Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia: arrestato il responsabile di un centro ricreativo, già condannato con don Lesmo

    Pedofilia: arrestato il responsabile di un centro ricreativo, già condannato con don Lesmo

    Già condannato a quattro anni e sei mesi di carcere al termine del processo che aveva portato alla condanna di don Alberto Paolo Lesmo, parroco di una chiesa a Baggio, ora Guido Milani è stato arrestato dalla polizia per il medesimo reato.

    Milani, ex presidente del centro ricreativo “Cooperativa ragazzi e cinema” a Lecco e di un centro estivo a Bellaria (RImini), era stato condannato perché colpevole di aver avuto decine di rapporti sessuali con un ragazzino in cambio di denaro o, qualche volta, cocaina. Una volta l’atto sessuale sarebbe avvenuto sotto costrizione.

    Il sacerdote –  condannato ad un anno e dieci mesi e sospeso dalla Diocesi milanese – non conosceva Milani. Entrambi sono entrati in contatto con la loro vittima attraverso una chat. L’inchiesta era scattata dalla segnalazione di un ospedale nel quale il ragazzo che si prostituiva venne visitato nel 2011 per un tentato suicidio.

    Dopo aver letto sui media del processo a carico di Milani, un’altra vittima – che aveva frequentato la cooperativa ‘Ragazzi e cinema’ – ha presentato denuncia raccontando di alcune molestie subite durante la realizzazione di un video. Gli inquirenti milanesi hanno acquisito le dichiarazioni del giovane, il quale, tra l’altro, avrebbe parlato anche di altri episodi su cui si sta indagando.  Venerdì mattina gli è stato consegnato l’avviso di custodia cautelare tramite arresti domiciliari dagli agenti della polizia.

    http://www.milanotoday.it/cronaca/pedofilia-guido-milani-don-lesmo.html

  • Con un prete abusava di minori: in manette il presidente di una coop

    Con un prete abusava di minori: in manette il presidente di una coop

    Guido Milani, ex presidente di un centro ricreativo a Lecco, la Cooperativa ragazzi e cinema, e già condannato a 4 anni e mezzo di carcere in un’inchiesta milanese che ha portato alla condanna per prostituzione minorile anche di don Alberto Paolo Lesmo, ex parroco della chiesa di Santa Marcellina ed ex decano di Milano-Baggio, è stato arrestato dalla polizia. Nei confronti di Milani, infatti, sono stati denunciati nuovi episodi e, in particolare, un adolescente ha raccontato a fine luglio, nell’ambito di una nuova tranche dell’indagine del pm Giovanni Polizzi (don Lesmo non è coinvolto in questo filone), di aver subito abusi sessuali da parte dell’uomo quando frequentava la Cooperativa ragazzi e cinema. E così, evidenziando il pericolo di reiterazione del reato, il gup Gennaro Mastrangelo ha emesso una misura cautelare di arresti domiciliari per Milani. Lo stesso giudice, lo scorso 12 luglio, aveva condannato l’educatore e don Lesmo per i rapporti a pagamento avuti con un adolescente tossicodipendente.

    L’uomo dava cocaina e soldi per rapporti con minori

    Poco più di un mese fa, il giudice aveva condannato Milani perché avrebbe avuto una ventina di rapporti sessuali con un ragazzo in cambio di denaro, “circa 200 euro”, o di “3 grammi” di cocaina alla volta. E in un’occasione l’uomo, che lavorava anche in una colonia estiva in Romagna (è stato arrestato ieri in provincia di Rimini), avrebbe anche costretto il ragazzino “a subire un atto sessuale”. Con lo stesso ragazzo, che si prostituiva contattando i suoi clienti in una chat e che usava i soldi ricevuti per comprare cocaina, avrebbe avuto rapporti anche don Lesmo (non conosceva Milani) condannato a 1 anno e 10 mesi. Il procedimento a carico di don Lesmo era venuto a galla lo scorso 25 marzo, il Venerdì Santo, con la comunicazione ufficiale della sospensione del religioso, 48 anni, da parte della Curia di Milano e dell’arcivescovo Angelo Scola. L’inchiesta era scattata dalla segnalazione di un ospedale nel quale il ragazzo venne visitato nel 2011, anche perché aveva tentato il suicidio. Dopo aver letto sui media del processo a carico di Milani, un altro adolescente, che aveva frequentato la cooperativa Ragazzi e cinema, lo scorso 19 luglio, ha presentato denuncia raccontando delle molestie che avrebbe subito da parte dell’educatore quando l’uomo l’aveva coinvolto nella realizzazione di alcuni video. Nell’ordinanza, il gup ha messo in luce, tra le altre cose, la “predilezione” di Milani per i “rapporti sessuali a pagamento” con adolescenti e segnala il pericolo di reiterazione.

    Con un prete abusava di minori: in manette il presidente di una coop

  • Pedofilia. Polizia australiana: nuove accuse a Pell

    Pedofilia. Polizia australiana: nuove accuse a Pell

    Il cardinale George Pell, prefetto delle finanze vaticane, attende di sapere se la polizia australiana di Vittoria lo accuserà formalmente di abuso sessuale sui minori dopo due denunce presentate da ex studenti che riguardano fatti accaduti, secondo il loro racconto, dagli anni ’70 agli anni ’80 quando il prelato occupava incarichi di rilievo presso le diocesi di Melbourne e Ballarat.

    Lo scorso mese la questura di Vittoria aveva confermato ai media che le denunce nei confronti di Pell erano state segnalate alla procura, chiedendo se la polizia avrebbe dovuto continuare l’inchiesta a carico del cardinale formulando un capo d’accusa, oppure se chiudere definitivamente il dossier.

    Nel primo caso, la polizia australiana dovrebbe inviare a Roma agenti con l’incarico di interrogare il cardinale Pell, che comunque respinge fermamente le accuse.

    A febbraio Pell è stato ascoltato in una lunga audizione dalla Royal Commission into institutional responses to child sexual abuse, organismo con gli stessi poteri di una commissione d’inchiesta istituito in Australia nel 2013 per affrontare gli innumerevoli casi di abuso sessuale sui minori avvenuti dagli anni ’60 agli anni ’80 specialmente nelle diocesi di Melbourne e Ballarat, dove Pell è nato e dove poco a poco ha raggiunto i vertici della gerarchia ecclesiastica fino a diventare il potente “ministro” delle finanze di papa Francesco.

    La commissione d’inchiesta non lo ha mai accusato di essersi macchiato personalmente di abusi sessuali nei confronti di bambini e adolescenti, semmai ha insinuato il dubbio che Pell non abbia agito con forza sufficiente per evitare che i preti pedofili potessero mietere centinaia di vittime, indisturbati.

    Il fascicolo che riguarda ora Pell è decisamente scottante. Come riferisce il Guardian, la polizia di Vittoria ha raccolto la denuncia di tre uomini che raccontano come il prelato abbia mostrato loro le sue parti intime durante un campeggio nell’estate 1986 o 1987. Due ex studenti della scuola St. Alipus, invece, accusano Pell di aver toccato loro i genitali in maniera insistente mentre nuotavano insieme in una piscina di Ballarat alla fine degli anni ’70, quando il cardinale era vescovo vicario per l’educazione nella diocesi.

    Accuse pesantissime che già Pell qualifica come orribili calunnie. Ora le forze dell’ordine di Vittoria confermano che dovranno prendere una decisione sulle sorti del prelato: “Così come accade per ogni inchiesta, tocca alla polizia decidere se queste accuse cadranno”.

  • Pedofilia: in Europa, in America, ma anche in Australia

    Pedofilia: in Europa, in America, ma anche in Australia

    Secondo un recente rapporto dell’Unione Europea sul maltrattamento e le violenze sui minori, un bambino su otto e una bambina su cinque, sarebbero vittima di abusi sessuali durante l’infanzia. Nell’80% dei casi le violenze avvengono all’interno delle mura domestiche: padri, madri, ma anche zii, nonni e fratelli. Una vera e propria emergenza, aggravata dal crescente numero di siti web pedopornografici. Dal 2003 a oggi sono stati denunciati 125.000 siti pedopornografici, di cui solo 9.800 nel 2015. Un orrore diffuso che non conosce confini.

    Solo una settimana fa, la polizia scozzese ha sgominato una rete di pedofili che usava internet sia per adescare le vittime che per diffondere materiale pornografico. “In almeno tre casi abbiamo visto delinquenti che avevano in memoria nei loro computer più di 10 milioni di immagini di bambini”, ha dichiarato l’ispettore Andy Williams che ha seguito da vicino l’indagine. Casi non isolati nel mondo anglosassone, come dimostrano gli scandali all’interno della chiesa cattolica irlandese.

    Ultimo a farne le spese monsignor Martin Drennan, vescovo di Galway e Kilmacduagh, il cui nome compariva nei rapporti governativi sulla pedofilia che hanno spinto Benedetto XVI ad avviare indagini interne e a rivoluzionare la Chiesa irlandese. Nonostante le resistenze, Papa Francesco è riuscito a costringere Drennan alle dimissioni per chiudere una ferita aperta nel 2010. Una faccenda, però, tutt’altro che chiusa.

    Secondo i media australiani, sarebbe indagato per presunti abusi su minori anche il cardinale George Pell, prefetto agli Affari economici del Vaticano. Secondo l’emittente Abc i casi risalirebbero agli anni ’70 quando Pell era parroco nella città di Ballarat. A denunciare le molestie sarebbero stati due quarantenni per fatti avvenuti tra il 1978 e il 1979. Il cardinale, ascoltato per quattro volte dai magistrati australiani, ha definito le notizie “totalmente false”.

    La pedofilia rappresenta una piaga contro cui Papa Francesco ha preso una posizione dura. Il pontefice ha varato, infatti, una legge “motu proprio” contro i vescovi negligenti che prevede la rimozione dall’ufficio di quanti non denunciano o coprono casi di pedofilia all’interno delle diocesi. Una realtà che riguarda soprattutto Stati Uniti, Australia, Canada e Irlanda. Scandali che in America, ad esempio, hanno creato un vero e proprio caso, soprattutto grazie alla super inchiesta del Boston Globe narrata nel film vincitore del premio Oscar 2016, “Il caso Spotlight”. Un lavoro durato anni e conclusosi nel 2003 con il pagamento da parte dell’Arcidiocesi di Boston di circa 85 milioni di dollari come risarcimento nei confronti delle vittime. I casi di pedofilia non risparmiano l’Italia. I numeri non sono diversi da quelli degli altri paesi europei, ma è difficile fornire cifre precise vista la mancanza di una banca dati nazionale che pure è prevista dalla legge 36 del 2006. I governi spesso ignorano il problema e gli stupratori, una volta condannati, finiscono in breve tempo liberi e senza supporto psicologico, condizione che favorisce la recidività.

  • Ex prete condannato a otto anni e mezzo per abusi su una ragazzina

    Ex prete condannato a otto anni e mezzo per abusi su una ragazzina

    È stato confermato praticamente ‘alla lettera’ l’atto d’accusa della procuratrice pubblica Chiara Borelli, che per l’imputato aveva chiesto 9 anni di carcere; poco fa la presidente della Corte delle assise criminali di Locarno, giudice Rosa Item, ha condannato un’ex sacerdote, che aveva esercitato nel Locarnese e nel Sottoceneri, a 8 anni e mezzo di prigione, da scontare. È stato considerato colpevole di coazione sessuale, violenza carnale, atti sessuali con fanciulli e favoreggiamento (istigazione).

    Il processo all’ex prete era stato celebrato a fine luglio. Ora la sentenza. A suo carico accuse pesanti, per oltre 1’300 atti sessuali su un arco di tempo lunghissimo (quasi 14 anni, a partire dal 2001), commessi su una ragazzina (a partire da quando lei aveva solo 12 anni).

    La Corte lo ha pure ritenuto colpevole di altri atti sessuali con fanciulli: vittime 4 alunni di una scuola elementare del Sottoceneri dove l’ex sacerdote una decina di anni fa aveva insegnato religione. L’imputato, in carcere dal settembre 2015, ha diversi precedenti, con condanne per atti di libidine su fanciulli nel 1988 e per possesso di materiale pedopornografico nel 2011.

    Ricordiamo che l’avvocato difensore Giacomo Fazioli nel corso del processo aveva invocato una scemata responsabilità da lieve a media per il suo assitito, chiedendo di limitare la pena a quattro anni e mezzo al massimo. Ma la giudice ha respinto l’istanza, visto che questa attenuante non era stata evidenziata dalla perizia giudiziaria.

    http://www.laregione.ch/articolo/ex-prete-condannato-a-8-anni-e-mezzo-per-abusi-su-una-ragazzina/29843

  • CORTE SUPREMA DEL REGNO UNITO RESPINGE RICORSO IN APPELLO DELLA SOCIETA’ TORRE DI GUARDIA. LA CHARITY COMMISSION RIPRENDE ORA A PIENO REGIME

    CORTE SUPREMA DEL REGNO UNITO RESPINGE RICORSO IN APPELLO DELLA SOCIETA’ TORRE DI GUARDIA. LA CHARITY COMMISSION RIPRENDE ORA A PIENO REGIME

    Questa mattina, Jonathan Sanders, investigatore capo per l’inchiesta della Charity Commission sui Testimoni di Geova, ha inviato la seguente mail:

    Buon pomeriggio,

    vi scrivo per darvi un rapido aggiornamento delle nostre indagini pubbliche sulle politiche di tutela e gli enti di beneficenza collegati ai Testimoni di Geova.

    Come forse saprete, una delle nostre indagini riguarda la Società Torre di Guardia del Regno Unito. Abbiamo attivato questa indagine nel 2014. La Torre di Guardia ha in seguito iniziato quello che si è rivelato essere un lungo contenzioso contro di noi. Abbiamo difeso con fermezza la nostra posizione. Abbiamo avuto ragione ad aprire l’inchiesta. Abbiamo vinto il nostro caso in ogni Tribunale che ha esaminato la questione, più recentemente in Corte d’ Appello. La Torre di Guardia ha poi deciso di provare a ricorrere alla Corte Suprema. Sono lieto di comunicarvi che oggi ho appreso che la Corte Suprema ha respinto la loro richiesta. Questo significa che alla Torre di Guardia è preclusa ogni altra via per presentare ricorso. Pertanto faremo ciò che abbiamo fatto sin dal 2014, ossia proseguire con la nostra indagine.

    Un enorme ringraziamento a quelli di voi che si sono incontrati con me, Nick e Chris nel corso degli ultimi mesi, per aver condiviso con noi personalmente le vostre storie, e grazie anche a tutti coloro che hanno inviato email o che ci hanno parlato al telefono. C’è molto lavoro da fare, ma la sentenza del tribunale è un importante traguardo.

    Questa notizia è assolutamente meravigliosa per quelli di noi che seguono con attenzione il lavoro della Carithy Commission del Regno Unito; come ha osservato il sig. Sanders, la Società Torre di Guardia non ha più possibilità di presentare ricorso contro il lavoro della Charity Commission e ora deve semplicemente conformarsi all’indagine.

    Che la Società Torre di Guardia perda o meno il suo status di ente caritatevole nel Regno Unito è certamente opinabile; oggi, virtualmente ovunque, le religioni continuano a godere dello status di esenzione fiscale, indipendentemente dalla quantità dell’effettivo “volontariato” svolto e dagli scandali associati a loro.

    Comunque, a prescindere dall’esito, le informazioni che potranno essere portate alla luce durante questa indagine e le concernenti notizie dei media, saranno assolutamente preziose per il nostro attivismo, proprio come l’inchiesta della Commissione Reale australiana.

    Gradirei ringraziare personalmente il sig. Sanders e tutti le persone coinvolte nella Commissione per il duro lavoro svolto finora, e mi incoraggia constatare che la Corte Suprema non ha neppure esaminato il ricorso della Torre di Guardia, ma ha respinto la loro stessa richiesta di appello. E’ una bella notizia che i tribunali non siano più tolleranti con coloro che combatterebbero per i loro “diritti” per nascondere quegli scandali e abusi.

    Attendo con interesse di saperne di più sull’inchiesta e continuerò ad aggiornare questo sito quanto più possibile.

    VEDI ALL’ARTICOLO ORIGINALE INFORMAZIONI PER CONTATTARE LA CHARITY COMMISSION

    Articolo a firma di ALEXANDRA JAMES ,18 LUGLIO 2016

    Libera traduzione a cura favisonlus

    FONTE: JWVICTIMS

    Breaking News: UK Supreme Court Rejects Application for Appeal by Watchtower; the Charity Commission is Now Full Steam Ahead

  • Interrompiamo momentaneamente la messa in onda di “TgNews Rete L’Abuso” perché dobbiamo sconfiggere un nuovo nemico

    Interrompiamo momentaneamente la messa in onda di “TgNews Rete L’Abuso” perché dobbiamo sconfiggere un nuovo nemico

    Di Francesca Lagatta – Quando il Presidente Francesco Zanardi ed io avevamo deciso nell’aprile scorso che avremmo creato il primo tg al mondo che trattasse il tema della pedofilia clericale, eravamo entusiasti. Non che ci piacesse l’argomento, tutt’altro, ma essere i primi a rompere il tabù su un argomento così delicato e ancora per certi aspetti inesplorato dai media, ci faceva sentire fieri.

    Così, senza girarci troppo intorno e senza nemmeno curarci troppo delle scenografie, avevamo girato la puntata pilota con la sola attrezzatura disponibile, senza chiedere aiuto a nessuno. Con le immagini girate da due comunissime fotocamere, avevamo dato vita a un piccolo prodotto editoriale di tutto rispetto, tanto da guadagnarci numerose pagine sulla stampa italiana.

    Col passare delle settimane, erano cresciuti a dismisura i numeri e l’interesse per quel telegiornale in onda settimanalmente sul web che, benché non fosse costato milioni, era riuscito a tirare fuori, con tanto di nomi e cognomi, il peggio del peggio del controverso sistema ecclesiastico. E ce la ridevamo di gusto, pensando alle facce di quei signorotti che in nome Dio compiono i peggiori reati del mondo e che, fino ad allora, non erano abituati ad essere derisi ed accusati in pubblica piazza. Una soddisfazione immensa.

    Poi, un giorno, il Presidente Zanardi, anima, cuore e mente dell’associazione Rete L’Abuso Onlus, decide di fare un esame medico perché ha qualche piccolo disturbo di salute, comunicandolo in tutta tranquillità e la solita autoironia. Ma la mala sorte, vile e beffarda, in quelle ore se ne stava a spiare dietro l’angolo, pronta ad uscire allo scoperto per segnare, l’ennesima volta, l’anima di un uomo che ha già troppe ferite sanguinanti.

    Quell’esamino che doveva durare una ventina di minuti al massimo, dura più del previsto, quasi tre ore, seguito da un inquietante silenzio che persiste sino al tardo pomeriggio. Invio un sms per avere buone notizie, sperando che Francesco sia solo un po’ debilitato. Invece no, la sua risposta è secca, lapidaria, senza fronzoli.

    Non so ben spiegare cosa si prova in quei momenti, ma la sensazione è più o meno quella di perdere il contatto con la realtà, quella di non percepire più la terra sotto i piedi. Continui solo a chiedere a te stesso se sta succedendo davvero o sei solo catapultato in un incubo. E quando realizzi che una delle persone alle quali vuoi più bene al mondo, quella con cui hai condiviso gioie e dolori, con cui hai sperato e imprecato per un mondo più giusto, ha il nemico in corpo, anzi due, e uno è così  grosso che non ha lasciato passare la sonda, l’angoscia ti scaraventa nei meandri del dolore e della paura.

    Ma è solo un momento. Quelli come noi, penso, non possono lasciarsi schiacciare dagli eventi. Abbiamo combattuto e annientato nemici ancora più cattivi e aggressivi, e poi abbiamo sempre promesso che il nostro coraggio sarebbe stato più forte della paura, in qualunque circostanza.

    E d’altronde Francesco ha subito messo le cose in chiaro: «Questa fase della mia vita sarà solo un altro brutto ricordo». Perché questo uomo esile, che porta i segni della vita in viso e nel corpo, sa bene che è capace di sopravvivere a ogni cosa. E’ sopravvissuto alle violenze sessuali di don Nello Giraudo, al suicidio di una madre, all’abbandono del padre, alle ire funeste di certi potenti, alle morti sospette avvenute intorno a lui, alla macchina del fango, ai soprusi, alle intimidazioni, alle minacce, a tutto. Francesco Zanardi è solido come il cemento armato e ne uscirà vincitore anche stavolta. Solo che ora, in attesa di entrare nella trincea di una sala operatoria, ha tanto bisogno di riposare, pertanto, per necessità ed etica, nelle prossime settimane siamo costretti a sospendere ogni attività.

    Certo, potrebbero condurlo altre persone il tg, ma non avrebbe senso. Francesco Zanardi non è solo il Presidente dell’associazione Rete L’Abuso, lui è Rete L’Abuso. Vittorie, conquiste, idee e battaglie sono tutta farina del suo sacco. E Dio solo sa, se esiste da qualche parte nell’Universo, quanto sacrificio sia costato fondare e trainare una carretta sgangherata, da solo, con le proprie forze, fino a farla diventare una fiammante Testa Rossa dell’associazionismo e dell’informazione su uno dei temi più scottanti al mondo.

    Ci rivedremo certamente a settembre, e ci rivedremo in una veste certamente più bella ed elegante. Approfitteremo della calma estiva per concentrarci meglio e di più su combattere i balordi di cui verremo, nostro malgrado, a conoscenza. Quanto alla malattia, le abbiamo già prenotato il viaggio di sola andata all’inferno.

    Presidente, siamo tutti con te.

  • Papa rimuove arcivescovo brasiliano

    Papa rimuove arcivescovo brasiliano

    Papa Francesco ha rimosso l’arcivescovo di Paraíba (Brasile), Aldo di Cillo Pagotto, che era stato già sospeso dal Vaticano perché accusato di aver avuto una relazione con un ragazzo 18enne e di aver insabbiato casi di pedofilia nella sua diocesi.

    Le indagini della gendarmeria vaticana sull’arcivescovo sono partite lo scorso anno, nel 2015. Da subito gli è stato vietato di ordinare sacerdoti e diaconi e di accogliere nuovi seminaristi espulsi da altre diocesi. Nello stesso periodo, alcuni siti e blog brasiliani avevano diffuso una lettera che conteneva accuse pesanti contro il monsignore, che lo hanno portato in tribunale, ottenendo che tutto il materiale venisse rimosso da internet.

    Secondo i media brasiliani, la lettera portava la firma di Mariana José Araújo Silva, che si presentava come una parrocchiana della parrocchia di San Rafael, che accusava l’arcivescovo di avere una relazione affettiva e sessuale con Micheal, ragazzo 18enne ricoverato, riportava la lettera,  in una clinica nel quartiere Jaguaribe a João Pessoa, per disturbi mentali.

    Tutto il materiale, anche quello in cui si accusava Pagotto di aver insabbiato casi di pedofilia da parte di preti della sua diocesi, era stato inviato alla Nunziatura brasiliana e rimandato poi a Roma, da dove l’estate scorsa è stato inviato un rappresentante vaticano a Paraíba per indagare sul caso. Oggi, quindi, la rimozione dall’arcidiocesi.

  • DOVE GIRO PER IL «BOSTON GLOBE»?

    DOVE GIRO PER IL «BOSTON GLOBE»?

    Preti pedofili in Italia? Centinaia a dir poco e sempre ben coperti.

    Incontro per caso un paio di giornalist*, insomma di collegh* (dovrei dire ex, ormai io sono un pensionato) e non resisto: «Scusate se cammino dritto fino a che mi fanno male i piedi arrivo a Boston o a un certo punto devo girare?». Mi guardano straniti, del resto fa caldo. Chiarisco: «Avete visto Spotlight, il film? Ecco si lavora più o meno così. Dunque se voi faceste giornalismo in Italia invece che a Boston potreste andare a Foggia, a Brindisi oppure in molte altre parti d’Italia. Se non avete una cartina per orientarvi vi consiglio quella della rete L’Abuso…

    Chiarisco?

    Il 20 giugno da Foggia arriva la notizia dell’arresto di Giovanni Trotta, ex sacerdote, per abusi sessuali e reati “connessi”. Invece da Brindisi, il 15 giugno si apprende che il parroco Francesco Caramia finisce in manette per atti sessuali continuati e pluriaggravati su un bambino di 10 anni; è il terzo prete brindisino in carcere per abusi su minori, un quarto resta indagato.

    Ma potreste anche andare a Roma o in Sardegna. Sì, adesso – dopo anni di oscuramento quasi totale – le notizie dei preti pedofili italiani arrivano sui media del “Bel Paese” ma durano poco, non vengono approfondite e soprattutto nessuno tenta di vedere quante sono. Perché è evidente – ecco cosa insegna il film «Spotlight» – che se molti casi vengono coperti c’è un”sistema”. Quello bisogna scoperchiare.

    SE NON SAPETE CHE CI SONO IN ITALIA PRETI PEDOFILI, magari toglietevi la sabbia da occhi, bocca e testa. Perfino la regina delle notizie “di corsa” cioè Wikipedia ha una “voce” … seppure confusa. Si parla di don Ruggero Conti, di Giorgio Govoni, di don Lelio Cantini, di don Pierangelo Bertagna – 38 bambini abusati – e di Gualtiero Bassetti, ma anche di don Bruno Puleo cioè di una storiaccia che viene resa nota dall’agenzia Adista ma poi finisce a «Mi manda Raitre» e così per una volta… “Boston” è qui, dietro il primo angolo. Poche notizie e con un plin-plon: «questa voce o sezione sull’argomento religione è ritenuta da controllare». Beh, controlliamola.

    SE NON SAPETE COS’E’ «SPOTLIGHT» partite magari dalla “bottega”: qui Spotlight (Il caso Spotlight) – Tom McCarthy. E se non trovate in giro il film magari comprate il libro.

    Il 17 marzo in “bottega” ho scritto questo post: Preti pedofili: in Italia “200 casi insabbiati” che iniziava così: «Se Spotlight ci riguarda: una mappa – della rete L’abuso – per una riflessione e per indagini quasi tutte da fare». Dopo tre mesi potrei ripubblicarlo pari-pari. Qualcosa non va… Lei, sì lei signore e anche lei signora: sapete mica se c’è una scorciatoia per Boston? Di qua, dite che vado bene o devo prendere quella lì, la strada più dritta?

    Daniele Barbieri

    Dove giro per il «Boston Globe»?

  • Sesso nei bagni pubblici, patteggiamento per otto

    Sesso nei bagni pubblici, patteggiamento per otto

    Pene da un minimo di due mesi a un massimo di sei per atti osceni in luogo pubblico. In due hanno pagato una maximulta

    di Pier Paolo Garofalo

    TRIESTE Hanno preferito patteggiare, per potere usufruire di una riduzione della pena e, verosimilmente, soprattutto per evitare d’incorrere in un processo a porte aperte, che li avrebbe esposti all’attenzione di media, pubblico e opinione pubblica.

    Sono otto uomini tra quelli, ben 51, accusati di atti osceni in luogo pubblico, e altri relativi alla vicenda degli incontri tra omosessuali e tra esibizionisti che sono avvenuti per mesi nei bagni del Giardino pubblico De Tommasini di via Giulia e, particolare aggravante che ha impedito la completa depenalizzazione del reato, all’ingresso della palazzina stessa. Tale circostanza, che aveva innescato il caso, avendo fatto scattare una segnalazione da parte di una mamma, fruitrice dell’area verde, ha determinato infatti la possibilità che le pratiche sessuali o comunque contrarie alla decenza potessero avvenire davanti agli occhi di bambini o comunque di minorenni.

    Gli investigatori della Polizia locale, che paradossalmente hanno un piccolo ufficio proprio sopra il sito “proibito”, attraverso telecamere nascoste che “coprivano” la zona interessata, avevano accertato casi di rapporti orali omosessuali, gesti di autoerotismo e altri, non necessariamente riferiti a pratiche gay. In totale erano finite sotto indagine 51 persone, tra le quali alcuni dipendenti pubblici e perfino un sacerdote. La loro età variava dai 20 ai 74 anni; alcuni erano anche sposati. La vicinanza della sede della Municipale avrebbe reso, per alcuni degli imputati, gli incontri ancora più “eccitanti”.

    L’altro ieri gli otto accusati del reato 527 del Codice penale (comma 2), le cui vicende giudiziarie erano state seguite dal pm Maddalena Chergia, davanti al presidente della Sezione Gip Guido Patriarchi hanno così patteggiato.

    Beneficiando delle riduzioni previste dalla legge, si tratta di pene da un massimo di 6 mesi e 20 giorni di reclusione a un minimo di due mesi. Tra gli otto, cinque triestini, un monfalconese, un italiano nato a Palmanova e abitante a Trieste, che ha ricevuto la condanna più pesante e l’unico a non avere usufruito della sospensione condizionale della pena, per averne già beneficiato due volte. È quello incolpato del maggior numero di episodi.

    Infine un cittadino rumeno, domiciliato alla Caritas di Trieste, che ha avuto la condanna più lieve, relativa a un unico atto osceno.

    In due casi gli imputati hanno optato per la possibilità di commutare in multe le condanne alla reclusione. Multe pesanti: così 3 mesi sono “valsi” 22.500 euro; 3 mesi e 17 giorni di cella sono stati “parificati” a 26.750 euro.

    In ambienti giudiziari si sottolinea la soddisfazione per il valore rassicurante, nei confronti di tutti i frequentatori del “De Tommasini”, delle varie fasi dell’iter giudiziario che coinvolge un così alto numero di persone.

    http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2016/06/25/news/sesso-nei-bagni-pubblici-patteggiamento-per-otto-1.13720976