Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Mario Oliveri

  • Don Luciano Massaferro verso il processo: è accusato di aver abusato di una chierichetta

    Don Luciano Massaferro verso il processo: è accusato di aver abusato di una chierichetta

    Don Luciano Massaferro verso il processo: è accusato di aver abusato di una chierichetta
    *Ida Artiaco

    È stata fissata per il prossimo ventiquattro luglio la prima udienza in Tribunale a Savona del processo contro Don Luciano Massaferro, il parroco arrestato lo scorso dicembre con l’accusa di abusi sessuali nei confronti di una chierichetta undicenne.

    La procura della Repubblica ha chiuso l’inchiesta sul sacerdote quarantacinquenne e avanzato l’istanza di giudizio immediato al giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Savona, Emilio Flois, che ha fissato l’udienza davanti al collegio.

    Don Luciano Massaferro, 45 anni

    Don Luciano, che si dichiara innocente, attualmente è detenuto nel carcere di Villa Armea a Sanremo. Tre sarebbero gli episodi descritti dalla vittima, per i quali il reggente delle parrocchie di San Vincenzo e San Giovanni Battista, nonché responsabile dell’ufficio scolastico della Diocesi, è stato indagato.

    Episodi avvenuti sullo scooter del prete, nella biblioteca dell’ufficio parrocchiale e nella baracca dell’orto gestita da Don Lu, come è chiamato dai suoi fedeli, dove avrebbe fatto giurare alla ragazzina in un momento di intimità di non raccontare nulla di quegli incontri proibiti.

    Ma, secondo i legali del prete, la ragazzina si sarebbe contraddetta più volte e le relazioni effettuate dagli psicologi del Gaslini di Genova sarebbero contraddittorie. “Ovviamente per un sacerdote il regime carcerario è pesante- ha detto Alessandro Chirivì, legale di Don Luciano- e vive in una cella insieme ad altri sette detenuti a seconda delle esigenze del carcere”. Intanto è stata depositata anche la perizia psichiatrica ordinata dalla Procura su Don Massaferro, dalla quale si evince, secondo l’avvocato, che il prete era capace di intendere e di volere.

    Potrebbe essere aperto anche un processo canonico nei confronti del sacerdote di Alassio. A decidere sarà il vescovo della Diocesi di Albenga e Imperia, Mario Oliveri, che già al tempo dell’arresto, aveva inviato una segnalazione alla Congregazione dei Vescovi in Vaticano. In caso di eventuale avvio del processo canonico, e in caso di condanna, il massimo della pena che rischia don Luciano sarebbe la riduzione allo stato laicale. Intanto l’intera Diocesi e le parrocchie di Alassio si mobilitano per il parroco, organizzando una fiaccolata per il prossimo ventisei aprile.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/don-luciano-massaferro-verso-il-processo-e-accusato-di-aver-abusato-di-una-chierichetta-335176/

  • Giallo sulle dichiarazioni di mons. Oliveri “E’ innocente”. Subito dopo: “Mai detto”

    Giallo sulle dichiarazioni di mons. Oliveri “E’ innocente”. Subito dopo: “Mai detto”

    Sembrava una sentenza: «In carcere c’è un innocente». Il vescovo di Albenga-Imperia, monsignor Mario Oliveri, è stato infine autorizzato a incontrare, nel carcere di Valle Armea a Sanremo, don Luciano Massaferro, il parroco accusato di molestie a una bambina di undici anni. L’abbraccio e la commozione, così come il dialogo, rimangono privati. Ma appena il religioso è uscito al mondo libero una dichiarazione lapidaria è volata anche per canali ufficiali: «Don Luciano è innocente».
    Poco prima delle otto di sera, l’Ufficio Comunicazioni sociali della Diocesi ha precisato che mons. Oliveri «stupito da quanto riportato dalle agenzie di informazione, afferma di non aver rilasciato dichiarazioni». Ma la breve nota, questa ufficiale, ribadisce «afflizione e stupore di fronte a una accusa che per chi conosce Don Luciano appare inverosimile».
    Monsignor Oliveri domenica ha incontrato don Lu e ieri il cardinal Bagnasco. La Chiesa si è sempre schierata accanto al parroco, con solidarietà e affetto, ma senza ingerenze, anzi auspicando il «lavoro sereno e veloce» della magistratura. Una presa di posizione così drastica – «un innocente in carcere» – una sentenza anticipata si poteva sentir stonata. Ma è smentita. E tutto passa per i mass media. Curioso è che il vociare di questa vicenda dolorosa per tutti sia una continua accusa verso un processo mediatico e di piazza il quale, più voyeristico e pruriginoso che legale, in effetti esiste, perché nessuno riesce a trattenersi in attesa dei passi giudiziari. Il vescovo, per fortuna, smentisce di aver anticipato la Verità. Ma il presidente di Federvita, Eraldo Ciangherotti, anticipa pure lui, sempre in buona fede però con una bella dose di pessimismo: la magistratura si sente sconfitta e sbugiardata e deve in qualche modo «stemperare e diluire l’approssimazione della questione», quindi annuncia ai giornalisti un quasi inevitabile rinvio a giudizio del sacerdote.
    Si vuol silenzio, si accusano i mass media di chiasso e lo si fa con dichiarazioni diffuse attraverso quei media che dovrebbero tacere e quindi non riportare proclami e anticipi di passi comunque dolorosi negli uffici della legge. Ma un silenzio, a dire il vero, c’è. L’unica che ha parlato prima quasi per caso, poi perché entrata in un ingranaggio, e poi si è svaporata anche nella sua città, è la bambina. I magistrati e i consulenti studiano il computer della contesa e analizzano parole e gesti e pieghe del viso di lei durante l’audizione protetta. I difensori in toga esaminano pure loro quel colloquio sospeso alla delicatezza eppure così concreto.
    Ma la piccola – forse candidamente sincera, forse sinceramente fantasiosa – si ritrova tagliata fuori dalla vita di prima, qualunque sia la sua sorte di accusatrice spaccata in due: credibile al massimo, anzi confermata dal difendersi del religioso, oppure tutta inaffidabile e priva di una memoria reale secondo gli avvocati.
    Per intanto, già spaccata una prima volta – e adesso per certo «usata» – la bambina è anche spaccata da una sorte collaterale: estromessa da una parte della sua vita, quella della parrocchia, quella della naturalezza quando si entra, si vive, si esce da scuola. All’oratorio non ci può andare più, anche perché «bontà» dice che sarebbe per forza «ghettizzata», in classe la guardano come «quella del prete». Sta zitta e in disparte. E confusa o meno che sia sui giorni di fine 2009, ha di certo coscienza del tritacarne in cui si ritrova.

  • Sul computer non c’è nulla Ma don Lu lo ha formattato

    Sul computer non c’è nulla Ma don Lu lo ha formattato

    I primi accertamenti delle perizie sono stati comunicati ieri alla procura e lasciano aperti dubbi e suscitano perplessità. Nei prossimi giorni verrà studiato l’hard disk del quarto personale del sacerdote recuperato la scorsa settimana

    Una prima sommaria verifica del computer di don Luciano, sequestrato la scorsa settimana in casa di un amico del sacerdote, non ha portato alla luce elementi inquietanti.

    Ma don Luciano Massaferro, prima di regalare il pc, lo ha formattato, ossia ha cancellato tutti i contenuti presenti nell’hard disk. Un atteggiamento che ha di insospettito gli inquirenti.

    Sono stati i due periti informatici nominati dalla procura a segnalare l’anomalia ai sostituti procuratori Alessandra Coccoli e Giovanni Battista Ferro, che ieri pomeriggio hanno convocato un vertice in procura per analizzare la situazione. Oltre ai due periti era presente anche il supertestimone dell’accusa, anche lui perito, che aveva aiutato don Massaferro a trasferire alcuni files da quel computer a quello nuovo.

    Proprio la sua testimonianza aveva consolidato la certezza negli inquirenti sulla presenza di quel quarto strumento informatico che invece il parroco di San Vincenzo e San Giovanni ha sempre negato.

    Ha partecipato anche lui all’incontro durato quasi due ore nell’ufficio del pm Coccoli e nel quale magistrati ed esperti informatici hanno deciso la linea di condotta da tenere. Sicuramente la direttiva è semplice: cercare di risalire ai file cancellati per verificare l’esistenza o meno di materiale che possa risultare utile all’indagine.

    Compito che non si annuncia agevole, nonostante i periti siano in possesso di sistemi estremamente all’avanguardia per fare luce anche sugli angoli più nascosti di quello che ormai sembra essere diventato uno degli aspetti cardine dell’inchiesta.

    Al momento la procura ha preso atto dell’importanza del ritrovamento del pc per demolire l’attendibilità del prete che ha sempre negato di averne avuto il possesso. Il procedimento di formattazione messo in atto da don Lu, inoltre, sembra fare a pugni con le iniziali affermazioni del sacerdote di non essere assolutamente esperto in materia informatica.

    L’aver cancellato i contenuti dell’hard disk non vuol dire comunque la volontà di togliere di mezzo materiale scottante. Di fronte all’intenzione di regalare il pc a un amico il prete potrebbe aver deciso di togliere ogni traccia del suo lavoro. Un’operazione innocua che potrebbe fare chiunque. Certo che, vista in un quadro indiziario come quello esistente l’operazione lascia adito a qualche dubbio.

    Non resta che attendere e verificare quale sarà la verità. L’inchiesta va avanti e la procura non intende tralasciare alcunché per fare piena luce sulla vicenda che, come ha puntualizzato nelle scorse settimane lo stesso procuratore Francantonio Granero, registra due vittime: l’undicenne parrocchiana e don Luciano.

    In attesa dell’annunciata visita nel carcere di Sanremo del vescovo di Albenga e Imperia, Mario Oliveri, al sesto piano del palazzo di giustizia di Savona non sarebbe arrivata ancora istanza di visita da parte del padre del sacerdote, mentre al contrario sarebbero state negate istanze di alcune persone vicine a don Lu che hanno chiesto di potergli fare visita nel penitenziario sanremasco.

    La difesa, dopo aver ottenuto alcuni atti, è in attesa dell’autorizzazione da parte del giudice delle indagini preliminari Emilio Fois di poter copiare il compact disk dell’audizione protetta della presunta vittima.

  • «Mia figlia esclusa dalla chiesa di don Luciano» l’arresto del parroco di Alassio accusato di pedofilia

    «Mia figlia esclusa dalla chiesa di don Luciano» l’arresto del parroco di Alassio accusato di pedofilia

    Il Secolo XIX pag. 7
    Data: 22/01/10

    La mamma di Alassio: «È come se fosse lei la colpevole, dov’è la carità cristiana? Ora rispetto per la privacy»

    Le hanno chiuso le porte della parrocchia in faccia, alla bambina. E la famiglia è stata costretta a farle incontrare gli amichetti in pizzeria. «Per fortuna a scuola hanno capito e la proteggono. C’è ancora della gente per bene a questo mondo». Anche i genitori, la zia e il nonno erano legati a don Luciano, lo amavano e lo stimavano: «Gliel’avevamo affidata. Eravamo sicuri. E quando abbiamo saputo volevamo andare dal vescovo e basta, per non aggiungere dolore a dolore, perché ci pensasse lui. Anche noi siamo gente di chiesa. Ma al Gaslini hanno regole precise e hanno avvertito l’autorità giudiziaria, e forse è giusto così».
    Anche la bambina non avrebbe voluto parlare. Per vergogna, per pudore, «perché non può farti quelle cose il tuo migliore amico, quello che vai a cercare quando hai bisogno di una parola buona o di un aiuto. E poi non capisci neanche cosa vuol dire, a quell’età, e pensi che devi obbedire al parroco se lui ti dice che è un segreto, che quello che è successo non devi raccontarlo mai».
    Poi ci sono i compagni. Le amiche. Magari ci provi, a confidarti, ma basta mezza parola e ti assale l’imbarazzo, vedi il sorriso pronto a spuntare: cosa fai? «Ti tieni tutto dentro. E pensi che se ti è successa una cosa così forse è anche colpa tua, ed è come precipitare in un pozzo senza fine».
    Ore tremende. E uno sconforto che ti prende alla gola e non ti lascia più, «perchéè sempre stato così. I più deboli non contano niente, chi è malato o in difficoltà può cercare soltanto di non dare fastidio. E poi Alassio è un così bel posto e questa è una storia tanto triste, bisogna farla finire…».
    Amarezza. Solitudine. E indignazione quando il sindaco ha preso le difese di don Luciano che è cittadino di Alassio «come la bambina e la sua mamma, sua zia, suo nonno. Non avrebbe dovuto farlo». Ora Marco Melgrati invita alla cautela, è un garantista e una persona perbene, probabilmente voleva solo polemizzare contro una giustizia che a tanti appare incomprensibile (in carcere prima del processo e magari liberi dopo. anche se colpevoli): ma chi risarcirà la mamma per le calunnie? Non è vero che gioca d’azzardo, che non ha un lavoro, che è inadeguata a fare la madre, che non si occupa della bambina, che è una sprovveduta come più d’uno ha voluto insinuare. Il problema è che è costretta all’anonimato: se potesse rivelare che è figlia di un professionista importante, per esempio, tanti atteggiamenti cambierebbero.
    Qualcosa in realtà sta cambiando, da qualche giorno. Il vescovo di Albenga Mario Oliveri è voluto andare a Chiavari, a parlare a quattr’occhi con don Luciano. La magistratura ha aggiunto tasselli importanti all’inchiesta, anche se non lascia trapelare nulla proprio per tutelare le persone coinvolte. «La giustizia farà il suo corso. Ma tutta la famiglia chiede silenzio, adesso, perché la bambina ha bisogno di ritrovare completamente la serenità e potrebbe essere identificata. Sarebbe un crimine. Nei paesini del profondo sud una donna stuprata è sempre un po’ colpevole, è chiaro che se l’è andata a cercare… Non permettiamo una simile atrocità verso una bambina di undici anni. Non aggiungiamo dolore a dolore».
    Paolo Crecchi
    crecchi@ilsecoloxix.it

  • Albenga:caso Massaferro, risponde vescovo diocesano Oliveri

    Albenga:caso Massaferro, risponde vescovo diocesano Oliveri

    “Come ho già detto sin dal primo momento dell’arresto di Don Luciano, resto fiducioso che al più presto il sacerdote possa dimostrare la sua totale estraneità ai fatti di cui è indagato, con l’aiuto della difesa dei suoi legali, ai quali esprimo tutta la mia stima e gratitudine. Chiederò nuovamente, come Vescovo, che mi venga concesso un incontro, nel carcere di Chiavari, con il sacerdote, di cui sono padre e pastore. La cura della Parrocchia di San Vincenzo in Alassio, come già noto, resterà temporaneamente affidata ad un amministratore parrocchiale, sede plena, nella persona del Vicario Generale, Mons. Giorgio Brancaleoni”.

    Lo dichiara S.E. Mons. Mario Oliveri, (nella foto) vescovo della Diocesi di Albenga-Imperia, commentando l’ordinanza del tribunale del riesame relativa alla custodia cautelare di Don Luciano Massaferro.

    e.c.

    Lunedì 18 Gennaio 2010 ore 17:56

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=68022

     

  • Don Luciano, si scava nei rapporti con altre bimbe

    Don Luciano, si scava nei rapporti con altre bimbe

    Gli uomini della squadra mobile di Savona e del commissariato di Alassio stanno ascoltando i compagni del catechismo e della parrocchia per verificare la veridicità delle loro testimonianze su altri due presunti casi di violenza sessuale

    In attesa dell’incidente probatorio e di conoscere il contenuto del quarto computer sequestrato a don Luciano Massaferro (o meglio in casa di un’amica alla quale lo aveva regalato), il parroco delle chiese di San Vincenzo e San Giovanni di Alassio, l’inchiesta sulla presunta violenza sessuale messa in atto nei confronti di una parrocchiana di undici anni prosegue. Nell’ombra, nel silenzio del riserbo, gli uomini della squadra mobile di Savona e del commissariato alassino proseguono gli interrogatori di amici della ragazzina, di giovani che frequentano il catechismo e di semplici parrocchiani con l’intenzione di allargare il quadro indiziario di altri due episodi di violenza per i quali, al momento, non esiste alcuna contestazione concreta.

    Indubbiamente gli elementi raccolti nella prima fase dell’inchiesta debbo essere approfonditi come ha puntualizzato lo stesso tribunale del Riesame, nell’ordinanza con la quale si rigettava al richiesta di scarcerazione del sacerdote alassino.

    Nessuna ulteriore valanga di fango, quindi, addosso a don Lu, ma solo la necessità da parte dei sostituti procuratori della repubblica Giovanni Battista Ferro ed Alessandra Coccoli, di approfondire un filone dell’inchiesta madre.

    Per il momento si tratta di sospetti, di confessioni fatte tra minori e dal minorenni riportate agli investigatori che stanno cercando riscontri ed eventualmente denunce. Nulla di più, quindi, che una notizia di reato recepita, ma non ancora trasformatasi in capo di imputazione al prete assistito dagli avvocati Mauro Ronco e Alessandro Chirivì. «Fesserie, invenzioni» è la reazione di chi crede nell’innocenza di don Luciano e non ritiene veritiere neppure le presunte attenzioni morbose alla parrocchiana che hanno fatto scattare l’ordinanza.

    C’è però il grave indizio di reiterazione del reato ed inquinamento delle prove riscontrati dal giudici del riesame che influenzano la valutazione su don Luciano.

    Ovviamente l’attività di indagine è coperta dal massimo riserbo, anche e soprattutto a tutela dei giovani minorenni coinvolti, loro malgrado, in questa spiacevole vicenda.

    Don Luciano, comunque resta in carcere ad attendere novità e soprattutto sviluppi positivi della vicenda. Nella cella singola della sezione protetta del penitenziario di valle Armea a Sanremo, il sacerdote prega e legge il vangelo. Le sue condizioni psico-fisiche non sarebbero ottimali, al punto da spingere gli inquirenti a richiedere una sorveglianza continua per evitare gesti spiacevoli. Il prete resta sempre in attesa, anche della visita dell’anziano padre che dal 29 dicembre non ha più avuto occasione di incontrare.

    In carcere finora, don Lu ha incontrato i suoi avvocati, il cappellano di Chiavari, don Francesco Brioni, e monsignor Mario Oliveri, ordinario della diocesi d Albenga e Imperia.

    Il primo appuntamento concreto in agenda sotto il profilo giudiziario è l’incidente probatorio a cui verrà sottoposta l’undicenne che avrebbe subito le attenzioni morbose del prete. Il gip non ha ancora fissato la data dell’esame,ma questa potrebbe essere la settimana decisiva.

    L’interrogatorio rappresenta un passo ufficiale dell’inchiesta, ritenuto irripetibile, traslabile in udienza. Lavoro dei magistrati che, a meno di colpi di scena, potrebbe approdare poi alla notifica della conclusione delle indagini e al processo davanti al giudice delle udienze preliminari.

    A meno di novità, come detto, che potrebbero scaturire dal computer sotto perizia e da presunti altri due casi di violenza su minore.

  • Trovato il pc misterioso Il vescovo ha visitato don Lu

    Trovato il pc misterioso Il vescovo ha visitato don Lu

    MARCO RAFFA
    ALASSIO
    Risolto il giallo del quarto computer, il pc appartenuto a don Luciano Massaferro che gli investigatori cercano da settimane e che il parroco alassino arrestato con l’accusa di violenza sessuale su una undicenne aveva detto di non sapere dove fosse finito. «E’ “morto”, si è guastato, non so che fine abbia fatto». Questa, almeno secondo i suoi legali, era stata la risposta data agli investigatori in occasione dei primi due interrogatori.
    Il «portatile» sarebbe stato trovato in casa di un parrocchiano ed è già stato affidato agli esperti che dovranno vivisezionare l’apparecchiatura alla ricerca di eventuali file compromettenti. E’ molto difficile che, anche ammettendo che tali file esistano e siano mai stati nel computer (gli altri tre pc esaminati dai periti sono risultati assolutamente irreprensibili sotto ogni punto di vista), siano comunque «visibili». Esistono però, ovviamente, metodi di ricerca sofisticata che possono far riaffiorare anche memorie cancellate o parzialmente sovrascritte.
    Non è l’unica novità sul piano delle indagini: oggi infatti, alle nove del mattino nell’ufficio del giudice Emilio Fois, verrà conferito l’incarico alla psicologa genovese che dovrà ascoltare la ragazzina di undici anni dal cui racconto è scaturita l’accusa di violenza sessuale per il sacerdote. Al giuramento del perito parteciperanno anche i legali di don Massaferro (Alessandro Chirivì di Albenga e Mauro Ronco di Torino) che a loro volta nomineranno un consulente di parte. Sia da parte della Procura che della difesa viene data molta importanza all’audizione della ragazzina, che dovrà svolgersi in condizioni di particolare cautela e protezione. La legge consente infatti che la minore «parte offesa» venga ascoltata dal consulente nominato dal giudice, ed eventualmente dal giudice stesso eo dal pm, in un contesto di assoluta protezione. Eventuali consulenti di parte possono assistere all’interrogatorio in una stanza separata, collegata a quella dove si trova il minore da un vetro-specchio o da un impianto video a circuito chiuso, e in nessun caso possono interagire direttamente con la minore stessa. Con ogni probabilità l’audizione protetta si svolgerà nei primi giorni della prossima settimana. E sarà la prima volta che la piccola accusatrice di don Luciano verrà ascoltata non soltanto da chi conduce le indagini (prima dell’arresto del sacerdote un’audizione c’era già stata, ma limitata alla psicologa consulente del pm) ma anche, sia pure a distanza, dalla difesa.
    L’altroieri infine don Luciano ha ricevuto in carcere a Chiavari la visita del suo vescovo. Monsignor Mario Oliveri, come aveva ripetutamente chiesto senza risultato in precedenza, lo ha raggiunto nella sua cella, ha pregato con lui e lo ha confortato alla presenza di alcuni dei compagni di detenzione che sono apparsi a loro volta commossi e partecipi.

     

  • Don Luciano, autorizzata la visita del Vescovo

    Don Luciano, autorizzata la visita del Vescovo

    Il vescovo di Albenga mons. Mario Oliveri è stato autorizzato a visitare nel carcere di Chiavari, dov’è recluso, il parroco di Alassio (Savona) don Luciano Massaferro, arrestato il 29 dicembre scorso con l’accusa di violenza sessuale su una chierichetta di undici anni. Lo annuncia il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione che aveva fatto una richiesta in questo senso. «Ci auguriamo – afferma – che lo sblocco di questa situazione porti a un rasserenamento del clima, in modo che le indagini da parte della Procura di Savona possano ora procedere con serietà e celerità fino all’accertamento della verità».

    «Ci auguriamo anche – aggiunge Buttiglione – che vista la delicatezza della situazione venga assicurata a tutti i soggetti coinvolti, in primis la bambina e il sacerdote, un’adeguata tutela della loro dignità, con l’utilizzo di tutti gli strumenti di sostegno necessari».

  • Buttiglione: inammissibile che il vescovo non possa far visita a don Lu

    Buttiglione: inammissibile che il vescovo non possa far visita a don Lu

    Sul caso di don Luciano interviene nuovamente il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione: «Sono 22 giorni che don Luciano Massaferro, parroco di Alassio, è in carcere con la grave accusa di pedofilia», scrive Buuttiglione in una nota.«Non c’è dubbio che le indagini debbano fare il loro corso in giustizia e verità, come ha detto il cardinal Bagnasco e riteniamo che dimostreranno l’innocenza del parroco. Mi chiedo però come mai non sia permesso al suo vescovo di andare a visitarlo nel carcere di Chiavari. Monsignor Mario Oliveri, vescovo ordinario diocesano di Albenga nel cui territorio si trova Alassio, da tempo chiede la possibilità di incontrare il suo sacerdote, cosa cui ha diritto. Mi chiedo dunque se non sia il caso che un ispettore ministeriale verifichi i motivi di tale insistito diniego alla visita del vescovo”.

  • «Può farlo di nuovo»: Don Lu resta in cella

    «Può farlo di nuovo»: Don Lu resta in cella

    Don Luciano Massaferro resta in carcere. Così ha deciso il tribunale del Riesame al termine di quattro giorni di camera di consiglio, aggravando l’aspetto delle esigenze cautelari. Non ci sarebbe infatti solo il timore di una reiterazione del reato, ma di fronte alle contraddizioni palesate negli interrogatori «una sua scarcerazione potrebbe creare problemi sotto il profilo dell’inquinamento delle prove». Ossia don Luciano, tornando a casa, potrebbe avere la possibilità di intralciare le indagini, anche perché, come anticipato nei giorni scorsi dai racconti dei compagni della presunta vittima, sarebbero venuti alla luce altri due presunti aspetti su cui fare luce. Altre due ragazzine divenute oggetto delle attenzioni pericolose del prete. E non è una decisione senza importanza quella che arriva dal Riesame. In attesa del processo, è un pronunciamento ufficiale e quindi in grado di segnare il destino futuro.

    Ma è di ieri anche l’inquietante notizia di un furto messo a segno nell’abitazione della famiglia della ragazzina implicata nella vicenda. Un episodio che la magistratura, pur riservandosi dietro un no comment sui particolari, puntualizza come «non abbia nulla di ricollegabile all’inchiesta». Un’incursione denunciata ieri e che va a rendere ancora più odiosa una vicenda brutta già di per sè e tutt’altro che conclusa.

    L’ordinanza di sedici pagine depositate ieri in cancelleria ha invece di fatto accolto in toto il castello accusatorio costruito dalla procura di Savona. Secondo i giudici genovesi la bambina di undici anni, vittima delle presunte attenzioni sessuali del sacerdote di Alassio, è attendibile sotto tutti i profili e soprattutto «ha sempre descritto in modo univoco i fatti, di fronte ai vari psicologi, ma anche alla presenza della madre, del nonno ed a casa del prete». Un confronto, non giudiziario, che non è mai venuto alla luce e regala un ulteriore aspetto di riflessione sulla vicenda.

    Don Luciano sapeva, quindi, delle accuse prima ancora dell’arresto e benché i giudici non facciano riferimenti temporali a quell’episodio, la sparizione del quarto computer risalirebbe proprio a quel periodo.

    Sulla sua esistenza anche i giudici del riesame non hanno dubbi sostenendo «che c’è un computer di cui don Luciano nega l’esistenza» e che un testimone oculare aveva indicato senza ombra di dubbio. Si tratta di un perito informatico che aveva lavorato in casa del sacerdote per trasferire alcuni files dal vecchio pc a quello nuovo.

    Se l’ordinanza regala otto pagine alla trattazione giuridica sull’attendibilità della presunta vittima, i giudici hanno anche fornito riscontri su fatti accessori che hanno convinto il sostituto procuratore Alessandra Coccoli a richiedere al giudice delle indagini preliminari Emilio Fois l’ordinanza di custodia cautelare.

    Ma i giudici del Riesame hanno regalato spunti anche sulle varie testimonianze fornite dai compagni della ragazzina, dei vicini di casa del prete e dei parrocchiani che a più riprese hanno smentito le dichiarazioni rese in interrogatorio da parte di don Luciano.

    Una vicenda sulla quale il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, invita alla pacatezza e alla riflessione, dopo le prese di posizione nette della prima ora: «Lasciamo che le cose facciano il loro corso e preghiamo che tutto si risolva nella giustizia e nella verità». Prima un articolo su Avvenire nel quale veniva duramente attaccata la procura savonese per l’arresto (e soprattutto la conferma della custodia cautelare in carcere) per il sacerdote alassino. E poi il silenzio, che suonava come una benedizione alla linea del quotidiano dei vescovi, del vescovo di Albenga-Imperia. Mario Oliveri si era detto convinto di trovarsi di fronte a un colossale malinteso e si era limitato a commentare «Non ho nulla da aggiungere né da togliere a quanto pubblicato sull’Avvenire».

    A bocce ferme, il presidente dei vescovi (che aveva già precisato di non conoscere personalmente e di non aver mai incontrato don Luciano) indica le virtù da seguire: «La giustizia – che è quella degli uomini ma anche quella divina – e la verità, piaccia o meno».