Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • In Italia, le vittime di abusi sessuali da parte del clero chiedono di essere ascoltate

    In Italia, le vittime di abusi sessuali da parte del clero chiedono di essere ascoltate

    di Francesco Bertolucci. Foto di Simone Padovani – “Anche a voi, fratelli e sorelle che avete subito ingiustizie e violenze attraverso gli abusi, Maria ripete oggi: ‘Io sono vostra madre’. E nessuno può togliervi questo dono personale offerto a ciascuno di voi. E la Chiesa, alcuni dei cui membri vi hanno purtroppo ferito, oggi si inginocchia con voi davanti alla Madre”. Le parole del papa statunitense Leone XIV alle vittime di abusi all’interno della Chiesa, pronunciate il 15 settembre in Vaticano durante l’omelia della messa in occasione del Giubileo della Consolazione, sono suonate come un messaggio di apertura. O almeno questo è ciò che sperano migliaia di vittime di abusi sessuali da parte del clero italiano.

    Sono 4.625 i casi di pedofilia contro ragazzi e ragazze all’interno della Chiesa cattolica italiana che sono stati segnalati e registrati dall’associazione Rete L’Abuso. “Stiamo parlando di casi segnalati negli ultimi 25 anni”, sottolinea Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso, un’associazione che riunisce le vittime e i familiari di coloro che hanno subito abusi da parte di sacerdoti e membri del clero della Chiesa cattolica italiana. “Di queste 4.625 vittime, 4.395 sono state abusate da sacerdoti, 9 da suore, 91 da catechisti, 76 da laici e 54 da scout”, continua Zanardi, che all’età di 11 anni ha vissuto in prima persona il trauma dell’abuso. “Il numero nascosto delle vittime potrebbe essere enorme. Se fossimo in grado di contare i casi verificatisi nei decenni passati, il numero delle vittime potrebbe variare da 50.000 a oltre 1 milione, che sarebbe il numero più alto mai registrato in tutto il mondo”.

    Oltre a quello di Rete L’Abuso, altri rapporti ufficiali sono stati prodotti e pubblicati nel novembre 2022 e nel maggio 2025 dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) sulla pedofilia nel clero italiano. I rapporti affermano che nel biennio 2020-2021 ci sono state 89 vittime di 68 persone nell’ambito ecclesiastico in Italia, mentre nel biennio 2023-2024 ce ne sono state 115. Nel 2023, Rete L’Abuso ha presentato una petizione all’Unione Europea e una richiesta di procedura d’infrazione urgente all’ONU per chiedere cosa intendessero fare questi due organismi sovranazionali per “risolvere il problema italiano”, costringere l’Italia a “prevenire il fenomeno” e “proteggere i minori dagli abusi sessuali, soprattutto da parte del clero”, dato che “la Chiesa cattolica si differenzia in modo preoccupante in quanto è un’associazione strutturata che, grazie a lacune legislative, si è autoregolamentata internamente dietro un Motu proprio che mantiene tutte le pratiche omissive e criminali che sono alla radice del problema stesso, che in Italia sono “fiorentemente” favorite dallo Stato, che la sostiene con il silenzio e ne promuove la linea criminale”, come si legge nei documenti.

    Tuttavia, gli appelli non hanno ricevuto molta attenzione e il governo italiano non ha mai risposto alle domande dei giornalisti quando è stato chiesto di esaminare il rapporto dell’associazione o di istituire commissioni indipendenti per indagare sulla questione degli abusi. Nel frattempo, all’inizio di febbraio 2025, le famiglie delle vittime di abusi hanno deciso di riunirsi in un gruppo di coordinamento per darsi forza a vicenda e allo stesso tempo sostenere le vittime. Durante la presentazione del gruppo di coordinamento, che conta membri provenienti da tutta Italia, molti genitori hanno raccontato le loro storie.

    “Essere genitori non è facile, ed esserlo di una vittima o di un sopravvissuto lo è ancora meno”, ammette Cristina Balestrini, presidente del gruppo. “Si attraversano momenti di disperazione, si ha voglia di piangere, si prova delusione. Si prova un dolore che gli altri non provano né comprendono. Ma non ci si può arrendere. Tuo figlio, tua figlia o il tuo familiare sono più importanti di te. Mio figlio ha tentato il suicidio quattro volte, poi ha incontrato altre persone che avevano vissuto la stessa tragedia. Molti di noi hanno perso la fede a causa della Chiesa stessa. Con rare eccezioni, molti sono passati dal considerare la parrocchia una seconda casa all’alienazione. Alcuni sono stati persino minacciati. Quindi, vittime due volte. Siamo stati additati da coloro che consideravamo la nostra famiglia”.

    “Eravamo una famiglia che faceva di tutto per la parrocchia”, spiega Yolanda, madre di un ragazzo che è stato violentato all’età di 12 anni in seminario. “Quando mio figlio ci ha detto di aver subito abusi sessuali, siamo stati isolati. Il processo civile è ancora in corso. Abbiamo vinto in Corte di Cassazione e il prete è stato condannato a sei anni e sei mesi, ma nel frattempo è stato mandato in Messico e nessuno ha fatto nulla. Non vogliamo distruggere la Chiesa, ma vogliamo che sia degna di ciò che predica“. ”Sembra che sentiamo sempre la stessa storia“, commentano due genitori che hanno preferito rimanere anonimi.

    ”Anche nostro figlio è stato molestato da un prete, un amico che faceva parte della nostra famiglia. Quando l’abbiamo scoperto, abbiamo pensato di poter risolvere la questione all’interno della Chiesa, ma quando abbiamo parlato con il vescovo, si è scatenato l’inferno. Persino il padre del prete ha iniziato a insultarci. Siamo diventati le pecore nere del paese”.

    Alcuni esperti sostengono che solo una vittima su dieci denunci il reato, lasciando spazio a un numero potenziale nascosto difficile da stimare. “E dobbiamo considerare che possono volerci anni prima che la persona abusata si renda conto di aver subito un abuso e lo denunci”, spiega l’avvocato Mario Caligiuri, che si occupa di reati di abuso sessuale. Il fatto che in Italia il reato di violenza sessuale possa cadere in prescrizione se non denunciato è una tragedia nella tragedia ed è un problema”.

    Nello specifico, il codice penale italiano prevede che nei casi di violenza sessuale su minori il reato si prescriva tra i 24 e i 30 anni dalla data in cui la vittima raggiunge la maggiore età. Per quanto riguarda i potenziali casi nascosti, commissioni indipendenti hanno riferito che in Germania 3.677 persone sono state abusate dal clero tra il 1946 e il 2014, in Portogallo almeno 4.815 vittime tra il 1950 e il 2022, e in Francia il ‘Ciase’ ha scoperto che negli ultimi 70 anni il 3% del numero totale stimato di sacerdoti francesi – circa 3.000 – era pedofilo, con una media di 72 vittime per sacerdote, per un numero potenziale di vittime stimato in 216.000.

    “Non è cambiato nulla per quanto riguarda le commissioni indipendenti in Italia, e la posizione della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) rimane immutata”, osserva Michelangelo Ventura di Noi Siamo Chiesa, un’associazione che fa parte di ItalyChurchToo, un gruppo di coordinamento contro gli abusi nella Chiesa. «Dicono che la formazione è in corso, hanno introdotto servizi di protezione dei minori nelle diocesi e hanno prodotto due rapporti sugli ultimi 20 anni, ma le cifre che sono emerse sono insignificanti rispetto a ciò che le indagini indipendenti rivelerebbero effettivamente sul fenomeno.

    Basti pensare all’esempio della diocesi di Bolzano-Bressanone, dove una commissione indipendente ha aperto gli archivi e, tra il 1964 e il 2023, ha scoperto 67 possibili casi di violenza sessuale su minori. Moltiplicando questa cifra per le 226 diocesi italiane, avremmo circa 15.000 casi. Ma questa sarebbe solo la punta dell’iceberg, perché il fenomeno è molto più diffuso. Tuttavia, non credo che la CEI voglia seguire l’esempio di Bolzano”. Nella sua relazione annuale pubblicata il 15 ottobre 2025, la commissione vaticana ha affermato che in Italia esiste una “resistenza culturale ad affrontare il tema degli abusi”, dato che molte diocesi non hanno risposto al questionario del Vaticano, che incoraggiava un maggiore ascolto delle vittime, meccanismi di segnalazione nazionali e la collaborazione con le autorità civili.

    La CEI, che abbiamo cercato di contattare, ha sorvolato sulla possibilità di un’intervista sull’argomento, mentre il 16 ottobre il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della CEI, ha sottolineato l’impegno della Chiesa «a promuovere una cultura della protezione a vari livelli, anche sociale, e a combattere ogni forma di abuso, con la ferma consapevolezza che si tratta di un cammino inarrestabile». Anni fa, nel 2008, Pierangelo Bertagna, parroco di Farneta, frazione di Cortona in provincia di Arezzo, in Toscana, fece scalpore quando fu condannato a otto anni di carcere per aver abusato sessualmente di 16 minori. Nel 2005 era stato arrestato con l’accusa di aver abusato di un parrocchiano di 13 anni.

    Secondo quanto riportato all’epoca, egli reagì al suo arresto dicendo: “Finalmente qualcuno mi ha aiutato”. Questa dichiarazione liberatoria seguì l’autodenuncia di Bertagna negli anni ’80 all’interno della comunità dei “Ricostruttori di preghiera”, quando confidò la sua attrazione per i bambini. La cosiddetta “autodenuncia” di Bertoli, che è rimasta “inascoltata”, evidenzia anche il problema di coloro che sanno ma non denunciano. Sebbene non ci sia stata alcuna risposta alle richieste di commenti sulla relazione di Rete L’Abuso da parte della CEI, all’interno della Chiesa sono stati istituiti centri di assistenza diocesani per ascoltare le segnalazioni di possibili abusi. Lì una persona può anche denunciare di aver subito abusi. Tuttavia, ciò non comporta automaticamente una denuncia alle autorità.

    “Un superiore ecclesiastico che è a conoscenza di un reato commesso da un sacerdote, ma anche da un normale cittadino, è obbligato a denunciarlo o no? La risposta è no“, spiega Pietro Forno, ex magistrato e sostituto procuratore presso il Tribunale di Milano, noto come ”il procuratore dei bambini“ e ideatore della specializzazione in reati sessuali in Italia, ”per il semplice motivo che il sacerdote, o il vescovo, se volete, non è un pubblico ufficiale. Questo è il problema in termini tecnici e giuridici. Non essendo un pubblico ufficiale, non ha l’obbligo di denunciarlo. Solo i pubblici ufficiali sono obbligati a denunciare i reati contro le persone di cui vengono a conoscenza. Come stabilito dall’articolo 364 del codice penale per i casi di omessa denuncia, i cittadini sono obbligati a denunciare i reati contro lo Stato.

    “Se, per esempio, vedo il mio vicino con un certo numero di armi, munizioni ed esplosivi che mi fanno pensare che stia pianificando un attentato”, osserva Forno, “devo denunciarlo; non posso semplicemente dire: ‘Chi se ne frega?’. Quindi, dato che il reato di omessa denuncia esiste già, non c’è bisogno di inventare nulla di nuovo. La soluzione legislativa sarebbe quella di stabilire che, quando si tratta di determinati reati, come la violenza sessuale sui minori o la pornografia infantile, qualsiasi cittadino, e sottolineo qualsiasi cittadino, che ne venga a conoscenza è tenuto a denunciarli. È semplice. Talmente semplice che viene da pensare che se ciò non avviene è perché, mi dispiace dirlo, esiste una volontà politica contraria. Altrimenti non c’è alcuna spiegazione”.

    https://www.gp.se/nyheter/varlden/offer-for-sexuella-overgrepp-av-praster-kraver-upprattelse.4efa8e61-fed6-46b6-8fe1-deed8eb92f47

  • Siracusa. L’ombra del silenzio. «Rete l’Abuso»: in Sicilia 103 casi e 270 vittime di violenze clericali dal 2000 a oggi

    Siracusa. L’ombra del silenzio. «Rete l’Abuso»: in Sicilia 103 casi e 270 vittime di violenze clericali dal 2000 a oggi

    Il silenzio resta la barriera più alta. In Sicilia, secondo il nuovo report di “Rete L’Abuso”, sono 103 i casi documentati di violenze sessuali in ambito ecclesiastico dal 2000 a oggi, con 270 vittime accertate. Si tratta di un quadro drammatico che, a livello nazionale, si allarga fino a 4.396 persone coinvolte, come evidenziato dal presidente Francesco Zanardi durante la conferenza stampa di presentazione.

    Nel dettaglio, la mappa dell’isola mostra 10 casi ad Agrigento, 9 a Caltanissetta, 14 a Catania, 7 a Enna, 16 a Messina, 20 a Palermo, 6 a Ragusa, 11 a Trapani e 10 a Siracusa. Tuttavia, secondo quanto risulta a questo giornale, nella diocesi Siracusana i casi effettivamente accertati sono tre: due sacerdoti già condannati con sentenze definitive e un terzo attualmente sotto processo.

    Il report nazionale sottolinea come in 86 episodi l’abusante sia un sacerdote, in 4 casi un catechista, in 16 un laico e in uno un educatore scout. Le vittime, nella quasi totalità dei casi, sono minorenni (256 su 270) e maschi (242), mentre 28 sono donne e 12 adulti, tra cui anche una persona con disabilità. «Sono dati sottostimati – ha spiegato Zanardi – perché moltissimi episodi non vengono denunciati per paura o per il clima di isolamento che circonda chi trova il coraggio di parlare».

    Alla presentazione del dossier hanno preso parte anche l’avvocato Mario Caligiuri, responsabile dell’osservatorio legale di ‘Rete L’Abuso’ e Tiziana Siletti, garante per i diritti delle vittime di reato della Regione Basilicata. Tutti i casi raccolti derivano da denunce dirette o da riscontri documentati nelle cronache giudiziarie.

    Secondo l’associazione, in Italia sono 1.106 i religiosi collocabili tra i ‘sex offender’. Zanardi ha ricordato che non sono ancora stati conteggiati i vescovi eventualmente responsabili di omissioni o insabbiamenti, «perché i casi formalmente riconosciuti sono ancora pochi». Resta attesa per l’evoluzione del processo per falsa testimonianza che vede imputato il vescovo di Piazza Armerina, monsignor Rosario Gisana, legato al noto caso Rugolo, il cui iter entrerà in fase pre-dibattimentale il 29 ottobre.

    A Siracusa, dove i numeri ufficiali dell’associazione indicano dieci episodi ma le verifiche giornalistiche ne confermano tre, il tema resta estremamente delicato. Due sacerdoti sono stati già condannati e uno affronta ora un procedimento in corso. Vicende diverse, ma accomunate da un’unica richiesta di verità e di giustizia da parte delle vittime. «Il problema non è solo giudiziario – ha concluso Zanardi – ma culturale e morale: finché il silenzio prevarrà sulla trasparenza, la ferita non potrà mai rimarginarsi».

    Siracusa. L’ombra del silenzio. «Rete l’Abuso»: in Sicilia 103 casi e 270 vittime di violenze clericali dal 2000 a oggi

  • ADESSO IN DIRETTA – Presentazione 2° Report sugli abusi sessuali del clero

    ADESSO IN DIRETTA – Presentazione 2° Report sugli abusi sessuali del clero

    A quasi quindici anni dall’inizio delle riforme iniziate da Papa Francesco, grazie ai dati censiti abbiamo potuto vedere quale è stato l’effetto della “Tolleranza ZERO” in Italia, quale il gradimento dei sopravvissuti, l’effetto ed il cambiamento che ha avuto nelle loro vite, come le ha cambiate, se e quante di loro hanno ricevuto giustizia.

    Chiediamo anche allo Stato italiano dove è stato in questi quindici anni e cosa ha fatto in merito.

    Una interessante analisi, raccontata dai numeri.

    Relatori

    • Francesco Zanardi, Presidente Rete L’ABUSO
    • Mario Caligiuri, avvocato e responsabile dell’Osservatorio permanente Rete L’ABUSO
  • Violenza sessuale, don Rugolo condannato anche in appello

    Violenza sessuale, don Rugolo condannato anche in appello

    La prima sezione penale della corte d’appello di Caltanissetta ha condannato a tre anni di reclusione don Giuseppe Rugolo, sacerdote accusato di violenza sessuale su minorenni.

    I giudici hanno applicato l’attenuante della tenuità del fatto per due delle vittime individuate, rideterminando la sentenza di primo grado che era stata di quattro anni e sei mesi.

    L’impianto dell’accusa ha retto anche in appello, come la credibilità di Antonio Messina, il giovane archeologo sulla cui denuncia è stato incardinato il processo. La Corte d’appello ha estromesso la diocesi di Piazza Armerina dalla responsabilità civile.

    La sentenza è arrivata dopo le repliche dei difensori del sacerdote, presente all’udienza che, ancora una volta hanno criticato la sentenza di primo grado e accusato la stampa di avere condotto un processo mediatico contro don Rugolo. In aula anche le parti civili con Antonio Messina, assistito dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica , i genitori del Messina, con l’avvocato Giovanni Di Giovanni e le associazioni Contro tutte le violenze e Rete l’Abuso con gli avvocati Irina Mendolia e Mario Caligiuri sostituito da Giuseppe Messina del foro di Gela.

    “Ho sempre voluto solo ed esclusivamente giustizia – dice Antonio Messina – C’è una condanna che viene confermata del resto deve ancora partire il processo al vescovo Gisana e al vicario giudiziale Vincenzo Murgano per falsa testimonianza.

    Comunque gli abusi sono stati riconosciuti sia in primo grado che in secondo grado. Mi auguro che questo sia di monito per altri giovani che vogliano denunciare ai quali dico di non denunciare ai servizi per la tutela dei minori considerato il fatto che uno degli avvocati del sacerdote condannato fa parte della commissione tutela minori di Ferrara e difende un prete pedofilo”.

    “Per quanto attiene la posizione del mio assistito – ha detto l’avvocato Parasiliti Molica – l’impianto accusatorio è stato interamente confermato sopratutto ancora una volta vince la credibilità di Antonio”.

    “Aspettiamo le motivazioni e valuteremo se ricorrere in cassazione per alcuni aspetti che non convincono”, ha detto il sostituto procuratore Gaetano Bono.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2025/07/01/violenza-sessuale-don-rugolo-condannato-anche-in-appello_88919247-b402-4334-ba76-656944ba3832.html

  • Abusi nella Chiesa, il report: in Italia 4500 vittime negli ultimi 25 anni

    Abusi nella Chiesa, il report: in Italia 4500 vittime negli ultimi 25 anni

    Più di mille preti pedofili in Italia. Il dato shock è quello diffuso da “Rete L’abuso”, l’unica associazione italiana di sopravvissuti alle violenze del clero. Una percentuale alta di “offender”, oltre il 3 per cento, su 31mila sacerdoti italiani. Le vittime sono state 4500 a partire dal 2000. Si tratta solo dell’emerso ma c’è da temere che il sommerso conti numeri altrettanto allarmanti. Nel 2025 i casi di abusi su minori, raccolti dalla Rete, sono già 10.

    Su questo fenomeno “Rete L’Abuso” chiede di alzare il velo una volta per tutte in Italia, diffondendo il proprio database che è frutto di anni di raccolta da parte dell’associazione di casi nel Belpaese. Per questo motivo l’associazione, riconosciuta dalle Nazioni Unite, ha indetto una conferenza stampa a Palazzo Grazioli.

    Il vuoto legislativo

    Francesco Zanardi, fondatore e presidente dell’associazione, è egli stesso una vittima di abusi da parte di un sacerdote, e a pochi giorni dall’elezione del nuovo Papa dice: “Francesco ha fatto delle leggi e degli appelli, ma le sue leggi sono valide solo in Vaticano. Sono norme per le gerarchie della chiesa, per i vescovi. Hanno funzionato, per esempio in Francia, e negli altri Paesi d’Europa dove sono state applicate dalle gerarchie episcopali. In Italia assolutamente no, non abbiamo avuto nemmeno una commissione di inchiesta come negli altri Paesi. In Francia ci sono stati dei risarcimenti”. Aggiunge Zanardi: “C’è un vuoto legislativo in Italia. C’è bisogno che venga legiferato l’obbligo della denuncia degli abusi per tutti i cittadini e quindi anche per i preti residenti nel nostro Paese. La politica deve intervenire. Un nostro abusato è stato risarcito in Francia dove le linee guida di Papa Francesco sono state recepite. Un anno fa abbiamo inviato un documento alla procura generale con più di 400 casi. Non ha agito nessuno, c’è un problema di omertà”.

    L’impegno di papa Francesco

    Papa Francesco l’anno scorso ha parlato di “vergogna” e ha chiesto scusa in Belgio per gli abusi a opera dei sacerdoti. Nel 2023 ha promulgato definitivamente le procedure per prevenire e contrastare i “crimini di abuso sessuale” e il loro insabbiamento, pubblicando una nuova versione del motu proprio “Vos estis lux mundi”: anche i laici a capo di “associazioni internazionali”, oltre ai vescovi e ai superiori religiosi, devono rendere conto del loro operato con la Santa Sede e potranno subire sanzioni se sarà dimostrata la “negligenza”, ossia se non avranno dato seguito alle segnalazioni.

    Aggiunge Zanardi: “Papa Francesco ha avuto dei limiti in Italia, è stato poco attivo anche lui ma la colpa non possiamo addossarla a lui o al clero. Abbiamo un caso a Enna, quello di don Giuseppe Rugolo che è stato coperto dal suo vescovo Sergio Cisana che adesso è indagato dopo le intercettazioni. Su questa cosa il Papa poteva decidere di dimettere il vescovo ma lui è ancora al suo posto”. Antonio Messina, la vittima di don Rugolo, ha raccontato in videoconferenza: “È stato scoperto, dopo la mia denuncia che erano stati abusati altri due ragazzi. Ruvolo dopo la denuncia è stato trasferito a Ferrara. E anche lì era a contatto coi giovani. Chi viene dopo Papa Francesco deve introdurre misure concrete per la segnalazione obbligatoria alle autorità giudiziarie”.

    Le testimonianze delle vittime

    Nei documenti presentati dalla rete ci sono anche decine di testimonianze di genitori di ragazzine e ragazzini ma anche adulti abusati. “Mio figlio a 12 anni è stato violentato da un sacerdote che non ha mai scontato nemmeno un giorno dei 6 anni e 6 mesi di carcere a cui è stato condannato. Il Papa non ha fatto niente per noi”, è una delle voci raccolte dalla Rete. C’è anche chi racconta di avere scritto al Papa per far dimettere i preti violentatori ma di non avere ricevuto alcuna risposta.

    “Il nuovo Papa, se volesse, davanti a una situazione drammatica in Italia potrebbe chiedere al Parlamento di agire, Francesco non l’ha fatto. Come per l’istituto Antonio Provola di Verona dove 27 preti – continua il fondatore Zanardi della Rete – risultarono pedofili. Quell’istituto ha una sede anche in Argentina, la terra d’origine del Papa, e lì lo Stato argentino ha agito con 42 anni di carcere. Lì lo Stato è stato meno genuflesso al clero. C’è da ricordare che la giustizia italiana è tenuta a informare il vescovo della denuncia all’autorità giudiziaria di un prete in una data città”.

    Alla conferenza stampa hanno partecipato anche l’avvocato Mario Caligiuri, dell’osservatorio permanente di “Rete L’ABUSO”, l’avvocata Eleanna Parasiliti, che difende Antonio Messina (anche lui presente) e che era sedicenne ai tempi dello stupro subito da don Rugolo poi condannato l’anno scorso a quattro anni e sei mesi. Tra gli altri anche Monica Sansoni, la garante per i diritti dell’Infanzia e adolescenza della Regione Lazio. Proprio “il ruolo del garante è stato determinante per far emergere – come scrive in una nota Monica Sansoni – abusi negli ambienti ecclesiastici della curia vescovile di Latina”.

    https://www.repubblica.it/cronaca/2025/05/06/news/abusi_chiesa_preti_pedofili_italia-424168829/

  • 3.3% di preti pedofili grazie alla complicità dello Stato italiano che non interviene da decenni non solo sul clero – Video integrale della conferenza alla Stampa estera

    3.3% di preti pedofili grazie alla complicità dello Stato italiano che non interviene da decenni non solo sul clero – Video integrale della conferenza alla Stampa estera

    La totale omertà dello Stato italiano ha prodotto migliaia di vittime in Italia scaricando le colpe sulla chiesa cattolica e sullo stesso Papa.

    Questo è quanto è emerso ieri presso la Stampa estera, nella conferenza stampa promossa dalla Rete L’ABUSO.

    Le cifre parlano da sé e come rileva anche Federico Tulli, da anni impegnato in questa battaglia di civiltà verso i minori, cifre ben inferiori a un centinaio di preti pedofili che in altri paesi hanno però spinto la politica ad intervenire, mentre l’Italia che attualmente ne conta più di 1000, da decenni ignora il problema di fatto, scaricando tacitamente le colpe sulla chiesa.

    L’avvocato Mario Caligiuri dell’osservatorio permanente della Rete L’ABUSO, ne descrive le cause direttamente riconducibili allo Stato italiano che in materia ha fatto meno della chiesa.

    Il presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, denuncia che siamo l’unico Stato (l’Italia) che in Europa non solo ha favorito e continua imperterrito, la pedofilia di Stato, che nel drammatico scenario unicamente italiano non tocca soltanto la chiesa, ma tutti i settori, dalle società sportive e associative arriva alla famiglia. Tutto ad unico danno dei più piccini.

    L’Italia fu denunciata dalla Rete L’ABUSO nel 2019 al Comitato ONU per i diritti dell’infanzia dalla Rete L’ABUSO, Comitato che ravvisate le gravi lacune espresse le sue preoccupazioni;

    “21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    Raccomandazioni ad oggi totalmente inevase dalla Repubblica italiana di cui ne fanno ancora oggi le spese bambine e bambini.

    F.

  • INVITO – Conferenza stampa 6 maggio ore 11 presso Stampa estera in Italia

    INVITO – Conferenza stampa 6 maggio ore 11 presso Stampa estera in Italia

    Martedì 6 maggio ore 11 presso la Sala Stampa dell’Associazione della Stampa estera

    1. Analizzeremo i vuoti legislativi che hanno impedito l’applicazione in Italia delle direttive e delle norme promulgate da Papa Francesco.
    2. Presentazione del database iCODIS, i dati nazionali, regionali e provinciali sugli abusatori, gli abusati. L’annuario dal 2000 a oggi, numeri davvero elevati soprattutto in assenza di una commissione di inchiesta governativa. Oggi la cosiddetta punta dell’iceberg conta in Italia più di 1000 preti offender, 4500 sopravvissuti con una incidenza percentuale del 3,32% ma ciò che di più preoccupa sono i casi mai arrivati alla Giustizia italiana.
    3. Proiezione di un breve video (6 min.) con le dichiarazioni di alcuni familiari delle vittime del Coordinamento Famiglie della Rete L’ABUSO.
    4. L’eredità di Papa Francesco, cosa aspetta al nuovo pontefice?
    5. Livello dell’informazione in Italia

    Introduce

    • Francesco Zanardi – Presidente della Rete L’ABUSO

    Interverranno

    • L’avvocato Mario Caligiuri – Osservatorio Permanente Rete L’ABUSO
    • L’avvocato Eleanna Parasiliti – Difensore Antonio Messina (caso don Rugolo mons. Gisana)
    • Antonio Messina – Vittima don Giuseppe Rugolo
    • Pierelisa Rizzo – ANSA
    • Monica Sansoni – Garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza Regione Lazio
    • Federico Tulli – Giornalista

    L’evento è fissato per martedì 6 maggio ore 11 presso la Sala Stampa dell’Associazione della Stampa estera Palazzo Grazioli, Via del Plebiscito, 102, 00186 Roma RM

    Info e accrediti

    accrediti@retelabuso.org

    Cell. 3927030000

    In streaming su ASSOCIAZIONE DELLA STAMPA ESTERA

     

  • Abusi sessuali su minori, a Caltanissetta comincia il processo d’appello a don Rugolo

    Abusi sessuali su minori, a Caltanissetta comincia il processo d’appello a don Rugolo

    Si è aperto oggi, a Caltanissetta, il processo di appello a Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere dal tribunale di Enna, per violenza sessuale a danno di minori.

    Rugolo era presente in aula quando il sostituto procuratore della Corte d’appello, Antonino Patti, ha parlato di situazioni scabrose ed inaccettabili ricordando come la vittima, che ha denunciato il sacerdote, Antonio Messina, sia stato ritenuto credibile dal tribunale di Enna. «Ritengo che la sentenza sia scrupolosa» ha detto il sostituto procuratore e per questo ha chiesto la conferma della condanna di primo grado.

    A parlare oggi anche l’avvocato della vittima, Eleanna Parasiliti Molica che ha passato a rassegna tutte i motivi d’appello ricordando alla presidente della Corte, Roberta Serio, che la richiesta della difesa del sacerdote, che chiederebbe di ascoltare le altre due vittime tracciate nel processo di primo grado, è irricevibile in quanto sono stati proprio i legali a rinunciarvi.

    Poi è toccato agli altri due rappresentanti delle parti civili, Irina Mendolia e Mario Caligiuri in rappresentanza dell’associazione Contro tutte le violenze e Rete l’abuso, mentre l’avvocato Giovanni Di Giovanni, per i genitori della vittima, Michele Messina e Rita Cappa, assente perché impegnato in altra udienza, potrà discutere alla prossima udienza , fissata per il prossimo 22 maggio, insieme all’avvocato della Curia, Gabriele Cantaro. Il 27 maggio dovrebbe esserci l’ultima udienza con gli avvocati dell’imputato, Dennis Lovison e Antonino Lizio.

    https://www.lasicilia.it/cronaca/abusi-sessuali-su-minori-a-caltanissetta-comincia-il-processo-dappello-a-don-rugolo-2461547/

  • Caso Rugolo, Assostampa: “Hanno fatto solo cronaca, archiviazione definitiva per Rizzo e Occhino”

    Caso Rugolo, Assostampa: “Hanno fatto solo cronaca, archiviazione definitiva per Rizzo e Occhino”

    “L’ordinanza del gip del tribunale di Enna, Giuseppe Noto, dopo l’udienza dello scorso primo ottobre scorso, che ha definitivamente archiviato il procedimento penale a carico dei giornalisti ennesi Pierelisa Rizzo e Filippo Occhino, attorno ai quali, assieme alla Federazione nazionale della stampa italiana, ci siamo stretti dall’inizio del caso Rugolo, avendo riconosciuto loro il diritto di cronaca, ha un significato particolarmente importante dato il profluvio di nuove norme che mirano ad annientare l’informazione libera”.

    Così la segretaria regionale e della sezione di Enna dell’Associazione siciliana della stampa assieme al Gruppo cronisti siciliani sull’ordinanza che mette fine alla vicenda giudiziaria che ha coinvolto i colleghi Rizzo ed Occhino, assistiti dagli avvocati Eleanna Parasiliti Molica e Giovanni Di Giovanni, erano stati assieme al presidente dell’Associazione Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, difeso da Mario Caligiuri, denunciati da Giuseppe Rugolo, per diffamazione e per divulgazione di atti processuali per un articolo pubblicato il 28 giugno 2023. Alla proposta di archiviazione della procura di Enna i legali di Rugolo Antonino Lizio e Dennis Lovison avevano presentato opposizione.

    Il sacerdote, già condannato da Tribunale di Enna per violenza sessuale ai danni di minori, aveva ritenuto diffamatoria la frase dell’articolo di stampa su alcuni atteggiamenti del prete, ripresi in un video riprodotto in aula, in compagnia di un minore.

    Il GIP del Tribunale di Enna, accogliendo la richiesta di archiviazione della procura della Repubblica di Enna e le argomentazioni difensive dei difensori degli indagati, ha pronunciato ordinanza di archiviazione affermando che gli articoli non hanno alcun carattere diffamatorio in quanto Pierelisa Rizzo non ha fatto che riportare in termini veridici quanto avvenuto nel corso dell’udienza dl 27 giugno 2023. Archiviata anche l’ipotesi di reato di divulgazione di atti processuali dal momento che non sussisteva alcun divieto di pubblicazione.

    https://www.assostampasicilia.it/notizie/3424-caso-rugolo-assostampa-larchiviazione-per-i-colleghi-rizzo-e-occhino-e-particolarmente-importante-data-lescalation-di-norme-che-limitano-la-liberta-di-stampa.html

  • Enna: querela di Rugolo a giornalisti e presidente di Rete L’Abuso, il Gip si riserva sulla decisione di archiviazione

    Enna: querela di Rugolo a giornalisti e presidente di Rete L’Abuso, il Gip si riserva sulla decisione di archiviazione

    Udienza ieri per i giornalisti Pierelisa Rizzo e Filippo Occhino, e il presidente di Rete L’Abuso Francesco Zanardi, quest’ultimo non presente ma rappresentato dall’avvocato Mario Caligiuri, querelati dal sacerdote Giuseppe Rugolo. I tre erano stati denunciati per diffamazione e divulgazione di atti procedurali in seguito alla pubblicazione di un articolo firmato da Pierelisa Rizzo sulla testata online Enna Live e sul sito di Rete L’Abuso il 28 giugno 2023. La Procura di Enna aveva chiesto l’archiviazione, ma i legali del sacerdote si sono opposti e quindi ieri si è svolta l’udienza.

    Nell’udienza di ieri il pm Domenico Cattano ha insistito nella richiesta di archiviazione. L’avvocato dei due giornalisti, Eleanna Parasiliti Molica, si è associata alla richiesta di archiviazione del pm, sottolineando, tra l’altro, come l’articolo rispetti i canoni dell’informazione, la continenza del linguaggio e l’interesse pubblico.

    “La cosa grave – ha detto l’avvocato Parasiliti Molica – è che il tentativo del sequestro dei supporti informatici nei confronti della giornalista Rizzo sottende il tentativo di trascinare dentro questa vicenda i legali, sospettati di avere diffuso informazioni”.

    Poi è stata la volta dell’avvocato di Francesco Zanardi, Mario Caligiuri del Foro di Roma, che, associandosi alla richiesta di archiviazione, si è soffermato sul tema della libertà di espressione.

    La difesa di Rugolo era rappresentata da Salvuccio Aleo, in sostituzione di Denis Lovison, che ha ribadito l’opposizione all’archiviazione.

    Tra la documentazione prodotta dai legali dei giornalisti e di Zanardi c’è l’ordinanza emessa recentemente dal Gip del Tribunale di Savona per una querela analoga fatta sempre da Rugolo nei confronti di Zanardi, nella quale è stata disposta l’archiviazione.

    Si attende adesso la decisione del Gip del Tribunale di Enna Giuseppe Noto.

    Enna: querela di Rugolo a giornalisti e presidente di Rete L’Abuso, il Gip si riserva sulla decisione di archiviazione