Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Australia, l’ex vescovo di Broome Christopher Saunders condannato per abusi sessuali

    Australia, l’ex vescovo di Broome Christopher Saunders condannato per abusi sessuali

    Una delle vicende più gravi che hanno coinvolto negli ultimi anni la Chiesa cattolica australiana è arrivata a un punto decisivo.

    L’ex vescovo di Broome  Christopher Alan Saunders , 76 anni, è stato riconosciuto colpevole di  13 reati sessuali  al termine di un processo davanti al District Court del Western Australia. La giuria lo ha condannato per abusi commessi ai danni di due giovani uomini aborigeni tra il 2008 e il 2019.

    Tra i reati per i quali è stato dichiarato colpevole figura  un episodio di penetrazione sessuale senza consenso , oltre a dodici capi di imputazione relativi ad aggressioni indecenti e illegali.

    Saunders è stato invece assolto da altri sei capi d’accusa.

    Le feste nelle proprietà della Chiesa

    Durante il processo, l’accusa ha sostenuto che Saunders organizzasse feste caratterizzate da un forte consumo di alcol in proprietà appartenenti alla Chiesa cattolica a Broome.

    Secondo il procuratore Adam Ebell, quelle occasioni avrebbero consentito all’allora vescovo di avere accesso a giovani uomini aborigeni e di sfruttare il forte squilibrio di potere derivante dal proprio ruolo religioso.

    Ai partecipanti sarebbero stati offerti alcolici e sigarette acquistate con fondi della Chiesa e, secondo quanto emerso nel processo, durante alcune di quelle feste gli uomini presenti erano invitati a togliersi la maglietta.

    L’accusa ha sostenuto che Saunders avesse sviluppato un interesse sessuale verso giovani uomini aborigeni e che approfittasse delle occasioni disponibili per agire.

    Una delle vittime aveva 16 anni quando lo conobbe

    Uno dei principali denuncianti, la cui identità è protetta dalla legge, ha raccontato di aver conosciuto Saunders quando aveva circa  16 anni .

    Secondo la sua testimonianza, il rapporto avrebbe inizialmente assunto le caratteristiche di un processo di avvicinamento e manipolazione, con frequenti visite nella casa del vescovo e disponibilità di alcol.

    Gli abusi, secondo quanto riferito in aula, sarebbero poi proseguiti negli anni successivi e avrebbero compreso contatti sessuali non consensuali.

    Saunders ha sempre negato gli abusi

    Durante il processo, Saunders ha negato che le aggressioni sessuali siano mai avvenute.

    Il suo avvocato,  Tony Hager , aveva contestato l’attendibilità delle testimonianze, sottolineando i problemi di droga e alcol avuti nel corso della vita da alcuni denuncianti e sostenendo che tali circostanze potrebbero averne compromesso la memoria.

    La difesa non aveva negato l’esistenza di feste con consumo di alcol, ma aveva sostenuto che il comportamento dell’ex vescovo, per quanto potesse apparire insolito o inappropriato, non fosse di natura sessuale.

    La giuria ha però accolto una parte sostanziale della ricostruzione dell’accusa.

    Assolto da sei capi d’accusa

    Saunders era arrivato al termine del processo con 19 imputazioni sottoposte alla giuria.

    È stato dichiarato colpevole di 13 e assolto dalle restanti sei, comprese alcune accuse relative a un terzo denunciante.

    All’inizio del processo erano inoltre stati ritirati quattro capi d’accusa relativi a presunti reati contro un bambino di età inferiore ai 13 anni.

    Vescovo di Broome per quasi 25 anni

    Saunders è stato una delle figure più importanti della Chiesa cattolica nel nord-ovest dell’Australia.

    Ordinato sacerdote nella regione del Kimberley nel 1976, divenne vescovo di Broome nel 1996 e rimase alla guida della diocesi fino a quando si fece da parte nel 2020, dopo che le prime accuse di abusi erano diventate pubbliche.

    Papa Francesco accettò formalmente le sue dimissioni nel 2021.

    La diocesi di Broome copre un territorio enorme del Western Australia, caratterizzato da numerose comunità aborigene e da località estremamente isolate.

    L’inchiesta del Vaticano e la riapertura del caso

    Il caso Saunders ha avuto una storia investigativa particolarmente complessa.

    Le prime indagini della polizia del Western Australia erano state chiuse senza incriminazioni per insufficienza di prova.

    Successivamente il Vaticano avviò una propria indagine interna.

    Un rapporto di circa  200 pagine  venne poi consegnato alla WA Police, contribuendo alla riapertura dell’inchiesta penale che portò all’arresto e all’incriminazione di Saunders nel 2024.

    Uno dei più alti prelati australiani condannati

    La condanna di Saunders assume una particolare rilevanza per la Chiesa cattolica australiana.

    Se il verdetto non verrà annullato in appello, Saunders sarà uno dei più alti esponenti cattolici australiani condannati per abusi sessuali commessi mentre faceva parte del clero.

    Il precedente più noto resta quello del cardinale  George Pell , condannato nel 2018 ma successivamente assolto all’unanimità dalla High Court australiana nel 2020.

    La vicenda Saunders presenta quindi una situazione giuridica diversa: al momento la condanna è valida e l’ex vescovo attende la determinazione della pena.

    La Chiesa chiede perdono

    Dopo il verdetto, l’attuale vescovo di Broome,  Tim Norton , ha rivolto le proprie scuse alle vittime e alla comunità.

    Ha riconosciuto che le conseguenze della vicenda non riguardano soltanto coloro che hanno denunciato gli abusi polizia alla e testimoniato davanti al tribunale, ma anche le persone che avevano riposto fiducia nella leadership della diocesi e nella Chiesa.

    Sentenza il 21 settembre

    Dopo la lettura del verdetto, Saunders non ha chiesto di rimanere libero su cauzione.

    La pena verrà determinata dal tribunale il  21 settembre 2026 .

    Il processo si chiude così con una condanna pesantissima per un uomo che per quasi un quarto di secolo aveva rappresentato una delle massime autorità della Chiesa cattolica nel Kimberley.

    Ma per le vittime e per le comunità coinvolte, il verdetto rappresenta soprattutto la conclusione di un percorso iniziato molti anni prima, quando le prime accuse avevano cominciato ad emergere.

    Australia, l’ex vescovo di Broome Christopher Saunders condannato per abusi sessuali

  • Relazione con una quattordicenne dell’oratorio, sacerdote patteggia due anni

    Relazione con una quattordicenne dell’oratorio, sacerdote patteggia due anni

    Una pena di due anni di reclusione, sospesa a condizione che segua un percorso di recupero in una struttura specializzata nella prevenzione dei reati sessuali. Si è concluso con un patteggiamento davanti al Tribunale di Verbania il procedimento a carico di un sacerdote quarantenne, già viceparroco in una comunità dell’Aronese, sul Lago Maggiore.

    La vicenda risale al 2023 e riguarda la relazione avuta dal religioso con una ragazza di 14 anni che frequentava l’oratorio. L’inchiesta era cominciata dopo la denuncia presentata dai familiari della minorenne, ai quali la giovane aveva raccontato quanto sarebbe accaduto. La ragazza si era confidata anche con un istruttore, riferendo l’esistenza del rapporto con il sacerdote.

    Dopo le prime dichiarazioni, però, la quattordicenne aveva cambiato versione, arrivando a negare quanto raccontato in precedenza. Una ritrattazione che aveva reso più difficile il lavoro degli inquirenti, chiamati a verificare un’accusa delicata senza poter contare su una testimonianza rimasta lineare nel corso del procedimento.

    Nel frattempo, quando i sospetti erano emersi all’interno della famiglia, il sacerdote aveva lasciato il proprio incarico nella comunità. La Diocesi di Novara aveva comunicato che il religioso avrebbe trascorso un periodo di riposo, studio e ricerca spirituale, senza entrare nei dettagli dell’indagine penale.

    La svolta è arrivata dall’esame del fascicolo compiuto dal giudice per le indagini preliminari di Verbania. Il Gip ha analizzato le chat scambiate tra il sacerdote e la minorenne, individuando conversazioni considerate compatibili con l’esistenza di incontri di natura intima.

    I messaggi hanno assunto un peso decisivo proprio a causa della ritrattazione della ragazza. Di fronte ai riscontri digitali, il giudice ha disposto l’imputazione coatta per atti sessuali con minore di sedici anni, ritenendo che gli elementi raccolti dovessero essere sottoposti alla valutazione di un tribunale.

    La difesa ha quindi scelto la strada del patteggiamento. La pena è stata concordata in due anni, con il riconoscimento dell’attenuante della minore gravità. Il giudice ha concesso la sospensione, subordinandola però all’obbligo di seguire un trattamento terapeutico presso un ente specializzato.

    Il patteggiamento chiude il procedimento senza arrivare a un dibattimento pubblico nel quale ricostruire testimonianza dopo testimonianza l’intera vicenda. Non rappresenta formalmente una confessione, ma comporta l’applicazione di una pena concordata tra difesa e Procura e successivamente valutata dal giudice.

    Il caso riporta l’attenzione sulla protezione dei ragazzi negli ambienti educativi e religiosi. Un oratorio è un luogo fondato sulla fiducia delle famiglie e sul rapporto diretto tra adulti e minorenni. Quando quella fiducia viene messa in discussione, la questione non riguarda soltanto la responsabilità individuale, ma anche la capacità delle istituzioni di riconoscere i segnali di rischio e intervenire tempestivamente.

    Particolarmente delicato è il tema della ritrattazione. Nei procedimenti che coinvolgono minorenni, un cambiamento nel racconto non può essere interpretato automaticamente né come prova della falsità dell’accusa né come conferma dei fatti. Paura, vergogna, legami affettivi, pressione dell’ambiente e timore delle conseguenze possono incidere sulle dichiarazioni di una ragazza adolescente. Per questo gli investigatori devono cercare riscontri esterni e indipendenti.

    Nel procedimento di Verbania quei riscontri sono stati individuati nelle comunicazioni digitali. Telefoni, applicazioni di messaggistica e social network possono conservare appuntamenti, richieste, fotografie e frammenti di conversazioni capaci di ricostruire rapporti che, altrimenti, resterebbero affidati soltanto alle versioni contrapposte delle persone coinvolte.

    Non è la prima volta che un’inchiesta riguardante un sacerdote e un minorenne raggiunge le aule giudiziarie piemontesi. Negli anni sono stati aperti procedimenti anche nel Torinese, nel Vercellese e nel Cuneese, con vicende ed esiti differenti. Alcuni si sono conclusi con condanne o patteggiamenti, altri con assoluzioni o archiviazioni. Ogni caso deve essere valutato separatamente, sulla base delle prove e nel rispetto delle garanzie previste dalla legge.

    Resta però un punto che va oltre il singolo fascicolo: nelle comunità in cui un adulto esercita autorità morale, educativa o religiosa, la tutela dei minorenni non può essere affidata soltanto alla fiducia personale. Servono regole chiare, formazione degli educatori, canali di segnalazione accessibili e interventi immediati quando emergono comportamenti sospetti.

    Nella vicenda dell’Aronese, il primo racconto della ragazza sembrava essersi indebolito con la successiva ritrattazione. A cambiare il corso dell’indagine sono state le parole rimaste archiviate nei telefoni. La testimonianza era cambiata. Le chat, invece, erano ancora lì. Samuele Pizzolato

    https://www.giornalelavoce.it/news/cronaca/723013/relazione-con-una-quattordicenne-delloratorio-sacerdote-patteggia-due-anni.html

  • Cosa succede al processo Rupnik? Dio solo lo sa

    Cosa succede al processo Rupnik? Dio solo lo sa

    Una notizia, dal comunicato divulgato dalla Sala Stampa della Santa Sede che smentisce le voci che danno Rupnik scagionato dall’accusa di abusi sessuali, almeno l’abbiamo avuta, e cioè che il processo all’ex gesuita è iniziato. Fino a ieri, infatti, non sapevamo nemmeno questo.

    Infatti il papa ci fa sapere attraverso il suo portavoce che la Chiesa rivendica il diritto (o il dovere, non si capisce) di coprire con il segreto i suoi processi, anche quelli per abusi sessuali in cui non è nemmeno prevista la figura delle vittima.

    Dal giorno in cui papa Francesco, il 27 ottobre 2023, con la destra decise di derogare alla prescrizione e con la sinistra fece capire a chi di dovere che quel processo non s’aveva da fare, abbiamo dovuto aspettare il 13 ottobre scorso per sapere dal Dicastero per la Dottrina della fede che almeno i giudici erano stati nominati. Da quel momento, abbiamo avuto solo voci. Quella pubblicata il 20 luglio dal blog Messa in Latino, rinforzata da AdVaticanum, lasciavano intendere che fossero cadute le accuse di abusi sessuali. Passate 24 ore, arriva la smentita del direttore della Sala Stampa della Santa Sede Matteo Bruni. Si tratta, si legge nel comunicato, di notizie «assolutamente infondate»:

    la valutazione del caso è ancora in corso e il collegio sta esaminando la documentazione proveniente dalle diocesi coinvolte, dai gesuiti, dagli interessati e a mezzo stampa.

    Durante il processo, come per ogni procedimento giudiziario, nessuna informazione circa l’attività in corso può essere condivisa in alcun modo per rispetto al processo stesso e per evitare di ferire tutti coloro che sono coinvolti nella vicenda, come accaduto nei giorni scorsi. Qualora il collegio ritenesse di aver bisogno di ulteriori informazioni, sarà sua cura muoversi autonomamente per riceverle.

    Approfittando di questo momento di apertura comunicativa della Sala Stampa vaticana, più unico che raro, ho provato ad approfondire mandando al direttore alcune domande. Eccole:

    Gentile Matteo Bruni,

    in merito al comunicato appena divulgato sul processo in corso a don Marko Rupnik, potrebbe gentilmente rispondere alle seguenti domande:

    – Chi sono i giudici che seguono il “caso Rupnik”;

    – Quando è iniziato il processo a don Marko Rupnik?

    – Chi sono “gli interessati” citati nel comunicato?

    – Il diritto canonico prevede in questo caso la partecipazione di parti offese? In caso affermativo, chi sono?

    – La raccolta delle informazioni da parte del collegio è ancora in corso?

    Messa in Latino, intanto, ha preso atto della smentita di Matteo Bruni e ha tenuto il punto, facendo la domanda cruciale: è stata stralciata l’accusa di violenza sessuale, e cioè di stupro, o quella sugli abusi sessuali che Gloria e le altre vittime hanno subito, spesso per anni, dopo manipolazioni e abusi spirituali e di potere?

    1. In attesa del giudizio finale, la domanda è: la nostra notizia è infondata oppure l’unica cosa infondata, tra l’altro mai scritta da MiL da nessuna parte, è che si sia arrivati ad una sentenza definitiva come fa intendere il comunicato della Sala Stampa?
    2. È vero che sono stati stralciati alcuni capi di accusa dal processo? E quali sono?
    3. Riguardano l’accusa di violenza sessuale o anche gli abusi sessuali denunciati?

    Non solo: in questa temperie di whistleblowing, c’è anche una voce, sempre secondo le fonti di Mil, che riferisce di un Marko Rupnik soddsfatto per l’andamento del processo:

    Un nostro amico ha parlato direttamente con Rupnik circa venti giorni fa: l’ex gesuita gli ha detto che il processo stava andando MOLTO BENE PER LUI. Domanda, è una norma vaticana dare le informazioni agli imputati e NON alle presunte vittime e ai loro avvocati, oppure ha degli insider dentro il processo e nelle segreterie DDF e\o Segreteria di Stato?

    Nel frattempo è arrivata la risposta della Santa Sede alla mia mail, laconica come da manuale:

    Gent.ma Federica Tourn,

    grazie per la sua mail.

    In merito alla sua domanda, La informiamo che al momento non c’è altro da aggiungere a quanto già detto e al comunicato diffuso ieri.

    Certi della sua comprensione, inviamo i nostri più cordiali saluti.

    Sala Stampa della Santa Sede

    L’unica cosa che comprendiamo, per la verità, è che dei processi ecclesiastici nessuno sa nulla, tranne forse l’imputato; quello che dovremmo comprendere è che nessuno, nemmeno chi ha subito gli abusi per i quali Rupnik è a processo (o almeno si suppone), oggi ha il diritto di conoscere i capi di imputazione, o chi giudica l’imputato e che ruolo hanno le parti offese nel processo – nemmeno l’avvocato delle vittime; così come domani nessuno potrà chiedere le motivazione della sentenza. Sempre che a sentenza si arrivi, o che venga comunicato.

    https://federicatourn.substack.com/p/cosa-succede-al-processo-rupnik-dio

  • Drogava le vittime e le violentava in parrocchia: sacerdote condannato a 52 anni

    Drogava le vittime e le violentava in parrocchia: sacerdote condannato a 52 anni

    AGI – Il sacerdote di Malaga accusato di aver drogato e abusato sessualmente di quattro donne tra il 2014 e il 2018, atti che avrebbe filmato e che sono stati scoperti dalla sua compagna su un computer nella casa che condividevano a Melilla, è stato condannato a 52 anni di carcere dal Tribunale provinciale di Malaga. L’imputato, 35 anni, noto come Padre Fran, è stato riconosciuto colpevole di quattro capi d’accusa di violenza sessuale, tre dei quali con penetrazione, e quattro capi d’accusa di divulgazione di informazioni private, entrambi di natura continuativa, secondo la sentenza, ottenuta dall’agenzia EFE.

    La dinamica delle aggressioni e il valore delle prove video

    Il giudizio della Corte sull’assoluto disprezzo della dignità umana

    https://www.agi.it/estero/news/2026-07-09/spagna-sacerdote-condannato-abusi-37940396/

  • Rhode Island, valanga di cause contro la diocesi: riemergono decenni di abusi e insabbiamenti

    Rhode Island, valanga di cause contro la diocesi: riemergono decenni di abusi e insabbiamenti

    La diocesi cattolica romana di Providence si trova nel pieno di una tempesta giudiziaria senza precedenti: solo nel primo giorno utile, mercoledì, sono state depositate 33 cause a livello statale e almeno una denuncia federale che accusano sacerdoti, diaconi e funzionari ecclesiastici di abusi sessuali risalenti fino al 1958. È l’effetto immediato della nuova legge approvata a giugno dall’Assemblea Generale, che ha aperto una finestra di prescrizione fino al 30 giugno 2028, consentendo alle vittime di riaprire casi da tempo bloccati. La norma modifica radicalmente il precedente limite: prima, le vittime potevano denunciare fino ai 53 anni.

    Ora, chiunque abbia subito abusi può intentare causa contro istituzioni come la diocesi, indipendentemente dall’età. Il nuovo contesto legislativo arriva dopo la pubblicazione, a marzo, del rapporto di 282 pagine del procuratore generale Peter Neronha, che documenta decenni di violenze e insabbiamenti. Secondo il rapporto, 72 sacerdoti e diaconi sono stati accusati in modo credibile; solo 14 erano ancora in vita. Tra le cause presentate mercoledì, spiccano storie che attendono giustizia da oltre mezzo secolo. Un uomo di circa 70 anni, oggi residente a Westerly, sostiene di essere stato abusato ripetutamente da Monsignor Bernard J. Lennon negli anni ’50.

    Un’altra denuncia riguarda Monsignor John Ferry, accusato di aver abusato di un quattordicenne nel 1964. La denuncia federale, presentata dallo studio Grant & Eisenhofer, riguarda invece Monsignor Roland Lepire, accusato di aver abusato di almeno sei ragazzi tra il 1975 e il 1980. Gli avvocati sottolineano che molte vittime sono cresciute come cattolici devoti e chiedono solo “piena trasparenza e responsabilità”. Secondo Mike Quinn, il suo studio ha già preparato almeno 130 denunce contro la diocesi. Durante il dibattito legislativo, alcuni parlamentari hanno sollevato dubbi sulla costituzionalità della riapertura dei termini, ma la legge è stata approvata con modifiche.

    https://ladiscussione.com/449950/esteri/diocesi-providence-abusi/

  • È morto Roger Vangheluwe, ex vescovo di Bruges, protagonista dello scandalo di pedofilia che scosse il Belgio

    È morto Roger Vangheluwe, ex vescovo di Bruges, protagonista dello scandalo di pedofilia che scosse il Belgio

    «I vescovi sono consapevoli che questo annuncio potrebbe provocare una nuova ondata di emozioni tra le vittime», si legge nel comunicato dei vescovi belgi.

    Vescovo di Bruges dal 1984, Roger Vangheluwe fu costretto a dimettersi nel 2010 dopo aver ammesso di aver abusato sessualmente di uno dei suoi nipoti minorenni per 13 anni, a partire dagli anni ’80.

    In seguito confessò atti commessi contro un secondo nipote per un periodo di due anni. A seguito di queste rivelazioni, sono emerse migliaia di testimonianze che descrivono dettagliatamente gli abusi sessuali commessi all’interno della Chiesa in Belgio nel corso dei decenni.

    Poiché i suoi crimini erano caduti in prescrizione, non è mai stato condannato, ma lo scandalo è riemerso in Belgio nell’autunno del 2023 con la messa in onda di un documentario sconvolgente che denunciava l’inazione e il silenzio della Chiesa per decenni riguardo agli abusi sessuali commessi da ecclesiastici.

    I vescovi belgi hanno quindi rinnovato la richiesta di rimozione di Roger Vangheluwe dal suo incarico, richiesta che Papa Francesco ha accolto nel 2024.

    https://www.bluewin.ch/it/attualita/mondo/morto-ex-vescovo-di-bruges-scandalo-di-pedofilia-scosse-il-belgio-li.3515662

  • L’arcidiocesi di San Francisco ha accettato di pagare 395 milioni di dollari alle vittime di abusi sessuali da parte del clero

    L’arcidiocesi di San Francisco ha accettato di pagare 395 milioni di dollari alle vittime di abusi sessuali da parte del clero

    L’arcidiocesi di San Francisco ha accettato di risarcire con 395 milioni di dollari (circa 350 milioni di euro) più di 500 persone che avevano denunciato di aver subìto abusi sessuali da parte di membri del clero. L’accordo prevede l’introduzione di misure per prevenire nuovi abusi, come un maggior controllo sui dipendenti dell’arcidiocesi, un divieto di comunicazioni digitali tra adulti e bambini e la compilazione di una lista dei religiosi accusati; prevede inoltre che l’arcivescovo di San Francisco, Salvatore Cordileone, scriva una lettera di scuse a ogni persona coinvolta.

    Spesso gli abusi denunciati risalgono a decenni fa, ma le persone coinvolte avevano potuto presentare richiesta di risarcimento grazie a una legge della California del 2019 che permetteva di farlo entro il 31 dicembre del 2022. Nell’agosto del 2023 l’arcidiocesi di San Francisco aveva chiesto l’amministrazione straordinaria con l’obiettivo di gestire i propri fondi per pagare i risarcimenti.

    Quello dell’arcidiocesi di San Francisco non è un caso isolato. Nel 2024 l’arcidiocesi di Los Angeles fece un accordo da 880 milioni di dollari per risarcire 1.353 vittime di abusi sessuali da parte del clero, mentre quella di New York ha accettato di avviare una mediazione per risarcirne quasi altrettante. Anche l’arcidiocesi di New Orleans pagherà almeno 230 milioni di dollari a centinaia di vittime di abusi sessuali.

    https://www.ilpost.it/2026/06/30/arcidiocesi-san-francisco-patteggiamento-risarcimento-vittime-abusi-sessuali-clero/

  • Il Vaticano cerca di proteggersi dal rafforzamento UE sulle norme penali italiane in materia di abusi sessuali

    Il Vaticano cerca di proteggersi dal rafforzamento UE sulle norme penali italiane in materia di abusi sessuali

    In Europa si sta replicando quanto è già accaduto a partire dal 2000 negli Stati Uniti, dove abbiamo visto fallire a decine intere diocesi costrette dai tribunali a risarcire le vittime sopravvissute agli abusi sessuali del clero.

    Se pure al momento in Europa (Italia a parte) i danni economici sono meno gravi di quelli che la Chiesa ha subito negli Stati Uniti, al momento la Francia, la Spagna, il Portogallo, la Svizzera, il Belgio, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Germania, l’Irlanda hanno iniziato ad avviare risarcimenti economici alle vittime.

    L’Italia detiene il 43% dei sacerdoti di tutta Europa, il 12,7% nel mondo (dato dell’Osservatorio permanente a cura di Mark Vincent Healy) e il danno economico nella sola Italia è consistente quasi quanto quello che la Chiesa ha subito in Europa. Se pure le cifre dei risarcimenti dati in Europa siano irrisorie confronto a quelle costrette dai tribunali in USA, parliamo di una media di 60.000€ a vittima, Italia esclusa una bella cifra in totale.

    Per fare un esempio, l’Italia che oggi conta di fatto un totale di casi censiti dall’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO (28 giugno 2026) pari a 1.178 casi (ovvero il 3,80% escluso l’indotto laico) con un numero di vittime censito pari a 4.761 vittime sopravvissute. In soldoni varrebbe a dire risarcimenti per un totale solo in Italia pari a 285.660.000 di euro. Una cifra di certo non indifferente, calcolando che il dato del nostro osservatorio è in grave difetto rispetto a quello che produrrebbe una commissione governativa indipendente. Oggi l’Italia è un’autentica bomba pronta ad esplodere dentro la Chiesa.

    Di pochi giorni fa la notizia già anticipata dall’UE dopo la petizione n. 0354/2023 che la Rete L’ABUSO ha depositato il 13 dicembre del 2023, che la Presidenza del Consiglio e i rappresentanti del Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio sull’aggiornamento delle norme penali in materia di abusi sessuali e sfruttamento sessuale dei minori.

    Le norme riviste copriranno un maggior numero di reati, prevederanno pene più severe e garantiranno un’azione penale più efficace, anche attraverso l’allungamento dei termini di prescrizione.

    Un “Grosso guaio in Vaticano”, il quale da un po’ di tempo tuttavia ha già messo le mani avanti, cosciente che le connivenze col governo italiano non avrebbero potuto fare più di tanto di fronte alla direttiva UE, quindi l’unica soluzione è quella di intervenire dentro le istituzioni dello Stato, per ritardare e penalizzare più possibile la ratifica della norma UE.

    Esattamente come accadde alla ratifica della Carta di Lanzarote che, grazie alle “distrazioni” del legislatore, in Italia è praticamente inutile. In quel caso riuscirono, a differenza del resto d’Europa, a sollevare dall’esibizione del cosiddetto certificato anti pedofilia l’intera categoria del volontariato, a cui guarda caso la Chiesa appartiene.

    Ma questo non è il solo handicap: il certificato anti pedofilia per funzionare necessita che l’obbligo di denuncia sia applicato a tutti i cittadini. Cosa che invece in Italia è limitato solo ai pubblici ufficiali, penalizzando così questa norma che in realtà sarebbe molto efficace in quanto vieta a chi già pregiudicato per reati sessuali di poter tornare a lavorare con i minori.

    La storpiatura concessa invece dal legislatore non solo permette che i sacerdoti pregiudicati per reati sessuali, scontata la condanna, tornino a contatto con i minori, ma fa sì che in Italia, non solo la Chiesa ma l’intera categoria del volontariato diventi rifugio sicuro per i pedofili.

    Un grosso rischio in Italia in quanto la nuova norma che UE si appresta a inserire, si muove ed ha efficacia qualora le precedenti norme siano state correttamente ratificate. Nel caso italiano è disastrosa, vediamo perché.

    I punti che l’Italia si appresta a valutare sono i seguenti.

    1. “Un canale sicuro e indipendente attraverso il quale i bambini, compresi quelli con disabilità, possano denunciare gli abusi subiti proprio all’interno delle istituzioni deputate a proteggerli.”

    In assenza di un obbligo generalizzato di denuncia per tutti i cittadini, e quindi della possibilità che siano gli adulti a segnalare gli abusi subiti dai minori, questo obiettivo incontra un ostacolo insormontabile. Un bambino, infatti, spesso non è nelle condizioni di comprendere pienamente l’abuso subito, né tantomeno di denunciarlo autonomamente.

    Il fatto che oggi il Governo italiano continui a consentire alla Chiesa di gestire internamente i casi di abuso che si verificano al proprio interno equivale, in sostanza, ad affidare il controllo al soggetto stesso che dovrebbe essere sottoposto a verifica: è come mettere Dracula all’Avis.

    1. “Standard nazionali di supervisione, affinché una persona o un luogo già condannati non possano continuare ad accogliere bambini.”

    Anche questo obiettivo risulta compromesso dalla mancanza di un obbligo di denuncia. Se i reati non vengono denunciati, il responsabile difficilmente sarà processato e condannato; di conseguenza, non entrerà nei registri previsti dalla normativa a tutela dei minori. Ne deriva che il sistema di controllo risulta, nella maggior parte dei casi, inapplicabile.

    1. “Un meccanismo nazionale per riconoscere e risarcire le vittime del passato, indipendentemente dai limiti temporali previsti dalla legge, come hanno già fatto Svizzera, Spagna e Francia.”

    Vale la medesima considerazione. Senza una denuncia, un procedimento giudiziario e una sentenza definitiva di condanna, sarà estremamente difficile per una vittima vedere riconosciuto e dimostrare il proprio status di sopravvissuto agli abusi, con tutte le conseguenze che ciò comporta sul piano del riconoscimento e dell’eventuale riparazione.

    1. “Un’inchiesta nazionale per dare finalmente al Paese la verità che ancora manca: quanti bambini vengono abusati all’interno delle sue istituzioni.”

    Questo è, probabilmente, il punto più preoccupante, perché rischia di vanificare quanto già realizzato in molti Paesi europei attraverso commissioni d’inchiesta realmente indipendenti.

    Un’inchiesta nazionale affidata a uno Stato che, fino ad oggi, ha mostrato una sostanziale connivenza con il clero difficilmente potrebbe essere considerata indipendente. Al contrario, rischierebbe di cancellare, con un solo atto, il passato e le responsabilità non soltanto della Chiesa, ma anche dello Stato italiano.

    L’Italia è infatti l’unico Paese europeo che, nonostante i ripetuti richiami degli organismi sovranazionali per la violazione di convenzioni internazionali, come la Convenzione di Lanzarote e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, continua a non adottare interventi adeguati. Già nel 2019 le Nazioni Unite avevano evidenziato le gravi carenze del sistema italiano; nel marzo scorso l’ONU è tornata a richiamare il Governo italiano, chiedendo nuovamente conto del mancato rispetto degli obblighi assunti in materia di tutela dei minori.

    Nel 2019 l’ONU, a seguito di una istanza della Rete L’ABUSO, non a caso chiedeva all’Italia di:

    (21) Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    Ad oggi nulla di quanto raccomandava l’ONU già nel 2019 è stato attuato dal Governo italiano.

    La Rete L’ABUSO ha scoperto quanto sta attualmente accadendo proprio all’interno del governo, grazie a personaggi facoltosi che tuttavia millantano crediti che non hanno e che verosimilmente si stanno muovendo nelle retrovie vaticane che li ha “assunti”.

  • Contesto della situazione del Concordato nella Repubblica Ceca

    Contesto della situazione del Concordato nella Repubblica Ceca

    Gli esperti hanno spesso la sensazione che nulla li sorprenda più nel loro campo di interesse. La Corte costituzionale della Repubblica Ceca ha recentemente stabilito che il Concordato già firmato tra questo Paese dell’Europa centrale e la Santa Sede è contrario al suo ordinamento costituzionale, e poi si dice che il diritto è una disciplina noiosa. E poi si dice che il diritto è una disciplina noiosa. Questa decisione è davvero una sorpresa? Non è forse solo una delle tante manifestazioni della diffidenza nazionale nei confronti delle istituzioni religiose?

    Cento anni prima di Lutero

    La Repubblica Ceca si vanta di essere uno dei Paesi più atei del mondo. È vero, ha profonde radici cristiane e ha dato al mondo molti santi, come il principe San Venceslao e il vicario generale di Praga, San Giovanni Nepomuceno. Ma questa è storia. Oggi, circa 2-3 % della popolazione partecipa alle messe domenicali cattoliche e la Chiesa cattolica è la più grande denominazione del Paese.

  • Francia approva la legge di protezione dei minori senza toccare il segreto della confessione

    Francia approva la legge di protezione dei minori senza toccare il segreto della confessione

    L’Assemblea Nazionale francese ha approvato lunedì all’unanimità la proposta di legge volta a rafforzare la protezione dei minori contro la violenza in ambito scolastico ed extrascolastico. Tuttavia, il testo definitivo ha escluso due delle misure che avevano suscitato maggiore preoccupazione nella Chiesa cattolica: la soppressione del segreto della confessione e il rafforzamento dei controlli sull’insegnamento cattolico paritario.

    La decisione rappresenta un importante cambiamento rispetto alle versioni iniziali del progetto, che avevano provocato la reazione pubblica della Conferenza Episcopale Francese pochi giorni prima del dibattito parlamentare.

    Il Parlamento elimina la disposizione sul segreto della confessione

    La proposta originaria prevedeva l’obbligo per i ministri di culto di denunciare i casi di violenza contro minori conosciuti nell’esercizio delle loro funzioni, anche quando tali informazioni fossero state ottenute durante una confessione sacramentale.

    Il testo specificava espressamente che nessun “segreto della confessione” avrebbe potuto opporsi a tale obbligo di denuncia, una disposizione che è stata duramente criticata dalla Chiesa e messa in discussione da vari esperti di diritto.

    Alla fine, i deputati hanno scelto di ritirare questa misura prima dell’approvazione definitiva della legge. In tal modo, il segreto della confessione mantiene la protezione giuridica che gli riconosce attualmente l’ordinamento francese all’interno del regime generale del segreto professionale.

    Diversi giuristi avevano avvertito che la proposta sollevava interrogativi sulla libertà religiosa e sul rapporto tra lo Stato e le confessioni religiose. Avevano inoltre ricordato che la legislazione francese prevede già meccanismi per perseguire gli abusi senza modificare il regime giuridico del sigillo sacramentale.

    Sollievo nella Chiesa francese

    Il vescovo di Nanterre, mons. Matthieu Rougé, delegato della Conferenza Episcopale Francese per l’insegnamento cattolico, ha espresso pubblicamente la sua soddisfazione per l’esito del dibattito parlamentare.

    In dichiarazioni a France Info, il prelato si è detto “molto felice” per l’approvazione unanime di una legge incentrata su quelli che ha definito i “veri obiettivi”: la protezione dei minori e la lotta contro la violenza negli istituti scolastici.

    Riguardo al segreto della confessione, Rougé ha ritenuto che la questione fosse stata inserita nel dibattito in modo “un po’ parassitario” e ha difeso l’importanza del sigillo sacramentale all’interno della tradizione cattolica.

    “Il mantenimento del segreto della confessione può essere un mezzo di liberazione della parola”, ha affermato il vescovo, che ha spiegato come un sacerdote possa incoraggiare una vittima a denunciare i fatti per altre vie senza violare la riservatezza propria del sacramento.

    Scompaiono anche le misure che preoccupavano l’insegnamento cattolico

    Un’altra delle disposizioni infine ritirate era quella che prevedeva la modifica del regime di rinnovo dei contratti di associazione tra lo Stato e i centri privati paritari.

    La misura aveva suscitato preoccupazione tra i responsabili dell’insegnamento cattolico, che vi vedevano un possibile aumento della tutela statale su questi istituti.

    Rougé ha definito “un sollievo” anche il ritiro di questa disposizione e ha difeso l’importanza della cosiddetta Legge Debré, che da decenni regola il rapporto tra lo Stato francese e l’insegnamento privato paritario.

    Un dibattito che veniva da lontano

    La polemica sul segreto della confessione non è nata con questa legge. La questione era già emersa nelle raccomandazioni formulate dalla commissione parlamentare che ha indagato sullo scandalo di Bétharram ed era presente anche in alcune delle proposte avanzate anni fa dalla Commissione Indipendente sugli Abusi Sessuali nella Chiesa (CIASE).

    La Conferenza Episcopale Francese aveva avvertito la settimana scorsa che alcune disposizioni del progetto potevano incidere su libertà fondamentali come la libertà di coscienza, la libertà di culto, la libertà di insegnamento e il segreto professionale dei ministri di culto.

    L’approvazione finale del testo senza le misure più controverse ha permesso, tuttavia, un ampio consenso politico. I 187 deputati presenti alla votazione hanno sostenuto all’unanimità una legge incentrata sul rafforzamento dei meccanismi di protezione dei minori nelle scuole e nelle attività extrascolastiche.

    https://infovaticana.com/it/2026/06/02/la-francia-approva-la-legge-sulla-protezione-dei-minori-senza-toccare-il-segreto-della-confessione/