Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Papa Francesco toglie la porpora a cardinale scozzese per scandali sessuali

    Papa Francesco toglie la porpora a cardinale scozzese per scandali sessuali

    L’arcivescovo emerito di Saint Andrews e Edinburgh aveva ammesso i suoi “peccati” con 4 sacerdoti. Già non aveva potuto partecipare al conclave che aveva eletto Bergoglio. Ora Francesco lo ha privato dei diritti da “principe della Chiesa”: è la prima volta dal 1928.

    Papa Francesco toglie la porpora al “cardinale molestatore” scozzese Keith Michael Patrick O’Brien. L’arcivescovo emerito di Saint Andrews and Edinburgh non aveva già partecipato al conclave del 2013 che ha eletto Bergoglio proprio perché aveva ammesso i suoi “peccati” di natura sessuale con 4 sacerdoti. Quello applicato da Papa Francesco è un provvedimento durissimo e storico. Nessun pontefice negli ultimi decenni lo aveva mai preso. L’ultimo precedente risale a Pio XI, al secolo Achille Ratti, che nel 1928 tolse la berretta rossa al cardinale francese Louis Billotche aveva pubblicamente solidarizzato con una rivista del suo Paese già oggetto di una censura da parte del Papa. Ma in quel caso il provvedimento pontificio era stato dettato da motivi politici e non per comportamenti di natura sessuale come, invece, è avvenutoper la prima volta nella storia della Chiesa cattolica conFrancesco.

    In un comunicato del decano del Collegio cardinalizio, Angelo Sodano, si legge che Bergoglio “ha accettato la rinuncia ai dirittie alle prerogative del cardinalato presentata, al termine di un lungo itinerario di preghiera dal cardinale O’Brien. Con questo provvedimento il Papa manifesta a tutti fedeli della Chiesa in Scozia la sua sollecitudine pastorale e li incoraggia a continuare con fiducia il cammino di rinnovamento e di riconciliazione”. Creato cardinale da Giovanni Paolo II nel 2003, da oggi O’Brien è un semplice arcivescovo. In uno dei suoi ultimi atti di governo della Chiesa prima di lasciare definitivamente il pontificato, Benedetto XVIaveva accettato le sue dimissioni anticipate dal governo della diocesi di Saint Andrews and Edinburgh. Il Papa tedesco, precisò in quell’occasione il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, era stato “opportunamente informato” sulla condotta sessuale del cardinale scozzese.

    Accusato di “comportamenti inappropriati“, alla vigilia del conclave del 2013 O’Brien aveva fatto mea culpa riconoscendo che la sua condotta sessuale “è scesa al di sotto degli standard che ci si doveva aspettare da me come prete, arcivescovo e cardinale”. Per questo motivo O’Brien aveva deciso di non prendere parte né alle congregazioni generali dei cardinali durante la Sede Vacante, né al conclave che avrebbe eletto il nuovo Papa. La prima denuncia contro l’ormai ex porporato scozzese risale a fatti accaduti nel 1980 ed è stata fatta da un ex seminarista del collegio di Saint Andrews, ai tempi ventenne e oggi sposato, che considerava O’Brien la sua guida spirituale. Altri tre seminaristi dell’epoca, oggi sacerdoti, hanno raccontato di avere avuto rapporti inappropriati con l’ex porporato in diverse occasioni: in una parrocchia, alla residenza dell’ex cardinale e durante sedute di preghiera notturne. “Dovete capire – ha spiegato uno di loro alla stampa – la relazione che esiste tra un vescovo e un sacerdote. Quando prendi l’ordine, prestigiuramento di obbedienza anche verso di lui. È più del tuo capo, più del Ceo della tua compagnia. Lui ha un enorme potere su di te. Non è che arrivi lì e gli dai un calcio nelle palle”.

    Inoltre Francesco ha condannato nuovamente la pena di mortee l’ergastolo. Per Bergoglio quest’ultima, “così come tutte le condanne che per la loro durata rendono impossibile per il condannato progettare un futuro, può essere considerata una pena di morte nascosta perché non si priva la persona solo della sua libertà ma anche della speranza”. Per il Papa il sistema penale può rinchiudere i trasgressori ma “mai deve privarli della loro speranza”. Francesco ha ribadito, inoltre, che “oggi la pena di morte è inammissibile”, dando conto con quest’espressione del grande cambiamento introdotto da Giovanni Paolo II e dall’allora cardinale Ratzinger nel catechismo della Chiesa cattolica.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/20/chiesa-papa-toglie-porpora-cardinale-obrien-per-scandali-sessuali/1523666/

  • Genova, don Seppia vicino alla scarcerazione. Potrebbe tornare a dire messa

    Genova, don Seppia vicino alla scarcerazione. Potrebbe tornare a dire messa

    Il prete, condannato in appello per a 9 e anni e mezzo – sentenza rinviata parzialmente dalla Cassazione – tornerà libero in un paio di mesi per scadenza dei termini di custodia. In attesa di conoscere il suo destino giudiziario lo attende un periodo di penitenza, al termine del quale potrebbe ritrovare l’altare.

    Don Riccardo Seppia, il prete genovese condannato a 9 anni e mezzo di carcere per reati legati alla pedofilia e alla cessione di stupefacenti, in carcere dal 13 maggio 2011, fra un paio di mesi potrebbe tornare in libertà. E in un futuro non troppo lontano – se gli venisse revocata la sospensione a divinis che lo ha colpito dopo la condanna penale – potrebbe persino tornare a dire messa. Dopo avere scontato, tuttavia, il proprio peccato soggiornando in un centro di comunità di recupero e sostegno riservata ai religiosi.

    Don Seppia, parroco della chiesa genovese del Santo Spirito diSestri Ponente, era stato accusato di aver ceduto cocaina a minorenni in cambio di favori sessuali, nonché di aver ceduto cocaina all’ex seminarista Emanuele Alfano, anche lui arrestato nel corso della stessa inchiesta e accusato di induzione alla prostituzione minorile.

    Il nuovo quadro accusatorio si desume dalle motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione che nel novembre dell’anno scorso aveva riqualificato il reato per il quale don Seppia era stato condannato nei primi due gradi di giudizio: da tentata induzione alla prostituzione minorile a tentati atti sessuali con minorenni. La Suprema Corte aveva quindi annullato parzialmente la sentenza di appello con rinvio parziale ad un nuovo giudizio presso la Corte di appello di Genova. Che dovrà tenere conto delle indicazioni fornite dai giudici di ultima istanza. Spiega a ilfattoquotidiano.it l’avvocatoPaolo Bonanno, difensore del sacerdote: “La Cassazione ha accolto la nostra richiesta di considerare la continuazione fra i reati sessuali e quelli di spaccio di stupefacenti e di conseguenza la Corte d’Appello dovrà applicare una sorta di sconto sulla pena irrogata in precedenza. Inoltre i giudici di merito avevano considerato equivalenti l’aggravante della cessione di droga a minorenni e l’attenuante della modica quantità della sostanza. Ma la nuova normativa ridefinisce come un reato autonomo, punibile con una pena da 6 mesi a 4 anni, quella che era un’attenuante e come da noi richiesto i giudici di appello dovranno tenerne conto nelle determinazione della nuova pena”.

    C’è infine un ulteriore assetto in senso strettamente tecnico. La legge prevede che la detenzione in custodia preventiva non possa mai superare i quattro anni. E così si giungerebbe al 13 maggio 2015, data nella quale è escluso che il nuovo giudizio di Appello, nonché l’eventuale pronuncia della Cassazione, possano essere già stati emessi. Se l’istanza di scarcerazione del difensore sarà accolta Don Seppia potrà quindi uscire dal carcere e in attesa di conoscere la propria sorte giudiziaria sarà ammesso alla penitenza, invero non troppo pesante, della comunità di recupero. Dove lo attende una spartana ma non afflittiva disciplina. Ore 7,15 del mattino la recita delle Lodi, la sera l’Adorazione e il Vespro. Durante la giornata, il sacerdote dovrà svolgere dei lavori perché in quella comunità vige la regola di San Benedetto: Ora et labora.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/17/genova-don-seppia-vicino-scarcerazione-potrebbe-tornare-dire-messa/1514147/

  • Pedofilia, Don Seppia da maggio sarà libero: e tornerà a fare il prete

    Pedofilia, Don Seppia da maggio sarà libero: e tornerà a fare il prete

    GENOVA. Tornerà libero per la legge, ma dovrà recitare le lodi e coltivare l’orto, ospite di una «comunità di recupero e sostegno» per sacerdoti a Verbania.

    È il futuro di don Riccardo Seppia, ex parroco della chiesa dello Spirito Santo a Genova Sestri Ponente, condannato per abusi sessuali e droga con ragazzini. Il caso era deflagrato nel maggio 2011 e però nei giorni scorsi,nel silenzio generale, si è materializzato il passaggio giudiziario che in pochi prevedevano. La Cassazione, che a fine 2014 aveva in parte annullato la condanna a otto anni e mezzo inflitta sia in primo che secondo grado, ha depositato le motivazioni della sua decisione. Spiegando che la pena va ricalcolata tenuto conto di alcune variabili decisive.

    I reati sessuali e legati allo stupefacente devono essere considerati parte di un unico comportamento, quindi «continuati» con sensibile abbassamento. Non solo. In un altro passaggio – accogliendo la tesi del difensore Paolo Bonanni – si esclude la contestazione di un articolo cruciale, senza il quale la custodia cautelare massima non può superare,per nessuno, i quattro anni. Ecco allora che la data fatidica è il 13 maggio prossimo quando saranno, appunto, quarantotto mesi che don Seppia è in arresto; ma sarà impossibile che il suo processo abbia allora registrato un nuovo appello e un nuovo terzo grado. Ultimo dubbio: quando sarà condannato definitivamente dopo il 13maggio, potrà tornare in cella? No, perché grazie alla buona condotta avrebbe già scontato quasi tutta la pena possibile, visto che sarà per forza ridotta. Don Seppia avrà l’occasione di reinserirsi nella società. Certo,lui è un prete sospeso a divinis.

    Ma lo stesso cardinale Angelo Bagnasco, che ha sancito la sospensione, può revocarla. Di fatto, l’ex parroco dovrà superare un periodo di laica “messa alla prova”. E la Chiesa, per casi simili al suo (e anche per problemi molto diversi che spaziano dalla depressione agli abusi subiti) ha dato vita a strutture di accoglienza, sostegno e recupero. I centri in Italia sono due, gestiti dalla congregazione di Gesù Sacerdote, una quarantina di sacerdoti con succursali in Brasile. In Italia la sede storica è a Trento, ma da qualche tempo è aperto una seconda casa per 18 ospiti a Intra, frazione di Verbania sul lago Maggiore: Villa Iride. «La Curia di Genova ci ha prospettato la possibilità dell’arrivo di un sacerdote-ammette padre Paolo, superiore della comunità – non ci ha fatto alcun nomee non ha indicato una data».

    Per don Seppia il trattamento sarà lo stesso degli altri 17 ospiti. «Qui ognuno ha una sua camera,molto modesta ma con bagno privato. La giornata inizia con la recita delle lodi alle7eun quarto e si chiude la sera con l’adorazione e il vespro. Aspetto fondamentale, tutti devono guadagnarsi da vivere e lavorare». L’ex parroco dovrà riscoprire l’ora et labora, affiancato da psicologi e psichiatri religiosi e laici. Mentre il cardinale Bagnasco sarà costantemente aggiornato sul suo cammino di «recupero».

    IL SECOLO XIX Genova

     

  • Dante Lafranconi, gran protettore dei criminali pedofili va in pensione.

    Dante Lafranconi, gran protettore dei criminali pedofili va in pensione.

    La Bolla di Savona – «Assolutamente omissivo»: così sentenzia nel maggio”del2012 – ricor­da, in un’intervista al quotidiano “Il Messaggero”, il portavoce della Rete L’Abuso, Francesco Zanardi,  -il giudice per le indagini preliminari di Sa­vona, Fiorenza Giorgi, nel riferirsi all’atteggiamento tenuto da monsignor Dante Laffranconi nei confronti dei crimini commessi da don Nello Girau­do, prete pedofilo fin dalla sua ordinazione nel 1980, condannato all’inizio del 2012 a un anno di reclusione con la condizionale per l’unico reato che i giudici sono riusciti a salvare dalla prescrizione. L’attuale vescovo di Cre­mona, alla guida della diocesi di Savona fra il 1992 e il 2001, era stato posto sotto indagine da parte della Procura in seguito alle denunce di Zanardi, da bambino vittima delle molestie di don Giraudo. Ai primi di febbraio 2012, tuttavia, è stata notificata la richiesta di archiviazione per Lafranconi da parte del Pm per intervenuta prescrizione dei reati contestati: il reato, si legge nell’ordinanza, è da considerarsi prescritto, ma ciò non implica af­fatto [‘innocenza del vescovo di Cremona. Anzi, dal dispositivo emergono chiaramente due fatti: Lafranconi non poteva non sapere e ha protetto l’istuzione a scapito della tutela delle vittime. Tutto ciò, come ha rilevato il 14 maggio 2012 il portavoce nazionale di Noi Siamo Chiesa, Vittorio Bellavite, non si deduce dalle parole del suo accusatore Francesco Zanardi ma da quelle dei suoi collaboratori, in particolare da quelle del suo vicario gene­rale monsignor Andrea Giusto.

    Peraltro, è stato lo stesso don Giraudo che davanti agli inquirenti ha sostenuto di aver messo al corrente dei propri problemi i diversi vescovi suiccedutisi negli anni alla guida della diocesi, anche se «soltanto in con­fessione». Quest’ultima circostanza, scrive il Gip Giorgi, «avrebbe impe­dito al Lafranconi di denunciare il sacerdote alle autorità competenti, ma non di assumere i provvedimenti più opportuni atti a scongiurare il com­pimento da parte dello stesso di atti di pedofilia». Più in generale, il pre­supposto della «conoscenza o, comunque, della conoscibilità, da parte dell’ordinario della diocesi, dei problemi del Giraudo [ … ] deve ritenersi accertato» sulla base anche di diverse altre prove.

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  • Ravenna, sesso con minorenni, don Desio chiede l’abbreviato: indagini partite dopo incidente con suo Suv

    Ravenna, sesso con minorenni, don Desio chiede l’abbreviato: indagini partite dopo incidente con suo Suv

    Deve rispondere di avere fatto sesso con alcuni ragazzini tra i 12 e i 15 anni che gli erano stati affidati dai genitori. Ma, oltre che di atti sessuali e di adescamento di minorenni, nell’udienza preliminare che si è aperta oggi don Giovanni Desio – 53 anni, di Saronno (Milano) e per 13 anni parroco di Casalborsetti, sul litorale ravennate – deve rispondere di violenza sessuale per avere millantato qualifiche infermieristiche al fine di visitare, anche con un termometro usato in modo improprio, un ragazzino che si vedeva in soprappeso.

    Ultimo reato a lui contestato è la sostituzione di persona, per avere usato un profilo Fb di un minore di cui aveva le password. Quattro i giovanissimi tra le parti offese, due della provincia di Ravenna e gli altri due di quelle di Treviso e Bergamo. Due si sono costituiti parte civile sia in proprio che con i genitori (avvocati Ermanno Cicognani, Giovanni Scudellari e Carlo Cianci di Treviso)

    Via libera dal Gup Antonella Guidomei anche alla costituzione di parte civile dell’associazione ravennate «Dalla parte dei minori» (avvocato Manuela Liverani), e della Curia della città romagnola (avvocato Federica Zaccaria).

    Don Desio, sospeso ‘a divinis’, che dopo sette mesi e mezzo di carcere a Forlì era andato ai domiciliari in una clinica in provincia di Perugia specializzata in preti con disagi personali, attraverso il suo legale Battista Cavassi ha chiesto di potere essere giudicato in abbreviato. Formula che ha tagliato fuori la citazione del responsabile civile, il vescovo Lorenzo Ghizzoni, citato dall’avv.

    Scudellari in qualità di legale rappresentate dell’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia. «Dispiace – si legge nella richiesta – constatare come l’Arcidiocesi non abbia sentito la necessità di compiere nei confronti delle vittime degli abusi nemmeno un piccolo gesto».

    Le indagini della squadra Mobile, coordinate dal Pm Isabella Cavallari, erano scattate a inizio marzo 2014 poco dopo il volo dello ‘zio John’, come lo chiamavano i suoi fedeli, in un canale della zona con il suo suv Bmw nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico tre volte e mezzo i limiti.

    In breve erano emerse intercettazioni di frasi dall’inequivocabile contenuto sessuale, che a inizio aprile avevano portato all’arresto di don Desio in canonica. I reati contestati vanno dall’estate 2010 al giorno dell’arresto e sarebbero stati compiuti, oltre che a Ravenna, anche a Saronno, nella casa del sacerdote, e in località di Bergamo e Treviso. Udienza aggiornata a metà aprile.

    http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/ravenna_prete_parroco_pedofilo_abusi_minori_sesso/notizie/1227912.shtml

  • La fabbrica dei preti: le storie necessarie di Giuliana Musso

    La fabbrica dei preti: le storie necessarie di Giuliana Musso

    Video: estratto de La fabbrica dei preti (© Giuliana Musso). Visibile solo da desktop foto di scena (© Luciano Paselli)

    Viaggio nella vita dei seminari anni ’50 e ’60. Tra regole disumanizzanti e abusi. Una narrazione civile basata su documenti e testimonianze. La recensione.

    Il fascino di una storia raccontata ad alta voce ha origini lontane, lontanissime è forse la forma di intrattenimento primeva. Ma le storie non sono sempre solo divertenti, quellebelle sono umane e dunque felici e infelici al contempo, cupe e vitali, lente ma anche dinamiche. La bellezza delle storie sta poi nel recuperare alla memoria frammenti di passato spesso volutamente tenuti nascosti oppure, se divulgati, ritenuti osceni, indecenti e quindi spostati in fretta e furia in un dimenticatoio pieno zeppo di racconti troppo umani.

    Il teatro di narrazione civile in Italia è andata a frugare in quei dimenticatoi, ha ricomposto la Storia, quella che viene censurata o negata, spesso anche raccogliendo testimonianze dirette. Giuliana Musso con il suo La fabbrica dei preti – andato in scena venerdì 6 febbraio 2015 al Teatro dell’Archivolto di Genova – fa proprio questo: porta sul palcoun contesto storico troppo in fretta archiviato, quello del Concilio Ecumenico del 1965, ma soprattutto le vicendeindividuali, altrettanto storiche, di piccoli uomini avviati al sacerdozio all’età di 10/11 anni e chiusi in seminari minori prima e poi maggiori fino all’età di 24 anni.

    Alternando una voce cronachistica, che racconta e legge, a tre principali voci caratterizzate di altrettanti parroci, Giuliana Musso ci conduce dentro un contesto storico rivoluzionariosia dal punto di vista religioso che laico: la metà degli anni ’60; ma anche dentro un ambiente immutato e immutabilecome quello dei seminari. Regole rigidissime che toccano orari, azioni, compiti, relazioni, possibilità o meno di parlare riportano ogni minima traccia di comportamento istintivo dentro una griglia disumanizzante che estirpi l’umano secondo precisi fini alti che richiedono l’annientamento totale del sé.

    In una società davvero civile, si bollerebbero questi contesti come luoghi di tortura, esplicite forme di violazione e abuso dei diritti sui minori. Sì, appunto abuso. In tutte le sue forme: dalle più insidiose, morbose e psicologiche alle più esplicite, risultato di una frustrazione sessuale e di una privazione al contatto perverse e oscene. Ma almeno della pedofilia all’interno della chiesa da un po’ di tempo si parla e si fa emergere il dolore restituendo un po’ di dignità a quanti ne hanno sofferto. Di tutto il resto invece non si dice.

    Tratto da La fabriche dai predis di Don Pietrantonio Bellina oLibris di pre Toni Beline, il lavoro di Giuliana Musso porta in scena le «quattrocento pagine in friulano – come scrive Paolo Rumiz – di un libro semiclandestino e mai tradotto: La fabriche dai predis. La fabbrica dei preti, cioè il seminario, descritto come struttura immutabile, iperconservatrice e sessuofobica. Un micidiale pamphlet, gonfio di una lingua schietta fino alla truculenza, scritto non da un politico anticlericale, ma un indomabile prete carnico, il fu Antonio Bellina» nato nel 1941 e morto nel 2007.

    Mentre Papa Giovanni XXIII, Angelo Roncalli, colui che dissela mia persona conta niente, è un fratello che parla a voi divenuto padre per volontà di nostro signore, la notte precedente l’apertura del Concilio Ecumenico, che aveva fortemente voluto e organizzato in tempi rapidissimi su temi cruciali, faceva il suo famoso Discorso alla luna (11 ottobre 1962), quello in cui ricordava agli adulti di tornare a casa e non scordarsi di dare una carezza ai loro bambini e di asciugare le lacrime e avere parole consolatorie; d’altra parte i seminaristi – che erano appunto solo bambini – dovevano assecondare regole nate nel 1500. Quelle stesse maturate in seguito al Concilio di Trento in piena controriforma ovvero quando, in risposta alla riforma protestante, furono fondati i seminari.

    Discorso sconveniente fu la risposta del Cardinal Siri, presidente dei vescovi italiani, all’intervento notturno del Papa buono, che rimase in vita solo altri 8 mesi. E così seppure si proseguirà la riflessione e l’apertura verso grandi temi e le altre religioni, con Paolo VI, Giovan Battista Montini, nessuna scossa reale scardinerà il concetto di gerarchia a favore di quello di comunione, di sudditanza a favore di un’idea di far parte di, e la libertà di coscienza resterà possibilità praticata da pochi all’interno della chiesa – a Genova certamente dal nostro caro Don Gallo.

    Il teatro in questa narrazione civile è utilizzato nella sua forma più elementare: uno spazio vuoto, un interprete, pochissimi oggetti, la luce, la musica, qualche foto. È l’estrema accuratezza della composizione a creare efficacia,trasformando il semplice in complesso. La Storia con la Smaiuscola, Giuliana Musso ce la offre a mezza sala e in proscenio in una voce diretta. Il libro di pre Toni Beline viene interpretato da un leggìo con una voce cronachistica, che si affretta, questa volta impaziente – come quella lingua friulana dell’originale di cui ci ricorda Rumiz – una lingua che è portavoce intima di un vissuto che non si può più tenere dentro.

    Le foto dei seminaristi, in bianco e nero, in formazione davanti al seminario, ma anche in gita o in momenti vagamente ludici, scorrono su appositi schermi per diapositive portati sul palco.Come se fosse proprio il libro esploso dei ricordi e vissuti di pre Toni Beline che, aprendo il suo album, ci mostrasse sé stesso e tutti i suoi compagni: bambini, ragazzi e giovani uomini in ambito talare. Mentre le foto scorrono musiche e canzoni accuratamente guidano la visione delle immagini invece che restare colonne sonore, come poesie suscitano associazioni intense e profonde. Con tre voci, poi, tre distinte posture, gestualità e curatissimi toni e timbri del parlare,Giuliana Musso entra negli idioletti di tre diverse persone, tre pronunce con cadenze dialettali, ovvero mette i panni di tre preti speciali e lei sparisce. No, non si è cambiata d’abito. No, non ha messo una maschera. Solo una vocale e una del movimento del corpo (tra tempo e ampiezza del gesto)

    Riesumare i vissuti nascosti. Restituire voce a chi non ha potuto parlare. Ridare spazio ai fatti attraverso le vicende di tanti. Come scrive Walter Ong citando l’antropologo polacco, naturalizzato britannico, Bronis?aw Malinowski: «il linguaggio è un modo dell’azione e non semplicemente il contrassegno del pensiero». E se questo teatro riuscisse a smuovere le coscienze anche al di là dei fatti specifici e ricordarci quanto si gioca nell’educazione affettiva e relazionale dei bambini, maschi e femmine, ma soprattutto maschi, perché a loro è spesso negato di essere morbidi, sensibili, fragili. Umani.

    Laura Santini

  • Violenza su minore: arrestato e sospeso “a divinis” prete licatese. “Non ditelo a mamma”

    Violenza su minore: arrestato e sospeso “a divinis” prete licatese. “Non ditelo a mamma”

    Un sacerdote di cinquant’anni originario di Licata, Agrigento è stato esonerato dalle funzioni e dalle attività sacerdotali e sospeso a divinis dopo l’arresto avvenuto a Napoli per violenza sui minori.

    A emettere il decreto di sospensione ed esonero nei confronti di don Camillo Sessa è stato l’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, mons. Salvatore Nunnari che ha reso noto il provvedimento con un comunicato stampa della curia. Il religioso è stato fermato e arrestato dal nucleo tutela minori della polizia municipale mentre era intento a palpeggiare un ragazzo all’interno di un Internet point. Gli agenti hanno quindi aperto una delle cabine, trovando all’interno il ragazzino con i pantaloni abbassati in compagnia dell’uomo che lo toccava mentre guardava un filmato pornografico al computer. “Non fatelo sapere a mia mamma”avrebbe chiesto Camillo Sessa agli agenti che lo stavano arrestando. “

    Monsignor Nunnari ha dichiarato di avere appreso “dell’arresto per l’ignobile delitto di pedofilia”, di essersi raccolto in preghiera e, come prevede il regolamento, di avere informato le autorità ecclesiastiche competenti e la Congregazione della Fede.

    L’arcivescovo cosentino ha espresso vicinanza, affetto e solidarietà alla famiglia della vittima il sacerdote in oggetto, originario di Licata accolto ed ordinato dal mio predecessore, dopo alcuni anni di servizio pastorale nel territorio dell’Arcidiocesi ha ricoperto il ruolo di cappellano del mare coordinato dall’Ufficio Nazionale di Pastorale marittima che si è concluso da circa un anno. Dopo aver rifiutato un nuovo impegno pastorale in diocesi, non rispondente ai suoi desiderata, è tornato in famiglia senza dare notizie di sè da qualche mese, si legge nella nota con la quale l’arcivescovado “esprime fiducia nell’azione della magistratura attendendo ogni sua decisione con spirito di reale collaborazione”. Il sacerdote, originario di Licata, dopo alcuni anni di servizio pastorale nel territorio dell’Arcidiocesi (per un breve periodo è stato pure nella parrocchia di Donnici), ha ricoperto il ruolo di cappellano del mare coordinato dall’Ufficio nazionale di Pastorale marittima che si è concluso da circa un anno.

    Nel 2012 si trovava sulla Costa Allegra, la nave da crociera alla deriva al largo delle Seychelles, nell’Oceano Indiano, dopo un incendio in sala macchine. Dopo aver rifiutato un nuovo impegno pastorale in diocesi, non rispondente al suo desiderio, informa una nota dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi cosentina, è tornato in famiglia senza dare notizie di sè da qualche mese.«L’Arcivescovo dinanzi a questo ulteriore dolore arrecato alla nostra Chiesa», continua la nota, «implora una preghiera unanime per la conversione dei cuori. Monsignor Nunnari esprime infine «fiducia nell’azione della magistratura attendendo ogni sua decisione con spirito di reale collaborazione»

    http://www.grandangoloagrigento.it/violenza-su-minore-arrestato-e-sospeso-a-divinis-prete-licatese-non-ditelo-a-mia-madre/

  • Sacerdote condannato a 7 anni per abusi sessuali

    Sacerdote condannato a 7 anni per abusi sessuali

    Non sono state rivelate le generalità complete del sacerdote

    VARSAVIA – Un tribunale polacco ha riconosciuto un sacerdote cattolico colpevole di abusi sessuali nei confronti dei minori e lo ha condannato a sette anni di prigione. Il tribunale della città occidentale di Wroclaw ha inoltre proibito, a vita, al 44/enne prete di ‘lavorare’ con i giovani e gli ha prescritto un trattamento psicologico.

    In linea con la legge polacca sulla privacy, non sono state rivelate le generalità complete del sacerdote, identificato come Pawel K.

    ats ansa

     

  • Abusi sessuali in un istituto cattolico, ora si cerca la verità

    Abusi sessuali in un istituto cattolico, ora si cerca la verità

    FRIBURGO – Esperti dovranno far luce su sospetti casi di abusi sessuali e maltrattamenti avvenuti fra il 1930 e il 1950 in un ex orfanotrofio e collegio cattolico nel canton Friburgo, l’istituto Marini. Monsignor Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo vuole rendere giustizia alle vittime e imparare dagli errori del passato, ha annunciato oggi la diocesi.

    Due esperti dovranno esaminare le testimonianze e tentare di capire come si sia arrivati a tanto nella struttura che aveva sede a Montet. Fondato nel 1881 e chiuso nel 1979, l’istituto Marini era diretto da preti e dipendeva direttamente dal vescovo.

    Vittime e testimoni sono stati invitati a contattare la diocesi o a rivolgersi al centro di consultazione LAV (Legge federale sull’aiuto alla vittime di reati).

    Ats

    http://www.tio.ch/News/Svizzera/Attualita/1013651/Abusi-sessuali-in-un-istituto-cattolico-ora-si-cerca-la-verita/

  • Prete della Diocesi di Cosenza arrestato a Napoli  per sesso con minorenne, il vescovo Nunnari lo sospende

    Prete della Diocesi di Cosenza arrestato a Napoli per sesso con minorenne, il vescovo Nunnari lo sospende

    L’arcivescovo Nunnari ha subito disposto la sospensione del presule che, nei mesi scorsi, aveva rifiutato l’incarico che gli era stato attribuito

    di SAVERIO PUCCIO

    COSENZA – Un sacerdote della Diocesi di Cosenza, don Camillo Sessa, è stato arrestato a Napoli sorpreso in flagrante mentre aveva un rapporto sessuale con un minorenne all’interno di un internet point di piazza Garibaldi.

    L’arresto è stato eseguito dagli agenti del nucleo tutela minori della polizia municipale. I vigili hanno notato l’uomo che contrattava con il ragazzino e hanno iniziato a seguire i movimenti dei due. Quando il minorenne è entrato nell’internet poit, seguito dopo qualche minuto dal prete, è scattato il blitz.

    Gli agenti hanno aperto una delle cabine dell’internet point e hanno scoperto il ragazzino con i pantaloni già abbassati e l’uomo che lo toccava mentre guardava un filmato pornografico al computer. Quando è stato arrestato il presule cinquantenne ha implorato: «Non fatelo sapere a mia mamma».

    L’ALTRO CASO NELLA DIOCESI DI CROTONE: LEGGI

    Dura la reazione dell’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, monsignor Salvatore Nunnari che, appena appresa la notizia dell’arresto del sacerdote, «si è raccolto in preghiera e subito dopo ha emesso il Decreto di sospensione a divinis ed esonero dalle funzioni e da ogni attività sacerdotale informando parimenti le competenti Autorità ecclesiastiche e la Congregazione della Fede».

    Il sacerdote, originario di Agrigento, «dopo alcuni anni di servizio pastorale nel territorio dell’Arcidiocesi – precisa la nota della Diocesi – ha ricoperto il ruolo di cappellano del mare coordinato dall’Ufficio Nazionale di Pastorale marittima che si è concluso da circa un anno».

    «Dopo aver rifiutato un nuovo impegno pastorale in diocesi, non rispondente ai suoi desiderata, è tornato in famiglia senza dare notizie di sè da qualche mese», si legge ancora nel comunicato. «L’Arcivescovo dinanzi a questo ulteriore dolore arrecato alla nostra Chiesa implora una preghiera unanime per la conversione dei cuori», conclude il comunicato. «Esprime fiducia nell’azione della magistratura attendendo ogni sua decisione con spirito di reale collaborazione».