Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • CHIESA, PEDOFILIA E CENSURA/ Absit iniuria verbis, sit venia verbo

    CHIESA, PEDOFILIA E CENSURA/ Absit iniuria verbis, sit venia verbo

    Di Francesca Lagatta

    “Non ci sia offesa nelle parole, mi sia scusato il dire”. Suona più o meno così la traduzione del titolo, volutamente in latino, volutamente provocatorio, per protestare contro una forma di censura che giustifica a pieno il 73° posto a cui è scivolata l’Italia nella classifica della libertà di stampa. Dietro a Paesi come il Burkina Faso e Niger, tanto per fare un esempio. E infatti in Italia si dice quel che si può, perché quel che non si deve si trova sempre il modo di non dirlo.

    Il sito dell’associazione Rete L’ABUSO ONLUS, associazione nazionale contro la pedofilia clericale, nei giorni scorsi è stato raggiunto da un ultimatum inviato dai gestori del server 1and1: “O togliete quegli articoli – recitava la mail – o vi oscuriamo tra 48 ore”.

    Gli articoli si riferiscono a quelli riguardanti Francesco Rutigliano, giovane prete incardinato presso la diocesi di Locri ma attualmente viceparroco in una chiesa di Civitavecchia. E’ stato il suo legale a farne richiesta escogitando la più astuta delle mosse, evitando di sporgere regolare querela per diffamazione nei confronti dei firmatari degli articoli, consci, entrambi, che finire in tribunale sarebbe la scelta meno opportuna.

    Francesco Rutigliano per la legge italiana non è un pedofilo e forse non lo sarà mai. Anzi, è totalmente incensurato: sulla sua testa non pende alcuna condanna. Paradossalmente, invece, il suo nome è contenuto, secondo quanto si legge sul sito del Presidente Francesco Zanardi, in un documento dell’ex Sant’Uffizio. La Congregazione della Dottrina della Fede avrebbe dunque sospeso il prete dal servizio per 4 anni. Per abusi su minori.

    Non bisogna andare molto indietro nel tempo, in questi giorni i casi dei giornalisti Gialuigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi parlano chiaro. I due cronisti denunciano ogni schifezza avvenuta entro le mura del Vaticano, ma la magistratura italiana non può intervenire cercando di capire se i misfatti elencati tra le pagine del libro siano veri oppure no, essendo il Vaticano uno Stato a sé, però il Vaticano può mettere sotto inchiesta i giornalisti italiani per aver diffuso documenti riservati, accusandoli di reati contro la patria. Libera Chiesa in libero Stato, ma nessuno Stato è libero laddove c’è la Chiesa.

    E così succede per la pedofilia. Un prete non può essere accusato di pedofilia se la vittima non sporge denuncia alla magistratura entro 20 anni, anche se lo “condanna” in Tribunale Ecclesiastico. Così don Rutigliano chiede a Google il diritto all’oblio, scrive al Garante della Privacy ed esercita pressione sulla società del server per la rimozione dei contenuti che lo dipingono come un pedofilo. Ma non ci querela. Perché, oltretutto, il reato al quale si riferisce la sospensione della Curia non è ancora scaduto nei termini della prescrizione. E c’è il rischio che potrebbe aprirsi un nuovo processo. Rutigliano lo sa, aggira l’ostacolo e tenta la carta dell’intimidazione. Ma funziona solo con loro, non con noi, che gli articoli li abbiamo tolti solo per trasferirli su un server canadese, nell’America del Nord, dove generalmente viene punito chi i reati li commette e non chi li denuncia. E di sicuro non ci costringerà ad emigrare altrove.

    E mentre lui continua indisturbato a dire messa, protetto dall’indifferenza delle istituzioni e dalla cecità mentale dei timorati di Dio, noi continuiamo la nostra battaglia nella speranza che prima o poi qualcuno in Italia si svegli, e, prima ancora del leone e la gazzella, corra a presentare una qualche legge che tuteli la verità e la libertà di stampa.

    Francesca Lagatta, addetta stampa Rete L’ABUSO ONLUS

    http://www.francescalagatta.it/chiesa-pedofilia-e-censura-absit-iniuria-verbis-sit-venia-verbo/

  • Diritto di replica II° (tratto da NININ Liguria)

    Diritto di replica II° (tratto da NININ Liguria)

    Spettabile Redazione Ninin Nuova Informazione Indipendente e Suo Diretto Responsabile Email: HYPERLINK “mailto:ninin.liguria@gmail.com” ninin.liguria@gmail.com

    Dando seguito  a denuncia  on- line alla Polizia Postale e mi riservo un esposto alla  Procura della Repubblica,  ai sensi dell’art. 8 della legge sulla stampa  faccio presente gravi violazioni rispetto ai contenuti riprodotti  nell’articolo criminis che mi riguarda.   I cui racconti più che rispecchiare i canoni di una cronaca corretta evidenziano, purtroppo,  l’esigenza narrativa da  horror – tragicus,  in  propagazione di False notizie ai fini del dolo –  art. 495 c.p.   Un sano e serio giornalismo presuppone per deontologia ed etica professionale il dovere di raccontare,  scrupolosamente,  i fatti della cronaca nel rispetto della legge che la regolamenta.   A discapito  dell’uso spietato e barbaro del mezzo di comunicazione che si  presta alla gentile  cortesia del richiedente, sino alla violazione penale dell’ art.594  cp  per la diffamazione e  dell’art. 661  – abuso della credulità popolare.

    Premesso che da mesi  ZANARDI  ( soggetto a me sconosciuto  e quindi  per me “Signor nessuno”) esercita a mio carico –  nella modalità del  “fumus – persecutionis”  –  in modo ossessivo la diffusione presso varie  redazioni  di notizie lesive in  sciacallaggio mediatico.  Inventandosi anche minacce ed  intimidazioni, a suo dire  da me perpetrate nei sui confronti ( e come tali mai dimostrate con prove concrete )  nel vano tentativo – si presume –  di speculare le prime pagine dei giornali,  guadagnandosi la gloria della  notorietà. Una  trovata deprecabile e  di geniale   “comicità deprimente”  ….   Prova evidente di come si riesca con estremo dilettantismo  a confezionare  in  produzione mal riuscita,   patetici e finti  eroi  che si rivelano, di fatto,   buffi da trattenimento!   Fermo restando che il diritto di contestazione o di replica, esercitato della parte lesa,  rispetto a questioni che lo interpellino direttamente,  più che una violenza privata o  minaccia, va palesato al Signor nessuno –  costituisce un sacrosanto diritto. E’  tutela di un cittadino anche l’intervento delle autorità di competenza  come verificatosi nel suo caso.  Inoltre,  il diritto di replica a contenuti volgari e infamanti…, va spiegato al Signor nessuno, più che violenza privata  risulta  nel nostro Paese che è civile e democratico un diritto sancito dall’art.8 della legge sulla stampa.  E  chi propaga  insulti, infamie e diffamazioni, oltre  che ad essere perseguito per i medesimi reati,   è anche soggetto all’oscuramento del sito  va  sempre  spiegato al Signor nessuno. Perché vige non la formula liberticida, come lamenta il Signor nessuno,  piuttosto vige il diritto di civiltà,  del rispetto sociale verso  le persone  e nei confronti di ogni cittadino,  garantito dalla stessa costituzione.   Nulla a che vedere con la giungla  primitiva e selvaggia o status mafioso,  in cui la prepotenza e l’arroganza di uccidere liberamente,  senza risponderne a nessuno,  resta una pretesa impunita e di regime malato e di grave pericolo e minaccia sociale!

    a)  A proposito dell’indicata   “condanna”…  inflitta a mio carico dal Vaticano  da  Congregazione Dottrina della Fede  e riportato in articolo,  per scarsa conoscenza del diritto canonico emersa dal predetto contenuto  indicato in articolo,  si precisa che la   Congregazione  non infligge condanne,  perché  non ne ha competenza canonica per farlo – non è più l’inquisizione – emette solo sanzioni!  E’ competenza di emendare condanne solo al Tribunale Apostolico quale  massimo organo giuridico del Vaticano che tratta la materia di grave rilevanza penale. Per mia grazia non conosco,  in termini di procedimento giudiziario penale,  predetto Tribunale Apostolico.  Ulteriore conferma che   a mio carico non sussiste alcuna  condanne  di specie. L’unica  condanne  che si  riscontra,  in questa trattazione,  è la povertà umana della divulgazione di  simili idiozie!  Una elementare lettura,  da profani del diritto,  permetterebbe di cogliere a riscontro che   nel citato DECRETO   non  viene indicata “la vittima”…  ( cosa che  presuppone  la condanna definitiva )  bensì   “presunta- vittima” …   La vittima non è tale  nell’ordinamento del diritto UNIVERSALE sino al terzo grado di giudizio e prima del quale  è riconosciuta la presunzione di innocenza a qualsiasi accusato!  Tutti siamo potenzialmente accusabili ma non tutti  gli accusati sono condannati in maniera definitiva!  Sino a quanto si parla nel merito  di  “presunta vittima”- e non di “vittima” … e acclarato che  non esistono condanne che indicano la certezza di colpevolezza emersa da procedimento giudiziario ….!

    b)  Il succitato DECRETO  non stabilisce  una sentenza definitiva ma indica  la natura  delle accuse poste e come tali acquisite  che presuppongono le medesime  sanzioni,  qualora non vengono confutati con prove certe i singoli capi d’accusa!   Come si coglie a lettura del predetto DECRETO nell’ultima pag. n. 4 –  è presente la possibilità giuridica della  contestabilità  per ricorso e si cita:  ” Ai sensi dell’art. 27  del m.p. Sacramentorum sancitatis tutela, potrà interporre ricorso avverso a  questa decisione alla sessione ordinaria”… ecc.    Perché viene omesso in pieno banditismo mediatico, volutamente censura,  nell’articolo criminis  questo aspetto che racconta la verità di svolta dell’intera vicenda?  Ci si limita  allo  sbandieramento,  in pieno reato diffamatorio e  della violazione posta nella diffusione di una  “simulazione di reato” – art. 367 cp    per  condanne  definitive!  Cosa accade di seguito a quel ricorso presentato dall’Ordinario/ o Vescovo  di Locri?

    Non vi è traccia nell’articolo ma volutamente tutto è fermo nei contenuti,  tragicamente  al  giugno  2011!  Questa è informazione?  A mio  modesto avviso  e presumo è piuttosto un  “metodo tipicamente mafioso” con cui  si intende uccidere la dignità,  la reputazione di persone incensurate  e fatte passare all’opinione pubblica  per volontà di una mente criminale,  come condannato di reati disdicevoli!    Piaccia o non al  Signor nessuno  …,    agli atti c’è un ricorso  che scioglie quel decreto il cui esito è sancito rif. di Prot. N. 234 / lì, 09/07/2013  – licenziato dalla stessa Congregazione della Dottrina della Fede! Spiacente  per il “Signor Nessuno”  ma  questa volta gli è andata male e per il suo copione ossessivo  si cerchi un altro  polletto da spellare!   Oltretutto non si è mai capito perché il 29 luglio 2015 Rete l’Abuso del Signor Nessuno,   ritira sul conto di Don Francesco la spazzatura mediatica, inviando una e-mail personale di contristata disponibilità di aiuto nella rimozione di ogni cosa.  Nel settembre 2015  riposta il tutto…  Così come non si comprende il motivo di aver diffuso per due mesi e poi ritirato, sempre da Rete l’Absuo e si cita: “ Don Francesco RUTIGLIANO denunciato da Bivongi” – a consolidare lo scoop e l’avvallo infamante del prete denunciato anche dal Comune per i gravi reati di abuso perpetrati sul territorio!  Smentita posta dallo stesso Ente citando volgarmente in pieno reato di diffamazione con una nota – COMUNE DI BIVONGI   Prot. N.  3946 / lì 05-10-2015.   Cosa nasconde questa metodica  criminis!  Si presume  – racket  o  fumus  persecutionis?  Diffamazione di chi pubblica contenuti che non conosce per poi ricredersi e poi ancora ripostarli? Isterismo mediatico che al momento  assume i risvolti di violento banditismo mediatico …!    Il sottoscritto non è stato mai sottoposto a sanzioni di durata di 4 anni ma non per aver omesso la restrizione in modo illecito  bensì,  quel DECRETO, piaccia o no al Sig. Nessuno, di fatto non esiste! E’  sciolto perché  le  accuse vengono dimostrate mere calunnie!

    c)  In Congregazione fu una donna di 45 anni  e  non un  minore a formulare le accuse.  La stessa donna che indirizza allo stesso sacerdote in questione  una ignobile raccomandazione di assunzione nelle scuole,  avente un misero diploma da magistrale con  37 di voto. Richiesta mai accolta e prontamente ricusata e, in tal senso,  ci sono prove che ne attestano il tentativo dell’illecito indicato.  La storiellina dell’abuso viene confermata da un ragazzo  di Riace e di anni 25,  di un paese che non  corrisponde  alla Comunità di Bivongi.   Al quale  è dato l’onere di sostiene  la stessa tesi accusatoria da confermare in Congregazione  e posta dalla succitata Sig.ra.   La quale  di questo ragazzo non risulta ne suo genitore e nemmeno sua parente. Misteriosamente è la stessa donna che falsifica un avvallo bancario al giovane,  la cui operazione risulta illegale,  il cui conto indicato nel documento falsificato presupponeva  che il sacerdote in questione  dovesse,  nel piano  estorsivo,   ottemperare il pagamento economico…!   E’ la stessa donna che ospita nella propria casa il  giovane. E’ una pura casualità… ovviamente!  Documento dell’avvallo bancario è  presente agli atti a deposizione processuale.  E’ un  caso  che a Bivongi si è tentati,  disperatamente e senza riuscita,  di manipolare ragazzi della mia comunità parrocchiale  come si riscontra in atti da fonti testimoniale e depositati agli atti,  a  porre illazioni calunniose  a carico del sottoscritto e giovane parroco della locride?  Operazione non riuscita,  allo stato  non esiste  un bambino o giovane che abbia e possa lamentare a Bivongi  di abusi  perpetrati  del proprio parroco!   Questa è storia e,  come tale è dimostrabile in atti processuali,  il resto è solo volgare spazzatura diffamatoria che  costituisce  grave reato penale.  Il cui intendo divulgativo GRAVEMENTE lesivo  è da chiare in Tribunale!   Visto che a mio carico non  vi è traccia di denunce o condanne penali, risulto incensurato, non sussiste  nemmeno una  condanne canonica… non capisco come possa “un incensurato” costituire  notizia di interesse mediatico di un sito della Liguria rispetto a persone fisiche,   fatti e accadimenti riconducibili nella Locride …  Non capisco, inoltre, come un episodio risalente  a molti anni fa e chiarito anche dalla stampa locale come possa costituire nel 2015  un elemento di diritto di cronaca  per la stessa notizia,  già sciolinata e consumata in tempi antecedenti alla riproposizione in post.  Mi consta ai sensi di  legge che una operazione di questo genere dovrebbe risultare priva d’interesse pubblico – come recita la normativa che regolamenta la stampa e il diritto di cronaca.  Notizia manipolata  è già un reato in violazione all’art. 2 n. 69 oltretutto se la stessa notizia viene  riproposta a distanza di anni,    in assenza di sussistenza di  nuovi elementi  non costituisce  una fonte di notizia d’interesse pubblico e non  risponde più al diritto di cronaca o d’informazione pubblica,  nel vero,  costituisce una piena violazione di reato in termini di violazione e nel dolo,  in atti persecutori art. 612 cp.,   lesive alla reputazione personale e pubblica nel ruolo esercitato di ministro del culto!  Aspetto di ulteriore materia penale che verrà chiarito in Tribunale,  qualora si dovesse ancora riscontrare  l’oggetto criminis  propagato in web:   HYPERLINK “http://www.ninin.liguria.it/…/don-francesco-rutigliano-colpevole-di-abusi-sess” www.ninin.liguria.it/…/don-francesco-rutigliano-colpevole-di-abusi-sess…

    Vi prego a non scherzare con la vita e la dignità delle persone,  lo imploro come atto di coscienza individuale!  Auspico che la dignità  e il rispetto civile  non ceda il passo alla carneficina ma trionfi la professionalità deontologica di un  sano giornalismo,  armonizzato dal  rispetto,  delle leggi che regolamentano la disciplina della stampa e del buon senso dalla ragionevolezza umana. Un grande giornalista sa cosa e come scrivere…,  a differenza di chi scrive  nel vano tentativo di giocare  a scimmiottare ciò che non è…!

    Distinti saluti                                                                            Don Francesco RUTIGLIANO

  • Don Francesco Rutigliano Colpevole Di Abusi Sessuali Su Minori Esige Il Silenzio. Invece… (Contiene decreto canonico)

    Don Francesco Rutigliano Colpevole Di Abusi Sessuali Su Minori Esige Il Silenzio. Invece… (Contiene decreto canonico)

    L’accertamento dei fatti, nel suo caso, è stato direttamente perseguito dalla “Congregazione per la Dottrina della Fede”, ovvero dalla preposta struttura del Vaticano. Uno dei rari casi a cui si è abituati ed una circostanza che, nel caso specifico, stronca alla radice il teorema che vorrebbe presentare i preti pedofili come povere vittime dei nemici della Chiesa. Eppure il Don Francesco RUTIGLIANO (in foto con il sindaco di Bivongi Felice Valenti e l’Ambasciatore di Spagna nella Santa Sede) persevera nel tentativo di negare, chiedendo in ogni dove il silenzio omertoso a propria tutela. Proprio per questo come Casa della Legalità oltre che raccontare dei recenti tentativi di far oscurare i fatti promossi dal Rutigliano, procediamo con la pubblicazione del Provvedimento integrale della “Congregazione per la Dottrina della Fede” con cui è stato ritenuto “COLPEVOLE” degli abusi su minore tra il 2006 ed il 2008…
    Partiamo proprio dal documento ufficiale che la “Rete l’abuso” – sezione tematica della Casa della Legalità – Onlus – ha reperito, nell’ambito delle verifiche promosse sul sacerdote in questione.

    Nel provvedimento in cui si è riconosciuta la responsabilità di Don Francesco Rutigliano si legge:

    «Il Rev.Francesco RUTIGLIANO, del Clero della Diocesi di Locri-Gerace, … ordinato il 30 settembre 2006, il 12 giugno 2009 venne accusato davanti a questo Tribunale per abuso su minori avvenuto a danno del Sig. [omissis] nel periodo fra il 2006 e il 2008. Le accuse (…) riguardavano ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni… Gli abusi avrebbero avuto inizio già intorno al 2004, prima dell’ordinazione diaconale dell’accusato».

    «Nell’esame degli atti – va rilevato innanzitutto che – anche senza considerare le testimonianze de relato raccolte in fase preprocessuale – il denunciante (riudito in sede processuale a distanza di un anno dalla denuncia) è coerente e concorde nel descrivere in modo preciso i comportamenti del Rev. Rutigliano nei propri confronti, ribadendo particolari anche minuti. Molti singoli elementi della sua testimonianza (p. es. la presenza delle due anziane sorelle bovalinesi alla gita di Assisi o la descrizione degli ambienti in cui sarebbero avvenuti i delitti) sono stati riscontrati mediante indagini del Tribunale o non hanno potuto ricevere smentita da parte dell’accusato, che, anzi, spesso ha confermato la veridicità dell’accusatore… Prescindendo ancora dai testimoni de relato, non si ricava mai l’impressione che le accuse siano motivate da rancore o da altri fini, se non quello di liberarsi da un peso che grava sulla coscienza e sul proprio passato. Il denunciante, per esempio, non ha mai inteso chiedere un risarcimento economico per i danni subiti dai presunti abusi». Ancora: «La difesa, quando si sofferma nell’evidenziare la fragilità emotiva e caratteriale del denunciante, non smentisce ma, anzi, conferma questa condizione di vulnerabilità della presunta vittima, confermando ulteriormente credibilità al quadro in cui gli abusi possono essersi verificati… Viene inoltre confermata dagli stessi elementi di prova presentati dall’accusato la sua personalità, tendente legare a sé le persone nell’ambito del ministero pastorale, con l’esito di creare una sudditanza psicologica nei propri confronti… Le affermazioni di autorità effettuare mediante l’esibizione di amicizie potenti o altolocate, depongono nella direzione di un quadro di debolezza e fragilità personale dell’accusato, profilo in cui ben si inquadra il bisogno di relazioni impari vissute in maniera totalizzante, come è stata quella – chiaramente dimostrata e ammessa dall’accusato – instauratasi fra il Rev. Rutigliano e la presunta vittima». Prosegue ancora il provvedimento: «La difesa, esibendo apposita perizia di parte che dimostra l’integrità del frenulo del pene dell’accusato, invoca il fatto come indice della sua verginità. Questo elemento va però ricusato, perché è facilmente riscontrabile nella lettura medica che la lacerazione del frenulo non è un evento contestuale ad ogni primo rapporto sessuale; anzi, se i rapporti – anche anali – avvengono senza foga o con opportune precauzioni, essa potrebbe non verificarsi mai. Analogamente, va respinta l’affermazione che i segni particolari sul corpo dell’accusato (e, in particolare, i nei sul pene) debbano essere stati necessariamente notati dal presento abusato, il quale ha invece affermato di non aver mai notati detti segni. La non-macroscopicità dei segni e, soprattutto, il contesto non certo analitico in cui essi avrebbero potuto essere notati, porta a non ritenere il particolare come un’udienza della non veridicità della presunta vittima».Proprio per queste ed altre valutazioni il Tribunale ecclesiastico afferma che «Pertanto, con il presente Decreto, il Rev. Rutigliano è dichiarato colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio, commesso nei confronti del Sig. [omissis] nel periodo fra il 2006 e il 2008…»

    Nonostante la gravità dell’accusa per cui Don Francesco RUTIGLIANO è stato ritenuto colpevole, la sanzione è stata solo una sospensione temporanea (quattro anni) dall’esercizio di qualunque ministero pubblico (ma con possibilità di tenere in forma privata la Santa Messa). Se il provvedimento a seguito del procedimento canonico è datato adottato il 20 giugno 2011, il Don Francesco RUTIGLIANO è, come si apprende dalle notizie e foto riportate online, rimasto in prima linea, tra i Papi ed Autorità, senza alcuna timidezza (e vergogna).

    Il 24 dicembre 2013 si ritrova online [vedi ad esempio qui] articolo e foto (riportata a lato) del Don Francesco RUTIGLIANO con Papa Ratzinger per la «Benedissi Papa Benedetto XVI al Reverendo Don Francesco Rutigliano in Vaticano, la “prima pietra” del nuovo Centro Pastorale di Bivongi». Don RUTIGLIANO, infatti – che doveva restare per quattro anni lontano da qualunque ministero pubblico – seguì la realizzazione del “Centro pastorale di Bivongi” che, come si legge è «opera che vede un congruo finanziamento erogato dalla C.E.I per circa 600 mila euro» e che porterà «la denominazione di Papa Giovanni Paolo».

    Passarono pochi mesi e Don Francesco RUTIGLIANO tornava in Vaticano. Sono sempre le foto e notizie online che lo testimoniano [vedi ad esempo qui]. Era il 22 febbraio 2014quando, nella Basilica di San Pietro in Vaticano, si teneva la cerimonia del Concistoroindetto da Papa Francesco per la creazione di diciannove nuovi Cardinali. Tra gli ospiti spunta Don Francesco RUTIGLIANO che, dopo la celebrazione, incontrava, nel Palazzo Apostolico, il nuovo Segretario di Stato della Città del Vaticano Pietro Parolin (nominato da Papa Francesco al posto del noto cardinal Bertone):

    Insomma: nei “quattro anni” di sospensione dall’esercizio pubblico dei ministeri, il responsabile (conclamato dalla Congregazione della Dottrina della Fede) di abusi – sessuali – su minori, Don Francesco RUTIGLIANO andava e veniva alle occasioni importanti in Vaticano, sia con Papa Ratzinger (2013) sia con Papa Francesco (2014).

    Ora il Don Francesco RUTIGLIANO, che tanto ama la risonanza mediatica, vorrebbe non comparire. Vorrebbe – anzi esige – che la sua responsabilità (conclamata dalla Congregazione della Dottrina della Fede) di abusi – sessuali – su minori tra il 2006 ed il 2008 venga nascosta all’opinione pubblica.

    Proprio con questa finalità scriveva prima al Garante della Privacy, ovviamente evitando di segnalare il documento (della stessa struttura preposta del Vaticano!) che lo riconosce “colpevole” di una delle più deplorevoli e infamanti condotte (abusi sessuali su minori), e poi chiedendo al provider che ospita il server della “Rete l’Abuso” di oscurare le informazioni che lo riguardano, con la società proprietaria del server che ossequiosamente, assumendosi le prerogative spettanti alla Magistratura, intima a Francesco Zanardi, portavoce della “Rete L’Abuso”, di cancellare i contenuti riguardanti il Don Francesco RUTIGLIANO perché altrimenti gli oscureranno tutto il sito.

    Non ci pare serva altro da aggiungere, a questo punto, per comprendere come stiano i fatti.

    FONTE

    Secondo il sito della Diocesi di Civitavecchia – Tarquinia, il rev. Francesco Rutigliano è stato reintegrato pochi giorni fa come vice parroco della chiesa di S. Giordano Martire.

    http://www.civitavecchia.chiesacattolica.it/home_diocesi/news/00023189_Nuove_nomine_in_Curia_e_nelle_parrocchie.html

  • Don Francesco Zappella; il PM chiede l’archiviazione per una delle vittime

    Don Francesco Zappella; il PM chiede l’archiviazione per una delle vittime

    Il Pubblico Ministero ha chiesto l’archiviazione per una delle presunte vittime di don Francesco Zappella, il giovane uruguayano che nel settembre scorso si era recato in Italia per deporre contro il suo molestatore. Nella richiesta si legge che malgrado l’attendibilità della presunta vittima, sussiste l’improcedibilità per l’intervento dei termini di prescrizione, termini ai quali don Francesco Zappella potrebbe rinunciare e chiarire la sua posizione sulla quale pesa anche una precedente condanna a 1 anno e 2 mesi per reati analoghi, infitta dal tribunale di Pinerolo il 9/5/1991, come scrive il PM nella richiesta di archiviazione “per il delitto di atti di libidine violenti ai danni di due minorenni infraquattordicenni”.

    Restano invece ancora aperte altre due posizioni denunciate, le presunte molestie ai danni di un altro minore, oggi solo 22enne, che potrebbero costare a Zappella l’imputazione di turismo sessuale.

    L’altro possibile capo di imputazione che potrebbe creare fastidi è quello di truffa ai danni di coloro che hanno finanziato per anni la missione di don Francesco Zappella, la quale risulta non essere mai esistita, come confermato da più fonti, una delle quali lo ha anche dichiarato alla Procura Della Repubblica di Savona.

    L’avvocato Sergio Cavaliere che segue “Fernando” ha comunque dato delega all’associazione per un accesso agli atti che sarà effettuato già domani, per valutare meglio la richiesta di danni in sede civile (non prescritta) nei confronti del sacerdote e della diocesi di Albenga, i quali sono già stati messi in mora dal legale.

    La diocesi di Albenga, nel frattempo, fa sapere attraverso un comunicato che accetterà la richiesta di dimissioni da parte del sacerdote Francesco Zappella, dagli incarichi di parroco di Borghetto Santo Spirito e da vice direttore della Caritas Diocesana. Nessun accenno ad una sospensione dal sacerdozio o eventuale processo canonico per i reati già giudicati dall’autorità giudiziaria, anche se si annunciano approfondimenti da parte dell’Autorità Ecclesiastica.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO

  • Oscuramento sito Rete L’ABUSO

    Oscuramento sito Rete L’ABUSO

    Come da esplicita richiesta del provider di servizi web 1and1 abbiamo provveduto ad oscurare temporaneamente gli articoli che contenevano notizie sulla condanna canonica di don Francesco Rutigliano, contrariamente 1and1 avrebbe oscurato l’intero sito della Rete L’ABUSO.

    Teniamo a sottolineare che l’imposizione liberticida non è avvenuta a seguito di un provvedimento della magistratura.

    Tratto da Liguriaoggi

    Un nuovo caso di censura per un sito on line “scomodo” che certamente meriterebbe l’attenzione del garante delle Comunicazioni ma anche del Parlamento italiano vista la delicatezza del tema in discussione.
    La Rete l’Abuso si batte da anni contro la pedofilia ed ha denunciato diversi casi di molestie e vere e proprie violenze perpetrate da preti e religiosi ai danni di bambini innocenti.
    E proprio uno di questi casi sta provocando “curiose reazioni” come la richiesta del fornitore di servizi Internet di cancellare alcuni articoli pena l’oscuramento del sito.
    In pratica, a ordinare la rimozione degli articoli, non è un giudice italiano al termine di un regolare processo ma un Internet Provider che riceve una richiesta da parte del diretto interessato che, dopo aver minacciato azioni legali, starebbe ora tentando quelle della censura prevista comunque da una legge liberticida che prevede che un articolo pubblicato da un giornale cartaceo debba essere valutato da un magistrato mentre quello di un sito Internet possa essere rimosso per semplice richiesta dell’interessato.
    Per fare un esempio chiaramente esagerato, un serial killer pluriomicida, potrebbe chiedere la rimozione degli articoli che parlano di lui e dei suoi efferati delitti con una semplice lettera raccomandata.
    E se non lo fa chi ha scritto gli articoli – magari avendo le prove di ciò che dice e potendo comunque affrontare un giudizio in Tribunale secondo quanto previsto dalla Costituzione Italiana – può farlo arbitrariamente il fornitore del servizio Internet dove l’articolo è fisicamente collocato.
    La Rete L’Abuso ha ricevuto una diffida dal fornitore di Hosting alla rimozione degli articoli di denuncia entro 48 ore ed ha deciso di obbedire giusto il tempo necessario a garantire lo spostamento delle denunce ad un altro fornitore di servizi Internet.
    Nel farlo denuncia però il grave attentato alla libertà di espressione, tutelata dalla Costituzione Italiana e la legge liberticida che rende “cittadini di serie B” chi scrive e pubblica su Internet rispetto a chi pubblica su carta stampata.

    FONTE

  • Tra 48 ore il fornitore di Hosting 1and1 oscurerà i siti della Rete L’ABUSO Onlus

    Tra 48 ore il fornitore di Hosting 1and1 oscurerà i siti della Rete L’ABUSO Onlus

    Alle ore 16 di oggi, venerdì 13 novembre 2015 riceviamo dal gestore di hosting 1and1 con sede in Germania la comunicazione che se entro le prossime 48 ore non provvederemo a rimuovere gli articoli sul sacerdote Francesco Rutigliano, 1and1 oscurerà il sito www.retelabuso.org .

    La stessa cosa era accaduta la scorsa estate con la Casa della Legalità e della Cultura Onlus, di cui Rete L’ABUSO è una sua sezione tematica indipendente, la quale si era vista minacciare la chiusura del sito per analoghi motivi.

    Don Francesco Rutigliano da circa 4 mesi continua a perpetrare atti persecutori, violenza privata e minacce nei nostri confronti e di varie testate giornalistiche per fare rimuovere tutti gli articoli che riportano la sua “condanna” a 4 anni riportata nel Decreto del Santo Uffizio.

    Una situazione piuttosto anomala, poiché il sacerdote, già ritenuto colpevole dalla chiesa di molestie sessuali a danno di un minore e di abuso di dignità o ufficio in data 20-6-2011, reato non ancora prescrivibile per la legge italiana, sa bene che una eventuale querela per diffamazione nei confronti della Rete L’ABUSO avvierebbe un iter a suo danno che lo vedrebbe costretto a rendere conto dei suoi reati anche in ambito penale.

    Da mesi don Rutigliano minaccia di querelare chiunque, ha provato a farsi rimuovere dai motori di ricerca come GOOGLE, appellandosi alla legge sull’oblio (ammettendo palesemente di essere stato condannato), ma siccome avrebbe dovuto dichiarare il falso sostenendo di essere innocente, ha rinunciato a questa possibilità.

    Ci ha poi fatti contattare telefonicamente da un finto avvocato, che abbiamo subito smascherato.

    Ha inoltre scritto al Garante per la Protezione dei Dati Personali al quale ha dichiarato che alcuni degli articoli che lo riguardano, presi dall’archivio della redazione Calabria Ora, chiusa definitivamente nel 2014, erano palesemente falsi e che l’allora direttore avrebbe chiesto scusa per le pubblicazioni. Da un esame veloce delle carte, però, si evince come don Rutigliano abbia preso fatto parecchia confusione. Gli articoli che lo riguardano risalgono al 2011, quando era direttore Piero Sansonetti, mentre l’articolo di scuse a don Rutigliano è scritto dal direttore Paolo Pollichieni e risale al 2008. Secondo Rutigliano, quindi, Calabria Ora si sarebbe scusata con lui per degli articoli, ben 3 anni prima della loro pubblicazione.

    Ed infine, l’ultima pressione, in ordine temporale, viene esercitata anche su 1and1 che, oggi intorno alle ore 16, ci chiede di rimuovere i contenuti riguardanti don Francesco Rutigliano entro 48 ore. Pena l’oscuramento del sito.

    Bisogna segnalare che del caso di don Rutigliano si sta occupando anche l’Onorevole Michela Vittoria Brambilla, la quale, nelle settimane scorse, dopo un incontro con il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, si è resa disponibile ad intervenire in qualità di Presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, denunciando la condanna del Santo Uffizio inflitta a don Rutigliano anche all’autorità civile.

    L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO fa sapere che non ha alcuna intenzione di provvedere alla rimozione degli articoli in questione in modo definitivo, ma che provvederà a farlo solo in modo provvisorio e all’unico fine di scongiurare l’oscuramento. Giusto il tempo necessario per il trasferimento dei suoi siti su un hosting meno soggetto ad intimidazioni censorie liberticide.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete l’ABUSO

  • STATI UNITI. La Rete americana dei sopravvissuti agli abusi sessuali dei sacerdoti (SNAP) interviene sul caso degli anziani di una congregazione geovista, citati a giudizio per l’omessa segnalazione di un crimine sessuale in danno di minore

    STATI UNITI. La Rete americana dei sopravvissuti agli abusi sessuali dei sacerdoti (SNAP) interviene sul caso degli anziani di una congregazione geovista, citati a giudizio per l’omessa segnalazione di un crimine sessuale in danno di minore

    Al via la causa civile contro gli anziani di una congregazione geovista per la mancata segnalazione di un caso di relazione sessuale illegale con un minore.

    DICHIARAZIONE DI DAVID CLOHESSY  direttore della SNAP-Survivors Network of those abused by Priests-

    9 novembre 2015

    ” Ci auguriamo che il Procuratore generale di Delaware, riesca a ottenere una condanna contro i funzionari dei Testimoni di Geova che non segnalarono il caso di un presunto crimine sessuale su minore alle autorità laiche.

    Siamo innanzitutto grati siano state presentate queste denunce. Troppo spesso le autorità di contrasto, nei casi di abuso sessuale infantile perseguono solo ” la frutta che cresce sui rami più bassi”: unicamente l’autore di reato.

    Molto raramente le procure perseguono funzionari di chiesa che erano a conoscenza oppure sospettavano i crimini ma sono rimasti in silenzio o li hanno nascosti.

    Gli anziani Joel Mulchansingh e William Perkins della Sala del Regno di Seaford (Contea di Sussex), sono accusati di omessa segnalazione dell’abuso sessuale commesso da Katheryn Harris Carmean White, un membro della congregazione e insegnante di sostegno alla scuola media di Seaford, dal momento che la madre della vittima riferì loro dei crimini.

    Rivolgiamo preghiera ai fedeli di tutte le confessioni: di contattare, quando si vede, si sospetta o si è vittima di abuso sessuale infantile, professionisti, indipendenti e imparziali in applicazione della legge. Non allertate funzionari della chiesa nel segnalare l’abuso.

    Chiediamo a polizie e procure di dedicare maggior tempo ed energie prevenendo la pedofilia e gli insabbiamenti e imputando coloro che occultano crimini sessuali sui bambini.

    Infine preghiamo chiunque sia legato alla scuola media o alla Sala del Regno di Seaford  di ricercare con decisione altri che potrebbero essere stati danneggiati da K. H.C. White.

    Se Perkins e Mulchansignh saranno giudicati colpevoli, auspichiamo ricevano la più rigorosa condanna possibile. Questo è il modo migliore per costringere altri anziani all’obbedienza della legge, alla protezione dei minori e alla segnalazione dei crimini.

    FONTE: SNAP

    STATI UNITI. La Rete americana dei sopravvissuti agli abusi sessuali dei sacerdoti (SNAP) interviene sul caso degli anziani di una congregazione geovista, citati a giudizio per l’omessa segnalazione di un crimine sessuale in danno di minore

  • Non c’è il processo, il prete sospeso dalla Curia torna in parrocchia: aiutateci a fermare i pedofili

    Non c’è il processo, il prete sospeso dalla Curia torna in parrocchia: aiutateci a fermare i pedofili

    Attenzione, vi chiediamo la massima diffusione di questo post

    La pedofilia è un fenomeno molto più diffuso di quanto si pensi. Molte delle vittime non denunciano per vergogna o per paura di non essere credute. O forse perché i soldi a volte riescono a comprare anche il loro silenzio. Sta di fatto che quando il pedofilo è un prete, spesso può succedere che venga solo sospeso per qualche tempo dalle sue funzioni e che venga successivamente riabilitato, senza essere stato curato, e messo di nuovo a contatto con bambini e adolescenti. Nelle vesti di uomo di Dio o peggio ancora di insegnante. Succede quando la vittima accetta di non rivolgersi alla Procura e di non denunciare penalmente, e si accontenta, per motivi che non sto qui ad elencare ma che voi comprenderete, della “pena” inflitta dal Tribunale ecclesiastico. Solitamente la pena è il trasferimento da una parrocchia all’altra o il buen ritiro in una struttura per preti pedofili, dove non sono sottoposti a nessuna sofferenza o costrizione. E poi tornano.

    Noi di Rete nazionale L’Abuso siamo convinti di essere proprio di fronte a un caso di questi. Siamo a conoscenza della storia di un prete mai sottoposto a processo a cui l’ex Sant’Uffizio, ora Congregazione per la Dottrina della Fede, aveva inflitto 4 anni di sospensione per abusi su minore (ps. la Chiesa non una mai il termine pedofilia). Ed è proprio la mancanza di un processo penale che impedisce non solo alla Legge, ma anche ai giornalisti, di fare il proprio dovere. Non possiamo fare il nome di questo prete, che in teoria potrebbe essere il parroco della vostra parrocchia.

    Ora, noi ci chiediamo: giacché abbiamo il diritto e il dovere morale di combattere le ingiustizie e quanto meno informare quando la notizia è di interesse pubblico, a chi altro dobbiamo rivolgerci, visto che ci siamo appellati senza successo alla politica andando a raccontarlo anche in televisione, per far valere le nostri ragioni e ottenere che la storia di questo soggetto venga quanto meno sottoposta a un qualche controllo da parte delle autorità giudiziarie?

    Francesca Lagatta

    ufficiostampa@retelabuso.org

  • Prescrizione salva Don Chiarenza  Il Pm: “Denunce circostanziate”

    Prescrizione salva Don Chiarenza Il Pm: “Denunce circostanziate”

    CATANIA – C’è un nuovo colpo di scena nel procedimento penale per i presunti abusi sessuali che due minorenni avrebbero subito da don Carlo Chiarenza negli anni ’80. Le loro dichiarazioni sono state ritenute dai magistrati “dettagliate, coerenti, circostanziate”, ma c’è il rischio che non si svolgerà mai un processo perché i reati sono prescritti, in quanto risalenti nel tempo; per questo il 16 ottobre la Procura ha presentato richiesta di archiviazione al Gip e i legali di Teodoro Pulvirenti, che ha registrato l’ammissione degli abusi di don Chiarenza, non faranno opposizione.

    “Il decorso del termine di prescrizione – si legge nella richiesta – non consente di indugiare oltre al riguardo”. Insomma, stavolta è il tempo sì a sanare le ferite, ma del solo presbitero acese. Perché sulla verità delle dichiarazioni della vittima, se da un lato non ci sarà mai alcun verdetto a confermarle, al momento non c’è alcun elemento che le possa smentire. E sono gli stessi togati a sottolinearlo: stando agli elementi raccolti “non possa rimarcarsi – scrivono – la mancata emersione di elementi atti a comprovare la falsità delle accuse”. E ancora: “Giova comunque rilevare che le dichiarazioni rese dalle persone offese sono risultate dettagliate, coerenti, circostanziate e perciò stesso incompatibili con l’invenzione dei fatti narrati”.

    Oltre il linguaggio giudiziario, per Giampiero Torrisi, il legale che rappresenta gli interessi di Teo Pulvirenti, i fatti raccontati sono “veri”. Una vittoria di Pirro, forse, ma che in parte era già nelle premesse della denuncia raccolta nel 2012 dal mensile “S” e da La caramella Buona, onlus antipedofilia che ha sede a Reggio Emilia. L’istituto della prescrizione ha impedito che giustizia fosse fatta; ma forse la verità – almeno quella – sarebbe emersa ugualmente. E con lei il ritratto di Don Chiarenza: “Un leader carismatico amatissimo e rispettato da tutti i giovani – si legge nella richiesta –, un leader che tuttavia risultava ligio alle regole ed ai precetti del Vangelo con alcuni e che, invece, profittava nel peggiore dei modi dell’affetto e della fiducia ripostagli, con altri”.

    La difesa di Pulvirenti ha già fatto sapere che non proporrà alcuna opposizione alla richiesta di archiviazione formulata dall’ufficio del Pubblico Ministero. Intanto su Chiarenza pende la condanna in primo grado del tribunale ecclesiastico di Napoli, sentenza rispetto alla quale il sacerdote acese è ricorso in appello. In attesa che l’apposita sezione giudicante in seno alla Congregazione per la dottrina della fede e istituita di recente da papa Francesco emetta il verdetto, Chiarenza è diffidato dal vescovo Raspanti a celebrare pubblicamente il culto divino. Provvedimento cautelare rispetto al quale, nelle scorse settimane, lo stesso titolare della sede acese è andato in deroga, destando un caso a livello nazionale.

    http://catania.livesicilia.it/2015/11/04/pedofilia-la-prescrizione-salva-don-chiarenza-il-pm-denunce-dettagliate-e-circostanziate_358759/

  • Chiesa e pedofilia, Federico Tulli. Non lasciate che i pargoli vadano a loro

    Chiesa e pedofilia, Federico Tulli. Non lasciate che i pargoli vadano a loro

    La pedofilia fa schifo a tutti quelli che pedofili non sono, chiunque è pronto a scagliarsi contro un pedofilo, è forse il crimine che più di qualunque altro suscita sdegno. Mi sento di concordare e chiunque non lo facesse dubito lo ammetterebbe in pubblico.

    Premesse banali direte voi. Invece di tanto banale al riguardo non vi è nulla. Il libro di Federico Tulli, Chiesa e pedofilia, dimostra come dare per scontato significhi sottovalutare il problema. Si tratta diun volume documentato e preciso, dai contenuti forti, che traggono forza non dalle immagini che propone né da parole inutilmente di fuoco scagliate contro nessuno e nemmeno dalla facile pietà che l’argomento suscita. Trae piuttosto la forza dalla calma del ragionamento, dal supporto dei fatti, dalla lucidità delle argomentazioni.
    Chiesa e pedofilia si divide in tre parti: un resoconto accurato di alcuni dei più scabrosi scandali che hanno coinvolto la Chiesa; un’analisi del concetto e della pratica della pedofilia nella storia e nel pensiero occidentali; alcune interviste a persone informate sui fatti, da intendere esperti e non vittime. Non sarò certo io a stravolgere la suddivisione dell’autore, quindi procediamo per ordine.

    La prima parte di Chiesa e pedofilia è una narrazione precisa ed accurata di alcuni scandali recenti che vedono coinvolta la Chiesa. Vengono presi in considerazione, in particolare, i fatti venuti alla luce negli USA, in Canada, in Irlanda e in Germania, con qualche riferimento al buon vecchio Belpaese. Non pensiate di sapere già tutto, quanto riporta Tulli è di rilevanza assoluta e merita di essere letto, deve essere letto.
    Il problema che mette in evidenza l’autore non è quello dei pedofili presenti all’interno della Chiesa, sarebbe banale contrastarne la rilevanza argomentando che i pedofili ci sono ovunque, non solo tra i religiosi. Anche se poi viene fatto notare come i pedofili si vadano a cercare mestieri favorevoli alle loro tendenze criminose, trovando il lavoro del religioso particolarmente propizio. Ma il punto davvero importante non è questo, o almeno non solo. Non possiamo infatti negare che la Chiesa non abbia quantomeno ben vigilato al proprio interno, non abbia reso il più possibile impermeabile a questi criminali il proprio personale. In tal caso però, potremmo “solamente” accusarla di mancata accuratezza, di vigilanza svagata. Certo, sono stati distratti su una questione non da poco, ma per chi la difende esistono argomentazioni da sfruttare, anche se per il sottoscritto si tratta di argomentazioni deboli e pretestuose.

    Dicevamo, il vero punto di forza di Chiesa e pedofilia è un altro, quello di smascherare l’atteggiamento omertoso delle gerarchie ecclesiastiche, e quando si parla di gerarchie si punta in alto, fino al re papa. È sconcertante come la Chiesa abbia cercato in tutti i modi di coprire gli scandali, abbia evitato di collaborare con la giustizia laica, abbia sostanzialmente impedito che i colpevoli venissero processati e condannati. Ne viene fuori il quadro di un’istituzione impegnata soprattutto ad impedire la cattiva pubblicità, tesa a mantenere l’aura di faro morale. Un tale atteggiamento è davvero riprovevole perché ha permesso ai pedofili religiosi di scampare alla punizione prevista dalle leggi degli Stati; non solo, spostando semplicemente di parrocchia gli accusati, ha concesso loro la possibilità di perpetrare i propri crimini. Segno non solo di sostanziale interesse per la sola propria parrocchia, ma anche di unasconcertante sottovalutazione del crimine, una derubricazione di fatto (consolidata dalle parole con cui la Chiesa condanna la pedofilia, dove le vittime non vengono del tutto assolte). La Chiesa si a limita processare canonicamente i carnefici, arrogandosi il diritto di decidere la propria giustizia debba valere per tutti.

    Quale credibilità possono avere questi uomini che mettono il bene della Chiesa Universale davanti alla salute dei bambini? Le righe di Chiesa e pedofilia minano qualsiasi credibilità possa essere concessa a questa gente, inchioda le gerarchie ecclesiastiche ai fatti e non lascia spazio ai dubbi, chi ancora ne avesse sarebbe per partito preso, per pregiudizio inestirpabile, per fede cieca, che è poi quella su cui punta la Chiesa. Non sarebbe molto più sincera e fedele all’immagine che si vuole dare una Chiesa che mettesse pubblicamente alla gogna i propri esponenti che si macchiano di tali crimini? Davvero ne uscirebbe indebolita? Di certo, attraverso il bavaglio spontaneo di cui usufruisce, in Italia conviene così, perché le informazioni che la riguardano vengono elargite poco e male.
    Ora passo ad una considerazione strettamente personale. Se siamo d’accordo che la pedofilia è un atto criminale, se è palese che un’organizzazione ha evitato che molti propri membri venissero puniti dalla legge, come devo considerare chi di una tale organizzazione fa parte o partecipa a qualsiasi titolo? Ma sì leggetela come pura provocazione…

    La seconda parte di Chiesa e pedofilia è una carrellata rapida, non potrebbe essere altrimenti, su come la pedofilia sia parte integrante della cultura occidentale fin dall’antica Grecia e su come questa eredità porti a sottovalutare il problema ancora oggi. Fa male. Leggere righe che accusano tutta la cultura da cui traiamo le nostre radici fa male, come fanno male i dati riportati alla fine sulla pedofilia ai nostri giorni. Però è una parte importante del libro, perché chiamarsi fuori e chiamare fuori il proprio mondo è comodo e facile, invece è necessaria la consapevolezza, come sempre. Detto questo non è il caso di buttare dalla finestra tutta una cultura, è sufficiente riconoscere dove ha sbagliato e correggerla.Non dobbiamo fare come la Chiesa, dichiariamo chiaramente cosa non va, scartiamolo e andiamo avanti tenendoci tutto il buono. Ricordiamoci però di una cosa, di contestualizzare. È nostro dovere estirpare ciò che di sbagliato rimane di quella cultura oggi, ma abusare di un adolescente duemila anni fa o oggi non può avere la stessa valenza, quantomeno perché oggi la legge lo condanna.

    La terza parte di  Chiesa e pedofilia è costituita da interviste ad esperti (vaticanisti, giornalisti, psichiatri, politici), ognuno dei quali mette in luce qualche aspetto. Non si tratta di interviste lunghe, sono poche domande in cui il cuore della questione viene subito a galla, dritto al punto, come tutto il libro.

    Chiesa e pedofilia non è solo quello che ho raccontato io, è molto di più, è necessario leggerlo.

    Attraverso questo libro ho scoperto il documentario Unrepentant di Kevin Annett sul genocidio canadese, decine di migliaia di bambini abusati e uccisi nelle scuole residenziali canadesi. Dopo averlo guardato mi sono informato su Annett e secondo alcuni la sua attività attuale non ha la stessa spinta rigorosa dell’inizio. A prescindere da ciò, su cui non ho strumenti per pronunciarmi, il documentario è un lavoro importante e valido, una denuncia che dovrebbe essere divulgata il più possibile. Governo canadese e Chiesa si sono scusati, il Canada ha anche pagato somme in denaro, negare l’esistenza di quei fatti è ormai impossibile. Non si tratta di un crimine della sola Chiesa Cattolica, sono coinvolte altre chiese e lo Stato canadese. Ma a destare sconcerto sono le scuse quasi abbozzate che la Chiesa si è premurata di fare solo dopo essere stata sollecitata. Mai che ne faccia di sua spontanea volontà e sempre come se bastasse qualche parola per meritarsi il perdono.

    Infine consiglio il film The Woodsman – Il Segreto, con un Kevin Bacon in forma smagliante. The Woodsman – Il Segreto tratta il tema della pedofilia senza avvalersi di immagini cruente di violenza, ma sviscerando l’animo di chi è carnefice (anche se il protagonista non ha mai commesso violenza sessuale, ma ricordiamo che è pur sempre colpevole) racchiuso in una malattia difficile da debellare, senza presentare un personaggio macchiettistico fin troppo facile da digerire. Sia ben chiaro che le vittime vengono prima di tutto, ma questo punto di vista, per la qualità racchiusa nel film, diventa interessante.

    Chiesa e pedofilia, Federico Tulli. Non lasciate che i pargoli vadano a loro