Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia nel clero e il doppiopesismo cattolico

    Pedofilia nel clero e il doppiopesismo cattolico

    Diciamocelo onestamente: i preti non hanno mai perso quella malsana abitudine di sputare sentenze su comportamenti e scelte di vita altrui che non corrispondono con la loro visione dogmatica dell’esistenza.

    Lo sanno bene i non credenti ancora oggi dipinti come individui dalla dubbia moralità e lo sanno molto bene anche altre categorie di persone come i gay e le donne che ricorrono a un’interruzione di gravidanza. Inutile sottolineare la diretta conseguenza di questi assunti religiosi. È sotto gli occhi di tutti che il loro gregge, specie quello più integralista e intransigente nostrano, si uniforma puntuale e acritico a pregiudizi ideologici da loro suggeriti. Abbiamo già dato conto di alcuni Pride divenuti addirittura oggetto di contromanifestazioni e preghiere riparatorie a supposti torti commessi nei confronti del Sacro cuore di Gesù.

    Tanto per fornire ulteriori esempi concreti, è noto come ogni anno i fanatici no-choice non manchino di radunarsi alla Marcia per la Vita. Anche in queste occasioni, tra slogan che accusano i parlamentari italiani favorevoli a una legge sul biotestamento di “essere al servizio di Satana” e la negazione su base dogmatica di ogni diritto e libertà di scelta sul proprio corpo, il giudizio è ancora basato sugli anatemi religiosi. Inquietante e grottesco, occorre ribadirlo ancora una volta, è come questi convinti fedeli, abituali frequentatori di Family Day ed eventi affini, non solo non si pongano domande ma si nebulizzino fino a quasi dissolversi e scomparire di fronte a vicende ben più gravi.

    La situazione che si è venuta a creare nelle settimane appena trascorse di là, in quella teocrazia guidata da quel papa Bergoglio per il quale tutti stravedono altrettanto acriticamente, ne è l’esempio lampante. Perché ben oltre gli eventuali “peccati” o lacondotta di atei e gay, che secondo i suoi criteri il clero giudica discutibile, quelli che sono emersi nelle cronache di questi giorni sono veri e propri delitti che hanno coinvolto le più alte sfere eccle­sia­stiche. Crimini anche reiterati nel tempo che, se negli ultimi decenni possono essere sfuggiti al popolo che abitualmente manifesta la “difesa dei veri valori cattolici”, di certo non sono sfuggiti alla magistratura. Abusi su minori e pedofilia sono infatti le parole chiave che in questi giorni hanno scosso — eccome! — la Chiesa.

    Un problema, quello dei preti pedofili, che non solo non è stato risolto dopo la tanto celebrata “tolleranza zero” di Bergoglio, ma che è stato affrontato, come ha evidenziato — dati alla mano — anche lo storico inglese John Dickie, ricorrendo quasi esclusivamente a soluzioni di facciata o terribilmente tardive. Specie se si pensa al ruolo di fiducia che i sacerdoti ricoprono in contesti educativi a contatto con bambini e ragazzi e a maggior ragione in virtù degli infami crimini commessi a loro danno.

    Per esempio, dovrebbe disgustare e portare alla protesta ogni credente il fatto che Bergoglio abbia ridotto allo stato laicale don Inzoli, fondatore del Banco Alimentare ed ex massimo dirigente di Comunione e Liberazione soprannominato “don Mercedes” per via del lusso in cui amava vivere, solo dopo un intero anno dalla sua condanna a 4 anni e 9 mesi per abusi sessuali su minori. Così come dovrebbe suscitare forti reazioni di sdegno anche l’intitolazione di un oratorio nella cittadina di Faiano, a don Giuseppe Salomone, condannato per pedofilia e per aver abusato di due ragazzine 12enni. E se i clericali non scendono in piazza nauseati dai dettagli emersi in queste vicende, allora che dire di dell’altro caso che vede coinvolto il cardinale George Pell, numero tre nella scala gerarchica della Chiesa Cattolica, incriminato formalmente dalle autorità australiane non solo per aver coperto in modo sistematico i preti pedofili nella sua diocesi, ma anche per uno stupro da lui stesso commesso? Giusto per fornire la misura della gravità, George Pell è uno dei nove cardinali più influenti della Chiesa, nominato consigliere per la riforma della Curia romana nel 2013 e alla Segreteria economica del Vaticano nel 2014 dallo stesso Begoglio, quando era già sotto indagine per i crimini che oggi gli vengono contestati. La constatazione plateale di quanto Bergoglio, bravissimo a parole, nel dare seguito ai fatti non è tanto diverso dai suoi predecessori.

    Benché siano poche le voci intonate in un coro di scordati irrecuperabili, il trambusto generato dalle incriminazioni nei confronti del cardinale Pell ha offerto la sponda e l’opportunità ad alcuni parlamentari italiani per sollecitare una loro mozione per il superamento di una norma inserita nel Concordato. Si tratta dell’esenzione con­corda­taria, concessa a tutto il clero cattolico dal­l’ob­bli­go di fornire infor­ma­zioni alle autorità civili e ai magistrati su persone e materie di cui sono venuti a conoscenza durante l’esercizio del loro ministero. In buona sostanza, la possibilità di non denunciare anche quei comportamenti criminali che coinvolgono preti pedofili.

    In conclusione, se l’asservimento dei rimanenti parlamentari italiani alla Chiesa resterà pari a quello di certi fedeli, i quali si adoperano in manifestazioni liberticide contro aborto, eutanasia o gay, ma con doppiezza e altrettanta ipocrisia si voltano dall’altra parte di fronte ai pedofili nel clero; se la politica, anche quella che si dice più vicina alle istanze sociali, continuerà a cercare ispirazioni in un papa dalle tante inconsistenti parole alle quali non seguono mai azioni concrete; se gli individui vogliono continuare a dirsi liberi, vivere e costruire una società altrettanto libera, dignitosa e civile, allora saranno la realtà dei fatti, la ragione e soprattutto il loro spirito critico gli unici strumenti ai quali dovranno ricorrere. Strumenti umani che quasi mai seguono moralismi, bigotti preconcetti, o anatemi religiosi.

    Paul Manoni

    http://www.agoravox.it/Pedofilia-nel-clero-e-il.html

  • Francia, la diocesi di Saint Etienne denuncia sospetti abusi sessuali commessi su tre minorenni

    Francia, la diocesi di Saint Etienne denuncia sospetti abusi sessuali commessi su tre minorenni

    Parigi. La diocesi francese di Saint Etienne ieri martedì 4 luglio ha denunciato i sospetti abusi sessuali commessi su tre minorenni negli anni ’80 dello scorso secolo da un prete che oggi ha 84 anni: i fatti sarebbero prescritti dalla legge, ma la diocesi ha ugualmente deciso di sospendere il religioso dal suo ministero; il vescovo, monsignor Sylvain Bataille, ha dichiarato di aver parlato con il prete sotto accusa, il quale gli avrebbe confessato di essere colpevole.

    Le prime denunce contro l’ormai anziano religioso furono presentate all’inizio degli anni 2000, ma non hanno mai avuto seguito; la vicenda aveva suscitato un vasto scandalo in Francia sull’atteggiamento della Chiesa cattolica nei confronti degli episodi di pedofilia, spingendo infine le gerarchie ecclesiastiche ad adottare un nuovo codice di condotta per contrastare il fenomeno.

     © Agenzia Nova

    http://www.impaginato.it/article/585/francia-la-diocesi-di-saint-etienne-denuncia-sospetti-abusi-sessuali-commessi-su-tre-minorenni

  • Chi dice messa? Don Turturro, il prete condannato per pedofilia

    Chi dice messa? Don Turturro, il prete condannato per pedofilia

    GIULIO CAVALLI

    Dalle parti del Vaticano dicono che ci sia stato un “giro di vite” contro la pedofilia nella Chiesa ma intanto a Palermo, nella parrocchia di Santa Lucia della zona di Borgo Vecchio, a officiare la messa c’è il parroco in persona, don Paolo Turturro, fresco di tre anni passati in carcere per pedofilia e con un abuso ancora più grave accertato ma finito in prescrizione.

    Don Turturo è stato accusato di violenza da due ragazzini: uno disse di avere subito un bacio intimo mentre l’altro parlò di una violenza vera e propria. La Cassazione ha riconosciuto il prete colpevole per la prima denuncia mentre nel secondo caso l’abile lavoro degli avvocati del parroco ha spostato il reato nel 1999 piuttosto che nel 2000 facendolo cadere in prescrizione.

    Dopo il carcere Pagliarelli il sacerdote ha scontato la sua condanna nel carcere dell’Ucciardone di Palermo. 3 anni in tutto. Lui avrebbe voluto i servizi sociali: istanza respinta. Si legge in giro che il Vaticano preveda senza sconti la sospensione dell’esercizio sacerdotale e la riduzione allo stato laicale invece don Paolo è tornato in parrocchia e “guida” i fedeli ogni domenica.

    «La gente mi accoglie con affetto» ha detto. «Io ho portato la croce in questi anni con la serenità che Dio è amore e perdono. Fino ad ora non ho incontrato nessuno che si mostrassescandalizzato del mio ritorno», ha dichiarato al Giornale di Sicilia.

    Beh, a noi un po’ scandalizza. Sinceramente. Ecco tutto.

    Buon martedì.

    Chi dice messa? Don Turturro, il prete condannato per pedofilia

  • FENOMENO SETTARIO- ABUSI SESSUALI SU MINORI IN CONTESTI RELIGIOSI- ORGANIZZAZIONE GEOVISTA

    FENOMENO SETTARIO- ABUSI SESSUALI SU MINORI IN CONTESTI RELIGIOSI- ORGANIZZAZIONE GEOVISTA

    Interrogazione parlamentare. Atto n. 3-03845 (con carattere d’urgenza)

    Pubblicato il 29 giugno 2017, nella seduta n. 849

    BLUNDO , GIARRUSSO , PUGLIA , GIROTTO , ENDRIZZI , BULGARELLI – Al Ministro dell’interno. –

    Premesso che con raccomandazione n. 1412/1999 il Parlamento e il Consiglio europeo, pur ribadendo l’impegno per la libertà di coscienza e di religione, invitavano i Governi degli Stati membri a istituire o sostenere, tra l’altro, centri indipendenti nazionali o regionali d’informazione sui gruppi di natura religiosa, esoterica e spirituale e a favorire la creazione di organizzazioni non governative per le vittime o le famiglie delle vittime di gruppi religiosi esoterici o spirituali. Nell’ottica di garantire una speciale attenzione e forme efficaci di assistenza alle persone più vulnerabili o mentalmente manipolabili da questi gruppi, in modo particolare i minori, lo stesso Parlamento europeo raccomandava al Comitato dei Ministri di prevedere azioni specifiche volte a istituire un osservatorio europeo sui gruppi di natura religiosa, esoterica o spirituale per rendere più facile lo scambio di informazioni tra i centri nazionali;

    considerato che:

    risulta agli interroganti che a nessuno dei precetti della raccomandazione sia stata finora data attuazione nel nostro Paese, nonostante siano stati presentati, nella XVII Legislatura e in quelle precedenti, numerosi atti di sindacato ispettivo, ancora senza riscontro, coi quali si sollecitavano le istituzioni italiane ad attivarsi per la loro immediata realizzazione;

    a parere degli interroganti, il silenzio delle istituzioni è ancora più ingiustificato a fronte della proliferazione negli ultimi anni di gruppi religiosi, esoterici, spirituali e pseudo-terapici, anche a causa dell’esponenziale diffusione della rete web e delle nuove tecnologie internet. Molti di questi gruppi utilizzano raffinate tecniche di condizionamento mentale su persone che attraversano una fase particolarmente difficile della propria vita, offrendo loro un percorso di supporto spirituale o psicologico che col tempo si trasforma in un vero e proprio calvario, e diventano in molti casi vittime di abusi emotivi, fisici, economici e sessuali. Tale problematica è stata studiata in Italia già nel 1998 nel noto rapporto della Direzione centrale della polizia di prevenzione, titolato “Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia”, oltre che nelle ripetute segnalazioni delle relazioni semestrali dei servizi di intelligence nazionali. Gli elementi raccolti hanno portato alla costituzione nel 2006 della squadra anti sette (SAS), specialità della Polizia che tuttavia svolge funzioni meramente repressive;

    attualmente risulterebbe difficile quantificare con esattezza il fenomeno. Già in data 7 gennaio 2015 “l’Espresso” on line accendeva i riflettori su alcune vittime di tali movimenti, mettendo in risalto il trend espansivo del fenomeno, ma anche la disarmante carenza di dati. Nell’articolo si evidenziava, prendendo proprio spunto dal citato rapporto del 1998, la presenza di 76 movimenti religiosi per un totale di 78.500 affiliati. Il numero, col tempo, risulterebbe cresciuto a dismisura, tenuto inoltre conto che l’indagine si occupò prevalentemente di alcune tipologie di gruppi, costituenti, pertanto, una minima parte di quelli attualmente presenti sul territorio nazionale. Analogo argomento è stato trattato in un dossier pubblicato sul giornale on line “Linkiesta” nel gennaio 2016;

    tra i casi di abusi più eclatanti compaiono, sulla base degli elementi informativi acquisiti dagli interroganti, quelli che hanno riguardato l’organizzazione dei testimoni di Geova, dove negli ultimi anni si sarebbero verificati molteplici abusi sessuali su minori, insabbiati e mai denunciati alle procure competenti dalla stessa congregazione. Di tali allarmanti vicende riferivano, tra gli altri, in maniera diffusa il quotidiano on line “Corriere della sera”, in un video-inchiesta del 23 maggio 2016, la trasmissione televisiva “Le Iene” nel marzo 2016, “Il Giornale” il 23 maggio 2016, la “Gazzetta del Mezzogiorno” del 15 febbraio 2017; tali notizie di stampa riportano interviste e testimonianze dirette di vittime che hanno presentato anche alcuni esposti in varie Procure della Repubblica;

    inoltre, commissioni governative indipendenti, quali quella australiana, attivate per far luce sugli abusi sessuali infantili in seno a realtà istituzionali e religiose, rilevavano la gravità e sistematicità di quanto emerso anche dalle citate fonti di stampa italiane. Nel caso dell’organizzazione geovista, nessuno dei 1.060 casi di abusi su minori registrati dalla chiesa dei testimoni di Geova d’Australia è risultato essere stato segnalato alle autorità competenti, gli abusatori sono stati frequentemente coperti o reintegrati nella confessione sulla base del semplice pentimento e le vittime di reato sottoposte, per contro, a processi di vittimizzazione secondaria e ostracizzate dall’organizzazione. Le politiche interne dei testimoni di Geova, analoghe in tutto il mondo, sono inoltre risultate, all’analisi della commissione suddetta, gravemente fallimentari in tema di tutela dei bambini e prevenzione dell’abuso minorile;

    considerato infine che, a parere degli interroganti:

    attualmente è presente un vuoto normativo non trascurabile in merito alle criticità evidenziate. A seguito, infatti, della dichiarazione di incostituzionalità, con sentenza della Consulta n. 96 del 1981, del cosiddetto reato di plagio previsto ex articolo 603 del codice penale, in Italia non è più esistita un’effettiva tutela giuridica dell’integrità fisica e psichica degli individui. Da allora sedicenti “santoni” e “guru” continuano ad agire indisturbati, mentre numerose proposte e disegni di legge giacciono in attesa di essere esaminate dalle Commissioni e Aule parlamentari;

    complessivamente risulta essere nullo anche l’impegno delle istituzioni nella definizione di politiche sociali e culturali di prevenzione in materia di settarismo abusante o criminale,

    si chiede di sapere:

    se il Ministro in indirizzo non consideri opportuno procedere ad un’analisi complessiva del fenomeno, ai fini di aggiornare il rapporto pubblicato nel 1998 che risulta essere ormai obsoleto, nonché approfondire le motivazioni che sottendono all’attuale scarsissima tutela giuridica dell’abuso sessuale infantile in contesti religiosi;

    se, viste le proposte e i disegni di legge depositati in Parlamento, non ritenga altresì urgente adottare misure di carattere normativo volte a garantire un’efficace tutela giuridica dell’integrità fisica e psichica dei minori e in generale dei soggetti coinvolti, ovvero inseriti in contesti coercitivi;

    quali siano le motivazioni che hanno concretamente impedito allo Stato italiano di recepire gli inviti contenuti nella raccomandazione n. 1412/1999 del Parlamento e del Consiglio europeo;

    se non ritenga necessario adottare tempestivamente un piano nazionale di informazione e prevenzione in materia di settarismo abusante o criminale.

    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=1028693

  • Vaticano, così il cardinale promosso coprì un prete pedofilo

    Vaticano, così il cardinale promosso coprì un prete pedofilo

    Due giorni fa Ladaria è stato nominato da papa Francesco prefetto della Congregazione della Fede. Al posto del tedesco Muller, considerato da Bergoglio troppo timido nella lotta alla pedofilia. Ma il nuovo capo dell’ex Sant’Uffizio nel 2012, davanti a un sacerdote maniaco appena spretato, in un decreto ordinò il silenzio «per evitare scandalo tra i fedeli». Così l’orco violentò indisturbato altri bambini. L’esclusiva Espresso-Repubblica

    DI EMILIANO FITTIPALDI E GIULIANO FOSCHIN
    Nel marzo del 2012 il cardinale Luis Ladaria Ferrer, promosso sabato da papa Francesco nuovo prefetto della Congregazione della dottrina della Fede, ha coperto, senza denunciarlo, un prete pedofilo che era stato ridotto in stato laicale per abusi sessuali. Di più. Ha ordinato, nero su bianco, che la condanna canonica passasse sotto silenzio. Don Gianni Trotta, grazie all’acquiescenza del Vaticano e dei vertici della curia locale, ha così potuto continuare indisturbato a violentare minorenni: dopo essere stato costretto a lasciare la tonaca è infatti diventato allenatore di una squadra di calcio giovanile, e in due anni ha molestato indisturbato una decina di bambini vicino Foggia.
    La storia di Trotta è stata raccontata da “Repubblica” lo scorso febbraio, ma solo oggi vengono alla luce le responsabilità dirette di Ladaria. È lui che il 16 marzo 2016 firma il decreto in latino, nel quale invitava i superiori del pedofilo a stare zitti e muti per non «generare scandalo tra i fedeli». Una nuova spina per papa Francesco, che – dopo l’incriminazione formale del suo (ormai ex) braccio destro George Pell per presunti abusi su alcuni adolescenti australiani – ha deciso di nominare Ladaria come successore di Gerhard Ludwig Muller, il cardinale tedesco licenziato in tronco anche perché giudicato poco incisivo nella lotta alla pedofilia. Un paradosso.

    Andiamo con ordine. Sappiamo che Don Trotta viene messo sotto processo in Vaticano nel 2009. Sappiamo anche che della vicenda non trapelò nulla e che Ladaria, segretario della Congregazione dal 2008 fino alla promozione di queste ore, e il suo superiore di allora, il prefetto William Levada, firmarono il decreto che condannò don Trotta alla pena massima, cioè la messa in stato laicale, per abusi sessuali su minori. Il documento venne inviato, presumibilmente, ai superiori dell’orco, che apparteneva alla congregazione della Piccola Opera della Divina Provvidenza, e risiedeva nel vescovato di Lucera, vicino Foggia.

    Per il Vaticano Trotta è ufficialmente un pedofilo, ma nessuno si prende la briga di denunciarlo alle autorità italiane. I cardinali Ladaria e Levada scelgono un’altra strada. Nel documento, dopo aver comunicato che «Don Gianni Trotta è colpevole di delitti con minori contro il sesto comandamento» e che «Il Sommo Pontefice papa Benedetto XVI ha deciso con suprema e inappellabile sentenza che per il bene della Chiesa sia da irrogare la dimissione dallo stato clericale e dalla Piccola Opera della Divina Provvidenza», aggiungono che «ordinario faccia in modo per quanto possa, che la nuova condizione del sacerdote dimesso non dia scandalo ai fedeli». Un invito, in pratica, all’omertà.

    Vero che nella missiva l’attuale prefetto Ladaria e il suo ex capo aggiungono che «l’ordinario», ossia coloro che avevano potestà diretta su don Trotta, avrebbe potuto rompere il patto dell’acquiescenza solo davanti a un nuovo «pericolo di abusi su minori», e che in quel caso si poteva «divulgare la notizia della dimissione, nonché il motivo canonico sotteso». Ma si tratta di una postilla pilatesta: invece di denunciare il pedofilo alla magistratura, il nuovo capo della Congregazione per la Dottrina della Fede spostava infatti ogni responsabilità di vigilanza sull’istituto di appartenenza del maniaco. Un controsenso, visto che il vescovo, il parroco e il superiore dell’Ordine non hanno più alcuna influenza su un sacerdote ormai spretato. Trotta decice di restare nel paesino, riciclandosi come allenatore di piccoli calciatori. Nessuno delle famiglie sa della sentenza, perché la curia e l’istututo tacciono.

    Dal 2012 al 2014 oltraggia così (almeno secondo le accuse) una decina di ragazzini, tra pulcini delle giovanili e bimbe perseguitate in chat. Gianni distrugge in pratica la vita di un’intera generazione del borgo. Solo nell’aprile del 2015, grazie alla denuncia dei genitori di un bimbo di prima media che aveva trovato finalmente il coraggio di parlare, l’ex don viene arrestato per ordine di un pm di Bari, Simona Filoni. A luglio del 2016 Trotta è stato condannato in primo grado a otto anni di carcere per la violenza sul dodicenne, e tra qualche giorno inizierà un nuovo processo per gli abusi sugli altri bambini. «Se la Congregazione e la curia locale avessero denunciato alle autorità il sacerdote invece di scegliere la strada del silenzio, i piccoli sarebbero stati salvati dall’orrore: noi l’avremmo fermato», chiosa un investigatore che segue il caso.

    Una scelta, quella di Ladaria e Levada, che è discutibile sotto il profilo etico, ma che resta impeccabile sotto il profilo canonico. La decisione inoltre è permessa dalla legge: grazie ai Trattati lateranensi in Italia gli ecclesiastici non hanno l’obbligo di denunciare le condotte dei loro sottoposti, anche se queste hanno rilevanza penale. L’opzione del silenzio, infine, permette oggi il solito scaricabarile. «Io non sapevo nulla di Trotta» ha spiegato il vescovo dell’epoca Domenico Cornacchia. Di certo c’è il dolore dei sopravvissuti, e il fatto che il nuovo prefetto voluto da Francesco forse avrebbe potuto salvare qualche bimbo, se solo avesse anteposto gli interessi dei più deboli a quelli della Chiesa.

    http://espresso.repubblica.it/attualita/2017/07/03/news/vaticano-cosi-il-cardinale-promosso-copri-un-prete-pedofilo-1.305411
  • Papa Francesco silura il cardinale Müller: decisiva la gestione ‘soft’ dei casi di pedofilia da parte dell’ex Sant’Uffizio

    Papa Francesco silura il cardinale Müller: decisiva la gestione ‘soft’ dei casi di pedofilia da parte dell’ex Sant’Uffizio

    Il curatore dell’Opera Omnia di Joseph Ratzinger non è stato riconfermato al vertice della Congregazione per la dottrina della fede, dicastero tra i più importanti della curia romana nonché quello a cui spettano le condanne dei preti che commettono abusi sessuali sui minori. In tal senso, ad accusare il porporato tedesco di mancata cooperazione era stata Marie Collins, la vittima di atti di pedofilia nonché colei che il Pontefice aveva nominato nella Pontificia Commissione per la tutela dei minorenni.

    Licenziato. Quando ieri mattina Papa Francesco lo ha ricevuto in udienza privata, il cardinale Gerhard Ludwig Müller era preparato a tutto. Bergoglio gli ha ricordato che il 2 luglio prossimo termina il suo mandato quinquennale come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e che non gli sarebbe stato rinnovato l’incarico. Il porporato è rimasto in silenzio fin quando il Papa non gli ha proposto un altro incarico a Roma, ovviamente di serie B considerando che l’ex Sant’Uffizioè il dicastero più importante della Curia romana e che Müller è il secondo successore di Joseph Ratzinger che è stato al vertice della congregazione per un quarto di secolo prima di essere eletto Papa. Si racconta che allora il porporato tedesco ha cortesemente declinato la proposta ringraziando per l’offerta che gli era stata fatta da Francesco. Molto probabilmente ora tornerà nella sua Germania, senza alcun incarico. In pensione ben cinque anni prima dell’età canonica delle dimissioni. Müller, infatti, il 31 dicembre 2017 compirà 70 anni.

    Al posto, però, il Papa ha preferito una soluzione interna con la nomina del numero due del dicastero, l’arcivescovo gesuita spagnolo Luis Francisco Ladaria Ferrer. Bergoglio non ha voluto dunque chiamare un teologo a lui molto più affine anche per evitare un lungo passaggio di consegne e ha optato per una soluzione molto più rapida.”Il Santo Padre Francesco – si legge in un comunicato della Santa Sede – ha ringraziato l’Eminentissimo Signor Cardinale Gerhard Ludwig Müller alla conclusione del suo mandato quinquennale di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e di presidente della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, della Pontificia Commissione Biblica e della Commissione Teologica Internazionale, ed ha chiamato a succedergli nei medesimi incarichi Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.I., arcivescovo titolare di Tibica, finora segretario della Congregazione per la dottrina della fede“.

    In queste ore, soprattutto negli ambienti tradizionalisti molto vicini al porporato, in tanti si sono affrettati a spiegare il licenziamento voluto dal Papa con le posizioni abbastanza fredde del cardinale alle aperture di Francesco ai divorziati risposati. Aperture contenute nell’esortazione apostolica di Bergoglio, Amoris laetitia, documento bersagliato da quattro cardinali, capeggiati da Raymond Leo Burke, che hanno più volte espresso i loro dubbi a Francesco. A dire il vero, però, Müller ha fatto fronte comune con il Papa davanti a tutti questi attacchi criticando la pubblicazione della lettera che era stata scritta dai quattro cardinali. “Amoris laetitia – ha più volte ribadito il porporato – è molto chiara nella sua dottrina e possiamo interpretare tutta la dottrina di Gesù sul matrimonio, tutta la dottrina della Chiesa in 2000 anni di storia. Francesco chiede di discernere la situazione di queste persone che vivono un’unione non regolare, cioè non secondo la dottrina della Chiesa su matrimonio, e chiede di aiutare queste persone a trovare un cammino per una nuova integrazione nella Chiesa secondo le condizioni dei sacramenti, del messaggio cristiano sul matrimonio. Ma io non vedo alcuna contrapposizione: da un lato abbiamo la dottrina chiara sul matrimonio, dall’altro l’obbligazione della Chiesa di preoccuparsi di queste persone in difficoltà”.

    Il vero motivo del licenziato di Müller riguarda, invece, la gestione dei casi di pedofilia. È proprio la Congregazione per la dottrina fede, infatti, il dicastero vaticano a cui spettano le condanne dei preti che commettono abusi sessuali sui minori. È molto probabile che Francesco pensasse da tempo a congedare il porporato, ma lo scandalo del cardinale australiano George Pellaccusato nel suo Paese di aver commesso pedofilia e stupri ha convinto definitivamente il Papa a fare questa mossa. A puntare il dito contro Müller era stata Marie Collins, la vittima di abusi da parte del clero che Francesco aveva nominato nella Pontificia Commissione per la tutela dei minori. Dopo che anche l’altra vittima, Peter Saunders, aveva lasciato l’organismo vaticano istituito da Bergoglio per combattere la pedofilia, la Collins non era rimasta in silenzio nel momento in cui aveva deciso di dimettersi.

    “Da quando la commissione ha iniziato i suoi lavori a marzo del 2014 – aveva spiegato la donna irlandese – sono stata impressionata dall’impegno dei miei colleghi e dal genuino desiderio di Papa Francesco di avere assistenza nell’affrontare il tema degli abusi sessuali del clero. Credo che costituire la commissione e coinvolgere esperti esterni per consigliarlo su cosa fosse necessario per rendere più sicuri i minori sia stata una mossa sincera. Tuttavia – proseguiva la Collins – nonostante che il Santo Padre abbia approvato tutte le raccomandazioni fattegli dalla Commissione, vi sono stati costanti ostacoli. Ciò è stata la causa diretta della resistenza da alcuni membri della Curia vaticana al lavoro della Commissione. La mancanza di cooperazione, in particolare da parte del dicastero più direttamente coinvolto nell’affrontare i casi di abuso è stata vergognosa”, aveva affermato la Collins riferendosi esplicitamente alla Congregazione per la dottrina della fede, ovvero a Müller.

    “Alla fine dell’anno scorso (2016, ndr), – aveva denunciato ancora la donna – una semplice raccomandazione, approvata da Papa Francesco, è andata a questo dicastero per un piccolo cambiamento di procedura nel contesto della cura delle vittimee dei sopravvissuti. A gennaio ho saputo che quel cambiamento è stato rifiutato. Al tempo stesso è stata rifiutata anche una richiesta di cooperazione su un tema fondamentale del lavoro della commissione in merito alla salvaguardia. Mentre penso che la Commissione riuscirà a superare questa resistenza, per quanto mi riguarda è la goccia che fa traboccare il vaso”. Altrettanto esplicita è stata la Collins dopo lo scandalo che ha travolto il cardinale Pellpuntando il dito direttamente contro il Papa e parlando di nomina sbagliata. Del resto quando Francesco, appena un mese dopo l’elezione al pontificato, nominò il porporato australiano nel suo ristretto Consiglio di cardinali che lo consiglia nella riforma della Curia romana, lo scandalo della pedofilia per Pell era già alle porte oltre che sui giornali australiani.

    Fondamentale nell’opera di tolleranza zero sulla pedofilia voluta da Francesco è stato, invece, il contributo del cardinale Sean Patrick O’Malley a cui il Papa ha affidato proprio la guida della Pontificia Commissione per la tutela dei minori. Il porporato cappuccino, infatti, ha dovuto gestire lo scandalo della pedofilia deflagrato in modo impressionante dell’arcidiocesi di Boston che gli fu affidata nel 2003 da san Giovanni Paolo II dopo l’inchiesta del Boston Globle sulle migliaia di casi di abusi sessuali commessi da preti e coperti dall’allora arcivescovo Bernard Francis Law. Una vicenda da cui è stato tratto il film Premio Oscar nel 2016 Il caso Spotlight.

    Cinque anni fa, Müller, allora vescovo di Ratisbona, fu chiamato da Benedetto XVI a essere il suo secondo successore alla guida dell’ex Sant’Uffizio dopo un quinquennio in cui a capo della congregazione c’era stato il cardinale statunitense William Joseph Levada. Müller, che è anche il curatore dell’Opera Omnia di Ratzinger, era arrivato a Roma con la gioia di poter finalmente collaborare direttamente con quello che considera il suo maestro. Pochi mesi dopo, però, arrivarono le dimissioni di Benedetto XVI e l’elezione di Francesco. In Vaticano si disse subito che Müller non era il teologo di riferimento di Bergoglio e che difficilmente i due sarebbero potuti andare d’accordo. Invece, a sorpresa, nel suo primo concistoro, il 22 febbraio 2014, Francesco gli impose la berretta rossa seppur mettendolo al terzo posto della lista dei nuovi porporati dopo il Segretario di Stato Pietro Parolin e il segretario generale del Sinodo dei vescovi Lorenzo Baldisseri.

    Nei sacri palazzi fu molto apprezzato il gesto di cortesia di Francesco nei confronti di Benedetto XVI di aver nominato cardinale il curatore dell’Opera Omnia di colui che nel frattempo era diventato Papa emerito. Un gesto ancora più prezioso perché nel suo ultimo concistoro, a pochi mesi dalle dimissioni, Ratzinger non aveva inserito Müller nella lista dei nuovi cardinali. Dopo quella celebrazione in San Pietro, il porporato fu festeggiato all’interno del cortile del Palazzo dell’ex Sant’Uffizioin perfetto stile tedesco. I fumi del barbecue di salsicce e l’odore di birra rigorosamente bavarese mutarono per un giorno l’aspetto di quell’edificio dove per secoli erano state emanate le condanne peggiori: da Giordano Bruno a Galileo Galilei, solo per citare due nomi. Da parte sua Müller sembrò avvicinarsi molto alle posizioni di Bergoglio quando pubblicò un volume scritto a quattro mani con uno dei più celebri teologi della liberazione, il peruviano Gustavo Gutiérrez, intitolato “Dalla parte dei poveri”. Così come indicativo del cambiamento di rotta del porporato fu l’uscita in libreria del suo testo “Povera per i poveri” che ha la prefazione proprio di Francesco. Ma evidentemente il già non facile idillio tra i due è finito abbastanza presto.

    Twitter: @FrancescoGrana

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/01/papa-francesco-silura-il-cardinale-muller-decisiva-la-gestione-soft-dei-casi-di-pedofilia-da-parte-dellex-santuffizio/3699559/

  • Rozzano – Don Mauro Galli: IL CARDINALE SCOLA DEFINISCE MALDESTRE LE SCELTE DEI SUOI COLLABORATORI 

    Rozzano – Don Mauro Galli: IL CARDINALE SCOLA DEFINISCE MALDESTRE LE SCELTE DEI SUOI COLLABORATORI 

    In una lettera inviata dal Cardinale Angelo Scola ai familiari del minore che sarebbe stato abusato da Don Mauro Galli, il Cardinale rinnova le sue scuse e quelle dei suoi collaboratori per alcune scelte che definisce MALDESTRE!

    Secondo Scola gli anni trascorsi avrebbero provocato una certa confusione nella ricostruzione dei fatti che ha arrecato ulteriori sofferenze, e in ogni caso NON INTENDEREBBE IN ALCUN MODO GIUSTIFICARE LA CORRETTEZZA DELLA REAZIONE INIZIALE DA PARTE DELL’AUTORITA’ DIOCESANA.

    Afferma, sempre il cardinale, che NON E’ STATO VALUTATO CON ADEGUATO RIGORE IL FATTO GIA’ DI PER SE’ ASSAI GRAVE CHE DON MAURO ABBIA PASSATO LA NOTTE CON UN MINORE CONDIVIDENDO LO STESSO LETTO.

    Dunque il Cardinale Scola non mette in dubbio il fatto che Don Mauro Galli abbia passato la notte con un minore nel suo letto!

    Anche il Cardinale Scola riconosce che i suoi collaboratori hanno compiuto “scelte maldestre”.

    Non vi sarebbe quindi dubbio che i più stretti collaboratori del Cardinale, in particolare il Vicario generale Mons. Mario Delpini è il vescovo Pietantonio Tremolada fossero a conoscenza del fatto “assai grave” e ciò nonostante abbiano semplicemente spostato Don Mauro Galli a occuparsi ancora di minori in quattro oratori nella zona di Legnano, senza avviare tempestivamente alcuna indagine Previa come invece previsto dal Diritto Canonico.

    Mons. Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada sono venuti a conoscenza del presunto abuso almeno da tre persone: dal Parroco di Rozzano, Don Carlo Mantegazza; dal vicario parrocchiale Don Alberto Rivolta, e dall’imputato stesso Don Mauro Galli … e tutto questo già nel dicembre 2011!

    L’indagine Previa ha preso avvio il 21 gennaio 2015, ben tre anni dopo la comunicazione in Diocesi del presunto abuso, giusto 6 mesi dopo la denuncia/querela alla Procura della Repubblica.

    Questa modalità di gestire lo spostamento di don Mauro ancora una volta con i minori definita dal Cardinale Scola “SCELTA IMPROVVIDA” (si legge sempre nella lettera), compiuta consapevolmente dai sui “MALDESTRI COLLABORATORI”, sarebbe la stessa modalità definita poi “SCRUPOLOSA E COSCENZIOSA” dalla nota stampa della stessa diocesi non più tardi di qualche settimana fa a seguito della citazione in giudizio della diocesi e della parrocchia proprio per il loro modo di vigilare e gestire queste delittuose situazioni?

    È evidente il bieco tentativo di volersi defilare e sottrarre dalle proprie gravissime responsabilità, papa Francesco nella LETTERA APOSTOLICA IN FORMA DI «MOTU PROPRIO» DEL SOMMO PONTEFICE FRANCESCO

    “COME UNA MADRE AMOREVOLE” (Vaticano 4 giugno 2016) definisce che nel caso di abusi su minori o adulti vulnerabili, la grave mancanza di diligenza da parte dei vescovi, diligenza che deriva dal proprio ufficio pastorale, nel caso di azioni o omissioni che provocano danni a terzi (fisici, morali, spirituali…) possono essere legittimamente rimossi.

    Nel caso di mons. Delpini dove i fatti sono certi e inequivocabili, Delpini sapeva dal dicembre 2011 che don Mauro si era portato a letto un minore (fatto di per se stesso grave che costituisce già un abuso), decide scientemente di:

    – spostare semplicemente don Mauro ancora a diretto contatto con i minori (in netto contrasto con le linee guida della Conferenza Episcopale Italiana)

    – non avviare l’indagine previa prevista dalle norme vigenti, come si legge nella lettera del Cardinale Scola

    – non denunciare l’abuso alle autorità competenti

    – provocando per altro ulteriori sofferenze come riconosce il Cardinale stesso sempre nella lettera

    che tipo di provvedimenti prenderà la Santa Sede, e perché Papa Francesco o la Congregazione per la Dottrina Della Fede non sono ancora intervenute nell’ottica della lettera Apostolica del sommo Pontefice?

    Dato che i fatti sono noti, certi e provabili, fatti che rientrano certamente nella categoria di grave negligenza, cosa è lecito aspettarsi?

    Nell’attesa di conoscere le decisioni della Santa Sede, continuiamo a seguire il caso con estrema attenzione, caso che riguarda non solo il tema dell’abuso sessuale da parte di Chierici a danno di minori ma anche la questione relativa alla gestione e la responsabilità dei vertici della chiesa stessa che contribuiscono con le loro scelte consapevoli, improvvide e maldestre al perpetrarsi dei reati generando ulteriore sofferenza quando si potrebbe evitare. Vertici della chiesa in questo caso sia Locale (Diocesana), che vedremo Centrale (Roma, Santa Sede) in funzione dei provvedimenti che verranno o non verranno posti in essere.

    L’Ufficio di Presidenza

  • FAIANO; Fu condannato per pedofilia su alunne 12enni. La chiesa intitola un oratorio in sua memoria.

    FAIANO; Fu condannato per pedofilia su alunne 12enni. La chiesa intitola un oratorio in sua memoria.

    Sembrerebbe uno scherzo macabro e di cattivo gusto, ma purtroppo non è cosi e a darcene notizia è il quotidiano online Salerno Notizie sul quale si legge che ieri sera è stato finalmente inaugurato il nuovo oratorio dedicato alla memoria di don Giuseppe Salomone, scomparso proprio il 26 giugno scorso.

    La vicenda di don Salomone , condannato in 3° grado a due anni e quattro mesi, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per lo stesso periodo, per atti di libidine nei confronti di due alunne 12enni alle quali insegnava religione presso una  scuola media, suscitò parecchio scalpore soprattutto per la spudoratezza con la quale il prete agiva.

    Si legge infatti in uno stralcio della sentenza ”…durante lo svolgimento delle lezioni tenute presso il corso I-A di quell’Istituto, in più di un’occasione , approfittando della presenza ravvicinata della minore D.R.A.A. chiamata alla cattedra per la lettura di un brano, toccava con la propria mano la schiena e le natiche della giovane studentessa, ed in un’altra occasione infilò la mano all’interno del maglione indossato dalla minora P.A. nel mentre questa era intenta a svolgere un compito in classe, così toccandole la schiena nuda partendo dal collo. Il G.S., poi, in altre occasioni utilizzò epiteti offensivi nei confronti di alcuni alunni della scuola, lesivi dell’onore dei medesimi … <ricchione, puttanelle, ma che cosa hai fatto ti sei masturbato con degli amici>… “

    Malgrado ciò – scontata la condanna – la chiesa locale non sembrò molto scossa da quanto accaduto e non ritenne di dover prendere alcun provvedimento nei confronti del sacerdote, nemmeno quello di allontanarlo dai minori e così come se nulla fosse, don Giuseppe Salomone venne reintegrato nel 2009 nel suo ruolo di insegnante di religione, oltre che di parroco.

    Il 26 giugno del 2016 don Giuseppe Salomone più conosciuto come don Peppe, dopo una lunga malattia passerà a miglio vita.

    Esattamente un anno dopo, il 26 giugno del 2017, la comunità cattolica locale che malgrado tutto lo rimpiange, dedicherà, come si legge nel comunicato “L’oratorio di Faiano intitolato all’indimenticato Don Giuseppe Salomone. Quello spazio che lui volle fortemente per i giovani del borgo adesso porta il suo nome”.

  • Spretato (ma non scomunicato) Inzoli, il don accusato di pedofilia

    Spretato (ma non scomunicato) Inzoli, il don accusato di pedofilia

    Mauro condannato dal Tribunale di Cremona (in primo grado) a 4 anni e 9 mesi. Inzoli non più monsignor CL né «don Mercedes» (non può più celebrare nulla di sacro). Per lui è arrivata la sentenza definitiva, datata 20 maggio con la firma di papa Francesco, trasmessa alla Congregazione per la dottrina della fede e ieri mattina annunciata dal vescovo Daniele Gianotti davanti a tutti i sacerdoti della diocesi di Crema.

    Mauro Inzoli, 67 anni, è stato conclamato protagonista nel periodo 2004-2008 di episodi di violenza sessuale su ragazzi in età compresa fra i 12 e i 16 anni. Alcuni durante i «soggiorni spirituali» a Falcade nel Bellunese e in altre località di villeggiatura. Una vicenda che ha segnato Crema ma l’eco ha imbarazzato la fraternità religiosa di Comunione e liberazione, la Compagnia delle Opere e il comitato organizzatore del Meeting di Rimini.

    Inzoli è un personaggio di primo piano nella «chiesa dentro la chiesa»: era a fianco di don Giussani, animatore di Gioventù Studentesca, parroco della Ss. Trinità e rettore del liceo linguistico Shakespeare a Crema. Per 14 anni presidente del Banco Alimentare, ospite d’onore a Rimini, ma anche legato a filo doppio con il “celeste” governatore Roberto Formigoni. Sempre con uno stile di vita tutt’altro che francescano, Inzoli era il punto di riferimento in Lombardia della comunità ciellina a cavallo fra fede, politica, economia.

    Finché è affiorata la sua vocazione alla pedofilia. Benedetto XVI aveva emesso un drastico provvedimento: riduzione allo stato laicale. Il 27 giugno 2014 papa Francesco aveva preferito la «pena medicinale perpetua», imponendo «una vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza». Ma Inzoli non ha esitato a partecipare al Pirellone ad un convegno omofobo né a sentirsi al di sopra di tutto. Così Franco Bordo (deputato eletto da Sel, ora con i bersaniani) ha interpretato la voglia di verità e giustizia di Crema, presentando un esposto alla Procura della Repubblica che ha aperto il fascicolo di indagine e rinviato a giudizio Inzoli.

    Nell’udienza preliminare gli avvocati difensori Nerio Diodà e Corrado Limentani puntano al rito abbreviato. Lo ottengono e, dopo il risarcimento delle 5 parti civili con 25 mila euro a testa, Inzoli va alla sbarra per 8 episodi di violenza sessuale perché gli altri 15 sono ormai prescritti. Agli atti, il sacerdote ciellino (definito un «idolo meritevole di venerazione» dagli stessi genitori) si permetteva baci, carezze, abbracci, pesanti palpeggiamenti nei confronti di ragazzi incapaci di reagire, soprattutto perché psicologicamente sottomessi a Inzoli. E il procuratore Roberto Di Martino nella sua requisitoria aveva sollecitato una condanna a 6 anni di reclusione. Il gup di Cremona Letizia Platè sentenzierà 4 anni e 9 mesi.

    «La giustizia italiana ha fatto il suo corso. E ora arriva anche il pronunciamento del papa – commenta Bordo – Dopo anni di silenzi, omertà e coperture, nonostante la mancata collaborazione del Vaticano, si è riusciti a ricostruire i reati legati a circa 20 episodi accertati, purtroppo forse non tutti. Rimane la vicinanza al dolore delle vittime e tanta amarezza: se i fatti fossero stati denunciati da chi di dovere e con tempestività, alcune non avrebbero subito quella terribile esperienza».

    E dopo la condanna italiana arriva quella vaticana: «In quanto dimesso dallo stato clericale, non potrà esercitare il ministero sacerdotale né presiedere le celebrazioni sacramentali, neppure in forma privata; tuttavia – è bene precisarlo – non è scomunicato: resta un membro della chiesa, un fratello in Cristo», si legge nel comunicato ufficiale del vescovo Gianotti, che alle vittime di violenza sessuale e alle loro famiglie assicura: «A loro va ancora una volta tutta la solidarietà mia e della nostra chiesa, che non può non provare un profondo dolore per il male compiuto da uno dei suoi preti».

    https://ilmanifesto.it/spretato-ma-non-scomunicato-inzoli-il-don-accusato-di-pedofilia

  • Milano – Prete accusato di abusi, la Diocesi ha agito con scrupolo e coscienza?

    Milano – Prete accusato di abusi, la Diocesi ha agito con scrupolo e coscienza?

    «La diocesi e la parrocchia di Rozzano – si legge in una nota dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Milano – hanno gestito il caso con scrupolo e coscienza, provvedendo cautelativamente a sollevare don Mauro Galli dal ministero e a trasferirlo a Roma per completare i suoi studi. Il trasferimento è avvenuto diversi mesi prima che fosse presentata la denuncia querela da parte del legale del giovane, intervenuta solo nel luglio 2014. Tutto questo in attesa che la giustizia faccia luce con il processo penale».

    Curiosa la nota dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Milano che si precipita a precisare che sia la diocesi che la parrocchia di Rozzano hanno gestito il caso “don Mauro Galli” con scrupolo e coscienza.

    Curiosa anche la precisazione rispetto alle tempistiche: la denuncia querela da parte del legale del giovane intervenuta nel luglio 2014 e quindi il misterioso trasferimento cautelativo antecedente!?!

    Forse non è un caso che nella nota dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Milano sia stato omesso di dire che la denuncia all’autorità ecclesiastica è avvenuta due giorni dopo la presunta violenza sessuale.

    C’è da domandarsi cosa si intenda per gestione del caso con scrupolo e quale la definizione di coscienza.

    Il Vicario Generale Monsignor Mario Delpini braccio destro del Cardinale di Milano Angelo Scola, è stato informato per la prima volta del presunto reato dal Parroco di Rozzano don Carlo Mantegazza nel dicembre 2011 come lui stesso dichiara alla Questura.

    Non solo, durante l’interrogatorio il Monsignore precisa che appresa la notizia da don Carlo nei giorni immediatamente successivi al presunto reato, si è recato a Rozzano convocando don Mauro Galli per essere relazionato sull’accaduto, dichiara che don Mauro stesso ammette di aver portato il minore nel suo letto dormendo insieme la notte oggetto del procedimento penale.

    Riferisce alla squadra mobile che ha deciso lui stesso l’imminente trasferimento da Rozzano a Legnano avvenuto il 1 marzo 2012 come vicario parrocchiale delle parrocchie di S. Pietro S. Teresa del Bambino Gesù, precisando che era consapevole del nuovo incarico da lui stesso deciso ovvero la pastorale giovanile delle nuove parrocchie (esattamente come a Rozzano direttamente a contatto con i giovani).

    Dichiara di aver successivamente informato “informalmente” l’arcivescovo in carica (Cardinale Angelo Scola). Cosa vorrà dire “informato informalmente?

    Qual’è dunque lo scrupolo e la coscienza nella gestione di queste gravi vicende?

    A questa domanda vengono in soccorso in modo chiaro ed inequivocabile le linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di Chierici approvato dalla Conferenza Episcopale Italiana nel gennaio 2012 dove si legge:

    – cap. 1 Notizie di condotte illecite e giudizio di verosimiglianza

    … Quando il Vescovo abbia notizia di possibili abusi in materia sessuale nei confronti di minori ad opera di chierici sottoposti alla sua giurisdizione, deve procedere immediatamente a un’accurata ponderazione circa la verosimiglianza di tali notizie
    (Nel caso oggetto del procedimento penale, don Mauro stesso ammette al suo Vescovo Mons. Delpini di aver portato a letto il minore. C’è da chiedersi se con una fonte così di prima mano come quella dell’imputato stesso lo scrupolo della gestione della diocesi non avrebbe richiesto quantomeno l’indagine previa prevista dalle linee guida della CEI?)

    Proseguendo la lettura delle linee guida:

    – cap. 2  Indagine Previa

    … Durante l’indagine previa il Vescovo dovrà adottare, ove lo ritenga necessario affinché si eviti il rischio che i fatti delittuosi si ripetano, provvedimenti nei confronti del chierico accusato, ferma restando la presunzione di innocenza fino a prova contraria. A tal fine, il semplice trasferimento del chierico risulta generalmente inadeguato, ove non comporti anche una sostanziale modifica del tipo di incarico.

    Nonostante la “denuncia” del parroco Don Carlo all’autorità ecclesiastica (aveva immediatamente informato il Vicario Episcopale Monsignore Delpini), nonostante l’ammissione di don Mauro della circostanza di aver dormito con il minore nello stesso letto nella propria abitazione, la scrupolosa e coscienziosa gestione della diocesi e della parrocchia prevedono lo spostamento dell’imputato in altra parrocchia con il medesimo incarico esattamente in opposizione a quanto previsto dalle linee guida della CEI.


    Ieri nel frattempo, si è tenuta la prima udienza del processo che è stato rinviato al prossimo 21 settembre prossimo.  Continueremo a seguire il caso con attenzione in attesa di conoscere la verità nella speranza che siano accertate tutte le diverse responsabilità.

    L’Ufficio di Presidenza