Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi su minore, processo a sacerdote

    Abusi su minore, processo a sacerdote

    (ANSA) – LARINO (CAMPOBASSO), 26 GEN – Si è aperto oggi in Tribunale a Larino, davanti ad un collegio di giudici, il processo a carico dell’ex parroco di Portocannone (Campobasso), don Marino Genova, accusato di atti sessuali con minore di 14 anni.

    La vittima, una giovane di Portocannone, oggi ventenne, si è costituita parte civile attraverso il suo legale, il penalista Arturo Messere di Campobasso, indicando due testi, mentre l’accusa, portata avanti dal Pm Luca Venturi ha indicato 17 testimoni. Diciassette anche per l’imputato, assistito dall’avvocato Ciro Intino. Il caso fu denunciato dalla stessa giovane in diverse trasmissioni televisive nazionali.

    Gli abusi sarebbero avvenuti quando la ragazza aveva 13 anni. Il prete è stato sospeso a divinis ed attualmente si trova in un luogo fuori regione deciso dalla Chiesa. La prossima udienza è stata fissata il 19 luglio quando è prevista la deposizione della vittima. Il procedimento giudiziario di svolge a porte chiuse.

    http://www.ansa.it/molise/notizie/2016/01/26/abusi-su-minore-processo-a-sacerdote_1f12227d-71cc-4192-b183-62eae7e7425e.html

  • Doppio processo: atti sessuali prima e dopo i 14 anni di Giada. Don Marino e la ragazza in aula

    Doppio processo: atti sessuali prima e dopo i 14 anni di Giada. Don Marino e la ragazza in aula

    Si sono rivisti oggi in Tribunale dopo 4 anni la giovane Giada Vitale e l’ex parroco di Portocannone, allontanato nel 2012 dopo la denuncia della ragazza di presunti abusi sessuali. “Non sono contenta di vederlo, spero di avere giustizia” il commento della giovane, che oggi ha 19 anni e che avrebbe subito abusi continuati da parte del sacerdote dai 13 ai 16 anni. Il processo aggiornato a luglio, ma martedì prossimo si torna in aula per chiedere il dibattimento anche in relazione al periodo successivo ai 14 anni di Giada. “Anche se la legge dice che dopo quell’età può esserci un consenso, Giada non aveva la maturità per capire quello che stava accadendo”. La difesa porterà una perizia di parte.

    Portocannone. L’accusa è sempre la stessa: atti sessuali con minore. Ma i processi che vedono imputato don Marino Genova, ex parroco di Portocannone, sono due. Uno relativo al periodo in cui Giada Vitale aveva meno di 14 anni, e l’altro relativo agli anni successivi. Oggi – martedì 26 gennaio – nel Tribunale di Larino è stata celebrata la prima udienza dibattimentale del processo principale, che prende in esame i presunti abusi di natura sessuale avvenuti quando la presunta vittima era praticamente una bambina. Prima che un minore compia 14 anni, infatti, non esiste, per la legge, alcun tipo di consenso. Giada Vitale perciò, che ha denunciato il sacerdote quando ha compiuto 17 anni, sarebbe una vittima dell’istinto erotico di un adulto indipendentemente dalle circostanze e dalle modalità dell’approccio.

    All’epoca, quando sarebbe iniziato il rapporto, lei di anni ne aveva tredici e don Marino Genova 55. L’imputato e la vittima si sono visti nell’aula di Tribunale oggi per la prima volta dal 2012, quando cioè il sacerdote era stato allontanato dalla parrocchia di Portocannone per decisione del vescovo della diocesi di Termoli-Larino Gianfranco De Luca, con il quale si era confidato lo stesso prelato, ammettendo i rapporti con Giada.
    Oggi don Marino vive in una struttura alle porte di Roma in regime di clausura per sua scelta. Il Santo Uffizio, il Tribunale Ecclesiastico, lo ha sospeso “a divinis” a tempo indeterminato. Significa che pur restando un sacerdote, pur non avendo svestito l’abito sacro, don Marino non può celebrare la Messa né somministrare i sacramenti e nemmeno incontrare fedeli nel ruolo di prete.
    «Lo rivedo oggi dopo tanto tempo, e non sono contenta» ha commentato lei, senza scendere nei particolari dell’emozione provata, confortata da Nunzia Lattanzio, ex tutore pubblico dei minori che non l’ha persa di vista nemmeno per un giorno «in questi anni difficili e di grande sofferenza», arrivata a Larino per starle accanto e rassicurarla sulla aspettativa di giustizia. Comprensibilmente scossa, Giada Vitale – che oggi ha 19 anni e studia al conservatorio – è stata rappresentata dall’avvocato Lorusso, sostituto del legale di fiducia Arturo Messere che non era presente, nella udienza ricognitiva che ha fissato numero e identità dei testimoni della pubblica accusa, rappresentata dal pubblico ministero Luca Venturi. Otto le persone chiamate, a partire dal 19 luglio prossimo – data a cui è stata aggiornato il processo – a riferire in aula. Tra di loro c’è anche la stessa Giada Vitale, che qualche anno dopo l’inizio della relazione con il sacerdote, consumata all’insaputa della madre della ragazza, ha scelto di confidarsi con è una parrocchiana e poi con il vescovo, decidendo di denunciare l’accaduto e il comportamento del sacerdote, subito allontanato dalla parrocchia.

    Nel processo che oggi ha preso il via Giada Vitale è parte lesa, come pure si costituirà parte lesa nel procedimento che inizierà il 2 febbraio prossimo, incentrato sui fatti che hanno visto protagonista il sacerdote nel periodo in cui Giada Vitale aveva già compito i 14 anni ma, precisa Nunzia Lattanzio, «non aveva la maturità sufficiente a capire cosa stesse facendo, come hanno dimostrato le perizie cui è stata sottoposta».

    La pubblica accusa aveva chiesto l’archiviazione, sostenendo che non si poteva dimostrare la non consensualità nel periodo in cui Giada aveva tra 14 e 16 anni. La vicenda era stata riaperta con una perizia atta a dimostrare la estrema vulnerabilità della ragazzina anche dopo il compimento del quattordicesimo anno di età, dovuta a gravi lutti familiari e a una situazione personale di grande fragilità. Martedì prossimo in aula verrà dunque portata la documentazione per chiedere il processo sempre per atti sessuale con minore anche in relazione agli anni successivi, considerando che «il consenso ad atti di natura sessuale da parte di un minorenne in questo caso non può essere ravvisato in alcun modo». I due filoni potrebbero essere riuniti in un unico fascicolo.

    La storia di Giada Vitale e di dona Marino Genova è finita anche su media nazionali. Il punto di svolta risale al 2013 quando, tredici mesi dopo lo strano abbandono della casa canonica di Portocannone dell’allora 58enne parroco, era emerso un particolare sconcertante con la denuncia della famiglia della ragazza per abusi sessuali. Tra l’autunno 2013 e la primavera 2014 il sacerdote era stato processato dalla Chiesa e sospeso “a divinis”.

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=21203

  • Processo don Marino, ammessi testi e documenti: si torna in aula il 19 luglio

    Processo don Marino, ammessi testi e documenti: si torna in aula il 19 luglio

    TERMOLI. Ha preso il via stamane davanti al collegio(composto di tre giudici donne) dei giudici presieduto da Maria Paola Vezzi, presso il tribunale di Larino, il processo a carico di don Marino Genova, l’ex parroco di Portocannone accusato di presunti abusi sessuali nei confronti dell’allora minorenne Giada.

    Don Marino, difeso dall’avvocato del foro capitolino Ciro Intino, è tuttora sospeso “a divinis” dalla Chiesa cattolica italiana per applicazione delle norme vigenti (fissate da Papa Benedetto XVI) da parte del vescovo della diocesi di Termoli-Larino, monsignor Gianfranco De Luca.

    La cronaca odierna ha visto avviato il processo conl’ammissione di testi e documenti e il rinvio al prossimo 19 luglio del dibattimento con l’ascolto dei primi otto testimoni del Pubblico Ministero. Tra loro, probabilmente, la stessa Giada.

    Stando alle accuse mosse dalla ragazza, don Marinopresente questa mattina in aula, avrebbe sottoposto la presunta vittima ad attenzioni particolari sfociate in veri e propri rapporti sessuali che sarebbero andati avanti da quando la giovane aveva 13 anni fino ai 16 anni.

    Il tutto fino a quando la ragazza non trovò la forza di confidarsi con una parrocchiana che aveva notato in lei degli atteggiamenti strani che, di fatto, dettero il via a tutto l’iter fatto di denuncia, incidente probatorio, la sospensione del prete dal proprio esercizio e l’avvio del processo che già tra qualche giorno, questa volta per un altro aspetto, potrebbe seguire un determinato percorso.

    Nodo della faccenda, infatti, è legato all’età dei presunti abusi perché in sede di udienza preliminare il Gup avevarinviato a giudizio don Marino ma aveva derubricato le presunte violenze che Giada avrebbe subito dai 14 ai 16 anni perché, stando al diritto, la ragazza in sostanza sarebbe potuta essere stata consenziente.

    Una decisione che non trovò d’accordo l’avvocato Arturo Messere, difensore di Giada, che presentò immediata opposizione che sarà dibattuta nel corso dell’udienza davanti al Gip del 2 febbraio prossimo poi l’attesa per l’ascolto dei testimoni, a porte chiuse su richiesta della stessa Giada, fissata per il prossimo 19 luglio.

  • Caso Giada Vitale, domani inizia il processo contro Don Marino Genova

    Caso Giada Vitale, domani inizia il processo contro Don Marino Genova

    Giada Vitale, oggi ventenne di Portocannone, aveva solo 13 anni. Da allora è iniziato il suo calvario di violenze. Abusi che avrebbe perpetrato il parroco del paese, Don Marino Genova. Gli episodi si sarebbero protratti dai 13 ai 16 anni. Ossia fino a quando Giada, che ora è una piccola donna coraggiosa che ha portato il suo caso anche alla ribalta delle cronache nazionali, non ha sconfitto la paura e ha denunciato il fatto. Il prete però non sarà processato per violenza sessuale. Per quel reato fu chiesta l’archiviazione proprio dal pm Luca Venturi. Ma soltanto per atti sessuali con minore di 14 anni. Un caso delicato che finirà domani mattina, alle 9.30, davanti al Tribunale penale collegiale di Larino. Il quale dovrà istruire il processo e iniziare ad ascoltare i testi. Giada Vitale si costituirà parte civile e verrà rappresentata dall’avvocato Arturo Messere.

    Come si è arrivati all’accusa di rapporti sessuali con ragazza minore di 14 anni? Don Marino, allontanato dalla parrocchia di Portocannone nel 2012 per decisione del Vescovo, ammise lui stesso di aver avuto rapporti sessuali con la ragazza. Ora vive in una struttura alle porte di Roma per sua scelta. Il suo status è di sospensione “a divinis”. Il che significa che nonostante resti un sacerdote pur non avendo svestito l’abito sacro non può più celebrare messa. Il difensone di Marino Genova Ciro Intino si era opposto alla richiesta di Luca Venturi di rinvio a giudizio chiedendo il proscioglimento da ogni accusa. Alla fine però ha prevalso la ricostruzione della pubblica accusa incentrata sulla insussistenza giuridica del consenso ad atti di natura sessuale da parte di una persona non ancora quattordicenne. Quello che inizierà domani sarà un processo lungo e difficile. A Giada, auguriamo soltanto di riprendersi la sua vita e ricominciare a volare. (Vivip)

    http://www.moliseweb.it/info.php?id=4121&tit=Caso-Giada-Vitale-domani-inizia-il-processo-contro-Don-Marino-Genova

  • Atti sessuali con una minorenne: l’ex parroco di Portocannone rinviato a giudizio

    Atti sessuali con una minorenne: l’ex parroco di Portocannone rinviato a giudizio

    LARINO. Atti sessuali con una minore: è stato rinviato a giudizio con questa accusa Don Marino Genova, fino a 2 anni fa parroco di Portocannone. Per il giudice la ricostruzione della pubblica accusa è sussistente al punto di celebrare un processo.

    Don Marino, che da quando è stato allontanato da Portocannone si trova in clausura in una residenza alle porte di Roma, avrebbe fatto sesso con Giada Vitale, allora appena 13enne. La ragazzina suonava in chiesa e avrebbe più volte subito le avances del prete. Per l’accusa quindi avrebbe approfittato di lei, perché per la legge a 13 anni non si può essere consenzienti. Si sgretola comunque per il parroco l’accusa di violenza sessuale.

    Il prossimo 26 gennaio sarà celebrata la prima udienza. Don Marino Genova è stato sospeso “a divinis”, resta un sacerdote ma in sostanza senza funzioni.

  • Sesso con una minorenne, ex parroco rinviato a giudizio. Il 26 gennaio inizia il processo. Caso seguito da Rete L’ABUSO

    Sesso con una minorenne, ex parroco rinviato a giudizio. Il 26 gennaio inizia il processo. Caso seguito da Rete L’ABUSO

    Il Gup di Larino Daniele Colucci ha disposto il processo, al termine dell’udienza preliminare che si è celebrata oggi 15 settembre, per don Marino Genova, oggi 59enne. Cadute le accuse di violenza e pedofilia, resta in piedi l’ipotesi di atti sessuali con minorenne. Giada Vitale, che lo ha denunciato, aveva 13 anni all’epoca dei fatti e oggi chiede giustizia per gli abusi subiti. Intanto l’ex parroco di Portocannone è stato sospeso ‘a divinis’ dal Tribunale ecclesiastico. Non può somministrare sacramenti né celebrare la Messa. Oggi vive in una struttura di clausura vicino Roma.

    Portocannone. Le accuse di violenza non ci sono più, ma resta in piedi il reato di atti sessuali con minorenne. Giada Vitale, la ragazza che ha denunciato per abusi sessuali il suo ex parroco, aveva soltanto 13 anni quando si sarebbero verificati i fatti che oggi vedono imputato don Marino Genova, che di anni ne aveva invece 55.

    A 13 anni non esiste, per la legge, alcun tipo di consenso. E dunque, ritiene il pubblico ministero Luca Venturi che ha chiesto il processo, la ragazza è stata una vittima dell’istinto erotico di un adulto. Che, in questo caso, era un sacerdote. Oggi don Marino, allontanato dalla parrocchia di Portocannone nel 2012 per decisione del vescovo della diocesi di Termoli-Larino con il quale si era confidato lo stesso prelato, ammettendo i rapporti con Giada, vive in una struttura alle porte di Roma in regime di clausura per sua scelta. Il Santo Uffizio, il Tribunale Ecclesiastico, lo ha sospeso “a divinis” a tempo indeterminato. Significa che pur restando un sacerdote, pur non avendo svestito l’abito sacro, don Marino non può celebrare la Messa né somministrare i sacramenti e nemmeno incontrare fedeli nel ruolo di prete.
    Ora tocca alla giustizia laica. Oggi 15 settembre si è celebrata a Larino l’udienza preliminare davanti al gup Daniele Colucci, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Luca Venturi disponendo il rinvio a giudizio per l’uomo, oggi quasi sessantenne, con l’accusa di atti sessuali con una minore. Il difensore di Marino Genova Ciro Intino aveva chiesto il proscioglimento ma alla fine ha prevalso la ricostruzione della pubblica accusa, incentrata sulla insussistenza giuridica del consenso ad atti di natura sessuale da parte di una persona non ancora quattordicenne. E Giada, appunto, aveva solo 13 anni quando, secondo il suo racconto, l’allora parroco di Portocannone, dove lei suonava l’organo, l’avrebbe avvicinata e costretta a subire le sue avances per diverso tempo.

    La relazione, che si sarebbe consumata all’insaputa della madre della ragazza, è stata interrotta quando Giada Vitale ne ha parlato con una parrocchiana e poi con il vescovo, decidendo di denunciare l’accaduto e il comportamento del sacerdote, che era stato subito allontanato dalla parrocchia.

    Il 26 gennaio prossimo, nel Tribunale di Larino, sarà celebrata la prima udienza del processo penale. Don Marino è imputato per atti sessuali con minore. Giada Vitale è parte lesa e assistita dall’avvocata Giovanna Moffa.

    La vicenda aveva registrato un punto di svolta nel 2013 quando, tredici mesi dopo lo strano abbandono della casa canonica di Portocannone del 58enne Marino Genova, era emerso un particolare sconcertante con la denuncia della famiglia della ragazza per abusi sessuali. Tra l’autunno 2013 e la primavera 2014 il sacerdote era stato processato dalla Chiesa e sospeso “a divinis”. Era stato ritenuto responsabile di abusi sessuali.

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=20287#.VfhZZII9tms.facebook

  • GIADA VITALE: LA DIOCESI E LA PARROCCHIA DI PORTOCANNONE LE COMUNICANO L’AVVENUTO SBATTEZZO. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    GIADA VITALE: LA DIOCESI E LA PARROCCHIA DI PORTOCANNONE LE COMUNICANO L’AVVENUTO SBATTEZZO. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

     La 19enne di Portocannone lo aveva richiesto quindici giorni fa. E puntuali come un orologio prima la parrocchia di Portocannone e poi la diocesi di Termoli- Larino, come dimostrano i documenti allegati, le hanno notificato l’avvenuto sbattezzo.

    Questo significa che Giada, dopo anni di violenze da parte dell’ex parroco di Portocannone Don Marino Genova, non fa più parte della Chiesa Cattolica. E si va ad aggiungere a un esercito di sbattezzati. In questo ultimo anno, come testimonia il sito sbattezzati.it , il numero degli sbattezzati si attesta sulle 3155 persone. In Molise Giada Vitale è la diciassettesima. Il sito finora ne conta sedici. Lo sbattezzo di Giada non è stato ancora registrato ma agli atti è il 17esimo.

    Una riflessione da parte di unavoceperledonne risulta necessaria. Don Marino Genova non solo è ancora all’interno della Chiesa Cattolica. Ma non è stato nemmeno spretato. Quindi a tutti gli effetti fa parte addirittura del clero, non solo del registro dei battezzati. Giada invece per sua scelta, certo nessuno l’ha costretta, si trova fuori da questa istituzione. Questo che vuol dire? Che nonostante Papa Francesco stia cercando di togliere il marcio putrido dei preti pedofili, la pedofilia è ancora lì e permette ai preti “pentiti” come nel caso di Don Marino Genova di restare al proprio posto.

     Giada, come le altre persone che si sbattezzano (in Italia 15mila negli anni dal 2010 al 2012), lo ha fatto perchè la Chiesa Cattolica non le ispira più fiducia. Altri lo fanno perché il battesimo gli è stato imposto a pochi mesi di vita e ora si scoprono essere atei. La maggior parte delle persone però lo fa per non avere a che fare con la Chiesa. Quella che ormai è diventata soltanto una istituzione che poco ha a che fare con gli insegnamenti del Vangelo e della Bibbia. Libri sacri che chiedono di vivere bene e secondo gli insegnamenti cristiani non soltanto le persone che hanno aderito a una confessione (noi laici ndr) ma anche i preti, i vescovi, i cardinali e il Papa.

    Sono passati quei tempi in cui ci si accontentava di dire: fai quello che il prete dice e non quello che il prete fa. E’ un proverbio confinato nei proverbi antichi. Adesso il popolo cristiano- cattolico vuole vedere e vorrebbe seguire esempi concreti. Certo è che su 56 milioni di italiani 3mila sbattezzati sono ancora un granello di sabbia in un deserto. Ma sono sempre persone che hanno preso coscienza e che hanno studiato le contraddizioni della religione cattolica soprattutto sulle donne: (verginità prematrimoniale e sopportazione da un lato mentre dall’altro c’è sempre la sopportazione ma della violenza dei preti pedofili, elemento che può contrastare con la verginità di una nubile e col vestito bianco da esibire in Chiesa).

    Una Chiesa che con le sue azioni e contraddizioni scaccia il debole ( in questo caso Giada) e accoglie invece il prepotente (il prete che l’ha violentata dai 13 ai sedici anni). Noi di unavoceperledonne al suo posto probabilmente avremmo fatto lo stesso. E continueremo a sostenere il suo percorso di recupero psicologico e la sua voglia di giustizia terrena davanti ai giudici  ordinari.

  • Don Marino Genova processato dalla Chiesa per abusi sessuali e sospeso dai ministeri

    Don Marino Genova processato dalla Chiesa per abusi sessuali e sospeso dai ministeri

     Per l’ex parroco di Portocannone accusato di abusi sessuali nei confronti di una parrocchiana all’epoca dei fatti minorenne, la giustizia ecclesiastica conferma la sospensione ‘a divinis’, ovvero l’impossibilità di celebrare messa, di confessare, di somministrare sacramenti e di incontrare persone in qualità di sacerdote. Sostanzialmente non è un laico ma un sacerdote a tutti gli effetti privato, però, della possibilità di esercitare in pubblico i sacramenti. Il tutto in attesa del processo della giustizia civile, per il quale le indagini sono ancora in corso. L’avvocato di giada Vitale non si dice soddisfatto: “Troppe contraddizioni e poca trasparenza in questo processo”.

    di Alessandro Corroppoli

    Portocannone. Don Marino Genova, l’ex parroco di Portocannone accusato di pedofilia per aver abusato di una giovane parrocchiana (all’epoca dei fatti minorenne) è stato processato dalla Chiesa. E ritenuto responsabile di abusi sessuali. Confermata al termine del processo canonico la sospensione “a divinis” del sacerdote: significa che non potrà celebrare messa, né confessare, né somministrare sacramenti e nemmeno incontrare persone in qualità di sacerdote. Tuttavia la riduzione allo stato laicale non è arrivata, forse anche perché lo stesso don Marino ha fatto ammissioni in merito e chiesto di poter espiare in una struttura claustrale.Il responso del processo canonico svoltosi presso il Tribunale ecclesiastico di Pescara tra il novembre del 2013 e l’aprile del 2014, periodo in cui sarebbe terminato («Dopo Pasqua, per l’esattezza»)è comunicato in via esclusiva a Primonumero.it dal legale della presunta vittima, Giada Vitale. Per l’avvocato Sergio Cavaliere, che rappresenta la parte lesa nel procedimento civile per la rete L’Abuso, tante sono state le contraddizioni del processo ecclesiastico, a partire dal coinvolgimento della vittima. «E’ stata la mia cliente, Giada, a insistere per poter testimoniare durante il processo – dichiara l’avvocato – ma è stata costretta a farlo senza la mia presenza, senza un avvocato. Così come è sempre per sua volontà se oggi riusciamo ad avere e dare notizia sull’esito del processo».
    La presenza di un legale difensore della vittima nel processo canonico non è in realtà prevista dal protocollo, essendo l’organismo accusatore la stessa Chiesa. Ma per Cavaliere ci sarebbero stato troppe ambiguità e poca trasparenza: «Non ho mai preteso si partecipare al processo, anche perché non sono abilitato davanti alle magistrature ecclesiastiche, semplicemente mi sembra poco trasparente che alla vittima non sia stata data la possibilità di munirsi di un difensore nel processo canonico».L’avvocato non si dice soddisfatto e ritiene che la sentenza apra a dubbi e interrogativi. «Perché la sospensione è solo provvisoria e non definitiva se lui ha ‘confessato’ i fatti? – si chiede il legale – E perché non ci vengono consegnati gli atti processuali? Quali fatti ha confessato l’ex parroco? E infine, è stato chiuso in un monastero lontano dal Molise, luogo in cui non potrebbe teoricamente più tornare, ma allora perché abbiamo testimonianze che dicono di averlo incrociato proprio nelle vicinanze dei luoghi dove sono avvenuti i fatti?».Era stato lo stesso vescovo della diocesi Termoli – Larino, Gianfranco De Luca, a sospendere ‘ a divinis’ qualche mese dopo l’allontanamento del sacerdoteimpedendo a don Marino di esercitare il ministero pastorale.

    Lo stesso era stato mandato lontano dal Molise, in una comunità alle porte di Roma, sulla scorta di una denuncia dell’aprile 2013. E non una denuncia trascurabile: l’accusa, come detto, è pedofilia, ed è l’accusa più terribile per chi indossa l’abito talare. Inoltre, se un sacerdote sospeso ‘a divinis’ infrange il provvedimento, arriva la scomunica.
    «Come rappresentante della Chiesa – aveva dichiarato il vescovo De Luca a Primonumero.it – ho fatto tutto ciò che era in mio potere. Ho rispettato ed eseguito alla lettera ciò che prevede il documento normativo della Conferenza episcopale italiana, il Delicta Graviora, in caso di possibili abusi in materia sessuale nei confronti di minori».

    L’attesa ora è tutta rivolta alla chiusura delle indagini da parte della Procura della Repubblica di Larino,indagini che dovrebbero chiudersi entro l’anno, e l’inizio del processo con i primi rinvii a giudizio. Giada, non soddisfatta della sentenza canonica attende con fiducia l’iter giudiziario civile. « Mi aspettavo una cosa diversa dalla sospensione, ossia le dimissione dallo stato clericale. Ora spero che la giustizia civile faccia il suo percorso. Sono fiduciosa perché don Marino ha confessato di aver abusato di me».

    (Pubblicato il 09/09/2014)

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=17522

  • Preti pedofili, “dal Papa grande ipocrisia”

    Preti pedofili, “dal Papa grande ipocrisia”

    di Pasquale Bartolomeo – PORTOCANNONE. Ha perso la sua fede in Dio. Il suo unico credo, adesso, è la giustizia. Giustizia per i piccoli innocenti. Giustizia per l’adolescenza rubata, tradita, stravolta. Giustizia per chi, nell’orrore del silenzio, non ha avuto la forza di denunciare. Giada Vitale, 19 anni, di Portocannone, ha subito per quattro anni abusi sessuali da un prete.

    Dall’età di 13 anni, quando era poco più di una bambina: quattro lunghissimi anni di presunte sevizie da parte dell’ex parroco di Portocannone, don Marino Genova, sospeso ‘a divinis’ dal vescovo di Termoli, che ha allontanato il sacerdote dal Molise spedendolo in una comunità alle porte di Roma, proprio sulla scorta della denuncia presentata da Giada nell’aprile 2013. Sulla querela è partita l’inchiesta della procura di Larino. Ma don Marino, dopo 13 mesi, ha fatto ritorno in basso Molise. Non lontano da Portocannone, e da Giada.

    La storia della ragazza molisana è finita sui più importanti media nazionali. E la giovane, lo scorso 9 maggio, ha anche fatto la sua comparsa nel videomessaggio di 8 minuti indirizzato a Papa Francesco, in cui ben 17 vittime di abusi sessuali aderiscono all’iniziativa lanciata dalla Rete l’ABUSO , associazione italiana in difesa delle vittime nella Chiesa cattolica, per chiedere di essere ascoltate.

    Giada però, già un anno fa, scrisse una lettera personale a Papa Bergoglio, senza ottenere risposta. Nella missiva ricostruiva nel dettaglio la sua terribile storia. Chiedeva la giusta punizione per chi le ha fatto del male, perché casi del genere non abbiano a ripetersi. Casi di violenze, aggravate dallo stato di dipendenza psicologica che riesce a incutere l’abito talare; casi di denigrazione, subita in paese da parte di chi accusa la 19enne di essersi inventata tutto. Casi che hanno comportato la necessità di terapie specialistiche e l’uso psicofarmaci; casi come quello di Giada, che per due volte ha pensato di farla finita.

    Oggi, all’indomani della visita di Papa Francesco in Molise, la ragazza è un fiume in piena. Il Pontefice, infatti, il 7 luglio scorso ha incontrato in Vaticano sei vittime di pedofilia da parte di preti. E ha chiesto perdono per i “crimini” degli abusi sessuali – definiti un “culto sacrilego perché questi bambini e bambine erano stati affidati al carisma sacerdotale per condurli a Dio ed essi li hanno sacrificati all’idolo della loro concupiscenza” – e per le “omissioni” degli uomini di Chiesa che li hanno coperti. Poi, ancora: “Non c’è posto nel ministero della Chiesa – queste le parole del Papa – per coloro che commettono abusi sessuali e mi impegno a non tollerare il danno recato a un minore da parte di chiunque, indipendentemente dal suo stato clericale. Per tutti noi – ha sottolineato Bergoglio citando un noto passo del Vangelo di Matteo – vale il consiglio che Gesù dà a coloro che danno scandalo, la macina da molino e il mare”. Parole forti, ma per ora, comunque, solo parole, a sentire Giada.

    “C’è grande ipocrisia in quanto detto dal Papa – così la 19enne di Portocannone – Il posto nel ministero della Chiesa, per queste persone, lo sta trovando, visto che non li caccia a calci nel sedere. Se mi avesse incontrato gli avrei rinfacciato che non ha fatto niente, anche se un anno fa avevo consegnato nelle sue mani la mia denuncia. Il Papa non fa denunciare preti e vescovi: dunque per me, è un ipocrita”.

    Cosa vorresti di concreto da lui?
    “Che non si renda ‘complice’ dei carnefici. Che faccia collaborare attivamente i vescovi nelle indagini. Che apra gli archivi. Che renda noti i nomi dei preti che hanno commesso gli abusi e non continui a mettere i preti criminali di nuovo a contatto coi minori. Il Papa non li allontana dalle vittime e queste ultime non le risarcisce, nonostante i preti siano dipendenti gerarchicamente ed economicamente dalle diocesi”.

    Le scuse, però, potrebbero essere un primo passo per un cambiamento.
    “Le chiacchiere di scuse e di perdono sono solo fumo negli occhi, che servono a confondere e nascondere la verità. In realtà si continua a proteggere i preti pedofili sempre allo stesso modo. Loro sono l’unica categoria di pedofili che ha alle spalle una solida organizzazione, avente come fine quello di soffocare lo scandalo e proteggere i propri membri dalla giustizia dei tribunali. La pedofilia non è un’offesa a Dio, è un crimine. E va punita davanti ai tribunali, non con le messe e con le scuse”.

    Giada, dopo quello che ti è successo credi ancora in Dio? Qual è il tuo rapporto con la Chiesa?
    “No, non credo più in Dio. Mi hanno fatto passare la voglia di credere in Dio. Non solo Marino Genova, ma anche il vescovo Gianfranco De Luca e altri preti che si sono e si stanno comportando male con me. La mia prima denuncia verso don Marino l’ho fatta al vescovo e lui lo ha rimosso con la scusa di un periodo di riposo per esigenze personali, non legate a particolari eventi. Ma se la pedofilia non è un particolare evento cosa è rilevante per il vescovo? Senza contare che dalla parrocchia di Portocannone non è giunta una sola parola di solidarietà. E i parrocchiani si sono distinti per aggressioni e offese. Ecco perché penso che Dio non c’entra in questa vicenda. La gente non mi ha creduta, ma a me interessa che credano nei tribunali. Mi preme unicamente la giustizia, su questa terra”.

    Pensi ancora spesso a don Marino?
    “Certe ferite non si cancellano. Nei suoi confronti è stato fatto un processo canonico senza arrivare a nessuna sentenza. E gli permettono di stare a Termoli per continuare a tormentarmi con la sua presenza. Si fa vedere in giro, con fare tranquillo, mentre io sto aspettando giustizia e soffrendo per l’adolescenza rubata. Ma non gli darò la soddisfazione di vedermi fuggire da Portocannone”.

    Eppure qualche volta hai dichiarato che vorresti lasciare il Molise.
    “Solo uno sfogo. Non voglio andare da nessuna parte, sono altri che devono andarsene. La mia vita è qui”.

    Se don Marino venisse condannato e ti chiedesse perdono pensi che potresti mai riuscire ad accettarlo?
    “Ripeto: a me interessa giustizia, non perdono e scuse. Il sentimento che provo di più non è rabbia o frustrazione. Ho sete di giustizia e voglio che emerga tutta la verità”.

    A casa, nella tua famiglia, come vivono la tua situazione?
    “Come si può vivere in maniera normale con un’esistenza rovinata per sempre? Solo quando avrò giustizia e potrò riprendermi la mia vita chiuderò questo capitolo e la mia famiglia con me. Ma il danno fatto non si cancella”.

    Giada, hai mai avuto un ragazzo? Come è il tuo rapporto con la sessualità?
    “La mia risposta è… chiedetelo a don Marino Genova”.

    Come dovrebbe fare la Chiesa per evitare altri casi come il tuo? Sei d’accordo con l’abolizione della regola del celibato?
    “Il problema non è il celibato. Ai pedofili non piacciono le donne adulte. In me, il mio aguzzino cercava la bambina, non una compagna. Hanno seri problemi, ma sanno perfettamente il male che fanno. Io non do insegnamenti alla Chiesa. Tuttavia, dovrebbero capire che è impossibile vivere reprimendo se stessi tutta una vita”.

    http://www.isernianews.it/cronaca/34182-preti-pedofili-dal-papa-grande-ipocrisia.html

  • GIADA VITALE: DAL PAPA SOLTANTO IPOCRISIA

    GIADA VITALE: DAL PAPA SOLTANTO IPOCRISIA

    di Pasquale Bartolomeo

    PORTOCANNONE. Ha perso la sua fede in Dio. Il suo unico credo, adesso, è la giustizia. Giustizia per i piccoli innocenti. Giustizia per l’adolescenza rubata, tradita, stravolta. Giustizia per chi, nell’orrore del silenzio, non ha avuto la forza di denunciare. Giada Vitale, 19 anni, di Portocannone, ha subito per quattro anni abusi sessuali da un prete. Dall’età di 13 anni, quando era poco più di una bambina: quattro lunghissimi anni di presunte sevizie da parte dell’ex parroco di Portocannone, don Marino Genova, sospeso ‘a divinis’ dal vescovo di Termoli, che ha allontanato il sacerdote dal Molise spedendolo in una comunità alle porte di Roma, proprio sulla scorta della denuncia presentata da Giada nell’aprile 2013. Sulla querela è partita l’inchiesta della procura di Larino. Ma don Marino, dopo 13 mesi, ha fatto ritorno in basso Molise. Non lontano da Portocannone, e da Giada.

    La storia della ragazza molisana è finita sui più importanti media nazionali. E la giovane, lo scorso 9 maggio, ha anche fatto la sua comparsa nel videomessaggio di 8 minuti indirizzato a Papa Francesco, in cui ben 17 vittime di abusi sessuali aderiscono all’iniziativa lanciata dalla Rete ‘l’Abuso’, associazione italiana in difesa delle vittime nella Chiesa cattolica, per chiedere di essere ascoltate.

    Giada però, già un anno fa, scrisse una lettera personale a Papa Bergoglio, senza ottenere risposta. Nella missiva ricostruiva nel dettaglio la sua terribile storia. Chiedeva la giusta punizione per chi le ha fatto del male, perché casi del genere non abbiano a ripetersi. Casi di violenze, aggravate dallo stato di dipendenza psicologica che riesce a incutere l’abito talare; casi di denigrazione, subita in paese da parte di chi accusa la 19enne di essersi inventata tutto. Casi che hanno comportato la necessità di terapie specialistiche e l’uso psicofarmaci; casi come quello di Giada, che per due volte ha pensato di farla finita.

    Oggi, all’indomani della visita di Papa Francesco in Molise, la ragazza è un fiume in piena. Il Pontefice, infatti, il 7 luglio scorso ha incontrato in Vaticano sei vittime di pedofilia da parte di preti. E ha chiesto perdono per i “crimini” degli abusi sessuali – definiti un “culto sacrilego perché questi bambini e bambine erano stati affidati al carisma sacerdotale per condurli a Dio ed essi li hanno sacrificati all’idolo della loro concupiscenza” – e per le “omissioni” degli uomini di Chiesa che li hanno coperti. Poi, ancora: “Non c’è posto nel ministero della Chiesa – queste le parole del Papa – per coloro che commettono abusi sessuali e mi impegno a non tollerare il danno recato a un minore da parte di chiunque, indipendentemente dal suo stato clericale. Per tutti noi – ha sottolineato Bergoglio citando un noto passo del Vangelo di Matteo – vale il consiglio che Gesù dà a coloro che danno scandalo, la macina da molino e il mare”. Parole forti, ma per ora, comunque, solo parole, a sentire Giada.

    “C’è grande ipocrisia in quanto detto dal Papa – così la 19enne di Portocannone – Il posto nel ministero della Chiesa, per queste persone, lo sta trovando, visto che non li caccia a calci nel sedere. Se mi avesse incontrato gli avrei rinfacciato che non ha fatto niente, anche se un anno fa avevo consegnato nelle sue mani la mia denuncia. Il Papa non fa denunciare preti e vescovi: dunque per me, è un ipocrita”.

    Cosa vorresti di concreto da lui?
    “Che non si renda ‘complice’ dei carnefici. Che faccia collaborare attivamente i vescovi nelle indagini. Che apra gli archivi. Che renda noti i nomi dei preti che hanno commesso gli abusi e non continui a mettere i preti criminali di nuovo a contatto coi minori. Il Papa non li allontana dalle vittime e queste ultime non le risarcisce, nonostante i preti siano dipendenti gerarchicamente ed economicamente dalle diocesi”.

    Le scuse, però, potrebbero essere un primo passo per un cambiamento.
    “Le chiacchiere di scuse e di perdono sono solo fumo negli occhi, che servono a confondere e nascondere la verità. In realtà si continua a proteggere i preti pedofili sempre allo stesso modo. Loro sono l’unica categoria di pedofili che ha alle spalle una solida organizzazione, avente come fine quello di soffocare lo scandalo e proteggere i propri membri dalla giustizia dei tribunali. La pedofilia non è un’offesa a Dio, è un crimine. E va punita davanti ai tribunali, non con le messe e con le scuse”.

    Giada, dopo quello che ti è successo credi ancora in Dio? Qual è il tuo rapporto con la Chiesa?
    “No, non credo più in Dio. Mi hanno fatto passare la voglia di credere in Dio. Non solo Marino Genova, ma anche il vescovo Gianfranco De Luca e altri preti che si sono e si stanno comportando male con me. La mia prima denuncia verso don Marino l’ho fatta al vescovo e lui lo ha rimosso con la scusa di un periodo di riposo per esigenze personali, non legate a particolari eventi. Ma se la pedofilia non è un particolare evento cosa è rilevante per il vescovo? Senza contare che dalla parrocchia di Portocannone non è giunta una sola parola di solidarietà. E i parrocchiani si sono distinti per aggressioni e offese. Ecco perché penso che Dio non c’entra in questa vicenda. La gente non mi ha creduta, ma a me interessa che credano nei tribunali. Mi preme unicamente la giustizia, su questa terra”.

    Pensi ancora spesso a don Marino?
    “Certe ferite non si cancellano. Nei suoi confronti è stato fatto un processo canonico senza arrivare a nessuna sentenza. E gli permettono di stare a Termoli per continuare a tormentarmi con la sua presenza. Si fa vedere in giro, con fare tranquillo, mentre io sto aspettando giustizia e soffrendo per l’adolescenza rubata. Ma non gli darò la soddisfazione di vedermi fuggire da Portocannone”.

    Eppure qualche volta hai dichiarato che vorresti lasciare il Molise.
    “Solo uno sfogo. Non voglio andare da nessuna parte, sono altri che devono andarsene. La mia vita è qui”.

    Se don Marino venisse condannato e ti chiedesse perdono pensi che potresti mai riuscire ad accettarlo?
    “Ripeto: a me interessa giustizia, non perdono e scuse. Il sentimento che provo di più non è rabbia o frustrazione. Ho sete di giustizia e voglio che emerga tutta la verità”.

    A casa, nella tua famiglia, come vivono la tua situazione?
    “Come si può vivere in maniera normale con un’esistenza rovinata per sempre? Solo quando avrò giustizia e potrò riprendermi la mia vita chiuderò questo capitolo e la mia famiglia con me. Ma il danno fatto non si cancella”.

    Giada, hai mai avuto un ragazzo? Come è il tuo rapporto con la sessualità?
    “La mia risposta è… chiedetelo a don Marino Genova”.

    Come dovrebbe fare la Chiesa per evitare altri casi come il tuo? Sei d’accordo con l’abolizione della regola del celibato?
    “Il problema non è il celibato. Ai pedofili non piacciono le donne adulte. In me, il mio aguzzino cercava la bambina, non una compagna. Hanno seri problemi, ma sanno perfettamente il male che fanno. Io non do insegnamenti alla Chiesa. Tuttavia, dovrebbero capire che è impossibile vivere reprimendo se stessi tutta una vita”.

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