Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Summit sulla pedofilia, in arrivo un Motu Proprio del Papa. Le vittime: “Ci aspettavamo di più”

    Summit sulla pedofilia, in arrivo un Motu Proprio del Papa. Le vittime: “Ci aspettavamo di più”

    Francesco conclude la conferenza in Vaticano. E all’Angelus promette “misure perché i crimini non si ripetano”. “I luoghi della Chiesa siano sicuri per i minori”

    ROMA – In arrivo un Motu Proprio del Papa, un documento scritto di iniziativa del Pontefice, “sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili”, per la prevenzione e il contrasto contro gli abusi “nella Curia romana e nello Stato della Città del Vaticano”. E’ l’annuncio del portavoce della Santa Sede padre Lombardi a conclusione del summit sulla pedofilia. Ma le vittime degli abusi sessuali dei preti
    danno voce alla loro delusione. “Siamo indignati – dice Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso -. Questo doveva essere il summit della tolleranza zero e invece direi che siamo alla zero credibilità. Molti vescovi dopo questi quattro giorni sarebbero dovuti uscire senza abito talare. Dal discorso del Papa ci aspettavamo molto di più”. Zanardi ricorda la dura denuncia del cardinale Marx al summit: “Solo ieri abbiamo appreso che sono stati distrutti i dossier con i nomi dei colpevoli degli abusi. E’ chiaro che noi avevamo troppe aspettative dal vertice ma questo è senza mezzi termini un passo indietro nella lotta agli abusi. A questo punto continueremo a pubblicare altri nomi di preti-orchi. Lo abbiamo già fatto, ma la lista è ancora lunga. Andiamo avanti”.

    Eppure Papa Francesco, nel suo discorso conclusivo, non aveva smorzato i toni, parlando di una piaga “grave” e “mostruosa” anche all’interno della Chiesa.  “L’universalità di tale piaga, mentre conferma la sua gravità nelle nostre società, non diminuisce tuttavia la sua mostruosità all’interno della Chiesa. La disumanità del fenomeno a livello mondiale diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica”, ha osservato dopo aver illustrato i dati sulla diffusione del fenomeno nelle famiglie, scuole, sport, sul web, nel turismo sessuale.  E intervenendo di nuovo sul tema durante l’Angelus, ha affermato: “Vogliamo che tutte le attività e i luoghi della Chiesa siano sempre pienamente sicuri per i minori; che si prendano tutte le misure possibili perché simili crimini non si ripetano; che la Chiesa torni ad essere assolutamente credibile e affidabile nella sua missione di servizio e di educazione per i piccoli secondo l’insegnamento di Gesù”. “Vorrei qui ribadire chiaramente: se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – tale caso sarà affrontato con la massima serietà. Fratelli e sorelle, infatti nella rabbia, giustificata, della gente, la Chiesa vede il riflesso dell’ira di Dio, tradito e schiaffeggiato da questi disonesti consacrati. L’eco del grido silenzioso dei piccoli, che invece di trovare in loro paternità e guide spirituali hanno trovato dei carnefici, farà tremare i cuori anestetizzati dall’ipocrisia e dal potere. Noi abbiamo il dovere di ascoltare attentamente questo soffocato grido silenzioso”.

    Marie Collins, irlandese che all’età di 13 anni ha subito abusi sessuali da parte di un prete e che ha fatto parte della Pontificia Commissione anti abusi dalla quale si è dimessa in polemica, dà voce via tweet alla delusione al termine del summit in Vaticano con i capi della Chiesa: “Abbiamo già ascoltato questi impegni per affrontare gli abusi molte volte. Quando e come è ciò che abbiamo bisogno di sentire, nel dettaglio”.

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    Forse con la consapevolezza che ora servano passi molto concreti, il Papa vuole la creazione di “task force di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi che si trovino in difficoltà per affrontare i problemi e realizzare le iniziative per la protezione dei minori”,  ha spiegato padre Lombardi. E domani, lunedì 25 febbraio, il Comitato organizzatore del summit “si incontrerà con i Responsabili della Curia Romana che hanno partecipato all’Incontro, in modo da impostare fin d’ora il lavoro necessario per dare seguito, secondo il desiderio del Santo Padre, ai propositi e alle idee maturate nei giorni scorsi”.

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    Che ci sia ancora molta strada da fare appare chiaro. “L’abuso è un crimine gravissimo, ma anche il suo insabbiamento. E su questo non si può più tornare indietro. Per decenni ci siamo concentrati sul crimine: ora abbiamo capito che l’insabbiamento è altrettanto importante”,  commenta l’arcivescovo di Malta monsignot Charles J. Scicluna, segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede, tra i maggiori esperti della Santa Sede nella lotta alla pedofilia.
    “Un altro aspetto è l’ascolto delle vittime: dobbiamo continuare ad ascoltare, sempre, se vogliamo un vero discernimento su quanto accaduto”. Per Scicluna, poi, “è importante dire che si vuole aggiornare il diritto canonico, guardare all’aspetto della pornografia, e altro, ma quello che occorre è un cambiamento del cuore, dell’atteggiamento verso questi problemi. Questo è stato un pellegrinaggio molto breve, ma per cambiare atteggiamento è stato importante l’ascolto di tante voci, comprese quelle delle donne: è stata una ventata di aria fresca, la voce delle donne della Chiesa è fondamentale”.
    Il presule maltese ringrazia anche i giornalisti. “perché noi abbiamo un deficit di informazione nella Chiesa – tra diocesi e diocesi, tra le diocesi e la Santa Sede – ma anche verso l’esterno. E questo è un punto fondamentale per la questione dell’accountability: non si può ‘rendere conto’ senza comunicazione su ciò che accade”. “Cosa riporto a Malta? – si chiede Scicluna – La convinzione di dover ascoltare di più le vittime a casa, e di convertirmi diventando un buon pastore che si prende cura dei piccoli e dei deboli”.
    E alla domanda delle associazioni delle vittime – alcune hanno espresso malumore e delusione per il discorso di oggi del Papa -, che vogliono ‘tolleranza zero’ sugli abusi, ‘tolleranza zero’ sugli insabbiamenti dei vescovi e ‘trasparenza’, l’arcivescovo risponde: “tutto questo è fondamentale. Fa parte del quadro di impegni che abbiamo espresso in questi giorni”.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/02/24/news/pedofilia_chiesa_summit_giornata_conclusiva-219983998/

  • Pedofilia, in Vaticano le testimonianze degli abusati: “Assassini dell’anima”. La svolta del Papa, le resistenze nella Chiesa

    Pedofilia, in Vaticano le testimonianze degli abusati: “Assassini dell’anima”. La svolta del Papa, le resistenze nella Chiesa

    Francesco ha chiamato a Roma tutti i presidenti delle conferenze episcopali del mondo, per affrontare il tema. “Lo scandalo più grande in questa materia è quello di coprire la verità”. Il summit si è aperto con le testimonianze di cinque vittime. I cardinali non sono compatti: “Dove sta andando la Chiesa? Di fronte alla deriva in atto, sembra che il problema si riduca a quello degli abusi dei minori”

    di Francesco Antonio Grana

    Tolleranza zero. È l’obiettivo che Papa Francesco si pone da quando è stato eletto per contrastare la pedofilia. Ed è il motivo per cui ha convocato in Vaticano tutti i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo. “Non semplici e scontate condanne, – ha chiesto Bergoglio – ma misure concrete ed efficaci da predisporre”. Non più omertà, complicità, coperture da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Perché, ha spiegato il Papa, “anche se si trattasse di un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – la Chiesa chiede di non tacere e di portarlo oggettivamente alla luce, perché lo scandalo più grande in questa materia è quello di coprire la verità”. Cosa che è avvenuta puntualmente per decenni fino all’arrivo di Benedetto XVI .

    Linee guida – Numerosi i punti concreti già emersi durante il summit. Tra questi “deliberare che i sacerdoti e i vescovi colpevoli di abuso sessuale su minori abbandonino il ministero pubblico” ed “elevare l’età minima per il matrimonio a sedici anni”. Ma tra le proposte concrete emerse ci sono anche altri aspetti ugualmente importanti: “Informare le autorità civili e le autorità ecclesiastiche superiori nel rispetto delle norme civili e canoniche. Stabilire disposizioni che regolino e facilitino la partecipazione degli esperti laici nelle investigazioni e nei diversi gradi di giudizio dei processi canonici concernenti abuso sessuale e/o di potere. Effettuare per i candidati al sacerdozio e alla vita consacrata una valutazione psicologica da parte di esperti qualificati e accreditati. Indicare le norme che regolano il trasferimento di un seminarista o di un aspirante religioso da un seminario a un altro; come pure di un sacerdote o religioso da una diocesi o congregazione ad un’altra”.

    Casi spinosi – Le cifre della pedofilia del clero, però, sono a dir poco spaventose. Negli Stati Uniti con una crisi di proporzioni enormi che non si arresta da quasi venti anni. In Cile costringendo il Papa ad azzerare tutto l’episcopato locale. In Irlanda dove già Benedetto XVI era intervenuto con grande forza per contrastare questa piaga. Ma ci sono poi i casi più spinosi come quello dell’ex cardinale di Washington Theodore Edgar McCarrick, ridotto allo stato laicale per pedofilia da Francesco. E quello ugualmente grave del cardinale George Pell, che il Papa ha messo in congedo dal suo ruolo di prefetto della Segreteria per l’economia proprio perché affrontasse il processo penale per abusi nel suo paese. Senza dimenticare che in una cella della Gendarmeria Vaticana è ancora detenuto monsignor Carlo Alberto Capella, ex diplomatico della Santa Sede condannato, nel giungo 2018, a 5 anni e 5mila euro di multa per pedopornografia.

    Richieste delle vittime – Il summit sulla pedofilia si è aperto con le testimonianze di cinque vittime anche per dare un segnale concreto dell’inversione di marcia della Chiesa. Per decenni, infatti, coloro che sono stati abusati si sono sempre trovati la porta sbattuta in faccia dalle gerarchie ecclesiastiche che hanno preferito coprire i pedofili. “Dall’età di 15 anni – ha raccontato una delle vittime – ho avuto relazioni sessuali con un prete. Questo è durato 13 anni. Sono stata incinta tre volte e mi ha fatto abortire tre volte, molto semplicemente perché egli non voleva usare profilattici o metodi contraccettivi. All’inizio mi fidavo così tanto di lui che non sapevo potesse abusare di me. Avevo paura di lui e ogni volta che mi rifiutavo di avere rapporti sessuali con lui, mi picchiava. E siccome ero completamente dipendente da lui economicamente, ho subito tutte le umiliazioni che mi infliggeva. Avevamo questi rapporti sia a casa sua nel villaggio che nel centro di accoglienza diocesano. In questa relazione non avevo il diritto di avere dei ‘ragazzi’; ogni volta che ne avevo uno e lui veniva a saperlo, mi picchiava. Era la condizione perché mi aiutasse economicamente… Mi dava tutto quello che volevo, quando accettavo di avere rapporti sessuali; altrimenti mi picchiava”.

    Ugualmente forte la testimonianza fatta da un cileno abusato. “Le vittime hanno bisogno che si creda loro, che le si rispettino, che ci si prenda cura di loro e si guariscano. Bisogna far guarire le vittime, esser loro vicini, bisogna credere loro e accompagnarle. Voi siete i medici dell’anima e tuttavia, salvo rare eccezioni, vi siete trasformati in assassini dell’anima, in assassini della fede”. Parole drammatiche che hanno scosso i cardinali e i vescovi presenti e lo stesso Francesco. Parole che segnano anche quanto ci sia ancora da fare per prendere consapevolezza della gravità degli abusi e per attuare finalmente delle serie linee guida per contrastarli. Le vittime, infatti, chiedono con insistenza di essere ascoltate e che i pedofili siano consegnati alla giustizia, non solo canonica, ma anche civile. Processi, condanne, risarcimenti e non solo infiniti proclami e mea culpa.

    Resistenze e timori interni – Non tutti, soprattutto all’interno della Curia romana, sono d’accordo. A uscire nuovamente allo scoperto, anche questa volta, sono stati i cardinali Walter Brandmüller e Raymond Leo Burke che già espressero le loro dure critiche alle aperture di Francesco ai divorziati risposati. In una lettera aperta ai presidenti delle Conferenze episcopali i due porporati non usano mezze misure per attaccare il summit sugli abusi. “Il mondo cattolico – scrivono i due cardinali – è disorientato e si pone una domanda angosciante: dove sta andando la Chiesa? Di fronte alla deriva in atto, sembra che il problema si riduca a quello degli abusi dei minori, un orribile crimine, specialmente quando perpetrato da un sacerdote, che però è solo parte di una crisi ben più vasta. La piaga dell’agenda omosessuale è diffusa all’interno della Chiesa, promossa da reti organizzate e protetta da un clima di complicità e omertà. Le radici di questo fenomeno evidentemente stanno in quell’atmosfera di materialismo, di relativismo e di edonismo, in cui l’esistenza di una legge morale assoluta, cioè senza eccezioni, è messa apertamente in discussione”.

    Per i due porporati, inoltre, “si accusa il clericalismo per gli abusi sessuali, ma la prima e principale responsabilità del clero non sta nell’abuso di potere, ma nell’essersi allontanato dalla verità del Vangelo. La negazione, anche pubblica, nelle parole e nei fatti, della legge divina e naturale sta alla radice del male che corrompe certi ambienti della Chiesa. Di fronte a questa situazione, cardinali e vescovi tacciono. Tacerete anche voi in occasione della riunione convocata in Vaticano il prossimo 21 febbraio? Siamo tra coloro che nel 2016 interpellarono il Santo Padre sui ‘dubia’ che dividevano la Chiesa dopo le conclusioni del Sinodo sulla famiglia. Oggi quei ‘dubia’ non solo non hanno avuto risposta, ma sono parte di una più generale crisi della fede. Perciò, vi incoraggiamo ad alzare la voce per salvaguardare e proclamare l’integrità della dottrina della Chiesa”.

    Il dibattito – Nella relazione introduttiva al vertice il cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, ha sottolineato che “la mancanza di risposte da parte nostra alla sofferenza delle vittime, fino al punto di respingerle e di coprire lo scandalo al fine di proteggere gli abusatori e l’istituzione ha lacerato la nostra gente, lasciando una profonda ferita nel nostro rapporto con coloro ai quali siamo inviati per servirli”. Gli ha fatto eco monsignor Charles Jude Scicluna, arcivescovo di Malta e segretario aggiunto della Congregazione per la dottrina della fede. Per conto della Santa Sede il prelato maltese ha condotto per anni le indagini sugli abusi sessuali perpetrati da chierici ed è a lui che Francesco ha affidato la grave crisi della Chiesa cilena.

    Per Scicluna “la comunità di fede affidata alla nostra tutela deve sapere che facciamo sul serio. Devono conoscerci come paladini della loro sicurezza e di quella dei loro figli e dei loro giovani. Li coinvolgeremo con franchezza e umiltà. Li proteggeremo a ogni costo. Daremo la nostra vita per i greggi che ci sono stati affidati”. E poi un impegno concreto: “Propongo di non lasciare le vittime senza informazione. Mi adopererò per questo. La Congregazione per la dottrina della fede sta lavorando a un vademecum”. L’ultima relazione della prima giornata è stata tenuta dal cardinale Rubén Salazar Gómez, arcivescovo di Bogotà, che ha precisato che “il fatto che avvengano abusi in altre istituzioni e gruppi non giustifica mai la presenza di abusi nella Chiesa perché contraddice l’essenza stessa della comunità ecclesiale e costituisce un mostruoso travisamento del ministero sacerdotale che, per sua propria natura, deve cercare il bene delle anime come suo fine supremo. Non vi è alcuna giustificazione possibile per non denunciare, per non smascherare, per non affrontare con coraggio e fermezza qualsiasi abuso si presenti all’interno della nostra Chiesa”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/22/pedofilia-in-vaticano-le-testimonianze-degli-abusati-assassini-dellanima-la-svolta-del-papa-le-resistenze-nella-chiesa/4988816/

  • Pedofilia nella Chiesa, il diktat del Papa ai vescovi: “Informare le autorità civili”

    Pedofilia nella Chiesa, il diktat del Papa ai vescovi: “Informare le autorità civili”

    Al summit vaticano Francesco consegna un vademecum per combattere il fenomeno degli abusi sessuali nella Chiesa

    di GIOVANNI PANETTIERE

    Città del Vaticano, 22 febbraio 2019

    Non basta più stigmatizzare la pedofilia nella Chiesa. I fedeli si attendono una reazione, non le ormai solite, stanche parole di condanna. Il Papa prima lo dice e poi dà indicazioni chiare ai vescovi su come affrontare nella prassi il dramma degli abusi sessuali sui minori. È un discorso conciso quello con cui Francesco apre il summit in Vaticano sulla tutela dei minori con i presidenti degli episcopati nazionali, i capi dei dicasteri di Curia, i rappresentanti dei superiori generali degli istituti religiosi, gli esperti qualificati. Poche battute per ribadire lo spirito di un vertice che il Pontefice vuole improntato all’azione.  In ballo vi è la credibilità della Chiesa, minata da quasi vent’anni di scandali sulla pelle dei più piccoli. “Il santo popolo di Dio – chiarisce una volta per tutte Bergoglio – ci guarda e attende da noi non semplici e scontate condanne, ma misure concrete ed efficaci da predisporre: ci vuole concretezza”.

    Neanche il tempo di soppesare il discorso appena concluso che a sorpresa vescovi e cardinali si trovano fra le mani un testo in ventuno punti, pratici e senza fronzoli, su come affrontare i casi di pedofilia nelle Chiese locali. Non un documento definitivo, ma indicazioni da non disattendere, destinate a fungere da traccia per il confronto interno fra i 190 partecipanti all’assise che si chiuderà domenica con l’intervento del Pontefice. Concretezza nel gestire la piaga degli abusi, ma anche trasparenza a tutti i livelli. Anche con la stampa subito informata delle linee guida del Papa.

    Innanzitutto Bergoglio spinge, perché sia elaborato un vademecum pratico nel quale si specifichino i passi da compiere, da parte dell’autorità ecclesiale, in tutti i momenti-chiave dell’emergenza pedofilia. Chi stilerà questo documento? Quando sarà pronto? A fugare i dubbi ci pensa l’arcivescovo di Malta, Charles Scicluna, segretario aggiunto della Congregazione per la dottrina della fede. Nel corso del primo briefing sull’andamento del vertice, assicura che il suo dicastero sta già lavorando in questa direzione e in tempi brevi renderà di dominio pubblico il testo. L’efficienza, che lo ha reso celebre nella lotta agli abusi sui minori, prima come pm dell’Ex Sant’Uffizio (caso Maciel e Legionari di Cristo, in primis), ora nelle vesti di numero due dello stesso ministero, gioca a favore di Scicluna che oggi, nella sua relazione al summit, ha fornito ai vescovi un sunto dettagliato dei protocolli canonici da seguire.

    Nell’ottica del Papa le diocesi si devono dotare di strutture di ascolto delle vittimee di un organismo per la ricezione delle denuncia che sia autonomo dall’autorità ecclesiale del luogo. Qualcosa di analogo si sta approntando in Italia dove il Servizio nazionale per la protezione dei minori ha promosso l’istituzione di una task force anti-abusi in ogni Chiesa locale. Il rapporto con le autorità civili deve essere limpido, prescrive Francesco: vanno informate al pari degli organismi ecclesiastici superiori nel rispetto delle norme statali e canoniche. A proposito la Conferenza episcopale italiana, in occasione dell’assemblea generale di maggio, dovrebbe finalmente prevedere nelle nuove linee guida un dovere di denuncia ai pm di casi di pedofilia acclarati. Lo ha anticipato a Qn il presidente dei vescovi, il cardinale Gualtiero Bassetti.

    Andrà poi modificato, incalza Francesco, il diritto canonico che oggi impone il compimento dei 14 anni di età per la donna prossima al matrimonio: il Pontefice ha chiesto di innalzare il requisito a 16 anni (come è già per i maschi)  al fine di scongiurare qualsiasi forma di costrizione ai danni delle nubende e assicurare la loro piena maturità. Tradotto, niente più spose bambine.

    Bergoglio si attende anche una revisione, da parte dei singoli episcopati nazionali, delle linee guida che la Santa Sede dal 2011 ha reso obbligatorie. Sempre Scicluna ha tenuto a precisare che uno dei frutti del summit in corso sarà proprio la ricognizione di queste disposizioni. Piena poi deve essere la vicinanza e l’accompagnamento delle vittime nei loro percorsi di guarigione.

    Al contempo, va salvaguardato il diritto divino (naturale, nello specifico) del prete accusato a difendersi. Pertanto il Papa censura qualsiasi tipo di pubblicazione di nomi di sacerdoti semplicemente sospettati di violenza: va attesa una sentenza di condanna canonica passata in giudicato. Che, stando a quanto precisato da Scicluna, dovrà prevedere per il reo l’inibizione da qualsiasi forma di esercizio pubblico del ministero e l’impossibilità totale di entrare in contatto con i minori. Su quella che un tempo si chiamava riduzione allo stato laicale, il segretario aggiunto dell’Ex Sant’Uffizio è cauto: bisogna discernere caso per caso, tenendo conto anche dell’età del condannato.

  • So far at pope’s anti-abuse summit, survivors are stealing the show

    So far at pope’s anti-abuse summit, survivors are stealing the show

    ROME – As Pope Francis’s high-stakes summit on clerical sexual abuse opens today, perhaps the biggest question pundits and handicappers will be asking is how well the agenda of victims and survivors will fare in the bishops’ deliberations.

    The day prior to the opening of the summit, a group of survivors stole the show before the curtain even went up.

    Since the beginning of the abuse crisis, bishops and other Church officials seeking to turn things around have often touted their listening sessions with victims, and even popes, beginning with Benedict XVI during his 2008 trip to the United States, have gotten into the act. Critics have charged that those victims were often selected precisely because they were tame, unlikely to push back or do much publicly other than expressing gratitude.

    On Wednesday, however, a dozen of the world’s most outspoken survivors of clerical abuse and advocates sat down with the summit organizers. Typically, they didn’t all come out saying the same thing … which, in a way, was probably the point.

    Some of those survivors came away ticked off that Francis himself didn’t show up, even though his presence was never part of the plan. Their irritation boiled over when Archbishop Charles Scicluna of Malta – the “Eliot Ness” of the Catholic Church, who, as a Vatican prosecutor brought down Father Marcial Maciel Degollado, founder of the Legion of Christ – said in response to various suggestions made by the survivors, “Remember, I’m not the pope.”

    The attitude of some survivors about that line boiled down to, “Then why the hell isn’t the pope here?” Others, however, were more inclined to give Francis a break, saying he’s doing what he can and challenging bishops to follow his lead.

    On other points too, there were clear differences among participants in the meeting. One victim wanted the Vatican to release information on all priests who’ve been defrocked since the beginning of the abuse crisis, another wanted the creation of a global truth commission, and yet another had a more local focus – wanting action taken against the current Archbishop of Milan, who’s been accused of covering up an abuse case when he was the vicar general of the archdiocese.

    Perhaps one take-away is that there is no cookie-cutter, one-size-fits-all model for what an abuse survivor thinks, feels or wants, and taking their voice seriously means in the first place recognizing that it only comes in the plural, “voices.”

    Speaking of those voices, for anyone who’s been following the arc of the clerical abuse crisis for a while, one striking thing about this summit is the extent to which survivors and their advocates are actually setting the tone and shaping the narrative.

    A Tuesday news conference staged by Voices of Faith, an advocacy group promoting greater inclusion of women in Catholic affairs, featured Barbara Dorris, an abuse survivor herself who for almost two decades has worked for the Survivors Network of those Abused by Priests (SNAP).

    Dorris was asked about the difference between this moment in the abuse crisis versus previous stages, and talked about her experience of coming over for the papal conclave in 2005 that elected Cardinal Joseph Ratzinger as Pope Benedict XVI.

    “We had to beg for interviews,” she said, describing a climate of near-total media indifference. She contrasted that with Tuesday’s turnout at the Foreign Press Club in Rome, which was basically standing room only, suggesting that there’s far greater receptiveness to their message now.

    That scene is being played out time and again these days, as survivors so far have been the stars of the show in Rome. And, once again, it’s not just any victims setting the tone, but those most likely to voice skepticism of official party lines.

    To be sure, that’s hardly an unmixed blessing as far as the Vatican is concerned. For instance, at Tuesday’s presser a journalist asked the six women speaking at the Voices of Faith event what they make of the pope’s summit. Dorris opined that in her view “it’s all for show,” and when asked if they shared that view, all the other women expressed agreement.

    Obviously, the pope’s spin doctors probably wouldn’t be thrilled hearing their big event styled as little more than an expensive photo op, and of course before it happens it’s impossible to assess how fair such a perception really is.

    Yet here’s a point that’s worth making: So far, survivors have had more or less free rein to say whatever they want, in official venues and outside them, without anyone in officialdom firing back or getting defensive about their declarations.

    “We didn’t bite our tongues,” said Spanish survivor Miguel Angel Hurtado about the meeting Wednesday with summit organizers. “We said things as they are.”

    Saying things as someone perceives them to be, in itself, is hardly new. Church officials allowing them to do that within earshot of the precincts of power within the Vatican, however, without any recrimination or umbrage, actually is – and that alone, perhaps, may count as a sort of progress.

    https://cruxnow.com/february-abuse-summit/2019/02/21/so-far-at-popes-anti-abuse-summit-survivors-are-stealing-the-show/

  • Vaticano, regole segrete per i sacerdoti padri

    Vaticano, regole segrete per i sacerdoti padri

    La Chiesa conferma l’esistenza di linee guida interne per i preti che devono lasciare il ministero. Da giovedì un summit con 190 rappresentanti in Vaticano sulla pedofilia

    NEW YORK – Per i sacerdoti padri il Vaticano ha delle regole segrete interne. “Posso confermare che queste linee guida esistono”, ha detto al New York Times il portavoce vaticano Alessandro Gisotti. “Si tratta di un documento interno”, ha aggiunto Gisotti, precisando che ai preti padri si chiede di lasciare il sacerdozio “per assumersi la responsabilità di genitore dedicandosi esclusivamente al figlio”. Il Nyt è venuto a conoscenza di queste linee guida da Vincent Doyle, figlio di un prete che ha creato un gruppo di sostegno denominato ‘Coping International’.

    Doyle segnala che la sua organizzazione ha 50.000 utenti di 175 diversi Paesi. Doyle ha detto al Nyt di essere venuto a conoscenza di queste linee guida nell’ottobre del 2017 quando gli sono state mostrate dall’arcivescovo Ivan Jurkovic, l’inviato vaticano all’Onu a Ginevra. “Si viene veramente chiamati ‘figli degli ordinatì – ha detto Doyle – sono rimasto scioccato per il fatto che abbiano un’espressione per questo”. La conferma arriva alla vigilia del summit Vaticano sulla protezione dei minori nella Chiesa in calendario dal 21 al 24 febbraio.  Una riunione di quattro giorni che prevede relazioni, confronti, video e testimonianze con i presidenti di tutte le conferenze episcopali di ogni parte del mondo. L’iniziativa dell’incontro in Vaticano assolutamente inedita, fortemente voluta da papa Francesco, vedrà sul tavolo il delicatissimo tema della pedofilia, degli abusi sessuali sui minori. Il work-shop sarà inaugurato dallo stesso Bergoglio che terrà una breve introduzione nel primo giorno di confronto.

    L’incontro, dal titolo “La protezione dei minori nella chiesa”, è stato presentato nella sala stampa vaticana, mentre proprio davanti, in via della Conciliazione, alcuni rappresentanti delle associazioni delle vittime degli abusi lanciavano un appello al papa. “Chiediamo si metta in pratica la tolleranza zero – le loro parole -: ogni prete colpevole deve essere dimesso dallo stato clericale e anche i vescovi che hanno coperto devono essere espulsi dalla Chiesa”. Da giovedì dunque sorgerà una “nuova alba”, come è stato sottolineato più volte questa mattina durante la presentazione.

    Tutte le relazioni, nove in tutto, saranno inoltre trasmesse in diretta streaming sul sito del Vaticano, nel segno della trasparenza, uno dei punti cardine sul quale è incentrato l’incontro. “I vescovi devono assumersi le proprie responsabilità – ha spiegato in conferenza stampa l’arcivescovo di Chicago, card. Blase Cupich -. Questo è un punto di svolta. Non posso assicurare che da oggi in poi non ci saranno più abusi, ma le persone dovranno rispondere di quello che fanno”.

    “Dobbiamo spezzare questo codice del silenzio”, le parole dell’arcivescovo Malta, mons. Charles Scicluna, da anni in prima linea contro la pedofilia nella Chiesa, che, a chi gli chiede se questo incontro possa trasformarsi in un buco nell’acqua replica: “Non smetteremo mai di sperare che sia la volta giusta. Non bisogna mollare sulla protezione dell’innocenza dei nostri figli, dei nostri giovani”.

    Durante la quattro giorni dei lavori, saranno organizzati anche incontri privati con le vittime degli abusi. I video delle loro testimonianze saranno trasmessi anche prima delle relazioni. Alcuni, inoltre, saranno pubblicati online sul sito che seguirà passo passo l’evolversi dell’incontro (www.pbc2019.org) e dove sono già disponibili numerosi documenti che accompagnano quello che lo stesso papa Francesco ha definito un “atto di forte responsabilità pastorale” per affrontare la piaga della pedofilia, “una sfida urgente del nostro tempo”.

    I problemi per la Chiesa sono complessi, come dimostra anche la vicenda del nunzio a Parigi, mons. Luigi Ventura, che ricevuto una denuncia per molestie sessuali e che oggi ha visto arrivare una seconda accusa dello stesso tenore: la seconda vittima, anche in questo caso un dipendente del comune di Parigi, ha definito quanto fatto da Ventura il “gesto abituale di un predatore”. Un’altra vittima ha fatto un appello al Vaticano per revocare l’immunità diplomatica che protegge il nunzio”.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/02/19/news/vaticano_regole_segrete_per_i_sacerdoti_padri-219508239/?refresh_ce

  • Vaticano, primo vertice della storia sulla pedofilia: “Serve impegno di tutti per guardare in faccia il mostro”

    Vaticano, primo vertice della storia sulla pedofilia: “Serve impegno di tutti per guardare in faccia il mostro”

    Si terrà dal 21 al 24 febbraio l’incontro sugli abusi nel Clero

    È tutto pronto, in Vaticano, per il maxi vertice sugli abusi nel Clero che si terrà dal 21 al 24 febbraio alla presenza del Papa e dei presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo. Padre Federico Lombardi, che avrà il ruolo di moderatore, ha fornito alcuni dati in conferenza stampa: in totale, i partecipanti saranno 190. Oltre al Papa, al moderatore e agli organizzatori, ci saranno 114 presidenti conferenze episcopali o loro rappresentanti (36 dall’Africa, 24 dalle Americhe, 32 dall’Europa, 4 dall’Oceania), 14 capi delle Chiese orientali cattoliche, 15 vescovi che operano in territori di missione, 22 religiosi e religiose membri dei consigli delle unioni generali (12 uomini e 10 donne), alcuni partecipanti curiali tra capi di dicasteri attinenti e membri del consiglio dei cardinali non presidenti di conferenze episcopali. I partecipanti saranno divisi in undici gruppi linguistici: quattro gruppi per l’inglese, due per la lingua francese, due per lo spagnolo e tre per l’italiano. Il Vaticano ha preparato un sito internet, www.pcb2019.org, per fornire informazioni sull’incontro, sul programma, una timeline degli impegni presi dalla Chiesa nella lotta agli abusi e un elenco di tutte le attività svolte in questo senso a livello globale. I tre giorni di lavori saranno divisi per temi, Responsibility, Accountability, Transparency.

    Prima del maxi vertice in Vaticano, il comitato organizzativo incontrerà una delegazione di vittime. “Alcune associazioni di vittime saranno a Roma, per incontrare gli organizzatori del summit e dare le loro opinioni, esprimere le loro attese e i loro desiderata”, ha reso noto padre Federico Lombardi.  “Serve davvero l’impegno di tutti per guardare in faccia questo mostro”, ha dichiarato Alessandro Gisotti, portavoce ad interim della Santa Sede. “Dobbiamo ringraziare le vittime, che col loro coraggio hanno rotto il silenzio. La loro sofferenza – ha continuato Gisotti – ci chiede, per i nostri figli, di fare di tutto perché la Chiesa sia una casa sicura e accogliente per tutti, specialmente per i più deboli”. “È il coraggio delle vittime che ci ha aiutati a portare avanti questo progetto – ha confermato il cardinale Blase Cupich, arcivescovo di Chicago -. Il Santo Padre si è occupato anche dei dettagli per dare voce a chi non ha voce. Sarà importante per tutti portare nel cuore le sofferenze delle vittime, rafforzerà la nostra motivazione”. “Come pastori dobbiamo sapere bene cosa fare – ha affermato mons. Charles Scicluna, arcivescovo di Malta e segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede – dobbiamo avere le giuste informazioni. Non siamo in grado di agire da soli”. Per Scicluna, si tratta di “fare in modo che la Chiesa sia il luogo sicuro che deve essere”.

    Non collegare omosessualità a pedofilia – “È importante riconoscere il fatto che gli abusi sui minori coinvolgono soprattutto i maschi. Nel contempo, però, bisogna ribadire che l’omossessualità non è una causa della pedofilia”, ha poi aggiunto il cardinale Blase Cupich, arcivescovo di Chicago.

    Statistiche pubbliche – “Ho parlato con il prefetto cardinale Luis Ladaria della possibilità di pubblicare le statistiche disponibili dalla Congregazione per la dottrina della fede” sulle denunce e sugli insabbiamenti dei casi di pedofilia. “Lui non è contrario, credo che si arriverà alla pubblicazione”, ha detto monsignor Charles Scicluna, segretario aggiunto della congregazione. “Ma non basta pubblicare i numeri – ha aggiunto mons. Scicluna – ci vuole uno studio approfondito per conoscere il contesto e il problema è eseguire la legge”.

    Le vittime – “Ogni sacerdote colpevole di abuso deve essere ‘spretato’ e i vescovi che hanno insabbiato devono essere espulsi dalla Chiesa. Quando vediamo vescovi e cardinali rimossi dal sacerdozio perché hanno coperto abusi su minori e Papa Francesco ci fa sapere che è per questo che vengono sollevati, è allora che vediamo la vera tolleranza zero. Non c’è altro modo. Lo abbiamo aspettato per troppo tempo”, ha detto Peter Isely, vittima di abusi da parte del clero e fondatore della rete di vittime End of Clergy Abuse, incontrando i giornalisti fuori dal Vaticano. Isely, abusato da bambino da un prete del Wisconsin e oggi psicoterapeuta, sottolinea la storicità del vertice: “Non è mai accaduto prima nella storia della Chiesa cattolica ed è importante. Perché ci dice che è un problema globale, che esiste all’interno del sistema globale della Chiesa. E che il sistema deve cambiare”. Per questo, chiedono una legge che sia uguale per tutti, in ogni parte del mondo. Le vittime chiedono che diventi obbligatorio per tutti i vescovi responsabili di diocesi collaborare con la giustizia civile e denunciare gli abusi.

    Sulle dichiarazioni di Papa Francesco, che ha chiesto di non avere aspettative enormi sui quattro giorni di vertice, Isely si dice deluso: “È come dire ai fedeli ‘Non aspettatevi che, se un sacerdote che abusa dei vostri figli, questo poi venga condannato’”. Il Papa e i vescovi, in questi giorni, “possono fare qualcosa, nei prossimi tre giorni, che può davvero salvare un bambino, da qualche parte nel mondo”: “Il mondo glielo chiede, non solo noi”, aggiunge. “Il crimine è orribile, terribile e Papa Francesco sembra averlo capito. Ma non sembra altrettanto ovvio – denuncia – che ci debbano essere conseguenze. Lui ha il potere ora di fermare le aggressioni del Clero nei confronti dei bambini”.

    https://www.lapresse.it/vaticano/pedofilia_vaticano-1161059/news/2019-02-18/

  • Da giovedì il Summit contro la pedofilia

    Da giovedì il Summit contro la pedofilia

    Quattro giorni di lavori, previste anche testimonianze vittime

    (ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 18 FEB – Laboratori, video, relazioni e confronti. Da giovedì a domenica in Vaticano si troveranno faccia a faccia i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo per affrontare il tema degli abusi sessuali e della pedofilia nella chiesa nell’incontro “La protezione dei minori nella Chiesa”. L’evento è stato presentato oggi nella sala stampa vaticana, alla presenza di padre Lombardi, che sarà il moderatore, di due componenti il comitato organizzativo, l’arcivescovo di Chicago, card. Blase Cupich, e quello di Malta, mons. Charles Scicluna, e del referente del comitato, padre Hans Zollner, già presidente del Centro per la protezione dei Minori della Pontificia Università Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la tutela dei minori.
    “Dobbiamo fare tutto il possibile, ognuno nel proprio ruolo, affinché la chiesa sia un casa sicura e accogliente per i più deboli”, ha detto card. Cupich.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/02/18/da-giovedi-il-summit-contro-la-pedofilia_c28e608b-1fb9-4b20-a0a0-078b4230a981.html

  • SE SEI A ROMA DAL 20 AL 24 FEBBRAIO – “Conto alla rovescia globale per la Tolleranza Zero”

    SE SEI A ROMA DAL 20 AL 24 FEBBRAIO – “Conto alla rovescia globale per la Tolleranza Zero”

    Tre settimane al vertice papale sugli abusi sessuali. Donate, se potete, per aiutare a portare la testimonianza, l’esperienza e le voci dei leader dei sopravvissuti provenienti da tutto il mondo (compresi gli Stati Uniti) a Roma.

    Le voci dei sopravvissuti vanno sentite durante questo vertice – il mondo sarà a guardare – con i media attesi vicino ai numeri ad un conclave papale. Si tratta di evento mondiale e i sopravvissuti del mondo devono essere ascoltati e dobbiamo pretendere il cambiamento. E se siete a Roma dal 20 al 24 febbraio, ecco il programma completo degli eventi qui sotto.

    “Conto alla rovescia globale per la Tolleranza Zero”
    I Sopravvissuti agli abusi del clero provenienti da tutto il mondo, attivisti e alleati alla Campagna Stage Five Day a Roma durante il Summit Papale.

    Le azioni includeranno una “Marcia Zero” globale in Piazza San Pietro.

    Un’organizzazione mondiale di sopravvissuti agli abusi del clero e attivisti, Ending Clergy Abuse (ECA), sarà protagonista di azioni e proteste a Roma durante l’imminente vertice papale, 20-24 febbraio, chiedendo a Papa Francesco di scrivere nelle Norme della Chiesa universale zero tolleranza per gli abusi sessuali e le coperture degli stessi.

    Attesi a Roma saranno una cinquantina di leader ECA provenienti da sei continenti che rappresentano oltre 21 nazioni. La convocazione è a Roma lunedì 18 febbraio. Il programma include una “marcia zero” internazionale, guidata dai sopravvissuti sabato 23 febbraio. A ECA si uniscono i leader di altri gruppi di spicco come snap, e bishop Accountability, insieme ad avvocati che si occupano di riforme legali e difensori dei diritti umani.

    Il Papa ha convocato il vertice, il primo del suo genere nella storia della Chiesa, per affrontare l’escalation mondiale degli abusi sessuali e degli insabbiamenti. Il Presidente di ogni conferenza episcopale nazionale è tenuto a partecipare.

    Durante il vertice, ECA si concentrerà sulla natura globale della crisi degli abusi e sul perché esige una soluzione globale. La prevalenza degli abusi sessuali clericali sta iniziando solo ora ad emergere in Africa e in Asia, dove le vittime sono particolarmente vulnerabili ed efficacemente messe a tacere. I due terzi dei vescovi invitati al summit arriveranno dal mondo in via di sviluppo. ECA solleciterà inoltre l’estensione delle indagini di giustizia penale internazionale, nazionale e locale, insieme alle riforme delle leggi civili riguardanti gli abusi sessuali.

    Sebbene Francesco abbia indicato il suo sostegno personale per la tolleranza zero, ha rifiutato fino ad ora di scriverlo nel Diritto della Chiesa, un atto che lo renderebbe universalmente vincolante nella chiesa cattolica. Se lo avesse fatto, i vescovi sarebbero tenuti a togliere immediatamente dal ministero migliaia di chierici noti per aver molestato sessualmente o abusato dei bambini.

    Secondo la legge della chiesa attuale, i chierici possono abusare sessualmente dei bambini e degli adulti vulnerabili e rimanere nel sacerdozio, e i vescovi che coprono questi crimini possono rimanere in posizioni di autorità.

    ECA:  programma di azioni pubbliche a Roma

    Mercoledì, 20 febbraio
    Conferenza stampa: “Conto alla rovescia per la Tolleranza Zero”. Sala stampa estera – via dell’umiltà, 83, 00187 Roma, ore 9:30

    Giovedì, 21 febbraio
    “Fiaccolata globale per la giustizia”. Giardini di Castel Sant’Angelo, ore 17:00-18:30

    Venerdì, 22 febbraio
    — “Ordini religiosi internazionali e la crisi degli abusi”. Al di fuori della sede internazionale dell’ordine benedettino, sant’Anselmo all’ Aventino Chiesa, piazza dei cavalieri di Malta, 5, 00153 Roma, ore 11:00
    — “Storie di sopravvissuti e testimonianze”. Piazza delle vaschette, 13, 00193 ROM. L’ evento è aperto alla stampa, ore 15:00

    Sabato, 23 febbraio
    La “Marcia per la Tolleranza Zero” “March to Zero” ritrovo presso Piazza del Popolo alle 11:00 del mattino e arrivo in Piazza San Pietro.

    Domenica, 24 febbraio
    Evento stampa finale – “Quello che è il prossimo per i sopravvissuti, la chiesa cattolica e la crisi degli abusi”. Location e tempo per essere annunciati.

    ECA sarà disponibile durante tutto il vertice per interviste e risposte, così come Rete L’ABUSO, Associazione Italiana partner di ECA.

    Contatti:
    Peter Isely (portavoce statunitense / membro fondatore di ECA)
    Email:peterisely@gmail.com
    Tel: + 1414-429-7259 (inglese)
    Dr. Denise Buchanan (membro fondatore di ECA / membro del consiglio)
    E-mail: denise@ecaglobal.org
    Tel: + 1310-980-2770 (inglese)
    Simone Padovani (membro fondatore di ECA)
    E-mail: simon.padovani@gmail.com
    Tel: + 393921454211 (inglese, italiano, spagnolo)
    Tim Law (presidente ECA fondatore / membro del consiglio)
    E-mail: timalaw@aol.com
    Tel: + 1206.412.0165 (inglese)

    Ending Clergy Abuse (ECA) è un’organizzazione di leader mondiali di sopravvissuti agli abusi del clero e attivisti per i diritti umani. La sua missione è quella di obbligare la chiesa cattolica romana a porre fine agli abusi del clero, a proteggere i bambini, e a cercare giustizia per le vittime. I membri di ECA rappresentano oltre 21 paesi provenienti da 5 continenti. https://www.ecaglobal.org-@Endclergyabuse-https://www.facebook.com/ENDCLERGYABUSE/-contactus@ecaglobal.org

  • Abusi, il comitato organizzatore ai vescovi: incontrate le vittime prima di febbraio

    Abusi, il comitato organizzatore ai vescovi: incontrate le vittime prima di febbraio

    Lettera di Zollner, Cupich, Scicluna e Gracias ai presidenti delle Conferenze episcopali convocati da Papa Francesco a Roma per affrontare la crisi. C’è anche un questionario preparatorio

    IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Il comitato organizzatore dell’incontro per la protezione dei minori nella Chiesa convocato da Papa Francesco dal 21 al 24 febbraio prossimi con i presidenti di tutte le Conferenze episcopali del mondo ha invitato gli episcopati nazionali a svolgere nei rispettivi Paesi prima dell’appuntamento incontri con vittime di sacerdoti o religiosi abusatori «per apprendere in contatto diretto la sofferenza che hanno affrontato».

    «Cari fratelli in Cristo, “se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme” (I Cor 12:26). Con queste parole Papa Francesco ha iniziato la sua lettera al popolo di Dio in risposta alla crisi degli abusi che sta incontrando la Chiesa, scrivono nella lettera diffusa oggi dalla Sala Stampa vaticana i quattro membri del comitato organizzatore nominato dal Papa lo scorso 23 novembre, ossia il cardinale Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago, il cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay e presidente della Conferenza episcopale dell’India, monsignor Charles Scicluna, arcivescovo di Malta e Segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e il gesuita Hans Zollner, presidente del Centro per la Protezione dei Minori della Pontificia Università Gregoriana, membro della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori e incaricato come referente del comitato stesso.

    «Coloro che sono stati abusati da chierici sono stati anche danneggiati quando “abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli”. E così “Se in passato l’omissione ha potuto diventare una forma di risposta, oggi vogliamo che la solidarietà, intesa nel suo significato più profondo ed esigente, diventi il nostro modo di fare la storia presente e futura”. In assenza di una risposta complessiva e comune, non solo non riusciremo a portare guarigione alle vittime sopravvissute ma la stessa credibilità della Chiesa nel portare avanti la missione di Cristo sarà messa a repentaglio in tutto il mondo. Il primo passo deve essere riconoscere la verità di quanto avvenuto».

    «Per questa ragione, facciamo urgentemente appello ad ogni presidente di conferenza episcopale di raggiungere e visitare vittime sopravvissute all’abuso sessuale del clero nei rispettivi Paesi prima dell’incontro a Roma, per apprendere in contatto diretto la sofferenza che hanno affrontato».

    Si tratta di un «modo concreto di porre le vittime in primo piano e riconoscere l’orrore di quanto accaduto», ha chiosato il direttore della Sala Stampa vaticana Greg Burke, che ricorda come il vertice di febbraio abbia tre temi principali: «Responsabilità, accountability (assunzione di responsabilità, ndr) e trasparenza».

    Nella missiva diramata oggi i membri del comitato organizzatore domandano inoltre di «rispondere ad un questionario» allegato alla lettera, ma non pubblicato dal Vaticano, che «fornisce uno strumento per tutti i partecipanti all’incontro di febbraio per esprimere la loro opinione costruttivamente e criticamente mentre procediamo, per individuare dove c’è bisogno di aiuto per promuovere riforme adesso e in futuro, e per aiutarci ad avere un quadro completo della situazione nella Chiesa. Con questo obiettivo in mente, il Santo Padre ci ha chiesto di ringraziarvi per il vostro sostegno nel completare il questionario allegato per prepararsi meglio all’incontro e di invitarvi urgentemente ad affrontare insieme questa strada».

    Il Papa «è convinto che tramite la cooperazione collegiale, le sfide che la Chiesa ha di fronte possono essere affrontate. Ma ciascuno di noi deve assumere questa sfida agendo insieme in solidarietà, umiltà e penitenza per riparare il danno fatto, condividendo l’impegno comune alla trasparenza, e tenendo responsabile ognuno nella Chiesa. Si prega di notare che saremmo grati di avere le risposte il prima possibile, ma non oltre il 15 gennaio», conclude il comitato organizzatore, invocando in chiusura benedizioni divine per il tempo di Avvento.

  • Incontro vaticano sugli abusi, si parte male

    Incontro vaticano sugli abusi, si parte male

    Annunciato il Comitato organizzativo dell’incontro di febbraio su “La protezione dei minori nella Chiesa»: primo nome è il cardinale Cupich, legato all’ex cardinale McCarrick, mentre brilla l’assenza del cardinale O’Malley, presidente della Pontificia commissione per la tutela dei minori. Un regolamento di conti?

    Marco Tosatti

    La Sala Stampa della Santa Sede ha reso noti ieri i nomi dei membri del Comitato organizzativo dell’incontro “La protezione dei minori nella Chiesa”, che si terrà in Vaticano dal 21 al 24 febbraio 2019. Al primo posto c’è il cardinale Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago. Subito dopo il cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay e Presidente della Conferenza Episcopale dell’India. Poi  mons. Charles Scicluna, Arcivescovo di Malta e Segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede, una nomina recentissima. Infine Padre Hans Zollner, S.J., Presidente del Centro per la Protezione dei Minori della Pontificia Università Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che ha anche ricevuto l’incarico di referente del Comitato stesso.

    Il comunicato prosegue così: «Alla riunione, cui sarà presente Sua Santità, parteciperanno i Capi delle Chiese cattoliche orientali, i Superiori della Segreteria di Stato, i Prefetti delle Congregazioni per la Dottrina della Fede, per le Chiese Orientali, per i Vescovi, per l’Evangelizzazione dei Popoli, per il Clero, per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica e del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, i Presidenti delle Conferenze Episcopali e i Rappresentanti dell’Unione dei Superiori generali e dell’Unione internazionale delle Superiore generali. Nei lavori preparatori dell’incontro saranno coinvolti, tra gli altri, la dott.ssa Gabriella Gambino, Sottosegretario per la Sezione Vita, e la Dott.ssa Linda Ghisoni, Sottosegretario per la Sezione Fedeli Laici, del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori e alcune vittime di abusi da parte del clero”.

    Qualche annotazione è d’obbligo. Il primo nominato è il cardinale Cupich, di Chicago, la cui nomina, secondo la testimonianza dell’arcivescovo Viganò, è stata voluta e suggerita dal cardinale Maradiaga e dall’ex cardinale McCarrick, Fra l’altro Cupich è stato protagonista, nei giorni scorsi, di una vicenda poco chiara. La Catholic News Agency l’ha accusato di aver lavorato, insieme con Wuerl, nel campo degli abusi a un piano alternativo a quello dei vescovi Usa, che è stato bloccato da un intervento vaticano dell’ultima ora. Cupich ha negato, ma non si può dire che sia un personaggio di equilibrio sul piano degli equilibri ecclesiastici, e  non toccato dalle recenti turbolente vicende che hanno scosso la Chiesa americana. Fra l’altro una sua dichiarazione, secondo cui il Pontefice aveva cose più importanti degli abusi di cui occuparsi, come il problema del clima o l’immigrazione, aveva scatenato su di lui una tempesta mediatica in agosto. Ma un altro elemento, oltre a questa nomina, suscita interrogativi: ed è l’assenza del cardinale Sean O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori.

    L’assenza è stata rilevata anche da Il Sismografo, un sito paravaticano molto attento in tema di abusi del clero. «Il cardinale statunitense non è nell’elenco dei membri del Comitato organizzativo dell’incontro e non appartiene a nessuna delle categorie che, secondo il comunicato, prenderanno parte ai lavori della riunione. Quindi non risulta che il porporato possa prendere parte ai lavori della riunione di febbraio. Se le cose stanno come si evince dalla nota della Sala Stampa della Santa Sede, si tratta di un’assenza rilevante per tutto ciò che il cardinale O’Malley rappresenta dal punto di vista pastorale ma anche come esperto della materia». Il Sismografo accenna a possibili impegni diocesani come eventuale causa di impedimento. Ma questa è una difficoltà condivisa dagli altri membri responsabili di grandi diocesi, anzi più grandi di Boston.

    Va ricordato che O’Malley si era espresso con una certa severità verso le parole pronunciate durante il viaggio in Cile dal Pontefice, che aveva espresso appoggio al vescovo di Osorno, Barros, accusato di aver coperto abusi. «È comprensibile che le parole di papa Francesco in Cile siano state fonte di grande dispiacere per le vittime di abusi sessuali da parte del clero», aveva detto O’Malley in una nota. Difendendo Barros, il papa aveva detto: «Il giorno che mi portano prove contro il vescovo Barros, allora forse si vedrà, parlerò. Finora non ne ho visto nemmeno una. Non c’è una sola evidenza contro di lui. Questa è calunnia. Chiaro?». O’Malley affermò che se la Chiesa sostiene che «se non riesci a dimostrare le tue lamentele, allora non ti si crederà», questo significherebbe «abbandonare coloro che hanno subito illecite violazioni della loro dignità personale», che si sentirebbero relegati «all’esilio del discredito». E concludeva che non si può sottovalutare la sofferenza.

    http://www.lanuovabq.it/it/incontro-vaticano-sugli-abusi-si-parte-male?fbclid=IwAR3zbl565uQkc0CJmhW1FPnk4c4GbaqQmKGdBS-LK2qvB7Nx2p7lH9b2V6A