Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Tra il bue e l’asinello rispunta Marco Simeon

    Tra il bue e l’asinello rispunta Marco Simeon

    di Francesco Colafemmina – Molti di voi avranno visto ieri sera la trasmissione “Gli Intoccabili” condotta su La7 da Gianluigi Nuzzi. Argomento della trasmissione: la defenestrazione di Mons. Carlo Maria Viganò, ex segretario del Governatorato dello Stato Città del Vaticano ad opera del Cardinal Bertone e dei suoi accoliti. Purtroppo per il Cardinale e, ahimè, per il Santo Padre, a difendere la Santa Sede dall’accusa di essere una specie di piccola corte dei misteri, piena di inganni, invidie, ricatti, è stato chiamato in studio l’integerrimo professor Vian. Un uomo di cultura, equilibrato, un professore e un giornalista di altissimo profilo che tuttavia non ha una gran confidenza con il mezzo televisivo. Risultato: lo scandalo non può più essere arginato. Dunque tanto vale parlarne. E per farlo comincerò andando a ritroso…

    All’inizio del settembre 2011 emerse la notizia pubblicata inizialmente da Panorama di un “corvo in Vaticano”. Un misterioso anonimo autore di una missiva al vetriolo contro il Cardinal Bertone. Tale missiva cominciava con una citazione di San Giovanni Bosco: “Grandi funerali a corte!”. La citazione riguardava un “minaccioso sogno” del Santo che preannunciava nel 1854, mentre si discuteva l’abolizione degli ordini religiosi, lutti nella famiglia di Vittorio Emanuele II.
    Solo dei fantasiosi lettori di Dan Brown poterono immaginare nel settembre scorso che dietro quella citazione vi fosse una tremenda minaccia di morte al Segretario di Stato. In realtà qualcuno preparava una vendetta e lo scombussolamento della “cricca” bertoniana in Vaticano.

    Questo qualcuno era vicino a Carlo Maria Viganò, nominato nel luglio del 2009 segretario del Governatorato e poi “deposto” con una lettera di Bertone del 13 agosto del 2011 per essere spedito a Washington, in qualità di nunzio apostolico.

    Ma le avvisaglie di questa deposizione c’erano già almeno dall’inizio del 2011. Il 5 febbraio appariva su “Il Giornale” un articolo praticamente anonimo che parlava della volontà di Viganò di sostituire il servizio di intelligence vaticana “interno” affidato ad “una persona perbene” con un servizio affidato ad un’azienda esterna. La persona perbene sarebbe l’aretino Domenico Giani, l’arcivescovo cattivo Mons. Viganò: “Si teme per la sicurezza, per la riservatezza; non piacciono le iniziative di chi è interessato a cambiare un sistema che per anni ha funzionato e servito con fedeltà coloro a cui, in via esclusiva, deve rispondere. L’intelligence vaticana è curata da un uomo perbene, che ha ben chiaro quali sono i suoi superiori, tuttavia la pressione esercitata da un arcivescovo per sostituire al lavoro interno, una centrale di sicurezza fornita da una società esterna, sta diventando insostenibile. Chi è questo arcivescovo dallo sguardo arcigno, che mette in fermento il santo condominio? Il nome è coperto da segreto. Chi sarà?”

    Il nome è quello di Viganò, cui viene rinfacciata l’accusa – fondata? – di essere un nepotista, per via della presenza in Vaticano in particolare di suo nipote Carlo Maria Polvani. L’articolo concludeva: “Il fatto è che dal Palazzo Apostolico qualcuno, appassionato di calcio, ad un certo punto interverrà per richiamare il giocatore con le parole di un celebre allenatore. C’è da immaginarsi che l’ammonimento sarà «Zeru Tituli». Insomma anche in Vaticano vale ancora la competenza, principio inderogabile, soprattutto in un ambiente che sul segreto ha costruito la propria inviolabilità.”

    Ecco arrivare, dunque, lo sportivo Bertone che ammonisce Viganò e lo manda via… Quando però a settembre arriva la lettera del “Corvo” chi viene chiamato ad indagare? Proprio Domenico Giani, già ex ufficiale del Sisde. Tutta questa vicenda ci mostra dunque un sistema fatto di ricatti trasversali, di “dossier”, di informazioni riservate e lettere anonime che rischia di implodere. E il guaio è che questo sistema coincide con il centro spirituale del Cattolicesimo.

    Andiamo avanti. Nella trasmissione di ieri sono state mostrate delle inquietanti lettere scritte da Monsignor Viganò al Pontefice e al Segretario di Stato. Diffondere queste lettere attraverso i mass media non è certamente un metodo ortodosso per comunicare il proprio disagio. Assomiglia più ad un “regolamento di conti”, ma non è detto che dietro il regolamento di conti non ci sia un potenziale beneficio per la Santa Sede e per il Cattolicesimo. Perché è evidente che queste lettere vengono diffuse oggi a poche settimane dall’annuncio del concistoro blindato dal Cardinal Bertone. Costituiscono dunque l’apertura di una vera e propria guerra per il prossimo conclave, nella quale è chiaro chi potrebbe soccombere ma non è evidente il volto del potenziale vincitore.

    Questa guerra è tuttavia estesa su un fronte molto più ampio di quanto noi possiamo immaginare. E questo fronte lambisce il potere laico della massoneria, il potere della finanza, il potere della politica (per verità molto ridimensionato rispetto al passato). Monsignor Viganò cita infatti fra gli artefici del complotto volto a screditarlo prima e a defenestrarlo poi un tal Marco Simeon. Enfant prodige legato a Bertone e salito agli onori della cronaca nel 2011 per le sue frequentazioni con il presunto capo della P4, Luigi Bisignani. Simeon chiamerebbe Bisignani al telefono “coach” (allenatore). Ma già nel 2010 nell’ambito di altre intercettazioni telefoniche per la gestione degli appalti del G8 a La Maddalena appare questa figura del “coach” in una comunicazione fra Simeon e un terzo. Oggetto della discussione fra Simeon e Bisignani era un articolo dell’Espresso dedicato ai traffici relativi al G8. E tutti ricorderete che per lo scandalo degli appalti del G8 fu arrestato Angelo Balducci, già gentiluomo di Sua Santità e frequentatore di Mons. Camaldo, cerimoniere del Papa, meglio noto con un nomignolo irriverente che richiama alla mente il film “Chi ha incastrato Roger Rabbit”. Camaldo come appurò qualche anno fa il pm Woodcock era implicatoin un’operazione finanziaria per l’acquisto di una villa appartenuta a Sophia Loren con lo scopo di realizzarci la sede di un’associazione massonica. Camaldo è ancora fra i cerimonieri del Papa.

    Da questi fatti emerge l’immagine di un Vaticano che non si occupa affatto di religione, che non promuove la fede, ma vive di ricatti, raggiri, corruzione e talvolta depravazione. Emerge l’immagine di un Papa che non governa o che è messo nelle condizioni di non governare. Emerge l’immagine di un Segretario di Stato onnipotente che alimenta carrierismi e affari privati all’ombra del cupolone.Questa è l’immagine di una gerarchia ripugnante. E non importa se oggi non ne parla quasi nessun quotidiano, neppure quelli online, solo perché è scattato il coprifuoco. Verrebbe piuttosto da chiedersi perché i quotidiani italiani, sempre pronti a sparlare della Chiesa oggi si disinteressino ad uno scandalo così macroscopico. Sapere che il Vaticano organizza un presepe in piazza San Pietro dal costo esorbitante di 550.000 euro è una notizia formidabile! Come sapere che il Vaticano nel 2009 ha perso 2 milioni e mezzo di dollari in una sola operazione finanziaria sbagliata… E questi dati sono contenuti nella lettera di Monsignor Viganò al Papa.

    Perverso e inutile sarebbe difendere l’indifendibile. Tirar fuori i soliti ritornelli sui preti che sono prima di tutto uomini. Il fumo di Satana si è davvero insinuato in Vaticano e pur essendoci ancora numerosi sacerdoti, Vescovi e Cardinali degni e forse santi, essi sono sopraffatti dalla melmosa incrostazione di interessi e privilegi che soffoca ogni spiraglio di spiritualità. A questo punto, da semplice cattolico, non posso che augurarmi che i metaforici grandi funerali a corte ci siano per davvero. Che lo scandalo faccia piazza pulita degli intrecci fra Chiesa e potentati massonici. Si scandalizzeranno in molti, qualcuno perderà la fede, ma se non si tagliano i rami secchi e malati la pianta finirà per morire del tutto.

    http://nullapossiamocontrolaverita.blogspo…che-veniva.html

  • Belgio: preti pedofili, nuove perquisizioni della polizia

    Belgio: preti pedofili, nuove perquisizioni della polizia

    Bruxelles, 16 gen. – (Adnkronos/Dpa) – Nuove perquisizioni della polizia belga nell’inchiesta sui presunti abusi commessi dai preti a danno di minori. Secondo quanto riferito dai media locali, gli agenti, su mandato della magistratura nell’ambito dell’”Operazione calice”, hanno sequestrato materiale negli uffici dell’arcivescovo di Malin-Bruxelles ed in quelli dei vescovi di Anversa e Hasselt. “Stiamo cercando dossier personali riguardanti alcuni prelati i cui nomi sono stati citati nelle dichiarazioni delle vittime”, ha spiegato, citata dall’agenzia di stampa Belga, Lieve Pellens, portavoce dell’Ufficio della procura federale belga, sottolineando che l’operazione e’ “ad una fase importante”.

  • Preti pedofili. Belgio. Nuove perquisizioni in 3 diocesi, Indagini su 200 vittime e 87 azioni legali

    Preti pedofili. Belgio. Nuove perquisizioni in 3 diocesi, Indagini su 200 vittime e 87 azioni legali

    Bruxelles, 16 gen. – (Adnkronos/Dpa) – Nuove perquisizioni della polizia belga nell’inchiesta sui presunti abusi commessi dai preti a danno di minori. Secondo quanto riferito dai media locali, gli agenti, su mandato della magistratura nell’ambito dell’”Operazione calice”, hanno sequestrato materiale negli uffici dell’arcivescovo di Malin-Bruxelles ed in quelli dei vescovi di Anversa e Hasselt. “Stiamo cercando dossier personali riguardanti alcuni prelati i cui nomi sono stati citati nelle dichiarazioni delle vittime”, ha spiegato, citata dall’agenzia di stampa Belga, Lieve Pellens, portavoce dell’Ufficio della procura federale belga, sottolineando che l’operazione e’ “ad una fase importante”.

    La portavoce ha poi voluto chiarire che da parte della Chiesa cattolica – a differenza di quanto successe nel giugno del 2010, quando il Vaticano accuso’ le autorita’ belghe di comportarsi “peggio dei comunisti” – “c’e’ stata piena cooperazione, tutto e’ avvenuto in modo legale”. “Non abbiamo nulla da nascondere”, ha tenuto a sottolineare Clem Vande Broek, portavoce del vescovo di Hasselt.

    Nelle settimane scorse, una commissione interna istituita dalla Chiesa cattolica belga ha rivelato di aver ricevuto circa 500 denunce di abusi sui minori – tra loro persino un bambino di due anni – da parte dei preti. Alcuni di questi reati sarebbero stati commessi negli anni Sessanta e dunque sarebbero caduti in prescrizione, ma il mese scorso la Chiesa belga si e’ comunque detta pronta a pagare un risarcimento alle vittime tra i 2.500 ed i 25mila euro.

    16/01/2012

    Pedofilia: nuove perquisizioni in alcune diocesi del Belgio

    BRUXELLES – Nuove perquisizioni in alcune diocesi in Belgio nel quadro dell’operazione ‘Calice’ sugli abusi sessuali compiuti da preti. Su ordine del giudice istruttore Wim De Troy, la polizia federale si e’ recata nella diocesi di Anversa e Hasselt per acquisire nuovi elementi nell’ambito dell’indagine in corso. Le perquisizioni sono state confermate da un portavoce della conferenza episcopale belga, il quale ha detto che la diocesi di Anversa e’ stata autorizzata a conservare copie dei dossier sequestrati.
    16 gennaio 2012 | 14:14

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-euro…belgio-1082705/

  • Brasile. Prete accusato di pedofilia arrestato a letto con segretaria, Senza limiti di età. 6 vittime dai 6 ai 14 anni

    Brasile. Prete accusato di pedofilia arrestato a letto con segretaria, Senza limiti di età. 6 vittime dai 6 ai 14 anni

    Brasile, parroco accusato di stupro bimbi
    Lo arrestano a letto con segretaria chiesa

    Il parroco della chiesa San Francesco di Assisi, situata in uno dei quartieri residenziali di Brasilia, è stato arrestato all’alba di oggi con l’accusa di presunto stupro di cinque ragazzine ed un ragazzino, dai sei ai quattordici anni di età.

    Lo rendono noto i siti on line, precisando che al momento della detenzione era a letto con la segretaria della Chiesa. Secondo i media, la Delegazione di protezione dell’infanzia e dell’adolescenza (Dpca) sta indagando su suoi eventuali altri casi di pedofilia. Per ora la Arcidiocesi di Brasilia non si è pronunciata in merito.

    Venerdì 30 dicembre 2011 21.19

    www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/248158

  • Belgio. Prete arrestato per pedofilia, Scandali senza fine

    Belgio. Prete arrestato per pedofilia, Scandali senza fine

    Pedofilia: nuovo caso in chiesa belga. Arrestato un sacerdote

    BRUXELLES, 29 DIC – Nuovo caso di pedofilia nella Chiesa in Belgio: l’ex parroco di Dinant (sud di Bruxelles) attualmente in pensione, e’ stato arrestato dopo che 10 vittime hanno denunciato abusi commessi tra il 1968 e il 2001.

    Secondo i media belgi, l’allora parroco di Dinant Marcel Colignon, avrebbe abusato di almeno 10 ragazzi tra i 13 e i 16 anni che frequentavano le attivita’ parrocchiali. Ma le vittime rischiano di essere molte di piu’, e la procura che indaga sul caso ha lanciato un appello perche’ vengano allo scoperto.

    ”Molti hanno paura di finire sulla stampa o si vergognano di raccontare i fatti”, ha detto il procuratore, dicendosi certo che vi sono altre vittime data l’ampio raggio temporale in cui si collocano gli abusi denunciati finora. Secondo il procuratore, il parroco aveva anche contattato alcune vittime per impedire loro di parlare.
    29 dicembre 2011 | 19:34

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-euro…erdote-1066319/

     

  • Il vescovo e don Lucio Gatti soffrono

    Il vescovo e don Lucio Gatti soffrono

    Nella Lettera l’invito ad una generosa solidarietà con chi è nel bisogno e la condivisione della sofferenza per la vicenda del sacerdote “fatto oggetto di pesanti accuse”.

    Il Vescovo scrive ai preti: “vi apro il mio cuore”

    L’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti ha scritto una lettera ai sacerdoti della sua diocesi e gliel’ha consegnata in occasione del ritiro mensile del clero che si è tenuto giovedì mattina.
    “In prossimità delle feste natalizie, sento il bisogno di aprirvi il cuore per condividere con voi speranze e angosce, gioie e tristezze” scrive mons Bassetti. La speranza è quella della fede, che ai sacerdoti fa proclamare “ogni giorno la nascita, la morte, la resurrezione di Gesù nel mistero eucaristico”, che fa “annunciare l’immensa bontà di Dio, che viene incontro all’uomo per salvarlo”.
    Speranza è anche fiducia nella generosità con cui i fedeli sapranno rispondere alla “colletta” di domenica 18 dicembre a favore delle famiglie in difficoltà. Una colletta che “sta molto a cuore” a mons. Bassetti preoccupato perchè le “previsioni di un superamento della crisi sono lontane” e molti bussano alle porte della Chiesa per avere un aiuto. “Se ogni fedele dell’archidiocesi versasse anche un solo euro, potremmo arrivare alla somma di trecentomila. Vi pare una meta irraggiungibile?” chiede mons. Bassetti. Intanto i giovani nella veglia in cattedrale giovedì sera hanno raccolto le prime offerte.
    Nella lettera c’è anche un invito ai parroci e alle famiglie a rispondere con altrettanta generosità alla proposta di aprire le proprie porte ai poveri e a chi è solo per condividere la tavola nel giorno di Natale.
    “Potremmo accogliere un numero ben più grande delle 500 persone in cattedrale negli anni passati” aveva detto la responsabile della Caritas dicoesana, Daniela Monni, ai responsabili delle Caritas parrocchiali indicando una meta: da 500 a 5.000. Meta non impossibile anche se meno visibile perchè distribuita su tutto il territorio diocesano, ma non per questo “segno” meno efficace!
    Mons. Bassetti si è impegnato in prima persona e nella lettera annuncia che aprirà “i locali del palazzo arcivescovile per accogliere almeno i frequentatori usuali della mensa Caritas”.
    L’Arcivescovo condivide con i suoi sacerdoti anche le tristezze, anzi una in particolare che “è la croce più grande, ormai da mesi”. Si riferisce alla vicenda del sacerdote “fatto oggetto di pesanti accuse da parte di alcuni media”. “All’improvviso, come un enorme macigno, questa croce è caduta di me, sul nostro presbiterio, sulla nostra Chiesa. Stiamo soffrendo tutti, e lui per primo”, aggiunge.
    Mons Bassetti sente su di sè e su tutto il clero perugino (“e questo mi fa ancora più male”) lo “sconcerto di tanta gente che si manifesta pure attraverso lettere e messaggi”. Per questo, scrive mons. Bassetti, “indipendentemente da come si concluderanno queste dolorose vicende, io sento il bisogno, soprattutto in questo tempo di Natale, di esprimere la mia vicinanza a chi fosse stato offeso nella sua dignità e a tutte le vittime di ogni forma di sopruso che abbiano dovuto subire, specialmente persone povere, deboli e fragili”. In questa profonda sofferenza che attraversa tutta la sua Chiesa, mons. Bassetti sente di dover riaffermare la certezza che “il cuore di Dio è infinitamente più grande del nostro” e che “la Chiesa, nostra madre, è santa non per i nostri meriti, ma perché Cristo l’ha lavata nel suo sangue”.
    “Tutto questo – aggiunge – mi spinge a dirvi di amare ancora di più questa nostra santa Chiesa perugino-pievese” dove “tanti sacerdoti, consacrati, laici, giovani con generosità spendono la propria vita nell’umile servizio dei fratelli”.
    La diocesi si stringe attorno all’Arcivescovo L’amarezza espressa dall’arcivescovo Bassetti al suo clero nella lettera consegnata ad ogni singolo membro del presbiterio in occasione del Natale – amarezza connotata da vera e propria sofferenza, ben comprensibile da chi conosce la sua sensibilità – va ad aggravare il peso della cura pastorale di una diocesi prestigiosa quanto impegnativa. Non sarà male ricordare, tra l’altro, la storia di questo Pastore, amato e rimpianto dalle diocesi che ha guidato in passato, e i suoi incarichi a livello nazionale e vaticano. Bassetti, infatti, è stato Visitatore apostolico dei seminari d’Italia, un ruolo di estrema delicatezza e di fiducia della Santa Sede, è tuttora vice presidente della Conferenza episcopale italiana e membro del Pontificio consiglio per l’unione dei cristiani. La sofferenza per la triste vicenda pensiamo che sia stata accentuata anche dall’umiliazione cui è stato sottoposto l’Arcivescovo dalla richiesta di un intervento del Vaticano sulla questione del presbitero diocesano incriminato, rimbalzata sui mass media, portata avanti da alcuni tenaci, quanto sprovveduti, denigratori dell’operato della Curia perugina. Non si sono resi conto, costoro, che c’è un filo diretto tra la Santa Sede e mons. Bassetti, il quale, a quanto si sa con certezza e da lui stesso dichiarato, è stato, fin dall’inizio della triste vicenda, a diretto contatto con la Congregazione per il clero, competente per ufficio di casi del genere e con il suo prefetto card. Mauro Piacenza. L’arcivescovo Bassetti ha risorse psicologiche e morali proprie del suo personale carattere, e per la “grazia di stato” propria del suo ruolo di Pastore, che lo rendono forte nel sostenere le prove e nell’incoraggiare il suo presbiterio e guidare l’intera diocesi; ma, in ogni modo, può contare sulla solidarietà e la partecipazione stretta e vitale dal vertice della Chiesa e dall’intera comunità diocesana e regionale, di cui noi, con questo settimanale, intendiamo essere voce.

    www.lavoce.it/articoli/20111216511.asp

     

  • La diocesi di Perugia cerca di scoprire dalle vittime quello che sanno e che possono denunciare

    La diocesi di Perugia cerca di scoprire dalle vittime quello che sanno e che possono denunciare

    Il mondo è pieno di ingenui che invece di raccontare le violenze ai magistrati permette a chi abusa di prendere le contromisure.

    www.webregioni.chiesacattolica.it/c…ordina_per=DESC

    PERUGIA: ISTITUITA UNA “COMMISSIONE DIOCESANA D’INDAGINE”

    A seguito di notizie diffuse dai media circa “presunti abusi di un religioso perugino”, l’arcivescovo Mons. Gualtiero Bassetti ha costituito, in data 24 ottobre 2011, una Commissione diocesana d’indagine presso la Curia. In tal modo l’arcivescovo intende tutelare la reputazione dei presbiteri diocesani e religiosi e, al tempo stesso, raccogliere tutte le informazioni possibili da parte di persone che si ritenessero danneggiate da presunti comportamenti che nulla hanno a che fare con lo stato sacerdotale. È ferma intenzione dell’arcivescovo e della Curia diocesana, salvaguardata l’onorabilità dei sacerdoti, appurare sempre e comunque la verità e tutelare tutte le persone che eventualmente abbiano subito offese nella propria dignità.

    Le persone che intendano essere ascoltate dalla Commissione possono farne richiesta scritta, allegando una fotocopia del proprio documento di identità e inviando il tutto a: Curia arcivescovile – Commissione diocesana d’indagine. Piazza IV Novembre, 6 – 06123 Perugia (Pg).

  • Diocesi sul caso Briano: è un laico

    Diocesi sul caso Briano: è un laico

    Relativamente all’articolo, a firma Giovanni Ciolina, comparso sull’edizione savonese de Il Secolo XIX di oggi 8 novembre 2011 e al richiamo in prima pagina del medesimo, la Diocesi di Savona-Noli, sentiti i propri legali, intende precisare quanto segue:

    in primis Franco Briano non è un diacono, come erroneamente riportato nell’articolo di Ciolina a pagina 22 (e ribadito nella titolazione e nella locandina) né tantomeno un prete come lascia chiaramente intendere il titolo del richiamo in prima “Prete pedofilo a Lavagnola arriva il colpo di spugna”. Si tratta di una gravissima inesattezza poiché il citato Franco Briano, che ha in passato collaborato con la parrocchia di Lavagnola, è semplicemente un laico che non fa parte a nessun titolo del clero savonese.

    In seconda battuta l’autore dell’articolo scrive altre gravi e inaccettabili inesattezze quando afferma testualmente: “Ma il buco nero della curia savonese nel campo della pedofilia ha coinvolto anche altri parroci: don Nello Giraudo, don Achille, don Rebagliati, quest’ultimo sotto inchiesta per favoreggiamento della prostituzione”.

    Ci preme invece ricordare che don Achille Tronconi – di cui viene omesso il cognome, ma è chiaro il riferimento essendo l’unico don Achille in diocesi – non risulta coinvolto in alcuna inchiesta legata alla pedofilia, così come lo stesso don Carlo Rebagliati che deve rispondere esclusivamente di altre accuse, come ammesso dallo stesso redattore dell’articolo.

    Infine, la Diocesi intende ribadire con forza che, sempre nel rispetto dell’azione della Magistratura e dei procedimenti civili e penali, per la chiesa non esiste alcuna prescrizione relativamente a reati commessi all’interno del clero, che sono perseguiti dai tribunali ecclesiastici. Nessuna azione in tal senso è invece possibile nei confronti di Franco Briano poiché, come precisato, non appartiene al clero.

    La Diocesi di Savona-Noli chiede pertanto a tutti i media savonesi di dare ampia rilevanza a questo comunicato per evitare il diffondersi di informazioni non corrette e non rispondenti alla verità.

    In particolare, in conformità alle vigenti leggi sulla stampa, CHIEDE alla testata Il Secolo XIX di pubblicare queste precisazioni – nella loro interezza e con stessa rilevanza dell’articolo citato – come doverosa smentita, riservandosi comunque di agire a tutela dei propri diritti in ogni sede competente.

    https://www.savonanews.it/2011/11/08/leggi-notizia/argomenti/cronaca-2/articolo/diocesi-su-caso-briano-e-un-laico.html

  • Olanda, è “caccia” al vescovo

    Olanda, è “caccia” al vescovo

    16/11/2011
    Manifestazione contro i preti pedofili

    L’Interpool ha chiesto alla polizia di investigare su un presule emerito per “nuove segnalazioni di abusi sessuali”

    GIACOMO GALEAZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    «Indagate sul vescovo». L’Interpool ha chiesto alla polizia olandese di investigare su un presule per «nuove segnalazioni di abusi sessuali». Cor.S. (queste le iniziali) è un vescovo emerito di passaporto olandese ma che ha svolto fino al 2009 il suo ministero in Africa. La richiesta di svolgere accertamenti su di lui è scaturita da un’informativa della divisione «Crimini sessuali» della polizia nazionale irlandese. In Olanda sia la polizia sia la magistratura hanno ricevuto «allarmanti» indicazioni sulla condotta del vescovo, che è uno dei sei prelati della Chiesa cattolica accusati dal seminarista del Kenya, Emmanuel Shikuku. Le dichiarazioni dell’aspirante sacerdote africano coinvolgono alcuni ecclesiastici impegnati nella «Mill Hill», una società missionaria che ha base nel Regno Unito. I sei accusati hanno detto a «Radio Netherlands» che tutte le affermazioni sono false. Già un anno fa la Conferenza episcopale olandese ha avviato un’inchiesta per accertare quanto accaduto in diverse scuole cattoliche dove sono state denunciati casi di abusi nei confronti di bambini. L’indagine sulle presunte violenze sessuali, assicura l’episcopato dei Paesi bassi, è «vasta, esterna e indipendente».

    I vescovi olandesi sono «profondamente colpiti» dalle storie sui minori emerse a partire dal gennaio 2010. Il caso è scoppiato all’interno della galassia formativa cattolica. Anche alcune suore, non solo sacerdoti, di scuole cattoliche si sarebbero rese colpevoli, negli anni ’50, di abusi. Tra le vicende che più hanno colpito l’opinione pubblica è la storia di Herman Harends, oggi 63enne, che ricorda i turbamenti subiti quando, 11enne, frequentava un collegio cattolico a Tegelen, cittadina nel sud dei Paesi Bassi. «Non ne ho parlato prima perché si tratta di accuse difficili da sostenere e provare – ha dichiarato ai mass media olandesi -.Non cerco vendetta o scuse, molte delle suore sono già morte. E non credo si trattasse di un caso isolato».

    Prima della conferenza episcopale olandese, già l’ordine dei Salesiani aveva annunciato che un’inchiesta sarebbe stata aperta per i presunti abusi sessuali commessi da membri del clero in uno studentato della regione di Arnhem negli anni ’60. Da allora, una commissione consultiva episcopale, creata nel 1995 per aiutare le vittime degli abusi sessuali commessi da membri del clero, ha ricevuto 280 testimonianze. Sugli scandali che hanno colpito la Chiesa in diversi Paesi, dalla Germania all’Irlanda, il Vaticano ha preso una netta posizione. La Chiesa ha «affrontato il manifestarsi del problema con tempestività e decisione», ha dichiarato il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi. In una nota per la Radio Vaticana, il portavoce papale ha spiegato anche come «concentrare le accuse solo sulla Chiesa porta a falsare la prospettiva». Infatti «le principali istituzioni ecclesiastiche coinvolte» nella bufera-pedofilia «hanno affrontato il manifestarsi del problema con tempestività e con decisione,hanno dato prova di volontà di trasparenza, in certo senso hanno accelerato il manifestarsi del problema invitando le vittime a parlare anche quando si trattava di casi di molto tempo fa». Così facendo «hanno affrontato le questioni con il piede giusto, perché il punto di partenza corretto è il riconoscimento di ciò che è avvenuto, e la preoccupazione per le vittime e le conseguenze degli atti compiuti contro di loro».

    Il dibattito sulle responsabilità dello scandalo è particolarmente aspro all’interno della chiesa dei Paesi Bassi. Secondo alcuni tutto è nato dopo il Concilio Vaticano II quando la Chiesa olandese spingeva, molto più di altre chiese, per riformare in senso aperto e liberal il suo stesso Dna. Fu il cardinale Bernard Jan Alfrink, arcivescovo di Utrecht, a pubblicare con l’appoggio di diversi teologi (tra questi il domenicano Edward Schillebeeckx) un nuovo catechismo portatore di grandi aperture sui temi dell’omosessualità, dell’aborto, delle pratiche anticoncezionali, del sacerdozio delle donne, del celibato dei preti. Per altri, invece, queste posizioni, seppure non condivisibili in alcun modo, sono il segnale di una chiesa che non elude certi problemi e che di questi problemi vuole parlare. Fino a pochi mesi fa il principale interprete di questa chiesa aperta al mondo e al suo spirito era Adrianus Herman van Luyn, vescovo di Rotterdam, anch’egli salesiano. Il 18 gennaio il Papa ha accettato le sue dimissioni per raggiunti limiti di età.

  • Olanda, quando l’abuso ha un prezzo. La conferenza episcopale fissa in un “tariffario” i costi dei risarcimenti per le vittime dei preti-pedofili

    Olanda, quando l’abuso ha un prezzo. La conferenza episcopale fissa in un “tariffario” i costi dei risarcimenti per le vittime dei preti-pedofili

    10/11/2011
    La conferenza episcopale fissa in un “tariffario” i costi dei risarcimenti per le vittime dei preti-pedofili
    G. Gal.
    CITTÀ DEL VATICANO

    Un «tariffario» per chiudere lo scandalo-pedofilia. Cinquemila euro per molestie verbali o comportamenti di natura sessuale; 25mila euro per violenza carnale; 100mila euro in casi eccezionali di stupro di gruppo o seri abusi che abbiano provocato un danno permanente. In Olanda la Chiesa cattolica ha deciso di risarcire le vittime degli abusi sessuali del clero. E ciò potrebbe rappresentare un esperimento-pilota per tutti gli altri episcopati nazionali.

    A fronte di centinaia di casi di violenza avvenuti in parrocchie e istituti ecclesiastici, i vescovi e i capi-uffici della conferenza episcopale olandese hanno votato a favore della costituzione di un fondo per l’indennizzo. La commissione incaricata dai presuli la scorsa estate di predisporre una relazione tecnica ha fissato le cifre per compensare le vittime dei preti pedofili e ora la conferenza episcopale nazionale ha approvato la soluzione, sottoscrivendo le conclusioni del dossier. Il costo totale dei risarcimenti supererà i cinque milioni di euro. L’indennizzo sarà calcolato sulla base della serietà dell’abuso commesso, specifica l’episcopato olandese.

    Nei Paesi Bassi da almeno due anni lo scandalo-pedofilia sta dilaniando la Chiesa cattolica e un’inchiesta governativa ha censito oltre duemila casi di abusi compiuti all’interno delle istituzioni religiose, molti dei quali approdati nelle aule dei tribunali. Nel marzo 2010 anche la Conferenza episcopale olandese aveva aperto un’inchiesta indipendente per accertare quanto accaduto in diverse scuole cattoliche dove erano state denunciati casi di abusi nei confronti di bambini. A partire dalle violenze sessuali in un collegio cattolico della cittadina di Heerenberg. Secondo le testimonianze raccolte dal quotidiano «De Telegraaf», anche alcune suore di scuole cattoliche si sarebbero rese colpevoli, negli anni ’50, di abusi nei confronti di minori.

    Il giornale olandese riporta la storia di Herman Harends, oggi sessantatreenne, che ricorda i turbamenti subiti quando, undicenne, frequentava un collegio cattolico a Tegelen, cittadina nel sud dei Paesi Bassi. «Non ne ho parlato prima perché si tratta di accuse difficili da sostenere e provare. Non cerco vendetta o scuse, molte delle suore sono già morte. E non credo si trattasse di un caso isolato». Nell’aprile 2010, a seguito della diffusione della lettera pastorale del Papa sugli abusi sessuali nella Chiesa irlandese, la Conferenza episcopale riconobbe pubblicamente l’esigenza di «recuperare la fiducia». I vescovi Van Luyn, (presidente dell’episcopato olandese) e de Korte (referente per le indagini sugli abusi) firmarono una nota per dichiarare che:«Le parole con cui Benedetto XVI ha espresso per l’Irlanda il suo cordoglio e rammarico sincero rispetto alle vittime e alle loro famiglie si possono estendere integralmente alle vittime nei Paesi Bassi». I presuli d’Olanda hanno condiviso le «proposte che il Pontefice sta facendo perché sia fatta giustizia per le vittime, perché ci sia penitenza, per la guarigione delle vittime e il recupero di fiducia». Infatti, «quando il Papa ricorda grandi errori fatti da parte della dirigenza della Chiesa, errori che possono averne minata la credibilità, i vescovi e i superiori degli ordini devono assumersi le proprie responsabilità e affrontare le critiche». E, affermarono allora i vertici della Chiesa olandese, «la ricerca indipendente che è stata proposta, per la quale l’ex presidente della Camera Win Deetman sta approntando i lavori preparatori, sarà il luogo in cui saranno affrontati questi problemi».

    In totale di 137 tra preti, frati e suore sarebbero coinvolti nello scandalo su presunti casi di abusi nei confronti di minori nelle scuole cattoliche olandesi negli anni 50-60-70, secondo l’inchiesta condotta da Radio Netherlands. L’emittente radiofonica ha raccolto almeno 128 testimonianze di ex studenti di varie scuole cattoliche abusati sessualmente dagli insegnanti religiosi. Tra queste, anche quelle di nove emigranti. Secondo un rapporto condotto dalla radio, il picco degli abusi ha avuto luogo nel 1950 (43 denunce) e poi negli anni Sessanta (62). Tutte le testimonianze descrivono l’ambiente di omertà e paura che impediva alle vittime degli abusi di denunciare pubblicamente gli abusi. Secondo la Commissione consultiva episcopale «Aiuto e diritto», che ha condotto un’inchiesta indipendente, le denunce sono almeno 350.

    Inoltre una vittima di abusi sessuali subiti da ragazzo da parte di alcuni preti(uno dei quali diventò poi vescovo di Den Bosch, in Olanda) nel 2003 avrebbe ricevuto dalla Chiesa, e più precisamente dai Padri salesiani di Don Bosco, 16000 euro per tacere su quanto accaduto. L’alto prelato coinvolto nella vicenda è Jan ter Schure, vescovo di Den Bosch dal 1985 al 1998, deceduto nel 2003. L’attuale vescovo di Rotterdam e capo della conferenza episcopale olandese, Adrianus Van Luyn, è accusato di essere stato a conoscenza dei fatti dal 2008, ma di aver taciuto sulla vicenda. Gli abusi ai danni dello studente avvennero nel collegio-monastero di Don Rua, a Ugchelen (Olanda), tra il 1948 e il 1953 e all’epoca dei fatti il responsabile era un giovane prete. Dopo che la vicenda è stata portata alla luce dai media olandesi, l’avvocato dei padri salesiani in Olanda, Cornelis Oosterwijk, è intervenuto affermando che la vittima degli abusi ha rotto il patto che lo vincolava al silenzio solo per ottenere più soldi e senza produrre prove.
    Dal canto suo la conferenza episcopale olandese ha negato che Van Luy abbia ignorato la richiesta della vittima di rendere pubblico il caso. Nel 2008 il vescovo di Rotterdam avrebbe risposto alle richieste della vittima degli abusi precisando di non avere competenza amministrativa sui padri salesiani. la chiesa olandese ha dato mandato a una commissione d’inchiesta indipendente, guidata dall’ex sindaco di Rotterdam e ministro dell’educazione Wim Deetman, di verificare la fondatezza delle denunce. E ora l’episcopato ha fissato le tariffe per i risarcimenti delle vittime.

    La notizia conferma una linea totalmente votata alla trasparenza dopo anni di politiche poco chiare. Recentemente è uscita la notizia shock del prete salesiano olandese di 73 anni – si conoscono soltanto le iniziali, padre van B. – che era salito agli onori della cronaca in quanto dichiaratamente appartenente alla Martijn, un’associazione legalmente riconosciuta in Olanda e che sostiene le relazioni pedofile: “Sono perfettamente legittime” dicono, “seppure discriminate dalla società”.

    Non era solo van B. a sostenere la legittimità della pedofilia ma anche padre Herman Spronck, superiore dei salesiani in Olanda, la cui intervista concessa a Rtl News ancora oggi fa impazzire il Web. Padre Spronck, in sostanza, appoggia von B. e sostiene che se il bambino è consenziente il rapporto sessuale con un adulto è legittimo. Dice: “Dipende dal bambino. Non si deve mai entrare nello spazio personale del bambino se non lo vuole. Ma ci sono bambini che indicano loro stessi che è ammissibile. In questo caso anche un contatto sessuale è possibile”. Padre Spronck entra nel merito anche del seminario dove lui, assieme a tanti altri sacerdoti olandesi, ha studiato negli anni Cinquanta e Sessanta. Dice che erano tutti maschi, che non vedevano mai le ragazze, “e per questo era normale che nascessero certe tendenze”.

    La notizia dall’Olanda è immediatamente arrivata in Italia e a Roma. E ha provocato la reazione decisa della curia generalizia dei salesiani che ha condannato in una nota le dichiarazioni di Spronck dicendo che “il rispetto pieno e totale dei bambini, dei ragazzi e dei giovani rimane per noi un’opzione fondamentale e irrinunciabile”. E ancora: “Essere membro di tale associazione è assolutamente incompatibile con i principi e i valori della tradizione salesiana”.Nella chiesa olandese in pochi sostengono la legittimità della posizione dei due salesiani. Il dibattito è semmai aperto – e a tratti parecchio aspro – sulla genesi teologica e storica della posizione dei due. La domanda è una: cosa porta uomini di chiesa a sostenere che la pedofilia è un qualcosa di legittimo? Per alcuni tutto è nato dopo il Concilio Vaticano II quando la chiesa olandese spingeva, molto più di altre chiese, per riformare in senso aperto e liberal il suo stesso Dna. Fu il cardinale Bernard Jan Alfrink, arcivescovo di Utrecht, a pubblicare con l’appoggio di diversi teologi (tra questi il domenicano Edward Schillebeeckx) un nuovo catechismo portatore di grandi aperture sui temi dell’omosessualità, dell’aborto, delle pratiche anticoncezionali, del sacerdozio delle donne, del celibato dei preti. Per altri, invece, queste posizioni, seppure non condivisibili in alcun modo, sono il segnale di una chiesa che non elude certi problemi e che di questi problemi vuole parlare. Fino a pochi mesi fa il principale interprete di questa chiesa aperta al mondo e al suo spirito era Adrianus Herman van Luyn, vescovo di Rotterdam, anch’egli salesiano. Il 18 gennaio il Papa ha accettato le sue dimissioni per raggiunti limiti di età.