Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia nella Chiesa Incontro tra Papa Francesco e il cardinale Donald Wuerl

    Pedofilia nella Chiesa Incontro tra Papa Francesco e il cardinale Donald Wuerl

    L’arcivescovo di Washington è accusato di aver coperto degli abusi in passato

    Salvatore Tropea

    Il cardinale arcivescovo di Washington, Donald Wuerl, ha incontrato Papa Francesco la scorsa settimana in Vaticano, discutendo con il Pontefice della sua situazione personale, dal momento che l’alto prelato è accusato per la sua gestione del dossier sugli abusi sessuali quando era arcivescovo di Pittsburgh, in Pennsylvania. A riferire dell’incontro è stata la Cnn, mentre da fonti ufficiali è arrivata solo la conferma del viaggio in Vaticano di Wuerl da parte del direttore della comunicazione dell’arcidiocesi di Washington, ma nessun ulteriore dettaglio sui contenuti dell’incontro.

    Secondo quanto riportato dalla Cnn, il cardinale statunitense avrebbe confidato i contenuti dell’udienza con il Papa durante una presentazione ai preti locali nella capitale statunitense. In particolare, Papa Francesco avrebbe consigliato a Wuerl di confidarsi proprio con i sacerdoti della sua arcidiocesi circa il futuro del cardinale. Wuerl è chiamato in causa dal Gran Giurì della Pennsylvania per una presunta copertura degli abusi sui minori negli anni in cui era vescovo in quelle diocesi, ed è inoltre stato citato nel dossier dell’ex Nunzio degli Stati Uniti, monsignor Carlo Maria Viganò. In particolare, l’ex Nunzio accusa Wuerl di essere stato informato delle sanzioni imposte al suo predecessore Theodore McCarrick da Papa Benedetto XVI, ma di aver taciuto.

    La settimana scorsa, inoltre, l’attuale arcivescovo di Washington ha scritto una lettera ai sacerdoti della sua diocesi, ribadendo la sua volontà di continuare a servire la Chiesa, chiedendosi quale sia ora il modo migliore. Nel dettaglio, il porporato esprime la sua “angoscia per coloro che hanno sofferto e il dolore per non essere stato in grado di essere presente sia per gli abusati che per tutti coloro che ora sentono un senso di alienazione. Nel mio cuore – si legge nella lettera – ora mi chiedo quale sia il modo in cui posso servire meglio questa Chiesa, che amo molto”.

    Pedofilia nella Chiesa, incontro tra il Papa e il cardinale statunitense Donald Wuerl

  • I sopravvissuti agli abusi del clero spingono per un’indagine federale sulla Chiesa cattolica

    I sopravvissuti agli abusi del clero spingono per un’indagine federale sulla Chiesa cattolica

    By Daniel Burke, CNN Religion Editor

    (CNN) I sopravvissuti agli abusi sessuali del clero si sono presentati davanti all’ambasciata vaticana a Washington giovedì e hanno esortato due alte potenze – il Papa e il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti – a prendere provvedimenti concreti per prevenire ulteriori abusi e ritenere gli abusatori responsabili.

    La Rete dei sopravvissuti di coloro che sono stati abusati da sacerdoti (SNAP) e Centro per i diritti costituzionali hanno anche inviato una lettera al sostituto procuratore generale Rod Rosenstein chiedendo “indagini e azioni penali contro funzionari di alto livello nella Chiesa cattolica” per crimini sessuali e insabbiamenti.

    “È passato molto tempo, che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti avvii un’indagine su vasta scala a livello nazionale sugli stupri sistemici e le violenze sessuali e le coperture nella Chiesa cattolica e, se del caso, porti a procedimenti penali e / o civili contro la gerarchia che ha permesso le violazioni”, hanno detto i gruppi nella lettera.

    Pam Spees, procuratore senior del Centro per i diritti costituzionali, ha detto che un funzionario del Dipartimento di Giustizia ha confermato la ricezione della richiesta. Spees faceva parte della piccola protesta davanti all’ambasciata vaticana giovedì.

    Chiesto un commento, un portavoce del Dipartimento di Giustizia ha dichiarato: “Non confermiamo o neghiamo l’esistenza di indagini”.

    “Hanno un sacco di prove”, ha detto Peter Isely, portavoce del gruppo Ending Clergy Abuse. “Lanciamo questa indagine. Facciamolo ora”.

    La lettera di SNAP che richiede un’indagine federale è datata 15 agosto, un giorno dopo un rapporto schiacciante da parte di un gran giurì in Pennsylvania ha detto che ci sono prove credibili che 301 “preti predatori” hanno abusato di più di 1.000 bambini in sei diocesi dal 1947.

    Poiché la legge sulle prescrizioni era intervenuta nella maggior parte dei crimini, solo due preti sono stati accusati a seguito dell’indagine durata due anni.

    Ma il rapporto della Pennsylvania ha spinto funzionari di diversi altri Stati , tra cui l’Illinois e il Missouri, ad aprire indagini su accuse di cattiva condotta sessuale da parte del clero cattolico.

    Lo SNAP ha affermato di aver chiesto un’indagine federale sulla Chiesa cattolica dal 2003, durante l’ultimo diffuso scandalo della violenza sessuale da parte del clero.

    Mentre la bandiera papale bianca e gialla dell’ambasciata ondeggiava dietro di loro, i sopravvissuti hanno anche chiesto a Papa Francesco di rilasciare documenti che potessero far luce su quali alti funzionari vaticani erano a conoscenza dell’ex cardinale di Washington, l’arcivescovo Theodore McCarrick, accusato di aver abusato di un minore e seminaristi.

    McCarrick ha negato le accuse secondo cui ha abusato del minore e non ha commentato le accuse sui seminaristi.

    In una lettera esplosiva pubblicata domenica, l’ex ambasciatore vaticano, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ha affermato che i massimi esponenti della chiesa, incluso papa Francesco, sapevano che McCarrick era stato accusato di aver abusato dei seminaristi, ma l’aveva coperto. Viganò ha anche accusato Francesco di aver revocato le restrizioni imposte a lui dal precedente papa, Benedetto XVI.

    Vigano ha scritto che i documenti a sostegno delle sue accuse erano in archivi vaticani nell’ambasciata di Washington, dove ha lavorato dal 2011 al 2006, quando è stato rimosso da Papa Francesco.

    Il Papa ha detto che non commenterà le accuse.

    “Non dirò una sola parola su questo”, ha detto domenica in una conferenza stampa a bordo dell’aereo papale. “Credo che la dichiarazione parli da sola e che tu abbia la capacità giornalistica sufficiente per trarre le tue conclusioni: è un atto di fiducia”.

    Il Vaticano non ha risposto a una richiesta della CNN di rivedere i file della chiesa di McCarrick. La CNN ha anche tentato di parlare ai funzionari vaticani presso l’ambasciata a Washington giovedì, ma nessuno ha risposto alla porta.

    Ha esortato il Papa a fare immediatamente tre passi: attuare una politica di “tolleranza zero” in tutto il mondo per ogni sacerdote accusato di abusi sessuali; fare lo stesso per i vescovi accusati di abuso sessuale o di aver coperto i crimini degli altri; pubblicare un registro completo di ogni sacerdote cattolico accusato in modo credibile di abuso sessuale.

    (traduzione con google translate)

    https://edition.cnn.com/2018/08/30/us/church-abuse-investigation/index.html

     

  • Abusi, la Chiesa australiana non abolirà il segreto della confessione

    Abusi, la Chiesa australiana non abolirà il segreto della confessione

    Vescovi e religiosi respingono la proposta della Royal Commission di violare il sigillo e imporre l’obbligo di denuncia ai preti: contrario alla fede cattolica e alla libertà religiosa

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO

    Vescovi e religiosi australiani dicono “no” alla proposta di abolire il sigillo sacramentale della Confessione per denunciare eventuali casi di abusi appresi in confessionale. Il clero del nuovo continente approva quasi tutte le 122 raccomandazioni formulate dalla Royal Commission volte a riformare il sistema penale per tutelare meglio le vittime di abusi, specie quelle minori, tranne una. La 7.4, appunto, in cui si chiede di rimuovere il segreto durante il sacramento della Riconciliazione in modo che il sacerdote che venisse a conoscenza di crimini di pedofilia o abusi possa presentare denuncia alle autorità.

    Non si tratta di continuare a tenere in piedi un sistema di copertura degli scandali, come insinuato in queste ore da alcuni organi di stampa locale, e come effettivamente è avvenuto in diverse diocesi australiane negli ultimi 30/40 anni, ma – spiegano i vescovi della Conferenza episcopale (Acbc) e i religiosi cattolici (Cra) – si tratterebbe di imporre una pratica totalmente «contraria» alla fede cattolica, come pure alla «libertà religiosa». Principio, questo, riconosciuto dalla legge del Paese.

    La risposta, quindi, è no. Lo stesso no che già il presidente dei vescovi,l’arcivescovo di Brisbane Mark Coleridge, aveva espresso a dicembre («Un’intrusione dello Stato nel dominio del sacro», aveva detto) alla pubblicazione della proposta nel report di oltre 57 pagine della Commissione, frutto di una lunga e accurata indagine di quattro anni d’inchiesta a vasto raggio che hanno fatto emergere circa 4.440 casi di abusi su minori commessi tra il 1980 e il 2010, nei quali 1.880 sacerdoti risultano coinvolti . Scandali che hanno sfigurato il volto della Chiesa australiana.

    Dopo il presidente dei vescovi, 600 preti australiani avevano manifestato a luglio il dissenso verso l’ipotesi di legge che vorrebbe sostituire all’obbligo del segreto l’obbligo di una denuncia.

    A distanza di mesi, la posizione non è cambiata: «Sarebbe contrario alla nostra fede e ostile verso la libertà religiosa. Siamo impegnati alla salvaguardia dei bambini e delle persone vulnerabili, pur mantenendo il sigillo della confessione. Non vediamo le due cose come mutualmente esclusive», ha spiegato sempre Coleridge oggi, durante la presentazione in conferenza stampa del comunicato di risposta alle raccomandazioni della Commissione d’inchiesta. «Non vuol dire che ci poniamo al di sopra della legge – ha spiegato il prelato – siamo impegnati alla salvaguardia dei bambini e le persone vulnerabili, pur mantenendo il segreto. Non riteniamo che le due cose si escludano a vicenda, né che l’abolizione del segreto renderebbe i bambini più sicuri».

    Ciò non toglie che la Chiesa è disposta ad offrire la più piena collaborazione per la prevenzione e la lotta alla piaga degli abusi. «Never again» (mai più), è il motto di vescovi e leader di ordini religiosi: «Non vi saranno più insabbiamenti, non vi saranno trasferimenti di persone accusate di abusi, non si proteggerà la reputazione della Chiesa a spese della sicurezza dei minori», ha assicurato monsignor Coleridge.

    In ogni caso, la Chiesa cattolica australiana ha accolto con favore e preso in considerazione le varie raccomandazioni della Commissione Reale. Esattamente «il 98%», ha sottolineato il vescovo, affiancato durante la conferenza dalla presidente del Catholic Religious Australia suor Monica Cavanagh. Più nel dettaglio 47 indicazioni sono state accettate, 13 trasmesse alla Santa Sede, una è oggetto di ulteriori approfondimenti, cinque sono accettate in linea di principio, 12 sono sostenute e una appoggiata in linea di principio. Quest’ultima è relativa al fatto di condurre una revisione nazionale delle strutture di governance e di gestione di diocesi e parrocchie, particolarmente riguardo a questioni di trasparenza e responsabilità. «Troppi preti, religiosi e laici in Australia hanno mancato al dovere di proteggere e onorare la dignità dei bambini», ha commentato il pastore di Brisbane. «Molti vescovi hanno mancato di ascoltare, di credere, hanno mancato di agire. Queste mancanze hanno permesso ad alcuni molestatori di offendere ripetutamente, con conseguenze tragiche e a volte fatali».

    Invece, tra le raccomandazioni sottoposte all’attenzione della Santa Sede figurala possibilità di introdurre il celibato volontario per i sacerdoti. La proposta della Royal Commission era una modifica delle leggi canoniche sull’obbligo del celibato, tra le principali cause – secondo l’organismo governativo – della repressione sessuale dei sacerdoti e, dunque, dei comportamenti inappropriati sfociati in molestie o violenze. A riguardo, il numero uno dei vescovi ha spiegato che «la formazione iniziale e continuata dei sacerdoti sulla vita di celibato può aver contribuito a un maggior rischio di abusi sessuali a minori – ha ammesso – tuttavia la Commissione d’inchiesta non ha accertato una connessione causale fra celibato e abusi». Tuttavia sarà chiesto il consiglio di esperti teologi e canonici, e anche se «un rapido cambiamento nella disciplina universale del celibato del clero è improbabile» non è escluso che in futuro potrebbe esserci una possibilità.

    Tra le recommendations trasmesse dai presuli al Vaticano ci sono anche l’introduzione nel Codice di diritto canonico di norme specifiche per gli abusi sessuali sui minori; la modifica del “segreto pontificio” nei casi di violenze; la pubblicazione delle decisioni prese dalla Santa Sede e dai tribunali canonici; la modifica dei canoni relativi alla distruzione di documenti connessi con reati penali canonici.

    In conclusione del documento, vescovi e religiosi – che comunque precisano di «non poter parlare a nome di tutta la Chiesa», in quanto essa è un’istituzione articolata e «molto decentralizzata» – ringraziano coloro che hanno contribuito alle indagini e alla stesura del report. Ma il ringraziamento più grande va ai «sopravvissuti» per il coraggio avuto nel denunciare quanto subito: «Ad essi e alle loro famiglie – si legge – presentiamo le nostre scuse sincere e senza riserve e rinnoviamo l’impegno a fare il possibile per sanare le ferite degli abusi e rendere la Chiesa un luogo veramente sicuro per tutti».

    In questo senso, il rapporto finale della Royal Commission è «un significativo passo avanti in un cammino che continuerà nel futuro». Molte raccomandazioni sono infatti divenute già una prassi normativa nelle diocesi del paese, e le istituzioni ecclesiastiche – ha assicurato Coleridge – ottempereranno a qualsiasi legge futura in materia o che si stanno adeguando gli standard indicati dallo stesso organismo.

    http://www.lastampa.it/2018/08/31/vaticaninsider/abusi-la-chiesa-australiana-non-abolir-il-segreto-della-confessione-Ale4tzrfBHLLibMa8ffXDK/pagina.html

  • Australia, la Chiesa cattolica: “Pedofilia? Rimane inviolabile il segreto della confessione”

    Australia, la Chiesa cattolica: “Pedofilia? Rimane inviolabile il segreto della confessione”

    In Australia, la chiesa cattolica collabora con le indagini della commissione nazionale d’inchiesta sugli abusi sessuali su minori, ma non accetta la possibilità di raccontare le rivelazioni all’interno del confessionale

    Franco Grilli

    La Chiesa australiana non obbligherà i suoi sacerdoti a rivelare, alla commissione nazionale d’inchiesta su pedofilia e abusi sessuali perpetuati sui minori, le eventuali informazioni utili in materia apprese durante la confessione.

    Già, la congregazione episcopale e l’ente Catholic Religious Australia hanno reso nota la propria posizione, confermando l’assoluta sacralità del segreto del confessionale. Fare altrimenti, come si legge nella nota diffusa, “sarebbe contrario alla nostra fede e ostile verso la libertà religiosa. Siamo impegnati alla salvaguardia dei bambini e delle persone vulnerabili, pur mantenendo il sigillo della confessione. Non vediamo le due cose come mutualmente esclusive”.

    I casi di pedofilia

    Ciò detto, comunque, la chiesa australiana ha accettato il 98% delle 112 raccomandazioni presentate dalla commissione d’inchiesta per combattere al meglio la piaga. L’arcivescovo di Brisbane Mark Coleridge (nonché presidente della commissione episcopale) ha infatti dichiarato: “Troppi preti, religiosi e laici in Australia hanno mancato al dovere di proteggere e onorare la dignità dei bambini. Molti vescovi hanno mancato di ascoltare, di credere, hanno mancato di agire. Queste mancanze hanno permesso ad alcuni molestatori di offendere ripetutamente, con conseguenze tragiche e a volte fatali”.

    E infine: “Adesso i vescovi e i leader di ordini religiosi si impegnano: mai più. Non vi saranno più insabbiamenti, non vi saranno trasferimenti di persone accusate di abusi, non si proteggerà la reputazione della Chiesa a spese della sicurezza dei minori”.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/australia-chiesa-cattolica-pedofilia-rimane-inviolabile-1570003.html?mobile_detect=false

  • Pedofilia, monsignor Viganò: “Papa Francesco si dimetta. Ha seguito consigli dei perversi e operato il male”

    Pedofilia, monsignor Viganò: “Papa Francesco si dimetta. Ha seguito consigli dei perversi e operato il male”

    A La Verità l’ex nunzio apostolico negli Usa – allontanato da Benedetto XVI per volontà del cardinale Bertone – rivela di aver comunicato personalmente a Bergoglio, tre mesi dopo la sua elezione, gli abusi sessuali commessi dall’arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick, al quale recentemente il Papa ha tolto la porpora

    “In questo momento estremamente drammatico la Chiesauniversale riconosca i suoi errori e in coerenza con il conclamato principio di tolleranza zero, Papa Francesco sia il primo a dare il buon esempio a cardinali e vescovi che hanno coperto gli abusi di McCarrick e si dimetta insieme a tutti loro”. A chiederlo è monsignor Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico negli Usa, in un lungo e durissimo atto di accusa contro Bergoglio pubblicato su La Verità. Il diplomatico vaticano rivela di aver comunicato personalmente a Francesco, appena 3 mesi dopo la sua elezione al pontificato, ovvero nel giungo 2013, gli abusi sessuali su minori commessi dall’arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick, al quale recentemente il Papa ha tolto la porpora.

    Secondo Viganò, Francesco “nel caso di McCarrick non solo non si è opposto al male ma si è associato nel compiere il male con chi sapeva essere profondamente corrotto, ha seguito i consigli di chi ben sapeva essere un perverso, moltiplicando così in modo esponenziale con la sua suprema autorità il male operato da McCarrick. E quanti altri cattivi pastori Francesco sta ancora continuando ad appoggiare nella loro azione di distruzione della Chiesa! Francesco sta abdicando al mandato che Cristo diede a Pietro di confermare i fratelli. Anzi con la sua azione li ha divisi, li induce in errore, incoraggia i lupi nel continuare a dilaniare le pecore del gregge di Cristo”.

    Parole durissime e inequivocabili. Ma c’è di più. Viganò mette nero su bianco i nomi di tutti i cardinali e vescovi che, a suo giudizio, si sono resi complici coprendo la pedofilia di McCarrick. La lista è lunghissima. “Vescovi e sacerdoti, – scrive il nunzio apostolico – abusando della loro autorità, hanno commesso criminiorrendi a danno di loro fedeli, minori, vittime innocenti, giovani uomini desiderosi di offrire la loro vita alla Chiesa, o non hanno impedito con il loro silenzio che tali crimini continuassero ad essere perpetrati”.

    Nelle parole di Viganò, che ripercorre in maniera precisa tutti gli avvenimenti del caso McCarrick, si legge anche, però, il suo forte risentimento per essere stato allontanato da Roma da Benedetto XVI per volontà del cardinale Bertone con il quale era entrato in forte contrasto. Il diplomatico, infatti, come è emerso quando furono pubblicati alcuni documenti riservati di Ratzinger nello scandalo Vatileaks 1, nutriva la certezza che sarebbe diventato cardinale presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Un desiderio che neanche Francesco ha esaudito limitandosi a mandarlo nel 2016 al compimento dell’età canonica delle dimissioni.

    Nel suo atto di accusa il diplomatico rivela che già “Papa Benedetto aveva comminato al cardinale McCarrick sanzioni simili a quelle ora inflittegli da Papa Francesco: il cardinale doveva lasciare il seminario in cui abitava, gli veniva proibito di celebrare in pubblico, di partecipare a pubbliche riunioni, di dare conferenze, di viaggiare, con obbligo di dedicarsi ad una vita di preghiera e di penitenza”. Sanzioni, però, che, come l’ex nunzio negli Usa riporta di aver costatato personalmente, non erano state minimamente rispettate. “Papa Francesco – scrive Viganò – ha chiesto più volte totale trasparenza nella Chiesa e a vescovi e fedeli di agire con parresia. I fedeli di tutto il mondo la esigono anche da lui in modo esemplare. Dica da quando ha saputo dei crimini commessi da McCarrick abusando della sua autorità con seminaristi e sacerdoti. In ogni caso, il Papa lo ha saputo da me il 23 giugno 2013 ed ha continuato a coprirlo, non ha tenuto conto delle sanzioni che gli aveva imposto Papa Benedetto e ne ha fatto il suo fidato consigliere insieme con Maradiaga”.

    La lettera di Viganò arriva mentre il Papa è in Irlanda dove, nel 2010, scoppiò in modo sconvolgente lo scandalo della pedofilia del clero. Una vicenda talmente grave che fu perfino chiusa per 4 anni l’ambasciata della Santa Sede nel Paese, poi riaperta nel 2014. Francesco, sulla scia della lettera che aveva scritto nel 2010 Benedetto XVI ai cattolici irlandesi, ha voluto chiedere perdono per “il fallimento delle autorità ecclesiastiche, vescovi, superiori religiosi, sacerdoti e altri, nell’affrontare adeguatamente questi crimini ripugnanti che ha giustamente suscitato indignazione e rimane causa di sofferenza e di vergogna per la comunità cattolica”.

    Proprio alla vigilia del viaggio, Bergoglio, che in Irlanda ha incontrato anche 8 vittime degli abusi, aveva indirizzato una lettera ai fedeli di tutto il mondo sulla piaga della pedofilia del clero. Lettera scritta di getto dopo l’ennesimo scandalo avvenuto proprio negli Stati Uniti, in Pennsylvania, dove 301 sacerdoti hanno abusato di oltre mille minori dagli anni ’40 in poi.

    Non a caso, Viganò scrive che “ora negli Stati Uniti è un coro che si leva specialmente dai fedeli laici, a cui ultimamente si sono uniti alcuni vescovi e sacerdoti, che chiedono che tutti quelli che hanno coperto con il loro silenzio il comportamento criminale di McCarrick o che si sono serviti di lui per fare carriera o promuovere i loro intenti, ambizioni e il loro potere nella Chiesa si devono dimettere. Ma ciò non sarà sufficiente per sanare la situazione di gravissimi comportamenti immorali da parte del clero, vescovi e sacerdoti. Occorre proclamare un tempo di conversione e di penitenza. Occorre ricuperare nel clero e nei seminari la virtù della castità. Occorre lottare contro la corruzione dell’uso improprio delle risorse della Chiesa e delle offerte dei fedeli. Occorre denunciare la gravità della condotta omosessuale. Occorre sradicare le reti di omosessuali esistenti nella Chiesa”.

    Da qui l’appello del diplomatico vaticano: “Imploro tutti, in particolare i vescovi, a rompere il silenzio per sconfiggere questa cultura di omertà così diffusa, a denunciare ai media ed alle autorità civili i casi di abusi di cui sono a conoscenza”. E aggiunge: “Voglio ricordare questa verità indefettibile della santità della Chiesa ai tanti che sono rimasti così profondamente scandalizzati degli abominevoli e sacrileghi comportamenti del già arcivescovo di Washington, Theodore McCarrick, dalla grave, sconcertante e peccaminosa condotta di Papa Francesco e dall’omertà di tanti pastori, e che sono tentati di abbandonare la Chiesa deturpata da tante ignominie”.

    @FrancescoGrana

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/26/pedofilia-monsignor-vigano-papa-francesco-si-dimetta-ha-seguito-consigli-dei-perversi-e-operato-il-male/4582449/

  • Faggioli: si è creato un grande vuoto di potere nella Chiesa degli USA

    Faggioli: si è creato un grande vuoto di potere nella Chiesa degli USA

    Abusi, intervista con il professore della Villanova University: si applica alla Chiesa la mentalità da corporation, il Papa è visto come l’amministratore delegato e i vescovi come i suoi manager che egli può semplicemente licenziare

    «Lo scandalo degli abusi e la delegittimazione dell’episcopato ha creato un grande vuoto di potere nella Chiesa» negli Stati Uniti, dove si applica «una mentalità da corporation in cui il Papa è visto come l’amministratore delegato e i vescovi come i suoi manager che egli può semplicemente licenziare». Lo spiega in questa intervista con Vatican Insider il professor Massimo Faggioli, ordinario di teologia e religious studies alla Villanova University di Philadelphia (foto in fondo all’articolo).

    Che cosa emerge dal report Pennsylvania e perché ha colpito così tanto l’opinione pubblica?

    «Il grand jury istituito dal procuratore generale della Pennsylvania ha presentato il 14 agosto un rapporto che espone in dettaglio (1.400 pagine) il modo in cui la dirigenza della Chiesa cattolica in sei diocesi della Pennsylvania ha occultato gli abusi sessuali commessi dal clero (300 preti accusati, oltre mille vittime) negli ultimi settant’anni (sulle altre due diocesi dello stato, tra cui Philadelphia, era stato presentato un rapporto qualche anno fa). Emerge un quadro di occultamento sistematico, definito “da manuale”, dei casi di pedofilia commessi dal clero. Un rapporto simile, per ampiezza, ma molto più sistematico e scientifico, è quello pubblicato dal John Jay College della City University of New York nel 2004. I fatti del Grand Jury non sono nuovi, ma in gran parte “storici”, cioè risalgono in maggior parte a un periodo che arrivano fino agli anni novanta. Il rapporto ha colpito l’opinione pubblica per alcuni motivi. In primo luogo, quasi nessuno degli accusati andrà a processo, non solo perché in parte sono deceduti nel frattempo, ma perché i reati sono caduti in prescrizione. Un secondo fattore è l’importanza della Chiesa cattolica in Pennsylvania, che è uno degli stati-culla del cattolicesimo negli Stati Uniti, sia nella storia degli ultimi due secoli, sia oggi (Philadelphia e Pittsburgh sono due diocesi che hanno dato un altissimo numero di vescovi alla Chiesa americana). Infine, il rapporto è stato pubblicato in un momento in cui altri scandali vanno a comporre un quadro particolarmente inquietante per la Chiesa negli Stati Uniti: le rivelazioni sulla doppia vita condotta dall’ex arcivescovo di Washington, McCarrick, che hanno portato alle sue dimissioni dal collegio cardinalizio (una sanzione con pochissimi precedenti nella storia), e una serie di indagini in alcuni seminari americani (Boston, Lincoln, Philadelphia) a seguito di denunce di molestie sessuali subite da seminaristi all’interno del seminario».

    Che cosa è emerso a carico del cardinale Donald Wuerl? Che cosa pensa della sua posizione?

    «A carico del cardinale Wuerl c’è un quadro complesso: da un lato Wuerl non ebbe paura di scontrarsi con il tribunale la Segnatura Apostolica in Vaticano che voleva riammettere un prete della diocesi di Pittsburgh al ministero (e Wuerl prevalse), mentre in altri casi sembra che abbia collaborato all’occultamento di alcuni casi, per esempio non fornendo alla diocesi di arrivo di un prete pedofilo proveniente dalla sua diocesi tutte le informazioni relative al caso. È una posizione molto difficile anche perché Wuerl è diventato un simbolo – vescovo di Pittsburgh dal 1988 al 2006 e arcivescovo di Washington dal 2006 – al di là delle accuse specifiche a suo carico, da cui non ha potuto difendersi in pubblico. Un elemento essenziale per capire il contesto è che gli scandali sono anchel’opportunità, per il cattolicesimo neo-tradizionalista delle giovani generazioni di cattolici americani, per attaccare vescovi e cardinali americani vicini a Papa Francesco. Il fatto è che lo scandalo degli abusi e la delegittimazione dell’episcopato hanno creato un grande vuoto di potere nella Chiesa negli USA ed è un vuoto che qualcuno riempirà. Si illude chi pensa che la soluzione siano le dimissioni di massa di tutti i vescovi americani: non saranno i semplici laici cattolici a riempire il vuoto lasciato dai vescovi».

    Quello del Grand Jury è, ovviamente, il racconto della pubblica accusa. In alcune delle repliche ci sono stati vescovi che hanno contestato alcune interpretazioni a proposito delle coperture. Che cosa può dire in proposito?

    «Il rapporto del grand jury è il risultato non di un processo, ma di una indagine. Pertanto il rapporto del grand jury è il documento dell’accusa: i giurati ascoltano e vedono solo quello che i procuratori dell’accusa producono davanti a loro, e quindi nel rapporto non c’è possibilità di difesa per gli accusati. In questo senso, è perfettamente comprensibile che la Santa Sede sia riluttante a basarsi su un rapporto del grand jury (e sulle reazioni della stampa) per decidere della sorte di molti vescovi implicati nell’occultamento degli abusi. Il caso della Pennsylvania è diverso, per esempio, dal vescovo di Adelaide (Australia) che si è dimesso qualche settimana fa, dopo la sentenza di colpevolezza del tribunale. D’altro canto, il grand jury pubblica anche documenti originali che, se non rappresentano l’ultima parola dal punto di vista della responsabilità penale, mostrano una responsabilità morale e pastorale da parte di alcuni vescovi che è difficile non vedere.

    Il report riconosce che la Chiesa ha fatto dei passi in avanti negli ultimi anni. Qual è la percezione negli Stati Uniti a questo proposito? Si è affermata una cultura della protezione dei bambini?

    «Direi che si sta affermando. Posso testimoniare personalmente che ho dovuto frequentare due corsi di prevenzione degli abusi – uno come genitore di bambini che frequentano una scuola cattolica, e uno come docente in una università cattolica. La Chiesa americana ha fatto enormi passi avanti dal 2002 in poi grazie alla cosiddetta “carta di Dallas”: è uno dei fatti positivi che anche il rapporto del grand jury riconosce. Il problema è che i casi di abusi sessuali da parte del clero vengono denunciati anni o decenni dopo: quindi la Chiesa deve prepararsi a un periodo molto lungo – per tutta la prossima generazione almeno – di rivelazioni di abusi avvenuti in gran parte prima dell’applicazione di linee-guida e protocolli che vennero elaborate dopo che lo scandalo venne rivelato dal Boston Globe nel 2002 (dopo circa un decennio di denunce sollevate dalla stampa cattolica progressista fin dagli anni novanta, e sistematicamente ignorate).

    Perché, secondo lei, la lettera di Francesco al “popolo di Dioˮ sul tema degli abusi è stata così criticata? Che cosa ci si aspetta che faccia?

    «La lettera è stata apprezzata in quanto inquadra il problema del clericalismo come la questione centrale. È stata criticata perché non enuncia i passi concreti che si devono ancora fare o che sono stati fatti in materia di lotta agli abusi sessuali e all’omertà nella Chiesa. Specialmente in America ci si aspetta che Papa Francesco passi a una fase legislativa ed esecutiva in materia di accountabilitydei vescovi che hanno mancato di vigilare (o peggio). Ci si attende che Papa Francesco faccia con una lista di vescovi americani quello che ha già fatto in altri casi, ovvero accogliere le dimissioni o invitare alle dimissioni questi vescovi. Poi c’è la questione della corresponsabilità del laicato e della sinodalità nella Chiesa (che rimane ancora sulla carta, dopo il discorso di Francesco dell’ottobre 2015) e della formazione del clero nei seminari, che in America sono un problema serio. La distanza tra il Vaticano e l’America è anche culturale: da un lato la cultura americana prende la legge molto sul serio e tende ad applicare alla Chiesa una mentalità da corporation, in cui il Papa è visto come l’amministratore delegato (CEO) della Chiesa cattolica mondiale, e i vescovi come i suoi manager che il Papa può semplicemente licenziare. Dall’altro lato, il demos americano è da sempre sospettoso dell’autorità e delle élite – politiche, culturali, e religiose: la delegittimazione dell’episcopato americano va compresa anche in questo quadro. Va anche detto che c’è un problema di comunicazione istituzionale da parte del Vaticano, che non riesce a raggiungere il mondo anglofono e americano in particolare: durante il pontificato di Papa Francesco si sono fatte alcune cose importanti sul fronte della lotta agli abusi, ma non c’è una comunicazione efficace, che in questo ambito è cruciale, non solo per difendere il Papa, ma anche la reputazione della Chiesa stessa».

    Francesco nella lettera punta il dito contro il clericalismo e l’abuso di potere, diversi suoi critici affermano invece che il vero problema è l’omosessualità diffusa e praticata nel clero. Come commenta?

    «La crisi attuale è differente da quella del 2002 perché allora c’era Papa Giovanni Paolo II che faceva da garante rispetto alla transizione della Chiesa dal Concilio al post-concilio. La Chiesa cattolica americana nell’ultimo quindicennio è stata attraversata da una radicalizzazione del conservatorismo religioso nel senso di un neo-tradizionalismo, specialmente nelle giovani generazioni di preti e intellettuali. La crisi degli abusi attuale viene interpretata da loro come un fenomeno figlio degli errori del concilio stesso e non solo del post-concilio, e viene collegata all’emergere della questione omosessuale e alla legalizzazione del matrimonio omosessuale in America nel 2015. Questo cattolicesimo neo-tradizionalista crede che gli abusi sessuali siano commessi solo dal clero omosessuale (cosa che i dati del rapporto del John Jay College smentiscono) e che la crisi degli abusi possa essere risolta da una specie di giacobinismo cattolico che dovrebbe eliminare tutti i vescovi e tutti i preti minimamente impegnati nel dialogo con la cultura moderna, sostituiti da un clero giovane caratterizzato da santità personale ma anche da una fascinazione per un medioevo mitico e dal rigetto di un rapporto Chiesa-mondo basato su un principio di realtà. L’omosessualità nel clero esiste ed è una questione che va affrontata, ma la crisi degli abusi non si risolve facendo degli omosessuali della Chiesa il capro espiatorio di uno scandalo che ha radici antiche, ben prima del concilio Vaticano II. Il dibattito sullo scandalo degli abusi commessi dal clero rischia purtroppo di diventare un altro capitolo nella storia delle culture wars di questi ultimi trent’anni di cattolicesimo americano».

    http://www.lastampa.it/2018/08/23/vaticaninsider/abusi-faggioli-si-creato-un-grande-vuoto-di-potere-nella-chiesa-usa-gdKShx1u5wLSfQZGsh31kK/pagina.html

  • LA COMPLICITÀ COI PRETI PEDOFILI – il caso Pennsylvania

    LA COMPLICITÀ COI PRETI PEDOFILI – il caso Pennsylvania

    di Marco Marzano

    Vaticano – Il report del governo Usa conferma che gli abusi ci sono ovunque nella Chiesa e vengono sempre coperti. Ma il Papa, anche nella sua lettera ai fedeli, continua a trattare le molestie come un problema spirituale invece che penale

    Il report del Grand Jury della Pennsylvania sugli abusi sessuali commessi dal clero cattolico in sei diocesi di quello Stato americano è un catalogo di orrori a danno di minorenni, ripetuti nel tempo e aggravati dal riguardare un’intera organizzazione: quella di cui facevano parte sia gli abusatori che i loro complici, tutti coloro che li hanno aiutati a sottrarsi alla giustizia.

    Il documento somiglia agli altri analoghi prodotti in tutti i luoghi in cui si sia tentato di far luce sui delitti sessuali commessi da membri del clero cattolico. Ovunque si indaghi, a Boston come a Ratisbona, in Australia come in Irlanda, si scopre lo stesso marciume. Come si legge nelle prime righe del rapporto: “Sapevamo che queste storie accadevano qui e là. Ora conosciamo la verità e sappiamo che accadeva dappertutto”.

    Quel che colpisce in questo caso sono le dimensioni del lavoro investigativo, le centinaia di migliaia di pagine di documenti riservati (che le diocesi sono state costrette a consegnare) esaminate con cura, le testimonianze raccolte e il fatto che i sacerdoti coinvolti siano più di 300, le vittime identificate sono almeno un migliaio, anche se tutto fa ritenere che, come si legge nel rapporto, siano in realtà tante di più, che di molti crimini si siano perse le tracce o che tante vittime abbiano deciso di non rivelare quel che hanno subito. Molti degli abusati sono maschi di tutte le età, ma non mancano anche le bambine. Tutti costoro hanno subito violenze sessuali di ogni genere da parte di abusatori più o meno seriali. Le loro storie vengono ricostruite nel rapporto con meticolosa precisione.

    E tuttavia quel che impressiona di più è la descrizione del comportamento dei responsabili delle diocesi, dei vescovi. Nel report si legge che, malgrado qualche piccola differenza di stile, in tutte le diocesi prevaleva un codice di comportamento standardizzato. Grazie anche alla collaborazione di alcuni agenti del FBI esso è stato finalmente portato alla luce. Il codice consiste di sette norme: a) far sempre uso di eufemismi nel descrivere i crimini, non parlare mai di “stupro”, ma di “condotta inappropriata”; b) non far condurre indagini approfondite da personale qualificato e preferire ad esse le testimonianze degli amici e dei colleghi del carnefice; c) al fine di fornire un’apparenza di integrità, inviare il prete abusatore presso un centro di trattamento psichiatrico nel quale venga però considerata valida esclusivamente la sua versione dei fatti; d) se si rivelasse proprio necessario rimuovere un prete dal proprio incarico, non precisare mai le cause e parlare di “malattia” o “esaurimento nervoso”; e) anche se un prete è uno stupratore, continuare a fornirgli il pieno sostentamento, ignorando il fatto che possa continuare a stuprare; f) se si viene a sapere che un prete è un abusatore, trasferirlo ad un’altra parrocchia dove nessuno lo conosca; g) non riferire nulla polizia, non denunciare mai.

    Il “codice” è stato applicato ovunque e ha comportato la sistematica sordità alla sofferenza delle vittime, la costante protezione dei carnefici e soprattutto, almeno fino a qualche tempo fa, la tutela della reputazione dell’istituzione ecclesiastica. Il fatto che oggi ne venga rivelata l’esistenza testimonia che la società civile, insieme alla stampa e alle istituzioni pubbliche americane, non sono più disposte a tollerare le implicazioni criminali dell’operato della Chiesa Cattolica. Gli autori del report fanno mostra di un cauto ottimismo. E tuttavia la malattia non è certo estinta (nel report ci sono casi molto recenti), deve rimanere alta la pressione sulla Chiesa affinché essa non torni ai vecchi vizi si sa che quasi sempre (le vittime hanno bisogno di tempo per far emergere il ricordo delle violenze subite), vanno introdotti cambiamenti nella legislazione degli Stati al fine di rendere più facile individuare e perseguire i preti autori di violenze sui minori.

    Soprattutto sarebbe necessario che venissero avviate in tutto il mondo iniziative giudiziarie come questa della Pennsylvania, così come sarebbe vitale che al stampa facesse quel che ha fatto il Boston Globe nel caso Spotlight, il vero avvio della lotta ai crimini sessuali della Chiesa cattolica americana. Sarebbe anche necessario che da Roma giungessero segnali meno ambigui e reticenti. Da questo punto di vista, la recente “lettera al popolo di Dio” di papa Francesco è inadeguata. E lo è in particolare laddove si concentra su una lettura degli abusi come difetto spirituale e sull’esercizio della preghiera e del digiuno come principale pratica riparatoria. Ma preghiera e digiuno sono proprio i farmaci più di frequente somministrati nel passato da vescovi e pastori ai loro confratelli colpevoli di aver compiuto qualche azione esecrabile nei confronti di un minore. Quell’atto, una molestia o addirittura una violenza carnale ai danni di un bambino, veniva interpretata precisamente come una mancanza spirituale, come un peccato, un’offesa a Dio, che richiedeva, come riparazione, preghiera e digiuno. Due pratiche compatibili con il segreto attorno al reato, con la protezione del chierico peccatore dalle grinfie della giustizia civile e con l’indifferenza verso la sofferenza della vittima.

    Da vertici della Chiesa davvero interessati a combattere il fenomeno e a cambiare verso ci aspetteremmo tutt’altro. Ci attenderemmo, in luogo di una generica richiesta di perdono, un invito solenne rivolto a tutte le vittime del mondo di reati commessi da membri del clero a presentarsi dinanzi alle autorità ecclesiastiche e a quelle civili per denunziare i loro carnefici. O un ordine tassativo rivolto ai vescovi di tutto il pianeta a fare ciò che quelli della Pennsylvania sono stati costretti a fare: aprire i loro archivi, rendere pubblici i documenti che attestano le responsabilità che tantissimi dirigenti della Chiesa hanno avuto nel coprire, aiutare, sostenere gli autori di crimini sessuali.

    Infine, ci attenderemmo l’indizione di un sinodo straordinario dedicato al tema del ministero sacerdotale, nel corso del quale potesse essere indagata, con l’ausilio di scienziati e ricercatori esperti nel campo, l’analisi della relazione tra la formazione seminariale, il celibato obbligatorio, il profilo sacrale del sacerdozio, da un lato e la commissione di reati sessuali sui minori e la protezione di casta accordata al clero dai dirigenti ecclesiastici dall’altra. Si tratterebbe di un passaggio doloroso, ma di un epocale momento di parresia, nel quale la Chiesa potrebbe davvero iniziare una stagione nuova, rifondando su basi nuove i propri rapporti con la comunità dei fedeli e con la società civile. Sarebbe qualcosa di davvero rivoluzionario e di ben diverso dai balbettii di scuse che si sentono pronunciare in questi giorni di fronte ai racconti dell’orrore che giungono dalla Pennsylvania.

  • Pedofilia, Chiesa Usa nella bufera, scandalo Pennsylvania

    Pedofilia, Chiesa Usa nella bufera, scandalo Pennsylvania

    Di Alessandro Fioroni – Pedofilia nella Chiesa americana

    All’inizio fu il caso Spotlight. Quando nel 2001 una squadra di giornalisti investigativi del giornale statunitense Boston Globe iniziò un’inchiesta sugli abusi sessuali ai danni di minori perpetrati da oltre 70 sacerdoti dell’arcidiocesi di Boston. Dei casi di pedofilia all’interno della chiesa si parlava a malapena e con grande difficoltà. Coperture ed omertà delle alte sfere ecclesiastiche insabbiavano qualsiasi tentativo di far trapelare la verità nonostante le denunce delle vittime.
    Nella vicenda fu coinvolto lo stesso arcivescovo Bernard Francis Law, accusato di aver coperto molte violenze in diverse parrocchie L’indagine valse il Premio Pulitzer di pubblico servizio al quotidiano nel 2003 e aprì a numerose indagini su alcune tragiche vicende all’interno della Chiesa cattolica.

    Il caso Spotlight

    Dal lavoro dei giornalisti del Boston Globe venne tratto anche un film che nel 2016 vinse il premio Oscar. Ma è proprio alla fine della pellicola che si scopre quanto la pedofilia sia ramificata e praticata dai preti cattolici.
    Nei titoli di coda una lunga lista di luoghi, sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo, nei quali la Chiesa cattolica è stata coinvolta.
    Inoltre in seguito all’emersione dello scandalo il cardinale Bernard Francis Law è stato rimosso dal suo incarico a Boston ma promosso alla Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma dove è morto nel 2017.

    Scandalo in Pennsylvania

    Ora dopo Boston un altro caso, che si snoda per oltre 70 anni, colpisce lo stato della Pennsylvania. E’ stata la Corte Suprema dello Stato, il 14 agosto, a pubblicare un’inquietante informativa nella quale si parla di circa 300 preti cattolici responsabili per l’abuso sessuale di oltre 1000 bambini in sei diocesi dello stato americano. Lo stesso arcivescovo Donald Wuerl ha inviato ai preti della Pennsylvania una lettera nella quale si avvertiva del contenuto “profondamente inquietante” del rapporto.
    I magistrati in oltre 1300 pagine parlano esplicitamente di minori manipolati attraverso alcool e droghe. Vengono descritti particolari precisi e crudeli sulle violenze sessuali, sulle loro modalità. Le vittime sono principalmente maschi anche se non mancano bambine coinvolte. Ma gli abusi si estendono anche ad adolescenti e preadolescenti.

    Insabbiamento sistematico

    Finora la Chiesa cattolica non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali circa le accuse all’indomani della pubblicazione del rapporto.
    Da quest’ultimo emerge soprattutto quello che il Procuratore di Stato Josh Shapiro ha descritto come “un insabbiamento sistematico da parte di alti funzionari della Chiesa in Pennsylvania e in Vaticano”.
    Dal testo si può ancora leggere: “i preti stavano violentando i bambini e gli uomini di Dio che erano responsabili di loro non solo non hanno fatto nulla, hanno nascosto tutto, per decenni”.

    Legge di limitazione

    La conseguenza peggiore, al di là della pubblicità che ha ora il caso, è che l’insabbiamento, così resistente in tutti questi anni, ha reso i casi quasi tutti troppo vecchi per essere giudicati, poiché la maggior parte di essi è anteriore all’anno 2000. Inoltre, in Pennsylvania è in vigore la cosiddetta”legge di limitazione” che impedisce alle vittime di abusi sessuali durante l’infanzia di presentare cause civili contro la Chiesa dopo aver compiuto 30 anni. Ma la corte ha potuto rinviare e giudizio solo due sacerdoti accusati di abusi sui minori avvenuti nell’ultimo decennio.
    Per questo Shapiro non ha escluso che il numero vero delle vittime possa superare la cifra attuale. Infatti è possibile che le accuse di alcuni minori siano andate perse o che molti abbiano scelto di rimanere in silenzio. Il Procuratore ha anche puntato l’indice contro alcuni esponenti della Chiesa che si sono limitati a minimizzare gli accadimenti qualificandoli come “giochi bruschi”, “scontri e comportamenti inappropriati”. “Non era nessuna di quelle cose – ha ribadito nel rapporto Shapiro -, erano abusi sessuali su minori, incluso lo stupro”.

    Un lavoro durato due anni

    Il rapporto ha richiesto un lavoro di due anni, è stato esaminato mezzo milione di pagine di documenti delle diverse diocesi. Sono stati ascoltati decine di testimoni e vittime. Alcune di queste hanno raccontato di essere stati picchiati dai loro stessi familiari che non credevano ai racconti. Una delle vittime ha tentato il suicidio mentre era ancora in corso l’indagine.
    Le autorità giudiziarie definiscono questa inchiesta la più ampia mai condotta finora da un’agenzia governativa negli Stati Uniti sugli abusi sessuali su minori nella Chiesa cattolica. Una dimensione molto più grande proprio del caso Spotlight o di quella che ha  portato alle dimissioni il mese scorso dell’arcivescovo di Washinghton, Theodore McCarrick, accusato di abusi durati decenni.

    PAPA FRANCESCO

    Pedofilia, Chiesa Usa nella bufera, scandalo Pennsylvania

  • Pedofilia, cardinale messicano senza vergogna: “Colpa delle vittime”

    Pedofilia, cardinale messicano senza vergogna: “Colpa delle vittime”

    Roma, 19 ago – In Pennsylvania centinaia di preti, circa 300 secondo le stime, avrebbero molestato e violentato minori dagli anni ’40 ad oggi. A rivelarlo è un dettagliato rapporto di oltre 1400 pagine redatto e diffuso dalla Corte suprema dello Stato americano. Soltanto quindi in una zona neanche troppo estesa degli Stati Uniti, un numero impressionante di sacerdoti si è reso protagonista del crimine più orrendo. Come se non bastasse, dopo questo ennesimo scandalo che compromette la credibilità della Chiesa già ai minimi storici, sono arrivate le vergognose dichiarazioni di un arcivescovo messicano.

    Sergio Obeso Rivera, nominato lo scorso giugno da Bergoglio cardinalepresbitero di San Leone I, ha infatti affermato: ”Le vittime di pedofilia che accusano gli uomini di Chiesa dovrebbero avere un po’ di pietà perché hanno una coda molto lunga e dunque facile da pestare”. Parole choccanti e indecenti, che non lasciano troppo spazio a interpretazioni benevole e che meriterebbero un’immediata presa di posizione da parte del Papa, che neanche due mesi fa ha scelto di “premiare” l’operato di Obeso Rivera.

    Nel frattempo più di 140 teologi, educatori e cattolici laici americani hanno lanciato una petizione per chiedere ai vescovi degli Stati Uniti di presentare le dimissioni a Papa Francesco, come riportato dal National Chatolic Report. Se accolto, sarebbe un gesto simile a quello dei vescovi cileni che a maggio hanno deciso di dimettersi in seguito alle numerose e pesanti accuse di abusi sessuali e corruzione. Un gesto in ogni caso sin troppo simbolico, ma che rivela come la Chiesa si trovi sempre di più al centro di uno scandalo decennale. Proprio in seguito al rapporto diffuso dalla Corte suprema della Pennsylvania, nel mondo cattolico americano sta scoppiando una bufera destinata ad avere inevitabilmente lunghi strascichi. “Facciamo appello ai vescovi cattolici degli Stati Uniti affinché considerino, nella preghiera e nella sincerità, di sottoporre a Papa Francesco le loro dimissioni collettive come un atto pubblico di pentimento davanti a Dio e al Popolo di Dio”, si legge nella petizione lanciata dai cattolici statunitensi.

    Eugenio Palazzini

    Pedofilia, cardinale messicano senza vergogna: “Colpa delle vittime”

  • Pedofilia Usa, inchiesta choc rivela abusi di 301 preti su più di mille bambini. Petizione chiede “dimissioni collettive”

    Pedofilia Usa, inchiesta choc rivela abusi di 301 preti su più di mille bambini. Petizione chiede “dimissioni collettive”

    Dopo l’inchiesta dell’Investigating Grand Jury della Pennsylvania che accusa 301 sacerdoti di aver abusato di oltre 1000 minori, è stata lanciata una petizione per chiedere a tutti i vescovi degli Stati Uniti di presentare le dimissioni a Papa Francesco. A firmarla sono 140 teologi, educatori e cattolici laici e recita: “Facciamo appello ai vescovi cattolici degli Stati Uniti affinché considerino, nella preghiera e nella sincerità, di sottoporre le loro dimissioni collettive come un atto pubblico di pentimento davanti a Dio e al Popolo di Dio” si legge in uno stralcio del testo pubblicato sul blog Daily Theology.

    Il dossier che sta travolgendo la Chiesa americana è stato pubblicato questa settimana ed è composto da oltre 1300 pagine. Tutti gli abusi sono stati compiuti da membri del clero dagli anni ’40 in poi su oltre mille bambini in sei su otto diocesi dello Stato: Harrisburg, Allentown, Pittsburgh, Greensburg, Erie e Scranton. Degli oltre 300 sacerdoti coinvolti, 100 facevano parte della diocesi di Pittsburgh: sotto accusa l’attuale arcivescovo di Washington Donald W. Wuerl che a Pittsburgh fu vescovo per 18 anni dal 1988 al 2006.

    La Santa Sede ha dichiarato di provare “dolore e vergogna”.”Gli abusi descritti nel rapporto sono penalmente e moralmente riprovevoli”, sono state le parole del direttore della sala stampa vaticana Greg Burke. “Atti che hanno tradito la fiducia e hanno rubato alle vittime la loro dignità e la loro fede. La Chiesa deve imparare dure lezioni dal passato e che dovrebbe esserci un’assunzione di responsabilità da parte sia di coloro che hanno abusato, sia di quelli che hanno permesso che ciò accadesse”. Gli abusi sarebbero tutti anteriori ai primi anni del 2000, per la chiesa una prova che le riforme fatte dalla Chiesa Cattolica negli Stati Uniti hanno ridotto drasticamente l’incidenza degli abusi commessi dal clero.

    Il rapporto viene ritenuto il più articolato e globale pubblicato sinora sulla pedofilia nella Chiesa americana. Il dossier ha portato all’incriminazione di due preti, ma la maggioranza dei presunti responsabili è ormai morta e la gran parte dei fatti è prescritta. Secondo L’Investigating Grand Jury il “reale numero” dei bambini abusati potrebbe ammontare a diverse migliaia  perché alcuni documenti segreti della Chiesa sono andati perduti e le vittime hanno avuto paura a farsi avanti. “I preti hanno violentato ragazzini e ragazzine e i loro superiori non solo non fecero niente, ma hanno nascosto tutto”, ha detto il procuratore generale Josh Shapiro, precisando che l’indagine “va avanti”. Il rapporto copre un arco di 70 anni e ha rivelato un sistema di protezione diffuso fatto di insabbiamenti e trasferimenti riportati negli archivi segreti delle diocesi, dove si evidenzia che il silenzio e l’inazione di vescovi e cardinali hanno consentito il protrarsi dei crimini.

    Molte le dichiarazioni a sostegno delle vittime da parte di vescovi e arcivescovi per quanto accaduto, l’arcivescovo di Filadelfia Charles J. Chaput ha affermato: “Le uniche risposte accettabili sono il sostegno alle vittime e sforzi globali per garantire che tali cose non si ripetano mai più. E rabbia. Anche la rabbia è una risposta giusta e necessaria ma deve essere una rabbia che porta buoni frutti; una rabbia guidata da un pensiero trasparente, dalla prudenza e da un desiderio di vera giustizia. Fa invece discutere l’affermazione del cardinale messicano Sergio Obeso Rivera che al riguardo ha affermato:”Le vittime di pedofilia che accusano gli uomini di Chiesa dovrebbero avere un po’ di pietà perché hanno una coda molto lunga e dunque facile da pestare”.

    Il lavoro d’inchiesta è partito il 4 agosto scorso con la lettera aperta del vescovo di Harrisburg, mons. Ronald W. Gainer: nel documento si denunciavano gli abusi commessi da 71 sacerdoti e ordinava la rimozione da tutti gli edifici collegati alla diocesi dei nomi degli abusatori, inclusi i vescovi che avevano taciuto i nomi di questi “preti predatori”, proteggendone i delitti. Gainer aveva reso pubblici i nomi degli abusatori e delle parrocchie da loro guidate, per incoraggiare le vittime alla denuncia. Ora anche altre diocesi, come quella di Eire, hanno pubblicato “disclosure list” con i nomi di colpevoli di abusi o coperture, mentre tutti i vescovi dello Stato esprimono profondo rimorso perché “l’abuso è spregevole e non trova posto nella Chiesa”.

    Sempre sul lavoro eseguito dall’Investigating Grand Jury il procuratore generale della Pennsylvania Josh Shapiro ha affermato: “Lo schema era abuso, negazione e copertura”aggiungendo: “Come diretta conseguenza della sistematica copertura da parte delle alte autorità ecclesiastiche, quasi ogni caso di pedofilia che abbiamo rilevato è troppo datato per un processo“. Sinora solo due preti sono stati incriminati per accuse che sono al di fuori della prescrizione: uno è accusato di aver eiaculato nella bocca di un bambino di sette anni e si è dichiarato colpevole, secondo la procura; l’altro ha aggredito due bambini, uno dei quali da quando aveva 8 anni per un periodo di otto anni, sino al 2010. L’Investigating Grand Jury ha chiesto che la prescrizione per i reati di pedofilia sia cancellata, che le vittime abbiano più tempo per presentare denuncia e che sia rafforzata la legge che obbliga a denunciare gli abusi sessuali di cui si viene a conoscenza.

    Le vittime, afferma il dossier, sono state speso traumatizzate per la vita finendo per abusare di droga e alcol, o per suicidarsi. Tra i casi elencati c’è quello di un religioso che ha stuprato una bambina di 7 anni in ospedale dopo che la piccola aveva subito una tonsillectomia. Un altro bambino bevve un succo di frutta e si svegliò il mattino dopo sanguinante dal retto, senza poter ricordare che cosa gli fosse accaduto. Un prete costrinse un bambino di 9 anni a praticargli sesso orale, poi gli lavò la bocca con l’acqua santa per “purificarlo”. Un altro sacerdote abusò di cinque sorelle della stessa famiglia, tra cui una da quando aveva 18 mesi ai 12 anni. Quando una delle bambine lo disse ai genitori nel 1992, la polizia trovò nella casa del prete slip, bustine di plastica contenenti peli pubici, fiale d’urina e fotografie a sfondo sessuale di bambine.

    Secondo Bishop Accountability negli Stati Uniti sono tra 5.700 e 10mila i preti cattolici accusati di abusi sessuali, ma poche centinaia sono stati processati, dichiarati colpevoli e condannati. Da quando il problema della pedofilia nella Chiesa cattolica è diventato noto all’inizio degli anni 2000, la Chiesa americana ha speso più di 3 miliardi di dollari in patteggiamenti. Questo ha documentato accordi con 5.679 presunte vittime del clero cattolico, solo un terzo delle 15.235 denunce che i vescovi hanno detto di aver ricevuto fino al 2009. Una stima ipotizza che le vittime negli Usa siano 100mila. Sotto la pressione dell’aumento di denunce nel mondo e delle continue critiche per la insufficiente risposta della Chiesa, papa Francesco nel 2013 ha promesso una nuova legge sulla pedofilia e pedopornografia.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/18/pedofilia-usa-inchiesta-choc-rivela-abusi-di-preti-su-piu-di-mille-bambini-petizione-chiede-dimissioni-collettive/4567208/