Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il Papa adesso dovrebbe fare le scuse ad ANTONIO MESSINA, le ALTRE VITTIME di Enna e procedere nei confronti del vescovo Gisana

    Il Papa adesso dovrebbe fare le scuse ad ANTONIO MESSINA, le ALTRE VITTIME di Enna e procedere nei confronti del vescovo Gisana

    “Saluto il Vescovo di Piazza Armerina, Monsignor Rosario Gisana: bravo, questo Vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo Vescovo.”

    Che sia stata un’incredibile gaffe come accadde in Cile non vi è dubbio, ma come in Cile e ancor di più adesso, in virtù del motu proprio che lo stesso Papa Francesco ha voluto, questa volta le scuse andrebbero doverosamente fatte ai sopravvissuti di Enna, che ancora attendono risposta alle loro lettere.

    Ma non basta!

    Se si vuole essere credibili si deve applicare il Motu proprio vos estis lux mundi voluto dal Papa in nome della tolleranza zero, sopratutto nella parte in cui parla dei vescovi insabbiatori, procedendo nei confronti del Vescovo Rosario Gisana che come emerge anche nel podcast “La confessione”, intercettato dagli inquirenti è lui stesso ad ammettere non solo di avere insabbiato il caso di don Giuseppe Rugolo, ma a suo dire l’esistenza di altri casi ben peggiori, di cui si meraviglia non siano ancora esplosi pubblicamente.

    Anche le motivazioni della sentenza di condanna di don Rugolo evidenziano senza dubbi una poco lodevole gestione del caso da parte del vescovo Gisana.

    Come la reazione degli stessi ennesi che abbandonando la messa manifestano “Non accetto prediche da chi copre un abuso”.

    Un segnale forte sopratutto per l’Italia, non abituata a queste azioni.

    Un atto dovuto. Il minimo per dimostrare un po’ di credibilità alle dichiarazioni o, almeno l’intenzione di voler provare a sanare il problema della pedofilia nella chiesa.

    Intenzione fino a oggi dichiarata a gran voce in articoli di giornale, ma mai applicata nella sua concretezza.

  • Fedeli escono dalla chiesa, cartelli contro i silenzi della Curia sugli abusi

    Fedeli escono dalla chiesa, cartelli contro i silenzi della Curia sugli abusi

    Un gruppo di fedeli ennesi ha inscenato ad Enna una protesta nel corso di una funzione nella chiesa di San Giuseppe e nel Santuario di Valverde.

    L’uscita dalle chiese e gli striscioni

    Non appena sono comparsi i sacerdoti per la celebrazione della messa si sono alzati contemporaneamente e se ne sono andati, esponendo all’esterno delle due chiese dei cartelli con alcune frasi del Vangelo. Su un altro, più grande rispetto agli altri, è comparsa la frase: “Non accetto prediche da chi copre un abuso”.

    La vicenda Rugulo

    Una manifestazione clamorosa che è stata immortalata in un video, diventato virale,  legata alla vicenda di don Giuseppe Rugolo,  il sacerdote condannato nei mesi scorsi per violenza sessuale aggravata a danno di minori a 4 anni e mezzo di carcere.

    La protesta contro i silenzi sugli abusi

    I fedeli, sostanzialmente, hanno protestato contro i silenzi della Curia, come emerso nelle motivazioni della sentenza dei giudici del Tribunale di Enna, per cui, il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, non imputato nel processo, sarebbe stato “ben consapevole da molti anni delle segnalazioni effettuate inerenti gli abusi patiti da un ragazzo ancora minorenne, non solo ritardando volutamente l’incontro con Messina ed i suoi familiari, ma evitando di attuare qualsiasi forma di controllo o di provvedimento a tutela dei fedeli, soprattutto adolescenti, facenti parte della comunità religiosa da lui guidata che pure il suo ruolo gli imponeva”.

    Protesta a Piazza Armerina

    Oltre ad Enna, c’è stata una protesta silenziosa davanti la cattedrale di Piazza Armerina una protesta silenziosa contro la diocesi.

    Fedeli escono dalla chiesa, cartelli contro i silenzi della Curia sugli abusi

  • Depositate le motivazioni della sentenza che ha condannato a 4 anni e sei mesi il sacerdote Giuseppe Rugolo

    Depositate le motivazioni della sentenza che ha condannato a 4 anni e sei mesi il sacerdote Giuseppe Rugolo

    Depositate le motivazioni della sentenza che ha condannato a 4 anni e sei mesi il sacerdote Giuseppe Rugolo per violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    Il deposito delle motivazioni, previste per il 5 giugno, arrivano dopo 137 giorni ma confermano tutto l’impianto accusatorio che la Procura di Enna ha sostenuto contro Rugolo. 222 pagine dalle quali emerge con chiarezza che la vittima che ha denunciato, il giovane archeologo, Antonio Messina “ha mostrato particolare lucidità, coerenza e logicità , offrendo un’articolata ed originale narrazione in termini congrui rispetto ai fattori spazio- temporali in cui i fatti denunciati vanno necessariamente collocati” .

    Dunque la vittima è stata ritenuta credibile come anche gli altri giovani, per i quali il Tribunale ha accertato la violenza sessuale mentre ancora erano minorenni. Secondo il collegio giudicante , presidente Francesco Paolo Pitarresi e giudici Elisa D’Aveni e Maria Rosaria Santoni, quest’ultimo giudice estensore, il vescovo di Piazza Armerina avrebbe facilitato, con il suo comportamento, gli abusi perpetrati dal sacerdote “ La Curia , nella persona del vescovo Rosario Gisana , ometteva con ogni evidenza qualsivoglia , seria iniziativa a tutela dei minori della sua comunità e dei loro genitori – scrivono nelle motivazioni – nonostante la titolarità di puntuali poteri/ doveri conferiti nell’ambito della rivestita funzione di tutela dei fedeli, facilitando l’attività predatoria di un prelato già oggetto di segnalazione”.

    E aggiungono, nero su bianco che “ la condotta coscientemente colposa da parte del vescovo Rosario Gisana rendono legittima la condanna al risarcimento del danno della Curia nella sua qualità di responsabile civile per i pregiudizi cagionati da padre Rugolo”. I giuici parlano di corresponsabilità della curia nella persona del vescovo “ il quale – scrivono – aveva evidentemente autorizzato padre Rugolo come figura di riferimento dell’associazione 360 da lui fondata ad operare all’interno della chiesa Madre consentendogli in tal modo con la piena compiacenza della diocesi di creare occasioni di incontro e frequentazioni con i giovani adolescenti”.

    Le parti ora hanno 45 giorni per proporre un eventuale appello , fermo restando la sospensione estiva degli uffici giudiziari.

  • Rugolo, gip archivia querela contro Rete l’Abuso, ecco perché

    Rugolo, gip archivia querela contro Rete l’Abuso, ecco perché

    Il Gip del Tribunale di Savona, Emilio Fois, ha archiviato la querela di don Giuseppe Rugolo alla Rete L’Abuso. Il sacerdote condannato lo scorso 5 marzo a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale aggravata a danno di minori aveva denunciato per diffamazione e pubblicazione arbitraria di atti Francesco Zanardi, presidente dell’associazione, costituitasi parte civile nel processo. In particolare, la vicenda ruota attorno ad alcuni articoli pubblicati da Zanardi sulla vicenda giudiziaria di Rugolo.

    Le ragioni di Rugolo

    Nel provvedimento del Gip di Savona sono indicate le ragioni del sacerdote che, “oltre ad insistere sulla sussistenza del delitto di diffamazione, evidenzia anche che negli articoli pubblicati sul sito vi è il resoconto dell’istruttoria dibattimentale ed uno stralcio di uria dichiarazione testimoniale di un processo
    svoltosi a porte chiuse”

    Le motivazioni del gip

    Secondo il gip di, “l’articolo si basa evidentemente sulla narrazione dell’abusato che è testimone del processo e costituisce la fonte principale e diretta di conoscenza sul reato contestato a Rugolo. Trattasi di narrazione che già all’epoca aveva trovato credito in provvedimenti giurisdizionali”.

    Inoltre, “con riguardo alla vicenda processuale raccontata, gli articoli, pur avendo un contenuto oggettivamente lesivo della reputazione di don Rugolo, effettivamente indicato come “pedofilo”, rispettano tutti i canoni delineati dalla giurisprudenza per la sussistenza della scriminante del diritto di cronaca, quale la verità dei fatti (o quantomeno la verità putativa basata su una seria ricerca sulle fonti primarie di conoscenza), l’interesse pubblico all’informazione e la c.d. continenza”.

    Il tema della libertà di informazione

    Secondo la tesi della difesa di Rugolo, come si evince nel provvedimento del gip di Savona, “il giornalista non avrebbe dovuto prendere posizione sulla veridicità dei fatti raccontati dal testimone prima del formarsi di un giudicato di condanna”

    “Ma tale tesi, a ben vedere implicherebbe una compressione inaccettabile della libertà di informazione perché sostanzialmente vieterebbe ai cronisti di parlare dei fatti oggetto di accertamento penale se non dopo l’irrevocabilità delle relative sentenze e sempre in linea l’accertamento processuale” prosegue il gip.

    Le denunce a Enna

    Ad Enna si attende la decisione del gip per decidere sull’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla difesa di Rugolo nei confronti di Antonio Messina il giovane che ha denunciato gli abusi e la giornalista Manuela Acqua, entrambi accusati di diffamazione e diffusione di atti procedurali.

    La vicenda

    La denuncia trae origine da un episodio: Messina e Acqua avrebbero condiviso sui loro profili social uno screenshot di una pagina di un giornale che riportava le intercettazioni del vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana, che, a telefono con un altro sacerdote, parlava di certe caratteristiche degli omosessuali, facendo intendere che la denuncia di Messina altro non era che “una pura vendetta di una persona innamorata”.

    I legali di Messina e Acqua, Eleanna Parasiliti Molica e Giovanni Di Giovanni, hanno eccepito il fatto che in nessun modo  Rugolo avrebbe alcun titolo a presentare l’opposizione in quanto si parla del vescovo e non del prete.

    Gli altri giornalisti denunciati

    Ad essere denunciati sono stati anche 2 giornalisti ennesi, Pierelisa Rizzo e Filippo Occhino che compariranno davanti al gup il 9 luglio prossimo.

    Rugolo, gip archivia querela contro Rete l’Abuso, ecco perché

  • Antonio Messina – Enna

    Antonio Messina – Enna

    Antonio Messina – Enna

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  • SAVONA / ENNA – Caso don Giuseppe Rugolo; si decide sui giornalisti denunciati per diffamazione dal prete

    SAVONA / ENNA – Caso don Giuseppe Rugolo; si decide sui giornalisti denunciati per diffamazione dal prete

    Udienza davanti al GIP del tribunale di Enna,  Ornella Maimone, per decidere sull’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata da Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato lo scorso 5 marzo a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale aggravata a danno di minori,  contro Antonio Messina il giovane che ha denunciato gli abusi e la giornalista Manuela Acqua, entrambi accusati di diffamazione e diffusione di atti procedurali.

    I due avrebbero condiviso sui loro profili social uno screenshot di una pagina di un giornale che riportava le intercettazioni del vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana, che, a telefono con un altro sacerdote, parlava di certe caratteristiche degli omosessuali, facendo intendere che la denuncia di Messina altro non era che “una pura vendetta di una persona innamorata”.

    I legali di Messina e Acqua, Eleanna Parasiliti Molica e Giovanni Di Giovanni, hanno eccepito il fatto che in nessun modo Rugolo, che ha  denunciato tutti i giornalisti che si sono occupati della vicenda, avrebbe alcun titolo a presentare l’opposizione in quanto si parla del vescovo e non del prete.

    Rugolo è stato rappresentato in aula da Mauro Lombardo in sostituzione dell’avvocato Denis Lovison che ha fatto riferimento alla memoria presentata dal legale del prete nella quale si attacca la procura di Enna, accusata di avere archiviato tutte le querele presentate contro i giornalisti.

    Il pm ha comunque insistito nella richiesta di archiviazione. Antonio Messina e Manuela Acqua attraverso i loro difensori hanno, dunque, eccepito l’inammissibilità dell’opposizione sotto il profilo procedurale, nonché l’infondatezza delle accuse avanzate.

    In aula è stata prodotta dai legali di Messina e Acqua la richiesta di archiviazione già avanzata dalla Procura di Savona nel procedimento contro il presidente di Rete L’Abuso, Francesco Zanardi, difeso dall’avvocato Riccardo Morielli.

    Bisognerà ora attendere la decisione del gip.

  • L’intervento di Federica Tourn e Antonio Messina – Il rimprovero degli attivisti al papa

    L’intervento di Federica Tourn e Antonio Messina – Il rimprovero degli attivisti al papa

    L’intervento di Federica Tourn e Antonio Messina alla conferenza organizzata da ECA Global e dalla Rete L’ABUSO svolta in Piazza Adriana, accanto a Castel Sant’Angelo, a Roma.

     

  • L’intervento di Francesco Zanardi – Il rimprovero degli attivisti al papa

    L’intervento di Francesco Zanardi – Il rimprovero degli attivisti al papa

    *Questo testo potrebbe risultare sconnesso in quanto tradotto letteralmente dall’audio

    Intanto, la Rete L’ABUSO è attualmente l’unica realtà che in Italia monitora quanto sta accadendo.

    Ora senza spostarci troppo, poi arriviamo al caso di del Cardinale Sepe ma restiamo su quello di monsignor Gisana, la situazione italiana, il podcast la confessione svela ma in realtà quello che è il meccanismo classico solito, normale in Italia, di insabbiamento tant’è che Monsignor Gisana quando Nel 2020 Rugolo viene indagato, lo sposta a Ferrara, a Ferrara dove nessuno né Gisana, né il vescovo di Ferrara, prendono posizione in materia preventiva, ovvero noi troviamo Don Rugolo che Proietta i filmini con i bambini più piccoli, lo troviamo nell’agosto del 2020 che lui stesso, durante una messa dice ai fedeli che si assenterà 15 giorni con i più piccini per i campeggi.

     No cioè stiamo parlando di un prete Sotto indagine. Ora a prescindere che questo sia colpevole o innocente diciamo c’è un grosso sospetto no? c’è un’indagine. Diciamo che è in verosimile che quest’uomo possa essere stato mandato con dei bambini no? A fare un campeggio. Io credo che la situazione italiana, perché le regole poi del Vaticano sono le stesse in tutto il mondo, tuttavia va rilevato che mentre all’estero c’è un obbligo di denuncia Cioè ci sono degli interventi, c’è un monitoraggio dello Stato, in Italia Invece lo stato che è complice totalmente complice degli abusi sessuali che la chiesa commette in Italia, ha lasciato di fatto libero il Vaticano addirittura… Cioè ha lasciato gli imputati liberi di gestire l’affare pedofilia. Infatti in Italia Lo Stato come vedete puntualmente non interviene, come Antonio Messina ha raccontato il vescovo Gisana ha mentito durante il processo, è una cosa che normalmente chiunque di noi mente durante un processo viene ricusato e viene indagato. Invece qui puntualmente questa cosa non succede come appunto ripeto Antonio Messina ha detto anche qui la tutela non è stata nei confronti di Antonio ma è stata nei confronti del Prete imputato che adesso è condannato in primo grado e tuttavia voglio dire questo prete resta a piede libero. Le situazioni in Italia sono moltissime e questa è davvero esemplare e niente qui serve un intervento assolutamente dello Stato, se lo stato non interviene facendo rispettare le regole, di fatto le regole Qui non vengono rispettate, c’è da chiedersi dietro il motu proprio di Papa Francesco chi fa rispettare il motu proprio, esempio Gisana, restiamo sempre lì, ha secondo motu proprio, è colpevole di avere insabbiato.

    Ebbene chi interviene in Italia da parte della chiesa e da parte dello stato nei confronti di questo vescovo di fatto che ha insabbiato? Nessuno non interviene nessuno. Noi abbiamo avuto degli incontri con la Conferenza Episcopale Italiana, con i vertici e questo è un problema che loro diciamo non si pongono, non gli interessa gli sta bene Gli sta bene così. Di fatto l’Italia sta diventando negli ultimi anni soprattutto da quando è stato emesso proprio, sta diventando un collettore di pedofili da tutto il mondo, ci arrivano da qualunque nazione del mondo, vengono messi in Italia in parrocchie ed è verosimile che la chiesa, sicuramente almeno da dove li mandano, sicuramente sa di fatto, qua vengono rimessi insieme dei minori e puntualmente vengono di nuovo tutti poi tutti o quasi indagati per altri abusi sessuali.

    Cioè quindi non c’è da parte della chiesa neanche un una concreta poi prevenzione ci sono delle linee teoriche che nessuno rispetta. Abbiamo chiesto alla Conferenza Episcopale Italiana perché è verosimile pensare che chi controlla i vescovi italiani sia la conferenza episcopale, invece la conferenza episcopale dice di no. Dice che deve essere il Vaticano a farlo, ora qui capite che il problema diventa grosso chi controlla i controllori? cioè di fatto abbiamo una serie di normative da parte della chiesa che potrebbero essere anche in un qualche modo utili e qui sottolineo che comunque serve sempre l’intervento dello Stato perché la chiesa non può controllare questa cosa.

    Tuttavia malgrado potrebbero essere utili l’applicazione in Italia e purtroppo porta a questo risultato cioè una totale inutilità Anzi, una confusione perché gli stessi fedeli credono di avere i figli sicuri invece ignorano che la situazione è quella che poi è uscita nel podcast la confessione.

    Grazie Francesco yes thank you so Zero tollerance in Italy Zero tolleranza in Italia zero tolerance zero toza Italia Zero

    Aggiungo ancora una cosa in Italia io parlavo dello Stato che non interviene ma non interviene neanche nei confronti delle vittime dei preti non interviene nella tutela dei Minori ora le vittime dei preti quando subiscono l’abuso non hanno da parte della sanità pubblica non c’è una possibile assistenza non esistono dei centri dove viene trattata e rielaborata quella che poi è la patologia cioè la sindrome postraumatica da stress. La rete d’abuso proprio venerdì scorso grazie a CISMAI, è riuscita a aprire 16 punti di ascolto in Italia, in realtà sono di più sono 16 coordinamenti che coprono tecnicamente tutta Italia per riuscire a colmare diciamo questo vuoto sanitario in quanto qua le vittime non ricevono giustizia dallo stato non la ricevono Dalla Chiesa di fatto restano poi abbandonate cioè restano tutte prive di una qualunque assistenza.

    Scusate Grazie Francesco

  • Gli attivisti rimproverano il Papa per la gestione degli abusi sessuali e degli insabbiamenti

    Gli attivisti rimproverano il Papa per la gestione degli abusi sessuali e degli insabbiamenti

    ROMA, 23 maggio (Reuters) – Papa Francesco non ha fatto abbastanza per eliminare gli abusi sessuali da parte del clero e il loro insabbiamento, hanno affermato giovedì attivisti e sopravvissuti agli abusi, protestando davanti al festival per la Giornata mondiale dei bambini ospitato dal Vaticano.
    La Chiesa cattolica romana è stata scossa dagli scandali sugli abusi sessuali in tutto il mondo. Francesco ha cercato di imporre l’ordine, ma i suoi critici sostengono che si sarebbe dovuto fare di più per sradicare il clero violento e aiutare le sue numerose vittime.

    “Vogliamo proteggere i giovani che partecipano” al festival, ha detto Matthias Katsch, co-fondatore di Ending Clergy Abuse (ECA), in una conferenza stampa presso l’antico castello romano di Castel Sant’Angelo, in vista della Basilica di San Pietro.

    Ha osservato che gli attivisti anti-abusi contro la Chiesa hanno visitato Roma a settembre per chiedere “tolleranza zero” in vista di un importante vertice vaticano sul futuro della Chiesa, “ma da allora non è successo nulla”.

    COPRIRE

    Uno dei sopravvissuti che hanno preso parte alla protesta di giovedì è stato l’italiano Antonio Messina, che da adolescente ha subito abusi da parte di un prete e che accusa il vescovo locale di aver coperto l’autore del reato.
    A marzo, un tribunale siciliano ha condannato il sacerdote a quattro anni e mezzo di carcere con una sentenza di primo grado che può essere impugnata.

    Secondo gli attivisti il ​​caso di Messina, oggi trentenne, non è un caso isolato.

    Peter Isely, un altro cofondatore dell’ECA, ha detto che alcune delegazioni presenti al festival “saranno guidate da vescovi che hanno dimostrato di coprire i crimini sessuali contro i bambini”.

    La Giornata Mondiale dell’Infanzia è prevista per il 25 e 26 maggio e coinvolgerà decine di migliaia di bambini provenienti da più di 100 nazioni. Francesco li incontrerà allo stadio principale della Roma e in piazza San Pietro.

    https://www.reuters.com/world/europe/activists-chide-pope-over-handling-sex-abuse-cover-ups-2024-05-23/
  • Il papa in visita a Verona. Nessuna parola per i 120 bambini sordomuti abusati al Provolo

    Il papa in visita a Verona. Nessuna parola per i 120 bambini sordomuti abusati al Provolo

    E ci fu persino una commissione di inchiesta voluta dal Vaticano , finita puntualmente in una bolla di sapone.

    Tuttavia queste immancabili dimenticanze da parte del Pontefice della “Tolleranza zero”, portano sempre più a pensare nei fatti, che forse abbiamo interpretato male la Tolleranza Zero.

    Di fatto almeno, non vi è prova contraria che questa non sia contro le vittime che denunciano.

    Piuttosto grave quanto precedentemente accaduto ad Enna, in occasione della requisitoria del processo a don Giuseppe Rugolo , dove lo stesso Pontefice che mai ha risposto alle missive della vittima – Antonio Messina – ha dichiarato a fronte delle omissioni al Motu proprio del vescovo;

    “Bravo, questo vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo vescovo”.

    A voi le conclusioni.