Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 32 del 13 aprile

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 32 del 13 aprile

    Francesco Zanardi – I sopravvissuti agli abusi sessuali raccontano le loro storie nel tribunale fallimentare alla presenza dell’arcivescovo di Baltimora

    L’arcivescovo William E. Lori era seduto in silenzio lunedì mentre i sopravvissuti ad abusi sessuali violenti per mano di sacerdoti e personale impiegato dall’arcidiocesi di Baltimora, raccontavano le loro storie.

    Una donna ha raccontato che i suoi abusi sono iniziati in prima elementare. Un altra che un prete la minacciava abitualmente con una pistola e che una volta le ha tenuto la testa sott’acqua vicino alle eliche di una barca, per farla tacere sui suoi ripetuti stupri. Un uomo ha descritto come gli abusi subiti da adolescente lo abbiano portato su un percorso di distruzione che lo ha perseguitato per anni. Tutti hanno affermato di vivere ancora oggi con la depressione e gli incubi legati agli abusi subiti.

    I sopravvissuti agli abusi sessuali hanno combattuto per questa opportunità da quando l’ arcidiocesi di Baltimora ha dichiarato bancarotta, lo scorso autunno, pochi giorni prima che entrasse in vigore una legge del Maryland chiamata Child Victims Act. La legge consente ai sopravvissuti di fare causa indipendentemente da quando è avvenuto l’abuso.

    Lori ascoltava attentamente mentre i sopravvissuti raccontavano le storie di come le loro vite e, in alcuni casi, la loro volontà di vivere, furono portate via per mano dei leader della chiesa di cui si fidavano.

    “Sono venuto come sacerdote e pastore e come qualcuno che spera che, questo possa contribuire in qualche modo alla guarigione”, ha detto l’arcivescovo.


    Alessio Di Florio – La Chiesa italiana non accetta indagini indipendenti sugli abusi

    In Italia, paese a maggioranza cattolica, lo scandalo degli abusi all’interno della Chiesa ha avuto un impatto deflagrante per la popolazione che ha dovuto prendere coscienza della vastità del fenomeno. Secondo i dati diffusi nel 2022 dall’Osservatorio permanente della Rete L’Abuso, in Italia sono 325 i sacerdoti denunciati per pedofilia e 161 sono stati condannati in via definitiva, ma sarebbero migliaia le vittime di violenza sessuale da parte di membri del clero. A differenza di quanto accaduto in Francia nel 2018, in Italia non è mai stata avviata una indagine indipendente che potesse far luce sulla reale portata del fenomeno degli abusi nella Chiesa ma sono stati pubblicati, sempre nel 2022, solo i risultati di un rapporto che si basa su alcuni casi segnalati alla Chiesa stessa tramite i suoi Centri d’ascolto, fra il 2020 e il 2021. Secondo tale report vi sarebbero state 89 segnalazioni di molestie a carico di prelati e 613 fascicoli aperti, ma i dati forniti dalla Cei sono ben lontani dalla realtà.  Bisogna sottolineare, infatti, che in Italia non vi è l’obbligo da parte di sacerdoti o vescovi, di denunciare i pedofili alle competenti autorità italiane e, per tale motivo, molti sacerdoti denunciati per abusi sono stati semplicemente trasferiti di sede, lasciando loro la libertà di reiterare i propri comportamenti.

    È un passaggio di un articolo pubblicato dalla testata Tio.Ch dal titolo “Quella Chiesa che odia i bambini”, report sulla situazione in vari Stati europei. Nel 2022 citato nell’articolo, in occasione della presentazione del report della CEI, mons. Ghizzoni (presidente del Servizio nazionale per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili del Consiglio dei vescovi) disse esplicitamente che la CEI non accetterà mai una commissione indipendente per indagare sugli abusi. Per Ghizzoni e la conferenza dei vescovi italiani solo loro possono “indagare”, solo loro possono occuparsene, solo loro possono esprimersi. In sostanza la posizione dei vescovi italiani è che gli unici autorizzati o dotati delle competenze necessarie per svolgere indagini sulla Chiesa sono gli stessi chierici – ha sottolineato in un articolo già citato in una precedente edizione del tg worldcrunch.com – in questa prospettiva la prevenzione, di per sé giusta e necessaria, serve soprattutto come alibi per non fare luce sul passato.


    Federica Tourn – In Polonia un terzo degli abusi è commesso da preti

    La Chiesa cattolica in Polonia è precipitata in una crisi ancora più profonda dopo che un nuovo rapporto, che ha rivelato che quasi il 30% dei recenti casi di abusi sessuali su minori sono stati commessi da preti.

    Tra il 2017 e il 2020 sono stati segnalati 345 casi di pedocriminalità e di questi la commissione “si sta occupando di 100 casi in cui un membro del clero è stato segnalato come autore di violenza sessuale su un bambino sotto i 15 anni”.

    La percentuale è tanto più scioccante perché equivale quasi alla percentuale di abusi sui minori commessi da familiari delle vittime, che la commissione valuta pari al 35%.

    “È davvero una cosa enorme”, ha detto Stéphane Joulain, sacerdote e psicoterapeuta francese specializzato nel trattamento degli abusi sessuali sui minori.

    “Ciò dimostra tutta la portata del problema in Polonia”, ha affermato.

    Inoltre, la commissione ha rivelato di aver inoltrato 55 richieste di rinvio a giudizio alla magistratura polacca.

    Di questi, 36 riguardavano la mancata denuncia di casi di abusi sessuali su minori di cui erano sospettati membri del clero.

    La commissione ha lamentato che la Chiesa non le ha fornito una serie di documenti richiesti.

    “Finora abbiamo ricevuto ripetute assicurazioni sulla disponibilità a collaborare. Ne siamo molto soddisfatti, ma non abbiamo ancora visto la realizzazione di questa assicurazione”, ha detto il presidente della commissione Blazej Kmieciak.

    “Anche se è costretta ad andare avanti su questi temi, l’istituzione polacca resiste e persevera in un sistema di copertura di questi scandali”, ha detto Joulain.

    È convinto che le cifre appena annunciate siano solo la punta dell’iceberg.

    “Nel mondo laico, così come in quello religioso, gli abusi sessuali sono largamente sottostimati”, ha sottolineato.

    “Ciò è particolarmente vero in una società radicata nella tradizione in cui la Chiesa e la famiglia svolgono un ruolo importante: nessuno vuole offuscare l’immagine di queste istituzioni”, ha detto il sacerdote-terapeuta.

    La Chiesa polacca è scossa da quasi due anni da una grave crisi di fiducia nella sua gerarchia.

    Il documentario del giornalista Tomasz Sekielski sulla questione nel 2019 ha suscitato indignazione tra i cattolici polacchi.

    La Conferenza episcopale polacca ha poi pubblicato lo scorso giugno un rapporto da cui sono emerse diverse centinaia di nuove denunce dal 2018 contro membri del clero.

    A causa di questi scandali molti cattolici polacchi si allontanano dalla Chiesa.

    “Ci sono sempre più atti pubblici di apostasia”, constata padre Joulain.

    “In un Paese marcatamente di destra, con una forte presenza della Chiesa nel tessuto sociale, e che è oltretutto il paese natale di Giovanni Paolo II, queste rivelazioni sono un enorme schiaffo in faccia”, ha ammesso.

    Papa Francesco, solo nell’ultimo anno, ha sanzionato otto vescovi polacchi per aver insabbiato casi di abusi sessuali da parte del clero.

    “Ma se non saranno assicurati alla giustizia, ciò favorirà un sentimento di imputazione”, ha lamentato Joulain.

    Ha detto che non escluderebbe uno scenario in Polonia simile a quello verificatosi nel giugno 2019, quando tutti i vescovi del Cile presentarono le loro dimissioni al papa.

    Fonte: La Croix


    Ludovica Eugenio – Decapitato il Vicariato di Roma

    Decapitato il Vicariato di Roma: il cardinal vicario Angelo De Donatis è stato nominato da papa Francesco a penitenziere maggiore in Vaticano e il gesuita mons. Daniele Libanori finora vescovo ausiliare per il settore di Roma centro, diventa «assessore del Santo Padre per la vita consacrata», un ruolo che non ha precedenti. Siluramenti o promozioni? Libanori, nominato ausiliare nel 2017,

    Libanori ha maturato molta esperienza nella sua veste di commissario di comunità religiose problematiche: dalla slovena Comunità Loyola, co-fondata dall’ex gesuita abusatore Marko Rupnik, alla Famiglia di Maria. Nella gestione del caso Rupnik, Libanori ha sempre ascoltato le sopravvissute agli abusi, e non ha mai difeso Rupnik, che invece gode ancora adesso di grandi protezioni in Vaticano e presso il cardinale, ormai ex vicario, De Donatis, di cui è stato mentore e guida spirituale, che lo ha sempre spalleggiato. Di Libanori è l’indagine che ha portato allo scioglimento della comunità Loyola, dove il teologo artista ha perpetrato a partire dagli anni ‘90 abusi psicologici, spirituali e sessuali su diverse consacrate. In un’intervista al quotidiano francese La Croix del 16 febbraio 2023, Libanori smentì che Rupnik si fosse mai pentito, smentendo di fatto quanto affermato dal generale dei gesuiti p. Arturo Sosa, che in un’intervista aveva affermato il contrario. Libanori ha poi sempre sostenuto le vittime dell’ex gesuita nel loro diritto a un processo e aveva messo in luce che a impedirlo era intervenuta la prescrizione». Il papa, che ha sempre protetto Rupnik, tanto da incontrare non le vittime, ma la presidente del Centro Aletti di Rupnik, lo scorso ottobre, quella prescrizione l’ha tolta, per rendere possibile il processo. Forse ha cominciato forse a nutrire dubbi sull’innocenza di Rupnik, forse ha capito e apprezzato la posizione di Libanori e lo ha voluto valorizzare ora con un incarico di rilievo, al suo fianco. Si capirà solo con il tempo.

    Quanto alla rimozione del cardinal vicario De Donatis, quasi certamente si tratta di un siluramento. La Penitenzieria apostolica è infatti un organismo antico e prestigioso di scarsa rilevanza su un piano “politico”. Se è vero che il papa sta cambiando idea su Rupnik, potrebbe aver punito De Donatis, con cui il rapporto è sempre stato teso, per la sua posizione ultragarantista nei confronti del mosaicista, poi espulso dalla Compagnia di Gesù, o per il comunicato del vicariato dai toni compiaciuti e ben poco formali che lo scorso autunno dava conto delle conclusioni positive della visita canonica al Centro Aletti definendone la vita comunitaria «sana e priva di particolari criticità», che sembra aver messo in imbarazzo i vescovi della Diocesi.

  • Mercoledì 1 al Kenisa presentazione del podcast “La Confessione”

    Mercoledì 1 al Kenisa presentazione del podcast “La Confessione”

    Mercoledì prossimo, 10 aprile, al Kenisa, ore 18:30 , si terrà la presentazione del podcast “La Confessione” che ricostruisce come la Chiesa italiana silenzia le denunce delle vittime, copre i preti sotto accusa e nasconde lo scandalo. Il lavoro firmato da Stefano Feltri, Giorgio Meletti e Federica Tourn racconta, con audio originali, la vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo, condannato lo scorso 5 marzo a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale .  Gli autori ripercorrono la storia con una visione un po’ più ampia ponendo l’interrogativo del  perché soltanto in Italia non è ancora scoppiato il caso degli abusi nella Chiesa cattolica. E così dal racconto emerge che il sistema di copertura degli abusatori è ancora in piedi ed efficace, coinvolge decine e decine di preti e vescovi ed è tacitamente approvato dai vertici del Vaticano.

    Il podcast La Confessione ricostruisce come la Chiesa italiana silenzia le denunce delle vittime, copre i preti sotto accusa e nasconde lo scandalo. E sono loro, i preti, a raccontarlo.

    “Ho insabbiato tutto”, dice il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, intercettato al telefono mentre parla con il prete accusato di violenza sessuale, don Giuseppe Rugolo.

    Per la prima volta possiamo ascoltare direttamente i protagonisti di una vicenda di abusi spiegare come funziona il sistema per insabbiare e depistare, come si usano le risorse della Chiesa per tacitare le vittime e lasciare gli abusatori impuniti. Secondo Gisana, le accuse di violenza sessuale per Rugolo sono un dono di Dio, “per diventare santo”.

    Antonio Messina, il giovane archeologo che ha denunciato, è un ragazzo di Enna che per anni è stato abusato da don Rugolo, fin da quando era minorenne. Nel 2014 inizia a chiedere giustizia alle strutture ecclesiastiche, dieci anni dopo arriva la sentenza dalla magistratura ordinaria.

    Grazie alla sua denuncia, sono emersi i documenti audio su cui si basa questo podcast: intercettazioni telefoniche e dialoghi registrati dai protagonisti all’insaputa l’uno dell’altro.

    Possiamo sentire così monsignor Gisana, vescovo tuttora in carica, che propone di comprare il silenzio della vittima con soldi tolti ai poveri della Caritas, e che ammette di usare i fondi dell’otto per mille per sostenere il prete abusatore e mandarlo a Ferrara, al riparo dalle accuse, sempre per occuparsi di ragazzini, con l’appoggio del vescovo locale, monsignor Gian Carlo Perego.

    La Confessione è un podcast che sviluppa l’inchiesta di rilievo internazionale che conduce ormai da due anni Federica Tourn sugli abusi nella Chiesa e che già ha fatto esplodere il caso del gesuita Marko Rupnik.

    Federica Tourn ha seguito tutte le fasi dell’inchiesta e del processo, ha intervistato i protagonisti e gli esperti. Con Stefano Feltri e Giorgio Meletti ha costruito un atto d’accusa che per la prima volta racconta le responsabilità dei vertici della Chiesa italiana e del Vaticano, incluso papa Francesco che ha pubblicamente elogiato il vescovo insabbiatore Gisana.

    All’evento, moderato dalla giornalista Pierelisa Rizzo, partecipano, oltre agli autori Meletti e Tourn, Antonio Messina,  e la sua avvocata Eleanna Parasiliti Molica mentre collegato in videoconferenza ci sarà Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso, unica associazione italiana che si occupa di sopravvissuti agli abusi clericali.  

    La Confessione

    è un podcast di giornalismo investigativo in 7 puntate disponibile su Spotify e tutte le principali piattaforme

    Autori:

    Stefano Feltri

    Giorgio Meletti

    Federica Tourn

    Con la collaborazione di

    Carmelo Rosa

    Consulenza musicale e sonora

    Stefano Tumiati

    Produzione:

    Il podcast La Confessione è possibile grazie al sostegno degli abbonati alla newsletter Appunti

  • Scandalo Rupnik, cinque vittime denunciano gli abusi

    Scandalo Rupnik, cinque vittime denunciano gli abusi

    CITTÀ DEL VATICANO – Cinque denunce di presunte vittime dell’ex padre gesuita Marko Rupnik sono state depositate questa mattina al Dicastero della Dottrina della Fede dove è in corso una indagine. Nell’ottobre scorso, con una decisione clamorosa, era stato papa Francesco stesso a riaprire il caso dell’ex gesuita sloveno e noto mosaicista, disponendo una speciale deroga alle norme sulla prescrizione.

    Le testimonianze di presunti abusi subiti, come apprende l’agenzia di stampa italiana Ansa, sono state depositate dall’avvocato delle donne vittime, Laura Sgrò. Si tratta di due già note, e altre tre non ancora conosciute.

    Le denunce presentate riguardano cinque presunte vittime e parlano tutte di forti «pressioni psicologiche e spirituali». Due hanno raccontato la loro storia in una conferenza stampa il 21 febbraio scorso. Le altre tre sono due ex religiose e una religiosa. Una di queste, racconta il suo ingresso nel centro Aletti e i suoi rapporti con Rupnik fattisi sempre più intensi fino a quando cominciarono a essere caratterizzati da molestie continue sul luogo di lavoro, i cantieri dove prestava la sua opera per la realizzazione dei mosaici. Avrebbe subito un continuo “love bombing”. I rapporti si interrompono nel 2014 quando la religiosa per i traumi psichici riportati ricorre a terapie.

    La seconda entrò a far parte della Comunità di Loyola in Slovenia nel 1990 all’età di 24 anni. Anche lei racconta di violenze progressive, manipolazioni, vessazioni psicologiche, minacce, in particolare un episodio in cui padre Rupnik per dimostrarle la sua «forza» le ruppe un dito con le mani. «Ora hai il sigillo permanente della Compagnia di Gesù per sempre», le avrebbe detto motivando così quella violenza. La religiosa lasciò la Comunità nel 1998.

    La terza presunta vittima conobbe padre Rupnik nel 1980. Nella sua denuncia si descrivono con particolari dettagliati anche presunte violenze sessuali oltre che le richieste continue dello stesso Rupnik di partecipare a esperienze di sesso a tre, da lei sempre rifiutate. La donna decise anche di affrontare la questione con Rupnik ma «durante il dialogo e la confessione» in cui «gli disse chiaramente che era proprio lui l’origine del suo malessere», l’ex gesuita «si limitò a rispondere che non comprendeva cosa stesse dicendo».

    https://www.tio.ch/dal-mondo/cronaca/1745619/rupnik-vittime-cinque-abusi-decisione

  • (De)costruire il potere: il caso degli eccessi di potere sugli adulti

    (De)costruire il potere: il caso degli eccessi di potere sugli adulti

    Qui l’introduzione a questo testo.

    Chiesa cattolica e potere. Tema vastissimo, collegato agli abusi sessuali che monopolizzano la mia ricerca fin dagli anni ’90, il tema degli eccessi di potere all’interno della Chiesa cattolica, soprattutto nei confronti delle donne adulte, spesso ne costituisce l’introduzione.

    Eccessi e abusi di potere sono onnipresenti in tutte le società del mondo e a tutti i livelli strutturali. Tuttavia, il potere non si riduce alla violenza. È innanzitutto una realtà antropologica, un “posso”, che richiede di essere regolato eticamente per contribuire all’umanizzazione delle persone e delle società. È poi una realtà culturale, nel senso che i sistemi simbolici sociali come le religioni e le culture esercitano un potere complesso che può essere liberatorio o oppressivo, persino schiavizzante, tanto quanto la violenza esterna. Può contribuire alla libertà e all’emancipazione degli individui proponendo un’articolazione di segni, valori, norme, rappresentazioni… che permettono loro di appropriarsene per determinarsi, dare senso alla loro esistenza, emanciparsi e contribuire a loro volta allo sviluppo creativo di questi sistemi simbolici.

    Ma per molteplici ragioni che coinvolgono sia gli individui nella loro storia che le comunità umane nella loro strutturazione, le rappresentazioni ideali e normative, i funzionamenti istituzionali e gerarchici sistematici, ecc., l’esercizio di questo potere può degenerare, spesso in modo insidioso all’inizio, ma tanto più fortemente quando permea il simbolico a servizio dell’unità della persona e della sua possibilità di dare senso alla sua esistenza. L’eccesso di potere, con le sue complicità, può diventare un piano inclinato verso gli abusi caratterizzati subiti dalle vittime. Le loro modalità sono molteplici: autoritarismo, manipolazione della paura, risentimento, fake news, complottismo, oppressione, coercizione, molestie, controllo, asservimento fino alla schiavitù, abuso di coscienza, abusi finanziari, sessuali… Le comunità credenti non ne sono esenti, aggiungendo ancora a questa lista non esaustiva gli abusi spirituali e pastorali. Mi limiterò qui alla Chiesa cattolica e affronterò quattro punti. Innanzitutto gli abusi generati dall’eccesso di potere dei chierici sulle donne (1) esaminando la lenta emergenza delle rivelazioni (2), quindi alcune ragioni diventate evidenti di questi abusi (3) e infine l’immenso compito collettivo di ascoltare, discernere, riconoscere, prevenire a servizio di una dignità vulnerabile (4).

    I. La cultura degli abusi

    La presa di coscienza degli abusi all’interno della Chiesa avviene, ma lentamente e sotto la pressione delle testimonianze delle vittime, dei media e della società. Per la pedofilia, la Chiesa francese ha attraversato due fasi principali: innanzitutto il riconoscimento spaventato delle trasgressioni sui minori impostosi a causa della reputazione dell’istituzione; in seguito, la presa di coscienza della gravità del trauma delle vittime, bambini e persone vulnerabili, che ha portato alla creazione della CIASE nel febbraio 2019.

    Questa presa di coscienza è stata accompagnata da una diagnosi sintetizzata e cristallizzata dal papa Francesco nella parola “clericalismo”: questa cultura di relazioni disfunzionali tra chierici e laici a causa dell’asimmetria di potere e di un’abitudine di superiorità dei preti sui laici con, dice ancora Francesco, «un’eccessiva fissazione [del clericalismo] sul sesto comandamento». L’abuso sessuale è quindi una delle estreme conseguenze (ma non per questo rara) della dominazione e dell’eccesso di potere.

    Questa presa di coscienza ha portato ad alcune misure preventive. I leader della Chiesa hanno così compiuto un primo passo necessario, ma non sufficiente rispetto alla “cultura degli abusi” che deriva da una struttura di governo che concentra tutti i poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) e sostenuta principalmente solo dal ministero ordinato, e in particolare dalla gerarchia episcopale fino ai cardinali.

    Tuttavia, questi abusi di potere sono come l’anticamera degli abusi sessuali. E la pedofilia è solo la punta dell’iceberg, quella che la giustizia civile obbliga a riconoscere ma che alcuni leader ecclesiastici cercano di negare o minimizzare nella sua gravità o di soffocare. Rimane tutta la parte sommersa degli abusi sugli adulti particolarmente vulnerabili o resi tali dalle situazioni di eccesso di potere. Tuttavia, e lo dico con ancora più forza poiché questo contributo rischia di farlo dimenticare, non tutti i ministri ordinati della Chiesa sono coinvolti negli abusi. Alcuni (e non sono pochi) sono loro stessi vittime della loro gerarchia, mentre altri lottano, al loro livello e con mezzi pastorali talvolta molto limitati, contro il clericalismo e gli eccessi di potere. Ma sono legati mani e piedi dal sistema.

    E poi la cultura clericale non è l’unica responsabile. Non solo a causa dell’immaturità narcisistica di molti preti, di precedenti aggressioni nella loro giovinezza, ma anche della concentrazione gerarchica di tutto il potere (legislativo, giudiziario, esecutivo) e del patriarcalismo che continua a essere prevalente. È il documentario “Religiose abusate, lo scandalo nascosto della Chiesa”, trasmesso nel marzo 2019 su ARTE, a creare uno shock mondiale. Uno spettacolo di degenerazione aggravato dalle rivelazioni degli abusi commessi dai fondatori di nuove comunità.

    Queste disfunzioni sistemiche non coinvolgono tuttavia solo il funzionamento dell’istituzione ecclesiastica. Si basano sulle disfunzioni sistemiche delle moderne società, caratterizzate dal potere di dominio del modello liberale, individualista e consumista e dalla sua capacità di frammentazione e accelerazione del tempo, ecc. I sistemi di dominio successivi (con abusi e maltrattamenti nell’infanzia) o contemporanei si intrecciano tra loro e si influenzano reciprocamente, o addirittura si potenziano. Le donne ne sono ancora una volta le prime vittime, prima come bambine, poi come adulte, pur rimanendo in gran parte “invisibili”. Il diffondersi del movimento #MeToo, le coraggiose testimonianze delle vittime di abusi di ogni tipo nel mondo dello sport, dello spettacolo, dei media, ecc., il numero di femminicidi, le ricerche accademiche… ricordano che le disuguaglianze di genere perpetuano le circostanze favorevoli al dominio.

    II. Emergenza delle rivelazioni sugli abusi di potere sulle donne nella Chiesa

    Le prime segnalazioni di abusi sessuali da parte di chierici su donne adulte risalgono agli anni ’60. Richard Sipe pubblica i risultati delle sue ricerche e li invia ai vescovi americani, notando che circa la metà dei preti negli Stati Uniti praticano il celibato… Se alcune relazioni sono consenzienti, molte non lo sono. Ma denunciare è generalmente impossibile: i fatti sono conosciuti o intuiti, ma segnalarli significa rischiare il licenziamento o il discredito. Questo vale ancora oggi ampiamente per l’Africa, il Medio Oriente, l’Asia e l’America del Sud… per le donne, ma anche per le suore che generalmente hanno uno status di seconda classe; tanto più quando la loro congregazione dipende dal vescovo locale. Questa sottomissione agli uomini che dirigono la Chiesa rende quasi impossibile la denuncia di queste aggressioni.

    Negli anni ’90, alcune religiose preparano per il Vaticano rapporti confidenziali centrati sull’Africa. Nel 1994- 1995, due suore, Maura O’Donohue e Marie McDonald, sensibilizzano la curia sugli abusi sulle suore, soprattutto in contesto africano. Ma è solo dopo la pubblicazione di questo documento nel National Catholic Reporter nel marzo 2001 che il portavoce della Santa Sede, Joaquin Navarro-Valls, parla di un «problema limitato geograficamente e che verrà risolto tramite la formazione e caso per caso». Negazione da parte della gerarchia.

    Ma durante gli ultimi due decenni, le rivelazioni sulla pedocriminalità autorizzano nuove pubblicazioni che lasciano intravedere abusi di potere prima delle aggressioni sessuali sia su bambini che su donne adulte. Sophie Ducrey è abusata da un prete della Comunità Saint-Jean; Anne Mardon è vittima del fondatore delle Fraternità monastiche di Gerusalemme a Saint-Gervais; Doris Wagner è abusata all’interno della comunità “Das Werk”. Renata Patti è stata vittima di abusi di potere all’interno dei Focolari. Sarah Suco, la cui famiglia è stata “arruolata” da una comunità carismatica, ha realizzato un film autobiografico, Les Éblouis. Donne tedesche hanno reagito al documentario di ARTE raggruppando le loro testimonianze di “persone coinvolte” (Betroffene) in un libro collettivo che analizza i processi di manipolazione. E che dire dell’ex gesuita Marko Rupnik, autore di numerosi mosaici, che ha abusato di una quarantina di suore e che ha a lungo goduto di varie protezioni in Vaticano… Si aggiungono i rapporti ufficiali – come quello della CIASE – pubblicati da istanze nazionali in vari Paesi del mondo. In Cile, gli abusi sono stati particolarmente scabrosi e abietti. Régine e Guy Ringwald raccontano come il prete Fernando Karadima e il gesuita Renato Poblete abbiano agito grazie a complicità politiche ed ecclesiali, a sistemi di corruzione diffusa e a un’impresa indubbiamente settaria su vasta scala (Stati Uniti, Australia, Paesi europei…). E non è finita: il 20 marzo 2024, gli otto ricercatori della commissione Indipendente e Interdisciplinare d’inchiesta sui Foyers de charité, presieduta da Alessandra Pozzo, hanno annunciato le loro dimissioni collettive. Anche qui: abusi di potere, abusi spirituali, di coscienza e sessuali in moltissimi Foyers… Ma l’emersione delle disfunzioni disturba e gli ostacoli si moltiplicano, fino a mettere in discussione l’indipendenza della commissione e le risorse finanziarie di una segreteria.

    Questa somma di testimonianze consente di basarsi sulle parole delle vittime per stabilire un’analisi interpretativa degli abusi di potere dei chierici su laici adulti, soprattutto donne. Non si possono comprendere né il trauma delle vittime né le disfunzioni istituzionali, né le distorsioni cognitive, ecc., se non si parte dalle parole delle interessate.

    III. Perché questi abusi di potere sulle donne?

    Ci sono diverse concause che connettono quelle relative alla Chiesa e alle sue dottrine a quelle delle società in cui questa Chiesa è radicata. Ne considereremo tre aspetti principali.

    Il potere legato al contesto e al luogo dell’abuso

    La stragrande maggioranza degli abusi avviene durante atti ecclesiastici esercitati da chierici in virtù del loro potere ministeriale e pastorale: 14 delle 23 donne tedesche sono state abusate durante un accompagnamento spirituale, 5 durante una confessione e 4 durante l’eucaristia. Lo stesso è accaduto a Sophie Ducrey, Anne Mardon, Doris Wagner…

    E questo non è casuale, poiché questo contesto è il luogo di una grande asimmetria di potere: innanzitutto a causa del ruolo assunto dall’autore degli abusi, detentore del potere ministeriale e pastorale. Se l’accompagnatore può non essere un prete, lo è comunque nella stragrande maggioranza dei casi, anche solo per il legame con la confessione. Tuttavia, non si può ricevere questo sacramento senza la mediazione di un chierico che stabilisce luogo e ora dell’appuntamento…

    Inoltre, perché l’accompagnamento spirituale richiede una reale possibilità di confidenza che rappresenta un grande pericolo per le persone accompagnate. Il consigliere/direttore spirituale e confessore sa molte cose intime legate alla vita personale delle sue dirette. Può usarle per esercitare pressioni su di loro, esigere una relazione, minacciare, molestare… giustificandosi eventualmente con argomenti teologici che manipola a proprio vantaggio. I

    nfine, perché è lui a decidere, responsabile dei luoghi che spesso sono senza finestre, serrati, impedendo la fuga, talvolta con un letto nelle vicinanze…

    Se nessuno è invulnerabile, la vulnerabilità effettiva delle persone dipende anche dal contesto che l’abusatore crea per sottomettere la sua futura vittima:

    – contesto dell’incontro: spesso lontano dagli sguardi esterni, dalla famiglia e dal cerchio dei parenti della donna interessata;

    – contesto costruito per suscitare compassione e giustificare la richiesta: quando il chierico sottolinea un eccesso di lavoro, una compensazione per il dono totale nel sacerdozio, un’infanzia difficile… Nel caso della tedesca Karin Weissenfels, il prete racconta la sua vita difficile per commuovere e chiedere l’inaccettabile;

    – contesto creato da regole spirituali proprie che impongono, se necessario, vincoli canonici illegali come l’obbligo di scegliere una persona specifica della comunità come confessore e accompagnatore. Una delle donne tedesche, Miriam Leb, vuole scegliere il suo confessore e preferisce rifiutare l’assoluzione piuttosto che rinunciare a questo. Ma il prete accompagnatore le invia un SMS la sera stessa per farla sentire in colpa: «Cosa faresti se morissi stanotte?… Andresti direttamente all’inferno». Questo atteggiamento, che va contro il diritto all’autodeterminazione spirituale, viola anche il canone 630 del Codice di Diritto Canonico del 1983 (CDC);

    – a volte il contesto è totalmente frammentato, illegale dal punto di vista canonico, mescolando foro interno e foro esterno, quando non dipende direttamente dalle fantasie del chierico che si prende per la voce di Dio, giustificando così ciò che impone: messe private a due (Mardon, Garnier…) o violazione del segreto della confessione da parte del confessore. Quello di Ellen Adler richiede una confessione generale (ingiustificata nelle circostanze pratiche di un monastero dove lei è solo di passaggio) e chiede inoltre a un novizio di essere presente «perché possa acquisire esperienza». Karin Weissenfels rimane incinta di un prete che poi le chiede di abortire. Per convincerla, questo prete le indica un collega che potrà darle l’assoluzione dopo il fatto; Karin, tuttavia, non convinta, spera di trovare da lui un aiuto per discernere, ma scopre che è complice del primo…;

    – infine, il contesto dipende anche dalle situazioni di vita delle donne e dalla loro storia, specialmente quando sono già state vittime di abusi all’interno della propria famiglia o della loro cerchia di conoscenze (incesto, abusi sessuali, abusi di potere, maltrattamenti). O quando c’è stata la morte di un parente, quando la donna vive un dramma familiare, il bullismo a scuola o sul lavoro, una situazione di isolamento, discriminazioni… Tutto ciò è frequente e può aumentare la vulnerabilità, ma anche una sete spirituale (Sophie Ducrey, Anne Mardon…) che contribuisce a plasmare un’immagine di Dio (Padre protettore, Dio onnipotente…) che gli aggressori spesso assumono a loro vantaggio.

    Perché hanno quasi sempre come un sesto senso per individuare i punti deboli delle donne che si confidano con loro e usare la loro vulnerabilità per esercitare su di loro un’oppressione distruttiva. Tuttavia, per alcune donne, non c’erano fragilità particolari all’inizio, ma la situazione di potere eccessivo le ha rese fragili, specialmente quando sono state educate a obbedire, a fidarsi dei preti. In mani giuste, queste donne avrebbero probabilmente potuto essere persone particolarmente dinamiche, creative e aperte alla novità; il loro desiderio di Dio e di un mondo più giusto ha dato loro gli strumenti per costruire un futuro significativo per loro stesse, per gli altri e per la Chiesa.

    II. Il potere legato allo status dei chierici e dei vescovi

    Diversi fattori si combinano per portare a eccessi di potere che possono sfociare in abusi sessuali.

    La costruzione della superiorità

  • La Confessione – Come la Chiesa italiana insabbia gli abusi

    La Confessione – Come la Chiesa italiana insabbia gli abusi

    CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE

    Lunedì 11 marzo ore 15

    sala Walter Tobagi della Federazione Nazionale della Stampa Italiana

    via delle Botteghe Oscure 54, Roma

    Per connettersi da remoto usare questo LINK


    Perché soltanto in Italia non è ancora scoppiato il caso degli abusi nella Chiesa cattolica? Perché il sistema di copertura degli abusatori è ancora in piedi ed efficace, coinvolge decine e decine di preti e vescovi ed è tacitamente approvato da papa Francesco.

    Il podcast La Confessione ricostruisce come la Chiesa italiana silenzia le denunce delle vittime, copre i preti sotto accusa e nasconde lo scandalo. E sono loro, i preti, a raccontarlo.

    “Ho insabbiato tutto”, dice il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, intercettato al telefono mentre parla con il prete accusato di violenza sessuale, don Giuseppe Rugolo, condannato a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale in primo grado a Enna martedì 5 marzo.

    Per la prima volta possiamo ascoltare direttamente i protagonisti di una vicenda di abusi spiegare come funziona il sistema per insabbiare e depistare, come si usano le risorse della Chiesa per tacitare le vittime e lasciare gli abusatori impuniti. Secondo Gisana, le accuse di violenza sessuale per Rugolo sono un dono di Dio, “per diventare santo”.

    Antonio Messina è un ragazzo di Enna che per anni è stato abusato da don Rugolo, fin da quando era minorenne. Nel 2014 inizia a chiedere giustizia alle strutture ecclesiastiche, dieci anni dopo arriva la sentenza dalla magistratura ordinaria.

    Grazie alla sua denuncia, sono emersi i documenti audio su cui si basa questo podcast: intercettazioni telefoniche e dialoghi registrati dai protagonisti all’insaputa l’uno dell’altro.

    Possiamo sentire così monsignor Gisana, vescovo tuttora in carica, che propone di comprare il silenzio della vittima con soldi tolti ai poveri della Caritas, e che ammette di usare i fondi dell’otto per mille per sostenere il prete abusatore e mandarlo a Ferrara, al riparo dalle accuse, sempre per occuparsi di ragazzini, con l’appoggio del vescovo locale, monsignor Gian Carlo Perego.

    La Confessione è un podcast che sviluppa l’inchiesta di rilievo internazionale che conduce ormai da due anni Federica Tourn sugli abusi nella Chiesa e che già ha fatto esplodere il caso del gesuita Marko Rupnik.

    Ferderica Tourn ha seguito tutte le fasi dell’inchiesta e del processo, ha intervistato i protagonisti e gli esperti. Con Stefano Feltri e Giorgio Meletti ha costruito un atto d’accusa che per la prima volta racconta le responsabilità dei vertici della Chiesa italiana e del Vaticano, incluso papa Francesco che ha pubblicamente elogiato il vescovo insabbiatore Gisana.


    La Confessione

    è un podcast di giornalismo investigativo in 7 puntate disponibile su Spotify e tutte le principali piattaforme

    Autori:

    Stefano Feltri

    Giorgio Meletti

    Federica Tourn

    Con la collaborazione di

    Carmelo Rosa

    Consulenza musicale e sonora

    Stefano Tumiati

     Produzione:

    Il podcast La Confessione è possibile grazie al sostegno degli abbonati alla newsletter Appunti

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 25 del 25 febbraio

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 25 del 25 febbraio

    -Francesco Zanardi – A Savona, la prima panchina in Italia contro gli abusi su minori e persone vulnerabili

    Indubbiamente un grande pregio per la Città di Savona che ha visto nascere 13 anni fa nel piccolo capoluogo ligure quella che oggi è la più grande ed attiva organizzazione italiana a livello internazionale in tutela delle vittime di violenza sessuale da parte delle Confessioni religiose.

    Associazione che nei decenni ha contribuito a dare vita ad altre importanti realtà, promotrici dell’iniziativa come ECA Global Justice Project.

    Il Coordinamento Italy Church Too fondato nel 2022, promotore dell’iniziativa che raccoglie varie realtà sul territorio italiano.

    Un tema importante quello veicolato dalla Panchina viola, come quello della violenza sulle donne, contro il bullismo e via dicendo. Temi che purtroppo la stessa cronaca documenta siano nei fatti poco sentiti, tanto da produrre ancora oggi troppe vittime anziché tanta prevenzione.

    Spesso dimentichiamo che gli occhi e gli orecchi della Giustizia sono anche quelli della coscienza civile dei cittadini.

    Un dato purtroppo indiscutibile e significativo, come il fatto che quella di Savona sia la prima iniziativa in Italia sul tema.

    Questo probabilmente perché i bambini non si lamentano fino a quando non diventano adulti e comprendono, quanto le persone vulnerabili e, quindi forse nessuno aveva mai pensato a dare voce anche quei bambini e quelle persone vulnerabili.

    Siamo quindi lieti di annunciare l’inaugurazione della prima panchina italiana sabato 24 alle ore 16 in piazza Giulio II dove insieme al Presidente della Rete Francesco Zanardi, il Consigliere Comunale Aureliano Pastorelli e le varie Istituzioni che risponderanno all’invito, daremo vita al primo impianto di questa bella iniziativa che parte dalla Liguria e che vede già le adesioni dei Comuni di Spotorno e Quiliano.


    -Federica Tourn – Una vittima di Rupnik parla in conferenza stampa degli abusi subiti da don Marko Rupnik

    «Mi sono trovata nel silenzio per troppi anni e oggi chiedo verità, trasparenza e giustizia per le religiose che hanno subito violenza», ha detto Gloria Branciani, durante la conferenza stampa convocata il 21 febbraio a Roma da Anne Barrett Doyle, condirettrice di BishopAccountability.org, per denunciare le coperture del caso di don Marko Rupnik, l’ex gesuita e artista accusato di abusi da almeno una ventina di religiose.

    Le parole di Gloria Branciani sono risuonate particolarmente gravi a cinque anni dal summit in Vaticano, voluto da papa Francesco proprio per dire basta agli abusi clericali e agli insabbiamenti da parte dei vescovi. Quell’incontro solenne sulla protezione dei minori, che si era tenuto dal 21 al 24 febbraio 2019 ed era stato definito uno storico spartiacque sulla difesa dei bambini e delle persone vulnerabili nella Chiesa, secondo BishopAccountability.org, l’associazione americana che dal 2003 si batte contro gli abusi nella Chiesa cattolica, si è dimostrato nei fatti un clamoroso fallimento.

    «Abbiamo deciso di parlare per opporci al muro di gomma che le autorità ecclesiastiche hanno alzato in tutti questi anni», ha spiegato Mirjam Kovač, che negli anni ’90 era la segretaria della superiora della Comunità Loyola Ivanka Hosta e che due anni fa ha scritto una lettera aperta alle autorità ecclesiastiche per sostenere la richiesta di giustizia di Gloria Branciani. «Non posso accettare che dagli ambienti vicino a Rupnik veniamo definite donnicciole infatuate di lui: il nostro non è desiderio di rivalsa ma necessità di un riconoscimento pubblico per il male che abbiamo sofferto», ha aggiunto Branciani, rievocando gli abusi subiti. «Rupnik è entrato nella mia psiche, ha fatto pressione sulla mia personalità e sulle mie emozioni nel tentativo di cambiare nel profondo la mia identità, incluso il mio progetto vocazionale. Ogni mio dubbio veniva considerato come una parte fragile che doveva essere integrata, una deviazione dal carisma. Se non accondiscendevo alle sue richieste sessuali, diceva che era a causa di un mio impoverimento spirituale; mi manipolava continuamente per farmi diventare obbediente, mansueta, infantile: a sua disposizione».

    «Il caso di Rupnik ricorda quello dell’ex cardinale Theodore McCarrick – ha affermato Barrett Doyle – le autorità ecclesiastiche erano a conoscenza dei suoi crimini almeno dagli anni ’90 ma non sono intervenute, anzi, lo hanno protetto ignorando la sofferenza delle vittime». «Non stiamo parlando di un atteggiamento complessivamente brillante con qualche incoerenza qua e là, ma di un modello continuo di sostegno a molestatori noti e con accuse credibili». «Non è che il papa sia bloccato dai membri della curia nell’applicare le norme sulla protezione delle vittime, o che a volte sia debole di cuore – ha aggiunto Barrett Doyle – Credo che sia contrario alla riforma. Ecco perché i cambiamenti da lui attuati dopo il vertice si sono rivelati del tutto inadeguati e non hanno avuto alcun impatto percepibile».

    Fonte: Domani


    -Pierelisa Rizzo – Prete denunciato per violenza sessuale e spaccio

    Il prete di Desenzano in provincia di Brescia accusato di spaccio e violenza sessuale ha venduto la casa in cui avrebbe organizzato diversi festini a luci rosse.

    A segnalare il sacerdote è stato un trentunenne che vive a Desenzano ha raccontato di essere stato minacciato e di aver ricevuto il pagamento di alcune prestazioni sessuali. La situazione è poi degenerata la scorsa estate quando a inizio agosto una donna trans si si è spogliata e ha minacciato di suicidarsi dopo essersi lanciata da una finestra è scappata per le strade di Desenzano stando al racconto di alcune persone che erano presenti in casa

    L’uomo di 65 anni avrebbe provato una specie di esorcismo avrebbe anche detto Esci da questo corpo A casa del sacerdote è stata trovata cocaina i residenti hanno deciso di allontanare il sessantacinquenne perché infastiditi dalle continue feste e serate.

    Durante la perquisizione degli del commissariato di Desenzano è stata trovata cocaina per questo motivo nei suoi confronti è scattata anche una denuncia per detenzione ai fini di spaccio mentre per questa accusa ha parlato di debolezze per quella di violenza sessuale minaccia nega qualsiasi coinvolgimento.

    Nel frattempo in questi mesi la diocesi di Verona ha nominato il suo sostituto come Cappellano della fondazione San Angela Merici Onlus.

    Fonte Fanpage


    – Federico Tulli – Nessun prete è “padre” di nessuno

    La pedofilia è l’annullamento della realtà umana del bambino. Avendo parlato negli anni con centinaia di vittime e raccolto le loro testimonianze mi sento di dire che questa definizione della pedofilia elaborata dallo psichiatra e psicoterapeuta Massimo Fagioli sia quella più precisa in assoluto.

    L’effetto immediato della violenza sullo sviluppo psico fisico della vittima è devastante. È come se fosse un omicidio psichico che aggredisce e distrugge la vitalità e impedisce di realizzare la propria identità sessuale. Cioè una dimensione interiore specifica dell’essere umano.

    È bene evidenziare che la vittima non è mai scelta a caso dal pedofilo. È un bambino solo, isolato, “ignorato” dai genitori oppure senza genitori. Prima della violenza fisica c’è quella psichica che consiste nel sostituirsi alle figure adulte di riferimento della vittima, nel carpire la sua fiducia.

    Il pedofilo è una persona che pianifica lucidamente la violenza, agendo in un contesto che gli consenta di farla franca e dopo aver scelto con cura il suo bersaglio. Ecco cosa mi ha raccontato una volta l’avvocato Luciano Santoianni del Foro di Napoli, legale con lunga esperienza in questo campo: «Il pedofilo circuisce la vittima giocando sull’ambiguità e inducendolo alla confusione.

    Quando c’è un rapporto di fiducia o affettivo, l’abuso è compiuto in maniera subdola, rasentando la linea di demarcazione che ci può essere con un rapporto amicale. La sua è una condotta violenta ma è raramente esercitata con violenza». Un altro aspetto che emerge dalle testimonianze e che ricorre in molti casi di pedofilia è commentato dallo psichiatra Andrea Masini: «C’è una grande ambiguità che però è tutta all’interno del pensiero religioso e che consiste nel farsi chiamare “padre” da parte degli “educatori”.

    Per un bambino che non ha più figure femminili di riferimento, questo appare come un tentativo di ricostruire almeno il rapporto col genitore, che però non è reale perché nessun prete è padre di nessuno. È questa ambiguità “calcolata” che apre la strada alla violenza pedofila». Masini tocca poi un altro tasto delicato. I numeri sulla diffusione della pedofilia nel clero suggeriscono infatti l’ipotesi che molti pedofili si scelgano apposta determinate professioni.

    «Non c’è dubbio che l’organizzazione della Chiesa risponda a certi requisiti. Il pedofilo, da calcolatore qual è, sa che il suo comportamento sarà coperto dal silenzio delle gerarchie ecclesiastiche. Perché all’esterno deve rimanere integra la figura del sacerdote misogino, che non ha rapporti sessuali e non ne deve avere. Un altro caso, ma di tutt’altro tipo, poteva essere rappresentato dall’esercito. Dove finiva un certo tipo di paranoici, perché “sapevano” che l’istituzione avrebbe coperto la loro patologia».

  • Caso Rupnik, parlano le vittime: «Dalla Chiesa anni di silenzio. Ora vogliamo giustizia e verità»

    Caso Rupnik, parlano le vittime: «Dalla Chiesa anni di silenzio. Ora vogliamo giustizia e verità»

    «Mi sono trovata nel silenzio per troppi anni e oggi chiedo verità, trasparenza e giustizia per le religiose che hanno subito violenza», ha detto Gloria Branciani, durante la conferenza stampa convocata il 21 febbraio a Roma da Anne Barrett Doyle, condirettrice di BishopAccountability.org, per denunciare le coperture del caso di don Marko Rupnik, l’ex gesuita e artista accusato di abusi da almeno una ventina di religiose.

    Le parole di Gloria Branciani, che per prima nel dicembre 2022 aveva denunciato a Domani le violenze sessuali, psicologiche e di coscienza subite da Rupnik negli anni ’90, quando era una suora della Comunità Loyola, sono risuonate particolarmente gravi a cinque anni dal summit in Vaticano, voluto da papa Francesco proprio per dire basta agli abusi clericali e agli insabbiamenti da parte dei vescovi. Quell’incontro solenne sulla protezione dei minori, che si era tenuto dal 21 al 24 febbraio 2019 ed era stato definito uno storico spartiacque sulla difesa dei bambini e delle persone vulnerabili nella Chiesa, secondo BishopAccountability.org, l’associazione americana che dal 2003 si batte contro gli abusi nella Chiesa cattolica, si è dimostrato nei fatti un clamoroso fallimento.

    «Abbiamo deciso di parlare per opporci al muro di gomma che le autorità ecclesiastiche hanno alzato in tutti questi anni», ha spiegato Mirjam Kovač, che negli anni ’90 era la segretaria della superiora della Comunità Loyola Ivanka Hosta (qui l’intervista a Domani e che due anni fa ha scritto una lettera aperta alle autorità ecclesiastiche per sostenere la richiesta di giustizia di Glora Branciani. «Non posso accettare che dagli ambienti vicino a Rupnik veniamo definite donnicciole infatuate di lui: il nostro non è desiderio di rivalsa ma necessità di un riconoscimento pubblico per il male che abbiamo sofferto», ha aggiunto Branciani, rievocando gli abusi subiti. «Rupnik è entrato nella mia psiche, ha fatto pressione sulla mia personalità e sulle mie emozioni nel tentativo di cambiare nel profondo la mia identità, incluso il mio progetto vocazionale. Ogni mio dubbio veniva considerato come una parte fragile che doveva essere integrata, una deviazione dal carisma. Se non accondiscendevo alle sue richieste sessuali, diceva che era a causa di un mio impoverimento spirituale; mi manipolava continuamente per farmi diventare obbediente, mansueta, infantile: a sua disposizione».

    «Il caso di Rupnik ricorda quello dell’ex cardinale Theodore McCarrick – ha affermato Barrett Doyle – le autorità ecclesiastiche erano a conoscenza dei suoi crimini almeno dagli anni ’90 ma non sono intervenute, anzi, lo hanno protetto ignorando la sofferenza delle vittime». La copresidente di BishopAccountability.org, intervistata da Domani, ha parlato di gestione irresponsabile da parte della Chiesa: «Non stiamo parlando di un atteggiamento complessivamente brillante con qualche incoerenza qua e là, ma di un modello continuo di sostegno a molestatori noti e con accuse credibili». «Non è che il papa sia bloccato dai membri della curia nell’applicare le norme sulla protezione delle vittime, o che a volte sia debole di cuore – ha aggiunto Barrett Doyle – Credo che sia contrario alla riforma. Ecco perché i cambiamenti da lui attuati dopo il vertice si sono rivelati del tutto inadeguati e non hanno avuto alcun impatto percepibile».

    «Quando papa Francesco parla con rabbia di un problema, non si tratta dello stupro di bambini e adulti vulnerabili da parte di preti. No, si preoccupa del male del pettegolezzo – ha detto ancora Barrett Doyle – penso che consideri le vittime come dannose perché dal suo punto di vista fomentano i pettegolezzi».
    Laura Sgrò, che si è occupata di diversi casi noti, primo fra tutti la scomparsa di Emaunela Orlandi, ha ora assunto la difesa delle due ex religiose. Durante la conferenza stampa ha esortato altre vittime a denunciare, non alla Chiesa ma alle autorità dello Stato. Sul processo canonico che si dovrà riaprire a carico di Rupnik per le accuse di abuso risalenti agli anni ’90, che nel 2022 erano state giudicate prescritte dal Dicastero per la Dottrina della Fede, Sgrò ha sottolineato che intende chiedere l’accesso al procedimento. Gloria Branciani e Mirjam Kovač nei mesi scorsi sono già state contattate dal Dicastero ma hanno preferito non presentarsi senza un avvocato. La partita è aperta e non si esclude la richiesta di risarcimento.

    «Se la Chiesa ha una speranza di riformarsi, questa viene esclusivamente dalle pressioni esterne», ha sostenuto Anne Barrett Doyle. Lo si vede già in alcuni paesi, dove il clero non può più rifarsi al sigillo della confessione per rifiutarsi di denunciare gli abusi alle forze dell’ordine. «Penso che la Santa Sede alla fine sarà costretta a rinnovare il diritto canonico in modo radicale – ha concluso Barrett Doyle – Fino ad allora, gli scandali continueranno e, peggio ancora, le aggressioni sessuali, distruggendo vite innocenti».

    Rupnik è stato espulso dalla Compagnia di Gesù nel luglio scorso per violazione del voto di obbedienza ai suoi superiori e successivamente incardinato nella diocesi di Capodistria, in Slovenia. Il Centro Aletti, di cui è stato il fondatore, continua a funzionare sotto la direzione di Maria Campatelli, che è stata ricevuta in udienza dal papa lo scorso 15 settembre. Nel frattempo, i mosaici a “marchio Rupnik” dell’atelier artistico del Centro non hanno mai smesso di essere prodotti e venduti in tutto il mondo.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/caso-rupnik-parlano-le-vittime-chiesa-hpc8elae?fbclid=IwAR3uDC4YdU9paHy1OMaIHgX0poIO3p_9AIy9I1wd_6H9qqSMar5ZHYejIcE

  • Vittime di Rupnik vengono allo scoperto, ‘cada il muro di gomma’

    Vittime di Rupnik vengono allo scoperto, ‘cada il muro di gomma’

    Vengono allo scoperto per la prima volta in pubblico due presunte vittime del gesuita Marko Rupnik.

    Si tratta di Mirjiam e Gloria, due donne slovene ex componenti della Comunità Ignazio di Loyola.

    “Ci siamo conosciute in comunità – ha spiegato in una conferenza stampa Mirjam con al fianco Gloria – eravamo tutte ragazze giovani, piene di ideali ma proprio questi ideali insieme alle nostra formazione all’obbedienza sono stati sfruttati per abusi di vario genere: di coscienza, di potere, spirituali, psichici, fisici e spesso anche sessuali”.

    “Ci siamo trovate davanti a un muro di gomma – hanno detto in una conferenza stampa presso la sede della Stampa Estera a Roma -, che il muro si sgretoli”.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2024/02/21/vittime-di-rupnik-vengono-allo-scoperto-cada-il-muro-di-gomma_aab46f74-8586-4853-a168-706a5bd5c92d.html

  • Papa Francesco accusato di opporsi alle riforme per contrastare gli abusi sessuali da parte del clero

    Papa Francesco accusato di opporsi alle riforme per contrastare gli abusi sessuali da parte del clero

    Papa Francesco è stato accusato di opporsi a riforme che affronterebbero seriamente il problema degli abusi sessuali da parte del clero su bambini e adulti vulnerabili, mentre “chiudono un occhio” sui preti che aggrediscono le suore e le costringono ad abortire.

    Francesco ha promesso di “non risparmiare sforzi” per assicurare alla giustizia i preti pedofili e i vescovi che hanno nascosto i loro crimini in un vertice senza precedenti nel febbraio 2019, un evento che avrebbe dovuto segnare un punto di svolta nella gestione di uno scandalo che ha coinvolto il mondo intero. Chiesa cattolica da decenni.

    Una settimana prima del vertice, Francesco è diventato il primo pontefice ad ammettere pubblicamente che anche i preti avevano abusato sessualmente delle suore , alcuni dei quali hanno condiviso testimonianze durante l’evento, e si è impegnato a fare di più per combattere il problema.

    Tre mesi dopo, il Vaticano ha stabilito procedure affinché ogni diocesi possa denunciare accuse di abusi e promuovere la responsabilità per le azioni di vescovi e cardinali. Francesco ha anche abolito la regola del “segreto pontificio” – una sorta di codice di riservatezza – nel tentativo di migliorare la trasparenza nei casi di abusi sessuali.

    Cinque anni dopo, gli attivisti per i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero affermano che Francesco non ha mantenuto le sue promesse e che le nuove regole hanno avuto scarso impatto.

    Martedì Anne Barrett Doyle, co-fondatrice di BishopAccountability, che tiene traccia di presunti casi di abusi sessuali da parte del clero, ha citato 10 casi dal 2019 che presumibilmente mostrano che il papa ha favorito i vescovi e i chierici accusati rispetto alle loro vittime. I casi includono quello di Marko Rupnik, che è stato scomunicato nel 2020 dopo accuse di violenza sessuale e psicologica contro suore risalenti a tre decenni fa, ma nel 2023 è stato accettato in una diocesi nella sua nativa Slovenia.

    “Una cosa sarebbe se venissimo qui per parlare di un buon record generale con qualche incoerenza occasionale, ma non lo siamo, stiamo parlando di un modello continuo in cui il Papa sostiene gli accusati di abusi”, ha detto Doyle ai giornalisti a Roma. . «Non è che questo papa non abbia un cuore riformatore o magari venga bloccato da altri membri della curia. Credo che sia contrario alle riforme: le sue misure sono state progettate per produrre un impatto minimo”.

    Nel frattempo, il Vaticano era a conoscenza degli abusi sulle suore da parte dei preti già da decenni prima che Francesco lo riconoscesse pubblicamente, ma “non è venuto fuori nulla dal suo impegno” nel combattere la questione, ha detto Doris Reisinger, un’attivista e sopravvissuta agli abusi sessuali del clero che ha scritto un documento di ricerca sulle ragazze e le donne messe incinte dai preti e sui loro successivi aborti forzati.

    “Mentre il papa condanna pubblicamente l’aborto, paragonandolo all’assunzione di un sicario, chiude un occhio sui preti che costringono le suore ad abortire”, ha detto Reisinger.

    Reisinger ha affermato che, sebbene alcune suore si fossero fatte avanti riguardo agli abusi dal 2019, la maggior parte di loro erano troppo spaventate per parlare apertamente. C’è scarsa cura per le suore vittime di abusi, molte delle quali sono state cacciate dai loro ordini e rese senza casa, e secondo il diritto canonico “non hanno alcuno status”, ha detto.

    “Il papa ha ammesso gli abusi sulle suore ma non ha preso provvedimenti”, ha detto Reisinger. “E non abbiamo mai sentito un papa o un vescovo riconoscere l’aborto forzato per mano dei preti. Trattano sempre l’aborto come una questione femminile, ma non hanno mai parlato dei preti che costringono ad abortire, nonostante sappiano che sta succedendo”.

    Nella sua ricerca, Reisinger si era imbattuta in casi in cui il sacerdote aveva pagato per un aborto, inclusa un’occasione in cui veniva utilizzato il denaro della raccolta dell’offertorio.

    Il Vaticano è stato contattato per un commento.

    https://www.theguardian.com/world/2024/feb/13/pope-francis-accused-opposing-reforms-tackle-clerical-sexual-abuse

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 23 del 10 febbraio

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 23 del 10 febbraio

    • Federica Tourn – Un’altra ex suora testimonia contro don Marko Rupnik

    «Una volta, mentre eravamo seduti a tavola uno di fronte all’altra, Rupnik mi disse: “Ora vediamo chi è più forte!”. Mi afferrò le mani sul tavolo e, palmo su palmo, cominciò a premere con grande forza. Io gridai che mi faceva male ma lui non smise. Cercai di allontanarmi e lo pregai di fermarsi. Continuò a spingere, piegandomi il dito in modo così violento che il mio indice destro si ruppe. Ero sconvolta dal dolore ma padre Rupnik non si scusò. Rimase calmo e disse: “Ora hai il sigillo permanente della Compagnia di Gesù”. E aggiunse: “L’ho fatto per amore”».

    A parlare è Pia (nome di fantasia), entrata a far parte della Comunità di Loyola in Slovenia nel 1990, all’età di 24 anni. Questa scena, che si è svolta quando la ragazza era ancora una novizia della comunità religiosa fondata dall’ex gesuita Marko Rupnik e da Ivanka Hosta, è un’altra testimonianza degli abusi che il famoso artista ha commesso ai danni di diverse religiose e di cui dovrà rispondere in un processo canonico, ora che papa Francesco ha tolto la prescrizione ai fatti avvenuti negli anni ’90.

    Il Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica ha sciolto la Comunità Loyola lo scorso 20 ottobre «a causa di gravi problemi riguardanti l’esercizio dell’autorità e della convivenza comunitaria». La superiora generale Ivanka Hosta è stata rimossa a giugno 2023 dal suo ruolo e, tra le altre cose, le è stato proibito di contattare le ex suore per tre anni.

    Almeno sul fronte dei mosaici del Centro Aletti, però, qualcosa si muove. Jean-Marc Grand, parroco di Saint Joseph-Saint Martin aTroyes, in Francia, ha deciso, dopo un processo di discernimento con testimoni e vittime di abusi, di rimuovere un trittico di Rupnik, realizzato e installato nella cappella del presbiterio nel 1994 «senza consultare la comunità», come si legge in una nota della parrocchia. È la prima volta che si decide di togliere un’opera di Rupnik da una chiesa: un caso che può diventare un precedente per tutte le commissioni che stanno valutando cosa fare dei mosaici del discusso artista.

    Fonte: Domani


    Francesco Zanardi

      – 15 anni di abusi e silenzi sui chierichetti del Papa: il caso trasferito a Como

    Quando la Corte d’appello della Città del Vaticano ha emesso, il 23 gennaio scorso, la sentenza per le scandalose vicende del Preseminario San Pio X, per un attimo si è riaperta una faglia dolorosa. Ma come accade spesso, quando viene messa in discussione un’istituzione globale come la Chiesa, si è subito richiusa.

    E la storia dimenticata, insabbiata, nascosta, dei “chierichetti del Papa” che vivevano accanto alle residenze di Benedetto XVI e di Francesco. Dietro quelle mura si sono consumati episodi torbidi di sesso, denunciati con coraggio da due ragazzi. Uno era la vittima, oggi trentenne, l’altro il testimone oculare.

    Per anni le loro parole sono rimaste inascoltate dalle gerarchie, non solo nell’istituto che accoglieva i “ministranti” della Basilica di San Pietro, ma anche nella catena di comando che portava alla Segreteria di Stato. Almeno sette cardinali e tre vescovi ne erano al corrente, informati da lettere puntuali e non anonime.

    Adesso i giudici hanno accertato che un colpevole c’è stato, ma solo per corruzione di minore, infliggendo 2 anni e 6 mesi a Gabriele Martinelli, tuttavia da tempo sacerdote a Como.

    Eppure la condanna rischia di dissolversi con il ricorso in Cassazione, così come è evaporata l’accusa più grave di violenza sessuale continuata, consumata nelle camerate del Preseminario, oggi fatto trasferire per decisione di papa Francesco.

    L’assoluzione con il dubbio di Martinelli e la prescrizione del favoreggiamento contestato al rettore don Enrico Radice, per non aver dato credito alle confidenze della vittima, hanno consegnato una verità incompiuta, ridotta a una fornicazione tra adolescenti. Una giustizia senza condanna. Chi ha denunciato gli abusi diceva il vero, chi li negava ha mentito.

    Qui si è riaperta la faglia dolorosa in quanto dopo l’esito della giustizia ecclesiastica a Como si apre un nuovo procedimento, ma questa volta da parte della giustizia italiana e nel quale la Rete L’ABUSO si è costituita parte civile.

    Askanews – Fatto Quotidiano


    • Alessio Di Florio – «La pedofilia potrebbe essere entrata anche nel destino di Emanuela»

    Un alto prelato molto vicino a Wojtyla «Si faceva portare da due o tre massoni che aveva sempre attorno tre o quattro ragazzine sui 12-13 anni, consenzienti … Si faceva dare le mutandine e faceva da solo, poi gli dava qualche soldino e loro contente se ne andavano. Non le toccava, erano ragazzine che andava a prendere in certi ambienti, zingarelle. E questo  me lo diceva come un fatto divertente».  È quanto una fonte interna vaticana ha rivelato a Pietro Orlandi, lo ha reso noto il fratello di Emanuela Orlandi durante il sit in del mese scorso a Roma.

    Il 4 febbraio Pietro Orlandi ha mostrato una lettera durante la trasmissione Verissimo su Canale 5.

    «Poco più di un anno fa sono stato contattato da una persona che mi ha detto di essere convinta che Emanuela sia stata portata effettivamente a Londra”, racconta Pietro Orlandi, secondo cui si rafforza dunque la pista di Londra, che vedrebbe Emanuela Orlandi nella capitale del Regno Unito per almeno 14 anni. “Questa persona mi ha raccontato che Emanuela viveva nell’appartamentino a fianco al suo, appartenente ai padri scalabriniani”, spiega Pietro Orlandi, che mostra per la prima volta a Verissimo la lettera che questa persona gli ha fatto recapitare e che porterebbe la firma del cardinale Poletti, anche se non ne è provata l’autenticità.

    L’informatore ha spiegato anche a Pietro Orlandi di aver conosciuto Ugo Poletti perché, all’epoca dei fatti, era membro dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR). “Secondo questa persona ci sarebbe la pedofilia dietro alla scomparsa di Emanuela Orlandi. Un giro molto ampio in cui questo membro dei Nar faceva parte come braccio operativo”, afferma Pietro Orlandi, che si augura di poter essere ascoltato dalla procura per fare luce su questa vicenda: “Spero di essere convocato per poter fare il nome di questa persona”. La lettera – se autentica – sarebbe stata inviata dal cardinale Poletti all’ex segretario di Stato inglese Frank Cooper e riguarderebbe proprio il caso di Emanuela Orlandi, che dal contenuto della lettera sembrerebbe essere incinta».

    «Egregio Dott. Cooper, la ringrazio per essersi messo a disposizione in prima persona per la risoluzione immediata del problema totalmente inaspettato ed indesiderato. Come sono sicuro Le sia stato spiegato dai miei collaboratori nel Regno Unito ed ha sicuramente appreso dai giornali internazionali, la Sig.na Emanuela Orlandi è stata protagonista di vicende di primaria importanza nel panorama diplomatico internazionale e tutt’ora è di vitale importanza che la Sig.na Orlandi rimanga viva o in salute. Per quanto con l’Apostolicae Sedis è chiara la visione del Vaticano nello stabilire che anche un feto all’interno del grembo materno possiede un’anima, comprendo la Sua preoccupazione ed, essendone coinvolto in prima persona, condivido anche parte del suo pensiero. Pertanto, accetto il Suo invito a Londra, informandoLa che partirò personalmente per il Regno Unito il giorno 24 Febbraio. Cordiali saluti»

    Fonte Wordnews


    • Pierelisa Rizzo – La direttiva Ue, cancella reato stupro

    La Fondazione Una Nessuna Centomila, istituzione che promuove la prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne, guarda con grande preoccupazione a quello che sta avvenendo intorno alla Convenzione di Istanbul.

    Ancora una volta sul corpo delle donne si sta giocando una partita che favorisce equilibri di potere a discapito di diritti faticosamente conquistati”.

    “Da quando il nostro Paese nel 2013 ha ratificato la Convenzione – si legge in una nota -, molte delle misure elencate hanno costituito la base per poter legiferare contro la violenza sulle donne.

    Certo siamo lontani, soprattutto nell’ambito della prevenzione, dagli standard legislativi e culturali che la Convenzione richiede ma averli come obiettivi ha prodotto strumenti di condivisione sociale e politica e pressione istituzionale nel realizzarli o nel decidere di negarli”.

    “Cresce allora l’indignazione – si legge ancora – nel constatare che dopo gli sforzi di questi dieci anni per cercare e ottenere determinati risultati oggi ci sia il tentativo di tornare indietro nel tempo. Siamo come sempre l’oggetto sacrificale”.

    La fondazione ricorda che la direttiva europea, proposta a marzo 2022 quale istituto indispensabile per applicare sanzioni agli Stati membri in presenza di inadempienze, in via di approvazione, elimina l’articolo che definisce, e quindi sanziona, il reato di stupro come rapporto sessuale in assenza del consenso esplicito della donna. Non sono più incluse le molestie sessuali nel mondo del lavoro e per quanto riguarda la violenza online: la vittima dovrebbe provare il danno subito dalla circolazione di proprie immagini private.

    “Per noi questo è un clamoroso passo indietro rispetto ad una Convenzione a cui bisogna aspirare nella sua completezza e non certo ridimensionare nei suoi strumenti conclude la nota -.

    E quello che colpisce è la mancanza di dibattito politico. Se in Europa in questo momento si discute, in Italia invece non è dato sapere quale sarà la posizione del nostro Paese in merito. Un silenzio assordante, quel silenzio che alle donne si chiede di spezzare e di cui invece le istituzioni si nutrono”.
    Fonte Ansa


    • Federico Tulli – Quando la vittima non è un ragazzino

    di Federico Tulli – Chi subisce violenza da parte di membri del clero è nell’80 per cento dei casi di sesso maschile. Ma la storia dice che in ambito ecclesiastico è diffusa anche la violenza al ‘femminile’ e sulle donne. Risale al 2008 la più dura condanna comminata a una suora per pedofilia: 11 anni. Si tratta di Norma Giannini, direttrice dal 1964 di una scuola media cattolica di Milwaukee negli Stati Uniti. Ma non si può dimenticare, in Italia, il caso di Eva Sacconago morta suicida a 26 anni, con la sua aguzzina, colpevole di abusi sin da quando lei ne aveva 15, condannata a 3 anni e sei mesi.

    Abbiamo chiesto un commento a Sue Cox cofondatrice di Survivors Voice Europe, associazione internazionale che si occupa di tutela dei diritti delle vittime. «È sempre difficile, se non impossibile, per un sopravvissuto riuscire a ottenere giustizia, indipendentemente dal fatto che sia uomo o donna», spiega Sue Cox. «Spesso le vittime sono persone sole e con uno scarso reddito e un’istruzione appena sufficiente, per via del trauma subìto durante l’infanzia. In queste condizioni si trovano sovente sole contro la Chiesa, che invece lotta in ogni singolo caso con tutte le risorse possibili. Spesso ci sono voluti anni prima che le vittime si siano fatte avanti, cosa su cui il Vaticano fa affidamento perché così scatta la prescrizione del reato.

    Bisogna capire che i sopravvissuti hanno una ferita talmente profonda da essere facilmente spaventati e manipolati anche in età adulta, e ancor meno trovano la forza per combattere. La Chiesa ha una lunga esperienza da astuta manipolatrice. Ci sono alcuni encomiabili avvocati pronti a combattere per difendere questi clienti, ma il Vaticano mette ogni possibile e immaginabile ostacolo sul loro cammino».

    In che modo? «Cercando di screditare le vittime, usando ogni singolo cavillo legale, ogni piccola tattica per ritardare le procedure. In questo modo i processi si trascinano per anni e le vittime sono spesso logorate, al punto di ritrovarsi incapaci di continuare la battaglia giudiziaria. Ci sono diversi casi di suicidio di persone abusate prima di arrivare a ottenere una qualsiasi forma di giustizia. Tradizionalmente la Chiesa ha sempre sottovalutato e spesso sfruttato le donne. C’è sempre stata una specie di scusante rispetto ai crimini sessuali contro le ragazze in base al concetto ridicolo secondo il quale la violenza sembra più ‘naturale’.

    L’abuso dei ragazzini ha certamente creato ulteriori difficoltà alle gerarchie ecclesiastiche e ai responsabili diretti. Ma dovrebbe essere considerato per quello che è: un orrendo crimine. Tutti, e sottolineo ‘tutti’, gli abusi sui bambini vanno contro qualsiasi legge umana, mentre le ragazze spesso scoprono che la loro storia appare meno importante. Probabilmente perché è così che sono percepiti da quella cultura che si rifà al pensiero della Chiesa cattolica. L’abuso sessuale è potere, è l’umiliazione, è la sottomissione di un essere umano più debole per la ‘soddisfazione’ personale di avidi criminali che non hanno alcuno scrupolo verso le loro prede. È un crimine contro l’umanità».