Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • WIKILEAKS: “VATICANO CONTRO L’INCHIESTA SULLA PEDOFILIA. BERTONE? UNO YES MAN”

    WIKILEAKS: “VATICANO CONTRO L’INCHIESTA SULLA PEDOFILIA. BERTONE? UNO YES MAN”

    Caso Irlanda-Vaticano, il Guardian

    Nuovi file di Wikileaks sul Vaticano. In particolare nei “cable” si getta nuova luce sull’inchiesta pedofilia sulla quale la Santa Sede avrebbe esplicitamente impedito testimonianze sui casi irlandesi. File di grande peso che hanno determinato l’immediata reazione di padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana. «Il contenuto dei documenti diffusi da Wikileaks riflettono le percezioni e le opinioni di coloro che li hanno redatti e non possono essere considerati espressione della stessa Santa Sede», dice Lombardi. I documenti riferiscono anche di un Vaticano nel 2009 molto seccato con il governo irlandese che attraverso la commissione Murphy «non ha rispettato e protetto la sovranità della Santa Sede durante l’inchiesta». Quest’ultimo cable della rappresentanza diplomatica Usa presso la Santa Sede riportato dal Guardian è datato 26 febbraio 2010.

    BERTONE UNO YES MAN Il segretario di Stato Vaticano, cardinal Tarcisio Bertone è uno «yes man» che non ha esperienza diplomatica. A sostenerlo è il numero due dell’ambasciata statunitense presso la Santa Sede, Julieta Valls Noyes, in un dispaccio del 20 febbraio 2009 anticipato questa notte dal quotidiano spagnolo El Pais. E la diplomatica, secondo quanto si legge nel Pais, aggiunge: «Per esempio, parla solo l’italiano».

    IL CASO PEDOFILIA Il Vaticano non ha permesso a suoi rappresentanti di testimoniare nell’ambito dell’inchiesta della commissione irlandese sullo scandalo degli abusi sessuali mostrandosi così poco collaborativo con il governo irlandese sulla questione. È quanto si afferma in un ‘cable’ diffuso da Wikileaks e citato dal Guardian che fa riferimento ad informazioni provenienti da diplomatici Usa e irlandesi presso la Santa Sede.

    «La maggior parte dei vertici del Vaticano, tutti uomini in genere sulla settantina, non capiscono i moderni media e la Santa Sede soffre una muddled messaging (confusione nella comunicazione, ndr) a causa della technofobia dei cardinali e l’ignoranza sulle comunicazioni del XXI secolo. Solo il portavoce Federico Lombardi ha un blackberry e pochi una email»: lo scrive il numero due dell’ambasciata Usa in Vaticano nel gennaio 2009 in un dispaccio pubblicato dai media partner di Wikileaks, tra i quali il Guardian.

    «L’ambasciatore britannico presso la Santa Sede ha messo in guardia che l’apertura di Benedetto XVI agli oppositori Anglicani sul sacerdozio femminile di convertirsi al Cattolicesimo è così ‘inflammatory’ (provocatoria, ndr) che potrebbe portare a discriminazioni e anche la violenza contro i cattolici in Gb». Lo si legge in un articolo del britannico Guardian che cita un dispaccio diplomatico statunitense dall’ambasciata presso la Santa Sede.

    Il cardinale Joseph Ratzinger espresse nel 2004 scetticismo verso l’adesione della Turchia all’Unione Europea differenziandosi così dalla posizione di neutralità assunta dal Vaticano sulla questione. È quanto emerge da documenti rivelati da Wikileaks e resi noti dal Guardian.

    IL PAPA INTERVENNE PER LIBERARE MARINAI INGLESI IN IRAN L’intervento del papa contribuì alla liberazione dei 15 marinai britannici catturati in Iran tre anni fa. Lo si legge in una nota confidenziale diretta al presidente Usa Barack Obama, rivelata da Wikileaks e citata dal Guardian. L’informativa fu redatta nel giugno 2009, come una presentazione di «scenario» in vista della visita di Obama a Roma, da parte di Julieta Noyes, vicecapo della rappresentanza diplomatica Usa presso la Santa Sede.

    www.laprovinciadivarese.it/stories/…turchia_nellue/
    Wikileaks/ Cablo Usa: Papa Ratzinger non vuole Turchia nell’Ue

    • 11 dicembre 2010

    Wikileaks/ Cablo Usa: Papa Ratzinger non vuole Turchia nell’Ue “Vaticano preferirebbe un rapporto speciale tra Ankara e Ue”

    Roma, 11 dic. (Apcom) – Papa Ratzinger è responsabile della crescente ostilità del Vaticano all’ingresso della Turchia nell’Unione europea. E’ quanto emerge dagli ultimi documenti diplomatici Usa diffusi da Wikileaks, secondo cui “il Vaticano potrebbe preferire la Turchia impegnata a sviluppare un rapporto speciale, qualcosa di meno dell’ingresso nell’Ue”. Nel 2004, ricostruisce oggi il Guardian, l’allora cardinale Ratzinger si era pronunciato contro l’ingresso nell’Ue di uno stato di religione musulmana, nonostante la posizione di neutralità assunta all’epoca dal Vaticano. Monsignor Pietro Parolin, Sottosegretario per i rapporti con gli Stati, dichiarò ai diplomatici Usa che le dichiarazioni del cardinale non esprimevano la posizione ufficiale del Vaticano. Dal documento dell’ambasciata di Roma, diffuso da Wikileaks, emerge inoltre che fu proprio Ratzinger a fare pressioni per garantire la citazione delle “radici cristiane” europee nella costituzione dell’Unione, tanto che il diplomatico Usa sottolineò come Ratzinger “comprenda chiaramente che permettere a uno stato musulmano di aderire all’Ue indebolirebbe ulteriormente i suoi sforzi per le fondamenta cristiane europee”. Nel 2006, quando Ratzinger è diventato Papa, Monsignor Parolin cambia tono e all’incaricato di affari Usa afferma che “nè il papa nè il Vaticano appoggiano l’adesione della Turchia in sè, piuttosto la Santa Sede si è sempre mostrata aperta alla sua adesione, sottolineando solo che la Turchia deve rispettare i criteri di adesione di Copenhagen per poter trovare il suo spazio in Europa”. Nel 2009, in preparazione della visita di Obama, l’Ambasciatore Usa scrive che “ora la posizione della Santa Sede, in quanto Stato non membro dell’Ue, è che il Vaticano non ha ruolo nel promuovere od ostacolare l’adesione della Turchia. Il Vaticano potrebbe preferire la Turchia impegnata a sviluppare un rapporto speciale, qualcosa di meno dell’ingresso nell’Ue”.

    www.leggo.it/articolo.php?id=95624&sez=ESTERI

  • Bolzano. Abusi su 7 chierichetti. Condannato prete tedesco

    Bolzano. Abusi su 7 chierichetti. Condannato prete tedesco

    Prete pedofilo tedesco condannato per pedofilia in Alto Adige

    PRETE PEDOFILO CONDANNATO ALTO ADIGE – Condannato dalla Corte d’Assise di Aichach, un sacerdote tedesco è stato condannato dalla Corte d’Assise di Aichach, in Baviera, per abusi su sette chierichetti, avvenuti una decina di anni fa durante una colonia estiva in Alto Adige. Il parroco, che è stato rimosso dal suo incarico, è stato condannato a due anni di carcere con la condizionale e 5.000 euro di risarcimento per ciascuna delle sue vittime.

    Scrive il quotidiano Augsburger Allgemeine, i fatti sono avvenuti in un albergo in Alto Adige. Il prete si è sdraiato nudo nel letto con i ragazzini, toccandoli nelle parti intime. Successivi abusi sono avvenuti sotto la doccia in una piscina. Le vittime avevano tra 8 e 12 anni d’età. Già nel 1999 un direttore di scuola aveva sollevato il terribile sospetto contro il parroco, che su ordine della diocesi era stato allontanato dai bambini. L’inchiesta penale è invece partita solo questa primavera sull’onda delle segnalazioni di abusi nell’ambito ecclesiale.

    http://www.direttanews.it/2010/12/01/prete…-in-alto-adige/

    Pedofilia: abusi in Alto Adige, condannato prete tedesco
    Fatti avvenuti una decina di anni fa durante colonia estiva
    01 dicembre, 12:03

    (ANSA) – BOLZANO, 1 DIC – Un sacerdote tedesco e’ stato condannato dalla Corte d’Assise di Aichach, in Baviera, per abusi su sette chierichetti. I fatti sono avvenuti una decina di anni fa durante una colonia estiva in Alto Adige. Il parroco, che nel frattempo e’ stato rimosso dal suo incarico, e’ stato condannato a due anni di carcere con la condizionale e 5.000 euro di risarcimento per ciascuna delle sue vittime. Altri fatti, giudicati piu’ gravi dall’accusa, sono andati in prescrizione. (ANSA).

    Traduzione da Tedesco verso Italiano
    Aichach
    Ex-prete condannato per abuso di ragazzi
    2010/11/29 14:10 orologio

    Aichach. Ha abusato sessualmente i chierichetti affidato viaggio in Sud Tirolo e nella piscina coperta. Il giudice giuria della gioventù di Aichach condannato l’ex-pastore della congregazione Schiltberg ora a una pena detentiva di due anni di libertà vigilata, ma solo la “punta dell’iceberg” – per cinque atti incriminati di sette figli (da otto a dodici anni) tra il 1994 e il suo ” improvvisa e volontario “ricordo, la Diocesi di Augsburg, nel 1999. Un “grande numero di reati più gravi” (procuratore Franz Wörz) della ex-ministro negli anni precedenti che sono stati giudicati in tribunale come gravi abusi sessuali restano impuniti, tuttavia – sono bloccate.

    Più di 20 anni, il sacerdote accusato nella cittadina della contea orientale. Chissà per quanto tempo sarebbe l’abuso di ragazzini ci andate così, se non “un coraggioso rettore nel 1999 le note di alcuni dei suoi studenti ha dato la fede e ha informato l’Ufficio della Pubblica Istruzione, avrebbe chiesto Giudice Dieter Gockel. La diocesi d’accordo, ma ha tratto le conclusioni, ma solo a un trasferimento interno – un compito senza alcun contatto con i bambini.

    L’ex ufficiale personale Josef Heigl aveva in quel tempo rispetto al nostro giornale e altri media, le accuse di abuso, sulle voci che circolano in paese, torna con forza. Nel corso dell’udienza di ieri è stato il parlare di “cover up” dagli ex dirigenti. L’inchiesta penale è arrivato solo nella primavera del 2010 al rotolo, come sempre più casi di abuso erano conosciuti dalla Chiesa cattolica. Su specifica richiesta di notizie Aichacher a marzo, la diocesi ha risposto tre giorni dopo fece un ultimatum pubblico: o il sacerdote appare a se stesso o la diocesi andare al procuratore. Una lettera da parte del clero, a “indagare” gli eventi avviati, quindi il procedimento penale. Il detective ha intervistato circa 30 testimoni le accuse.

    Il sacerdote di 65 anni, che è sospeso dalle sue funzioni da marzo, secondo il parere deve tutte le vittime (una decina), a versare € 5.000 ciascuno per danni. Inoltre vietato vittime da incidenti che non sono stati incriminati ieri, il giudice Gockel ha detto nel suo verdetto: “Il Paese è ancora la fede. Nel paese è anche la fiducia. Che è gravemente abusato. Si può sentire solo nelle dichiarazioni nei file, quanto dolore per la parte interessata, fino ad oggi su di esso “. Weil aveva dato il clero accusato in anticipo tutte le accuse e che i giovani di ieri risparmiato una dichiarazione in tribunale, ma ho la frase che serve carcere con sospensione della può essere così Gockel: “In uno studio, non potrebbero essere risolte con sospensione condizionale.” Il giudice giuria dei giovani ha sospeso il frase ben al di sopra della richiesta del pubblico ministero, che aveva chiesto la pena di un anno. In una prigione durata di due anni, il sacerdote avrebbe dovuto scontare la pena, non può essere sospeso. Come precedentemente segnalato, Gockel ha respinto nel mese di settembre, l’applicazione di penalità e l’ex ministro per il dibattito pubblico nella corte citata perché era “la frase come troppo bassa” considerazione.

    I reati, che sono stati pubblicati ieri l’atto d’accusa stavano giocando fuori per tutte le escursioni e campeggi. Di conseguenza, l’ex pastore messo in una guest house in Alto Adige ai ragazzi altrettanto nuda nuda in un letto matrimoniale e manipolato ai loro genitali per “suscitare sessualmente”. Quando viaggio di balneazione ha fatto per le docce comuni, cercando di lavare i bambini, e andò allo stesso modo verso l’altare – in alcuni casi, i ragazzi erano più le vittime. Alcuni bambini sono stati ripetutamente abusato.

    Per pubblico ministero, l’imputato Wörz “un danno enorme fatto”. Aveva fiducia solido dei bambini e dei genitori maltrattati. D’altro canto, il sacerdote aveva ammesso tutto, ha detto il procuratore. Ha difeso la pena, quindi una condanna senza processo “. E ‘stato progettato per proteggere le vittime e non la tutela del colpevole” Una frase è di un anno con la condizionale e dal punto di vista delle forze dell’ordine “al confine inferiore a risolvere”. In questo caso, ci è voluto un lungo periodo di tempo fino a quando la verità è venuta alla luce. Tuttavia, è stato un bene che mi sono trasferita in qualcosa società ora, “il procuratore ha detto:” non temere feriti, che loro non lo credo “.

    Il difensore Nicola Fackler ha detto che il suo cliente ha ammesso tutto ed è stato “dal 1999 con assoluta impunità”. Le opere erano su “back sono estremamente lungo” a 17 anni. Anche rispetto ad altri incidenti è stata una pena detentiva di un anno a caso, era l’avvocato. Il giudice giuria dei giovani d’accordo. giudice Gockel: “Se fosse poi stato incriminato, non c’erano pene detentive con la condizionale.” Da cristiano Lichtenstern

    La notizia originale, tradotta da google

    http://www.augsburger-allgemeine.de/Home/L…ageid,4492.html

    Aichach
    Ex-Pfarrer für Missbrauch von Buben verurteilt
    29.11.2010 14:10 Uhr

    Aichach. Er missbrauchte ihm anvertraute Buben sexuell beim Ministrantenausflug in Südtirol und im Hallenbad. Das Jugendschöffengericht in Aichach verurteilte den früheren Pfarrer der Gemeinde Schiltberg nun zu einer Haftstrafe von zwei Jahren auf Bewährung, aber nur für die „Spitze des Eisbergs“ – für fünf angeklagte Taten an sieben Kindern (acht bis zwölf Jahre alt) zwischen 1994 und seiner „plötzlichen und freiwilligen“ Abberufung, so die Diözese Augsburg, im Jahr 1999. Eine „Vielzahl von schlimmeren Straftaten“ (Staatsanwalt Franz Wörz) des Ex-Pfarrers in den Jahren zuvor, die vor Gericht als schwerer sexueller Missbrauch bewertet wurden, bleiben dagegen ungeahndet – sie sind verjährt.

    Über 20 Jahre war der Angeklagte Pfarrer in der Gemeinde im östlichen Landkreis. Wer weiß, wie lange der Missbrauch von kleinen Buben dort so weitergegangen wäre, wenn nicht „ein mutiger Rektor“ 1999 den Hinweisen einiger seiner Schüler Glauben geschenkt und das Schulamt informiert hätte, fragte sich Richter Dieter Gockel. Die verständigte Diözese zog zwar Konsequenzen, aber nur mit einer internen Versetzung – eine neue Aufgabe ohne Kontakt zu Kindern.

    Der frühere Personalreferent Josef Heigl wies damals gegenüber unserer Zeitung und anderen Medien die Missbrauchsvorwürfe, über die Gerüchte im Dorf kursierten, nachdrücklich zurück. In der Verhandlung war gestern die Rede von „Vertuschung“ durch die damaligen Verantwortlichen. Die strafrechtlichen Ermittlungen kamen erst im Frühjahr 2010 ins Rollen, als immer mehr Missbrauchsfälle bei der katholischen Kirche bekannt wurden. Auf eine konkrete Anfrage der Aichacher Nachrichten im März reagierte die Diözese drei Tage später mit einem öffentlich gemachten Ultimatum: Entweder der Priester zeigt sich selbst an oder die Diözese geht zur Staatsanwaltschaft. Ein Schreiben des Geistlichen, die Vorfälle zu „untersuchen“, löste dann das Strafverfahren aus. Die Kripo befragte rund 30 Zeugen zu den Vorwürfen.

    Der 65-jährige Priester, der seit März von seinen Aufgaben suspendiert ist, muss laut Urteil allen Geschädigten (etwa zehn) jeweils 5000 Euro Schmerzensgeld zahlen. Auch an Opfer aus verjährten Vorfällen, die gestern nicht angeklagt waren, betonte Richter Gockel in seiner Urteilsbegründung: „Auf dem Land ist noch Glauben. Auf dem Land ist auch das Vertrauen. Das haben Sie schwer missbraucht. Man spürt allein aus den Aussagen in den Akten, wie sehr die Betroffenen teilweise bis heute daran leiden.“ Weil der angeklagte Geistliche schon im Vorfeld alle Vorwürfe eingeräumt hatte und damit den jungen Männern gestern eine Aussage vor Gericht ersparte, habe die Verbüßung der Haftstrafe ausgesetzt werden können, so Gockel: „Bei einer streitigen Verhandlung wäre es nicht mit Bewährung abgegangen.“ Das Jugendschöffengericht blieb mit dem Strafmaß aber deutlich über dem Antrag der Staatsanwaltschaft, die wie beim Strafbefehl ein Jahr gefordert hatte. Bei einer Haftstrafe über zwei Jahre hätte der Priester die Strafe absitzen müssen, sie kann nicht mehr ausgesetzt werden. Wie berichtet, hat Gockel im September den Strafbefehlsantrag abgelehnt und den Ex-Pfarrer zur öffentlichen Verhandlung ins Gericht zitiert, weil er „die Freiheitsstrafe als zu niedrig“ erachtete.

    Die Straftaten, die gestern aus der Anklageschrift bekannt wurden, spielten sich alle bei Ausflügen und Freizeiten ab. Demnach legte sich der frühere Pfarrer in einem Gasthof in Südtirol nackt zu den ebenfalls unbekleideten Buben in ein Doppelbett und manipulierte an deren Geschlechtsteilen, um „sich sexuell zu erregen“. Beim Badeausflug gab er beim gemeinsamen Duschen an, die Kinder waschen zu wollen, und verging sich ähnlich an den Ministranten – in einigen Fällen waren mehrere Buben das Opfer. Einige Kinder wurden mehrmals missbraucht.

    Für Staatsanwalt Wörz hat der Angeklagte „enormen Schaden angerichtet“. Er habe massiv das Vertrauen von Kindern und Eltern missbraucht. Auf der anderen Seite habe der Priester alles eingeräumt, so der Staatsanwalt. Er verteidigte den Strafbefehl, also eine Verurteilung ohne Verhandlung: „Das diente dem Schutz der Opfer und nicht dem Schutz des Täters.“ Eine Strafe von einem Jahr auf Bewährung sei auch aus Sicht der Strafverfolger „an der untersten Grenze anzusiedeln“. In diesem Fall habe es lange gedauert, bis die Wahrheit ans Licht kam. Es sei aber gut, dass sich in der Gesellschaft jetzt etwas bewegt habe, sagte der Staatsanwalt: „Geschädigte müssen nicht mehr befürchten, dass ihnen nicht geglaubt wird.“

    Verteidiger Nikolaus Fackler betonte, sein Mandant habe alles zugegeben und sei „seit 1999 absolut straffrei“. Die Taten würden mit bis zu 17 Jahren „extrem lange zurückliegen“. Auch im Vergleich mit anderen Vorfällen sei eine Freiheitsstrafe von einem Jahr angemessen, befand der Rechtsanwalt. Das Jugendschöffengericht war anderer Ansicht. Richter Gockel: „Wäre er damals angeklagt worden, hätte es keine Freiheitsstrafe auf Bewährung gegeben.“ Von Christian Lichtenstern


    Aichach Ex-Pfarrer für Missbrauch von Buben verurteilt 29.11.2010 14:10 Uhr Aichach. Er missbrauchte ihm anvertraute Buben sexuell beim Ministrantenausflug in Südtirol und im Hallenbad. Das Jugendschöffengericht in Aichach verurteilte den früheren Pfarrer der Gemeinde Schiltberg nun zu einer Haftstrafe von zwei Jahren auf Bewährung, aber nur für die „Spitze des Eisbergs“ – für fünf angeklagte Taten an sieben Kindern (acht bis zwölf Jahre alt) zwischen 1994 und seiner „plötzlichen und freiwilligen“ Abberufung, so die Diözese Augsburg, im Jahr 1999. Eine „Vielzahl von schlimmeren Straftaten“ (Staatsanwalt Franz Wörz) des Ex-Pfarrers in den Jahren zuvor, die vor Gericht als schwerer sexueller Missbrauch bewertet wurden, bleiben dagegen ungeahndet – sie sind verjährt. Über 20 Jahre war der Angeklagte Pfarrer in der Gemeinde im östlichen Landkreis. Wer weiß, wie lange der Missbrauch von kleinen Buben dort so weitergegangen wäre, wenn nicht „ein mutiger Rektor“ 1999 den Hinweisen einiger seiner Schüler Glauben geschenkt und das Schulamt informiert hätte, fragte sich Richter Dieter Gockel. Die verständigte Diözese zog zwar Konsequenzen, aber nur mit einer internen Versetzung – eine neue Aufgabe ohne Kontakt zu Kindern. Der frühere Personalreferent Josef Heigl wies damals gegenüber unserer Zeitung und anderen Medien die Missbrauchsvorwürfe, über die Gerüchte im Dorf kursierten, nachdrücklich zurück. In der Verhandlung war gestern die Rede von „Vertuschung“ durch die damaligen Verantwortlichen. Die strafrechtlichen Ermittlungen kamen erst im Frühjahr 2010 ins Rollen, als immer mehr Missbrauchsfälle bei der katholischen Kirche bekannt wurden. Auf eine konkrete Anfrage der Aichacher Nachrichten im März reagierte die Diözese drei Tage später mit einem öffentlich gemachten Ultimatum: Entweder der Priester zeigt sich selbst an oder die Diözese geht zur Staatsanwaltschaft. Ein Schreiben des Geistlichen, die Vorfälle zu „untersuchen“, löste dann das Strafverfahren aus. Die Kripo befragte rund 30 Zeugen zu den Vorwürfen. Der 65-jährige Priester, der seit März von seinen Aufgaben suspendiert ist, muss laut Urteil allen Geschädigten (etwa zehn) jeweils 5000 Euro Schmerzensgeld zahlen. Auch an Opfer aus verjährten Vorfällen, die gestern nicht angeklagt waren, betonte Richter Gockel in seiner Urteilsbegründung: „Auf dem Land ist noch Glauben. Auf dem Land ist auch das Vertrauen. Das haben Sie schwer missbraucht. Man spürt allein aus den Aussagen in den Akten, wie sehr die Betroffenen teilweise bis heute daran leiden.“ Weil der angeklagte Geistliche schon im Vorfeld alle Vorwürfe eingeräumt hatte und damit den jungen Männern gestern eine Aussage vor Gericht ersparte, habe die Verbüßung der Haftstrafe ausgesetzt werden können, so Gockel: „Bei einer streitigen Verhandlung wäre es nicht mit Bewährung abgegangen.“ Das Jugendschöffengericht blieb mit dem Strafmaß aber deutlich über dem Antrag der Staatsanwaltschaft, die wie beim Strafbefehl ein Jahr gefordert hatte. Bei einer Haftstrafe über zwei Jahre hätte der Priester die Strafe absitzen müssen, sie kann nicht mehr ausgesetzt werden. Wie berichtet, hat Gockel im September den Strafbefehlsantrag abgelehnt und den Ex-Pfarrer zur öffentlichen Verhandlung ins Gericht zitiert, weil er „die Freiheitsstrafe als zu niedrig“ erachtete. Die Straftaten, die gestern aus der Anklageschrift bekannt wurden, spielten sich alle bei Ausflügen und Freizeiten ab. Demnach legte sich der frühere Pfarrer in einem Gasthof in Südtirol nackt zu den ebenfalls unbekleideten Buben in ein Doppelbett und manipulierte an deren Geschlechtsteilen, um „sich sexuell zu erregen“. Beim Badeausflug gab er beim gemeinsamen Duschen an, die Kinder waschen zu wollen, und verging sich ähnlich an den Ministranten – in einigen Fällen waren mehrere Buben das Opfer. Einige Kinder wurden mehrmals missbraucht. Für Staatsanwalt Wörz hat der Angeklagte „enormen Schaden angerichtet“. Er habe massiv das Vertrauen von Kindern und Eltern missbraucht. Auf der anderen Seite habe der Priester alles eingeräumt, so der Staatsanwalt. Er verteidigte den Strafbefehl, also eine Verurteilung ohne Verhandlung: „Das diente dem Schutz der Opfer und nicht dem Schutz des Täters.“ Eine Strafe von einem Jahr auf Bewährung sei auch aus Sicht der Strafverfolger „an der untersten Grenze anzusiedeln“. In diesem Fall habe es lange gedauert, bis die Wahrheit ans Licht kam. Es sei aber gut, dass sich in der Gesellschaft jetzt etwas bewegt habe, sagte der Staatsanwalt: „Geschädigte müssen nicht mehr befürchten, dass ihnen nicht geglaubt wird.“ Verteidiger Nikolaus Fackler betonte, sein Mandant habe alles zugegeben und sei „seit 1999 absolut straffrei“. Die Taten würden mit bis zu 17 Jahren „extrem lange zurückliegen“. Auch im Vergleich mit anderen Vorfällen sei eine Freiheitsstrafe von einem Jahr angemessen, befand der Rechtsanwalt. Das Jugendschöffengericht war anderer Ansicht. Richter Gockel: „Wäre er damals angeklagt worden, hätte es keine Freiheitsstrafe auf Bewährung gegeben.“ Von Christian Lichtenstern

  • L’OPUS DEI E IL “CASO PEDOFILIA” A SAVONA

    L’OPUS DEI E IL “CASO PEDOFILIA” A SAVONA

    Le città liguri dove operano i seguaci di Josemarìa Escrivà de Balaguer

    Ricci, soprannumerario: “Troppo fango medatico” – L’ex presidente della Fondazione “De Mari” chiede più rispetto delle persone in attesa di giustizia.

    Savona – L’Opus Dei non è una “massoneria bianca” e non ha nulla di segreto? Nel gennaio 2010, dalle colonne de “il Letimbro”, mensile cattolico di informazione fondato nel 1892, un’intera pagina dal titolo “Tutti i misteri dell’Opus Dei. L’esponente savonese Gianfranco Ricci svela storia, struttura e missione della prelatura personale fondata da Josemarìa Escrivà de Balguer. L’attività principale è dare, a chi lo desidera, gli aiuti spirituali per vivere da buoni cristiani in mezzo al mondo”.

     D- Professore, sappiamo di parlare con una persona retta, schiva, che non ha mai coltivato i segreti del potere, anche nei rapporti con i media. Quando era al vertice della Fondazione coltivava la trasparenza e non sembrava interessato al “palazzo”. Conosce e frequenta i componenti dell’Opus Dei della provincia di Savona?

    R- A Savona credo che siamo poco più di una ventina, ma non ho grande conoscenza del resto della provincia. Siamo presenti ad Albenga, mentre a Varazze c’è un’attività di formazione iniziata quasi tre anni fa. Io aveva avuto rapporti di stima con il compianto albenganese Gian Mario Roveraro. (Nello stesso periodo aveva un ruolo di primo piano l’avvocato Gian Paolo Ferrari, legale di fiducia per anni della Curia Vescovile, stroncato da un male tre anni fa, ndr).

    Prosegue Ricci: “L’Opera è presente a Genova, Sanremo, Chiavari, Rapallo, La Spezia e Sarzana. E’ strutturata in due sezioni, una maschile ed una femminile che lavorano in modo autonomo. I “numerari”, vivono allo stato celibe o nubile, praticando il triplice voto di povertà, castità e obbedienza. Solitamente ospitati in apposite strutture. Molti sono sacerdoti.

    In questi mesi la diocesi di Savona-Noli è finita nella tempesta giudiziaria e mediatica per vecchie vicende di pedofilia, il vescovo Vittorio Lupi tra i bersagli, nella veste (immeritata?) di presunto insabbiatore. Incolpato da un personaggio che don Giampiero Bof, teologo e scrittore, definisce con una domanda: “un eroe senza macchia e senza paura, o un vile”. Un risultato evidente c’è già stato: spostare l’attenzione dell’opinione pubblica sui ripetuti cicloni che da molto tempo si abbattono nella diocesi confinante di Albenga-Imperia, retta da 20 anni da Mario Oliveri.

    Nelle due diocesi, per quanto si è saputo, nessun esponente dell’Opus Dei risulterebbe coinvolto in storie poco edificanti, al centro di indagini.

    Opus Dei, organizzazione tra le più potenti e controverse della Chiesa, come ha scritto nel libro “Opus Dei Segreta”, Ferruccio Pinotti? Ad esempio, si è parlato, spesso a sproposito, di Marco Simeon che Trucioli Savonesi, solitario, non ha mai identificato come punta di diamante in Liguria. Uomo Carige, ovvero potere finanziario, Simeon, 33 anni, sanremese, ha finalmente chiarito al vice direttore de Il Secolo XIX, Alessandro Cassinis, ad una specifica domanda (“E’ membro dell’Opus Dei”): “Non faccio parte dell’Opus Dei. L’equivoco nasce dal fatto che nell’Opera ci sono persone con incarichi importanti che mi hanno sostenuto e aiutato in un percorso di formazione umana e professionale, ma lasciandomi libero di aderire o no”.

    Marco Simeon, vicino al centro destra e al cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, una carriera fulminea rimarca Cassinis.

    Simeon citato da Report- Rai di Milena Gabanelli, tra i manager pubblici con troppi incarichi. E’ direttore dei rapporti istituzionali ed internazionali della Rai, consigliere di Banca Carige. E responsabile di Rai Vaticano.

    Certamente meno impegnativa e rampante la “carriera” di un componente di lunga data dell’Opus Dei di Savona: Gianfranco Ricci, professore universitario, da anni acuto osservatore della realtà locale, già presidente della Fondazione De Mari nei momenti caldi e tempestosi del passaggio della Cassa di Risparmio di Savona alla Carige di Genova.

    Ricci, ideologia democristiana, non ha più rinnovato la tessera dell’Udc. Poco entusiasta della realtà politica savonese.

    I soprannumerari, ai quali appartengo, restano nelle nostre case, facendo vita di famiglia, attivi nelle chiese locali. Attraverso la nostra Prelatura, collaboriamo con i nostri vescovi, i nostri parroci alla vita diocesana e parrocchiale. Ci sono inoltre i cooperatori, persone che seguono con simpatia l’attività dell’Opus Dei.

    D) La diocesi di Savona-Noli da parecchi mesi occupa intere pagine di cronaca locale e non, per inchieste giudiziarie, storie di parroci e di preti non proprio edificanti. Una china scandalistica, fomentata da un personaggio discusso e discutibile che per 12 anni ha vissuto dall’interno la vita della curia e del vescovado. “Il personaggio che cercano di screditare è Francesco Zanardi. Solo nel 2012 la Procura della Repubblica di Savona darà ragione a Zanardi”. Aveva accesso all’archivio e al sistema informatico. Fatti, vicende, che lasciano il segno, creano sgomento, indignazione, smarrimento, interrogativi. A chi giova? Quale sarà il finale?

    R) Non è mia abitudine personalizzare e generalizzare. Certi avvenimenti dovrebbero essere trattati con carità e rispetto che non vuole dire coprire o avere un atteggiamento di connivenza, di silenzio omertoso. Lasciamo intanto che l’autorità giudiziaria svolga il suo compito. Un po’ più di discrezione dovrebbe accomunare tutti. Invece emerge una gara allo scoop, sbatti il mostro…poi si vedrà.

    D) Converrà che si parla di reati delicati. A suo avviso eccesso di scandalismo, abuso di informazione e di conseguenza diseducazione…disprezzo generalizzato.

    R) Sono del parere che di fronte a certe vicende al vaglio della giustizia…parlarne troppo e a sproposito sia un cattivo servizio alla maggioranza di tante brave persone e di chi pratica un ottimo apostolato, nella coerenza. Nello stesso tempo si fa pubblicità indiretta a comportamenti deplorevoli, abominevoli. Il silenzio non significa far finta di niente, coprire, sottovalutare, insabbiare. Si attenda la verità giudiziaria, anziché esercitarsi nei processi di piazza e di stampa.

    D) Cosa l’ha colpita della “campagna mediatica”?

    R) Si è sconfinati nella generalizzazione, non è corretto per tante ragioni…Se ci sono persone che nell’esercizio pastorale si sono comportate non male, ma malissimo, non si può mettere sotto accusa, di fatto, l’intera struttura…; il Sante Padre ha sempre tenuto un atteggiamento di grande rigore e di grande carità nei confronti di religiosi… che non vuole dire coprire, ma neppure criminalizzare… La salvezza è personale. Per chi crede e cerca di vivere nella comunità dei credenti esiste un’idea di Misericordia…

    D) Quando è entrato nell’Opus Dei e cosa prova oggi a leggere storiacce che investono una piccola minoranza del clero diocesano?

    R) Sono entrato negli anni ottanta, con una preparazione che risale ai tempi dell’Università.

    Sono quasi in imbarazzo a riferire ciò che ho provato nel mio intimo per il “caso Savona”. Certamente sofferenza, sgomento. Ma in questo momento difficile ci dovremmo sentire ancora più vicini alla nostra Chiesa, offrendo al Signore questo dolore…affinché pure le anime purganti riescano ad arrivare alla luce e serenità di fronte al Signore…Vorrei aggiungere che se ci sono stati casi da condannare, riprovevoli, tante  altre persone lavorano, si prodigano esercitano un apostolato esemplare.

    D) In provincia di Savona soltanto Loano, fino ad oggi, ha dedicato uno spazio pubblico (nuovi giardini) al fondatore dell’Opus Dei, Josemaria Escrivà, morto a Roma nel 1975 e santificato nel 2002. Una scelta del sindaco Angelo Vaccarezza…che con la parrocchia di San Giovanni Battista ha qualche problema…e con il suo parroco, don Pino Zunino, per via di danni mai risarciti da un privato conseguenti ad un nuovo edificio attiguo alla chiesa monumentale… autorizzato dal Comune, nonostante le segnalazioni di allarme…

    R) La decisione del sindaco mi pare sia stata molto apprezzata; per ora è l’unica, speriamo ne seguano altre. E’ un modo per ricordare il nostro fondatore, sentirlo più vicino. Non conosco il contenzioso e non mi riguarda. L’Opus Dei non c’entra.

    L.C.

    http://www.truciolisavonesi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1255:gianfranco-ricci

  • Savona: l’avvocato della Curia risponde ai mass media

    Savona: l’avvocato della Curia risponde ai mass media

    “A nome e per conto della Curia vescovile di Savona, in qualità di Avvocato da questa incaricato della tutela della diocesi di fronte alle accuse che le vengono rivolte” scrive Savi.

    L’avvocato della Curia di Savona, Stefano Savi, è intervenuto con una nota in merito ad alcune affermazioni e notizie riportate in questi giorni dagli organi di stampa e dai mass media locali:

    “A nome e per conto della Curia vescovile di Savona, in qualità di Avvocato da questa incaricato della tutela della diocesi di fronte alle accuse che le vengono rivolte, dichiaro quanto segue per quanto riguarda:

    NELLO GIRAUDO

    L’unica “vittima” che ha parlato al Vescovo di Nello Girando è stato Zanardi, che in un primo incontro con lui ha dichiarato che non intendeva nemmeno denunciarlo, desiderava solo che si curasse perché non avvenissero ulteriori gravi episodi  a danno di altri. Su indicazione della Santa Sede il vescovo ha trattato il caso come stabilito dal Diritto Canonico. Nello Giraudo è ora dimesso dallo stato clericale.

    DOMINIC  YOUSSUF

    Si tratta di un sacerdote pachistano giunto a Savona nel 2004.  Appena appresa la notizia di una accusa di pedofilia che lo riguardava per fatti accaduti in Inghilterra, è stato accompagnato dal Questore di Savona che ha avuto un lungo colloquio con lui. Il Questore si è messo in contatto con la polizia inglese e ne ha ricavato la certezza che nei riguardi del sacerdote pachistano non esisteva nessun mandato internazionale di cattura. A riprova di questo, il fatto che Dominic ha ottenuto regolare permesso di soggiorno. In seguito è entrato nella comunità benedettina di Finalpia. Una domenica, mentre percorreva la passeggiata del lungomare è stato colto da improvviso malore. Soccorso dai presenti e condotto in ambulanza al Santa Corona vi giungeva ormai privo di vita. Sulla salma è stata eseguita l’autopsia. In curia è depositato l’ atto di morte.

    ALESSANDRO NICOLICH

    Il fratello desideroso di comprendere i motivi della sua uscita dal seminario e delle successive tristi vicende che lo hanno condotto alla morte, sospettando che tutto fosse partito da episodi di pedofilia ha chiesto al vescovo di vedere la documentazione del seminario riguardante Alessandro. Dal momento che gli unici documenti  esistenti sono di natura scolastica e amministrativa, il fratello ha chiesto di poter contattare i suoi compagni di corso. Il Vescovo ha predisposto una ricerca degli attuali indirizzi degli ex seminaristi, compagni  di Alessandro; ottenuta una lista di una dozzina di nomi ha invitato il fratello a prenderne visione.  Al giorno stabilito egli ha telefonato dichiarando che per un impedimento non avrebbe potuto  venire. Non si è più presentato.

    DON GIORGIO BARBACINI E ATTILIO COTTA

    Nei loro riguardi è in corso la pratica di dimissione dallo stato clericale.

    ASPETTI AMMINISTRATIVI

    E’ stato incaricato uno studio commerciale di Genova a verificare la congruità dell’amministrazione negli ultimi vent’anni.

    IN GENERE

    Il vescovo non ha mai rifiutato di ascoltare le presunte vittime. A parte la segnalazione di Zanardi su Nello Giraudo, quelle giunte riguardanti sacerdoti in servizio esprimono solo accuse generiche e sospetti relativi a fatti spesso risalenti ad alcuni decenni or sono;  in ogni caso, non suffragate da testimonianze  e da  prove sufficientemente consistenti. Per la ricerca  della verità, la cui necessità è stata più volte ribadita, il Vescovo rimane disponibile ad ascoltare le vittime che volessero contattarlo, le invita comunque a rivolgersi alla Magistratura, come egli stesso ha fatto trasmettendo ad essa le segnalazioni di possibile rilievo penale che gli sono giunte, affinché si possa fare chiarezza su tutti gli aspetti di questa complessa e dolorosa vicenda”.

    http://www.savonanews.it/2010/10/22/leggi-notizia/argomenti/attualit/articolo/savona-lavvocato-della-curia-risponde-ai-mass-media.html

  • L’appello dell’avvocato del ragazzo nel giorno del convegno sull’educazione nella diocesi di Aversa con il cardinale Ruini

    L’appello dell’avvocato del ragazzo nel giorno del convegno sull’educazione nella diocesi di Aversa con il cardinale Ruini

    Deve risarcire la vittima: “Ma non ha pagato un solo euro”

    CASAL DI PRINCIPE (an. cas.) “Chiediamo se davanti ad un prete pedofilo condannato in Cassazione che non risarcisce nemmeno un euro della somma a cui è stato condannato, la diocesi di Aversa vuole manifestare un segno di attenzione o se la vittima merita soltanto indifferenza”.

    Sergio Cavaliere , avvocato difensore della famiglia della giovanissima vittima delle violenze sessuali di don Marco Cerullo, proprio mentre nella Diocesi di Aversa si sta svolgendo, da ieri e fino ad oggi, il convegno sull’educazione “Gravissimums Educationis: la sfida educativa”, focalizza l’attenzione sui comportamenti che la Chiesa adotta nei confronti dei prelati colpevoli di pedofilia e delle vittime di tali inaudite violenze.

    Al convegno prende parti il Cardinale Ruini , presidente del Comitato per il progetto culturale della Chiesa italiana e vicario generale di Sua Santità, Papa Benedetto XVI. “Chiediamo se può ancora fare il prete un prete pedofilo condannato in cassazione. Perché don Cerullo è tuttora un prete” aggiunge il legale ch si costituì parte civile nel processo contro l’allora viceparroco a Casal di Principe e insegnante di religione presso la scuola media di Vill Literno.

    “Chiediamo al Cardinale Ruini e al vescovo di Aversa Mario Milano se il problema dei preti pedofili è solo nello scandalo che causa per il clero o se anche invece nella soferenza per le vitttime. Chiediamo se queste vittime hanno diritto a un concreto risarcimento dei torti subiti” scive ancora l’avvocato Cavaliere. “Dopo la condanna in Cassazione a sei anni e otto mesi per don cerullo, è sceso il silenzio sulla sorte della vittima. Silenzio sul risarcimento per la giovane vittima, silenzio sulla figura di don marco Cerullo, educatore già allievo del seminario vescovile e assistente spirituale dei giovani seminaristi dello stesso seminario minore di Aversa” conclude il legale.

  • Pedofilia: strappo Bruxelles-Vaticano

    Pedofilia: strappo Bruxelles-Vaticano

    Si sono dimessi in massa i membri della commissione creata dalla Chiesa per esaminare i casi di pedofilia in Belgio ad opera di sacerdoti. Il primo a gettare la spugna è stato Peter Adriaenssens,  docente di psichiatria all’Università di Lovanio e presidente della commissione che da lui prende il nome.

    Il suo ritiro è un atto di protesta contro le indagini condotte dalla magistratura belga che, a suo parere,  scavalcano il lavoro della commissione.

    In particolare, Adriaenssens ha condannato le recenti perquisizioni all’arcivescovado di Mechelen, che hanno portato al sequestro di 475 dossier su denunce di abusi sessuali commessi da preti.

    “Siamo serviti da esca”, ha commentato Adriaenssens che dal 2000 riceveva le denunce e forniva assistenza psicologica, medica e legale alle vittime di sacerdoti. Tra queste, molte avevano scelto di appellarsi alla commissione evitando il ricorso alla giustizia ordinaria, che avrebbe messo a rischio la loro privacy.

    Il Vaticano  ha duramente criticato l’operazione. Lo stesso Papa  ha giudicato il sequestro dei fascicoli un’operazione  “deplorevole e sorprendente”, perché la giustizia deve fare il suo corso “nel rispetto della specificità e autonomia” della Chiesa.

    La magistratura belga ha agito in questo modo “a fronte della convinzione che noi volessimo nascondere le cose, truffarli in un qualche modo”, ha aggiunto Adriaenssens rivolgendosi alla stampa belga.

    E, mentre gli inquirenti esamineranno i dossier sequestrati, la Chiesa dovrà decidere se ricostruire la commissione con altri membri o mettere un punto a questa esperienza.

    Guarda il servizio

    https://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-48ed2771-8dfb-4099-bbe5-01ad97366646-tg3.html

  • Savona: don Lu presto chiamato a deporre in aula

    Savona: don Lu presto chiamato a deporre in aula

    Sarà chiamato a deporre in aula don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio da cinque mesi in carcere con l’accusa di aver molestato una sua chierichetta di 12 anni. Ma non è ancora dato sapere quando verrà convocato a palazzo di giustizia dove oggi si è svolta, a porte chiuse, la seconda udienza (si è conclusa pochi minuti fa ndr) con la sfilata dei primi dieci testimoni: il nonno, la zia e il suo findanzato, poi cinque tra agenti e funzionari di polizia, quindi due psicologi, il primario del Gaslini Enzo Casari e la collega Giovanna Cenci. Se il sacerdote si presentera’ in aula dipenderà dall’evolversi dell’istruttoria dibattimentale. Oggi invece si è assistito ad un lungo interrogatorio per il nonno e la zia della dodicenne che ancora oggi cercano di alleviare le sofferenze della nipote. Non e’ stata ascoltata invece la madre, ma sono stati ascoltati gli inquirenti che hanno spiegato come si è dipanata l’indagine prima del clamoroso arresto di dicembre. Tutto era iniziato dalla segnalazione degli specialisti del Gaslini che avevano sentito la bambina. Secondo l’avvocato del sacerdote, Alessandro Chirivì: “Non sono emerse novità rispetto a quegli elementi di cui eravamo a conoscenza. Tutti i testi non sono stati ascoltati in ordine cronologico rispetto agli eventi”.

    Lunedì 31 Maggio 2010 ore 14:09

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=77485

    Don Lu chiamato a deporre
    31 maggio 2010

    Sarà chiamato a deporre in aula don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio da cinque mesi in carcere con l’accusa di aver molestato una sua chierichetta di 12 anni. La data è ancora da definirsi. Oggi a palazzo di giustizia si è svolta a porte chiuse la seconda udienza con la deposizione dei primi dieci testimoni: il nonno della ragazzina, la zia e il suo fidanzato, poi cinque tra agenti e funzionari di polizia, quindi due psicologi, il primario del Gaslini Enzo Casari e la collega Giovanna Cenci. Se il sacerdote si presenterà in aula dipenderà dall’evolversi dell’istruttoria dibattimentale.

    Oggi, invece, si è assistito ad un lungo interrogatorio per il nonno e la zia della dodicenne. Non è stata ascoltata invece la madre, ma sono stati sentiti gli inquirenti che hanno spiegato come si è dipanata l’indagine prima del clamoroso arresto di dicembre. Tutto era iniziato dalla segnalazione degli specialisti del Gaslini che avevano sentito la bambina. Secondo il legale del sacerdote, avv. Alessandro Chirivì, «non sono emerse novità rispetto a quegli elementi di cui eravamo a conoscenza. Tutti i testi non sono stati ascoltati in ordine cronologico rispetto agli eventi».

    31 maggio 2010 delle ore 15:22

    Processo “Don Lu”, secondo la parte civile “la struttura accusatoria è solida”

    Savona. Erano da poco passate le 14 quando anche l’ultimo dei testimoni chiamati a testimoniare nel processo che vede imputato Don Luciano Massaferro ha lasciato l’aula numero 4 del secondo piano del Palazzo di Giustizia di Savona. Di lì a pochi minuti è quindi calato il sipario anche sulla seconda udienza del processo al sacerdote alassino e i giudici del collegio, il sostituto procuratore Alessandra Coccoli e gli avvocati, sia della parte civile che dell’accusa, hanno abbandonato l’aula.

    “Oggi abbiamo gettato le basi per il processo e, a mio parere, la struttura accusatoria è abbastanza solida”. E’ questo il primo commento, a “caldo”, rilasciato dall’avvocato Mauro Vannucci che tutela gli interessi della piccola e della sua famiglia. “Questa mattina abbiamo sentito gli operatori della polizia giudiziaria, la famiglia della piccola, la dottoressa Lenci (psicologa del Gaslini), e il dottor Casari (primario di psicologia del nosocomio genovese), ovvero i soggetti dai quali è nata la notizia di reato, sia direttamente che indirettamente” ha aggiunto il legale della parte civile.

    “Posso dire che l’impianto è solido perché sono state confermate le risultanze delle indagini preliminari, le stesse che erano emerse anche nel corso dell’incidente probatorio” ha proseguito Vannucci che sulle deposizioni dei parenti della piccola ha commentato: “Potete immaginare per una persona che entra per la prima volta in tribunale quale possa essere la situazione psicologica. Il nonno e la zia sono due persone che hanno sempre svolto un ruolo preminente nell’ambito della famiglia e quindi hanno dovuto spiegare anche i minimi particolari e le sfumature che possono sembrare irrilevanti ma che il collegio ha voluto far emergere proprio al fine di accertare la verità”.

    “La bambina sta meglio anche perché piano piano sta uscendo fuori dalla vicenda del processo. Questo favorisce la piccola a riprendere lentamente i suoi rapporti sociali” ha spiegato l’avvocato Vannucci che alla domanda sulla futura presenza in aula dell’imputato ha risposto: “Don Luciano dovrà comparire perché la difesa ha chiesto il suo interrogatorio, adesso non si può dire ancora quando ma certamente verrà sentito”.

    Più cauto l’avvocato Mauro Ronco che con il collega Alessandro Chirivì difende Don Luciano: “Ciascuno fa le sue valutazioni, non si può adesso fare la cosa contraria perché sembrerebbe proprio il gioco della parti. Direi che mass-mediaticamente sarebbe conveniente dire questo ma dal punto di vista della mia serietà professionale penso che sia opportuno non fare nessun commento. Si tratterà di vedere nello sviluppo del processo come vanno le cose e quali sono i buchi neri nell’impianto accusatorio”.

    “I familiari della bambina hanno ricordato quello che la piccola ha detto loro e quindi è stato piuttosto laborioso, tenendo presente che si tratta del nucleo dell’accusa. Non mi pare ci sia però nulla di nuovo” ha aggiunto Ronco che sulla presenza dei giornalisti ha detto: “Preferirei che non ci fossero le telecamere a seguire questo processo sia per il sacerdote, che ha un grande bisogno di essere sereno e tranquillo, e lo sta dimostrando nella sua vita carceraria, ma anche per la bambina”.

    “In definitiva tutta questa pubblicità finisce per gravare sulla bimba e ad aumentare le aspettative di accusa da un lato. Perché come si fa poi ad assolvere quando una bambina è stata messa in gioco così pesantemente? Credo che effettivamente meriti di essere protetta in modo migliore. Quindi da due punti di vista vorrei che non ci fosse così tanta attenzione dei media. Ormai Don Luciano è stato messo in croce e quindi lui offre questo sacrificio a Dio, accettando questa ingiustizia. Ma tutta questa attenzione dilatata davvero mi spiace per la bambina. Più si diffonde questa notizia più la bimba viene messa in gioco e poi perché, lo ribadisco, più si coltiva la tendenza pubblica a dire ‘condanniamo’ e più si danneggia il nostro assistito” conlcude l’avvocato del sacerdote alassino.

    Prossimo passaggio del processo il 14 giugno quando, nell’aula savonese, saranno sentiti altri quindici testimoni chiamati dall’accusa

    www.ivg.it/2010/05/31/processo-don-…toria-e-solida/

     

  • Pedofilia, prete condannato Violentò un ragazzino, sentenza definitiva per don Cerullo

    Pedofilia, prete condannato Violentò un ragazzino, sentenza definitiva per don Cerullo

    Marilù Musto

    Solo il dolore, nient’altro che il dolore ha attraversato in due anni, quattro mesi e undici giorni la famiglia della piccola vittima della violenza sessuale da parte di un sacerdote di 33 anni.

    E un silenzio assordante della chiesa, in particolare della diocesi di Aversa che in tutti questi mesi «non ha mai chiesto ufficialmente perdono al bambino violentato dal viceparroco di Casal di Principe», ha spiegato il difensore del ragazzino, Costantino Puocci. Nonostante il fatto che oggi Don Marco Cerullo, sacerdote della chiesa del Santissimo Salvatore, può essere chiamato a tutti gli effetti pedofilo.

    Don Marco – che oggi ha 35 anni – è stato, infatti, condannato con sentenza definitiva dai giudici della corte di Cassazione alla pena di sei anni e otto mesi di carcere per aver abusato sessualmente di un suo alunno della scuola elementare e media di Villa Literno nel dicembre del 2007, durante l’orario scolastico. La sentenza ha rotto il silenzio: «Preferisco aspettare i tempi della giustizia – disse due anni fa il vescovo della diocesi normanna, Mario Milano – non ho altro da dire».

    Nei mesi successivi all’arresto del prete pedofilo, però, venne emessa la sentenza di primo grado dal gip Stefania Amodeo del tribunale di Santa Maria Capua Vetere – il 22 aprile del 2008 – che condannava a sei anni e otto mesi di reclusione Don Marco con l’interdizione perpetua «da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori». Nemmeno allora la chiesa volle pronunciarsi. Il risarcimento per i danni morali subiti, 50mila euro in via provvisoria, non è stato ancora versato dall’insegnante di religione alla famiglia del ragazzo che ora ha tredici anni e che, probabilmente, ha una vita distrutta dal ricordo degli abusi.

    Durante l’incidente probatorio, infatti, il ragazzo aveva rivelato ai giudici di essere stato violentato più volte dal sacerdote e, in un caso, anche nel giorno del suo compleanno dopo una pizza mangiata assieme. Ne aveva solo undici quando nel 2007, il 19 dicembre, i carabinieri di Casal di Principe videro il suo viso bianco, terrorizzato, e una persona che era distesa su di lui in auto. I militari quella mattina si avvicinarono alla vettura parcheggiata in aperta campagna e videro don Marco che stuprava il ragazzo. Il sacerdote cercò di scappare inserendo la marcia, ma si schiantò contro un palo che circondava la piazzola di un distributore di benzina. Venne arrestato. Ammise in lacrime davanti ai carabinieri le sue colpe. Era riuscito a uscire dal plesso scolastico liternese e portare con sé l’alunno con il pretesto di comprare dei colori per dipingere il presepe.

    Poi ritrattò dichiarando che si trattava solo di «un abbraccio affettuoso». Il suo avvocato, Carmine Ucciero – mentre la procura generale precisava che il giudice in primo grado aveva omesso di applicare interdizioni più rigide per Don Marco, previste della legge – presentò ricorso in Appello e poi, dopo la conferma della condanna a Napoli, avanzò istanza in Cassazione. Non c’è stato nulla da fare. Don Marco Cerullo tornerà in carcere. E dovrà restarci, probabilmente, circa due anni grazie a sconti e benefici vari. Anche perché nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere era rimasto solo 13 giorni, dal 19 dicembre a 2 gennaio, prima che il tribunale del riesame di Napoli concedesse il beneficio dei domiciliari per due mesi. Da due anni si trova in una comunità di recupero alle porte di Roma messa a disposizione, pare, dalla stessa chiesa. Sarebbe stato sospeso dal servizio delle sue funzioni di sacerdote, ma la chiesa non ha fatto sapere pubblicamente se è stato spogliato dal suo abito di sacerdote. Resta il silenzio dell’istituzione ecclesiastica. E un’infanzia distrutta per sempre. Per il risarcimento dei danni, i legali della vittima, gli avvocati Puocci e Sergio Cavaliere, fanno sapere: «Ci faremo valere in sede civile».

    L’ipotesi Uscita in orario scolastico l’istituto rischia sanzioni
    Con la sentenza di Cassazione ora i dirigenti della scuola di Villa Literno potrebbero incorrere in sanzioni a causa dell’uscita dalla struttura di un alunno durante l’orario scolastico. Intanto, non ha trovato conferma l’ipotesi che altri alunni della scuola di Villa Literno abbiano subito abusi sessuali.

    Da Il Mattino, edizione di Caserta del 09 maggio 2010

  • Cardinale austriaco attacca Sodano “Insabbiò l’inchiesta sulla pedofilia”

    Cardinale austriaco attacca Sodano “Insabbiò l’inchiesta sulla pedofilia”

    repubblica it
    Christoph Schoenborn, sferra un durissimo attacco all’ex segretario di Stato: “Ha offeso le vittime degli abusi sessuali, definendo la vicenda un chiacchericcio”. Benedetto XVI ratifica l’addio di monsignor Mixa, il vescovo di Augusta travolto da scandali di varia natura

    Cardinale austriaco attacca Sodano “Insabbiò l’inchiesta sulla pedofilia” Benedetto XVI

    CITTA’ DEL VATICANO – Nel giorno in cui il Papa accetta le dimissioni del discusso vescovo di Augusta, l’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schoenborn, sferra un durissimo attacco all’ex segretario di stato vaticano Angelo Sodano. Facendo nome e cognome lo accusa di aver offeso le vittime degli abusi sessuali, definendo la vicenda “un chiacchericcio” e lo ha rimproverato di aver insabbiato a suo tempo l’inchiesta sugli atti di pedofilia compiuti dall’allora capo della diocesi viennese, Hans Hermann Groer. Il porporato, allievo e amico di Benedetto XVI, ha parlato durante un incontro informale con rappresentanti dei media austriaci, di cui riferisce l’agenzia Kathpress.

    Schoenborn ha ribadito che Sodano avrebbe impedito 15 anni fa la creazione di una commissione di indagine sul “caso Groer”. Uno scandalo esploso nel 1995 quando un ex seminarista di Hollabrunn accusò Groer di aver abusato ripetutamente di lui all’inizio degli anni ’70. Altre accuse seguirono e Groer non tardo’ a dimettersi, ufficialmente per sopraggiunti limiti di età. Morì nel 2003 senza mai ammettere alcuna responsabilità.

    Lo scorso 28 marzo, l’attuale arcivescovo di Vienna aveva formulato l’accusa, senza però citare esplicitamente l’ex segretario di Stato vaticano. In un’intervista al canale televisivo austriaco Orf, aveva sostenuto che nel 1995 Ratzinger si era adoperato energicamente affinchè il Vaticano conducesse un’indagine su Groer: una richiesta che era stata vanificata “dall’altra parte” quella che faceva capo alla diplomazia vaticana.

    Le dimissioni di monsignor Mixa. Benedetto XVI ha dunque accettato le dimissioni del vescovo di Augusta e ordinario militare per la Germania, monsignor Walter Mixa, travolto da rivelazioni su malversazioni economiche e maltrattamenti inflitti a giovani collegiali. I fatti, da lui ammessi, riguardano il periodo in cui era parroco. Il prelato – che ha chiesto le dimissioni il 22 april – secondo le rivelazioni dei media sarebbe sotto inchiesta per abusi sessuali.

    L’udienza con i vescovi belgi. E sempre oggi il Papa ha anche ricevuto in udienza i vescovi del Belgio. Richiamandoli con forza ad attuare una “vasta e seria” pastorale vocazionale, per formare al sacerdozio uomini santi. Anche in questo caso, il riferimento è chiaramente agli scandali legati alla pedofilia. Da qui l’esortazione “all’ascolto reciproco, nella preghiera comune e nella carità di Cristo, soprattutto in questi tempi nei quali la vostra chiesa stessa è stata provata dal peccato”. Il primate del Belgio, monsignor Joseph André Leonard, ha ammesso con Benedetto XVI che “quella che le si avvicina oggi è una Chiesa addolorata, ma anche determinata ad affrontare questo tipo di problema con chiarezza”. Leonard ha citato in particolare “il grave scandalo provocato dalle dimissioni forzate del vescovo di Bruges, monsignor Roger Vangheluwe”.

    Riguardo alla possibilità di emanare nuove norme per prevenire eventuali abusi da parte del clero, il primate del Belgio ha affermato che di ciò i vescovi belgi hanno parlato con la Congregazione per la dottrina della Fede. “Nel suo discorso – ha concluso Leonard – il Papa ha fatto allusione al dramma della nostra Chiesa spiegando che per ritrovare la credibilità l’unica via da percorrere è quella della ricerca della santità di preti e vescovi. E’ stato molto importante l’incoraggiamento che il Pontefice ci ha dato, soprattutto perché molti preti nella Chiesa belga soffrono per questa situazione di cui non hanno colpa”.

    (08 maggio 2010)

  • Vania Lucia Gaito: “La colpa della Chiesa è nella sua sessuofobia”

    Vania Lucia Gaito: “La colpa della Chiesa è nella sua sessuofobia”

    Non sono casi isolati: i preti pedofili sono migliaia in tutto il mondo e molti anche in Italia. Un fenomeno taciuto per anni e ‘coperto’ dal Vaticano, pronto a solidarizzare anche con chi è stato condannato dalla giustizia. O, se proprio costretto, a risarcire la vittima comprandone il silenzio. ”Tu non parlare con nessuno”: la Chiesa sembra offrire solo la promessa del perdono alle vittime e ai colpevoli, tutti allo stesso modo peccatori. Peccatore perfino il bambino di soli nove mesi stuprato da padre Oliver O’Grady. Ma adesso, qualcosa sta cambiando: il libro ‘Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa’, edito da Tea, della coraggiosa psicologa salernitana Vania Lucia Gaito, che dal 2006 collabora con il blog di controinformazione ‘Bispensiero’ sul quale, nel 2007, ha trasmesso e sottotitolato il documentario della BBC ‘Sex Crimes and Vatican’, raccoglie le voci di chi ha avuto il coraggio di denunciare e di ribellarsi, raccontando anche che cos’è, oggi, la vita di un prete.

    Vania Lucia Gaito, nell’ottobre del 2002 la tv irlandese RTE (Radio  Telefis Eireann) ha trasmesso il celeberrimo documentario ‘Cardinal Secrets’ da cui poi nacque il tempestoso ‘rapporto Murphy’: anche in Italia si sono avuti comportamenti omissivi nei confronti dei bambini?
    “In Italia si fa molto scudo alla Chiesa cattolica e si ha pochissima o nessuna attenzione per le vittime. Teoricamente, sono tutti a favore all’antipedofilia, ma non nel momento in cui si fanno alcune leggi che spostano i tempi di prescrizione e li riducono. Per esempio, la ex Cirielli  ha spostato i tempi di prescrizione facendoli arrivare a dieci anni. Un reato come l’abuso sessuale (perchè la pedofilia non è un reato, mentre lo è l’abuso sessuale) già è difficile da denunciare, perché distrugge l’autostima delle persone. Esiste un tempo entro cui l’abuso va denunciato: il termine massimo è di dieci anni, compresi i tre gradi di giudizio. Ciò significa che chi ha subito un abuso anche in giovane età, considerando tutto il tempo che ci vuole per elaborare l’abuso, ricostruire l’autostima e arrivare a una denuncia all’istituzione pubblica,  occorrono molto spesso degli anni. Ed è questo il motivo per cui molti accusati di pedofilia vedono prescriversi il reato, come Don Giorgio Carli: il reato in Cassazione era prescritto e la stessa Cassazione lo ha condannato a un risarcimento civile. Però, penalmente non è stato possibile perseguirlo, perché erano trascorsi più di dieci anni. All’estero, il problema viene vissuto diversamente. L’Olanda, per esempio, ultimamente è invischiata in casi di pedofilia, ma la legislazione olandese prevede una prescrizione di vent’anni dal compimento del diciottesimo anno della vittima. Quindi, se qualcuno è stato abusato a 5 anni, da quando ne compie 18 ha ancora vent’anni di tempo per denunciare e far perseguire il reato. In Italia, la prescrizione corre anche lungo il processo, mentre in altri Paesi la prescrizione, con il processo, si blocca, perché l’intenzione dello Stato è quella di perseguire il reato una volta che è stato istituito un processo, per cercare giustizia fino alla fine”.

    Da secoli, la Chiesa conosce l’esistenza di reati di abuso sessuale su bambini e adulti: sono più numerosi i casi di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica o di altre categorie sociali?
    “E’ difficilissimo fare una stima di questo genere, perché proprio per il fatto che non si denuncia, il fenomeno rimane sommerso, dunque immenso. Noi abbiamo alcuni dati, alcuni anche molto falsati per quanto riguarda la pedofilia e gli abusi sessuali in famiglia, oppure nelle istituzioni sportive o a scuola. Poi, molto dipende anche dal tipo di abuso a cui facciamo riferimento: io parlo di abusi sessuali perché la pedofilia, nel senso diagnostico del termine, riguarda un certo tipo di disturbo di carattere sessuale che implica una serie di peculiarità per poter fare una diagnosi di pedofilia: una differenza di almeno cinque anni di età tra la vittima e l’abusante e una presenza di fantasie di natura pedofila per almeno sei mesi. Sicuramente, quello che è importante è  invece l’atto, perché ci sono pedofili che non mettono mai in pratica quelle che sono le loro fantasie, poiché temono il giudizio sociale, essendo il criminale molto lucido e sapendo benissimo a che cosa va incontro. Ci sono dei pedofili che non sono criminali. E ci sono delle persone che abusano dei minori pur non essendo pedofili, per una questione di opportunità o per altre forme di disagio, perché  il minore è chiaramente più vulnerabile e meno ‘giudicante’, da un punto di vista psicologico, rispetto all’adulto. Quindi, ci possono essere anche altre patologie ed è quel che accade con la categoria dei sacerdoti-pedofili: fermo restando che esiste una percentuale che, pur abusando di minori, non sono strettamente classificati come pedofili, come persone attratte da minori, non per questo si può parlare di reati meno gravi rispetto all’abuso di un bambino di pochi mesi, come nel caso di Oliver O’Grady”.

    Lei, nella sua analisi, è partita da dati concreti parlando con tante vittime e sacerdoti: quanto è stato difficile o doloroso ottenere la loro fiducia?
    “Difficile sicuramente: ci sono vittime che riescono a elaborare il dolore, che sono stati aiutati, che hanno fatto un percorso per cui l’abuso è divenuto una parte della loro vita, dolorosa, difficile, ma comunque vissuto da ex vittime. Poi, ci sono persone che non riescono ad andare oltre quell’abuso, non perché sia costantemente nei loro pensieri, ma perché non sono riusciti a elaborare quanto è loro capitato, non hanno avuto aiuti efficaci, molto spesso non sono stati creduti quando hanno denunciato. Ho conosciuto genitori di bambini piccolissimi, di età neppure scolastica, che pur di non accettare che i loro figli avessero subito abusi da un sacerdote, hanno portato i figli dall’esorcista. Quando non si viene creduti, il processo di elaborazione è molto più complesso: difficilmente se ne viene fuori. Ovviamente, ciò condiziona tutta una vita. Molti di coloro che abusano, inoltre, hanno subìto abusi a loro volta e hanno ‘imparato’ che quello è il ‘modo’, che quella la sessualità”.

    120 mila  ‘preti sposati’ nel mondo e la Chiesa continua a non considerare le parole della Bibbia: “Non è bene che l’uomo sia solo”. C’è un rapporto tra celibato e pedofilia, oppure la pedofilia è un problema a sé?
    “Il celibato è una scelta che si fa nel momento in cui si decide di prendere l’ordine e, quando si prende questa decisione, si passa dal seminario ‘minore’ a quello ‘maggiore’. In quello minore arrivano i ragazzi delle scuole medie: adolescenti di dieci, undici anni circa che si ritrovano in un ambiente molto particolare, a senso unico, intanto, in cui non ci sono donne. E il tipo di educazione sessuofobica che impartisce la Chiesa è differente dal tipo di educazione o dal tipo di esperienza che si può fare vivendo in una realtà diversa. All’interno dei seminari si subiscono molto spesso abusi da educatori o sacerdoti che dovrebbero prendersi cura dei bambini a loro affidati. Celebre è il ‘gioco dello scarpone’, nei seminari, un modo di proporre la sessualità che è dicotomico. In pratica, la figura della donna viene scissa in due: da una parte, la figura della Vergine Maria, ascetica, estranea alla quotidianità della donna, dall’altra c’è Eva, la tentatrice, colei che ti può togliere la virtù, che ti spinge al peccato. E’ ovvio che con una dicotomia di questo genere, tutto diventa fortemente angosciante, castrante, soprattutto nell’immaginario di un bambino. Il problema sorge nel momento in cui si affrontano le pulsioni adolescenziali: l’adolescenza è un bombardamento ormonale impressionante e difficilmente si può chiedere a un ragazzino di 13 anni di contenere un impulso sessuale raramente sopprimibile. L’unico tipo di educazione che viene data è molto superficiale, dal momento che i ragazzi non sono assolutamente preparati a comprendere bene quel che succede al loro corpo, all’intero organismo. Le amicizie ‘particolari’ all’interno dei seminari sono una prassi conosciutissima e non da adesso, perché se gli educatori ‘mettono in guardia’ i ragazzini, vuol dire che sanno benissimo ciò che succede all’interno di molte strutture. Ovviamente, quando c’è l’impossibilità di avere un rapporto ‘oggettuale’ per un maschio, per un uomo, quando la donna è inaccessibile proprio perché non c’è, oppure è connotata in modo molto ‘frustrante’, si cerca un oggetto sessuale sostitutivo. Il più delle volte, arriva dal compagno di stanza, dall’amico di seminario, dal ragazzo più grande e con più esperienza, se non addirittura da un sacerdote che abusa. Ovviamente, la disparità tra una persona adulta, che sa perfettamente quello che sta facendo e un ragazzino di tredici anni, ormonalmente ‘bombardato’, è enorme, dal punto di vista proprio della consapevolezza. Per questo motivo si tratta di abusi”.

    Freud sosteneva che un pedofilo è un bambino che cerca un altro bambino: considerando la loro sessualità polimorfa, i preti  hanno la loro responsabilità personale o sono solo frutto di una cultura misogina e manichea, respirata nei soffocanti seminari minorili?
    “In gran parte, è il tipo di cultura: quando Freud parla di un pedofilo narcisista, nel senso che cerca il bambino perfetto, che è rimasto psicologicamente ‘fissato’ alla propria figura di bambino onnipotente, quindi prima del complesso edipico, ovviamente si rifà a quello che è il pedofilo puro. Fortunatamente, è difficile trovare un narcisista puro, anche se la cultura  moderna spinge in tal senso, ma si tratta di forme di narcisismo ‘secondario’. Quello di cui parlava Freud è, invece, un narcisismo ‘primario’: il bambino aveva l’onnipotenza di creare il mondo e, da grande, non riesce a ‘uscire’ da se stesso per affrontare una relazione a due, in cui uno limita l’onnipotenza dell’altro. All’interno dei seminari, quando accadono queste cose, la crescita psicoaffettiva e psicosessuale la si subisce come un ‘blocco’. La persona che subisce un abuso, anche se cresce e va avanti con gli anni, cerca la compagnia di persone che siano al suo stesso livello affettivo, cioè al momento in cui è rimasto ‘bloccato’ in compagnia di un dodicenne o di un quindicenne. Dal punto di vista sessuale, per lui la ‘normalità’ è con un coetaneo, per la legge molto meno”.

    Lo scrittore cattolico Vittorio Messori ha proposto un bizzarro  ragionamento algebrico: “Un uomo di Chiesa fa del bene e talvolta cade in tentazione? E allora? Gesù dice di non essere venuto per i sani, ma per i peccatori…”. Esiste, forse, una filosofia del pedofilo?
    “Certamente: esiste una pedofilia del pedofilo, una giornata dell’orgoglio pedofilo. In quell’articolo manca pochissimo all’apologia di reato. Ricordo una persona, che è stata beatificata e poi santificata, che aveva la debolezza di andare ai giardini pubblici, aprire l’impermeabile e mostrarsi alle mamme. Leggere queste cose fa riflettere: se la Chiesa ha santificato questa persona e poi dà un’immagine dei santi come di persone dalla moralità specchiata, da emulare, forse sono tante, allora, le cose che essa ‘fa’ e ‘non dice’. C’è differenza, allora, tra quanto la Chiesa impone con la pastorale e quanto effettivamente essa sia consapevole di come questa morale sia ‘di piombo’, tanto che non la segue neppure lei stessa. Molti sacerdoti si sentono al di fuori delle leggi in cui vivono, fuori della consapevolezza di essere persone come tutte le altre: essere il ‘vicario’ di Cristo, chiaramente in nome e per conto, crea un sentimento di onnipotenza che può sfociare anche in determinati comportamenti. Quando, poi, la Chiesa ‘copre’ invece di denunciare, a maggior ragione il delirio di onnipotenza va oltre quelli che sono i comuni confini, perché ovviamente, se una persona che commette determinati atti venisse perseguita dalle leggi dello Stato, magari denunciato dal vescovo, raramente si arriverebbe a certi parossismi”.

    Don Pierino Gelmini, il celebre prete antidroga, imputato per numerose molestie sessuali, ha parlato di “un complotto di qualche lobby radical-chic”: ci sono ottimi motivi per stabilire che anche la sua vicenda verrà consegnata all’oblio?
    “Sicuramente si. Quello di Don Gelmini, anzi del signor Pierino Gelmini, perché non è più un sacerdote, avendo chiesto la riduzione allo stato laicale e avendola ottenuta alla velocità della luce poiché la Chiesta è stata felicissima di liberarsi di lui, è uno di quei casi che si trascineranno a oltranza e che, probabilmente, andranno in prescrizione. Parliamo di un uomo che ha 84 anni. C’è questa tendenza della Chiesa, poi, a sentirsi perseguitata: la Chiesa non è affatto perseguitata, ma storicamente persecutrice. In pratica, da Costantino in poi, la Chiesa si è sempre professata  perseguitata, mentre invece ha avallato una  serie di abomini  inconcepibili,  passando per le Crociate, l’Inquisizione e i genocidi. La Chiesa, nel corso dei millenni, ha fatto veramente di tutto e di più professandosi sempre vittima, secondo una dicotomia di pensiero davvero impressionante. Il fatto di voler continuare la persecuzione ebraico-giudaica, per chi continua a crederci, è veramente ridicolo. Il ‘New York Times’ ha reso pubblici documenti che coinvolgevano Benedetto XVI in grandi responsabilità per quello che è stato l’occultamento di determinati casi americani: anche se lui può esser stato l’ultima ‘pietra’ di un lungo cammino, piuttosto che recitare un ‘Mea culpa’, ammettere una serie di errori e riparare quanto fatto si è preferito passare per le vittime di un ‘complotto ebraico-giudaico’ da parte del ‘New York Times’. E ciò semplicemente per il fatto che quel giornale è di proprietà di una famiglia ebrea. Il ‘Washington Post’, che ha tirato fuori lo scandalo di Boston vincendo il premio Pulitzer, o il ‘Wall Street Journal’ e una serie di altre testate americane che non hanno assolutamente nulla a che fare con proprietari di origine ebrea, hanno pubblicato cose molto più pesanti. La Chiesa è maestra nel togliersi di dosso qualsiasi peso: e questa volta lo ha fatto prima con queste dichiarazioni vergognose sul complotto ebraico, poi con quelle, ancora più pesanti, tendenti a recidere qualsiasi collegamento tra pedofilia e sessuofobia, mentre mirano a creare un presunto – e, sottolineo, inesistente – legame tra pedofilia e omosessualità. E’ vergognoso affermare  una cosa del genere: l’omofobia che caratterizza la Chiesa è la vergogna che ha permesso, non più di un anno fa, di non far passare all’Onu la moratoria sulla pena di morte per gli omosessuali. Il Vaticano è quello che si è maggiormente adoperato perché ciò non avvenisse”.

    Lo scorso 16 febbraio 2010, Benedetto XVI ha comunicato urbi et orbi la sua volontà di fare chiarezza e pulizia nelle file dei preti: la si può considerare una svolta straordinariamente epocale?
    “Benedetto XVI lo aveva già proposto anche quando è andato a farsi un viaggetto negli Stati Uniti, un anno e mezzo fa. E la sua volontà era fermissima, tanto che affermò che la pedofilia è incompatibile con il sacerdozio. Tuttavia, questa sua presa di posizione forte nei confronti della pedofilia clericale dovrebbe avere una rispondenza anche nei fatti. Solo che nessuno ricorda più che, nel momento in cui Benedetto XVI è approdato negli Stati Uniti, lo Snap (l’Associazione delle vittime della pedofilia clericale) ha chiesto per mesi un incontro con Benedetto XVI, sempre categoricamente rifiutato. Tuttavia, gli Usa non sono l’Italia. Quindi, quando Joseph Ratzinger è andato a festeggiare il suo compleanno da Bush, i media americani si sono scatenati: la trasmissione ‘Good Morning America’, che è una delle più seguite, ha ricordato quali fossero le responsabilità di Ratzinger nello scandalo della pedofilia. Così, fuori programma, Benedetto XVI ha deciso di incontrare a Washington cinque vittime – su 13 mila – per 25 minuti, in piedi, nella cappella privata apostolica della Nunziatura. Ha regalato il rosario e ha detto: “Pregate, noi vi perdoniamo, voi perdonateci”. Questa la sintesi della questione. Ha avuto, però, molto tempo per accompagnarsi con tre cardinali: Roger Mahony, che a Los Angeles ha protetto dei preti pedofili, Edward Egan, che a New York ha fatto la stessa cosa e il cardinale Francis George, anche quest’ultimo con un passato molto pesante. L’anno scorso, proprio George è stato eletto presidente della Conferenza dei Vescovi cattolici americani: io non vedo, dunque, una volontà reale. Si dovrebbe fare pulizia partendo dalle alte cariche: dal cardinale Law, che ha protetto il ‘fior fiore’ dei preti pedofili e che, trascinato in tribunale, era pronto a dichiarare fallimento pur di non risarcire le vittime. Il cardinale Law è stato addirittura promosso: è diventato arciprete, a Roma, presso la basilica di Santa Maria Maggiore. Oppure, si potrebbero consegnare gli archivi segreti delle varie curie direttamente alla Polizia, in modo da avere dei raffronti tra quanto testimoniato da determinati vescovi e quanto effettivamente è capitato. A Roma, ultimamente, è in corso il processo contro Don Ruggiero Conti. E’ stato sentito il vescovo Gino Reali, che ha già gestito due preti pedofili o, comunque, accusati di abusi sessuali: in entrambi i casi, il vescovo nulla sapeva, nonostante le denunce scritte. Insomma, di quale volontà stiamo parlando? Si continua a fare esattamente come si è sempre fatto fino a oggi, a proteggere i sacerdoti, a difendere i beni della Chiesa da eventuali richieste di risarcimento. Il problema è anche questo: se si ammette la propria responsabilità, la propria negligenza, se si ammette di aver saputo e di aver ‘coperto’, le richieste possono arrivare al parossismo, essendo la Chiesa molto più legata ai soldi che al Vangelo..”.(Laici.it)