Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La confessione-liberazione di Luisa Bove

    La confessione-liberazione di Luisa Bove

    Abusata da un prete, la bimba si farà suora.

    Libro memorabile, chi lo legge non lo dimenticherà. Purtroppo. Vorremmo che non fosse mai stato scritto, cioè che l’esperienza che racconta non fosse mai avvenuta. Ma è avvenuta, perciò è bene che il libro esista. Chiarisce una volta per tutte cos’è la pedofilia dei preti, come nasce, come cresce, in quali ambienti, con quali astuzie. E quale sia esattamente il rapporto tra il prete (adulto) che compie l’abuso e la bambina (piccola), abusata. Ma non è un saggio. È un memoriale, scritto in prima persona. Quella che fu una bambina abusata adesso è una suora, che racconta a una giornalista (l’autrice che firma il libro, Luisa Bove) la sua storia, con una sincerità straziante, a volte difficile da reggere.

    Parlando, con lo scopo di «dire a tutti», quindi all’umanità, questa donna si libera di un peso che credeva di dover portare fino alla tomba. «Tomba» è una parola-chiave, la incontriamo nella prima riga. Raccontare vuol dire uscire dalla tomba. Quindi risorgere. Questa è la storia di una resurrezione. Non è un libro bellissimo, letterariamente parlando. È un libro elementare. Ma proprio questo garantisce la sua autenticità, la sua verità. È come ascoltare questa suora in confessione, sentirne gli slanci, i dubbi, le autoaccuse, le ingenuità di quand’era bambina, il terrore di sentirsi «sporca», morta per sempre, sepolta nel proprio peccato, l’incapacità di capire se era innocente o colpevole, vittima o complice. Ragazza, si sentiva indegna di essere cristiana, di diventare donna, di diventare suora. Morta. Il suo segreto era la sua bara. Rompere quel segreto, confessarlo a qualcuno, e anzitutto a se stessa, «dirselo», era l’operazione sovrumana che lei doveva compiere per tornare alla vita. Il prete che le aveva fatto gli abusi, per sette anni, a partire da quando lei ne aveva 14, è morto, ed è dopo quella morte, e forse a causa di quella morte, che lei riesce a parlare. E questo crea frustrazione in chi legge: si vorrebbe che anche il prete leggesse, e comprendesse la devastazione che ha compiuto in questa bambina-ragazza. La prima domanda che nasce nel lettore è: che cosa voleva questo prete? Sesso?

    Non esattamente. Voleva una storia con una donna, che cominciasse prima che la donna fosse donna e proseguisse fin a quando maturava come donna. A un certo punto pretende perfino di regalarle un anello. Lei cerca di tirarsi indietro, sta compiendo 18 anni, ma lui insiste. Vuole il fidanzamento. Non l’ha corteggiata, non sa cos’è il corteggiamento, sente solo il sesso, e comincia dal sesso quando lei ha 14 anni. Vuole il sesso con una donna (una futura donna) che non sa cos’è il sesso, quindi un sesso in cui lui fa tutto e lei non fa niente. Un sesso in cui il ruolo del maschio sia protetto dall’ignoranza di lei. Per questo la sceglie bambina. Come bambina, lei è succube. Come adulto, lui è dominante. Quando lui va a benedire le case e se la porta dietro come chierichetto, mentre salgono in ascensore le mette le mani dappertutto, lei ha paura ad accettare e paura ad opporsi.

    Lui ha 30 anni di più, ma è lui l’immaturo. È grande e grosso, quando si spoglia a lei pare una montagna. Abusata dall’età di 14 anni, lei non riesce a capire se quello che le capita è una grazia o una disgrazia. Lui ha scelto lei e non altre, dunque è una privilegiata? Lui la morde di baci, a casa il padre di lei se n’accorge, ma non scopre la verità. Pare che nessuno voglia guardare a fondo e capire tutto. Da novizia confessa tutto a un gesuita, ma non succede niente. Lo dice alla sua maestra spirituale, niente neanche stavolta. Ci sono diversi attori in questo dramma, tutti sanno ma nessuno si muove. Ne parla a un’amica, che svolge con lei un ruolo simile a quello di un terapeuta, e questo le giova. Ma credo che il vero strumento di liberazione sia questo libro, questa confessione a noi. Ha bisogno dell’assoluzione di noi tutti, di noi umanità. Gliela diamo in piena coscienza. A lei sola, però.

    fercamon@alice.it

    http://www.lastampa.it/2016/04/21/cultura/tuttolibri/la-confessioneliberazione-di-luisa-bove-xMVLbRDDt63U5s0qYsfDcM/pagina.html

  • Pedofilia, tribunale Vaticano condanna don Chiarenza  «Risarcimento da 50mila euro e divieto di dire messa»

    Pedofilia, tribunale Vaticano condanna don Chiarenza «Risarcimento da 50mila euro e divieto di dire messa»

    La Congregazione per la dottrina della fede ha rigettato il ricorso del prete di Acireale contro la sentenza di primo grado. Adesso, se non dovesse rispettare le sanzioni, rischia la dimissione dallo stato clericale. Il commento della vittima Teo Pulvirenti: «Senso di liberazione». A novembre  la magistratura confermò le accuse.

    Don Carlo Chiarenza, il prete di Acireale accusato da Teo Pulvirenti di abusisessuali, è stato condannato in via definitiva. Sul caso dell’ex rettore della basilica di San Sebastiano si è pronunciata la Congregazione per la dottrina della fede che ha rigettato il ricorso presentato dopo la condanna in primo grado. Era l’estate del 2013, quando il Vaticano aveva stabilito che Chiarenza si era reso responsabile di violenza sull’allora adolescente Pulvirenti.

    Un’accusa che il prete aveva sempre rigettato, affermando la propria innocenza e alludendo al fatto che fosse stata la vittima a ricercare affetto in lui. A tale versione, tuttavia, erano stati in pochi a credere. All’indomani della denuncia di Pulvirenti, comprensiva di un audio in cui Chiarenza ammetteva indirettamente gli avvicinamenti risalenti a fine anni Ottanta, il presunto caso di pedofilia aveva attirato l’attenzione dell’associazione La caramella buona, che da allora segue la vicenda e che ha diffuso una nota ufficiale che riprenderebbe, di fatto, una comunicazione che il vescovo di Acireale, AntoninoRaspanti, ha inviato allo stesso Pulvirenti.

    «A Chiarenza – si legge nel comunicato – vengono comminate le seguenti penecanoniche: obbligo di dimorare fuori dalla Metropolia di Catania per tre anni,divieto per tre anni di celebrare messa, divieto perpetuo di confessare e avere contatti ministeriali che possano comportare contatto con i minori». Il prete, inoltre, dovrà risarcire Pulvirenti con la somma di 50mila euro, da pagare in 24 mesi, e coprire le spese processuali (quattromila euro) al Tribunale ecclesiastico. Qualora il sacerdote si rifiutasse di rispettare tali prescrizioni le conseguenze potrebbero portare anche alla «dimissione dallo stato clericale».

    Questo il commento a caldo di Pulvirenti: «Non riesco a crederci. Avverto un incredibile senso di liberazione, finalmente, insieme agli amici della Caramella buona, abbiamo ottenuto non solo giustizia popolare ma anche quella della Chiesa».

    Don Chiarenza a fine 2015 era finito anche in televisione. Intervistato dalla trasmissione di Rete4 La strada dei miracoli, il prelato aveva dichiarato diessere lui la vera vittima, sottolineando una volta di più come l’intera ricostruzione degli abusi fosse scaturita da un’errata lettura degli eventi da parte di Pulvirenti. Interpretazione che non aveva convinto nemmeno lamagistratura, che negli ultimi anni ha indagato sul caso: infatti, nonostante l’inchiesta si fosse conclusa con la richiesta di prescrizione dettata dalla scadenza dei termini utili per andare a processo, i magistrati avevano sottolineato come le accuse a carico di Chiarenza fossero state«circostanziate e verosimili». Dalle indagini, inoltre, era emerso che i casi in cui il prete si sarebbe macchiato di violenza sessuale erano più di uno. Tra i quali, il presunto stupro di una bambina in canonica.

    «Nessuno dorma sonni tranquilli. Gli abusi sui minori sono reati, crimini, gravissimi peccati. Tolleranza zero». Con queste parole don Fortunato Di Notocommenta la condanna di don Chiarenza. Il sacerdote siracusano che da anni si batte contro la pedofilia ammette di essere infastidito quando gli si chiede che cosa si provi a sapere che il colpevole sia un altro prelato. «Combatto la pedofilia e gli abusi da 25 anni, mi dà fastidio che si dica che è un prete come me. Un prete non compie questi atti sui piccoli, sui prediletti del Signore». Sulla prescrizione. «Hanno applicato la legge italiana che prevede la prescrizione, anche se non sembra accettabile».

    http://catania.meridionews.it/articolo/42516/pedofilia-tribunale-vaticano-condanna-don-chiarenza-risarcimento-da-50mila-euro-e-divieto-di-dire-messa/

  • Pedofilia, rigettato il ricorso  di monsignor Chiarenza

    Pedofilia, rigettato il ricorso di monsignor Chiarenza

    La Congregazione per la Dottrina della Fede ha respinto la difesa del sacerdote di Acireale già condannato in primo grado. La sua vittima oggi è ricercatore negli Usa

    La Congregazione per la Dottrina della Fede ha rigettato il ricorso presentato da Monsignor Carlo Chiarenza di Acireale, già condannato in primo grado nel luglio 2013 per abusi sessuali compiuti ai danni di Teo Pulvirenti, assistito dall’associazione antipedofilia «La Caramella Buona Onlus». «Non riesco a crederci – dichiara commosso Teo Pulvirenti da New York, dove lavora come ricercatore – avverto un incredibile senso di liberazione, finalmente, insieme agli amici della “Caramella Buona”, abbiamo ottenuto non solo giustizia popolare ma anche quella della Chiesa».

    La sentenza

    Dichiarato colpevole, a Chiarenza sono state comminate diverse pene canoniche tra le quali l’obbligo di dimora fuori dalla città metropolitana di Catania per tre anni in un luogo concordato tra il Vescovo di Acireale e il Vescovo ospitante, il divieto per tre anni di celebrare in pubblico la Santa Messa, il divieto perpetuo di confessare ed esercitare la direzione spirituale, e di ricevere in futuro incarichi ministeriali che possano comportare contatto con i minori. Oltre a queste misure il prete dovrà risarcire Teodoro Pulvirenti la vittima all’epoca dei fatti, con la somma di 50mila euro nel tempo massimo di 24 mesi dalla data della notifica di questo Decreto.«Qualora Mons. Chiarenza non ottemperasse alle pene suddette – si legge nel dispositivo – gli si impongano altre pene canoniche espiatorie di cui al CIC can 1336, non esclusa, dietro severo ammonimento e de mandatu Congregationis pro Doctrina Fidei, la dimissione dallo stato clericale».

     http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/catania/cronaca/16_aprile_14/acireale-condannato-sacerdote-pedofilia-dovra-risarcire-vittima-027548c2-027a-11e6-b078-9feb14f0aefb.shtml
  • Francia, nuove norme dei vescovi contro la pedofilia

    Francia, nuove norme dei vescovi contro la pedofilia

    Dopo la bufera sul caso Barbarin la Conferenza episcopale annuncia l’istituzione di uffici diocesani e di un sito internet per il dialogo con le vittime di abusi commessi da sacerdoti, insieme a una commissione indipendente nazionale per la valutazione delle accuse. Impegno anche a riaprire i casi del passato.

    GIORGIO BERNARDELLI

    In una Francia scossa dalle accuse delle vittime al cardinale Philippe Barbarin per i casi dei sacerdoti della diocesi di Lione dal cui passato sono riemerse gravissime accuse di pedofilia, la Conferenza episcopale francese ha varato una serie di nuove misure contro la piaga degli abusi sessuali nei confronti di minori commessi da sacerdoti. Decise dal Consiglio permanente dei vescovi, le nuove iniziative sono state annunciate oggi in una conferenza stampa dal presidente mons. Georges Pontier, arcivescovo di Marsiglia.

    I vescovi francesi premettono di aver espresso già nel 2000 una «condanna assoluta» per gli atti di pedofilia, che se commessi da un sacerdote rappresentano «un doppio tradimento». Sostengono che «oggi queste vicende tragiche riguardano pochi preti, ma che anche un solo episodio è comunque troppo». Chiedono inoltre espressamente ai sacerdoti resisi responsabili di questi atti di «autodenunciarsi all’autorità giudiziaria».

    In questo quadro il Consiglio permanente afferma la «priorità dell’accoglienza e dell’ascolto delle vittime e il suo impegno a collaborare con la giustizia»; e proprio a tradurre meglio in pratica questi obiettivi mirano le nuove decisioni. La più significativa è l’istituzione a livello diocesano – o almeno in ciascuna delle Province ecclesiastiche – di «un luogo dove le vittime possano essere accolte, ascoltate e accompagnate». A questa struttura capillare di centri d’ascolto verrà affiancato un sito internet promosso dalla Conferenza episcopale: dedicato esclusivamente all’accoglienza delle vittime, conterrà tutte le indicazioni sulle realtà da contattare. Fin da subito è stato attivato a questo scopo l’indirizzo mail paroledevictimes@cef.fr.

    Le nuove strutture non si occuperanno solo del presente, ma anche dei casi passati, finiti al centro delle polemiche a Lione. «Nella storia delle diocesi – si legge nella nota dei vescovi francesi – restano situazioni particolari, anche vecchie, sulle quali è necessario fare luce. Ci impegniamo a svolgere quest’opera come lo stiamo facendo nei casi portati a nostra conoscenza, in particolare dalle vittime».

    Seguendo una strada già percorsa da altre conferenze episcopali, viene annunciata poi la costituzione di una Commissione nazionale di esperti indipendenti, presieduta da un laico qualificato e composta da ex magistrati, medici, psicologi, genitori. Suo compito sarà quello di consigliare i vescovi nella valutazione dei casi di preti accusati di aver atti riprovevoli. Questa commissione entrerà in carica entro l’estate 2016.

    Il Consiglio permanente dei vescovi francesi si impegna, infine, a proseguire l’opera di prevenzione della pedofilia tra gli educatori, gli animatori, i preti, gli insegnanti i seminaristi. Anche su questo verrà creato un sito internet ad hoc, insieme a un vademecum per i vescovi su tutte le procedure da seguire.

    Le decisioni annunciate da mons. Pontier sono state accolte con freddezza da La Parole Libérée l’associazione di vittime che da Lione ha fatto riesplodere lo scandalo pedofilia in Francia. «Sono belle dichiarazioni di intenti che abbiamo già sentito altre volte – ha replicato il fondatore Bertrand Virieux -. È appena il minimo sindacale. Ci aspettavamo, piuttosto, misure forti: tolleranza zero anziché un semplice indirizzo mail e dei centri d’ascolto».

    http://www.lastampa.it/2016/04/12/vaticaninsider/ita/nel-mondo/francia-nuove-norme-dei-vescovi-contro-la-pedofilia-dJ59svB6sMGwZeRzOQ6dTJ/pagina.html

  • Pedofilia, perquisita sede della diocesi di Lione: cardinale indagato per aver coperto gli abusi di un prete

    Pedofilia, perquisita sede della diocesi di Lione: cardinale indagato per aver coperto gli abusi di un prete

    Gli inquirenti francesi muovono un nuovo, rumoroso passo nell’inchiesta sulle presunte omissioni di denunce di abusi su minori che coinvolge alcuni alti prelati, tra cui l’arcivescovo di Lione e primate delle Gallie, il cardinale Philippe Barbarin. La polizia ha condotto oggi una perquisizione nei locali dell’arcivescovado di Lione, residenza del card. Barbarin, finito nella bufera perchè accusato di aver coperto in passato almeno un sacerdote responsabile negli anni ’80 di atti pedofili in serie su diversi boy scout. «Nell’ambito delle indagini preliminari aperte dalla procura di Lione – si legge nel comunicato diffuso dalla diocesi transalpina -, la diocesi di Lione ha dovuto consegnare oggi agli investigatori venuti ad effettuare una perquisizione gli elementi di cui la giustizia intendeva disporre per fare luce su quegli avvenimenti dolorosi».

    Il card. Barbarin, ha spiegato sempre la diocesi, «ha espresso in numerose occasioni la sua volontà di collaborare in tutta trasparenza con la giustizia, di cui resta a disposizione con fiducia». «Egli rinnova la speranza – aggiunge la nota – che la giustizia possa agire nella serenità indispensabile per l’accertamento della verità e per la guarigione della sofferenza delle vittime». L’inchiesta è stata aperta parallelamente alle indagini nei confronti di un sacerdote, padre Bernard Preynat, accusato di una lunga serie di violenze sessuali risalenti su giovanissimi scout oltre 25 anni fa. Le vittime hanno denunciato Preynat e i responsabili della diocesi colpevoli, a loro avviso, di non aver informato la giustizia pur essendo al corrente dei fatti. Barbarin ha sempre respinto le accuse precisando che al momento dei fatti in questione non era ancora vescovo, rimandando in parte le contestazione ai suoi predecessori, e sostenendo che quando ebbe testimonianza diretta degli abusi di Preynat, oggi 71/enne, fu lui l’anno scorso a sospenderlo, prima ancora della denuncia delle vittime alla giustizia. Tra queste ultime, però, non manca chi chiede le dimissioni del porporato, che in una delle messe pre-pasquali della Settimana Santa ha anche chiesto «personalmente scusa» alle vittime dei preti pedofili.

    Interessando un prelato di così alto prestigio, tra l’altro uomo di fiducia dell’attuale Pontefice, il caso ha fatto molto rumore non solo in Francia, e anche le nuove perquisizioni di oggi intervengono ad agitare ulteriormente le acque. È diventato persino un caso politico, dopo che il premier socialista francese Manuel Valls ha ammonito Barbarin, in un’intervista radiofonica, affinchè «si assuma le sue responsabilità». «Se questo dibattito riguardasse il preside di una scuola – ha osservato Valls – che cosa avremmo detto? Saremmo stati implacabili, Un uomo di Chiesa, un cardinale, il primate delle Gallie ha un’influenza morale e intellettuale, esercita una responsabilità sulla nostra società: deve capire il dolore delle vittime». E al severo richiamo del premier ad «assumersi le sue responsabilità» e a «parlare e agire» il card. Barbarin, spalleggiato dai vescovi di Francia, ha dovuto subito reagire assicurando in una conferenza stampa: «Mai e poi mai ho coperto un qualsiasi atto di pedofilia».

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/pedofilia_lione_perquisita_sede_diocesi-1639683.html

  • Pedofilia, sesso con minori in cambio di soldi per comprare la droga: sospeso parroco di Milano

    Pedofilia, sesso con minori in cambio di soldi per comprare la droga: sospeso parroco di Milano

    L’Arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, ha sospeso da ogni incarico in Diocesi don Alberto Paolo Lesmo, fino ad ora parroco a Milano S. Marcellina e decano di Milano – Baggio. Il reato ipotizzato a carico di don Lesmo è quello di prostituzione minorile, con più azioni, e con l’aggravante di aver commesso il fatto con violazione dei doveri inerenti alla qualità di ministro di culto. I fatti contestati si sarebbero verificati tra il 2009 e il 2011.

    A don Alberto Paolo Lesmo, viene contestata l’accusa di prostituzione minorile per rapporti sessuali in cambio di denaro con un minorenne, ma non quella di cessione di sostanze stupefacenti, come era stato, invece, riferito in precedenza. Il parroco, infatti, stando alle indagini, sarebbe stato a conoscenza del fatto che il ragazzo usava i soldi ricevuti per comprare in particolare cocaina, ma non ha mai ceduto direttamente droga. Come emerge ora dagli atti dell’inchiesta, infatti, l’accusa di cessione di stupefacenti, assieme a quelle di violenza sessuale e prostituzione minorile, è contestata all’altro indagato (non è un religioso) nel procedimento.

    Don Lesmo, avrebbe adescato il minorenne online su una chat. Il ragazzo, dunque, non era stato avvicinato dal religioso perchè frequentava la parrocchia. È quanto emerge dagli atti dell’inchiesta del pm di Milano Giovanni Polizzi che ha chiesto il processo per il prete e anche per un’altra persona. Come emerge dall’imputazione, Lesmo avrebbe compiuto «atti sessuali» con il ragazzo, tra il 2009 e il 2011, quando l’ adolescente aveva tra i 15 e i 17 anni, «in cambio di corrispettivi in denaro variabili da 150 a 250 euro per volta». L’inchiesta sarebbe scattata dalla segnalazione di un ospedale nel quale il ragazzo venne visitato nel 2011, anche perchè avrebbe tentato il suicidio. Nel procedimento sono state messe a verbale le stesse dichiarazioni del giovane che ora sta studiando e sta cercando di rifarsi una vita.

    La parrocchia è stata assegnata ad un amministratore parrocchiale e il decanato di Baggio ad un decano facente funzioni. Nel contempo per l’accusato è stabilito l’avvio della indagine previa relativa al «delitto di peccati del ministro sacro con minorenni» (di cui all’art. 6 delle norme canoniche sui delicta graviora) con la misura cautelare (in base all’art. 19 delle stesse norme) della sospensione dal ministero. La notizia dell’indagine a carico di don Lesmo è pervenuta all’Arcidiocesi di Milano nei giorni scorsi. Solo di recente è stato possibile appurare la facoltà per l’Arcidiocesi di intervenire con questi provvedimenti così che non configurassero intralcio alle indagini.

    L’Arcidiocesi, si legge in una nota «apprende solo ora che nel 2013 don Lesmo fu raggiunto in parrocchia da una perquisizione ordinata dagli inquirenti, senza però che il sacerdote ne desse in alcun modo notizia ai suoi superiori diocesani. Nessuna notizia in merito al reato ipotizzato è mai stata a conoscenza dell’Arcivescovo e dei suoi collaboratori. Si attendono ora sia l’esito del procedimento giudiziario da parte delle Autorità civili che l’esito del procedimento canonico, per il quale saranno coinvolti gli organismi competenti della Santa Sede».
    Il cardinale Scola e i suoi collaboratori esprimono «il proprio sconcerto e dolore per l’accaduto e pregano fin da ora per la vittima dei fatti contestati e i suoi familiari e per don Lesmo. Una preghiera particolare anche per i fedeli della comunità cristiana di S. Marcellina, ai quali si domanda di offrire spiritualmente la sofferenza causata da questo scandalo e di restare uniti intorno al Mistero della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù Cristo che si stanno celebrando in questi giorni santi».

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/pedofilia_alberto_paolo_lesmo_sospeso_milano-1631896.html

  • Vittime. Noi come Cristo

    Vittime. Noi come Cristo

    Nel giorno in cui la comunità cristiana ricorda Cristo come la vittima che con il suo sacrificio e le sue denunce voleva mandare un messaggio di pace e di giustizia, noi vittime dei preti pedofili vogliamo ricordare che come Cristo siamo stati vittime e con le nostre denunce vogliamo lanciare un messaggio perché quello che è successo a noi non accada ad altri bambini.

    La provincia di Savona è stata pesantemente toccata da una lunga serie di casi che hanno prodotto decine di vittime quasi tutte cattoliche, che stanno ancora aspettando giustizia.

    Malgrado quanto accertato dalla legge, nei loro confronti la Diocesi non ha mai voluto assumersi alcuna responsabilità, neppure morale, si è sempre limitata a qualche scusa di facciata, fatta nei momenti più critici.

    Molte vittime si sono viste negare gesti che le avrebbero risarcite almeno umanamente, come un colloquio con il vescovo, altre invece hanno dovuto subire il trasferimento del loro molestatore nella parrocchia che oggi frequentano.

    Con questo striscione, non provocatorio e civile vorremmo in questa sera dedicata alle vittime come Cristo, far riflettere su quanto non è stato fatto, su quanto non si sta facendo e quanto invece si potrebbe fare.

    Se Gesù Cristo adesso fosse in vita si batterebbe per difendere i bambini vittime di violenza e non si adopererebbe per nascondere i preti pedofili.

    L’ufficio di Presidenza

  • L’arcivescovo Scola sospende parroco milanese indagato per prostituzione minorile

    L’arcivescovo Scola sospende parroco milanese indagato per prostituzione minorile

    Gli eventi in oggetto sarebbero accaduti tra il 2009 e il 2011. La Diocesi ha appreso i fatti circa tre settimane fa, martedì 2 marzo. Scola: “sconcerto e dolore” per la vicenda

    Milano, 25 marzo 2016 – L’arcivescovo di Milano,Angelo Scola, ha sospeso da ogni incarico don Alberto Paolo Lesmo, parroco a Milano S. Marcellina e decano di Milano – Baggio, accusato di prostituzione minorile per episodi relativi al periodo compreso fra il 2009 e il 2011. A riferire la vicenda è la Curia di Milano spiegando che la parrocchia è stata assegnata a un amministratore parrocchiale e il decanato di Baggio a un decano facente funzioni.

    Secondo le accuse avrebbe adescato un minorenne online su una chat.  È quanto emerge dagli atti dell’inchiesta del pm di Milano Giovanni Polizzi che ha chiesto il processo per il prete e anche per un’altra persona. Come emerge dall’imputazione, Lesmo avrebbe compiuto “atti sessuali” con un ragazzo, tra il 2009 e il 2011, quando l’adolescente aveva tra i 15 e i 17 anni, “in cambio di corrispettivi in denaro variabili da 150 a 250 euro per volta”. L’inchiesta sarebbe scattata dalla segnalazione di un ospedale
    nel quale il ragazzo venne visitato nel 2011. Nel procedimento sono state messe a verbale le stesse dichiarazioni del giovane che ora sta studiando e sta cercando di rifarsi una vita

    L’Arcidiocesi di Milano ha appreso la notizia dell’indagine circa tre settimane fa, martedì 2 marzo. In una nota si legge infatti che “la notizia dell’indagine a carico di don Lesmo è pervenuta all’Arcidiocesi di Milano il2 marzo 2016, con documento datato 19 febbraio 2016″. “Solo in questi ultimi giorni – prosegue la nota – è stato possibile appurare la facoltà per l’Arcidiocesi di intervenire con questi provvedimenti così che non configurassero intralcio alle indagini”. I provvedimenti cui si fa riferimento sono l’applicazione delle norme canoniche sui delicta graviora.

    L’Arcidiocesi di Milano spiega di avere appreso “solo ora che nel 2013 don Lesmo fu raggiunto in parrocchia da una perquisizione ordinata dagli inquirenti, senza però che il sacerdote ne desse in alcun modo notizia ai suoi superiori diocesani. Nessuna notizia in merito al reato ipotizzato è mai stata a conoscenza dell’Arcivescovo e dei suoi collaboratori”.”Si attendono ora sia l’esito del procedimento giudiziario da parte delle Autorità civili che l’esito del procedimento canonico – conclude la nota – per il quale saranno coinvolti gli organismicompetenti della Santa Sede“.

    Scola e i suoi collaboratori esprimono “sconcerto e dolore” per la vicenda e “pregano fin da ora per la vittima dei fatti contestati e i suoi familiari e per don Lesmo”. “Una preghiera particolare – spiegano in una nota – anche per i fedeli della comunità cristiana di S. Marcellina, ai quali si domanda di offrire spiritualmente la sofferenza causata da questo scandalo e di restare uniti intorno al Mistero della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù Cristo che si stanno celebrando in questi giorni santi”.

    http://www.ilgiorno.it/milano/parroco-sospeso-1.2009934

  • “Abusata dal prete dell’oratorio”, l’accusa di una suora con l’ok del Vaticano

    “Abusata dal prete dell’oratorio”, l’accusa di una suora con l’ok del Vaticano

    Le violenze subite raccontate in un libro choc. “Ero ragazzina, ora la Chiesa mi ha aiutato a dire tutto”. La confessione dopo aver ascoltato in Duomo l’invito a denunciare del vescovo di Boston O’Malley, chiamato da Scola

    di ZITA DAZZI

    La prima volta, lei aveva 14 anni. Lui, il prete dell’oratorio, 30 di più. “Mi ha fatto sdraiare sul suo grande letto. Io mi ci perdevo, ero magrissima ed esile. Lui aveva modi gentili e paterni. Mi ha invitato a slacciarmi i pantaloni e poi mi ha aiutato a sfilarli, ha fatto lo stesso con le mutandine. Io mi vergognavo, ero tesa e non sapevo come comportarmi. Mi ha aperto le gambe lentamente e mi ha detto: ‘Sei fatta bene’”. Inizia così, un racconto choc di una donna oggi diventata suora, dopo esser stata da bambina abusata per anni dal prete della sua chiesa, un sacerdote ormai morto che operava fino a poco tempo fa nella Diocesi ambrosiana.

    La cruda testimonianza delle violenze subite per sette anni dalla ragazzina è in un libro, “Giulia e il Lupo”, curato da Luisa Bove e pubblicato da l’Ancora, casa editrice legata all’ordine dei pavoniani, con la spinta della Curia di Milano e la prefazione di padre Hans Zollner, membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori, istituita da Papa Francesco per far luce sugli scandali sessuali e la pedofilia dentro alla chiesa. Il “Lupo” del titolo viene appunto dal nome usato da Bergoglio nei suoi discorsi contro i preti pedofili.

    La donna, oggi 40enne, vive in convento e non aveva mai rivelato le violenze subite a casa del sacerdote prima di questo libro che mette alla prova anche il lettore scafato. “Ogni volta le carezze aumentavano e le sue grandi mani raggiungevano i miei piccoli seni – si legge nei primi capitoli – Un pomeriggio, dopo le prime carezze, mi ha detto che voleva vedermi tutta perché ero bella. Ha iniziato a spogliarmi, un minuto dopo ero completamente nuda, mentre il Lupo mi divorava con gli occhi e non smetteva di accarezzarmi e di baciarmi ovunque. Aveva ottenuto quello che voleva, mentre io ero inerme”.

    Un racconto feroce che la vittima ha trovato la forza di tirar fuori l’anno scorso, a 15 anni di distanza dai fatti, dopo aver ascoltato in Duomo a Milano, l’invito a denunciare gli abusi fatto dal vescovo di Boston O’Malley, chiamato a Milano dall’arcivescovo Angelo Scola perché raccontasse la sua battaglia contro i preti pedofili.

    Come tutte le ragazze abusate da adulti, si sentiva “sporca”, incapace di opporsi al “don” dell’oratorio, il suo confessore: “Era la mia guida spirituale. Dovevo fidarmi. Mi aveva chiesto di più, avevo concesso di più. Di fronte a ogni sua richiesta non sapevo dire di no. Subito dopo, mi pentivo. Il Lupo no. Mi trovavo bloccata da quella confusione mortale. Percepivo che qualcosa di me era come morto, perché riusciva a fare di me e con me tutto quello che voleva”. Dopo anni, finalmente, il prete maniaco si allontana. Ma rimane un dolore sordo nella testa della ragazza, la fatica di vivere, la paura di ogni uomo, l’orrore per il proprio corpo. La decisione di prendere i voti, spiegata in mezzo a pagine che documentano il tormento psicologico, la difficoltà di trovare qualcuno disposto ad ascoltarla e a crederle.

    “Ora si trattava di pronunciare, una volta per tutte, il nome del mio carnefice, rivelare la sua identità. Non lo avevo mai detto, illudendomi così di proteggere me stessa, invece proteggevo lui. Non lo pronunciavo perché mi vergognavo di me stessa”, spiega la suora che, da adulta, ha avuto modo di incontrare ancora altre volte il suo persecutore. “Mi ha detto: ‘Io non ho mai dimenticato. Spero che tu mi abbia perdonato’. Ho risposto d’impulso:

    “Certo, tanti anni fa”. E lui: ‘Questo per me è un grande sollievo’”.

    I ragionamenti nel libro si accavallano, ma le conclusioni sono chiare: “Ho scoperto che il perdono non c’era mai stato, perché c’era la consapevolezza che non eravamo stati due amanti, bensì vittima e carnefice. E la nostra relazione era un abuso e una violenza. Com’era possibile allora perdonare? Non l’ho fatto allora, e neppure oggi”.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/03/20/news/_abusata_dal_prete_l_accusa_di_una_suora_di_milano_con_l_ok_del_vaticano-135913749/?refresh_ce

  • TI HANNO STUPRATA? TI ASSOLVO DEI LORO PECCATI.

    TI HANNO STUPRATA? TI ASSOLVO DEI LORO PECCATI.

    Una storia per stomaci forti, da torcere le budella quella raccontata da Graziella Proto nel suo mensile “Le Siciliane”. Ringraziamo fervidamente, Graziella, per il privilegio accordatoci, per la pubblicazione su Laspiapress, raccomandando ai nostri lettori di tenere duro se vogliano arrivare fino alle conclusioni. ID

    CARO FRANCESCO, QUANTA STRADA ANCORA DA PERCORRERE!

    Estratto editoriale delle “Siciliane”

    Apriamo questo numero con una storia forte. La storia di uno stupro di gruppo ai danni di una ragazzina di tredici anni. Una storia turpe, violenta, brutale. All’interno di una piccola collettività ove tutto ruota attorno alla chiesa guidata a quell’epoca da don Antonio Scordo.Mentre chiudiamo questo numero ci giunge notizia che don Antonio Scordo,ex parroco di San Martino di Taurianova, è stato condannatoin secondo grado. La Corte d’Appello di Reggio Calabria infatti ha confermato la condanna in primo grado ad un anno di reclusione per falsa testimonianza a carico del parroco e suor Mimma Rizzo. A questi due soggetti la ragazzina di tredici anni aveva chiesto aiuto dopo aver subito violenze dal branco.

    Innanzi ad una richiesta di questo tipo sono sicura che chiunque si sarebbe prodigato, questo parroco si è rifiutato. Non solo, anni dopo al processo contro gli stupratori – suoi parrocchiani – testimonierà contro la ragazza.

    Don Abbondio insegna, certamente,ed è indiscutibile che alcuni ceffi coinvolti avessero a che fare con la ’ndrangheta,ma il nostro don Abbondio di fatto ha consegnato per tre lunghissimi anniquella ragazzina al branco di bufali imbestialiti. Ricevendone anche promozioni dal vescovo Melito, che lo ha nominato – elogiandolo – delegato per i rapporti con le organizzazioni laicali e parroco dell’importante Duomo di Gioia Tauro.

    Caro Francesco quanta strada ancora da percorrere nella tua chiesa!

    di Graziellla Proto 

    “Il 6 febbraio scorso la Cassazione ha confermato le condanne per gli stupratori di Anna Maria. Vecchi e nuovi. Adulti e minorenni. Una storia turpe, di sregolatezze, abuso e violenze su una ragazzina che aveva tredici anni e tanti sogni da inventare e realizzare. Dal marzo 1999 per ben tre anni, il branco, ha continuato a violentarla. Certo la paura, la sudditanza psicologica, l’assoggettamento con la pistola o col coltello… la minaccia che le avrebbero sparato o l’avrebbero bruciata viva. Dopo tre anni la richiesta degli aguzzini di portare agli incontri anche la sorella minore. Anna Maria non ci sta e denuncia i suoi stupratori, tra cui alcuni malavitosi. Tutto il paese – connivente – le si ritorce contro. Minacce e insulti per lei e la sua famiglia. Ma lei non si ferma. Una grande avvocata, tante associazioni a sostenerla e il 6 febbraio 2016 la Cassazione ha confermato le ultime condanne. “Adesso dovranno credermi tutti”, ha dichiarato Anna Maria, che dal 15 luglio 2010 vive sotto protezione in località segreta.

    Anna Maria nel 1999 aveva appena tredici anni.

    Tredici, semplici, ingenui, anni.

    Frequenta la terza media con buoni risultati, va regolarmente in chiesa e fa parte del coro. Gioca come qualsiasi altra ragazzina della sua età. Come qualsiasi altra adolescente coetanea aspetta di diventare una signorina. Crea i suoi primi sogni.

    È piccolina, rotondetta, ha bella carnagione e le lentiggini. Gli occhi scuri e vivaci. Capelli setosi. Li cura parecchio, uno dei suoi sogni sarebbe diventare parrucchiera. Il suo mondo è tutto lì in quel paese che l’ha vista nascere, dove sta crescendo. San Martino di Taurianova. Un puntino sulla punta dello stivale a circa 60 km da Reggio Calabria. Poche strade, parecchie manco asfaltate, case basse e poco rifinite. La chiesa, la piazza, la bottega degli alimentari. Un bel profumo di mandarini. Duemila abitanti. Si conoscono quasi tutti.

    L’11 marzo è il giorno del suo compleanno, quel giorno si fidanza con Domenico Cucinotta. Almeno lei è convinta di essersi fidanzata. Cucinotta ha circa vent’anni, sembra un bravo ragazzo, lavora alla fornace, le fa tanti complimenti, le dice “sei una bambolina”. Le attenzioni del ragazzo le fanno piacere, la fanno sentire importante. Al solo pensiero di un bacio un brivido le percorre tutta la schiena. Si incontrano quasi ogni giorno, si siedono sui gradoni della chiesa e parlano. Veramente parla lui, lei lo ascolta incantata.

    Dell’incontro con Cucinotta – a distanza di anni – Anna Maria ricorda tutto: le parole, il suono della voce, il tono accarezzante, gli occhi dietro gli occhiali scuri… il brivido lungo la schiena e le farfalle allo stomaco.

    Dopo qualche settimana il suo fidanzato la invita a fare un giro in macchina. La ragazza non ha motivo di non fidarsi, di rifiutare… Domenico Cucinotta è sempre così gentile, premuroso. Su lui ha investito in sogni, quelli di tutte le ragazzine che si affacciano all’adolescenza. Le bambine non ancora donne.

    Entra in macchina, vanno verso la campagna, ma quando la macchina si ferma scopre con stupore che lì ad aspettarli c’è qualcun altro. C’è anche Domenico Cutrupi. La guardavano, ridevano. Si abbassarono i pantaloni. La ragazzina era confusa. Non capiva “perché, il suo fidanzato che diceva di volerle bene le facesse questo”. I due uomini consumarono un rapporto orale. Ai tentativi di ribellione della ragazza il Cucinotta la schiaffeggiò minacciando di farle del male se non avesse ceduto ed inoltre di ammazzare lei e far del male alla sua famiglia se ne avesse parlato con qualcuno. Era il suo fidanzatino.

    Dopo qualche settimana, in chiesa stanno preparando i canti di Pasqua. Anna Maria è molto concentrata su questo avvenimento, inoltre avrà un momento tutto suo, canterà un pezzo da sola.

    La sera della vigilia di Pasqua – il 3 aprile del 1999 – esce da casa per andare in chiesa per le prove. Lì ad aspettarla trova Cucinotta nascosto dal buio della navata. Il ragazzo con la faccia pentita, le chiede scusa, le chiede di uscire con lui… fuori ha la macchina.  Lei tentenna, lui insiste.

    COSÌ DIVENTI GRANDE

    Tutte le donne – almeno una volta nella vita – hanno sperimentato come e quanto siano convincenti gli uomini quando insistono e lei non era ancora nemmeno una donna. Solamente una ra-ga-zzi-na. Tredicenne, ingenua, credulona…  Si fidò. Salì in macchina con lui. Il suo fidanzato. Non pensò al padre che si sarebbe arrabbiato se lo avesse scoperto. Non ricordò più le prove del coro, l’Ave Maria…

    Si pentì amaramente subito dopo. Il presunto innamorato in macchina cambiò tono ed espressione. Divenne aggressivo e lanciò la macchina a tutta velocità. Lei si spaventò, implorò, scoppiò a piangere. Supplicò di lasciarla andare ma già erano arrivati alla casa dal cancello verde. Ad attenderli gli amici. Due già conosciuti, Domenico Cutrupi e Domenico Iannello; quest’ultimo vedendo che lei non voleva scendere dalla macchina e che piangeva la prende per i capelli e la tira giù; suo fratello Michele e Cutrupi la tirano dentro e la buttano sopra il tavolo. Domenico Iannello la tiene per le braccia, suo fratello Michele per le gambe, il suo innamorato Cucinotta le tappa la bocca… forse per il troppo amore…

    L’avevano stuprata a turno. Incitandosi l’uno con l’altro. Urlando “zitta che ti piacerà”. Incazzandosi perché la ragazzina piangeva. “Così diventi grande”, le disse qualcuno.

    “Sentivo solo i dolori”, racconterà anni dopo. Il mondo si era fermato. Il suo cuore si era bloccato. Nessuno si accorgerà di nulla. Nessuno leggerà il suo sgomento. Nessuno udrà il suo dolore. Nessuno saprà. Solo lei sa che l’hanno minacciata. Mentre la stupravano, mentre lei cercava di mordere e urlare qualcuno le disse “Se racconti qualcosa a tuo padre uccidiamo te e lui e tutta la tua famiglia”.

    La sua famiglia… La madre Aurora fa i servizi, esce la mattina e ritorna la sera. Quando arriva a casa è troppo stanca per osservare, vedere, capire. Rendersi conto. Il padre è impegnato a sbarcare il lunario. Oggi carrozziere domani tuttofare.

    Adesso sarà lei che dovrà proteggerli. Ma ha solo 13 anni!

    Verrà detto negli atti: “Delicatissimi anni della prima adolescenza in cui più facile è piegare e indirizzare l’anima della persona … senza riferimenti familiari o sociali che potessero aiutarla a resistere alle pressioni e alla volontà di soggetti tanto più grandi di lei e che si ponevano come suo unico riferimento coartandola con violenze o minacce o blandendola con l’inganno”.

    Nella Pasqua del 1999, fra il pranzo della domenica, la pasquetta, la vergogna che la divorava, il terrore di ciò che potrebbe accadere, decide di rivolgersi al prete don Antonio Sconzo. Lo conosce da sempre. È là per aiutare i suoi parrocchiani. Anna si violenta ulteriormente e gli racconta tutto l’accaduto. Non vuole la confessione, vuole che lui la ascolti, la consigli, la aiuti. Forse se lui parlasse con quel branco di bestie, forse… forse… Mentre la febbre la divora, gli dice cosa le accaduto, chi è stato, fa nomi e cognomi… a San Martino si conoscono tutti o quasi tutti. Abitano tutti sulla stessa strada in via Garibaldi o al massimo nella stradina successiva. Loro e le loro famiglie sono lì.

    DON SCORDO E SUOR MIMMA

    “Ti assolvo dei tuoi peccati – le dice il parroco – ma io non ho colpa”, insiste Anna. Ripete, chiede spiegazione, nulla. “Non puoi fare uno scandalo, nemmeno tu sai cosa è successo … Ti Assolvo.

    Questo prete si chiama don Scordo e sarebbe veramente opportuno che nessuno lo scordasse.

    Tuttavia bisogna dire che don Scordo qualcosa l’ha fatta: affidò la ragazzina a suor Cosima Rizzo, per tutti suor Mimma, che dopo averle fatto il test di gravidanza tentò di metterla in una casa d’accoglienza dove venne rifiutata, perché lì, c’erano ragazze senza macchia, mentre lei…                                                                                      

    Don Scordo è stato condannato a un anno di reclusione per falsa testimonianza. In tribunale dopo il giuramento racconterà che la ragazza sotto confessione gli ha detto non di avere subito violenza ma che ha parlato di un “fastidio arrecato” di natura sessuale… d’altronde lei è sempre stata una ragazza facile e provocante… ai ragazzi gli soffiava dietro l’orecchio. Anche la suora avvalorerà questa tesi aggiungendo che era una ragazza esibizionista.

    Esibizionista! Aveva compiuto 13 anni qualche settimana prima!

    Una condanna sospesa, cosa che non ha impedito al Vescovo Milito promozioni ed elogi per don Scordo. Fatto molto contestato a suo tempo dall’associazione AutonoMia con una lettera sottoscritta da una miriade di altre associazioni. È di queste ore la notizia che a don Scordo è stata riconfermata la condanna.

    Col suo grave silenzio e il suo ti assolvo dai peccati (loro), Don Scordo “ributtò” Anna Maria tra le grinfie dei suoi aguzzini, permettendo così che abusassero di lei per altri tre anni, fino alla sua denuncia. E dato che in paese tutti si conoscevano anche il prete – probabilmente – conosceva quei bravi ragazzi. Probabilmente frequentavano anche la chiesa.

    Dopo quel giorno, ripetutamente la prelevano con la macchina, la nascondono sotto i sedili o la coprono con i giubbotti per non farla vedere. Dove la portano? L’appartamento di una delle bestie o una stalla o un casolare. La danno in prestito o per ricambiare un favore. Una comitiva che aumentava sempre più. Persone conosciute o meno. “Anche tu qui?”, chiede Annamaria una volta ad uno di loro. “Tutti sì e io no?”, le rispose il tizio. Era Serafino Trinci, il papà di uno dei suoi compagni di scuola. Amico dei suoi genitori. Ma anche amici degli amici. La prendono e la lasciano, se la riprendono, a volte singolarmente altre tutti presenti, si incitano gli uni con gli altri. A volte ne approfittano per masturbarsi. Un inferno. In totale solitudine.

    Una volta Domenico Iannello – in sostanza il capo, quello che decideva tutto, gli incontri, con chi, dove, perché – organizza un incontro con Giuseppe Chirico, Fabio Piccolo, Domenico Cutrupi. Lei piange, urla e si dimena. Iannello Domenico, prende la sua cinta dei pantaloni e gliela stringe ai fianchi, più lei piange più lui stringe. Con dello spago le lega le mani. Quando si calmò la slegò. Tutti abusarono di quel corpo. Prima Iannello, poi Cutrupi, poi Chirico… buttale dell’acqua addosso, gli dicevano, lavala… pizzicotti, schiaffi… L’orrore continuò, finché Domenico Iannello prese un coltello e sempre innanzi a tutti le disse “tu sai cosa ti voglio dire”, e Anna Maria promise di non dire nulla a nessuno.

    LE BESTIE E LA COMUNITÀ CONNIVENTE

    Lei fin dall’inizio ha avuto solo paura. Paura di più violenza, paura del giudizio del paese se lo avesse scoperto. Si isola da tutto e da tutti. Alla fine, per assurdo ha solo loro, i suoi carnefici. Una situazione kafkiana!

    Gli psicologi scriveranno “accertata sudditanza psicologica nei confronti degli aguzzini”.

    Una forma di schiavitù insomma. Un asservimento che le faceva sopportare violenze di gruppo, calci, pugni, pizzicotti e a volte anche morsi. Una volta Michele Iannello le scagliò contro un pezzo di bastone e le ruppe il dito del piede. Per non parlare di quando la legavano, per vincerne la resistenza. O di quando le davano pugni al ventre perché temevano che fosse incita.

    Bestie. Bestie. Bestie.

    Nel 2002, Anna Maria ha sedici anni. Finalmente la denuncia. Perché? La richiesta – si legge negli atti – da parte degli aguzzini di portare agli incontri anche la sorella che adesso aveva tredici anni.  Inoltre, farà mettere agli atti, non sopportava più di andare con loro e fare le porcherie che le chiedevano di fare ormai troppo gravi e umilianti.

    Denuncia due volte, innanzitutto i primi quattro, Domenico Iannello, il capo, Michele Iannello, il fratello minore, che nonostante tutto sembrava il più gentile e qualche volta mentendo spudoratamente le aveva detto che l’avrebbe sposata, Domenico Crupi il più aggressivo, l’ex fidanzato Cucinotta che l’aveva iniziata, Serafino Trinci e Vincenzo La Torre. Domenico Iannello in particolare era quello che teneva il gioco, che organizzava, decideva, dava in prestito, la scambiava in cambio di favori. Ma il branco, a parte qualche variazione, era compatto. Da quel gruppo era urgente togliere la spina. Poi gli altri, quelli di cui aveva più paura. Quelli dai quali temeva le ritorsioni. Soggetti pericolosi per caratteristiche personali o perché più o meno legati  alla ’ndrangheta. Maurizio Hanaman, congiunto di un pericoloso latitante, Cianci, appartenente a famiglia mafiosa.

    Quella volta Maurizio Hanaman e Antonino Cianci la nascosero nella macchina ma restarono nelle vicinanze, a pochi metri. Andarono a casa di Maurizio Hanaman che in quel momento era vuota. Quando la lasciarono Maurizio Hanaman le disse di stare attenta a quello che faceva. Cianci successivamente si porterà anche dei cugini minorenni ma non per questo meno violenti dei grandi.

    Fin dall’inizio delle denuncie Anna Maria ha credibilità, tesi avvalorata dal CTU che scrive “memoria adeguata, dovizia di particolari nel narrato, povertà intellettuale tale da rendere poco verosimile una menzogna strutturata”.

    Una narrazione di assoluta attendibilità per i toni, per lo squallore che ne trapela, per l’assenza di coloriture. Fatti e circostanze tali da sembrare inverosimili. Una ragazzina senza particolari doti culturali o di immaginazione non li può inventare.

    Inutile dire che le difese degli accusati le hanno tentate tutte. Un esempio, Domenico Cutrupi, che dalla ragazza viene indicato come uno dei più violenti, sostiene che lui sarebbe incapace di relazioni sessuali, a prova di ciò presenta un certificato medico dal quale si desume che la moglie è ancora vergine (!).

    I giudici tengono a sottolineare che anche se Anna Maria fosse stata veramente vivace, con atteggiamento disinvolto sin da ragazzina e tale da poter indurre dei soggetti a ritenere la sua disponibilità (che può esservi stata in talune circostanze e con talune persone …), ciò non legittima certo che la stessa possa essere utilizzata come giochetto sessuale di gruppo. È reato.

    Tutti condannati.

    Tutto confermato dalla Cassazione.

    “Adesso dovranno credermi tutti”.

    Un grazie: all’avvocata Rosalba Sciarrone grande combattente; alle associazioni AutonoMia e Rita Atria che sono state vicine alla ragazza.