Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Marie Collins

  • Pedofilia, il Papa chiede perdono: dolore e suicidi sulla coscienza della Chiesa

    Pedofilia, il Papa chiede perdono: dolore e suicidi sulla coscienza della Chiesa

    Sei vittime di abusi di sacerdoti, tre uomini e tre donne adulti provenienti da Gran Bretagna, Germania e Irlanda, hanno partecipato stamattina a Santa Marta alla messa celebrata dal Papa. Si tratta del primo incontro di Francesco con vittime di abusi del clero, da lui stesso annunciato nel volo di ritorno dalla Terrasanta. Le sei vittime, dopo la messa e prima dei colloqui individuali con il Pontefice, hanno fatto colazione nel refettorio di Santa Marta. Anche ieri sera hanno cenato a Santa Marta e il Papa li ha già salutati in quella occasione.

    Padre Lombardi: messa molto commovente. «Una messa molto commovente, con la liturgia della pace e della giustizia»: così padre Federico Lombardi ha descritto la messa di stamattina a Santa Marta.

    «Omelia molto forte». L’omelia del Papa – ha detto padre Lombardi – è un testo estremamente significativo, molto denso, molto forte, rimane un contributo estremamente importante. Papa Francesco, che ha già fatto diversi riferimenti a questo tema, questa volta lo ha affrontato in modo diretto e ampio, è un testo molto importante su questa tematica».

    Il Papa a colloquio per mezz’ora con ogni vittima.
    Le sei vittime di abusi hanno avuto colloqui individuali con il Papa. La durata totale è stata di oltre tre ore, quindi ciascuno ha potuto parlare con Francesco per circa mezz’ora. Ognuno era accompagnato da un familiare o persona di fiducia che aiutava anche per la traduzione.

    «L’incontro ha mostrato la strada». «L’incontro – ha commentato padre Lombardi – ha mostrato che l’ascolto delle vittime aiuta a capire e a preparare una strada per guarire le ferite, a preparare una strada di riconciliazione con Dio e con la Chiesa. Si tratta di una prospettiva costruttiva, di una strada che continua, non è un punto terminale, è una tappa estremamente importante di una strada positiva di risanamento che ci apre verso il futuro. Il fatto che il gruppo fosse costituito da poche persone, è stato essenziale affinché l’incontro potesse essere così ampio e approfondito: con un numero maggiore di persone non sarebbe stato possibile. Per gli interessati è stato un momento estremamente importante per la loro vita, ma è stato anche un messaggio importante per la Chiesa e per tutti, sulla attenzione e sull’ascolto, sull’approccio necessario per avviare un profondo lavoro di ricostruzione e risanamento».

    Il Papa: «Soffro per i preti abusatori, profanata l’immagine di Dio». Il Papa, nell’omelia della messa, ha ribadito la propria «angustia e sofferenza» per gli abusi sui bimbi con cui i sacerdoti, in una sorta di «culto sacrilego» «hanno profanato la stessa immagine di Dio» e sacrificato i piccoli «all’idolo della loro concupiscenza. Gli Abusi sono più che atti deprecabili».

    «Il dolore degli abusati e i suicidi sono sulla coscienza della Chiesa».«Gli abusi del clero sui bimbi – ha detto il Papa – e in particolare i suicidi di chi non ha retto alla pena, pesano sul mio cuore, sulla mia coscienza, e su quella di tutta la Chiesa. Sono atti esecrabili che hanno lasciato cicatrici per tutta la vita».

    «Chiedo perdono per gli abusi del clero». «Davanti a Dio e al suo popolo – ha detto il Papa nella messa sono profondamente addolorato per i peccati i gravi crimini di abuso sessuale commessi da membri del clero nei vostri confronti, e umilmente chiedo perdono. Chiedo perdono anche per i peccati di omissione da parte dei capi della Chiesa».

    «La vostra presenza è speranza contro l’oscurità». Il Papa ha più riprese ringraziato le vittime. «La vostra presenza qui – ha detto in un passaggio della omelia – parla del miracolo della speranza che ha il sopravvento sulla più profonda oscurità. E questo perchè gli abusi di preti sui piccoli hanno un effetto dirompente sulla fede e la speranza in Dio. Alcuni si sono aggrappati alla fede, mentre per altri l’abbandono e il tradimento ha eroso la loro fede in Dio».

    «Il pianto delle vittime ha contagiato la nostra coscienza». «È stato il pianto di alcune vittime di abusi – ha detto Francesco – segno di un profondo dolore, una sofferenza, per tanto tempo nascosto, dissimulato di complicità che non trova spiegazione» a muovere la Chiesa e i papi ad agire: quei pochi che hanno cominciato a piangere hanno contagiato la nostra coscienza per questo crimine e grave peccato. Chiedo la Papa Francesco ha chiesto «la grazia che la Chiesa pianga e ripari per i suoi figli e figlie che hanno tradito la loro missione. Oggi il cuore della Chiesa guarda gli occhi di Gesù in questi bambino e bambine e vuole piangere».

    «Aiutatemi a trovare le migliori politiche anti-abusi». Il Papa ha chiesto sostegno affinché la Pontificia commissione per la tutela dei minori, «a qualsiasi religione appartengano», lo aiuti «a far sì che possiamo disporre delle migliori politiche e procedimenti nella Chiesa universale per la protezione dei minori e per la formazione di personale nella Chiesa che porti avanti politiche e procedimenti. Dobbiamo fare tutto il possibile perchè questi peccati non si ripetano più». Francesco ha confermato la vigilanza sulla formazione dei preti.

    Ieri, intanto, si è riunita la Pontificia commissione per la tutela dei minori, voluta dal Papa e coordinata dall’arcivescovo di Boston Soan O’Malley, istituita nello scorso marzo, che si è riunita una prima volta il primo maggio. Della commissione, composta per metà di donne e per metà di uomini, fa parte anche l’irlandese Marie Collins, vittima da ragazza degli abusi da parte di un sacerdote.

    Sempre nel viaggio di ritorno dalla Terrasanta, Papa Francesco aveva ricordato che neppure i vescovi colpevoli di abusi sono esenti da essere indagati, e che attualmente ce ne sono tre sotto indagine. Nel frattempo uno di essi, il polacco Jozef Weselowski, ex nunzio a Santo Domingo, è stato riconosciuto colpevole e ridotto allo stato laicale.

    Il primo Papa a incontrare vittime di violenza del clero è stato Benedetto XVI: il primo incontro di questo genere si è svolto a Washington il 14 aprile 2008. Successivamente Ratzinger ha incontrato vittime di abusi durante i suoi viaggi in Australia, Malta, Gran Bretagna e Germania.

    https://www.ilmattino.it/primopiano/vaticano/papa_vaticano_pedofilia_vittime_abusi_commissione_pontificia-604157.html

  • Pedofilia, Papa Francesco riceve Ban Ki-Moon per evitare nuova condanna Onu

    Pedofilia, Papa Francesco riceve Ban Ki-Moon per evitare nuova condanna Onu

    Il Papa riceve Ban Ki-Moon per evitare la seconda condanna dell’Onu sulla pedofilia. Mentre all’ufficio delle Nazioni Unite di Ginevra il Vaticano è di nuovo sul banco degli imputati per gli abusi dei preti sui minori, Francesco ha incontrato i membri del Consiglio dei capi esecutivi per il coordinamento dell’Onu accompagnati dal segretario generale dell’organismo internazionale. Dopo il durissimo atto di accusa del 5 febbraio scorso con il quale il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia ha affermato che “la Santa Sede ha permesso decine di migliaia di abusi sui bambini”, è atteso, infatti, per il 23 maggio prossimo il nuovo pronunciamento. La Santa Sede, che teme che la seconda condanna sia stata già scritta, vuole evitare un nuovo parere negativo e in sua difesa ha evidenziato che negli ultimi dieci anni, dal 2004 a oggi, sono stati ridotti allo stato laicale 848 preti pedofili.

    Il capo della delegazione vaticana, monsignor Silvano Tomasi, osservatore permanente presso l’Onu di Ginevra, ha risposto punto su punto alle obiezioni che gli sono state rivolte dal Comitato sulla Convenzione contro la tortura, molte delle quali avevano come oggetto proprio la pedofilia del clero. In questi giorni il Vaticano sta cercando di ottenere l’appoggio dei vertici delle Nazioni Unite per evitare la nuova bocciatura, che sarebbe ancora più dolorosa dopo i provvedimenti assunti in queste settimane dalla neonata Pontificia commissione per la tutela dei minori istituita da Papa Francesco. Organismo di cui fa parte anche una vittima degli abusi, l’irlandese Marie Collins.

    Nel suo discorso a Ban Ki-Moon e agli altri dirigenti dell’Onu presenti in Vaticano il Papa, chiedendo “una mobilitazione etica mondiale”, ha sottolineato la necessità di “sfidare tutte le forme di ingiustizia, opponendosi alla ‘economia dell’esclusione‘, alla ‘cultura dello scarto‘ e alla ‘cultura della morte’, che, purtroppo, potrebbero diventare una mentalità accettata passivamente”. Francesco si è rivolto agli “operatori politici ed economici” perché facciamo “scelte generose e coraggiose che abbiano risultati immediati” per la lotta alla povertà. “Il progresso economico e sociale equo – ha sottolineato Bergoglio – si può ottenere solo congiungendo le capacità scientifiche e tecniche a un impegno di solidarietà costante, accompagnato da una gratuità generosa e disinteressata a tutti i livelli. A questo sviluppo equo – ha concluso il Papa – contribuiranno, pertanto, sia l’azione internazionale, impegnata a conseguire uno sviluppo umano integrale a favore di tutti gli abitanti del pianeta, sia la legittima redistribuzione dei benefici economici da parte dello Stato, sia l’indispensabile collaborazione dell’attività economica privata e della società civile”.

    Twitter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/09/pedofilia-papa-francesco-riceve-ban-ki-moon-per-evitare-nuova-condanna-onu/978943/

  • Lettera aperta alla CEI: Basta protezione dei preti pedofili, altrimenti niente 8 per mille

    Lettera aperta alla CEI: Basta protezione dei preti pedofili, altrimenti niente 8 per mille

     di Massimo Marnetto
    la domanda che molti di noi credenti si fanno è chiara.
    Da che parte sta un vescovo davanti a un caso di pedofilia? Dalla parte del minore abusato o da quella del prete violentatore?
    La Chiesa Italiana  – tramite la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) che lei presiede – ha scelto di tutelare il prete violentatore. Dichiarando nelle “Linee Guida” che il vescovo non ha l’obbligo di denunciare alle autorità il violentatore, ma solo il “dovere morale di contribuire al bene comune”..
    Cioè non deve avviare un’inchiesta, ma se qualcuno la fa partire, può collaborare.
    Cardinale Bagnasco,
    come credenti siamo fortemente contrari a questo invito all’omertà clericale. Una scelta contro la “sete di giustizia” di tante vittime e dei loro familiari. Che reputiamo in netto contrasto con il Vangelo e l’intenzione di Papa Francesco di riportare trasparenza e giustizia sul tema, nominando una commissione, di cui fa parte Marie Collins, una donna abusata in tenera età da un prete.
    Se la Cei insisterà su questa posizione di deresponsabilizzazione e connivenza con i preti violentatori si porrà dalla parte opposta della giustizia. E noi non la seguiremo, invitando tutti coloro che sostengono le vittime di abusi e le loro famiglie a non versare l’ 8 per mille a favore della Chiesa Cattolica nella prossima dichiarazione dei redditi.
    Siamo in tanti, determinati e non lasceremo sole le vittime degli abusi.

    30 marzo 2014

  • Abusi, a cosa serve la Commissione di Bergoglio?

    Abusi, a cosa serve la Commissione di Bergoglio?

    Finché la Chiesa continuerà a considerare l’abuso un’offesa a dio è difficile credere a una svolta concreta nella sua presunta battaglia contro i sacerdoti pedofili.

    di Federico Tulli

    In Irlanda tra il 1995 e il 2011, nonostante le resistenze e le pressioni della Chiesa cattolica locale e della Santa Sede, diversi magistrati sono riusciti a indagare e a dimostrare abusi compiuti da oltre mille religiosi su almeno 30mila bambini e adolescenti. Sgominando un radicato sistema di potere, “laico” e clericale, che per oltre 50 anni era riuscito a coprire le violenze e a garantire l’impunità ai responsabili. Uno dei Report governativi, quello redatto nel 2009 dalla Commissione Ryan, recita nella prefazione: «La pedofilia è un fenomeno endemico alla Chiesa d’Irlanda». Nel 2011, dopo la conclusione dell’ultima inchiesta – denominata Rapporto Cloney – il primo ministro irlandese Enda Kenny è andato di fronte al suo Parlamento riunito in seduta comune a denunciare che «per la prima volta un rapporto sugli abusi sessuali del clero ha messo in luce un tentativo della Santa Sede di frustrare un’inchiesta in una repubblica democratica e sovrana, e questo – sottolineò Kenny – tre anni fa soltanto, non tre decenni fa». Difficile, se non impossibile scovare tra i nostri presidenti del Consiglio, dal 1948 a oggi, uno capace di compiere, all’occorrenza, un gesto del genere. Eppure, fare i conti con il passato, indagando sugli abusi insabbiati, si può. È anzi doveroso, anche in Italia, e non solo per una questione di giustizia per le vittime. L’intervento di una commissione d’inchiesta che agisce alla luce del sole, coordinata tra Stato e Chiesa, lancia innanzi tutto una chiaro messaggio ai pedofili: la parrocchia non è più luogo di caccia e il vescovo non è più un fidato protettore. In secondo luogo consente a chi non ha avuto ancora la forza di denunciare il proprio aguzzino, di non sentirsi più solo.

    Si potrebbe obiettare che in Italia non si è indagato perché non c’era nulla su cui indagare. In effetti c’è stato anche chi mi ha risposto in questo modo. È accaduto al simposio internazionale sulla pedofilia nel clero organizzato nel 2012 a Roma dalla Pontifica università gregoriana. Il titolo era un apparentemente efficace slogan: “Verso la guarigione e il rinnovamento”. Guarigione di chi e rinnovamento di cosa? Della Chiesa cattolica e apostolica romana «ferita al cuore» dagli abusi sui bambini. A fine lavori provai a chiedere al portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, se non ritenesse coerente – quanto meno con lo slogan del simposio – che la Conferenza episcopale italiana istituisse una commissione indipendente d’inchiesta per individuare e descrivere il contesto in cui sono avvenuti i numerosi casi che si contano anche nel nostro Paese, sgombrando così il campo dai dubbi relativi ad atteggiamenti ambigui di fronte alle denunce rimaste, per così dire, inascoltate da titolari di diocesi italiane. Posi la domanda a padre Lombardi anche perché quello italiano è l’unico capo dei vescovi al mondo scelto direttamente dal papa. E che quindi ha una concreta possibilità di incidere sulle decisioni della Cei da parte della Santa Sede. Ma secondo questa, come detto dal portavoce vaticano, “un caso Italia” non esiste.

    La realtà dei fatti su cui mi sono trovato a indagare nel mio primo libro sull’argomento, e sul prossimo in uscita tra un paio di mesi sempre per L’Asino d’oro edizioni, dice il contrario. E rivela l’esistenza di una scia di abusi che parte non da “ieri” ma dagli anni a ridosso della nascita del Regno d’Italia e prosegue fino a “oggi” senza soluzione di continuità. A titolo di esempio, basti citare, fermandoci ai tempi recenti, i casi di don Ruggero Conti a Roma, condannato nel 2013 in Appello a 14 anni e 2 mesi per violenza sessuale continuata ed aggravata compiuta tra il 1998 e il 2008 su sette bambini, del cui comportamento il suo vescovo Gino Reali era stato informato almeno dal 2006; oppure di don Seppia a Genova, con le denunce ignorate per quasi 20 anni dalla curia guidata per un certo periodo anche dal presidente della Cei monsignor Angelo Bagnasco; e dell’Istituto per sordomuti Provolo di Verona, dove dagli anni Cinquanta fino al 1984 si è consumata fin dentro le stanze dell’allora vescovo Giuseppe Carraro – oggi in odor di santità – un’agghiacciante vicenda criminale ai danni di oltre 40 giovanissimi ospiti, di cui ancora oggi troppo poco si parla nonostante l’ammissione di colpa da parte di tre sacerdoti avvenuta nel 2012. Due dei quali sono ancora al loro posto in quell’istituto.

    A parlare di «ferita al cuore» al Simposio della Gregoriana era stata Marie Collins. Cittadina della non più cattolicissima Irlanda – tra il 2005 e il 2011 nel pieno degli scandali pedofili, i fedeli sono crollati dal 67 al 49% della popolazione – la Collins è stata ora chiamata da papa Francesco a rappresentare le vittime di tutto il mondo nella Commissione vaticana per la tutela dei minori. Annunciata nel 2012 durante il Simposio, ri-annunciata a dicembre 2013 dalla Santa Sede e presentata al mondo come un chiaro segnale dei buoni propositi di Bergoglio proprio nei giorni in cui saliva la tensione per l’inchiesta realizzata dall’Onu e si concretizzavano le accuse delle Commissione per i diritti del fanciullo riguardo i sistematici insabbiamenti adottati negli ultimi 20 anni dai gerarchi vaticani, papi compresi, la Commissione nemmeno oggi prende il via. Quando entrerà a regime questo organismo, contribuirà «alla missione del Papa di rispondere alla sacra responsabilità di assicurare la sicurezza ai giovani». In che modo non è chiaro – considerando anche la scomposta reazione della Santa Sede nel febbraio scorso alle circostanziate accuse di reticenza, favoreggiamento, collaborazione e complicità con i criminali pedofili in tonaca in tutto il mondo mosse dall’Onu – ma il gran parlare che se ne fa è dovuto al fatto che “finalmente”, dopo 25 mesi, sono stati annunciati i nomi dei primi otto componenti. Il cui compito, come ha spiegato padre Lombardi, consiste nell’«elaborare la struttura finale della Commissione, precisandone scopo e responsabilità e proponendo i nomi di ulteriori candidati, in particolare da altri continenti e Paesi, che possono essere chiamati al servizio della Commissione».

    Al momento il gruppo degli otto è in maggioranza rappresentato da europei «per agevolare gli incontri», ha precisato il portavoce vaticano. Si tratta di quattro uomini e quattro donne. Oltre alla Collins c’è il cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston, la psichiatra francese Catherine Bonnet e la collega inglese Sheila Hollins, l’italiano Claudio Papale, docente di Diritto canonico alla Pontifica Università urbaniana, l’ex-ambasciatrice polacca Hanna Suchocka, il gesuita argentino padre Humberto Miguel Yanez SJ, direttore del dipartimento di Teologia morale della Pontificia Università gregoriana, e il gesuita tedesco padre Hans Zollner, vicerettore accademico e preside dell’Istituto di Psicologia della Gregoriana. «Nella certezza che la Chiesa deve svolgere un ruolo cruciale in questo campo, e guardando al futuro senza dimenticare il passato, la Commissione – osserva Lombardi – adotterà un approccio molteplice per promuovere la protezione dei minori, che comprenderà l’educazione per prevenire lo sfruttamento dei bambini, le procedure penali contro le offese ai minori, doveri e responsabilità civili e canoniche, lo sviluppo delle “migliori pratiche” che si sono individuate e sviluppate nella società nel suo insieme». Lombardi ha quindi sottolineato che l’iniziativa del papa prosegue l’impegno dei predecessori: Bergoglio con questo nuovo atto «mette in chiaro che la Chiesa deve tenere la protezione dei minori fra le sue priorità».

    L’auspicio di chi scrive, ma anche dell’Onu, è che il gesuita argentino si comporti invece esattamente all’opposto dei suoi ultimi due predecessori: il santo Wojtyla e l’emerito papa Ratzinger. Ma per far questo Bergoglio dovrebbe cambiare immediatamente il Codice di diritto canonico e il Catechismo laddove l’abuso viene ancora definito un delitto contro la morale, cioè un’offesa a dio, e non un crimine contro le vittime più indifese. Finché rimane questa convinzione, non è chiaro che genere di prevenzione la Chiesa pretenda di organizzare. E soprattutto, è logico pensare che in sede di giudizio i tribunali ecclesiastici e la Congregazione per la dottrina della fede continueranno a comportarsi di conseguenza, come sempre hanno fatto. Vale a dire, senza fare nulla di concreto nella stragrande maggioranza dei casi: “condanna” del “peccatore” a un periodo di penitenza in un luogo segreto, al termine del quale costui può tornare tranquillamente a esercitare a contatto con i bambini, senza che i loro genitori sappiano nulla.

    Poiché è impossibile anche solo ipotizzare che la Chiesa cattolica sia disposta a modificare parte di ciò che è alla base della propria cultura e della propria politica, nonostante sia assodato che si annidi in queste convinzioni la matrice della diffusione della pedofilia nelle parrocchie di tutto il mondo, l’auspicio è che almeno a qualcuno della Commissione venga in mente prima o poi di suggerire l’apertura di un’inchiesta seria e indipendente anche in Italia. Levando così dal cono d’ombra in cui è stato messo a forza per decenni un argomento che è molto più di un tabù. Al resto, si spera, penserà il senso civico e di giustizia della parte sana della nostra società.

  • “Io, violentata da un prete in ospedale”

    “Io, violentata da un prete in ospedale”

    La storia di Marie Collins raccontata ai leader della Chiesa cattolica

    Ho iniziato a guarire il giorno in cui il mio violentatore ha riconosciuto davanti al giudice la propria responsabilita’ e ha ammesso le sue colpe’. ‘E’ stato importante per me oggi parlare davanti ai vescovi ed essere ascoltata da loro, anche se e’ stato difficile, sono contenta di averlo fatto’. Cosi’ Marie Collins ha raccontato ai giornalisti la propria esperienza che, da vittima – a 13 anni quando un sacerdote abuso’ di lei mentre era malata e in ospedale – l’ha portata oggi ad essere ‘insegnante’ per i leader della Chiesa cattolica, la sua Chiesa, ai quali il Papa ha chiesto di ascoltare le vittime e costruire una cultura che protegga i bambini.

    GLI ABUSI – La signora Collins ha riferito del suo intervento insieme all’altra relatrice, la psichiatra Sheila Hollins, che ai vescovi ha invece illustrato i danni psicologici piu’ comuni nelle vittime di abusi. ‘La giustizia – ha confermato Hollins – e’ una necessita’ per le vittime degli abusi sessuali del clero’. MarieCollins ha parlato per la prima volta delle violenze subite solo quando aveva 47 anni, e ne ha aspettato altri 10 per ritrovare il coraggio di denunciare: la prima volta infatti i vertici della sua Chiesa, pur di fronte alla confessione dell’abusatore, insabbiarono la vicenda, ‘consentendogli cosi’ di far del male ad altri bambini’.

    UNA VITA ROVINATA – I disagi mentali successivi alla violenza subita, ha raccontato Collins, l’hanno perseguitata per tutta la vita, anche dopo il matrimonio d’amore a 29 anni e la nascita di un figlio. Solo con la confessione e l’arresto del suo aggressore, ha iniziato a superare i disturbi psicologici.Marie Collins, dopo l’esperienza di questa mattina, e’ apparsa comunque provata, meno energica dei giorni scorsi. ‘E’ importante – ha ribadito – che i colpevoli chiedano perdono e la Chiesa chieda perdono per non aver protetto i bambini, il Papa lo ha fatto, i vescovi seguano il Papa. Sta poi alle vittime decidere se concedere o no questo perdono’.

    LO SCANDALO – Quando alla fine degli anni Novanta e’ esploso negli Stati Uniti lo scandalo della pedofilia dei preti, nella Chiesa ‘si e’ detto ‘questo e’ un problema solo americano’, poi si e’ detto ‘e’ un problema solo degli anglofoni’, poi ‘e’ un problema solo dell’Occidente’, poi e’ successo in Italia, in Germania, in altri Paesi: oggi la Chiesa e’ finalmente consapevole che gli abusi del clero sono un problema di tutto il mondo’ e sa che deve ‘guardare l’ambiente attorno ai bambini e controllare chi sta accanto ai bambini’. Lo ha rimarcato mons. Stephen Rossetti, decano del programmi ministeriali per i seminari dell’universita’ cattolica di Washington, riferendo ai giornalisti del suo intervento al Simposio internazionale contro gli abusi del clero, in corso alla Gregoriana.

    PROBLEMA ANTICO – Mons. Rossetti ha ricordato che quello degli abusi e’ un problema ‘antico’, che la Chiesa ha i propri ‘tempi’ e che si tratta di un ‘processo lungo e forse lento, ma – ha assicurato – il processo e’ cominciato, la Chiesa ha imboccato la sua strada, il cammino procedera”. Rossetti e’ stato interpellato anche a proposito dell’impatto sui vescovi e sui partecipanti al simposio dell’intervento di Marie Collins, 63 anni, irlandese, abusata da un sacerdote quando ne aveva 13 ed era ricoverata in ospedale. ‘E’ stata una presentazione molto commovente – ha detto il prelato – l’emozione era forte e la gente era commossa’. (ANSA)

  • Pedofilia/ Vittima parla davanti a vescovi: Scuse non bastano

    Pedofilia/ Vittima parla davanti a vescovi: Scuse non bastano

    07/02/2012 16:52
    Pedofilia/ Vittima parla davanti a vescovi: Scuse non bastano
    Roma, 7 feb. (TMNews) – Ripetutamente abusata sessualmente da un sacerdote quando aveva tredici anni, e dopo una vita di sofferenze psicologiche, Marie Collins, irlandese, oggi 62enne, è intervenuta davanti a vescovi di tutto il mondo ad un convegno alla Pontificia università Gregoriana, sostenuto dal Vaticano, per raccontare la sua dolorosa esperienza ed avvertire che “chiedere scusa per le azioni dei preti autori di abusi non è sufficiente”. “Il mio unico dispiacere è che raramente riesco a praticare la mia religione cattolica”, ha detto Collins. “La mia fede in Dio non è stata intaccata. Posso perdonare al mio aggressore le sue azioni, lui ha ammesso la sua colpa. Ma come posso riprendere ad avere rispetto per i vertici della mia Chiesa? Chiedere scusa per le azioni dei preti autori di abusi non è sufficiente. Ci deve essere – ha proseguito – il riconoscimento e l’ammissione di responsabilità per il male e la distruzione che è stata fatta nella vita delle vittime e le loro famiglie a causa della copertura spesso deliberata e per la cattiva gestione dei casi da parte dei loro superiori. E prima che io o altre vittime possiamo trovare una vera pace e guarigione. Il tentativo di salvare l’istituzione dallo scandalo – ha detto – ha prodotto il maggiore di tutti gli scandali, ha perpetuato il male degli abusi e distrutto la fede di molte vittime”. Tra i partecipanti era presente il cardinale primate d’Irlanda, Sean Bredy, accusato nel suo paese di aver insabbiato in passato le accuse di una vittima di un sacerdote pedofilo. Molte, a quanto riferito, le domande che i partecipanti al convegno ‘Verso la guarigione e il rinnovamento’ – rappresentanti di oltre cento conferenze episcopali, sacerdoti, suore, psicologi – hanno posto alla signora Collins a conclusione della sua testimonianza pronunciata a porte chiuse. “Il suo intervento ha dato il ‘la’ al convegno”, ha detto in una conferenza stampa di fine mattinata mons. Stephen J. Rossetti, sacerdote della Catholic University of America ed esperto di contrasto agli abusi sessuali. “I vescovi erano colpiti. In passato ho ascoltato diverse vittime ma anche io oggi sono rimasto colpito. La signora Collins era nervosa, ha fatto uno sforzo coraggioso per parlare. Alla fine un vescovo africano si è alzato ed ha ammesso che non si rendeva conto del problema”. La stessa Collins, in una conferenza stampa successiva al suo intervento, ha spiegato: “Per me è stato difficile, ma era importante che la leadership della Chiesa ascoltasse l’esperienza di una vittima. Sono felice di averlo fatto”. Per Collins, “ascoltare le vittime è importante, in passato non è stato fatto abbastanza, il Papa lo ha fatto e spero che i vescovi seguano il suo esempio”. Questa sera i partecipanti al simposio dell’ateneo romano dei gesuiti parteciperanno alle 18.30 ad una veglia penitenziale alla chiesa di Sant’Ignazio, presieduta dal prefetto della congregazione dei vescovi, il cardinale canadese Marc Ouellet, e, dopo un quarto d’ora iniziale di silenzio, sette rappresentanti di altrettante categorie ecclesiastiche che in passato hanno compiuto errori nel contrasto alla pedofilia chiederanno scusa. “In passato per la mia esperienza sono stata molto critica della Chiesa, ma credo che questo simposio sia importante, penso che ci sia dietro il Papa e spero che sia il segno di un cambiamento”, ha detto Collins. “Da cristiana credo al perdono. E’ importante che lo si chieda, poi le vittime possono accettarlo o meno”.

  • Abusi sui minori: il Vaticano va al rendiconto

    Abusi sui minori: il Vaticano va al rendiconto

    Per la prima volta un convegno sulla pedofilia

    Il simposio della Gregoriana dovrà sciogliere due nodi fondamentali: il vescovo deve denunciare sempre i crimini alle autorità di polizia o deve farlo solo nei paesi dove lo obbliga la legge? E poi: si dovranno aprire indagini per scoprire i casi insabbiati del passato? Su questo punto molti sono contrari
    E’ la sfida del Vaticano dinanzi alle responsabilità della Chiesa per gli scandali di pedofilia. Confrontarsi con le vittime e riformare l’atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche rispetto a decenni (e secoli) di abusi. L’ambizioso progetto, che sarà lanciato in un simposio di quattro giorni all’università Gregoriana e che proseguirà con un programma di formazione continua sul web per la durata di tre anni, rivela la consapevolezza di papa Ratzinger della necessità di dare una scossa alla Chiesa universale perché nessuno si illuda che sia ‘passata’ la tempesta provocata dalle violenze ai minori.

    “Verso la guarigione e il rinnovamento” è il titolo dato all’iniziativa, sostenuta dalla Segreteria di Stato, dalla Congregazione per la Dottrina della fede e da altri dicasteri vaticani, che lunedì riunirà per la prima volta a Roma – a discutere con psicologi ed altri esperti – vescovi e religiosi di tutto il mondo, delegati di oltre cento episcopati e una trentina di ordini religiosi. A suo modo è un evento storico, che va al di là dell’emanazione di norme più severe da parte del Sant’Uffizio. L’obiettivo è quello di mobilitare tutta la Chiesa sul dramma (e le responsabilità) dell’abuso sessuale all’interno delle proprie file, gettando le basi di una strategia globale. Imperniata su tre punti: 1. attrezzare diocesi e parrocchie nella vigilanza, nella scoperta e nella denuncia del fenomeno; 2. coinvolgere concretamente nel contrasto alla pedofilia tutta la comunità ecclesiale; 3. portare in primo piano la sorte delle vittime, ascoltarle, prendersi cura di loro, accompagnarle in un percorso di guarigione dai traumi.

    Motori dell’iniziativa sono due personalità particolari. Un maltese e un tedesco. L’uno “promotore di giustizia” (procuratore generale) del Sant’Uffizio, l’altro cardinale di Monaco di Baviera. Il maltese Charles Scicluna, uomo di fiducia di Benedetto XVI, è il prelato che l’allora cardinale Ratzinger, in qualità di prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, spedì negli Stati Uniti e nel Messico durante l’agonia di Giovanni Paolo II per indagare sui crimini di Marcel Macial, fondatore dei Legionari di Cristo. In una dozzina di giorni, prima ancora che si aprisse il conclave che elesse Benedetto XVI, Scicluna tornò in Vaticano con prove schiaccianti che inchiodarono Macial e portarono alla sua rimozione e poi alla sua damnatio memoriae. Sull’Avvenire il maltese ha criticato nel 2010 la “cultura del silenzio”, che aleggia nella Chiesa italiana a proposito degli abusi. Oggi insiste sulla necessità di “prevenire altri crimini”, sostenendo che non bisogna “partire dall’omertà” ma bisogna avere di mira la guarigione delle vittime. Che anzitutto vanno ascoltate. Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera, è il cardinale che nella sua diocesi ha data carta bianca ad una donna, l’avvocato Marion Westpfahl, per un’inchiesta indipendente sugli abusi del clero.

    Il risultato, comunicato pubblicamente, è che dal dopoguerra ad oggi si sono verificati nella diocesi monacense circa trecento casi di abuso, ignorando sistematicamente le vittime e con una diffusa manipolazione e distruzione della relativa documentazione. Domanda: come mai nessun cardinale italiano ha promosso una simile inchiesta? Perché non è stata aperta un’inchiesta ecclesiastica in nessuna parte d’Italia con la sola eccezione della diocesi di Bolzano-Bressanone? Sul sito della diocesi di Monaco appare ben chiaro l’indirizzo di due avvocati a cui le vittime possono rivolgersi per segnalare abusi. E anche il programma di rimborso delle terapie psicologiche e di risarcimento danni per i minori violati. Al convegno – cui seguirà a cura dell’università Gregoriana la creazione di una banca dati – interverrà una vittima celebre, l’irlandese Marie Collins. Nel 2009 denunciò “con orrore” il palleggio di responsabilità sul suo abuso tra le autorità di polizia e il suo vescovo. “Ero sorpresa di quanto fosse noto sul mio abusatore”, raccontò. Il vescovo ausiliare della sua diocesi avrebbe voluto denunciare il crimine, ma l’arcivescovo McQuaid non fece nulla. “Fui mobbizzata e minacciata”. Il simposio della Gregoriana dovrà sciogliere due nodi fondamentali. Dovrà o no il vescovo denunciare sempre i crimini alle autorità di polizia? O deve farlo solo nei paesi dove lo obbliga la legge? Papa Ratzinger finora non ha dato l’ordine di denunciare immediatamente. Tutte le associazioni a tutela delle vittime invece lo esigono. Il secondo nodo riguarda l’apertura di indagini per scoprire i crimini insabbiati del passato. Molti episcopati, fra cui l’italiano, non vorrebbero imboccare la strada della trasparenza a 360 gradi.

    da Il Fatto Quotidiano del 4 febbraio 2012

    http://ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/abu…diconto/188975/

  • Pedofilia: Dublino sotto choc, aspetta la parola del Papa Infuria la polemica sul cardinal Brady, le vittime chiedono le sue dimissioni

    Pedofilia: Dublino sotto choc, aspetta la parola del Papa Infuria la polemica sul cardinal Brady, le vittime chiedono le sue dimissioni

    18 marzo, 21:39

    (dell’inviata Carolina Stupino)

    DUBLINO, 18 MAR – Choc e rabbia, paura per il futuro e voglia di difendersi: a Dublino, qualsiasi domanda sullo scandalo dei preti pedofili, che infuria ormai da mesi, suscita nei fedeli, e non solo, tutte queste reazioni. E intanto, in attesa della lettera pastorale di Papa Benedetto XVI, domina in tutta Irlanda – nel Nord come nella Repubblica – la polemica sul ruolo che il cardinale Sean Brady ebbe negli incontri in cui, nel 1975, venne chiesto ad alcune vittime degli abusi di un noto prete pedofilo, padre Brendan Smyth, di mantenere il silenzio su quanto accaduto. Le scuse ufficiali fatte ieri dal cardinale durante la sua omelia nella cattedrale di San Patrizio ad Armagh (Irlanda del Nord), non hanno convinto e non sono bastate a più di una delle vittime degli abusi, che continuano a chiedere le sue dimissioni. Andrew Madden, che nel 1995 denunciò quanto aveva subito è stato durissimo: “Se la Chiesa Cattolica in Irlanda deve essere guidata da un uomo che la riflette in quale è la sua condizione, allora forse è giusto e adatto che sia guidata da un uomo che ha insabbiato gli abusi sessuali sui bambini da parte di un prete”. Più conciliante invece è stata Bernice Donoghue, una delle vittime dello stesso Smyth, secondo la quale le scuse di Brady sembravano sincere e sentite. Tuttavia, ha aggiunto la donna, in quanto primate della Chiesa d’Irlanda il cardinale dovrebbe dare il buon esempio e dimettersi. Un’altra vittima di Dublino, Marie Collins, ha ricordato che nel dicembre scorso il cardinale – commentando allora le dimissioni del vescovo Donal Murray – aveva detto che se fosse stato al corrente di non aver agito per prevenire ulteriori abusi sui bambini, allora lui stesso avrebbe lasciato il posto. Alla luce della sua nuova ammissione, chiede la Collins “perché dunque non mantiene la sua parola e si dimette?”. Sulla posizione difficile in cui ora si trova il cardinale e sulle continue richieste di dimissioni, oggi l’Arcidiocesi di Dublino non ha voluto fare commenti. “Aspettiamo la lettera del Papa di sabato. Fino ad allora qualsiasi nuova dichiarazione sarebbe prematura”, ha detto oggi una portavoce raggiunta telefonicamente dall’ANSA. In Irlanda del Nord, dove i cattolici da tempo fanno quadrato per difendere la propria fede da quella protestante, la reazione alle scuse di Brady è stata molto diversa. A detta di una donna presente alla messa, i fedeli di Armagh pare abbiano accolto l’omelia del cardinale con un applauso. “E’ stato davvero fantastico. E’ un uomo veramente buono”, ha detto all’Irish Times la donna. “Sono contenta che abbia chiesto scusa e abbia ammesso di aver sbagliato. La Chiesa Cattolica deve riflettere”, ha detto, più cauta, un’altra. La maggior parte dei fedeli nordirlandesi sembra non volersi esprimere su cosa debba fare ora il cardinale e pare molto più preoccupata del futuro della chiesa cattolica. “E’ una situazione molto triste. Speriamo che si aggiusti, ma sarà molto doloroso”, ha detto un uomo. La pioggia di rivelazioni scioccanti sugli abusi e su come per decenni il clero sia riuscito ad insabbiarli, sembra infatti non avere fine. Proprio oggi il Belfast Telegraph rivela che il vescovo di Derry (Irlanda del Nord), Seamus Hegarty, sarebbe stato coinvolto in un accordo per un pagamento che fu fatto per coprire un presunto abuso pedofilo da parte di un sacerdote. Hegarty, secondo il giornale, viene infatti menzionato nell’accordo extragiudiziale del dicembre 2000 sul caso di una bambina che fu abusata per 10 anni a partire dal 1979. Per chiudere il caso, le furono pagate 12.000 sterline.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/03/18/visualizza_new.html_1734839702.html

  • IRLANDA: ABUSI PRETI CATTOLICI, PROBABILI NUOVE INCHIESTE

    IRLANDA: ABUSI PRETI CATTOLICI, PROBABILI NUOVE INCHIESTE

    Meglio chiarire che l’inchiesta riguarda la sola diocesi di Dublino, che comprende appena 1/5 della popolazione dell’Irlanda (Eire + Irlanda del nord) e non tutta l’isola. Quindi la proprorzione dello scandalo è ancora più grave.

    27-11-09
    IRLANDA: ABUSI PRETI CATTOLICI, PROBABILI NUOVE INCHIESTE

    (ASCA-AFP) – Dublino, 27 nov – L’inchiesta sugli abusi sessuali compiuti da preti e coperti dall’Arcidiocesi di Dublino andrebbe estesa a tutta l’Irlanda. Lo chiedono stampa e vittime degli stupri, insieme alle associazioni delle loro famiglie, che hanno accolto con sdegno la pubblicazione del rapporto voluto dal governo e frutto di tre anni di indagini.

    ”Si parla del rapporto come se il lavoro fosse finito. Io chiedo, immediatamente, che l’inchiesta sia allargata a tutte le diocesi del paese”, ha detto Marie Collins, che da ragazza ha subito violenze da parte di un sacerdote che il rapporto indica come Padre Edmondo.

    Il ministro per l’Infanzia, Barry Andrews, ha detto che il governo potrebbe patrocinare altri indagini in futuro, ma ha invitato a ricordare che in Irlanda ci sono almeno altre 25 diocesi e che indagare su tutte sarebbe un lavoro senza fine.

    La massima autorita’ cattolica in Irlanda, il cardinale Sean Brady, e l’attuale arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, hanno presentato ieri le loro scuse alle vittime. Ma i giornali di oggi danno voce all’oltraggio. ”Qualche anno fa”, ha scritto l’Examiner, ”le storie degli abusi sessuali e fisici nei confronti dei bambini erano state descritte come l’Olocausto irlandese. All’epoca, il paragone sembrava estremo. Purtroppo il tempo lo ha giustificato”. Per l’Irish Times, ”la corruzione del potere e la natura fondamentalmente marcia delle relazioni fra la Chiesa Cattolica e lo Stato e’ stata messa a nudo”.

  • Irlanda: l’archivio su abusi sessuali dei chierici

    Irlanda: l’archivio su abusi sessuali dei chierici

    L’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin dà il benvenuto alle “Linee guida per la salvaguardia dell’infanzia”, che saranno a breve pubblicate dal Comitato nazionale per la tutela dei bambini nella Chiesa cattolica (Nbsccc). Il report comprenderà anche un database degli abusi sessuali commessi dai chierici: solo nel 2008, ventisei diocesi irlandesi hanno sporto 56 denunce per abuso, 21 delle quali coinvolgevano preti già deceduti. Un prete è stato incriminato.

    Per monsignor Martin «è spaventoso» che non sia possibile stabilire l’esatto numero di abusi sessuali in ogni diocesi: i report sono attualmente inaffidabili e lacunosi. Ha, poi, chiesto agli altri vescovi e alle autorità religiose locali severità e rigore nell’applicare, in tutto il paese, le linee guida della Chiesa cattolica. «Questo documento», ha detto Martin, «costituisce un passo importante nella ricerca, da parte della chiesa irlandese, di maggiori tutele per l’infanzia. È un segnale di speranza per il futuro».

    L’aspetto più scottante (e significativo) delle linee guida è il nuovo database che raccoglierà tutte le denunce di abusi contro preti e figure religiose, sulla base di informazioni raccolte ogni due mesi nelle diocesi e nelle congregazioni. L’obiettivo è, in generale, di coltivare una «più matura cultura della responsabilità all’interno della Chiesa»; la nuova politica scritta servirà, inoltre, a suggerire procedure e modalità di risposta alle accuse e ai sospetti.

    Il Comitato nazionale ha rinnovato la fiducia nelle diocesi irlandesi, certo che d’ora in poi riferiranno ogni denuncia di abuso: le linee guida servono, infatti, a eliminare ogni ambiguità nella tutela dell’infanzia. «Chiunque possegga informazioni riguardanti sospetti, accuse e denunce è responsabile e rigorosamente tenuto a renderle note: ora non ci saranno più equivoci né ipocrisia», ha commentato il cardinale Sean Brady. «Le linee guida testimoniano l’irremovibile decisione della chiesa di proteggere i bambini in qualsiasi modo». La Chiesa cattolica irlandese si assume così la responsabilità di passare ogni informazione, concernente la protezione dei minori, alle autorità civili, anche qualora le accuse o i sospetti non coinvolgano direttamente membri ecclesiastici.

    Gli impegni assunti dai vescovi irlandesi sono giunti a conclusione di un incontro sulla salvaguardia e tutela dei bambini: dibattito sollevato dalla recente decisione del Ministro per l’infanzia di avviare un’inchiesta sui casi di abusi nella diocesi di Cloyne. Questa diocesi ha, accuratamente, evitato di commentare l’adozione delle linee guida: reticenza che ha scatenato le ire delle vittime di abusi sessuali. «È difficile restare ottimisti basandosi sugli eventi passati», ha commentato Marie Collins, una delle vittime di violenza da parte di un prete quando era bambina. «Finché non sarà dimostrato che la realtà è davvero cambiata, è duro avere speranza e ancor più duro entusiasmarsi per la stesura di nuove linee guida».

    Camilla Tagliabue