Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Sordomuti vittime di abusi chiedono di incontrare papa Francesco

    Sordomuti vittime di abusi chiedono di incontrare papa Francesco

    Ginevra, 19 feb. (askanews) – Tre ragazzi sordomuti vittime di abusi durante l’infanzia in istituti cattolici in Argentina, paese natale di Bergoglio, sperano di incontrare papa Francesco questa settimana in Vaticano. Vogliono chiedergli di realizzare le promesse fatte di riformare la Chiesa.

    Tra le vittime di pedofilia c’è Ezequiel Villalonga, 19 anni, che prima di arrivare a Roma ha incontrato il comitato Onu contro la tortura e il Comitato per i diritti dell’infanzia a Ginevra.“È la mia prima volta in Svizzera, sono venuto per partecipare a una riunione alle Nazioni Unite perché sono un sopravvissuto del dossier Provolo. Voglio dire al Papa che abbiamo la forza necessaria per continuare a batterci per ottenere giustizia”.Il dossier Provolo riguarda l’istituto cattolico italiano Antonio Provolo, che ha diverse sedi in Argentina. In questi collegi sarebbero avvenuti una serie di abusi sessuali ai danni di bambini sordomuti.

    “Ci sono molti preti che sono stati trasferiti in altre sedi della Chiesa nel mondo e il Papa sa che dovrebbero essere messi in prigione, non fa niente contro questo, voglio sapere perché non viene fatto nulla”, aggiunge Claudia Labeguerie, 26 anni, anche lei vittima di abusi da parte di religiosi.Uno di questi preti pedofili è l’italiano Nicola Corradi, condannato a novembre 2019 a 42 anni di prigione da un tribunale argentino.

    “Sono passati molti anni, ma finalmente lui – ricorda nella lingua dei segni Daniel Sgardelis, 45 anni, tra le vittime del prete pedofilo nell’istituto di Mendoza, Ovest dell’Argentina – è finito in prigione, è stato difficile, ma questo ha permesso di trasformare questo sentimento di ingiustizia che sentivo, questa sofferenza, e li ha fatti sparire”.Secondo l’ong Ending clergy abuse (Eca, Mettere fine agli abusi del clero), Corradi era stato segnalato in Vaticano nel 2009 da parte di alcuni sordomuti italiani dell’istituto Provolo di Verona, vittime del prete prima del suo trasferimento in Argentina.

    Il suo fondatore Peter Isely:“Oggi non c’è tolleranza zero nella Chiesa cattolica. In base alla legge cattolica, nel mondo, se sei un prete e hai compiuto delle aggressioni sessuali o violentato un bambino, il vescovo vuole che resti ad esercitare il ministero, nascosto, è quello che accade. Serve una legge di tolleranza zero, le cose devono cambiare”.L’istituto Provolo è stato chiuso nel 2016, quando è scoppiato lo scandalo. Le vittime di violenza avevano tra i 4 e i 17 anni.

  • «La violenza su un bambino è un omicidio psichico». Con buona pace di papi, reverendi e monsignori

    «La violenza su un bambino è un omicidio psichico». Con buona pace di papi, reverendi e monsignori

    La strategia della Chiesa nei confronti della pedofilia è sempre stata quella di evitare lo scandalo e proteggere il confessore, che anche durante il periodo dell’Inquisizione raramente incorreva in pene gravi pur di fronte a eclatanti violazioni. I preti, in virtù di un privilegio di casta, non subivano la tortura e la carcerazione preventiva, e nel caso di auto-accusa spontanea le pene erano ancora più lievi e niente affatto commisurate alla gravità e alla reiterazione delle condotte. Non si offendano i convinti sostenitori di Bergoglio ma la strategia delle autorità ecclesiastiche, attuale e recentissima, di denuncia e intransigenza è solo il frutto di un necessario adeguamento alle mutate circostanze, dato che il problema è esploso a livello mondiale e non è più occultabile. Ogni tanto qualche prelato sfugge alle maglie predisposte dal pontefice argentino per mantenere il tema della pedofilia clericale il più lontano possibile dai riflettori mediatici al fine di gestirlo “dettando i tempi” più consoni a quelli della Chiesa.

    È il caso (solo l’ultimo di tanti) del reverendo Usa, Richard Bucci, un prete di Rhode Island il quale ha vietato la comunione ai legislatori statali che hanno sostenuto la legge sul diritto all’aborto, giustificandosi così: «L’aborto è un massacro di bambini innocenti. Non c’è paragone tra pedofilia e aborto. La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto lo fa». Premesso che la confusione tra feto e bambino la dice lunga sulla chiarezza di idee del prelato sull’argomento, dato che è da tempo scientificamente provato che la vita umana inizia alla nascita (pertanto, anche per semplice logica, chi non è nato non può essere ucciso), in “risposta” all’affermazione violentissima di don Bucci, e a dimostrazione che riflette una “convinzione” ancora molto radicata in ambito ecclesiastico cattolico (e non solo), vi proponiamo questa intervista alla neonatologa e psicoterapeuta Maria Gabriella Gatti che abbiamo pubblicato su Left del 31 agosto 2018.

    Dottoressa Gatti, cos’è la pedofilia?

    Il pedofilo è un grave malato mentale, nonostante ciò che afferma la psichiatria americana nel DSM-V, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, che include la pedofilia tra i disturbi del comportamento sessuale nel gruppo delle parafilie. Giustamente c’è chi ha definito l’abuso sessuale su un minore un «omicidio psichico»: non ha niente di sessuale in quanto è un’azione, una pulsione se vogliamo usare una terminologia psichiatrica che va contro l’identità, la potenzialità psichica ed evolutiva del bambino. Il bambino rappresenta quell’identità umana, vitalità che il pedofilo ha perduto per vicende personali. Nel comportamento del pedofilo se la pulsione omicida, compulsiva e ripetitiva, rappresenta l’aspetto psicopatologico, il controllo razionale gli conferisce una qualità criminale propria delle psicopatie. Infatti quest’ultimo consente fino a un certo punto di evitare le conseguenze penali oltre che l’utilizzo di sofisticate strategie di scelta e di avvicinamento delle vittime.

    Quali sono le conseguenze della violenza subita?

    Tradito da una figura importante di riferimento, il minore può andare incontro a uno stato dissociativo, a una grave depressione, a sensi di colpa intensi che minano il senso della propria identità. Nel caso che le vittime siano soggetti prepuberi, ciò che si va a colpire è l’evento trasformativo fisico e psichico dell’adolescenza e la possibilità del rapporto uomo-donna.

    Qual è la particolarità della pedofilia di matrice clericale?

    Per comprendere il manifestarsi della pedofilia nella chiesa cristiana dobbiamo prendere in considerazione due aspetti. Il primo deriva dal pensiero greco: le donne e i bambini fino ai sette anni non erano considerate persone perché privi di razionalità; l’altro prende origine dalla concezione sacrale e trascendente dell’assoluto proprie delle religioni monoteistiche. Il cristianesimo dei primi secoli fu impegnato nell’operazione di assorbire la filosofia platonica nella propria teologia, grazie soprattutto ai Padri della Chiesa e a Origene. Platone notoriamente non amava molto il genere femminile e Origene si evirò: la dottrina cristiana relegava le donne a ruolo di madre e moglie. L’unica emancipazione loro consentita era un percorso virginale, che le rendeva simili a Maria ma che comunque le escludeva dal sacerdozio. La sessualità e il peccato erano considerati donna come Eva, e sono noti gli sforzi di sant’Agostino per poterne venire a capo. Il concilio di Trento confermando la supremazia del celibato e della verginità come ideali cristiani cercò, con esiti più che discutibili, di ripristinare l’ascetismo delle origini e accentuò il carattere maschile dell’istituzione Chiesa rendendo, se possibile, ancora più distante e astratta l’immagine femminile.

    C’è chi dà la colpa al celibato ecclesiastico, quando in realtà è noto che la pedofilia è purtroppo diffusa anche in ambiente laico.

    Il celibato, o la verginità, come ideale di vita clericale, imporrebbe una sorta di sublimazione per cui la sessualità verrebbe deviata dal suo scopo (dal rapporto uomo-donna) per essere indirizzata a fini di elevazione spirituale (verso un ente onnipotente ed astratto). La sublimazione è in realtà un’assenza di rapporto e il suo ideale è l’anaffettività. La pedofilia è l’esito estremo di un processo di annullamento della sessualità e del rapporto uomo-donna. Il sacro si costituisce come totale alienazione ed estraneazione da sé di ciò che è specifico della realtà umana cioè il pensiero irrazionale, costituito da sensazioni, immagini, affetti che si generano dai rapporti e danno forma alla creatività. Secondo Rudolf Otto la dimensione sacrale è «l’irrazionale nell’idea del divino» cioè una sfera misteriosa oltre la logica e la ragione. Nel tentativo di rapportarsi al sacro, il prete corre il rischio di perdere la propria identità e annullare la propria dimensione umana e affettiva: egli è facile preda dello smarrimento e del terrore che si traducono in condotte paradossali e perverse. Il sacro si costituisce come l’esperienza di un’alterità radicale, il cosiddetto “anders”, il “fascinans et tremendum” che abbaglia la mente determinando una reazione di terrore.

    E cosa può accadere?

    Il sacerdote che dovrebbe essere colui, come dice la parola, che testimonia l’esistenza del sacro, diventa una vittima, destinata a creare altre vittime, dell’aspetto terribile ed inquietante del sacro. Bisogna ricordare quanto scriveva Ernesto De Martino: nel momento in cui si costituisce l’esperienza del sacro si rischia di “non esserci”, di perdere cioè l’identità. In questo contesto, la pedofilia è uno specifico modo con cui si risolve nella psicopatologia la “crisi della presenza” vale a dire la crisi di identità che è insita nel rapporto con il sacro. La pedofilia nel momento in cui si lega alla realtà del sacro, sarebbe la testimonianza di una crisi (della presenza) dell’identità che non riesce a risolversi attraverso la dinamica della “tecnica rituale”, infatti il compito del rito è quello di fornire una configurazione simbolica ai contenuti psichici alienati. Verrebbe spontaneo considerare la violenza contro il bambino da parte dei preti pedofili come il risultato di uno sconvolgimento, di un mutamento catastrofico improvviso che altera tutti i criteri di giudizi e di riferimento etico.

    https://left.it/2020/02/14/la-violenza-su-un-bambino-e-un-omicidio-psichico-con-buona-pace-di-papi-reverendi-e-monsignori/?fbclid=IwAR3EHHmA678o0YuwJ65fhLqLC3kdUai9rvsi2BgqJMLUkw8Wzg3BH3hb1I4

  • Un anno dopo summit Vaticano su pedofilia associazioni “deluse”

    Un anno dopo summit Vaticano su pedofilia associazioni “deluse”

    Roma, 17 feb. (askanews) – Un anno dopo l’inedito summit sulla pedofilia che si è svolto in Vaticano, alcune associazioni delle vittime – l’organizzazione no profit americana Bishops Accountability e la tedesca Eckiger Tisch – si sono ritrovate per un incontro a Roma e in una conferenza stampa alla sede della Stampa estera si sono dette profondamente deluse e hanno chiesto tolleranza zero.“Il diritto canonico è un sistema di tutela dei preti – ha spiegato la vice-direttrice di Bishops Accountability, Anne Barrett Doyle – E per applicare veramente la tolleranza zero ai preti che abusano dei minori e coloro che li proteggono, bisognerebbe eliminare il carattere fondamentale del diritto canonico. Non penso che questo accadrà sotto un papa o un altro, penso che questo si farà attraverso le incursioni delle autorità civili in un paese alla volta”.“Penso che la tolleranza zero sia un impegno che il Papa ha scelto di non fare”, ha proseguito.“Quando un vescovo entra in una diocesi, è tenuto a sapere se i preti che hanno abusato di minori lavorano lì e se fanno parte del suo personale. Ha la responsabilità dei dossier, deve familiarizzare con i dossier segreti durante 90 giorni, scoprire chi sono quegli uomini e se sono ancora in attività nella diocesi rimuoverli”.A dicembre 2019 papa Francesco ha abolito il segreto pontificio riguardante gli abusi sui minori. Ciò significa che le denunce, le testimonianze e i documenti dei processi interni alla Chiesa potranno essere fornite anche ai magistrati della giustizia civile. È obbligatorio nel frattempo segnalare i sospetti di aggressioni sessuali o il tentativo delle gerarchie cattoliche di insabbiare un abuso commesso da un prete o un religioso, ma la Chiesa non obbliga i membri del clero a segnalare i casi alle autorità giudiziarie del Paese, a meno che la legge locale non lo imponga.Il fondatore di Eckiger Tisch, associazione dei sopravvissuti agli abusi sessuali sui minori in Germania, Matthias Katsch:“La battaglia nei nostri Paesi non è terminata e in altri Paesi è appena cominciata. Continuiamo a chiedere tolleranza zero per i criminali e i loro complici, inchieste indipendenti sui reati del passato. E se il sistema penale non è in grado di farlo, come avviene in numerosi Paesi europei, abbiamo bisogno di commissioni per la verità e la giustizia”.

  • Don Bucci, interviene il suo vescovo: “Abusi sessuali su minori sono come l’aborto, non peggio”

    Don Bucci, interviene il suo vescovo: “Abusi sessuali su minori sono come l’aborto, non peggio”

    Dopo le dichiarazioni di don Bucci su pedofilia e l’aborto, è intervenuto il vescovo di Providence, Thomas Tobin. “Le violenze sessuali ai minori sono da condannare tanto quanto l’aborto”, ha detto Tobin. La polemica non si placa e un gruppo di politici del Rhode Island, assieme a due vittime di abusi sessuali del clero, hanno chiesto al vescovo di sospendere padre Bucci.

    di Mirko Bellis

    Le dichiarazioni di don Richard Bucci su pedofilia e aborto hanno provocato una bufera. Il sacerdote 72enne della chiesa del Sacro Cuore di West Warwick, nello Stato di Rhode Island, durante un’intervista ha detto che “la pedofilia non uccide mentre l’aborto sì”. Per cercare di calmare gli animi è dovuto intervenire Thomas Tobin, il vescovo di Providence, la capitale del piccolo Stato sulla costa est degli Usa. Se padre Richard è convinto che l’aborto sia peggio della pedofilia in quanto il primo uccide e la seconda no, il vescovo Tobin mette sullo stesso piano le violenze sessuali su minori e l’interruzione di gravidanza. È quanto si legge in un comunicato diffuso il 13 febbraio dalla diocesi di Providence.

    “È importante affermare che sia l’abuso sessuale su minori sia l’aborto sono entrambe azioni orribili e immorali che hanno conseguenze molto gravi e dannose”, premette il vescovo. “In primo luogo – scrive Tobin – non è mai accettabile la sottovalutazione del danno provocato dalle violenze sessuali ai minori. Gli abusi di carattere sessuale, ovunque e in qualsiasi momento, causano danni duraturi, a volte permanenti e devastanti alle vittime sopravvissute, alle loro famiglie e all’intera comunità”. “Le accuse di abuso sessuale devono sempre essere prese molto sul serio – continua – e dovrebbe essere fatto ogni sforzo per proteggere i bambini e i giovani, per eliminare gli abusi, per incriminare gli abusatori e per offrire assistenza alle vittime”. Dopo queste necessarie considerazioni il vescovo di Providence affronta il tema dell’interruzione di gravidanza.

    “Anche l’aborto è un atto peccaminoso e immorale, un ‘crimine abominevole’. (Concilio Vaticano II) l’aborto distrugge la vita innocente non nata; sfrutta le donne vulnerabili; svilisce la vita familiare; e corrode il tessuto morale della società. Non ci sono circostanze, personali o politiche, che giustifichino l’interruzione della gravidanza di bambini non ancora nati. La Chiesa cattolica è stata molto chiara e coerente nel condannare il male dell’aborto e affermiamo che coloro che promuovono, sostengono e approvano l’aborto, compresi i leader civili, sono responsabili di un grave male agli occhi di Dio Onnipotente”. “Nell’attuale discussione pubblica, esorto tutte le parti ad astenersi da inutili e provocatorie retoriche e a riflettere personalmente e con la preghiera sulle conseguenze di queste gravi questioni. Possiamo rinnovare i nostri sforzi per proteggere la vita e promuovere il bene comune, specialmente per i bambini e i giovani, e possa Dio benedire il nostro impegno con saggezza, prudenza, umiltà e carità”.

    https://www.fanpage.it/esteri/don-bucci-interviene-il-suo-vescovo-abusi-sessuali-su-minori-sono-come-laborto-non-peggio/

  • Pedofilia, trasferito il parroco condannato

    Pedofilia, trasferito il parroco condannato

    Don Paolo Biasi verrà trasferito. Il parroco di Dossobuono, arrivato solo nello scorso settembre, non sarà più il sacerdote della frazione.

    È stato comunicato con un avviso, a firma del vescovo di Verona Giuseppe Zenti, domenica scorsa in chiesa. Don Biasi, finito al centro delle polemiche con tanto di volantini e striscioni che intimavano al religioso di andarsene dalla frazione, avrà a breve un nuovo ruolo. Verrà infatti trasferito nella bassa veronese dove si occuperà di coordinare le attività di pellegrinaggio a livello diocesano. Risiederà, si legge nella comunicazione, alla fondazione Madonna di Lourdes a Cerea.

    Proprio qui, inoltre, collaborerà con le parrocchie della zona, allontanandolo di fatto da Dossobuono dopo appena sette mesi dal suo arrivo nel villafranchese. La vicenda mediatica di don Paolo Biasi, motore scatenante dei malumori della frazione che hanno spinto Zenti a prendere questa decisione, inizia nel 2014. In un servizio de Le Iene (il programma di Italia Uno) l’inviato Pablo Trincia aveva scavato nel passato del religioso. Una sentenza emessa dal tribunale di Spoleto nel 2010, infatti, lo aveva condannato in primo grado a un anno e mezzo con la condizionale per molestie sessuali dopo la denuncia di quattro ragazzine quattordicenni.

    Queste accusavano il prelato di averle «palpeggiate in diverse occasioni al seno». I fatti risalgono però al 2005 quando era parroco a Castel Ritaldi, cittadina in provincia di Perugia. Due delle vittime, poi, si erano costituite anche parte civile e don Biasi era stato condannato a risarcirle per 20mila euro. Il prete, che non è mai ricorso in appello, si è chiuso nel suo silenzio. Ma il 24 dicembre scorso, la vigilia di Natale, Dossobuono si era risvegliata di nuovo nell’incubo. Nei pressi della chiesa, e sul piazzale, nella notte erano stati distribuiti centinaia di volantini gialli con scritto «Siamo stufi, siamo stanchi di tutti questi basabanchi».

    A cui era stato aggiunto il link della puntata della trasmissione andata in onda nel 2014 per poterla rivedere online. Il tutto in forma anonima. Su altri due striscioni appesi alle cancellate, davanti e a fianco della chiesa, poi prontamente rimossi, c’era scritto «Se la chiesa vuoi cambiare, ve ne dovete andare», tirando in mezzo anche l’altro prete di Dossobuono, Andrea Mascalzoni, ma per dissapori di natura completamente differenti. E ancora «… e speriamo che me li cavi».

    Il servizio delle Iene ruotava intorno alla stessa domanda. E cioè: come mai un prete condannato per molestie sessuali svolgeva ancora il suo servizio a contatto con bambini e ragazzi durante il catechismo? Nel 2014 don Biasi, veronese, era parroco a Ca’ degli Oppi, una delle tante destinazioni degli ultimi sei anni. Dopo Castel Ritaldi, infatti, era stato trasferito prima a fare il cappellano a Castelletto di Brenzone per tre anni e poi a Negrar, San Zeno di Montagna e Cerea. Il vescovo, anche allora, lo aveva sempre difeso. Dalla curia scaligera avevano spiegato che don Biasi era stato pure sottoposto ad alcuni test che avevano escluso «qualsiasi tipo di problema dal punto di vista della pedofilia».

    A Dossobuono, però, le discussioni erano iniziate ben prima di Natale spaccando, anche nel villafranchese com’era successo prima negli altri paesi, i fedeli fra chi ha sempre difeso il prete e chi invece non ha mai smesso di accusarlo. Zenti, nel volantino distribuito l’altro giorno, spiega come dopo aver ascoltato proprio don Biasi, altri presbiteri e alcuni laici della comunità di Dossobuono abbia optato per la decisione più drastica: il trasferimento. L’ennesimo. «Questa scelta», spiega Zenti per informare i fedeli, «si rende necessaria per poter rispondere in modo attento ad alcune esigenze personali di don Paolo». Ma oltre a questo, aggiunge il vescovo, c’è anche «il desiderio di superare le tensioni che si sono create, senza reale fondamento, nella comunità stessa, sfociate poi in alcune espressioni di vuota protesta prima di Natale»

    https://www.larena.it/territori/villafranchese/villafranca/pedofilia-trasferito-il-parroco-condannato-1.7937857

  • Prete choc: “Pedofilia non uccide nessuno”

    Prete choc: “Pedofilia non uccide nessuno”

    L’aborto? Peggio della pedofilia. Destano scalpore negli Usa le parole pronunciate in diretta tv dal reverendo Richard Bucci, prete cattolico di Rhode Island che nella sua chiesa ha vietato la comunione a quei legislatori statali che hanno sostenuto la legge sul diritto all’aborto.

    In un’intervista rilasciata nel fine settimana all’affiliata della NBC, la WJAR, il reverendo Bucci della ‘Sacred Heart Church’ di West Warwick ha quindi descritto l’aborto come un “massacro di bambini innocenti”. “Non stiamo parlando di nessun altro problema morale, dove qualcuno potrebbe fare un paragone tra pedofilia e aborto. La pedofilia – ha sottolineato il prete – non uccide nessuno, l’aborto lo fa“. Bucci ha quindi rimarcato come che il numero dei bambini abusati sia inferiore a quello degli aborti, per poi aggiungere “che non significa che l’abuso non sia una cosa orribile”.

    https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2020/02/13/prete-choc-pedofilia-non-uccide-nessuno_fHtOdxPvGjQBjRctEiOEfL.html?fbclid=IwAR0Gq1F4JeLiW8TJD8Q0zfxcqDiWHmbeOBzB-KU-8MwzSagoVfYQPAzys6Q

  • “La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto sì”, bufera su don Bucci

    “La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto sì”, bufera su don Bucci

    “La pedofilia non uccide nessuno mentre l’aborto sì”, sono le dichiarazioni choc di Richard Bucci, sacerdote 72enne del Rhode Island. Il reverendo prima ha bandito dalla vita parrocchiale 44 legislatori perché a favore della legge sull’interruzione di gravidanza. Poi ha rincarato la dose minimizzando le violenze sessuali a minori. “Invece dei politici – ha risposto una deputata – sarebbe meglio pubblicare un elenco dei preti abusatori”.

    “La pedofilia non uccide nessuno mentre l’aborto sì”. Sono le dichiarazioni choc di Richard Bucci, un sacerdote di 72 anni della chiesa del Sacro Cuore di West Warwick, città nello Stato del Rhode Island. Le parole di don Bucci sono state pronunciate durante un’intervista concessa a NBC 10 News, una televisione locale. Pochi giorni prima, il reverendo era finito al centro di un’aspra polemica perché aveva pubblicato su un giornale una lettera con i nomi di 44 deputati e senatori del Rhode Island che l’anno scorso avevano votato  a favore del Reproductive Privacy Act. La legge statale adotta la sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti del 1973 in materia di interruzione di gravidanza, prevedendo una serie di libertà e diritti alle donne che decidono di abortire. Per don Bucci, però, i legislatori a favore della legge si sono macchiati di una grave colpa e per questo nella sua parrocchia non potranno più ricevere la comunione, così come essere padrini a battesimi, testimoni ad un matrimonio o fare discorsi durante un funerale. Insomma, i 44 politici saranno banditi dalla chiesa del Sacro Cuore. “D’accordo con quanto insegnato dalla Chiesa cattolica in 2000 anni”, è la premessa di padre Richard per escludere dalla vita religiosa i deputati e senatori del Rhode Island.

    Nel corso dell’intervista, il sacerdote ha definito l’aborto un massacro di bambini innocenti. Don Bucci, inoltre, si è detto sorpreso del clamore suscitato dalla sua decisione di vietare ai 44 politici qualsiasi partecipazione alla vita parrocchiale. “Questo è l’insegnamento della Chiesa: la legge canonica, il Concilio Vaticano II e il primo catechismo cattolico. Non so quali ulteriori evidenze dovrei presentare”, ha sottolineato per giustificare la sua scelta. Secondo Bucci, chiunque permetta o incoraggi l’interruzione di gravidanza dovrebbe essere separato dal corpo di Cristo, intenso come Eucaristia. Per finire, il reverendo ha detto che il numero di bambini uccisi dall’aborto è molto superiore rispetto a quello delle vittime di violenze sessuali.

    Come era prevedibile, le parole di padre Richard hanno sollevato un polverone. La prima a rispondere è stata Carol Hagan McEntee, deputata statale del partito democratico, finita nella lista degli “scomunicati”. “Quando dice – riferendosi a Bucci – che la pedofilia non uccide, beh, chiaramente non capisce”, ha detto McEntee alla CBS News. “Avrebbe dovuto venire al Campidoglio e ascoltare le testimonianze – ha ribattuto la deputata – e saprebbe che ci sono molte vittime che non sono più tra noi. Voci ferite a cui hanno rubato l’infanzia. Hanno praticamente distrutto le loro vite. E quelli che ancora possiamo ascoltare sono tra i fortunati perché sono ancora vivi; non sono morti per overdose o suicidio. Ce ne sono molti altri che non sono mai riusciti a farsi avanti”. Justine Caldwell, collega di McEntee, ha definito “ridicola” l’iniziativa di don Bucci.

    Carol Hagan McEntee e la sorella maggiore, Ann Hagan, conoscono bene la parrocchia di don Richard perché hanno frequentato la scuola del Sacro Cuore dall’asilo fino alle medie. E sarebbe durante quel periodo che Hagan è stata ripetutamente molestata sessualmente da un sacerdote, ora deceduto. Abusi che sono iniziati quando la sorella della deputata aveva solo 5 anni. McEntee, inoltre, è la promotrice della legge che estende per le vittime di abusi del clero il limite di tempo per poter chiedere giustizia nei tribunali. Per la deputata sarebbe questa la vera causa della lettera di don Bucci. “È preoccupante che tra tutte le chiese del Rhode Island sia proprio questa a protestare contro la legge – ha rimarcato McEntee – ritengo che tutto ciò sia piuttosto un attacco contro di me e mia sorella”. Che questo sia il vero motivo dell’insolita scomunica del sacerdote, ne è convinta anche Julie Casimiro, un’altra deputata del partito democratico. “Perché la sua lettera è uscita solo ora e non lo scorso giugno quando abbiamo approvato la legge?”, si chiede Casimiro. “Questa è una punizione alla famiglia Hagan-McEntee – ha affermato – per aver fatto luce sugli abusi sessuale all’interno del Chiesa cattolica e in particolare dentro la parrocchia del Sacro Cuore”. Dopo la pubblicazione dell’elenco dei 44 politici banditi dalla parrocchia di don Bucci, Julie Casimiro ha scritto un infuocato post su Facebook. Per la deputata sarebbe il caso che l’assemblea legislativa del Rhode Island rispondesse con un’altra lista, “quella dei preti pedofili che non sono benvenuti in parlamento”.  “E questo – conclude Casimiro – sarebbe un elenco molto più lungo”.

    https://www.fanpage.it/esteri/la-pedofilia-non-uccide-nessuno-laborto-si-bufera-su-don-bucci/

  • Disabile violentato da un sacerdote all’Istituto Don Orione, spuntano altri casi

    Disabile violentato da un sacerdote all’Istituto Don Orione, spuntano altri casi

    False dichiarazioni. E’ questa la motivazione che ha spinto la Procura di Napoli ad iscrivere nel registro degli indagati il direttore della provincia religiosa ‘Madre della Divina Provvidenza’.

    Il direttore avrebbe fornito false dichiarazioni al pm nell’ambito delle indagini che lo scorso 20 dicembre hanno portato all’arresto di Roberto Gerolamo Filippini. Il sacerdote è accusato di violenza sessuale continuata commessa nel centro Don Orione di Ercolano, in provincia di Napoli. Il direttore, di cui non sono state rese note le generalità, ha competenze a livello nazionale e internazionale.

    LA STORIA – Roberto Gerolamo Filippini è invece accusato di presunta violenza sessuale. Violenze che sono state confermate dalla vittima nel corso di un incidente probatorio che si è tenuto alla presenza del sacerdote che operava presso il Centro Don Orione di Ercolano. Nel corso dell’interrogatorio sarebbero emerse altre violenze nei confronti di altre vittime su cui sono in corso indagini.
    All’epoca dei fatti il sacerdote era amministratore di sostegno della persona disabile e vicedirettore dell’Istituto Don Orione di Ercolano. L’istituto, come si legge sul sito, esplica funzioni Socio-Sanitarie Riabilitative rivolte ai soggetti affetti da patologie di ordine neuromotorio. Don Orione nella sua azione di apostolo aprì Scuole, Colonie agricole, Centri di formazione professionale, Case di carità e Missioni. Il suo motto era: “Fare del bene sempre, del bene a tutti. Del male mai a nessuno”. E in suo onore eta stato aperto il Centro di Ercolano.

    Disabile violentato da un sacerdote all’Istituto Don Orione, spuntano altri casi

  • Lo scandalo degli abusi degli amish sta sconvolgendo l’America

    Lo scandalo degli abusi degli amish sta sconvolgendo l’America

    Un ambiente isolato, protetto e in cui vige l’omertà. Ma finalmente il velo si sta alzando.

    Negli Stati Uniti ci sono circa 340mila amish, sparsi per le zone rurali di Pennsylvania, Ohio, Indiana, Kentucky, New York, Michigan, Wisconsin e noti soprattutto per il loro rifiuto di qualunque forma di tecnologia (anche se questa posizione è più sfumata di quanto si pensi). Non solo: grazie all’elevata natalità e al fatto che pochi abbandonano la comunità, gli amish sono uno dei gruppi religiosi americani dalla crescita più rapida.

    Ma ci sono altri elementi, molto meno noti, che sono al centro di una recente inchiesta di Cosmopolitan grazie alla quale è stato svelato il lato oscuro di questo mondo. Un numero in particolare colpisce: 52. Sono i casi documentati di bambini che hanno subito abusi sessuali in sette diversi stati nel corso di due decenni. Una cifra preoccupante, ma che – stando alle indagini condotte per oltre un anno dalla reporter Sarah McClure – rappresenta solo in minima parte la situazione complessiva che si vive in questo mondo chiuso, tradizionalista e suddiviso in congregazioni di 20-40 famiglie.

    “Praticamente ogni amish con cui ho parlato – soprattutto donne ma anche parecchi uomini – mi hanno detto che la loro famiglia o i leader della chiesa li avevano dissuasi da denunciare gli abusi alla polizia o li avevano condizionati al fine di evitare che cercassero aiuto esterno”, racconta McClure. “Alcune vittime hanno raccontato di essere state intimidite e minacciate di scomunica. Le loro storie raccontano quanto sia diffuso e distribuito l’insabbiamento dei casi di abusi sessuali da parte del clero amish”.

    Una di queste storie è quella di Sadie, nome di fantasia dietro cui si cela una ragazza della comunità della Pennsylvania: “Fin da bambina, Sadie è stata attentamente protetta dalle influenze esterne, non le è mai stato permesso di guardare la tv, ascoltare musica pop o ottenere il suo foglio rosa. Frequentava invece una scuola amish composta da un’unica classe e si recava in chiesa su un calesse trainato da un cavallo; una vita progettata per essere umile, disciplinata e timorata di Dio”, racconta sempre Cosmopolitan.

    Sul finire degli anni ’90, all’età di nove anni, Sadie era già stata violentata da uno dei suoi fratelli più anziani. A 12 anni aveva subito abusi sessuali anche da parte del padre Abner (nome di fantasia), chiropratico che la penetrava con le dita affermando di star “controllando il suo utero” per assicurarsi che la figlia fosse fertile. A 14 anni, sempre stando ai racconti di Sadie, era stata violentata da altri tre fratelli, anche più volte a settimana. E la stessa cosa, come scoprì più tardi, accadeva nello stesso periodo anche alle sorelle.

    Quella di Sadie non è l’unica terrificante storia investigata da McClure. Lizzie Hershberger aveva 14 anni quando, nel 1989, venne assunta come ragazza alla pari da Chriss Stutzman e dalla moglie per prendersi cura dei quattro figli e dare una mano nella fattoria. Nel giro di cinque mesi, Lizzie venne violentata 25 volte da Stutzman.

    Perché questi episodi sono così comuni tra gli amish? Ovviamente, non è solo una questione religiosa: “Si tratta piuttosto di una tempesta perfetta di fattori”, scrive McClure. “Uno stile di vita patriarcale e isolato in cui le vittime hanno poca possibilità di entrare in contatto con la polizia o con chiunque altro possa aiutarle, un sistema educativo che finisce in terza media e in cui nessuno insegna ai bambini nulla che riguardi il sesso e il loro corpo, una cultura che colpevolizza la vittima e in cui c’è scarso accesso a tecnologie che possono aiutare a comunicare o a conquistare una maggiore consapevolezza. E infine di una religione che dà la priorità al pentimento e al perdono sulla punizione e la riabilitazione”.
    In effetti, le “pene” che hanno dovuto scontare i due stupratori al centro delle vicende appena narrate confermano tutto ciò. Uno dei parenti di Sadie raccontò ai leader della congregazione che cosa stesse avvenendo in quella casa. Risultato? Abner, il padre, fu “respinto” per sei settimane: una punizione tipica in cui “l’accusato viene ostracizzato vietandogli per esempio di mangiare allo stesso tavolo degli altri membri della congregazione”. Al termine del respingimento, la persona confessa in chiesa e alla comunità viene chiesto di perdonare e dimenticare. In poche parole, dopo un mese e mezzo di relativo isolamento, la vita riprende come se nulla fosse. Lo stesso trattamento è stato riservato anche a Stutzman.
  • Difendere i preti pedofili fa male a tutti

    Difendere i preti pedofili fa male a tutti

    In questi giorni è stato rilanciato sui social un articolo apparso su “Credere” e “Famiglia Cristiana” di un anno fa. Da quando la mia famiglia ha scelto di uscire dall’anonimato e di metterci la faccia, è abbastanza frequente essere contattati tramite i social e ricevere vari commenti o messaggi di solidarietà.

    Questa volta però mi ha scritto un ragazzo, anche lui vittima di un prete pedofilo. Lo ha colpito l’articolo di Famiglia Cristiana e mi scrive che, forse, i tempi sono cambiati: nel 2008 lui aveva contattato la rivista scrivendo una lettera alla rubrica “Colloqui con il padre” in risposta ad un’altra testimonianza di un ragazzo anch’egli vittima. Mi dice, però, che la sua lettera non è mai stata pubblicata e ha ricevuto una banale risposta privata solo dopo ben cinque solleciti da parte sua.

    Mi ha mandato la sua lettera scritta allora, rimasta un grido inascoltato, rimasta un insieme di parole destinate a nessuno, parole cariche di dolore, amarezza, profonda ingiustizia… impossibile non immedesimarsi mentre si legge riga per riga questo scritto.

    Provo un sentimento di profonda indignazione pensando all’indifferenza che ha circondato questo ragazzo, allora appena vent’enne. Mi domando come sia stato possibile ignorare, da parte di una rivista che si dice cattolica, uno scritto così profondo e vero. Quanto male si può fare agendo con superficialità! Quanto ciascuno dovrà rispondere di ciò che fa o sceglie di non fare! Da cattolica conosco molto bene le parole di Gesù “..ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me…” (Matteo 25,45).

    È un dolore immenso riconoscere il male che la chiesa riesce a fare ai suoi figli! Come la Chiesa accoglie e si occupa delle vittime dei preti pedofili? A parole molto bene, parole vuote blaterate sempre in generale: quando poi si parla DAVVERO con ogni vittima CONCRETA, ci si rende conto della distanza abissale tra le parole e i fatti. Non c’è nulla da fare: le vittime sono scomode perché scoprono un nervo doloroso, mettono in luce una parte della chiesa che la chiesa stessa preferisce nascondere sotto il tappeto.

    E i cattolici? Quando si schiereranno dalla parte delle vittime? Difendere i preti pedofili fa male a tutti, Chiesa compresa…

    Ecco la lettera che Famiglia Cristiana non ha mai pubblicato:

    “Sono contento che il Papa abbia chiesto scusa e si sia pubblicamente vergognato della “feccia” che imbratta il buon nome e la credibilità di “Santa Madre Chiesa”, ciò nonostante non posso che essere deluso e sdegnato.

    Il motivo è semplice: sono un ragazzo di 20 anni; come l’autore della lettera pubblicata sul n°18 (4/05/2008), anch’io sono stato fino a poco tempo fa chierichetto, animatore di un gruppo post-cresima, ecc., e anch’io sono stato molestato dall’attuale parroco della parrocchia in cui sono nato e cresciuto e che ho frequentato fino a non molto tempo fa. A differenza sua, però, io ho continuato a frequentare la parrocchia fino a qualche mese fa.

    I fatti succedono fra tre e quattro anni fa, quando avevo circa 17 anni. Per un anno e mezzo, seguendo quella “carità cristiana” che voi tutti ci insegnate, ho tenuto per me la cosa, cercando di dimenticare (perdonare sarebbe un po’ troppo). Dopo, non potendone più dei continui tentativi di “approccio” da parte del suddetto prete, decido di parlarne con i miei, che, sempre mossi dalla “carità cristiana”, mi esortano a perdonare e sforzarmi di continuare a svolgere i miei incarichi in parrocchia (forse sottovalutando un po’ il problema). Nel frattempo, essendo un grande amico di famiglia, il suddetto ne approfitta per convincere i miei del fatto che non solo non ha fatto nulla di ciò di cui lo accuso, ma che anzi sta difendendomi da alcuni miei ex amici (messimi contro da lui stesso). Tutto questo fino a qualche mese fa, quando vari altri fatti fanno finalmente aprire gli occhi anche ai miei su quanto quest’uomo sia viscido, falso e malato. Decido quindi di andare a denunciare i fatti alle autorità competenti, nella fattispecie Vescovo e Vicario. Ci si aspetterebbe come minimo di essere presi un po’ sul serio, e invece no! Il Vescovo, mentre (non facilmente tra l’altro) riferisco il tutto, non trova di meglio da fare se non sminuire, fino a quasi ridere su alcune delle cose denunciate! A questi colloqui sono seguite diverse lettere, tutte accuratamente e deliberatamente ignorate.

    Nel frattempo il “prete” in questione, sentendo puzza di guai (poiché la cosa, una volta denunciata, è chiaro che si sarebbe saputa), ha iniziato a lanciare calunnie sempre più pesanti su me, la mia famiglia e chi ci è vicino, tanto da dire, ad esempio, ai genitori di un amico di mio fratello, un ragazzino quattordicenne al corrente di tutto, che questo ragazzino è indemoniato! Più altre innumerevoli, cose di cui il vescovo è stato sempre prontamente messo al corrente, ma ha continuato a far finta di nulla.

    È questo l’aiuto che la Chiesa dà alle vittime?? È così che pagano i colpevoli?

    Un po’ di tempo fa ho visto il documentario della BBC “Sex crimes and Vatican”, che (come saprete) denuncia lo scandalo dei preti pedofili e soprattutto l’atteggiamento della chiesa nei confronti di questi fatti. Devo dire che in un primo momento io stesso l’ho trovato esagerato, ma mi sono dovuto ricredere dopo aver toccato con mano la politica di “Santa Madre Chiesa”! Vi si chiede aiuto, e non certo su roba da ridere, e voi cosa fate? Se va bene sminuite, altrimenti IGNORATE!!!!  Per otto mesi, nonostante per me fosse chiaro che il nostro appello non era stato ascoltato, abbiamo continuato a sperare in un qualsiasi movimento, in una qualsiasi cosa ci potesse far capire che non eravamo, che non ero solo! E invece ancora una volta voi (in quanto Chiesa) avete fallito!

    Io non credo più in una istituzione che si fregia del nome di Sposa di Cristo e poi non è altro che un ammasso di bugie, di esteriorità, di facciata, di IPOCRISIA allo stato puro!

    Questo stesso “prete” è quello che più e più e più volte giurava l’evidente falso sul Crocifisso! A volte persino sull’Eucaristia, ciò che di più sacro dovrebbe esistere per un cristiano! È quello che più e più volte ho visto con i miei occhi strusciarsi con ragazzine neppure maggiorenni per poi, quando glielo si faceva notare, giurare che quelli erano “abbracci paterni”, o che chi glielo faceva notare era geloso! Che praticava, senza averne la minima autorizzazione, esorcismi su ragazzini (sia su di me che, più volte, su un dodicenne)! Anche di questo il Vescovo era informato.

    Tralascio poi gli anni di violenze psicologiche e ricatti morali soprattutto a me, ma anche ad altri a me vicini.

    La chiesa ha perso la sua credibilità. Ho visto da parte di molti rappresentanti del clero tante di quelle incoerenze ed ipocrisie da esserne nauseato: l’utilizzo di Gesù Cristo secondo i propri comodi, l’appellarsi alla “carità cristiana” e al “perdono fraterno” quando non si hanno altri metodi per giustificare il proprio comportamento, gli spergiuri in nome di Cristo, il riempirsi la bocca di splendide parole dal pulpito per fare l’esatto opposto non appena scesi dall’altare, e ce ne sarebbero a non finire! Voi preti sarete pure umani, ma siete tenuti almeno a CREDERE in quello che fate, ad avere un po’ di coerenza nel nome di Colui che proclamate!

    Ho invece la netta sensazione che fare il “prete” al giorno d’oggi sia solo un modo per avere la pagnotta assicurata, e, cosa da non sottovalutare, la protezione della Chiesa, che, diciamolo, è una MAFIA legalizzata! È un’istituzione che non ha a cuore gli altri come proclama, ma solo ed esclusivamente se stessa, ha come unico obiettivo l’autoprotezione!

    Non voglio naturalmente generalizzare, c’è ancora chi crede in quello che fa, qualcuno lo conosco personalmente…

    E una postilla a lei, caro padre: noi che critichiamo “Santa Madre Chiesa” siamo duri nel criticare perché analizziamo con onestà e franchezza ciò che non va. Sarebbe ora che iniziaste anche voi a non indulgere più verso voi stessi.

    Lettera firmata”
    Cristina Balestrini