Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Chiesa e pedofilia: rivedere Concordato e obbligo di denuncia per i vescovi, ecco le raccomandazioni dell’Onu all’Italia

    Chiesa e pedofilia: rivedere Concordato e obbligo di denuncia per i vescovi, ecco le raccomandazioni dell’Onu all’Italia

    Come per primi avevamo anticipato a giungo 2018 (e tuttora Left è stata l’unica testata giornalistica in Italia ad aver documentato costantemente l’evoluzione del caso), il 22-23 gennaio scorso a Ginevra si è svolto il confronto tra il governo italiano e il Comitato Onu dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in merito al rispetto da parte dello Stato italiano della relativa Convenzione ratificata nel 1989. L’Italia è stata chiamata a rispondere di pesanti accuse di negligenza nella gestione, prevenzione, controllo e giudizio in particolare dei casi di pedofilia clericale, mosse dall’associazione di vittime Rete L’Abuso. Tutto è iniziato lo scorso giugno, dopo un incontro a Ginevra con il funzionario dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani, Gianni Magazzeni, al quale ha partecipato anche l’associazione internazionale ECA Global (presente in 18 paesi e 4 continenti di cui la Rete L’Abuso è uno dei membri fondatori). La Rete L’Abuso, coadiuvata dall’avvocato Mario Caligiuri, ha iniziato a documentare al Comitato di Ginevra “responsabile” della Convenzione per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza le gravi lacune che di fatto in Italia permettono l’impunità dei membri del clero. Nel pomeriggio di giovedì 7 febbraio 2019 sono state pubblicate dal Comitato Onu le Conclusioni di cui l’Italia dovrà rispondere quanto prima. Ecco una sintesi tradotta in italiano (a cura di Rete L’Abuso):

    Il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa cattolica nel territorio dello Stato italiano e per il basso numero di indagini e criminali azioni penali da parte della magistratura italiana.

    Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’obiettivo 16.2 dello sviluppo sostenibile degli obiettivi, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale da esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della chiesa cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la “riabilitazione” psichica delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia

    dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità per tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato italiano;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire

    che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    In merito alla violenza di genere.

    22. Il Comitato attira l’attenzione dello Stato italiano sull’obiettivo 5.2 degli Obiettivi di sviluppo e lo sollecita a:

    (a) Garantire che le accuse di crimini legati alla violenza di genere, compresa la tratta di bambini stranieri, in particolare le ragazze, siano accuratamente indagate e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;

    (b) Fornire regolari corsi di formazione per giudici, avvocati, procuratori, i polizia e altri gruppi professionali pertinenti su procedure standardizzate, di genere e di allerta per i minori per quanto riguarda le vittime e su come gli stereotipi di genere da parte il sistema giudiziario influisca negativamente sulla rigorosa applicazione della legge;

    1. Garantire la “riabilitazione” dei minori vittime di violenze di genere.

    Link al documento originale

    Chiesa e pedofilia: rivedere Concordato e obbligo di denuncia per i vescovi, ecco le raccomandazioni dell’Onu all’Italia

  • PRETI PEDOFILI; pesante giudizio dell’ONU a Governo e Magistratura per il basso numero di indagini, azioni penali e interventi. Subito una commissione di inchiesta

    PRETI PEDOFILI; pesante giudizio dell’ONU a Governo e Magistratura per il basso numero di indagini, azioni penali e interventi. Subito una commissione di inchiesta

    Nei giorni 22 e 23 gennaio 2019, il Governo italiano è stato interrogato dalle Nazioni Unite, in riferimento all’applicazione della Convenzione per la tutela del fanciullo.

    Dallo scorso giugno, dopo un incontro a Ginevra con il Funzionario dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani, Gianni Magazzeni, al quale ha partecipato anche l’associazione internazionale ECA Global (presente in 18 paesi e 4 continenti di cui la Rete L’ABUSO è uno dei membri fondatori) la Rete L’ABUSO ha iniziato a documentare all’ufficio di Ginevra le varie e gravi lacune che di fatto in Italia permettono l’impunità dei membri del clero. Relazione Rete L’ABUSO

    Le argomentazioni sollevate dalla Rete L’Abuso sono state portate all’attenzione del Comitato dal Membro Jorge Cardona. Di seguito le opinioni del Comitato, in riferimento ai report che l’Associazione ha inviato.


    Il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa cattolica nel territorio dello Stato italiano e per il basso numero di indagini e criminali azioni penali da parte della magistratura italiana.

    Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’obiettivo 16.2 dello sviluppo sostenibile degli obiettivi, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale da esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della chiesa cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la “riabilitazione” psichica delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità per tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato italiano;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire

    che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    In merito alla violenza di genere.

    22. Il Comitato attira l’attenzione dello Stato italiano sull’obiettivo 5.2 degli Obiettivi di sviluppo e lo sollecita a:

    (a) Garantire che le accuse di crimini legati alla violenza di genere, compresa la tratta di bambini stranieri, in particolare le ragazze, siano accuratamente indagate e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;

    (b) Fornire regolari corsi di formazione per giudici, avvocati, procuratori, i polizia e altri gruppi professionali pertinenti su procedure standardizzate, di genere e di allerta per i minori per quanto riguarda le vittime e su come gli stereotipi di genere da parte il sistema giudiziario influisca negativamente sulla rigorosa applicazione della legge;

    Coordinazione
    (6) Il Comitato esorta lo Stato membro a definire un mandato chiaro e sufficiente autorità all’interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento per la famiglia Politiche) per coordinare tutte le attività connesse all’attuazione della Convenzione a livello intersettoriale, nazionale, regionale e locale e rafforzare il ruolo del cittadino Osservatorio sull’infanzia e sugli adolescenti nell’ambito di tale interministeriale corpo coordinatore. Lo Stato Parte dovrebbe assicurare che l’Osservatorio Nazionale su Infanzia e adolescenti sono forniti con le necessarie risorse umane, tecniche e risorse finanziarie per il suo effettivo funzionamento.
    Disseminazione, sensibilizzazione e formazione

    (11) Riconoscendo gli sforzi dello Stato membro, anche facendo alcuni ufficiali documenti accessibili in ETR (facile da leggere), il Comitato raccomanda che lo Stato parte:

    (a) Intensificare i suoi sforzi per diffondere informazioni sulla Convenzione e sui suoi Protocolli opzionali, anche attraverso programmi di sensibilizzazione, ai genitori, i più ampio pubblico e bambini in un modo a misura di bambino, alle organizzazioni basate sulla fede, e ai legislatori e ai giudici per assicurare la loro applicazione in ambito legislativo e giudiziario processi;

    (b) Rafforzare i suoi programmi di formazione per tutti i professionisti che lavorano con e per i bambini, anche implementando un programma per i diritti dei bambini e formatore approccio.

    Documento integrale 
    Redazione Web

  • Pedofilia, nuova lettera alla Cei dalle vittime: «Non siamo di serie B»

    Pedofilia, nuova lettera alla Cei dalle vittime: «Non siamo di serie B»

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Un gruppo di vittime italiane della pedofilia torna a scrivere al cardinale Gualtiero Bassetti. Non avendo ricevuto nessuna risposta ad una prima lettera inviata a ridosso del Natale, nella quale chiedevano al presidente della Cei un incontro per parlare di come la Chiesa può combattere la piaga degli abusi e contribuire a rompere il muro di silenzio e omertà che finora ha imperato nella stragrande maggioranza delle diocesi italiane, le vittime che hanno dato vita alla rete L’Abuso hanno ripreso in mano carta e penna per lamentarsi. Non siamo di serie B.

    «E’ passato ormai più di un mese da quando Le abbiamo scritto una lettera (inviata con raccomandata e ricevuta di ritorno) anticipata via mail il giorno 24.12.2018 (di cui abbiamo anche ricevuta di lettura). Scriviamo direttamente a lei, nella speranza che voglia cogliere l’invito che Papa Francesco ha inviato ai Presidenti delle Conferenze Episcopali ad incontrare le vittime di abusi sessuali, in preparazione dell’incontro del prossimo febbraio sullo specifico tema degli abusi. Alcuni di noi le hanno già scritto più volte in copia conoscenza attraverso lettere scritte a Papa Francesco, per le quali non è mai stata ricevuta alcuna risposta. Ci rivolgiamo quindi a lei nella speranza di vedere accolta la nostra richiesta di essere ricevuti, ritenendo autentico e sincero il desiderio della gerarchia della chiesa di voler ascoltare le vittime».

    «Sarebbero bastate due righe di cortese rifiuto. Sarebbero bastati – si legge –  i saluti di un qualunque segretario che ringraziava per la disponibilità ma faceva sapere che il Card. Bassetti, magari troppo occupato, aveva già scelto altre vittime meno scomode perché anonime, non appartenenti ad una Associazione… altre vittime magari più degne di essere ricevute perché vittime di un reato già caduto in prescrizione e quindi non pericolose… Insomma, altre vittime, quelle di serie A».

    Dalla Conferenza Episcopale però confermano che il cardinale Bassetti incontrerà alcune vittime prima del summit di febbraio. Non si conoscono i dettagli di questo incontro, nè dove avverrà, nè quando, nè tantomeno si ci saranno informazioni a tal riguardo.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_vittime_cei_vaticano_papa_francesco_bassetti-4273129.html

  • Anche le suore sono prede sessuali nella Chiesa

    Anche le suore sono prede sessuali nella Chiesa

    I reati sessuali su minori sono il tema dominante del summit straordinario convocato in Vaticano dal 21 al 24 febbraio, con i rappresentanti di circa 130 conferenze episcopali da tutto il mondo.

    C’è però un altro grave dossier, quello degli abusi sulle religiose. Abbiamo chiesto alla storica ed editorialista cattolica Lucetta Scaraffia se non le sembra che la pedofilia abbia oscurato la violenza sulle donne all’interno della Chiesa….

    “Sì, mi sembra veramente di sì anche perché la pedofilia è un crimine perseguito per legge. La violenza sulle donne come sappiamo si presta a interpretazioni molto più ambigue e può essere anche scambiato – siccome le donne in genere sono maggiorenni – per, diciamo, trasgressione consenziente e la Chiesa ha sempre cercato di mascherare tutte le forme di violenza contro le donne come trasgressione consenziente, anzi, peggio ancora, come relazioni romantiche”.

    Gli abusi sulle suore all’interno dei conventi in Asia e in Africa sono i casi più eclatanti che altrove ma esistono dati anche per il resto del mondo?

    “Non è un caso che Véronique Margron in Francia abbia detto alle suore francesi ‘denunciate i vostri violentatori’, lo ha detto in Francia e le suore francesi stanno costituendo dei gruppi di persone che ne parlano e che ci siano casi in Occidente. Perché ovunque le suore siano nella Chiesa e ovunque siano, sono in una posizione di oppresione, di inferiorità e ovunque le donne sono in una situazione di inferiorità diventano oggetto di abusi e di violenza”.

    Quali sono i fattori scatenanti? L’idea che il celibato che non significhi comunque il privarsi della sessualità oppure la secolare subordinazione della donne all’autorità sacerdotale dell’uomo….

    “Le congregazioni di suore dipendono per tutto, per quello che vogliono fare, per la loro gestione economica, per le decisioni che prendono dai superiori ecclesiastici che sono i vescovi e i preti, quindi questi preti e vescovi, se loro si rifiutano di acconsentire a queste forme di molestie, possono vendicarsi e si vendicano. Il clero, che come tutti sanno e come dice Gesù deve essere al servizio degli altri, è diventato invece un esercito di uomini di potere che trasforma in servitori gli altri”.

    https://it.euronews.com/2019/02/01/lo-scottante-dossier-degli-abusi-sulle-suore
     
     
     

  • SE SEI A ROMA DAL 20 AL 24 FEBBRAIO – “Conto alla rovescia globale per la Tolleranza Zero”

    SE SEI A ROMA DAL 20 AL 24 FEBBRAIO – “Conto alla rovescia globale per la Tolleranza Zero”

    Tre settimane al vertice papale sugli abusi sessuali. Donate, se potete, per aiutare a portare la testimonianza, l’esperienza e le voci dei leader dei sopravvissuti provenienti da tutto il mondo (compresi gli Stati Uniti) a Roma.

    Le voci dei sopravvissuti vanno sentite durante questo vertice – il mondo sarà a guardare – con i media attesi vicino ai numeri ad un conclave papale. Si tratta di evento mondiale e i sopravvissuti del mondo devono essere ascoltati e dobbiamo pretendere il cambiamento. E se siete a Roma dal 20 al 24 febbraio, ecco il programma completo degli eventi qui sotto.

    “Conto alla rovescia globale per la Tolleranza Zero”
    I Sopravvissuti agli abusi del clero provenienti da tutto il mondo, attivisti e alleati alla Campagna Stage Five Day a Roma durante il Summit Papale.

    Le azioni includeranno una “Marcia Zero” globale in Piazza San Pietro.

    Un’organizzazione mondiale di sopravvissuti agli abusi del clero e attivisti, Ending Clergy Abuse (ECA), sarà protagonista di azioni e proteste a Roma durante l’imminente vertice papale, 20-24 febbraio, chiedendo a Papa Francesco di scrivere nelle Norme della Chiesa universale zero tolleranza per gli abusi sessuali e le coperture degli stessi.

    Attesi a Roma saranno una cinquantina di leader ECA provenienti da sei continenti che rappresentano oltre 21 nazioni. La convocazione è a Roma lunedì 18 febbraio. Il programma include una “marcia zero” internazionale, guidata dai sopravvissuti sabato 23 febbraio. A ECA si uniscono i leader di altri gruppi di spicco come snap, e bishop Accountability, insieme ad avvocati che si occupano di riforme legali e difensori dei diritti umani.

    Il Papa ha convocato il vertice, il primo del suo genere nella storia della Chiesa, per affrontare l’escalation mondiale degli abusi sessuali e degli insabbiamenti. Il Presidente di ogni conferenza episcopale nazionale è tenuto a partecipare.

    Durante il vertice, ECA si concentrerà sulla natura globale della crisi degli abusi e sul perché esige una soluzione globale. La prevalenza degli abusi sessuali clericali sta iniziando solo ora ad emergere in Africa e in Asia, dove le vittime sono particolarmente vulnerabili ed efficacemente messe a tacere. I due terzi dei vescovi invitati al summit arriveranno dal mondo in via di sviluppo. ECA solleciterà inoltre l’estensione delle indagini di giustizia penale internazionale, nazionale e locale, insieme alle riforme delle leggi civili riguardanti gli abusi sessuali.

    Sebbene Francesco abbia indicato il suo sostegno personale per la tolleranza zero, ha rifiutato fino ad ora di scriverlo nel Diritto della Chiesa, un atto che lo renderebbe universalmente vincolante nella chiesa cattolica. Se lo avesse fatto, i vescovi sarebbero tenuti a togliere immediatamente dal ministero migliaia di chierici noti per aver molestato sessualmente o abusato dei bambini.

    Secondo la legge della chiesa attuale, i chierici possono abusare sessualmente dei bambini e degli adulti vulnerabili e rimanere nel sacerdozio, e i vescovi che coprono questi crimini possono rimanere in posizioni di autorità.

    ECA:  programma di azioni pubbliche a Roma

    Mercoledì, 20 febbraio
    Conferenza stampa: “Conto alla rovescia per la Tolleranza Zero”. Sala stampa estera – via dell’umiltà, 83, 00187 Roma, ore 9:30

    Giovedì, 21 febbraio
    “Fiaccolata globale per la giustizia”. Giardini di Castel Sant’Angelo, ore 17:00-18:30

    Venerdì, 22 febbraio
    — “Ordini religiosi internazionali e la crisi degli abusi”. Al di fuori della sede internazionale dell’ordine benedettino, sant’Anselmo all’ Aventino Chiesa, piazza dei cavalieri di Malta, 5, 00153 Roma, ore 11:00
    — “Storie di sopravvissuti e testimonianze”. Piazza delle vaschette, 13, 00193 ROM. L’ evento è aperto alla stampa, ore 15:00

    Sabato, 23 febbraio
    La “Marcia per la Tolleranza Zero” “March to Zero” ritrovo presso Piazza del Popolo alle 11:00 del mattino e arrivo in Piazza San Pietro.

    Domenica, 24 febbraio
    Evento stampa finale – “Quello che è il prossimo per i sopravvissuti, la chiesa cattolica e la crisi degli abusi”. Location e tempo per essere annunciati.

    ECA sarà disponibile durante tutto il vertice per interviste e risposte, così come Rete L’ABUSO, Associazione Italiana partner di ECA.

    Contatti:
    Peter Isely (portavoce statunitense / membro fondatore di ECA)
    Email:peterisely@gmail.com
    Tel: + 1414-429-7259 (inglese)
    Dr. Denise Buchanan (membro fondatore di ECA / membro del consiglio)
    E-mail: denise@ecaglobal.org
    Tel: + 1310-980-2770 (inglese)
    Simone Padovani (membro fondatore di ECA)
    E-mail: simon.padovani@gmail.com
    Tel: + 393921454211 (inglese, italiano, spagnolo)
    Tim Law (presidente ECA fondatore / membro del consiglio)
    E-mail: timalaw@aol.com
    Tel: + 1206.412.0165 (inglese)

    Ending Clergy Abuse (ECA) è un’organizzazione di leader mondiali di sopravvissuti agli abusi del clero e attivisti per i diritti umani. La sua missione è quella di obbligare la chiesa cattolica romana a porre fine agli abusi del clero, a proteggere i bambini, e a cercare giustizia per le vittime. I membri di ECA rappresentano oltre 21 paesi provenienti da 5 continenti. https://www.ecaglobal.org-@Endclergyabuse-https://www.facebook.com/ENDCLERGYABUSE/-contactus@ecaglobal.org

  • Preti pedofili, don Martino: «Il Vescovo non è tenuto a denunciare il sacerdote all’autorità civile»

    Preti pedofili, don Martino: «Il Vescovo non è tenuto a denunciare il sacerdote all’autorità civile»

    Il parroco di Belmonte è stato relatore di un convegno organizzato dall’Ordine dei Giornalisti del Molise

    AGNONE – Pedofilia nella Chiesa: sacerdoti vittime o carnefici? Rapporti, limiti e collaborazioni tra diritto statuale italiano e diritto canonico nei casi di pedofilia. Il processo mediatico che, prima della giustizia, condanna i sacerdoti a prescindere, perché i preti pedofili fanno notizia. Sono alcuni dei temi trattati da don Francesco Martino, sacerdote e giornalista, chiamato a relazionare nel corso deontologico organizzato nei giorni scorsi, ad Agnone, dall’Ordine dei giornalisti del Molise. Una materia delicata e spinosa perché i casi di pedofilia all’interno della Chiesa sono sempre più frequenti e finiscono sempre di più sui giornali di tutto il mondo.

    «Facciamo il caso di un sacerdote accusato di pedofilia. Il vescovo, appena riceve la denuncia, deve procedere ad un primo accertamento dei fatti, sentendo le parti in causa, ma deve agire con prudenza, verificando la fondatezza o probabilità dell’accusa che escluda la calunnia gratuita o la diffamazione del soggetto implicato. L’atto immediato che può, cautelativamente, porre in essere è l’allontanamento dall’ufficio e la destinazione in una comunità religiosa appropriata, dove il soggetto, invitato a preghiera e penitenza, possa confrontarsi anche con specialisti psicologi, psichiatri ed esperti in modo da fare luce sulla vicenda. Se il Vescovo accerta un qualche fondamento nelle accuse, procede ad una sospensione cautelare a divinis del sacerdote implicato, ed avvia il procedimento canonico relativo inviando gli atti e le indagini diocesane al tribunale ecclesiastico di competenza presso la Santa Sede istituito presso la Congregazione della Dottrina della Fede. La procedura canonica prevede il segreto sull’intero procedimento fino all’emissione della sentenza, per tutelare comunque sia i testimoni, sia l’imputato, sia la loro dignità, sia evitare la spettacolarizzazione mediatica degli eventi, evitando di esporre anzitempo alla gogna mediatica.

    In ogni caso, il Vescovo non è tenuto a denunciare il prete davanti all’autorità civile, in ragione anche di questa indicazione presente nella Scrittura nella Prima lettera ai Corinzi, cap. 6 versetti 1-11, in cui chiaramente si dice che liti tra i cristiani non devono essere affidate ai tribunali civili, ma risolte all’interno della comunità. Il Vescovo, se richiesto dal magistrato, trasmette il processo canonico e tutti gli incartamenti
    all’autorità civile solo dopo la sentenza definitiva di condanna, che diventa pubblica, non prima del giudizio definitivo. Un’ultima riflessione riguarda la deontologia professionale dei giornalisti: oggi esiste comunque un problema, che è quello dei social media. Molti blogger, tutti coloro che usano facebook, possono divulgare senza controllo notizie sugli abusi, a volte vere e proprie bufale, danneggiando irrimediabilmente l’onorabilità delle persone e dei sacerdoti coinvolti, perché l’opinione comune è ritenere gli uomini di Chiesa gente comunque losca, depravata e immorale. Purtroppo oggi l’opinione pubblica legge solo i titoli e reagisce scomposta solo a questi, basta vedere i commenti sui social. Un uomo di Chiesa oggi è senza difesa rispetto agli altri ad attacchi del genere: solo l’uscita della notizia non solo determina il processo mediatico, ma la condanna definitiva ed inappellabile pubblica, per cui la sua dignità è distrutta per sempre.

    Un sacerdote semplicemente sospettato o accusato di pedofilia come sacerdote è morto per sempre. Effettivamente la Chiesa paga le azioni dei suoi figli indegni, che danno scandalo, per i quali, come dice il Vangelo, è meglio mettere loro una macina al collo e gettali nel mare».

    Preti pedofili, don Martino: «Il Vescovo non è tenuto a denunciare il sacerdote all’autorità civile»

  • La Chiesa cattolica di PB è condannata a pagare un risarcimento di $ 12 milioni per lo sfruttamento sessuale

    La Chiesa cattolica di PB è condannata a pagare un risarcimento di $ 12 milioni per lo sfruttamento sessuale

    Le vittime erano minorenni; i sacerdoti e persino l’arcivescovo emerito dello Stato sono coinvolti nello scandalo.

    Il tribunale del lavoro ha condannato l’arcidiocesi di Paraíba a pagare un risarcimento di 12 milioni di R$ per casi di sfruttamento sessuale contro minori. Il crimine è stato compiuto dai sacerdoti e anche l’arcivescovo emerito dello stato è coinvolto nello scandalo.

    Il giornalista ha ascoltato un giovane che era un assistente di messa e un seminarista. Ha scelto di non essere identificato.

    Reporter: Quanti anni avevi?
    Ex seminarista: avevo 17 anni e mezzo.
    Reporter: in seminario hai trovato quello che speravi?

    Ex seminarista: no, giusto? Ci aspettiamo una cosa e all’improvviso ci si imbatte in un’altra, giusto? A volte molestie legate a molestie sessuali da parte di sacerdoti, da parte di molti seminaristi.

    Reporter: di che tipo?

    Ex seminarista: attraverso le parole, gli atti, prendendo i miei genitali, giusto?

    Il Processo per la Giustizia prosegue. “L’atto è gravissimo. Sono adolescenti che credevano in quella istituzione come la rappresentazione di Dio”, ha detto il Procuratore del Lavoro Eduardo Varandas.

    Tutto è iniziato nel 2014, da una lettera. L’autore ha sentito dire che qualcosa non andava nella chiesa cattolica di Paraíba, e da lì ha fatto una denuncia per lettera, per rimanere dentro la Chiesa. Tuttavia, questo alla fine ha portato alla situazione attuale. Una denuncia che era solo per la Chiesa ha assunto una dimensione immensa.

    Reporter: Perché, signora, ha deciso di scrivere la lettera?

    Testimone: Poiché ero turbata da così tante cose, mi sono preoccupata molto di essere cattolica. Non ce la facevo più e alla fine ho avuto questo desiderio di fare tutto questo.

    Reporter: Eri amica di giovani omosessuali che frequentavano la chiesa?

    Testimone: Quello. Per la festa di compleanno stavamo uscendo, stavamo andando in spiaggia di notte. In quella uscita il nostro ha iniziato conversazioni che non mi piacevano.

    Reporter: Come cosa?

    Testimone: Soprannomi molto brutti sui sacerdoti della nostra chiesa. Monja Vanessa. Pazzo della diocesi. Chiameresti la persona dicendo “ciao, pazzo nella diocesi”?

    Reporter: Hai scoperto in seguito che quelli dall’altra parte erano sacerdoti?

    Testimone: Erano sacerdoti.

    La donna raccontò tutto a un prete affidabile. Spiegò che scrisse la lettera e disse che il documento sarebbe rimasto all’interno della Chiesa. Ma il testo trapelò e divenne notizia. Da quel momento in poi, la Procura della Repubblica iniziò a indagare.

    “In effetti, ciò che è stato trovato, ciò che è stato riportato dalla stampa, determinato dal Pubblico Ministero del Lavoro, era l’inserimento sistematico nella  chiesa cattolica di un gruppo di sacerdoti che abitualmente pagavano per il sesso con i chierichetti e anche i seminaristi “, ha detto il procuratore Varandas.

    Il crimine era definito come sfruttamento sessuale. Tuttavia, ha sottolineato che dal momento che il caso è nel segreto della giustizia, gli viene impedito di rivelare alcuni elementi concreti e ciò che è avvenuto nelle indagini del caso.

    Secondo Varadas, la caratteristica dello sfruttamento sessuale è l’assenza di libero arbitrio per praticare l’atto. In tal caso, il pagamento alle vittime potrebbe essere effettuato in contanti o anche offrendo cibo.

    “Qualcosa che crea sottomissione o qualcosa che causa uno stato di necessità per condurre il bambino o l’adolescente a praticare questi atti. Quale stato di necessità è questo? È la miseria, è la fame, è la protezione dello stato, è l’assenza di politiche pubbliche. Nel caso di minorenni sotto i 18 anni, indipendentemente dalla loro volontà, sia lo Statuto dell’Adolescenza che il Codice Penale considerano lo sfruttamento sessuale proprio perché non hanno la volontà convalidata dalla legge per compiere tale atto”, ha spiegato il pubblico ministero .

    L’ex seminarista afferma di aver ceduto per volontà di diventare sacerdote.

    “Perché fino ad allora la parola d’ordine era ‘passando attraverso questo processo sarai in grado di diventare un prete’. Una specie di scambio, non so se la parola giusta è scambio di favori. A volte una conversazione, un abbraccio all’orecchio, giusto? ‘Sei molto profumato, sei molto bello, molto carino, vero? Devi allenarti molto, non so come lo farai, ma hai un bel petto, giusto?’ ” Ha detto.

    La vittima ha detto che ha fatto sesso e che è stato coinvolto da tre sacerdoti. I nomi dei tre sacerdoti appaiono in diverse testimonianze: Jaelson Alves de Andrade, Ednaldo Araújo dos Santos e Severino Melo. I preti sarebbero lontani dalle loro funzioni.

    Né l’ex seminarista né l’autore della lettera, che ha dato origine alle indagini, hanno voluto identificarsi. E hanno le loro ragioni.

    “Hanno detto che o stavo zitta o che la mia vita era appesa a un filo”, ha detto la donna.

    “Mi hanno detto di stare attento dov’ero, perché non sapevo chi c’era dietro di me, non davanti a me o accanto a me”, ha detto la vittima.

    Per pressione psicologica, due testimoni importanti che avevano programmato un’intervista con il giornalista hanno rinunciato a parlare. Ma, alla giustizia, hanno parlato.

    Uno è un imprenditore, proprietario di un ristorante, ancora molto cattolico. Andò alla chiesa di padre Jaelson e testimoniò contro ciò che pensava fosse una distorsione della Chiesa cattolica.

    “Prima di lui, abbiamo avuto ragazzi e ragazze come chierichetti, ma dopo che è subentrato, ha continuato ad ammettere solo chierichetti maschi. Un giorno, due di loro sono venuti da me. Il primo mi parlò in lacrime, mi disse che aveva deciso di lasciare la chiesa perché un giorno era nella casa parrocchiale e padre Jaelson chiese al ragazzo di cospargerlo di olio durante il bagno. Il ragazzo aveva tra i 14 ei 15 anni. L’altro chierichetto che è venuto a parlare con me ha detto che aveva una relazione con il sacerdote dall’età di 14 a 21 anni “, ha detto in una dichiarazione.

    Un altro testimone è un impiegato della Cattedrale, che ha lavorato lì per oltre 30 anni e non conosceva nessuno dietro le quinte di quello che stava succedendo all’interno.

    “Tre vescovi e cinque sacerdoti sono passati nel tempo in cui ero lì. Uno di questi preti, padre Jaelson, portava chierichetti e altri ragazzi, tutti minorenni, a dormire con lui nelle stanze dietro la chiesa. I ragazzi andavano via presto la mattina. Ha pagato degli spuntini per i ragazzi e gli ha dato anche dei vestiti come regalo. Ho già visto don Jaelson fare sesso con un minore all’interno della chiesa. Ho anche lavorato con padre Ednaldo. Era solito uscire con i ragazzi che guardavano le macchine alla porta della cattedrale. Andava con loro al Bar di Polvora. Erano tutti minorenni e il prete ha dato loro dei soldi “, ha detto in una dichiarazione.

    Fu decisiva la testimonianza di uno di questi giovani, che quando era minorenne lavorava attorno alla cattedrale e affermava che all’epoca aveva rapporti con padre Ednaldo. Ha detto loro tutto ma non ha potuto vedere il completamento del caso perché è stato assassinato nel dicembre 2016. La polizia ha anche indagato sulla possibilità di masterizzare i file, ma non è stato dimostrato nulla.

    L’ex impiegato ha anche citato un quarto prete: Rui da Silva Braga. Anche padre Rui portò i ragazzi a casa sua.

    Una particolarità del caso è che non solo i preti sono stati accusati di crimini sessuali. Secondo il ministero pubblico, vi è stato il coinvolgimento diretto dell’allora arcivescovo, Don Aldo Pagotto. È sospettato di nascondere i crimini dei sacerdoti e anche di aver avuto rapporti sessuali con i giovani della città.

    “In una certa conversazione, è arrivato davvero a mettere una mano sul mio petto e ha detto ‘perché non approfittiamo del fatto che siamo entrambi qui e faremo il meglio per entrambi?’ “, ha detto l’ex seminarista.

    In tribunale, la vittima ha dichiarato di essere stata molestata solo dall’allora arcivescovo. Ma, con il giornalista, è andato oltre:

    “Dobbiamo fare sesso, sì,” disse.

    Ignaro del coinvolgimento dell’arcivescovo, l’uomo d’affari gli ha persino chiesto di intervenire sul problema.

    “È venuto a piangere e ha detto che avrebbe cercato di risolvere la situazione. disse che avrebbe portato padre Jaelson a fare un trattamento per fermare queste cose. Era il 2009 e non è stato fatto niente. Voglio chiarire che sono cattolico, continuo a frequentare la chiesa e non intendo danneggiare alcun prete. Voglio solo che la verità esca per la dignità della chiesa “, ha detto l’uomo d’affari alla corte.

    Nel 2002, quando era vescovo di Sobral in Ceará, Dom Aldo fu accusato di presunto tentativo di coprire i casi di abuso sessuale di un prete contro 21 ragazze. Ma il Tribunale del Ceará ha chiuso il caso. Nel 2004 è diventato arcivescovo di Paraíba. Rimase in carica fino al 2016, quando si dimise, tra accuse di scandali sessuali che coinvolgevano sacerdoti.

    Nella lettera di dimissioni, ha fatto riferimento a “laureati”, vale a dire i sacerdoti e seminaristi provenienti da altre diocesi, e che ha ricevuto: “Ho accolto sacerdoti e seminaristi, al fine di offrire loro nuove opportunità nella vita. Tra gli altri alcuni sospettati successivamente di aver commesso gravi defezioni, contrariamente all’idoneità richiesta nel sacro ministero”.

    Don Aldo ora vive a Fortaleza. Ha avuto il cancro alla prostata. A Pasqua del 2018, ha pubblicato un video in cui appare indebolito. Il giornalista ha chiamato il suo cellulare tre volte, e anche il telefono fisso della casa in cui vive. Non ha risposto, né ha risposto ai messaggi di testo. Ha inviato una breve email:

    “Non partecipo a questo tipo di relazione, chiarisco che l’8.11.2017 i sacerdoti sospettati di coinvolgimento con minori sono stati prosciolti all’unanimità”.

    Ma i preti non erano esattamente innocenti. La data citata da Don Aldo coincide con il deposito del caso nella Corte Comune. La Procura della Repubblica ha ritenuto che i crimini fossero già stati prescritti, cioè, per legge, erano vecchi e non potevano più essere giudicati.

    Il procuratore di stato Francisco Sagres Vieira ha dichiarato di essere convinto che il crimine è accaduto, che “i fatti sono stati verificati, c’erano ragioni sufficienti per promuovere il crimine”. Tuttavia, era “mani legate perché c’era la prescrizione”.

    Ma nel Tribunale del lavoro c’era la condanna per lo sfruttamento sessuale. Indennizzo di R$ 12 milioni, R$ 1 milione per ogni anno di don Aldo Pagotto alla testa dell’Arcidiocesi. Il denaro deve avere un uso sociale.

    “Questi 12 milioni di dollari oggetto della condanna saranno destinati al fondo di infanzia, adolescenza e istituzioni simili che lavorano con bambini sfruttati sessualmente e agiscono in recupero psicologico, reintegrazione sociale”, ha spiegato il Procuratore Eduardo Varandas.

    L’arcidiocesi di Paraíba ha dichiarato con una nota che “il Procuratore del lavoro ha violato esplicitamente la riservatezza” nel concedere un’intervista sulla condanna. L’Arcidiocesi ha sottolineato che adotterà le misure necessarie per determinare le responsabilità relative all’inosservanza della legge e dell’ordine legale.

    Tutti i religiosi menzionati nella causa hanno negato il coinvolgimento con i giovani. La Chiesa può ancora impugnare la sentenza.

    “Questo deve essere ripulito dalla società. La Chiesa, a mio avviso, deve questa spiegazione al mondo. Ora, indipendentemente dal fattore che ha causato questo o quello, la grande preoccupazione della Procura è di impedire che tali danni continuino a essere una routine nella vita di bambini e adolescenti “, ha affermato il pubblico ministero.

    L’ex seminarista, che ora ha 27 anni, si è laureato in economia e diritto. Ha lasciato il seminario per paura di diventare un prete abusatore.

    “Ero troppo spaventato di diventare ciò che mi hanno fatto“, ha detto.

    Giornalista: Ti farò un’ultima domanda: cosa ti piacerebbe che fosse successo ai preti e al vescovo che ti hanno abusato?

    Ex seminarista: guarda, sinceramente, che la Chiesa si è presa cura di loro, giusto? La giustizia è stata davvero fatta, so di essere uno in più. Ma io credo che la Chiesa dovrebbe, come istituzione, prendersi cura dei sacerdoti neurologicamente e costruttivamente, a livello di società, facendo giustizia.

    L’autrice della lettera di denuncia, che ha dato origine a ogni indagine, dice che rimane cattolica, confidando in una Chiesa che sa purificarsi.

    “Volevo che la chiesa fosse pulita. Non ho denunciato la Chiesa, ho appena fatto una richiesta di aiuto, vado nella nostra Chiesa, la Chiesa sta soffrendo. Volevo che fosse pulito, ma volevo che fosse ripulito all’interno della chiesa, chiuso e non al mondo perché la nostra Chiesa è santa, la nostra Chiesa non merita ciò che sta accadendo”, ha lamentato.

    (traduzione con Google)
    https://g1.globo.com/pb/paraiba/noticia/2019/01/20/igreja-catolica-na-pb-e-condenada-a-pagar-indenizacao-de-r-12-milhoes-por-exploracao-sexual.ghtml

  • Governo e preti pedofili, le preoccupazioni della Rete L’ABUSO dopo l’esamina all’Onu

    Governo e preti pedofili, le preoccupazioni della Rete L’ABUSO dopo l’esamina all’Onu

    Di Francesco Zanardi, Presidente della Rete L’ABUSO

    Un Governo che prega sempre più forte insieme alla chiesa, per non sentire le grida dei bambini stuprati dai preti cattolici.

    Questo è quello che abbiamo visto a Ginevra nell’80° Sessione del Comitato per i diritti del fanciullo, che pochi giorni fa, il 22 e 23 gennaio, ha sottoposto ad esamina – in riferimento alla Convenzione per i diritti del fanciullo – l’Italia. Eravamo presenti anche noi della Rete L’ABUSO, il sottoscritto, uno degli avvocati dell’Associazione, Mario Caligiuri, e un consulente della Rete, Simone Padovani.

    L’esamina ha riguardato un campo molto ampio in materia di minori, dalla sanità all’istruzione e al benessere dei fanciulli, all’immigrazione e ai rispettivi soccorsi, passando anche per gli abusi sessuali, quelli commessi in famiglia, ma anche quelli commessi dal clero cattolico, ancora oggi per la maggior parte impuniti dalla legge. E proprio qui, dopo i diversi report che dal giugno scorso la Rete L’ABUSO ha inviato al Comitato, le domande approfondite e coincise, formulate dal membro del Comitato Jorge Cardona.

    Domande alle quali in quella sede l’Italia non ha saputo o voluto rispondere e quello che ci sconcerta è davvero lo scarsissimo interesse, per non dire totalmente nullo, dimostrato dal Governo italiano. Si è presentato in questa sede dopo una interrogazione parlamentare depositata dal deputato Matteo Mantero nel novembre 2017; una diffida ad adempiere dei legale della Rete L’ABUSO inviata anche all’attenzione del Comitato Onu e depositata lo scorso febbraio; una denuncia, sempre dei legali della Rete L’ABUSO, depositata lo scorso 18 ottobre, senza risposta alcuna. I rappresentanti italiani si sono giustificati dicendo che non erano presenti, al momento, i tecnici in grado di rispondere. Chissà se lo faranno dall’Italia nelle 48 ore a loro disposizione, come ha ricordato loro il membro del Comitato Jorge Cardona che ha posto le domande.

    Chissà se il Ministro degli Interni, Matteo Salvini, mentre chiude i porti e fa la battaglia ai migranti, si accorge che dall’estero, comodamente seduti su voli internazionali, arrivano in continuazione nel nostro paese preti pedofili, o con tali accuse a carico che, a rischio nei propri Paesi, si rifugiano nella bella penisola felice dell’impunità, l’Italia.

    Zanardi

    Video dei passaggi interessati

    PRETI PEDOFILI; L’Italia “interrogata” dall’Onu fa scena muta davanti al Comitato per i diritti dell’infanzia (video)

    Esamina dell’Italia alle Nazioni Unite – CRC – sedute integrali del 22 e 23 gennaio 2019. Audio ITA

  • ONU 80 sessione, Comitato per i diritti dell’infanzia, esamina Italia preti pedofili

    ONU 80 sessione, Comitato per i diritti dell’infanzia, esamina Italia preti pedofili

    Osservazioni conclusive sulla quinta e sesta relazione combinata periodica dell’Italia – CRC oss. conclusive ITA

    1. Introduzione
    2. 1. Il Comitato ha esaminato la quinta e la sesta relazione periodica dell’Italia (CRC/C/ITA/5-6) nelle sue riunioni 2354 e 2355 (CRC/C/SR. 2354 e 2355), tenutesi il 22 e 23 gennaio 2019 e ha adottato le presenti osservazioni conclusive nella sua 2370a riunione, svoltasi il 1° febbraio 2019.
    3. 2. Il Comitato accoglie con favore la presentazione della quinta e sesta relazione combinata dello Stato Membro2 e le risposte scritte all’elenco di preoccupazioni (CRC/C/ITA/Q/5-6/Add.1), che hanno permesso una migliore comprensione della situazione dei diritti dei bambini nello Stato Membro. Il Comitato esprime apprezzamento per il dialogo costruttivo svolto con una delegazione di alto livello e multisettoriale dello Stato Membro.
    4. Misure di follow-up adottate e progressi realizzati dallo Stato Membro
    5. 3. Il Comitato si compiace dei progressi compiuti dallo Stato Membro in vari settori, tra cui la ratifica o l’adesione agli strumenti internazionali, in particolare la ratifica del Protocollo Opzionale alla Convenzione sui Diritti dell’infanzia in una procedura di comunicazione (3), nel 2016; la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate (4), nel 2015; il Protocollo Opzionale al Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (5), nel 2015; il Protocollo Opzionale alla Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (6), nel 2013; e la Convenzione del Consiglio d’Europa del 2007 per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali (Convenzione di Lanzarote) (7), nel 2013. Il Comitato prende atto con apprezzamento anche delle misure legislative, istituzionali e politiche adottate per attuare la Convenzione, in particolare l’adozione della Legge 71 del 29 maggio 2017 sulla protezione dei bambini nella prevenzione e lotta contro il cyberbullismo; la Legge n. 47 del 7 aprile 2017 sulle misure di protezione dei minori….. Continua a leggere il testo integrale
  • Il prete del New Jersey è stato arrestato con l’accusa di abusi sessuali su minori

    Il prete del New Jersey è stato arrestato con l’accusa di abusi sessuali su minori

    Di Liam Stack

    Un prete cattolico nel nord del New Jersey è stato arrestato e accusato questa settimana di diversi casi di abusi sessuali su minori risalenti ai primi anni ’90, ha detto l’ufficio del procuratore generale dello stato. È stato il primo caso criminale portato dal Clergy Abuse Task Force del New Jersey, che è stato costituito l’anno scorso per indagare sulle accuse di abusi nella Chiesa cattolica.

    Padre Thomas P. Ganley, 63 anni, di Phillipsburg, è stato arrestato mercoledì e accusato di aggressione sessuale aggravata in primo grado e di due capi di violenza sessuale nel secondo grado, ha detto l’ufficio del procuratore generale Gurbir S. Grewal in una dichiarazione. L’ufficio non ha rivelato il sesso della vittima, che a suo dire aveva tra i 14 ei 17 anni all’epoca.

    Padre Ganley era stato assegnato alla chiesa di San Filippo e San Giacomo a Phillipsburg al momento del suo arresto, ma l’ufficio del procuratore generale ha detto che gli abusi si sono verificati tra il 1990 e il 1994 nella chiesa di Santa Cecilia nella sezione Iselin di Woodbridge. Entrambe le chiese fanno parte della diocesi di Metuchen.

    “La nostra Task Force per l’abuso del clero sta perseguendo diligentemente la sua missione per esporre la verità sui torti del passato e cercare giustizia per i sopravvissuti, perché nessuna persona è al di sopra della legge e nessuna istituzione è immune dalla responsabilità”, ha detto Grewal in una dichiarazione . “Questo caso dimostra che siamo pronti a muoverci rapidamente per indagare sulle accuse e dove ci sono cariche penali praticabili, per perseguire tali accuse”.

    Il reverendo James F. Checchio, vescovo di Metuchen, ha dichiarato in una dichiarazione di non aver mai ricevuto un’accusa di abuso sessuale o cattiva condotta nei confronti di padre Ganley, che ha anche prestato servizio come cappellano presso il Warren Campus Hospital di St. Luke in Phillipsburg.

    Kira Bub, portavoce della Rete Sanitaria dell’Università di San Luca, ha dichiarato in una dichiarazione che padre Ganley non era mai stato assunto come cappellano in ospedale. Invece, ha detto che egli fu “uno dei numerosi religiosi che, su richiesta dei pazienti, hanno potuto visitare gli stessi nella loro stanza d’ospedale per prestare i servizi richiesti”.

    “Non abbiamo mai ricevuto una sola lamentela su di lui”, ha detto. “Abbiamo condotto adeguati controlli e chiarimenti di sfondo e non eravamo a conoscenza di alcun reato o reclamo prima delle accuse.”

    Il vescovo ha detto che la diocesi era in procinto di condividere le notizie dell’arresto con tutte le parrocchie e le organizzazioni in cui padre Ganley aveva precedentemente lavorato.

    “È nostra opinione che la vittima si sia appena presentata ai pubblici ministeri da adulta con una accusa di abuso che si è verificato mentre era minorenne nei primi anni ’90”, ha detto in una nota il vescovo Checchio. Se le accuse si sono rivelate vere o se padre Ganley ha ammesso di esserlo, il vescovo ha detto che “secondo il protocollo della Chiesa, sarebbe quindi rimosso dal sacerdozio”.

    In una lettera inviata ai membri della parrocchia di Padre Ganley a Phillipsburg, il reverendo John Barbella, il pastore, ha affermato che una dichiarazione sull’arresto e l’accusa verrà letta ai parrocchiani nelle Messe questo fine settimana. Il nome di padre Ganley era stato rimosso dal sito web della parrocchia venerdì sera.

    “Mi spezza davvero il cuore dover condividere queste notizie con te”, ha detto padre Barbella nella lettera . “Per favore prega per la vittima di questo crimine e per la guarigione di tutti coloro che ne sono stati feriti”.

    L’ufficio del procuratore generale ha detto che padre Ganley era attualmente detenuto presso il Centro di correzione per adulti della contea di Middlesex, nel New Brunswick. Nella sua dichiarazione alla diocesi, il vescovo Checchio ha consigliato a chiunque avesse informazioni sulle accuse contro padre Ganley o qualsiasi altro sacerdote di contattare le forze dell’ordine e l’Ufficio della diocesi per la protezione dell’infanzia e della gioventù.

    “L’abuso sessuale di un minore è tra i più terribili dei crimini perché è commesso contro i più innocenti e vulnerabili della società”, ha detto il vescovo Checchio nella sua dichiarazione. “Gli effetti causati da ciò mi hanno veramente addolorato e rattristato. Sono veramente dispiaciuto di apprendere di questo abuso e della sofferenza di questa vittima “.

    L’ufficio del procuratore generale ha costituito la Task Force per l’abuso di clero nel settembre 2018 in risposta alla pubblicazione di un rapporto della giuria della Pennsylvania di 1350 pagine che dettagliava le accuse di abuso contro i preti cattolici di più di 1.000 accusatori in quattro delle sei diocesi dello stato. Il suo mandato è quello di indagare sulle denunce di abuso in tutte e sette le diocesi cattoliche nel New Jersey, nonché qualsiasi tentativo di nascondere atti di abuso.

    (traduzione con Google)
    https://www.nytimes.com/2019/01/18/nyregion/father-thomas-ganley-arrested.html