Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • «La Chiesa pagò lobbisti per bloccare una legge a favore delle vittime dei preti pedofili»

    «La Chiesa pagò lobbisti per bloccare una legge a favore delle vittime dei preti pedofili»

    Lo scrive il tabloid New York Daily News citando documenti statali

    NEW YORK – La Conferenza Episcopale statunitense, guidata dal cardinale arcivescovo di New York Timothy Dolan, ha pagato tra il 2007 ed il 2015 2,1 milioni di dollari ad alcune società di lobbisti con l’obiettivo di bloccare l’approvazione di una legge, “Child Victims Act”, e di altre misure che avrebbero reso più semplice per le vittime dei preti pedofili fare causa alla chiesa cattolica.

    Lo scrive il tabloid New York Daily News citando documenti statali. Uno dei punti più osteggiati l’eliminazione della prescrizione per gli abusi sessuali su minori.

    http://www.tio.ch/News/Estero/Attualita/1088693/-La-Chiesa-pago-lobbisti-per-bloccare-una-legge-a-favore-delle-vittime-dei-preti-pedofili-/

  • Vescovi Usa contro la legge anti-pedofili

    Vescovi Usa contro la legge anti-pedofili

    La denuncia dei media: spesi 2 milioni di dollari per mantenere la prescrizione sugli abusi

    La Conferenza Episcopale statunitense, guidata dal cardinale arcivescovo di New York Timothy Dolan, ha speso tra il 2007 ed il 2015 ben 2,1 milioni di dollari per affidare ad una società di lobbisti il compito di bloccare l’approvazione di una legge, «Child Victims Act» che avrebbe reso piu’ semplice alle vittime dei preti pedofili fare causa alla chiesa cattolica. Lo ha scritto il New York Daily News citando documenti statali. Uno dei punti più osteggiati è l’eliminazione della prescrizione per gli abusi sessuali su minori e l’apertura di una «finestra» di un anno per le vittime che non possono più fare causa in base alla legge vigente.

    La notizia ci riporta in pieno nella realtà magistralmente descritta nel film premio Oscar 2016 di Tom McCarthy «Il caso Spotlight» che ripercorre la storia vera trame vere di un’inchiesta realizzata tra il 2001 e il 2002 da un team di giornalisti del Boston Globe, che fece conoscere prima alla città (con la metà degli abitanti di religione cattolica) poi al mondo intero gli abusi sessuali su minori commessi da circa 90 sacerdoti cattolici e mai denunciati dalle autorità ecclesiastiche bostoniane. L’inchiesta del film si allarga fino a toccare molti altri e sempre più importanti esponenti della Chiesa cattolica di Boston, che furono poi accusati di aver coperto quegli abusi, temendone le ripercussioni mediatiche.

    Le inchieste del team Spotlight portarono in seguito alle dimissioni di Bernard Francis Law, arcivescovo di Boston dal 1984. Law si dimise – dopo molte pressioni – perché accusato di non aver denunciato pubblicamente i casi di pedofilia raccontati dal Boston Globe. Sacha Pfeiffer (Rachel McAdams, nel film) ha detto che la storia del film si conclude nel momento giusto, altrimenti «avrebbe dovuto raccontare le dimissioni di Law e la quasi bancarotta dell’arcidiocesi di Boston».

    Michael Rezedes (Mark Ruffalo, nel film) ha detto, sempre parlando del momento in cui finisce Il caso Spotlight: «A quel punto la diga era esplosa. C’erano tutte queste vittime che pensavano di essere sole e soffrivano in silenzio. All’improvviso si sono rese conto di non essere sole. All’improvviso molte di loro volevano parlarne».

    Dal momento in cui finisce il film a oggi ci sono stati soprattutto tribunali, denunce e sentenze. Dal luglio 2003 l’arcivescovo di Boston è lo statunitense Sean O’Malley, che si era già occupato di casi di pedofilia in altre diocesi. Nel settembre 2003 l’arcidiocesi di Boston pagò circa 85 milioni di dollari come risarcimento nei confronti di molte delle vittime di abusi e nell’agosto 2011 l’arcidiocesi di Boston ha pubblicato una lista con i nomi di 159 preti accusati di pedofilia. BBC scrive che il lavoro del team Spotlight fece partire «un effetto domino globale che ha portato a successive inchieste» in altre parti del mondo.

    Ora la notizia apparsa sul New York Daily News riaccende i riflettori sul vergognoso cerchio di omertà sulla pedofilia della Chiesa cattolica in Usa. Ancora non si è spenta negli States la richiesta ai vescovi Usa di di papa Francesco che ha visitato il paese nel settembre 2015: « Mai più crimini di pedofilia» Nel suo discorso ai vescovi incontrati nella cattedrale di San Matteo a Washington, il Pontefice ha ribadito che ci sono «alcune questioni che non è lecito mettere a tacere» come la pedofilia, la «ferita aperta» nel fianco della Chiesa. «Non si ripetano mai più i crimini» ha detto Bergoglio « ho accompagnato il vostro generoso impegno per guarire le vittime, consapevole che nel guarire siamo pur sempre guariti».

    P. Ser.

    http://www.iltempo.it/esteri/2016/06/01/vescovi-usa-contro-la-legge-anti-pedofili-1.1545508

  • Raffica di abusi durante le cresime

    Raffica di abusi durante le cresime

    Una denuncia fa scoprire episodi «vecchi» di mezzo secolo in Bassa Sassonia

    «Sei stato vittima di abusi sessuali tra il 1965 e il 1976?». La singolare e inquietante domanda è contenuta in una mail che i vertici della diocesi tedesca luterana di Grafschaft Schaumburg, in Bassa Sassonia, hanno inviato a oltre trecento persone che si cresimarono cinquant’anni fa. Non è il primo caso in Germania. Era accaduto anche nel 2010 in Baviera. Gli ultimi episodi venuti alla luce dopo mezzo secolo sono emersi grazie alla denuncia di un uomo che, nel cinquantesimo anniversario della sua cresima (considerata dai protestanti un rito ma non un sacramento), ha raccontato come il sovrintendente, una carica paragonabile a quella del vescovo, tentò all’epoca di abusare di lui.

    «Vi sono ragioni di credere che l’ex sovrintendente, morto nel 1990, abusò di altre persone sotto la sua protezione», si legge nella mail che l’attuale sovrintendente, Andreas Kuehne-Glaser, ha inviato a 320 uomini e donne che si cresimarono nel periodo compreso fra il ’65 e il ’76, esortando altre eventuali vittime a venire allo scoperto. Il passo è stato lungamente meditato dopo la denuncia dell’ex cresimando, che è arrivata lo scorso settembre. «Per decenni la chiesa evangelica si è rifiutata di vedere e reagire di fronte a chi abusava del suo dovere di protezione», si legge nella mail, dove si sottolinea come ora sia stata presa la decisione «di accettare le nostre responsabilità e rifiutarci di cancellare le esperienze del passato».

    Sei anni fa esplose il caso del coro di Ratisbona, in Baviera. Il vescovo della città, Gerhard Ludwig Müller, ammise abusi sessuali nell’ambiente del celebre gruppo canoro, all’epoca in cui esso era diretto dal fratello dell’allora Papa Benedetto XVI, che però si disse estraneo e del tutto all’oscuro della vicenda. Il vescovo lo scrisse in una lettera ai genitori dei coristi pubblicata sul suo sito internet, nella quale spiegò di «essere venuto a conoscenza di un caso di abusi sessuali (…) negli anni Cinquanta» da parte del direttore del convitto dell’epoca, che fu condannato e successivamente morì. Gli abusi sarebbero stati compiuti tra il 1958 e il 1973. Il fratello di Papa Benedetto XVI, Georg Ratzinger (all’epoca ottantaseienne), è stato alla guida dello storico coro del duomo di Ratisbona dal 1964 al 1993.

    Secondo altre fonti, i responsabili degli abusi sessuali sarebbero stati due religiosi, ambedue morti nel 1984, che per questo sarebbero stati anche condannati a pene detentive. Uno era un ex insegnante di religione e vice direttore della scuola frequentata dai coristi, rimosso nel 1958 dall’incarico. Anche l’altro religioso era stato per alcuni mesi direttore del collegio annesso al ginnasio del coro del duomo, prima di essere condannato nel 1971.

    Prima dello «scandalo del coro», erano stati destituiti due monaci dell’abbazia benedettina di Ettal, sempre in Baviera. Al seminario dei cappuccini a Burghausen furono stati compiuti abusi nei confronti di tre giovani allievi tra il 1984 e 1985, secondo quanto affermò nel 2010 padre Josef Mittermaier, allora responsabile provinciale dei cappuccini bavaresi. Lo scandalo tedesco è iniziato con una raffica di denunce, arrivate a quasi 200 unità, a carico di sacerdoti del collegio dei gesuiti Canisius di Berlino. I vescovi tedeschi chiesero pubblicamente perdono e offrirono la loro disponibilità a collaborare con la giustizia, istituendo un apposito ufficio guidato dal vescovo di Treviri, monsignor Stephan Ackermann.

    Marzio Laghi

    http://www.iltempo.it/esteri/2016/05/24/raffica-di-abusi-durante-le-cresime-1.1542677

  • Bimbi abusati e mancate denunce: Testimoni di Geova nella bufera

    Bimbi abusati e mancate denunce: Testimoni di Geova nella bufera

    Si addensano le ombre sui Testimoni di Geova. L’esplosione di un caso internazionale legato a episodi di pedofilia non denunciati in Australia, negli Stati Uniti, in Gran Bretagna stanno avendo ricadute negative in molti altri Paesi del mondo. «Sono  spuntate storie di bambini abusati e di mancate denunce, se non proprio di vicende taciute alle autorità giudiziarie. La questione è finita nelle aule dei tribunali. Ed è rimbalzata su forum, blog, profili Facebook di migliaia di fedeli che hanno cominciato a chiedersi se la naturale attitudine alla riservatezza di chi professa il credo di Charles Taze Russel non sia in passato degenerata nella sistematica copertura di pedofili e predatori sessuali». Il Corriere della Sera ha ricostruito la scabrosa vicenda.

    La lettera-denuncia

    Il quotidiano pubblica una lettera inviata da un testimone di Geova di vecchia data: «Sono un testimone di Geova battezzato da molti anni», inizia la lettera inviata da Raffaele Di Martino ai vertici della sua organizzazione religiosa, la Betel, l’equivalente del Vaticano per i quasi 248mila battezzati nel nome di Geova in Italia. «Chiedevamo la cancellazione dei nostri dati dagli archivi della congregazione – spiega Raffaele – perché vogliamo prendere le distanze, pur restando fedeli a questa religione che per noi è tutto. Per tutta risposta ci hanno convocato per un comitato giudiziario, il nostro tribunale interno. Noi abbiamo spiegato che avremmo risposto solo a comunicazioni scritte e loro, gli anziani, ci sono venuti a trovare una seconda volta a distanza di due giorni per comunicarci che non eravamo più testimoni di Geova. Cacciati via e cancellati dal ricordo e dalla frequentazione di tutti gli altri fratelli. Ai loro occhi non esistiamo più».

    Testimoni di Geova: espulsioni per chi non si allinea

    In Australia una commissione d’inchiesta ha individuato 1006 casi non segnalati alla magistratura- si legge. Nel corso della deposizione davanti alla Commissione Reale sulla pedofilia, istituita a Sidney la scorsa estate, Geoffrey Jackson, uno dei sette “papi” dei testimoni di Geova, ha ammesso che le procedure adottate fino ad allora si erano rivelate inadeguate. Fino al 2010, come racconta il Corriere della Sera, «i testimoni di Giustizia non erano “liberi di denunciare” abusi sui minori. Avevano bisogno di almeno due testimoni perché un fatto venisse ritenuto penalmente rilevante. “Ma nei casi di violenza sessuale come si fa ad avere due testimoni? Se non c’è confessione del colpevole, l’unico testimone è la vittima. E da sola non basta – spiega Rocco Politi, fino al 2001 anziano a Modena.  Dal 2010, però, le regole sono state modificate, i fedeli sono liberi di denunciare e gli anziani sono invitati a non interferire con la scelta delle famiglie. “Se gli anziani vengono a sapere di un’accusa su abusi su minori – si legge in una circolare del 2012 – dovrebbero chiamare immediatamente il Reparto Servizio (la Betel, la sede centrale della congregazione a Roma)”. L’ufficio informazione pubblica della Betel ha risposto con una lettera: «I testimoni di Geova ripudiano la pedofilia e gli abusi all’infanzia, reati perpetrati purtroppo a tutti i livelli della società» e riguardo all’inchiesta australiana i vertici dei Testimoni di Geova italiani rimandano alla memoria difensiva presentata nel corso del procedimento, in cui si ribadisce che «i testimoni di Geova non perdonano né coprono».

    Bimbi abusati e mancate denunce: Testimoni di Geova nella bufera

  • Testimoni di Geova, fuga dall’incubo: La drammatica storia di Martin

    Testimoni di Geova, fuga dall’incubo: La drammatica storia di Martin

    Sono ancora pochi i testimoni di Geova che sono riusciti ad uscire da quella che in molti chiamano «setta», che in alcuni casi predica l’esatto contrario della religione Cristiana e dove l’uomo non è il centro dell’attenzione ma solo uno «schiavo» di una serie di regole che ne limitano la libertà, e la propria crescita nella nostra società.
    Oppressione o religione? credo oppore costrizione? Questa è la storia di un uomo che ha trovato la forza di scappare da un incubo, e che ora vuole raccontarlo a tutti. È una storia desolante, cruda, per alcuni aspetti quasi incredibile. È una storia che fino ad un certo punto ha rubato i sogni di un bambino, attraverso privazioni, umiliazioni e quant’altro che forse lo stesso protagonista non ha voluto approfondire per non turbare maggiormente i lettori.
    Ma è anche una storia di vita finita bene che lancia dei messaggi positivi, e viva Dio, che sappiamo come in questo periodo siano i  benvenuti. Questa è la storia di Martin Messner, (nella foto) di Trento, Testimone di Geova dalla nascita per volere dei genitori che all’età di 28 anni dopo momenti di disperazione ha deciso di abbracciare il mondo e diventare cattolico e sconfessare per sempre Geova.
    «Era il 1999 quando decisi di uscire definitivamente dalla religione dei testimoni di Geova. Non è stato facile, in un minuto mi ritrovai solo, molto solo! 
    La solitudine però fu ampiamente ripagata dalla libertà vera, che non era certo quella che per anni hanno cercato di farmi credere. 
    Libertà di decidere cosa fare della mia vita senza dover render conto persino dei miei pensieri. Libero di scegliere chi frequentare dove andare e cosa fare,stupendo! Finalmente decisi per me stesso e dopo quasi trent’anni mi appropriai della mia identità.» – inizia così il racconto di Martin.
    Lui si chiama Martin Messner ed ha 45 anni portati alla grande. Martin è cresciuto nel credo della religione dei testimoni di Geova, sì, cresciuto proprio negli anni in cui questa religione fece la sua comparsa in Italia con il risultato di destare grande interesse da parte di molti curiosi che studiando il libro «la verità che conduce alla vita eterna», scelsero di farsi battezzare per questa religione, fiduciosi e motivati di poter cambiare la loro vita.
    Questo libro fece una vera e propria strage di discepoli negli anni sessanta/settanta, era un libricino blu, piccolo, o meglio tascabile fatto appunto per essere portato sempre con se.
    Centottantanove, questo il totale delle pagine, con un contenuto forte e molto persuasivo che aveva il compito di convincere più persone possibili. In quel periodo storico e vuoto di valori e contenuti il libro ebbe sulla nostra società un impatto devastante riuscendo a convincere molti ad avvicinarsi a quello che in molti amano chiamare, «un abbraccio mortale».
    «E infatti ci riuscii alla grande, anche con mia famiglia – continua con la sua storia Martin – dapprima iniziò mia Nonna paterna poi iniziarono mia Madre mio Padre e altri parenti, in pratica gran parte della mia famiglia divenne «Testimone di Geova». «E io? E io proprio perché nacqui in quella religione non potei far altro che subire quella scelta. Le conseguenze furono per me tremende».
    «Le conseguenze di questa mia inconsapevole scelta, fatta da altri al mio posto, mi portarono ad un certo punto a dover trovare una via d’uscita da una realtà che ha segnato non poco la mia vita». Ma Martin riesce a trovare dopo anni di agonia la forza di uscirne, «piano piano tutto mi apparse più chiaro – spiega – giorno dopo giorno la mia mente si rafforzava e mi arrivavano dei segnali che mi facevano sentire dalla parte della ragione e non più del torto. Capivo che nei Testimoni di Geova c’era qualcosa che non andava».
    Ma cosa ha spinto così tante persone in quegli anni ad avvicinarsi e addirittura a farsi battezzare nel nome dei testimoni di Geova? «Semplice – risponde lo stesso Martin – furono adescati con una promessa, la stessa che Dio fece al popolo ebraico, cioè la famosa terra promessa». 
    Gli esseri umani nella maggior parte dei casi non fanno niente per niente e quindi il premio è sempre gradito, questo lo impariamo sin da piccoli.
    Questo metodo ha prodotto proseliti in tutto il mondo e persone di ogni età che spinti sia dalla fede in Dio che dalla famosa promessa hanno radicalmente cambiato la loro vita. «Io invece come tanti altri bambini nati cresciuti e indottrinati ho dovuto ubbidire e rispettare in modo oppressivo tutte le svariate regole che quella religione imponeva e che spesso erano molto forti, rigide, e che se non rispettate portavano a conseguenze drastiche come per esempio l’espulsione dagli stessi Testimoni di Geova».
    Ma attenzione perchè qui viene il bello, l’espulsione da quella che viene ormai chiamata dal mondo intero «setta» porta a non pochi problemi sociali. «Da piccolo pensavo – racconta ancora Martin – ”ma perché quel fratello (così ci si chiama fratelli e sorelle) non viene più nella sala del regno?”(la sala del regno è la sede dove viene celebrata la messa; è paragonata alla chiesa nella religione cattolica).Il motivo? Era stato espulso, disassociato perché non aveva rispettato le regole» 
    COME USCIRE DAI TESTIMONI DI GEOVA – Ora se stai leggendo questo articolo e sei un testimone di Geova sai di cosa stò parlando, – spiega Martin – mentre per te che non conosci i retroscena della vita di un testimone di Geova questo articolo ha l’obbiettivo di far conoscere la verità su questa religione senza calunniare o degradare il loro credo. Invece per te che vuoi uscire da questa religione ma non hai ancora la forza e il coraggio qui troverai la mappa di come riuscirci indenne, e senza traumi, io ci sono già passato,sò come si fa e vedrai se seguirai i miei schemi e consigli ne uscirai a testa alta.
    O ancora per te che hai un parente, un collega, un amico testimone e non riesci a capire certi suoi atteggiamenti io ti spiegherò tutto quello che c’è da sapere in merito. Questo è un breve un manuale per chiunque voglia aiutare gli altri o se stesso ad accettare, capire o uscire da uno stile di vita che spesso va contro la maggior parte delle persone.
    LE UMILIAZIONI IN TENERA ETÀ – Ma iniziamo a comprendere questo stile di vita che caratterizza un testimone. Quando ero piccolo a scuola nell’ora di religione io dovevo uscire, ero praticamente esonerato su richiesta dei mie genitori, con la ovvia conseguenza che i miei compagni mi sfottevano e mi reputavano un diverso. Non potevo partecipare alle attività didattiche come per esempio l’organizzazione e la partecipazione degli eventi di Natale, Pasqua, Carnevale ecc ecc. Carnevale poi per me è sempre stato un dramma, vi immaginate tutti i mie compagni vestiti da indiani, fatine, poliziotti e io? Nulla, non mi era mai concesso. Era veramente dura da digerire, mi sono sentito molto emarginato e per un bambino di sette anni non è facile, per fortuna c’erano altri figli di testimoni nella mia scuola ma eravamo pochi.
    L’ESCLUSIONE DALLO SPORT – Non parliamo poi dello sport, quello agonistico non si può fare ”è competizione” mi ripeteva mio padre, Dio non vuole la competizione. Vi lascio immaginare come un bambino di quell’età potesse sentirsi,pieno di voglia di fare, di entusiasmo che però doveva essere canalizzato solo e sempre nella religione. mi chiedevo spesso: «che cavolo di sport fosse se nessuno poi vince». 
    L’INDOTTRINAMENTO E LA PREDICAZIONE NELLE CASE – Facevo difficoltà a capire, ma dovevo farlo senza discutere e partecipare alle varie riunioni che si tenevano il Martedì con lo studio biblico di un libro durata un’ora, il Venerdì scuola di ministero teocratico durata un’ora e quarantacinque e la Domenica discorso pubblico con lo studio della Torre di Guardia durata due ore. Per non parlare della predicazione. Si doveva andare infatti per le case a portare la parola di Geova. Si imparava ad ubbidire alle leggi di Geova-Dio sia nella vita privata che in quella religiosa. Insomma una valanga di attività teocratiche, ovviamente teocratiche perché derivano da Teo se fossero Democratiche sarebbero dagli uomini ma visto che i testimoni di Geova osservano solo le regole di Geova Dio allora tutto rotea attorno alla Teo-crazia. In sala si parlava solo di ciò che Geova Dio volesse che noi facessimo,e ogni merito andava chiaramente a lui. Noi come persone non potevamo tenere in considerazione i nostri desideri ma solo quelli di Geova, quelli sì che erano giusti,indiscutibili dicevano.
    LE PRIME DOMANDE, I PRIMI DUBBI – Il modo di vivere la mia vita in quel tempo era di fantasticare con la mente, di sognare praticamente ad occhi aperti,ecco lì in quei momenti entravo in contatto con me stesso. Mi chiedevo..”ma scusa tutto quello che faccio lo faccio con le mie forze, perché devo sempre dare merito a Geova e fare solo quello che Geova mi obbliga di fare?” Con il tempo,crescendo, gli scontri con i miei genitori e con gli anziani della congregazione dei Testimoni di Geova si fecero sempre più frequenti. (Gli anziani sono come i preti nella religione cattolica)persone alle quali si doveva raccontare ogni cosa,anche la più intima perchè era riservato solo a loro la decisione del giusto o sbagliato Per me il tutto diventava sempre più stretto portandomi a ribellarmi più e più volte. Con il tempo quindi mi feci la reputazione di un ribelle!Per chi non era testimone di Geova ero un diverso e per chi lo era la mia reputazione era di un ribelle…Mi venne quindi da chiedermi chi fossi veramente…….. Proprio in quel momento pensai che per essere accettato da entrambe le realtà dovessi fare una doppi vita.
    UN BAMBINO CON DUE VITE PARALLELE – Pensate,con dieci anni gestivo due vite parallele,e mi riusciva tutto sommato anche bene,in sala del regno dei testimoni di Geova ero attento apparentemente dedito alle adunanze e alle attività teocratiche studiavo e pregavo ma quando ero con i miei compagni di scuola assumevo una modalità diversa,mi adattavo alle abitudini e agli atteggiamenti che non mi emarginassero troppo dal gruppo. I miei compagni sapevano benissimo che ero un testimone anche perché a volte la Domenica mattina suonavo al campanello della loro casa per portare la buona notizia predicando il regno di Dio Geova. Vi è mai capitato che qualche testimone vi abbia suonato alle nove di domenica mattina? Bene forse ero io in giacca, cravatta e borsetta con all’interno la Torre di guardia ed il libricino Svegliatevi. Svegliatevi da cosa poi…… dal sonno della notte?! Non era facile anche se facevo una doppia vita alcuni miei compagni mi sfotteva ugualmente. Quando andavo in sala poi,alle famose riunioni mi chiedevo:”come mai che i nuovi arrivati sono cosi entusiasti,così appassionati a tutto questo e io no? Cosa gli ha spinti ad avvicinarsi a questa religione?” Forse il fatto che stessero passando un brutto periodo, problemi di salute,di lavoro o problemi sentimentali, ”chissa” mi dissi, e io cosa avrei dovuto fare per trovare l’entusiasmo? Tra i testimoni convinti traspirava l’entusiasmo,l’amore fraterno,la compassione, l’unione, ma per molti come me che ci erano nati in quella religione queste sensazioni non le provava e quindi mi veniva difficile appassionarmi.
    L’ATTRAZIONE VERSO LE OPPORTUNITÀ DEL MONDO – Cercai in tutti i modi di trovare gratificazioni nelle varie attività teocratiche, ma nulla!! Non mi veniva proprio, ero più attratto da ciò che il mondo offriva fuori da questa religione (cosi lo chiamano loro “il mondo” ”le persone del mondo”). Con il passare degli anni e l’avvicinarsi della pubertà iniziarono altri grossi problemi e potete immaginare quali…
    IL PROBLEMA DELLA SESSUALITÀ – Tasto dolente per i testimoni,difatti la sessualità da parte loro viene vissuta in maniera molto diversa dal resto del mondo, ci sono molti limiti, infatti un adolescente non può assolutamente avere nessun rapporto amoroso con l’altro sesso, e nemmeno con se stesso,la masturbazione è vietata in quanto atto impuro, peccato che l’auto stimolazione genitale aiuta a conoscere il proprio corpo,una sana attività sessuale fa bene all’organismo e al cuore aumentando la serotonina che per chi non lo sapesse è l’ormone della felicità ma guai nel dirlo ai fratelli. Ora tornando alla sessualità di un adolescente, il fatto di non poter avere contatti fisici con l’alto sesso non era assolutamente facile per un ragazzo, quindi, pensai come poter fare per colmare quel vuoto. Anche se sapevo benissimo che lo sport non era concesso farlo io avevo scelto. Il pugilato! Il massimo del peccato, infatti più competitivo di quello cosa poteva esserci.
    LA SFIDA – Mi allenai di nascosto. Quante ne dovetti raccontare ai miei genitori per nascondere che andavo addirittura agli incontri di Boxe. Il problema è che andavo forte, il mio Coach un giorno mi disse “Martin cosa vuoi fare?” diventare un professionista o restare qui ad allenarti solo per divertimento?” Gli risposi ”Coach io sono un testimone di Geova non posso diventare un professionista sinceramente non potrei nemmeno essere qui!”“Cosa??” disse lui “Sei un testimone di Geova?E come hai fatto a nascondere ai tuoi genitori di essere qui?” “L’ho fatto” risposi. Ma in coscienza non mi sentivo pulito,amavo tremendamente questo sport ma la mia coscienza di testimone me lo impediva, ecco che la sfida più importante che dovevo vincere in quel momento era dentro di me, purtroppo allora la religione vinse.”Peccato ragazzo,hai talento, vai forte” – mi disse. «Ero troppo giovane e non avevo abbastanza forza per mollare tutto e tutti ed affrontare la vita da solo senza i miei amici, i miei genitori,i miei parenti, mi sarei sentito abbandonato e solo».
    Quindi dopo 3 lunghi giorni di meditazione cedetti lasciando la Boxe. Alla lunga non me lo sono mai perdonato, ne a me stesso ne ai miei genitori ne tantomeno a Geova, perché amavo profondamente quello sport che insegnava (come in tutti gli sport) disciplina, costanza e determinazione, tutte qualità che si studiavano anche in sala del regno, anche se mi veniva più facile applicarle fuori dalla religione.
    LA CONSAPEVOLEZZA CHE QUALCOSA NON ANDAVA – Da quella  rinuncia, man mano che il tempo passava, mi resi sempre più conto delle molte costrizioni e fui consapevole sin da subito che inseguendo il cuore avrei potuto fare grandi cose e che seguendo invece Geova la mia vita sarebbe stata segnata e zoppa per sempre.
    Era l’esatto contrario di quello che inculcavano i testimoni di Geova,loro vietano di ascoltare il proprio cuore “Il cuore è ingannevole – dicevano – “solo seguendo le orme di Cristo e di suo padre Geova – Dio avrai la salvezza,sarai salvato dal malvagio. Il consiglio era sempre lo stesso: «allontanati dalla persone del mondo che non hanno i nostri principi e valori,” – così diceva sempre mio padre – e più lo facevo più diventavo isolato e represso. E allora pensavo al mio vecchio coach che in circa due anni mi aveva trasmesso così tanti principi e valori che però erano l’esatto contrario di quelli che predicava la religione di Geova. «Mollare quello sport fu per me la prima grande rinuncia della mia vita».
    L’ARRIVO DELLA MAGGIORE ETÀ – Arrivò la maggiore età e dopo tre anni come apprendista metalmeccanico finalmente presi la patente, ma con essa arrivò anche la visita medica per la cosidetta «naia». La religione dei testimoni di Geova impone il rifiuto della naia con il conseguente anno da passare nel carcere militare. «Mi dissi “dai, forza, quest’anno di carcere sicuramente mi farà diventare un uomo” 
    Per un anno avrei potuto non andare in sala, cercai quindi sempre di vedere il lato positivo in tutto. Ma, purtroppo o per fortuna, il destino mi corse in contro, e visto che i nati nel 1971 eravamo in troppi fui esonerato.
    IL LAVORO – Dovetti così trovare un altro metodo per evitare le adunanze nella sala del Regno.Da piccolo ero molto affascinato dai Camion giocattolo, quindi pensai di fare subito la patente del Camion e poi partire per l’Europa “E chi mi vede più poi?” – pensai – “Tanto non faccio nulla di male, gli anziani della sala del regno non possono dirmi nulla,anche Dio dice nella bibbia che chi non lavora non mangia!”(2°Tessalonicesi 3:6-12)
    E quindi nel 1989 iniziai a fare il camionista, e fu li che capii ancora di più quello che stavo passando. Le moltissime ore passate da solo nel Camion in giro per l’Europa mi aiutarono a capire la bellezza del mondo e della cose, e quanto potevo imparare dalle persone diverse, già, perchè per i testimoni di Geova tutti gli altri sono «diversi». Grazie ai viaggi feci un sacco di esperienza, mi innamorai di questo lavoro, provai vera soddisfazione e gratificazione, esperienza che avevo provato solo quando facevo la boxe.
    Ma i problemi purtroppo riapparivano come per magia nel poco tempo che passavo a casa dove mi veniva costantemente fatto notare quanto quel lavoro non fosse ideale, perchè mi distoglieva troppo da Geova.“Ci risiamo” – mi dissi – “ma è mai possibile che ogni cosa che io faccia ci debba sempre essere di mezzo Geova”
    IL MATRIMONIO – Forse se mi sposo e metto su famiglia non avranno più nulla da dire pensai fra me e me. Forse, visto che il matrimonio è benedetto da Geova – Dio sarò nel giusto, pensai.
    Quindi mi misi a cercare la moglie ideale,dove? Ma ovviamente tra i testimoni di Geova perché è assolutamente sconsigliato sposarsi con le altre persone del mondo, anche in questo caso prima viene Geova – Dio E poi il tuo cuore. Credetemi, cominciai a odiare quella religione, ma non riuscii ad uscirne e nel 1991 mi sposai con quella che credevo fosse la donna della mia vita, non so se fossi veramente innamorato, a 20 anni sei giovane, hai ancora bisogno di fare esperienze anche a livello sessuale.
    Il matrimonio era come un regalo a scatola chiusa però,senza conoscerne il contenuto. Ed ecco che con il passare dei mesi e poi degli anni i problemi aumentarono anche nel matrimonio, le difficoltà di comprensione tra me e mia moglie si fecero sempre più frequenti. Cercai in tutti i modi di cercare di risolverli, stavo veramente male, mi sembrava di vivere un incubo. Qualsiasi cosa facessi non andava bene,i miei genitori continuavano la solita campagna inquisitoria nei miei confronti. “Il camion ti distoglie dalla religione”– mi dicevano gli anziani della congregazione –  che continuavano a dirmi che l’unica soluzione per essere veramente felice non era seguire il cuore ma ubbidire rigorosamente alla legge di Geova – Dio, solo cosi – per loro – tutti i problemi sarebbero spariti.
    IL FUOCO DEL NOSTRO CUORE – Io però non potevo non seguire il mio cuore,ero giovane pieno di vita,volevo fare esperienza, sbagliare, capire, provare e riprovare conoscere nuove persone perché con Geova mi sentivo in gabbia e controllato. Passarono gli anni e dentro di me c’era un fuoco sempre più forte,volevo decidere per me volevo gestire la mia vita solo come il mio cuore me l’ho trasmetteva. La domanda ricorrente era dove potessi trovare la forza,la giusta motivazione per uscire definitivamente da quella religione.
    Le conseguenze sarebbero state drammatiche sapevo che avrei perso mia moglie,i miei genitori, parenti e amici. Sapevo bene che sarei rimasto completamente solo ed in un minuto avrei perso tutto, una vita. Ma cos’è tutto? Quale definizione diamo al tutto? Per me tutto significava decidere finalmente da solo, prendere finalmente in mano la mia vita.
    Capii improvvisamente che ero io l’artefice del mio destino, e che solo io potevo scegliere e decidere della mia vita e fra due possibilità,  rimanere o uscire per sempre.
    LA FUGA DAI TESTIMONI DI GEOVA – Nell’anno 1999 mi separai da mia moglie decisi di aprire una partita iva e quindi diventare un imprenditore a tutti gli effetti, acquistai il mio primo camion e questo mi diede la forza di uscire finalmente dalla religione diventando così quello che chiamano un «disassociato».
    Oggi come allora migliaia di Testimoni di Geova in tutto il mondo hanno le stesse difficoltà, non riescono e non sanno come fare per uscire da questa religione, o meglio non conoscono il modo per uscirne senza problemi, a testa alta, senza sentirsi sbagliati e nel torto, ascoltando il cuore per così costruirsi una nuova identità, una nuova vita priva finalmente di oppressioni senza controlli e di giudizi inquisitori detti solo per poterti controllare meglio.
    COME USCIRE DALL’INCUBO – Per riuscirci ci vogliono le giuste motivazioni ci vuole metodo.Io lo conosco ci sono già passato e so come farlo nel migliore dei modi. Ci sono riuscito,mi sono ricostruito una nuova vita. Ho fatto le mie scelte che ho pagato a duro prezzo ma non ho mai mollato e oggi sono un uomo felice, sposato con due figli,sono un imprenditore di successo ma sopratutto orgoglioso e felice di aver aiutato e di aiutare altre persone nel fare la cosa giusta e cioè nell’ascoltare e seguire il proprio cuore.
    È necessario focalizzarsi su di un obbiettivo che si vuole raggiungere, perché non esiste peggior marinaio che non conosca la rotta e la destinazione della propria nave.Ma ora voglio rivolgermi a chi ancora non ha la forza di scappare: «a volte amico caro dovrai cambiare un po’ il percorso, ma la meta,l’obiettivo tienilo sempre presente. Hai presente uno stormo di uccelli che migrano? «alcune volte cambiano il percorso ma sanno sempre dove vogliono arrivare» Ecco lo stesso lo dovremmo fare noi, avere le giuste motivazioni per raggiungere l’obbiettivo altrimenti non riusciremo mai a raggiungere la nostra meta e la nostra realizzazione.
    Ora se lo desideri prenditi cura di te e con carta e penna scrivi: 3 motivi che ti spingono ad uscire dalla religione dei testimoni di Geova, poi scrivine altri 3 che ti spingono a restarci, quando avrai finito leggili non solo con gli occhi ma con ciò che di più prezioso e forte senti dentro di te,confrontali e capirai qual’è la tua strada.
    Questo e un metodo per seguire il proprio cuore. Se ti va di seguirmi sarò ben felice di aiutarti ancora di più, io ci sono. Ora Martin Messner è felice e pieno di progetti da portare a termine, è innamorato e vive con la sua compagna da ormai 8 anni.
    Prossimamente uscirà il suo libro, che parla di come riappropriarsi della propria vita seguendo il proprio cuore con libertà, coscienza e senza bisogno del giudizio di nessuno, già, perchè l’unico gudizio lo dobbiamo dare nei confronti di noi stessi. Con i suoi genitori ormai da oltre 15 anni i rapporti sono freddi, non hanno mai più pranzato insieme, mai fatto più nessuna attività di qualsiasi tipo insieme.
    A volte la domenica i testimoni di Geova suonano ancora il suo campanello di casa, ma non vogliono parlare con lui ma con la sua compagna che tentano di convincere all’abbraccio mortale di Geova. Ma proprio in nome del rispetto di tutti, delle proprie scelte e la propria libertà di opinione entrambi rispondono che non sono interessati. Per Martin ormai loro sono solo il passato, solo un incubo dal quale è uscito per sempre, imparando a credere in Dio e nei suoi insegnamenti cristiani e cattolici. 
    Martin Messner ha deciso di mettersi in gioco pubblicando il suo nome e la sua foto per dare la dimostrazione che nessuno deve avere paura e che uscire dai Testimoni di Geova ed iniziare una nuova e serena vita è possibile. Ma il suo – ci ha spiegato – non è coraggio, ma solo la consapevolezza che aiutare gli altri a raggiungere i propri sogni sia uno dei doveri di tutti noi e della nostra società.
    Chi volesse parlare con Martin Messner può inviare un’email a redazione@lavocedeltrentino.it  – verrà contattato via posta elettronica dallo stesso Martin in modo discreto rispettando l’eventuale volontà di anonimato.
    http://lavocedeltrentino.it/index.php/oggi-in-primo-piano/26517-testimoni-di-geova-fuga-dall-incubo-la-drammatica-storia-di-martin
  • I testimoni di Geova e i casi di pedofilia non denunciati

    I testimoni di Geova e i casi di pedofilia non denunciati

    Casi insabbiati ed espulsioni per chi non si allinea. Le inchieste in Australia e Stati Uniti e Gran Bretagna sollevano dubbi in Italia

     di ANTONIO CASTALDO

    «Sono un testimone di Geova battezzato da molti anni». Comincia così la lettera inviata da Raffaele Di Martino ai vertici della sua organizzazione religiosa. Una richiesta di informazioni, e al contempo un modo per prendere le distanze. Il segno di una inquietitudine che accomuna il camionista 34enne di Ancona a molti altri «fratelli» in tutto il mondo dopo l’esplosione di un caso internazionale legato a episodi di pedofilia non denunciati. In Australia, negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e a cascata in molti altri Paesi del mondo, sono spuntate storie di bambini abusati e di mancate denunce, se non proprio di vicende taciute alle autorità giudiziarie. La questione è finita nelle aule dei tribunali. Ed è rimbalzata su forum, blog, profili Facebook di migliaia di fedeli che hanno cominciato a chiedersi se la naturale attitudine alla riservatezza di chi professa il credo di Charles Taze Russel non sia in passato degenerata nella sistematica copertura di pedofili e predatori sessuali.

    La lettera alla Betel per prendere le distanza

    Anche la famiglia Di Martino si è posta gli stessi dubbi e li ha messi nero su bianco nella lettera spedita alla Betel, l’equivalente del Vaticano per i quasi 248mila battezzati nel nome di Geova in Italia. «Chiedevamo la cancellazione dei nostri dati dagli archivi della congregazione – spiega Raffaele – perché vogliamo prendere le distanze, pur restando fedeli a questa religione che per noi è tutto. Per tutta risposta ci hanno convocato per un comitato giudiziario, il nostro tribunale interno. Noi abbiamo spiegato che avremmo risposto solo a comunicazioni scritte e loro, gli anziani, ci sono venuti a trovare una seconda volta a distanza di due giorni per comunicarci che non eravamo più testimoni di Geova. Cacciati via e cancellati dal ricordo e dalla frequentazione di tutti gli altri fratelli. Ai loro occhi non esistiamo più». È l’ostracismo, la procedura che vieta ai fedeli qualsiasi rapporto con chi è stato «scomunicato». Una punizione che equivale alla «morte sociale» di individui nati e cresciuti all’interno di comunità che scoraggiano qualsiasi contatto esterno. Improvvisamente si ritrovano gettati nel «mondo degli infedeli», invisi ad amici e parenti, madri, padri, figli e fratelli, rimasti all’interno con l’obbligo di chiudere la porta in faccia a chi è uscito dal gregge. Un destino di solitudine e sofferenza per chi è stato educato a vivere sempre e soltanto all’interno dell’organizzazione. Per loro, per i «disassociati», sono nate alcune associazioni, come la Quo Vadis, dello stesso Rocco Politi, e l’associazione Vittime della Torre di Guardia di Francesco Sarais, che offrono assistenza psicologica e legale.

    L’inchiesta australiana

    «Da alcune settimane — scriveva lo scorso novembre Di Raffaele — sto seguendo con molta attenzione le vicende giudiziarie che coinvolgono la Watchtower australiana». Dall’altra parte del mondo, infatti, una commissione d’inchiesta ha individuato 1006 casi nel corso degli ultimi 70 anni non segnalati alla magistratura. Nel corso della deposizione davanti alla Commissione Reale sulla pedofilia, istituita a Sidney la scorsa estate, Geoffrey Jackson, membro del corpo direttivo della Watchtower, uno dei 7 «papi» dei testimoni di Geova, ha ammesso che le procedure adottate fino ad allora si erano rivelate inadeguate: «Altrimenti – ha spiegato – non le avremmo modificate». Negli ultimi anni il libro degli Anziani, il testo di riferimento per chi guida le comunità di fedeli sul territorio, è stato progressivamente emendato. Fino al 2010 i testimoni di Giustizia non potevano ritenersi a tutti gli effetti «liberi di denunciare» abusi sui minori. Fino a quella data, era necessario avere almeno due testimoni per ritenere veritiero un fatto penalmente rilevante. «Ma nei casi di violenza sessuale come si fa ad avere due testimoni? Se non c’è confessione del colpevole, l’unico testimone è la vittima. E da sola non basta», spiega Rocco Politi, fino al 2001 anziano a Modena e anche sostituto sorvegliante. «Nel corso della mia esperienza  — aggiunge Politi, oggi commentatore per Radio Maria — ho trattato almeno dieci comitati giudiziari che avevano per tema casi di molestie su minori. In nessun caso abbiamo riferito all’autorità giudiziaria».

    La regola dei due testimoni

    Come ogni dettaglio della vita spirituale (e non) dei testimoni di Geova, anche la regola dei due testimoni è mutuata da una minuziosa lettura della Bibbia. In questo caso si tratta di alcuni versetti del Deuteronomio: «Nessun testimone singolo deve levarsi contro un uomo rispetto a qualunque errore o a qualunque peccato, nel caso di qualunque peccato che egli commetta. La questione dev’essere stabilita per bocca di due testimoni o per bocca di tre testimoni». La regola nel 2010 è stata modificata, i fedeli sono liberi di denunciare e gli anziani sono invitati a non interferire con la scelta delle famiglie. Questo almeno è il dettato del libro degli anziani, un «codice» per chi guida le comunità. Per entrare più nel dettaglio delle procedure adottate in casi come questi, bisogna consultare però le lettere agli anziani, circolari aggiornate periodicamente che costituiscono una sorta di manuale pratico. In una lettera del 2012 si legge chiaramente: «Se gli anziani vengono a sapere di un’accusa su abusi su minori, dovrebbero chiamare immediatamente il Reparto Servizio», ovvero la Betel, la sede centrale della congregazione a Roma. E allo stesso modo, in altre lettere viene più volte rimarcata la centralità dei responsabili romani su ogni delicata questione legale. Lo scorso 18 febbraio, «Le Iene» hanno raccontato la vicenda di Riccardo Maggi. Venuto a conoscenza di un presunto abuso sessuale ai danni di un bambino di 9 anni, ha cercato di convincere gli altri anziani della congregazione a presentare denuncia. Dinanzi al loro rifiuto, ha deciso di denunciare da solo il fatto ai carabinieri che hanno avviato le indagini. E inoltre ha avvisato anche le altre famiglie della comunità dei rischi legati alla presenza tra di loro di un presunto pedofilo. Per tutta risposta, gli anziani lo hanno disassociato. Condannandolo alla «morte sociale» che spetta agli scomunicati di Geova.

    La replica dei testimoni di Geova

    A una richiesta di intervista di CorriereTv, l’ufficio informazione pubblica della Betel ha risposto con una lettera: «I testimoni di Geova ripudiano la pedofilia e gli abusi all’infanzia, reati perpetrati purtroppo a tutti i livelli della società. Per noi la salvaguardia dei bambini è di importanza capitale. Da decenni sia le nostre riviste sia il nostro sito web pubblicano articoli rivolti tanto ai testimoni di Geova che al pubblico in generale che trattano come proteggere i bambini dagli abusi», si legge nel comunicato, che spiega poi le modalità con cui i bambini partecipano alle attività: «Non sono mai separati dai genitori». Riguardo poi al nodo fondamentale del rapporto con l’autorità giudiziaria in caso di molestie, il testo specifica: «La vittima o i relativi genitori hanno il sacrosanto diritto di denunciare i casi di abuso alle autorità competenti. Gli anziani di congregazione non celano alle autorità chi compie abusi o eventuali pedofili, né cercano in alcun modo di evitare a costoro le conseguenze delle loro azioni. Chi si macchia del peccato di abuso all’infanzia è passibile di espulsione dalla congregazione e, se ha una posizione di responsabilità, decade dall’incarico». Riguardo all’inchiesta australiana, i vertici dei Testimoni di Geova italiani rimandano alla memoria difensiva presentata nel corso del procedimento, in cui si ribadisce che «i testimoni di Geova non perdonano né coprono» gli abusi su minori, ed anzi sono stati parte attiva «nelle indagini e nella documentazione» di casi di questo tipo. Per gli avvocati della Watchtower, inoltre, casi reali di molestie non sarebbero 1006, ma molti di meno. E in almeno 200 circostanze riguarderebbero fatti commessi da persone prima del loro battesimo. Infine, per quanto riguarda le accuse di Riccardo Maggi, i funzionari della Betel italiana aggiungono: «Aspettiamo di conoscere l’esito delle indagini avviate».

    La precisazione

    A distanza di tre giorni dalla pubblicazione del servizio, dall’Ufficio Informazione Pubblica dei Testimoni di Geova è arrivata una cortese richiesta di precisazione. Dopo aver ribadito quanto già enunciato e riportato nel testo dell’articolo, ovvero che i Testimoni di Geova ripudiano la pedofilia, la Congregazione centrale puntualizza che «rispondiamo a tutte le richieste di accesso ai dati personali nel pieno rispetto della normativa vigente e nei termini prescritti dalla legge. Mai nessun testimone di Geova è stato espulso per il motivo di aver richiesto l’accesso ai propri dati personali, richiesta che, si ribadisce, è pienamente legittima».

    http://www.corriere.it/video-articoli/2016/05/11/i-testimoni-geova-casi-pedofilia-non-denunciati/919c8e32-1794-11e6-aaf6-1f69bf4270d2.shtml

  • Il manifesto-choc contro il vescovo: “Vattene e lasciaci vivere in pace”

    Il manifesto-choc contro il vescovo: “Vattene e lasciaci vivere in pace”

    di Claudio Cordova – Sarebbe comparso nelle prime ore del giorno in vari luoghi della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, quella che ha competenza sul difficile territorio della Piana di Gioia Tauro, soffocata dallo strapotere delle cosche di ‘ndrangheta e dal sottosviluppo economico. Ignoti gli autori del testo e del volantino, affisso in diversi comuni, ma chiarissimo il messaggio contro il vescovo monsignor Francesco Milito.

    Anzi, (mon) sign. Francesco Milito, come recita l’incipit del testo.

    Un manifesto-choc contro il vescovo, accusato da una o più persone di fatti gravissimi. Nel testo, infatti, con l’ironica dell’anafora, viene “ringraziato” il vescovo Milito di vere e proprie nefandezze: “Grazie perché con la tua manifesta complicità nei reati contro i minori, hai dato un grande impulso al nostro senso della giustizia ormai da tempo fiaccato dalla tua omertà, dal tuo abuso di potere, dalle tue minacce segrete, dalla tua abilità e destrezza a comprarti la verità per tirarti fuori e rimanere illeso. Grazie perché con le tue scelte hai tutelato e tuteli i nostri figli, i giovani, il nostro futuro, la nostra speranza, proprio come il lupo tutela le pecore. Quanto sangue innocente ancora spargerai, prima di accorgerti del male che stai facendo alle nostre famiglie, alla nostra terra?”.

    La figura del vescovo è emersa, in maniera inquietante, nella storia che ha coinvolto e portato all’arresto di don Antonello Tropea, parroco di Messignadi (frazione di Oppido Mamertina), accusato – e attualmente a processo – di sesso con minori. Dalle carte che accusano il prete, infatti, emergerebbe la perfetta conoscenza delle condotte di don Tropea da parte del vescovo Milito che, non solo avrebbe coperto le azioni del parroco, ma, anzi, lo avrebbe incitato a non dire nulla alle forze dell’ordine che indagavano sul giro di sesso a pagamento in cui sarebbe stato coinvolto don Tropea.

    Una vicenda su cui tanti – e tra questi Il Dispaccio – hanno chiesto l’intervento di Papa Francesco. Un intervento che fin qui non c’è stato. Anzi. Il vescovo Milito ha continuato la propria opera e, recentemente, ha anche nuovamente autorizzato lo svolgimento delle processioni religiose, bloccate dopo i vari “inchini” delle varette nei confronti di alcuni boss del luogo.

    La rabbia nei confronti del vescovo Milito esplode ora in forma violenta, sebbene anonima: “Grazie perché il tuo smisurato amore per il prossimo ti ha portato a servirti di ciò che siamo, di ciò che abbiamo di più caro, per le tue manie di grandezza, di potere, di protagonismo. Quando ti renderai conto dei pesi insopportabili che hai caricato sulle spalle della povera gente e che gli altri non sono dei giardini per la tua scalata alle vette? Grazie perché in te vediamo il cives, impeccabile fautore della legalità, imparziale, dinanzi al quale ci sentiamo persone sporche, per essere incorsi in un pignoramento immobiliare o in una diffida dai gestori delle utenze domestiche, per assicurare almeno il pane sulla nostra tavola. Per quanto ancora la nostra comunità deve subire il tuo arrogante clientelismo?” si chiede la “mano” autrice del volantino.

    Monsignor Milito, tuttavia, sarà criticato anche per la “mano morbida” usata nei confronti del prete – don Scordo – che non avrebbe prestato attenzione alle denunce della giovane Anna Maria Scarfò, ragazza della Piana di Gioia Tauro violentata per anni dal branco. Quel branco che è stato riconosciuto colpevole dalla Cassazione per gli orrori perpetrati sulla giovane.

    Un vescovo accusato, quindi, di nefandezze. E, una volta verificata la paternità dello scritto e, ovviamente, la veridicità delle gravissime affermazioni contenute sul volantino, resta da capire se l’esperienza di monsignor Milito possa continuare nella Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi: “Grazie perché dai tuoi incontri abbiamo imparato che il Pifferaio Magico non è solo una fiaba, ma la realtà in cu viviamo, ogni volta che la tua meschina diplomazia chiede asilo alle nostre menti, celando la sua vera natura di plagio e inganno. Per quanto credi che ancora funzionerà questo tuo metodo di manipolazione delle coscienze? Grazie perché ci hai privato di tutto: dei nostri figli, della nostra dignità, del nostro onore, del nostro orgoglio, ma non della nostra libertà. Mai prima di adesso la nostra terra ha conosciuto un’epoca di così grave decadenza morale, sociale, economica, ad opera di un vescovo, che nel nome di Dio stermina il Suo popolo, domandando, con massima indifferenza, le ragioni della causa, per accertarsi della riuscita della sua spietata e malvagia impresa” si legge ancora nel volantino.

    Dopo accuse così gravi, inevitabile la chiosa dello scritto, che chiede a chiare (e cubitali) lettere al vescovo di andar via: “Ma il nostro GRAZIE sarà ancora più corale, il giorno in cui lascerai la nostra terra. Quando prenderai coscienza che qui, ormai, non è più il tuo posto! Quando deciderai di porre fine a tutto il male che ci stai facendo, prima che l’ultimo spiraglio di speranza cessi definitivamente di esistere. VATTENE E LASCIACI VIVERE IN PACE!!!”.

  • Secondo papa Francesco, Barbarin non deve dimettersi. Per ora. E sulle Unioni civili chiede rispetto per tutti

    Secondo papa Francesco, Barbarin non deve dimettersi. Per ora. E sulle Unioni civili chiede rispetto per tutti

    Per ora “non deve dimettersi il cardinale Philippe Barbarin, l’arcivescovo di Lione, accusato in Francia di non essere intervenuto adeguatamente dopo le denunce di abusi compiuti da preti pedofili. Lo afferma Papa Francesco in un’intervista al quotidiano cattolico “La Croix”. “Sarebbe – spiega – un controsenso, un’imprudenza”. “Si vedrà – promette – dopo la conclusione del processo. Ma ora, significherebbe ammettere la colpevolezza”.
    Su temi come le Unioni civili “tocca al Parlamento discutere, argomentare, spiegare, ragionare”, riconosce poi Francesco rispondendo alle domande del quotidiano cattolico. Ma, aggiunge, “una volta che la legge è approvata, lo Stato deve rispettare le coscienze. In ogni struttura giuridica, l’obiezione di coscienza deve essere presenta perchè è un diritto umano. E questo vale anche per un funzionario del governo, che è una persona umana. Lo Stato deve anche rispettare le critiche”. Secondo il Papa, in sostanza, “uno Stato deve essere laico. Gli Stati confessionali finiscono male. Vanno contro la storia”, ma, osserva con una “piccola critica” alla cultura d’Oltralpe, bisogna stare attenti a non “esagerare con la laicità”
    Nell’intervista, Francesco precisa non visiterà la Frabncia nel 2017 “perchè l’anno prossimo è elettorale e, in generale, la pratica della Santa Sede è di non cimpiere uno spostamento del genere in questo periodo”. “L’anno scorso – spiega il Papa – si è iniziato a fare qualche ipotesi in vista di un tale viaggio, compreso un passaggio a Parigi e nella sua banlieu, a Lourdes e in una città dove nessun Papa è mai stato, ad esempio Marsiglia, che rappresenta una porta aperta sul mondo”.
    Quella di una prelatura personale per i lefebvriani è “una soluzione possibile, ma prima bisogna stabilire con loro un accordo fondamentale. Il Concilio vaticano II ha il suo valore. Si va avanti lentamente, con pazienza”, conferma inoltre Bergoglio al giornale francese. Nell’intervista, il Papa risponde inoltre a una domanda sul tema del prossimo Sinodo: “non è ancora maturo – dice – il tempo per un sinodo sulla sinodalità”.

  • “Atti sessuali sui chierichetti: quel sacerdote sensibile al fascino maschile”

    “Atti sessuali sui chierichetti: quel sacerdote sensibile al fascino maschile”

    BRINDISI – “I baci, gli abbracci, le carezze e i toccamenti ai chierichetti sono espressione di una personalità deviata del sacerdote, sensibile al fascino maschile: quel prete ha abusato dell’autorità morale e religiosa dell’essere il parroco della chiesa di Santa Lucia e della Santissima Trinità di Brindisi”.

    Sono state depositate le motivazioni in base alle quali il Tribunale di Brindisi ha affermato la colpevolezza di don Giampiero Peschiulli, 74 anni, condannando l’imputato alla pena di tre anni e otto mesi, al netto della riduzione di un terzo legata alla scelta del rito abbreviato. Il gup Giuseppe Licci ha ritenuto credibili i testimoni, vale a dire i due ragazzi indicati dal pubblico ministero Giuseppe De Nozza vittime degli atti sessuali del prete, ai domiciliari dal 20 maggio 2015 e tuttora in cura presso una comunità terapeutica. E nella sentenza, riportando alcuni stralci degli interrogatori, ha evidenziato come “mai siano caduti in contraddizione” nel corso dell’ascolto con la formula dell’incidente probatorio. I due all’epoca dei fatti non avevano ancora 14 anni, da qui la contestazione dell’altra aggravante. Sono diventati maggiorenni nel frattempo e uno si è costituito parte civile, con richiesta di risarcimento dei danni patiti, istanza ammessa dal gup.

    Il primo giudice ha rimarcato quanto evidenziato già nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Tea Verderosa, secondo la quale il “movente della condotta del parroco è da ascrivere alla sfera di eccitazione sessuale” e gli atti “venivano imposti o poco prima di servire la messa o dopo averlo fatto”. Stando a quanto si legge nelle motivazioni della sentenza, gli “atti sessuali sono consistiti nel dare al ragazzo baci sulle guance, nel farsi baciare lui stesso sulla guancia, nell’abbraccio dopo averlo tirato a sé con la forza, nel dargli la mano incrociando le sue dita con quelle della mano del ragazzo, nell’accarezzargli le braccia e le gambe, nell’infilare la sua mano nei pantaloni”. Episodio quest’ultimo che secondo il gup è effettivamente avvenuto, così come ha ricordato il chierichetto “mentre si accingeva a prelevare calici e paramenti sacri.

    Il parroco ha sempre respinto le accuse, anche davanti alle immagini registrate dalle telecamere de Le Iene, la trasmissione di Mediaset. Il servizio venne firmato dall’inviato Giulio Golia che a Brindisi arrivò con alcuni attori per incontrare il sacerdote dopo aver ricevuto una mail tra aprile e maggio 2014, nella quale una “persona residente in città riferiva di essere stata vittima di avance sessuali di Peschiulli”. Le Iene lo chiamarono il prete “pomicione”. Quando tornarono per chiedere spiegazioni lui si chiuse in sacrestia e chiamò il 112, mentre su Facebook si registrò una valanga di commenti.

    Anche in udienza, davanti al gup, il parroco spiegò di aver dimostrato solo il proprio affetto. La difesa, affidata all’avvocato Roberta Cavalera, chiede l’assoluzione per non aver commesso il fatto e ha depositato il ricorso in appello: secondo il penalista è “aberrante” il movente, sono contraddittorie le testimonianze e la sentenza è carente di motivazione. In subordine, ha chiesto l’esclusione delle aggravanti, il riconoscimento dell’ipotesi di minore gravità.

    Il primo Giudice (nella foto accanto il gup Giuseppe Licci), invero, si limita ad un generico richiamo di alcune pagine del verbale dell’udienza 28.07.2015, senza, tuttavia, dare congrua motivazione dei criteri adottati nella valutazione complessiva della prova e di come abbia risolto gli insanabili contrasti emersi in quella sede, avuto riguardo le specifiche contestazioni mosse dalla difesa”, sostiene nei motivi d’appello.

    A giudizio del penalista le confidenze che uno dei due ragazzi ha fatto a una professoressa “ trovano parziale smentita nella parola di quest’ultima”, per cui ci sarebbero “circostanze di fatto che rendono non credibile il racconto del ragazzo, portatore, unitamente ai propri genitori, di un consistente interesse economico, confluito nella richiesta risarcitoria, che impone una attenta valutazione delle sue dichiarazioni avuto riguardo ad entrambi i profili della credibilità soggettiva del dichiarante e dell’attendibilità intrinseca del suo racconto”.

    “Il teste riferisce di saluti, abbracci e baci sulle guance che il parroco dispensava sia sull’altare appena terminata la messa che durante lo svolgimento della catechesi, palesando una diffusività di un comportamento in presenza (da un lato) dei genitori e dei fedeli ancora radunati in chiesa e (dall’altro) delle catechiste”. Ma per l’avvocato Cavalera tali “dichiarazioni sono categoricamente smentite sia dalle catechiste che da tutti gli altri ragazzi sentiti in occasione delle indagini preliminari”.

    Nel ricorso ai giudici d’Appello, il difensore ha ricordato che “neppure la psicologa nominata dal pubblico ministero ha individuato indici rilevatori di disagio e di una compromissione della corretta evoluzione psicologica” dei ragazzi. E, in ultimo, ha evidenziato che don Giampiero Peschiulli “segue con impegno e assiduità il percorso terapeutico somministrato per far fronte alle specifiche problematicità”. Spetta, quindi, alla Corte d’Appello di legge esprimersi sul caso dell’ex parroco della chiesa di Santa Lucia.

    http://www.brindisireport.it/cronaca/atti-sessuali-sui-chierichetti-quel-sacerdote-sensibile-al-fascino-maschile.html

     

  • Vingt-Trois vuol vederci chiaro sugli abusi sessuali attribuiti al sacerdote psicanalista Tony Anatrella

    Vingt-Trois vuol vederci chiaro sugli abusi sessuali attribuiti al sacerdote psicanalista Tony Anatrella

    L’arcivescovo di Parigi, il cardinale André Vingt-Trois, ha diffuso una nota per invitare coloro che ritengono di essere stati vittime di abusi sessuali da parte di monsignor Tony Anatrella a presentare all’Autorità ecclesiastica una formale denuncia contro questo prelato. “Non essendo in grado di agire sulla base di dichiarazioni anonime e indirette, il cardinale ha chiesto di incoraggiare le persone a stabilire un contatto personale e presentare una denuncia”, afferma la nota dell’arcidiocesi di Parigi che sembra finalmente intenzionata a vederci chiaro nell’attività del sacerdote psicoanalista accusato di molestie sessuali sui suoi pazienti.

    Come è noto, i primi fatti addebitati al sacerdote, che attualmente è consultore del Pontificio Consiglio per la famiglia e collabora anche con altri dicasteri vaticani, risalgono a 39 anni fa. La denuncia alla polizia è stata presentata da Daniel Lamarca, un ex seminarista che nel 1987 era in terapia psicanalitica con Anatrella, che avrebbe avuto con lui dei rapporti sessuali proprio dopo essersi impegnato a ‘guarirlo’ dalla omosessualità. La sua testimonianza è apparsa nel 2006 su Golias, rivista diretta da Christian Terras, che ha redatto un dossier su “Gli strani metodi del dottor Anatrella”, che esamina in tutta la sua gravità la trasgressione, da parte del sacerdote psicoterapeuta della deontologia professionale e il superamento delle frontiere di ciò che è legalmente accettabile: “cosa che rappresenta – si legge – il colmo dell’ipocrisia”.

    Una considerazione analoga è stata formulata dalla psicanalista Louisa de Urtubey, per la quale “il passaggio all’azione sessuale da parte di un analista, è considerato da diversi psichiatri alla stregua di un atto di pedofilia”, dal momento che “la posizione del terapeuta è di tipo parentale, per la regressione indotta dal trattamento e l’instaurazione del transfert”.
    Le “strane pratiche” alle quali Anatrella ha fatto ricorso durante la psicoterapia con Lamarca, afferma Terras, sono certamente “deontologicamente inaccettabili, moralmente rivoltanti, ben lungi da una sana assistenza psicologica”, e sembrerebbero ricondurre al tentativo, non raro in alcuni psicanalisti “scelti in modo imprudente”, di “servirsi del loro paziente per risolvere i loro problemi psicologici, per esempio un rapporto difficile nei confronti della propria tendenza omosessuale mal accettata”. Tentativo tanto più grave in questo caso, in cui l’analista è anche un sacerdote, che nasconde “un grave attentato alla dignità di persone libere e un’impostura intellettuale completata da un grave attentato all’integrità dell’altro”.
    L’ex seminarista de La Mission de France, Lamarca, ha raccontato che nell’87, a 23 anni, si era lasciato convincere, dal sacerdote psicanalista, a condividere insieme alcuni esercizi di “lavoro corporeo” che sarebbero poi sfociati in abusi sessuali.
    La psicanalista Dominique Bourdin, docente in psicopatologia clinica all’Università di Parigi, ha seguito Daniel Lamarca dopo la traumatica esperienza con Anatrella, nella quale “costui aveva ripetutamente imposto a Daniel carezze e approcci sessuali, che provocavano il godimento del ‘terapeuta’, sotto il pretesto di tentare innovativi approcci terapeutici”. “Daniel è stato dolorosamente segnato da questa esperienza”, afferma l’analista che lo ha aiutato a rielaborare i gravi abusi sessuali e di potere subiti ad opera di Anatrella.
    La professoressa Bourdin, che aveva lasciato a Daniel Lamarca l’espletamento dei passi ufficiali per la denuncia dell’abuso, si è poi stupita della successiva carriera folgorante di Anatrella in Vaticano. Una carriera scandita da “prese di posizione sempre più intransigenti” tanto da ingenerare nella Bourdin il dubbio se effettivamente il giovane si fosse rivolto alle autorità ecclesiastiche competenti e se fosse il caso di intervenire di persona. “Per ciò che mi riguarda – aveva scritto su Golias – dopo le informazioni datemi da Daniel, ogni volta che mi si è presentata l’occasione ho fatto sapere a colleghi o responsabili ecclesiali che vi erano ragioni etiche importanti (senza precisare quali) per non inviare pazienti da Anatrella. E talvolta ho espresso la mia tristezza e la mia collera per vederlo sfilare sui media”. “Ho avuto l’occasione di constatare – aveva confidato inoltre – la pressione e la forza della legge del silenzio ecclesiale sugli atti di pedofilia. E la maniera in cui arrivano a tacere coloro che in un primo momento sono indignati e tormentati”. “La parola libera. L’impostura menzognera uccide”, aveva sintetizzato invece il dossier firmato da Christian Terras, annotando: “Qualche volta i lupi approfittano dello smarrimento del gregge o del pastore”.
    Lamarca denunciò 10 anni fa quanto gli era accaduto all’allora arcivescovo di Parigi, il cardinale Lustiger, che gli promise di interessarsene. Ma in realtà non fece niente e Anatrella rimase dov’era a fare quello che faceva. E col tempo è diventato uno degli esperti cattolici più quotati sul tema dell’omosessualità, citatissimo da tutti i siti cattolici. Collaboratore, a quanto risulta, alla stesura dell’istruzione di Benedetto XVI che proibisce l’ingresso in seminario a quanti pur inconsapevolmente hanno tendenze omosessuali. Tanto che l’associazione francese omosessuale cristiana “David et Jonathan” si è chiesta: “Tenuto conto di questi nuovi elementi, Tony Anatrella resterà il portavoce ufficiale o semiufficiale della Chiesa Cattolica in Francia su tutti i temi che concernono l’omosessualità?”.

    S.C.