Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: legge

  • Prete shock: “Pedofili nella Chiesa? Se me lo confessano non denuncio”

    Prete shock: “Pedofili nella Chiesa? Se me lo confessano non denuncio”

    È polemica dopo le frasi di don Paolo Farinella sul tema scottante dei preti pedofili. “Se uno invoca il segreto della confessione, non posso denunciarlo”, ha spiegato Farinella, intervistato da “La Zanzara”

    I preti pedofili saranno il tre, quattro per cento del totale. Giovanni Paolo II li ha coperti tutti, almeno quelli che venivano fuori”. A dirlo durante la trasmissione “La Zanzara” su Radio 24 don Paolo Farinella, prete della diocesi di Genova e collaboratore della rivista Micromega, molto noto ai media per le sue posizioni all’interno della chiesa riforsmista.

    Don Farinella ha poi aggiunto: “Se una persona, un prete pedofilo o una vittima, viene da me a confessarsi e mi vincola al segreto io non vado dal giudice. Sono vincolato dal sacramento”.

    Non si tratta solo di questioni teoriche, ammette il religioso. “Mi è successo, certo – ha detto infatti don Farinella – e non sono andato a denunciare. Non posso farlo, me lo riconosce anche la legge. Anche se uno mi dice che ha ammazzato la madre io mantengo il segreto”.

    Alla domanda se non sia un dovere del sacerdote, comunque, denunciare un crimine grave come la pedofilia don Farinella ha risposto: “No, no. Prima bisogna consultarsi con la famiglia. Non ho la patria potestà. Non vado dalla magistratura senza la famiglia, posso solo consigliarli“

    http://www.today.it/cronaca/preti-pedofili-confessione-denuncia.html

  • Don Farinella: «Preti pedofili? Se me lo confessano, non denuncio»

    Don Farinella: «Preti pedofili? Se me lo confessano, non denuncio»

    Genova – «Non ho denunciato casi di pedofilia. Preti pedofili? Non li denuncio, se le vittime non vogliono. Se mi confessano un omicidio o un atto di pedofilia, non vado dal giudice.

    Se una persona, un prete pedofilo o una vittima, viene da me a confessarsi e mi vincola al segreto, io non vado dal giudice. Sono vincolato dal sacramento»: lo ha detto don Paolo Farinella, sacerdote della Diocesi di Genova, alla trasmissione “La Zanzara”, in onda su Radio24.

    Don Farinella ha ammesso che «sì, mi è successo,e non sono andato a denunciare. Non posso farlo, me lo riconosce anche la legge. Anche se uno mi dice che ha ammazzato la madre io mantengo il segreto. Denunciare? Prima bisogna consultarsi con la famiglia. Non ho la patria potestà. Non vado dalla magistratura senza la famiglia, posso solo consigliarli».

    Poi ha aggiunto che a suo parere «i preti pedofilisaranno il 3-4% del totale: Giovanni Paolo II li ha coperti tutti, almeno quelli che venivano fuori».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/10/09/ARqUFsFG-pedofili_farinella_confessano.shtml

  • Preti sposati a margine visita Papa Usa: “noi emarginati, molti preti pedofili trasferiti”

    Preti sposati a margine visita Papa Usa: “noi emarginati, molti preti pedofili trasferiti”

    Roma, (informazione.it – comunicati stampa – varie) Mentre a New York aumentano le attese per la visita del papa, all’ONU c’è anche chi vede il pontificato di Francesco in maniera molto critica. Lunedì mattina, infatti, si è tenuta una conferenza stampa dentro il Palazzo di Vetro sugli abusi sessuali di preti pedofili ai danni di minori e non perseguiti dalla Chiesa. Ospiti dell’UNCA (United Nations Correspondents Association), sul palco c’erano i rappresentanti di tre organizzazioni: laSNAP (Survivors Network of those Abused by Priests – organizzazione di volontariato fondata da coloro che hanno subito violenze sessuali), laBishopAccountability.org e il Center for Constitutional Rights.

    Come ha affermato Barbara Blaine, la rappresentate della SNAP, ai pochi giornalisti presenti: “Per voi è difficile immaginare il nostro passato di molestie ora che ci vedete qui sul palco. Vedete solo degli adulti, grandi e forti – lo diceva mostrando foto che la ritraevano all’età di quando subì le violenze – eppure, noi non possiamo dimenticare quello che abbiamo vissuto. L’unica cosa che possiamo fare è aiutare chi lo sta vivendo ora”.

    SNAP è molto critica nei confronti dell’operato di Papa Francesco, sin dal primo anno della sua elezione. Infatti – come si legge nel rapporto che la SNAP ha redatto e presentato alla Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti del Bambino – il papa avrebbe fatto ben poco per arginare la deriva morale della Chiesa. Il 5 dicembre 2013, come riporta il documento, il papa ha creato una commissione formata sia dal clero che dai laici allo scopo di raccogliere informazioni sulla violenza sessuale dentro la chiesa. “L’approccio del papa però è stato più pastorale che giudiziario. Il Vaticano fino ad oggi ha sempre rimandato le promesse di riforma” ha detto Blaine.

    La BishopAccountability.org, dal canto suo, ha posto l’accento sulla mancanza di una dottrina legislativa vera e propria da parte della Chiesa. Il Vaticano ha riaggiornato i codici in materia di violenze sessuali solo nel 2013, in tremendo ritardo con l’uscita dei primi scandali. Prima di allora, “i crimini contro i minori” erano puniti con il carcere da 3 a 10 anni ed erano considerati come “crimini contro il buon costume”. Dal 2013 invece la pena è stata incrementata e la definizione di “crimini contro i minori” ora include anche la compravendita di minori, le violenze sessuali e la produzione o il possesso di materiale pedo-pornografico. Sembrerebbe che dei cambiamenti ci siano stati, dal 2013 a oggi. Il problema però è che queste leggi sono state circoscritte solo al territorio della Città del Vaticano. Come ha fatto notare uno dei rappresentanti dell’organizzazione BishopAccountability.org: “Quei preti che sono stati cacciati dagli Stati Uniti per abusi sessuali sono stati riassegnati alle chiese di altri paesi, come l’America Latina e le Filippine”. Cambia il luogo, ma non il peccatore.

    Anche l’autorevole Center for Constitutional Rights è scettico riguardo al riformismo mostrato finora da papa Francesco. La legge che punisce i reati commessi dentro i limiti del territorio delVaticano, infatti, è stata varata quando Francesco era già pontefice. Come ha affermato la sua rappresentante Jen Nessel “se Francesco volesse davvero cambiare la Chiesa, dovrebbe migliorare la trasparenza quando si parla di questi crimini senza insabbiare niente. Deve collaborare con le autorità civili, soprattutto con la commissione dell’ONU come il Committee Against Torture, invece di dichiarare ancora che non si dovrebbe occupare di investigare laSanta Sede riguardo agli abusi sessuali sui minori. Papa Francesco faccia rispondere il Vaticanoalle loro domande, fornire tutti i documenti senza ostacolare le indagini, affinché queste possano svolgere le inchieste in maniera indipendente”.

    Le tre organizzazioni hanno usato toni molti accesi per criticare il papa. Quando la VOCE di New York ha chiesto se, secondo loro, le “lentezze” in materia sull’azione del papa potessero dipendere dalle forti resistenze alle riforme che Francesco incontra dentro al Vaticano in tutti i campi o si trattasse di una sua precisa decisione, dal panel sono giunte dichiarazioni pessimistiche. Hanno risposto che quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires, non ha mai riportato casi di abusi sessuali e questo, ai rappresentanti, è sembrato sospetto. “E’ impossibile che in Argentina non si siano verificati casi, noi stessi ne siamo a conoscenza”.

    Ma è proprio così drammatica la situazione? Anche con Francesco a Roma non sarebbe cambiato nulla? Magari non con i tempi che vorrebbero queste organizzazioni, ma il nuovo pontefice ha sicuramente intrapreso delle riforme riguardo anche al terribile problema degli abusi sessuali dei preti pedofili sui bambini. Per esempio la commissione istituita nel 2013 proprio da Papa Francesco per indagare sugli abusi, ha recentemente concluso il suo rapporto. A giugno, a causa di questo rapporto, Francesco ha stabilito che sarà costituito un tribunale apposito per i crimini ai danni di minori, che dovrà giudicare quei vescovi che non agiscono subito contro i preti accusati e trovati colpevoli. Resta da capire se da parte del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, quando vedrà Papa Francesco al Palazzo di Vetro venerdì, la questione verrà sollevata (vedi la nostra domanda al portavoce di Ban Ki-moon, al minuto 30:18), come chiede SNAP e le altre organizzazioni americane che, invece, temono sarà una visita in cui il papa si soffermerà solo sulle questione sociali e sul problema del riscaldamento globale.

  • Abusi sessuali dei preti sui bambini: all’ONU SNAP contro papa Francesco

    Abusi sessuali dei preti sui bambini: all’ONU SNAP contro papa Francesco

    In una conferenza stampa ospitata al Palazzo di Vetro dalla United Nations Correspondents Association, la SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests), la BishopAccountability.org e il Center for Constitutional Rights, accusano papa Francesco di non fare abbastanza contro un fenomeno che continua nel mondo.

    Mentre a New York aumentano le attese per la visita del papa, all’ONU c’è anche chi vede il pontificato di Francesco in maniera molto critica. Lunedì mattina, infatti, si è tenuta una conferenza stampa dentro il Palazzo di Vetro sugli abusi sessuali di preti pedofili ai danni di minori e non perseguiti dalla Chiesa. Ospiti dell’UNCA (United Nations Correspondents Association), sul palco c’erano i rappresentanti di tre organizzazioni: laSNAP (Survivors Network of those Abused by Priests – organizzazione di volontariato fondata da coloro che hanno subito violenze sessuali), laBishopAccountability.org e il Center for Constitutional Rights.

    Come ha affermato Barbara Blaine, la rappresentate della SNAP, ai pochi giornalisti presenti: “Per voi è difficile immaginare il nostro passato di molestie ora che ci vedete qui sul palco. Vedete solo degli adulti, grandi e forti – lo diceva mostrando foto che la ritraevano all’età di quando subì le violenze – eppure, noi non possiamo dimenticare quello che abbiamo vissuto. L’unica cosa che possiamo fare è aiutare chi lo sta vivendo ora”.

    SNAP è molto critica nei confronti dell’operato di Papa Francesco, sin dal primo anno della sua elezione. Infatti – come si legge nel rapporto che la SNAP ha redatto e presentato alla Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti del Bambino  – il papa avrebbe fatto ben poco per arginare la deriva morale della Chiesa. Il 5 dicembre 2013, come riporta il documento, il papa ha creato una commissione formata sia dal clero che dai laici allo scopo di raccogliere informazioni sulla violenza sessuale dentro la chiesa. “L’approccio del papa però è stato più pastorale che giudiziario. Il Vaticano fino ad oggi ha sempre rimandato le promesse di riforma” ha detto Blaine.

    La BishopAccountability.org, dal canto suo, ha posto l’accento sulla mancanza di una dottrina legislativa vera e propria da parte della Chiesa. Il Vaticano ha riaggiornato i codici in materia di violenze sessuali solo nel 2013, in tremendo ritardo con l’uscita dei primi scandali. Prima di allora, “i crimini contro i minori” erano puniti con il carcere da 3 a 10 anni ed erano considerati come “crimini contro il buon costume”. Dal 2013 invece la pena è stata incrementata e la definizione di “crimini contro i minori” ora include anche la compravendita di minori, le violenze sessuali e la produzione o il possesso di materiale pedo-pornografico. Sembrerebbe che dei cambiamenti ci siano stati, dal 2013 a oggi. Il problema però è che queste leggi sono state circoscritte solo al territorio della Città del Vaticano. Come ha fatto notare uno dei rappresentanti dell’organizzazione BishopAccountability.org: “Quei preti che sono stati cacciati dagli Stati Uniti per abusi sessuali  sono stati riassegnati alle chiese di altri paesi, come l’America Latina e le Filippine”. Cambia il luogo, ma non il peccatore.

    Anche l’autorevole Center for Constitutional Rights è scettico riguardo al riformismo mostrato finora da papa Francesco. La legge che punisce i reati commessi dentro i limiti del territorio del Vaticano, infatti, è stata varata quando Francesco era già pontefice. Come ha affermato la sua rappresentante Jen Nessel “se Francesco volesse davvero cambiare la Chiesa, dovrebbe migliorare la trasparenza quando si parla di questi crimini senza insabbiare niente. Deve collaborare con le autorità civili, soprattutto con la commissione dell’ONU come il Committee Against Torture, invece di dichiarare ancora che non si dovrebbe occupare di investigare la Santa Sede riguardo agli abusi sessuali sui minori. Papa Francesco faccia  rispondere il Vaticano alle loro domande, fornire tutti i documenti senza ostacolare le indagini, affinché queste possano svolgere le inchieste in maniera indipendente”.

    Le tre organizzazioni hanno usato toni molti accesi per criticare il papa. Quando la VOCE di New York ha chiesto se, secondo loro, le “lentezze” in materia sull’azione del papa potessero dipendere dalle forti resistenze alle riforme che Francesco incontra dentro al Vaticano in tutti i campi o si trattasse di una sua precisa decisione, dal panel sono giunte dichiarazioni pessimistiche. Hanno risposto che quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires,  non ha mai riportato casi di abusi sessuali e questo, ai rappresentanti, è sembrato sospetto. “E’ impossibile che in Argentina non si siano verificati casi, noi stessi ne siamo a conoscenza”.

    Ma è proprio così drammatica la situazione? Anche con Francesco a Roma non sarebbe cambiato nulla? Magari non con i tempi che vorrebbero queste organizzazioni, ma il nuovo pontefice ha sicuramente intrapreso delle riforme riguardo anche al terribile problema degli abusi sessuali dei preti pedofili sui bambini.  Per esempio la commissione istituita nel 2013 proprio da Papa Francesco per indagare sugli abusi, ha recentemente concluso il suo rapporto. A giugno, a causa di questo rapporto, Francesco ha stabilito che sarà costituito un tribunale apposito per i crimini ai danni di minori, che dovrà giudicare quei vescovi che non agiscono subito contro i preti accusati e trovati colpevoli. Resta da capire se da parte del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon,  quando vedrà Papa Francesco al Palazzo di Vetro venerdì, la questione verrà sollevata (vedi la nostra domanda al portavoce di Ban Ki-moon, al minuto 30:18), come chiede SNAP e le altre organizzazioni americane che, invece, temono sarà una visita in cui il papa si soffermerà solo sulle questione sociali e sul problema del riscaldamento globale.

    http://www.lavocedinewyork.com/Abusi-sessuali-dei-preti-sui-bambini-all-ONU-SNAP-contro-papa-Francesco/d/14561/

  • Atti sessuali con una minorenne: l’ex parroco di Portocannone rinviato a giudizio

    Atti sessuali con una minorenne: l’ex parroco di Portocannone rinviato a giudizio

    LARINO. Atti sessuali con una minore: è stato rinviato a giudizio con questa accusa Don Marino Genova, fino a 2 anni fa parroco di Portocannone. Per il giudice la ricostruzione della pubblica accusa è sussistente al punto di celebrare un processo.

    Don Marino, che da quando è stato allontanato da Portocannone si trova in clausura in una residenza alle porte di Roma, avrebbe fatto sesso con Giada Vitale, allora appena 13enne. La ragazzina suonava in chiesa e avrebbe più volte subito le avances del prete. Per l’accusa quindi avrebbe approfittato di lei, perché per la legge a 13 anni non si può essere consenzienti. Si sgretola comunque per il parroco l’accusa di violenza sessuale.

    Il prossimo 26 gennaio sarà celebrata la prima udienza. Don Marino Genova è stato sospeso “a divinis”, resta un sacerdote ma in sostanza senza funzioni.

  • Scandalo preti pedofili: sacerdoti in fuga verso Sud America

    Scandalo preti pedofili: sacerdoti in fuga verso Sud America

    Da un indagine del Globalpost: che fine hanno fatto i preti pedofili? la libertà è in Sud America.

    La riforma di Papa Bergoglio sui controlli in Vaticano ha instillato nei Cattolici Romani la speranza di un cambiamento radicale nella chiesa. Ma proprio mentre le parole del pontefice si diffondono a macchia d’olio fra le sparute diocesi di tutto il mondo, il Globalpost porta alla luce l’ennesimo scandalo di abusi su minori, che vede coinvolti i preti pedofili americani scampati dalla giustizia e protetti dalla chiesa in Sud America, in paesi come Colombia o Perù.

    Scandalo preti pedofili in Sud America: i fatti

    In un’indagine durata un anno, il Globalpost è riuscito a rintracciare ed intervistare sacerdoti scampati alla giustizia grazie al mistico intervento della Chiesa Cattolica Romana. Tutti i protagonisti di abusi su minori, ad eccezione di uno, conducono la messa e predicano nelle piccole comunità del Sud America.
    Alcuni di questi uomini sono perseguiti penalmente negli Stati Uniti, ma si sono sottratti alle loro responsabilità.
    Uno di loro, messo sotto torchio dall’intervistatore, ha perfino ammesso di aver stuprato un ragazzino di 13 anni, riconoscendo “amaramente” che per questa ragione non potrà più tornare a predicare in America, ma beandosi di essersi integrato perfettamente in una piccola comunità di pescatori del Perù.

    Un altro è indagato dall’autorità brasiliana per molestie. L’uomo, con il sostegno della Chiesa Cattolica, era riuscito a fondare una centro d’accoglienza per bambini senzatetto.

    Durante l’inchiesta, il Globalpost ha intervistato alcuni appartenenti alle diocesi sotto accusa, ma nessun alto esponente del clero locale, ne tanto meno nessun portavoce vaticano, ha accettato di deporre una dichiarazione, sia pure per negare le terribili accuse.

    “Dato che nei paesi sviluppati è più difficile riuscire a mantenere i preti pedofili al loro posto, i vescovi li spostano nelle zone di mondo in via di sviluppo, dove l’applicazione della legge è meno rigida.”

    Ha dichiarato David Clohessy, avvocato e portavoce SNAP (Survivor Network of Those Abused by Priest).

    Padre Jan Van Dael:”Si, sono un pedofilo nel vero senso del termine”

    Quando la troupe del Globalpost arriva nei quartieri poveri di Fortaleza dove padre Jan Van Dael, 76 anni, esercita le sue funzioni, lo sorprende mentre afferra per il braccio un bambino del posto e gioca con i suoi capelli con aria compiaciuta, come testimoniano le foto.

    Van Dael, nato in Belgio, gestisce un orfanotrofio in Brasile. Si trova in Sud America dal 1980, dopo che era stato allontanato dalla sua diocesi di appartenenza.
    Nel corso degli anni l’uomo, agevolato dai tassi d’interesse profittevoli di Rio De Janeiro, ha aperto il suo centro di accoglienza dando ospitalità e cibo ai bambini più indigenti. La parte sporca della faccenda è che il sacerdote, sembra, non abbia fatto tutto questo disinteressatamente. Nella sua casa sono state trovate centinaia di foto di bambini e un indagine ha rivelato che nel corso della sua carriera l’uomo è più volte stato accusato di tessere rapporti ambigui con i bambini di cui si prendeva cura.
    Le accuse partono dal Belgio, agli inizi degli anni 70, in seguito alle quali il sacerdote fu allontanato. A Fortaleza le autorità giudiziarie hanno dichiarato al Globalpost che ci sono decine di denunce per abuso sul suo conto, ma che le indagini si sono sempre arenate per mancanza di prove e per una scarsa collaborazione da parte dell’autorità vaticana che pare abbia imposto il silenzio a chi è a conoscenza di qualcosa di più.

    “In Brasile la percezione della religione cattolica è molto alta. Il prete è un’autorità e per i bambini piccoli è molto difficile comprendere che dietro una carezza o un bacio di un sacerdote possano esserci degli abusi.”

    Ha dichiarato Livia De Souza, procuratore federale di Fortaleza che si sta occupando delle indagini.

    Al microfono dell’intervistatore, Van Dael ha affermato di essere estremamente ben voluto da tutti e si è paragonato a Gesù Cristo. In merito alle accuse di pedofilia ha risposto:

    “Il termine pedofilia deriva dal greco e significa letteralmente: amicizia con i bambini. In questo caso, allora si, io sono un pedofilo nel senso stretto del termine!”

    L’uomo legittima la sua innocenza, vantando di non aver mai subito un processo da parte della Chiesa Cattolica.

    L’arcivescovo di Fortaleza, che ha il controllo sui membri delle diocesi, ha rifiutato il colloquio con gli intervistatori. In merito agli scandali all’interno della chiesa cattolica esistono delle procedure ben precise, filtrate dal segreto pontificio sancito da una lettera apostolica di Papa Giovanni Paolo II.

    Padre Paul Madden, pedofilo reo confesso

    Padre Paul Madden, irlandese, ha ammesso davanti alla corte uno stupro compiuto nel 1973 ai danni di un tredicenne.
    L’uomo nel 2003 si è anche scusato con la famiglia della vittima, chiedendo perdono per il reato commesso. Tuttavia, poiché troppo tempo era trascorso dai fatti, non è stato possibile incriminarlo per il reato di pedofilia e abuso su minore.
    Quindi, Madden oggi non è a scaldare il giaciglio delle patrie galere, ma potrete trovarlo ogni domenica nella parrocchia di Puerto Huarmey, Perù.

    “Qualcosa è successo. Non so, ero ubriaco e mi sono svegliato nel cuore della notte. E’ stata la prima volta in assoluto…però beh, si qualcosa è successo. Sono fiducioso nella misericordia di Dio e se ho commesso qualche peccato sarò perdonato.”

    Ha dichiarato Madden intervistato dal Globalpost.

    L’anno scorso Papa Francesco ha inviato una lettera a tutti i vescovi del mondo predicando la “tolleranza zero” nei casi dei preti pedofili.
    Per quale motivo allora Paul Madden esercita ancora le sue funzioni in Perù?

    Il Globalpost ha provato a contattare il vicario generale Rodriguez Ruiz, ma non ha ricevuto una risposta a questa pur pertinente domanda.

    Padre Fredy Montero, Dall’Ecaudor al Minnesota e poi di nuovo in Ecuador

    Incontrare Padre Fredy Montero è arduo come incontrare un fuorilegge. Guaranda è un paesino montanaro dell’Ecuador, protetto da una foresta che lo circonda in ogni suo lato. La troupe del globalpost era sulle sue tracce perché nel 2007 Montero è stato accusato di abuso su una bambina di 4 anni, quando era sacerdote a Minneapolis. La piccola ha sostenuto diversi incontri con uno psicologo, che l’ha trovata psicologicamente devastata dall’incontro con l’orco, seppur inconsapevole di cosa le era accaduto.
    Ella aveva detto al padre:“Papà, padre Fredy mi ha baciata sulle labbra.” Purtroppo la bambina èmorta per un tumore qualche anno dopo e un’indagine più approfondita non è stata portata avanti per mancanza dell’unica testimone.
    Tuttavia nel computer di padre Montero vennero trovati file compromettenti di natura pedopornografica.

    L’arcidiocesi di Minneapoli ha allontanato padre Montero a seguito dello scandalo ed il sacerdote è tornato in patria, precisamente nel piccolo paesino di Guaranda, dove è stato accolto dall’arcidiocesi locale.
    Una fredda lettera dell’arcidiocesi di Minneapolis aveva messo in guardia i responsabili della chiesa di Guaranda sul passato di padre Fredy, ma non c’è mai stata la reale intenzione di denunciarlo alle autorità.
    Padre Montero da due anni non esercita più le sue funzioni: non perché su di lui sia stato preso qualche provvedimento, quanto perché ha pensato di candidarsi sindaco.

    La troupe trova Padre Montero alla guida di un furgoncino carico di ragazzini, di ritorno da una partita di calcio. Ha accettato con riluttanza di parlare ai microfoni, ma ha negato qualsiasi accusa.

    Padre Federico Fernandez Baez e la sua fuga in Colombia

    Jennifer è una donna di San Antonio perseguitata da tutta la vita da un incubo ricorrente: un uomo che la insegue, facendola precipitare in fondo ad un buco nero.
    La psicoterapia ha fatto emergere la verità sul suo sogno. L’uomo è Padre Federico Fernandez Baez, sacerdote di San Antonio che la stuprò nella prima metà degli anni 80.

    Baez è stato incriminato per due accuse di abusi su minori nel 1987, ma negoziando un patteggiamento e offrendo un risarcimento sottobanco alle famiglie di un milione di dollari – presumibilmente di provenienza vaticana – è riuscito ad evitare il processo.

    Il patteggiamento è stato negato, ma Baez per qualche motivo non ha mai sostenuto il processo ed è stato allontanato dagli USA dal Vaticano. Nel 2011, Umberto Leal, un cittadino messicano nel braccio della morte in Texas per aver stuprato a morte una ragazza nel 1995, raccontò la sua infanzia e ricordò di essere stato molestato a sua volta da padre Fred.
    Il team legale di Leal si è messo alla ricerca di ulteriori prove su padre Fernandez, trovando altre vittime della sua malsana pulsione. Leal ha ricevuto l’iniezione letale ed è morto; al contrario, padre Fernandez non soltanto è libero, ma occupa una posizione di prestigio alla Universidad de San Buenaventura di Cartagena, Colombia. Egli è segretario, il secondo rango amministrativo più alto nell’organigramma.

    Fernandez, a seguito delle accuse si è recato in Colombia dove ha continuato la sua attività di sacerdote protetto dall’arcidiocesi. Il globalpost ha provato ad intervistarlo sul suo luogo di lavoro, ma egli è inavvicinabile. Durante la caccia all’uomo, la troupe ha ricevuto diverse lettere anonime che confermavano la sua presenza all’interno dell’Università.

    I ragazzi che studiano all’Università di San Buenaventura si sono dichiarati disgustati e increduli che un esponente della categoria “preti pedofili” potesse rivestire una carica così alta nella loro università.
    L’inchiesta del Globalpost si conclude con un’intervista mancata: padre Fernandez è riuscito ancora una volta a sottrarsi alle sue responsabilità e ai suoi sensi di colpa, rifiutando ogni confronto con il suo passato.
    Egli però rilascia comunicati e dichiarazioni sul sito internet dell’università, ogni giorno, come questo risalente al 2015: www.templodesanfrancisco.com/web/index.php?option=com_content&view=article&id=696:holy-week-a-easter-b&catid=47:sunday-reflections&Itemid=62

    Protetto dalle eminenze grige che l’hanno collocato al sicuro fra quelle mura, Don Federico Fernandez Baez sa di essere intoccabile.

    Tutte le immagini sono di esclusiva proprietà del GlobalPost

    http://www.controcopertina.com/scandalo-preti-pedofili-sacerdoti-in-fuga-verso-sud-america/

  • Trapani, violenza sessuale: si aggrava la posizione del prete

    Trapani, violenza sessuale: si aggrava la posizione del prete

    Si aggrava la posizione del prete sotto processo a Trapani con l’accusa di violenza sessuale. “L’esame clinico diretto ha consentito di escludere la presenza di psicopatologie strutturate e clinicamente rilevanti”. E’ questo il quadro psichiatrico tracciato dai consulenti nominati dalla Procura di Trapani per descrivere le condizioni di don Sergio Librizzi, l’ex direttore della Caritas di Trapani, arrestato nel giugno 2014 per violenza sessuale ai danni di richiedenti asilo e attualmente sotto processo con il rito abbreviato.

    Sulle condizioni psichiche del prete si era gia’ espresso il medico Gaetano Vivona, nominato come consulente di parte dai legali di Librizzi, ma in quel caso l’uomo era stato considerato “non capace di intendere e volere”. La relazione redatta dal dottor Maurizio Marguglio e dallo psichiatra Domenico Micale (nominati come consulenti del Tribunale) dunque ha capovolto l’esito.

    “Nel periodo della commissione di fatti contestati – si legge nella relazione – il Librizzi non presentava infermita’ di mente, di misura tale da incidere sulla capacita’ di intendere e di volere”. I medici inoltre hanno risposto alle domande del gip Antonio Cavasino e del pm Paolo Di Sciuva arricchendo lo scenario sanitario di Librizzi. Il procedimento, ormai giunto alle battute finali, e’ stato rinviato a fine mese per le discussioni.

    http://www.corrierequotidiano.it/22914-cronaca/sicilia-trapani-news/trapani-violenza-sessuale-si-aggrava-la-posizione-del-prete

  • Sesso con una minorenne, ex parroco rinviato a giudizio. Il 26 gennaio inizia il processo. Caso seguito da Rete L’ABUSO

    Sesso con una minorenne, ex parroco rinviato a giudizio. Il 26 gennaio inizia il processo. Caso seguito da Rete L’ABUSO

    Il Gup di Larino Daniele Colucci ha disposto il processo, al termine dell’udienza preliminare che si è celebrata oggi 15 settembre, per don Marino Genova, oggi 59enne. Cadute le accuse di violenza e pedofilia, resta in piedi l’ipotesi di atti sessuali con minorenne. Giada Vitale, che lo ha denunciato, aveva 13 anni all’epoca dei fatti e oggi chiede giustizia per gli abusi subiti. Intanto l’ex parroco di Portocannone è stato sospeso ‘a divinis’ dal Tribunale ecclesiastico. Non può somministrare sacramenti né celebrare la Messa. Oggi vive in una struttura di clausura vicino Roma.

    Portocannone. Le accuse di violenza non ci sono più, ma resta in piedi il reato di atti sessuali con minorenne. Giada Vitale, la ragazza che ha denunciato per abusi sessuali il suo ex parroco, aveva soltanto 13 anni quando si sarebbero verificati i fatti che oggi vedono imputato don Marino Genova, che di anni ne aveva invece 55.

    A 13 anni non esiste, per la legge, alcun tipo di consenso. E dunque, ritiene il pubblico ministero Luca Venturi che ha chiesto il processo, la ragazza è stata una vittima dell’istinto erotico di un adulto. Che, in questo caso, era un sacerdote. Oggi don Marino, allontanato dalla parrocchia di Portocannone nel 2012 per decisione del vescovo della diocesi di Termoli-Larino con il quale si era confidato lo stesso prelato, ammettendo i rapporti con Giada, vive in una struttura alle porte di Roma in regime di clausura per sua scelta. Il Santo Uffizio, il Tribunale Ecclesiastico, lo ha sospeso “a divinis” a tempo indeterminato. Significa che pur restando un sacerdote, pur non avendo svestito l’abito sacro, don Marino non può celebrare la Messa né somministrare i sacramenti e nemmeno incontrare fedeli nel ruolo di prete.
    Ora tocca alla giustizia laica. Oggi 15 settembre si è celebrata a Larino l’udienza preliminare davanti al gup Daniele Colucci, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Luca Venturi disponendo il rinvio a giudizio per l’uomo, oggi quasi sessantenne, con l’accusa di atti sessuali con una minore. Il difensore di Marino Genova Ciro Intino aveva chiesto il proscioglimento ma alla fine ha prevalso la ricostruzione della pubblica accusa, incentrata sulla insussistenza giuridica del consenso ad atti di natura sessuale da parte di una persona non ancora quattordicenne. E Giada, appunto, aveva solo 13 anni quando, secondo il suo racconto, l’allora parroco di Portocannone, dove lei suonava l’organo, l’avrebbe avvicinata e costretta a subire le sue avances per diverso tempo.

    La relazione, che si sarebbe consumata all’insaputa della madre della ragazza, è stata interrotta quando Giada Vitale ne ha parlato con una parrocchiana e poi con il vescovo, decidendo di denunciare l’accaduto e il comportamento del sacerdote, che era stato subito allontanato dalla parrocchia.

    Il 26 gennaio prossimo, nel Tribunale di Larino, sarà celebrata la prima udienza del processo penale. Don Marino è imputato per atti sessuali con minore. Giada Vitale è parte lesa e assistita dall’avvocata Giovanna Moffa.

    La vicenda aveva registrato un punto di svolta nel 2013 quando, tredici mesi dopo lo strano abbandono della casa canonica di Portocannone del 58enne Marino Genova, era emerso un particolare sconcertante con la denuncia della famiglia della ragazza per abusi sessuali. Tra l’autunno 2013 e la primavera 2014 il sacerdote era stato processato dalla Chiesa e sospeso “a divinis”. Era stato ritenuto responsabile di abusi sessuali.

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  • La sfida di Ruffalo: “Il Papa veda il film sui preti pedofili”

    La sfida di Ruffalo: “Il Papa veda il film sui preti pedofili”

    Applausi per l’atteso “Spotlight”

    Applausi a scena aperta da critica e pubblico per uno dei film più attesi e più scottanti della 72ma Mostra di Venezia, “Spotlight” (fuori concorso) del regista Thomas McCarthy, con Mark Ruffalo e Stanley Tucci. La pellicola, destinata a far discutere soprattutto in Italia, ripercorre le vicende dei giornalisti del Boston Globe grazie ai quali sono stati portati alla luce gli abusi sui minori da parte di molti sacerdoti statunitensi. Ruffalo interpreta un cronista testardo, una delle colonne del Boston Globe, mentre Tucci fa l’avvocato impegnato nel caso: nel cast ci sono anche Rachel McAdams, Michael Keaton e Liev Schreiber per raccontare una storia ispirata al Watergate cattolico del 2002. Una lunga serie di abusi perpetrati da cinque preti su decine di minori a Boston, centinaia di fascicoli pubblicati con testimonianze di abusi praticati persino su bambini di 10 anni, un orrore andato avanti per decenni prima che arrivasse un’inchiesta giornalistica a scoperchiare lo scandalo.

    «Sono conscio della responsabilità della storia e dell’argomento delicato – ha detto ieri il regista al Palazzo del Casino – Il film parte dal tradimento della fede, ho fatto una grande ricerca dopo la fine del caso che si chiuse nel 2002. Questi carnefici praticavano abusi fisici e violenze verbali: per molte di queste persone perverse la religione contava molto, ma solo apparentemente. Papa Francesco è straordinario, ma una cosa è parlare e una cosa è arrivare ai fatti, la Chiesa deve fare di più. Vorrei che tornasse il giornalismo con gli stivali, con i reportage, basta con quei piccoli servizi on line che hanno allontanato i lettori dai giornali. Il mio non è un film contro la Chiesa, ho semplicemente raccontato i fatti così come sono avvenuti. Dobbiamo poter proteggere le persone da questo tipo di problema: la Chiesa deve aprirsi, ma il lavoro da fare è ancora molto lungo».

    Ruffalo che interpreta il giornalista Michael Rezendes, il quale proprio grazie a questa inchiesta vinse il Pulitzer nel 2003, auspica che «il Papa, i vescovi, i cardinali e i preti, vadano a vedere il film, perché non tradisce la Chiesa ma mostra la sua parte oscura. La Chiesa deve prendere le sue precauzioni e approfittare per curarsi le ferite». Ferite che sono finite in tribunale con indennizzi da 80milioni di dollari, mentre il cardinale Bernard Francis Law (interpretato da Len Cariou), arcivescovo di Boston dal 1984 al 2002, che sorprendentemente venne trasferito da Giovanni Paolo II nella Basilica di Santa Maria Maggiore, tutt’oggi vive a Roma, nel Palazzo della Cancelleria, di proprietà del Vaticano.

    Due i film in concorso: “Looking for Grace” (una coppia alla ricerca della figlia scomparsa) della regista australiana Sue Brooks, all’esordio in laguna con un road movie interpretato da Richard Roxburgh, Radha Mitchell, Odessa Young, Terry Norris, Harry Richardson; e “Beasts of No Nation” di Cary Kukunaga, interpretato da Idris Elba e basato sull’omonimo romanzo di Uzodinma Iweala: è la storia drammatica del giovane Agu, reclutato per combattere una guerra civile in un paese africano.

    Due, infine, i documentari, quello prodotto da Netflix, “Winter on fire”, con racconti di gente comune che affronta disarmata le milizie e immagini shock come quelle di un manifestante che nel tentativo di aiutare un ferito viene ucciso da un cecchino: è la cronaca della protesta diventata una rivoluzione in Ucraina, tra fine 2013 e inizio 2014, diretto dal russo Evgeny Afineevsky. L’altro è invece il documentario italiano “Italian Gangster” di Renato De Maria (sezione Orizzonti), distribuito da Luce Cinecittà, che lo ha anche prodotto in associazione con Minerva Pictures. È un viaggio inedito e spettacolare nelle imprese più eclatanti della mala nostrana, dal dopoguerra al boom economico, con filmati d’epoca della banda Cavallero, del “Dillinger bolognese”, di Luciano Lutring (il solista del mitra che frequentava alberghi di lusso e ballerine) e tanti altri, con testimonianze di giornalisti come Biagi, Bocca e Montanelli. Tra i personaggi sbarcati sul Lido, oltre a Sokurov, il più atteso è Johnny Depp, boss malavitoso in “Black Mass” di Scott Cooper: negli anni Settanta a Boston, l’agente dell’Fbi John Connolly (Edgerton) convince il gangster irlandese Jimmy “Whitey” Bulger (Depp) a collaborare con l’Fbi per eliminare il nemico comune: la mafia italiana. Ma tutto degenera, permettendo a Whitey di eludere la legge, consolidare il potere e diventare uno dei più spietati gangster americani.

    Dina D’Isa

    http://www.iltempo.it/cultura-spettacoli/2015/09/04/la-sfida-di-ruffalo-il-papa-veda-il-film-sui-preti-pedofili-1.1453594

  • Morto prima del processo. Wesolowski: mistero attorno ai motivi del decesso

    Morto prima del processo. Wesolowski: mistero attorno ai motivi del decesso

    L’ex nunzio polacco, sotto inchiesta in Vaticano per presunti abusi su minori, è stato trovato senza vita nella sua abitazione.

    I primi accertamenti indicano una scomparsa per cause naturali, ma l’autorità giudiziaria della Santa Sede ha ordinato l’autopsia. Si aspettano i risultati.

    Jòzef Wesolowski, già nunzio apostolico nella Repubblica Domenicana, sotto processo per presunti abusi su minori a Santo Domingo, è stato trovato esamine nella sua abitazione in Vaticano. Ma sulla morte del presule polacco, che secondo i primi accertamenti se n’è andato per cause naturali, aleggia un vero e proprio giallo che presto verrà risolto. Il Promotore di Giustizia del tribunale vaticano ha infatti ordinato un’autopsia (già effettuata) per far luce sulla vicenda, misteriosa. I risultati saranno comunicati il prima possibile, con il Santo Padre informato di tutto. Tant’è, grandissima è l’attesa per scoprire i risultati degli esami. Le malelingue sostengono che l’ormai ex arcivescovo fosse a conoscenza di segreti indicibili che avrebbero potuto letteralmente far saltare il banco. Con rivelazioni misteriose capaci di colpire veri e propri eccellenti. E non solo del mondo ecclesiastico. Ma si tratta di accuse tutte da decifrare.

    Trovato senza vita davanti alla tv accesa da un religioso francescano del Collegio dei Penitenziari, non più agli arresti domiciliari (ma sottoposto a un provvedimento che gli imponeva il divieto di espatrio), Wesolowski era stato già ridotto allo stato laicale dell’ex Santo Uffizio dalle autorità della Santa Sede.

    E così il primo processo penale in Vaticano per pedofilia e pedopornografia con la nuova legge voluta da Papa Francesco, non potrà celebrarsi. Un procedimento iniziato lo scorso luglio, con l’udienza immediatamente sospesa per via di un improvviso malore subito dall’ex monsignore, ricoverato in una struttura pubblica ospedaliera di Roma. Per presunti fatti venuti alla luce nel settembre 2013, quando le autorità domenicane decisero di avviare a carico dell’ex nunzio polacco un’inchiesta penale per reati di abusi su minori. Che secondo gli inquirenti sarebbero avvenuti durante i cinque anni di servizio prestati in qualità di rappresentante della Santa Sede nello stato caraibico. Oltre a questi pesantissimi addebiti, il Tribunale vaticano gliene contestava altri analoghi, forse commessi duranti il suo soggiorno a Roma, dall’agosto del 2013 fino al momento dell’arresto. Cinque i capi di accusa contro di lui: detenzione di materiale pedopornografico, pedofilia in concorso con il suo assistente ed amante, l’ex diacono Francisco Occis Reyes. E ancora: ricettazione, lesioni gravi alle sue presunte vittime adolescenti. E condotta che offende la religione e la morale cristiana per aver visitato siti osceni.

    Wesolowski se n’è andato, ma attorno alla sua improvvisa morte soffia un vento di mistero che solo l’autopsia sarà in grado di spazzare via.

    M.Z.