Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Perché la mancanza di scuse del Papa per il ruolo della chiesa nelle scuole residenziali non è stata una sorpresa per gli osservatori vaticani

    Perché la mancanza di scuse del Papa per il ruolo della chiesa nelle scuole residenziali non è stata una sorpresa per gli osservatori vaticani

    ATTENZIONE: questa storia contiene dettagli angoscianti.


    Quando papa Francesco si è fermato sul suo balcone che si affaccia su Piazza San Pietro domenica, ha espresso “vicinanza ai canadesi traumatizzati” per la scoperta di quelli che si ritiene siano i resti di circa 215 bambini sepolti sul terreno di un ex residenziale a conduzione cattolica scuola a Kamloops, BC

    Eppure molti canadesi hanno reagito con rabbia e delusione che tra le frasi pronunciate dal Papa non fosse inclusa la parola “scusa”.

    Gli osservatori vaticani, tuttavia, erano tutt’altro che sorpresi. Dicono che la mancanza di scuse formali sia dal Papa che dai vescovi canadesi come gruppo riflette una paralisi in corso all’interno della gerarchia vaticana su come affrontare la questione degli abusi, insieme a una Conferenza dei vescovi cattolici canadese che un osservatore ha chiamato ” tragicamente inadeguato” e preoccupazioni sulla responsabilità.

    “[Le gerarchie vaticane] stanno cercando di convincersi di aver fatto ciò che dovevano fare… e spendono il 90 per cento del loro capitale in termini di autorità e media per cercare di fermare l’emorragia [di credibilità]”, ha detto Massimo Faggioli, osservatore vaticano e professore di teologia storica alla Villanova University in Pennsylvania.

    “Ma non capiscono che ogni singolo caso nazionale o locale vuole avere un proprio riconoscimento e che la tipologia [di abusi] scoperta negli ultimi anni, dall’abuso delle suore a Kamloops, è molto più complicata del prete pedofilo. “

    Questa mancanza di comprensione, dicono gli osservatori, ha portato a risposte sorde.

    GUARDA | L’ex capo nazionale dell’AFN si scusa completamente, registra la trasparenza necessaria:

    Dopo i commenti del Papa domenica, il cardinale Thomas Collins, arcivescovo di Toronto, ha detto alla CBC che più importante di una visita papale in Canada e delle scuse era “il lavoro quotidiano, in silenzio, con delicatezza” che ha detto che la Chiesa cattolica svolge a fianco degli indigeni da quando l’ordine cattolico incaricato del maggior numero di scuole residenziali, i Missionari Oblati di Maria Immacolata, si è scusato nel 1991.

    È un’interpretazione di eventi con cui molti indigeni, ancora in attesa di condividere tutti gli archivi della scuola, contestano.

    Il cardinale Michael Czerny, insieme all’altro cardinale canadese che vive a Roma, Marc Ouellet, ha incontrato il Papa separatamente sabato, probabilmente per discutere della scoperta presso l’ex scuola residenziale indiana di Kamloops, affermano gli osservatori.

    Nonostante una rinnovata spinta per scuse formali dopo che la Tk’emlups te Secwépemc First Nation ha annunciato la scoperta , Czerny ha affermato che la priorità di Francis era quella di rispondere al “dolore, sgomento e dolore” in Canada ora.

    Ulteriori scuse non escluse

    Sebbene Czerny non abbia escluso ulteriori scuse, il cardinale ha affermato che spettava ai vescovi canadesi affrontare prima la questione e ha insistito sul fatto che le scuse generali di Francesco ai popoli indigeni delle Americhe fatte durante un viaggio in Bolivia nel 2015 coprissero il Canada.

    Tuttavia, gli osservatori vaticani affermano che le scuse del Papa domenica in Piazza San Pietro, senza la presenza di indigeni del Canada, avrebbero rischiato di suonare a braccio. E, dicono, credono che Francesco, che ha invocato un “sano decentramento” della Chiesa globale, stia spingendo la Chiesa cattolica in Canada ad affrontare adeguatamente la situazione che la riguarda principalmente.

    “Penso che voglia che i vescovi canadesi si assumano la responsabilità, siano responsabili”, ha detto Iacopo Scaramuzzi, esperto del Vaticano e autore di un libro di prossima uscita su sesso e abusi di potere in Vaticano.

    “Solo 20 anni fa, la Santa Sede stava cercando di convincere i politici cattolici in Irlanda a chiudere questo tipo di archivi. Ora c’è un Papa che preme sulla chiesa locale per aprire effettivamente gli archivi, il che è un enorme cambiamento di atteggiamento, e nel mio opinione, la cosa più importante. Fai sapere al pubblico cosa è successo.”

    GUARDA | Il ministro per le relazioni corona-indigeni invita la Chiesa cattolica a “fare meglio”:

    Ma dietro la riluttanza della conferenza episcopale canadese a chiedere scusa potrebbero esserci anche preoccupazioni di responsabilità, opinione espressa dall’ex senatore Murray Sinclair, che ha presieduto la Commissione verità e riconciliazione, e condivisa da esperti vaticani.

    “La mia paura è che stiano ascoltando gli avvocati. E gli avvocati stanno dicendo loro, se [mi scusi], aprirai una marea di cause perché stai insinuando che sei responsabile”, ha detto Faggioli.

    “Nella mia esperienza, ogni volta che un impiegato in Nord America deve prendere una decisione importante, il primo passo è chiedere agli avvocati. Questo è ciò che penso stia accadendo”.

    E l’accesso agli archivi?

    Gli esperti dicono che una cosa è intraprendere un’azione legale contro la Chiesa cattolica in Canada per ottenere l’accesso agli archivi, cosa che il primo ministro Justin Trudeau ha suggerito la scorsa settimana, prima di ritirarsi dal suggerimento. Ma è tutta un’altra cosa cercare di costringere il Vaticano a rilasciare documenti relativi agli archivi.

    Mario Caligiuri, avvocato con sede a Roma per Rete Abuso, l’associazione italiana delle vittime di abusi sessuali sui sacerdoti, ha affermato di non essere a conoscenza di casi in cui il Vaticano fosse legalmente obbligato a rilasciare archivi.

    GUARDA | Il cardinale afferma che la richiesta di Trudeau alla chiesa di pubblicare i documenti è “disinformata”:

    Dato che il Vaticano è uno stato sovrano separato, una possibile causa per accedere alla documentazione sarebbe tutt’altro che semplice.

    “Se il Vaticano ha documenti relativi alle scuole, dovrebbe condividerli con coloro che chiedono di vederli”, ha detto Caligiuri. “Ma non sono a conoscenza di alcun principio legale che dia il diritto a un altro stato di accedervi”.

    Il Vaticano probabilmente ha la corrispondenza tra i vescovi canadesi, i nunzi apostolici (diplomatici vaticani) e il Vaticano nel suo archivio, ma Scaramuzzi ha detto che gli archivi principali per le scuole saranno in Canada, come lo erano in Irlanda per gli ospizi penitenziari gestiti dalla chiesa. dove si verificavano abusi sistematici contro le donne.

    La condanna dell’alleato papale

    Mentre cresce la pressione dal Canada affinché il Papa si scusi e la Chiesa canadese collabori pienamente, la scorsa settimana, la condanna più forte dall’interno della Chiesa cattolica per la sua cattiva gestione della crisi degli abusi è arrivata dai suoi più alti ranghi. Una lettera di dimissioni è stata inviata al Papa dal cardinale Reinhard Marx, figura di spicco della Chiesa cattolica tedesca e uno dei più forti alleati di Francesco.

    Marx, che non è accusato di abusi, ha scritto che si stava dimettendo come un modo per assumersi la responsabilità personale e istituzionale “per la catastrofe degli abusi sessuali da parte dei funzionari della chiesa” e il “vicolo cieco” in cui si trova la Chiesa cattolica per la loro gestione della questione.

    Mentre la lettera di Marx affrontava la crisi degli abusi sessuali in Germania, gli osservatori affermano che getta una luce dura su una gerarchia vaticana che rimane tristemente inadeguata nella sua risposta alla crisi che l’ha afflitta per decenni in molti paesi, paralizzata dalla paura che le richieste di le scuse per i loro crimini e abusi passati non finiranno mai.

    La scioccante scoperta a Kamloops, ha detto Faggioli, è l’ultima.

    “Non sanno cos’altro fare perché l’unica cosa che potrebbe placare la rabbia sarebbe che il Papa andasse in Canada e si scusasse”, ha detto.

    “E sai cosa succede il giorno dopo che l’hanno annunciato? Anche l’Australia e l’Africa e ogni altro posto vogliono delle scuse. Allora quando ti fermi? Il problema è, per come la vedono loro, non è mai abbastanza.”


    Il supporto è disponibile per chiunque sia interessato dalla propria esperienza nelle scuole residenziali e per coloro che sono stati attivati ​​dagli ultimi rapporti.

    È stata istituita una linea nazionale di crisi della scuola residenziale indiana per fornire supporto agli ex studenti e alle persone colpite. Le persone possono accedere ai servizi di riferimento emotivo e di crisi chiamando la linea nazionale di crisi 24 ore su 24: 1-866-925-4419.

    https://www.cbc.ca/news/world/pope-residential-schools-vatican-observers-1.6057873?fbclid=IwAR0ZMIWrot0ywIbNjo9jMmk-wFVQwTp1-Wf0fgQPDKzbVIR75G6_dcE0iR0

  • Abusi nel preseminario S. Pio X in Vaticano, fissata la prima udienza al Tribunale penale di Roma

    Abusi nel preseminario S. Pio X in Vaticano, fissata la prima udienza al Tribunale penale di Roma

    C’è un’altra indagine fin’ora passata in sordina e parallela al processo in Vaticano sui presunti abusi sessuali commessi da don Gabriele Martinelli, prima della nomina a sacerdote.

    C’è un a seconda presunta vittima, Kamil Jarzembowski, ignorata in sede vaticana che la cita unicamente come testimone.

    Presunta vittima che attraverso l’avvocato della Rete L’ABUSO Mario Caligiuri, ha avviato parallelamente un procedimento penale, questa volta però in Italia.

    Il Tribunale di Roma ha così rinviato a giudizio (per il momento) i due principali imputati, don Gabriele Martinelli e mons. Enrico Radice fissando, per il 31 di maggio, l’udienza preliminare durante la quale Rete L’ABUSO si costituirà parte civile.

    Zanardi

  • Tutela dei minori; la semplice soluzione dell’avvocato della Rete, Mario Caligiuri

    Tutela dei minori; la semplice soluzione dell’avvocato della Rete, Mario Caligiuri

    Come di seguito spiega il nostro avvocato Mario Caligiuri, la soluzione è al quanto semplice, basta solo la buona volontà di fare una semplice modifica legislativa, ad una norma già esistente.

    “La soluzione capirete bene che In pratica la norma ex art. 364 c.p., limitata ai delitti contro la personalità dello Stato, andrebbe solo integrata inserendo per le ragioni enunciate i reati indicati nei 10 articoli così come denominati, riportati in corsivo ed evidenziati in grassetto. Non si determinerebbe alcuna antinomia né con le altre norme del codice penale né conflitto con le disposizioni dell’intero sistema.

    Art. 364 c.p. OMESSA DENUNCIA DI REATO DA PARTE DEL CITTADINO

    Il cittadino, che avendo avuto notizia di un delitto contro la personalità dello Stato (241-313) per il quale la legge stabilisce l’ergastolo, nonché dei delitti di violenza sessuale in danno di minore (artt. 609 bis, 609 ter, 609 octies) di atti sessuali con minorenne (art. 609 quater) quando procedibili d’ufficio, di corruzione di minorenne (art.609 quinquies),di adescamento di minorenni (art.609 undicies), di prostituzione minorile (art. 600 bis), di pornografia minorile e di detenzione di materiale pornografico (art. 600 ter, 600 quater e 600 quater1) non ne fa immediatamente denuncia all’Autorità indicata nell’articolo 361 è punito con la reclusione fino ad un anno e con la multa da euro 103 a euro 1032.

    Nulla di più o di diverso.”

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/02/20/webinar-eca-global-avv-mario-caligiuri/

  • Pedofilia “Caso Italia” – ECA Global in sostegno della Rete L’ABUSO, chiederemo all’ONU una sezione speciale

    Pedofilia “Caso Italia” – ECA Global in sostegno della Rete L’ABUSO, chiederemo all’ONU una sezione speciale

    Una sezione “speciale” che attenzioni il paese membro Italia. E’ la proposta formulata da Alberto Athie al termine del webinar di sabato 20 e votata da tutti i presenti, per la quale la stessa Sara Oviedo Fierro – ex vice presidente del Comitato Onu per i diritti dell’infanzia – si è personalmente impegnata. Una richiesta alle Nazioni Unite molto forte perché ad appoggiare la Rete L’ABUSO questa volta sarà ECA Global, che rappresenta attualmente 42 paesi in quattro continenti.

    L’esposizione di Francesco Zanardi (Rete L’ABUSO) ha disegnato il drammatico quadro italiano di una classe dirigente amorale e totalmente connivente con il clero. Un problema che parte proprio dalle negligenze dei piani più bassi che di fatto antepongono il clero ai bambini e del problema non vogliono neppure parlare, come del resto lo stesso parlamento italiano, di fatto rendendo il paese privo di prevenzione in materia di tutela dei minori, nei fatti rappresentati anche politicamente oltre che socialmente, da nessuno.

    È seguito l’intervento dell’avvocato della Rete, Mario Caligiuri che ha formulato una proposta di legge di semplicissima attuazione, che non tocca patti lateranensi o altro, ma attuabile attraverso una banalissima modifica dell’articolo 364 c.p., tutto starà però alla volontà del Parlamento.

    Il giornalista Federico Tulli – autore di tre libri sulla materia – ha relazionato la situazione storica del nostro paese e le problematiche relative all’informazione in Italia, paese fanalino di coda, al 77° posto per la libertà di informazione.

    Una sezione speciale divenuta indispensabile visto la drammaticità della situazione che vede l’Italia e Vaticano, non solo unite nel favorire la pedofilia, ma latitanti alle molteplici richieste dell’Associazione Rete L’ABUSO di mettere mano all’ormai dilagante problema, malgrado le stesse siano state ripetute dalle Nazioni unite nel febbraio 2019, nel febbraio 2021 non sono solo ancora inevase, ma l’Italia non ha ancora neppure calendarizzato la discussione. Il tutto mentre alla sola richiesta delle vittime tedesche di una commissione di inchiesta , subito veicolata dai mezzi d’informazione, ha fatto si che il parlamento tedesco ci stia già lavorando.

    Francesco Zanardi

  • ENG – Webinar ECA Global – avv. Mario Caligiuri

    ENG – Webinar ECA Global – avv. Mario Caligiuri

    First of all, I would like to greet and thank all those who, with their participation, have made possible the realization of this important occasion of confrontation and expansion of knowledge. From those who have been involved in the numerous contacts, to those who will continue to take care of the translation of the speeches.

    A special greeting and thank you goes to the victims, the survivors and their families who, with the courage that I have witnessed, continue to contribute to ensuring that what they have suffered will never be repeated.

    o=O=o

    The first reflection on which I would like to involve you concerns the emphasis with which it was propagandized at the end of 2019 by news agencies close to the Vatican the decision of Pope Bergoglio to abolish, after a good forty-five years, the pontifical secret on serious crimes committed by Catholic religious, including the rape of minors.

    In fact, it has been since 1974, with the pontificate of Paul VI, that absolute secrecy was imposed on all members of ecclesiastical authority regarding particular pontifical documents, including the unconditional prohibition of access to evidence concerning cases of sexual abuse of priests kept in the archives of Vatican departments and dioceses. However, since this is actually an order updated in 2001 by the will of Pope Wojtyla, signed by the then Monsignors Joseph Ratzinger and Tarcisio Bertone, I think it is interesting to learn from accredited sources on this ugly subject what exactly the mysterious “papal secret” is: that wall made of compulsory silence about religious pedophiles and/or lureers in the confessional, as we read in the appendix of the book “Emanuela Orlandi – La Verità: dai Lupi Grigi alla banda della Magliana”, published in 2008 by Baldini-Castoldi-Dalai, written by the acute journalist Pino Nicotri, published in full on micromega-online.

    It must be acknowledged that today’s rescriptum, at least in the abstract, represents the possibility of being able to free oneself from the wall of obligatory silence for all those involved, or who can be involved, in canonical criminal proceedings – complainants, victims, witnesses, etc. – and that this is the only way to be able to do so. It would seem that this reform, and I repeat, it would seem, could even concretize that transparency that too many times in the past has failed to conceal the repetition of violence against children with the criminal participation of the hierarchies and in particular of the bishops.

    Few people will have failed to notice that the Catholic media, in announcing the beginning of a new era, were concerned to repeatedly reassure the community of the Catholic faithful and its pastors around the world that, by the express will of the Pope, the new rules would never, ever be able to undermine the secret learned during confession and that the mandatory silence would remain absolute and unassailable.

    Moreover, shortly before, in May 2019, Pope Francis with the Motu proprio Vos estis lux mundi had introduced into the canonical order new procedural norms to combat sexual abuse and ensure that bishops and religious superiors would be held accountable for their actions by making it mandatory for clerics, religious men and women to promptly report (denounce) to the ecclesiastical authority all news of abuse of which they become aware, as well as any omissions and cover-ups in the handling of cases, but, again, with effect only within the Vatican’s territorial jurisdiction.

    Since these are laws, norms and instructions that concern a very circumscribed territorial sphere, conceived for a unique reality in the world composed of priests and religious, with very few children, it is impossible to be convinced that, despite the good intentions of its legislator, the objectives set can be reached, despite the fact that the lack of collaboration between civil and ecclesiastical authorities has been globally ascertained.

    On closer inspection, it is not only a question of this, because with his reform the Pontiff implicitly addresses to all foreign states the legitimate claim of autonomy of the right of the governing state to commit itself to healing the domestic scourge of pedophilia.

    It must be acknowledged that the purpose of the concern with which the protection of the secret learnt during confession was intended was clearly political because, in order to safeguard the image of the Church in the world, it was necessary to dissuade those forces sensitive to human rights within other States that could have made operative in their respective legal systems norms to ensure the identification of priests and their protectors responsible for the solicitation and sexual violence perpetrated on children.

    In fact, already in the summer of 2017, the absolute obligation was called into question and made known by the laws of countries such as India and Australia, which would have liked to impose on priests confessors to report to public authority cases of abuse revealed by penitents. The results were very poor and the coactive effect of the new rules, promulgated with enormous delay, despite the fact that the spread of child abuse in the world had exposed the responsibility of the diocesan curia where the same authority has too often taken the direction, or offered cover to concealment and deception, helping to encourage the irrepressible urge of pedophile priests to replicate the violence.

    In any case, for them, especially for the bishops, who are concerned to present the facade of good governance of the diocese where they are installed, they put in the background to get away with the safety of boys and girls, unlike in the past, at least in theory they can no longer count on the obligation of subordinates – priests, nuns, brothers, etc.. – to have to keep their mouths shut, whatever the predictable devastating consequences of abuse.

    But, in fact, despite the efforts made by the Vatican legislature, the obscene representation of this situation remains threateningly active and in many ways still unchecked, thanks to the consolidated influence of the function assumed over the centuries by the bishops both in the hierarchy of the Church and in the community of the faithful.

    In addition to this situation, all dioceses have started to set up diocesan help-desks to assist victims of sexual abuse by clergy, not only in terms of listening to them, but also to protect their rights and provide psychological support. There remain, therefore, many perplexities and grey areas, and therefore Rete l’Abuso has deemed it necessary to investigate the effective observance of constitutional guarantees and international conventions for the protection of victims and their families.

    However, it should be kept in due consideration that, despite the good intentions of Pope Francis and the promulgators, these initiatives do not have the requirements of efficiency to stem the abuses of criminal parish priests, unlike how the ordinary judiciary could do it both on the operational side, of technical specialization and means of investigation and coordination that can be used by police personnel. The most critical problems for the civil authorities and for the police forces arise from the scarce or non-existent collaboration, at the limits of the concurrent hypothesis of reticence or personal aiding and abetting, in the reconstruction of the abusive conduct on the part of the persons informed about the facts, who, availing themselves of the right not to testify or to make available documents regarding what is held or known by reason of their ministry, do not contribute to the identification of the presumed culprits.

    Certainly with better formulated or integrated norms, far more satisfactory results could be achieved, especially in terms of prevention. In any case, the distinction in the efficiency and qualitative reliability of civil justice, with all the known limits, is indisputable if compared to the culture and customs of the Church-institution and to the absurd claim that it should be left free to deal with problems in its own way, especially because in this framework is inscribed pedophilia as its obscene secret appendix, considered – and it could not be otherwise – a sin against morality in violation of the sixth commandment of the Decalogue, rather than a serious crime against the person.

    In this regard, I cannot help but recall the reflection made by Slavoj Zizek, in response to the reluctance of the Church, not having to limit itself to the fact that we are faced with horrendous crimes and that, by not cooperating fully with the investigations initiated by the prosecutors, it becomes an accomplice.

    “The Church as such, as an institution, must also be investigated with regard to the way in which it systematically creates the conditions for such crimes to occur. To argue that it should be the only one to deal with the crimes of pedophilia that occur within its ranks is problematic not only from a legal point of view, since this would imply a kind of extraterritorial right on its part even for common crimes that fall under criminal law; as if the very fact that these scandals have broken out is not proof that it is incapable of solving them.”

    The Italian State, with the persistent inertia of the executive and politics, seems to pretend not to know, despite the raging of the phenomenon and the warnings addressed to it by the UN in the sessions of January 2019 with the participation of Rete L’Abuso and its complaint, having instead to react promptly and prevent, with the introduction of new rules, that the criminal and civil judiciary would be robbed by a foreign state what the Constitution requires it to guarantee: the psychophysical protection of boys and girls.

    Our penal system suffers heavily from the intolerable denial of the state’s right to effectively repress crimes of pedophilia, especially ecclesiastical. Strictly speaking, the executive branch could be held responsible even for the violation of international conventions and provisions regarding the protection of the rights of minors. Consequently, legislative initiatives must be taken with extreme urgency to adapt Italian legislation to the pressing demand for intervention, because a structural element of justice, especially when the victims are boys and girls, is like a time-dependent disease that attacks their lives that must be eradicated soon and definitively.

    Following is the simple and clear proposal, perhaps preceded by a parliamentary commission of inquiry on the subject, but without any need to put hands on the Concordat between the Italian State and the Catholic Church, keeping intact the sacramental seal.

    In practice, the norm ex art. 364 c.p., limited to crimes against the personality of the State, should only be integrated for the reasons stated by inserting the crimes indicated in the 10 articles as named, shown in italics and highlighted in bold. There would be no antinomy either with the other norms of the penal code or conflict with the provisions of the entire system.

    Art. 364 c.p. FAILURE TO REPORT A CRIME BY THE CITIZEN

    The citizen, who, having had notice of a crime against the personality of the State (241-313) for which the law establishes life imprisonment, as well as the crimes of sexual violence against a minor (art. 609 bis, 609 ter, 609 octies), sexual acts with a minor (art. 609 quater) when prosecuted ex officio, corruption of minors (art.609 quinquies), solicitation of minors (art.609 undicies), child prostitution (art.600 bis), child pornography and possession of pornographic material (art.600 ter, 600 quater and 600 quater1) does not immediately report it to the Authority indicated in article 361 is punished with imprisonment of up to one year and a fine of between €103 and €1032.

    Nothing more or different.

    I remain available for any questions.

    Many thanks for your attention and good continuation

    Mario Caligiuri

  • Webinar ECA Global – Avv. Mario Caligiuri

    Webinar ECA Global – Avv. Mario Caligiuri

    WEBINAR ECA Global Justice Project
    (Intervento di Mario Caligiuri, avvocato di Rete l’Abuso)

    Innanzitutto vorrei salutare e ringraziare tutti coloro che con la loro partecipazione hanno reso possibile la realizzazione di questa importante occasione di confronto e di ampliamento di conoscenza. Da chi si è impegnato nei numerosi contatti, fino a chi continuerà ad occuparsi della traduzione degli interventi.
    Un saluto ed un particolare ringraziamento va alle vittime, ai sopravvissuti ed ai loro familiari che con il coraggio di cui sono diretto testimone continuano a contribuire affinché ciò che hanno subito non si debba mai più ripetere.

    o=O=o

    La prima riflessione su cui vorrei coinvolgervi riguarda l’enfasi con cui veniva propagandata alla fine del 2019 dalle agenzie di informazione vicine al Vaticano la decisione di Papa Bergoglio di abolire, dopo ben quarantacinque anni, il segreto pontificio sui reati gravi commessi dai religiosi cattolici, compresi gli stupri di minorenni.

    Difatti, è dal 1974, con il pontificato di Paolo VI, che venne imposta a tutti gli appartenenti all’autorità ecclesiastica la segretezza assoluta su particolari documenti pontifici, tra cui il divieto incondizionato di poter accedere alle prove concernenti i casi di abuso sessuale di sacerdoti custoditi negli archivi dei dicasteri vaticani e nelle diocesi. Ma, trattandosi in realtà di un ordine aggiornato nel 2001 per volontà di papa Wojtyla, a firma degli allora monsignori Joseph Ratzinger e Tarcisio Bertone, ritengo interessante apprendere da fonti accreditate su questo brutto argomento cosa sia esattamente il misterioso “segreto pontificio”: quel muro fatto di silenzio obbligatorio sui religiosi pedofili e/o adescatori in confessionale, come si legge nell’appendice del libro “Emanuela Orlandi – La Verità: dai Lupi Grigi alla banda della Magliana”, edito nel 2008 da Baldini-Castoldi-Dalai, scritto dall’acuto giornalista Pino Nicotri, pubblicata integralmente su micromega-online.

    Bisogna riconoscere che l’odierno rescriptum, almeno in astratto, rappresenti la possibilità di potersi liberare dal muro fatto di silenzio obbligatorio per tutti i soggetti coinvolti, o coinvolgibili, nel procedimento penale canonico – denuncianti, vittime, testimoni ecc. Sembrerebbe che questa riforma, ripeto sembrerebbe, possa addirittura concretizzare quella trasparenza che troppe volte in passato è venuta meno celando la ripetizione delle violenze su bambini e bambine con il concorso criminale delle gerarchie ed in particolare dei vescovi.

    A pochi sarà sfuggito come gli organi di informazione di matrice cattolica nell’annunciare l’avvio di una nuova era si fossero preoccupati nel rassicurare ripetutamente la comunità dei fedeli cattolici ed i suoi pastori sparsi nel mondo che, per espressa volontà del pontefice, le nuove norme mai e poi mai avrebbero potuto ledere il segreto appreso durante la confessione e che il silenzio obbligatorio sarebbe rimasto assoluto ed inattaccabile.

    Peraltro, poco prima, nel maggio 2019, papa Francesco con il Motu proprio Vos estis lux mundi aveva introdotto nell’ordinamento canonico nuove norme procedurali per combattere gli abusi sessuali e garantire che i vescovi e i superiori religiosi fossero ritenuti responsabili delle loro azioni rendendo obbligatoria a chierici, religiosi e religiose la tempestiva segnalazione (denuncia) all’autorità ecclesiastica di tutte le notizie di abusi di cui vengano a conoscenza, come pure le eventuali omissioni e coperture nella gestione dei casi, ma, ripeto, con efficacia solo interna alla giurisdizione territoriale vaticana.

    Trattandosi di leggi, norme e istruzioni che riguardano un ambito territoriale molto circoscritto ideate per una realtà unica al mondo composta da sacerdoti e religiosi, con pochissimi bambini, è impossibile convincersi, che nonostante le buone intenzioni del suo legislatore possano raggiungersi gli obbiettivi prefissati, nonostante fosse acclarata a livello globale la scarsa collaborazione tra le autorità civili e quelle ecclesiastiche.

    A ben vedere non si tratta solo di questo perché il pontefice con la sua riforma indirizza implicitamente a tutti gli Stati esteri la legittima rivendicazione di autonomia del diritto della Stato che governa di impegnarsi per sanare la piaga interna della pedofilia.
    Bisogna riconoscere che lo scopo della premura con la quale si intendeva tranquillizzare la protezione del segreto appreso durante la confessione fu chiaramente politico perché per poter in primis salvaguardare l’immagine della Chiesa nel mondo occorreva dissuadere quelle forze sensibili ai diritti umani interne ad altri Stati che avrebbero potuto rendere operative nei rispettivi ordinamenti norme per assicurare l’individuazione dei sacerdoti e dei loro protettori responsabili degli adescamenti e delle violenze sessuali agite su fanciulli/e.

    Difatti, già nell’estate del 2017, l’obbligo assoluto venne messo in discussione e reso noto da ordinamenti di Paesi come l’India e l’Australia i quali avrebbero voluto imporre ai sacerdoti confessori di denunciare alla pubblica autorità i casi di abusi svelati dai penitenti. Gli esiti furono assai scarsi e l’effetto coattivo delle nuove regole, promulgate con enorme ritardo, nonostante il dilagare degli abusi su fanciulli/e nel mondo avesse messo a nudo la responsabilità delle curie diocesane ove la stessa autorità troppe volte ha assunto la regia, o offerto copertura ad occultamenti e depistaggi, contribuendo a favorire l’incontenibile pulsione dei preti pedofili a replicare le
    violenze.

    Ad ogni modo per costoro, soprattutto per i vescovi, che preoccupati a presentare la facciata del buon governo della diocesi ove sono insediati, ponevano in secondo piano per farla franca la sicurezza dei bambini e delle bambine., diversamente dal passato, almeno in teoria non potranno più contare sull’obbligo dei subordinati – preti, sacerdoti, suore, frati, confratelli ecc. – a dover tenere la bocca cucita, quali che fossero le prevedibili conseguenze devastanti degli abusi.
    Ma, in effetti, nonostante l’impegno profuso dal legislatore Vaticano la rappresentazione oscena di questa situazione resta minacciosamente attiva e per molti versi ancora incoercibile, grazie alla consolidata influenza della funzione assunta nel corso dei secoli dai vescovi sia nella gerarchia della Chiesa che nella comunità dei fedeli.

    A questa situazione si congiunge l’avvio in tutte le diocesi dei c.d. sportelli diocesani per dare assistenza alle vittime di abusi sessuali da parte del clero non solo in termini di ascolto ma anche per tutelarne i diritti ed interessarsi del loro sostegno psicologico. Restano, quindi, molteplici perplessità e zone d’ombra, perciò Rete l’Abuso ha ritenuto di dover approfondire l’effettiva osservanza delle garanzie costituzionali e delle convenzioni internazionali poste a tutela delle vittime e dei loro familiari.

    Tuttavia è da tenere nella dovuta considerazione che, nonostante le buone intenzioni di papa Francesco e dei promulgatori, queste iniziative non hanno quei requisiti di efficienza per arginare gli abusi dei parroci criminali, diversamente da come potrebbe farlo la magistratura ordinaria sia sul versante operativo, della specializzazione tecnica e dei mezzi di investigazione che di coordinamento utilizzabili dal personale di polizia. I problemi di maggior criticità per le autorità civili e per le forze di polizia subentrano per la scarsa o inesistente collaborazione, ai limiti dell’ipotesi concorsuale della reticenza o del favoreggiamento personale, nella ricostruzione della condotta abusante da parte delle persone informate sui fatti, le quali, avvalendosi della facoltà di non deporre o di rendere disponibili documenti in merito a quanto detenuto o conosciuto in ragione del proprio ministero, non contribuiscono all’individuazione dei presunti colpevoli.

    Sicuramente con norme meglio formulate o integrate si potrebbero conseguire risultati di gran lunga più soddisfacenti, soprattutto sul versante della prevenzione. Ad ogni modo la distinzione nell’efficienza ed affidabilità qualitativa della giustizia civile, con tutti i limiti risaputi, è indiscutibile se rapportata alla cultura e alle consuetudini della Chiesa-istituzione ed all’assurda pretesa che debba essere lasciata libera di trattare i problemi a modo suo, soprattutto perché in questa cornice si inscrive la pedofilia come sua oscena appendice segreta, reputata – e non potrebbe essere diversamente – un peccato contro la morale in violazione del VI comandamento del decalogo, anziché un delitto gravissimo contro la persona.

    A tal proposito non posso fare a meno di ricordare la riflessione fatta da Slavoj Zizek, in risposta alla riluttanza della Chiesa, non dovendosi questa limitare al fatto che siamo di fronte a degli orrendi delitti e che, non collaborando appieno alle indagini avviate dalle procure, essa ne diventa complice.

    “La Chiesa come tale, come istituzione, deve anche essere indagata riguardo al modo in cui crea sistematicamente le condizioni perché tali crimini avvengano. Sostenere che essa debba essere la sola a trattare i reati di pedofilia che si verificano tra i suoi ranghi è problematico non solo da un punto di vista legale, dato che ciò implicherebbe una sorta di suo diritto extraterritoriale anche per i reati comuni che ricadono sotto la legislazione penale; come se il fatto stesso che questi scandali siano scoppiati non fosse una prova che essa non è in grado di risolverli.”

    Lo Stato italiano, con la perdurante inerzia dell’esecutivo e della politica, sembra faccia finta di non sapere, nonostante l’imperversare del fenomeno e le ammonizioni indirizzategli dall’ONU nelle sedute di gennaio del 2019 con la partecipazione di Rete L’Abuso e della sua denuncia, dovendo invece reagire prontamente ed impedire, con l’introduzione di nuove norme, che alla magistratura penale e civile venisse scippato da uno Stato straniero ciò che la Costituzione gli impone di garantire: la protezione psicofisica di bambini e bambine.

    Il nostro sistema penale risente pesantemente dell’intollerabile negazione del diritto statuale a voler reprimere efficacemente i reati di pedofilia, soprattutto ecclesiale. L’esecutivo, a rigor di logica, potrebbe essere ritenuto responsabile finanche per la violazione delle convenzioni e delle disposizioni internazionali in materia di protezione dei diritti dei minori. Di conseguenza devono essere assunte con estrema urgenza iniziative legislative per adeguare la normativa italiana alla pressante domanda di intervento, perché un elemento strutturale della giustizia, specialmente quando le vittime sono i bambini e le bambine, è come se si trattasse di una malattia tempodipendente che attenta la loro vita da sradicare presto e definitivamente.

    Segue la proposta semplice e chiara, magari preceduta da una Commissione parlamentare di inchiesta sul tema, ma senza necessità alcuna di dover mettere mano al Concordato tra Stato italiano e Chiesa cattolica, mantenendo integro il sigillo sacramentale.

    In pratica la norma ex art. 364 c.p., limitata ai delitti contro la personalità dello Stato, andrebbe solo integrata inserendo per le ragioni enunciate i reati indicati nei 10 articoli così come denominati, riportati in corsivo ed evidenziati in grassetto. Non si determinerebbe alcuna antinomia né con le altre norme del codice penale né conflitto con le disposizioni dell’intero sistema.

    Art. 364 c.p. OMESSA DENUNCIA DI REATO DA PARTE DEL CITTADINO

    Il cittadino, che avendo avuto notizia di un delitto contro la personalità dello Stato (241-313) per il quale la legge stabilisce l’ergastolo, nonché dei delitti di violenza sessuale in danno di minore (artt. 609 bis, 609 ter, 609 octies) di atti sessuali con minorenne (art. 609 quater) quando procedibili d’ufficio, di corruzione di minorenne (art.609 quinquies),di adescamento di minorenni (art.609 undicies), di prostituzione minorile (art. 600 bis), di pornografia minorile e di detenzione di materiale pornografico (art. 600 ter, 600 quater e 600 quater1) non ne fa immediatamente denuncia all’Autorità indicata nell’articolo 361 è punito con la reclusione fino ad un anno e con la multa da euro 103 a euro 1032.

    Nulla di più o di diverso.”

    Resto disponibile per eventuali domande.
    Molte grazie per l’attenzione e buona prosecuzione
    Mario Caligiuri

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/02/20/eng-webinar-eca-global-avv-mario-caligiuri/

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  • WEBINAR ECA Global Justice Project – Mario Caligiuri, abogado de Red L’Abuso

    WEBINAR ECA Global Justice Project – Mario Caligiuri, abogado de Red L’Abuso

    (Discurso de Mario Caligiuri, abogado de Red L’Abuso)

    En primer lugar, quisiera saludar y agradecer a todos aquellos que, con su participación, han hecho posible la realización de esta importante oportunidad de comparación y ampliación de conocimientos. Desde quienes entablaron numerosos contactos, hasta quienes continuarán ocupándose de la traducción de las intervenciones.

    Un saludo y un agradecimiento especial para las víctimas, los supervivientes y sus familiares que, con el coraje del que soy testigo directo, siguen contribuyendo para que no se vuelva a repetir lo que han sufrido.

    o = O = o

    La primera reflexión en la que me gustaría involucrarlos se refiere al énfasis con el que se publicitò a finales de 2019 por agencias de informaciones cercanas al Vaticano la decisión del Papa Bergoglio de abolir, después de cuarenta y cinco años, el secreto papal sobre los delitos graves cometidos por religiosos católicos, incluidos las violaciones de menores.

    De hecho, es desde 1974, con el pontificado de Pablo VI, que se impuso a todos los miembros de la autoridad eclesiástica el secreto absoluto sobre determinados documentos pontificios, incluida la prohibición incondicional de acceder a las pruebas relativas a los casos de abuso sexual de sacerdotes custodiadas in los archivos de los dicasterios del Vaticano y en las diócesis. Pero, siendo en realidad una orden actualizada en 2001 por voluntad del Papa Wojtyla, firmada por los entonces Monseñores Joseph Ratzinger y Tarcisio Bertone, considero interesante aprender de fuentes acreditadas sobre este feo tema qué es exactamente el misterioso “secreto papal”: ese muro de obligado silencio sobre los religiosos pedófilos y/o seductores del confesionario, tal y como se lee en el apéndice del libro “Emanuela Orlandi – La verdad: de los lobos grises a la banda de Magliana”, publicado en 2008 por Baldini -Castoldi-Dalai, escrito por el agudo periodista Pino Nicotri, publicado íntegramente en micromega-online.

    Hay que reconocer que el rescriptum de hoy, al menos en abstracto, representa la posibilidad de poder liberarse del muro hecho de silencio obligatorio para todos los involucrados, o que puedan ser involucrados, en el proceso penal canónico – denunciantes, víctimas, testigos, etc. Parecería que esta reforma, repito, parecería, incluso podría concretar esa transparencia que demasiadas veces en el pasado ha fallado al ocultar la repetición de la violencia contra niños y niñas con la concurrencia criminal de las jerarquías y en particular de los obispos.

    A pocas personas se le habrá escapado cómo a los medios de información de matriz católica, al anunciar el comienzo de una nueva era, estaban preocupados por asegurar repetidamente a la comunidad de fieles católicos y a sus pastores esparcidos en todo el mundo que, por la precisa voluntad del pontífice, las nuevas reglas nunca, nunca podrían dañar el secreto aprendido durante la confesión y que el silencio obligatorio quedaría absoluto e inexpugnable.

    Además, poco antes, en mayo de 2019, el Papa Francisco con el Motu proprio Vos extis lux mundi había introducido en el ordenamiento canónico nuevas reglas de procedimiento para combatir los abusos sexuales y garantizar que los obispos y los superiores religiosos fueran considerados responsables de sus acciones, haciendo obligatorio a clérigos, religiosos y religiosas, la pronta comunicación (denuncia) a la autoridad eclesiástica de todas las noticias de abusos de los que tengan conocimiento, así como cualquier omisiones y coberturas en la gestión de los casos, pero, repito, con eficacia sólo dentro de la jurisdicción territorial del vaticano.

    Dado que se trata de leyes, normas e instrucciones que conciernen a un ámbito territorial muy limitado y diseñado para una realidad única en el mundo compuesta por sacerdotes y religiosos, con muy pocos niños, es imposible estar convencido de que a pesar de las buenas intenciones de su legislador, los objetivos marcados pueden alcanzarse, a pesar de que la escasa colaboración entre las autoridades civiles y eclesiásticas quedó clara a nivel mundial.

    En una inspección más cercana, no es solo esto, porque el pontífice con su reforma dirige implícitamente a todos los Estados extranjeros el reclamo legítimo de autonomía del derecho del Estado gobernante a comprometerse a curar el flagelo interno de la pedofilia.

    Hay que reconocer que el propósito de la preocupación con la que se pretendía tranquilizar la protección del secreto aprendido durante la confesión fue claramente político porque para poder en primer lugar salvaguardar la imagen de la Iglesia en el mundo necesitaba disuadir a aquellas fuerzas sensibles a los derechos humanos dentro de otros Estados que podrían haber puesto en vigencia normas en sus respectivos sistemas legales para asegurar la identificación de los sacerdotes y sus protectores responsables de la seducción y de las violencias sexuales contra los niños.

    De hecho, ya en el verano de 2017, la obligación absoluta fue cuestionada y dada a conocer por los ordenamientos jurídicos de Países como India y Australia que querían obligar a los sacerdotes confesores a denunciar a las autoridades públicas los casos de abuso revelados por los penitentes.

    Los resultados fueron muy escasos y el efecto coercitivo de las nuevas reglas, promulgadas con enorme retraso, a pesar de que la propagación del abuso infantil en el mundo había puesto al descubierto la responsabilidad de las curias diocesanas donde la misma autoridad asumía con demasiada frecuencia la dirección u ofrecía cobertura para el ocultamiento y el desvio, ayudando a fomentar el impulso irreprimible de los sacerdotes pedófilos de replicar las violencias.

    En cualquier caso, para ellos, en especial para los obispos, que se preocuparon por presentar la fachada de buen gobierno en la diócesis donde tienen su sede, colocaron la seguridad de los niños y niñas en un segundo plano para salirse con la suya, a diferencia del pasado, al menos en teoría, ya no podrán más contar con la obligación de los subordinados – sacerdotes, monjas, frailes, cohermanos, etc. – de tener que mantener la boca cerrada, independientemente de las previsibles y devastadoras consecuencias de los abusos.

    Pero, de hecho, a pesar de los esfuerzos realizados por el legislador vaticano, la representación obscena de esta situación sigue siendo amenazadoramente activa y en muchos sentidos aún incoercible, gracias a la influencia consolidada del papel asumido a lo largo de los siglos por los obispos tanto en la jerarquía de la Iglesia y en la comunidad de los fieles.

    A esta situación se suma el lanzamiento en todas las diócesis de las llamadas ventanillas diocesanas para brindar asistencia a las víctimas de abusos sexuales por parte del clero, no sólo en términos de escucha, sino también para proteger sus derechos e interesarse en su apoyo psicológico. Quedan, por tanto, muchas perplejidades y áreas grises, por lo que la Red de Abuso ha considerado necesario investigar el cumplimiento efectivo de las garantías constitucionales y los convenios internacionales establecidos para proteger a las víctimas y sus familiares.

    Sin embargo, hay que tener en debida consideración que, a pesar de las buenas intenciones del papa Francisco y de los promulgadores, estas iniciativas no cuentan con los requisitos de eficiencia para frenar los abusos de los párrocos criminales, a diferencia de como lo podría hacer el Poder Judicial ordinario tanto en el lado operativo, de la especialización técnica y de los medios de investigación como de coordinación que puede utilizar el personal policial. Los problemas más críticos para las autoridades civiles y para las fuerzas policiales surgen por la escasa o nula colaboración, en los límites de la hipótesis concursal de reticencia o complicidad personal, en la reconstrucción de conductas abusivas de personas informadas sobre el hechos, quienes, haciendo uso del derecho a no declarar o poner a disposición documentos sobre lo detenido o conocido por razón de su ministerio, no contribuyen a la identificación de los presuntos culpables.

    Ciertamente, con reglas mejor formuladas o integradas, se podrían lograr resultados mucho más satisfactorios, especialmente en el lado de la prevención. En todo caso, la distinción en la eficiencia y confiabilidad cualitativa de la justicia civil, con todos los límites conocidos, es indiscutible si se la compara con la cultura y costumbres de la Iglesia-institución y con la absurda pretensión de que debe ser dejada libre para tratar el problemas a su manera, sobre todo porque en este marco se inscribe la pedofilia como su obsceno apéndice secreto, considerada -y no podía ser de otra manera- un pecado contra la moral en violación del sexto mandamiento del decálogo, más que un delito gravísimo contra la persona.

    Al respecto, no puedo dejar de recordar la reflexión realizada por Slavoj Zizek, en respuesta a la reticencia de la Iglesia, ya que esta no debe limitarse a que nos enfrentamos a crímenes horrendos y que, no colaborando plenamente en las investigaciones lanzadas por los fiscales, se convierte en cómplice.

    “La Iglesia como tal, como institución, también debe ser investigada sobre la manera de cómo crea sistemáticamente las condiciones para hacer que ocurran tales delitos. Argumentar que debería ser la única que se ocupe de los delitos de pedófilia que se produzcan entre sus filas es problemático no solo desde el punto de vista legal, ya que esto implicaría algún tipo de su derecho extraterritorial también para delitos comunes que se encuadran en la legislación penal; como si el hecho mismo de que estos escándalos estallaron no fuera una prueba de que no puede resolverlos”.

    El Estado italiano, con la persistente inercia del ejecutivo y la política, parece fingir no saber, a pesar del desencadenarse del fenómeno y las amonestaciones que le dirigió la ONU en las sesiones de enero de 2019 con la participación de Rete L’Abuso y de su denuncia, debiendo en cambio reaccionar con prontitud y prevenir, con la introducción de nuevas reglas, que el poder judicial penal y civil fuera robado por un estado extranjero de lo que la Constitución le exige garantizar: la protección psicofísica de niños y niñas.

    Nuestro sistema penal se ve muy afectado por la intolerable negación del derecho estatal a reprimir eficazmente los delitos de pedófilos, especialmente los eclesiales. Lógicamente, el ejecutivo podría ser considerado responsable incluso por la violación de convenciones y disposiciones internacionales sobre la protección de los derechos del niño. En consecuencia, iniciativas legislativas deben tomarse con extrema urgencia para adaptar la legislación italiana a la apremiante demanda de intervención, porque un elemento estructural de la justicia, especialmente cuando las víctimas son niños y niñas, es como si fuera una enfermedad dependiente del tiempo que atenta su vida para ser erradicado pronto y definitivamente.

    La propuesta simple y clara sigue, quizás precedida por una Comisión parlamentaria de investigación sobre el tema, pero sin necesidad alguna de tener que lidiar con el Concordato entre el Estado italiano y la Iglesia católica, manteniendo intacto el sello sacramental.

    En la práctica, la regla ex art. 364 del Código Penal, limitado a los delitos contra la personalidad del Estado, sólo debe complementarse con la inserción, por las razones expresadas, de los delitos señalados en los 10 artículos nombrados, señalados en cursiva y resaltados en negrita. No habría antinomia con las demás disposiciones del código penal ni entraría en conflicto con las disposiciones de todo el sistema.

    Art. 364 del código penal OMITIDA DENUNCIA DE DELITO POR PARTE DEL CIUDADANO

    El ciudadano, que habiendo recibido noticia de un delito contra la personalidad del Estado (241-313) por el cual la ley establece la cadena perpetua, así como los delitos de violencia sexual en perjuicio de menores (artículos 609 bis, 609 ter, 609 octies) de actos sexuales con un menor (art. 609 quater) cuando puedan ser perseguidos de oficio, de cohecho de menores (art. 609 quinquies), de solicitación de menores (art. 609-undécimo), de prostitución infantil (art. 600 bis), de pornografía infantil y posesión de material pornográfico (art.600 ter, 600 quater y 600 quater1) no lo denuncia de inmediato a la Autoridad indicada en el artículo 361 es sancionado con pena privativa de libertad de hasta un año y multa de 103 € a 1032 €.

    Nada más ni diferente.

    Quedo disponible para cualquier consulta.

    Muchas gracias por su atención y buena continuación.

    Mario Caligiuri

  • Sacerdoti pedofili – Webinar internazionale ECA Global sul “Caso Italia”

    Sacerdoti pedofili – Webinar internazionale ECA Global sul “Caso Italia”

    Il Webinar chiamato “Caso Italia”, come il report discusso alle Nazioni Unite il 24 e 25 gennaio 2019 e si svolgerà sabato 20 febbraio alle 16 (ora italiana) e sarà visibile in streaming QUI e sulle piattaforme dei partecipanti nei rispettivi paesi.


    In questo momento Italia è l’unico dei paesi più industrializzati del mondo e nella UE che ancora offre i propri figli “in sacrificio” alla Chiesa Cattolica. Utilizzo il termine “sacrificio” come provocazione perché, a differenza di altri paesi del mondo,  in Italia il problema dei sacerdoti pedofili permane invariato da quando è diventato di dominio pubblico. In altri paesi con le stesse caratteristiche dell’Italia, lo stato da subito ha protetto le vittime, i governi hanno avviato indagini e preso misure per prevenire questo tipo di crimini.

    Nel territorio Italiano  invece abbiamo il Vaticano che salva i sacerdoti pedofili in tutto il mondo ma in Italia impone la sua volontà ai Governi di turno nel paese dal 2010 (quando anche in Europa dovette difendersi dallo scandalo pedofilia), per questo è stato denunciato per negligenza alle Nazioni Unite, che al paragrafo 21 delle Osservazioni conclusive all’Italia espone:

    “il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di abuso sessuale sui bambini da parte del personale religioso della Chiesa cattolica nel territorio dello Stato membro e per lo scarso  numero di indagini e processi penali da parte della giustizia italiana”, di fronte a cui espone una serie di raccomandazioni tra le quali meritano risalto:

    “a) Adotti, con la partecipazione attiva dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e sfruttamento sessuale dei bambini e garantisca la sua applicazione uniforme su tutto il suo territorio e in tutti i livelli del governo;

    b) Stabilisca una commissione d’indagine indipendente ed imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale sui bambini da parte del personale religioso della Chiesa Cattolica;

    h) Modificare la legislazione di applicazione del Patto di Lanzarote per far sì che non escluda i volontari, incluso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dei suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    Altre raccomandazioni del Comitato sulla compromissione dello Stato Italiano a  realizzare azioni dirette allo Stato del Vaticano, è così come alla lettera (f) dello stesso paragrafo 21 raccomanda che si “Realizzino tutti gli sforzi possibili davanti alla Santa Sede per eliminare gli ostacoli che impediscano il procedimento effettivo del personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di commettere abusi a minori, in particolare nei Patti Lateranensi aggiornati nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti”.

    Queste raccomandazioni compromettono chiaramente e pesantemente lo Stato Italiano, ma disgraziatamente non è stata realizzata nessuna azione per affrontare la problematica che vede vittime dei bambini indifesi ed è per questo motivo che l’inerzia è ancor più criminale.

    Sono queste le realtà che ci preoccupano per le quali è stato organizzato questo webinar con la collaborazione di Ending Clerical Abusse – ECA Global, un’élite di associazioni e attivisti di tutto il mondo che dal 2018 sta realizzando una campagna di giustizia globale in sinergia in tutela delle vittime del clero.

    Élite della quale orgogliosamente siamo tra i fondatori.

    L’ incontro è diretto ai mezzi di comunicazione e agli attivisti di questa causa nel mondo, così come ai tecnici membri di ECA nei loro differenti paesi e sarà diffuso pubblicamente in Facebook Live e tradotto simultaneamente.

    Espositori: avvocato Tim Law (USA), Presidente di ECA Global, il quale presenterà il webinar e come moderatore l’avvocato Adalberto Méndez (MX). RELATORI, il Presidente della Rete L’ABUSO, Francesco Zanardi (IT), l’avvocato della Rete L’ABUSO, Mario Caligiuri (IT), e lo scrittore e giornalista del settimanale LEFT Federico Tulli (IT).

    Un incontro importante che vedrà presente la ex vicepresidente del Comitato dell’ONU per la tutela dell’infanzia Sara Oviedo Fierro (EC) e come osservatore, membro in carica del Comitato alle Nazioni Unite Jorge Cardona Llorens (SP), colui che gennaio del 2019 ha portato in seduta a Ginevra l’informativa della Rete L’ABUSO le cui conclusioni sono al punto 21 delle raccomandazioni che l’ ONU ha fatto all’Italia.

    Francesco Zanardi

    Presidente Rete L’ABUSO

    Fondatore ECA Global/Italy

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  • ABUSI SUI CHIERICHETTI DEL PAPA – Il via al processo italiano promosso dalla Rete L’ABUSO.

    ABUSI SUI CHIERICHETTI DEL PAPA – Il via al processo italiano promosso dalla Rete L’ABUSO.

    Ad anticipare la notizia è l’agenzia ANSA che annuncia l’esistenza di un processo italiano – oltre a quello mediatico Vaticano – sui presunti abusi commessi da don Gabriele Martinelli, un cittadino italiano che avrebbe commesso reati sessuali prima di essere nominato sacerdote, in forma equiparabile al “turismo sessuale”, in uno Stato estero, in questo caso non i classici c. d. paesi del terzo mondo, ma in Vaticano, all’interno di quella che per i cattolici è il cuore della cristianità, la Santa sede.

    Il procedimento italiano parallelo promosso dalla Rete L’ABUSO di cui è titolare per la Rete l’avvocato Mario Caligiuri del foro di Roma, è oggi in mano ai magistrati di Piazzale Clodio, che hanno indagato due anni, fuori dal clamore mediatico, parallelamente al Vaticano, anche sull’altra presunta vittima, che il Vaticano ha sentito come semplice testimone, Kamil Jarzembowski, compagno di stanza L.

    Da presidente della Rete L’ABUSO voglio mantenere per il momento doveroso riserbo sui particolari, posso dire da quanto appreso dai parziali fascicoli di indagine conclusi, prodotti dalla Procura di Roma che ha richiesto il rinvio a giudizio di più persone, atti noti per competenza all’associazione che presiedo e che raccontano, che le indagini vanno ben oltre quelle espletate dalla Santa Sede, coinvolgono parecchie più persone (anche esterne alla chiesa) che i soli Martinelli e Radice citati nel procedimento Vaticano, in quanto, l’indagine italiana tiene conto che Radice, divenuto un po’ il capro espiatorio della vicenda vaticana, in realtà riceveva ordini dai superiori (diocesi di Como a cui fa capo l’Opera don Folci), che alla luce anche del carteggio tra il nostro assistito e la stessa, si potrebbe al massimo sostenere in modo davvero poco credibile, “di non aver compreso la gravità dei fatti”.

    Si attende ora da parte della magistratura il proseguo, il rinvio a giudizio dei due principali imputati , Martinelli e mons. Radice, uno presunto attore e l’altro all’epoca dei fatti Rettore (giuridicamente responsabile del solo seminario), oltre coloro che risultano indagati dalla procura italiana che ne chiede il rinvio a giudizio e che sono sfuggiti all’indagine vaticana.

    La Rete l’abuso annuncia da subito che si costituirà parte civile nel processo instaurato in Italia.

    il Presidente

    Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2017/11/15/don-gabriele-martinelli-e-il-prete-accusato-di-abusi-nel-seminario-minore-in-vaticano-bergoglio-sia-coerente/

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  • Vaticano: processo farsa sugli abusi ai chierichetti del Papa

    Vaticano: processo farsa sugli abusi ai chierichetti del Papa

    Proprio l’altro ieri su LA VERITA’ a firma di Giorgio Gandola, quelle che lui stesso ha definito le papa-bufale, ovvero i proclami di papa Francesco, che hanno fatto migliaia di colonne sulla stampa di tutto il mondo e che oggi si rivelano come consuetudine autentiche bufale, contestate a gran voce dalle vittime di pedofilia  e dalle associazioni che in tutto il mondo le tutelano, che ancora una volta si vedono sfregiate dalla propaganda di papa Francesco.

    Qualche giorno fa il Vaticano ha convocato per il giorno 14 di ottobre Kamil Jarzembowski, uno dei chierichetti che accusano di molestie dentro al Vaticano, Gabriele Martinelli, che nel frattempo, malgrado le accuse, è pure diventato sacerdote.

    In realtà quello Vaticano è uno dei due procedimenti aperti, Kamil infatti, presenzierà in quel procedimento solo come persona informata dei fatti, il suo procedimento  quello vero si terrà nell’altro tribunale, a Roma dove è difeso da uno degli avvocati della Rete L’ABUSO, Mario Caligiuri.

    Ma tornando al processo farsa, quello che appunto si terrà in Vaticano, come scrissi tempo fa in un mio articolo, ci sono parecchie cose che non tornano al punto tale da etichettarlo come una delle tante bufale vendute dalla Santa Sede.

    A dare il via all’indagine vaticana insabbiata ben tre volte, fu proprio il nostro assistito Kamil Jarzembowski, e a dare il via all’attuale processo farsa in Vaticano, fu solo il fatto che la vicenda uscita prima sul libro di Gianluigi Nuzzi, poi a LE IENE, ebbe così tanto clamore che la Santa sede qualcosa ha per forza dovuto fare.

    Ed qui l’eccezione che conferma la regola della malafede vaticana, infatti, dall’istruttoria portata avanti da Andrea Stabellini, Vicario Gidiziale (che nel nostro ordinamento equivale al pubblico ministero) già in precedenza vi erano le basi perché don Gabriele Martinelli fosse giudicato dal tribunale ecclesiastico.

    Da quanto emerse poi dal servizio de LE IENE, furono proprio il cardinale Angelo Comastri (arciprete della Basilica papale di San Pietro in Vaticano, presidente della Fabbrica di San Pietro e vicario generale di papa Francesco) e l’allora vescovo (oggi in pensione) Diego Coletti a bloccare il il Vicario Giudiziale Andrea Stabellini.

    Ed è proprio qui l’anomalia che rende una farsa l’attuale processo in Vaticano infatti, al di la di don Gabriele Martinelli (accusato di molestie ma tuttavia consacrato sacerdote), vediamo citato in giudizio in questo procedimento solo colui che all’epoca era il rettore del preseminario in Vaticano dove Kamil e gli altri due chierichetti furono abusati.

    Rettore che aveva come diretti superiori Comastri e Coletti, veri responsabili dell’insabbiamento che però, come per magia spariscono da questo procedimento.

    Francesco Zanardi