Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: legge

  • Brindisi, arrestato il prete pedofilo smascherato dalla tv. “Il vescovo disse di non denunciarlo”

    Brindisi, arrestato il prete pedofilo smascherato dalla tv. “Il vescovo disse di non denunciarlo”

    I carabinieri hanno messo agli arresti domiciliari il 73enne don Giampiero Peschiulli, accusato di violenza sessuale anche su 14enni. Aveva lasciato l’incarico dopo un servizio delle Iene

    di SONIA GIOIA

    Sarebbero due chierichetti, entrambi minori di 14 anni, le vittime di don Giampiero Peschiulli, il sacerdote di Brindisi finito ai domiciliari dopo le indagini scattate a suo carico a seguito di un servizio firmato dalla trasmissione televisiva Le Iene il 29 ottobre scorso. Un andazzo che nella parrocchia di Santa Lucia sarebbe andato avanti da tempo, sospettano gli investigatori brindisini, addirittura con la complicità dell’ex vescovo Rocco Talucci. Il quale ai genitori di due dei bimbi molestati che gli avevano chiesto aiuto avrebbe “espresso meraviglia – si legge negli atti – sul fatto che i giovani avessero parlato in casa delle molestie ricevute”.

    Non è tutto. A quanto pare il vescovo (l’unico brindisino ad avere l’onore di ricevere il Papa nella storia della città) “aveva invitato le vittime degli atti sessuali a non denunciare la vicenda e a non parlarne con altri”. È quello che riferito i familiari di diversi adolescenti di allra. Uno di questi oggi ha quasi trent’anni e ai parenti ha raccontato che quando aveva dieci anni era spesso stato accarezzato in modo morboso.

    Sono state proprio le querele di parte firmate dalle ultime due giovani vittime, dopo la messa in onda del servizio, a far scattare gli approfondimenti investigativi e quindi gli arresti a carico del prete, fino a ieri indagato a piede libero. Inchiesta con appendice di intercettazioni telefoniche, come quella all’indirizzo di uno dei due chierichetti. “Ho capito, ho capito, mi hai tradito, ho capito ho capito”, dice il prete al ragazzino che si scusa di non essere riuscito ad andare in parrocchia per impegni di studio.

    Non è da uomo in abito talare, secondo l’interpretazione del pm Giuseppe De Nozza, la replica del sacerdote: “Sine (che in dialetto brindisino sta per sì), mi hai come si dice aspetta, come si dice la parola, sedotto e tradito”. Per scongiurare che il sacerdote potesse nuocere ulteriormente riservando ai piccoli parrocchiani le sue attenzioni, il pm ha chiesto e ottenuto l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. Dopo il provvedimento del gip, nessuna replica da parte della curia brindisina.

    L’attuale arcivescovo aveva accettato il passo indietro, informando la parrocchia sugli sviluppi della vicenda e  specificando che “da quando ha assunto la guida della diocesi non gli era pervenuta alcuna denuncia riguardo i fatti su cui si sta indagando”. Infine ha nuovamente “invitato alla preghiera e all’impegno l’intera comunità diocesana perché il male non prevalga e le comunità cristiane, in cui vi sono tanti sacerdoti generosi e ammirevoli, proseguano con perseveranza il loro cammino”.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2015/05/20/news/prete_pedofilo-114804624/#gallery-slider=99458016

  • PEDOFILIA : Arcivescovo Mani ai cronisti dell’Unione: “Andate a morire ammazzati”

    PEDOFILIA : Arcivescovo Mani ai cronisti dell’Unione: “Andate a morire ammazzati”

    Lo denuncia il cdr del quotidiano cagliaritano. Sulla vicenda è intervenuto anche il Gruppo cronisti sardi dell’Unci, che denuncia “le inaccettabili parole pronunciate dall’arcivescovo emerito di Cagliari.

    Ad un giornalista de L’Unione Sarda che lo ha interpellato in merito ai recenti fatti di cronaca che hanno interessato la Curia cagliaritana (con l’arresto di un prete accusato di abusi sessuali), l’ex arcivescovo di Cagliari, monsignor Giuseppe Mani, avrebbe risposto: “Il vostro giornale è un porcaio, andate a morire ammazzati”.
    Lo denuncia il Cdr del quotidiano sardo. “Dirò a tutti i parroci della Curia di invitare la gente a non comprare più L’Unione”, avrebbe aggiunto l’arcivescovo.
    Sulla vicenda è intervenuto anche il Gruppo cronisti sardi dell’Unci, che denuncia “le inaccettabili parole pronunciate dall’arcivescovo emerito di Cagliari. Da un lato l’arresto dell’ex parroco di Villamar per abusi sessuali su ragazzini, dall’altro la misteriosa autosospensione del parroco della Cattedrale di Cagliari, sullo sfondo quella che appare una guerra di potere tra le gerarchie ecclesiastiche, vecchie e nuove – afferma il coordinatore Maria Francesca Chiappe -. I cronisti sardi auspicano che monsignor Mani torni sui suoi passi e riprenda coi cronisti un dialogo costruttivo anche sui casi più difficili e le situazioni più complicate, nel rispetto dei ruoli”.

    “Il comitato di redazione e i giornalisti de L’Unione Sarda – si legge nel documento del Cdr – restano sbigottiti per le parole pronunciate dall’ex arcivescovo Giuseppe Mani contro il nostro collega, il nostro giornale e il nostro editore. Frasi ingiuriose e volgari che non ci saremmo mai aspettate da un sacerdote, alto esponente della Chiesa. Non è la prima volta che monsignor Mani attacca l’Unione Sarda, rea semplicemente di voler analizzare le notizie rispettando la verità dei fatti, ma stavolta ha superato tutti i limiti imposti dal buon gusto e dai corretti rapporti sociali. Tralasciamo ciò che sarebbe dovuto dal tono del suo ministero. Vale per l’ex arcivescovo come per chiunque altro la regola più semplice: le minacce e gli insulti non ci impediranno di svolgere il nostro lavoro nel rispetto dell’interesse dei lettori, quello per un’informazione corretta, completa e senza sconti per nessuno”, conclude il Cdr de L’Unione Sarda.

  • Condannato per pedofilia, don Seppia è libero

    Condannato per pedofilia, don Seppia è libero

    Genova – Don Riccardo Seppia, l’ex parroco del quartiere genovese di Sestri Ponente che fu arrestato per pedofilia e rinchiuso nel carcere di Sanremo, è tornato in libertà: sarà ospitato in una comunità ecclesiastica della Lombardia.

    Don Seppia era stato condannato in appello a 8 anni e 6 mesi di reclusione, ma lo scorso novembre la Cassazione aveva annullato la sentenza, rinviando gli atti a Genova con una nuova qualificazione del reato: tentati atti sessuali con minorenne e induzione alla prostituzione.

    Questo processo è ancora pendente, ma intanto l’ex parroco, che fu arrestato nel maggio del 2011, ha ottenuto i benefici di legge chiesti dall’avvocato.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/05/13/ARMqG0QE-condannato_seppia_pedofilia.shtml

  • Il prete pedofilo di Casalborsetti è stato espulso dalla Chiesa

    Il prete pedofilo di Casalborsetti è stato espulso dalla Chiesa

    Giovanni Desio ha ricevuto il provvedimento della Santa Sede direttamente dalle mani dell’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni.

    Dopo la sospensione a divinis poco dopo essere stato arrestato dalla polizia per l’ex parroco di Casalborsetti è arrivata anche l’espulsione da parte del Vaticano. La Santa Sede ha trasmesso alla Diocesi di Ravenna il decreto della congregazione per la Dottrina della Fede con cui è stato dimesso dallo stato clericale e contemporaneamente gli ha dato la dispensa dal celibato.

    Giovanni Desio, l’ex don e Zio John, come lo chiamavano i suoi fedelissimi, ha ricevuto il provvedimento direttamente dall’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni che l’ha reso pubblico con una nota dove si legge: “Su disposizione della Santa Sede il provvedimento canonico è stato consegnato direttamente dall’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni nelle mani dell’interessato qualche giorno fa. L’invito dell’arcivescovo ai sacerdoti e ai fedeli è di pregare perché i tempi della pena e della cura siano efficaci e portino davvero a un rinnovamento e a una guarigione profonda”.

    Desio, 53 anni, nato a Milano ma residente a Saronno, in provincia di Varese, era stato sospeso a divinis poco dopo essere stato arrestato dalla polizia con l’accusa di avere fatto sesso con alcuni minorenni tra il 2010 e il 2014, di adescamento di minori e di violenza sessuale per avere millantato qualifiche infermieristiche al fine di visitare e abusare di un paio di essi. La sentenza è attesa per venerdì.

  • Pedofilia, sabato interrogatorio parroco

    Pedofilia, sabato interrogatorio parroco

    (ANSA) – CAGLIARI, 7 MAG -Don Pascal Manca dovrá presentarsi sabato mattina davanti al Gip del Tribunale di Cagliari, Mauro Grandesso, per l’interrogatorio di garanzia. Arrestato con l’accusa di violenza sessuale aggravata su ragazzini tra i 15 e i 16 anni, l’ex parroco di Mandas e Villamar si trova ora nella sezione speciale del carcere di Uta. Difeso dall’avvocato Luigi Concas il sacerdote sarà sentito anche dal sostituto procuratore Liliana Ledda, titolare delle indagini sui presunti abusi sessuali compiuti dal prete sui ragazzini della parrocchia. È stata proprio il magistrato a chiedere e ottenere in tempi da record l’ordinanza di custodia cautelare che ieri ha fatto scattare le manette ai polsi di don Pascal. Temeva che il sacerdote volesse scappare perché aveva prenotato un volo per Barcellona, ma anche una reiterazione del reato.
    IN INTERVISTA DISSE, “MI RITENGO INNOCENTE” – “Io ritengo di essere innocente. Non conosco ancora i fatti che mi vengono contestati. Non ho letto l’esposto anonimo contro la mia persona”. Sono le dichiarazioni rilasciate da don Pascal Manca, l’ex sacerdote di Villamar e Mandas arrestato ieri per violenza sessuale su minori, ai giornalisti de L’Unione Sarda il 22 aprile scorso, poco tempo dopo che i carabinieri gli avevano notificato l’avviso di garanzia e avevano perquisito la sua abitazione. Alla domanda se si ritenesse vittima di un complotto aveva preferito non rispondere, mentre aveva confermato che secondo lui si trattava di accuse ingiuste. “Faccio il parroco da una vita – aveva sottolineato – e sempre nella maniera più normale. Mi sono sempre trovato bene in qualsiasi comunità affidatami”. Aveva poi dichiarato di vivere la bufera piombata su di lui “serenamente, ma con molta sofferenza e tristezza nel cuore”.

    DON PASCAL IN CELLA CON CATECHISTA CONDANNATO PER ABUSI – E’ in cella nel carcere di Uta con il catechista condannato alcuni anni fa per abusi su minori, don Pascal Manca, l’ex parroco di Villamar e Mandas arrestato ieri per violenza sessuale nei confronti di alcuni ragazzini. Sabato 9, assistito dal suo legale, professor Luigi Concas, si presenterà davanti al Gip del Tribunale di Cagliari, Mauro Grandesso, per l’interrogatorio di garanzia. E potrebbe fornire la sua versione dei fatti, ribattere alle pesanti accuse che vengono mosse a suo carico. Il giudice nell’ordinanza scrive a chiare lettere che il sacerdote potrebbe reiterare i reati: “è un soggetto privo di scrupoli – si legge – e totalmente incapace di controllare i propri impulsi sessuali che lo spingono a porre in essere, senza alcuna remora, reati connessi alla sfera sessuale analoghi ai gravi fatti contestati”. Da qui la necessità della custodia cautelare in carcere. “Una misura di natura prescrittiva, anche quella degli arresti domiciliari – spiega il Gip – si pone in deciso contrasto con la mancanza di freni inibitori e la perversa familiarità con i crimini di offesa sessuale propria del Manca che realizza anche mediante l’utilizzo di strumenti di comunicazione”.

    OSSERVATORIO MINORI, GIUSTIZIA ALLE VITTIME – “Somministrare ai bambini sonniferi per agevolare l’abuso sessuale è da autentico criminale”. È il duro atto d’accusa del sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, in merito all’arresto in Sardegna di Don Pascal Manca, accusato di una lunga serie di abusi su ragazzini dai 12 ai 17 anni. “La finiscano adesso i soliti difensori d’ufficio di tirare fuori la ritrita tiritera della malattia – attacca Marziale – è tempo di finirla con attenuanti pseudo-scientifiche, è tempo di badare a garantire giustizia alle vittime e non impunibilità ai rei”. Il presidente dell’Osservatorio chiede anche l’intervento del Papa. “Un rispettosissimo richiamo al Santo Padre Francesco I, per sapere – spiega il sociologo – cosa stia facendo la famosa commissione di studio sulla pedofilia istituita in Vaticano, perché mentre Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”.

    http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2015/05/07/pedofilia-sabato-interrogatorio-parroco_53b45f16-4ba9-4bc7-a316-803d5bbd4f49.html

  • Così i Testimoni di Geova proteggono gli abusi

    Così i Testimoni di Geova proteggono gli abusi

    Marta è una ex testimone di Geova. È uscita dopo che sua figlia, allora di solo cinque anni, aveva subito violenze sessuali dal nonno paterno. Violenze, però, che all’interno della congregazione si è preferito silenziare. Nessuna denuncia, né penale né tantomeno morale. Nessuna espulsione. Tutto insabbiato, come se niente fosse mai accaduto. Anzi: alla fine ad essere stata ostracizzata è stata proprio Marta, “rea” di essersi rivolta alle autorità competenti denunciando gli abusi che sua figlia aveva subito.

    C’è un amore profondo verso i fratelli finché sei dentro. Ma se mini la stabilità interna, viene fatto in modo che tu non possa fare altro di uscire

    Questa, però, è solo una delle tante storie che si potrebbero raccontare. E che narrano di una volontà, all’interno dei testimoni di Geova, di mettere a tacere qualsiasi voce, atto, denuncia che possa macchiare il buon nome dell’associazione religiosa che – almeno secondo molti e, soprattutto, secondo i fuoriusciti – tanto ricorda quella di un’organizzazione settaria. «I tratti sono quelli – racconta Rocco Politi, un ex anziano, la massima autorità all’interno delle varie congregazioni – c’è un amore profondo verso i fratelli finché sei dentro. Ma se mini la stabilità interna, viene fatto in modo che tu non possa fare altro di uscire. E a quel punto tutti coloro che prima erano tuoi genitori, figli, o semplicemente amici, non ti rivolgono più nemmeno la parola. Tu per loro semplicemente non esisti più».

    Ecco perché all’interno delle varie congregazioni si bada bene ad evitare denunce che possano toccare un fedele e il buon nome dei tesitmoni. Niente autorità giudiziaria o forze dell’ordine. Meglio risolvere tutte le questioni, anche le più delicate e penalmente rilevanti come può essere la pedofilia, all’interno della congregazione, inter nos.

    Il documento riservato

    Semplici fantasie? Accuse campate in aria? No. Linkiesta ha potuto visionare un documento interno, riservato non solo ai non iscritti, ma anche ai fedeli. Il documento in questione, infatti, è accessibile solo al corpo degli anziani. Il monito è da subito più che evidente: “Se gli anziani vengono a sapere di un’accusa di abusi su minori – si legge nel documento – due anziani della congregazione dovrebbero chiamare immediatamente il Reparto Servizio, che eventualmente inoltrerà la chiamata al Reparto Legale per ricevere indicazioni di natura legale”. Insomma, la prima cosa da fare non è rivolgersi alle autorità competenti, ma è contattare il “Reparto Servizio” che, secondo quanto ci racconta un anziano che è ancora all’interno, è l’organo dei cosiddetti “sorveglianti viaggianti” che, oltre a dare consigli spirituali, si occupano anche dei casi più delicati e si riuniscono per dare consigli alla congregazione. Come si legge nel documento, poi, tali sorveglianti, qualora lo ritengano opportuno (ma solo in quel caso), contatteranno il Reparto Legale per indicazioni di natura, appunto, legale.

    E così capita che quando un bambino confessa al genitore di essere stato vittima di abusi, tutto venga insabbiato, come se mai fosse accaduto nulla

    «È molto difficile, se non impossibile – chiosa però il nostro anziano – che si arrivi a questo punto. Il discorso, infatti, è che nemmeno viene minimamente intavolato un discorso di ordine giudiziario». Il motivo va ritrovato, ancora una volta, in un passaggio del documento in cui si fa riferimento ad un passo biblico, un passo però che, come ci dice ancora la nostra fonte, «viene estrapolato, tolto dal contesto. Ma così non ha alcun senso». E infatti, nonostante si precisi che «gli anziani dovrebbero continuare a fare ogni sforzo per proteggere tutti nella congregazione, specialmente i più piccoli, dalle malsane pratiche del mondo», è anche vero che bisogna tenere a mente la norma scritturale del Deuteronomio, ribadita poi anche in un passo del Vangelo, secondo cui «nessun testimone singolo deve levarsi contro un uomo rispetto a qualunque errore o a qualunque peccato […] La questione dev’essere stabilita per bocca di due testimoni o per bocca di tre testimoni».

    Pertanto, si legge nel documento, «anche se esamineranno qualunque accusa, gli anziani non sono autorizzati dalle Scritture a intraprendere alcuna azione a livello di congregazione fino a che non ci sarà una confessione o la testimonianza di due testimoni credibili». Cosa vuol dire questo? Che qualunque accusa, all’interno dei testimoni di Geova, ha senso e validità soltanto se ci sono due testimoni oculari o nel caso in cui l’abusante si penta e, per così dire, si autodenunci. «Ma è ovvio – commenta l’anziano a Linkiesta – che un atto di pedofilia non avrà mai alcun testimone. Non sono mica atti che si fanno in pubblico!».

    Solo otto anni

    E così capita che quando un bambino confessa al genitore di essere stato vittima di abusi, tutto venga insabbiato, come se mai fosse accaduto nulla. Con la conseguenza che il presunto colpevole rimane tranquillamente all’interno della congregazione. Senza, ovviamente, che pubblici ufficiali e forze dell’ordine vengano messi al corrente di nulla. Perché, come detto e come ci conferma l’anziano, «non bisogna mai chiamare la polizia, ma solo l’ufficio interno». Ed è proprio quanto accaduto in una filiale di Bari.

    Qui, secondo quanto ci racconta la nostra fonte, «un ragazzo di 27 anni, dopo un ritrovo con i fratelli, si è isolato in macchina con un bambino di 8 anni e lì lo ha spinto ad avere un rapporto orale con lui». Il bambino, appena liberatosi, è corso dai genitori e ha raccontato loro quanto accaduto. «È successo il putiferio», tanto che è stato necessario chiamare un anziano direttamente da Roma, di modo che tornasse ordine e, soprattutto, silenzio. «Alcuni nostri anziani – continua – sono stati spostati e uno che premeva affinchè si denunciasse alle forze dell’ordine l’accaduto anche perchè lavorava in questura, non sappiamo che fine abbia fatto e dove sia. Sono settimane che io provo a contattarlo senza avere mai una sua risposta. In pratica, tutto è stato sottaciuto. Gli stessi genitori del bambino, che prima chiedevano giustamente che la cosa venisse denunciata, ora d’improvviso non ne parlano più. Non escludo la possibilità che il loro silenzio sia stata pagato». Insomma, mai un procedimento, mai una denuncia. Non ci sono testimoni, non si fa nulla.

    Il comitato giudiziario

    Tante sono le storie come quella appena raccontata. Eppure, come ci conferma Rocco Politi, ci sono anche casi in cui scatta l’indagine interna alla congregazione. Quasi sempre, però, perché c’è un’autodenuncia ovviamente, e non perché ci siano due testimoni oculari. Ma anche in questo caso non si arriva mai ad una segnalazione alle forze dell’ordine. «No, le norme interne prevedono, a questo punto, la formazione di un comitato giudiziario composto da tre anziani che si pronuncerà sul presunto colpevole». Insomma: giustizia interna parallela a quella “ufficiale”. Sarà solo e soltanto questo comitato a pronunciarsi.

    Ma allora la domanda nasce spontanea: quale potrebbe essere la condanna? Le parole di Rocco sono raggelanti: «È praticamente impossibile che si giunga ad una condanna: considerando che l’unico caso in cui si possa arrivare al comitato giudiziario è l’autodenuncia, ovviamente il colpevole si pentirà, si metterà a piangere dicendo che si è reso conto del suo “errore”. Agli anziani basta questo. E quindi verrà “assolto” poiché pentito. Tutto finirà lì». È, d’altronde, esattamente quanto capitato in una filiale del Sud Italia. Secondo quanto riferisce l’anziano ancora all’interno della congregazione a Linkiesta, «mi sono trovato davanti ad un caso per cui un signore ha confessato al corpo degli anziani di aver abusato di un ragazzino di 13 anni, costringendolo a fare sesso anale. Si sentiva turbato da quanto accaduto. Contro di lui non è stato fatto nulla, proprio perché diceva di essersi pentito». Tanto basta.

    È scritto, d’altronde, nero su bianco sul documento riservato: “Quando un comitato giudiziario stabilisce che un individuo che ha abusato sessualmente di un minore è pentito, […] gli sarà concesso di continuare a essere un componente della congregazione cristiana”. Mettiamo caso, allora, che un pedofilo non si ravveda, pur confessando, dei suoi atti e dunque non si penta? «Il massimo della condanna – ci conferma Rocco Politi – è la dissociazione, viene cacciato dalla congregazione. Punto, finisce tutto lì». Non solo: nel documento, infatti, si fa riferimento anche alla possibilità che un disassociato per pedofilia, possa sempre e comunque tornare nella congregazione qualora si penta, anche se in un secondo momento. Porte aperte a tutti, dunque. L’importante è che si professi pentimento.

    Le precauzioni per le “debolezze”

    Quali sono, allora, le uniche precauzioni che vengono prese nella consapevolezza (taciuta) che all’interno dei testimoni di Geova (e anche nella vita quotidiana) girano a piede libero pedofili? Semplice: sarebbe “appropriato”, si legge, che gli anziani “parlassero in modo gentile ma molto schietto a chi nel passato ha manifestato tali debolezze (repetita iuvant: si parla di semplici debolezze, ndr), avvisandolo energicamente che dovrà astenersi dal manifestare affetto ai minori ed evitare di abbracciare o prendere in braccio bambini”. E ancora: non dovrà mai trovarsi da solo con un minore (che non sia suo figlio), né permettere che dei minori passino la notte in casa sua; non dovrà uscire in servizio da solo (dovrà essere sempre accompagnato da un altro adulto) e non dovrà fare amicizia con dei minori. Tanto basta. I minori possono dormire sonni tranquilli.

    Chi denuncia è fuori

    C’è, però, anche chi ha deciso di andare contro quanto prescrivono i documenti interni della congregazione. Torniamo a Marta, fuoriuscita dai testimoni, e alla figlia di cinque anni. Di ritorno dalle vacanze, Marta si rende conto che la figlia comincia ad avere atteggiamenti violenti, «in un modo in cui prima non lo era mai stata». E i dubbi diventano certezze quando, una notte, «mia figlia mi chiede di dormire assieme perché così, quella notte, nessuno l’avrebbe toccata». Marta, allora, comincia a chiedere conto alla figlia che, alla fine, confessa: il nonno paterno, tuttora testimone di Geova, aveva abusato di lei. Subito si reca allora dagli anziani. Ma la risposta è raggelante: «Mi dicono che probabilmente la storia era inventata dalla bambina, che non c’erano i due testimoni previsti dalla Bibbia per acclarare quelle accuse e che è normale che a quell’età la bambina potesse inventare racconti del genere. Ho risposto solo “non so che figli avete voi che raccontano queste cose a cinque anni” e sono andata via».

    Marta si ritrova da sola: nessuno le crede, nemmeno il marito, padre della bimba, anche lui (tuttora) testimone di Geova. Ma lei non si arrende e decide, nonostante tutto e nonostante al tempo ancora testimone, di denunciare l’accaduto alle autorità giudiziarie. «Le indagini – continua Marta – hanno accertato che la bambina è stata vittima di un abuso sessuale. Purtroppo però il nonno non ha pagato perché nella sentenza c’è scritto che non è stato possibile identificare l’autore dell’abuso. Certo, avrei potuto fare ricorso, ma purtroppo l’avvocato che avevo era testimone di Geova, poiché non ne conoscevo altri. Sarà un caso ma ha preferito non dirmi nulla sulla possibilità di presentare un ricorso ed io l’ho saputo solo quando i termini erano ormai già scaduti».

    Lei oggi è fuori, dopo essere stata, secondo quanto racconta a Linkiesta, pesantemente ostracizzata. Il suocero, invece, così come anche l’ex marito, continua ad essere un testimone, a partecipare alle congregazioni, insieme spesso ad una marea di bambini. «È assurdo – ci dice sconsolato l’anziano con cui abbiamo parlato e che ha deciso di raccontare la sua storia – Gli insegnamenti biblici dicono tutt’altro. Qui si commettono reati e io, in coscienza, mi sento colpevole quando sento storie del genere. Parliamo di creature innocenti e mettere tutto a tacere è un vero e proprio orrore». Orrore. Appunto.

  • Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

    Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

    di Michele Schinella e Palmira Mancuso

    “Avevo trovato un padre che per prendersi la cocaina mi ha lasciato il figlioletto che accudivo. Alla fine è rientrato: non aveva soldi per prendersi la cocaina, ha voluto 100 euro e io sono andato a darglieli mi ha risposto “Io non sono mica frocio se vuoi ti faccio leccare due minuti il mio figlioletto”. Infine era carino e l’ho fatto. Aveva cinque o sei anni. Ho fatto due foto anche come dire guarda fino a che punto arriva la gente per prendersi la droga”.

    Sul suo profilo facebook campeggiano decine di foto che lo ritraggono con papa Francesco. Ma il frate dell’ordine dei predicatori domenicani, Adriano Stambè, 42 anni, originario di Vibo Valentia, in forza da un anno alla parrocchia di San Domenico di Messina, ubicata nel popoloso quartiere di Giostra, aveva pure foto di tutt’altra natura.

    Più che mostrare “fino a che punto arriva la gente per prendersi la droga” mostrano, come gli dice chi lo ha smascherato fingendosi su internet camionista gay, che “non ha pietà e fa proprio schifo e ha bisogno di essere curato”.

    Le foto del bambino figlio del tossicodipendente, in realtà, sono tre: in una si vede il volto del bambino, in un’altra il culetto e in un’altra ancora il pisellino.

    Sono solo alcune delle foto compromettenti che il frate ha inviato nel corso di chat andate avanti anche su whatsapp per 20 giorni, tra il primo e il 19 aprile 2015, quando Stambè ha tirato fuori le foto del bambino, suscitando l’indignazione del suo interlocutore che lo ha duramente apostrofato.

    Le tre foto fanno parte di un dossier che il finto camionista gay, tre giorni  dopo, il 23 aprile 2015, ha allegato ad una querela depositata alla stazione dei carabinieri di Rovigo. I militari hanno ipotizzato il reato di Atti sessuali con minorenni, trasmettendo le carte alla Procura.

    Il frate ha chattato con il finto camionista gay raccontandosi e raccontando di se, dei suoi rapporti con i ragazzini e di orge cui – secondo il suo racconto – hanno partecipato altri frati e preti.  Nel dossier ci sono tutti gli sms che il finto camionista ha salvato e ha registrato su un cd, comprese le foto del frate nudo.

    Qualche giorno prima il dossier era stato inviato al vescovo di Messina, Calogero La Piana.

    Tra le foto inviate, compendiate nel dossier, quelle raccapriccianti di un rapporto di fisting  con un “ragazzo da favola che però ha 17 anni e mezzo”.

    ORGE CON PRETI E FRATI

    “Una volta due al mese ci si mette d’accordo di trovarci e si affitta una casa con la scusa di un incontro spirituale, invece si fa sesso: Roma, Torino, Genova, Bari, Taranto, Bergamo, Milano, Brescia. Un sacerdote ha il compito di portarsi dietro uno per fare squadra di puro e sano divertimento, se ci stanchiamo paghiamo qualche escort ragazzo, andiamo sul sito che si chiama pianetaescort.com chiediamo e ne paghiamo uno o due e ci facciamo le cavalcate pazzesche”, ha raccontato fra Adriano.

    I partecipanti? “Sempre su 10 circa. A volte usiamo anche delle cose che ti fa sbottare la testa … vai su di giri e godi come una sirena in mare aperto”.

    Fra Adriano ha confidato pure di rapporti con sacerdoti, alcuni già beccati: “A dire il vero uno che è già stato beccato… povero scemo. Poi ci sono altri tre preti a Bari e due di Taranto, ma adesso hanno paura, dopo lo scandalo successo sui giornali.”

    Come e quanto si pagava? Anche in questo caso fra Adriano non ha peli sulla lingua: “Con le offerte che ci da la gente poi paghiamo, dipende se va ad ora o a notte, ma in media tremila euro”.

    LA CHIESA SOTTO SCACCO

    Ma è questo che vuole la Chiesa?, gli ha domandato il finto camionista. “Caro mio, anche noi siamo umani, sai. Ma io giuro, esce qualcosa su altro prete su giornali o simili, prendo mi metto in mezzo ad una strada e inizio a dire a voce alta i nomi di preti diocesani e religiosi o frati, perché nelle orge organizzate ci sono preti diocesani che si vestono da donne”.

    Queste del frate calabrese potrebbero essere anche millanterie. Agli inquirenti il compito ora di accertarlo.

    IL FRATE SCOMPARSO

    “Ci dobbiamo sposare, c’è Frate Adriano? ”. E’ la sera del 23 aprile 2015. Nella parrocchia di San Domenico c’è ancora attività. Ma del frate domenicano non c’è traccia. E quando si chiede di lui la risposta di tutti è secca e imbarazzata: “Non c’è, non sappiamo dove si trova”. A nulla vale cercare di parlare, il giorno dopo, con il parroco Francesco D’Agostino per sapere se il frate è già stato allontanato e quali provvedimenti siano stati presi. “E’ tutto il giorno impegnato in riunioni. Non è assolutamente possibile parlarci”, risponde seccamente una voce femminile al telefono della parrocchia.

    “Il clima è surreale. Non c’è nessuno. E’ stato dato l’ordine di chiudere tutte le porte e di non far entrare nessuno”, racconta un parrocchiano.

    LA POSIZIONE DELLA CHIESA

    “Il frate è stato allontanato nella giornata di ieri. Non è più a Messina”, spiega padre Tanino Tripodo, vicario del Vescovo La Piana, nella tarda serata di venerdì 24. “Il fatto che sia stato denunciato non significa che è colpevole. Una cosa è se navigava su siti porno, altra cosa se ha avuto rapporti sessuali: entrambi sono gravi ma non sono la stessa cosa”, afferma Tripodo. Ma le foto sono eloquenti? “Il dossier è sul mio tavolo da questa mattina ma non l’ho ancora visto. Sono fuori sede”, dice Tripodo.

    IDENTIKIT DI UN FINTO CAMIONISTA

    “Non sono né un camionista, né un gay. Sono solo un cattolico credente che vuole smascherare coloro che tradiscono la legge di Dio e attentano ai bambini”. Raggiunto al telefono, il finto camionista che ha smascherato frate Adriano spiega le ragioni del suo agire. Si chiama Andrea Baldon e non è nuovo a denunce di pedofilia nei confronti dei preti. Qualche mese fa aveva smascherato un sacerdote carmelitano di Taranto, finito sotto inchiesta. Ironia della sorte, il carmelitano altri non è se non il “povero scemo beccato a Taranto”, di cui si faceva beffa fra Adriano.

    (www.micheleschinella)

    Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

  • Villamar/ Parroco indagato per presunti abusi sessuali su minori, don Pascal: “Sono innocente”

    Villamar/ Parroco indagato per presunti abusi sessuali su minori, don Pascal: “Sono innocente”

    “Una preghiera alla nostra Madonna d’Itria, affinché dia tutto il sostegno a don Pascal in questo difficile momento di dura prova”. Recita così un post Facebook di una fedele del gruppo parrocchiale San Giovanni Battista di Villamar. Le indagini nei confronti di don Pascal Manca, avviate dalla procura di Cagliari a seguito di un esposto anonimo, riguardano i presunti abusi sessuali su minori che sarebbero avvenuti nel 2012 quando il religioso era titolare della parrocchia di Mandas. Il sacerdote intervistato da un giornale locale si difende: “Sono innocente, chi mi accusa non è nel giusto”. 

    La notizia, riguardo la perquisizione effettuata lunedì scorso dai carabinieri su ordine della procura di Cagliari nella residenza del parroco di Villamar don Pascal Manca, ha scosso un’intera comunità, la quale ancora incredula ha appreso la notizia dalle pagine di un giornale a diffusione locale. Nelle stesse pagine del quotidiano si legge che “nell’esposto (anonimo) arrivato in procura a Cagliari vengono ripercorsi i momenti in cui l’ex parroco di Mandas Pascal Manca avrebbe abusato sessualmente di alcuni ragazzini che frequentavano la chiesa. Don Manca, ora alla guida della parrocchia di Villamar, avrebbe offerto (i fatti risalgono al 2012) bevande con sostanze droganti ai ragazzi, tutti tra i 15 e i 17 anni. Poi, una volta storditi, li avrebbe palpeggiati”.

    La difesa 

    Don Pascal intervistato sempre dall’Unione Sarda si difende: “Io ritengo di essere innocente. Non ho una mia versione perché non conosco ancora i fatti che mi vengono contestati. Non ho avuto modo di leggere l’esposto anonimo contro la mia persona”. E alla domanda del giornalista che gli chiede come stia vivendo questa situazione, il parroco risponde: “Serenamente, ma con molta sofferenza e tristezza. Devo affrontare una situazione particolarmente difficile e imbarazzante”.

    La nota della diocesi di Cagliari

    “Nell’apprendere con sconcerto e dolore – si legge in una nota della diocesi di Cagliari- la notizia dell’indagine avviata a carico del sacerdote don Pascal Manca, accusato di abusi sessuali su minori, la diocesi desidera anzitutto esprimere la vicinanza e l’ascolto delle eventuali vittime con piena fiducia nell’operato della magistratura e delle forze dell’ordine”. Il comunicato invita anche i fedeli: “Alla preghiera e alla vigilanza” e “auspica che l’operato coscienzioso e prezioso dei sacerdoti e dei laici impegnati nel campo educativo possa continuare con la piena collaborazione delle famiglie e di tutta la comunità”.

    Le preghiere dei fedeli del gruppo Facebook della parrocchia

    “La nostra parrocchia di Villamar sta attraversando un difficile momento – scrive in un post una fedele – Tutti noi, questa mattina, abbiamo appreso dall’Unione Sarda la notizia delle pesanti accuse rivolte al nostro parroco don Pascal Manca. In attesa che la giustizia faccia luce su questi fatti, noi ci uniamo in preghiera davanti alla Santissima Madonna d’Itria, affinché sia luce e conforto al nostro parroco dal quale abbiamo visto solo bene”.

    M.C.

    http://www.ildemocratico.com/2015/04/23/villamar-parroco-indagato-per-presunti-abusi-sessuali-su-minori-don-pascal-sono-innocente/

  • «Mi chiedeva anche diciassettenni» L’orgia tra preti finisce in procura

    «Mi chiedeva anche diciassettenni» L’orgia tra preti finisce in procura

    di Nazareno Dinoi – Dopo il Tribunale ecclesiastico della Puglia, il caso del sacerdote dell’ordine dei carmelitani di Taranto, don Antonio Calvieri, rimosso dalla curia jonica per «condotta moralmente riprovevole», è ora di competenza della Procura della Repubblica di Rovigo dove ieri il trentaduenne rovighese, Andrea Baldon, ha depositato una denuncia querela nei confronti del parroco destituito ritenuto presunto autore di vessazioni e abusi sessuali virtuali.

    Non soddisfatto dell’allontanamento di padre Calvieri, parroco della chiesa del Santissimo Crocefisso di Taranto e priore provinciale dei carmelitani, l’ex aiuto cuoco chiede un giudizio penale per il suo presunto aguzzino e un risarcimento in denaro che devolverà alla Caritas diocesana di Taranto. «Mi ha fatto cambiare stile di vita, mi ha stravolto, ho perso tutte le abitudini che avevo e ogni volta che vedo un prete ho paura», scrive Baldon nella denuncia riservandosi di presentare «elementi di prova video e fotografiche».

    Nella denuncia in cui si fa cenno a rapporti con minori («mi chiedeva se conosco ragazzi giovani anche diciassettenni magri ben dotati»), sono descritti tre mesi di rapporti via web con particolari imbarazzanti che descrivono veri e propri rapporti sessuali a distanza. «Don Antonio era sempre collegato 24 ore su 24 – si legge nell’esposto – e mi prometteva un lavoro a Taranto».

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/cronaca/15_aprile_07/mi-chiedeva-anche-diciassettenni-l-orgia-preti-finisce-procura-d8aa119e-dd3b-11e4-beae-623f4d0cd4e0.shtml

  • Commissione CEI anti-pedofilia, tra i membri forse le vittime

    Commissione CEI anti-pedofilia, tra i membri forse le vittime

    Lo ha reso noto il segretario generale della stessa CEI, mons. Nunzio Galantino. La struttura sarà guidata dal Cardinal Bagnasco su esempio di commissione vaticana. La Conferenza episcopale e il Sinodo: «Con le famiglie misericordia senza scorciatoie»

    CITTÀ DEL VATICANO (askanews) – La Conferenza episcopale italiana creerà una commissione per la protezione dei minori, guidata dal cardinale presidente Angelo Bagnasco. Lo ha reso noto il segretario generale della stessa Cei, mons. Nunzio Galantino, in una conferenza stampa che ha concluso il consiglio episcopale permanente (23-25 marzo).

    Il «parlamentino» della CEI ha approvato la proposta di indicare come referente per la Pontificia Commissione per la tutela dei minori, ente vaticano di prevenzione degli abusi sessuali del clero sui minori guidato dal cardinale statunitense Sean O’Malley, il card. Angelo Bagnasco, presidente della stessa Cei. E sul modello della commissione vaticana dovrebbe nascere la commissione Cei, per la quale non sono ancora stati stabiliti, ha detto Galantino, i criteri per la scelta dei suoi membri. Non è escluso, come per la commissione O’Malley, che ne facciano parte alcune vittime di preti pedofili: «E’ un elemento che non va ignorato», ha detto Galantino.

    La CEI e il Sinodo: Con le famiglie misericordia senza scorciatoie
    E’ necessario «un approccio accogliente e misericordioso, capace – più che di proporre facili scorciatoie – di impegnarsi nella condivisione del cammino» delle famiglie, anche quando esse attraversano il «fallimento matrimoniale»: così la Conferenza episcopale italiana in vista del sinodo ordinario di ottobre prossimo voluto da Papa Francesco sul tema della famiglia.

    Dopo un primo questionario inviato dalla Santa Sede a tutte le diocesi del mondo in vista del sinodo straordinario di ottobre scorso, il Vaticano ha inviato un secondo questionario al fine di consultare ulteriormente la«base» cattolica, prima della assemblea ordinaria (4-25 ottobre 2015), su una ampia serie di questioni, compreso il controverso tema della comunione ai divorziari risposati.

    «Nelle risposte al questionario predisposto dalla Segreteria del Sinodo e inviato dalla Segreteria Generale della Conferenza Episcopale Italiana a tutte le Chiese locali, si sottolinea che – proprio per l’importanza dell’alleanza tra sacerdoti e sposi – i candidati al ministero ordinato facciano esperienza reale di pastorale familiare», si legge nel comunicato conclusivo del consiglio episcopale permanente che si è svolto da lunedì a mercoledì scorso. Più in generale, «le risposte delle diocesi dimostrano come il cammino sinodale abbia suscitato un notevole entusiasmo sui temi della famiglia, riconoscendo in essa non solo un ambito pastorale, ma una dimensione irrinunciabile per la vita della Chiesa e della società». Inoltre, «in un contesto culturale segnato da relazioni fragili, conflittuali o di tipo consumistico, il questionario fa registrare un nuovo desiderio di famiglia, quale fattore di felicità che dà qualità alla vita. Nel contempo, evidenzia l’importanza di una comunità che di questa possibilità ne sia testimone e sappia porsi con un approccio accogliente e misericordioso, capace – più che di proporre facili scorciatoie – di impegnarsi nella condivisione del cammino: si tratti di itinerari di preparazione alle nozze come di situazioni segnate dal carico della malattia o del fallimento matrimoniale».

    Il consiglio permanente, infine, «ha concordato di proporre anche alla vigilia del prossimo Sinodo una veglia di preghiera in piazza San Pietro: l’appuntamento è per sabato 3 ottobre».

    http://italia.diariodelweb.it/italia/articolo/?nid=20150327_337275