Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Mauro Inzoli

  • Abusi su minori, pena medicinale perpetua per don Mauro Inzoli. Dovrà seguire un’adeguata psicoterapia per almeno 5 anni, non potrà entrare nella Diocesi di Crema

    Abusi su minori, pena medicinale perpetua per don Mauro Inzoli. Dovrà seguire un’adeguata psicoterapia per almeno 5 anni, non potrà entrare nella Diocesi di Crema

    “Si è conclusa oggi la vicenda di don Mauro Inzoli, con la sentenza definitiva dellaCongregazione per la Dottrina della Fede, firmata dal prefetto cardinale Müller, che recepisce quanto Papa Francesco ha deciso in merito. La prima sentenza della Congregazione, resa nota nel dicembre del 2012, prevedeva che don Mauro Inzoli venisse dismesso dallo stato clericale. Don Mauro ha fatto ricorso alla Congregazione la quale, recependo quanto Papa Francesco ha stabilito accogliendo il suo ricorso, ha emanato il decreto definitivo”.

    La lettera del vescovo 

    Pubblichiamo in merito la lettera del vescovo monsignor Oscar Cantoni a tutta la diocesi e il comunicato ufficiale. “Crema, 26 giugno 2014. Cari Fratelli e Sorelle: la Congregazione della Dottrina della fede, su incarico di Papa Francesco, mi ha fatto pervenire un decretocon il quale infligge una “pena medicinale perpetua” nei confronti di don Mauro Inzoli. Molti e da tempo, si attendevano un pronunciamento definitivo e chiarificatore. Da parte mia, in questo momento in cui la nostra Chiesa è di nuovo provata, condividendo i sentimenti delle persone ferite, sento il dovere di intervenire perché la voce del Pastoreaiuti a interpretare nella giusta prospettiva il pronunciamento ecclesiale che viene ora diffuso in forma di “comunicato”.

    Verità e misericordia

    “Come cristiani – scrive il vescovo – siamo invitati ad accogliere sempre con un atteggiamento di fede le indicazioni che ci vengono offerte dalla santa madre Chiesa e a tradurle subito in preghiera, così da evitare inutili, quanto dannosi giudizi, che certo non contribuirebbero a creare un clima di distensione e di pace. L’invito che rivolgo è dunque di considerare il giudizio nei confronti di don Mauro alla luce di un binomio inscindibile: quello della verità e della misericordia insieme. Senza queste due componenti, a cui la Chiesa si rifà nella sua azione pedagogica, ci ridurremmo a classificazioni di parte, tipiche di una “mentalità mondana”, ma ben lontane da quello spirito ecclesiale, la cui finalità è sempre di accompagnare maternamente i suoi figli, anche quando sbagliano, piuttosto che far prevalere giudizi di condanna. In nome della verità, in questi anni, sono state eseguite rigorose ricerche, che hanno comportatopazienti e sofferti confronti con le persone che hanno riferito i fatti”.

    Un passaggio purificatore

    “La Chiesa ha preso atto della situazione, ha condiviso le sofferenze riportate, ha aiutato le vittime a ritrovare serenità e speranza, e ha concluso che don Mauro potesseriparare responsabilmente le ferite causate dal suo comportamento attraverso “una vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza”. La pena inflitta dalla Chiesa, che doverosamente ha fatto verità, va coniugata, però, insieme alla misericordia, dal momento che Dio vuole la salvezza di tutti e non esclude mai nessuno dal suo amore. “Nessuna miseria è troppo profonda, nessun peccato terribile, perché non vi si applichi misericordia” (W. Kasper, Misericordia, concetto fondamentale del Vangelo, chiave della vita cristiana, Queriniana, 2013, pag. 208). Questa è la prospettiva a cui invito ciascuno a fare riferimento perché anche questo momento, doloroso e triste, che il Signore permette nei confronti della nostra Chiesa, sia considerato come un passaggio purificatore, ma insieme benefico e fecondo, dello Spirito di Dio”. + Oscar Cantoni, vescovo.

    Comunicato ufficiale

    In data 12 giugno 2014 è giunto al vescovo di Crema, monsignor Oscar Cantoni, da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Decreto recante le disposizioni del Santo Padre a conclusione del caso del reverendo Mauro Inzoli, che diventanovincolanti a partire dal giorno di notifica del Decreto all’interessato (25 giugno 2014). Tale Decreto recepisce quanto Papa Francesco, accogliendo il ricorso di don Mauro, ha stabilito. In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo,provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza”.

    Le restrizioni

    “Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizioni, la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale. Don Mauro non potrà celebrare e concelebrare in pubblico l’Eucaristia e gli altri Sacramenti, né predicare, ma solo celebrare l’Eucaristia privatamente. Non potrà svolgere accompagnamento spirituale nei confronti dei minori o altre attività pastorali, ricreative o culturali che li coinvolgano. Non potrà assumere ruoli di responsabilità e operare in enti a scopo educativo. Non potrà dimorare nella Diocesi di Crema, entrarvi e svolgere in essa qualsiasi atto ministeriale. Dovrà inoltre intraprendere, per almeno cinque anni, un’adeguata psicoterapia“.

    http://www.cremaonline.it/cronaca/27-06-2014_Crema,+%22abusi+su+minori,+pena+medicinale+perpetua%22+per+don+Mauro+Inzoli/

  • Pedofilia, papa Francesco perdona mons. Mauro Inzoli. Resterà prete il discepolo di don Giussani

    Pedofilia, papa Francesco perdona mons. Mauro Inzoli. Resterà prete il discepolo di don Giussani

    CREMA – Riconosciuti gli abusi sui minori, la Congregazione per la dottrina della fede ha emanato il Decreto definitivo sul caso di don Mauro Inzoli.

    “In considerazione della gravità dei comportamenti – si legge nel documento a firma del cardinale Muller – e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza. Don Mauro non potrà celebrare e concelebrare in pubblico l’Eucaristia e gli altri Sacramenti, né predicare, ma solo celebrare l’Eucaristia privatamente”.

    Per il sacerdote cremasco sono stati inoltre disposte altre restrizioni, soprattutto in merito ad eventuali contatti con minorenni. In caso di mancata osservanza, don Inzoli verrà ridotto allo stato laicale. “Don Mauro non potrà svolgere accompagnamento spirituale nei confronti dei minori o altre attività pastorali, ricreative o culturali che li coinvolgano. Non potrà assumere ruoli di responsabilità e operare in enti a scopo educativo. Non potrà dimorare nella Diocesi di Crema, entrarvi e svolgere in essa qualsiasi atto ministeriale. Dovrà inoltre intraprendere, per almeno cinque anni, un’adeguata psicoterapia.

    Il Decreto  recepisce quanto papa Francesco, accogliendo il ricorso di don Mauro, ha stabilito ed è giunto al vescovo di Crema, Oscar Cantoni, il 12 giugno 2014.

     

     

  • Crema: don Inzoli ridotto allo stato laicale. Presenta ricorso

    Crema: don Inzoli ridotto allo stato laicale. Presenta ricorso

    CREMA – Monsignor Mauro Inzoli, ex parroco della Santissima Trinità a Crema, ha deciso di fare ricorso contro il provvedimento che l’ha ridotto allo stato laicale. La sentenza è stata emessa dalla congregazione della dottrina della fede del Vaticano. L’inchiesta è nata dalla diocesi cremasca. Quattro giovani che hanno accusato l’ex parroco di Santa Trinità.

    La colpa contestata a don Inzoli riguarderebbe la sfera personale. Abusi sui minori. La segnalazione è arrivata dalle famiglie dei quattro giovani. Si tratta di persone molto vicine all’ex presidente del Banco Alimentare.

    Ciò che è certo è che non ci sono stati atti sessuali. Nè filmati. O registrazioni. Ci sono le dichiarazioni dei ragazzi fatti alle rispettive famiglie che parlano di atteggiamenti equivoci.

    L’ex parroco della Santissima Trinità adesso vive a Milano con la madre. Ai giornalisti che l’hanno contattato non ha rilasciato dichiarazioni in merito alla decisione di presentare ricorso.

    “In data 9 dicembre 2012 – recitava il comunicato che è stato pubblicato sul sito della Diocesi di Crema – il Vescovo di Crema ha emesso un decreto, su mandato della Congregazione per la Dottrina della Fede (Santa Sede), che dispone la dimissione dallo stato clericale del rev.do Monsignor Mauro Inzoli al termine di un procedimento canonico a norma del canone 1720 del Codice di Diritto Canonico. La pena è sospesa in attesa del secondo grado di giudizio. Ogni altra informazione in merito al provvedimento di cui sopra è riservata all’autorità della Congregazione per la Dottrina della Fede”.

    Le motivazioni del provvedimento non sono mai state rese note. Ma la citazione della norma del canone 1720 del Codice di Diritto Canonico fa riferimento alla persona. I ‘delicta graviora’ di competenza della Congregazione per la dottrina della fede, oltre alla profanazione dell’eucaristia e l’attentato al Pontefice, riguardano gli abusi sui minori, l’assoluzione del complice in confessionale, l’induzione ad atti turpi in confessionale.

    Il vescovo si era riunito con i sacerdoti ,a mattina di mercoledì 12 dicembre. La comunicazione era stata data intorno a mezzogiorno. Don Mauro Inzoli poteva presentare ricorso entro 60 giorni. La pena nel frattempo era stata stata sospesa. Ma, qualora il ricorso non fosse accoto, diventerebbe definitiva.

    La dimissione dallo stato clericale (amissio status clericalis) è una sanzione disciplinare che può essere comminata dalla Chiesa cattolica ai membri del clero. Il presbitero dimesso, oppure il vescovo, perde automaticamente i diritti propri dello stato clericale e non è più tenuto ai relativi obblighi. Perde, inoltre, la dignità e i compiti ecclesiastici e rimane escluso dall’esercizio del sacro ministero, né può avere un compito direttivo in ambito pastorale. Non può insegnare nei seminari, e negli altri Istituti dove sono presenti insegnamenti di discipline teologiche.

    Nonostante il nome di questa pena canonica sia attualmente “dimissione dallo stato clericale”, comunemente continua ad essere utilizzata l’espressione del Codice di diritto canonico del 1917, che parlava di “riduzione allo stato laicale”. Normalmente in questi casi si parla di ex-sacerdote o di ex-prete, sebbene, secondo il canone 290 del Codice di diritto canonico, essendo l’ordinazione un sacramento che conferisce un carattere, la condizione sacerdotale non viene mai perduta: Dopo essere stato validamente ricevuto, l’ordine sacro non può mai essere reso invalido.

    Mauro Inzoli, originario di Torlino Vimercati, è stato ordinato sacerdote nel 1976. È stato vicario parrocchiale, insegnante al seminario vescovile di Crema, rettore dell’istituto Santa Dorotea di Napoli, quindi cappellano a Ricengo e Bottaiano, e poi parroco della Santissima Trinità di Crema dove rimane fino al 3 ottobre 2010. Don Inzoli ha presieduto fino a pochi mesi fa la fondazione del Banco Alimentare.
    01/03/2013

  • Dal giornale clericale Cremonaoggi, la conferma dell’accusa per pedofilia

    Dal giornale clericale Cremonaoggi, la conferma dell’accusa per pedofilia

    21 dicembre, 2012

    Non c’è mai stato nessun processo penale nè in Italia nè altrove contro don Mauro Inzoli, contrariamente a quanto ipotizzato dopo il clamore della sua riduzione allo stato laicale. Tutto è restato dentro la Chiesa, secondo i termini di quel “segreto pontificio” voluto da Papa Ratzinger. C’è stato il giudizio della Congregazione per la dottrina della fede che ne ha decretato la riduzione allo stato laicale. Ovviamente l’ex Santo Uffizio ha giudicato di estrema gravità quanto commesso da don Inzoli, tanto è vero che il comunicato del vescovo di Crema Oscar Cantoni, così afferma: “In data 9 dicembre 2012 il Vescovo di Crema ha emesso un decreto, su mandato della Congregazione per la Dottrina della Fede (Santa Sede), che dispone la dimissione dallo stato clericale del rev.do Monsignor Mauro Inzoli al termine di un procedimento canonico a norma del canone 1720 del Codice di Diritto Canonico. La pena è sospesa in attesa del secondo grado di giudizio. Ogni altra informazione in merito al provvedimento di cui sopra è riservata all’autorità della Congregazione per la Dottrina della Fede”.
    Quali sono dunque gli atti contrari al codice di Diritto Canonico commessi da don Mauro? Secondo quanto riferito da alcune fonti vicine alla diocesi di Crema, tutto sarebbe avvenuto durante il periodo in cui don Mauro era ancora parroco della Santissima Trinità. Don Mauro sarebbe stato accusato da alcuni genitori della parrocchia di aver avvicinato sessualmente i loro figli. I genitori, anziché procedere alla denuncia penale – come sarebbe stato possibile, legittimo e nei loro diritti – hanno preferito rivolgersi direttamente al vescovo, chiedendo la rimozione del sacerdote dalla parrocchia. Cosa che il vescovo ha fatto, domandando a don Mauro di lasciare spontaneamente la Santissima Trinità.
    Così due anni fa, dopo 17 anni, don Inzoli annunciò direttamente ai fedeli durante la messa delle 11, la sua decisione di lasciare la parrocchia di via 20 settembre per “motivi di salute”.
     “Quante volte preghiamo chiedendo a Dio, vieni presto a salvarmi. Lui verrà, non tarderà e il giusto vivrà la sua fede; ma quando la fede è ridotta a idea prima o poi non ha più la capacità di sostenere la vita. Ma quando è piena degli occhi del giusto allora sì che la vita ha senso e gli appartiene. Voglio dirvi che ho nel cuore la speranza. La speranza che possiate accogliere chi verrà dopo di me come avete accolto me. Io devo solo ringraziarvi e che il Signore sia con voi” disse dal pulpito nella chiesa gremita. Lo sconcerto fu notevole e subito iniziarono a circolare a Crema voci di ben altre ragioni anziché quelle di salute.
    Don Mauro era diventato un punto di riferimento importante in città e non solo. Prete di punta di Comunione e Liberazione, aveva dato slancio a tutto il movimento anche a livello nazionale. Lasciata Crema andò ad abitare a Milano con la madre e la sorella. Poco dopo don Mauro lasciò anche la presidenza del Banco Alimentare , che aveva fondato 15 anni prima. Ma, come suo dovere, il vescovo Oscar Cantoni mandò avanti il procedimento previsto in via esclusiva dall’ordinamento canonico. Per presentare e sostenere l’accusa si è costituito un Promotore di Giustizia, una sorte di Pubblico Ministero che ha proceduto alla raccolta delle prove, delle testimonianze presentandola poi alla Congregazione che, riunitasi, ha disposto la dimissione dallo stato clericale di don Mauro. Il resto è storia recente. Il comunicato del vescovo e la lettera ai fedeli cremaschi con la quale manifestava tutto il suo dolore per l’accaduto.

    Ricordiamo che l’obbligo del “segreto pontificio” per tutto ciò che riguarda gli atti sessuali con maggiorenni adescati durante il sacramento della confessione o ai danni di minori comunque adescati e abusati fu voluto da Wojtyla e a firma degli allora cardinali Joseph Ratzinger e Tarcisio Bertone. Fa parte della cosiddetta “tolleranza zero” voluta sul tema dal Vaticano. Come ha spiegato il Pubblico Ministero del Vaticano Charles Scicluna “la diocesi locale indaga ogni accusa di abuso sessuale su un minore da parte di un chierico, quindi se l’accusa ha una parvenza di verità, il tutto viene inviato all’ex Santo Uffizio”. Il Vescovo trasmette tutte le necessarie informazioni in Vaticano e quindi “ esprime il suo parere sulle procedure da seguire e le misure da adottare nel breve e lungo termine”, scrive “La Stampa” intervistando Scicluna. E spiega ancora che durante la fase preliminare “il vescovo può prendere misure cautelative per salvaguardare la comunità” fino alla sentenza della Congregazione e al decreto vescovile.

    http://www.cremonaoggi.it/2012/12/21/nessun-processo-penale-per-don-inzoli-ecco-come-laccusa-di-abusi-su-minori-arrivo-al-vescovo-e-poi-allex-santo-uffizio/#more

  • Le parole di don Mauro Inzoli, ridotto allo stato laicale dalla Santa Sede.

    Le parole di don Mauro Inzoli, ridotto allo stato laicale dalla Santa Sede.

    Le parole di don Mauro Inzoli, ridotto allo stato laicale dalla Santa Sede. Ora vive nella sua casa di Milano, con la madre e la sorella. Che cosa farà? Ma chi lo conosce non ha dubbi: “Obbedirà”

    CREMA – “Non mi difendo dalla chiesa. Che è mia madre”. Sono le parole di monsignor Mauro Inzoli, ex parroco della Santissima Trinità a Crema, fondatore del Banco Alimentare e dell’Associazione della Fraternità, figura di spicco del movimento di Comunione e Liberazione. Una frase raccolta al telefono, pronunciata da una voce ferma, profonda, ma dove si percepisce una grande sofferenza. La notizia della sua riduzione allo stato laicale ha fatto il giro del mondo. I fedeli si interrogano, gli amici più stretti l’hanno chiamato per dimostrare il loro sostegno, i nemici l’hanno aggredito con violenza.

    Si è scritto di tutto. Dalla violenza sessuale agli arresti per appropriazione indebita. Fino ai commenti dei politici, soprattutto di sinistra. Ostili, naturalmente. Ma finora nessuno è stato in grado di dire con certezza che cosa è successo. Le indiscrezioni che trapelano dalla curia sono frammentarie e contrastanti. “Non conosco bene la vicenda, ma ho parlato con chi l’ha seguita fin dall’inizio – racconta un uomo molto vicino alla Curia cremasca – e mi è sempre stato riferito di un disagio di natura psicologica ed esistenziale, una condizione che ha messo a rischio la missione pastorale”.

    Tutti sanno che don Inzoli, circa due anni fa, era stato colpito da un esaurimento nervoso molto forte. Una condizione di malessere che il sacerdote ha curato lontano da Crema, fino a riprendersi completamente.

    Per coloro che lo attaccano, invece, nei due anni in cui è stato lontano dalla città don Inzoli era agli arresti domiciliari. Una voce insistente, ma che nessuno ha mai saputo dimostrare. Un sacerdote cremasco, dopo essersi raccomandato la massima riservatezza, ci ha detto: “Nel comunicato del vescovo Cantoni c’è un riferimento preciso, il canone 1720 del codice di diritto canonico, andate a vedere di che cosa si tratta…”. La curia, d’altro canto, non ha fornito altre spiegazioni e si è limita a uno scarno comunicato.

  • Crema, nella città di don Inzoli, allontanato dalla Chiesa. Il sindaco: “Aspettiamo di capire di più”

    Crema, nella città di don Inzoli, allontanato dalla Chiesa. Il sindaco: “Aspettiamo di capire di più”

    Da la Repubblica di oggi 14 dicembre 2012, pag. 27

    Crema, nella città di don Inzoli, allontanato dalla Chiesa. Il sindaco: “Aspettiamo di capire di più”

    Dal lusso all’ombra degli abusi sessuali tutti i misteri di monsignor Mercedes

    DAL NOSTRO INVIATO PAOLO BERIZZI
    CREMA — Raccontano che “don Mercedes”, quando scendeva dalla berlina tedesca tirando una boccata dal sigaro Montecristo, sembrava la versione cremasca di padre Des, il monsignore ambizioso interpretato da Robert De Niro nel film “L’assoluzione”.
    In mancanza di un fratello poliziotto (sul grande schermo c’era Robert Duvall), gli amanti delle suggestioni cinematografiche si devono accontentare dell’unica divisa laica contemplata dall’albero genealogico di don Mauro Inzoli: quella del padre, ex guardia giurata notturna a Trescore Cremasco.
    Un uomo per bene, mai nessuna preoccupazione per “Maurino”, quel figlio probo che dopo la laurea in filosofia teologica, a 26 anni, viene ordinato sacerdote. Rieccolo trent’anni dopo, Inzoli. È monsignore, è potente e in carriera, un capoccia di Comunione e Liberazione vicino ai palazzi della politica, che si divide tra il rettorato del liceo
    linguistico Shakespeare e le onlus del movimento ecclesiale a cui appartiene Formigoni, del quale si dice fosse tra i confessori.
    Gira su belle auto scure e frequenta i migliori ristoranti di Milano. Viaggia molto per piacere.
    Il concetto di sobrietà ecclesiale, in lui, è abbastanza labile. Adesso i fedeli raccolti in preghiera tra i marmi barocchi della chiesa di Santissima Trinità, la parrocchia che Inzoli ha guidato fino al 2010, dicono che forse
    «era già tutto scritto» lì, nello stile di vita. La “bella vita” del prete in Mercedes, o “Marcinkus”, l’altro soprannome. Quali sono i «gravissimi comportamenti personali» per i quali il Sant’Uffizio ha ridotto Inzoli allo stato laicale? Che cosa ha combinato questo prete di 62 anni per meritarsi la più grave condanna al termine di un procedimento canonico?
    Succede questo. È martedì. Nella casella di posta elettronica dei 97 sacerdoti della Curia cremasca arriva una «convocazione urgente» dal vescovo Oscar Cantoni, e cioè colui che emetterà la pena per decreto (con una sospensiva di 60 giorni in attesa del secondo grado di giudizio). Da fonti ecclesiastiche filtra qualcosa che è più di un
    indizio: Inzoli si è macchiato di gravi illeciti personali, ma non «di tipo economico». Il provvedimento
    della Congregazione si richiama al capitolo 1720 del diritto canonico. Che ti sfila l’abito talare in cinque casi: se hai ordito un attentato alla vita del Papa; se hai profanato l’eucarestia; se hai assolto un complice in confessione
    o se hai istigato qualcuno a commettere atti turpi; e, infine, se hai abusato di un minore.
    Trovare un prete a Crema che parli in chiaro di questa storia è impossibile. Ma un’anonima fonte ecclesiastica fa un ragionamento sibillino: «Difficile pensare che un monsignore di provincia abbia attentato alla vita del Papa, o che abbia organizzato messe nere. Siccome sono esclusi gli illeciti economici, che cos’altro rimane…?». Solo ipotesi,
    al momento, certo. Ma dietro le dimissioni dallo stato clericale — rese pubbliche dalla “Provincia di Cremona” — potrebbero esserci episodi che attengono alle sfere più intime della vita del sacerdote. Magari rivelati ora, a distanza di anni, da chi un tempo non aveva ancora la maggiore età. Nessuno però si sbilancia. «Attendiamo di capire qualcosa di più», dice il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, Pd area cattolica. Prudente anche Massimo Piazza, ex vicesindaco ciellino. «Per ora sospendo il giudizio». Entro la settimana il vescovo farà una lettera aperta
    indirizzata ai fedeli. Lui, Inzoli, è sparito da Crema due anni fa.
    Quando ebbe un malore e, ripresosi, confidò agli amici l’intenzione di volersi trasferire a Haiti. Lo danno a Milano, o a Torino dalla sorella. Nel frattempo sul conto di “Marcinkus” le malelingue hanno azionato la qualunque voce.

    La condanna del Sant’Uffizio per “gravissimi comportamenti personali” Le voci e i ricordi dei conoscenti

    DON MERCEDES Monsignor Mauro Inzoli, è sparito già da due anni da Crema. Per lui, nei giorni scorsi, la condanna più grave di un procedimento canonico

  • Don Mauro Inzoli dimesso dallo stato clericale.

    Don Mauro Inzoli dimesso dallo stato clericale.

    La montagna di chiacchiere della diocesi non ci spiega se ci sono notizie di reato denunciate ai magistrati, di che notizie si tratta e se non sono state denunciate per quale motivo.

    Don Mauro Inzoli dimesso dallo stato clericale. Il vescovo Cantoni: “La Chiesa, attraverso i suoi massimi responsabili, non ha taciuto la verità, l’ha definita senza esitazione”
    di Andrea Galvani (direttore@cremaonline.it)
    Don Mauro Inzoli dimesso dallo stato clericale. Il vescovo Cantoni: “La Chiesa, attraverso i suoi massimi responsabili, non ha taciuto la verità, l’ha definita senza esitazione” Crema – “Alla mia Chiesa, umiliata e ferita. Viviamo in questi giorni, quali figli e figlie della Chiesa di Crema, umiliata e ferita, una grande sofferenza. La respiriamo nell’aria, la condividiamo negli sguardi, in un silenzio che dice tutta la nostra prostrazione, al di là dell’ inevitabile clamore mediatico suscitato”. Con queste parole il vescovo di Crema Oscar Cantoni nelle prime righe della lettera alla comunità dopo la dimissione dallo stato clericale di don Mauro Inzoli. Il vescovo non accenna alle motivazioni che hanno portato al provvedimento emesso lo scorso 9 dicembre dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, ma il canone 1720 del Codice di Diritto Canonico riguarda casi specifici: profanazione dell’eucaristia, attentato al Pontefice, abusi sessuali su minori, assoluzione del complice, induzione ad atti turpi in confessionale.

    Coinvolti e sbigottiti
    “Trattandosi di un sacerdote – prosegue il vescovo – tutti ci sentiamo ancora di più coinvolti e sbigottiti. Un’intensa preghiera è innanzitutto ciò che di più urgente abbiamo bisogno, perché il Signore sia forza e sostegno di quanti, come noi, sono nella prova. Occorre pregare perché ci sia donata quella chiaroveggenza necessaria per affrontare il momento doloroso che attraversiamo come un’occasione di grazia. “Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rom 8, 28 ). Chi lo afferma in questa circostanza, corre il rischio di passare per sprovveduto e ingenuo, ma nella fede non è così, perché vero credente è colui che si affida sempre al Signore, anche quando è difficile capire o interpretare i fatti della vita, soprattutto quelli più oscuri e più umilianti”.

    Compassione e misericordia
    “Non giudizi impietosi, quindi, né biasimi severi verso chi ha procurato la nostra sofferenza; piuttosto rivolgiamo uno sguardo di compassione e di misericordia verso quanti, per diverso titolo, sono coinvolti e feriti. Nello stesso tempo, affermiamo che compassione e misericordia non sono mai disgiunte da un amore pieno per la verità: esse camminano insieme!”.

    La verità senza esitazione
    Particolarmente interessante questo passaggio: “In questi giorni – scrive monsignor Cantoni – la Chiesa, attraverso i suoi massimi responsabili, non ha sottaciuto la verità, ma l’ha definita, senza paura di giudizi e senza esitazione, rispettando, certo, le persone coinvolte, ma anche nella piena trasparenza di chi, proprio facendo la verità, si dimostra pienamente libero. Da una simile circostanza, emerge come non mai il volto umano della Chiesa che, in quanto composta da uomini, si presenta fragile e peccatrice, ma che continuamente avverte di essere chiamata alla penitenza e alla conversione, che confessa con umiltà i propri peccati e insieme confida nell’abbraccio misericordioso del Padre”.

    Parte di un unico Corpo
    “Ci sentiamo veramente parte di un unico Corpo, così che, quando uno dei suoi membri è malato, tutti ne risentono. Se è vero che le ferite e le umiliazioni ci accomunano, anziché provocare risentimenti, siamo chiamati ad una maggiore fedeltà, ad una più intensa responsabilità personale nelle scelte e nei gesti che compiamo, sapendo che il male che possiamo procurare con le nostre mani non ricade solo su noi stessi, ma inficia e ferisce tutto il corpo ecclesiale. Trattandosi di una colpa commessa da un sacerdote, comprendiamo la grandezza e la responsabilità che il ministero ordinato comporta, ma anche avvertiamo il rischio che il bene, largamente seminato, possa facilmente essere sminuito a causa dei nostri errori, anche se, per grazia di Dio, il bene non cessa mai di produrre i suoi frutti”.

    Le pene più severe
    “La decisione della Chiesa, che come medicina ricorre alle pene più severe, è prova evidente di chi si impegna a lottare contro il male, a partire dai suoi membri primi, fragili come gli altri uomini, di chi non si arrende di fronte alla peccaminosità propria e altrui, ma la combatte con le armi della giustizia e della verità”.

    Il bene più grande
    In chiusura monsignor Cantoni si rivolge alla “Chiesa di Crema: non lasciarti cadere le braccia; avanza, anche nelle difficoltà, sui sentieri che oggi Dio ti fa percorrere e credi che da questa dolorosa prova il Signore saprà ricavarne un bene più grande. Crescerà il desiderio di cercare la verità nella carità, la sollecitudine nel far prevalere il bene, costi quel che costi, si svilupperà una più intensa unità tra tutti i tuoi membri e soprattutto una rafforzata sicurezza nella presenza attiva di Cristo, che, come afferma S. Agostino, “fa sua la sofferenza di tutto ciò che travaglia il Corpo sulla terra”.

    http://www.cremaonline.it/articolo.asp?ID=20533

  • COMUNIONE E MALEDIZIONE – MONSIGNOR MAURO INZOLI, IL “PRETE IN MERCEDES”, BOSS DI CL, A UN PASSO DALL’ESPULSIONE DAL CLERO PER UNA STORIACCIA DI ABUSI SESSUALI SU MINORI

    COMUNIONE E MALEDIZIONE – MONSIGNOR MAURO INZOLI, IL “PRETE IN MERCEDES”, BOSS DI CL, A UN PASSO DALL’ESPULSIONE DAL CLERO PER UNA STORIACCIA DI ABUSI SESSUALI SU MINORI

    COMUNIONE E MALEDIZIONE – MONSIGNOR MAURO INZOLI, IL “PRETE IN MERCEDES”, BOSS DI CL, A UN PASSO DALL’ESPULSIONE DAL CLERO PER UNA STORIACCIA DI ABUSI SESSUALI SU MINORI – PRESIDENTE PER 15 ANNI DELLA FONDAZIONE BANCO ALIMENTARE, PER QUALCUNO ERA IL “CONFESSORE DI FORMIGONI” – INZOLI NON FARA’ APPELLO – SPARITO DALLA CIRCOLAZIONE, POTREBBE ESSERE AD ALESSANDRIA…

    Luigi Corvi per Corriere.it
    MAURO INZOLIMAURO INZOLI

    Lo chiamavano «il prete in Mercedes». Auto di lusso, sigari, ristoranti alla moda, frequentazioni politiche importanti. Monsignor Mauro Inzoli, 62 anni, era uno dei boss di Comunione e liberazione. Presidente per 15 anni della Fondazione banco alimentare, onlus assistenziale fondata da don Giussani, qualcuno dice anche confessore di Roberto Formigoni. Una vita sulla cresta dell’onda, con base a Crema dove per 17 anni è stato parroco della Santissima Trinità. Poi, improvviso, il declino. Don Inzoli nel 2010 ha lasciato la parrocchia, nel maggio scorso la carica al Banco, e a Crema non lo hanno più visto.
    giussanigiussani

    Due anni di silenzio totale, sino a lunedì, quando la Curia ha scritto un comunicato di otto righe in cui si dice che il vescovo di Crema, monsignor Oscar Cantoni, su mandato della Congregazione per la dottrina della Fede, ha emesso un decreto che dispone la dimissione dallo stato clericale di don Inzoli. Il potente uomo di Cl non è più sacerdote, ma la pena è sospesa in attesa del secondo grado di giudizio.

    Quel comunicato non per tutti è stato un fulmine a ciel sereno. Da tempo si mormorava di un’inchiesta per presunti abusi su minori e qualcuno sul web aveva anche scritto che don Inzoli era stato agli arresti domiciliari. Non a Crema, dove ha ancora la residenza, ma forse a Milano dove si sarebbe stabilito negli ultimi tempi con madre e sorella. Nessuna di queste voci ha però trovato conferma e la Curia ovviamente mantiene il più stretto riserbo. Un riserbo assoluto che ha protetto per due anni l’uomo di Cl e che ancora ieri, qui a Crema, teneva le bocche cucite.
    ROBERTO FORMIGONIROBERTO FORMIGONI

    Tuttavia nel comunicato della Diocesi si fa riferimento a un «procedimento canonico a norma del canone 1720 del Codice di diritto canonico». I «delicta graviora» di competenza della Congregazione per la dottrina della fede sono i più gravi: profanazione dell’eucarestia, attentato al Pontefice, assoluzione del complice in confessionale, induzione ad atti turpi in confessionale, abusi su minori e acquisizione, detenzione e divulgazione a fini di libidine di immagini pornografiche di minori di 14 anni. Le accuse contro don Inzoli sarebbero tra le ultime due, e il provvedimento preso confermerebbe la linea di intransigenza voluta dal Papa sui reati sessuali riguardanti i minori.
    VESCOVO LUIGI NEGRIVESCOVO LUIGI NEGRI

    Il silenzio su tutta la vicenda tiene comunque avvolto nel mistero il fatto all’origine delle accuse, che non sarebbe stato comunque compiuto nella provincia di Cremona e non si sa neppure quale sia la Procura che se ne occupa per competenza. Don Inzoli da lunedì non risponde al telefono. Chi lo conosce dice comunque di averlo sentito sereno e poco propenso a fare appello, anche se le persone che gli sono vicine lo spronano a non arrendersi e a cercare un bravo avvocato per fare ricorso.

    A quanto pare, dopo essere stato allontanato da Crema, in attesa del processo davanti alla Congregazione, è approdato in una parrocchia della provincia di Alessandria. Nel 2010 aveva confidato a un amico che si sarebbe preso un anno sabbatico per curare una forte depressione e che sarebbe andato per qualche tempo a San Marino, dove avrebbe anche preparato la visita di Benedetto XVI, ospite del vescovo Luigi Negri, che pochi giorni fa è stato nominato vescovo di Ferrara.

    http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/comunione-e-maledizione-monsignor-mauro-inzoli-il-prete-in-mercedes-boss-di-cl-a-48067.htm

  • È mistero sulla sospensione dell’ex presidente del Banco alimentare e leader di cl

    È mistero sulla sospensione dell’ex presidente del Banco alimentare e leader di cl

    Crema, cacciato il «prete in Mercedes»
    La Congregazione per la dottrina della fede ha disposto la riduzione allo stato laicale di mons. Mauro Inzoli

    CREMA (Cremona) – Il mondo cattolico cremonese è sotto choc. La Congregazione per la dottrina della fede ha disposto la riduzione allo stato laicale di monsignor Mauro Inzoli, 62 anni, ex parroco della Santissima Trinità a Crema, ex presidente del Banco alimentare e leader di Comunione e liberazione. Da ieri, don Inzoli non è più prete. L’annuncio del provvedimento è stato dato dalla Diocesi di Crema. «La pena è sospesa in attesa del secondo grado di giudizio – si dice nella breve nota diffusa -. Ogni altra informazione è riservata all’autorità della Congregazione per la dottrina della fede». È mistero sulle ragioni della decisione, adottata dal vescovo di Crema, monsignor Oscar Cantoni, in data 9 dicembre. I sacerdoti l’hanno appresa direttamente dal vescovo Cantoni, in una riunione convocata d’urgenza via mail senza specificare il motivo.

    Carismatico, trascinante, potente ma affabile, chiacchierato per il suo presunto «affarismo», il «sacerdote in Mercedes», come veniva chiamato per la sua passione per le auto di grossa cilindrata, ha lasciato improvvisamente la parrocchia nell’ottobre del 2010. «Ho nel cuore la speranza che accoglierete chi prenderà il mio posto com’è stato per me. Io ho solo da ringraziare», ha detto nella sua ultima omelia. Da quel momento non si sa dove sia don Inzoli. Si era anche parlato di arresti domiciliari. Ma in Curia smentiscono. Ieri il cellulare del sacerdote squillava a vuoto.

    Proprio in questi giorni è stato pubblicato il suo nuovo libro: si intitola «Era uno di noi» e ripercorre i trent’anni di vita privata di Gesù. «Ma voi vi immaginate – scrive l’autore – quando la sera andavano a letto e Lui si metteva in mezzo a loro come fanno i vostri bambini quando sbucano dal loro lettino e vengono nel lettone? Ed era Dio».

    Gilberto Bazoli 12 dicembre 2012 | 10:53

    http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_dicembre_12/crema-prete-mercedes-ridotto-stato-laicale-inzoli-2113122935342.shtml

  • Spretato don Inzoli

    Spretato don Inzoli

    Il vescovo di Crema ha comunicato la decisione vaticana sul sacerdote che per anni ha guidato il Banco Alimentare: dimesso dallo stato clericale per «motivi gravissimi»

    ANDREA TORNIELLI – CITTÀ DEL VATICANO

    La Congregazione per la dottrina della fede ha stabilito la dimissione dallo stato clericale di monsignor Mauro Inzoli, 62 anni, il sacerdote cremasco di Comunione e Liberazione che per anni ha animato il Banco Alimentare, l’annuale raccolta di viveri non deperibili da donare ai poveri che in tutta Italia coinvolge centinaia di migliaia di persone.

    Questa mattina il vescovo di Crema Oscar Cantoni ha comunicato ai sacerdoti della diocesi di aver emesso in data 9 dicembre, un decreto che dispone la dimissione dallo stato clericale di Inzoli su mandato dell’ex Sant’Uffizio. La drastica pena – la più grave per un sacerdote – è stata comminata al termine di un procedimento canonico, è sospesa per 60 giorni in attesa di un eventuale ricorso dell’interessato per un secondo grado di giudizio.

    Le motivazioni del provvedimento non sono state rese note. Ma secondo le indiscrezioni raccolte da Vatican Insider si tratterebbe di accuse riguardanti abusi su minori, tra i «delicta graviora» di competenza della Congregazione per la dottrina della fede.

    Mauro Inzoli, originario di Torlino Vimercati, nel cremasco, è stato ordinato sacerdote nel 1976. È stato vicario parrocchiale, insegnante al seminario vescovile di Crema, rettore dell’istituto Santa Dorotea di Napoli, quindi cappellano a Ricengo e Bottaiano, e poi parroco della Santissima Trinità di Crema dove rimane fino al 3 ottobre 2010. Don Inzoli ha presieduto fino a pochi mesi fa la fondazione del Banco Alimentare.