Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • PEDOFILIA: 13/ENNE MOLESTATA DA PRETE RISPONDE AL GIP

    PEDOFILIA: 13/ENNE MOLESTATA DA PRETE RISPONDE AL GIP

     02/08/2012 14:50:00 (ANSA_A)
    (ANSA) – PESARO, 2 AGO – Si e’ conclusa poco fa l’audizione in incidente probatorio della tredicenne che era stata oggetto di baci e carezze in spiaggia da parte del parroco di Orciano (Pesaro Urbino), don Giangiacomo Ruggeri, ex portavoce del vescovo di Fano, finito in carcere con l’accusa di atti sessuali su una minorenne.

    La ragazza ”ha risposto a tutte le domande del gip LOrena Mussoni – ha detto l’avv. Omar Severi, che rappresenta la famiglia – l’incidente probatorio puo’ dirsi concluso. Ora gli atti debbono tornare alla Procura” che dovrebbe portare avanti il procedimento. ”Valuteremo la costituzione di parte civile – ha ribadito – quando sara’ opportuno, nelle forme previste dalla legge”. Il verbale dell’audizione della ragazzina, che e’ stata ascoltata dal gip alla presenza della psicologa Anna Cavallini di Ferrara e’ stato secretato.

    Hanno assistito a distanza (con un sistema audio e uno specchio trasparente) il pm Sante Bascucci, l’avv. Severi con i familiari della tredicenne e don Giangiacomo Ruggeri con il suo legale, avv. Gianluca Sposito, tutti in stanze separate. Dopo l’arresto, disposto dal gip per il pericolo di reiterazione del reato di inquinamento delle prove, il sacerdote aveva ammesso di aver baciato e toccato la minore – ”Non so cosa mi sia successo” aveva detto – negando pero’ di aver tenuto comportamenti analoghi anche in passato, con altre ragazze. A denunciare il prete era stato il bagnino titolare dello stabilimento della spiaggia di Torrette di Fano in cui don Ruggeri si era recato piu’ volte insieme alla ragazzina e altri giovani della sua parrocchia.

    Gli agenti del Commissariato di Fano avevano poi filmato in due occasioni (il 10 e il 12 luglio scorsi) le avances del sacerdote con la tredicenne: due ore di riprese che avevano indotto il giudice Mussoni a firmare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Don Ruggeri e’ stato arrestato il 13 luglio scorso: il giorno stesso, il vescovo mons. Armando Trasarti lo ha sospeso da ogni incarico pastorale. (ANSA).
    ME-MOR
    02-AGO-12 14:50 NNNN

  • Pedofilia, il prete che sconfessò la Chiesa

    Pedofilia, il prete che sconfessò la Chiesa

    Violentato dall’età di 12 anni dal suo educatore, Dino Cinel oggi ha 71 anni. All’epoca degli abusi era un novello seminarista. L’aguzzino? Un sacerdote, anzi più che un sacerdote. Tale era il rettore del seminario di Bassano, “Istituto Scalabrini”: padre Francesco Tirandola della congregazione dei Missionari di san Carlo. Gli stupri di Tirandola durano quattro anni, le violenze psicologiche proseguono per altri tre. Fino all’età di 46 anni Cinel blinda il dramma dentro di sé, ricacciandolo nei meandri della memoria.

    Nel corso di alcune sedute di psicoterapia, la devastazione subita emerge in tutta la sua reale dimensione. Inizia così un lungo e doloroso percorso di elaborazione e ricerca personale che nel 2012 si è materializzato in un libro autobiografico. Atto di accusa circostanziato e reso inattaccabile da una logica ineccepibile – oltre che da documenti e testimonianze inconfutabili – “Un prete sconfessa la Chiesa” (Albatros) è una complessa opera che fonde insieme la testimonianza di una vita, la denuncia e l’indignazione di un uomo e l’analisi storico-sociale di un docente universitario (Cinel è stato ordinario di storia americana in diversi atenei statunitensi) sulla conflittuale tematica dell’eros nel mondo ecclesiastico.

    Lasciare la Chiesa e il sacerdozio sono stati atti fondamentali per ricostruirsi una vita in tutte le sue dimensioni, ma insufficienti a cancellare i residui della violenza subita. Cinel decide quindi di intraprendere la via della denuncia diretta verso la Chiesa.

    Forte anche della profonda conoscenza di certi meccanismi interni alla Santa Sede, vuole confrontarsi di persona con le istituzioni che rappresentano la giustizia vaticana richiamandole alle loro responsabilità e rivendicando i propri diritti. Ma, come l’autore documenta con la precisione dello storico di professione, sono proprio le alte sfere – quelle che spesso sentiamo annunciare sui media italiani il massimo impegno nei confronti delle vittime e la tolleranza zero verso i carnefici in tonaca – a mostrare agghiaccianti ipocrisie e incoerenze, evidenziando un malato “narcisismo” istituzionale che nega la devastazione interiore subita dalle vittime, mirando a renderle invisibili annullandone la stessa esistenza.

    Spicca in questo senso, dalle pagine del libro, la figura del promotore di giustizia monsignor Charles Scicluna, il braccio della legge vaticano. È dopo il suo incontro dagli esiti sconcertanti che, come lo stesso Cinel racconta a Cronache Laiche, l’idea di raccontare tutto in un libro che lo ha accompagnato per una vita non può più rimanere tale. E in meno di sei mesi Cinel confeziona il suo “j’accuse!”. Insieme con Sua santità (Chiarelettere) di Gianluigi Nuzzi, Un prete sconfessa la Chiesa chiude il cerchio e mette definitivamente a nudo la vera natura di un pensiero e di una cultura strumentali alla salvaguardia del potere politico ed economico della Chiesa cattolica e apostolica romana.

    «Non potevo elaborare un giudizio sulla Chiesa senza aver affrontato di persona chi ne muove le fila» spiega Cinel. «Avrei voluto parlare con il successore di Joseph Ratzinger alla Congregazione per la dottrina della fede, monsignor Levada, ma alla richiesta di un appuntamento lui mi rispose di scrivere una relazione. Lo avevo già fatto senza ottenere mai una risposta. La sua politica era quella di sperare che prima o poi mi sarei stancato di sbattere contro il muro del silenzio. Ho scritto anche a Benedetto XVI, stesso risultato». Alla fine Cinel è riuscito a incontrare Scicluna. Erano i primi mesi del 2011.

    In generale sono due i cardini su cui l’autore si è basato per arrivare a formulare un giudizio assolutamente negativo sull’operato della Chiesa riguardo il tema della pedofilia ecclesiastica. Il primo è la totale indifferenza nei confronti di una verifica storica: «Quando sono riuscito a raccontare a Scicluna cosa è successo, con tanto di prove, testimonianze e relazioni mediche, la risposta (offensiva) è stata che il mio violentatore oggi è considerato un santo, un sacerdote degno di tutti gli onori. Io non mi so capacitare come una società di persone si renda talmente spregevole da non voler guardare nemmeno in faccia la realtà storica».

    Il secondo mattoncino è l’assoluta mancanza di rispetto per le competenze professionali “straniere”. «Io ho portato in Città del Vaticano i referti di tre medici che spiegano quali ferite mi ha provocato la violenza subita. La risposta da me ricevuta è che queste diagnosi sono scientificamente inattendibile. Punto. Non dicono che devono farmi visitare da un altro medico di loro fiducia come normalmente si usa in questi casi per verificare. Non ci pensano nemmeno. Per loro quello che “produce” la società laica non ha nessun valore».

    Ma la faccia che la Chiesa mostra in pubblico, specie con le vittime, è del tutto diversa. Almeno a prima vista. Cinel è un fiume in piena: «Benedetto XVI ha pronunciato parole talmente offensive che nemmeno una persona di modesta intelligenza se le può permettere. Lui dice che le vittime di sacerdoti pedofili sono i nuovi martiri. Come si può essere tanto cinici? Come si può pensare di cooptare all’interno della Chiesa delle persone che proprio dalla Chiesa stessa hanno avuto la vita distrutta?».

    Secondo l’ex sacerdote questo atteggiamento è studiato dalle gerarchie ecclesiastiche in ogni minimo particolare. «Questo papa è cosciente che il problema della pedofilia clericale è gigantesco. Ma non ha alcuna intenzione di risolverlo. Piangere davanti alle vittime, dichiarare davanti a loro che la Chiesa si assume le proprie responsabilità, invocare la tolleranza zero, è tutta una messa in scena. I fatti concreti stanno a zero.

    La realtà e che Benedetto XVI si è circondato di un gruppo di persone che faranno con lui quello che lui ha fatto col papa precedente. Due o tre anni dopo la sua morte lo beatificheranno e via verso la santificazione». Così tutti dimenticheranno cosa è successo durante il pontificato di Benedetto XVI e durante i 25 anni in cui Joseph Ratzingher è stato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. «Magari diventerà, in cielo, il santo protettore delle vittime di preti pedofili. Così in Vaticano riusciranno a spillare un bel po’ di denaro ai pellegrini in adorazione. Un modo molto pratico, il solito, per non assolvere le proprie responsabilità qui in terra».

    Federico Tulli

  • Altri cinque ragazzi sono stati molestati da don Sergio

    Altri cinque ragazzi sono stati molestati da don Sergio

    IL CASO. Quando era in servizio a S. Croce
    Il prete ha patteggiato 22 mesi complessivamente per 6 episodi
    15/06/2012

    Non un ragazzo. Sono sei complessivamente le parti offese nel procedimento che ha visto don Sergio patteggiare l’altra mattina in tribunale davanti al giudice Massimo Gerace. Per lui un anno, dieci mesi e 20 giorni di reclusione; l’accusa a suo carico era di violenza sessuale continuata, dall’estate 2006 ai primi giorni di gennaio di quest’anno. Don Sergio Rappo, 59 anni (era assistito dall’avv. Michele Carotta), all’epoca dei fatti era in servizio nella parrocchia di Santa Croce a Schio, da dove è stato subito trasferito dalla Curia vicentina che ha seguito passo passo la delicatissima vicenda ed ha aiutato le vittime, anche economicamente. In base a quanto ricostruito dai carabinieri della stazione di Schio e dai colleghi della sezione della procura, coordinati dal pubblico ministero Antonella Toniolo, i contatti illeciti del sacerdote erano iniziati parecchi anni fa. L’indagine era scattata dopo la denuncia di un ragazzo di 20 anni, che aveva denunciato le pesanti molestie del sacerdote, avvenute nei locali dell’oratorio. Don Rappo, si legge scorrendo il capo di imputazione, «con violenza di natura psicologica, consistita nell’aver costruito un rapporto di fiducia e di intimità graduale con il giovane, tanto da indurlo a fare affidamento su di lui; con minaccia consistita nel timore di perdere l’unica occasione di lavoro dopo un periodo di disoccupazione; con abuso d’autorità, per il ruolo di sacerdote e datore di lavoro», lo costringeva a subire atti sessuali in diverse occasioni. Non solo. Nel corso delle indagini è emerso che nell’estate 2006 don Sergio aveva carpito la fiducia di un ragazzino di 13 anni, che faceva l’animatore in parrocchia: lo aveva invitato da solo in oratorio, gli aveva offerto un’aranciata e 10 euro e lo aveva toccato. Nell’estate 2011 era accaduto ad un ragazzo di 16 anni, che ricevette una mancia in cambio di alcuni lavori e di un’aranciata; il prete gli fece dei massaggi, il ragazzino si allontanò. Infine, ad altri tre giovanissimi aveva chiesto di scambiarsi dei massaggi dietro il pagamento di piccole mance, ma dopo i primi toccamenti i minorenni avevano reagito ed erano scappati. Queste ulteriori cinque vittime si erano rivolte in caserma quando la vicenda era diventata di dominio pubblico. Il sacerdote, pentito, ha preferito patteggiare. La pena è stata sospesa. D.N.

  • FIRENZE Anche Betori intercettato: “Il Papa mi ha assicurato, sistemerà tutto lui”

    FIRENZE Anche Betori intercettato: “Il Papa mi ha assicurato, sistemerà tutto lui”

    FIRENZE Anche Betori intercettato: “Il Papa mi ha assicurato, sistemerà tutto lui”

    Firenze, 7 giugno 2012 – PARLANO di piccoli e grandi temi della Chiesa, del Segretario di Stato Tarcisio Bertone, ma anche e soprattutto di papa Joseph Ratzinger nelle decine di telefonate che la polizia ha ascoltato, per circa un mese e mezzo, dopo l’attentato all’arcivescovo Giuseppe Betori e il ferimento di don Paolo Brogi.

    Praticamente tutta la Curia fiorentina è intercettata. Molti prelati lo sospettano, tanto che — annotano gli inquirenti nei brogliacci depositati dal pm, Giuseppina Mione, dopo la chiusura delle indagini nei confronti dell’unico sospettato, Elso Baschini — preferiscono «rimandare» alcuni argomenti a future conversazioni “viso a viso”. Gli inquirenti ascoltano don Brogi, ferito nell’agguato, ma anche l’ausiliario Maniago, coinvolto nel caso don Cantini.

    ANCHE il telefono di monsignor Giuseppe Betori, creato Cardinale dal Papa il 6 gennaio, è sotto controllo. Il 4 dicembre scorso, un mese dopo l’agguato e pochi giorni dopo l’udienza dal pontefice, parlando al telefono con una persona, di nome Carlo, l’arcivescovo si dice «fiducioso», perché «Ratzinger mi ha assicurato che sistemerà tutto». A cosa si riferisce? Forse a questioni interne alla Curia di cui è a capo o alla Chiesa, o forse proprio all’indagine sull’attentato che lo ha coinvolto. Inoltre, riporta “Panorama”, Betori, al pari di altri religiosi, si sarebbe lamentato per questa inchiesta e del fatto che «gli inquirenti non demordono dall’idea di una sua reticenza riguardo alla rappresentazione dei fatti» accaduti la sera del 4 novembre.

    Interpellata ieri sull’argomento, la Curia fiorentina non risponde. Ma all’orizzonte si prospetta adesso un processo show.
    IL PM MIONE ha depositato proprio in questi giorni la richiesta di giudizio immediato. Una “mossa” per saltare l’udienza preliminare e andare direttamente al dibattimento. Il legale di Baschini, Cristiano Iuliano, aveva appena chiesto di riascoltare il testimone principe dell’accusa, il nordafricano Mohamed Toufik, colui cioè che avrebbe raccolto la “confessione” di Baschini riguardo all’agguato. La conversazione tra i due captata in questura sarebbe di una qualità pessima, secondo la difesa di Baschini. Inoltre, Toufik si sarebbe contraddetto quando, in un’intervista, aveva parlato di un mandante e di un compenso di circa 20mila euro per Baschini. Circostanze, queste, che non risultano dall’incidente probatorio con cui la procura ha “congelato” la testimonianza del suo uomo chiave. Insomma, sostiene il legale dell’unico indagato, Toufik è così affidabile?

    Dagli atti depositati in tribunale emerge anche che poco dopo l’attentato, da una cabina vicina al palazzo arcivescovile, sarebbe partita una chiamata diretta al cellulare del rettore della Basilica di Santa Croce, Antonio Di Marcantonio. Ma il religioso, interpellato dal settimanale, dice di non essere mai stato interrogato e di non ricordare quella telefonata che, secondo Panorama «forse avrebbe potuto esser d’aiuto per l’inchiesta».

    MA TRA LE UTENZE sotto controllo c’è anche quella di don Daniele Rialti, il prete accusato di molestie sessuali su minori avvenute nel periodo in cui era viceparroco alla chiesa di Ponzano, nell’empolese. Rialti parla con un giovane immigrato (maggiorenne) e riferisce che per la «seratina» che hanno trascorso ha un «regalino» da consegnarli. Le telefonate di Rialti sono finite però in un altro faldone. Ma questa seconda inchiesta potrebbe volgere all’archiviazione. I rapporti di Rialti ricostruiti dagli inquirenti sarebbero tutti con soggetti adulti, disagiati, ingolositi dalla possibilità di raggranellare qualche «regalino». Peccati, non reati.
    stefano brogioni

    http://www.lanazione.it/cronaca/2012/06/07/725174-papa-betori-attentato-curia.shtml

    METTI UNA CIMICE IN CHIESA E NE SENTIRAI DELLE BELLE – DALLE INTERCETTAZIONI DISPOSTE DOPO L’AGGUATO ALL’ARCIVESCOVO BETORI DI FIRENZE, EMERGE L’INTOLLERANZA DELLA CURIA FIORENTINA PER LE CIMICI: PAROLE IN CODICE, DISCORSI RIMANDATI VISO A VISO (PER NASCONDERE COSA?) E TELEFONATE SOSPETTE CON RAGAZZE ALBANESI E BRASILIANE (APERTO UN FASCICOLO PER “ABUSI SESSUALI”) – IL CARDINALE BETORI AVREBBE CHIESTO AL PAPA DI “SISTEMARE LA COSA” (COME?) – QUELLA MISTERIOSA TELEFONATA AL RETTORE DI SANTA CROCE…

    Ignazio Ingrao per “Panorama”
    Giuseppe BetoriGiuseppe Betori

    Per un mese e mezzo gli investigatori hanno ascoltato le conversazioni dell’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, e dei suoi più stretti collaboratori dopo l’aggressione del 4 novembre 2011 in Curia, per la quale è finito in carcere il pregiudicato Elio Baschini. Dialoghi privati, a volte molto personali, spesso in codice perché gli intercettati sospettavano di essere ascoltati dalla polizia. Ora i brogliacci di queste conversazioni sono stati depositati insieme con l’avviso di chiusura delle indagini.
    PADRE GEORG E RATZINGERPADRE GEORG E RATZINGER

    E si scopre che il cardinale Betori il 2 dicembre va in udienza dal Papa e si lamenta di essere finito sotto la lente degli inquirenti. Benedetto XVI, secondo quanto riferisce lo stesso Betori all’amico Carlo in una telefonata dal 4 dicembre, gli avrebbe dato «rassicurazioni in merito alla vicenda» e avrebbe promesso di «sistemare la cosa». È sempre Betori a lamentarsi con un suo collaboratore il 22 novembre per essere stato convocato dalla polizia «senza avere concordato data e ora». Ed è irritato per il fatto che «gli inquirenti non demordono dall’idea di una sua reticenza riguardo alla rappresentazione dei fatti».

    Nelle intercettazioni è finito anche il segretario di Betori, don Paolo Brogi, ferito dall’attentatore, mentre commenta l’accaduto con un’amica. Ed è finito anche Daniele Rialti, per 17 anni viceparroco della Chiesa di San Giovanni evangelista a Empoli e figura simbolo delle comunità neocatecumenali fiorentine. Don Rialti (sul quale poi la procura ha aperto un fascicolo per presunti abusi sessuali) viene ascoltato dagli inquirenti mentre parla con un giovane albanese e con una brasiliana.
    HENRY MOORE A FIRENZEHENRY MOORE A FIRENZE

    Dall’avviso di chiusura delle indagini emerge anche un particolare inedito: poco dopo l’attentato, da una cabina vicina alla curia è partita una chiamata al cellulare del rettore della Basilica di Santa Croce, Antonio Di Marcantonio. Gli inquirenti annotano la stranezza tempistica della telefonata. Ma il religioso, interpellato da Panorama, dice di non essere mai stato interrogato e di non ricordare quella telefonata. Chiuse le indagini, resta il mistero di una chiamata che forse avrebbe potuto essere d’aiuto per l’inchiesta.

    http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/metti-una-cimice-in-chiesa-e-ne-sentirai-delle-belle-dalle-intercettazioni-disposte-dopo-40048.htm

    Firenze. Agguato a Betori. Curia minaccia azioni legali. Indagati 2 cronisti Panorama
    mercoledì, giugno 13, 2012 Gerardo Adinolfi No comments
    Curia Firenze – Azioni Legali

    Per un articolo critico su indagini per pedofilia. Tensione dopo la pubblicazione di intercettazioni ad arcivescovo aggredito a novembre. L’Associazione Stampa Toscana: Meglio tutelare l’immagine con la trasparenza

    OSSIGENO, FIRENZE, 13 giugno 2012 – C’è tensione a Firenze per gli articoli che parlano degli sviluppi delle indagini sulla misteriosa aggressione all’arcivescovo Giuseppe Betori e per alcune rivelazioni giornalistiche su un’altra indagine su don Daniele Rialti, che sarebbe coinvolto in un caso di pedofilia. Per quest’ultmo caso la Procura di Firenze avrebbe iscritto nel registro degli indagati due cronisti del settimanale Panorama. Per l’aggressione a Betori, dopo la pubblicazione di alcune intercettazioni di sue conversazioni, in cui fra l’altro fa cenno a un incontro con il Papa, la Curia ha minacciato azioni legali e ha diffidato chiunque dal pubblicare ulteriori intercettazioni.

    Era il 4 novembre 2011 quando un uomo minacciò l’arcivescovo in un garage della Curia di Firenze e poi sparò, ferendolo, al suo segretario Don Paolo Brogi. L’unico indagato è Elso Baschini, 73 anni, ex pregiudicato in carcere da dicembre con l’accusa di tentato omicidio.

    A fine maggio la procura di Firenze ha chiuso le indagini sull’agguato mettendo agli atti intercettazioni ambientali e depositando in tribunale i brogliacci delle conversazioni, molte delle quali considerati non rilevanti ai fini dell’indagine, e alcune conversazione trascritte in quasi due mesi di intercettazioni telefoniche allo stesso cardinale Betori, al suo assistente Don Paolo e a monsignor Maniago, uno dei collaboratori più stretti di Betori. Alcuni contenuti sono stati resi noti in esclusiva il 7 giugno dal settimanale Panorama. L’articolo racconta che, durante un’udienza privata a Roma con Papa Benedetto XVI, l’arcivescovo Betori si sarebbe lamentato di essere finito sotto la lente degli inquirenti. Secondo Panorama, il cardinale avrebbe parlato con un amico di quell’udienza con il Pontefice “che gli avrebbe dato rassicurazioni” e avrebbe promesso di “sistemare la cosa”.

    La clamorosa esclusiva del settimanale è stata rilanciata in anteprima dalle agenzie di stampa e successivamente è stata ripresa da vari giornali: Corriere Fiorentino, La Repubblica, La Nazione e altri media toscani cartacei e online.

    Le rivelazioni non sono piaciute alla Curia fiorentina che ha reagito con una pubblica diffida. “In merito alla reiterata pubblicazione di atti giudiziari riguardanti l’attività di indagine svolta dalla Procura della Repubblica di Firenze sull’agguato che ha visto come vittime Don Paolo Brogi e il Cardinale Giuseppe Betori – si legge in un comunicato dell’ufficio stampa della Curia di Firenze – si comunica che l’Arcidiocesi di Firenze ha dato mandato ai propri legali di verificare l’esistenza dei presupposti per iniziative in sede penale o civile nei confronti di tutti coloro che hanno pubblicato, o pubblicheranno atti e/o documenti, in particolare stralci di private conversazioni telefoniche al di furoi dei limiti consentiti dalla Legge che niente hanno a che fare con il fatto criminoso accaduto e gravemente lesivi sia della privacy delle persone coinvolte sia della loro immagine”.

    Questa reazione – scrive Enrico Viviano – responsabile Ufficio stampa e portavoce del Vescovo – “si rende necessaria anche a tutela della figura del Santo Padre e per vedere preservata la libertà di ministero riconosciuta alla Chiesa dalla legge”. Interpellata da Ossigeno la Curia fiorentina ha preferito non rilasciare ulteriori dichiarazioni in merito alla vicenda.

    “Questa è una pura minaccia e un tentativo di censura. Comunque, a parte quella nota, finora io non ho ricevuto nient’altro”, commenta Stefano Brogioni, giornalista de La Nazione, che il 7 giugno ha firmato un articolo dal titolo ‘Anche Betori intercettato: “Il Papa mi ha assicurato, sistemerà tutto lui”’. “Il comunicato è uscito dopo che il mio articolo è stato pubblicato. Io – aggiunge il cronista – continuerò a fare il mio lavoro come prima, per me non è cambiato nulla. Propongo ai miei lettori ciò che trovo, non mi fermo di certo perché alla Curia dispiace che esca qualcosa”.

    Paolo Ciampi, presidente dell’Associazione Stampa Toscana, ha dichiarato: “Sono contrario in generale, in ogni circostanza, a iniziative che in qualche maniera impediscono a chi esercita il giornalismo di lavorare sulla notizia che gli arriva”. Per Ciampi la tutela dell’immagine delle persone di cui si occupa la cronaca giornalistica “è sacrosanta, bisogna riconoscere che c’è modo e modo di usare un verbale di interrogatorio, che a volte può essere decontestualizzato. Però ostacolare il trattamento di una notizia – spiega il presidente dell’AST – è sbagliato ed è anche un po’ controproducente. La trasparenza – conclude – è la difesa migliore dell’immagine soprattutto se il soggetto che sente il bisogno di tutelarla è autorevole e ha radici nella storia e nel vissuto quotidiano di tutti”.

    Secondo la normativa vigente, gli atti e le intercettazioni depositati in tribunale all’atto della chiusura delle indagini sono a conoscenza delle parti e sono pubblicabili, non integralmente, ma per sintesi. I due giornalisti di Panorama che si sono occupati della vicenda, Ignazio Ingrao e Emanuela Fiorentino, erano già alle prese con possibili complicazioni giudiziarie a causa di un altro articolo, pubblicato su Panorama il 7 aprile, con il quale hanno riacceso la luce sull’agguato del 4 novembre a Firenze. Lo hanno fatto portando alla luce un’indagine su don Daniele Rialti, che secondo il settimanale sarebbe al centro di un nuovo caso di pedofilia nella diocesi fiorentina.

    “La procura di Firenze – si legge in un lancio Ansa del 5 aprile – come ha spiegato stamani il procuratore Giuseppe Quattrocchi, ha aperto un fascicolo per rivelazione di atti coperti da segreto d’ufficio nei confronti dei due giornalisti di Panorama e di eventuali altre persone coinvolte nella pubblicazione del servizio che ha portato alla luce l’indagine su don Rialti”.

    www.ossigenoinformazione.it/?p=9077

  • Dal Papa c’erano anche le vittime di preti pedofili, alle quali non è stato possibile entrare.

    Dal Papa c’erano anche le vittime di preti pedofili, alle quali non è stato possibile entrare.

     Sabato 2 giugno 2012 Bresso MI Family Day;
    c’era anche il portavoce delle vittime di preti pedofili Francesco Zanardi. Con lui i suoi collaboratori e una troupe de Le IENE, il noto programma di Italia 1.
    L’obbiettivo ?
    Una rappresentanza civile, non provocatoria e non violenta del portavoce delle vittime di pedofilia, il quale indossava una maglia che citava la posizione ufficiale della chiesa cattolica, nei confronti delle vittime di preti pedofili. Non era nostra intenzione eludere alcun controllo e di fatto non è avvenuto, non avevamo nulla da nascondere, ma le sorprese sono state più di una. Francesco Zanardi “Ho tolto la giacca scoprendo la scritta sulla maglia, appena dopo il primo varco e ho proseguito verso il viale che conduceva al palco, arrivando a nemmeno 300 metri, poi la polizia mi blocca. Non mi contesta nulla, non mi chiedono neppure i documenti.” Ad attirare la loro attenzione la scritta BASTA PEDOFILIA seguita dalla decisione della CEI di continuare, in sostanza ad applicare come linee guida  la direttiva del 1962 riconfermata ai vescovi di tutto il mondo nel 2001 dall’allora Cardinale Ratzinger (oggi Papa) e cal Cardinal Bertone (oggi Ministro degli Esteri della Santa Sede) nota come Crimens Sollicitazionis. Quella direttiva però non venne presa molto bene dai tribunali di tutto il mondo che la definirono criminale. La stessa direttiva infatti portò nel 2004 il Cardinale Ratzinger in un tribunale del Texas a dover rispondere di fronte alla legge di quella sua riconferma del 2001. Di li a poco il Cardinale Ratzinger però viene eletto Papa e prima di presentarsi in tribunale, chiede all’allora Presidente Bush l’immunità, che gli venne concessa prontamente. ” Per questo motivo troviamo in’accettabile che la CEI continui a volerla applicare. Ma la nostra civile testimonianza, non è sufficiente, gli agenti non avendo motivo di allontanarci trovano una scusa, quella del PASS che ci invitano ad andare a fare, ma qui altre due sorprese, la prima la conferma che il pass poco avrebbe risolto, l’altra invece che in una parrocchia poco lontano da li vendevano i pass. La voglia di presentarci con il pass e vedere se sarebbe uscito qualche altro problema, ci porta a fare una scoperta, i pass che la parrocchia vendeva a 10 €, in realtà erano gratuiti, in quella parrocchia stavano truffando i fedeli cattolici che andavano a vedere il Papa. Verifichiamo la notizia e bingo, troviamo anche le vittime.
    Certo quanto sopra è poco edificante per coloro che si dichiarano Ministri di Dio, ma da quello che vedrete dal filmato, vi renderete conto anche di quanta poca gente sia andata a vedere il Papa. Repubblica di oggi parla di solo 350.000 persone, confermiamo anche noi con il dubbio che il dato di Repubblica sia in eccesso.
  • Buonuscite ai preti pedofili. Così la Chiesa “punisce” gli abusi

    Buonuscite ai preti pedofili. Così la Chiesa “punisce” gli abusi

    di Miriam Carraretto

    “Buonuscite” da 20 mila dollari, una pensione da 1.250 dollari al mese e l’assicurazione sanitaria fino a quando non avranno trovato un altro lavoro. Secondo il New York Times, è quanto avrebbe pagato la Chiesa cattolica negli Stati Uniti per compensare i preti accusati di pedofilia e favorire il loro ritorno alla vita laica e privata. Insomma, per dare una mano ai religiosi che hanno abusato di minori. Un gioco a carte invertite, in cui il risarcimento se lo piglia chi ha commesso il reato, non la sua vittima.

    Ad aver autorizzato i pagamenti sarebbe stato il cardinale Timothy Dolan, dal 2002 al 2009 arcivescovo di Milwaukee e oggi a capo della Conferenza episcopale statunitense, personaggio assai conosciuto negli States e inserito dal Time tra le 100 persone più influenti del mondo. All’epoca dei fatti, Dolan aveva negato tutto: “L’accusa” – si era difeso – “è falsa, pretestuosa e ingiusta”.

    Ma, oggi, un documento reso pubblico dagli avvocati delle vittime e riferito a una riunione del Consiglio finanziario dell’Arcidiocesi di Milwaukee del 7 marzo 2003 ha confermato la sua firma sulle autorizzazioni alle transazioni. Allora, la situazione degli abusi era così grave e indifendibile che persino la compagnia assicurativa dell’Arcidiocesi si rifiutò di coprire i costi: “La Chiesa è stata negligente”, disse il suo responsabile.

    Il primo caso analogo a Milwaukee risale al 1983. Il prete in questione, Franklyn Becker, era stato accusato di aver molestato e abusato di almeno 10 minori, sia maschi che femmine. Per lui, ci fu anche una vera e propria diagnosi di pedofilia. Rimosso dall’incarico solo nel 2004, si vide versare 10 mila dollari a titolo di aiuto. “Fu un atto di carità”, commentò allora il cardinale Dolan.

    Il fatto che la “buonuscita” concessa ai preti pedofili sia una procedura formale all’interno della Chiesa, nota come “laicizzazione”, certo non rasserena. Anzi, scandalizza ancora di più. Soprattutto dopo la posizione assunta qualche giorno fa dalla Cei in merito ai casi di pedofilia: i vescovi non hanno l’obbligo di denunciare alle autorità i casi di abusi di cui vengano a conoscenza. La giustificazione data da alcuni esperti in materia, secondo cui “quando un uomo diventa prete, la Chiesa è chiamata a soddisfare i suoi bisogni per tutta la vita”, è sin troppo debole.

    Solo da noi, negli ultimi 11 anni, i casi accertati di pedofilia all’interno del clero sono stati 135. In America, la Chiesa ha già pagato oltre 16 milioni di dollari per sostenere i processi dei religiosi accusati di violenze su minori. Nel 2011, l’Arcidiocesi di Milwaukee è stata persino costretta a presentare istanza di fallimento.

    Nella lettera inviata pochi giorni fa all’attuale Arcivescovo di Milwaukee dall’associazione delle vittime Survivors Network of those Abused by Priests si legge: “In quale altra occupazione, soprattutto che opera con le famiglie, le scuole e i giovani, viene dato un bonus in denaro a un dipendente che abbia molestato e abusato sessualmente su dei bambini?”.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/preti-pedofili010612.html

  • Che dite, spreteranno finalmente “sborra boy”?

    Che dite, spreteranno finalmente “sborra boy”?

    Il comunicato della Diocesi sulla vicenda di don Mauro: “Conforto umano e sostegno per le vittime”
    Mercoledì 23 Maggio 2012
    Il prete questa mattina si è costituito spontaneamente nel carcere di Bollate, scelto dopo essersi consultato con i propri legali

    In merito alla condanna di don Mauro Stefanoni, ecco il comunicato stampa della Diocesi di Como giunto in redazione: “La Diocesi di Como prende atto delle decisioni assunte dalla Corte di Cassazione nel giudizio di terzo grado relativo alla vicenda che riguarda don Mauro Stefanoni. In questo momento la paterna sollecitudine del Vescovo si rivolge a tutte le persone coinvolte nella complessa vicenda. In particolare a coloro che il dispositivo della sentenza penale ha riconosciuto come vittime del comportamento addebitato a don Mauro. Sinceri sono il conforto umano e il sostegno nella preghiera”. E si legge ancora: “Per chi è stato riconosciuto responsabile, accanto al rigoroso rispetto della sentenza emessa dalla giurisdizione civile, non può venir meno il senso di vicinanza fraterna da parte di tutta la comunità diocesana. Verranno fatte le opportune valutazioni per la ripresa del procedimento canonico già avviato a carico di don Mauro Stefanoni. L’intera Chiesa locale è chiamata alla preghiera umile e fiduciosa, che ottenga dal Signore una grazia rinnovata di penitenza, di amore alla giustizia e di perdono. Don Mauro intanto si è presentato spontaneamente nel carcere di Bollate fin da questa mattina, senza attendere a casa l’arrivo dei carabinieri. Una struttura scelta in precedenza dopo essersi confrontato con i propri legali.

  • INCIVILE OMERTÀ della Conferenza Episcopale italiana.

    INCIVILE OMERTÀ della Conferenza Episcopale italiana.

    INCIVILE OMERTÀ 
    Comunicato stampa congiunto delle associazioni italiane e internazionali contro la pedofilia nel clero.
    Sono state preannunciate dalla stampa le linee guida della Chiesa Cattolica, che saranno diramate in via ufficiale tra una settimana, in tema di comportamenti da assumere da parte dei vescovi per i casi di pedofilia del clero.
    I vescovi hanno stabilito che non denunceranno alla magistratura civile i casi di pedofilia dei quali verranno a conoscenza.
    Nelle linee guida si riscontra;
    1) Nessun obbligo di denuncia
    2) Nessuna apertura degli archivi vaticani e diocesani dei casi di preti criminali
    3) Nessun risarcimento alle vittime
    4) Nessuna collaborazione attiva e sospontanea, ma solo il non ostacolo alla legge
    5) Nessuna chiusura dei luoghi di allevamento dei preti pedofili e abusatori sessuali (seminari)
    6) Nessun automatismo sulla espulsione dei preti macchiatisi di crimini sessuali
    7) Nessuna indagine e rimozione delle cause della pedofilia clericale.
    C’è n’è abbastanza per chiarire che le linee guida sono lo strumento della CEI a protezione dei loro adepti e per soffocare lo scandalo. La parola d’ordine per i vescovi sarà: omertà.
    Niente di nuovo quindi rispetto a quanto ha stabilito il crimen sollicitationis , la direttiva diramata dall’allora Capo di Stato Vaticano Angelo Giuseppe Roncalli, meglio conosciuto come Giovanni XXIII, proprio quello che in pubblico raccomandava ai genitori di tornare a casa e dare ai bambini una carezza da parte sua, e nelle stanze del potere firmava una direttiva che garantiva totale copertura giudiziaria ai preti pedofili in tutti gli angoli del pianeta.
    Quella direttiva è stata applicata alla lettera da Josef Ratzinger che per quaranta anni è stato a capo dell’ex Tribunale dell’inquisizione, e a lui giungevano le segnalazioni dei preti pedofili dalle varie diocesi del mondo.
    Ratzinger le ha insabbiate puntualmente tutte senza mai consegnare un solo pedofilo alle autorità civili.
    Per quaranta anni, in forza di quella direttiva, nessun prete è mai stato denunciato alle autorità civili dai rappresentanti della monarchia vaticana.
    Lo stesso Joseph Ratzinger è stato deferito davanti ad una Corte Distrettuale degli Stati Uniti per aver coperto casi di pedofilia ma non è stato mai condannato perché è stato eletto, nel frattempo, Capo di Stato ricevendo da Bush l’immunità diplomatica.
    Le nuove linee guida della CEI non si differenziano in nulla dal vecchio crimen sollicitationis perché anche qui i vescovi sono invitati a non denunciare gli abusi sessuali commessi dai sacerdoti.
    Sostengono i vescovi che debbano essere le vittime a denunciare proprio perché sanno, per esperienza diretta, che i bambini abusati hanno bisogno di circa venti anni per maturare simile decisione, quando ormai i termini di prescrizione sono maturati.
    Ed è proprio la prescrizione che ha salvato Dante Lanfranconi, già vescovo di Savona, per aver coperto due sacerdoti pedofili.
    Lanfranconi infatti è stato indagato per aver coperto due preti pedofili e secondo la legge italiana “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”, ma con ordinanza del 18 maggio 2012 il GIP di Savona, pur sottolineando la grave responsabilità del presule, ha dovuto archiviare per intervenuta prescrizione.
    Questa ordinanza fa comunque tremare le stanze del potere vaticano perché ogni vescovo, attraverso i fascicoli personali, conosce le perversioni dei suoi sacerdoti, ed ogni vescovo italiano dovrebbe essere sottoposto a giudizio come Lanfranconi.
    Ovunque siano stati accertati casi di pedofilia del clero la magistratura italiana dovrebbe approfondire le indagini nella direzione delle omissioni e delle coperture offerte dai superiori gerarchici a quei sacerdoti deviati.
    Le recenti direttive della CEI sanciscono in maniera inequivocabile le omertà dei vescovi e, quantomeno sotto il profilo logico, dove c’è omertà generalmente c’è anche complicità.
    La CEI in altri termini rifiuta la collaborazione con le autorità giudiziarie italiane e i vescovi si autoqualificano come protettori dei pedofili.
    Se non avessimo una classe politica asservita al clero, potremmo chiedere al Governo italiano di vietare ai protettori dei pedofili di gestire comunità di minori, scuole e centri di accoglienza, ma sappiamo che costoro godono anche di coperture politiche.
    Al clero ancora oggi incauti genitori affidano i loro figli e purtroppo talvolta sono le stesse autorità civili a porre i minori sotto la tutela del clero nei casi di disagio familiare.
    L’unico interesse del clero cattolico è quello di tutelare l’immagine della Chiesa cattolica e per farlo calpesta i diritti fondamentali dell’uomo (e dei bambini) sanciti da tutte le carte costituzionali civili e democratiche del pianeta.
    Contro il clero omertoso continueremo a vigilare e ovunque ci siano stati casi di pedofilia clericale, inoltreremo denunce alle Procure per sollecitare indagini contro i vescovi.
    Questa è la nostra risposta civile alla omertà incivile dei vescovi vaticani.
    Francesco Zanardi

    portavoce Rete L’ABUSO

    Intervista rilasciata a Vatican Crimes

  • Chiesa, segretario Cei: “Vescovo non ha obbligo di denunciare abusi”

    Chiesa, segretario Cei: “Vescovo non ha obbligo di denunciare abusi”

    Chiesa, segretario Cei: “Vescovo non ha obbligo di denunciare abusi”

    Durante la presentazione delle linee guida per i casi di violenza sessuale da parte del clero messe a punto dalla conferenza episcopale, monsignor Mariano Crociata ha anche spiegato che il prelato “può incoraggiare le vittime a rivolgersi alla magistratura”
    “Non possiamo chiedere al vescovo di diventare un pubblico ufficiale: formalizzare la richiesta al vescovo di denunciare i casi di abuso vuol dire andare contro l’ordinamento, del resto su questo problema la cooperazione con la magistratura è un fatto ordinario”. Parola del segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, che stamattina, presentando in Vaticano le linee guida per i casi di abuso sessuale da parte del clero messe a punto dalla conferenza episcopale, ha spiegato l’orientamento della chiesa sul tema in questione. E dato il là a una polemica che si preannuncia aspra. ”E’ chiaro a tutti noi vescovi – ha aggiunto Crociata – che bisogna collaborare con le autorità civili, ciò non vuol dire che noi si possa operare in modo difforme da quanto prevede la legislazione”. Secondo il pensiero della Cei, invece, il vescovo, laddove si riconosca la fondatezza delle accuse, “può incoraggiare le vittime a rivolgersi alla magistratura”.

    Nelle linee guida presentate, inoltre, non è prevista l’istituzione di un vescovo responsabile a livello nazionale per il dossier abusi, figura presente in moltissimi altri paesi. “In Italia non c’è bisogno di un’autorità terza per seguire questi casi, il vescovo è responsabile di tutto nella propria diocesi anche in questo campo” ha detto monsignor Crociata, che ha poi messo in luce il particolare rapporto che esiste in Italia fra i singoli vescovi e la Congregazione per la dottrina della fede, sottolineando che i vescovi spesso si rivolgono direttamente al Vaticano agli organismi competenti per la questione pedofilia.

    Scendendo nel particolare, invece, all’interno del documento presentato stamattina dal segretario Cei si legge che, secondo quanto previsto dall’attuale legislazione italiana e dagli accordi concordatari, “i vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero”. Questo perché “nell’ordinamento italiano – è scritto – il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti” di abuso sessuale da parte del clero.

    Quindi le postille: “Eventuali informazioni o atti concernenti un procedimento giudiziario canonico possono essere richiesti dall’autorità giudiziaria dello Stato, ma non possono costituire oggetto di un ordine di esibizione o di sequestro”. Oltre a questo, inoltre, è specificato che “rimane ferma l’inviolabilità dell’archivio segreto del vescovo” e che “devono ritenersi sottratti a ordine di esibizione o sequestro anche registri e archivi salva la comunicazione volontaria di singole informazioni”. Non solo. Nel documento è anche precisato che “nessuna responsabilità, diretta o indiretta, per gli eventuali abusi sussiste in capo alla Santa Sede o alla Conferenza episcopale italiana” e che “risulterà importante la cooperazione del vescovo con le autorità civili, nell’ambito delle rispettive competenze e nel rispetto della normativa concordataria e civile”.

    Il Segretario generale della Cei, inoltre, ha spiegato che in Italia i casi di pedofilia da parte di chierici fino ad ora registrati sono 135 nel periodo che va dal 2000 al 2011. Per quanto riguarda i procedimenti oggetto dell’intervento della congregazione per la dottrina della fede, “ci sono state – ha detto monsignor Crociata – 53 condanne, 4 assolti e altri casi in istruttoria”. Sono invece “77 le denunce alla magistratura: di queste due le condanne in primo grado, 17 in secondo, 21 sono i patteggiamenti, 5 gli assolti e 12 i casi archiviati”.

    www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22…e-abusi/238084/

  • Pedofilia: Cei, reinserimento preti molestatori ma no contatto minori

    Pedofilia: Cei, reinserimento preti molestatori ma no contatto minori

    22 Maggio 2012 – 15:05

    (ASCA) – Citta’ del Vaticano, 22 mag – Un prete che ha commesso abusi su minori viene ”come prima misura” ”allontanato dal servizio pastorale diretto” e, se possibile, avviato a un percorso di ”recupero di se stesso, della propria umanita’ e della propria vocazione”: lo ha detto il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, presentando le Linee guida anti-pedofilia dei vescovi, in vigore da oggi. Mons. Crociata ha comunque sottolineato che ”non e’ mai un ritorno a pastorale ordinaria, un prete che avuto questi problemi non torna in nessun modo ad avere alcuna possibilita’ di contatto con i minori”.

    Pedofilia: Cei,vescovo non e’ pubblico ufficiale,non ha obbligo denuncia
    22 Maggio 2012 – 14:51

    (ASCA) – Citta’ del Vaticano, 22 mag – ”Non possiamo chiedere al vescovo di diventare un pubblico ufficiale, non possiamo chiedergli di prendere l’iniziativa” di denunciare un caso di abusi su minore commesso da uno dei suoi preti di cui fosse venuto a conoscenza perche’ ”contrasta con l’ordinamento”, anche se naturalmente ”non gli viene impedito”. Lo ha detto mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, illustrando ai giornalisti le ”Linee Guida” della Cei ”per i casi di abuso sessuale nei confronti di minore da parte di chierici”, in vigore da oggi. Il documento e’ stato presentato ai vescovi italiani nell’ambito dell’Assemblea Generale dell’episcopato in corso in Vaticano.

    Mons. Crociata ha spiegato che il documento ha avuto ”un passaggio informale ma autorevole” dalla Congregazione per la Dottrina della fede, che ”ha preso atto che la Conferenza episcopale italiana ha recepito debitamente” quanto richiesto dal Vaticano nel 2010, quando una Lettera Circolare dell’ex-Sant’Uffizio aveva chiesto a tutte le conferenze episcopali del mondo di dotarsi di ”linee guida” per affrontare in modo adeguato i casi di abuso.

    Al punto 5, dedicato alla ”Cooperazione con l’autorita’ civile”, le linee guida stabiliscono che ”il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale ne’ di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorita’ giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto” in merito a abusi sessuali compiuti da sacerdoti su minori. Tuttavia, il testo sottolinea che e’ ”importante la cooperazione del vescovo con le autorita’ civili, nell’ambito delle rispettive competenze e nel rispetto della normativa concordataria civile”.

    Pedofilia: Cei, dal 2000 denunciati a Vaticano 135 preti, 77 a giudici
    22 Maggio 2012 – 14:43

    (ASCA) – Citta’ del Vaticano, 22 mag – Sono stati 135 i casi di preti pedofili denunciati dalle diocesi italiani alla Congregazione per la dottrina della fede – il dicastero vaticano responsabile per gli abusi su minori commessi dai preti – tra il 2000 e il 2011. E’ il dato fornito questa mattina da mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, durante una conferenza stampa nell’ambito dei lavori dell’Assemblea Generale dei vescovi in corso in Vaticano.

    In particolare, di questi 135 casi, mons. Crociata ha riferito che 53 sacerdoti sono stati ”condannati”, senza specificare i provvedimenti presi nei loro confronti dall’autorita’ ecclesiastica, 4 ”assolti”, mentre gli altri casi sono ancora in fase di istruttoria.

    Quanto ai rapporti con la magistratura italiana, 77 dei 135 sacerdoti sono stati denunciati all’autorita’ giudiziaria, con l’esito di 22 condanne in primo grado, 17 in secondo grado, 21 patteggiamenti, 5 assoluzioni mentre 12 casi sono stati archiviati.

    Mons. Crociata ha sottolineato che si tratta di casi commessi anche prima del 2000 ma che sono emersi tra quell’anno e il 2011. I dati sono frutto di una ricongnizione condotta dalla segreteria generale della Cei in vista dell’approvazione delle norme dei vescovi italiani per affrontare e prevenire gli abusi, in vigore da oggi.


    Vescovo imbroglione!

    Denunciare i preti criminali non è contro la legge italiana!

    22/5/2012
    Cei e pedofilia: il documento
    Secondo quanto previsto dall’attuale legislazione italiana e dagli accordi concordatari, ”i vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero”. E’ quanto si legge nelle ”Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” presentate oggi in Vaticano dal segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata.

    Secondo quanto previsto dall’attuale legislazione italiana e dagli accordi concordatari, ”i vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero”. E’ quanto si legge nelle ”Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” presentate oggi in Vaticano dal segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata. ”Nell’ordinamento italiano – si spiega – il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale ne’ di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti” di abuso sessuale da parte del clero.

    Quindi si specifica: ”eventuali informazioni o atti concernenti un procedimento giudiziario canonico possono essere richiesti dall’autorità giudiziaria dello Stato, ma non possono costituire oggetto di un ordine di esibizione o di sequestro”. Ancora si precisa che ”rimane ferma l’inviolabilità dell’archivio segreto del vescovo”, anche in questo caso ”devono ritenersi sottratti a ordine di esibizione o sequestro anche registri e archivi salva la comunicazione volontaria di singole informazioni”. Si afferma inoltre che ”nessuna responsabilità, diretta o indiretta, per gli eventuali abusi sussiste in capo alla Santa Sede o alla Conferenza episcopale italiana”. Infine si mette in luce che, comunque, ”risulterà importante la cooperazione del vescovo con le autorità civili, nell’ambito delle rispettive competenze e nel rispetto della normativa concordataria e civile”.

    Malgrado l’assenza dell’obbligo di denuncia per i preti pedofili da parte dei vescovi, affermata nelle ”Linee guida” della Cei sui casi di abusi su minori, il segretario generale dei vescovi, mons. Mariano Crociata, presentando il documento ai giornalisti ha rassicurato che, su questo tema, ”la cooperazione con la magistratura è un fatto ordinario”. ”E’ chiaro a tutti noi vescovi – ha spiegato con mons. Crociata – che bisogna collaborare con le autorità civili” ma, ha aggiunto, ”ciò non vuol dire che noi si possa operare in modo difforme da quanto prevede la legislazione”. ”I vescovi – ha detto il presule – hanno sviluppato una cooperazione davvero ordinaria con i magistrati italiani. Auspico che si sviluppi a tutti i livelli nelle nostre collettività, perché casi di abuso sui minori purtroppo sono numerosi in tanti ambienti”. ”Da parte nostra – ha assicurato – è in atto e c’è la massima collaborazione con i giudici”. Quando viene a sapere di un caso di abuso, ha spiegato il segretario della Cei, il vescovo ”può incoraggiare le vittime a rivolgersi alla magistratura”. La Cei ha scelto di non creare, come avvenuto in altri Paesi, la figura di un vescovo responsabile a livello nazionale per il dossier abusi. Per mons. Crociata, ”in Italia non c’è bisogno di un’autorità terza per seguire questi casi, il vescovo è responsabile di tutto nella propria diocesi anche in questo campo”.
    Presentando le linee guida per i casi di abuso da parte del clero, il Segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, ha spiegato stamattina, durante una conferenza stampa in Vaticano, che in Italia i casi di pedofilia da parte di chierici fino ad ora registrati sono 135 nel periodo che va dal 2000 al 2011. Per quanto riguarda i procedimenti oggetto dell’intervento della congregazione per la dottrina della fede, ”ci sono state – ha detto monsignor Crociata – 53 condanne, 4 assolti e altri casi in istruttoria”. Sono invece ”77 le denunce alla magistratura: di queste due le condanne in primo grado, 17 in secondo, 21 sono i patteggiamenti, 5 gli assolti e 12 i casi archiviati”.

     

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