Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Piazza Armerina: La diocesi, potrà essere chiamata a rispondere in sede civile

    Piazza Armerina: La diocesi, potrà essere chiamata a rispondere in sede civile

    “Cosciente della gravità di quanto avvenuto, il vescovo della diocesi di Piazza Armerina Rosario Gisana e tutta la chiesa locale rinnovano vicinanza, sostegno e solidarietà alle vittime e all’intera comunità, provate da una vicenda che ha provocato e continua a provocare divisione e dolore”.

    lo scrive in una nota l’ufficio stampa della diocesi piazzese aa qualche giorno dalla sentenza di condanna in appello che ha confermato il reato di abuso sessuale su minori seppure ha ridotto la pena per il sacerdote Giuseppe Rugolo, condannato in I grado dal tribunale di Enna a 4 anni e 6 mesi, a 3 anni di reclusione.

    La diocesi ricorda che il vescovo attenendosi alle normative canoniche, aveva avviato da tempo un procedimento canonico concluso con una sentenza di condanna. “Invitiamo – continua la nota – chiunque abbia subito un abuso da parte di un sacerdote o di un laico che riveste un ufficio ecclesiastico a segnalare i fatti all’autorità civile competente ricordando anche la disponibilità ad accogliere segnalazioni di tal genere da parte del servizio diocesano tutela minori, affinché anche la diocesi possa assumere provvedimenti congrui al caso”.

    “Sconsiglio vivamente a chi avesse subito abusi di rivolgersi al servizio diocesano specie a quello di Piazza Armerina, considerato il fatto che il vescovo è già a conoscenza di altri abusi, come è emerso nel processo, e non ha fatto proprio niente.

    Non si possono attendere le sentenze dello stato italiano per prendere provvedimenti – ribatte Antonio Messina, l’archeologo che ha denunciato il sacerdote Rugolo – ma quale vicinanza ha mostrato questo vescovo nei miei confronti?

    Anzi hanno adottato una linea difensiva che in aula ha sempre provato a denigrarmi e non ha mai chiesto scusa per tutto quello che abbiamo sentito anche nelle intercettazione dove è chiaro che ha un pregiudizio nei miei riguardi.

    Se davvero mostra vicinanza alle vittime che venga a dire la verità nel processo che deve affrontare per falsa testimonianza. Voglio a questo punto rendere noto che ho incontrato il servizio tutela minori della conferenza episcopale siciliana con i referenti della varie diocesi, peccato che mancava proprio la diocesi di Piazza Armerina e sul procedimento canonico ho seri dubbi che ci sia l’azione diretta del vescovo Gisana perché proprio lui non ha mai attuato nessuna forma di contrasto alle condotte abusanti di Rugolo mentre io a marzo ho mandato i documenti ai tre dicasteri compreso quello della dottrina della fede corredata da tutti gli atti del processo, al fine di chiedere un provvedimento nei confronti di Rugolo e del vescovo Gisana”.

    Sulla vicenda interviene anche l’avvocato di Messina, Eleanna Parasiliti Molica. “La diocesi non e “stata scagionata in quanto non è stata oggetto del processo penale. Al suo posto era stata citata la curia che la corte di appello ha ritenuto non legittimata in quanto organo amministrativo. La diocesi, dunque, potrà essere chiamata a rispondere in sede civile.

    La sentenza di appello non intacca il giudizio severo espresso dai giudici di primo grado sull’operato del vescovo Gisana che nel corso della sua testimonianza non ha esitato a chiamare il sacerdote il nostro Rugolo”.

  • “Aveva ragione Hitler”: condanna confermata a Rugolo, tra citazioni shock e difesa teatrale

    “Aveva ragione Hitler”: condanna confermata a Rugolo, tra citazioni shock e difesa teatrale

    Il secondo grado di giudizio non cambia la sostanza: don Giuseppe Rugolo è colpevole di abusi sessuali su minori. Lo era per il tribunale di Enna, lo è anche per la Corte d’appello di Caltanissetta. Cambia solo la misura della pena: da 4 anni e 6 mesi si scende a 3 anni “ritenuta l’attenuante per la minore gravità per tutte le condotte contestate”. Una formula giudiziaria che non ribalta però la condanna: gli abusi ci sono stati, il quadro accusatorio tiene e la testimonianza di Antonio Messina resta solida.
Ed è attorno a questa tenuta, giuridica ed emotiva, che si consuma un processo che, al netto degli aspetti tecnici, ha assunto toni surreali. Soprattutto nel momento dell’arringa della difesa. L’avvocato Lizio, legale del sacerdote, ha portato in aula un repertorio che è sembrato oscillare tra provocazione, retorica estrema e cabaret involontario. Il momento che ha colpito più di tutti è arrivato con una frase pronunciata in tono assertivo, quasi accademico: “Aveva ragione Hitler: più le sparano grosse e più ci crederanno.”
L’avvocato Lizio intendeva sostenere che sul conto del suo assistito, don Rugolo, siano state costruite accuse false, ingigantite, rese credibili solo dalla loro enormità. Una tesi già di per sé controversa. Ma prendere a prestito un pensiero di Adolf Hitler per difendere un sacerdote accusato di pedofilia, in un’aula di giustizia italiana, ha spostato l’attenzione dalla sostanza al linguaggio. Il messaggio è passato, ma il mezzo ha lasciato perplessi più o meno tutti i presenti. A questo si è aggiunto un attacco diretto alla credibilità di Antonio Messina, la vittima che ha denunciato. L’avvocato lo ha definito “megalomane”, insinuando che la sua denuncia fosse frutto di una personalità narcisistica, più interessata alla visibilità che alla verità. Un’affermazione che non ha trovato riscontro nei due gradi di giudizio, dove la sua testimonianza è stata invece ritenuta coerente e credibile.

    Il resto dell’arringa non ha deluso chi si aspettava un tono sopra le righe. Il difensore di Rugolo ha cercato di minimizzare gli episodi contestati attraverso un’operazione di normalizzazione e paragoni “pop”. È il caso dell’episodio più discusso del processo: la doccia fatta da Rugolo insieme a un ragazzino in piscina. L’avvocato, questa volta Lovison, liquida la questione con una domanda retorica:
“Chi non si fa la doccia prima di entrare in piscina?”. Non proprio una spiegazione esaustiva, se si considera il contesto e la posizione di potere che il sacerdote rivestiva rispetto al minore coinvolto. Non è finita. Per difendere lo stile “giocoso” e “confidenziale” con cui Rugolo si sarebbe rapportato ai ragazzi, Lizio, riprendendo ciò che era già stato detto dall’avvocato Lovison, ha riesumato un celebre sketch del Festival di Sanremo, quando Roberto Benigni toccò nelle parti basse Pippo Baudo in diretta televisiva. A quel punto, in una teatralità che ha superato il limite del buon gusto, ha simulato un tocco all’avvocato Lovison, seduto accanto, dicendo subito dopo: “Ops, ho commesso un reato!”. Un gesto plateale, concepito per dimostrare quanto possa essere labile il confine tra una battuta e un’accusa. Peccato che la scena si svolgesse durante un processo per abusi su minori, non in un talk show serale.

    Altro passaggio discusso, quello del famigerato “alzabandiera”, l’espressione con cui Rugolo avrebbe scherzato con un ragazzino (anch’egli parte offesa) che dormiva con lui durante una gita parrocchiale. Per la difesa, si tratta di “normali battute tra uomini”. Aggiungendo, come nota di stile personale, che lui, Lizio, queste battute non le fa. Un modo per prendere le distanze mentre si giustifica il gesto: un equilibrio precario, tanto nella forma quanto nel contenuto.

    Un passaggio tecnico ma importante riguarda l’esclusione della Curia di Piazza Armerina dalla responsabilità civile. Non per una valutazione di merito, ma per una questione di etichetta giuridica: il testo del ricorso cita “Curia” e non “Diocesi” e poiché la Curia non è un soggetto giuridicamente riconosciuto è stata formalmente estromessa. Un cavillo di forma, non di sostanza, che di fatto impedisce di attribuire alla Curia eventuali obblighi risarcitori, ma che non solleva da eventuali responsabiltà il Vescovo Gisana.

    In aula era presente anche Antonio Messina, la prima persona ad avere avuto il coraggio di denunciare Rugolo. “Ho sempre voluto solo ed esclusivamente giustizia”, ha dichiarato a caldo.
“Gli abusi sono stati riconosciuti sia in primo che in secondo grado. Il processo contro il vescovo Gisana e il vicario giudiziale Murgano per falsa testimonianza deve ancora iniziare. Ai giovani che vogliono denunciare dico: non andate dai servizi per la tutela minori, se lì dentro c’è chi difende i pedofili”. Il riferimento è all’avvocato di Rugolo, Denis Lovison, membro del servizio tutela minori della diocesi di Ferrara-Comacchio.

    “Per quanto riguarda la posizione del mio assistito, l’impianto accusatorio è stato interamente confermato. Vince ancora una volta la credibilità di Antonio”, ha detto l’avvocato Eleanna Parasiliti Molica, legale di Messina.

    La procura, per voce del sostituto procuratore Gaetano Bono, si è così espressa:
“Attendiamo le motivazioni, poi valuteremo se proporre ricorso in Cassazione su alcuni punti ancora critici”.

    Il processo Rugolo, al netto delle arringhe teatrali, delle frasi scioccanti e dei paragoni televisivi, si chiude con una conferma della colpevolezza. E con una lezione che va oltre le aule giudiziarie: la credibilità delle vittime può ancora resistere a chi tenta di travestire gli abusi da battute. Anche quando a farlo è un avvocato, anche quando le battute si fanno in aula.

    Manuela Acqua

  • Violenza sessuale, don Rugolo condannato anche in appello

    Violenza sessuale, don Rugolo condannato anche in appello

    La prima sezione penale della corte d’appello di Caltanissetta ha condannato a tre anni di reclusione don Giuseppe Rugolo, sacerdote accusato di violenza sessuale su minorenni.

    I giudici hanno applicato l’attenuante della tenuità del fatto per due delle vittime individuate, rideterminando la sentenza di primo grado che era stata di quattro anni e sei mesi.

    L’impianto dell’accusa ha retto anche in appello, come la credibilità di Antonio Messina, il giovane archeologo sulla cui denuncia è stato incardinato il processo. La Corte d’appello ha estromesso la diocesi di Piazza Armerina dalla responsabilità civile.

    La sentenza è arrivata dopo le repliche dei difensori del sacerdote, presente all’udienza che, ancora una volta hanno criticato la sentenza di primo grado e accusato la stampa di avere condotto un processo mediatico contro don Rugolo. In aula anche le parti civili con Antonio Messina, assistito dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica , i genitori del Messina, con l’avvocato Giovanni Di Giovanni e le associazioni Contro tutte le violenze e Rete l’Abuso con gli avvocati Irina Mendolia e Mario Caligiuri sostituito da Giuseppe Messina del foro di Gela.

    “Ho sempre voluto solo ed esclusivamente giustizia – dice Antonio Messina – C’è una condanna che viene confermata del resto deve ancora partire il processo al vescovo Gisana e al vicario giudiziale Vincenzo Murgano per falsa testimonianza.

    Comunque gli abusi sono stati riconosciuti sia in primo grado che in secondo grado. Mi auguro che questo sia di monito per altri giovani che vogliano denunciare ai quali dico di non denunciare ai servizi per la tutela dei minori considerato il fatto che uno degli avvocati del sacerdote condannato fa parte della commissione tutela minori di Ferrara e difende un prete pedofilo”.

    “Per quanto attiene la posizione del mio assistito – ha detto l’avvocato Parasiliti Molica – l’impianto accusatorio è stato interamente confermato sopratutto ancora una volta vince la credibilità di Antonio”.

    “Aspettiamo le motivazioni e valuteremo se ricorrere in cassazione per alcuni aspetti che non convincono”, ha detto il sostituto procuratore Gaetano Bono.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2025/07/01/violenza-sessuale-don-rugolo-condannato-anche-in-appello_88919247-b402-4334-ba76-656944ba3832.html

  • Ma dove sta la coerenza quando Papa Leone XIV raccomanda che il vescovo sia “fermo e deciso sugli abusi” ?

    Ma dove sta la coerenza quando Papa Leone XIV raccomanda che il vescovo sia “fermo e deciso sugli abusi” ?

    L’appello di Papa Leone ai vescovi ai quali raccomanda essere; “fermo e deciso nell’affrontare le situazioni che possono dare scandalo ed ogni caso di abuso, specialmente nei confronti di minori, attenendosi alle attuali disposizioni“.

    Fantastico nelle parole che però stridono con i fatti, soprattutto quelli che riguardano direttamente proprio colui che fa l’appello e che prima di diventare Papa, era a capo del Dicastero dei vescovi, che si occupa della loro condotta.

    Proprio l’Ufficio al quale nel marzo del 2024 Antonio Messina (vittima di don Giuseppe Rugolo condannato in 1° grado a quattro anni e sei mesi) consegnò il fascicolo sulle presunte coperture che il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana avrebbe fornito al Rugolo. Coperture che lo stesso Gisana – intercettato al telefono dagli inquirenti – ammette in una telefonata.

    Accuse che all’indomani della condanna in 1° grado di don Rugolo vedono lo stesso vescovo Gisana imputato dalla giustizia italiana per aver mentito in aula durante il processo.

    Questo è quanto sta facendo la giustizia italiana!

    Ma quella tanto acclamata dalla chiesa, che ha visto proprio Robert Prevost – colui che oggi è diventato il Papa – che, da capo del dicastero dei vescovi già avrebbe dovuto intervenire nel 2024 sul caso, che tutt’ora invece ancora vede il vescovo Rosario Gisana al suo posto, dichiarare stile “influencer” quanto riportato dai media, non solo sembra uno scherzo di pessimo gusto, ma visto dai sopravvissuti, in questo particolare caso dalla stessa vittima Antonio Messina che, malgrado la delusione del mancato intervento di Prevost alla DDF, diventato Papa leone gli ha comunque rinnovato fiducia sollecitando ulteriormente un suo intervento, certo non da una grande immagine di serietà, ancor meno di coerenza.

    Messaggio che alla luce dei fatti va doverosamente preso per mera e disonesta propaganda alla quale si aggiungono le critiche di Hans Zollner che proprio ieri ha commentato così l’operato della chiesa; ‘no alle indagini-elemosina’.

    Propaganda contro la quale si era già scontrato Papa Francesco, anche lui sul caso di monsignor Rosario Gisana, che proprio alla vigilia della requisitoria su don Rugolo definì in un contesto totalmente fuori dalla realtà con la frase; “Saluto il Vescovo di Piazza Armerina, Monsignor Rosario Gisana: bravo, questo Vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo Vescovo”.

    Frase che oggi pare quasi ripetersi nelle parole di Papa Leone XIV.

  • Enna – Archiviate le tre querele per diffamazione e diffusione di atti procedurali fatte alla giornalista Pierelisa Rizzo da don Giuseppe Rugolo

    Enna – Archiviate le tre querele per diffamazione e diffusione di atti procedurali fatte alla giornalista Pierelisa Rizzo da don Giuseppe Rugolo

    Il tribunale di Enna ha archiviato le tre querele per diffamazione e diffusione di atti procedurali fatte alla giornalista Pierelisa Rizzo da Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato dal tribunale di Enna a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale su minori.

    Le querele erano state archiviate dalla procura ma i legali del sacerdote , che avevano chiesto anche il sequestro dei supporti informatici e dei cellulari della giornalista, si erano opposti. Ora il tribunale scrive la parola fine alla vicenda giudiziaria.

    Insieme alla Rizzo, assistita dagli avvocati Eleanna Parasiliti Molica del foro di Enna e Giovanni DI Giovanni, del foro di Caltanissetta, sono stati querelati, tutte querele archiviate, altri 6 giornalisti, il presidente di Rete l’Abuso, unica associazione italiana che si occupa di sopravvissuti ad abusi clericali, Francesco Zanardi, e una delle vittime del prete, Antonio Messina dalla cui denuncia è scaturita l’inchiesta che ha portato alla condanna di Rugolo. “

    Sono grata alla giustizia e ai magistrati che hanno riconosciuto la temerarietà di queste querele fatte solo per bloccare il flusso di informazione – dice la Rizzo – Questo processo , seppure a porte chiuse, andava raccontato perché ha svelato uno scenario inquietante nella diocesi di Piazza Armerina e ha portato , oltre alla condanna del sacerdote, all’incriminazione per falsa testimonianza del vescovo Rosario Gisana e del vicario giudiziale Vincenzo Murgano “.

    Sono gli stessi giudici di Enna, come aveva già fatto quello di Savona che aveva archiviato la querela contro il presidente Zanardi, a stabilire che la Rizzo ha riportato le notizie a norme legge dato che “non sussiste il divieto di pubblicazione, anche parziale degli atti del dibattimento celebrato a porte chiuse”.

    La giornalista è stata sostenuta da Ossigeno per l’informazione, l’osservatorio nato per documentare e analizzare il crescendo di intimidazioni e minacce nei confronti dei giornalisti italiani e ha ricevuto la solidarietà dell’ordine dei giornalisti di Sicilia e dell’Assostampa.

    La Rizzo, di recente, nel corso delle udienze del processo di appello a Rugolo, è stata accusata in aula dai legali di Rugolo di avere, con i suoi articoli, condizionato tribunale e testimoni

  • Slitta la sentenza di appello per il sacerdote accusato di violenza sessuale

    Slitta la sentenza di appello per il sacerdote accusato di violenza sessuale

    Slitta al I° luglio la sentenza del processo d’appello, che si celebra a Caltanissetta, a Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato in I° grado dal tribunale di Enna a 4 anni e 6 mesi di carcere per violenza sessuale a danno di minori. Il verdetto era atteso per il prossimo 17 giugno. Oggi è stata la volta delle repliche del procuratore generale Antonino Patti, che ha insistito sulla conferma della condanna, e delle controrepliche degli avvocati di parte civile e del responsabile civile della curia oltre che il legale della parrocchia di San Giovanni.

    Mauro Lombardo, legale della parrocchia di San Giovanni, che in realtà sarebbe uscito dal processo perché in primo grado non è stato ritenuto responsabile civile, risponde all’obiezione fatta nelle scorse udienze da Giovanni Di Giovanni, legale dei genitori di Antonio Messina, l’archeologo che ha denunciato Rugolo per ribadire che non è vero che lui non ha diritto a stare in aula, ma che se la sentenza non venisse confermata anche la parrocchia potrebbe trarne vantaggio.

    Per Lombardo, Antonio Messina avrebbe mentito sulla natura dei rapporti con Rugolo. E mentre Gabriele Cantaro legale della curia ha sostenuto che sarebbe stata la famiglia della vittima a chiedere 25 mila euro al vescovo Rosario Gisana, l’avvocato della parte civile, Eleanna Parasiliti Molica ha raccontato come sarebbe stato proprio un notaio di Enna a mettere in guardia Gisana dal consegnare in contanti la cifra.

    Slitta la sentenza di appello per il sacerdote accusato di violenza sessuale

  • Abusi su minore, la difesa di Don Rugolo contesta le indagini

    Abusi su minore, la difesa di Don Rugolo contesta le indagini

    Si è tenuta oggi a Caltanissetta la terza udienza del processo d’appello a don Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato in primo grado a 4 anni mezzo, dal tribunale di Enna, per violenza sessuale aggravata a danni di minori. Intanto è in corso un procedimento ecclesiastico presso il dicastero per la dottrina della Fede nei confronti del religioso; non è ancora chiaro se il sacerdote sia stato interdetto dal celebrare messa in pubblico o si vada verso la sua riduzione allo stato laicale.

    Nel corso delle udienze sono stati sentiti alcuni testimoni e alcune presunte vittime che avrebbero segnalato al vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, gli abusi subiti da Antonio Messina, l’archeologo la cui denuncia ha portato alla condanna del sacerdote. Una ricostruzione, quella della squadra mobile di Enna che ha operato su delega della Procura, contestata da Denis Lovison, uno degli avvocati del collegio difensivo.

    In particolare il legale ha tentato di confutare alcune intercettazioni che sarebbero state effettuate mentre l’indagato stava contemporaneamente visionando alcuni siti pornografici.In aula erano presenti l’imputato e le parti civili, i genitori di Messina, e le associazioni Rete l’Abuso e Cotulevii, i legali della Curia di Piazza Armerina, e quelli della parrocchia di San Giovanni, dove si sarebbero consumati alcuni abusi. La sentenza è prevista per il 17 giugno.

    https://www.lasicilia.it/cronaca/abusi-su-minore-la-difesa-di-don-rugolo-contesta-le-indagini-2509902/

  • Messina, “Papa Leone rimuova il vescovo Gisana”

    Messina, “Papa Leone rimuova il vescovo Gisana”

    “Chiedo a Papa Leone XIV di rimuovere il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana ”. Sono le parole di Antonio Messina, l’archeologo ennese dalla cui denuncia è scaturita l’inchiesta della Procura di Enna su violenza sessuale che ha portato alla condanna in primo grado, a 4 anni e mezzo, di don Giuseppe Rugolo, rilasciate al quotidiano nazionale La Repubblica.

    Udienza da papa Francesco

    Messina era stato invitato in udienza privata da papa Francesco a cui avrebbe raccontato la sua vicenda poi la morte del Pontefice ha cambiato tutti i programmi, da qui la richiesta a papa Leone XIV nel giorno della prima udienza, al tribunale di Enna, del processo che vede alla sbarra il vescovo, Rosario Gisana, ed il parroco della chiesa Madre, Vincenzo Murgano, imputati per falsa testimonianza in merito alle loro dichiarazioni rilasciate nel procedimento contro Rugolo, per cui è iniziato l’Appello a Caltanissetta.

    Il cambio del giudice

    Il giudice che avrebbe dovuto occuparsi del processo contro i due prelati si è dichiarato incompatibile perché estensore della sentenza di condanna di primo grado di Rugolo: sarà sostituito da Marco Strano e la prossima udienza è stata fissata al 29 di ottobre. Messina, difeso dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica, ha depositato la richiesta di costituzione di parte civile, lo faranno anche i genitori di Antonio Messina e l’associazione “Rete l’Abuso”. 

    Messina, “Papa Leone rimuova il vescovo Gisana”

  • Processo al vescovo Rosario Gisana, la giudice si è astenuta e la Diocesi nomina un legale romano

    Processo al vescovo Rosario Gisana, la giudice si è astenuta e la Diocesi nomina un legale romano

    l giudice Maria Rosaria Santoni, giudice estensore della sentenza di condanna al sacerdote Giuseppe Rugolo, condannato dal tribunale di Enna a 4 anni e sei mesi di carcere per violenza sessuale a minorenne, si è astenuta nel processo che vede imputati per falsa testimonianza il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, e il suo vicario giudiziale e attuale parroco della Chiesa Madre di Enna Vincenzo Murgano.

    La prossima udienza è fissata per il 29 ottobre. Oggi si è costituito parte civile Antonio Messina, assistito dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica.

    Il legale del vescovo, l’avvocato Gabriele Cantaro, ha annunciato che sarà affiancato nella difesa da un legale romano, il penalista Pierfrancesco Bruno.

    «La nomina di un avvocato per la Diocesi che viene da Roma dimostra che la difesa ha compreso che questo processo ha uno scenario nazionale», ha commentato Antonio Messina, dalla cui denuncia è stato incardinato il processo a padre Rugolo.

    https://www.lasicilia.it/enna/processo-al-vescovo-rosario-gisana-la-giudice-si-e-astenuta-e-la-diocesi-nomina-un-legale-romano-2508271/

  • I presunti abusi di don Rugolo: vittima convocata in Vaticano

    I presunti abusi di don Rugolo: vittima convocata in Vaticano

    ENNA – “Ho accolto l’attenzione riservata a me e al mio caso da parte della commissione Pontificia per la tutela dei minori, ma al momento ritengo giusto mantenere il riserbo sui contenuti dell’incontro. Auspico una risoluzione anche a livello ecclesiastico, che apra la strada alla verità e possa essere da esempio per altre vittime”.

    Così Antonio Messina, il giovane archeologo che ha denunciato di essere vittima di abusi da parte di don Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato dal tribunale di Enna a 4 anni e mezzo di carcere in primo grado, per violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    In corso l’appello di Rugolo

    La notizia dell’incontro di Messina, che a Roma è stato accompagnato dal suo legale, Eleanna Parasiliti Molica, con un rappresentante della commissione pontificia, arriva nel giorno della seconda udienza di appello al sacerdote, che si celebra alla corte d’appello di Caltanissetta.

    Lo ha annunciato in aula il legale di parte civile dei genitori del giovane, Giovanni Di Giovanni. Messina aveva già ricevuto, nei mesi scorsi, un invito ad incontrare Papa Francesco, mai avvenuto a causa della morte del Pontefice.

    Lunedì il processo per falsa testimonianza

    Intanto, lunedì prossimo al tribunale di Enna si terrà la prima udienza del processo che vede imputati, per falsa testimonianza, il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana e il suo vicario giudiziale, attuale parroco della chiesa Madre di Enna, Vincenzo Murgano.

    I due sono accusati di avere mentito in aula durante il processo al sacerdote. La prossima udienza d’appello è fissata per il 27 maggio.

    I presunti abusi di don Rugolo: vittima convocata in Vaticano