Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • 18 novembre 2023 – Giornata europea per la protezione dei minorenni contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale

    18 novembre 2023 – Giornata europea per la protezione dei minorenni contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale

    Il 18 novembre 2023 si celebra l’ottava Giornata europea per la protezione dei minorenni contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale, istituita nel 2015 dal Consiglio d’Europa allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica circa la prevenzione del fenomeno dell’abuso e dello sfruttamento sessuale delle persone di minore età.

    La Giornata promuove l’attuazione della Convenzione di Lanzarote, il cui obiettivo è quello di preservare la salute e lo sviluppo psico-sociale delle ragazze e dei ragazzi vittime di sfruttamento sessuale sotto forma di pornografia e prostituzione minorile, anche alla luce – come riportato nel preambolo della Convenzione – dell’utilizzo sempre maggiore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione da parte dei minori e degli autori di reato.

    Nell’occasione di questa significativa celebrazione, il Dipartimento per le politiche della famiglia rende disponibile il Piano nazionale di contrasto alla pedofilia e alla pornografia infantile, adottato nel 2022 dall’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, in una versione appositamente realizzata per i ragazzi, che hanno anche partecipato alla sua elaborazione.

    L’edizione child-friendly del Piano, predisposta col supporto dell’Istituto degli Innocenti di Firenze, costituirà, altresì, un allegato alla Relazione al Parlamento sull’attività prevista dalla legge n. 269 del 1998 in materia di contrasto alla pedofilia e alla pedopornografia che il Dipartimento redige ogni anno, e sarà distribuito in versione cartacea il prossimo 20 novembre in occasione dell’evento celebrativo della Giornata italiana per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, nella ricorrenza della firma della Convenzione delle Nazioni Unite del 1989. Il documento rimanda, inoltre, alla versione per ragazzi della Strategia del Consiglio d’Europa 2022/27 sui diritti dell’infanzia (che ha tra gli obiettivi anche il contrasto alla violenza, inclusa la violenza sessuale), la cui versione in lingua italiana è stata elaborata col supporto di un processo di consultazione dei minorenni attivato dal Dipartimento.

    “La lotta al fenomeno dell’abuso dei minori ci riguarda tutti”, dichiara la Ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Maria Roccella. “La redazione del Piano nazionale di contrasto alla pedofilia e alla pedopornografia in un formato immediato e più vicino al linguaggio dei ragazzi – afferma la Ministra – può aiutarli ad acquisire una maggiore consapevolezza. Abbiamo infatti il dovere non solo di difendere e tutelare i nostri giovani e giovanissimi, ma anche di informarli e mettere a loro disposizione tutti gli strumenti per vivere la realtà digitale nel modo più corretto, cogliendone le opportunità ed evitando insidie e pericoli”.

    Maggiori informazioni riguardanti gli obiettivi e i principi della Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale sono disponibili nella brochure dedicata del Consiglio d’Europa.

    https://famiglia.governo.it/it/politiche-e-attivita/comunicazione/notizie/18-novembre-2023-giornata-europea-per-la-protezione-dei-minorenni-contro-lo-sfruttamento-e-l-abuso-sessuale/#:~:text=Il%2018%20novembre%202023%20si,sfruttamento%20sessuale%20delle%20persone%20di

  • Abusi su 7 minori, 41enne “sfruttava la fiducia dei Testimoni di Geova”

    Abusi su 7 minori, 41enne “sfruttava la fiducia dei Testimoni di Geova”

    Avrebbe abusato di sette bambine in un comune della provincia di Firenze, violenze che sarebbero andate avanti per anni e in alcuni casi anche nella sala del tempio di una comunità di testimoni di Geova. Queste le accuse per un 41enne, che ieri, nel corso dell’udienza preliminare, ha chiesto di essere processato con il rito abbreviato. A darne notizia sono le cronache locali dei quotidiani.
      
    L’inchiesta è partita nel 2022 quando alcune bambine, a distanza di anni (i fatti risalgono al 2014-2018) hanno iniziato a confidarsi tra loro raccontando quello che succedeva nella comunità che frequentavano regolarmente.

    Secondo quanto ricostruito, l’uomo “si sarebbe guadagnato la fiducia dei genitori delle vittime”, come si legge nel capo di imputazione riportato dalla stampa, persuadendoli a lasciargli le figlie, di età compresa fra i 10 e i 14 anni, in custodia. L’uomo “sfruttando il rapporto fiduciario e il legame che si era creato all’interno della comunità”, aveva instaurato un rapporto di “amicizia”.

    Faceva sedere le bambine sulle proprie gambe fingendo di voler giocare con loro, a volte si appartava in macchina mentre le accompagnava a casa, altre volte abusava di loro durante i ritrovi nei locali della Sala del Regno.

    A una delle vittime (tutte di origine straniera) l’uomo avrebbe detto che si trattava di un “gioco” e di “rimanere in silenzio perché tanto nessuno avrebbe fatto caso a quanto detto da delle straniere”.

    https://www.firenzedintorni.it/it/abusi-su-minori-testimoni-di-geova.html

  • Pontificia commissione tutela minori; si aggiunge un piano al castello di carte costruito sulla sabbia

    Pontificia commissione tutela minori; si aggiunge un piano al castello di carte costruito sulla sabbia

    Emergono tante verità nel tortuoso rapporto della Pontificia commissione per la tutela dei minori presentato oggi, che se pur con astuzia, velatamente non nasconde il fallimento della chiesa in 10 anni di appelli, rassicurazioni e obbiettivi mancati.

    IT_Rapporto Annuale pdf

    Quello che appare surreale è che malgrado quanto coscientemente ammetta lo stesso report, si continui ad implementare sulle fragilità, ulteriori obbiettivi. Per questo il paragone di un castello di carte costruito sulla sabbia, che viene alzato ulteriormente di un piano.

    Tralasciando l’auto incensarsi dell’operato della commissione, in totale contrasto con l’opinione di vittime, sopravvissuti e associazioni di cui non si tiene conto malgrado lamentino agli antipodi, dalla Nuova Zelanda all’Italia, quanto invece la commissione “spaccia” come risultato positivo sul quale implementa, in una personalissima realtà astratta, nuove iniziative.

    Mi soffermo a pagina 34 del report, dove si parla della “regione” Europa, dove i nodi, l’inerzia ed il fallimento in materia della chiesa, vengono al pettine.

    Il capitolo inizia parlando delle iniziative attuate dal Consiglio d’Europa, esplicitamente la Carta di Lanzarote (alla quale il Vaticano non ha aderito), di cui trovate ampia illustrazione di come non solo la chiesa, in Italia tutto l’ambito del volontariato, siano favoriti per un vuoto legislativo (per legge) all’omissione, nel Report dell’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO presentato con tanto di quantificazione dei sopravvissuti e degli esiti dei processi canonici, lo scorso 12 settembre, che potete trovare QUI.

    QUI IL NOSTRO PANEL

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    Qui è quindi la stessa commissione pontificia che riconosce nella “regione” europea l’importanza dell’intervento delle Istituzioni civili – non vaticane – nello stabilire regole, di cui la commissione si vanta per il risultato ottenuto, dissociando la dipendenza e il peso che queste norme della società civile, hanno avuto sui comportamenti ai quali sono state costrette le stesse Conferenze episcopali.

    Ancora surreale il fatto che la stessa commissione poi ne valuti l’applicazione all’interno degli Stati membri dell’UE, il conseguente fallimento delle introduzioni canoniche che però, attribuisce all’ambito della sfera civile.

    Nulla di nuovo quindi, o almeno nulla che possa essere visto come concretamente apprezzabile, almeno dalle vittime, protagoniste assolute di questa campagna in cui malgrado contestino l’inefficacia, vengono strumentalizzate anche in questo report, che di fatto non offre loro nulla di più di quanto non offrisse già prima.

    F.

  • Ineleggibilità Padre Amante a Garante per l’Infanzia, Più Europa chiede l’intervento del presidente del Consiglio

    Ineleggibilità Padre Amante a Garante per l’Infanzia, Più Europa chiede l’intervento del presidente del Consiglio

    Chiede l’intervento del presidente del Consiglio Nello Pergolizzi la coordinatrice Regionale di Più Europa, sulla nomina del Garante per l’Infanzia, il sacerdote ortodosso Giovanni Amante.

    Palmira Mancuso, fa riferimento alla nota della segretaria generale Rossana Carrubba che contesta al dirigente le motivazioni che lo hanno portato a dare parere favorevole alla delibera poi votata in consiglio comunale.

    “In merito alla delicata vicenda di Padre Amante – scrive Mancuso –  riscontriamo con preoccupazione il silenzio totale da parte dell’amministrazione. Questo atteggiamento lascia trasparire la volontà di attendere che il caso si sgonfi da solo, una strategia che come Più Europa ci impegniamo a contrastare con fermezza. Non permetteremo che questa vicenda venga ignorata o minimizzata, sebbene anche in questa occasione ci sentiamo amministrati dalle tre scimmiette, che non vedono, non sentono e non parlano.

    Chiediamo l’intervento immediato di Nello Pergolizzi, in qualità di presidente del Consiglio, affinché si esprima su una questione su cui l’Aula ha esitato una delibera con parere favorevole del dirigente, ma che alla luce del documento della Carrubba è altamente probabile che sia irregolare. È necessario che il presidente del Consiglio si esponga pubblicamente e prenda posizione: una situazione di questa gravità non può essere lasciata in sospeso”.

    La coordinatrice di Più Europa fa riferimento anche alla Legge 30 luglio 2012, n. 126, che regola i rapporti tra lo Stato e la Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa Meridionale, in attuazione dell’articolo 8, terzo comma, della Costituzione.

    “Tale legge -precisa –  definisce chiaramente l’incompatibilità dell’incarico di Padre Amante, il quale ricopre anche il ruolo di ministro del culto per la Chiesa Ortodossa. In particolare, l’articolo 3 stabilisce che i chierici dell’Arcidiocesi sono ministri di culto e godono del libero esercizio del loro ministero, ponendo limiti specifici sulla possibilità di ricoprire incarichi che confliggano con tale ruolo. Ci domandiamo, quindi: non è forse il caso che il presidente del Consiglio intervenga e chiarisca le posizioni? Si tratta di una questione non solo legale, ma anche di trasparenza istituzionale. Sull’inopportunità politica di una simile strategia del silenzio, crediamo che questo imbarazzo venga superato dalle immediate dimissioni di Padre Amante”.

    Ineleggibilità Padre Amante a Garante per l’Infanzia, Più Europa chiede l’intervento del presidente del Consiglio

  • Il Vaticano anche su De Raemy: ‘Errori, omissioni e mancanze’

    Il Vaticano anche su De Raemy: ‘Errori, omissioni e mancanze’

    di Cristina Ferrari – Errori, omissioni e mancanze nell’ambito delle norme procedurali canoniche. Nessuna trasgressione che richieda ad oggi l’apertura di un procedimento penale interno alla Chiesa, va detto, ma ad ogni modo, e confermata ne è dunque anche la gravità, comportamenti ritenuti “non corretti”.

    È questo il succo del comunicato stampa della Conferenza dei vescovi svizzeri in merito alla lettera ricevuta dal Dicastero romano per i vescovi dove vi sono indicati i risultati dell’indagine canonica preliminare atta a chiarire diverse accuse, anche di presunti abusi sessuali, mosse nei confronti di sei alti prelati elvetici, fra cui l’attuale amministratore apostolico della Diocesi di Lugano, monsignor Alain de Raemy, allora nella Diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo.

    “Da questa indagine, attentamente studiata dal Dicastero con l’aiuto di autorevoli esperti – si legge nella nota a firma di monsignor Joseph Maria Bonnemain, responsabile dell’indagine su incarico del Dicastero –, non sono emerse prove di reati punibili, insabbiamento, negligenze o errori tali da richiedere l’avvio di un procedimento penale canonico. Ciononostante, il comportamento descritto non è ritenuto corretto, o comunque è emerso che le procedure previste dal diritto canonico non sono state adeguatamente seguite. A causa di queste irregolarità formali, il Dicastero per i vescovi ha emesso delle riprensioni canoniche (un ammonimento per negligenza in sostanza, ndr), invitando gli stessi vescovi e l’intero corpo episcopale svizzero a prestare maggiore attenzione in futuro e a gestire i casi di abuso denunciati con massima diligenza e perizia, osservando rigorosamente tutte le norme vigenti in materia di procedimenti d’indagine”.

    Il prefetto, il cardinale Robert Francis Prevost, nella lettera del Dicastero riconosce anche che “nel corso di questi anni travagliati, i membri della Conferenza dei vescovi svizzeri hanno tutti compiuto notevoli progressi e acquisito una maggiore efficacia nel trattare i casi di abuso, assumendo personale sempre più qualificato e collaborando maggiormente con istituzioni indipendenti”, non senza incoraggiarli “a proseguire in questo cammino di vigilanza attiva e rigorosa nell’applicazione della normativa canonica sulla trattazione degli abusi sessuali, certi che le direttive della Chiesa non sono solo strumenti giuridici, ma riflettono un profondo senso di giustizia e responsabilità nei confronti delle vittime, alle quali dobbiamo ascolto, attenzione e riparazione”.

    Una nuova consapevolezza, magari anche un po’ tardiva: “I vescovi – annota ancora la Conferenza elvetica – si trovano in un processo di apprendimento e desiderano ribadire la loro determinazione a intraprendere un’azione più decisa contro gli abusi nella Chiesa attraverso la loro attenzione, la loro diligenza, una migliore conoscenza delle procedure canoniche e la prosecuzione delle misure nazionali già avviate. Questo obiettivo deve essere raggiunto anche attraverso un lavoro professionale di prevenzione”.

    Il vescovo Bonnemain, contattato da ‘laRegione’, ha confermato quanto evidenziato nel comunicato: «Un giudizio che vale per tutti i vescovi coinvolti. Oggi per questi casi, va detto, non c’è la base per iniziare una procedura penale canonica. Sono però state evidenziate ad ogni modo mancanze sottolineate anche nella lettera che è giunta e giungerà ai vescovi coinvolti».

    Una notizia, sicuramente, attesa anche dall’amministratore apostolico a cui abbiamo girato alcune domande.

    Monsignor De Raemy, come ha accolto il comunicato della Conferenza dei vescovi svizzeri?

    Era una risposta che aspettavamo da diversi mesi. Con le sue osservazioni, il Dicastero vaticano dei vescovi ha precisato ad alcuni vescovi svizzeri dove avrebbero dovuto essere più accurati nelle procedure, per il bene di tutti, a cominciare dalle persone vittime. Questo ci aiuta davvero molto, e io ne sono contento.

    Non le sono stati riscontrati risvolti penali, ma si parla di errori, omissioni e mancanze nell’ambito
    delle norme procedurali canoniche. Cosa ci può dire in questo senso relativamente al suo caso?

    Personalmente, non ho ancora ricevuto nulla dalla Santa Sede. Non posso quindi commentare una valutazione che ancora non ho avuto. Al momento opportuno, se ne potrà discutere.

    Il suo coinvolgimento in questo preciso caso, e il relativo riscontro vaticano di comportamento non corretto, crede abbia contribuito in tempi più recenti a portarla (penso al caso don Leo) ad attivarsi con più operosa diligenza?

    Per ora non c’è nessun riscontro vaticano concreto nei miei confronti, ma alla luce delle diverse vicende che sono venuto a conoscere in questi anni, ho scoperto quanto sia a volte delicato rispettare in tutto e fino in fondo i bisogni diversi delle persone vittime. Devono sentirsi libere, accolte, credute, protette e mai abbandonate, per riuscire a parlare e a denunciare. E noi che siamo responsabili, dobbiamo essere sempre più preparati a queste situazioni complesse e consapevoli delle sfide ad ampio grado nel prendere le decisioni che servono per tutti. La prevenzione, con l’educazione alla libertà dalla più giovane età, è un’assoluta priorità. Per quanto riguarda il caso di don Leo, non ci resta che aspettare le risposte dal lavoro dei magistrati, che chiariranno sicuramente tutti i contorni di questa triste vicenda.

    https://www.laregione.ch/cantone/ticino/1790817/vescovi-dicastero-indagine-vaticano-abusi-confronti-mancanze-errori-omissioni-raemy

  • ‘Errori’ dei vescovi svizzeri, ma nessun procedimento penale

    ‘Errori’ dei vescovi svizzeri, ma nessun procedimento penale

    Non è necessario aprire un procedimento penale all’interno della Chiesa cattolica nei confronti dei vescovi svizzeri sospettati di aver compiuto o insabbiato abusi sessuali. Lo indica oggi la Conferenza dei vescovi svizzeri (Cvs), precisando che il Vaticano ha comunque evidenziato errori e negligenze.

    Nel giugno 2023, il Dicastero per i vescovi a Roma aveva incaricato il vescovo di Coira, Joseph Maria Bonnemain, di condurre un’indagine canonica preliminare per esaminare varie accuse contro diversi vescovi svizzeri. Secondo un comunicato odierno della Cvs i risultati sono stati trasmessi al Dicastero all’inizio di quest’anno, e ora il Vaticano ha risposto.

    Il Dicastero per i vescovi afferma di aver seguito con grande attenzione gli sforzi compiuti dalla Cvs e da altri organismi ecclesiastici per esaminare la dolorosa storia degli abusi sessuali nel contesto della Chiesa cattolica romana in Svizzera dalla metà del XX secolo.

    I dettagli dell’indagine

    Nell’indagine che gli è stata presentata, il Vaticano rileva che non vi sono prove di reati punibili, occultamento, negligenza o errori che richiedano l’apertura di un procedimento penale canonico. Tuttavia, il comportamento descritto non viene considerato corretto: è emerso che le procedure previste dal diritto canonico non sono state seguite correttamente.

    A causa di queste irregolarità formali, il Dicastero ha emesso dei richiami canonici. Alcuni vescovi hanno anche ricevuto una risposta personale; si tratta del vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo Charles Morerod, di quello di Sion Jean-Marie Lovey e dell’abate di Saint-Maurice (Vs) Jean Scarcella. Altri tre scritti indirizzati a persone non membri della Cvs seguiranno; stando a quanto indicato da Bonnemain alla Rsi, tra di loro vi sarebbe anche l’amministratore apostolico Alain de Reamy (oggi della Diocesi di Lugano).

    Ammonizione formale

    Stando al prefetto del Dicastero per i vescovi, il cardinale Robert Francis Prevost, riferisce una nota dell’Abbazia di Saint-Maurice, non ci sono prove di abusi sessuali e insabbiamento contro Scarcella. Ciononostante, il Vaticano gli ha inflitto un’ammonizione formale. All’abate, che si era dimesso dalla carica nel settembre 2023 per “garantire l’indipendenza dell’indagine”, viene chiesto di astenersi in futuro “da tutto ciò che non è consono allo stato clericale nelle relazioni interpersonali”. L’Abbazia ricorda inoltre che ieri la Procura vallesana ha annunciato che non perseguirà mons. Scarcella.

    Per quanto riguarda Morerod e Lovey, entrambi accusati di occultamento, il Vaticano rimprovera loro di aver reagito in modo esitante e tardivo a casi sospetti di abusi, si legge nelle prese di posizione rilasciate dalle rispettive Diocesi.

    L’organo invita gli stessi vescovi e l’intero corpo episcopale svizzero a essere più attenti in futuro e a trattare i casi di abuso segnalati con la massima diligenza e competenza.

    Nelle sue lettere Prevost riconosce comunque i progressi significativi compiuti dai membri della Cvs negli ultimi difficili anni. Essi sono diventati più efficienti nel trattare i casi di abuso, impiegando personale sempre più qualificato in Svizzera e collaborando più intensamente con istituzioni indipendenti. Il cardinale Prevost incoraggia i vescovi svizzeri a continuare sulla strada della vigilanza attiva e rigorosa nell’applicazione del diritto canonico nel trattare gli abusi sessuali.

    Ammesse omissioni e mancanze

    Nel loro comunicato i membri della Cvs affermano di rammaricarsi profondamente per gli errori, le omissioni e le mancanze nell’applicazione delle norme canoniche che il Dicastero ha individuato. Essi sono in un processo di apprendimento e desiderano ribadire la loro determinazione a intraprendere un’azione più decisa contro gli abusi nella Chiesa attraverso la loro attenzione, la loro diligenza, una migliore conoscenza delle procedure canoniche e la continuazione delle misure nazionali già avviate. Questo obiettivo dovrà essere raggiunto anche attraverso un lavoro di prevenzione professionale.

    Il mandato di Bonnemain da parte del Vaticano era di indagare sul comportamento di quattro membri della Cvs per la possibile mancata denuncia di abusi. Un quinto membro della Conferenza episcopale doveva essere indagato per presunte molestie sessuali.

    Ciò dopo che Nicolas Betticher, ex vicario generale della Diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo, aveva denunciato internamente alla Chiesa diversi vescovi svizzeri di aver occultato abusi. Oggi Betticher si è espresso a favore della creazione di un Tribunale penale ecclesiastico interdiocesano svizzero, che in futuro si occuperebbe di tutti i casi di abuso al posto dei vescovi mettendo al centro le vittime. A suo dire, inoltre, i rimproveri del Vaticano non dovrebbero indurre i vescovi “a minimizzare la realtà”.

    Nel settembre dello scorso anno, l’Università di Zurigo aveva pubblicato uno studio sulla portata degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica romana svizzera dalla metà del XX secolo. La ricerca aveva dimostrato che i sacerdoti e i membri degli ordini religiosi hanno commesso oltre 1’000 casi di abusi sessuali dal 1950, anche se è probabile che il numero sia più elevato.

    https://www.laregione.ch/svizzera/svizzera/1790905/vescovi-abusi-vaticano-cvs-chiesa-dicastero-bonnemain-errori-procedimento

  • Il più grosso risarcimento di una diocesi alle persone abusate dal clero

    Il più grosso risarcimento di una diocesi alle persone abusate dal clero

    1.353 persone che hanno accusato alcuni sacerdoti cattolici di Los Angeles di aver abusato sessualmente di loro riceveranno 880 milioni di dollari (circa 810 milioni di euro) dall’arcidiocesi, grazie a un accordo annunciato mercoledì dai loro avvocati e dall’arcivescovo. È il più grande pagamento disposto da una diocesi per le vittime di abusi sessuali del clero. Alcune delle accuse contro la Chiesa sono vecchie di decenni: con questo ultimo accordo l’arcidiocesi ha risolto quasi tutti i contenziosi ancora aperti.

    Uno degli avvocati delle persone che accusavano la Chiesa ha detto che la somma era la più alta che l’arcidiocesi potesse pagare senza dover ricorrere a procedure fallimentari. Molte altre diocesi negli Stati Uniti lo hanno dovuto fare per raccogliere i fondi necessari a pagare le persone che le accusavano o a sostenere e spese legali. Fra queste ce ne sono diverse anche in California, lo stato federato in cui si trova anche Los Angeles, fra cui quelle di San Francisco e di San Diego. Il fallimento e le relative procedure possono però ritardare i risarcimenti anche di diversi anni, e in certi casi sono state usate per evitare del tutto i risarcimenti.

    Un altro degli avvocati ha detto che «non ci sarà mai vera giustizia quando il danno è la vita di un bambino», ma che comunque l’arcidiocesi ha affrontato almeno parzialmente le conseguenze delle proprie responsabilità e che il pagamento fornisce se non altro una giustizia parziale e «almeno un senso di chiusura ai sopravvissuti» agli abusi del clero.

    Il pagamento più grande finora era stato fatto sempre dall’arcidiocesi di Los Angeles nel 2007: pagò 660 milioni di dollari a 508 persone. In tutto l’arcidiocesi quindi ha dato oltre 1 miliardo e mezzo di dollari alle persone che hanno detto di aver subìto abusi sessuali. L’arcivescovo José Horacio Gómez ha detto che gli 880 milioni di dollari provengono da risparmi, investimenti, prestiti e altri beni dell’arcidiocesi, a cui si aggiungono altri pagamenti fatti da ordini religiosi e altre persone coinvolti nelle accuse.

    Diocesi e arcidiocesi sono le suddivisioni locali della Chiesa cattolica: quella di Los Angeles è la più grande degli Stati Uniti, con più di 4 milioni di fedeli e oltre 300 parrocchie. L’arcivescovo Gómez, che ha espresso rammarico per le sofferenze delle persone che hanno subìto abusi, ha detto che gli 880 milioni non proverranno dalle donazioni indirizzate alle parrocchie, alle scuole e alle campagne missionarie.

    Negli ultimi decenni migliaia di persone in tutto il mondo hanno detto di aver subìto abusi sessuali da parte di sacerdoti o altre persone in ambito ecclesiastico, spesso quando erano bambine. In molti casi le accuse hanno coinvolto anche l’organizzazione della Chiesa: molti vescovi sono stati accusati di non aver denunciato gli abusi di cui venivano a conoscenza commessi dai preti a loro sottoposti, di averli trasferiti per evitare che subissero un processo o di averli promossi nelle gerarchie ecclesiastiche.

    In molti casi le accuse non portano a un processo perché presentate decenni dopo i fatti, che quindi sono caduti in prescrizione. Tante delle persone abusate e di quelle accusate oggi sono molto anziane oppure morte. Una legge della California del 2019 (e altre simili approvate negli stessi anni in altre parti degli Stati Uniti) aveva aperto una finestra di tre anni per presentare denunce per reati prescritti, che ha portato a moltissime accuse.

    Un’associazione di sostegno alle persone abusate, il Survivors Network of those Abused by Priests, ha detto che l’accordo annunciato mercoledì è uno sviluppo positivo, ma non sufficiente, e ha chiesto all’arcivescovo di rendere disponibili tutti i documenti che riguardano i casi di abusi sessuali.

    https://www.ilpost.it/2024/10/17/risarcimento-diocesi-abusi-sessuali-clero-los-angeles

  • Abbé Pierre, abusi sessuali su 24 donne: i vescovi sapevano tutto. “Atti riprovevoli, ragazze segnate per tutta la vita”

    Abbé Pierre, abusi sessuali su 24 donne: i vescovi sapevano tutto. “Atti riprovevoli, ragazze segnate per tutta la vita”

    Piovono nuove pesanti accuse sull’Abbe Pierre, uno dei sacerdoti simbolo per i francesi, noto per la sua organizzazione Emmaus che opera in favore dei poveri e i rifugiati. Il sacerdote è morto nel 2007, ma dopo la sua scomparsa è emerso un grandissimo scandalo sessuale, tenuto nascosto dalla Chiesa. il prete è stato accusato da 24 donne di aggressioni sessuali e ora emerge dai documenti agli atti dell’indagine che i “vescovi sapevano ma hanno taciuto“.

    Lo sostiene l’Afp dopo aver consultato diversi documenti della Chiesa cattolica Issy-les-Moulineax, vicino a Parigi, resi accessibili al pubblico dalla Conferenza episcopale francese (CEF) a metà settembre. Sembra che gli atti – riporta Rsi – si moltiplicassero assieme al successo dei suoi libri: “Perdeva ogni autocontrollo” si legge in una lettera del ’64, probabilmente del Segretario generale dell’Episcopato.

    I suoi atti hanno segnato ragazze “per tutta la vita”. I 216 documenti confermano ciò che, all’apertura del fascicolo, aveva dichiarato il presidente della CEF: “Almeno alcuni vescovi” erano a conoscenza “dal 1955-1957” del “grave comportamento” dell’Abbé Pierre “nei confronti delle donne”. Si parla di “miseria morale”, “atti riprovevoli“, “stati anormali”.

    La prima ondata di rivelazioni ha scioccato la Francia, dove la figura del prete noto per la sua azione a favore dei poveri e dei senzatetto era molto stimata anche al di fuori del perimetro ecclesiale. Ribadendo il suo “sostegno totale” alle vittime, la Fondazione Abbé Pierre ha annunciato la chiusura definitiva del luogo di culto a lui dedicato, a Esteville, dove è sepolto, e la decisione di cambiare il proprio nome.

    https://www.affaritaliani.it/cronache/portafoglio-digitale-al-via-it-wallet-patente-e-tessera-sanitaria-entrano-nello-smartphone-940475.html

  • ENNA – Don Giuseppe Rugolo e la Diocesi di Piazza Armerina presentano appello

    ENNA – Don Giuseppe Rugolo e la Diocesi di Piazza Armerina presentano appello

    I legali di Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere per” violenza sessuale aggravata a danno di minori”, hanno presentato appello contro la sentenza emessa dal tribunale di Enna lo scorso 5 marzo che ha condannato il prete in primo grado.

    Di fatto i legali, Antonino Lizio e Dennis Lovison contestano tutto l’impianto accusatorio che ha portato alla condanna del sacerdote e chiedono la riapertura del dibattimento per l’assunzione di prove a discarico dell’imputato e ascoltare le altre due giovani vittime.

    I legali parlano di motivazione illogica, contraddittoria ed errata che avrebbe portato il Tribunale di Enna a travisare “la documentazione, emettendo una motivazione nella quale perviene a conclusioni scorrette nonché prive di supporto probatorio e, conseguentemente, ad un giudizio di colpevolezza errato”.

    Anche la Curia , ritenuta dal tribunale responsabile civilmente in solido con Rugolo ha presentato appello alla sentenza. Il legale del vescovo, Gabriele Cantaro, sostiene che la curia essendo un soggetto privo di personalità giuridica non può essere ritenuta responsabile civilmente “Le uniche persone giuridiche legalmente riconosciute , nell’ambito territoriale della Diocesi di Piazza Armerina – si legge nell’appello – sono la diocesi ed il seminario vescovile, ma certamente non la curia”.

  • L’arcidiocesi di New York sostiene che la compagnia assicurativa si rifiuta di pagare le vittime di abusi sessuali

    L’arcidiocesi di New York sostiene che la compagnia assicurativa si rifiuta di pagare le vittime di abusi sessuali

    L’arcidiocesi di New York ha intentato una causa contro la sua compagnia assicurativa per essersi presumibilmente rifiutata di risarcire le vittime di casi di abusi sessuali derivanti da anni di scandali che hanno afflitto la Chiesa.

    Il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York, ha dichiarato lunedì in una lettera ai membri della chiesa che la compagnia assicurativa Chubb ha sostenuto di non essere obbligata a risolvere le richieste di risarcimento perché gli abusi sulle vittime erano “previsti o voluti” dalla chiesa.

    “Chubb, per decenni la nostra principale compagnia assicurativa, nonostante le abbiamo pagato premi per oltre 2 miliardi di dollari secondo gli standard odierni, sta ora tentando di eludere il suo obbligo contrattuale legale e morale di risolvere i sinistri coperti, il che porterebbe pace e guarigione alle vittime sopravvissute”, ha scritto Dolan nella lettera.

    L’arcidiocesi ha intentato causa a Chubb per presunta violazione della legge generale sugli affari dello Stato di New York.

    Dolan ha affermato che in risposta al Child Victims Act, l’arcidiocesi ha risolto più di 400 casi non coperti dall’assicurazione tramite il suo Independent Reconciliation and Compensation Program, oltre ad altri 123 casi. Ma c’erano ancora circa 1.400 casi di presunti abusi, alcuni risalenti alla seconda guerra mondiale, rimasti contro la diocesi che Chubb stava cercando di evitare di coprire, secondo Dolan.

    “Nei documenti legali, Chubb ha abbandonato i titolari di polizze dell’arcidiocesi e della parrocchia e le persone per cui tali polizze sono state acquistate, i sopravvissuti di abusi sessuali su minori”, ha scritto Dolan. “Perché avrebbero dovuto fare una richiesta così palesemente falsa? Facile. Per proteggere i loro profitti, che attualmente fruttano 2 miliardi di dollari al trimestre. Il loro apparente piano, di cui sono state vittime altre assicurate Chubb… è progettato per ritardare, ritardare e ritardare ulteriormente, sperando di costringere l’arcidiocesi a pagare le richieste di risarcimento di cui Chubb è legalmente responsabile ma che si è rifiutata di pagare. Una triste storia!”

    Dolan ha osservato che non tutti i casi rimanenti erano contro sacerdoti.

    Chubb, che ha assicurato la diocesi dal 1956 al 2003, ha affermato in una dichiarazione che l’arcidiocesi “ha tollerato, nascosto e insabbiato abusi sessuali su minori dilaganti per decenni e, nonostante disponga di ingenti risorse finanziarie, continua a rifiutarsi di risarcire le proprie vittime”.

    Un portavoce ha accusato l’arcidiocesi di “tentare di scaricare la responsabilità delle proprie azioni sugli assicuratori, ma non ha voluto rivelare informazioni su ciò che sapeva dell’abuso. Inoltre, hanno nascosto la loro vasta ricchezza e i loro beni nascosti. Questa è solo un’altra manovra finanziaria dell’arcidiocesi per deviare, nascondere ed evitare la responsabilità”.

    Dolan ha anche annunciato che l’arcidiocesi venderà la sua sede centrale sulla First Avenue a Manhattan, trasferendosi in uffici più piccoli altrove nel 2025. Il denaro ricavato dalla vendita della sede centrale, così come altre potenziali proprietà, andrà a pagare gli accordi relativi al Child Victims Act.

    https://www.nbcnewyork.com/news/local/archdiocese-new-york-claims-insurance-provider-chubb-refusing-to-pay-sex-abuse-victims/5843793/