Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Legionari di Cristo

  • Da Ratisbona a Melbourne, il filone “Anime pulite” scuote la Chiesa nel profondo

    Da Ratisbona a Melbourne, il filone “Anime pulite” scuote la Chiesa nel profondo

    Estate giudiziaria bollente, dagli abusi sui coristi alle accuse di pedofilia a Pell, fino al processo sui fondi del Bambino Gesù per l’attico di Bertone.

    “Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nessuno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre Vostro”. Come una nemesi biblica inesorabile, o vendetta divina implacabile, l’ombra non solo di due, ma cinquecentoquarantasette “passeri” – così si chiamano i bambini del coro di Ratisbona – oscura il cielo del Vaticano. Cancellando l’estate della Chiesa e il sole che con Bergoglio era tornato miracolosamente, meravigliosamente a splendere su di essa. Restituendola di colpo al plumbeo autunno del pre-conclave.

    Visione infernale, sinistramente in tinta con l’incendio che dalla pineta, nei giorni scorsi, era giunto a lambire la cinta dell’Urbe.

    Un gelo che attraversa l’anima e atrofizza i pensieri, cronicizza l’orizzonte, rimette in discussione il credito e la fiducia di chi osserva da fuori.

    Se la storia si fa con i numeri, quelli che vengono da Ratisbona sono tali da obbligare a riscriverla. Riclassificando il fenomeno della violenza sui minori: da episodico a epidemico.

    Sotto accusa questa volta non c’è una deviazione, ma l’istituzione, supposta portatrice di una mentalità omertosa, diffusa, che molti cominciano a considerare irreformabile: almeno da dentro.

    L’operazione trasparenza che Ratzinger lanciò colpendo un simbolo, nel capostipite dei Legionari di Cristo e candidato agli altari Marcial Maciel, si abbatte oggi come un boomerang sui cantori di Ratisbona, le voci bianche della cattedrale, dirette per trent’anni anni dal Kapellmeister e fratello Georg. Senza guardare in faccia nessuno. Appunto.

    Succede nelle rivoluzioni, quando l’alveo del rinnovamento non basta più a contenere l’onda del risentimento, che non travolge soltanto i colpevoli, ma un intero sistema e il suo ceto dirigente: il quale non poteva non sapere. Fino a scagliarsi, da ultimo, contro gli stessi riformatori. Mentre si fa strada l’idea che il cambiamento non possa venire dall’interno. E nemmeno dai vertici. Bensì dall’esterno. E dai giudici.

    Da mani pulite ad “anime pulite”: quasi che a distanza di un quarto di secolo il metodo della rimozione per via giudiziaria dell’ancien régime si fosse trasferito sull’altra sponda del Tevere. “Passiamo all’altra riva”, insomma, in una originale applicazione dei consigli evangelici.

    E’ il dato di novità, e salto di qualità, di queste giornate di luglio, che in assenza di viaggi e impegni ufficiali avrebbero dovuto rappresentare, per Bergoglio, un periodo di quiete, bonaccia e ordinario cabotaggio, al timone della barca di Pietro. Mai come ora immersa nella tempesta.

    Come un uragano, le cronache modificano il paesaggio visivo del pontificato e consegnano all’immaginario collettivo il profilo di una Chiesa sotto processo, dove i protagonisti e portavoce delle riforme, al posto dei vescovi e dello stesso Pontefice, diventano i detective e gli avvocati delle vittime: da Ulrich Weber, estensore del rapporto su Ratisbona, che occupa e inorridisce lo scenario dei notiziari, al vice commissario di polizia dello stato australiano di Victoria, Shane Patton, che il 29 giugno ha nottetempo annunciato l’incriminazione di un principe della Chiesa, nella persona del cardinale George Pell, completando la metamorfosi dei vaticanisti e convertendoli verosimilmente, lessico e agenda, in cronisti giudiziari. Dalle udienze papali a quelle dei tribunali. Dalle relazioni sinodali a quelle dei legali. Dalle indulgenze, infine, ai risarcimenti.

    Un transfert semantico. Uno tsunami mediatico che non si ferma e in una settimana è destinato a raggiungere l’altro capo del mondo, per proiettare sugli schermi la sagoma inedita, sgomenta, di un porporato alla sbarra, quando un ministro in carica del governo papale, titolare del dicastero dell’economia, comparirà di fronte alla corte di Melbourne, sua terra d’origine, in veste d’imputato, per replicare alle gravi accuse che lo riguardano.

    Per proseguire poi, a settembre, con gli alti prelati che potrebbero essere chiamati a intervenire in qualità di testimoni, con ampia risonanza mediatica, nel processo vaticano aperto ieri per la distrazione di denaro della Fondazione Bambino Gesù. Ipotesi di reato che, qualora comprovata e in caso di condanna dei responsabili, delineerebbe una ulteriore variante, sebbene di altra natura, di abuso perpetrato nei confronti dei più piccoli e dei loro diritti.

    Non fulmini a ciel sereno, temporali estivi e schermaglie procedurali, quindi, quanto piuttosto avvisaglie di un diluvio. Dal quale la Chiesa sortirà più trasparente, di sicuro, ma vulnerabile. Più sincera, però più povera.

    Prescelto tra gli outsider del conclave all’indomani di Vatileaks, per rivestire il re, nudo, con l’abito candido della propria onestà e popolarità, Bergoglio lo ha invece definitivamente, francescanamente spogliato di ogni difesa ed esposto al “giudizio” del mondo, nel senso più stretto e processuale del termine.

    Prospettiva che fa tremare i polsi. E dinamica rivoluzionaria che ormai, segnatamente, risulta sfuggita di mano ai suoi promotori, avviando una catarsi dall’esito incerto. Imprevedibile ergo ingestibile. Irrefrenabile ergo irreversibile.

    http://www.huffingtonpost.it/2017/07/19/da-ratisbona-a-melbourne-il-filone-anime-pulite-scuote-la-chi_a_23037648/

  • Recensione del libro di Federico Tulli “Chiesa e pedofilia: il caso italiano”

    Recensione del libro di Federico Tulli “Chiesa e pedofilia: il caso italiano”

    “La pedofilia nella Chiesa è opera del diavolo – dice Bergoglio – è una malattia diabolica… dobbiamo esserne convinti per curarla. I pedofili vanno capiti e perdonati”. E invoca la misericordia per loro, i pedofili.

    Ma davanti al dato statistico che la pratica della pedofilia clericale è diffusa in tutto il mondo ed ha proporzioni spaventose, l’opinione pubblica è ormai profondamente indignata e non condivide queste affermazioni assolutorie, al contrario, le ritiene i soliti inflazionati escamotage per continuare a coprire i pedofili e aiutarli a sottrarsi alla giustizia. La chiesa cattolica si ritrova dunque come non mai, sotto il fuoco incrociato delle vittime che non sono più disposte a subire in silenzio, della stampa che sbatte i pedofili in prima pagina, dei tribunali che li processano, degli specialisti che smentiscono il presunto disturbo mentale, e perfino di una parte della stessa chiesa cattolica che, tramite i suoi studiosi/teologi/filosofi, prende le distanze dalla morbida e generica definizione di “atti impuri” riferita al gravissimo reato della pedofilia, e inchioda il Vaticano alle sue responsabilità.

    “La pedofilia – scrive Federico Tulli, giornalista e autore di “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” – non è un vizio, la pedofilia non è un atto di lussuria, la pedofilia non è un peccato e tanto meno un delitto contro la morale o un’offesa alla castità come dice il Catechismo. La pedofilia è un crimine violentissimo contro persone inermi”.

    Ecco un libro che non dovrebbe mancare nella libreria di ogni persona perbene, sia cattolica che atea o di qualunque altra fede religiosa purché abbia una coscienza che reclami giustizia e rettitudine, i due requisiti che stanno alla base di ogni consesso umano degno di tale aggettivo.

    Parliamo dell’ultima fatica letteraria di Federico Tulli, giornalista e saggista, “Chiesa e pedofilia: il caso italiano” un testo sconvolgente che scuote la mente e il cuore anche dei più cinici e di tutti coloro, credenti o non credenti, che s’illudono sulla disponibilità della Chiesa cattolica a cambiare uno status quo di millenaria potenza. Una potenza spaventosa che le ha permesso e continua a permetterle di perpetrare i più orrendi crimini nella più assoluta impunità, fatto inaudito e unico in tutta la storia occidentale. E senza dubbio il delitto più atroce, inaudito, imperdonabile è quello compiuto sui bambini, creature indifese che la natura e la cultura hanno affidato alla protezione degli adulti e che molti, troppi, di essi adulti tradiscono nei modi più spietati.

    Il libro analizza il fenomeno dell’abuso sessuale sui minori a partire dalle origini, cioè dal mondo greco e latino dove era molto diffuso e ampiamente tollerato, anzi ritenuto una componente di rilievo nella relazione tra il maestro e l’alunno.

    “Nell’età imperiale romana – scrive Tulli – la prima età della vita era una terra desolata soggetta ad angherie e violenze d’ogni genere“. Questo disprezzo verso l’innocenza dell’età infantile verrà in parte mitigato dal cristianesimo (lo si evince dal celebre monito di Gesù Cristo che suggerisce ai pedofili di legarsi una pietra al collo e gettarsi in mare, lui sì che è per la tolleranza zero) ma di fatto sarà rafforzato dall’ipocrisia e dalla perversione del clero cattolico. Oggi, grazie all’evoluzione della sensibilità morale, scientifica e giuridica della società, la pedofilia e la pederastia sono considerate per quello che sono: reati abominevoli. Anche se continuano a dilagare soprattutto negli ambienti religiosi e proprio da coloro i quali si ergono a detentori e maestri di etica.

    L’autore analizza dunque il turpe fenomeno da ogni possibile punto di vista nel tempo e nello spazio, sociale, psicologico, politico, giuridico, portandoci fin dentro l’abisso della fenomenologia del sacro il cui impatto irrazionale contribuisce a determinare un’inflazione psichica nel prete. Un prete che, investito dalla super potenza dell’impunità, si sente autorizzato a varcare finanche i limiti dell’umano e collocarsi al di là del bene e del male!

    Sul filo di quest’ottica, infatti, Tulli ci mostra la pretesa – squisitamente clericale – di una normalizzazione del comportamento pedofilo al fine di rivelarlo e stigmatizzarlo sostenendo che solo una piena consapevolezza e una efficace reazione dell’opinione pubblica può mettere fine a questa infinita sconvolgente strage di innocenti, a questa interminabile sequela d’infanticidi esistenziali ad opera di un impressionante numero di maschi bene al riparo dell’abito talare!

    Assistiamo così all’emergere dei pedofili, come topi di fogna, nelle chiese di mezzo mondo, dagli Stati Uniti all’Irlanda, dal Belgio all’America del sud, dalla Francia alla Germania e ovviamente e soprattutto in Italia.

    “Nella cattolicissima Irlanda– leggiamo esterrefatti – tra il 1995 e il 2011, nonostante le resistenze e le pressioni locali e della Santa Sede, diversi magistrati sono riusciti a indagare e a dimostrare abusi compiuti da oltre mille religiosi su almeno 30.000 bambini ed adolescenti, sgominando un radicato sistema di potere, laico e clericale, che per oltre cinquant’anni era riuscito a coprire le violenze e a garantire l’impunità ai responsabili“. E il primo ministro irlandese Enda Kenny ha denunciato di fronte al suo parlamento le pressioni del Vaticano per insabbiare, occultare e minimizzare le responsabilità del clero su questa serie di delitti e abusi sui minori.

    Ebbene, come mai la stessa cosa non avviene in Italia? Perché – spiega l’autore – stante la secolare sudditanza della nostra classe politica al Vaticano, ad un presidente del consiglio italiano una cosa del genere è praticamente impossibile.

    Nel 2002, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II (il famoso santo subito) la Chiesa cattolica fu investita da un uragano di scandali pedofili accaduti negli Stati Uniti, in special modo nella arcidiocesi di Boston gestita dal cardinale Bernard Law. Attraverso un’inchiesta a dir poco sensazionale, il “The Boston Globe” fece emergere i numerosi abusi di padre John Geoghan su centinaia di minori con 86 procedimenti giudiziari avviati dalle vittime contro di lui che si conclusero con un risarcimento di dieci milioni di dollari. Altre vittime si fecero avanti presso altre diocesi rivendicando anch’esse un legittimo risarcimento che giunse così a complessivi due miliardi di dollari in dieci anni, portando la Chiesa Cattolica americana sull’orlo della, meritatissima, bancarotta.  Si era appena agli inizi, migliaia di altri casi infatti esplosero nel resto del mondo e le vittime, decise ad andare fino in fondo, diedero uno scossone epocale all’immagine immacolata della Chiesa Cattolica.

    A questo punto l’autore passa in rassegna gli innumerevoli scandali accaduti nelle parrocchie italiane dall’inizio dell’unità d’Italia fino al raccapricciante caso dell’istituto Provolo (in Argentina) dove fu scoperta una stanza dedicata alla pedofilia sadica. Lì decine e decine di bambini sordi furono stuprati senza pietà da 27 tra sacerdoti e laici che davano la stura ad abusi sessuali, torture e sevizie che in alcuni casi si concludevano con la morte delle vittime…   messe così a tacere per sempre.

    Attraverso un’eccellente, pedissequa e inattaccabile documentazione, Federico Tulli mette sotto gli occhi sgomenti dei lettori, una mole di abusi sui minori senza precedenti, consumati da emeriti aguzzini con la complicità e la protezione dei diretti superiori, vescovi, arcivescovi e cardinali, preoccupati soltanto di mantenere il segreto su tale mastodontica infamia affinché non danneggi l’immagine della Chiesa e non comporti immani esborsi di denaro.

    Nessun senso di colpa, nessuna comprensione, nessuna pietà, emerge invece per le vittime. Al contrario, qua e là perfino si insinua che sono piccoli ma scafati seduttori e complici dei loro abusanti!

    E c’è dell’altro: nel pozzo nero di questa politica di copertura, di reticenze e di granitica omertà, l’autore rivela collegamenti delinquenziali tra molteplici scandali finanziari: “rapporti con le cosche mafiose e sanguinarie dittature, pedofilia nel clero (…) giochi di potere tra persone disposte a tutto, la pedofilia e il denaro“.

    E in che cosa consiste la “punizione”? Consiste nel trasferimento del prete da una parrocchia all’altra dove ovviamente continuerà a compiere i suoi crimini come se niente fosse, e sempre impunemente. Per la cronaca, aggiungiamo una chicca: il citato arcivescovo di Boston, Bernard Law costretto alle dimissioni dalle proteste di migliaia di fedeli per aver protetto padre Geoghan, viene richiamato a Roma da papa Giovanni Paolo II che lo nomina arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore, praticamente gli conferisce un premio!

    Sempre Giovanni Paolo II è citato spesso da Tulli non certo per motivi di santità bensì per la sua annosa amicizia con padre Marcial Maciel Degollado il sacerdote messicano fondatore dei Legionari di Cristo, un autentico e incallito malfattore responsabile di uno spropositato numero di crimini. In un libro che difficilmente vedremo in Italia, i cui diritti appartengono alla Grijalbo- Random House Mondadori, sono raccolti i documenti segreti e inediti da cui emerge la consapevole complicità delle gerarchie vaticane a cominciare da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI proprio con Degollado, un vero e proprio campione di perversioni plurime: pedofilo, consumatore di droghe, stupratore seriale e padre di numerosi figli uno dei quali lo accusò di averlo violentato!

    Per ben sessant’anni costui perpetrò i suoi crimini godendo della protezione e della stima della Santa Sede fino al 2006, quando, essendo ormai la mole degli scandali di pubblico dominio, papa Benedetto XVI si vide costretto a destituirlo.

    Alla domanda spontanea su come mai tutte queste atrocità possono essere compiute nella più indecente impunità, l’autore fornisce l’unica e sola logica spiegazione che si rifà alla struttura della Chiesa Cattolica : “Un’istituzione patriarcale – dice – un compatto e capillare sistema di potere fondato sull’omertà e sulla reticenza di tutti i suoi componenti. Un sistema talmente radicato che nemmeno dopo un secondo scandalo altrettanto esteso (nel 2009- 2010 in Europa e, come abbiamo visto, con oltre 30.000 vittime nella sola Irlanda) i vertici della Santa Sede hanno cominciato a prendere in considerazione l’idea di modificare le norme  e quei rapporti all’interno della Curia con l’esterno, che hanno permesso al sistema stesso di garantire la conservazione di un potere antidemocratico bi-millenario e da sempre contrario al rispetto dei più elementari diritti umani”.

    In sintesi l’abuso non è un difetto nel sistema, l’abuso era ed è IL SISTEMA della Chiesa Cattolica e questo libro da incubo ce lo mostra in tutta la sua ripugnante realtà!

     di Angela adamo e Raffaella Mauceri

  • La pesante critica degli argentini a Bergoglio “Qui 27 ragioni per le quali Francesco ha consolidato la cultura del clero abusatore”.

    La pesante critica degli argentini a Bergoglio “Qui 27 ragioni per le quali Francesco ha consolidato la cultura del clero abusatore”.

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    AZIONI DEL PAPA FRANCESCO CHE CONSOLIDANO IL SISTEMA DELLA COPERTURA VATICANA DEL CLERO ABUSATORE SESSUALE

    1. – Ha designato nella Curia vaticana cardinali che hanno partecipato al conclave che lo ha eletto come papa, membri della cosiddetta “sporca dozzina” perché sono stati accusati di coprire sacerdoti pedofili. Loro sono: Leonardo Sandri (Argentina), membro della segretaria per la Comunicazione del Vaticano; George Pell (Australia), Prefetto della Segreteria di Economia della Santa Sede; Marc Ouellet (Canada), Prefetto della Congregazione per i Vescovi e Presidente della Pontificia Commissione per l’ America Latina; Seán O’Malley (USA), Consigliere nel C8 e Presidente della Pontificia Commssione per la Protezione dei Minori; Peter Turkson (Ghana), Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; Oscar Rodríguez Madariaga (Honduras), Consigliere del C9.
    2. – Ha designato nella C9 (organo consultivo), i seguenti cardinali accusati di coprire abusi sessuali: Oscar Rodríguez Madariaga; Francisco Javier Errázuriz Ossa; Sean Patrick O’Malley; George Pell.
    3. – In particolare, il cardinale George Pell è responsabile di avere coperto più di 4.000 casi di abusi sessuali del clero in Australia.
    4. – Ha avvallato l’espulsione di Peter Sanders dalla Commissione per la Tutela dei Minori. Sanders è stato vittima di abuso sessuale ed è molto critico verso l’attività della commissione, una struttura senza potere, le cui dichiarazioni e pronunciamenti non hanno carattere vincolante né obbligatorio per i vescovi. Una cortina di fumo.
    5. – Ha avvallato la mancanza di attività di quella Commissione, all’ accettare la rinuncia di Marie Collins, un’altra vittima di abuso sessuale, designata ad essere integrata come segno di trasparenza. La causa per la quale ha rinunciato: “Mancanza di appoggio nel Vaticano”. Si sono stancati di usare e manipolare le due vittime.
    6. – Ha nominato vescovo di Osorno il sacerdote Luis Barros, principale insabbiatore del pedofilo Fernando Karadima. Nel miglior stile calcistico, gli ha teso l’agguato mediante un video dove ha consigliato un gruppo di cileni: “pensate con la testa e non vi lasciate condizionare dalle accuse infondate dei mancini ” (2).
    7. – Ha fatto uscire con rapidità dalla Repubblica Dominicana il nunzio apostolico Jozef Wesolowski, accusato di pedofilia e detenzione di pornografia infantile. Una delle sue vittime ha detto che “aveva un tipo di gusto preciso, dai 14 ai 16 anni, e se erano “palliducci” molto meglio”.
    8. – Ha creato un tribunale fraudolento, incaricato di giudicare i vescovi. Poi, ha fatto marcia indietro elaborando la lettera apostolica “Come una madre amorevole”, soppiantando quello ad un procedimento incaricato a determinate Congregazioni. Il processo era grossolanamente truffaldino: il vescovo accusato ha la possibiltà di incontrare i superiori delle Congregazioni, fomentando la congiura; si consolida il privilegium fori, cioè, il fatto che preti giudichino preti; si elimina l’indipendenza come fondamento di un giudizio giusto ed imparziale. Un’assurdità giuridica.
    9. – Avvalla la protezione che il cardinal Bagnasco – presidente della Conferenza Episcopale Italiana ed arcivescovo di Genova – fa a Carlos Buela, fondatore dell’Istituto Verbo Incarnato.
    10. – Mantiene l’ambiguità nel caso spagnolo denominato “los romanones”. Risponde personalmente alla chiamata del denunciante, gli chiede perdono, lo incita a denunciare alla giustizia civile e mette in marcia il processo canonico rapidamente, frutto del quale l’arcivescovo di Granada sospende a divinis tre degli imputati. Tuttavia, colloca altri membri del clan come loro sostituti. Non sottopone il vescovo di Granada – Francisco Javier Martínez– a giudizio per negligenza.
    11. – Non ha espulso il sacerdote francese Bernard Preynat nè il suo superiore, l’arcivescovo di Lione Philippe Barbarin, dopo le denunce per abuso sessuale contro il primo.
    12. – In Messico, lascia al suo posto il cardinale Norberto Rivera, il maggior copritore di sacerdote pedofili di quel paese, incluso il predatore sessuale Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo.
    13. – Protegge 25 vescovi francesi (5 di loro in attività), che coprirono 39 sacerdoti abusatori di 300 bambini.
    14. – Non ha ancora espulso il prete Julio Cesar Grassi, nonostante sia condannato per delitti di abuso sessuale e corruzione di minori. Il procedimento canonico è stato ripreso dopo che la CSJN ha confermato l’arresto del prete.
    15. – Non ha modificato le norme giuridiche della Chiesa conforme alle esortazioni dell’ONU per i casi di abuso sessuale.
    16. – Avvalla le linee-guida della CEA (Conferenza Episcopale Argentina) dove si negano sistematicamente alle vittime le garanzie del dovuto processo, rendendole nuovamente vittime poiché continua l’abuso di potere e la negazione della giustizia.
    17. – Mantiene il segreto pontificio, che obbliga tutti i partecipanti ad un procedimento canonico ad osservare il segreto sotto giuramento del silenzio. Si imbavagliano e costringono le vittime.
    18. – Non ha pubblicato il registro ufficiale – certificato per enti indipendenti – dei sacerdoti espulsi a causa di abuso sessuale infantile.
    19. – Mantiene in segreto il luogo dove stanno i sacerdoti accusati di abuso sessuale, con sanzione canonica, ma che rimangono nella chiesa. Nemmeno ci sono meccanismi di controllo posti in essere da organizzazioni indipendenti, né vengono avvisati i famigliari del luogo dove viene destinato l’abusatore, mettendo a rischio bambini e bambine.
    20. – Non ha mai ricevuto le vittime di abuso membri della Rete di Sopravviventi di Abuso Sessuale Ecclesiastico d’Argentina. Quelle che ha ricevuto – di altri paesi – sono state ricevute per evitare reclami.
    21. – È venuto a conoscenza nel 2014 di casi di abuso sessuale nell’ Istituto Antonio Provolo di Verona, Italia, e non ha adottato nessuna misura. È stata consegnata – nelle sue proprie mani – la lista dei sacerdoti abusatori e delle vittime.
    22. – Ha iniziato nel 2015 il processo di beatificazione del vescovo di Verona, Giuseppe Carraro, il quale ha abusato sessualmente di un alunno dell’Istituto Antonio Provolo di quella città.
    23. – È venuto nuovamente a conoscenza – nel 2016 – di altri casi di abusi sessuali nell’Istituto Provolo, questa volta in Mendoza e La Plata, Argentina, e neanche lì ha fatto niente.
    24. – Avvalla l’agire delittuoso delle autorità dell’Istituto Provolo d’Italia rispetto ai sacerdoti detenuti in Mendoza. La Commissione del Vaticano che ha inviato a Mendoza, è arrivata nella provincia recentemente in aprile del 2017 con chiari propositi di ricavare informazioni del fascicolo senza avere legittimazione processuale.
    25. -Avvalla l’agire complice dell’Arcivescovato di Mendoza, entità localmente responsabile dell’Istituto Antonio Provolo.
    26. – Non ha iniziato alcun procedimento canonico contro i vescovi di Mendoza per la sua responsabilità nel funzionamento dell’Istituto Antonio Provolo applicando le disposizioni contenute nel documento “Come una madre amorosa”.
    27. – Ha ridotto le sanzioni ad un gruppo di preti pedofili italiani, che non perderanno la loro condizione di sacerdoti, ma saranno esentati dai pubblici uffici.

    Avvocato Carlos Lombardi

    Consigliere della Rete dei Sopravvissuti all’Abuso Sessuale Ecclesiastico di Argentina

  • Pedofilia, in Vaticano i funerali del nunzio punito per aver denunciato il diabolico caso Maciel

    Pedofilia, in Vaticano i funerali del nunzio punito per aver denunciato il diabolico caso Maciel

    Città del Vaticano – Senza troppa enfasi, ieri mattina, nella cappella del Governatorato, all’interno del Vaticano, è stato celebrato il funerale ad un nunzio apostolico spagnolo messo da parte per avere avuto il coraggio di denunciare a Papa Wojtyla i crimini di padre Maciel Marcial Degollado, il diabolico fondatore dei Legionari di Cristo, pedofilo seriale, tossicomane, doppiogiochista, bugiardo e corruttore. Una figura oscura e potentissima, amica di Giovanni Paolo II e del cardinale Dziwisz che, proprio per questo, riuscì a garantirsi per decenni l’impunità e il silenzio. Riuscì a coprire persino una doppia identità, con fiumi di denaro elargiti ovunque, persino alle gerarchie ecclesiastiche dell’epoca.

    Fu l’allora nunzio apostolico in Messico, monsignor Justo Mullor Garcia, a mettere nero su bianco le accuse, e riferire all’allora segretario di stato, Sodano cosa stava accadendo dietro le quinte di uno dei più potenti ordini religiosi presenti in America Latina, fondato da padre Maciel a Città del Messico.

    Quella lettera non portò troppa fortuna a Mullor Garcia visto che, nel giro di poco tempo, fu sollevato dall’incarico e di fatto accantonato. Una decisione dell’allora segretario di Stato, Angelo Sodano, uno dei tanti cardinali sui quali padre Maciel poteva contare. Mullor Garcia ne soffrì parecchio. Solo con l’elezione di Benedetto XVI, qualche anno dopo, le accuse contro il fondatore dei Legionari di Cristo, per i diversi crimini commessi, vennero finelmente prese in considerazione e da quel momento fu aperta una istruttoria che portò, nel 2006, alla punizione di padre Maciel, ormai ottantenne e malato di cancro al pancreas. Ma persino in quella circostanza vi furono scontri tra la linea di massima fermezza di Papa Ratzinger e quella più garantista del segretario di Stato, Sodano. Alla fine la punizione per Maciel fu mite rispetto ai crimini commessi, non fu nemmeno ridotto allo stato laicale ma solo obbligato a vivere il resto della sua vita in disparte. Maciel morì due anni più tardi, in una clinica in Florida, accudito dalla sua seconda compagna clandestina e dalla figlia avuta da questa unione. Maciel ebbe anche due figli avuti da una prima unione, anch’essa segreta, a loro volta abusati, un destino che li accomunava a tanti altri seminaristi.

    Justo Mullor García dopo essersi battuto per fare conoscere al mondo le malefatte di Maciel, si ritirò in disparte. Da anni viveva in un modestissimo appartamento del vaticano. E’ scomparso venerdì scorso, 30 dicembre. A presiedere il rito nella cappella del Governatorato, è stato il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin.

    Con lui hanno concelebrato i cardinali James Francis Stafford, Santos Abril y Castelló, Giuseppe Bertello e Beniamino Stella. Il decano del Collegio cardinalizio, il cardinale Sodano, invece, non era presente alla cerimonia funebre.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/vaticano_funerali_nunzio_apostolico_maciel_marcial_degollado_mullor_garcia_sodano_pedofilia-2173719.html

  • Legionari di Cristo: Luis Garza, ex vicario di Padre Maciel, accusato di molestie

    Legionari di Cristo: Luis Garza, ex vicario di Padre Maciel, accusato di molestie

    MEXICO CITY – Un ex alto responsabile dei Legionari di Cristo, nei primi anni ’90, abusò a lungo di un adolescente: la scoperta, a seguito di una querela presentata questa settimana. Nella denuncia, in cui si chiede un risarcimento danni non specificato, si accusa un prete che servì Marcial Maciel Degollado, fondatore della congregazione clericale.

    Il sacerdote in questione è il reverendo Luis Garza, che per quasi due decenni è stato figura di secondo rango dei Legionari di Cristo a Roma e attualmente nelle Filippine come direttore regionale della congregazione. Nella denuncia, un adulto identificato come “John Doe 1“, sostiene che Padre Garza, insieme ad altri due sacerdoti tra cui Degollado, abusarono del giovane nel centro che gestivano a Città del Messico, all’inizio del 1990.

    Un portavoce dei Legionari ha riferito che “Garza nega qualsiasi tipo di accusa e coinvolgimento in questo o altri abusi e ci tiene a far sapere che collaborerà pienamente riguardo alla questione”, ha detto il portavoce Jim Fiera.

    Il ragazzo, il cui nome non è stato reso pubblico, ha raccontato di essere stato abusato da Garza, da Maciel e da un terzo prete, in un collegio dei Legionari di Città del Messico. Gli abusi sarebbero avvenuti a partire dal 1990 0 1991, quando la vittima all’epoca aveva 13 o 14 anni.

    Secondo le dichiarazioni del suo avvocato, Michael Rech, nel corso di due anni il ragazzo è stato abusato diverse volte da ciascun sacerdote; la vittima, a causa di ciò avrebbe abbandonato la scuola, attraversato il confine Usa -Messico e infine terminato il liceo nel Stati Uniti. Alcune testimonianze affermano che la vittima è cresciuta in California, insieme alla religiosissima famiglia, che aveva una certa venerazione per i preti.

    Garza, 58enne nativo del Messico, nel novembre 1992 da Maciel è stato nominato vicario generale, posizione che ha mantenuto fino al 2011. La congregazione, fondata da Maciel decenni fa in Messico, è stata chiusa dal Vaticano nel 2010 dopo un’indagine in cui emerse che Maciel, morto nel 2008, avrebbe molestato numerosi ragazzi e sarebbe padre di almeno tre figli nati fuori dal matrimonio.

    L’attuale vittima ha spiegato di aver più volte riferito gli abusi a due big dell’Arcidiocesi di Los Angeles,il cardinale Roger Mahony e l’arcivescovo Jose Gomez, ma un portavoce dell’Arcidiocesi ha affermato di non ricordare se Mahony abbia parlato con qualcuno rispetto gli abusi commessi da Garza, e non ci sono prove che indichino appuntamenti o telefonate da parte della vittima all’arcivescovo.

    Nella denuncia viene spiegato, inoltre, che nel 2014 il ragazzo aveva già fatto un tentativo di segnalazione ai Legionari di Cristo, tentativo che si rivelò inutile poiché nonostante la congregazione avesse mandato a casa sua un rappresentante per capire cosa fosse accaduto, la vicenda fu presto messa a tacere.

    Garza crebbe in una delle famiglie più ricche dell’America Latina, con tre fratelli e quattro sorelle. Le radici della famiglia sono a Monterry, la capitale industriale del Messico. Maciel, invece, è conosciuto dai propri sostenitori come “Nuestro Padre” (Nostro Padre), e ha corteggiato a lungo la famiglia Garza nel 1970, affinché diventasse uno dei maggiori donatori.

    Le accuse di a e tossicodipendenza fatte a Maciel, arrivarono nel 1997 a seguito di un’indagine condotta da Jason Berry, giornalista del Daily Beast e scrittore di numerosi libri sugli abusi dei preti (tra cui Lead Us Not Into Temptation: Catholic Priests and the Sexual Abuse of Children e Render Unto Rome: The Secret Life of Money in the Catholic Church) e Gerald Renner. Maciel negò prontamente le accuse, senza però concedere alcun colloquio, e il Vaticano rifiutò qualsiasi commento.

    All’epoca, secondo Cristopher Kunze, ex prete che ora vive nel Wisconsin, “Luis Garza viaggiò in gran parte delle case legionarie (in circa 20 paesi) obbligando ogni membro ad osservare il silenzio assoluto, pena il peccato mortale, riguardo qualsiasi informazione trapelata sulle “false accuse contro il fondatore”. “Garza fece firmare un documento in cui si affermava che nessuno di noi avrebbe intrapreso azioni legali contro i Legionari di Cristo. Al tempo, non conoscevamo l’oggetto delle accuse contro Maciel. Tutto il materiale che arrivava era altamente censurato”.

    Kunze, Garza e tutti i Legionari avevano assunto i voti privati di non parlare mai male di Maciel o superiori, e di segnalare ai superiori, qualsiasi critica al fondatore. Kunze scoprì l’articolo solo nel 1997, molti mesi dopo, mentre lavorava in Vaticano. Ha lasciato il sacerdozio nel 2000, è tornato negli Usa, è sposato e ha dei figli.

    Sebbene non si sappia cosa Garza sapesse delle vittime, ebbe un ruolo in primo piano nel 1998, quando portò avanti una campagna per attaccare gli accusatori. Nel 1998, otto vittime di Maciel (un prete spagnolo e sette adolescenti messicani) depositarono un caso giudiziario di diritto canonico presso il Vaticano, chiedendo aRaztinger di scomunicare Maciel.

    Anche Giovanni Paolo II, sebbene fosse arbitro supremo del diritto canonico, rimase passivo alle accuse di violenze nei confronti di Maciel, evitando il tentativo di confrontarsi con le accuse di abusi al clero.

    Il cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato, era una figura molto vicina a Maciel, e ricevette addirittura donazioni da parte della congregazione; Sodano fece molta pressione affinché Ratzinger chiudesse il caso ma alla fine del 2004, quando un ormai malato Giovanni Paolo II, con pochi mesi di vita, celebrò nuovamente la figura di Maciel ad una cerimonia del Vaticano, Ratzinger decise di rompere il silenzio e ordinò un’indagine, rendendosi conto del fatto che chiunque sarebbe stato il prossimo Papa, non avrebbe dovuto permettere l’insabbiamento della vicenda.

    Appena Ratzinger diventò Benedetto XVI, nel 2005, l’avvocato canonico delegato ad indagare su Maciel fu il monsignor Charles Scicluna, il quale consegnò al Papa un rapporto che segnò per sempre la vita di Maciel.

    Nel 2006, il Vaticano approvò la decisione di bandire Maciel da Roma, per dedicarsi a “una vita riservata, fatta di preghiere e penitenza”. Scicluna aveva raccolto le testimonianze di decine di seminaristi in Europa, Usa e Messico, tutte di uomini che raccontarono di essere stati abusati da Maciel, spesso grazie ad una dose di Dolantin, una specie di morfina. La congregazione proclamò la propria fedeltà al Papa e, con grande ironia, paragonò la vita di Maciel a quella di Cristo, per aver accettato la propria punizione con la “serenità nella coscienza”.

    Maciel tornò prima nella sua città natale, Cotija, in Messico, dove si riunì con una ex amante, Norma Ilda Banos, e Normita, la figlia, nata nel 1983, tre anni dopo che la coppia si era incontrata ad Acapulco. Poco dopo, Maciel si traferì con le due a Madrid, supportato dai soldi dei Legionari. Tale sostegno è oggetto di un’altra causa contro la congregazione, in Connecticut.

    Nell’ultima settimana di gennaio 2008, la figlia 21enne di Maciel, insieme alla madre, viaggiarono da Madrid a Miami, per andare a trovarlo sul letto di morte. Le due, però, non presenziarono al funerale, che si tenne in Messico. Lo stesso fecero tre figli e la madre, che scelsero di non andare al rito funebre. Maciel fu sepolto in una cripta di famiglia a Cotija de la Paz, ben lontano dalla tomba precedentemente assegnatagli nella basilica di Nostra Signora di Guadalupe, a Roma, che aveva costruito nel 1950.

    Nel 2010, Jose Raul Rivas Gutiérrez, ora 33enne, ha rilasciato un’intervista radiofonica a Città del Messico, identificandosi come figlio biologico di Maciel. Lui e suo fratello maggiore, Omar, accusano Maciel di aver abusato di loro se**ualmente. La madre, Blanca Lara Gutiérrez, ha rilasciato interviste in Messico dove attesta la sua lunga relazione con Maciel, che ha dato loro un sostegno finanziario.

    Nel 2008, a causa delle condizioni di salute di Maciel, Norma e Normita si trovavano in un appartamento di proprietà dei Legionari a Jacksonville, Florida. Garza testimoniò che l’abitazione era stata effettivamente acquistata dalla congregazione per Maciel, affinché avesse un luogo dove trascorrere “una vita di penitenza”.

    Garza divenne sospettoso nei confronti di Norma e Normita, che passavano le giornate a bordo piscina insieme a Maciel, che doveva invece essere in “ritiro di penitenza”. Tutti sapevano chi fossero le donne, tranne, appunto Padre Garza, che decise così di cercare il certificato di nascita di Normita. Il Vaticano venne a conoscenza della figlia di Maciel nel 2004, dal cardinale Franc Rodè, che decise però di non confrontarsi con il fondatore della congregazione, perché “non era il suo confessore”.

    Nel gennaio 2008, mentre Maciel era ormai morente nella sua casa di Jacksonville, Norma, Normita e diversi sacerdoti erano riuniti al suo capezzale. Secondo un articolo del quotidiano “El Mundo”, quando Corcuera provò a dare l’estrema unzione all’uomo, Maciel disse “Ho detto di no!”; Maciel non crede nel perdono di Dio”, scrisse in seguito il giornale.

    Il comunicato stampa dei Legionari di Cristo sulla morte del prete, annunciò che Maciel era volato in paradiso. Il Vaticano, invece, annunciò di voler indagare la congregazione. Il compito venne così affidato al cardinale Velasio De Paolis, avvocato canonico del Vaticano, che curò una riscrittura dello Statuto dell’Ordine, sbarazzandosi del “voto privato”, ma ignorando la psicodinamica corrosiva dell’ordine.

    Maciel fondò l’ordine nel 1941, in Messico, e istituì un campus a Roma, nel 1950. L’uomo era il più grande raccoglitore di fondi della Chiesa moderna: non a caso corteggiava i cattolici più benestanti, mantenendo però la propria vita se**uale più che attiva, abusando di giovani ragazzi.

    Maciel è stato celebrato da papa Giovanni II per aver ispirato giovani uomini come Garza a diventare sacerdoti. Nonostante l’ordine dei Legionari sia relativamente piccolo (conta infatti 2.400 sacerdoti, a confronto dei gesuiti che sono invece 11.900) il Wall Street Journal ha riportato che nel 2004, aveva un bilancio operativo di 650 milioni di dollari.

    Il sito internet di Legionari di Cristo mostra Maciel in compagnia di Giovanni Paolo II, che nel 1994 lo definì “una guida efficace per i giovani”. Affermazioni che cambiarono nel 2004, quando Papa Benedetto lo costrinse ad una “una vita riservata di preghiera e di penitenza” dopo un’indagine vaticana sulle accuse di a.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/legionari-di-cristo-luis-garza-ex-vicario-di-padre-maciel-accusato-di-molestie-2582656/

  • Verbo Incarnato, nuova guida per superare lo choc

    Verbo Incarnato, nuova guida per superare lo choc

    Dall’1 al 22 luglio scorso ha avuto luogo il VII Capitolo Generale dell’Istituto del Verbo Incarnato, la congregazione religiosa nata in Argentina nel 1984 per l’opera di P. Carlos M. Buela. Il capitolo è stato diretto dalla Santa Sede, come era stato già comunicato al Consiglio Generale nel dicembre 2015.

    La famiglia religiosa del Verbo Incarnato presente in 26 paesi dei cinque continenti, si compone di un ramo maschile ed uno femminile, entrambi gli istituti comprendono una forma contemplativa  ed una attiva”. Il fine specifico dell’Istituzione è l’evangelizzazione della cultura, corroborata da una forte preparazione intellettuale con preferenza per le opere di S.Tommaso d’Aquino. Molto intensa anche l’attività missionaria, specialmente in luoghi difficili.

    La notifica della decisione della Santa Sede di presiedere il Capitolo, su espresso mandato di Papa Francesco, era stata inviata dalla Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica il 16 dicembre 2015. La direzione del Capitolo Generale è avvenuta assegnando il ruolo di presidente al cardinale Francesco Coccopalmerio, Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, coadiuvato da due visitatori: Mons. Angelo Todisco, uditore della Rota Romana e già impegnato in un ruolo simile nel caso dei Francescani dell’Immacolata; e P. Philippe Toxé, O.P, consigliere pontificio per i testi legislativi.

    Inoltre la Santa Sede informava il Consiglio Generale che a causa di alcune denunce sul governo dell’Istituto si sarebbe riservata la nomina di tre padri dell’IVE per il nuovo Governo Generale.

    Questa comunicazione, secondo le voci che si rincorrevano da qualche mese, assumeva la fisionomia di una specie di commissariamento dell’Istituto. Sul Capitolo pendeva anche la spada di Damocle delle ripetute accuse fatte nel corso degli anni al fondatore, il P. Carlos M. Buela che attualmente risulta essere “ritirato” in una recente fondazione dell’Istituto nella città di Genova. La dimora obbligatoria al fondatore era già stata approvata in forma specifica da Papa Francesco  nel 2013, poco dopo la sua elezione al Soglio di Pietro. Il papa argentino aveva così specificato una clausola posta da Benedetto XVI, e cioè che “al P. Buela non [era] permessa alcuna ingerenza nel governo e nell’andamento dell’Istituto”.

    Bergoglio quando era cardinale di Buenos Aires aveva già preso decisioni nei confronti del Verbo Incarnato, arrivando a bloccare le ordinazioni sacerdotali per tre anni; cosa che portò l’Istituto a trasferirsi in Italia, a Segni, accolti da Mons. Erba. Da pontefice, nel luglio 2013, nel discorso ai membri del Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM), Francesco sottolineava la tentazione “pelagiana” che «in America Latina, si verifica in piccoli gruppi, in alcune nuove Congregazioni Religiose, in tendenze esagerate alla “sicurezza” dottrinale o disciplinare». Il riferimento all’Istituto del Verbo Incarnato era stato colto da molti osservatori, anche perchè il Papa aggiunse a braccio un particolare rivelatore: «Nel primo anno di Pontificato di Benedetto XVI, io stesso sono dovuto intervenire in un caso nel quale il fondatore di un movimento era legato a questa prospettiva apocalittica».

    Nel maggio 2013 la Congregazione retta da Braz de Aviz scriveva al vescovo argentino di San Rafael, indicando che il provvedimento di Francesco, circa la dimora obbligatoria del fondatore, rappresentava «un segno di riprovazione dei fatti addebitati al P. Buela documentati e provati nell’inchiesta» svolta dallo stesso Mons. Eduardo Taussig e inviata al Vaticano. Le accuse al fondatore hanno sempre oscillato tra quelle di “abusi sessuali e di autorità” a quelle di “manipolazione della coscienza dei seminaristi”. Va precisato che l’attendibilità di queste accuse era già stata riconosciuta nel 2010 in un Decreto della Congregazione dei religiosi che, appunto, rimouoveva il P. Buela dall’ufficio di Superiore Generale e l’obbligava a riesiedere, fino a nuovo ordine, lontano dal proprio Istituto.

    A proposito di questa annosa vicenda, durante il Capitolo Generale, nella prima sessione, il cardinale Coccopalmerio, secondo quanto riporta il portale Infocatolica, ha informato per iscritto che la Congregazione per i religiosi “ha riconosciuto la veridicità delle accuse e ha stabilito la sua [del fondatore, NdA] imputabilità”. Si tratta di una presa di posizione che potrebbe aprire scenari simili a quelli verificatisi nel caso della congregazione dei Legionari di Cristo e del fondatore Marcial Maciel Degollado. Simili anche perchè ci si troverebbe di fronte ad una situazione difficilmente interpretabile: da una parte frutti buoni, l’Istituto del Verbo Incarnato, infatti, risulta essere ricco di vocazioni e particolarmente attivo nelle attività di missione, accanto a un fondatore che si sarebbe, invece, macchiato di gravi peccati.

    La seconda informazione data da Coccopalmerio ha riguardato il Consiglio Generale dell’Istituto, decretando che quello che ha governato fino ad oggi è stato inabilitato per essere rieletto, così come i Padri Provinciali (i superiori delle varie provincie ecclesiastiche dell’Istituto).

    In questo contesto si è concluso il Capitolo Generale e la carica di Superiore è andata a Padre Gustavo Nieto, coadiuvato da due consiglieri, i padri Ricardo Clarey e Daniel Cima. I tre padri di nomina pontificia, invece, sono Ervens Mengelle (Vicario Generale), Eugenio Elías e Christian Ferraro.

    http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-verbo-incarnatonuova-guida-persuperare-lo-choc-17061.htm#.WIpbghnhC71

  • Preti pedofili: contro i vescovi negligenti, il pugno di ferro di papa Francesco

    Preti pedofili: contro i vescovi negligenti, il pugno di ferro di papa Francesco

    38578 CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Chissà quanti sono i vescovi che, alle prese con casi di pedofilia dei sacerdoti nelle loro diocesi, da qualche giorno si sentiranno malfermi sulle loro sedie episcopali. Si potrebbe supporre non siano pochi, dato che il fenomeno degli abusi sembra non aver risparmiato un lembo del globo terracqueo. A segare le gambe delle loro cattedre è intervenuto, com’è ormai noto, un decreto di papa Francesco, con data 4 giugno 2016, un motu proprio dal titolo di velluto, Come una madre amorevole, per un contenuto di ferro: la rimozione forzata dei vescovi che, di fronte agli abusi sessuali dei loro preti, siano o siano stati negligenti nell’intraprendere misure atte a bloccarne la reiterazione e a punire il colpevole.

    «Il Diritto canonico – premette il papa in apertura di decreto (di soli cinque articoli) – già prevede la possibilità della rimozione dall’ufficio ecclesiastico “per cause gravi”: ciò riguarda anche i vescovi diocesani, gli eparchi e coloro che ad essi sono equiparati dal diritto» (ovvero i superiori maggiori degli Istituti religiosi e delle Società di vita apostolica di diritto pontificio). Tutto già codificato nel can. 193 §1 del Codice di Diritto Canonico e nel can. 975 §1 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, ma non basta: «Con la presente Lettera – motiva con fermezza il pontefice – intendo precisare che tra le dette “cause gravi” è compresa la negligenza dei vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili». E, di nuovo, non basta: rammentando che il «vescovo diocesano o l’eparca può essere rimosso solamente se egli abbia oggettivamente mancato in maniera molto grave alla diligenza che gli è richiesta dal suo ufficio pastorale, anche senza grave colpa morale da parte sua», prescrive che «nel caso si tratti di abusi su minori o su adulti vulnerabili è sufficiente che la mancanza di diligenza sia grave».

    In caso «appaiano seri indizi» di tali manchevolezze, «la competente Congregazione della Curia romana può iniziare un’indagine in merito, dandone notizia all’interessato e dandogli la possibilità di produrre documenti e testimonianze». E «qualora ritenga opportuna la rimozione del vescovo, la Congregazione stabilirà, in base alle circostanze del caso», se «dare, nel più breve tempo possibile, il decreto di rimozione» o «esortare fraternamente il vescovo a presentare la sua rinuncia in un termine di 15 giorni. Se il vescovo non dà la sua risposta nel termine previsto, la Congregazione potrà emettere il decreto di rimozione», la quale tuttavia sarà sottoposta «all’approvazione specifica» del pontefice, assistito da «un apposito Collegio di giuristi, all’uopo designati».

    Cardinali e vescovi sotto indizio di negligenza

    Avrà un bel da fare la «competente Congregazione della Curia» (non specificata; Radio Vaticana la cita aggiungendo fra parentesi «vescovi, Evangelizzazione dei Popoli, Chiese orientali, Istituti di vita consacrata e Società di vita apostolica»), perché «seri indizi» necessari per iniziare un’indagine sono emersi per non pochi prelati, che, se innocenti, è bene primario siano “assolti” da sospetti di negligenza o altro. Qualche nome, fra i casi di cui si è parlato recentemente, anche su Adista, relativamente ad episodi di presunta copertura di reati commessi anni addietro e da tempo riferiti dalla stampa.

    L’australiano card. George Pell ha ammesso davanti alla Royal Commission australiana, nell’inchiesta riguardante fra l’altro il suo ruolo e le sue responsabilità di copertura di casi di pedofilia tra gli anni ‘70 e ‘80, di non aver dato seguito alla denuncia di uno studente che accusava p. Edward Dowlan, prete insegnante in una scuola cattolica, di «comportarsi male con i bambini». «Ne parlò di sfuggita durante la conversazione – ha minimizzato il cardinale – non mi ha chiesto di fare nulla». Dowlan è stato poi condannato per aver abusato di 20 bambini in sei diverse scuole, a partire dal 1971. Ma Pell non pare sentirsi in colpa e ha contestualizzato il suo comportamento: «Con l’esperienza di quarant’anni dopo – ha detto – sono certamente d’accordo che avrei dovuto fare di più». «Non ne feci nulla» (v. Adista Notizie n. 12/16).

    Il patriarca maronita del Libano Béchara Raï ha difeso in pubblico, come peraltro davanti al papa, il sacerdote della diocesi di Beirut, Mansour Labaki (che gode del titolo onorifico di “monsignore”), già condannato il 23 aprile del 2012 per reati di pedofilia e di crimen sollicitationis durante la confessione, perpetrati su ragazze minorenni. La condanna fu confermata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, nel giugno 2013, rigettando il ricorso presentato dall’“orco” abusatore. Il patriarca libanese ha fra l’altro affermato che «tutti i documenti» consegnati a papa Francesco «mostrano quante menzogne e falsità sono state inventate ai danni di questo uomo». Labaki sarebbe vittima, secondo il patriarca, di una «campagna diffamatoria» (v. Adista Notizie n. 13/16). All’inizio di maggio, è stato emesso contro il sacerdote libanese un mandato di cattura internazionale, perché, adducendo motivi di salute, non si è presentato al processo per crimini sessuali commessi in Francia (v. Adista Notizie n. 17/16). L’indagine potrebbe o dovrebbe riguardare anche il vescovo di Beirut, mons. Paul Matar. Il quale per esempio non ha mai pubblicato sul bollettino della diocesi le sentenze ecclesiali contro Labaki.

    Il card. Bernard Francis Law è stato arcivescovo metropolita di Boston dall’11 gennaio 1984 al 13 dicembre 2002, quando è stato costretto a dimettersi in seguito allo scandalo dei preti pedofili per non aver denunciato pubblicamente i sacerdoti coinvolti. In una dichiarazione diffusa dalla Sala Stampa della Santa Sede, il card. Law manifestò la speranza che il suo allontanamento potesse «aiutare l’archidiocesi di Boston a trovare la cura, la riconciliazione e l’unità, di cui ha così disperatamente bisogno. A tutti quelli che hanno sofferto per le mie mancanze ed errori, domando scusa e imploro il loro perdono» (v. Adista n. 91/02). Dal 27 maggio 2004 al 21 novembre 2011 è stato arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore.

    Contro l’arcivescovo di Lione card. Philippe Barbarin è stata recentemente depositata una denuncia con l’accusa di aver coperto due preti pedofili. Il cardinale ha negato qualsiasi addebito: «Non ho mai nascosto alcun caso di pedofilia», ha affermato per mezzo di un comunicato stampa della diocesi. «Pur comprendendo il dolore di ogni persona vittima di atti tanto più inammissibili perché commessi da un prete», ha spiegato di non poter «non manifestare la sua profonda incomprensione» di fronte alla denuncia sporta contro di lui, chiedendo «solennemente che si lasci la giustizia indagare con serenità» (v. Adista Notizie nn. 8 e 12/16). Il 25 aprile, parlando al clero lionese, ha riconosciuto «errori della gestione e nomina di certi preti», chiedendo comunque perdono alle vittime. L’8 giugno è stato ascoltato per 10 ore nel quadro dell’inchiesta giudiziaria preliminare.

    Il card. Juan Luis Cipriani, arcivescovo di Lima dell’Opus Dei, all’inizio dello scorso aprile, è stato citato in giudizio da un Tribunale provinciale penale peruviano per non aver denunciato gli abusi sessuali sui minori commessi da Fernando Figari, fondatore nel 1971 della Società di vita apostolica Sodalitium Cristianae Vitae, e da altre persone della stessa istituzione. Risultano indagati ancheVíctor Huapaya Quispe, vicario giudiziale e presidente del Tribunale ecclesiastico dell’arcivescovato di Lima, e Enrique Elías Dupuy, procuratore di Sodalitium. Secondo una denuncia presentata dall’Istituto per la Difesa dei diritti del Minore, il cardinale, in qualità di moderatore del Tribunale ecclesiastico, era a conoscenza, fin dal 2011 (v. Adista Notizie nn. 11, 12 e 71/11), delle violenze sessuali e psicologiche subite da quattro persone e non avrebbe fatto nulla né per investigare né per prevenire che il delitto si ripetesse (v. Adista Notizie n. 15/16).

    Il card. Angelo Sodano ha svolto il ruolo di Segretario di Stato, su nomina di Giovanni Paolo II, dal 29 giugno 1991 al 15 settembre 2006. È stato un sostenitore di Marcial Maciel, il sacerdote messicano fondatore dei Legionari di Cristo, condannato dalla Santa Sede nel 2006 per gli atti di pedofilia compiuti su seminaristi della sua congregazione e per averne successivamente assolti alcuni in confessione, delitto punito dal diritto canonico con la scomunica latae sententiae. Destinatario, negli anni, di donazioni milionarie da parte di Maciel, che cercava protezione a Roma, Sodano, ancora nel novembre 2008, dunque due anni dopo la condanna vaticana, e dopo la morte di Maciel, invitava seminaristi e sacerdoti della Legione, nella sede della direzione generale dei Legionari di Cristo a Roma – in occasione del 64° anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Marcial Maciel – a mantenere viva la devozione per il loro fondatore: «Dobbiamo avere grande venerazione per il nostro fondatore, se siamo tutti peccatori… Si può affermare: guarda com’è infangato l’anello del cardinale, ma è stato un momento; un diamante è sempre un diamante, quindi posso concludere che mi pare che il piano di Dio per la Legione è che essa continui». A quell’incontro prese parte, fra gli altri, il card. Franc Rodé, anch’egli estimatore di Maciel. Queste alcune sue frasi: «Non dovete giudicare padre Marcial, verrebbe frainteso, lasciate il giudizio al Signore, spetta a Lui. Un fondatore può avere debolezze, anche difetti sul piano psicologico, intellettuale e persino morale, e in questo caso se vivono debolezze sul piano morale, ciò che si impone è la misericordia, la comprensione».

    E veniamo ad uno dei vescovi più invisi agli stessi suoi fedeli: mons. Juan de la Cruz Barros, vescovo di Osorno, in Cile, accusato di complicità con il prete Fernando Karadima (condannato in sede di giustizia civile e dalla Congregazione per la Dottrina della Fede per abusi sui minori), o quanto meno di averlo coperto (ma, da taluno, anche di aver partecipato ad atti di abuso sessuale su minori; v. Adista Notizie nn. 4, 10, 13, 14, 26 e 35/15). Il papa è però convinto dell’innocenza di Barros: lo ha nominato malgrado la contrarietà di laici e preti della sua diocesi e di cileni di altre diocesi (compresi 51 parlamentari nazionali). In un audio “carpito” a Bergoglio mentre parlava con fedeli sostenitori di Barros, lo si sente dire: «L’unica accusa contro il vescovo è stata screditata giudizialmente, perciò non perdano la serenità». «Io sono il primo a castigare e giudicare qualcuno che ha ricevuto accuse di questo tipo, ma in questo caso non c’è prova, al contrario; ve lo dico di cuore». «Osorno soffre, ma per una sciocchezza, perché non apre il cuore a quello che Dio dice e si lascia trascinare dalle frottole che tutta questa gente dice». E ancora: «La Chiesa ha perso la libertà facendosi riempire la testa da politici, giudicando un vescovo senza alcuna prova, dopo 20 anni che è vescovo».

    * Fotografia di Frang2823, tratta dal sito Wikimedia Commons, licenza e immagine originale. La foto è stata ritagliata. Le utilizzazioni in difformità dalla licenza potranno essere perseguite

  • Puniremo i preti pedofili, rimuoveremo i vescovi negligenti. Ma per ora l’unica linea dura è solo nei confronti delle vittime.

    Puniremo i preti pedofili, rimuoveremo i vescovi negligenti. Ma per ora l’unica linea dura è solo nei confronti delle vittime.

    Dalla sua elezione nel 2013 Bergoglio ha fatto decine di proclami, ma nel concreto? Eppure le raccomandazioni dell’ONU erano chiare.

    Solo nel savonese, dove ha sede la Rete L’ABUSO e dove proprio grazie all’associazione sono emersi decine di casi, non si è visto un solo provvedimento. Il primo caso, quello di don Nello Giraudo che nel settembre 2009 aveva già ottenuto dal vescovo Vittorio Lupi il trasferimento a Mondovì, poi per fortuna scoppiò lo scandalo e Giraudo chiese di essere ridotto allo stato laicale. E ancora il caso di don Pietro Pinetto che, malgrado le promesse fatte alle vittime dalla Curia savonese, non ha subito neppure un processo canonico ed è stato recentemente trasferito come se nulla fosse in un’altra parrocchia. A nulla sono servite le proteste dei parrocchiani, Lupi non ha voluto rimuoverlo. Il caso di don Zappella, tra le altre cose già condannato, anche in questo caso nessun provvedimento da parte della chiesa anche se oggi il sacerdote ha lasciato la parrocchia, ma per motivi di salute e non perché rimosso. E don Giorgio Barbacini, nascosto in Svizzera dall’allora vescovo di Savona Domenico Calcagno.

    Purtroppo la cronaca ci racconta di perdoni continui nei confronti dei preti pedofili, l’ultimo alla setta dei Legionari di Cristo, assolta da Bergoglio nell’ottobre scorso.  In questi ultimi anni abbiamo visto persino preti già condannati che dopo essere stati spostati tornano ad abusare.

    Si è parlato di tolleranza zero e di collaborazione con l’autorità giudiziaria, ma abbiamo visto casi come quello di don Mauro Inzoli o come quello di Jòzef Wesolowski dove il Vaticano non solo ha rifiutato le rogatorie chieste dall’autorità giudiziaria, ma ha anche rifiutato l’estradizione. Nel caso di Inzoli, bè, non dice più messa, ma non era accusato di dire male la messa, era accusato di abusare minori.

    Casi come quello di don Francesco Rutigliano, condannato dalla chiesa a 5 anni di sospensione, malgrado ciò mai denunciato all’autorità giudiziaria e reintegrato come se nulla fosse, nel settembre scorso a Civitavecchia. Se non avessimo denunciato noi della Rete L’ABUSO ai cittadini la sua presenza, sarebbe ancora li.

    Quello di don Silverio Mura, dove Bergoglio ha si risposto alla vittima ma malgrado ciò il sacerdote ha continuato ad insegnare religione nelle scuole di mezza Napoli, fino a che il caso non è uscito sulla stampa nazionale, sempre per intervento della Rete L’ABUSO, non della chiesa. La vittima in questo caso sta ancora aspettando, malgrado abbia chiesto oramai da 5 anni che il sacerdote venga sottoposto almeno ad un processo canonico, per ora non ha ancora ricevuto giustizia.

    Tanti proclami ma gli atti concreti? E le vittime?

    Di loro non si parla mai, per loro nessun aiuto, eppure ci sono e sono moltissime, diverse migliaia solo in Italia. Alcune di loro hanno fatto un video messaggio e lo hanno inviato a Bergoglio, ma non ha risposto, perché? Le poche che hanno ricevuto giustizia la hanno ricevuta dall’autorità giudiziaria, non dalla chiesa. Eppure l’Onu ha chiesto provvedimenti ben precisi in soccorso delle vittime, quando arriveranno?

    Tanti proclami, spesso non mantenuti, e provvedimenti in tutela della chiesa e della sua immagine, mai delle vittime.

    Come possiamo fidarci? Non sarebbe più risolutivo e anche più semplice fare un decreto che obblighi i vescovi a denunciare i reati all’autorità giudiziaria del paese dove vengono commessi i crimini? Già troppo facile forse…

    Francesco Zanardi, Portavoce Rete L’ABUSO.

     

  • Vaticano: Pedofilia e giochi di potere

    Vaticano: Pedofilia e giochi di potere

    VATICANO E PEDOFILIA: SCANDALO, ORRORE, PULIZIA E MANOVRE DI POTERE

    03 Marzo 2016 Fausto Carotenuto

    Il film Spotlight ha vinto l’Oscar come miglior film del 2015 occupandosi di un terribile scandalo a Boston: la struttura della diocesi ha protetto per anni ben 70 preti pedofili.

    Singolare che l’industria cinematografica americana attacchi così pesantemente la potente Chiesa cattolica e che la giuria degli Oscar riesca a premiare questo attacco a maggioranza.

    Forse però non si tratta di un attacco generalizzato al Vaticano, come potrebbe apparire ad una visione superficiale, ma piuttosto ad una sua corrente da parte di un’altra, sostenuta dalla massoneria internazionale.

    Ed infatti gli autori, registi ed attori del film non hanno fatto altro che dire che uno solo può salvare la Chiesa da questa piaga: Papa Francesco… il gesuita. E che quindi la Chiesa non è morta, anzi può risorgere se una corrente “nuova” – quella ora al comando – prevarrà sulle vecchie correnti chehanno prodotto questi disastri… E allora il film diventa un grande spot pubblicitario per la chiesa “buona” di Francesco alle prese con il difficile compito di fare fuori quella “cattiva” woitiliana opusdeista. Il che fa un favore alla verità ed al bene – cosa che apprezziamo moltissimo – ma anche al potere dei gesuiti.

    Cosa che apprezziamo molto di meno, visto l’enorme potere che stanno assumendo a livello mondiale in alleanza con parti importanti della massoneria internazionale.

    Ma non basta il caso Spotlight. In questi giorni c’è anche il “Caso Pell”, proprio a Roma.

    Una commissione governativa australiana sta interrogando via web il cardinale Pell sul grave problema della pedofilia nella chiesa australiana e sulla possibilità che nella sua carriera abbia coperto e quindi consentito numerosi abusi sui minori. Le domande partono dall’Australia e Pell risponde in diretta video dall’Hotel Quirinale di Roma. Il cardinale è a Roma in quanto “Ministro dell’Economia” del Vaticano, e non si è recato in Australia a rispondere “per motivi di salute”.

    Una storia orribile, nella quale il cardinale sta facendo una orrida figura. La Royal Commission governativa sulla pedofilia è diretta da Peter Mc Kellan, che ha definito le risposte del cardinale insufficienti e “del tutto prive di senso”. Alle domande degli inquirenti ha risposto con una impressionante serie di “non ricordo”, “non sapevo”, “non mi hanno informato”, “certo forse potevo fare di più”. Quando è ormai provato che non poteva non sapere, che gli era stato detto varie volte quello che succedeva, e che lui non aveva mai approfondito. E poi ha anche detto che l’età gli crea problemi ai ricordi. Certo questa difficoltà senile non gli ha però fatto sorgere nessuno scrupolo quando ha accettato gli incarichi di Prefetto della Segreteria per l’Economia e membro del C9, il consiglio di cardinali che aiuta Papa Francesco nella riforma della Curia e nel governo della Chiesa universale.

    Tra i casi eclatanti che Pell non aveva approfondito: dei preti pedofili seriali, come Peter Searson e Edward Dowlan, ed il caso terribile di Gerald Ridsdale stupratore di almeno 54 bambini. Questi preti, quando ormai tutti sapevano quello che combinavano, venivano semplicemente trasferiti in altre parrocchie. Dove potevano tranquillamente ricominciare a praticare la loro perversione.

    Pell taceva, non vedeva, non interveniva… Per lui la difesa della struttura veniva evidentemente prima del bene dei bambini, che potevano tranquillamente essere sacrificati. Anzi evidentemente questo atteggiamento era utile, perché lui intanto nella chiesa conservatrice woitiliana e ratzingeriana faceva carriera, fino a diventare primate della Chiesa australiana. E poi lui su come mantenere l’autorità ecclesiastica la sapeva lunga: si era persino laureato in teologia proprio con una tesi sul principio di autorità nella Chiesa…

    Un vero enorme scandalo, aggravato dal fatto che questo meccanismo abominio-protezione avviene un po’ ovunque nella Chiesa cattolica, ed anche in Italia, in base al principio che il primo compito che si danno i vescovi e i responsabili gerarchici è spesso quello di coprire per salvare l’autorevolezza della Chiesa. Di salvare il suo principio di autorità “morale”, e quindi anche politica ed economica, derivato direttamente dall’Impero Romano, del quale la struttura di potere Vaticana è discendente diretta, mascherata da cristianesimo.

    Certamente il primo riferimento alla base di questi comportamenti è il potere, e non l’attenzione agli esseri umani, ai quei bambini che vengono fisicamente e psichicamente massacrati da orchi protetti dalle strutture gerarchiche.

    Il problema per gente come Pell o per tanti altri cardinali e vescovi americani, austriaci, australiani, belgi, irlandesi, inglesi, tedeschi, olandesi, svizzeri, maltesi, italiani, ecc. , non è mai stato quello oggettivo e gravissimo del male fatto ai bambini, ma quello di preservare la credibilità di facciata della Chiesa cattolica. Freddi burocrati del finto amore. Del tutto privi di cuore.. . Del tutto privi di Cristo, anche se per una vita hanno campato e si sono arricchiti riempiendosene abusivamente la bocca. Mentre per una Chiesa veramente legata al Cristo, all’Essere dell’Amore, dovrebbe valere prima di tutto quello che Lui diceva: “Chi … scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina di quelle tirate da un asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!“ (Matteo 18,6-7) E quindi comportamenti del genere dovrebbero essere evitati a tutti i costi, denunciando subito penalmente ed escludendo immediatamente certi individui dalla funzione e dal ruolo sacerdotale.

    Sacerdoti dei quali per secoli la gente si è fidata lasciando nelle loro mani i propri bambini.

    Lasciando gli orchi liberi di agire, il Vaticano ha creato un meccanismo di sfiducia generalizzato tra i propri fedeli anche nei confronti di quella parte della Chiesa che è sana e fatta di gente per bene, che veramente mette la sua vita a disposizione del prossimo, dei poveri, dei deboli, dei piccoli… Quella parte dalla quale vengono i santi veri, e che “stranamente” non fa mai carriera nella struttura gerarchica e non viene mai protetta da nessuno… Anzi spesso maltrattata in tutti i modi.

    Anche figure importanti e molto venerate come grandi santi, come Papa Woityla, hanno protetto consapevolmente degli orchi, come il caso del potentissimo fondatore dei Legionari di Cristo, il pedofilo e violentatore prete messicano Marcial Maciel. Nonostante in tutti i modi Woityla fosse stato informato della doppia o tripla vita di questo individuo, non volle mai rinunciare al sostegno della sua potente organizzazione, e lo lasciò fare, riempiendolo di onori e di lodi…

    L’audizione di Pell, un vero e proprio processo mediatico diffuso in tutto il mondo, che sta esponendo il cardinale ad una pessima figura, insieme al film Spotlight, la dicono lunga sulle perversioni praticate e coperte in seno alla Chiesa per decenni, qualcuno dice per millenni. E infatti è cosa vecchia: la prima traccia già nel Concilio di Elvira del 306 dc, quando i vescovi furono costretti a dichiarare: “Stupratoribus puerorum nec in fine danda esse communionem” ( Agli stupratori di bambini la comunione va negata anche in punto di morte).

    E in questi giorni il clamore della vicenda Pell viene accresciuto dal fatto che 15 vittime degli abusi sono arrivate negli stessi giorni a Roma per parlargli e per essere ricevute dal Papa. «A Pell non importa di noi, siamo qui perché vogliamo fare qualcosa per le future generazioni di bambini».

    Lui resiste, dice che non può fare nulla per farle ricevere dal Papa e che se le riceve lui, le vuole non tutte insieme ma solo una per volta… anche accompagnate da qualcuno ma certamente non avvocati o media… Poi ne ha ricevute alcune mostrandosi contrito… Troppo forti le pressioni…

    nota: Molto significativo questo VIDEO

    GIOCHI DI POTERE DIETRO GLI SCANDALI DI PEDOFILIA

    Orribile questa perversione della pedofilia ed orribile che la si consenta e protegga nelle strutture religiose. E’ bene che questi scandali vengano fuori… perché è bene che tutti ne siano al corrente e che si prendano opportuni provvedimenti.

    Occorre tuttavia anche notare che spesso dobbiamo ringraziare di questo portare alla luce nefandezze, non tanto e solo i bravi e gli onesti, ma anche – e talvolta soprattutto – gruppi di potere oscuro che usano gli scandali per indebolire i gruppi di potere avversari.

    Nel caso della pedofilia delle gerarchie cattoliche, questo risulta con particolare evidenza. La Chiesa prima degli scandali di pedofilia e di corruzione, che la attraversano ormai da anni, era nelle mani dei conservatori opusdeisti di tipo woitiliano o ratzingeriano.

    La Chiesa dopo gli scandali è saldamente nelle mani dei loro avversari: i gesuiti. Se qualcuno “avesse voluto” facilitare la loro ascesa avrebbe avuto a disposizione creando questi scandali – sia pure su concretissime basi di verità – un formidabile strumento di manovra. E tuttora è facile notare che gli scandali di pedofilia e di corruzione – come i vari vatileaks – colpiscono in modo eclatante quei settori conservatori della Chiesa che fanno resistenza al dilagare del potere gesuita.

    Anche molti scandali italiani di politica e malaffare si possono ora interpretare facilmente in questo modo. golpe in vaticanoIl vero e proprio colpo di stato che denunciammo al momento delle dimissioni di Ratzinger, si è basato su un enorme ricatto di questo tipo. (vedi i nostri articoli precedenti su questo scottante argomento ) A conferma di questa visione, lo stesso cardinale Pell in Australia è sempre stato il protettore delle correnti e delle posizioni più conservatrici. E nel suo “regno”, dopo la nomina a Cardinale nel 2003 da parte del conservatore opusdesita Woityla, ha assegnato molte posizioni di potere a preti conservatori.

    Con il Papa gesuita invece è stato presto richiamato a Roma con un apparente “PROMOVEATUR”, che lo ha isolato dal suo regno australiano. Per essere poi ora sottoposto al ludibrio, al disprezzo internazionale ed ai giusti attacchi delle sue vittime.

    Il che significa sostanzialmente la probabile fine del suo potere – “AMOVEATUR” – e campo libero in Australia per l’influenza gesuita.

    Operazione doppia quindi: sacrosanta pulizia da una parte, che accogliamo con soddisfazione, e gioco di potere nella lotta tra piramidi imperiali in Vaticano e nel Mondo. Una ulteriore mossa del risiko, con la conquista del potente cattolicesimo australiano.

    Gli scandali per la pedofilia e la corruzione, molto eclatanti e accuratissimi nella raccolta e dimostrazione di prove in tutto il mondo occidentale – ma soprattutto dove i gesuiti sono più potenti ed in accordo con la massoneria – hanno prodotto un enorme indebolimento del fronte conservatore opusdeista woitiliano. Infarcito da mille vizi di corruzione e pedofilia.

    Quasi del tutto assenti nel morigerato esercito del potere professorale gesuita.

    La pedofilia e gli scandali per corruzione puntano il dito su una parte oscura e rivoltante della Chiesa, che non vediamo l’ora finisca. Ma dobbiamo anche essere consapevoli del fatto che viene adoperata come una clava per raggiungere il potere da parte di un gruppo di potere.

    Non ci troviamo di fronte allo scontro tra il Bene ed il Male, ma tra due piramidi oscure in competizione tra loro. E spesso è proprio da questi scontri che viene fuori per noi un po’ di verità ed un po’ di bene. Ma questo non significa che dobbiamo lasciarci sedurre da chi attacca in questo momento. Non è necessariamente buono chi attacca un male. Ci fa un piacere certamente in un dato momento, ma occorre vedere perché lo fa. Per non rischiare di affidarci nelle mani sbagliate.

    E’ poi evidente che interesse dei gesuiti è anche che questa Chiesa – finalmente agguantata al suo vertice dopo secoli di inutili tentativi – non crolli sotto i colpi della dilagante sfiducia nelle sue istituzioni, e che quindi certi comportamenti distruttivi, come la pedofilia, abbiano a cessare veramente. Per non compromettere la struttura nelle sue basi, che sono tuttora nell’indispensabile consenso dei fedeli. Ricercato ogni giorno in tutti i modi da Bergoglio.

    Bene che certe cose vengano fuori, e ringraziamo chi lo sta facendo, anche se non apprezziamo affatto i suoi secondi fini: la realizzazione di un dilagante superpotere gesuita-massonico, già ora al comando di buona parte della politica, della finanza, della cultura e delle religioni mondiali.

    Non diventeremo “papisti” a seguito di questi scandali e delle sia pur opportune decisioni che Bergoglio potrebbe prendere.

    Per noi la spiritualità non ha nulla a che fare con il potere e con le manovre per mantenerlo e rafforzarlo.

    Per noi la spiritualità è la voglia di fare il bene vero nostro e di chi ci circonda contemporaneamente.

    Senza strumentalizzazioni, senza idolatranti culti della personalità e senza principio di autorità di nessuno.

    Nel rispetto del bene, della pari dignità, e della libertà di tutti.

    A cominciare dai più piccoli e dai più deboli.

    http://www.oggitreviso.it/vaticano-pedofilia-giochi-di-potere-134684

     

  • Pedofilia. Per i vaticanisti Wojtyla fu tradito dai suoi collaboratori

    Pedofilia. Per i vaticanisti Wojtyla fu tradito dai suoi collaboratori

    A distanza di undici anni dalla scomparsa, e a due dalla canonizzazione, una parte del sistema mediatico internazionale ritiene che Papa Giovanni Paolo II abbia riservato “mano leggera” alla piaga della pedofilia interna agli ambienti della Chiesa. In questi giorni, due casi fra tutti hanno focalizzato l’attenzione della pubblica opinione sui “crimini abnormi” (come ebbe a definire gli abusi sessuali Benedetto XVI) commessi da sacerdoti e da religiosi su minorenni. I cardinali George Pell e Philippe Barbarin sono gli ultimi due capitoli del grande dossier targato “pedofilia” presente sulle scrivanie dei Papi già dagli anni ’90, quando a Giovanni Paolo II vennero comunicati casi di sacerdoti pedofili americani. In relazione a questo, alcuni vaticanisti italiani, intervistati dal FarodiRoma.it, hanno spiegato cosa resta oggi della reazione che Papa Wojtyla riservò al fenomeno e se la sua memoria sia stata danneggiata.

    Gian Franco Svidercoschi ha subito desiderato evidenziare la collaborazione tra Papa Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, già da quando quest’ultimo era cardinale. “Vorrei ricordare – ha commentato il vaticanista di origini polacche – che Wojtyla nel 2001 ha fatto una cosa d’accordo con Ratzinger: si è accorto che mentre scoppiava in America la storia della pedofilia non bastava solo attenersi al codice del diritto canonico per i vescovi perché questi erano abituati a pensare che fosse più importante salvare il nome dell’istituzione e non delle vittime. Dal 2001, considerata l’incapacità dei vescovi – ha spiegato Svidercoschi – il Pontefice decise che del problema si sarebbe occupato la Congregazione per la Dottrina della Fede alla cui guida fu posto il cardinale Joseph Ratzinger”. “Un papa non può fare tutto: la storia di padre Marcial Maciel Degollado, scosse la Chiesa, e quando ho chiesto al cardinale Dziwisz se il Papa sapesse lui mi rispose di no. In Vaticano vige la politica del silenzio: sono stato per due anni vice direttore dell’“Osservatore Romano”: e quando me ne sono andato al Papa non è mai stata comunicata la mia decisione. Non è pertanto responsabilità del Papa ma del sistema di corte vaticana che non veicola le informazioni al Pontefice. Io credo che chi abbia seguito il magistero wojtyliano conosca le decisioni riflettute dal Papa già a partire dallo scandalo scoppiato negli Stati Uniti e la sua linea di tolleranza zero davanti allo scandalo della pedofilia.

    In accordo con Svidercoschi, Valentina Alazraki, diventata vaticanista nel 1974 con Paolo VI, sostiene che i due Pontefici abbiano collaborato tra loro per il bene della Chiesa: “Francesco ha voluto ringraziare Giovanni Paolo II per aver garantito al cardinale Ratzinger di indagare su padre Maciel. E poi si è detto grato anche a Benedetto XVI per essere arrivato fino in fondo da solo”.
    Per il giornalista Marco Tosatti, invece, la storia di abusi che coinvolge padre Maciel ha danneggiato Giovanni Paolo II perché fu il Papa per primo a essere ingannato dal religioso che fondò la Congregazione clericale dei Legionari di Cristo. “La presa d’atto del problema fu pensata immediatamente dal Papa che incaricó Ratzinger affinché indagasse il caso. “Per chi commette queste cose nella Chiesa non c’è posto”, disse Wojtyla”.

    “La questione della pedofilia resta uno dei grandi enormi buchi neri della figura di Giovanni Paolo II. Maciel è stato il caso più aberrante che ci sia stato nella chiesa moderna. Ancora oggi ci si chiede se il Papa sapesse oppure no”. Queste le dichiarazioni di Franca Giansoldati, la quale assieme a Marco Tosatti è autrice del libro “Il demonio in Vaticano. I Legionari di Cristo e il caso Maciel”. “Le prime denunce – spiega la vaticanista del Messaggero – arrivarono in Vaticano nel 1997. Nel 2005 Benedetto XVI in una totale solitudine ha fatto emergere la piaga. San Giovanni Paolo II (l’unica ombra che c’è su questa grandissima figura di Papa) è rimasto vittima dei suoi collaboratori che lo hanno mantenuto lontano dalla verità”.

    D’accordo con Franca Giansoldati si dice anche Raffaele Luise, vaticanista Rai: “la figura del Papa polacco è stata danneggiata da chi doveva servirlo. A Wojtyla non hanno fatto sapere questa realtà fino in fondo e proprio per questa ragione il Papa non ha preso coscienza della vastità del fenomeno. Se si fa il paragone tra il coraggio di Benedetto XVI che ha affrontato per primo il dramma della pedofilia con forza e trasparenza e Giovanni Paolo II certamente quest’ultimo si troverà in difficoltà”.
    Anche Andrea Tornielli, vaticanista della Stampa e coordinatore di Vatican Insider, ritiene che la responsabilità della “mano leggera” della Chiesa sotto il pontificato di Giovanni Paolo II non sia da addebitare al Papa ma ai suoi collaboratori più stretti. “Sono sorte delle domande relative a quanto Giovanni Paolo II sapesse – ha detto Andrea Tornielli – soprattutto nell’ultima fase del suo pontificato, quando avevano un potere sempre più maggiore alcuni suoi collaboratori. Un altro aspetto fondamentale è che Wojtyla, memore dei dossieraggi costruiti nella Polonia sovietica, nutriva un naturale sospetto verso le accuse sessuali che interessavano alcuni sacerdoti. Questo ha potuto influire nell’approccio che egli ha riservato a questi temi”.

    Alessandro Notarnicola