ma anche psicologico, spirituale ed economico-finanziario – ricavandone che il profilo degli abusatori è «spesso simile a quello di JMM, persone carismatiche idolatrate dagli altri, considerate centrali, intoccabili, moralmente irreprensibili e degne di fiducia». Aspetto che denuncia l’esistenza di «situazioni di abuso sistematiche che erano e sono tuttora note ai responsabili fin dai primi tempi del Movimento ma che non sono state affrontate».

    «Vi chiediamo PERDONO»

    In una Lettera (qui il testo), pubblicata alla vigilia della presentazione del rapporto (29 marzo), la presidente del Movimento, Margaret Karram, e il copresidente (e responsabile per le questioni morali), Jesus Moran, si sono rivolti ai focolarini di Francia e di tutto il mondo, in modo particolare alle vittime. Riconoscendo il valore del lavoro svolto dal team che ha elaborato l’inchiesta («concluso con professionalità e competenza» dopo più di un anno), i responsabili del Movimento accolgono «un risultato che non può non provocare dolore, vergogna, pentimento».

    «Con questa lettera vogliamo innanzitutto rivolgerci alle vittime di abuso di JMM e ad altre vittime, che sono tra di noi, all’interno della nostra famiglia: ogni nostro pensiero ed espressione va a coloro che hanno subìto un crimine gravissimo che in molti casi ha rovinato la loro vita. Non ci sono parole adeguate ad esprimere lo shock e il dolore che proviamo per tutto questo.

    Le vittime hanno riferito di aggressioni e abusi a vari livelli nei loro riguardi, lasciandole con ferite profonde e indicibili. Per questo vogliamo dirvi grazie con tutto il cuore per aver avuto la forza di denunciare.

    A tutte e tutti voi, a ciascuna e ciascuno personalmente e a nome del Movimento dei Focolari, vi chiediamo PERDONO per la sofferenza a voi inflitta non solo da chi ha commesso abusi, ma anche a causa della nostra indifferenza, della nostra mancanza di vigilanza, della nostra incomprensione. Invitiamo tutti i membri del Movimento dei Focolari in Francia ad associarsi a noi in questa accoglienza delle vittime e delle loro famiglie».

    Consapevoli che «l’avventura del carisma dell’unità, nella sua storia decennale, non registra solo abusi o attentati contro la dignità delle persone, ma è anche costellata da tanta vita, luce e fedeltà e da tanta donazione al servizio dell’unità nella Chiesa e nell’umanità», i vertici focolarini affermano «la determinazione di una condanna senza riserve per queste azioni contrarie ai principi che animano il nostro Movimento, totalmente incompatibili con le regole più elementari del rispetto e dell’integrità della persona umana».

    Le raccomandazioni

    «Mi impegno a nome del Movimento dei Focolari – afferma ancora Karram – a rispondere con azioni, misure di ascolto, accoglienza e prevenzione, alle raccomandazioni finali formulate dall’indagine indipendente».

    Alcune misure di garanzia e buone pratiche sono già state intraprese dal Movimento, come la costituzione della Commissione centrale per la promozione del benessere e la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili (qui), e delle commissioni nazionali, composte da professionisti di vari ambiti (giuristi, psicologi, educatori, esperti dell’età evolutiva, pediatri), cui far pervenire le segnalazioni dei casi di abuso. Anche per le vittime di Merlin è stata attivata una procedura di sostegno psicologico. Il rapporto lo riconosce: «senza dubbio il Movimento ha compiuto passi significativi per cambiare la situazione in relazione alla tutela dei minori e sta progettando ulteriori misure».

    Il rapporto offre anche alcune raccomandazioni finali. Anzitutto, sul risarcimento delle vittime: «il meccanismo di risarcimento sia indipendente dal Focolare, eseguito in modo trasparente ed efficiente da un’organizzazione o entità terza composta da persone adeguatamente esperte e indipendenti dal Focolare». Poi, che si tenga conto delle altre vittime e dei casi pendenti, includendoli nella strategia per monitorarli e nelle procedure di sostegno.

    Da parte loro, i Focolari hanno espresso come preoccupazione principale quella di «contribuire il più possibile al processo di ricostruzione delle vittime, incluso un risarcimento finanziario se necessario e richiesto». Per questo, su raccomandazione della Chiesa in Francia, il Movimento ha chiesto alla «Commission indépendante de reconnaissance et de réparation» (qui), organo multidisciplinare composto da esperti della società civile e istituito dai religiosi francesi (CORREF) di accompagnare le vittime che lo desiderano nel loro percorso di riparazione.

    http://www.settimananews.it/ministeri-carismi/focolari-francia-rapporto-finale-sugli-abusi/

  • Disparità di trattamento tra vittime e “protetti” – Giada vitale lamenta alla Giustizia…

    Disparità di trattamento tra vittime e “protetti” – Giada vitale lamenta alla Giustizia…

    Certo non possiamo che associarci a Giada che oramai assistiamo da ben 11 anni e che ben conosce la disparità dei Palazzi di Giustizia italiani, dove se critichi qualcuno, specie un prete ti rinviano a giudizio, se poi tu da vittima vieni insultata, anche sui social, tutto passa in cavalleria.

    di Giada Vitale – Vittima di don Marino Genova, condannato in via definitiva a 4 anni e 10 mesi

    “Sono sette anni in cui vengo diffamata di persona e a mezzo social.

    I commenti sono sempre stati molto offensivi e con lo stesso tenore come : ” io nel mio piccolo sono riuscito ad arrivare a una conclusione: Giada voleva trxxxxxe con don Marino al no del don ha messo su tutto questo”… ” a questa donna speculativa gli è piaciuto e adesso vuole essere pagata come una p..”
    Non per ultimo leggo:” Tu conosci quella bambina? Hai letto gli atti processuali? Ti assicuro che non è una bambina ma na z” ecc. ecc.

    Ma per la procura di Larino queste persone non hanno commesso nulla che potesse dar seguito ad un procedimento penale. Ciò chiaramente le autorizza a continuare ad offendermi perché impunite. Più passa il tempo e più giungo a concludere che la Procura di Larino ogni qualvolta si trova a cospetto con una querela fatta da me, decide in maniera arbitraria di archiviare senza iniziare nemmeno le indagini. Vorrei capire per quale ragione io debba subire tutte queste diffamazioni che sembrano essere, seppure in maniera indiretta, ignorate dalla PM.

    Ma il succitato reato, a Larino, per Giada Vitale non esiste, quindi siete autorizzati a diffamarmi visto che non sarete mai puniti. “

    Giada

  • E’ Leonardo Gualdoni l’ex seminarista indagato a Cuggiono

    E’ Leonardo Gualdoni l’ex seminarista indagato a Cuggiono

    Il segreto di Pulcinella della diocesi più grande di Europa barcamenata da monsignor Mario Delpini, vescovo malgrado il papa sapesse delle coperture già in favore di don Mauro Galli.

    E’ Leonardo Gualdoni – dopo don Tempesta, entrambi difesi dallavvocato Mario Zanchetti, membro della Commissione Diocesana – il nome che forniamo lamentando l’assenza di totale trasparenza promessa dalla chiesa di Bergoglio e tanto acclamata dai media, che però non fanno domande al clero e ancora meno all’unica associazione di vittime italiane.

    Ben quattro casi attualmente aperti nel milanese, ma nessun mezzo di informazione che li renda noti e che neppure chieda doveroso conto a Bergoglio di questo scandalo e soprattutto delle sue dichiarazioni che oramai cadono nel vuoto dal 2013.

    Il Giorno è l’unica testata italiana che con grande serietà professionale ha fatto due conti semplicemente consultando la nostra mappa delle DIOCESI NON SICURE; LOMBARDIA 47 casi in 15 anni. Ma le vittime accusano: “Troppi i silenzi”

    Lo facciamo come sempre noi sopravvissuti ai pedofili col collarino, allo Stato e stampa nazionale, malgrado non prendiamo nessun finanziamento pubblico, ma al prezzo del silenzio ne facciamo volentieri a meno. E’ solo una questione di coscienza che 11 anni fa, da sopravvissuti agli stupri del clero cattolico che nessuno ha ancora umanamente risarcito – sia lo Stato Che la Chiesa – ci siamo voluti assumere e che con serietà portiamo avanti.

    Zanardi

  • Siamo dalla parte di Giada, senza se e senza ma

    Siamo dalla parte di Giada, senza se e senza ma

    Di Fabrizio Ortis 👇 – Sul caso di Giada Vitale, giovane molisana abusata dal parroco di Portocannone dai 13 fino ai 17 anni di età, ho presentato un’interrogazione al ministro della Giustizia, Marta Cartabia.
    La vittima non fu mai sottoposta né a una perizia né a un incidente probatorio. Ma dopo la riapertura delle indagini nel 2018, emersero elementi di grande rilievo sotto il profilo probatorio. Il 29 marzo scorso è stata e presentata un’ulteriore richiesta di riapertura delle indagini; nella quale non solo era condannato il parroco per i fatti avvenuti fino ai quattordici anni d’età della vittima, ma criticata altresì la decisione della Procura della Repubblica di Larino di non aver approfondito i fatti inerenti agli abusi avvenuti successivamente.
    Pensare che una ragazzina di tredici e poi quattordici anni possa avere una relazione con un uomo di 55 è un oltraggio al diritto, alla psicologia e soprattutto all’infanzia. Una posizione che può far pensare ai pedofili sia lecito manipolare e poi abusare una vittima. Il disinteressamento della Procura si è palesato inoltre anche quando la Vitale, dopo aver denunciato don Marino, è stata vittima di bullismo e diffamazione. La ragazza ha sporto più volte querela, ma le sue denunce sono state sistematicamente ignorate.
    Alla luce di una vicenda divenuta un caso di cronaca nazionale, chiedo al Governo di estendere alla magistratura e ai pubblici ministeri i corsi di formazione già previsti per il personale della polizia di Stato, dell’Arma dei carabinieri e della polizia penitenziaria dalla legge conosciuta come #CodiceRosso.
    Infine il ministro Cartabia dovrà chiarire se si intenda o meno potenziare gli organici dei tribunali periferici, inadeguati alla mole di lavoro loro richiesta che da troppo tempo sta affossando la nostra regione.
  • Abusata dall’età di 13 anni dal prete, il caso in Parlamento: le violenze dopo i 14 anni sono state archiviate

    Abusata dall’età di 13 anni dal prete, il caso in Parlamento: le violenze dopo i 14 anni sono state archiviate

    Città del Vaticano – Il caso terribile di Giada, violentata per anni quando era minorenne da un sacerdote molisano, attualmente in carcere, torna ad affiorare in Parlamento e a far discutere. A sollevare la vicenda è la parlamentare dei CinqueStelle, Stefania Ascari che chiede «perchè a 14 anni e un giorno e l’abuso è lecito». Una vicenda che aveva già illustrato in una interrogazione al precedente ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede l’anno scorso, al quale chiedeva perchè don Marino, l’ex parroco del paese condannato dalla corte di appello di Campobasso nel maggio 2019 a 4 anni e 10 mesi di reclusione (sentenza confermata dalla Cassazione nel 2020), fosse stato riconosciuto colpevole di aver abusato sessualmente della ragazzina ma solo per il periodo in cui la piccola aveva 13 anni e non dopo il compimento dei suoi 14 anni, nonostante fosse in una condizione di fragilità e di inferiorità psicologica evidente.

    Gli abusi sessuali, spiega Ascari, sono iniziati nella primavera del 2009 e sono proseguiti sino al mese di luglio 2012. Con grande sforzo emotivo la giovane è riuscita a denunciare il sacerdote solo nel 2013 sia alla procura della Repubblica che al Vescovo di Termoli

    La parlamentare sottolinea anche che per la procura della Repubblica di Larino vi sarebbe stato un consenso ai rapporti sessuali da parte della ragazzina al compimento del 14esimo anno, senza avere mai approfondito sotto il profilo psicologico il rapporto con il prete 55enne. «Le circostanze avrebbero imposto un approfondimento per valutare la sua condizione di soggezione e inferiorità psicologica: Giada all’epoca era solo tredicenne mentre il sacerdote aveva 55 anni ed è orfana di padre da quando aveva tre anni e mezzo».

    Il prete nel frattempo è stato condannato per abusi (compiuti fino al compimento del 14anno della vittima) in primo e in secondo grado. Il secondo procedimento, invece, riguardante i fatti successivi ai 14 anni, si è concluso con la richiesta di archiviazione, presentata nel novembre 2014 e accolta dal Gip nel giugno 2016.

    I legali della vittima nel 2018 hanno chiesto alla Procura della Repubblica di aprire il secondo procedimento visto che Giada si «trovava in una condizione di forte soggezione e inferiorità psichica, come ribadito dalla psicologa giuridica che, nella sua consulenza dell’8 aprile 2019, chiariva come il consenso fosse stato costruito attraverso il conferimento, ingannevole, di normalità ai comportamenti sessualizzati ingenerando nella vittima una confusione permanente ed una dipendenza affettiva».

    Nel frattempo il vescovo, Gianfranco De Luca, appena ricevuto notizia dei fatti, ha proceduto alla verifica delle accuse, ha allontanato dalla parrocchia il sacerdote e ha istituito il tribunale ecclesiastico diocesano per svolgere il processo canonico che ha emesso la sentenza di sospensione a divinis fino al pronunciamento definitivo del tribunale italiano, nell’interdizione all’ufficio di parroco e nell’invito a vivere in una casa religiosa.

    L’interrogazione della parlamentare dei Cinquestelle alcuni mesi fa ha avuto la risposta scritta dell’ex ministro Bonafede in cui si spiega l’archiviazione definitiva. «allo stato, non potendosi affatto riconoscere, nella vicenda alcuna patologia processuale o profilo di rilevanza disciplinare non si ritengono sussistenti i presupposti per attivare i poteri ispettivi previsti dall’ordinamento».

    Una risposta insoddisfacente che ha indotto la vittima, il suo legale e la parlamentare ad organizzare alla Camera il 5 maggio, nella sala stampa di Via della Missione, alle ore 14 un sit in e riproporre il tema ai parlamentari e alla nuova ministra, Marta Cartabia. Rete L’ABUSO

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_pedofilia_minori_giada_parlamento_vittime_vaticano_cei_cartabia-5936389.html

  • La Procura di Larino dice no alla riapertura delle indagini su don Marino

    La Procura di Larino dice no alla riapertura delle indagini su don Marino

    LARINO. Il Pm Ilaria Toncini, con decisione dello scorso 6 aprile, dice no alla riapertura delle indagini sugli abusi denunciati da Giada Vitale quando aveva dai 14 ai 18 anni. «Non si ritiene pertanto che sussistano nuovi spunti investigativi da approfondire e indagare con nuove indagini, rilevato da ultimi che anche l’eventuale perizia di tipo psicologico-criminologico auspicata (altro…)

  • Condanna su don Marino, le motivazioni: «Chiederemo nuove indagini al Pm per i fatti archiviati»

    Condanna su don Marino, le motivazioni: «Chiederemo nuove indagini al Pm per i fatti archiviati»

    ROMA. Potrebbe riaprirsi ancora una volta la vicenda degli atti sessuali commessi da don Marino Genova ai danni di Giada Vitale. Sono state depositate le motivazioni della sentenza della Suprema corte di Cassazione che ha confermato la condanna per don Marino Genova a 4 anni e 10 mesi, già decretata in corte d’Appello a Campobasso.

    A illustrarci i tratti salienti è stato l’avvocato Francesco Stefani, del foro di Firenze. Lo scorso 18 settembre era stato questo il dispositivo reso noto dagli ermellini: «La terza sezione della Cassazione penale (altro…)

  • La Cassazione ‘chiude’ il caso Giada Vitale: condanna confermata per l’ex parroco di Portocannone

    La Cassazione ‘chiude’ il caso Giada Vitale: condanna confermata per l’ex parroco di Portocannone

    Respinto il ricorso in Cassazione presentato dall’ex parroco di Portocannone, assistito dall’avvocato Carlo Taormina. Ieri la sentenza che ha confermato i 4 anni e 10 mesi di reclusione di carcere per don Marino Genova. “Giustizia parziale, sono contenta in parte”, ha commentato Giada Vitale, la ragazza che ha subìto per anni gli abusi sessuali.

    La Cassazione ha confermato la sentenza di appello (del maggio 2019) che condannava don Marino Genova, il parroco di Portocannone, per gli abusi sull’allora minorenne Giada Vitale. In primo grado, con sentenza del 3 ottobre 2017, invece l’ex sacerdote era stato condannato a 6 anni.

    Confermati dunque i 4 anni e 10 mesi di reclusione, questa la condanna per il sacerdote e che si riferisce alle violenze sessuali perpetrate sulla ragazza quando aveva dai 13 ai 14 anni. Gli episodi avvenuti quando la stessa aveva dai 14 ai 17 anni di età invece furono archiviati dal Gip di Larino, provocando non poca indignazione.

    Questo il commento di Giada Vitale, affidato ai social, all’indomani della sentenza che le rende giustizia: “Dopo anni di grandi sofferenze e di offese ricevute da persone che mi avrebbero dovuta accogliere e supportare e che invece hanno tentato in tutti i modi di infangare la mia persona, la Corte di Cassazione ha chiuso definitivamente questa storia indicando con pena passata in giudicato don Marino Genova colpevole. Sono contenta in parte e reputo che nei miei confronti sia stata fatta una giustizia parziale, ma accolgo questa prima vittoria come spinta per poter ancora combattere in altre sedi.

    Volevo ringraziare l’avvocato Giuseppe D’Urbano che mi ha difesa con impegno in primo e secondo grado di giudizio, i miei attuali avvocati Pietro Cirillo e Pasquale Mautone che hanno mostrato grande professionalità, la dottoressa Luisa D’Aniello che mi ha sempre sostenuta e incoraggiata ad andare fino in fondo, l’Onorevole Stefania Ascari che ha manifestato coraggio, competenza e grande interesse per la mia storia”.

    https://www.primonumero.it/2020/09/la-cassazione-chiude-il-caso-giada-vitale-condanna-confermata-per-lex-parroco-di-portocannone/1530630013/amp/

  • GIUSTIZIA  Interrogazioni a risposta scritta: Vitale Giada – Genova Marino

    GIUSTIZIA Interrogazioni a risposta scritta: Vitale Giada – Genova Marino

      ASCARI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

       Don Marino, ex parroco di Portocannone, in Molise, è stato condannato dalla corte di appello di Campobasso nel maggio 2019 a 4 anni e 10 mesi di reclusione per aver abusato sessualmente di Giada quando questa aveva 13 anni;

       gli abusi sessuali sono iniziati nella primavera del 2009 e sono proseguiti sino al mese di luglio 2012; la giovane, nell’aprile 2013 ha denunciato alla procura della Repubblica ed al Vescovo di Termoli i fatti di cui era stata vittima;

       la procura della Repubblica di Larino, ritenendo la sussistenza di un consenso ai rapporti sessuali da parte della giovane non ha accertato sotto il profilo psicologico il rapporto con Don Marino;

       secondo l’interrogante, tuttavia, le circostanze avrebbero imposto tale approfondimento: Giada V. all’epoca dell’inizio dei fatti era solo tredicenne mentre il sacerdote aveva 55 anni ed è orfana di padre da quando aveva tre anni e mezzo;

       l’amore per la musica l’aveva condotta a frequentare assiduamente la parrocchia di Don Marino, prima come organista e poi come maestra del coro, e nel parroco avrebbe trovato una figura assimilabile a quella paterna;

       Don Marino è stato sottoposto a due differenti procedimenti: in un primo procedimento è stato condannato, in primo e in secondo grado, esclusivamente per gli abusi commessi fino a quando la minore non aveva compiuto 14 anni per reato di cui all’articolo 609-quater (atti sessuali con minorenne);

       un secondo procedimento, riguardante i fatti successivi ai 14 anni, si concludeva con la richiesta di archiviazione, presentata nel novembre 2014 e accolta dal Gip nel giugno 2016, in quanto i fatti non sarebbero stati contrassegnati da minaccia o persuasione, «avendo la ragazza semmai subito solo un iniziale stato di soggezione poi tramutatosi in un effettivo innamoramento e un interesse fisico per il sacerdote» mentre il compimento del quattordicesimo anno legittimava il consenso;

       nel febbraio 2018, in relazione al secondo procedimento, la procura della Repubblica chiedeva la riapertura delle indagini preliminari: sono stati ascoltati medici e psicologi che avevano seguito Giada nel periodo successivo alla denuncia, i quali osservavano che la stessa, nel suo rapporto con Don Marino, si trovava in una condizione di forte soggezione e inferiorità psichica, come ribadito dalla psicologa giuridica che, nella sua consulenza dell’8 aprile 2019, chiarisce come il consenso sia stato costruito attraverso il «conferimento, ingannevole, di normalità ai comportamenti sessualizzati» così ingenerando nella vittima una confusione permanente ed una dipendenza affettiva;

       ciononostante, il giudice per le indagini preliminari, ritenuta la carenza dell’elemento dell’abuso della condizione di inferiorità psichica, non potendo sostenersi «in maniera chiara ed univoca» la sussistenza di tale condizione, decretava l’archiviazione del suddetto secondo procedimento;

       tale provvedimento potrebbe valicare la cognizione attribuita in tale fase al giudice, non essendogli conferita la piena valutazione della responsabilità penale dell’indagato ma esclusivamente la superfluità della prosecuzione del procedimento penale: solo se vi è chiara evidenza dell’insussistenza degli elementi costitutivi della fattispecie penale può disporre l’archiviazione mentre, nel dubbio, deve ordinare al pubblico ministero di formulare il capo d’imputazione;

       il vescovo, Gianfranco De Luca, appena ricevuto notizia dei fatti, ha proceduto alla verifica delle accuse, ha allontanato dalla parrocchia di Portocannone il sacerdote e ha istituito il tribunale ecclesiastico diocesano per svolgere il processo canonico che ha emesso la sentenza di sospensione a divinis fino al pronunciamento definitivo del tribunale italiano, nell’interdizione all’ufficio di parroco e nell’invito a vivere in una casa religiosa;

       ciononostante, il parroco sarebbe stato visto indossare la tunica bianca sull’altare di una chiesa e, secondo alcuni articoli di stampa, starebbe continuando a celebrare messa;

       a seguito della denuncia, Giada V. è stata oggetto di bullismo, insulti, isolamento e tacciata di essere calunniatrice, anche dai suoi stessi compaesani –:

       se il Governo intenda valutare se sussistono i presupposti per adottare iniziative ispettive presso gli uffici giudiziari coinvolti.
    (4-06713)