Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • PAPA BERGOGLIO IN MOLISE, IL NOSTRO APPELLO: CHE NE SARÀ DEI PRETI PEDOFILI?

    PAPA BERGOGLIO IN MOLISE, IL NOSTRO APPELLO: CHE NE SARÀ DEI PRETI PEDOFILI?

    Sabato cinque luglio Papa Francesco viene in visita in Molise. In mattinata sarà a Campobasso, nel pomeriggio si sposterà a Castelpetroso e Isernia. Noi di unavoceperledonne , convinte della bontà dell’opera  pastorale di Papa  Bergoglio, nell’occasione lanciamo un appello per chiedere  come andranno a finire i casi dei preti pedofili che hanno operato proprio in questa  regione. E nel farlo ricordiamo i tre casi principali seguiti da Rete l’Abuso.

    Cominciamo da quello di Giada Vitale. La 19enne di Portocannone che ha denunciato Don Marino Genova per presunte violenze subite da quando aveva 13 anni fino ai 16. Storia finita alla ribalta nazionale grazie alle Iene e a Repubblica e finita anche su France 24. Il processo secolare è nelle mani del Tribunale di Larino e siamo ancora alle indagini preliminari. E’ stato avviato un processo  canonico dopo la sospensione a divinis del parroco. Ma di esso non si sa ancora nulla. Nonostante Giada abbia scritto più volte al Santo Padre senza  avere risposte.

    Grazie alla denuncia di Rete l’abuso venne fuori anche il caso di Don Felix Cini. Arrivato a Cercemaggiore dopo una condanna a due anni e mezzo di reclusione a seguito di patteggiamento arrivato nel 2004 a Grosseto per molestie sessuali su minori . Fu il giornale ora chiuso “Nuovo  Molise oggi ” a puntare i riflettori su questa brutta storia.  Ora dopo  una divisione durata anni tra colpevolisti e innocentisti lui non è più a Cercemaggiore. Ma la Chiesa e il Vaticano non dicono altro. Dov’è ora? E’ stato spretato? E’ questa la domanda che poniamo al Vaticano.

    Choc anche a Monteroduni, dove l’aiutante del parroco dal 2000 al 2008 è stato denunciato da diverse famiglie di bambini che avrebbe molestato.
    I genitori si sono rivolti ai carabinieri che hanno avviato una lunga e difficilissima inchiesta. Adesso le indagini sarebbero state chiuse, mentre il parroco è stato allontanato dalla comunità della provincia di Isernia. Un altro episodio shock di bambini molestati da chi dovrebbe essere per loro guida spirituale. Il vice parroco Luigi Balsamo, ha chiesto più volte il diritto all’oblio. Dalle indiscrezioni ricevute potrebbe essere stato condannato ma è lui stesso a chiedere di non pubblicare il seguito della sua storia. Ma noi chiediamo al Vaticano: che fine ha fatto? E’ stato  spretato?

    Soprattutto ora che, in occasione della visita pastorale in Calabria, ha detto chiaramente: i mafiosi sono scomunicati. Chiediamo un atto di coraggio al Santo Padre: una presa di posizione ufficiale su questa piaga sociale e della Chiesa. E soprattutto vogliamo sapere: saranno  scomunicati o spretati? Che fine faranno? Papa Francesco dacci una risposta.

    Redazione

  • GIADA VITALE A 19 ANNI: NON SONO L’UNICA VITTIMA MOLISANA DI PRETI PEDOFILI, PAPA FRANCESCO LO SAPPIA

    GIADA VITALE A 19 ANNI: NON SONO L’UNICA VITTIMA MOLISANA DI PRETI PEDOFILI, PAPA FRANCESCO LO SAPPIA

     Giada Vitale ha 19 anni.  Li compie oggi e  noi di Una voce per le donne le facciamo questo regalo un po insolito. Un punto sulla sua situazione, partendo dai “piccoli – grandi successi” personali per poi raccontare quello che le  sta accadendo a livello giudiziario, con Don Marino Genova, il prete sospeso a divinis ed ex parroco di Portocannone, che circola ancora liberamente nella città di Termoli: a pochi chilometri da dove vive Giada, proprio vicino ai suoi interessi. Il tutto nonostante l’esposizione mediatica di un caso che è finito su “Le Iene” , “Pomeriggio 5″, “Repubblica” e ha sfondato i confini nazionali finendo nell’inchiesta di “France 24″.

    Giada oggi hai 19 anni appena compiuti. Quali sono i passi avanti compiuti?

    Nei giorni scorsi ho superato l’esame di idoneità per frequentare, l’anno prossimo a Vasto, il quinto anno di scuola superiore. L’ho fatto con l’aiuto del parroco di Termoli di Santa Maria degli Angeli che mi ha indirizzata alla scuola privata. Nella stessa Chiesa ho ripreso a suonare l’organo. Il prete di lì non è come gli altri e mi sta veramente aiutando.

    Come ti vedi oggi? Sei contenta dei risultati ottenuti? 

    Così così. Perché purtroppo i momenti bui ci sono ancora. Soprattutto da quando ho saputo che Marino Genova, dopo un periodo al Divino Amore di Roma, è tornato  vivere a Termoli. Nonostante le indagini non sono state ancora concluse. Poterlo rivedere a qualsiasi momento,non mi da la pace che vorrei. Mi fa sentire a rischio.

    A livello giudiziario a che punto sei?

    Le indagini preliminari davanti al Tribunale di Larino dovevano essere concluse ad aprile. Ma una volta scaduti i termini, sono stati chiesti e ottenuti altri  mesi di proroga delle indagini. Non sappiamo altro. Non ci dicono altro.

    E il processo canonico?

    Non ne parliamo. Il vescovo  non solo lascia don Marino libero di circolare per Termoli ma non mi fa sapere niente del processo canonico in cui io ho testimoniato. Un procedimento che  si è aperto solo perche io l’ho denunciato. Per ora rimane la sospensione “a divinis” per la quale non può celebrare messa ma di fatto non è stato ancora ridotto allo stato laicale. E’ ancora un prete. Devo sottolineare che neppure il Vaticano, a cui ho scritto, ci fa sapere nulla. Il Papa  il 5 luglio viene in Molise a fare passarella, mentre molte vittime aspettano giustizia anche dal vaticano. Ci tengo  a dire che io non sono la sola vittima dei preti pedofili molisani.

    La parrocchia di Portocannone, quella dove sono avvenuti  i fatti da quando avevi dai 13 ai 16 anni, come sta reagendo? 

    La parrocchia di Portocannone non ha detto una sola parola, né il parroco e né il consiglio parrocchiale, mentre sono stata aggredita da una parrocchiana che ho denunciato. Tutto questo quando alcuni parrocchiani del paese hanno pensato bene di scrivere lettere diffamatorie, inviate anche alla stampa locale, per tentare di distruggere la mia credibilità. C’è una grande differenza tra loro e i parrocchiani di Santa Maria degli Angeli, che mi hanno chiamata a dirigere il coro per le mie qualità e che hanno sentito l’esigenza di darmi la loro solidarietà, proprio mentre i miei concittadini hanno pensato che era giusto allontanarsi da me.

  • Ex parroco verso processo per violenza sessuale: “La Regione Molise si costituisca parte civile” Un caso seguito da Rete L’ABUSO

    Ex parroco verso processo per violenza sessuale: “La Regione Molise si costituisca parte civile” Un caso seguito da Rete L’ABUSO

    Il caso di Giada Vitale e don Marino Genova potrebbe arrivare presto in Tribunale. Le indagini avviate dalla Procura della Repubblica di Larino, che ha ricevuto l’esposto della ragazza attivando le doverose verifiche, si trovano in fase preliminare. Ma dalle notizie che trapelano si apprende che la richiesta di rinvio a giudizio per l’ex parroco di Portocannone, accusato di violenza sessuale sulla ragazza che oggi ha 18 anni ma che all’epoca dei fatti ne aveva 13, sarebbe imminente. Il consigliere regionale Filippo Monaco ha presentato una mozione per chiedere l’impegno del Consiglio a costituirsi parte civile in caso di processo, sulla scorta della legge contro la violenza di genere di recente adozione.

    Portocannone. Il caso di Giada Vitale e don Marino Genova potrebbe arrivare presto – nell’arco dei prossimi mesi – in Tribunale. Le indagini avviate dalla Procura della Repubblica di Larino, che ha ricevuto l’esposto della ragazza attivando le doverose verifiche,si trovano in fase preliminare. Ma dalle notizie che trapelano si apprende che la richiesta di rinvio a giudizio per l’ex parroco di Portocannone, accusato di violenza sessuale sulla ragazza che oggi ha 18 anni ma che all’epoca dei fatti ne aveva 13, sarebbe imminente. 

    In quel caso la Regione Molise potrebbe costituirsi come parte civile nel procedimento. Per ora è ancora una semplice richiesta, che però sulla scorta della recente legge in materia di violenza di genere approvata proprio dai consiglieri di Palazzo Moffa diventerebbe un passo necessario.

    Il consigliere regionale Filippo Monaco ha presentato una mozione per chiedere all’intero Consiglio, dunque alla Regione Molise, «di costituirsi parte civile – nel caso in cui fosse accertata la realtà della presunta violenza – nel processo che vedrebbe Giada Vitale vittima di violenze e abusi al fine quindi di non lasciare sola la presunta vittima a combattere una battaglia che avrebbe leso i suoi diritti oltre che la dignità di donna e minore; al fine di attuare una legge approvata all’unanimità che tutela e assicura sostegno alle donne vittime di violenza».

    La vicenda è nota, anche per avere avuto un ampio riflesso sulla stampa nazionale e essere stata oggetto di trasmissioni televisive su Canale 5 e Italia 1 e, in tempi recentissimi, di nuovi episodi a corredo di una storia già troppo traumatica. Giada Vitale ha denunciato presunti abusi sessuali da parte di don Marino Genova, raccontando di essere stata costretta a subire violenze sessuali per anni. Violenze iniziate quando era poco più di una bambina, a 13 anni, e proseguite finché la stessa, dopo aver tentato di togliersi la vita in preda alla disperazione, ha trovato la forza di denunciare il “suo” parroco. Dopo quella denuncia, la prima, l’allontanamento di Marino Genova e l’inizio delle indagini, che si sono concentrate su una serie di episodi e soprattutto testimonianze a supporto di quanto la vittima ha riferito. Oltre ai testimoni, alcuni dei quali già ascoltati dal pm che si occupa del caso, ci sono anche le registrazioni. Quelle messe insieme dal momento in cui la ragazza si è rivolta alla Rete nazionale L’Abuso, un progetto di sostegno delle vittime di sacerdoti pedofili che nasce dall’idea di un gruppo di vittime accumunate dal fatto che il loro abusatore è un uomo consacrato.

    Ora in regione approda una mozione per chiedere che al momento dell’eventuale processo l’ente di Palazzo offa, in nome e pe conto dell’intero Molise, si costituisca parte civile.
    Una decisione che va a innestarsi sulla legge varata all’unanimità otto mesi fa proprio per attuare tutte le misure necessarie alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere.
    «E’ un tema molto caldo e sensibile quello della violenza su donne e minori che spesso balza agli onori della cronaca nazionale e locale – sostiene il vicepresidente del consiglio regionale Filippo Monaco – ed il Molise non è da meno.

    E’ recente infatti la notizia della presunta violenza ai danni di una ragazzina di Portocannone che, all’epoca dei fatti era minorenne, da parte del parroco del paese. Certezze e verità dell’accaduto ancora non esistono ma, nel caso in cui fosse vero, si tratterebbe di un caso di una gravità inaudita e che rientrerebbe, a tutti gli effetti, nell’accezione più ampia della violenza di genere».

    Monaco ricorda che la Regione Molise, varando, nell’ottobre 2013 la legge n.15 al fine di prevenire e contrastare ogni forma di violenza ai danni di donne e bambini, ha previsto la possibilità di costituirsi parte civile in tutti i processi celebrati nel suo territorioaventi ad oggetto reati che presuppongono l’esercizio di condotte violente, anche di carattere morale, ai danni delle donne e dei minori di età. «E’ per questo che ho presentato una mozione che impegna l’intero consiglio regionale a costituirsi parte civile. Non si sta accusando nessuno nè tantomeno si è possessori della verità dei fatti. Nella certezza però di un simile avvenimento la Regione non può stare a guardare inerme ed impassibile ma dovrà attuare tutte le azioni necessarie per contrastare la violenza, così come sancito dalla recente normativa».

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=16161
  • Alcuni parrocchiani scrivono al Papa e al Vescovo e accusano la vittima: “Lo fa solo per soldi”

    Alcuni parrocchiani scrivono al Papa e al Vescovo e accusano la vittima: “Lo fa solo per soldi”

    Con una lunga lettera firmata “comunità parrocchiale di Portocannone” alcuni cittadini sostengono che la giovane presunta vittima di abusi sessuali da parte del sacerdote che il vescovo ha già sospeso a divinis abbia inventato tutto solo per soldi: “Assurda messa in scena architettata in maniera machiavellica con un solo e unico scopo… il denaro!”. Un documento intriso di illazioni in cui si deduce che gli incontri denunciati dalla giovane ora diciottenne a casa dell’ex parroco non sarebbero mai avvenuti perché «la vecchietta che abita vicino a lui non ha mai visto la ragazza né entrare né uscire». I parrocchiani autori della nota dicono di essere quasi tremila abitanti che non credono all’episodio, ma a Portocannone in realtà la popolazione è divisa e molti non sono proprio a conoscenza di questa lettera.

     

    di Alessandro Corroppoli

    Portocannone. Non sono bastate le raccomandazioni fatte direttamente da Monsignor Gianfranco De Luca, vescovo della diocesi di Termoli – Larino, ai parrocchiani e alla comunità tutta di Portocannone sul caso di don Marino Genova. Non è servito il monito ad abbassare i toni, e le spiegazioni che lo stesso ha dato lo scorso fine settimana. No, niente di tutto questo è servito a placare l’ira e la presa di posizione di alcuni parrocchiani di Portocannone che in una lettera – dai toni duri pieni di livore e al limite della querela – prendono una posizione netta a favore dell’ex parrocco, indagato per pedofilia, gettando accuse durissime sulla presunta vittima e sulla sua famiglia: «Per noi è tutta una meschina e assurda messa in scena architettata in maniera macchiavellica con un unico e solo scopo…il denaro!».

    Venerdì e sabato scorso, a margine della trasmissione televisiva Pomeriggio cinque – condotta da Barbara D’Urso – che aveva visto la partecipazione di Francesca (nome di fantasia), la ragazza di Portocannone presunta vittima di abusi sessuali da parte dell’ex parroco Marino Genova, Monsignor De Luca si reca direttamente a Portocannone con il chiaro intento di smorzare i toni della polemica in attesa che la verità giudiziaria faccia il suo corso: «Sono preoccupato perché non vorrei che da quanto accade in questi giorni venga ulteriormente vilipesa e offesa la dignità della ragazza che è da salvaguardare e rispettare senza riserve e illazioni».Un invito caduto nel vuoto, tra i pochi che nello scorso fine settimana si sono recati nella Chiesa Madre di Portocannone. Un suggerimento per nulla accolto da chi ha pensato di disobbedire in maniera palese e provocatoria al capo della Curia bassomolisana e alimentare polemiche e sospetti.

    In una lettera firmata “La comunità parrocchiale di Portocannone”, i sostenitori di Marino Genova condannano senza se e senza ma la presunta vittima: «Le accuse che la giovane muove a carico del nostro ex parroco sono totalmente infondate e questo si nota chiaramente dalle tante dichiarazioni da lei rilasciate e del tutto contrastanti tra di loro!» e sempre rivolgendosi al vescovo con un ‘Divinissima Eccellenza’ si chiedono e chiedono:«Si è mai chiesto come mai la ragazza abbia aspettato ben quattro anni prima di denunciare il fatto?» . Interrogativo che fa da preludio all’accusa più grave che gli scriventi fanno alla loro giovane compaesana: «Per noi è tutta una meschina e assurda messa in scena architettata in maniera macchiavellica con un unico e solo scopo…il denaro»

    Un’accusa grave che diventa una vera prova, secondo i firmatari, perchè «da altre fonti abbiamo anche evinto che la giovane non ha mai tentato il suicidio e che non è mai stata ricoverata in una struttura pubblica, come lei stessa ha dichiarato» e, provando a smontare tutta l’architettura accusatoria:«Dirigiamoci anche un attimo verso la corista, che da quanto detto, sapeva tutto! Essendo super partes non può ritenersi attendibile, e poi, essendo una donna matura come mai non ha immediatamente denunciato il fatto alle autorità competenti?» e concludono la riflessione attaccando e accusando la stessa testimone:« In questi casi la stessa potrebbe essere denunciata per favoreggiamento di abusi sessuali su minori».

    Insomma un processo in piena regola dove viene già emanata una sentenza. Una sentenza che condanna senza se e senza ma la ragazza, che oggi ha 18 anni e che ha raccontato in un esposto al vaglio della Procura della Repubblica di aver subito violenze sessuali da parte di don Marino da quando di anni ne aveva 13.
    Una lettera inviata a Papa Francesco (così almeno fanno sapere gli autori) dove gli accusatori sono giudici ma dove gli stessi badano bene a firmare la missiva non con i propri nomi e cognomi preferendo rifugiandosi dietro ad un ambiguo “La comunità parrocchiale di Portocannone”, lasciando intendere come l’intera comunità sia d’accordo con la loro tesi accusatoria.

    «Eccellenza, si chieda come mai quasi tremila abitanti non credono a quanto è stato denunciato… o siamo tutti matti, o conosciamo bene sia la ragazza che il nostro ex parroco , persona assolutamente coscienziosa e pronto a risolvere qualsiasi problema se qualcuno ne aveva bisogno». 
    Ma i tremila abitanti cui si fa menzione sono in gran parte completamente all’oscuro della lettera, e dunque non coinvolti dalle pesanti accuse contro la ragazza. In realtà la comunità di Portocannone – come abbiamo avuto modo di raccontare sulla base di testimonianze – non solo in gran parte di questa lettera non ne sa nulla, ma è anche divisa e sconcertata per l’accaduto e attende che la giustizia – quella vera – faccia il so corso. Così come farà il suo corso il processo canonico in cui Marino Genova è sottoposto.

    Un processo che è stato avviato perchè l’ex parroco è stato, seppur in via cautelativa, sospeso ’a divinis’. È lo stesso lo stesso vescovo De Luca a dichiarare che «nel prendere atto della denuncia e della sua verosimiglianza, abbiamo usato tutta le rapidità e la determinazione necessarie sia nell’allontanare il presbitero dal luogo del proprio ministero, sia nel farci vicino alla minore che risultava profondamente scossa dall’esperienza vissuta» a cui aggiunge che «nei colloqui intercorsi con la minore e i familiari, in modi diversi e a più riprese, è stato espresso il dolore e chiesto perdono per l’accaduto, ho cercato di salvaguardare la persona della minore esortandola, fin dal primo incontro, a esporre denuncia per l’accaduto invitandola a restare serena e a rimanere in tutte le attività parrocchiali e non, nelle quali era coinvolta, assistendola perché iniziasse un percorso di sostegno psicologico».

    Il vescovo chiede perdono alla vittima e i parrocchiani, una parte di essi, di Portocannone accusano la vittima. Che sta succedendo in paese? Ma soprattutto, dato che le indagini sono ancora in corso perchè i firmatari della lettera non depongono le loro verità alle autorità competenti? Misteri della fede.

    LINK
    La replica dell’avvocato della ragazza

    (Pubblicato il 22/01/2014)

  • Pedofilia choc, il vescovo incontra i fedeli. Un caso seguito dalle Rete L’ABUSO

    Pedofilia choc, il vescovo incontra i fedeli. Un caso seguito dalle Rete L’ABUSO

    Antonella Salvatore PORTOCANNONE La denuncia della giovane di Portocannone, cioè di aver subito violenze per anni da parte del parroco del suo paese, ha lasciato affranta l’intera comunità. Ieri…

    PORTOCANNONE La denuncia della giovane di Portocannone, cioè di aver subito violenze per anni da parte del parroco del suo paese, ha lasciato affranta l’intera comunità. Ieri pomeriggio il vescovo di Termoli-Larino, Gianfranco De Luca, chesi è recato in paese per seguire i fedeli in un momento così travagliato, è stato letteralmente “preso d’assalto” dai residenti. In tanti si sono recati dal presule chiedendo cosa sia accaduto effettivamente e perchè le ragazza avrebbe deciso di denunciare simili atti in diretta tv lasciando tutti basiti sia per la gravità di quanto subìto quando era minore sia per la decisione della stessa di partecipare alla trasmissione di Barbara D’Urso dove ha “vuotato il sacco”.

    Un caso sconosciuto alla maggior parte dei paesani, tanto da restare allibiti dalla partecipazione della ragazza a “Pomeriggio 5” per parlare della terribile storia. Molti, tanti, gli interrogativi posti dalla comunità sul comportamento del parroco, allontanato a novembre 2012 dal paese su provvedimento dello stesso vescovo; decisione assunta immediatamente dopo aver ricevuto la confessione della ragazza, quando il sacerdote è stato trasferito altrove, in via cautelare, per poi essere sospeso “a divinis” impedendo così di continuare a celebrare messa. L’iniziativa del presule è stata motivata da un unico obiettivo: tutelare la salute della vittima e la sua privacy. De Luca, ieri, ha ascoltato tutti i fedeli e ha dato loro conforto. Nel contempo segue anche le vicende della diciottenne, vittima delle presunte violenze sessuali. La giovane vive con la madre nel piccolo centro e sarebbe stata vittima degli abusi del sacerdote quando frequentava la terza media. Le violenze sarebbero proseguite per tre anni circa, fino a quando la stessa si sarebbe recata dal presule in Vescovado a Termoli per confessare quanto accaduto. Una vicenda a dir poco inquietante, che non è ancora terminata. Tra breve, infatti, ci sarà il “verdetto” del Tribunale ecclesiastico nei confronti del parroco che si trova in una comunità in altra regione.

    Antonella Salvatore

    http://www.iltempo.it/molise/2014/01/19/pedofilia-choc-il-vescovo-incontra-i-fedeli-1.1210070

  • Il Vescovo chiede perdono per gli abusi sulla minorenne. “Fiducia nella giustizia”

    Il Vescovo chiede perdono per gli abusi sulla minorenne. “Fiducia nella giustizia”

    In una lunga nota diffusa dalla Diocesi di Termoli-Larino il vescovo Gianfranco De Luca ribadisce con forza tutta la sua vicinanza alla giovane di Portocannone vittima di abusi sessuali da parte dell’ex parroco Marino Genova, spiega alla popolazione il suo operato e invita al rispetto della vittima: “Sono preoccupato perché non vorrei che da quanto accade in questi giorni venga ulteriormente vilipesa e offesa la dignità della ragazza che è da salvaguardare e rispettare senza riserve e illazioni”. Il vescovo si dice fiducioso “che la piena verità sulla vicenda venga accertata dai procedimenti giudiziali in corso” e si mette a disposizione della comunità di Portocannone per parlare con la cittadinanza nel pomeriggio di oggi e domani, 17 e 18 gennaio, “perché ora il trauma coinvolge la stessa comunità della cittadina”.

    di Alessandro Corroppoli

    Portocannone. «Sono fortemente preoccupato perchénon vorrei che da quanto accade in questi giorni venga ulteriormente vilipesa e offesa la persona e la dignità della ragazza che è da salvaguardare e rispettare in modo assoluto, senza riserve ed illazioni». Questa riflessione, contenuta in una lunga nota della curia, è stata fatta dal vescovo De Luca a margine delle varie dichiarazioni sui mezzi d’informazione in questi giorni: «Purtroppo – continua De Luca – alcune reazioni, amplificate dai media, che colgo qua e là, e che non condivido assolutamente e sono certamente esecrabili, accrescono questa mia preoccupazione. Voglia il Signore e la rettitudine delle persone che amano e servono la verità impedire questo. Io resto fiducioso che la piena verità sulla vicenda venga accertata dai procedimenti giudiziali in corso». Una nota composta da dodici punti in cui vengono descritti tutti i passi che la curia e il vescovo hanno compiuto in questo ultimo anno, prima e dopo la denuncia alla magistratura fatta dalla ragazza che oggi ha 18 anni.
    Il resoconto parte commentando la denuncia di Don Marino: «La denuncia è sicuramente gravissima, ci addolora e ci sconcerta profondamente. Nel prendere atto della denuncia e della sua verosimiglianza, abbiamo usato tutta le rapidità e la determinazione necessarie sia nell’allontanare il presbitero dal luogo del proprio ministero, sia nel farci vicino alla minore che risultava profondamente scossa dall’esperienza vissuta» e prosegue, puntualizzando la decisione con cui la Chiesa e il vescovo si siano mossi affinché non fosse accusata di omertà e, allo stesso tempo chiedendo il perdono alla vittima : «Nei colloqui intercorsi con la minore e i familiari, in modi diversi e a più riprese, è stato espresso il dolore e chiesto perdono per l’accaduto, ha cercato di salvaguardare la persona della minore esortandola, fin dal primo incontro, a esporre denuncia per l’accaduto invitandola a restare serena e a rimanere in tutte le attività parrocchiali e non, nelle quali era coinvolta, assistendola perché iniziasse un percorso di sostegno psicologico».Così come dichiarato in esclusiva a primonumero.it lo scorso 9 gennaio, nella nota viene confermata ancora una volta che: «Sussistendo delle verosimiglianze circa le accuse, ha allontanato immediatamente dalla parrocchia e da ogni altra attività pastorale il chierico, proponendogli di vivere in una comunità di sostegno e accompagnamento, il tutto accettato dal chierico e l’ha deferito direttamente alla Congregazione della Dottrina della Fede, secondo le norme» agendo in obbedienza alle linee guida: “chierici e minori” della CEI rese note il 22-5-2012 che sono una esplicitazione delle indicazioni della Congregazione della Dottrina della Fede del 15.07.2010. Ricevuta la notizia di possibili abusi in materia sessuale compiuti da un chierico della Diocesi di Termoli-Larino nei confronti di una minore, ha proceduto immediatamente per conoscere la verosimiglianza dell’accusa ascoltando le parti anche davanti a testimoni.
    Questa presa di posizione, di tutela verso la vittima, non ha fatto mancare la solidarietà anche verso Don Marino al quale è arrivata: «quella vicinanza e sostegno che ogni cittadino deve avere verso tutti, anche nei confronti di chi, eventualmente, commette atti gravissimi ».
    Da qui la sospensione ‘ a divinis’, provvedimento grave che proibisce ogni azione di ministero sacerdotale, compresa ovviamente la celebrazione della santa Messa; l’avvio del processo canonico: «Ricevuta la documentazione della Diocesi ha affidato il primo grado del processo penale ecclesiastico alla stessa e per questo il Vescovo ha istituito il Tribunale Diocesano composto da un collegio di tre giudici, dal promotore di giustizia e dal notaio.

    Quando il Vescovo riceverà la sentenza del Tribunale Ecclesiastico, invierà tutto alla Congregazione della Dottrina della Fede, la quale costituisce il Tribunale di seconda istanza».

    Parallelamente all’attesa della sentenza del Tribunale Ecclesiastico Diocesano e di quella del procedimento civile «del quale ad oggi, solo grazie ai media, risulta l’esistenza non essendo ancora pervenuto alcun avviso di reato, all’interessato». De Luca dice di confidare «pienamente nel percorso della giustizia sia canonica che civile circa l’accertamento della verità e delle responsabilità » e sottolinea che: « fino alla eventuale condanna vige c’è la presunzione d’innocenza».

    La nota si chiude ribadendo che nella vicenda il primo obiettivo è stato la protezione e il sostegno della persona e della dignità della ragazza e l’accertamento della verità ma, il trauma – come lo stesso De Luca ha definito la vicenda dalle colonne del quotidiano Avvenire – colpisce l’intera comunità. Comunità che viene invitata a chiedere delucidazione presso la Chiesa parrocchiale oggi e domani a partire dalle 16 quando, a differenza di quanto accaduto nel novembre del 2012, il Vescovo sarà «a disposizione di ogni cittadino di Portocannone che voglia parlare con lui, anche perché avverte che, alle già gravi situazioni precedenti, ora il trauma coinvolge la stessa comunità della cittadina».

  • “Io, violentata a 13 anni, così ho trovato il coraggio di denunciare quel prete”. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    “Io, violentata a 13 anni, così ho trovato il coraggio di denunciare quel prete”. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

     Il dramma di Francesca inizia da ragazzina in una parrocchia in Molise, quando don Marino la abbraccia per la prima volta in sagrestia. Seguono quattro anni di rapporti e di silenzi, poi la decisione di rivolgersi al vescovo, che sospende il sacerdote, e ai magistrati. “Ma in paese difendono quell’uomo. E io sogno di fuggire”

    di LUIGI NOCENTI

    PORTOCANNONE – UNA sera, dopo le prove del coro, don Marino mi ha chiamata in sagrestia: ha chiuso la porta a chiave e ha iniziato ad abbracciarmi forte e a toccarmi. Sono rimasta senza fiato e non ho avuto la forza di evitare quei contatti”. È solo l’inizio di un racconto dell’orrore, di un’adolescenza rubata a una ragazzina di 13 anni.

    FRANCESCA (il nome è di fantasia), oggi maggiorenne, è cresciuta a pochi chilometri da Termoli, nel comune molisano di Portocannone. Quattro anni di silenzio fino alla querela per ipotesi di abuso sessuale su minore di anni 14, due tentati suicidi e il suo presunto carnefice, don Marino Genova, 58 anni, sospeso in via cautelativa a divinis dal vescovo della diocesi Termoli-Larino. Una vicenda inquietante dove alberga l’ombra della pedofilia, ma anche la storia del coraggio di Francesca nell’esporsi in prima linea e uscire dal silenzio.

    È vero che don Marino voleva un figlio da lei?
    “Sì, mi diceva che ai miei 18 anni avrebbe voluto un rapporto completo. Io non volevo rimanere incinta, ma lui insisteva. Non ha mai preso precauzioni durante i nostri rapporti sessuali”.

    Come si sente oggi?
    “Aver raccontato tutto mi fa sentire sollevata, soprattutto dallo scorso 3 aprile, quando ho denunciato don Marino. Non lo faccio per soldi, ma per il male che mi è stato fatto. Oggi provo tanto schifo: per lui, per ciò che mi ha fatto, ma anche disprezzo verso me stessa, per non essere stata capace di difendermi. Spero almeno che la mia storia dia il coraggio di ribellarsi a chi vive vicende simili, in particolare eventuali altre vittime di don Marino: potrei non essere stata l’unica ad aver ricevuto le sue attenzioni sessuali”.

    Come ha conosciuto don Marino Genova?
    “Sono orfana di padre dall’età di 3 anni, mi hanno cresciuto mia madre e la nonna paterna. Fu lei a regalarmi un pianoforte quando ero bambina, ed è così che è nata la mia passione per la musica. Ho iniziato il conservatorio a 7 anni e a 12 mi fu chiesto di suonare l’organo per il coro della chiesa del paese. È qui che ho conosciuto don Marino”.

    Come sono nati i vostri incontri privati?
    “Mi mandava messaggi chiedendomi di andare in chiesa per aiutarlo. La prima volta che ha approfittato di me era da poco morta mia nonna ed ero molto fragile. Da quel momento è stato un susseguirsi di incontri intimi in sagrestia e anche a casa sua. Ci vedevamo un paio di volte a settimana”.

    Lei aveva 13 anni, lui 53 ed era pure un prete: non le sembrava strano?
    “Ciò che oggi non riesco a perdonarmi è proprio questo: non essermi resa conto di ciò che stava succedendo. Oggi è come se mi voltassi indietro e vedessi una bambina impaurita e sperduta che si fida del lupo cattivo, che confonde le lusinghe lussuriose di un prete di mezza età per dichiarazioni di vero amore”.

    Come è riuscita a porre fine a questa storia?
    “Una corista del gruppo parrocchiale aveva notato qualcosa di strano e un giorno sono crollata con questa signora. Avevo 17 anni e fino ad allora nessuno sapeva ciò che stava accadendo da quattro anni. Perfino mia madre: pensava che i miei disagi fisici  –  vomito, isteria, insonnia  –  fossero dovuti all’ansia per i troppi impegni tra il liceo, il conservatorio e il coro. Con questa signora sono anche andata dal vescovo Gianfranco De Luca”.

    E cosa accadde?
    “Era il novembre del 2012: don Marino è stato mandato in una comunità vicino a Roma. Poi sono entrata in contatto con Rete l’abuso e con il supporto legale di questa associazione ho deciso di querelarlo. A quel punto don Marino è stato sospeso: non può amministrare i sacramenti, celebrare messa né confessare. Ora sono in corso le indagini: spero si apra il processo e vengano appurate le sue responsabilità. In ogni caso, lui oggi può contare sul supporto della comunità in cui vive, a differenza di me”.

    Come mai?
    “Dopo che ho presentato la denuncia, mi sono ritrovata abbandonata a me stessa, anche economicamente. Il vescovo, che in passato mi aveva aiutato, dopo il mio diciottesimo compleanno ha dichiarato che stava diventando troppo costoso. L’ho scritto anche a Papa Francesco in una lettera in cui gli ho raccontato la mia storia e ciò che sto vivendo, il profondo disagio interiore in cui vivo: il malessere è esploso, tanto che ho pensato di farla finita”.

    E ha tentato il suicidio due volte.
    “Sì, per tutta l’estate sono stata ricoverata. Da allora mi segue uno psichiatra, assumo psicofarmaci, ma sto male. Ripensarmi in quegli atti sessuali è un incubo ad occhi aperti. Rivedo la bambina che ero e vorrei gridarle: fuggi, urla, ribellati. Ma nei ricordi non c’è una sola volta in cui sia riuscita a farlo, rimanevo lì, pietrificata, a subire di tutto. Ho ancora viva la sensazione di profondo stordimento dopo le sue carezze e i suoi baci, e il sentirmi mancare dopo il primo rapporto sessuale, senza neanche capire cosa fosse davvero accaduto. Mi chiedo a volte se si è reso conto di quanto male mi ha fatto”.

    E non è stato l’unico…
    “A ferirmi oggi sono anche tutte quelle persone che in qualche modo lo difendono o sostengono che in fondo non sono una vittima anche se avevo solo 13 anni e lui oltre quattro volte la mia età. In paese capita che mi ridano dietro o che su Facebook si formi un gruppo in suo favore. È incredibile, chissà se uscirò mai da questo tunnel di violenza psicologica. Persino la donna che all’inizio mi aiutò, mi portò dal prete esorcista del paese”.

    Cosa sogna per il suo futuro?
    “Dopo quello che è successo, ho lasciato il coro, la scuola, il conservatorio. Qui in paese sto davvero male. Sogno di andarmene, se qualcuno mi offrisse un lavoro, qualsiasi lavoro, fuggirei anche domani. A questo posto mi legano solo terribili, incancellabili ricordi”.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2014/01/15/news/io_violentata_a_13_anni_cos_ho_trovato_il_coraggio_di_denunciare_quel_prete-75972402/

  • Il Vescovo: “La vittima mi ha informato, sono intervenuto per proteggerla. La sospensione è la prima cosa che ho fatto”

    Il Vescovo: “La vittima mi ha informato, sono intervenuto per proteggerla. La sospensione è la prima cosa che ho fatto”

     Monsignor Gianfranco De Luca parla senza reticenze delle accuse di abusi sessuali che hanno coinvolto un parroco della diocesi: «Ho verificato se ci fosse un fondamento nelle accuse e, per i poteri che la Chiesa mi ha conferito ho sospeso in via cautelativa Don Marino Genova. Non è stato facile, non è stato semplice e non è stata una cosa rapida, ma ho agito secondo il documento della Cei». Quando parla della ragazza, oggi 18enne, il Vescovo si commuove: < Conosco le difficoltà che sta attraversando. Sono cose che non dovrebbero accadere».

    di Alessandro Corroppoli

    «Come rappresentante della Chiesa ho fatto tutto ciò che era in mio potere. Ho rispettato ed eseguito alla lettera ciò che prevede il documento normativo della Conferenza episcopale italiana, il Delicta Graviora, in caso di possibili abusi in materia sessuale nei confronti di minori». Esordisce così Gianfranco De Luca, Vescovo della Diocesi di Termoli – Larino, difendendo il proprio operato e l’immagine della Chiesa locale dalle accuse di omertà.
    L’argomento in questione è quanto di più scottante ci possa essere in questo periodo per un uomo di fede.Don Marino Genova, ex parroco di Portocannone, è accusato di pedofilia. Un’accusa terribile per chi indossa l’abito talare. La Procura della Repubblica di Larino sta indagando sulla vicenda a seguito di una denuncia fatta nell’aprile del 2013. La vittima oggi ha 18 anni, ma secondo quanto si apprende sarebbe stata costretta a subire violenze sessuali per anni. Violenze iniziate quando era poco più di una bambina e proseguite finché la stessa, dopo aver tentato di togliersi la vita in preda alla disperazione, ha trovato la forza di denunciare il “suo” parroco.Parallelamente al percorso della magistratura ne è stato istituito, su indicazione della Congregazione della Dottrina della Fede, dal Tribunale ecclesiastico diocesano per il processo canonico, che è tuttora in corso. Il Vescovo De Luca non si sottrae alle nostre domande e al confronto. Anzi, la sua disponibilità ci aiuta a capire non solo la posizione della Chiesa ma anche l’operato della stessa. La sospensione ‘a divinis’ è arrivata nel novembre del 2012, quando dopo una denuncia fatta dalla vittima al Vescovo lo stesso decide di ‘congelare’ in via cautelativa tutte le attività parrocchiali di Don Marino Genova. «Certo, la scelta di sospendere il fratello Marino è toccata a me, c’è un regolamento che lo prevede. Non è stato facile, non è stato semplice e non è stata una cosa rapida». 

    Perché don Marino lascia l’incarico a Portocannone nel novembre del 2012 per essere mandato in una comunità alle porte di Roma, mentre la denuncia alla Procura della Repubblica è datata aprile 2013? Perché questa discrepanza nelle date? Lei già sapeva?
    «Sapevo perché la vittima mi ha informato di cosa le fosse capitato».

    Quindi ha preso per buone le parole di denuncia della ragazza?
    «Io ho ascoltato entrambe le parti, ho verificato se ci fosse un fondamento nelle accuse e, per i poteri che la Chiesa mi ha conferito rispettando il dettato del Delicta Graviora , ho agito di conseguenza sospendendo in via cautelativa don Marino Genova».

    Conseguenza che porta il nome di sospensione ‘a divinis’. Ma così facendo non ha in qualche modo ‘condannato’ Marino Genova?
    «No, perché ho semplicemente rispettato ed eseguito alla lettera ciò che prevede il documento normativo della Conferenza episcopale italiana in caso di possibili abusi in materia sessuale nei confronti di minori. Ho applicato la legge, tanto per rimanere in tema, impedendogli l’esercizio del ministero pastorale con il conseguente allontanamento dalla parrocchia, fermo restando la presunzione d’innocenza dell’accusato. Ma comunque rimane un provvedimento cautelativo e non definitivo».

    Resta sempre in ballo la discrepanze nelle date… 
    «Come le ho detto, sono stato informato dei fatti nel novembre del 2012. Ho consigliato e sollecitato la vittima a rivolgersi alla giustizia ordinaria da subito. Se la vittima ha deciso di farlo solo qualche mese più tardi non è una colpa da attribuire al sottoscritto. Non sono io quello che doveva sporgere denuncia presso la Procura della Repubblica. Il mio compito era quello di tutelare il più possibile la vittima consigliandole cosa fare e, allo stesso tempo avviare la fase processuale canonica. Cose che ho fatto».

    All’epoca della ‘fuga ‘ di don Marino tutti pensarono che fosse stata un’iniziativa personale dell’ex parroco, un abbandono temporaneo della casa canonica, impressione che lei in qualche modo avallò. Perché non dire subito invece i reali motivi?
    «Discrezione. Vede, non c’era motivo all’epoca di rendere pubblici i reali motivi della ‘fuga’, come dice lei, di don Marino, perché era importante tutelare la privacy della vittima. Oggi, a distanza di mesi e con le indagini in corso è il contesto che è diverso, è cambiato. Se avessi voluto insabbiare il tutto mi sarei comportato in maniera diversa, la Chiesa avrebbe agito in maniera diversa.

    Invece ci siamo assunti le nostre responsabilità affrontando di petto il problema. Questa non è omertà, come ho avuto modo di leggere su qualche giornale nei giorni scorsi, ma discrezionalità. Mi rendo conto che la differenza è sottile ma è così, mi creda»

    Il processo canonico segue i tempi della magistratura ordinaria? A che punto è?
    «Su questo non posso risponderle per due motivi. Uno perché come Vescovo il mio compito si ferma all’invio della documentazione raccolta alla Congregazione della Dottrina della Fede, e secondo perché non è processo pubblico ma interno alla Chiesa».

    Abbiamo incontrato la presunta vittima e le confesso che il suo percorso riabilitativo non è affatto facile.
    Passano alcuni attimi prima che il Vescovo risponda. Attimi in cui i suoi occhi diventano lucidi e le labbra vanno serrandosi. «So che il percorso che sta affrontando non è affatto facile, anzi. Conosco le difficoltà che sta attraversando. Sono cose che non dovrebbero accadere».

    Don Marino oggi vive ancora fuori dal Molise o è rientrato?
    «Come lei ha detto le confermo che si trova in una comunità alle porte di Roma».

    Eppure è stato visto di recente proprio qui a Termoli
    «Mi scusi, ma mica su di lui pende una restrizione domiciliare?»

    Certo, ma in considerazione della sospensione che lei ha emesso non dovrebbe essere così semplice tornare a casa, o mi sbaglio?
    «Il fratello di Marino è domiciliato a Termoli dove tra le altre cose risiede anche la sorella. Al di là delle sue eventuali colpe ha il diritto di venire a trovare i propri cari, di curarsi presso il proprio medico, di andare a pagare le tasse? Io penso di sì. E poi ogni qualvolta viene in Molise io sono informato dallo stesso Marino».

    Come vive oggi Marino Genova? Percepisce ancora uno stipendio?
    «Essendo sospeso dal suo esercizio pastorale non percepisce nessuno stipendio. Vive in comunità ed è aiutato dalla solidarietà dei suoi fratelli».

    Uno squillo di cellulare interrompe una chiacchierata che ha visto il Vescovo rispondere a tutte le nostre domande in maniera sicura e pulita, ma allo stesso tempo ha fatto anche emergere il lato più umano e intimo dello stesso, a dimostrazione dell’importanza e delle gravità delle accuse.

  • Indagini sul sacerdote accusato di pedofilia: in Procura testimonianze e registrazioni

    Indagini sul sacerdote accusato di pedofilia: in Procura testimonianze e registrazioni

    Nuovi particolari sulla vicenda di don Marino Genova, al vaglio della magistratura frentana che ha già ascoltato alcuni testimoni e lo stesso vescovo, il quale mesi fa ha deciso la sospensione ‘a divinis’ dell’ex parroco di Portocannone. La vittima oggi ha 18 anni ma secondo quanto si apprende nella ricostruzione di un mosaico dai contorni drammatici, sarebbe stata costretta a subire violenze sessuali fin da quando era poco più che una bambina. Intanto Marino Genova è tornato in Molise dopo un periodo trascorso in una comunità alle porte di Roma.

    Portocannone. Non ne parlano volentieri, da queste parti. Don Marino Genova sotto indagini per pedofilia? Molti minimizzano: «Io non ci credo, ma proprio per niente». Qualcuno alza le spalle: «Chissà, magari è così, certe voci si sono sentite in paese». Altri ammettono che «sì, lo so, sono mesi che va avanti questa cosa». Tredici mesi, per la precisione. Da quando, cioè, don Marino Genova è stato allontanato dalla parrocchia dei Santi Pietro e Paolo di Portocannone. All’epoca si pensò che se ne fosse andato di sua iniziativa, un abbandono temporaneo della casa canonica e della chiesa dove aveva celebrato messa per sette anni, un addio motivato da problemi “personali o di salute” singolare, almeno per come era avvenuto – dalla sera alla mattina, senza una parola, senza un commiato – per problemi personali o di salute. Adesso si scopre che la scelta è stata del Vescovo, che ha mandato il sacerdote lontano dal Molise, in una comunità alle porte di Roma, sulla scorta di una denuncia. E non una denuncia trascurabile, una cosa da niente. L’accusa è pedofilia, ed è l’accusa più terribile per chi indossa l’abito talare. 

    E’ la Procura della Repubblica di Larino che sta indagando sulla vicenda. La vittima oggi ha 18 anni, ma secondo quanto si apprende – un pezzetto alla volta, nella ricostruzione di un mosaico dai contorni amari e drammatici – sarebbe stata costretta a subire violenze sessuali per anni. Violenze iniziate quando era poco più di una bambina e proseguite finché la stessa, dopo aver tentato di togliersi la vita in preda alla disperazione, ha trovato la forza di denunciare il “suo” parroco. Dopo quella denuncia, la prima, l’allontanamento di Marino Genova e l’inizio delle indagini, che si sono concentrate su una serie di episodi e soprattutto testimonianze a supporto di quanto la vittima ha riferito. Oltre ai testimoni, alcuni dei quali già ascoltati dal pm che si occupa del caso, ci sono anche le registrazioni. Quelle messe insieme dal momento in cui la ragazza si è rivolta alla rete nazionale L’Abuso, un progetto di sostegno delle vittime di sacerdoti pedofili che nasce dall’idea di un gruppo di vittime accumunate dal fatto che il loro abusatore è un uomo consacrato.

    Il portavoce degli attivisti, sparsi su tutto territorio italiano, è stato a sua volta una vittima quando era molto giovane e «conosco perfettamente i meccanismi che regolano il modus operandi che si attiva in casi del genere». Ma Francesco Zanardi, che è stato in Molise e a Portocannone solo due settimane fa, ha impiegato tempo per convincersi che quella raccontata dalla ragazza «che dopo una trasmissione televisiva di denuncia ci ha contattato per chiedere aiuto» fosse una storia fondata.«Oggi, dopo averla incontrata, averla ascoltata e aver anche visto i problemi che questa esperienza le ha causato, tipici delle vittime di abusi da parte di preti pedofili, dico che è più che fondata. E’ una storia sconcertante, drammatica e circostanziata, corredata di elementi di prova che possono agevolare la ricostruzione giudiziaria, e mi auguro che si accerti presto in Tribunale la verità».

    Sergio Cavaliere, uno dei legali della rete L’Abuso, difende la ragazza molisana e auspica che crolli il muro di omertà diffusa. «In Molise, attraverso qualche velina arrivata a qualche giornale compiacente un anno fa, è stato tentato di far passare la vittima per colpevole, ed è stato anche detto che Marino Genova era stato trasferito per motivi personali.

    Questa è una menzogna, d’altra parte confermata dal provvedimento di sospensione ‘a divinis’. Ci sono diverse responsabilità, ci sono stati ritardi e omissioni. Ma ora, almeno su questo caso, stiamo andando incontro alla verità».
    A breve dovrebbe essere fissata l’udienza preliminare del procedimento per abusi sessuali su minore. Una ipotesi di reato che contempla, nel caso specifico, una serie di aggravanti dalle quali l’ex parroco dovrà difendersi in sede processuale.

    Intanto Marino Genova è tornato in Molise. Anzi, in Basso Molise, molto vicino al luogo delle presunte violenze, dove non può avvicinarsi in considerazione della sospensione ordinata dal vescovo Gianfranco De Luca.L’ex parroco è stato sospeso ai sensi del protocollo di Benedetto XVI, una sanzione molto severa ratificata negli anni tra il 2009 e il 2011, dopo gli scandali dei sacerdoti pedofili in Irlanda.
    A prescindere dal giudizio della magistratura, la sospensione ‘a divinis’ è intervenuta qualche mese dopo l’allontanamento del sacerdote impedendo a don Marino di esercitare il ministero pastorale. Non può dire messa, né confessare, né somministrare sacramenti e nemmeno incontrare persone in qualità di sacerdote. E’, al momento, un laico a tutti gli effetti, privato – come conseguenza naturale – dell’emolumento dell’8 per mille. Se un sacerdote sospeso ‘a divinis’ infrange il provvedimento, arriva la scomunica. (Ac e Mv)

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=15691

  • Portocannone (CB). La misteriosa fuga di don Marino Genova., “C’è di mezzo una giovane donna”.

    Portocannone (CB). La misteriosa fuga di don Marino Genova., “C’è di mezzo una giovane donna”.

    Il parroco lascia tutto e se ne va. Fedeli sconvolti: “Un fulmine a ciel sereno”
    Don Marino Genova, 57 anni, che ha guidato la parrocchia di Santi Pietro e Paolo dal 2005, ha improvvisamente lasciato la casa canonica e la chiesa senza preavviso. La notizia è stata data ieri, domenica 11 novembre, dal vicario del Vescovo durante la Messa del mattino. «Ha voluto prendersi un momento di riflessione»: questa la sintesi del messaggio letto in chiesa. «Senza parole», il sindaco Luigi Mascio, che come il resto dei cittadini non sospettava nulla.

    Portocannone. La notizia è stata un fulmine a ciel sereno per i fedeli e i cittadini di Portocannone che ieri, domenica 11 novembre, hanno appreso dell’addio al loro parroco. Don Marino Genova, che negli ultimi 7 anni ha guidato la parrocchia dei Santi Pietro e Paolo della piccola comunità arbreshe del Basso Molise, se n’è andato. Improvvisamente, e senza che nessuno potesse sospettare i dubbi e la confusione che evidentemente da tempo lo laceravano. Non c’è una spiegazione, nè una ragione apparente: nessuno sa se dietro l’addio improvviso e definitivo – come sembra – ci siano problemi legati al ministero o invece motivi personali o ancora di salute. Per ora tutto è avvolto nel dubbio.

    57 anni, originario di San Felice del Molise, per 25 anni alla guida della parrocchia di Santa Maria, don Marino era un parroco apprezzato e nulla lasciava trasparire la sua intenzione di allontanarsi così, da un momento all’altro. I cittadini e lo stesso sindaco Luigi Mascio lo avevano visto il sabato prima (10 novembre) e avevano parlato con lui come fosse tutto normale.

    La mattina successiva, invece, don Marino non si è presentato in chiesa e alla celebrazione eucaristica, al suo posto, è arrivato il vicario mandato dal vescovo Gianfranco De Luca che, davanti a una chiesa gremita di fedeli, ha letto lo sconcertante messaggio.

    Secondo le voci che girano in paese, alcune provenienti da fonti attendibilissime, già altre volte don Marino era scomparso per pochi giorni, facendo tuttavia sempre ritorno e riprendendo la sua attività pastorale. Questa volta invece le sue sembrano intenzioni definitive. Dalla casa canonica sono state portate via tutte le sue cose e ogni traccia della sua permanenza è scomparsa.

    «Siamo sconvolti e sconcertati. Questo è un colpo difficile da digerire, frutto di un gesto insospettabile», il commento del primo cittadino Luigi Mascio, incapace al pari del resto dei fedeli di spiegarsi l’accaduto. Intanto il vescovo Gianfranco De Luca sarà a Portocannone nel pomeriggio di oggi, alle 17, per incontrare la comunità e dare spiegazioni ai fedeli che sono ancora sconvolti.

    Alla diffusione della notizia, la diocesi di Termoli-Larino ha precisato che ««la notizia, per quanto inattesa, è stata presa in comunione tra monsignor Gianfranco De Luca e don Marino Genova ed è dettata da esigenze personali del diretto interessato e non risulta essere legata a particolari eventi». Il vescovo ha poi voluto rendere pubblico il messaggio fatto giungere ieri mattina ai fedeli. «Don Marino Genova si è preso un periodo di riflessione e di preghiera per esigenze personali e ha così lasciato la responsabilità della Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo. Ho ritenuto opportuno che la cosa avvenisse con celerità e senza particolare rilievo, per questo vi porgo i suoi saluti e i suoi ringraziamenti, unitamente alla richiesta di preghiera per il cammino che lo attende. Nel frattempo la parrocchia sarà retta da un amministratore parrocchiale e i lavori di ristrutturazione della Chiesa parrocchiale saranno seguiti direttamente dalla Diocesi. Questa notizia che vi giunge inattesa, sia occasione di rendimento di grazie per il bene vissuto».

    www.termolionline.it/notizie/la-let…quot-37546.html

    CONTINUA…….