Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Legnano

  • Il prete pedofilo imbarazza l’arcivescovo di Milano

    Il prete pedofilo imbarazza l’arcivescovo di Milano

    Don Mauro Galli condannato a sei anni e quattro mesi di carcere per abusi su un 15enne. Mario Delpini, quando seppe delle accuse, lo trasferì a Legnano, a occuparsi della pastorale giovanile.

    La condanna a sei anni e 4 mesi di carcere per don Mauro Galli, l’ex parroco di Rozzano, nel Milanese, ritenuto responsabile di aver abusato sessualmente nel dicembre del 2011 di un ragazzino che all’epoca aveva 15 anni, potrebbe mettere in forte imbarazzo la Chiesa di Milano e in particolare l’arcivescovo Mario Delpini che, avvisato delle accuse nei confronti di Don Galli, dispose il trasferimento del prete, che però fu destinato alla pastorale giovanile nella parrocchia di Legnano. La vicenda è stata ricostruita dal sito Giustiziami.it. Delpini era all’epoca dei fatti vicario episcopale e fu interrogato in qualità di testimone. Non è mai stato indagato.

    LE DICHIARAZIONI A VERBALE DELL’ARCIVESCOVO DELPINI

    «Don Carlo Mantegazza (un altro prete in servizio a Rozzano, ndr) mi aveva riferito di un ragazzo di nome *** che aveva trascorso una notte a casa di don Mauro Galli», aveva messo Delpini a verbale il 24 ottobre 2014, secondo quanto riportato da Giustiziami.it. «Mi disse che il ragazzo aveva poi segnalato presunti abusi sessuali compiuti da don Mauro durante la notte (…). Ho convocato don Mauro che mi disse che aveva solamente voluto ospitare un ragazzo con difficoltà di apprendimento scolastico. Ha ammesso di avere dormito con lui quella notte ma di non avere compiuto alcun atto di tipo sessuale. Ho deciso quindi di trasferire don Mauro ad altro incarico, disponendo il suo trasferimento nella parrocchia di Legnano». Don Galli venne destinato alla pastorale giovanile, nonostante la grave accusa.

    LA NOTTE NELLO STESSO LETTO «PRIMA DELLA PREGHIERA»

    Il pm Lucia Minutella aveva chiesto una condanna a 10 anni e otto mesi di reclusione. L’imputato, fuori dal processo, aveva versato 100 mila euro di risarcimento ai familiari del ragazzo, che non si sono costituiti parti civili. Il collegio, presieduto da Ambrogio Moccia, oltre a condannare il prete a sei anni e quattro mesi di reclusione ha anche disposto il divieto per l’ex parroco di avere contatti con minorenni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. L’ex parroco, tra il 19 e il 20 dicembre 2011, avrebbe abusato del 15enne nella propria abitazione, dove il ragazzo aveva trascorso la notte «in vista delle attività di preghiera previste per il giorno successivo».

    LA DIFESA DEL PRETE E LE PARZIALI AMMISSIONI

    Nel suo interrogatorio don Galli si era difeso sostenendo di non avere mai abbracciato né toccato la presunta vittima. Aveva ammesso, comunque, di avere dormito nel letto matrimoniale assieme al ragazzo quella sera e fuori dal processo c’era stato il risarcimento ai familiari, che avevano rinunciato a costituirsi parti civili. «Le sofferenze del ragazzo e dei suoi familiari», ha sottolineato il pm nella requisitoria, «non possono essere ripagate da un pagamento in denaro». Secondo il pm, «le ossessioni demoniache da lui manifestate dopo quell’episodio erano l’unico canale comunicativo che il giovane possedeva per potere esprimere il proprio disagio». Dalla testimonianza di uno psichiatra che conobbe il 15enne nel 2014, quando venne ricoverato più volte al San Paolo di Milano, era emerso il racconto dei presunti abusi. «Mi ha detto che quando erano sdraiati nello stesso letto», ha raccontato il teste, «il prete iniziò a toccarlo e lui fece finta di dormire, era bloccato, paralizzato». La difesa, rappresentata dal legale Mario Zanchetti, ha preannunciato che ricorrerà in Appello.

    LA FAMIGLIA CONTRO L’ARCIVESCOVO

    Delpini, ha detto la madre della vittima a margine del processo, «è stato maldestro nella gestione di questa cosa, perché dopo aver saputo dell’abuso lo ha spostato alla pastorale di Legnano» a contatto tra l’altro con giovani. Delpini incontrò nel 2012 la famiglia del ragazzo, che subito aveva dimostrato disagio e che ha raccontato della violenza solo nel 2014 a uno psichiatra. La madre ha anche aggiunto che «il papa è perfettamente a conoscenza della situazione», ma che Delpini è stato «comunque nominato membro del sinodo dei giovani». La donna ha detto inoltre che questa vicenda è stata «un percorso doloroso da tanti punti di vista, prima di tutto familiare», anche perché la difesa «ha provato a minare la credibilità di mio figlio». E il ragazzo «ha avuto conseguenze drammatiche, quattro volte ha tentato il suicidio».

    LA NOTA DELL’ARCIDIOCESI

    In una nota l’Arcidiocesi di Milano ha preso atto «della conclusione del procedimento giudiziario di primo grado a carico di don Mauro Galli ed esprime vicinanza al ragazzo coinvolto, alla sua famiglia e a tutti coloro che hanno ingiustamente sofferto». E ha ricordato che «mentre la giustizia penale fa il suo corso, l’Arcidiocesi resta in attesa dell’esito del processo canonico a carico di don Mauro Galli, affidato alla responsabilità del tribunale ecclesiastico».

  • Milano, pedofilia: ex parroco condannato a 6 anni e 4 mesi

    Milano, pedofilia: ex parroco condannato a 6 anni e 4 mesi

    A processo con l’accusa di aver abusato sessualmente di un ragazzino di 15 anni nel 2011, l’ex parroco di Rozzano aveva versato 100mila euro alla famiglia, che non si è costituita parte civile

    E’ stato condannato a 6 anni e 4 mesi di carcere don Mauro Galli, l’ex parroco di Rozzano, nel Milanese, a processo con l’accusa di aver abusato sessualmente nel dicembre del 2011 di un ragazzino che all’epoca aveva 15 anni. Lo ha deciso la quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Il pm Lucia Minutella aveva chiesto una condanna a 10 anni e 8 mesi di reclusione. Davanti ai giudici il prete aveva ammesso, in aula, di avere dormito nel letto matrimoniale della camera del giovane la sera del 19 dicembre 2011, nonostante ci fossero altri letti a disposizione, negando però di avere compiuto la violenza.

    Fuori dal processo, l’ex parroco aveva versato 100 mila euro di risarcimento ai familiari del ragazzo, che non si sono costituiti parte civile. “Le sofferenze del ragazzo e dei suoi familiari – ha sottolineato prima della sentenza il pm – non possono essere ripagate da un pagamento in denaro, al di là dell’importo”. Anzi, secondo il pm, vi è “una discrasia evidente nella difesa dell’imputato data dall’avere risarcito un danno che si ritiene di non avere cagionato”.

    Nel processo è stato acquisito anche il verbale di sommarie informazioni testimoniali rese, nell’ottobre 2014, dall’attuale arcivescovo di Milano, Mario Delpini, al momento dei fatti vicario episcopale della zona pastorale numero 6, il quale ha spiegato che, dopo avere appreso da un altro sacerdote che il ragazzo “aveva segnalato abusi sessuali compiuti da Don Mauro”, decise di trasferirlo “ad altro incarico, disponendo il suo trasferimento nella parrocchia di Legnano”.

    L’Arcidiocesi di Milano “prende atto della conclusione del procedimento giudiziario di primo grado a carico di don Mauro Galli”. Così si legge nella nota firmata da don Walter Magni, responsabile dell’Ufficio Comunicazione e portavoce dell’arcivescovo Delpini. “Esprimiamo vicinanza al ragazzo coinvolto, alla sua famiglia e a tutti coloro che hanno ingiustamente sofferto. Mentre la giustizia penale fa il suo corso”, si chiude la nota, “l’Arcidiocesi resta in attesa dell’esito del processo canonico a carico di don Mauro Galli, affidato alla responsabilità del Tribunale Ecclesiastico”

    https://milano.repubblica.it/cronaca/2018/09/20/news/pedofilia_ex_parroco_rozzano_condannato-206941321/

  • Don Mauro condannato a 6 anni

    Don Mauro condannato a 6 anni

    È stato responsabile della comunità giovanile di Legnano

    È stato condannato a 6 anni e 4 mesi di carcere don Mauro Galli, l’ex responsabile della pastorale giovanile dell’Oltresempione, a processo con l’accusa di aver abusato sessualmente nel dicembre del 2011 di un ragazzino che all’epoca aveva 15 anni.

    Lo ha deciso la quinta sezione penale del Tribunale di Milano.

    Il pm Lucia Minutella aveva chiesto una condanna a 10 anni e 8 mesi di reclusione.

    L’imputato, fuori dal processo, aveva versato 100 mila euro di risarcimento ai familiari del ragazzo, che non si sono costituiti parti civili.

    Il collegio, presieduto da Ambrogio Moccia, oltre a condannare il prete a 6 anni e 4 mesi di reclusione ha anche disposto il divieto per l’ex parroco di avere contatti con minorenni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

    Quando era parroco a Rozzano, tra il 19 e il 20 dicembre 2011, don Mauro avrebbe abusato del quindicenne nella propria abitazione, dove il ragazzo aveva trascorso la notte «in vista delle attività di preghiera previste per il giorno successivo».

    La scorsa udienza nel suo interrogatorio don Galli si era difeso sostenendo di non avere mai «abbracciato» nè «toccato» la presunta vittima.

    Aveva ammesso, comunque, di avere dormito nel letto matrimoniale insieme al ragazzo quella sera e fuori dal processo c’era stato il risarcimento ai familiari, che avevano rinunciato a costituirsi parti civili.

    «Le sofferenze del ragazzo e dei suoi familiari – ha sottolineato il pm nella requisitoria – non possono essere ripagate da un pagamento in denaro, al di là dell’importo».

    Anzi, secondo il pm, vi è «una discrasia evidente nella difesa dell’imputato data dall’avere risarcito un danno che si ritiene di non avere cagionato».

    Secondo il pm, «le ossessioni demoniache da lui manifestate dopo quell’episodio erano l’unico canale comunicativo che il giovane possedeva per potere esprimere il proprio disagio».

    Dalla testimonianza di uno psichiatra che conobbe il quindicenne nel 2014, quando venne ricoverato più volte al San Paolo di Milano, era emerso il racconto dei presunti abusi.

    «Mi ha detto che quando erano sdraiati nello stesso letto – ha raccontato il teste – il prete iniziò a toccarlo e lui fece finta di dormire, era bloccato, paralizzato».

    La difesa, rappresentata dal legale Mario Zanchetti, ha preannunciato che ricorrerà in appello.

    http://www.prealpina.it/pages/legnano-don-mauro-galli-condannato-a-6-anni-176231.html

  • Legnano, le vittime di don Ruggero Conti scrivono al Papa

    Legnano, le vittime di don Ruggero Conti scrivono al Papa

    Il sacerdote non le ha ancora risarcite dopo la condanna per abusi sessuali su minori

    Don Ruggero Conti, condannato per abusi, non ha ancora risarcito.

    Le vittime di don Ruggero Conti si rivolgono al Pontefice

    Don Ruggero Conti è stato condannato per abusi sessuali su minori. Le vittime attendono ancora oggi un risarcimento. Come riportato nel servizio su Settegiorni Legnano Altomilanese in edicola con intervista al presidente,  l’associazione «La caramella buona onlus» (che di vittime ne ha difese due ed è stata parte civile), si rivolgerà a Papa Francesco dove chiederà al Santo Padre di occuparsi anche di questo caso.
    Don Ruggero, oggi sospeso a divinis, è nato e cresciuto a Legnano dove era stato animatore all’oratorio di S.Magno e insegnante di educazione sessuale alle scuola Bonvesin de La Riva. E’ stato stato condannato nel 2015 in via definitiva per abusi su minori quando era sacerdote nella parrocchia Santa Selva di Roma. Prescritti i casi sulle vittime legnanesi.

    https://settegiorni.it/cronaca/legnano-vittime-don-ruggero-conti-papa/

  • Legnano: prete pedofilo, nessun risarcimento alle vittime

    Legnano: prete pedofilo, nessun risarcimento alle vittime

    Don Ruggero Conti, condannato per abusi sui minori, non ha ancora scontato neppure un giorno di carcere

    di CRISTIANA MARIANI

    Legnano (Milano), 29 agosto 2018 – Condannato in via definitiva a 14 anni– la pena è poi diventata di 11 anni e 10 mesi per prescrizione -, mai un giorno di carcere scontato e nessuna spesa pagata. Nè quelle processuali nè, tantomeno, i risarcimenti alle vittime degli abusi. Quello di don Ruggero Conti è un caso che non cessa di far discutere ormai da oltre dieci anni. L’ormai ex sacerdote – è stato sospeso «a divinis» dal sacerdozio nel 2011 -, parroco a Selva Candida a Roma ma ancora prima insegnante di educazione sessuale a Legnano, era stato arrestato nel 2007 con l’accusa di essere stato il responsabile di abusi su diversi minori. Il religioso nel corso degli anni è passato attraverso tutti i gradi di giudizio, fino alla condanna definitiva a 14 anni e due mesi. La condanna è stata poi ridotta a 11 anni e 10 mesi, ma non è mai stata scontata. «Si è persino concesso il lusso di fuggire in taxi da Roma a Milano per farsi ricoverare in una clinica» tuona Roberto Mirabile, presidente de La caramella buona.

    La onlus ha seguito da vicino le vicende di don Ruggero Conti, occupandosi anche della tutela di due delle sette vittime accertate degli abusi del prelato. Prelato che a oggi non ha neppure risarcito le vittime delle violenze. «Attualmente don Conti è in una clinica, perché sostiene di non poter andare in carcere per motivi di salute – aggiunge Mirabile -. Fra le vittime dei suoi abusi ci sono persone che sono in terapia da vent’anni. Terapia che comporta dei costi, che nessuno ha mai risarcito». L’associazione La caramella buona si rivolge quindi a chi, di fatto, rappresenta l’ente superiore dell’attività «professionale» di don Ruggero Conti. «La Curia deve farsi carico dei propri «dipendenti» – sottolinea Mirabile – e quindi deve prendere consapevolezza del fatto che quello della pedofilia fra i religiosi sia un problema da affrontare in modo serio anche in Italia. Non sono anticlericale, anzi. Credo però che i problemi vadano affrontati con determinazione e senza paura. Per questo ci rivolgeremo direttamente a Papa Francesco». Nei prossimi giorni, infatti, l’associazione scriverà una lettera proprio al Santo Padre. «Lo scandalo della pedofilia di alcuni preti in Italia è enorme – afferma il presidente della onlus – e non può più essere taciuto».

  • Pedofilia, il prete condannato non paga i danni

    Pedofilia, il prete condannato non paga i danni

    Don Ruggero Conti – Ha preso 14 anni, sfugge al carcere per “depressione” e la Curia non risarcisce le vittime

    di Angela Camuso

    Il Papa chiede perdono per i preti pedofili ma chissà se muoverà un dito per i ragazzi violentati dal sacerdote protagonista del più clamoroso caso di abusi sessuali in Italia. L’ex parroco della borgata romana di Selva Candida, don Ruggero Conti, 63 anni, all’epoca dei fatti anche economo della Curia di Santa Rufina è stato condannato nel 2015 in via definitiva a 14 anni e due mesi di carcere per aver violentato 7 minorenni (esclusi altri casi prescritti). I poveretti non hanno ottenuto neppure un euro di risarcimento, né dal sacerdote né dalla Curia.

    E il loro carnefice non è mai stato in galera escluso un periodo durante le indagini preliminari. Il pedofilo in questione infatti, già delegato alle politiche della famiglia dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, dopo essere stato arrestato una prima volta, nel 2008, si è visto ripetutamente concedere dal tribunale di Sorveglianza di Milano gli arresti domiciliari per motivi di salute.

    “Depressione”, è la diagnosi. Fatti i conti, nonostante lo scandalo sia scoppiato dieci anni fa, il prete ha vissuto dietro le sbarre per meno di due anni. Poi sempre in convento o in clinica.

    Nel settembre scorso il Tribunale si sorveglianza di Roma, quando don Conti era in una casa di cura nei pressi della Capitale, aveva deciso che le sue condizioni fossero compatibili con il carcere e aveva mandato i carabinieri in clinica per arrestarlo. Don Ruggero però nottetempo era evaso, salendo a bordo di un taxi con destinazione Milano. Giunto nel capoluogo lombardo, il prete si era presentato al pronto soccorso del San Raffaele accusando un malore. Così era entrato nella giurisdizione del tribunale di Milano a esprimersi in merito alla sua salute ed è di nuovo ai domiciliari in una clinica lombarda, peraltro vicino ai suoi familiari dal momento che il prete è di Legnano.

    Don Conti, secondo sentenza, è tenuto a risarcire i ragazzini che violentò, all’epoca fra i 13 e i 17 anni, per complessivi 230.000 euro. Le altre parti civili (le famiglie degli abusati e l’associazione antipedofilia “Caramella buona”, che ha assunto la difesa delle vittime) attendono 57.000 euro. Il prete si è dichiarato nullatenente. Muro di gomma dalla Diocesi di Roma, a cui gli avvocati di uno dei ragazzi violentati si erano rivolti in via bonaria con una lettera all’allora vicario di Sua Santità, cardinale Agostino Vallini. L’arcivescovo aveva risposto che l’affare era di competenza della Curia di Santa Rufina di cui era economo lo stesso don Ruggero e a capo della quale è rimasto lo stesso vescovo indagato e poi prosciolto dall’accusa di aver coperto il prete pedofilo: monsignor Gino Reali, che ricevette più volte segnalazione e persino la denuncia scritta a mano da parte di un ragazzo ma non denunciò don Ruggero, anzi lo riconfermò parroco.

    “È una vergogna. Il Papa non potrà affrontare il problema della pedofilia nella Chiesa fin quando non avrà il coraggio o la forza di affrontarlo in Italia – dichiara Roberto Mirabile, presidente e fondatore di Caramella Buona –. Sono convinto che il Papa subisca fortissime pressioni in Vaticano affinché in Italia non si apra il Vaso di Pandora, perché scoppierebbe il pandemonio”.

    (trascrizione da IL FATTO QUOTIDIANO del 28 agosto 2018)

    https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/pedofilia-il-prete-condannato-non-paga-i-danni/

  • BRESCIA – Sacerdoti e laici si preoccupano e rompono il silenzio

    BRESCIA – Sacerdoti e laici si preoccupano e rompono il silenzio

    Riceviamo e pubblichiamo

    Spettabile Redazione,

                    Ci rivolgiamo a codesta “rete L’ABUSO” per partecipare le ansie di diversi sacerdoti e laici della Diocesi di Brescia.

                    Sono molti i sacerdoti e tantissimi i laici che si stanno chiedendo se la Nunziatura Apostolica segnalando a Papa Francesco il nominativo di Mons. Tremolada come Vescovo di Brescia e di Mons. Delpini come Arcivescovo di Milano abbia pure menzionato il caso di pedofilia di don Galli a Rozzano (Milano) che li vede coinvolti. Il Nunzio apostolico di allora, Mons. Bernardini, è stato sostituito da Mons. Tscherrig (di nazionalità svizzera e non più italiana come era prassi lo fosse) più in sintonia con Papa Bergoglio di quanto lo fosse il predecessore. Papa Francesco conosce bene entrambi: sia l’arcivescovo uscente che l’entrante sono arrivati a Roma dopo la Nunziatura in Argentina. Con Mons. Bernardini i rapporti a Buenos Aires però sono sempre stati tesi. È strano che Mons. Delpini non sia stato inserito nella recente lista dei Cardinali.

                    Mons. Tremolada ammette chiaramente, per il caso di don Galli, che lui stesso e mons. Delpini hanno sbagliato ma non hanno il dovere di giustificarsi o chiedere scusa, “se qualcuno gli chiederà spiegheranno”. Il Vaticano sapeva e il Santo padre li ha promossi entrambi confermando la loro impunibilità? Potrà un giorno il Santo Padre dire che non era stato adeguatamente informato come per i Vescovi cileni?

                    Emblematico è infatti quanto dichiarato da Mons. Tremolada in un incontro con i familiari della vittima nel 2015 in presenza anche di don Carlo Mantegazza, ex parroco di Rozzano: “….è vero, lo abbiamo destinato a Legnano in un oratorio, è vero, e di questo SIAMO STATI IMPRUDENTI, lo diremo se ci verrà detto: « MA PERCHE’ LO AVETE FATTO? ».

                Che saccenza, che ostentazione di impunità: Tremolada mandato a parlare con i familiari che chiedevano conto del maldestro spostamento quando, viceversa, a loro era stato garantito che don Galli non poteva essere ancora a contatto con i bambini, non ritiene di dover dare spiegazioni. Ora, a Brescia, ha nominato Parroco di Rezzato don Stefano Bertoni assolto in Cassazione per abusi sessuali nei confronti di bambini di un asilo. Ancora aperta è la vicenda dell’ex parroco di Corna di Darfo. Già nel dimenticatoio sono finite le numerose altre vicende di sacerdoti bresciani passate in giudizio fin dai tempi del parroco della cattedrale degli anni 1970.

                    Papa Francesco ha integrato il codice di diritto canonico che già prevede la possibilità della rimozione dall’ufficio ecclesiastico “per cause gravi”: ciò riguarda anche i Vescovi diocesani, gli Eparchi e coloro che ad essi sono equiparati dal diritto (cfr. can. 193 §1 CIC; can 975 §1 CCEO).

                    Con il “MOTU PROPRIO” del 4 Giugno 2016 ha precisato che tra le dette “cause gravi” è compresa la negligenza dei Vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili, previsti dal M.P. Sacramentorum Sancitatis Tutela promulgato da San Giovanni Paolo II ed emendato dal predecessore Benedetto XVI.

                    La Diocesi di Brescia non è certo entusiasta di avere un Vescovo imprudente a condurre una tremolante realtà pastorale.

    Sacerdoti e laici impegnati di Brescia                                                                     24 luglio 2018

  • Gli audio che incastrano mons. Delpini

    Gli audio che incastrano mons. Delpini

    Crolla miseramente il castello di menzogne messo in campo dalla curia Milanese per difendere l’arcivescovo Mario Delpini: gli audio imbarazzanti di don Carlo Mantegazza.

    L’estremo tentativo di difesa della curia Milanese per cercare di far credere ai fedeli, e forse anche al Santo Padre, che l’Arcivescovo Mario Delpini aveva agito con scrupolo e coscienza quando nel 2011 spostò semplicemente, da un oratorio all’altro, il prete don Mauro Galli accusato di aver abusato sessualmente di un minore, è miseramente e definitivamente crollato.

    Grazie alle dichiarazioni rilasciate dell’ex. Parroco di Rozzano, don Carlo Mantegazza, che aveva seguito il caso avvenuto nella sua parrocchia, fin dalle prime ore, le menzogne della diocesi ed in particolare del suo Pastore, l’attuale Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini (all’epoca Vicario di Zona), vengono miseramente a galla in modo drammaticamente cristallino.

    Alla luce delle rivelazioni inequivocabili oggi apprese, ciò che lascia estremamente basiti è il senso di impunità che traspare: sembra incredibile come nonostante la Diocesi di Milano, ma anche probabilmente la Santa Sede, disponesse di tutte le informazioni da molto tempo (da ormai almeno tre anni), abbia potuto costruire un castello di sabbia basato su delle menzogne che sapeva potessero emergere in qualsiasi momento.

    Probabilmente contava sul fatto che il Parroco potesse essere facilmente condizionato, come probabilmente è anche accaduto, infatti nell’interrogatorio in aula davanti al Giudice del tribunale di Milano, Ambrogio Moccia, don Carlo si guarda bene dal svelare quanto a sua conoscenza…

    Tuttavia l’avvocato della Curia, prof. Mario Zanchetti, aveva a disposizione tutte le prove riscontrate durante le indagini preliminari (intercettazioni telefoniche, documenti, corrispondenza con il Cardinale Scola, interrogatori della Polizia, registrazioni dei colloqui ecc.); come anche il promotore di giustizia, don Desiderio Vajani, del tribunale ecclesiastico Diocesano aveva quanto rilasciato dai familiari della presunta vittima che nella massima trasparenza e ancora una volta fiducia nella chiesa, o meglio nel suo organo di giustizia interna, appunto nella speranza di essere ascoltati, consegnarono tutte le “evidenze” in loro possesso proprio per dimostrare la verità (documenti, registrazioni dei diversi colloqui, trascrizioni, corrispondenza ecc.).

    Come è dunque possibile un tentativo di difesa così goffo e fragile???

    Vediamo in sintesi di cosa si tratta.

    Indipendentemente dall’esito del processo Penale, che fortunatamente non è in mano alla gerarchia ecclesiastica, ciò che è evidente, in quanto normato dal diritto canonico, è anche indicato precisamente dalle linee Guida della CEI (rispetto a cosa deve fare un Vescovo quando viene a conoscenza anche solo di un sospetto di un possibile o probabile abuso da parte di un sacerdote).

    Il Vescovo ha l’obbligo di avviare una indagine interna detta “indagine previa” proprio con lo scopo di fugare immediatamente ogni dubbio di veridicità o meno del sospetto di un reato, non ha il compito di provare o escludere che ci sia realmente stato un abuso, quel compito spetta poi al giudice.

    Se viene verificato il fondamento del sospetto, si avvierà un processo canonico, come poi è stato avviato per don Mauro Galli, ma in questo caso con tre anni di ritardo dal momento del sospetto, e solo l’anno successivo a quando ormai aveva preso avvio la procedura penale di Stato.

    “Quando il Vescovo abbia notizia di possibili abusi in materia sessuale nei confronti di minori ad opera di chierici sottoposti alla sua giurisdizione, deve procedere immediatamente a un’accurata ponderazione circa la verosimiglianza di tali notizie (2).”

    (2) Il can. 1717 del codice di diritto canonico dispone infatti che l’indagine previa abbia luogo quando l’Ordinario abbia notizia «almeno probabile» di un delitto.

    “A tal fine, il semplice trasferimento del chierico risulta generalmente inadeguato, ove non comporti anche una sostanziale modifica del tipo di incarico.”

    Quindi si tratta di essere venuti a conoscenza di una possibilità, da verificare, non della certezza preventiva che sia avvenuto un abuso.

    Nel caso Milanese che coinvolge mons. Delpini, tutta la ricostruzione che la Curia si è precipitata a diffondere con ogni mezzo (Comunicato sul sito ufficiale della Chiesa di Milano “Un comunicato per aiutare a comprendere la verità dei fatti”, mailing list, articoli su quotidiani, comunicazioni radiofoniche ecc.), si basa sul far credere che mons. Delpini abbia agito di volta in volta con “scrupolo e coscienza” in base alle informazioni “mutevoli” che di volta in volta gli venivano date in un crescendo di disposizioni cautelative addirittura preventive senza un sussistente motivo reale.

    Premesso che lo stesso monsignore (Delpini) dichiara alla Polizia (che nel frattempo aveva già disposto le intercettazioni telefoniche e quindi risultava pericoloso mentire…) che:

    • Don Carlo Mantegazza (Parroco di Rozzano all’epoca dei fatti) gli aveva subito detto nella telefonata avvenuta i primi giorni dopo il presunto abuso (tra il 20 e il 23 dicembre 2011) che il ragazzo aveva segnalato presunti abusi sessuali
    • Delpini ha ammesso di aver preso lui la decisione di spostare il prete, don Mauro Galli, da Rozzano a Legnano
    • Infine dichiara che era a conoscenza dell’incarico assegnatogli ancora con i minori nella pastorale giovanile.

    Il comunicato della Curia Milanese dice che la parola “abuso” era ben lontana dalla narrazione:

    “…Primo fra tutti è che l’episodio contestato risale al 2011, quando ancora nessuno era a conoscenza di quanto realmente accaduto e soprattutto quando ancora la parola “abuso” si manteneva distante dal racconto della vicenda.  E infatti solo nel luglio 2014…” 

    Ovviamente la Diocesi per cercare di salvare mons. Delpini deve sostenere che non si immaginava neanche lontanamente che potesse essere avvenuto qualcosa quella notte, ammettono però che effettivamente il sacerdote, con una grave imprudenza, aveva portato nel suo letto il minore ma non potevano assolutamente ipotizzare nulla (nonostante il ragazzo si era subito sentito male il giorno successivo a scuola e nonostante avesse subito detto il giorno stesso a don Alberto Rivolta (collaboratore del parroco don Carlo Mantegazza) che lo aveva trovato scioccato e che era successo qualcosa di brutto quella notte con don Mauro “…quello che si può immaginare…”).

    Si legge nel comunicato: “…Nell’immediatezza dei fatti ora oggetto di indagine – siamo nel dicembre 2011 – era emerso soltanto che don Mauro Galli aveva ospitato presso la sua abitazione il ragazzo (con il consenso previo dei genitori del minore) dormendo quella notte nello stesso letto a due piazze…” La deposizione stessa dell’imputato (agli atti), esplicita su precisa domanda che si trattava di un letto matrimoniale non a due piazze…

    E ancora… “…Un atteggiamento – quello del sacerdote – di sicuro gravemente imprudente, ma che – stando alla conoscenza dei fatti dell’epoca – di certo impediva di ipotizzare qualsivoglia reato…”

    La Curia deve sostenere che non poteva immaginare nulla altrimenti mons. Delpini aveva l’obbligo di avviare l’indagine previa (che non avviò) e non avrebbe potuto spostare il prete ancora a contatto con i minori (che invece viceversa spostò in ben quattro oratori), pena rincorrere nella sua stessa rimozione come prevede il diritto canonico rafforzato esplicitamente su questo punto dal chiarimento interpretativo di Papa Francesco in forma di Motu Proprio.

    “Il Diritto canonico già prevede la possibilità della rimozione dall’ufficio ecclesiastico “per cause gravi”: ciò riguarda anche i Vescovi diocesani, gli Eparchi e coloro che ad essi sono equiparati dal diritto (cfr can. 193 §1 CIC; can. 975 §1 CCEO). Con la presente Lettera intendo precisare che tra le dette “cause gravi” è compresa la negligenza dei Vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili, previsti dal MP Sacramentorum Sanctitatis Tutela promulgato da San Giovanni Paolo II ed emendato dal mio amato predecessore Benedetto XVI. In tali casi si osserverà la seguente procedura.”

    Eppure il verbale delle deposizione di Delpini era già nella disponibilità dell’avvocato della Diocesi quando è stato emanato il Comunicato…

    In ogni caso la Curia sostiene di muoversi scrupolosamente:

    “…Testimoniano invece con evidenza l’intento di operare con scrupolo e coscienza, nel rispetto di tutte le parti, nell’ossequio delle prescrizioni canoniche e delle leggi italiane, decidendo ogni volta con gli elementi e le informazioni disponibili in quel momento…”

    Delpini sposta il prete anche se “non c’era nessun motivo oggettivo” e il comunicato attribuisce la decisione al Vicario generale di allora, mons. Redaelli, che aveva dovuto firmare il provvedimento che lo stesso mons. Delpini dichiara essere suo quando viene interrogato dalla Polizia

    “…Don Mauro viene quindi trasferito da Rozzano a Legnano con provvedimento dell’1 marzo 2012, firmato dall’allora Vicario Generale della Diocesi monsignor Carlo Redaelli…”

    In cosa consiste lo scrupolo messo in atto anche in assenza di elementi e informazioni disponibili in quel momento?

    Si legge nel comunicato: “…Con il trasferimento a Legnano don Mauro viene affidato in modo particolare a due sacerdoti per un accompagnamento personale…”

    Delpini sposta il prete di fretta e furia ma lo affida a due sacerdoti:

    • Il parroco di Legnano (nuova destinazione del don Galli)
    • Il padre spirituale di don Galli, don Angelo Cazzaniga.

    I due sacerdoti dovevano essere i garanti, coloro che avrebbero dovuto vigilare…

    E’ a questo punto che il parroco don Carlo Mantegazza, che sapeva bene ciò che aveva detto lui personalmente a mons. Delpini e mons. Pierantonio Tremolada, non riesce più a trattenersi, incredulo evidentemente non può più in coscienza tacere, non riesce più a trattenere l’indignazione… Il suo Vescovo mente, e mente spudoratamente… non è accettabile per un parroco che predica il Vangelo, i valori dell’onestà, della verità con la “V” maiuscola.

    DELPINI SAPEVA FIN DAI PRIMI GIORNI:

    “…io ho parlato in quei giorni li, prima di natale, dopo natale, sia con Delpini in diretta, sia con Tremolada per telefono per diverse volte, va be, se c’è qualcuno con cui prendersela sicuramente è Delpini. Se Delpini viene a dirvi, a settembre, che lui quelle robe li non le ha mai sentite, è un gran figlio di puttana, lo dico seriamente perché questo noi gli abbiam detto dal primo giorno, al giorno in cui finalmente ci ha detto, va bene lo spostiamo…”

    IL PARROCO DI LEGNANO NON SAPEVA NULLA:

    “…e poi se vanno là a chiedere che cosa hanno detto al parroco di là perché… voglio dire, io poss.. posso anche dire: “lo metto io da un’altra parte” se lo affido a una persona che so che è il massimo che c’è sul mercato, posso anche dire: “guarda te lo metto li, lui dovrebbe fare un percorso… però so che ci sei tu che me lo blindi”… cazzo poi dopo scopri che invece al parroco quasi non gli han detto niente!!!…”

    PER IL PADRE SPIRITUALE DI DON MAURO GALLI, E DI DON CARLO MANTEGAZZA, E’ SCANDALOSO:

    “…io la roba l’ho seguita anche dal punto di vista del suo padre spirituale che è anche il mio, e noi ci vedavamo spesso in quel periodo li, facevamo a gara a chi si sbattezzava di più, se rimettiamo in ordine tutte le robe che sono state fatte in quel periodo li, si che è scandaloso…”

    Dunque tutta la tesi in difesa di mons. Delpini, sostenuta dalla Diocesi da lui governata attraverso il suo organo di comunicazione ufficiale, si dissolve inesorabilmente svelando in modo crudo e cruento tutte le falsità e le menzogne che la qualificano e che qualificano il suo più alto rappresentante.

    Clicca sul video per ascoltare quanto svelato dal parroco don Carlo Mantegazza.

    Quindi la Verità è che:

    • Delpini sapeva perfettamente che don Mauro aveva portato a letto un minore che da subito aveva segnalato presunti abusi sessuali riferiti a mons. Delpini personalmente dall’autorevole parroco di Rozzano don Carlo Mantegazza (non da voci di corridoio), in più occasioni sia prima che dopo il natale del 2011 ovvero nei giorni immediatamente dopo la fatidica notte;
    • Delpini non avvia alcuna indagine canonica obbligatoria in caso di sospetto (indagine previa) nonostante anche don Mauro Galli gli avesse personalmente confessato di aver portato nel suo letto matrimoniale il minore;
    • Delpini decide di insabbiare il caso il prima possibile (giusto il tempo tecnico materiale per trovare una nuova ubicazione) spostando il prete da Rozzano a Legnano ancora una volta a contatto con i minori come lui stesso ammette quando è interrogato dalla Polizia;
    • Delpini mente dichiarando di aver affidato il prete al parroco di Legnano al quale in verità non viene detto nulla circa i reali motivi del repentino spostamento a metà anno, e solo dopo sei mesi dall’ordinazione sacerdotale di don Mauro Galli;
    • Delpini mente quando sostiene di esserci avvalso dell’affidamento al padre spirituale, don Angelo Cazzaniga, che viceversa afferma essere scandaloso il comportamento del Vescovo.

    Questa è la cruda ed orrenda realtà, tuttavia per onestà va comunque detto che non bisogna generalizzare, anche se un migliaio di sacerdoti ridevano alle battute infelici dell’Arcivescovo quando nella Cattedrale dopo la Messa crismale (29 marzo 2018 – Duomo di Milano), sosteneva di non impressionarsi, anche se accusato di tutti i mali del mondo, della contrazione dell’universo, lui va a dormire e poi si dimentica tutto…

    Ci sono altri sacerdoti nella stessa diocesi di Milano che si prodigano tutti i giorni per la Verità e pur non avendo il coraggio di esporsi pubblicamente, si vergognano del loro vescovo, vorrebbero dirgli di smetterla di farli vergognare di essere preti di questa chiesa Ambrosiana, e dunque collaborano attivamente rischiando in proprio perché credono nel Vangelo e nella Giustizia senza compromessi.

    Per questo motivo si ringraziano i sacerdoti che hanno collaborato per rendere trasparenti queste informazioni.

    Redazione Web

  • Il caso don Galli torna a Quarto Grado

    Il caso don Galli torna a Quarto Grado

    Il caso don Galli che ha coinvolto l’Arcivescovo di Milano mons. Delpini torna a Quarto Grado, ora anche il Pontefice Papa Francesco ne è a conoscenza e i familiari gli rivolgono un appello.

    Venerdì 25 maggio 2018, il caso don Galli, ovvero il caso del prete accusato di abuso sessuale ai danni di un minore che portò nel suo letto nel dicembre 2011, è tornato ancora una volta in televisione nella trasmissione di Gianluigi Nuzzi a Quarto Grado.

    (ultimo servizio dal minuto 2:21’:30” al minuto 2:56’:16”)

    I familiari della presunta vittima attendono da più di sette anni che la Chiesa, il Santo Padre, faccia chiarezza sulla loro vicenda ma anche su tutte, le tante vicende analoghe che, purtroppo, vengono gestite dalla gerarchia della chiesa quasi sempre nello stesso identico modo.

    Attendendo l’esito del processo penale attualmente in corso, che stabilirà le responsabilità del sacerdote accusato di abuso sessuale, i familiari si sono rivolti alla Santa Sede ponendo delle semplici domande partendo dai fatti certi riscontrati sin dai primi giorni del lontano 2011.

    Il sacerdote accusato, don Mauro Galli aveva subito ammesso ai suoi superiori, il Parroco don Carlo Mantegazza e il Vescovo Mario Delpini di aver portato in parrocchia, nel suo letto matrimoniale il minore e di aver dormito con lui la notte tra il 19 e il 20 dicembre 2011.

    Il fatto già di per sé assai grave, come lo definì in seguito il Cardinale Scola, all’epoca superiore del Vescovo Delpini, non portò il monsignore ad avviare alcun approfondimento (indagine canonica detta “indagine previa” obbligatoria in questi casi).Mons. Delpini decise di mettere subito a tacere quanto appreso, semplicemente spostando il sacerdote da una parrocchia all’altra, da Rozzano alla vicina Legnano (sempre nel milanese), ancora una volta a contatto con i bambini dell’oratorio nella pastorale giovanile.

    Dato che questi fatti sono certi, riscontrati e riconosciuti da tutti, incluso don Mauro, che lo ha ammesso anche davanti ai giudici, e mons. Delpini che lo ha giurato alla Polizia (come da verbale acquisito in tribunale), le semplici domande che pongono insistentemente i familiari sono le seguenti:

    “Chiediamo al Santo Padre Papa Francesco che dall’inizio del suo pontificato in più occasioni ha proclamato la ormai famosa “Tolleranza zero” nell’ambito della lotta alla pedofilia all’interno della chiesa, “tolleranza zero” nei confronti dei sacerdoti che abusano di minori o adulti vulnerabili, “tolleranza zero” nei confronti dei Vescovi che insabbiano questi casi, se:

    1 – E’ tollerabile che un sacerdote si porti a letto, nel proprio lettone matrimoniale, un minore anche fosse solo per dormire in compagnia?

    2 – E’ tollerabile che un Vescovo che sa con certezza che un sacerdote a lui affidato ha portato nel proprio lettone matrimoniale un minore, anche se fosse solo per dormire in compagnia, decida di non denunciare il fatto, di non avviare alcuna indagine canonica per approfondire, ma semplicemente disponga il trasferimento del prete da una parrocchia all’altra ancora a contatto con i minori incaricandolo di seguire la pastorale giovanile?

    Più volte, in questi anni, i familiari e i parenti hanno scritto alla Santa Sede ponendo queste semplici domande, non riuscendo a capire come occorra così tanto tempo per rispondere offrendo l’interpretazione autentica alla proclamata “tolleranza zero”.

    Non si capacitano di questo lungo silenzio quando loro stessi, come probabilmente qualunque genitore che non abbia una preoccupante immaturità affettiva unitamente ad  una rilevante devianza sessuale, non esiterebbero neppure un attimo nel rispondere all’unanimità.

    Nessun papà o mamma a cui capita di sovente di ospitare altri minori, compagni dei propri figli magari per una ricorrenza, una festa, un compleanno, oppure di affidare per il medesimo motivo i propri figli ad altri genitori, si sognerebbe mai di portarsene uno nel proprio letto anche semplicemente per trascorrere la notte in compagnia… si rabbrividisce e inorridisce solo al pensiero…

    Come dunque è possibile che per il Papa, questo Papa, Francesco, sia così difficile rispondere? Come è possibile che in più di sette anni non si abbia ancora una risposta certa, semplice e chiara?

    E lo stesso Papa che nel 2014 diceva:

    … “Chiedo perdono alle vittime di abusi da parte di sacerdoti, dobbiamo dare prova di «estrema severità» verso i preti pedofili. Come può – si chiede il Pontefice – aver consacrato la sua vita per condurre i bambini a Dio e finire invece per divorarli in quello che ho chiamato «un sacrificio diabolico», che distrugge sia la vittima sia la vita della Chiesa?”. Alcune vittime, ricorda con amarezza il Papa, “sono arrivate fino al suicidio. Questi morti pesano sul mio cuore, sulla mia coscienza e su quella di tutta la Chiesa. Alle loro famiglie porgo i miei sentimenti di amore e di dolore e, umilmente, chiedo perdono”.

    Massima severità con i preti pedofili e con chi li ha protetti

    Si tratta, ammonisce ancora una volta Francesco, “di una mostruosità assoluta, di un orrendo peccato, radicalmente contrario a tutto ciò che Cristo ci insegna”. Rammenta dunque che nella Lettera Apostolica “Come una madre amorevole” ha esortato la Chiesa a “prendersi cura e proteggere con affetto particolare i più deboli e gli indifesi”. “Abbiamo dichiarato – ribadisce – che è nostro dovere far prova di severità estrema con i sacerdoti che tradiscono la loro missione e con la loro gerarchia, vescovi o cardinali, che li proteggesse, come già è successo in passato”.

    (14 febbraio 2017)

    Dunque l’appello dei familiari lanciato a Quarto Grado. Da pochi giorni è finalmente giunta la notizia che ora finalmente il caso è in mano direttamente al Sommo Pontefice.

    In una lettera a loro inviata da parte del Nunzio Apostolico Emil Paul Tscherring, pur non rispondendo alle domande poste nelle diverse precedenti lettere, viene scritto esplicitamente che sono regolarmente giunte le diverse istanze sia al Santo padre che alla Congregazione per la Dottrina della Fede.

    A onor del vero, la Congregazione per la Dottrina Della Fede aveva già risposto, in più occasioni, riferendo di avere già ricevuto correttamente tutte le istanze e la relativa documentazione del caso, incluso le esplicite denunce del comportamento omissivo dei due Vescovi mons. Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada.

    Lo avevano scritto rispondendo già dal 2015 sia direttamente attraverso la segreteria dell’ex Prefetto Cardiale Müller, sia attraverso il precedente Nunzio Apostolico Arcivescovo Adriano Bernardini, sia attraverso il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica Prefetto Dominique Cardinale Mamberti.

    Dunque dal 2015, ben anni prima delle nomine dei due monsignori Delpini e Tremolada, il primo Arcivescovo di Milano e il secondo Vescovo di Brescia, tutti, forse eccetto Papa Francesco, sapevano delle pesanti denunce relative al comportamento dei due monsignori.

    Possibile che nessuno abbia informato adeguatamente Papa Francesco? Per tutti i Vescovi, Arcivescovi e Cardinali, tali comportamenti sono normali, accettabili e comunque TOLLERABILI?

    Ora però è diverso, dall’11 maggio 2018, a distanza di quasi otto anni dai fatti, anche il pontefice è finalmente consapevole, dunque chi meglio di lui può rispondere alle due semplici domande in relazione alla famosa “TOLLERANZA ZERO”?

    Chi può darne l’autentica interpretazione se non chi l’ha concepita?

    1 – E’ dunque tollerabile che un sacerdote si porti a letto, nel proprio lettone matrimoniale, un minore anche fosse solo per dormire in compagnia?

    2 – E’ dunque tollerabile che un Vescovo che sa… disponga il trasferimento del prete, da una parrocchia all’altra, ancora a contatto con i minori incaricandolo di seguire la pastorale giovanile?

    Se è ritenuto “TOLLERABILE”, allora significa inevitabilmente che non si tratta più di “TOLLERANZA ZERO” ma di “UNA CERTA TOLLERANZA”…

    Se è ritenuto “NON TOLLERABILE”, allora il sacerdote non può continuare a fare il sacerdote e il Vescovo non può continuare a fare il Vescovo, diversamente non si tratta più di “TOLLERANZA ZERO” ma di “CREDIBILITA’ ZERO”.

    Non possono esserci altre vie di mezzo, ZERO è ZERO!

    L’importante è che ci sia una parola chiara, anche se la titubanza nel rispondere forse evidenzia già chiaramente di fatto la risposta: quantomeno nella gerarchia della Chiesa stessa, nelle sue più alte istituzioni come la Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Tuttavia è saggio attendere fiduciosi: d’altra parte il Papa lo sa solo da un mese, certamente risponderà a breve, a beneficio di tutti, e sicuramente anche Quarto Grado ne diffonderà il contenuto offrendo un prezioso servizio alla Chiesa stessa per tutti i genitori cattolici, per i parenti che hanno atteso con speranza e trepidazione quasi otto anni, attendere ora il Papa qualche altro giorno non sarà un problema…

    L’importante è che la risposta non si faccia attendere, non sarebbe comprensibile che lo stesso Papa non sappia spiegare i suoi proclami o abbia bisogno di tempo per riflettere, in tal caso non si sarebbe potuto esprimere prima, altrimenti sarebbe una grande presa in giro mondiale di tutte le vittime e loro familiari.

    Infatti è importante che tutti i genitori sappiano se gli oratori in cui mandano i propri figli sono luoghi da considerare sicuri, se possono mandare serenamente ai centri estivi, alle vacanze con la parrocchia i propri figli, se si devono aspettare che possa capitare che il prete scelga il loro figlio per dormire in compagnia in quanto è ritenuto normale o comunque tollerabile dai vescovi loro responsabili…

    I genitori hanno il diritto di poter scegliere liberamente il bene dei loro figli ma con consapevolezza, con una seria e credibile quanto onesta informazione, devono sapere se affidare o meno i loro figli alla chiesa e a quali condizioni.

    Quello che è certo, almeno ad oggi, che per la chiesa di Milano guidata dall’attuale Arcivescovo mons. Mario Delpini, come quella di Brescia, guidata dall’attuale Vescovo mons. Pierantonio Tremolada, è normale e “tollerabile” che un prete porti a letto un minore per dormire in compagnia, al massimo se proprio i genitori si dovessero lamentare, il prete verrà spostato in un altro oratorio dove ci saranno altri bambini e genitori inconsapevoli!!!

    Nel frattempo, in attesa di conoscere l’interpretazione ufficiale del Santo Padre, il processo penale procede, indipendentemente dalla tolleranza o tolleranza zero che sia, con una certa celerità ed estrema  professionalità, un’udienza dopo l’altra.

    Ci sono state le indagini, le intercettazioni, gli interrogatori, le testimonianze, i riscontri…

    Nel mondo reale purtroppo non ci sono adulti normali che, ingannando i genitori di un minore, riescono ad escogitare una strategia premeditata, tale per cui portano nel proprio lettone un ragazzino estraneo al proprio nucleo familiare per dormire in compagnia o perché hanno paura del buio o ancora per una semplice leggerezza…

    Nel mondo reale questo non accade, ed evidentemente anche l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini lo sapeva e lo sa perfettamente: diversamente non si sarebbe scomodato precipitandosi la vigilia di Natale del 2011 (96 ore dopo la fatidica notte delle leggerezze) a spostare il prete immediatamente, di fatto cercando di insabbiare il caso, senza nemmeno sentire l’esigenza di voler chiarire quello che si vuol far credere un semplice malinteso tra il prete, il ragazzino e i genitori.

    In un mondo reale, una leggerezza si poteva tranquillamente spiegare e giustificare… lo stesso sacerdote non avrebbe pagato 150.000 euro, prima ancora della sentenza, per grande generosità (non avendo peraltro soldi) e per il semplice fatto di aver dormito con il consenso preventivo dei genitori… In aula ha spiegato che anche i suoi parenti, gli zii, la nonna sono stati così generosi nei confronti del ragazzino che nemmeno conoscevano…

    …Chissà se anche questo, nel mondo reale, troverà riscontro oppure una mano occulta ha messo mano al portafoglio con i magistrali passaggi di denaro…L’accusa formulata dal Pubblico Ministero che ha indagato approfonditamente non parla di leggerezza ma di abuso sessuale aggravato.

    Purtroppo questo è il mondo reale e speriamo che anche il Santo Padre ne prenda dolorosamente atto rapidamente.

    Redazione

  • Abusi su minore, il caso don Galli all’Onu: “È una battaglia che può servire a tutti”

    Abusi su minore, il caso don Galli all’Onu: “È una battaglia che può servire a tutti”

    Il caso dei presunti abusi di don Mauro Galli ai danni di un ragazzino, al centro di un processo in corso al tribunale di Milano, è arrivato davanti alle Nazioni unite. Nella sede Onu di Ginevra in questi giorni è stato ascoltato Francesco Zanardi, il presidente dell’associazione “Rete l’abuso”, impegnata da anni in prima linea per combattere la pedofilia all’interno della Chiesa. Zanardi, che è stato ricevuto dai funzionari della Commissione Crc (Committee on the rights of child) assieme a rappresentanti di associazioni di sopravvissuti arrivate da altri 23 Paesi di tutto il mondo, ha portato all’attenzione della comunità internazionale la vicenda dei presunti abusi che sarebbero avvenuti nel dicembre del 2011 a Rozzano, nell’hinterland di Milano.

    La vicenda dei presunti abusi

    La notte tra il 19 e il 20 dicembre don Galli, come da lui stesso confermato in tribunale, dormì nello stesso letto con Fausto (nome di fantasia), un ragazzino che all’epoca dei fatti aveva solo 15 anni. L’indomani il ragazzo raccontò alla madre di aver subito delle molestie da parte del sacerdote, che avrebbe provato ad abusare di lui. Il caso è arrivato davanti a un tribunale solo dopo che la famiglia del ragazzo, molto religiosa, si è rivolta invano ad alcune figure apicali della Diocesi ambrosiana, tra cui l’attuale arcivescovo di Milano Mario Delpini e l’attuale vescovo di Brescia Mario Tremolada. I due, anziché denunciare subito l’accaduto alla giustizia o avviare un’indagine conoscitiva interna alla Chiesa, come previsto dalle direttive della Cei, si limitarono a spostare don Galli da Rozzano a Legnano, sempre a contatto con minori.

    Non è una battaglia personale: ciò che è successo a mio figlio non deve accadere

    A settembre il processo arriverà a sentenza. Nel frattempo la mamma di Fausto, sentita al telefono da Fanpage.it, ha raccontato le proprie emozioni dopo che la vicenda che riguarda il figlio è arrivata anche all’Onu: “Quello che ci è successo è sicuramente una cosa drammatica, terribile e devastante, in primis per mio figlio (il ragazzo ha tentato quattro volte il suicidio ed è ora seguito a livello psicologico, ndr). Noi siamo stati tra virgolette fortunati, perché il caso non era prescritto, il prete è a processo, qualcuno ci ha già risarcito e mio figlio è ben seguito. Però non ci sembrava giusto dire ‘basta, ci chiudiamo nel nostro guscio’, perché abbiamo scoperto man mano che quello che è successo a noi è un copione uguale a tanti altri casi”. Da qui la scelta, dolorosa e per nulla facile, di portare avanti una battaglia non più personale, ma a nome di tutte le famiglie che si sono ritrovate nella loro stessa condizione: “Questa battaglia la può fare solo chi ci è passato – ha aggiunto la mamma di Fausto – E me ne accorgo quando sento altre mamme, con le quali si crea subito una vicinanza e una comprensione. La nostra storia può avere un senso per aiutare a fare in modo che ciò che è accaduto non si ripeta più, anche se il prezzo è altissimo. Io il prete (don Galli) l’ho perdonato – ha concluso la madre di Fausto – ma la cosa che mi fa più male è che ci siano persone nella Chiesa che possano permettere che queste cose succedano anche ad altri ragazzi. È una cosa che non riesci ad accettare, ti sembra una cosa impossibile, soprattutto da parte della Chiesa. È una battaglia da cui non mi posso tirare indietro: non è il mio caso ad essere arrivato all’Onu, è l’associazione (Rete L’abuso, ndr), ed è una battaglia che può servire a tutti”.

    https://milano.fanpage.it/abusi-su-minore-il-caso-don-galli-all-onu-e-una-battaglia-che-puo-servire-a-tutti/