Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Alessandro Battaglia, la prova è in una lettera: Papa Francesco sapeva degli abusi “Ora rimuova mons. Delpini che lo coprì”

    Alessandro Battaglia, la prova è in una lettera: Papa Francesco sapeva degli abusi “Ora rimuova mons. Delpini che lo coprì”

    Il 20 settembre don Mauro Galli, ex parroco di Rozzano accusato di aver violentato il ragazzo nel 2011, è stato condannato a 6 anni e 4 mesi. Dal processo è emerso che l’arcivescovo di Milano fu informato ma decise di non denunciare il sacerdote, ma anzi di spostarlo in un altro oratorio. Ora famiglia è in possesso di una lettera, che IlFattoQuotidiano.it pubblica in esclusiva, in cui il Nunzio apostolico Emil Paul Tscherrig, rispondendo alla madre del giovane, scrive “che sono giunte al Santo Padre le diverse istanze da Ella indirizzate”

    di Ersilio Mattioni

    Dopo 7 anni decide di metterci il nome, il cognome e il volto. Ma per Alessandro Battaglia, che fu abusato da un sacerdote quando era adolescente, non è stato semplice. La svolta non è arrivata dopo la sentenza di primo grado, che lo scorso 20 settembre ha condannato don Mauro Galli a 6 anni e 4 mesi di carcere, bensì dopo un viaggio in Germania. In un’intervista sul quotidiano La Verità, Alessandro racconta la scena che lo ha convinto a uscire allo scoperto, a mostrarsi in pubblico indossando una maglietta con la scritta “Abusato a 15 anni da don Mauro Galli“.

    E’ a Berlino per partecipare al meeting internazionale delle vittime di abusi da parte del clero e si trova davanti una parete con una cinquantina di nomi: “Non capivo cosa significassero e ho chiesto: erano i ragazzi suicidati per colpa dei sacerdoti. Lì ho capito di non essere più una vittima, ma un sopravvissuto”. Celare la propria identità non ha più senso, Alessandro avverte l’urgenza di dire a tutti la stessa cosa: di fronte a una violenza, si deve denunciare e si devo farlo subito. E non si cura dei suoi ex amici, quei ragazzi dell’oratorio che oggi, quando lo incontrano per strada, “attraversano e vanno sull’altro marciapiedi”.

    Ma la storia di Alessandro va oltre gli abusi e chiama in causa i vertici della Chiesa, accusati dalla famiglia Battaglia di omertà, bugie, insabbiamenti e depistaggi. Una vicenda raccontata nei minimi dettagli, tutto nero su bianco: decine di lettere, spedite alla Curia di Milano e al Vaticano, in modo che nessuno potesse dire di non sapere. Spunta persino un documento esclusivo, datato 11 maggio 2018, che certifica come persino Papa Francesco ne fosse a conoscenza: “Desidero informarLa – scrive il Nunzio apostolico Emil Paul Tscherrig, rispondendo alla madre di Alessandro – che sono giunte al Santo Padre le diverse istanze da Ella indirizzate”.

    Parole che pesano come macigni, perché fu proprio Jorge Mario Bergoglio, nel febbraio 2016, a prendere una posizione netta contro le conferenze episcopali, quella italiana in primis, che nelle loro linee guida non prevedono l’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria. Al contrario, per il Pontefice, “denunciare gli abusi è un obbligo morale”. E ancora: “I crimini e i peccati degli abusi sessuali sui bambini non devono essere tenuti segreti mai più. Garantisco la zelante vigilanza della Chiesa per proteggere i bambini e la promessa della piena responsabilità per tutti”. Piena responsabilità anche per i vescovi che insabbiano un caso di presunta pedofilia. Tanto che il Papa istituì una nuova sezione giudiziaria, all’interno della Congregazione per la dottrina della fede, proprio per processare gli alti prelati che, pur sapendo, hanno preferito tacere e lavare i panni sporchi in famiglia.

    Il difficile è passare dalle parole ai fatti, perché il caso di Alessandro chiama il Papa alla prova della responsabilità. Dalle carte processuali è infatti emerso che l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, fu informato dal parroco di Rozzano degli abusi di don Mauro Galli. All’epoca Delpini era il vicario episcopale e decise di non denunciare il giovane sacerdote, ma anzi di spostarlo a Legnano, in un altro oratorio e di nuovo a contatto con i minori. Circostanza che lo stesso Delpini ha ammesso nel corso di un interrogatorio di Polizia. Ecco perché la famiglia Battaglia, che continua a professarsi cattolica e praticante, vuole che adesso il Pontefice mantenga le promesse, rimuovendo l’arcivescovo di Milano e sottoponendolo a processo ecclesiastico.

    L’appello al Santo Padre arriva con una lunga lettera aperta, nella quale la vicenda di Alessandro viene per l’ennesima volta ricostruita: “Caro Papa Francesco, in questi interminabili anni ti abbiamo scritto decine di volte, abbiamo scritto centinaia di pagine a tanti sacerdoti, vescovi, cardinali (…) Abbiamo denunciato con nomi e cognomi, come tu esortavi a fare, quando anni fa avevi delineato l’identikit del buon sacerdote, che sa e ha il coraggio di denunciare (…) Ci siamo fidati di te e abbiamo denunciato il comportamento dell’arcivescovo di Milano, monsignor Delpini. Probabilmente abbiamo sbagliato”.

    La missiva non trascura niente, neppure il più piccolo particolare. E non smette di esortare il Pontefice: “Caro Papa Francesco, sicuramente non avrai difficoltà a farti consegnare le intercettazioni telefoniche e i verbali di Polizia a disposizione dello studio legale che assiste la Diocesi di Milano. Sincerati di persona del comportamento dell’arcivescovo da te nominato, se ti interessano le vittime e non vuoi di nuovo incorrere in altri fastidiosi errori (…) Basta ipocrisie! Non è più tempo di mentire. Tu stesso ci spiegavi: nessuno sconto per i preti e per chi li copre. E dunque?” Per ora, dalla Città del Vaticano, tutto tace. E al Sinodo sui giovani, che si è aperto in settembre a Roma, è proprio Delpini il rappresentante dei vescovi italiani.

    Intanto Alessandro cerca faticosamente di ricominciare a vivere, scacciando i fantasmi che, spesso, tornano a bussare alla sua porta. Di giorno e di notte. Lui, di credere in Dio, non ha smesso. Ma trova vergognoso che l’arcivescovo di Milano sia ancora al suo posto e assicura: “I miei figli non vedranno mai l’interno di una chiesa”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/19/alessandro-battaglia-la-prova-e-in-una-lettera-papa-francesco-sapeva-degli-abusi-ora-rimuova-mons-delpini-che-lo-copri/4705606/?fbclid=IwAR24wTU_NF4ol5WsjkjGoqiDlgAEhagI7SjhvgCgSJGhsITssv8qUKKBNm8

  • Don Ruggero Conti, le vittime degli abusi scrivono al Papa

    Don Ruggero Conti, le vittime degli abusi scrivono al Papa

    Non finisce di far discutere don Ruggero Conti, il prete pedofilo condannato a 11 anni di carcere, evaso il 26 settembre dell’anno scorso dalla clinica di Genzano dove era ricoverato e ritrovato dai carabinieri tre giorni dopo a Villa Turro, struttura sanitaria dell’ospedale San Raffaele di Milano.

    Il don, prima del ricovero ad agosto 2017 nella clinica Von Siebenthal di Genzano, stava scontando la sua pena agli arresti domiciliari nella Tuscia, nella sua casa di Farnese.

    A più di un anno da quella rocambolesca fuga, l’ex prelato originario di Legnano non ha ancora scontato un giorno di carcere perché le sue condizioni di salute non sono compatibili con il regime carcerario. Attualmente è ricoverato in una clinica. E le vittime degli abusi non hanno ancora visto un euro di risarcimento.

    Per questo, assistite dall’associazione ”La caramella buona onlus” – che di vittime ne ha difese due ed è stata parte civile nel processo – hanno deciso di rivolgersi direttamente a Papa Francesco.

    ”Fra le vittime dei suoi abusi ci sono persone che sono in terapia da vent’anni. Terapia che comporta dei costi, che nessuno ha mai risarcito”, ha dichiarato a Il Giorno Roberto Mirabile, presidente de La Caramella Buona.

    ”La Curia deve farsi carico dei propri ‘dipendenti’ – ha continuato – e quindi deve prendere consapevolezza del fatto che quello della pedofilia fra i religiosi sia un problema da affrontare in modo serio anche in Italia. Non sono anticlericale, anzi. Credo però che i problemi vadano affrontati con determinazione e senza paura”.

    L’associazione ha quindi scritto una lettera al Santo Padre. ”Lo scandalo della pedofilia di alcuni preti in Italia è enorme – ha concluso Mirabile – e non può più essere taciuto”.

    Chi è Don Ruggero?

    Parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima, nella zona di Selva Candida (Roma), Ruggero Conti era stato, nel 2008, anche il garante delle ”Politiche per le periferie e per la famiglia” dell’ex sindaco Gianni Alemanno.

    Poi l’accusa di aver abusato di 7 adolescenti che gli erano stati affidati, sia nell’oratorio della chiesa dove svolgeva la missione sia in alcuni campi estivi, e l’arresto poco prima della partenza per un viaggio in Australia.

    Don Ruggero finì nell’inchiesta del sostituto procuratore Francesco Scavo con l’accusa di violenza sessuale su minori e induzione alla prostituzione. Nel 2008 è stato sottoposto a divieto dell’esercizio pubblico del ministero e, nel 2011, sospeso ”a divinis”.

    In primo grado era stato condannato a 15 anni e 4 mesi, pena ridotta in appello a 14 anni e 2 mesi ma solo per la prescrizione di tre episodi contestati.

    http://www.viterbonews24.it/news/don-ruggero-conti,-le-vittime-degli-abusi-scrivono-a-papa-francesco_89064.htm

  • Abusati dai preti  In 50 al sit-in  in Vaticano

    Abusati dai preti In 50 al sit-in in Vaticano

    «Basta false promesse sulla tolleranza zero. Stop agli abusi dei preti». Lo hanno chiesto una cinquantina di vittime italiane della pedofilia del clero che questo pomeriggio nei giardini di Castel Sant’Angelo, in fondo a via della Conciliazione, hanno tenuto una manifestazione di protesta proprio nel giorno in cui in Vaticano si è aperto il Sinodo dei vescovi sui giovani.

    Il sit in è stato promosso dall’associazione internazionale di vittime «Eca Ending clergy abuse» a cui è associata la onlus italiana Rete l’Abuso. Molte delle vittime che hanno inscenato la protesta con striscioni e foto dei preti abusatori sono ex alunni dell’istituto per sordomuti Antonio Provolo di Verona che chiedono «risarcimenti» per le violenze che hanno subito. Ma a Castel Sant’Angelo c’erano anche Alessandro Battaglia, la vittima di don Mauro Galli, il sacerdote della diocesi di Milano condannato il 20 settembre scorso a 6 anni e 4 mesi e, Arturo Borrelli, vittima del sacerdote della diocesi di Napoli, don Silverio Mura. Battaglia ha indossato una t-shirt con la scritta «Abusato da don Mauro Galli a quindici anni» e ha parlato abbracciato alla madre che a sua volta si è mostrata con indosso la scritta: «Mamma cattolica di una vittima di un prete».

    «Vogliamo far riflettere soprattutto il Papa – ha spiegato Battaglia – e dirgli innanzitutto che noi non ci pieghiamo. Secondo, che deve mantenere le promesse sulla tolleranza zero non come nel mio caso. Io sono stato abusato nel 2011 a 15 anni nella parrocchia di Rozzano. Il prete in questione subito dopo essere stato denunciato dalla mia famiglia, due giorni dopo, è stato spostato dal vicario di zona che era il suo responsabile, monsignor Mario Delpini, ancora a contatto con i bambini a 20 chilometri di distanza nella parrocchia di Legnano. Ora don Mauro Galli è stato condannato con una sentenza a suo modo storica, è un primo passo anche per quanto riguarda la magistratura. Ma mons. Delpini è stato promosso arcivescovo dal Papa e adesso è qua al Sinodo dei giovani nominato come relatore. Questo nella Chiesa di papa Francesco non può accadere. Dov’è la coerenza?».

    «Proprio come cattolica sono delusa – ha detto la madre di Alessandro Battaglia -. Perché io credo in Dio e continuo a credere in quella parte di Chiesa che non è marcia, ma sono assolutamente determinata a dire quello che non va bene».

    «Sono stato abusato a 13 anni da don Silverio Mura – ha raccontato invece Borrelli -, una violenza che mi ha rovinato la vita. Adesso, dopo un servizio delle Iene, abbiamo scoperto che il prete stava in un paesino in montagna a 800 chilometri da Napoli a insegnare Catechismo sotto falso nome. È stato chiaramente protetto dai vertici».

    Ai giardini di Castel Sant’Angelo anche la testimonianza di Giuseppe Consiglio, sordomuto, ex alunno dell’Istituto Fortunata Gresner di Verona collegato con il Provolo. «Sono stato abusato nel ’94 quando frequentavo l’istituto. Le suore mi portavano nella chiesa di Santa Maria del Pianto e mi lasciavano solo con don Michele Agostino che mi ha violentato ripetutamente. È stato molto difficile per me poter denunciare quello che mi facevano perché non parlavo e non sapevo ancora nemmeno la lingua dei segni. Questo prete non è stato condannato e vive ancora dentro l’istituto Provolo».

    http://www.larena.it/territori/citt%C3%A0/abusati-dai-preti-in-50-al-sit-in-in-vaticano-1.6801896?refresh_ce#scroll=600

  • Le vittime di abusi dei preti: “Nuove leggi”

    Le vittime di abusi dei preti: “Nuove leggi”

    Si chiede che a indagare sulle presunte violenze sessuali perpetrate da uomini di Chiesa sia la giustizia ordinaria. E che non venga più lasciata alle autorità ecclesiastiche la possibilità di punire i colpevoli con un semplice trasferimento, come nel caso di Milano

    di Maria Elena Capitanio

    Si è parlato anche del caso Delpini all’incontro con la stampa estera organizzato ieri a Roma dall’associazione internazionale Eca, che ha la missione di estirpare gli abusi sessuali dalla Chiesa cattolica a livello globale, e in particolare quelli sui minori. L’arcivescovo di Milano Mario Delpini, di cui La Verità si è già occupata, era stato chiamato in causa dalla madre di un giovane che, secondo l’accusa, nel 2011 (all’epoca quindicenne) avrebbe subito abusi sessuali da parte di don Mauro Galli, l’ex parroco di Rozzano che per questi reati è stato appena condannato in primo grado a 6 anni e 4 mesi. Secondo la madre del ragazzo, quella di Delpini è stata una “gestione maldestra”, poiché dopo aver appreso degli abusi del sacerdote, come misura cautelare ha disposto solo un semplice trasferimento nella pastorale di Legnano, lasciandolo dunque a contatto con altri giovani. Inoltre, sempre secondo la donna, papa Francesco, nonostante fosse “perfettamente a conoscenza della situazione”, ha scelto comunque di “nominare Delpini membro del sinodo dei giovani”.

    Un fatto scottante, che si inserisce nel contesto di altri tre casi italiani, portati all’attenzione dell’opinione pubblica nella conferenza di ieri da parte di Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete l’abuso, alla presenza in sala di numerose vittime. “Quattro casi in Italia, quattro casi di pedofilia “passati per le mani” del Vaticano che non sono stati grattati con la tolleranza zero promessa ma con negligenza”, ha spiegato Zanardi ai cronisti, quasi tutti stranieri (di testate italiane solo La Verità e un’agenzia di stampa). Gli altri tre casi, oltre a quello già citato di don Galli, riguardano il Preseminario vaticano Pio X, l’Istituto Provolo di Verona e quello di don Silverio Mura della diocesi di Napoli, tutti accomunati da quella che secondo le due associazioni è appunto una trascuratezza da parte della Chiesa nel gestire i presunti abusatori, che in ogni caso restano a contatto con altri ragazzi giovani, diversi dalle presunte vittime, ma pur sempre bambini o adolescenti.

    Alla luce di ciò, Rete l’abuso, nella persona dell’avvocato Mario Caligiuri, presenterà alla Procura una denuncia contro il governo italiano, “per sollecitare l’emissione di misure cautelari da parte della giustizia ordinaria nel caso di presunti abusi sessuali perpetrati da uomini di Chiesa, la cui gestione è per ora demandata alla Chiesa stessa, generando le conseguenze che vedete”, ha spiegato Caligiuri. Perché “secondo la psichiatria il pedofilo è assimilabile alla figura del serial killer, l’abuso sessuale su un minore è paragonabile a un omicidio psichico con conseguente grave danno biologico”. E prosegue: “Andrebbero cambiati i Patti lateranensi”, cose che in effetti può avvenire solo con il procedimento aggravato previsto dall’articolo 138 della Costituzione.

    “Nel 2017 il Parlamento si è interessato al problema degli abusi nella Chiesa con un’interrogazione voluta dal senatore pentastellato Matteo Mantero, ma non è ai arrivata la risposta dei ministri destinatari dell’atto”, inoltre “non è mai stata istituita una commissione d’inchiesta all’uopo nonostante la dimensione drammatica del problema”, ha concluso il legale.

    Oggi nella capitale è previsto un sit in di vittime di abusi sessuali da parte dei preti, organizzato per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica del nostro Paese. Si terrà ai giardini di Castel Sant’Angelo, vicino al Vaticano, e lo promuove la già citata Eca (Enging clergy abuse).

    “Abbiamo sentito belle e importanti parole da papa Francesco”, ha detto Mathias Katsch, presidente di Eca, “ma mancano le azioni”. La domanda che lo tormenta è “perché il Papa, se sta veramente affrontando la crisi degli abusi, non abbia invitato le vittime al vertice straordinario sulla pedofilia con i vescovi previsto a febbraio. Se non ci chiamerà, noi saremo comunque qui”.

    Secondo Rete l’abuso, negli ultimi quindici anni i casi “mappati” in Italia di abusi commessi da preti sono circa 300: “In 150-170 casi si tratta di condanne definitive”, ha spiegato Francesco Zanardi, ma c’è ancora molto sommerso per esempio per quanto riguarda le suore”. Zanardi denuncia anche che, riguardo alle Linee guida sulla pedofilia della Cei, in Italia non c’è l’obbligo di denuncia alla magistratura da parte del clero.

    In vista del prossimo Conclave e mentre i vescovi americani hanno la gatta dal pelare delle molestie sessuali del clero, un gruppo conservatore sostenuto da ricchi cattolici si impegna a spendere nel 2019 oltre un milione di dollari per schedare “ogni singolo membro del Collegio dei cardinali” ed esporre alla ferocia dell’opinione pubblica “quanti credibilmente accusati di scandali, abusi e insabbiamenti”. Il gruppo punta a pubblicare il Ret hat report su tutti e 124 gli elettori del Conclave entro l’aprile 2020 e successivamente estendere la schedatura a tutti i vescovi.

    In questa atmosfera, proprio stasera su Movie Mag, in onda su Rai Movie, Wim Wenders parlerà dello stesso tema: “Quando ho interloquito con papa Francesco sugli scandali legati alla pedofilia nella curia, ho avvertito la sua rabbia e la sua frustrazione”, ha spiegato il regista. “Egli si è reso conto della difficoltà di condurre l’intero corpo della Chiesa verso la politica della “tolleranza zero”. Il maestro del cinema mondiale è autore del documentario Papa Francesco – Un uomo di parola.

    (trascrizione da La Verità del 3 ottobre 2018)

  • Mons. Delpini è “CACA” Sterco: parola di papa Francesco!

    Mons. Delpini è “CACA” Sterco: parola di papa Francesco!

    Sabato 25 agosto 2018 il Santo Padre Papa Francesco, durante il suo viaggio apostolico in Irlanda incontra alcune vittime di abusi sessuali, un incontro privato che avviene presso la nunziatura.

    Al termine dell’incontro, le vittime riferiscono che Francesco ha definito i Vescovi insabbiatori, cioè coloro che spostano i sacerdoti accusati di reati di pedofilia da una parrocchia all’altra, “caca” sterco, merda.

    La definizione non lascia margini di interpretazione, papa Francesco oltre a chiedere ancora una volta scusa (l’ennesima volta si può dire), scusa per i gravi crimini commessi dalla chiesa, giudica tutti i vescovi omissivi e insabbiatori “caca” pronunciando il termine nella sua lingua d’origine: sembra essere determinato nella lotta alla pedofilia, la famosa “TOLLERANZA ZERO”…

    Diversi quotidiani riportano la notizia in tutto il mondo, i vescovi insabbiatori sono “merda”, in Italia per esempio il messaggero.it riporta il seguente articolo:

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_vaticano_pedofilia_merda_shit_parolaccia_irlanda_abusi-3933477.html

    Dunque per il Santo Padre un Vescovo che viene a conoscenza del fatto che un proprio sacerdote si porta a letto un minore, lo sposta semplicemente dalla parrocchia dove è avvenuto il fatto ad un’altra parrocchia, allora questo Vescovo è un uomo di merda, è “caca”! Questo sostiene con forza il Pontefice e lo svela al mondo per tramite di alcune vittime, alle quali ha appena chiesto scusa a nome della chiesa e che, certamente, non intende prendere in giro per farle soffrire ulteriormente, nemmeno intende prendere per i fondelli il mondo intero, oggi particolarmente attento e sensibile alla tematica, agli abusi nel clero, alla “tolleranza zero”.

    Ora il Santo padre ci deve dunque spiegare come si concilia la nomina di mons. Delpini ad Arcivescovo di Milano e recentemente da lui elogiato ed invitato a rappresentare l’Italia al Sinodo dei Giovani che inizierà il prossimo ottobre 2018.

    Andiamo con ordine:

    1 – E’ CERTO CHE MONS. DELPINI SAPESSE (DAL GIORNO DOPO 21.12.2011) CHE NEL DICEMBRE 2011 (21.12.2011) DON MAURO GALLI AVEVA PORTATO NEL SUO LETTONE UN MINORE NELLA PARROCCHIA DI ROZZANO (MI)

    La vicenda è inconfutabile, provata da decine di testimonianze, registrazioni, intercettazioni, indagini della Procura della Repubblica… ma ancora più eloquente e chiarificatrice è la testimonianza diretta dell’attuale Arcivescovo Mario Delpini che, sotto giuramento, rilascia alla Polizia, nel 2014, quando viene interrogato nell’ambito delle indagini preliminari relative al caso.

    Delpini confessa di avere saputo subito che don Mauro aveva portato a letto un minore, riceve immediatamente, uno o due giorni dopo i fatti, la telefonata dell’autorevole parroco di Rozzano dell’epoca, don Carlo Mantegazza. Il monsignore racconta alla polizia che in quella telefonata il Parroco gli riferisce esplicitamente dei presunti abusi sessuali avvenuti quella notte.

    Il Vescovo, prosegue il suo racconto sotto giuramento, si precipita a Rozzano e convoca il prete abusatore, il quale ammette al suo Vescovo Mario Delpini di aver portato a letto, nel suo letto in canonica, il ragazzino.

    La polizia gli chiede dunque se ha preso dei provvedimenti e quali, Delpini riferisce di aver spostato immediatamente il prete (don Galli) da Rozzano alla parrocchia di Legnano, sempre nel milanese a pochi chilometri di distanza.

    I poliziotti increduli domandano al Vescovo chi avesse preso la decisione del semplice trasferimento e se era al corrente della mansione del sacerdote nella nuova destinazione.

    Delpini risponde con fermezza: la decisione è sua e il nuovo incarico che ha scelto per il prete è il medesimo, ovvero seguire la pastorale giovanile, ancora a contatto con i minori, ma questa volta non più di due oratori, bensì di quattro dell’oltre Sempione.

    Delpini sapeva perfettamente e ha semplicemente spostato il prete esattamente come la “merda” definita da Francesco.

    Ecco il verbale della polizia firmato da mons. Delpini acquisito in tribunale (MILANO V SEZIONE PENALE – GIUDICE AMBROGIO MOCCIA) datato 24 Ottobre 2014:


    2 – E’ CERTO CHE LA SANTA SEDE SAPESSE DEL COMPORTAMENTO DEL VESCOVO INSABBIATORE “CACA”, MONS. DELPINI PRIMA DI NOMINARLO ARCIVESCOVO DI MILANO

    La Santa Sede era certamente informata circa il comportamento del Vescovo Delpini già dal 2015: i familiari del ragazzino avevano infatti esplicitamente denunciato il comportamento dei vescovi coinvolti, collaboratori dell’allora Arcivescovo di Milano Cardinale Scola oggi in pensione.

    Più volte avevano scritto sia al Cardinale Scola, sia al Cardinale Muller, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, sia direttamente a Papa Francesco.

    Le risposte non si fecero attendere, solo il Santo Padre tacque!

    Il Cardinale Muller, poi licenziato da papa Francesco, rispose in meno di ventiquattro ore accusando la ricezione della copiosa documentazione a sostegno della denuncia del comportamento omissivo dei due vescovi Mons. Delpini e mons. Pierantonio Tremolada (successivamente promosso anch’egli da papa Francesco a Vescovo di Brescia) il quale aveva gestito insieme al Vescovo Delpini la vicenda in quanto allora responsabile della formazione dei neo sacerdoti come don Galli.

    Muller ricevette anche la copia della lettera inviata al Santo Padre Papa Francesco.

    Di seguito lo scambio di documenti con la Congregazione per la Dottrina della Fede datata 5-6 Maggio 2015:

    Il Cardinale Scola, perfettamente a conoscenza del fatto certo che il prete (don Galli) avesse portato nel suo letto il minore, definisce le scelte di Delpini “IMPROVVIDE”, ovvero il semplice spostamento da una parrocchia all’altra, ancora a contatto con i minori, esattamente quell’atteggiamento, quelle decisioni definite dal Santo Padre ad opera di Vescovi “CACA”, uomini di merda!

    Ecco la lettera della Cardinale Angelo Scola datata 23 Aprile 2015:

    La Nunziatura Apostolica (per conto del Santo Padre per ruolo ed istituzione) risponde ufficialmente, la prima volta nel marzo 2016, ovvero più di un anno prima che mons. Delpini fosse nominato Arcivescovo di Milano e mons. Pierantonio Tremolada fosse nominato Vescovo di Brescia:

    … “circa le accuse da voi mosse ai collaboratori dell’Arcivescovo (l’arcivescovo di Milano era il Cardinale Scola e i suoi collaboratori esplicitamente denunciati erano Mons. Delpini e Mons. Tremolada ndr) – esse saranno debitamente esaminate a tempo debito, al termine dell’istanza in corso e raccolte le necessarie informazioni.”…

    Ecco la lettera della Nunziatura Apostolica datata 22 Marzo 2016

    3 – E’ CERTO CHE IL SANTO PADRE SAPESSE DEL COMPORTAMENTO OMISSIVO DELL’ARCIVESCOVO DI MILANO MARIO DELPINI BEN PRIMA DI INVITARLO AL SINODO DEI VESCOVI SUL TEMA DEI GIOVANI, QUALE MEMBRO AUTOREVOLE PER ARRICCHIRE IL DIBATTITO SINODALE

    Nella comunicazione ufficiale inviata dal Santo Padre, Papa Francesco, all’Arcivescovo di Milano  Mario Delpini per convocarlo quale membro del gruppo di Vescovi che parteciperanno all’importante Sinodo sul tema dei giovani dal 3 al 28 Ottobre 2018 si legge:

    … “La ringraziamo fin d’ora per la disponibilità all’invito del Santo Padre”

    Papa Francesco nomina Delpini membro del Sinodo

    Il Santo Padre nomina Delpini per l’importante Sinodo sui giovani, la fede e il discernimento vocazionale?!?

    Dunque al sinodo parteciperanno Vescovi che il Papa invita e allo stesso tempo definisce “caca”?

    E’ lo stesso papa Francesco? Il sinodo rappresentato dalla merda? Oppure sono le solite quattro “fregnacce” di circostanza che Francesco ha dovuto dire alle vittime di abusi sessuali a Dublino, i Vescovi insabbiatori come Delpini sono “caca”, dimenticandosi poi di dire che la stessa “caca” li rappresenta bene al sinodo dei Vescovi… ?

    PAPA FRANCESCO SAPEVA: ecco la lettera della Nunziatura Apostolica datata 11 Maggio 2018:

    Tutti in Vaticano sanno del caso don Mauro/Delpini: è stato persino recepito all’ONU un Dossier  completo sulla vicenda e il sistema di insabbiamento, la Pontificia Commissione per la tutela dei Minori, come anche il Santo Padre, hanno da tempo a disposizione  una copia del Dossier recepito alle Nazioni Unite che ha ufficialmente annunciato a Ginevra il 7 Giugno 2018 che ha avviato un’indagine sul caso Italiano.

    Tutti erano certamente a conoscenza degli eventi prima dell’invito del Santo Padre rivolto all’Arcivescovo Delpini per la partecipazione al Sinodo dei Vescovi.

    Ecco la lettera della Pontificia commissione per la tutela dei minori presieduta dal Cardinale O’Mallay datata 16 Luglio 2018:

    In tutto questo, dove sta la credibilità? Ora il Papa deve dare una risposta ferma, se i  Vescovi che insabbiano sono “caca” se era sincero con le vittime, se erano autentiche le scuse, allora la stessa “caca” non può rappresentare la Chiesa al sinodo dei Vescovi… non si può servire due padroni: affermare la “tolleranza zero”, quando mediaticamente conviene, e poi bellamente rinnegarla pubblicamente nei fatti

    …e nemmeno si può rubricare chiunque denunci con prove e testimonianze come “coloro che danno scandalo” dunque secondo il Pontefice non meritevoli di risposte…

    Ma non era Francesco che esortava ad avere il coraggio di denunciare con nomi e cognomi?
    (Papa Francesco – 22 giugno 2017, Omelia S. Messa – Casa Santa Marta)

    Forse è giunto il tempo in cui c’è da domandarsi seriamente: “chi sta veramente dando scandalo in tutta questa vicenda?

    Mt 6,24-34                               

    In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «24 Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro

  • Lo scandalo nella Curia di Milano: 6 anni al prete molestatore. In Curia si limitarono a trasferirlo

    Lo scandalo nella Curia di Milano: 6 anni al prete molestatore. In Curia si limitarono a trasferirlo

    A letto con un minorenne: l’attuale arcivescovo lo trasferì in un altro oratorio. Bergoglio sapeva ma nominò Delpini

    di Giorgio Gandola

    Si portò a letto un minore: condanna senza precedenti per don Galli. Eppure davanti alle prime denunce l’allora vicario di Scola fece poco o nulla. E il Papa conosceva il caso quando nominò Delpini a Milano

    Sei anni e quattro mesi. Una sentenza senza pubblico quella che il giudice Ambrogio Moccia pronuncia di primo pomeriggio in un’aula vuota, fuori da ogni orario prestabilito, per evitare il chiasso mediatico. Solo il campanello dell’usciere e le sue parole ben scandite davanti a nessuno, come in un romanzo di Georges Simenon. Una formula che somiglia al grido di una Giustizia che non può fermarsi al “silenzio e preghiera” invocato da papa Francesco. E per la prima volta condanna un prete incensurato a una pena così alta per abuso su un minore, colpevole di aver tentato di violentare un ragazzo di 15 anni.

    Quella che si dice essere una sentenza esemplare (più il divieto di avere contatti con minorenni e l’interdizione perenne dai pubblici uffici) si abbatte su don Mauro Galli, sacerdote di 38 anni che la sera del 19 dicembre 2011 invitò a dormire “nel lettone” un giovane di Rozzano, paesone dell’hinterland di Milano. Era il suo confessore, il suo padre spirituale, doveva accompagnarlo al Natale e invece lo accompagnò fra le lenzuola. Don Mauro non ha mai negato il fatto, l’ha definito “una leggerezza” e ha giurato di essersi fermato lì, di averlo solo toccato sul petto per evitargli – in quella notte agitata da incubi – di cadere dal letto.

    Ben diversa la verità della vittima, che la mattina dopo parlò con i genitori e subito cominciò a stare male, a subire pesanti contraccolpi psicologici. Nei giorni successivi furono coinvolti anche l’attuale arcivescovo di Milano, Mario Delpini, e il vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada, che a quel tempo erano vicario diocesano di zona e responsabile dell’inserimento dei giovani sacerdoti. Pur essendo a conoscenza degli abusi, furono loro a decidere di spostare semplicemente il prete nell’occhio del ciclone da Rozzano (due oratori) a Legnano (quattro oratori), sempre inserito nella pastorale giovanile, quindi sempre a contatto con adolescenti. E solo dopo la denuncia penale dei genitori del ragazzo avviarono l’indagine canonica. Anche l’allora arcivescovo di Milano, Angelo Scola, in una lettera alla famiglia della vittima, scrisse che i suoi collaboratori si erano comportati “in modo maldestro”. Ora monsignor Delpini convive con l’imbarazzo di non avere denunciato un colpevole, pure se solo in primo grado.

    Per la famiglia sono stati anni durissimi, trascorsi fra crisi psicologiche e paura per i tentativi di suicidio del giovane, che alla notizia della condanna del prete si è sciolto in un lungo pianto al telefono con la madre. Una famiglia solida, fortemente cattolica, che all’inizio era determinata a trovare dentro la Chiesa la strada per rivedere la luce. Ma poi, davanti alla strategia attendista e dilatoria dell’arcidiocesi, ha preferito denunciare tutto ai carabinieri aprendo la porta all’inchiesta giudiziaria. La pubblica accusa, rappresentata dal pm Lucia Minutella, aveva chiesto 10 anni e 8 mesi valutando “le aggravanti della condizione di inferiorità psicofisica del ragazzo, del divario di età e dello stato di soggezione legato al ruolo dell’imputato di sacerdote, padre spirituale, educatore e insegnante”. Nella requisitoria aveva annullato l’effetto del risarcimento di 150.000 euro (che ha indotto i genitori della vittima a non costituirsi parte civile) con parole urticanti: “Le sofferenze del ragazzo e dei suoi famigliari non possono essere ripagate da un pagamento in denaro, al di là dell’importo. Anzi vi è una discrasia evidente nella difesa dell’imputato, data dall’avere risarcito un danno che si ritiene di non avere cagionato”.

    L’avvocato Mario Zanchetti, difensore di don Galli e da 15 anni legale dell’arcidiocesi milanese, aveva chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste e in subordine perché “non è emersa la prova del reato”. La linea difensiva è stata quella dell’inattendibilità, della simulazione, dell’invenzione. “Solo dopo la denuncia penale”, ha sottolineato il legale che ha interposto appello alla sentenza, “il ragazzo ha cominciato a vivere il ruolo di denunciante cospargendo il racconto di elementi di inattendibilità”. A questo punto per lui doveva valere il vecchio motto del diritto romano: in dubio pro reo. “Ci sono fatti di rilevanza etica e canonica in questa triste vicenda, ma non di rilevanza penale. C’è un abuso di relazione, di comportamento, non un abuso sessuale”.

    Il Tribunale si è fatto la convinzione opposta e la sentenza arriva a intossicare di nuovo il mondo cattolico da tempo alle prese con una resa dei conti di intensità mai vista prima rispetto alla pedofilia e all’omosessualità. La diocesi di Milano ha osservato da molto vicino e con molto imbarazzo l’evolversi del dibattimento. Ieri ha emesso un comunicato nel quale prende atto della sentenza “ed esprime vicinanza al ragazzo coinvolto, alla sua famiglia e a tutti coloro che hanno ingiustamente sofferto. Mentre la giustizia penale fa il suo corso, l’arcidiocesi resta in attesa dell’esito del processo canonico a carico di don Mauro Galli,  affidato alla responsabilità del Tribunale ecclesiastico”.

    Incardinato in questa triste vicenda di abusi c’è un aspetto politico che spicca. Quando papa Francesco ha nominato Delpini arcivescovo di Milano e Tremolada vescovo di Brescia, era a conoscenza dell’inchiesta giudiziaria su don Galli e delle mosse poco ortodosse dei due sacerdoti nel gestire la delicatissima situazione. Lo si evince dal carteggio che la famiglia della vittima (con pressanti richieste di far conoscere la verità) ha tenuto con gli uffici della Congregazione per la dottrina della fede. E non più tardi di un mese fa, pur essendo il procedimento alla vigilia d’una sentenza anche clamorosa come in effetti è stata, ha promosso Delpini rappresentante dei vescovi italiani al sinodo mondiale dei giovani previsto in ottobre in Vaticano. A conferma di una stima a prova di bomba.

    (trascrizione da La Verità del 21 settembre 2018)

  • Milano, violenza sessuale contro un ragazzino di 15 anni: prete condannato a 6 anni di carcere

    Milano, violenza sessuale contro un ragazzino di 15 anni: prete condannato a 6 anni di carcere

    Il collegio oltre a condannare il prete a 6 anni e 4 mesi di reclusione ha anche disposto il divieto di avere contatti con minorenni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici

    Don Mauro Galli è stato condannato a 6 anni e 4 mesi di carcere. L’ex parroco di Rozzano, nel Milanese, era a processo con l’accusa di aver abusato sessualmente nel dicembre del 2011 di un ragazzino che all’epoca aveva 15 anni. Il giovane si era deciso a denunciare soltanto nel 2014. Don Mauro, classe ’79, è sacerdote dal 2011. Prima aveva conseguito una laurea in Chimica Farmaceutica.

    Per l’avvocato Mario Zanchetti, difensore del prelato, Don Mauro Galli non ha commesso nessuna abuso nei confronti del ragazzino di 15 anni: si limitò a ospitarlo in casa sua, dove i due dormirono nello stesso letto. Il che “è un comportamento estremamente grave soprattutto per un educatore e un sacerdote. Ma non è un reato penale”.

    Non è dello stesso avviso la quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Il pm Lucia Minutella aveva chiesto una condanna a 10 anni e 8 mesi di reclusione. L’imputato, fuori dal processo, aveva versato 100mila euro di risarcimento ai familiari del ragazzo, che non si sono costituiti parti civili.

    Il collegio, presieduto da Ambrogio Moccia, oltre a condannare il prete a 6 anni e 4 mesi di reclusione ha anche disposto il divieto per l’ex parroco di avere contatti con minorenni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

    L’ex parroco, tra il 19 e il 20 dicembre 2011, avrebbe abusato del 15enne nella propria abitazione, dove il ragazzo aveva trascorso la notte “in vista delle attività di preghiera previste per il giorno successivo”.

    “I sacerdoti – ha aggiunto il legale – non devono neppure pensare di dormire nello stesso letto con un 15enne. Non è una leggerezza, ma una cosa gravissima dal punto di vista ecclesiale. Non a caso, dopo quella vicenda la carriera pastorale di Don Galli è stata rovinata”.

    La madre della vittima contro l’arcivescovo

    L’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, che nel 2011 al momento della presunta violenza sessuale era vicario episcopale della zona pastorale numero 6 del Milanese, “è stato maldestro nella gestione di questa cosa, perché dopo aver saputo dell’abuso lo ha spostato alla pastorale di Legnano” a contatto tra l’altro con altri giovani. A dirlo è la madre del ragazzo dopo la condanna di Don Mauro Galli.

    Delpini incontrò nel 2012 la famiglia del ragazzo, che subito aveva dimostrato disagio e che ha raccontato della violenza solo nel 2014 a uno psichiatra. La madre ha anche aggiunto che “il Papa è perfettamente a conoscenza della situazione” ma che Delpini è stato “comunque nominato membro del sinodo dei giovani”.

    http://rozzano.milanotoday.it/don-mauro-galli-condanna.html

     

  • Sacerdote condannato a 6 anni e 4 mesi per pedofilia nel Milanese

    Sacerdote condannato a 6 anni e 4 mesi per pedofilia nel Milanese

    Il prete ha versato 100 mila euro di risarcimento ai familiari del ragazzo, che non si sono costituiti parte civile

    MANUELA MESSINA

    Sei anni e quattro mesi di carcere: è la condanna inflitta oggi a Milano a don Mauro Galli, l’ex parroco di Rozzano a processo con l’accusa di aver abusato sessualmente nel dicembre del 2011 di un ragazzino che all’epoca aveva 15 anni. Il giovane, ora 22enne, è scoppiato in lacrime dopo la lettura del verdetto. «E’ stato un percorso doloroso e un dramma infinito, ma che sia stata riconosciuta la credibilità di mio figlio è stata la cosa più grande», ha detto la madre del giovane ai cronisti. Nessuna attenuante da parte del Tribunale milanese, che invece ha riconosciuto le circostanze aggravanti, date dall’abuso di ospitalità da parte dell’imputato e dalle condizioni di «inferiorità psico-fisica» della vittima, per via del suo stato di soggezione nei confronti dell’ex parroco, che era anche suo padre spirituale, educatore ed insegnante.

    Il pm Lucia Minutella aveva chiesto una condanna a 10 anni e 8 mesi di carcere. La madre del giovane ha parlato poi di «gestione maldestra» da parte dell’attuale arcivescovo di Milano Mario Delpini, che dopo avere appreso degli abusi di Don Galli aveva disposto il suo trasferimento nella pastorale di Legnano. Una vicenda messa nero su bianco, nel verbale di sommarie informazioni rese dallo stesso capo della Curia milanese, nell’ottobre 2014. La donna ha poi segnalato ai cronisti che Papa Francesco è «perfettamente a conoscenza della situazione» ma ha comunque «nominato Delpini membro del sinodo dei giovani».

    Come riporta il capo di imputazione, Don Galli tra il 19 e il 20 dicembre 2011 avrebbe abusato del 15enne nella propria abitazione, dove aveva trascorso la notte «in vista delle attività di preghiera previste per il giorno successivo». La scorsa udienza nel suo interrogatorio si era difeso dicendo di non avere mai «abbracciato» né «toccato» il 15enne. Ha ammesso di avere dormito nel letto matrimoniale della sua camera insieme al ragazzo quella sera, nonostante ci fossero altri letti a disposizione. I giudici della quinta sezione penale non hanno creduto a questa versione.

  • Abusi su un 15enne, condannato ex parroco di Rozzano

    Abusi su un 15enne, condannato ex parroco di Rozzano

    Sei anni e 4 mesi per don Mauro Galli, disposto anche il divieto di avere contatti con minorenni

    Rozzano (Milano), 20 settembre 2018 – È stato condannato a 6 anni e 4 mesi di carcere don Mauro Galli, l’ex parroco di Rozzano, nel Milanese, a processo con l’accusa di aver abusato sessualmente nel dicembre del 2011 di un ragazzino che all’epoca aveva 15 anni.  Lo ha deciso la quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Il collegio, presieduto da Ambrogio Moccia, ha anche disposto il divieto per l’ex parroco di avere contatti con minorenni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

    Il pm Lucia Minutella aveva chiesto una condanna a 10 anni e 8 mesi di reclusione. L’imputato, fuori dal processo, aveva versato 100mila euro di risarcimento ai familiari del ragazzo, che non si sono costituiti parti civili. Il pm aveva dedicato un passaggio della sua requisitoria alla sofferenza provata dal ragazzo. «Le ossessioni demoniache da lui manifestate dopo quell’episodio – ha sottolineato – erano l’unico canale comunicativo che il giovane possedeva per potere esprimere il proprio disagio». Secondo il magistrato, «la sua era una sofferenza autentica». L’ex parroco, tra il 19 e il 20 dicembre 2011, avrebbe abusato del 15enne nella propria abitazione, dove il ragazzo aveva trascorso la notte «in vista delle attività di preghiera previste per il giorno successivo». La scorsa udienza nel suo interrogatorio, davanti ai giudici della quinta sezione penale, Don Galli si era difeso dicendo di non avere mai «abbracciato» né «toccato» la presunta vittima. Ha ammesso, comunque, di avere dormito nel letto matrimoniale insieme al ragazzo quella sera. «Quella notte – ha affermato l’ex parroco – mi sono svegliato due volte: la prima per il suo forte russare e la seconda dopo averlo sentito gridare. L’ho trovato con una gamba e un braccio fuori dal letto e così l’ho afferrato per metterlo in sicurezza». Secondo Don Galli, poi, il giovane lo avrebbe accusato «perché avrebbe fatto sue opinioni sentite da altri su quello che era accaduto».

    Dalla testimonianza di uno psichiatra che conobbe il 15enne nel 2014, quando venne ricoverato più volte, era emerso il racconto dei presunti abusi. «Mi ha detto che quando erano sdraiati nello stesso letto – ha raccontato il teste – il prete iniziò a toccarlo e lui fece finta di dormire, era bloccato, paralizzato». Nel processo è stato acquisito anche il verbale di sommarie informazioni testimoniali rese, nell’ottobre 2014, dall’attuale arcivescovo di Milano, Mario Delpini, al momento dei fatti vicario episcopale della zona pastorale numero 6, il quale ha spiegato che, dopo avere appreso da un altro sacerdote che il ragazzo «aveva segnalato abusi sessuali compiuti da Don Mauro», decise di trasferirlo «ad altro incarico, disponendo il suo trasferimento nella parrocchia di Legnano».

    LE REAZIONI – E’ scoppiato a piangere dopo la sentenza il giovane, ora 22enne, che a 15 anni avrebbe subito una violenza sessuale da parte di don Mauro Galli. «È stato un percorso doloroso e un dramma infinito, ma che oggi sia stata riconosciuta la credibilità di mio figlio è stata la cosa più grande», ha spiegato la madre del ragazzo che ha attaccato la gesione della vicenda da parte di Delpini: “Ha saputo dell’abuso quattro giorni dopo, ma il mese successivo lo ha spostato a Legnano come responsabile della Pastorale giovanile. E’ stato maldestro nella gestione”. Da parte sua, invece,l’Arcidiocesi di Milano “prende atto” della sentenza di condanna a 6 anni e 4 mesi emessa dal tribunale nei confronti di don Mauro Galli, accusato di violenza sessuale nei confronti di un 15enne, ed “esprime vicinanza al ragazzo coinvolto, alla sua famiglia e a tutti coloro che hanno ingiustamente sofferto”. Mentre la giustizia ha emesso la sentenza di primo grado, “l’Arcidiocesi resta in attesa dell’esito del processo canonico a carico di don Mauro Galli, affidato alla responsabilità del Tribunale Ecclesiastico”.

  • Pedofilia, madre ragazzo critica Delpini

    Pedofilia, madre ragazzo critica Delpini

    ‘E’ stato maldestro, il Papa è a conoscenza della situazione’

    (ANSA) – MILANO, 20 SET – L’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, che nel 2011 al momento della presunta violenza sessuale su un 15enne da parte di don Mauro Galli, condannato oggi, era vicario episcopale della zona pastorale numero 6 del Milanese, “è stato maldestro nella gestione di questa cosa, perché dopo aver saputo dell’abuso lo ha spostato alla pastorale di Legnano” a contatto tra l’altro con altri giovani. Così ha detto ai cronisti la madre del ragazzo dopo la condanna del religioso.
    Delpini incontrò nel 2012 la famiglia del ragazzo, che subito aveva dimostrato disagio e che ha raccontato della violenza solo nel 2014 a uno psichiatra. La madre ha anche aggiunto che “il Papa è perfettamente a conoscenza della situazione” ma che Delpini è stato “comunque nominato membro del sinodo dei giovani”.

    “Con Delpini – ha spiegato la madre del ragazzo – abbiamo avuto un unico incontro nel 2012. E’ stato maldestro nella gestione di questa cosa, dopo avere saputo dell’ abuso ha spostato don Galli a Legnano e quando ne siamo venuti a conoscenza abbiamo chiesto di parlare col cardinale”. Nel processo era stato acquisito un verbale di sommarie informazioni testimoniali rese, nell’ottobre 2014, da Delpini, il quale aveva spiegato che, dopo avere appreso da un altro sacerdote che il ragazzo “aveva segnalato abusi sessuali compiuti da Don Mauro”, decise di trasferirlo “ad altro incarico, disponendo il suo trasferimento nella parrocchia di Legnano”. La madre del giovane, sempre parlando coi cronisti, ha sostenuto che “il Papa è a conoscenza della situazione, il nunzio apostolico è perfettamente a conoscenza di tutto ciò e ci ha mandato una lettera, e poi Delpini è stato nominato tra i membri del sinodo dei giovani”. La donna ha detto inoltre che questa vicenda è stata “un percorso doloroso da tanti punti di vista, prima di tutto familiare”, anche perché la difesa “ha provato a minare la credibilità di mio figlio”. E il ragazzo “ha avuto conseguenze drammatiche, quattro volte ha tentato il suicidio”. E ancora la donna: “Io penso che il percorso di ogni persona che subisce un abuso è un passaggio dall’essere vittima a diventare sopravvissuto. Raccontarlo agli altri, che non trovano il coraggio di denunciare, è un’esperienza faticosa ma una dimensione di giustizia”. I giudici non hanno concesso alcuna attenuante all’ex parroco condannato e depositeranno le motivazioni tra 60 giorni.

    http://www.ansa.it/lombardia/notizie/2018/09/20/pedofilia-madre-ragazzo-critica-delpini_bd5dca00-9e9f-4f31-b5f8-6666cbd819f5.html